AMERICHE

lupo.stefano

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violenza è nondimeno un aspetto generalizzato: secondo i dati delle autorità, nel mese di maggio sarebbero stati

compiuti 1.746 omicidi, dato record dal settembre 2012. Nel 2015, il tasso di omicidi nel Paese è aumentato,

attestandosi a quota 14 casi per ogni 100.000 abitanti. Nei primi 5 mesi del 2016, l’incremento è stato ancora più

marcato: +19% rispetto allo stesso periodo del 2015. Per quanto sia in corso la diversificazione dell’attività

criminale, si registrano importanti trend nel mercato della droga; l’eroina è di nuovo in crescita mentre si

contrae la vendita di cocaina (valutazione di UNODC, 2016). Sarebbe anche aumentata la superficie coltivata a

papavero d’oppio, soprattutto tra il 2014 e il 2015, in particolare nell’area del Triangolo d’oro, tra Sinaloa,

Durango e Chihuahua.

Resa dei conti nel PRI dopo la sconfitta elettorale

Le consultazioni del 5 giugno hanno rappresentato il peggior risultato elettorale nella storia del Partido

Revolucionario Institucional (PRI), quasi sempre al governo nella storia politica messicana. La sconfitta nelle

votazioni legislative, statali e municipali ha provocato l’inevitabile resa dei conti all’interno del partito del

Presidente Enrique Peña Nieto, sia a livello locale sia sul piano nazionale. Pesa soprattutto la débâcle

nell’elezione dei governatori in 12 stati: il PRI, che ne deteneva nove, ha vinto solo in 5, uscendo battuto anche

in storiche roccaforti del partito, come Tamaulipas e Veracruz, oltre che nel Durango, nel Quintana Roo e in

Chihuahua. Tra le principali cause che hanno portato al rovescio elettorale, favorendo la significativa

affermazione del Partido Acción Nacional (PAN), di destra, vi è la corruzione imperante su tutto il territorio

nazionale; un fenomeno che, agli occhi dell’opinione pubblica, non solo non ha incontrato l’opposizione forte

del governo e del Partito al potere, ma che, anzi, ha trovato, proprio nella burocrazia locale del PRI, uno dei

principali agenti propagatori. Proprio nel Chihuahua è in corso una serie di manifestazioni, con duri scontri con

le forze dell’ordine, sia a causa delle accuse di corruzione nei confronti del governatore uscente (del PRI), sia

per la penuria di carburante a seguito dello stop delle forniture da parte di una controllata di PEMEX, interdetta

per corruzione ed evasione. Il PRI ha tuttavia reagito alla sconfitta in tempi ragionevolmente rapidi: il 20 giugno

si è dimesso il presidente del partito, Manlio Fabio Beltrones, che molto si era speso proprio nelle elezioni per

il rinnovo dei governatori degli stati. Inoltre, il Presidente Enrique Peña Nieto ha deciso di accelerare l’iter

parlamentare del nuovo Sistema Nazionale Anti-corruzione (SNA), un progetto ambizioso che deve tuttavia

superare l’ostruzionismo di ampi settori del Parlamento. La corruzione rappresenta anche un costo molto alto

per l’economia messicana, stimato in circa 48 miliardi di dollari USA, intorno al 9% dell’intero Prodotto Interno

Lordo.

Situazione sempre più tesa tra polizia e insegnanti

L’arresto, il 12 giugno, per ordine della Procura Generale del Messico, di Rubén Núñez, principale leader

dell’ala militante (Sección 22) del

sindacato degli insegnanti dello

stato di Oaxaca (Coordinadora

Nacional de Trabajadores de la

Educación – CNTE), ha

riacutizzato gli scontri tra le forze

dell’ordine e gli esponenti più

radicali del CNTE sulle strade

dello stato di Oaxaca, tra Salina

Cruz e Nochixtlan (sulla

Scontri tra polizia e manifestanti del CNTE, nello stato di Oaxaca. Fonte:

telesurtv.net

Carretera Oaxaca-Puebla),

interessando anche l’autostrada

che collega il Chiapas all’Oaxaca

stesso e fino alle direttrici che

collegano il Messico meridionale

al resto del Paese. Lo sciopero

degli insegnanti, ostili alla

riforma dell’istruzione che

prevede anche esami regolari

sulle loro capacità professionali,

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