AMERICHE

lupo.stefano

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precaria la posizione del regime di Maduro è la perdita evidente di consensi anche nel quartiere “23 Enero” di

Caracas, dove un tempo si concentravano i colectivos, milizie armate al sostegno del movimento chàvista. Essi

sono ora invece fortemente ostili al governo, a causa delle ristrettezze della maggioranza della popolazione.

Sono stati creati blocchi agli incroci stradali, con barricate fatte anche di pneumatici usati ai quali è stato dato

successivamente fuoco. Le proteste sono frequenti anche nella zona di Miraflores, dove si trova il palazzo

presidenziale.

Una crisi economica e finanziaria quasi irreversibile

Penuria alimentare e inflazione fuori controllo in Venezuela. Fonte:

Sumarium.com

Il governo Maduro tenta di uscire

dalle difficoltà create dal calo del

prezzo del greggio e dalla

diminuzione della produzione da

parte di Pétroleos de Venezuela

(PDVSA), provando a sfruttare le

risorse minerarie del Paese,

soprattutto oro, lungo quella che a

fine febbraio era stata ribattezzata

Zona de Desarollo Estratégico

Nacional - Arco Minero del Orinoco.

Alcuni accordi commerciali sono

stati implementati, come quello per

rivitalizzare lo sfruttamento delle

miniere di Las Brisas, nello stato di

Bolivar, da parte della compagnia

Gold Reserve che si dovrebbe anche

occupare del macro progetto delle

miniere oro/rame di Las Cristinas,

sempre nel Bolivar. Per valorizzare

in pieno le risorse minerarie,

tuttavia, manca un piano strategico che si preoccupi sia della realizzazione delle infrastrutture necessarie sia

dell’afflusso di capitali stranieri. Per quanto riguarda il primo punto, si sta provando a coordinare la compagnia

mineraria nazionale, Minerven, e la Corporación Minera Venezolana (CMV), congiuntamente all’Instituto Nacional

de Geologia y Mineria (INGEOMIN), all’interno di un nuovo ministero che si occupi esclusivamente di

investimenti e sfruttamento delle miniere, ma il difficile contesto politico potrebbe vanificare il progetto. Il tasto

più dolente rimane quello dei finanziamenti esteri; nonostante il rilevante sostegno della Cina, che ha fornito

126 miliardi di dollari solo per il periodo 2001-2014, il rischio economico rappresentato da Caracas risulta un

deterrente molto forte per altri investitori, soprattutto privati. Secondo una proiezione del Fondo Monetario

Internazionale (FMI), l’inflazione, alla fine del 2016, dovrebbe attestarsi intorno al 720%. Se Maduro e il

chàvismo durassero sino alla fine del mandato del Presidente, nel 2019, le stime risulterebbero ancora più

negative: sempre secondo il FMI, l’inflazione potrebbe addirittura salire oltre il 3.000% nel giro di due anni e

mezzo, complice le disastrose scelte finanziarie di Caracas, compreso il doppio sistema di cambio che ha portato

a uno sviluppo senza precedenti nel mercato nero. Per quanto riguarda la produzione, l’FMI valuta una

possibile contrazione del Prodotto Interno Lordo (PIL) dell’8% per il 2016 e del 4,5% nel 2017, mentre la Banca

Mondiale stima una contrazione del 10,4% per il 2016 e del 3,4%per il 2017.

Prosegue l’iter per il referendum anti-Maduro

Lo scontro tra opposizione e Governo riguarda sia la strategia per fare uscire il paese dalla crisi economica sia

le iniziative della MUD per accelerare la fine del regime chàvista. Le due correnti principali della coalizione,

quella moderata di Henrique Capriles Randoski e quella radicale di Leopoldo López, sono finalmente unite nel

sostenere il referendum per revocare il mandato presidenziale di Maduro, che scade nel 2019. Dopo aver

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