La Toscana settembre (3)

toscanacultura

TOSCANA

la

Toscana Cultura - Anno 4 - Numero 8 - Settembre 2016 - Registrazione Tribunale di Firenze n. 5905 del 6-2-2013 - Iscriz. Roc. 23227. E 1

Poste Italiane SpA Spedizione in Abbonamento Postale D.L. 353/2003 (conv.in L 27/02/2004 n°46) art.1 comma 1 C1/FI


Dal 1936 la famiglia Cirri-Fusi svolge ininterrottamente

l’attività di ristorazione.

L’attuale gestione è condotta da Livio, grande esperto e

conoscitore di carni, affiancato dai figli Enrico e Gianna

coadiuvati da validissimi collaboratori.

Nel ristorante ci sono due accoglienti sale, dai colori caldi

dove possono essere ospitate circa 50 persone; all’esterno,

un piccolo giardino dove nei mesi più caldi la sera i clienti

possono consumare la cena.

L’uso di materie prime di qualità permette alla nostra

cucina di mantenere nel tempo piatti dai sapori altrimenti

dimenticati.

Produciamo il nostro olio biologico da olivi situati nella

collina di fronte al ristorante.

Abbiamo un piccolo allevamento suino dal quale

ricaviamo i nostri salumi.

L’uso di padelle di ferro per friggere permette di avere una

leggera ed eccezionale frittura di carni e verdure, avendo

con questo tradizionale metodo la possibilità di cambiare

l’olio molto più spesso di una friggitrice.

Ristorante Il Focolare

Via Volterrana Nord, 175

50025 Montespertoli (FI)

Tel. 0571 671132

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Musica

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Sommario

Questo numero del mensile La Toscana, il primo dopo le vacanze

estive, porta in copertina un omaggio all’artista Anna Cecchetti,

recentemente insignita del premio Caterina de’ Medici.

Il titolo dell’opera è La scarpetta rossa, (foto Renato Piazzini) messaggio

contro il femminicidio. Il volto di donna in marmo statuario.

L’opera verrà esposta nella prossima personale di Anna Cecchetti in

Regione (Palazzo Panciatichi) dal 18 novembre al 4 dicembre, che sarà

presentata dal professor Ugo Barlozzetti con l’intervento del Presidente

del Consiglio Regionale Eugenio Giani. L’iniziativa rientra nei festeggiamenti

per i cinquanta anni di attività dell’artista.

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Andrea Alfani espone alla FirenzeArt Gallery

"Onirica" alla Galleria Gadarte di Firenze

Possibile e impossibile nelle opere di Donatella Tanzini

Le forme armoniche dell'arte di Silvana Cipriani

Carlo Lanini pittore per vocazione

I percorsi materici di Mauro Scardigli

Stefano Casubaldo: fotografare Firenze col cuore

Luciano Pasquini alla Certosa di Pontignano

L'artista del mese: Riccardo Macinai

Park Eun Sun: le sue sculture a Firenze

Roberta Kali Agostini e la figura femminile

I mercati del mondo nelle foto di Geo Bruschi

Sfaccettature fiorentine: il quartiere di Santa Maria Novella

Andrea Simoncini al Centro Studi Gentilini

La Taverna del Pian delle Mura: la tradizione in tavola

La scomparsa di Sauro Cavallini

Castiglioncello ricorda Ottorino Razzauti con una mostra

Weekend a Cerreto Guidi

Il messaggio spirituale di Jacqueline Magi

Mario Russo in mostra al MaSì di Firenze

I Germogli: tre generazioni di fotografi

Il ristorante del mese: Pesce Rosso

Artisti in Versilia al Museo Ugo Guidi

Bruno Becattini e la sua pittura di denuncia

La voce dei poeti: Francesca Ulivelli

Il ritorno di Anna Paola Gorozpe alle Giubbe Rosse

Alain Bonnefoit al Palazzo Pretorio di Certaldo

Il debutto di Melissa Maionchi alle Giubbe Rosse

A Colle Valdelsa nella casa-atelier di Maurizio Balducci

"Un'altra Basilicata" a Palazzo Medici Riccardi di Firenze

LiberArte al Palagio Fiorentino di Stia in Casentino

Antonietta Giuffrè: la sua mostra alle Giubbe Rosse

Il Premio Antonio Berti a San Piero a Sieve

la TOSCANA

Periodico di attualità, arte e cultura

dell’Associazione Toscana Cultura

Registrazione Tribunale di Firenze

n. 5905 del 6-2-2013

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Anno 4 - Numero 8 - Settembre 2016

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Anna Balsamo

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Claudio Caioli

Stefano Casubaldo

Jacopo Chiostri

Maria Grazia Dainelli

Gabriella Gentilini

Anna Paola Gorozpe

Marco Iuliucci

Guendalina Maggiora

Amedeo Menci

Elisabetta Mereu

Guido Nardi

Margherita Oggiana

Elisa Pelliconi

Francesca Pinochi

Daniela Pronestì

Simona Rossetti

Gianluca Rosucci

Barbara Santoro

Foto:

Roberto Bartalini

Adriano Bartolozzi

Geo Bruschi

Piero Campioni

Stefano Casubaldo

Foto Studio Bianco

Maria Grazia Dainelli

Ledo Fabbri

Fotocronache Germogli

Roberto Guerri

Riccardo Macinai

Grazia Manetti

Renato Piazzini

Michele Spinapolice

Maila Stolfi

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Consulado General

del Perú en Florencia

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Associazione Don Bosco 3A Onlus e !

Amici dell’Operazione Mato Grosso!

presentano la manifestazione di beneficenza

ARTE e CARITÁ

Mostra di arredi, oggetti artistici, vetrate e capi di maglieria

realizzati nelle missioni di Padre Ugo De Censi in Perù

Inaugurazione

sabato 1°ottobre 2016 ore 11.00

Castello dell’Acciaiolo - Scandicci

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La mostra chiuderà domenica 6 novembre


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ANDREA ALFANI

Dal 13 al 31 ottobre il pittore fiorentino sarà presente

con le sue opere alla FirenzeArt Gallery con una mostra

intitolata “Finito ed Indefinito...uno sguardo oltre gli opposti”

di Elisa Pelliconi

Foto di Piero Campioni

ANDREA ALFANI...IL SENTIERO DEL CUORE

Non è facile inquadrare la pittura di Alfani, lui stesso ama

definirsi un artista romantico, ma io credo che il Romanticismo

non basti a racchiudere la sua arte che sembra

anzi voler rifuggire ogni caratterizzazione ed ogni definizione

fine a se stessa...

Ciò che contraddistingue i suoi lavori, sul piano puramente tecnico e

grafico, è un tratto estremamente sottile, a volte deciso, altrettante

volte sfumato, ma sempre attentissimo al particolare.

Ricchezza di dettagli, cura delle forme, dovizia di particolari, per un

risultato visivo finale estremamente realistico, tale da permettere

quasi all’osservatore di entrare nel quadro e perdervisi dentro. Non

c’è spazio della tela lasciato al caso.

Salta subito all’occhio una Natura quanto mai protagonista e viva ...

una Natura nella quale l’uomo viene totalmente inglobato fino a far

parte esso stesso del suo grande “Respiro di vita”.

E’ una Natura dolce e selvaggia allo stesso tempo, Madre e Matrigna,

resa da colorazioni sfumate e da particolari quasi fotografici

rubati all’occhio del pittore, che in essa vede l’espressione più

alta di bellezza e perfezione, lo specchio dell’Infinito, lo specchio di

Dio stesso. La Natura è quella madre-matrigna che mostra all’uomo

come tendere al fine ultimo, vale a dire all’avvicinamento con

l’Infinito, che l’uomo già possiede insito in lui ma che, il più delle

volte, non è in grado di raggiungere perché limitato nel suo guscio

di materialità.

I protagonisti delle opere di Alfani sono immersi in boschi stermina-

Respiro di vita, olio su pannello telato, cm. 70x50

La dispensatrice dell'acqua della vita, cm. 55x67,5

ti, quasi elfici, in spiagge infinite all’occhio che le guarda, in torrenti

che evocano purezza (vedi “La dispensatrice dell’acqua della vita”)

ed in prati verde smeraldo. E cosa può rievocare un simile spettacolo

se non la perfezione divina? E l’uomo non è più il protagonista, bensì

un complemento che brama tale perfezione e che tende ad avvicinarsi

ad essa.

I colori pastello, sapientemente miscelati, sfumati, impastati, ci danno

la sensazione di entrare in un mondo incantato...dalla tela sembrano

uscire profumi, ricordi, sogni, desideri, musiche lontane...ed

ecco che torniamo ad essere bambini. Dinanzi ad una tela è possibile

percepire i profumi del sottobosco, di un legno antico, di dolci di Natale,

della cannella e dello zenzero, il profumo del mare in tempesta

col suo gusto acre...è possibile udire lo scricchiolio del pavimento di

una vecchia soffitta nella quale una giovane è intenta nella lettura

di antichi carteggi (vedi “Le parole dell’amore senza età”). Ella si

6 Andrea Alfani


Andrea Alfani all'opera nel suo studio

muove, leggera, sfiorando appena con le

esili dita quegli scritti, quasi fossero fragili

origami portatori d’amore...e attorno danza

la tiepida luce di una sera d’estate...tutto

in un perfetto equilibrio armonico. Fiabe...

fiabe dimenticate che possiamo tornare a

leggere in un viaggio sensoriale per occhi,

mente e cuore.

Le figure ritratte sono corpi sia maschili che

femminili tesi alla perfezione delle forme

nonché alla loro purezza, in abiti adamitici

o in costumi di altri tempi che sembrano

volerne accentuare la morbidezza dei contorni.

Davanti ai dipinti “Sulla giostra dei ricordi

d’infanzia” e “Come Cenerentola” torniamo

bambini, torniamo alla fiaba, al ricordo, a

quei profumi di canditi sepolti nella memoria.

La caratteristica di Alfani è forse proprio

quella di saper fondere assieme spiritualità,

innocenza, sensualità e ricordo, tutti volti a tessere un’unica grande emozione.

In “Leggiadrie fiorentine” troviamo uno splendido scorcio di Firenze con l’immancabile

figura femminile, in questo caso in primo piano, ma sempre a fare

Le parole dell'amore senza età, olio su pannello telato, cm. 40x60

da cornice al tutto...essa sembra volerci condurre verso la bellezza

che troneggia alle sue spalle, sembra quasi volerne essere la dolce

e sensuale premessa.

Ne “L’amico fedele” troviamo invece un piccolo scorcio di vita quotidiana

tra un bimbo ed il suo cane, resa tra il dinamismo della

corsa e l’affettuosità dei movimenti.

“Se per grazia” è sicuramente una delle tele che più risvegliano i

miei sensi. Vi troviamo tutte le tematiche di Alfani: la selva impenetrabile

che sembra avvolgere con i suoi fitti rami la figura femminile

in primo piano, la dovizia di dettagli, i colori della natura che

seguono ogni sfumatura del verde...e poi le acque...purificatrici,

umili, dirompenti. In questo caso abbiamo una Natura matrigna,

nella quale la fanciulla in primo piano sembra più imprigionata

piuttosto che inglobata in essa. I fitti rami sembrano voler tessere

una tela verde smeraldo in cui la giovane trova sia prigione

Leggiadrie fiorentine (particolare), olio su tela, cm. 35x70

che rifugio...poiché ciò che occorre all’essere umano per

fuggire dalle convenzioni, dal “gregge”, dall’uniformazione

e dall’appiattimento in generale, e quindi dalla prigione

in cui si trova, è la consapevolezza, il pensiero,

l’essere in grado di scegliere senza alcun vincolo

ed avendo il coraggio di andare controcorrente.

La salvezza, la via della salvezza, la ratio,

è rappresentata dal corso d’acqua che sembra

voler entrare scavando pian piano quella selva

dal suo interno, proprio come un percorso

mentale e cognitivo che in questo caso l’acqua

rappresenta perfettamente con la sensazione

di fresco ristoro e dirompente vitalità. La fanciulla

priva di ogni orpello fisico ma vestita unicamente

di una leggera tunica, è così pronta

alla finale elevazione fisica e spirituale.

Il tema dell’uniformità, dell’unificazione, o meglio

ancora della standardizzazione e quindi

della massificazione, è molto caro ad Alfani.

La società odierna ci impone canoni estetici

e di comportamento, limitando ed impedendo

ogni singolarità sia di pensiero che di azione,

riducendo così le persone a “branchi” privi di

individualità e peculiarità. In questo senso anche

la sua pittura si discosta dai canoni comuni poiché, se è vero

che da un lato essa trova la propria ispirazione nella corrente del

Romanticismo, è altresì vero che il contesto in cui viene calata è

totalmente originale ed unico. I suoi quadri infatti non si limitano

Inaugurazione mostra giovedì 13 ottobre ore 19,00

a cura di FirenzeArt Gallery via della Fonderia, 42 r Firenze.

Sabato 15 ottobre alle ore 19,00 serata speciale

durante la quale la professoressa Anita Tosi commenterà sia le opere

sia alcuni pensieri scritti dell’artista.

Orario di apertura: dal lunedì al sabato dalle 15,30 alle 19,30.

La galleria riceve anche su appuntamento. Info: 055 224028

Andrea Alfani

Cell. 333 8583134 - www.andreaalfani.it - alfani@andreaalfani.it

Andrea Alfani

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sempre più in alto. Da lassù ogni confine scompariva,

ed ancora, un cuore solo ed un’anima sola

nell’Infinito, il cuore e l’anima di Dio stesso.

I sentimenti di cui ci parla Alfani sono quanto di

più alto possa esistere, talmente alto che non può

far altro che ricondurci all’amore per Dio infinito.

Cito dal componimento “Dolce pazzia”:

Ovunque sono ti penso sempre...sembra che la

mente mi serva soltanto ad una cosa...a contemplare

la tua bellezza! Ma in verità è tutto il mio

essere che pare vivere solo per te; e se anche perdessi

l’uso dell’intelletto, se perdessi il senno, tu

continueresti ad esistere nel mio cuore: ti amerei

comunque...e la mia pazzia non potrebbe essermi

più dolce.

Amore sublime di carattere romantico, amore

come pazzia, amore nel senso estetico della perfezione

che più si avvicina a Dio, Amore come fine

ultimo di ogni cosa.

Concludendo, è chiaro come un artista, per essere

considerato tale, debba a mio avviso trasmettere

emozioni in ogni sua opera, e devo dire che Alfani

Com'era e dov'era, olio su pannello

telato, cm. 40x20

in questo è un vero maestro. Il segreto sta forse nel riuscire a serbare il cuore di

bambino nei sogni dell’adulto.

L’arte nasce anche con lo scopo di farci sognare, di aprirci una porta là dove la

razionalità ci imprigiona...essa non è solo “amor del bello” ma interpretazione,

contenuto...

Con Alfani ci inoltriamo in una realtà parallela nella quale tutti torniamo bambini,

e prendendo per mano la sua arte possiamo percorrere con lui il nostro

personalissimo “sentiero del cuore”.

Se per grazia, olio su pannello telato, cm. 40x20

ad una mera e fedele riproduzione della realtà, ma essi ci parlano,

ci raccontano di storie antiche, di fiabe perse nella memoria del

tempo...sono vere e proprie esperienze sensoriali. Troviamo paesaggi

fiabeschi, castelli incantati, moderne cenerentole, fanciulle

assorte in letture romantiche, lettere antiche ed antiche soffitte

che conservano ricordi...nebbie che sanno d’incanto, selve variopinte

e mari in tempesta, cavalli che non si fanno domare, vecchie

lanterne, messaggi in bottiglia, pizzi e trine, delicatezze d’altri tempi,

profumi di alloro e mimosa, di erba appena tagliata, rifugio per

anima e cuore.

Ma Alfani non si limita alla pittura, egli scrive anche pensieri, poesie,

piccoli racconti che svelano i sentimenti dell’animo umano

troppo spesso celati in fondo al cuore ormai inaridito e incapace

di portarli alla luce. Ci parla di amore, di amicizia, di elevazione al

divino, e lo fa con le parole più semplici e piene...quelle del cuore.

L’amore che va oltre la fisicità, l’amicizia che è intesa nel senso più

alto del termine...Dio che tutto muove. Amore ed amicizia superano

ogni limite fisico e materiale. L’amore è il più sublime, puro, etereo,

ma al tempo stesso reale seppur utopico.

Cito da “Un amore senza confini”:

Stanotte ti ho sognata...eri assieme a me...volavi come nel cielo...

L’amore si può manifestare in tanti,

direi infiniti modi diversi. Chi ama

davvero sa che non esistono cose più

importanti di altre. Anche perciò una

piccola cosa, la più umile e ordinaria,

quando è fatta veramente con amore

può diventare una grande cosa. Ciò

perché, ai fini dell’amore, non è

importante cosa si fa ma come lo si

fa. Ed è appunto questo l’augurio che

faccio a me stesso...che cioè quanto

ho scritto nei miei libretti possa

rimanere impresso nel cuore di tutti

coloro che li leggeranno e diventare

motivo ispiratore della loro vita.

Tratto dal terzo libretto di Andrea Alfani Componimenti lirici

d’amore e d’amicizia (2016)

8 Andrea Alfani


“Onirica”

Dal sogno al segno

Alla Galleria Gadarte di Firenze

cinque artisti in mostra dal 1° al 13 ottobre

di Margherita Oggiana

Presso la sede della storica associazione fiorentina Gadarte -

che quest’anno festeggia i sessant’anni dalla sua fondazione

- s’inaugura, il primo ottobre, la terza rassegna di arte oniricosimbolica,

dal titolo “Dal sogno al segno”. Ideata e curata da

Margherita Oggiana; l’evento avrà il patrocinio del Comune di Firenze.

Quest’anno gli artisti partecipanti sono Andrea Becheroni, Carla Fossi,

Kiyoko Hirai, Margherita Oggiana, Cinzia Pistolesi.

Andrea Becheroni, Pescatori di nuvole, 2016, tempera ed

acrilico su cartone telato, cm. 50x60

info@andreabecheroni.it - www.andreabecheroni.it

Carla Fossi, Natura Uprising, 2016, incisione

su zinco, cm. 25x40

carla.fossi@yahoo.it - www.gadarte.it

Kiyoko Hirai, Speranza in Arma Bianca, particolare,

scultura in bronzo a fusione unica,

alabastro e cristallo di rocca, cm. 73x25,5x18

hirai.k@alice.it - www.kiyokohirai.com

“Sono sempre i sogni a dar forma al mondo”.

Sogni e visioni, simboli ed evocazioni, a volte

incubi e premonizioni, si trasformano in forme

e colori nelle opere degli artisti, provocando

emozioni forti e suscitando interrogativi e

dubbi in chi le guarda.

Lo scopo dell’arte è anche questo.

Margherita Oggiana, Dialogo notturno, 2016, olio su tela, cm. 50x70

marghe.oggiana@gmail.com - www.gadarte.it

Galleria Gadarte Via Sant’Egidio, 27/r, Firenze - Tel. 055 2480333

galleriagadarte@gmail.com - www.gadarte.it

Cinzia Pistolesi, Controfigure, 2016, gesso e smalto su

tela, cm. 80x100

cinzpistol@hotmail.com - www.cinziapistolesi.com

Onirica

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Donatella Tanzini

Nelle opere dell'artista senese lo spazio

del dipinto si trasforma in un luogo

ambiguo, dove vero e falso, possibile ed

impossibile s’incontrano inevitabilmente

di Daniela Pronestì

Colori tenui interrotti da improvvise incursioni di neri e di rossi. Volti

dall’espressione impietrita e maschere animate da larghi sorrisi.

Contrasti che convivono nell’immaginario artistico di Donatella

Tanzini, come forze che si esaltano nel continuo, reciproco contrapporsi.

Di queste forze riesce ad avvalersi per trasferire nella composizione

i valori emotivi di una pittura perennemente in bilico tra ombre e luci. Nel

caleidoscopio dei sentimenti l’ordine naturale delle cose subisce incredibili

inversioni: la finzione assume i contorni di una possibile verità, il reale diventa

forma plastica e concreta di una presenza interiore. Confondendo i confini tra

le cose, come a voler colmare la loro irrisolvibile alterità, Donatella Tanzini formula

il suo teorema sulla vita, in cui tesi e antitesi si avvicendano, senza mai

La mia vita in equilibrio, acrilico su tela

Sogno, tecnica mista su tela

giungere ad una sintesi. Lo spazio del dipinto si trasforma in

un luogo ambiguo, dove vero e falso, possibile ed impossibile

s’incontrano inevitabilmente; un luogo popolato da maschere

e da volti, cavalli a dondolo e splendidi destrieri, oggetti reali

e forme metafisiche. E in questa dimensione più vicina al sogno

che alla realtà, nasce l’illusione di poter invertire la corsa

del tempo per ritrovare le piccole grandi gioie dell’infanzia, i

desideri e le speranze della giovinezza, il conforto degli affetti

più cari ormai perduti per sempre. Protagonisti di un passato

che la sua pittura trasforma in eterno presente, dove anche

la tradizione torna ad essere attuale. Tradizione che in questo

caso ha il colore rosso della terra di Siena, città che le ha dato

i natali e ha guidato i suoi primi passi nel mondo dell’arte. Gli

ultimi lavori mostrano chiaramente cosa voglia dire per lei la

10 Donatella Tanzini


Giostra onirica, acrilico su tela

L'arte è vita, acrilico su tela

parola “senesità”. E dunque non solo forte senso di appartenenza ad un

territorio dalla storia illustre, ma anche amore profondo e radicatissimo

per la bellezza espressa dall’essere umano e dal paesaggio naturale.

Senza dimenticare, ovviamente, la convinta adesione ad una cultura artistica

rimasta intatta attraverso i secoli, tanto che tutt’oggi i suoi valori

permangono nelle opere del presente. La “senesità” di Donatella Tanzini

si stampa come un’impronta che connota in maniera indelebile il suo

registro pittorico, sia per quanto attiene la scelta dei soggetti - basti

pensare ai cavalli adornati con i colori e le geometrie delle contrade o

alla raffigurazione della santa patrona della città - sia per quanto riguarda

il raffinato gusto lineare e cromatico caratteristico della sua cifra

stilistica. A queste scelte dettate dal genius loci, si fondono gli elementi

espressivi derivati dalle sue vaste conoscenze artistiche, che spesso

sono state per lei foriere di ispirazione, come è accaduto di recente con

la realizzazione degli omaggi ad alcuni interpreti delle avanguardie del

Novecento. Altrettanto recenti sono l’autoritratto dell’artista, il cui volto

sembra un “oggetto” misterioso accanto ad altri oggetti della quotidianità,

le giostre oniriche, visioni di realtà scompaginate dalla fantasia, e

l’omaggio a Lorenzo Il Magnifico, testimonianza d’affetto per la città di

Firenze, dove Donatella Tanzini ha insegnato per molti anni.

Il gioco della vita, acrilico su tela

Nata a Siena, si è diplomata all’Istituto

Statale d’Arte ed ha completato gli

studi a Firenze presso l’Accademia di

Belle Arti (sezione Pittura) allieva dei professori

Colacicchi e Masciotta. Hanno contribuito

alla sua formazione artistica tre viaggi all’estero:

il primo a Parigi, il secondo a Vienna,

il terzo in Francia e Spagna. Per le sue opere

trae ispirazione da artisti quali Chagall, Klimt,

Dalì, Marc, Magritte, Picasso, tra gli italiani

Fattori, Modigliani, Annigoni e Sassu. Ha al

suo attivo numerose mostre di pittura tra personali

e collettive e molti premi. Di lei hanno

scritto i critici d’arte Tommaso Paloscia, Elvio

Natali, Piefrancesco Listri e il giornalista

Fabrizio Borgini che le ha dedicato un articolo

nel 2001 intitolato “Viaggio esoterico nell’arte”.

Parallelamente al campo artistico ha insegnato

discipline pittoriche, laboratorio e progettazione

in diversi licei artistici tra Savona, Firenze,

Siena, Scandicci, Empoli. Attualmente vive e

lavora nell’Appennino toscano, a Gavinana (PT)

dove ha il suo atelier.

donatellatanzini@gmail.com

Donatella Tanzini

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SILVANA CIPRIANI

e le serene armonie della forma

di Lucia Bruni

Quando l’artista figurativo sceglie

un soggetto per i propri

lavori, compie sempre un atto

di ricerca all’interno di se stesso;

questa scelta è punto di partenza e arrivo

a un tempo poiché da qui prenderanno

vita tutte le altre componenti (dimensione,

costruzione dello spazio, colore) necessarie

a realizzare l’opera, ma anche a evidenziare

le tante significazioni che l’opera stessa

racchiude.

Le nature morte di Silvana Cipriani, che

rappresentano la fetta maggiore della sua

produzione artistica, sono quindi molto più

che un soggetto da ritrarre; frutto di pensieri

e sentimenti a sottolineare taluni stati

d’animo, questi quadri divengono veicolo di

riflessioni attraverso un mezzo pittorico di

Nascita...crescita, olio su tela, cm. 40x50

Silvana Cipriani

Ponte all'Asse, olio su tela, cm. 50x70

Mandarini, olio su tela, cm. 50x70

indubbia validità operativa, oltre che suggestiva.

La personalità creativa dell’autrice si manifesta così allo spettatore mediante

taluni espedienti di carattere formale e compositivo che “narrano”,

col pennello, il vissuto, ma anche il vivente: i soggetti, l’impaginazione,

la luce, le cromie mostrano una disinvolta attestazione della

realtà circostante con la quale costruire un armonico dialogo fra forme e

contenuti. Tutto ciò trova conferma e quasi si intensifica quando Silvana

si accosta ad altri soggetti da rappresentare, come paesaggi, figure, animali,

oppure all’uso diverso del mezzo espressivo (lapis, matite a cera o

matite acquerellabili) che si fa meno rigoroso, rispetto all’olio,

e permette di allargare talune opportunità che danno risultati di

ampio respiro.

Per Silvana il quadro (come anche la poesia, ché ne è autrice

feconda) è un microcosmo di emozioni, ma soprattutto il “gioco”

di un significativo impegno di realizzazione, un mezzo per affinare

tecniche visive, forme e contenuti, in modo da trasformare

la costante ricerca di nuove espressioni in un modo fertile di

fare arte.

12 Silvana Cipriani


CARLO LANINI

Pittore per vocazione

di Fabrizio Borghini

Carlo Lanini nasce il 20 agosto del 1949

a Poppi, piccolo borgo in provincia di

Arezzo. Fin da piccolo manifesta una

spiccata predisposizione al disegno ed

alla pittura come lui stesso ha narrato “le persone

con qualche anno più di me si ricordano di quando,

a poco più di quattro anni, in ginocchio sul marciapiede

di casa o sui pianerottoli delle scale condominiali,

disegnavo e coloravo ogni cosa”. Poi, un

giorno, dice ancora l’artista, “ebbi l’opportunità di

vedere una scatola con i quadrotti degli acquarelli;

erano oltre quaranta colori e mi sembrò una tale

meraviglia che rimasi incantato per una buona

mezz’ora”. Da allora ha cominciato a dipingere e

non ha più smesso.

Calle, 1995, olio su tela, cm. 80x60

Neve, 2016, olio su tavola, cm. 42x57

Nel 1969, a 20 anni, ha partecipato al concorso

di pittura Paolo Uccello a Pratovecchio

(Arezzo) ed ha vinto il primo premio. Nel

1975 ha realizzato la prima mostra personale

nell’imponente struttura del castello dei

Conti Guidi di Poppi.

Gli eventi importanti nella sua carriera pittorica,

con oltre millecinquecento opere ad

olio ed altrettanti disegni, avvengono con

cadenze decennali.

Nel 1995 con il primo concorso Carlo Dalla

Zorza alla Galleria Ponterosso di Milano.

Partecipano 1027 artisti e Carlo Lanini è prima

selezionato tra i migliori 50 artisti che paretecipano alla mostra e poi premiato

tra i primi cinque con un quarto posto.

Nel 2005 inizia una importante collaborazione con la Italarte di Roma, il cui titolare

Pino Purificato è figlio del noto pittore Domenico Purificato.

Nel 2015 ha iniziato a lavorare con Orler Gallerie di Venezia che lo seleziona nel

gruppo degli artisti del programma “Affordable art”. Tra un evento e l’altro molte

sono state le esposizioni personali e collettive che hanno portato l’artista a presentare

i suoi lavori in Italia, ad Arezzo, Firenze, Roma, Milano, Bologna, Parma, Perugia,

Borgo San Lorenzo, Cortona, Sansepolcro e all’estero, a Parigi e Londra, in Austria

e negli Stati Uniti.

Dal 2003 Lanini ha aperto a Poppi la sua scuola di pittura dove insegna a quanti come

lui sono amanti dell’arte e desiderosi di dipingere.

Vasino Delft, 2016, olio su tavola, cm. 30x30

Vasino Decó, 2016, olio su tavola, cm. 30x30

Carlo Lanini

13


CARLO LANINI

Via Crocina, 5/blu

Studio: via Rilli Orsini, 10 - Poppi (AR)

Tel. 0575 529744 - Cell. 340 3757214

c.lanini@hotmail.it

Sito: Lanini Carlo Picasa Web

Facebook: Lanini Carlo pittore

Stand by me, 2007, olio su tavola, cm. 27x30

Vestita di pelle, 2010, olio su tavola, cm. 31x40

CITAZIONI - BIBLIOGRAFIA - PRESENZE

1969 - mostra collettiva, Pratovecchio (Arezzo) primo premio ex-aequo “Premio Paolo Uccello”. 1973 - Gli

anni Sessanta e Settanta della pittura italiana edizione Studio d’Arte, Piacenza. 1975 - mostra personale

Castello Conti Guidi Poppi (Arezzo); La Nazione, cronaca di Arezzo, 4 settembre; collettiva, Civitella Val di

Chiana (Arezzo); segnalazione speciale Civitella Val di Chiana. 1980 - Praxis Artistica edizione Omega Arte

Srl, Rimini. 1981 - Il mercato artistico italiano 1900 Istituto Editoriale Sistina, Torino. 1995 - mostra collettiva,

Galleria Ponte Rosso Milano 11-28 gennaio, catalogo pubblicato. Quarto classificato, 1° premio Carlo dalla

Zorza 20 gennaio arte figurale numero 9 dicembre 1995 p.15, p.19, p.9. 1996 - Arte Editoriale Mondadori

gennaio p. 122; Artenova, editoriale Target Srl; mostra collettiva “Il momento delle cose” Galleria d’Arte

Lanini, Poppi (Arezzo) pieghevole pubblicato. 1997 - Artenova, editoriale Target Srl; Roparts, Rossano Massacesi

Editore; Acca In ....Arte, Associazione culturale capitolina artistica in… Arte, Roma. 1998 - Acca

In...Arte, Associazione culturale capitolina artistica in… Arte, Roma; Annuario d’Arte Moderna 99 p. 593;

L’Elite, selezione arte italiana 99 p.480 ed. L’Elite, Varese; Artenova, editoriale Target Srl; Roparts, Rossano

Massacesi Editore; Galleria d’Arte Ratoci, Borgo San Lorenzo, Firenze. 1999 - Harrow Arts Centre , Londra

8-28 marzo, catalogo pubblicato; Galleria d’arte Maggi Giovanni, Arezzo; Montmartre Casa d’Aste, Parma;

Mouvances Gallerie d’Art, Parigi; nomina ad accademico corrispondente, sezione arte Accademia Internazionale

Greci-Marino; Accademia del Verbano di Lettere, Arti e Scienze di Vercelli. 2000 - Anita Miller

DBA The Artist’s Roost, Worthington, OH-USA; Maggi Galleria d’Arte, Arezzo; Mouvances Gallerie d’Art,

Parigi. 2001 - mostra personale circolo artistico di Arezzo, Arezzo; mostra collettiva “Forme del pensiero”

7 aprile-2 giugno, Castello dei Conti Guidi di Poppi, (Arezzo) catalogo pubblicato; Maggi Galleria d’Arte,

Arezzo. 2002 - mostra di opere scelte, laboratorio. 2003/2004 - mostra presso Comune di Bibbiena (Arezzo),

scuola di pittura di Poppi 22 dicembre 2003-11 gennaio 2004. 2004 - esposizione permanente “Paesaggi del

Casentino” Bibbiena (Arezzo), acquisizione di un’opera da parte del museo; inizio collaborazione Italarte,

Roma. 2005 - marzo/aprile mostra personale presso Italarte Roma, Lungotevere Portuense; collaborazione

con ELDEC S.p.A., Roma. 2007 - collaborazione con Galleria d’Arte l’Arco Cortona (Arezzo). 2008 - grande

Cestino di pere, 2010, olio su tavola, cm. 40x30

Controluce, 2000, olio su tavola, cm. 40x30

Interno, 2006, olio su tavola, cm. 30x30

Interno, 2002, olio su tavola, cm. 16x19

14 Carlo Lanini


Il cinese, 2014, olio su tavola, cm. 18x18

Limoni in zuppiera, 2012, olio su tavola, cm. 33x39

Giardino, 2015, olio su tela, cm. 35x45

La messicana, 2013, olio su tavola, cm. 30x30

mostra personale retrospettiva nello spazio espositivo dello studio personale,

Poppi (Arezzo). 2009 - 14 marzo-11 aprile, mostra personale Galleria Rielaborando,

Arezzo; pubblicazione su Cherry Diamond “Missouuri Atletic Club”,

USA. 2010 - mostra collettiva Galleria d’Arte Contemporanea - Palazzo Giorgi

(ex pretura), Poppi (Arezzo); 15-19 maggio Trialogo mostra collettiva Palazzo

Giorgi, Poppi (Arezzo) in collaborazione con Kunst/team; 6-27 luglio Trialogo

mostra 2ª fase Galleria Rielaborando, Arezzo. 2011 - 9-14 febbraio associazione

culturale “I 2 Colli” mostra collettiva; 17-21 marzo “Artexpo Arezzo”

catalogo pubblicato; 20 marzo-23 aprile, mostra collettiva Centro d’Arte e

Cultura Torrestrozzi, Perugia; 28 aprile-1 maggio Fiera di primavera di Azenta,

Graz (Austria); mostra collettiva “gesto/spazio/corpo” i disegni di Radar

Galleria Rielaborando, Arezzo; 17 luglio-19 settembre, mostra collettiva “le

passioni del tempo libero”, Ponte a Poppi (Arezzo) catalogo pubblicato; 29 ottobre-13

novembre, mostra personale Palazzo Pretorio Sansepolcro (Arezzo);

Associazione Pro-Loco Lucignano segnalazione su 1° premio di pittura; menzione

3° concorso nazionale Chimera Arte Arezzo Catalogo pubblicato. 2012

- 1-31 gennaio, mostra collettiva Galleria Rielaborando, Arezzo; 5-25 maggio,

mostra personale “...non solo disegni…ma solamente figure...”; Galleria

Rielaborando, Arezzo; 2-23 settembre, mostra personale spazio espositivo

Mercati, Sansepolcro; 4° concorso nazionale Chimera Arte Arezzo. 2013 -

mostra collettiva “Arte incisoria e pratica del disegno a confronto” Carlo

Lanini e Roberto Lanari Galleria Rielaborando, Arezzo. 2014 - grande mostra

personale retrospettiva spazio espositivo studio personale, Poppi (Arezzo).

2015 - 4-27 settembre, mostra collettiva Galleria d’Arte Orler; Punta Ala,

Grosseto; inizio collaborazione con Orler; 2-30 ottobre, Poppi Deposito d’Arte

Castello dei Conti Guidi di Poppi (Arezzo); 12-24 ottobre, mostra collettiva

Toscana Cultura artisti contemporanei del Casentino Palagio Fiorentino Stia

(Arezzo); 24-31 ottobre mostra collettiva Toscana cultura artisti contemporanei

del Casentino - Palazzo Giorgi - Galleria Comunale di Poppi (Arezzo)

catalogo pubblicato; dicembre/gennaio, Orler Gran Bazar di Natale.

CARLO LANINI

MOSTRA PERSONALE

ULTIME OPERE 2015-2016

(oltre quaranta opere esposte)

DAL 15 OTTOBRE AL 4 NOVEMBRE 2016

Inaugurazione: sabato 15 ottobre - ore 17.00

Caffè Storico Letterario GIUBBE ROSSE - Piazza della Repubblica - Firenze

Carlo Lanini

15


MAURO SCARDIGLI

I percorsi materici dal legno al plexiglass nascono nel segno

della complessità e varietà della sua espressione artistica

di Daniela Pronestì

Foto Studio Bianco

Castelnuovo di Garfagnana

Prosegue l’incontro con l’artista toscano Mauro Scardigli,

che questa volta vediamo cimentarsi nella lavorazione

del legno quale supporto dell’intervento pittorico. I suoi

legni dipinti nascono nel segno della complessità e varietà

dell’operazione artistica, che inizia con la modellatura del materiale,

opportunamente tagliato, formato e preparato come una superficie

pittorica, e prosegue con la sovrapposizione del colore colato con

l’aiuto di un coltello o applicato con le mani. Accade spesso che sia la

forma del supporto ligneo a

determinare il tracciato cromatico,

specie quando, intervenendo

su di una superficie

circolare, il colore acquista

un andamento che accentua

la rotondità dell’opera. È il

caso, ad esempio, di Lucido

244, dove il disco solare rappresentato

dalla forma comunica

all’osservatore una

Lucido 307, 2016, tecnica mista su plexiglas,

cm. 50x50

Lucido 302, 2016, tecnica mista su plexiglas,

cm. 50x50

Lucido 300, 2015, tecnica mista su plexiglas,

cm. 50x50

forte sensazione di energia

grazie alla scelta dei colori e

al modo di distribuirli secondo

una fitta trama di segni

dinamici. Quando la superficie

di partenza è oblunga, il

colore assume un movimento

sinuoso, come tante onde

colorate ciascuna delle quali

contiene al suo interno un

tono dominante ed altri secondari

(Lucido 279). Quella

che in alcune opere potrebbe

sembrare una stesura uniforme

del colore è il risultato,

invece, di una stratificazione

di passaggi manuali e colature,

che sovrapponendosi

ed addensandosi sulla superficie

restituiscono il senso

di un processo creativo

che si dipana gradualmente.

Non mancano i casi in cui da

un impianto cromatico diviso

in forme ondulate o colato

in più strati, si passa ad

una tessitura quasi sfumata

del colore, che appare tanto

sottile nelle consistenze quanto profondo in rapporto all’intensità

luminosa (Lucido 291). Il ricorso alle mani come strumento della

pittura consente a Scardigli di esprimere la sua verve creativa in

maniera diretta e spontanea, evitando qualunque tramite che possa

impedire il corpo a corpo con la materia. Questo modo di operare

conferma il suo bisogno di far convivere le ragioni dell’arte e i valori

della vita, come due dimensioni che s’incontrano e si completano

nello spazio dell’opera.

Di seguito una sintesi delle mostre realizzate:

- Limonaia Palagio Fiorentino - Stia (AR), 2016

- Artisti al mare - Museo Ugo Guidi e Logos Hotel - Forte dei Marmi, 2016

- Mostra Arte Contemporanea - Palazzo Giorgi - Poppi (AR), 2016

- Forte dei Marmi - Museo Guido Guidi - Mostra I Colori del Mare, 2016

- Firenze Mostra Internazionale dell’Artigianato - Forme e Colori del Mondo, 2016

- Firenze Mostra Artisti Contemporanei - Auditorium al Duomo, 2016

- Lucca Palazzo Ducale - Artisti di Lucca e del suo Territorio, 2016

- 5ª Biennale d’Arte - Montecarlo, 2012

- XXIX Premio Firenze - Palazzo Bastogi, 2012

- XV Concorso Internazionale Massenzio Arte, Roma, 2011

- Premio città di Livorno - Mario Borgiotti - 59° edizione - Rotonda di Ardenza

- Premio Vibrazioni dell’Anima I Edizione - Scandicci FI - 2011

- Genovarte 2011 - IV Biennale d’Arte Contemporanea - Palazzo Stella

- Torino Arte 150 - Palazzo Barolo - 2011

- Premio Don Fabio Leonardis 2011 - 2° Edizione

- Premio Terna 03

- 5° Premio Internazionale Arte Laguna 2011

- 4° concorso internazionale Trenta x Trenta - 2011 - Trieste

- 7° Trofeo G.B. Moroni - Bergamo

- Artistica 2010 - Palazzo della Ragione - Verona

Per visionare le opere dell’artista vi invitiamo a visitare il sito:

www.scardiglimauro.it

Lucido 305, 2016, tecnica mista

su plexiglas, cm. 50x100

16 Mauro Scardigli


STEFANO CASUBALDO

Un fotografo con Firenze nel cuore

di Stefano Casubaldo

Foto Stefano Casubaldo

Sono nato il 10 giugno 1962 in un rione popolare fiorentino come quello di San

Frediano, il Quartiere raccontato dal grande Vasco Pratolini, che per secoli

ha identificato la Firenze popolare. Fin da piccolo ho respirato la fiorentinità

e da subito mi sono incuriosito e innamorato di questa città unica in tutti i

suoi aspetti: i tramonti sull’Arno, i tanti momenti di vita quotidiana, le feste, le piazze, le

tavolate hanno sempre suscitato il mio interesse e in quale miglior modo potevo immortalare

queste sensazioni se non tramite un obiettivo? Ho cominciato così, camminando

per le strade del mio quartiere giorno per giorno ritagliandomi spazi e momenti. Spesso

i miei amici mi sollecitavano a partecipare a feste, scampagnate, momenti ludici ma

il richiamo della mia Canon - amica insostituibile che nel tempo è stata arricchita di

vari obiettivi - era preponderante. Cominciava così la mia avventura di fotografo: era il

giugno del 1979. Devo essere sincero, spesso mi chiedevo se non stessi perdendo del

tempo e se la mia passione fosse contagiata da una forma maniacale, ma ogni volta che

sviluppavo i miei negativi - eravamo nel pieno periodo dell’analogico - per me era una

grande emozione: rivedevo immortalati i miei innumerevoli sguardi e le mie sensazioni

diventavano realtà. Questa d’altronde è la magia della fotografia. Se per tutti gli artisti

fiorentini pensare ai grandi che li hanno preceduti è un grande orgoglio anche per noi

fotografi è la stessa cosa, basti pensare alla grande famiglia degli Alinari che, partendo

proprio da Firenze, ha fatto grande quest’arte.

Se le mie prime esperienze si potevano

definire schegge impazzite - fotografavo

veramente di tutto, tutto per me era luce,

ombre, magie da raccontare - nel tempo mi

Torre e tricolore

sono specializzato nell’immortalare la mia

città. Firenze e i suoi aspetti architettonici,

paesaggistici ma anche momenti che per la

città sono insostituibili: quelli delle feste

tradizionali su tutte lo Scoppio del Carro e

l’affascinate Calcio Storico Fiorentino. Per

oltre 30 anni ho immortalato i volti di tanti

personaggi in costume, ho fermato nell’obiettivo

il gioco maschio ma coinvolgente

dei calcianti che in uno scenario a dir poco

mozzafiato - piazza della Signoria, piazza Il Cupolone

Santa Croce - si rendono protagonisti di una

sorta di macchina del tempo. Il giorno di Pasqua invece sul sagrato

della cattedrale, davanti all’antichissimo Bel San Giovanni, il battistero

di Firenze, ho fotografato lo spettacolo

pirotecnico più suggestivo al mondo e poi tante

altre feste e appuntamenti tradizionali. Ho realizzato

infiniti book per enti pubblici, assessorati

e privati. Nel corso di questi anni ho realizzato

anche tante mostre personali (tra tutte vorrei citare

quella del Palagio di Parte Guelfa a Firenze

nel 2003 dal titolo “La mia città, la mia Firenze”

e, sempre al Palagio nel 2005, “I personaggi del

Calcio Storico Fiorentino”) e calendari a tema; ho

avuto riconoscimenti da più parti anche perché,

chiamandomi, i vari committenti sapevano di

Luci sul Ponte Vecchio

David e gonfalone

Scoppio del Carro

non avvalersi solo di un fotografo ma di

una persona motivata dal grande amore

per Firenze e per la fotografia. In questi

anni non mi sono mai tirato indietro e

in maniera costante ho percorso la mia

strada e le soddisfazioni, tante devo

dire, sono arrivate. Ormai per numerose

associazioni, gallerie, circoli, enti pubblici

e, non ultime, case editrici, sono

diventato un punto di riferimento, ma

nel mio animo rimarrà sempre accesa

quella scintilla che mi spinse, a 17 anni,

ad avventurarmi con la mia prima macchina fotografica, oggi sostituita

da una digitale Nikon, nel meraviglioso mondo della fotografia.

Stefano Casubaldo 17


Luciano Pasquini

La Certosa di Pontignano di Siena

si apre alle opere del pittore toscano

con la mostra "Costruire col colore"

di Giorgia Armellini

Lungo la strada che da Firenze porta alla turrita Siena si

staglia immobile e quieta la Certosa di Pontignano. La terra

generosa, piena di ulivi e prati, il succedersi di filari di

viti, il profumo della macchia e della terra umida rendono

questo luogo magico ed unico nel suo genere.

La costruzione della Certosa di Pontignano risale al 1343, voluta da

Bindo di Falcone, signore senese arricchitosi con i commerci fatti con

il Papato. Il monastero, luogo adibito alla preghiera, alla meditazione

e alla pace dei monaci, ha subito nel tempo dei rimaneggiamenti ma

ricalca l’aspetto tradizionale delle certose. Il complesso conserva ancora

oggi al suo interno importanti testimonianze artistiche. Accanto

alla chiesetta settecentesca si trova quella originaria, che è come uno

scrigno inaspettato pieno di luce e colori, affrescato dal fiorentino,

Bernardino Barbatelli detto il Poccetti. La bellezza delle pitture (che

narrano le scene della vita di San Pietro) hanno fatto sì che questo

luogo in passato fosse definito “la piccola Cappella Sistina”. Al Poccetti

spetta anche l’affresco nel refettorio con “L’ultima cena” e un

altro all’interno di una delle celle dei monaci con la “Samaritana al

pozzo”. Alla fine del XVIII secolo, i Certosini abbandonarono il monastero

lasciandolo ai Camaldolesi, i quali in seguito dovettero andarsene

a causa delle soppressioni napoleoniche.

Oggi la Certosa, Residenza d’Epoca gestita dalla società SOGES appartenente

alla famiglia Galardi e Centro Congressi di fama internazionale

dell’Università degli Studi di Siena, vive di eventi, mostrando

la sua spudorata bellezza, in un processo di “osmosi con la natura”

che ha fatto del luogo una sorta di oasi verde.

Dal 27 maggio al 16 ottobre i suggestivi ambienti di questo luogo aprono

le porte ad una linfa artistica nuova e vitale: le opere del grande

pittore toscano Luciano Pasquini nella personale intitolata “Costruire

La Certosa di Pontignano

Le liete sciabole lucenti

Il respiro dei fiori

18 Luciano Pasquini


soggetti in cui egli si riconosce e in cui noi lo riconosciamo: mazzi

di fiori appena recisi e accuratamente raccolti che hanno ancora il

sapore delle passeggiate nei campi, campagne estive e invernali

profilate dai cipressi con campi, vigne e villaggi, borghi silenziosi

e ridenti osservati con discreta attenzione e le marine ispirate alla

riviera del Conero che da anni offre un familiare rifugio all’artista.

Grande assente l’uomo, presenza invisibile in queste tele.

La sua pittura è piena di passione e di calore, di poesie e di ricordi,

fondamentale per la sua vocazione pittorica è il breve periodo nella

scuola elementare di San Gersolè, nel comune di Impruneta, sotto

Luciano Pasquini

la guida della maestra Maltoni. I suoi fiori, i suoi paesaggi, i suoi

scorci di case provengono tutti da lì: dalla qualità dell’insegnamento

improntato alla massima libertà di espressione. Dentro le sue opere

scorrono tempo e sensibilità, una realtà che diventa elemento

Fasci amoranti

col colore” curata dalla storica dell’arte Chiara Certini. La mostra

è patrocinata dall’Università di Siena, dalla Regione Toscana, dal

Comune di Castelnuovo Berardenga e dalla British Council. L’idea

dell’attuale manifestazione suggella il sodalizio nato nel 2015 tra

il pittore e il gruppo SOGES, gestore oltre che della Certosa anche

dell’Art Hotel Villa Agape, nei pressi del Piazzale Michelangelo,

dove Luciano Pasquini dal 9 gennaio 2016 ha una mostra antologica

permanente (Museo Pasquini).

I quadri dell’artista fiorentino introducono temporaneamente nei

sacri ambienti della Certosa la stessa varietà del creato che si trova

volgendo lo sguardo fuori dalle finestre o al di là dei porticati.

Questo fra il mondo interiore e il mondo esteriore è un passaggio

tipico del processo creativo dell’artista: nell’esecuzione come nel

risultato finale delle sue opere si avverte continuamente un dialogo

tra le parti senza il prevalere dell’una sull’altra. Vero protagonista il

colore che si muove “scivolando” sul supporto, quasi mai uniforme,

si incontra con altri pigmenti, si amalgama, si sovrappone, sfuma in

velature preziose volte ad esaltare l’insieme creativo. Come scrive

Cristina Acidini, Presidente dell’Accademia delle Arti e del Disegno

di Firenze, nel testo critico che introduce alla monografia dedicata

alla mostra: “Sulla tela i colori vengono applicati partendo dall’alto

andando verso il basso, così che la forma si costruisce con una progressiva

e guidata discesa in pennellate sostanziose senza disegno:

ovvero, senza altro disegno se non quello mentale del pittore” e

ancora “sono i colpi di pennello a costruire l’identità delle singole

forme”.

Luciano Pasquini è un artista che parla agli occhi senza mediazioni,

con sincerità e si nutre di visioni agresti o marine per realizzare

quanto di più nobile e saggio cela il suo cuore. Le sue opere parlano

di sé, ma anche di noi e delle nostre speranze, raccontano il sentimento

verso una natura fuori dal tempo, sfiorata con dolcezza dalla

mano dell’uomo. Fin dagli esordi (1971) si dedica ad una gamma di

Le culle collinari

fondamentale, oltre il tempo, che dà colore e forma ai suoi ricordi.

Suggeriamo di affrettarvi a visitare questa mostra che porta dentro

alle sale della Certosa di Pontignano colori, materie, immagini e

sapori di una Toscana secolare capace di riaccendere in questo meraviglioso

luogo di storia e bellezza quell’eterno dialogo amoroso

tra passato e presente possibile solo all’arte.

Luciano Pasquini

19


RICCARDO

MACINAI

EVA: LA PRIMA DONNA

di Barbara Santoro

Foto di Riccardo Macinai

Questo nome deriva dal termine ebraico chayah

(vivere) e chawah (respirare) per cui il

significato diventa essere vivente che respira,

meglio inteso come colei che dà la vita

o madre dei viventi.

Per questa ragione Eva è considerata la prima donna e

nell'Antico Testamento fu prima Hava e nel Nuovo Testamento

Eva.

L'onomastico può essere festeggiato il 6 settembre in

memoria di S. Eva di Dreux, vergine e martire, il 14 marzo

in ricordo della Beata Eva monaca di clausura presso San

Martino a Liegi, o il 24 dicembre come moglie di Adamo.

Ma perché le Eva di Riccardo Macinai sono tutte in blu?

Il pittore è sempre stato affascinato da questo colore

nelle varie tonalità e sfumature.

Si dice che il blu abbia la capacità di stabilizzare il battito

cardiaco e di allontanare le crisi di ansia.

Per il filosofo Jung il colore possiede un significato inconscio

ancora non ben definito e assolve non solo a una

funzione decorativa ed estetica ma anche magica.

Preferito dal popolo degli egiziani fu mal visto dai greci

e dai romani, che vedevano negli occhi cerulei, gli occhi

dei barbari sopraffattori, per i cinesi è il colore dell'immortalità

dell'anima e per il popolo buddista, essendo il

colore del cielo, rappresenta il fine ultimo.

Adamo ed Eva: questa “unità dei due” è il segno della co-

L'innocenza di Eva

munione interpersonale. L'immagine e

la somiglianza di Dio che l'uomo e la

donna portano entro il loro essere, è

il principio fondamentale dell'“ethos

umano”.

Questi due personaggi hanno ricevuto

La consapevolezza di Eva

una chiamata e a loro è stato affidato

il preciso compito della creazione.

Solo insieme riusciranno a realizzare l'interezza del progetto affidato a loro.

Per questa ragione la condanna di Eva come colei che con la scelta di mangiare

e di far mangiare il frutto proibito, va un po' rivista. Secondo Macinai

“Eva è la metafora della donna di tutti i tempi e di tutti i luoghi, ed è colei che

consapevolmente si è fatta carico di una discontinuità, di una scelta difficile

ma inevitabile, che ha pagato e continua a pagare in prima persona se non

altro in termini di pregiudizio morale ma non solo”. Purtroppo sfruttamento,

20 L'artista del mese


violenze, abusi, e quello che giornalisticamente viene chiamato “femminicidio”

sono argomenti di tale attualità e importanza che impongono riflessioni sulla

condizione della donna nelle varie società contemporanee. Macinai, pur senza

pretendere di indicare soluzioni, lancia un grido che noi raccogliamo, facciamo

nostro e condividiamo.

Nel momento in cui le creature di Riccardo Macinai cominciano ad essere esposte,

iniziano ad attirare l'attenzione del grande pubblico soprattutto per quella forza

espressiva ed emozionale che emanano.

La scelta minuziosa dei particolari: occhi bistrati, bocca ben disegnata e messa

in rilievo dai pastelli rosa, capelli giocati su luci da neon elettrici, fluidi o raccolti,

sparsi o composti, seni perfetti con aureole violacee affascinano lo spettatore e

lo intrigano.

L'apparente morbidezza delle forme anatomicamente perfette è in contrasto con

gli sfondi dichiaratamente materici e gestuali. Mediante l’uso della spatola Macinai

plasma e graffia l’abbondante

materia e rende l’opera

difficile da scoprire e da imitare.

Le Eva di questo artista impegnano

a lungo l'osservatore

perché gli sfondi e gli scenari

scabri e sobri le rimandano

quasi a richiamare chi le

guarda in un gioco magnetico

all'infinito.

L'esaminatore quasi investiga

con loro sul senso dell'esistenza

e ne diventa parte attiva,

giudice e spettatore.

Si creano delle pulsioni interne,

suggestioni interiori che

ti soggiogano e ti scalfiscono

quasi fisicamente.

Un “eros” sottile avvolge

tutte le sue figure e quasi in

un’estasi sensuale ci sentiamo

incantati davanti alle sue

donna-Eva.

Un'arte colta, raffinata che

solo i veri amanti del bello

La determinazione di Eva

possono apprezzare nelle varie

sfumature dei blu e dei viola,

dei neri lucidi ed opachi, degli

azzurri opalescenti, dei bruni sanguigni, dei rosa fucsia e vinaccia.

Deciso e morbido nello stesso tempo Riccardo Macinai è un pittore ineffabile ma

così personale che nessuno riesce ad imitarlo. Forse la sua formazione scientifica,

la predisposizione alla chimica, sono alla base delle sue opere, per questo ci risulta

difficile comprendere come esse sono costruite.

Nel caos pittorico di oggi, questi oli hanno un proprio linguaggio, si esprimono con

una chiara fermezza e con quella sottile ironia che sempre guida l'”intelligentia

excelsa”. Non credo sia possibile trovare analogia con i maestri del passato né in

quelli contemporanei.

Forse una “melanconia” sottile è nei volti delle Eva di Macinai, ma non disturberemo

né Durer né Bosch per dire che è uno dei pochi pittori veri dei nostri giorni.

Ad ottobre l'Officina Farmaceutica di Santa Maria Novella di Firenze ospiterà una

sua mostra dedicata ad Eva e sono certa che molti accorreranno per visitarla.

Nel prossimo numero della rivista vi comunicheremo tutti i dettagli!

Eva innamorata

Riccardo Macinai

Nasce a Firenze nel 1965. Nel 1993 si laurea

in Scienze Biologiche e nel 1997 consegue il

Dottorato di Ricerca in Scienze Ambientali.

Arriva alla fotografia e alla pittura autonomamente

sperimentando varie tecniche e tematiche fino ad arrivare

ad una vera e propria sintesi tra queste due arti.

Le sue foto infatti costituiscono quasi sempre il materiale

di partenza per la realizzazione dei dipinti.

Pratica sia la fotografia analogica, sviluppando e

stampando personalmente i propri scatti, che quella

digitale facendo in tal caso largo uso di software di

postproduzione.

Ha realizzato alcune mostre personali ed ha partecipato

a numerose esposizioni collettive esponendo anche

in luoghi prestigiosi come le Reali Poste della Galleria

degli Uffizi, Palazzo Guinigi a Lucca, ed il Museo

Archeologico di Firenze.

Fa parte degli artisti selezionati dall’Archivio Carlo Palli

di Prato per il progetto Vitamine-Tavolette Energetiche

nell’ambito del quale ha esposto nei più importanti

musei italiani d’arte contemporanea.

Le sue opere sono presenti in collezioni pubbliche e

private.

Vive e lavora a Firenze.

Cell. 347 9363795

riccardomacinai@gmail.com

L'artista del mese

21


PARK EUN SUN

Le opere dello scultore sudcoreano

fino al 18 settembre esposte nei

luoghi più suggestivi di Firenze

di Barbara Santoro

Foto Adriano Bartolozzi

Park Eun Sun artista nato in Corea del Sud nel 1965, studia

pittura presso l’università Kyung Hee, ma poco dopo un

anno, affascinato dal marmo e granito, si dedica totalmente

alla scultura. Sposa la bellissima Lee Kyung Hee a

Seul nel 1992 e si trasferisce a Pietrasanta nel 1993, dove prosegue

gli studi all’Accademia di Belle Arti di Carrara. Nello stesso anno nasce

il primo figlio, Dowon, mentre il secondo, Doui, nasce nel 2001.

Attraverso i molti viaggi in Italia acquisisce quel senso della bellezza

antica e moderna che poi trasferirà nei suoi lavori.

L’utilizzo dei marmi bicolore e poi la concezione dello spazio attraverso

le abrasioni del materiale e le crepe appositamente create,

lo rendono un artista “unico” e comincia a partecipare a mostre ed

eventi un po’ in tutto il mondo. Dalla prima esposizione al Gadarte a

Firenze nel 1995, passa poi a Monaco nel 1996 e poi a Seul nel 1997

e nel 2001 e nel 2004. Nel 2005, nel 2007 e nel 2010 è a Milano. Nel

2005 è alla Versiliana a Pietrasanta e poi al Museo Marino Marini

a Firenze nel 2009. Nel 2012 alla Fondazione Villa Bertelli a Forte

dei Marmi e poi in Svizzera. Nel 2014 ai Mercati di Traiano e al Museo

dei Fori Imperiali ottiene grande successo, e stupisce con le sue

grandi colonne bicolori a Pisa all’aeroporto internazionale Galileo

Galilei.

Ora al Piazzale Michelangelo, in Piazza Pitti, all’aeroporto Vespucci,

al Giardino delle Rose, a San Miniato al Monte, nel Cortile dei Leoni

di Palazzo Vecchio fino al 18 settembre le magnifiche opere di Park

Eun Sun svettano verso il cielo con le strisce bicolori giocate sapien-

L'artista Park Eun Sun con Barbara Santoro

22 Park Eun Sun


Barbara Santoro davanti alle opere dello scultore

Da sinistra: Mauro Pagliai, Sergio Risaliti, l’artista e il sindaco di Firenze Dario Nardella

temente con il marmo, il granito e il bronzo.

Sfere duplicate, prismi sfaccettati, cubi innestati su colonne,

obelischi, cilindri, globi, fusti che sembrano totem,

forme scultoree che sfidano lo spazio in un confronto dialettico

tra occidente ed oriente, si comprendono solo in una

visione filosofica.

L’uomo rinascimentale al centro dell’universo ha creato

nella perfezione, in quella visione razionale e concreta

dove la bellezza e l’armonia sono gli unici veri protagonisti.

Ma il passare dei secoli ha dimostrato come queste “protagoniste”

sono fragili, come basta poco a creare disarmonia

e bruttura.

L’uomo di oggi deve accettare l’ordine e il disordine, il

caos e la perfezione, la verità e il dubbio, il colloquio e

l’isolamento, la socialità e l’individualismo in un rapporto

coerente ed equilibrato ma raro da creare.

Così Park Eun Sun usa il precario, il contrasto, lo spezzato,

il corroso per accentuare questa fragilità. Con grande stile

l’artista-artigiano alternando il marmo bianco e il grigio come in

“Colonna Infinita” e il granito bianco e giallo come in”Duplicazione

continua” al Piazzale Michelangelo, o rosso porfido e grigio davanti

a Villa La Loggia dà origine a screpolature, erosioni, spaccature che

creano squilibrio e disarmonia in un affascinante gioco di specchi

all’infinito.

Il fascino è tutto lì, nel posizionare queste sue grandi creature bicolori

in luoghi che hanno il loro passato un paesaggio di fondo affascinante,

una chiesa con una sua storia, un giardino storicizzato, una

piazza su cui passeggiano migliaia di persone, un cortile le cui pareti

diventano scenografie inconsuete, un aeroporto da cui partono sogni

e viaggi in una dialettica giocata sul mettere in dubbio la perfezione,

la purezza e l’equilibrio.

Dirà l’artista coreano, intervistato alla presentazione della mostra

a Villa La Loggia, che “la sua è un’offerta devota ad un maestoso

contesto”.

Il catalogo edito da Mauro Pagliai della Polistampa rivela una grande

cura ed attenzione con magnifiche fotografie.

Il sindaco Dario Nardella si è detto soddisfatto che all’interno della

Estate Fiorentina: “trovino casa forme diverse di arte contemporanea

che danno vita ad una stagione culturale nella quale la città

stessa diventa teatro di dialoghi e confronto, attraverso i tanti volti

della cultura globale”. Parole bellissime che hanno rivelato ancora

una volta la scelta azzardata del Comune ma sicuramente di grande

fascino fatta con Jan Fabre, John Currin ed ora con Park Eun Sun.

Tre artisti innovativi che hanno saputo convivere per tutta l’estate

con le opere storicizzate dei grandi maestri toscani, anche se partendo

da punti di vista totalmente lontani.

Park Eun Sun

23


Roberta Kali Agostini

Nelle sue opere la figura

femminile come potente metafora

dell'esistenza umana

di Daniela Pronestì

Nell’opera di Roberta Kali Agostini la figura femminile è

una potente metafora dell’esistenza umana, del rapporto

con se stessi e con l’altro da sé, del cammino di trasformazione

interiore dell’individuo. Una varietà di significati

in cui si riflettono sia le esperienze personali dell’artista che le conoscenze

da lei acquisite attraverso lo studio dello yoga, al cui insegnamento

si dedica ormai da diversi anni. L’unione di questi due fattori

spiega la complessità del suo codice visivo, dove il corpo della donna

è al contempo luogo di auto - esplorazione della coscienza e strumento

interpretativo del reale. Scorrendo le immagini dei disegni a grafite,

tecnica a lei particolarmente cara, vediamo profilarsi sullo spazio

bianco del foglio una trama lineare tanto labirintica quanto armonica

nella distribuzione del segno, che procede senza soluzione di

continuità da una figura all’altra, quasi a voler richiamare il costante

ed ininterrotto fluire della vita. Si tratta, per stessa ammissione

dell’artista, di una partitura segnica tramite cui si manifestano le

forze sotterranee che agiscono nell’inconscio. Qualcosa di simile,

quindi, al disegno automatico surrealista, con cui le sue opere condividono

il bisogno di dare voce al profondo servendosi di immagini

lontane da ogni schema logico. Se interpretate alla luce della

cultura yogica, queste immagini sono il risultato di un processo

interiore secondo cui l’artista accoglie e trasforma l’energia del

cosmo, favorendo così il passaggio dall’immaterialità di una con-

Roberta Kali

Agostini

Nata nel 1974, abita da sempre nella sua amata valle, il

Casentino. Terminati gli studi all’Istituto d’Arte Piero

della Francesca di Arezzo, dove per la prima volta si

dedica al disegno e al chiaroscuro, s’iscrive all’Istituto Superiore

per le Industrie Artistiche di Firenze, da cui si allontana

dopo qualche anno per dedicarsi alla sua ricerca in campo

artistico. Una ricerca interrotta per circa dieci anni a causa di

una crisi personale e ripresa nel 2014 con un’intensa attività

espositiva che l’ha vista presentare i suoi lavori sia in Italia

(Firenze, Roma, Napoli, Venezia, Forte dei Marmi) che all’estero.

Per lei creare è una specie di auto-terapia, per non dire

una sorta di yoga, disciplina che studia ed insegna e che in

ambito artistico applica al concetto di espressione mettendosi

alla prova in un viaggio che la guida verso nuove frontiere

ed esperimenti.

kali.ago@libero.it - Cell. 334.9257389

Fertilità, 2013, chiaroscuro a grafite, cm. 23x31

24

Roberta Kali Agostini


Creature nude mutanti in piante, 2013, chiaroscuro a grafite, cm. 23x31

Nutrimento celeste, 2014, chiaroscuro a grafite, cm. 23x31

dizione spirituale alla materialità

di un segno articolato in forme

riconoscibili. Un iter creativo che

coniuga le ragioni dell’arte alla

necessità di approfondire la conoscenza

di sé e degli altri, facendo

sì che l’azione artistica diventi un

tramite per comprendere il senso

delle azioni umane. In questa

chiave si spiega l’insolita fenomenologia

del femminile nelle opere

di Kali Agostini: una rappresentazione

della donna che sacrifica i

tradizionali canoni della bellezza

muliebre e della gradevolezza

estetica - naso e mento aguzzi

come artigli, mammelle abnormi,

arti trasformati in rami o in radici

- per spostare l’attenzione sull’essenza

dell’animo femminile. Una

risposta, potremmo dire, ad ogni

genere di strumentalizzazione e

di mercificazione del corpo della

donna, che nei suoi disegni ritrova invece la varietà di significati

simbolici ed archetipici che da sempre le vengono attribuiti. Potente

e fatale, dispensatrice di vita, conoscenza e nutrimento ma anche

madre terribile che divora le proprie creature per spingerle ad una

profonda rigenerazione interiore; e ancora, creatura silvestre poco

rassicurante nell’aspetto ma capace di trasmettere amore e tenerezza.

Una visione del femminile in cui si fondono sincreticamente le

divinità classiche e il pantheon induista, gli antichi riti d’iniziazione

femminile e le teorie animistiche delle civiltà arcaiche. La centrali-

Vite sospese piante divelte, 2014, chiaroscuro a grafite, cm. 23x31 Creatura femminile mangia-pesci a cavallo di sirena, 2015,

chiaroscuro a grafite, cm. 23x31

tà della donna, sebbene innegabile, non impedisce a Kali Agostini

di attribuire un valore universale al suo racconto per immagini. Un

racconto rivolto alla coscienza dell’individuo, alle sue lotte interiori,

ai piccoli grandi passi che lo avvicinano alla sua natura spirituale.

Roberta Kali Agostini

Inaugurazione mostra personale sabato 22 ottobre - ore 18

Hotel Plus Florence (piano rosso)

Via Santa Caterina d'Alessandria, 15 - Firenze

Roberta Kali Agostini

25


Geo Bruschi

I mercati del mondo in una sua suggestiva

serie di immagini fotografiche dal

10 settembre in mostra a Pontassieve

di Daniela Pronestì

Un altro viaggio intorno al mondo con le fotografie di Geo

Bruschi, che questa volta ci invita a scoprire la tradizione

dei mercati. L’occasione è data dalla mostra che dal

10 settembre al 19 ottobre lo vedrà esporre al Museo

Geo Centro Studi di Pontassieve, che dal 2014 è sede del suo archivio

fotografico e della sua collezione di reperti antichi. Come indicato

dal titolo Nei mercati del mondo, le foto in mostra narrano l’antica

usanza del mercato in diverse nazioni, tra cui Guatemala, Camerun,

Sudafrica, Vietnam, Birmania, Yemen, Marocco, Etiopia, Buthan,

Benin, Ecuador e Cina. Paesi diversi per cultura e spesso distanti

geograficamente, ma tutti accomunati da una consuetudine che, pur

variando da una parte all’altra del mondo, mantiene dei tratti ricorrenti:

le bancarelle, i carretti degli ambulanti, i teli su cui le donne

stendono le merci, i focolari improvvisati per preparare un pasto da

consumare in strada. E ancora: le tinte sgargianti delle spezie, le

fantasie variopinte dei vestiti, i riflessi argentei del pesce raccolto in

umili contenitori. Scene di vita quotidiana, dove il lavoro dell’uomo -

artigiani, fruttivendoli, macellai, venditori di bestiame - è un rito che

si rinnova di tempo in tempo. Una narrazione densa di particolari capaci

di evocare anche ciò che l’immagine da sola non può restituire:

le grida dei venditori che invitano a comprare, il pianto di un bambino

in braccio alla madre, le voci degli avventori che mercanteggiano

sul prezzo. E poi gli odori, acri, pungenti, misti di terra e di spezie.

Eppure, persino in questo caleidoscopio di colori, suoni ed odori che

26 Geo Bruschi


disorientano lo sguardo e saziano i sensi, Geo Bruschi riesce a catturare l’espressione

di un viso, la forza comunicativa di un gesto, il sorriso di una giovane donna incuriosita

dall’obiettivo fotografico. Dettagli che destano la sua curiosità onnivora, guidandola

da un punto all’altro, in una corsa continua. Come di consueto nelle sue fotografie, la

miseria di queste popolazioni non ha il volto della disperazione, ma è una povertà dignitosa,

che sa riscattarsi da questa condizione sfruttando al meglio ciò che la natura

e l’ingegno dell’uomo sono in grado di offrire. Una mostra che si aggiunge alle tante

già realizzate avvalendosi dello straordinario repertorio di scatti con cui il fotografo

fiorentino ha documentato la bellezza dei luoghi, la cultura dei popoli, la storia delle

religioni. E anche in questo caso le immagini sono tramite di un racconto che esalta il

valore della diversità, nel segno di una pace senza confini.

La mostra sarà inaugurata sabato 10 settembre alle ore 18.00. Saranno presenti

oltre all’autore: Monica Marini, Sindaco di Pontassieve, Carlo Boni, Assessore alle

Politiche Culturali, Guido Spezza e Laura Bati, curatori della mostra, Paolo Belardinelli,

presidente dell’associazione Fotografi del Levante Fiorentino e il fotografo Massimo

Casprini. La mostra si potrarrà fino al 19 ottobre e sarà aperta al pubblico mercoledì

(9.30/12.30), sabato (16.00/19.00) e domenica (16.00/19.00).

Museo Geo Centro Studi - Piazza Vittorio Emanuele II, n° 9, Pontassieve

Le foto pubblicate sono state realizzate in Camerun e in Marocco

Geo

Bruschi

Nasce a Badia a Ripoli (Fi) nel 1930. Agli

anni Cinquanta risalgono il suo primo viaggio

a Roma in bicicletta e ad Amburgo in vespa,

mentre nel decennio successivo si sposta in

auto fino a Capo Nord, Gerusalemme e Bombay.

Da allora ne ha fatta tanta di strada, arrivando

a visitare più di 130 paesi (Africa, Cina, Medio

Oriente, Americhe, Australia, Oceania, Russia,

Europa) e a scattare oltre 10.000 fotografie.

L’attività espositiva, iniziata negli ultimi anni,

lo ha visto presente in molte sedi importanti,

tra cui l’Oratorio di Santa Caterina di Ponte a

Ema (2011, Geo e il mondo), la Casa Rossa di

Pontassieve (2012, Geo/Emozioni di viaggio),

il Castello dei Conti Guidi a Poppi (2013, Il

colore delle cerimonie). Nell’estate del 2013,

insieme al noto artista fiorentino e suo grande

amico Nano Campeggi, espone al Monastero

di Karolos a Chania (Creta) con la mostra

Arte e Tauromachia; a distanza di qualche è a

Chianciano Terme con Sguardi sul mondo. Nel

dicembre dello stesso anno l’amministrazione

del Comune di Pontassieve lo insignisce la

massima onorificenza del “Ponte Mediceo”.

Nel maggio del 2014, in seguito ad una sua

donazione al Comune di Pontassieve, viene

inaugurato il “Museo GEO” Centro Studi nel

centro storico della stessa cittadina. Come

Ambasciatore di Pinocchio nel mondo, nel

mese di giugno del 2014, inaugura la mostra

Il Pinocchio di Geo, fotografie dal mondo con

sede nel Parco di Pinocchio e in diverse strutture

della cittadina di Collodi. Nello stesso mese,

a Firenze riceve il Premio Auser Toscana “Filo

d’Argento”; a novembre inaugura la mostra

Geo e il Mondo (Firenze, Società delle Belle

Arti Circolo degli Artisti “Casa di Dante”) e a

dicembre dedica un’altra mostra al celebre burattino

di Carlo Lorenzini realizzando Geografie

di Pinocchio. Nel 2015 ha esposto a Napoli,

Roma, Volterra e Venezia.

www.geobruschi.it

Geo Bruschi 27


Sfaccettature

Fiorentine

di Giorgia Armellini

Quartiere

Santa

Maria

Novella

Il balcone arrovesciato

Nel XVI secolo a Firenze non si poteva costruire “a casaccio”; infatti

precisi regolamenti edilizi dovevano essere rispettati. Così quando

un proprietario si decise a costruire un “balcone particolare” in Borgognissanti,

il permesso gli fu inizialmente negato, perché risultava essere

troppo sporgente sulla strada. Così il progetto fu ripresentato una seconda

volta quasi identico al primo, sperando di ottenere un risultato positivo. Ma

anche questa volta fu negata la costruzione. Alla terza volta il Duca Alessandro

de' Medici, volendo essere spiritoso scrisse: “sì ma alla rovescia”. Il costruttore

su suggerimento del proprietario prese le parole alla lettera e montò gli

elementi classici del balcone al contrario. Infatti se osservate attentamente,

noterete che i mensoloni di sostegno e le relative volute sono rovesciate, così

pure le colonnine della balaustra. Forse il duca voleva punire il costruttore ma

apprezzò la risposta spiritosa e il balcone rimase al suo posto così come oggi lo

vediamo al numero 12 di Via Borgognissanti.

Il balcone rovesciato di via Borgognissanti

La testa di Berta e il prete pietrificato

Due curiosi aneddoti sono legati ad una delle chiese più antiche della città: Santa Maria

Maggiore. Questa chiesa si affaccia sull'omonima piazza in angolo con via Cerretani ed

è un edificio che esisteva prima della costruzione delle mura matildine (1078). Anche se

rimaneggiata più volte sopravvive tuttora la struttura romanica della torre campanaria, dove in alto è

murata una curiosa testa femminile soprannominata “Berta”.

Era questa una contadina vissuta nel 1200, molto amata nel quartiere dove vendeva cavoli e frutta

del suo orto. Era un'ortolana molto pia dedita alla preghiera e al lavoro. Quando morì sola e senza

figli, volle lasciare alla chiesa di Santa Maria Maggiore tutti i suoi risparmi a patto che fosse fusa una

campana per il campanile. Questa campana doveva suonare al mattino per iniziare bene la giornata

e alla sera, per far tornare a casa tutti quei contadini che, lavorando nei campi, dovevano rientrare in

città prima della chiusura delle porte. In tutta la Firenze medievale le porte venivano aperte all'alba

e chiuse al tramonto del sole. Chi non riusciva a rientrare in città doveva trascorrere la notte fuori,

fra estranei e spesso malfattori a rischio di essere sbranati anche da animali feroci. Esiste un detto

tipicamente fiorentino: “essere alle porte coi sassi” che sta a significare che i ritardatari che volevano

rientrare in città, cominciavano a tirare i sassi alle porte che stavano per chiudersi, per palesare il loro

arrivo e far in modo che i soldati di guardia ritardassero di

qualche istante la chiusura. Tutto il quartiere intorno alla

chiesa fu molto grato a questa contadina per l'offerta della

campana e volle porre una testa muliebre a ricordo di Berta

in alto nella torre.

La Berta

I soldati che erano addetti alla chiusura delle porte erano

Pisani fatti prigionieri dai fiorentini.

Per questo tutte le volte che un bambino sta per addormentarsi

vien detto: “Arrivano i pisani!” ad intendere che arriva

il momento della chiusura delle porte e con esso l’arrivo

del sonno.

La Berta - Santa Maria Maggiore

28 Sfaccettature Fiorentine


ANDREA SIMONCINI

In mostra al Centro Studi Leda e Gabriella Gentilini

di Gabriella Gentilini

Con una mini mostra personale di pittura di Andrea Simoncini,

si è inaugurato nel giugno scorso lo “Studiolo”,

un piccolo spazio appositamente allestito per ospitare

esposizioni, biblioteca ed attività del Centro Studi Leda

e Gabriella Gentilini. L’associazione culturale da me recentemente

costituita in memoria dei miei genitori, è stata ideata insieme alla

mia mamma Leda, nel nostro nome ed anche in ricordo del mio babbo

Giulio, due presenze per me fondamentali, uniche, immense.

Orgoglio

Tra le numerose finalità del Centro Studi, che ha sede a Firenze in

piazza Pier Vettori e che si avvale di un Consiglio Direttivo formato

da importanti personalità, spicca l’impegno nella valorizzazione di

ogni forma d’arte, quale strumento di comunicazione che nel solco

della tradizione fiorentina dia lustro alla nostra città, contrastando situazioni

di degrado e promuovendo

iniziative volte alla tutela di storia,

civiltà e tradizioni, in aperto dialogo

e collaborazione con altre realtà

consociative, con istituzioni e con

la cittadinanza.

L’esordio dell’iniziativa, accolto con

grande interesse e partecipazione,

fa ben sperare nei futuri sviluppi

dell’associazione e della sua vocazione

in termini di pubblica utilità.

A renderlo prezioso ci ha pensato

la mostra di Andrea Simoncini, intellettuale

raffinato, la cui pittura

colta e densa di significati simbolici,

si impone in tutta la sua potente

e carismatica sostanza. Con

profondità d’indagine ed attenta

adesione storica, Simoncini cala

le sue composizioni in atmosfere

Mastro Muratore

dal taglio metafisico per certi accostamenti inattesi eppure studiati

nel particolare, con l’intento di svelare ciò che si cela dietro e oltre

l’apparenza delle cose. Da scene in cui il richiamo mitologico diviene

spunto, quasi pretesto, per una riflessione su tematiche di attualità,

alla rappresentazione di episodi biblici, come lo straordinario dipinto

“Mosè che riceve le Tavole della Legge”, lavoro ripreso in più tempi

in virtù di una tecnica elaborata mediante una sorta di scialbatura a

spatola intervallata da varie fasi di sottrazione e successiva aggiunta

di materia cromatica, fino ad ottenere un effetto plastico vicino alla

tridimensionalità. La figura di Mosè piegata al volere divino, si fonde

con l’ambiente, sovrastata dal mistero e avvolta dalla nebbia dell’eternità

si fa masso, roccia, cielo, nuvola. Quel “non finito” volutamente

cercato, che ha qualcosa di michelangiolesco e che è un tratto

distintivo dei lavori dell’artista, contiene in sé tutta la compiutezza,

la forza, la verità dell’immagine. Dagli albori della vita, passando su

pietre millenarie e isole remote, si giunge fino ai nostri giorni, con

i sentimenti, i dubbi, i disagi, le relazioni, le conversazioni e tutto

quello che ci fa esistere. Nella pittura di Andrea Simoncini scorre il

percorso dell’umanità.

Andrea Simoncini

è nato a Firenze dove risiede e lavora.

Profondo conoscitore della

storia dell'arte, dopo la maturità

ha iniziato a dedicarsi alla pittura

frequentando lo studio di Mario

D'Elia. Ha esposto in mostre personali

e collettive in Toscana e

in molte città italiane ed estere,

conseguendo numerosi riconoscimenti,

tra cui varie edizioni del

"Premio Italia per le Arti Visive"

e del "Premio Firenze" (2008 e

2009). Di rilevanza la mostra nel

Palazzo Bastogi della Regione;

personali nel Palazzo Ghibellino

ad Empoli, nella sala Consiliare

del Comune di Fiesole, alla

Gabriella Gentilini inaugura la mostra di

Andrea Simoncini

Galleria Via Larga a Firenze; mostre in

Palazzo Pretorio a Certaldo, presso Firenzeart

Gallery e alla Società di Belle

Arti, Circolo degli Artisti Casa di Dante

di cui è vice presidente. Sue opere sono

presenti in gallerie e collezioni private.

Andrea Simoncini

29


La Taverna del

Pian delle Mura

La tradizione in tavola fra passione e competenza

di Amedeo Menci

Ristorante certificato IMC (Istituto Mediterraneo Certificazioni),

Chiocciola d’oro dal 2010, (riconoscimento conferito

a soli 150 ristoranti sui 1700 segnalati nella “Guida Slow

Food”): questo è la Taverna del Pian delle Mura ristorante

di cucina tipica e biologica della Val d’Orcia e del Monte Amiata.

Per trovare questa delizia di passione che Nadia, Luisa e Umberto

hanno ideato per hobby dovrete arrivare a Vivo d’Orcia, piccolo paese

situato fra la Val d’Orcia ed il Monte Amiata ad una altitudine di 1000

metri. Entrando nel ristorante avrete l’immediata sensazione di essere

arrivati a casa. Umberto vi accoglierà con cortesia, Nadia vi sistemerà

al tavolo, decisa e affettuosa, e Luisa sicuramente vi sorriderà dalla

cucina magari mentre sta preparando le tagliatelle rigorosamente fatte

a mano.

La prima volta che pranzai alla Taverna, fra un discorso e l’altro, mi

fu raccontato l’episodio di un notissimo imprenditore che scendendo

dalla sua meravigliosa automobile posteggiata davanti al locale si presentò

chiedendo del ghiaccio. Nadia, un po’ in difficoltà dovette negarlo:

“... ci scusi ma non avendo freezer, non abbiamo il ghiaccio”… e fu

così che conquistò il famoso cliente che, non avendo creduto a quanto

gli era stato riferito, cioè che tutto lì era fresco di giornata, aveva escogitato

il trucchetto del ghiaccio per scoprire la verità…

Nadia, Luisa e Umberto usano per la loro cucina erbe spontanee, ingredienti

di stagione rigorosamente biologici, biodinamici o con certificazione

(doc, dop, igp); la pasta è fatta in casa (come si dice qui al

Vivo) e troverete sempre il pane di farina di

castagne, ricetta che risale ai tempi in cui la

povertà faceva di necessità virtù.

Potrete scegliere fra tante pietanze la cui ideazione

è davvero quella della nonna.

Ho gustato lo sformato di bucce di baccelli,

i pici con noci, pancetta e ricotta (la ricotta

la trovate solamente da gennaio ad agosto),

i pici all’aglione, al “vero” aglione (dolce e

grande più di una grande cipolla!), il collo di

locio ripieno, il capocollo arrosto guarnito di

finocchietto selvatico, il tortino di amaranto,

ricotta con salsa di formaggio e…tante altre

delizie.

Non si può rinunciare al “caffè in forchetta” che spesso viene

scelto fra i deliziosi dolci preparati da Luisa e, per finire, un bicchierino

di Giulebbe, liquore ricavato dalla macerazione dei petali

di rosa canina, una vera delizia.

Bella la “Taverna del Pian delle mura”, accogliente e pulitissima

- si narra che Luisa lavi i denti alle lumache - e tutti possono

goderne. Nella nostra meravigliosa terra di Toscana ci sono tanti

angoli di paradiso e qui, al Vivo, ce n’è uno speciale: provare per

credere!

Via delle Casine 12 - Vivo d’Orcia - Castiglione d’Orcia (SI)

Tel. 0577 874009 - Cell. +39 330 28929

info@tavernapiandellemura.it - www.tavernapiandellemura.it

30 La Taverna del Pian delle Mura


SAURO

CAVALLINI

LO SCULTORE

DELLA VITA

UNA VITA PER LA

SCULTURA

di Barbara Santoro

Sauro Cavallini il grande artista ha chiuso gli occhi a 89

anni, come sempre aveva desiderato, alla stessa età di

Michelangelo.

Era nato a La Spezia nel 1927 da genitori liguri e forse da

loro aveva preso quel suo carattere schivo, solitario, poco propenso

alle chiacchiere e alle confidenze.

Ancora bambino si trasferisce a Firenze dove il padre, dopo aver passato

tanti anni nella Marina Militare, viene assunto alle Ferrovie. Avviato

alle scuole tecniche trova solo nel disegno il piacere dello studio.

Partecipa alla Seconda Guerra Mondiale e nel 1944 dopo otto mesi

di prigionia e quattro di ospedale riesce a tornare a Firenze per la

liberazione della città.

Sauro Cavallini

Alberto e Ranieri di Monaco con Sauro Cavallini di fianco alla statua "Fraternità"

Nel 1957 da autodidatta espone per la prima volta in una collettiva

alla Galleria Permanente di Firenze. Poco dopo apre il suo primo studio

in via Orsanmichele.

Il ritratto dello statista Konrad Adenauer eseguito da Sauro viene

sistemato a Bonn nel Palazzo del Governo.

Nel 1960 acquista un terreno e là, aiutato dal padre, si fa costruire

abitazione e studio.

Nella casa in cui io sono stata tante volte a trovarlo, lavora indisturbato

sperimentando i vari materiali: il legno, la pietra serena, il ferro

con una tecnica sua personale: la “saldatura autogena” ed evitando

il bronzo troppo costoso per le sue “tasche”.

Nel 1965 gli muore il padre e tre mesi dopo riceve il 1° premio alla

Mostra Nazionale del Fiorino in Palazzo Strozzi: un riconoscimento

che lo lancia nel mondo dell’arte.

Nel 1966 dopo la grande alluvione della città, Cavallini sospende il

suo lavoro di scultore per dedicarsi totalmente al restauro delle opere

danneggiate, prima al Bargello e poi nella Basilica di Santa Croce.

Nel 1967 perde la madre, alla quale era fortemente legato, e per superare

il trauma accoglie l’invito di alcuni amici svizzeri. Alla Galleria

d’Arte Burdeke a Zurigo terrà una bella mostra.

Sono questi gli anni della grande produzione. Di giorno scolpisce di

notte disegna.

Sono anche gli anni delle grandi amicizie: Giovanni Michelucci, Pierluigi

Nervi, Carlo Carrà, Giacomo Manzù, Luciano Minguzzi, Emilio

Greco, Bruno Cassinari, Pericle Fazzini al quale sarà legato da fraterna

amicizia.

Per la chiesa di San Marino, su richiesta di Giovanni Michelucci,

Sauro Cavallini

31


esegue un grande Crocifisso. L’opera risulta più

grande dello spazio consentito e oggi, per

nostra fortuna, la possiamo ammirare

fuori della Basilica di San Miniato

al Monte. Là dove la salma dello

scultore è stata accolta in quel

Cimitero delle Porte Sante dove

si trovano le tombe dei grandi

artisti.

Nel 1969 da Italo Gamberini gli

viene commissionato il “Volo

di Gabbiani”un’ardita scultura

alta un metro e mezzo che sarà

poi posizionata nel piazzale antistante

alla sede della nuova

RAI.

Nel 1970 si sposa e nasce il figlio

Teo (oggi bellissimo quarantacinquenne

con un meraviglioso bambino

dal nome Egon).

Nel 1971 esegue la “Fontana della Maternità”

gruppo monumentale formato da cinque sculture

alte due metri, posto in piazza Francesco

Ferrucci all’angolo con il Ponte San Niccolò.

Nello stesso anno espone in un’antologica a Palazzo Strozzi ed è

chiamato alla cattedra di scultura del Liceo Artistico di Firenze. Una

Sauro Cavallini con Barbara Santoro

bella esperienza umana, ma che abbandonerà ben presto per dedicarsi

completamente alla scultura.

Nel 1973 nasce la figlia Aine. Una sua personale è esposta nel chiostro

romanico del Duomo di Prato.

Continua a produrre. Sono questi gli anni delle “grandi opere”.

Nel 1975 espone con successo al Grand Palais di Parigi.

Nello stesso periodo realizza il “David” e il “Cavallo Morente” acquistato

dall’industriale Giuseppe Benelli e sistemato nel giardino

della storica Villa Palmieri.

Nel 1976 crea il grandioso “Monumento alla Pace” (metri 7x4,20),

nove figure sinuose che esaltano la fraternità e la solidarietà fra gli

uomini, posizionato davanti alla sede del Palazzo dei Congressi a

Firenze.

Nel 1978 riceve dal Sindaco di Genova “La Fronda d’Oro”per meriti

artistici ed inizia a dare vita alla serie “Passi di Danza”. Sono sette

gruppi di tre o quattro metri che rappresentano passi di ballo studiati

nei particolari e resi armoniosi nonostante la poca duttilità del

bronzo.

Nel 1979 nasce “Icaro” un bronzo davvero innovativo. Poi realizza il

Cavallini con Papa Wojtyla e Carlo Casini

gruppo di quattro figure dal titolo: “Fraternità”(3

metri x 2) che oggi possiamo vedere a Monte

Carlo nel Principato di Monaco.

Nel 1983 a Diano Marina, in Liguria,

per la piazza principale scolpisce il

“Monumento ai Caduti”. Durante

l’inaugurazione gli viene offerta

la cittadinanza onoraria.

Henry Ford II presidente dell’industria

automobilistica gli assegna

un riconoscimento e lo

consiglia di trattenersi in America

dove avrà tutte le “porte

aperte” per la sua arte. Ma Cavallini,

troppo legato a Firenze e

ai suoi cari, torna in Italia.

Nel 1987 lo scultore è a Londra

ad inaugurare una “Mostra di bronzi

e disegni” presso la Locus Gallery. Nel

medesimo anno inizia la realizzazione in

grande dell’“Ultima Cena”.

L’anno successivo Amintore Fanfani, ministro

dell’Economia, gli chiede una medaglia di rappresentanza.

Questa iniziativa ha tanto successo

che l’anno dopo ne farà un’altra per l’Università di Firenze.

Nel 1991 gli viene commissionato il “Monumento alla Vita” che verrà

posizionato a Strasburgo davanti al Tribunale dei diritti dell’uomo.

Nel 1992 in occasione del cinquecentesimo anniversario della scoperta

dell’America a Genova Expo presenta il Monumento a Colombo

dal titolo: “La Nave Umana” (2,50x8 metri). Il Principe Ranieri

acquista per i giardini monegaschi il “Monumento alla Danza” e l’opera

“Icaro” viene sistemata, dopo la vittoria di un concorso indetto

dall’Università, davanti a Villa Favard sede della Facoltà di Economia

e Commercio.

Nel 1996 riceve dal Rotary il Premio Columbus per le arti.

Nel 2000 per il compimento del cinquantesimo anno di reggenza,

la comunità italiana dona al Principe Ranieri di Monaco la grande

scultura “Fraternità” che verrà collocata davanti alla stazione di

Monaco.

Ho conosciuto Sauro in occasione del Premio Columbus e subito tra

noi si è stabilito un rapporto amicale. Ogni volta che lo scultore era

triste mi chiamava ed io con la mia macchinina raggiungevo il cancello

del Pian del Mugnone, lui metteva in casa i cani e veniva ad

accogliermi sulla porta.

Ogni mia visita era accompagnata da un dolcetto, da dei biscotti

fatti in casa che lui sembrava molto gradire. Aveva un gran bisogno

di parlare ed io sapevo ascoltare con piacere le sue considerazioni

sulla vita d’artista.

Un giorno per caso passavo in quella strada ed ebbi la sensazione

che lui “avesse bisogno di me”. Prima di andare a trovarlo avevo

l’abitudine di telefonare, ma quella mattina al suo telefono non rispondeva.

Arrivai davanti al cancello che era stranamente aperto,

poco più in là un’ambulanza della Misericordia era ferma davanti

alla porta di casa. Entrai, Sauro bianco come un lenzuolo veniva

sollevato dal suo divano e messo dagli infermieri sulla lettiga per

andare all’ospedale. Si era rotto una caviglia cadendo dalle scale.

“Come hai fatto a sapere che avevo bisogno di te?” mi chiese, ed io

un po’ confusa non risposi ma dissi: “stai calmo fra qualche tempo

sarai di nuovo in piedi, in bocca a lupo!!!”. Mi strinse la mano ed uscì.

32 Sauro Cavallini


STUDIO PER L’ “ULTIMA CENA”

(1989-2000)

Il manifesto della mostra del 1975 a Parigi

Fu in quella occasione che conobbi Aine la sua dolcissima

figlia e ne divenni amica. Scoprii anche i suoi gusti

nel cibo e ogni tanto per consolarlo arrivavo col “baccalà

alla livornese” di cui sapevo essere goloso o il “polpo

con le patate”.

Tutte le volte la richiesta era sempre la stessa: “portami

qualcuno che sappia apprezzare la mia “Ultima

Cena”. Così cominciai a cercare fra le mie conoscenze

qualcuno che potesse stimare questa grandiosa opera.

Ogni tanto accompagnavo “noti personaggi”: Giovanni

Cipriani, l’avvocato Raffaello Torricelli, il senatore Umberto

Emo Capodilista, Umberto Agnelli, la contessa

Viviana Pecci Blunt, la principessa Maria Consiglio Caracciolo,

Giovanna Pique’ Rucellai, l’ingegnere Umberto

Ucelli di Nemi e molte altre personalità.

L’ultimo è stato Alessandro Sarti, assessore alla cultura

del comune di Pontassieve negli anni 2004/2015, che

aveva offerto a Sauro la Sala delle Colonne del comune

per una mostra di bronzetti.

Ma nonostante tutti ammirassero questa opera nessuno

aveva i mezzi o la voglia per farla fondere in bronzo.

Uomo sensibile e raffinato con i meravigliosi occhi grigio-verde,

il profilo alla greca ed i bianchi capelli un po’

lunghi, bello ed elegante sempre, anche quando con il

camice bianco faceva le saldature, Sauro ha continuato

a sperare di vedere realizzato il sogno della fusione in

bronzo dell’“Ultima Cena”.

Oggi quel suo “Volo di Gabbiani” insieme ad “Icaro”

lo accompagnano nell’immensità del cielo infinito e

chissà che San Pietro, o lo stesso Padre Eterno, a cui

ha dedicato il meraviglioso “Cristo Crocifisso” possano

fare da lassù quel “miracolo” che a noi mortali non è

stato concesso di fare.

Sauro Cavallini non ha trascurato nessun

particolare quando ha cominciato

a pensare al gruppo scultoreo monumentale

dell’Ultima Cena (16 metri di

lunghezza x 6,5 di altezza x 4).

Mister Stanley Schwarz presidente

della “MOVADO” di New York costruttrice

dei famosi orologi chiese a

Cavallini di realizzare in grande la sua

"Ultima Cena", che sarebbe stata ceduta

al Museo d’Arte Contemporanea

di New York.

Le richieste da lui fatte erano che non

superasse gli otto metri di base per

le solite ragioni di spazio. Ma quando

l’opera fu finita risultò esattamente

"Ultima Cena" gesso

il doppio di quello stabilito e così non

venne accolta. Da qui il grande rimpianto

che ha accompagnato Sauro per tutta la vita nel non veder realizzato

il suo sogno. In un semicerchio (tavolo-sedia) gli apostoli sono seduti con il

Cristo in mezzo che guarda tutti ed è osservato da tutti in un atto d’amore

circolare. L’ultima immagine storica di un Dio che abbraccia tutti: credenti e

laici, religioni di tutto il mondo, poveri e ricchi in un atto di fraternità universale

che non ha uguali.

Cavallini ha realizzato in questa monumentale opera tutto quanto di drammatico,

di eroico, di dolore e di speranza si trova nella vita di ognuno. La storia

di questo ultimo convivio fa qualche eccezione rispetto alla consuetudine.

Giuda siede alla destra di Gesù in maniera esplodente quasi a rivelare il suo

carattere ribelle, Giovanni invece è a sinistra sotto la mano protettrice del

suo Signore. Carlo Bo, vedendo la scultura ebbe a dire: “proprio in quell’aria

sospesa tra la terra e il cielo, Cavallini con la sua grande arte racconta la

nostra storia, messa in luce da quella del Cristo”.

Spero con tutto il cuore che sia realizzabile in futuro questo imponente lavoro

a cui Sauro ha dedicato più di venti anni della sua vita e che se non noi, almeno

le nuove generazioni possano vederlo esposto in quel Forte di Belvedere

dove lui l’aveva immaginato. Ed è questo l’augurio che faccio nel rendere

omaggio ad un’“artista per la vita”!

"Ultima Cena" bozzetto

Sauro Cavallini

33


OTTORINO RAZZAUTI

A Castiglioncello una mostra per ricordare il pittore

livornese a quarant'anni dalla scomparsa.

Curata da Filippo Lotti si è tenuta nel mese di agosto

nella sala espositiva La Macchia dei Bagni Salvadori

di Daniela Pronestì

Storicizzare la vicenda di un artista dimenticato dalla critica

e sopravvissuto invece nel ricordo di quanti hanno avuto

occasione di conoscerlo ed apprezzarne le qualità pittoriche

ed intellettuali. Stiamo parlando dell’artista livornese

Ottorino Razzauti (Livorno, 1881- 1976) e della mostra dedicatagli

lo scorso agosto presso i Bagni Salvadori di Castiglioncello. A quarant’anni

dalla sua scomparsa, le nipoti, Titti e Simonetta, hanno

voluto ricordarlo riunendo alcune delle sue opere, quali vivide testimonianze

di un’esistenza dedita non solo all’arte, ma anche alla

Campagna, olio su tavola, cm. 18x33

tempo e non di stile può dirsi postmacchiaiola. Al contrario, l’esame

analitico delle opere consente di tracciare il profilo di un artista che,

pur non appartenendo alla generazione dei macchiaioli, rimane saldamente

legato agli insegnamenti della scuola fattoriana. Bastino

a confermalo l’ampiezza atmosferica e la tessitura luministica dei

paesaggi ritratti sulle colline di Castiglioncello, dove Razzauti si recava

a dipingere nei brevi momenti di libertà concessagli dalla sua

condizione di perseguitato politico durante il ventennio fascista. Alla

bellezza intatta di questi luoghi, dove la quiete della campagna conserva

l’eco lontana del fragore marino, si era già ispirata negli anni

Sessanta dell’Ottocento la così detta Scuola di Castiglioncello, che

Campagna, matita su carta, cm. 12x19

passione politica e più in generale alla cultura. Dipinti, schizzi e

disegni che testimoniano la statura artistica di Razzauti e il suo collocarsi

da un punto di vista stilistico nella compagine di eredi e continuatori

della pittura di macchia. Da un punto di vista cronologico,

ci troviamo nell’ambito temporale dell’esperienza postmacchiaiola,

che ebbe Livorno, e non più Firenze, come fulcro della cultura artistica

toscana a cavallo tra Ottocento e Novecento. Da qui la scelta

del curatore Filippo Lotti di applicare all’opera di Razzauti un filtro

interpretativo che la colloca su percorsi affini a quelli di altri artisti

attivi negli anni che seguirono la grande rivoluzione della macchia.

Un’inquadratura a maglia larga, giustamente confermata dal titolo

della mostra Ottorino Razzauti / Un post macchiaiolo ritrovato.

Tuttavia, come spesso accade quando si adottano definizioni dettate

da necessità classificatorie, il rischio è far prevalere le ragioni della

cronologia sull’originalità di una pittura che solo per questioni di

Da sinistra, il curatore Filippo Lotti, Simonetta Razzauti, Alessandro Franchi sindaco di

Rosignano Marittimo, Margherita "Titti" Michetti e Barbara Balestrieri

34 Ottorino Razzauti


OTTORINO RAZZAUTI

Pagliai, olio su cartone, cm. 23x33

vide ritrovarsi intorno alla figura del critico d’arte Diego Martelli artisti

come Fattori, Signorini, Lega, Borrani, Abbati e Sernesi. Una stagione

d’intensa creatività del gruppo macchiaiolo, di trasposizione lirica ed

evocativa della natura, dove si rivelano gli stati fondamentali ed i sentimenti

dell’animo umano. Agli stessi risultati giungerà, diversi anni dopo,

Ottorino Razzauti, stemperando il fervore di un carattere appassionato e

di una sensibilità aperta all’impegno politico nella serena pacatezza di

un paesaggio campestre. Lontano per scelta dai clamori del successo,

preferì la via di un’espressione pittorica spontanea e libera, non vincolata

ad una scuola o ad

una corrente. Pur tuttavia,

meditò sulle questioni che

animavano il dibattito artistico

dell’epoca, come

si evince da quei dipinti

dove il colore assume un

accento cezanniano oppure

si mescola in pennellate

corpose e intrise di emozione.

Il trasferimento a

Castiglioncello nel 1911

non gli impedì di restare

in contatto con la sua città

d’origine, anche in virtù

Caricatura, carboncino su carta, cm. 19x15

dell’amicizia con alcuni

degli intellettuali e degli

artisti riuniti intorno al Caffè Bardi di Livorno e al Gruppo Labronico. Tra

questi vi erano Mario Tinti, marito di sua sorella Vittoria, Mario Puccini,

Benvenuto Benvenuti, Gastone Razzaguta e Amedeo Modigliani: presenze

care ed assidue nella vita di Ottorino, con le quali condivise oltre

allo spirito artistico anche la fede politica.

Nato nel 1881 a Livorno, nel quartiere di San Jacopo

in Acquaviva, frequenta le scuole tecniche e dipinge

da autodidatta. Fa parte della cerchia dei pittori livornesi

Oscar Ghiglia, Mario Puccini, Benvenuto Benvenuti

e Amedeo Modigliani. Ancora giovane, perde la vista ad un

occhio, cosa che gli impedirà di percepire il senso della profondità

visiva. Nel 1911 si trasferisce da Livorno a Caletta

(Castiglioncello), dove incontra e sposa nel 1914 Margherita

Grimaldi. Crea una piccola azienda di decorazione e nel frattempo

continua a dedicarsi alla pittura. Mario Tinti, illustre

critico d’arte livornese e marito di sua sorella Vittoria, lo

esorta con frequenti lettere a lasciare Caletta, troppo “stretta”

per le “sue facoltà e i suoi meriti”. Socialista convinto, rifiuta

di aderire al regime fascista, e per questa ragione viene

considerato un sovversivo. Nel 1946 viene eletto consigliere

nel primo Consiglio Comunale di Rosignano Marittimo. Dagli

anni Cinquanta fino ai primi anni Settanta è invitato a diverse

mostre, a cui rifiuta di partecipare per il suo carattere

schivo e contestatore. Il suo nome è citato negli annuari

dei Pittori Toscani e nel libro Virtù degli Artisti Labronici di

Gastone Razzaguta. Muore a Castiglioncello nel 1976.

Panni al sole, olio su tavola, cm. 15x22


Weekend a...

Cerreto Guidi

Benvenuti a Cerreto Guidi, terra di antiche tradizioni rinascimentali

nel cuore della Toscana. Nel nostro territorio

potrete visitare una delle più affascinanti Ville Medicee,

oggi patrimonio dell’UNESCO, che ha legato indissolubilmente

la sua storia a Cosimo e Isabella de’ Medici. Ma non fermatevi

lì.Un bel borgo medievale, animato da una comunità orgogliosa

dei suoi secolari valori, ereditati dalla tradizione contadina, vi saprà

accogliere con entusiasmo, regalandovi momenti unici, durante un

ricco calendario di eventi e rievocazioni storiche, per l’intero periodo

estivo.Se amate passeggiare tra le vigne e gli ulivi, qui potrete vivere

sensazioni uniche, rimirando prospettive mozzafiato nelle colline

che si sviluppano tra l’Arno e il Montalbano. E se siete appassionati

di birdwatching e di fotografia naturalistica, vi si offrirà l’opportunità

di scoprire il Padule di Fucecchio, una straordinaria area palustre,

che saprà donarvi, specie in primavera, attimi magici, tra i colori ed

i suoni di una natura unica. La degustazione del nostro vino e olio di

ottima qualità, la migliore gastronomia offerta dai nostri ristoratori

e l’accoglienza cordiale dei nostri agriturismo, situati nelle più suggestive

location di Cerreto, vi sapranno coccolare, durante tutto il

vostro soggiorno.

A cura di Claudio Caioli

Antico borgo mediceo

ricco di fascino

e di storia, nel cuore

della Toscana

Condivido questa esperienza amministrativa insieme

alla giunta e al gruppo consiliare, e non è semplice

raccontare, seppur in sintesi, le principali azioni, ma

anche gli sforzi e le difficoltà del nostro agire quotidiano,

consapevole che la prima cosa da fare è comunicare alle

persone ciò che si fa e spiegare ciò che ancora non è realizzato.

L’inizio della nostra legislatura è stato segnato da un evento davvero

particolare, definito poi “downburst”. Ci siamo detti più volte,

in tante occasioni, quanto è stata dura per le persone che hanno

visto frantumarsi il tetto, per i danni e per le aziende o le imprese

agricole che hanno visto danneggiato il lavoro di anni. Si è trattato

di un fenomeno di portata eccezionale, con danni che ammontano

a 50 milioni di euro, emergenza per la quale l’Amministrazione si è

dedicata anima e corpo e si è vista costretta a posticipare alcune

opere e progetti. D’altra parte nei momenti di difficoltà, a maggior

ragione, è fondamentale pensare ed agire come comunità e

non solo come unità amministrativa. La priorità intorno alla quale

ruota la nostra legislatura è la scuola, perché impegnare risorse

pubbliche nella scuola significa investire nel futuro della nostra

società. Il patrimonio dell’edilizia scolastica del nostro territorio

è molto datato, la maggior parte delle nostre scuole necessita indi

Simona Rossetti

Sindaco di Cerreto Guidi

terventi seri. Proprio per questo, il nostro principale impegno delle

opere pubbliche ruota intorno alle manutenzioni degli edifici scolastici,

che devono essere continue, ma siamo convinti che occorrano

anche scuole nuove per garantire qualità e sicurezza degli ambienti.

A fronte di una drastica diminuzione delle entrate dagli oneri di urbanizzazione

è sempre più necessario produrre progetti per richiedere

finanziamenti sovra comunali. I servizi a domanda individuale, dalla

mensa al trasporto scolastico, dal servizio del pre-scuola ai CIAF, dai

centri estivi per i ragazzi all’assistenza ai soggetti con disabilità e ai

sostegni alle fasce più deboli della popolazione, sono garantiti con

il massimo sforzo.

Il nostro territorio ha grandi potenzialità per essere ancora maggiormente

conosciuto e apprezzato. Occorre migliorare nell’accoglienza

turistica e nella promozione, per questo abbiamo potenziato le funzioni

dell’Ufficio Turistico perché sia sempre di più un punto di riferimento,

informazione e coordinamento con i soggetti di promozione.

Cerreto Guidi ha belle colline, lunghi filari di viti ed estesi oliveti,

tipici elementi paesaggistici di una Toscana alacre e fattiva.

Ed il vino e l’olio che vengono prodotti su queste terre sono

particolarmente pregiati ed apprezzati, sia a livello locale, sia

dai visitatori e dai turisti, da sempre alla ricerca dei prodot-

36 Weekend a...Cerreto Guidi


Weekend a...

Cerreto Guidi

ti genuini di una terra tradizionalmente ospitale ed accogliente.

Molto vivo e forte è il senso di appartenenza alla comunità, che si

rende particolarmente visibile durante le manifestazioni rievocative

a cui danno vita annualmente le quattro Contrade del paese e le

numerose associazioni, attive nell’organizzazione di manifestazioni

come “La Notte d’Isabella”, il “Palio del Cerro”, “Medicea”, “La

Via dei Presepi”, fino alle due feste,

dal carattere squisitamente religioso,

apprezzate dai cittadini ma anche dai

moltissimi visitatori di altre provenienze,

con grande partecipazione:

l’Infiorata del Corpus Domini e la festa

di Santa Liberata, patrona, insieme a

San Leonardo, del paese. Elemento

che contraddistingue Cerreto Guidi, e

che ne rappresenta un forte elemento

identitario, è la Villa Medicea, edificata

da Cosimo I° dei Medici nella seconda metà del Cinquecento, diventata

Patrimonio mondiale dell’Umanità UNESCO come parte del

ciclo denominato “Ville e giardini medicei in Toscana”.

La villa era utilizzata come residenza di caccia della corte medicea

(poco lontano si estende il “Barco reale mediceo”) e luogo di controllo

del territorio, soprattutto del Padule di Fucecchio, un’ampia area

umida, allora assai pescosa, le cui propaggini tutt’oggi si estendono

nella parte bassa del territorio cerretese, costituendo un elemento

paesaggistico di grande fascino, maggiormente apprezzabile se lo si

attraversa con uno dei caratteristici “barchini”, rammentati spesso

anche da Renato Fucini nei suoi racconti. Una grande ricchezza del

nostro paese è la presenza di tante associazioni e persone disponibili

al volontariato: le contrade, che tutto l’anno dedicano tempo libero

ed energie ai loro ragazzi e all’organizzazione dei più importanti

eventi legati storicamente al Comune, associazioni e parrocchie che

svolgono la propria opera nei settori

sociale, culturale, sportivo, commerciale

e turistico e i volontari del progetto

“Mi prendo cura del mio paese”,

con il coinvolgimento anche dei ragazzi

profughi per un esempio tangibile di

accoglienza responsabile. A tutti loro

esprimo un grande ringraziamento.

Fondamentale è proseguire nell’ascolto

delle esigenze di ogni cittadino di

ogni parte del nostro Comune. Le assemblee

pubbliche e gli incontri informali (“Un caffè con il sindaco”)

sono state occasioni importanti per migliorare la conoscenza

dei problemi e aggiornare sugli interventi. Ci impegneremo affinché

il metodo di condivisione continui ad essere la costante di questa

Amministrazione vicina al cittadino e disponibile all’ascolto e al confronto

continuo. Dovremo continuare, pur nelle mille difficoltà quotidiane,

con le energie di tutti, a promuovere lo sviluppo e la vivibilità

del nostro paese, della qualità della vita, a valorizzare i talenti ed a

creare maggiori opportunità di crescita, dignitosa e civile.

Don Donato Agostinelli

Nasce a San Bartolomeo in Gualdo in provincia di Benevento il 26 gennaio 1958.

Viene ordinato diacono il 24 febbraio 1985 nella chiesa di San Frediano a Forcoli.

Il 22 marzo 1985 viene ordinato sacerdote dal vescovo Mons. Paolo Ghizzoni nella

Cattedrale di San Miniato. Successivamente svolge attività di sacerdote a Ceppato,

Collemontanino, Parlascio. Nell’ottobre del 1987 diventa cappellano a Ponsacco

e dal dicembre del 1995 è parroco a Cerreto Guidi. Al momento del suo arrivo, fu

messo in guardia: avrebbe dovuto occuparsi amorevolmente della Santa Liberata,

segno distintivo e vera e propria identità dei cerretesi.

È stato molto bravo. Ha potenziato, consolidato e sviluppato il culto e la devozione

verso Santa Liberata.

Stefano Palatresi

Cerretese D.O.C. Da sempre appassionato alla musica, si diploma al Conservatorio

Luigi Cherubini di Firenze, diventa noto al grande pubblico nel

1985 quando lavora alla trasmissione Quelli della notte. Nel 1987 è l’intrattenitore

musicale della trasmissione "Ieri, Goggi e domani" su Raiuno. Nel

1988 partecipa al Festival di Sanremo nella sezione Nuove Proposte, classificandosi

al secondo posto con il brano "Una carezza d’aiuto". Nei primi anni

Novanta lavora con la sua orchestra in diversi programmi Rai, su TMC e

sulle reti Fininvest. Nel 1995 partecipa al Festival di Sanremo nella sezione

Campioni, in un gruppo chiamato Trio Melody, di cui facevano parte anche

Gigi Proietti e Peppino Di Capri, con il pezzo "Ma che ne sai (se non hai fatto

il pianobar)", scritto da Claudio Mattone e piazzatosi 13º alla kermesse sanremese. Dal 1997 al 2001

ha diretto l’orchestra alla trasmissione musicale di Rai 2 "Furore", condotta da Alessandro Greco ed

in onda ogni venerdì in prima serata. Dal 2006 al 2008 dirige l’orchestra nella trasmissione "Piazza

Grande", condotta da Giancarlo Magalli ed in onda dal lunedì al venerdì su Rai 2. Sempre in questo

La cucina di Stefano

Pinciaroli è un mix

perfetto tra tradizione e

innovazione.

Il giusto compromesso

che permette di creare dei

piatti basati sui sapori

tradizionali usando

tecniche di cottura nuove.

Tutto il processo di

creazione dei piatti

viene curato nei minimi

dettagli, partendo da

un'attenta selezione delle

materie prime, fino ad

arrivare alla bellissima

presentazione finale.

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37


38

Weekend a...

Cerreto Guidi

periodo incide il singolo dell’estate “Made in Italy”. Nel

2009 partecipa con la sua orchestra alla trasmissione

di Raiuno "Premio Caruso". Nel 2010 su Raiuno dirige

l’orchestra della puntata pilota della trasmissione "Non

sparate sul pianista" con Carlo Conti. Dal febbraio 2012

il programma va in onda con la conduzione di Fabrizio

Frizzi e Palatresi dirige ancora l’orchestra. Nel 2011

dirige l’orchestra per la trasmissione "Non ci resta che

Sgarbi" con Vittorio Sgarbi; nello stesso anno sempre

con la sua orchestra fa da accompagnamento musicale

al Festival di Castrocaro presentato da Fabrizio Frizzi.

Luca Ancillotti

Ci sono alcuni artisti che hanno lasciato la loro impronta non solo nel mondo

della musica, ma anche in quello del costume. Tra questi c’è sicuramente

Michael Jackson, il re del pop. In Italia, una delle collezioni più importanti e

complete dei memorabilia dell’artista americano è quella di Luca Ancillotti

di Cerreto Guidi, che “custodisce” un migliaio di pezzi. «Sono oltre trent’anni

che colleziono oggetti attinenti a Michael Jackson - spiega Luca, uno dei

titolari del locale di famiglia, la Pasticceria Nuova, nel centro storico di Cerreto

- ma sinceramente in pochi in paese sono a conoscenza di questa cosa.

Avevo anche un forum sull’argomento, che poi ho dovuto chiudere perché

mi mancava veramente il tempo per rispondere a tutte le domande». Si parlava

infatti di migliaia di contatti, ogni giorno, da tutto il mondo. «Uno dei

collezionisti più importanti e più vicini - sottolinea Luca Ancillotti - si trova

a Milano. Quando ci sentiamo, possiamo parlare per ore al telefono». Una collezione pazzesca, nella

quale si possono trovare gli oggetti più impensabili, dalla scatola di fiammiferi al grembiule da cucina,

oltre ai normali pupazzetti in peluche ed alle magliette, quelle ufficiali, dei concerti.«La mia fortuna -

dice ancora il collezionista cerretese, di recente intervistato sull’argomento anche da una troupe Rai che

proporrà un programma di approfondimento in cui sarà presente anche il tema Jackson - è stata cominciare

questa collezione da subito,

animato da una veramente

grande passione per questo

artista eclettico. Erano gli inizi

degli anni Ottanta, facevo break

dance e la collezione è partita

con l’acquisto della prima musicassetta».

Data la grandissima

mole di pubblicazioni di Michael

Jackson, sarebbe stato quasi

impossibile avere una collezione

completa di dischi, quindi la decisione di spostarsi sui memorabilia. «Ho i biglietti del concerto che

tenne a Monza nel 1992 - racconta - Dangerous Tour, dove andai con mio fratello Sergio, ma anche quelli

dei concerti del tour “This is it” che poi non ha mai fatto perché è morto. Ho diversi autografi originali,

con tanto di certificazione, un suo cappello autografato e macchiato del suo fard, che all’epoca pagai

qualcosa come 250mila vecchie lire. Ma allora Michael Jackson era vivo, oggi sarebbe impensabile riuscire

ad iniziare una collezione del genere, senza contare il problema dei falsi che imperversano». I pezzi

forti della collezione, anche se in effetti ognuno di essi lo è a suo modo, possono essere considerati una

camicia indossata da Jacko durante il Dangerous Tour e il pezzo di una giacca che il cantante durante

un concerto lanciò al pubblico, che la fece a

brandelli.«Ne rimangono nove pezzi - dice Luca

Ancillotti - di cui uno sono riuscito ad averlo

io». Una passione, la sua, con la quale ha contagiato

anche il nipotino Ryan e la figlia Susan

che, appena 25enne, è già manager di ballerini

che si esibiscono in tutto il mondo.

Weekend a...Cerreto Guidi

Stefano Palatresi

Pasticceria Nuova Cerreto Guidi (FI)

Via Santi Saccenti, 68 - Tel. 0571 55003

Pro Loco

Cerreto Guidi

In qualità di presidente della Associazione Turistica

Pro Loco Cerreto Guidi da dicembre 2014, sono orgoglioso

di far parte di una realtà che ha un tessuto

sociale molto vivo e tengo a sottolineare che siamo

aperti a tutte le associazioni del territorio comunale.

La Pro Loco ha radici profonde; infatti è al servizio

del paese e vi opera dal 1969.Il cammino alle spalle

è lungo e solido e grazie a questo, abbiamo acora

molti progetti per il futuro. Invitiamo tutti coloro che

sono interessati ad associarsi come volontari per

contribuire ad un bene comune che è Cerreto Guidi,

in un clima di genuina aggregazione. Ci dedichiamo

con passione alla valorizzazione e promozione del

luogo: dai prodotti locali al folklore. Nella nostra

sede, posta nel suggestivo ambiente degli Stalloni

Medicei ovvero le scuderie della famiglia de’ Medici,

in pieno centro storico, ospitiamo una vasta

esposizione di prodotti: vini della tradizione e innovativi

come i biodinamici. Realizziamo eventi legati

in ogni aspetto al territorio, ad esempio Medicea

- Mostra Mercato del vino Chianti D.O.C.G. che in

luglio prevede degustazioni enogastronomiche, arte

e spettacoli. In settembre vi è un folto calendario

di eventi, che raggiunge il culmine con il Palio del

Cerro, che sfiora i 50 anni di vita ed è riconosciuto

dalla Federazione Italiana Giochi Storici, ed il Palio

dei Ragazzi, disputati dalle quattro contrade: Caracosta,

Fiorentina, Santa Maria a Pozuolo e Palagio,

nonché i festeggiamenti in onore di Santa Liberata.

Di recente iniziativa e già di gran successo è la rinascita

del carnevale in centro. Vantiamo, inoltre,

una Compagnia Balestrieri che disputa tornei sul

territorio nazionale. Colgo inoltre l’occasione per

ringraziare pubblicamente tutte le associazioni del

territorio di Cerreto Guidi per l’impegno che mettono

in campo da sempre, consapevoli del fatto che

l’unione fa la forza.

Marco Iuliucci

Presidente Pro Loco

Fra i tanti eventi organizzati

dall’associazione commercianti da

segnalare nel periodo natalizio,

La Via dei Presepi e La Notte di

Isabella il 2 e 3 luglio.


Jacqueline Magi

La donna da lei descritta e dipinta è portatrice di

un messaggio profondo ispirato alla spiritualità

di Jacopo Chiostri

Foto di Maila Stolfi

Resterà nella storia degli eventi del 2016

alle Giubbe Rosse come l’esposizione di

maggior periodo. È durata, infatti, sei settimane

la mostra della più impetuosa ed

estroversa artista toscana, Jacqueline Magi Mwawashe,

ospitata sulle pareti dello storico locale. La Magi,

magistrato penale di professione, è pittrice, scrittrice,

editor di un’importante casa editrice e dipinge da molto

tempo: alle Giubbe Rosse ha proposto un riassunto del

suo percorso artistico, con, tra le altre, due opere che

datano 1976.

Una produzione artistica la sua non di immediata lettura,

a carattere fortemente esoterico e simbolista, per la cui

comprensione occorre acquisire e studiare dei ‘codici’

interpretativi; nelle opere della

Magi, infatti, al di là dell’apparente

‘semplicità’ delle figure proposte,

niente è casuale, non i colori,

scelti in base al loro significato,

statuito ed emozionale, la loro

combinazione, il dosaggio sulla

tela di pesi e contrappesi, con

uno studio attento della relazione

compositiva, e la costruzione di

un percorso ‘guidato’ per l’occhio

dello spettatore alla scoperta della

sua personalissima sintassi. È

un universo quello di Jacqueline Magi, popolato di figure di donne

africane, di stelle, di soli, di mari azzurri, di pesci, di notti blu, di lune,

di dragoni (simbolo di fecondità) di serpenti che danzano (simbolo di

ambiguità), tutto sommato una rappresentazione allegra della vita, il

cui messaggio non è però un invito a dimenticare o a disinteressarsi

del male, ma a ricordare di quante cose positive, fonte di vita e di

rinnovamento, abbiamo a disposizione.

La mostra presentata alle Giubbe Rosse s’intitolava

‘Percorso femminile’, un’intestazione

solo in apparenza scontata e solo in apparenza

contradditoria per l’opera di un’artista

che ha sempre dichiarato di dipingere ‘al

maschile’; l’evento alle Giubbe Rosse, si aggancia

alla tesi della Magi sulla condizione

attuale della donna di cui lei ha anche parlato,

in termini fortemente critici, nel suo libro

‘Madame Bovary era un uomo e Mastro Don

Gesualdo una donna’, vincitore per la saggistica

del premio ‘Città di Sarzana’: un’opera

che anche ironizza sui luoghi comuni.

La donna della Magi, di cui lei scrive e che

dipinge, è colei che si fa genitrice di un

Jacqueline Magi con Jacopo Chiostri alle Giubbe Rosse

nuovo mondo maggiormente ispirato alla

spiritualità, non per nulla il quadro simbolo

della mostra è stato ‘Iside e i sette chakra’;

Iside, la dea madre che appresenta la ricerca

suprema dell’anima gemella, l’uso consapevole

del potere femminile dell’amore e del

misticismo.

Il quadro ora è nella collezione dellle Giubbe

Rosse, vicino a un’altra opera di Jacquelline

donata alle ‘Giubbe’ in occasione della sua

precedente esposizione del marzo e della

quale l’autrice, con la sua consueta franchezza,

rimirandola su di una parte del locale,

ha detto: ‘sono queste le gioie della vita’.

Jacqueline Magi

39


MARIO RUSSO

“Forme in bilico fluide” in esposizione dal

6 settembre al MaSì di Borgo San Jacopo a Firenze

di Jacopo Chiostri

Pittore di grande potenza espressiva, Mario Russo oggi è

impegnato in un percorso - iniziato da un quinquennio -

che lo ha visto rompere con la precedente produzione,

assimilabile al ‘neoimpressionismo’. Le sue opere più recenti

esplorano la forma e sembrano orientate sempre più ad una sua

scomposizione; è un processo di maturazione che l’artista racconta

avere avuto inizio con la lettura dei testi del movimento futurista e

cubista, prima ancora che dalla visione delle opere degli artisti di

quei periodi storici. Nella sua pittura si avverte, nitida, la tensione

che richiede il far coesistere i canoni pittorici classici con il desiderio

di esprimersi in assoluta libertà, magari a colpi di spatola. “Manca -

racconta Russo - un punto d’appoggio“ e questo, ci pare di capire, è

oggi il passaggio che impegna questo pittore nell’arte e nella vita.

Noi aspettiamo le sue prossime opere che, siamo pronti a scommettere,

porteranno delle nuove sorprese e degli inusuali centri di gravità.

Senza tregua, olio su tela, cm. 50x70

Frammento di donna,

olio su tela, cm. 70x90

Avanti all'infinito,

olio su tela, cm. 60x80

Ciclisti in simultaneità,

olio su tela, cm. 60x80

La forza della luce,

olio su tela, cm. 60x80

Mario Russo nasce a Cavallino (LE) nel maggio del 1961;

ha studiato e si è diplomato al Liceo Artistico di Lecce, poi

a Firenze ha frequentato la facoltà di Architettura, e a 20

anni ha iniziato ad esporre. Si ricordano le sue mostre in gallerie fiorentine,

nella natia Puglia, a Lecce, e in altre città italiane ed estere;

in particolare va menzionata l’esposizione fiorentina alla Galleria La

Pergola (con intervista a Toscana TV) e alla romana Margutta assieme

ad altri due pittori, in un’esposizione che metteva a confronto

generi diversi di pittura. Il primo riconoscimento importante alla sua

arte è stato il premio Barocco assegnatogli alla Galleria Maccagni di

Lecce nel 1995; oggi fa parte dell'associazione Art Art di Impruneta.

Pittore di professione, Russo è intestatario di una licenza rilasciata

dal Comune di Firenze e lavora al Piazzale degli Uffizi, dove è conosciuto

ed apprezzato da clienti locali ed esteri. Da ricordare infine i

suoi lavori all’estero, negli Stati Uniti e in Russia, dove ha realizzato

murales per ristoranti italiani, come quello a Miami nel quartiere denominato

‘Little Italy’; altri murales di Russo si trovano in Germania

e a Firenze. Queste le mostre recenti: 2014 Caffè Storico Letterario

Giubbe Rosse a Firenze; 2015 Artisti dal Mondo a Firenze per Expo

2015; Artigianato e Arte - Pio Istituto dei Bardi Firenze; 2016 "Colori

dal Mondo" 80ª Mostra Internazionale dell'Artigianato Firenze; "I colori

del mare" Museo Ugo Guidi e Logos Hotel Forte dei Marmi.

Cell. 348.3847929 - mario.russo048@gmail.com

40 Mario Russo


MOSTRA COLLETTIVA DI ARTISTI CONTEMPORANEI

DAL 2 AL 21 SETTEMBRE 2016

INAUGURAZIONE VENERDÌ 2 SETTEMBRE ALLE ORE 17.00

DANIELA BARELLINI

LEDA GIANNONI

ISABELLA ROMBOLA'

ASHISH KUMAR

FRANCO SCUDERI

GABRIELLA CASINI

ARNALDO MARINI

CAMILIA PUALI

ANNAMARIA TADDEI

ANDREA CIAMPINI

Riprese televisive a cura di


Tre generazioni

di fotografi:

Roberto, Riccardo e

Tommaso Germogli

di Barbara Santoro

Foto Germogli

Conosco Roberto Germogli da molti anni. L’ho spesso

incontrato in veste di fotogiornalista e come amico. Ci

troviamo spesso alla Polistampa di Mauro Pagliai dove

ha un recapito per la presentazione dei libri che illustra

o per gli incontri con artisti e collezionisti d’arte.

Alto, magro, sempre sorridente Roberto è un tipo socievolissimo.

Ha iniziato ad avvicinarsi alla fotografia grazie ad uno zio, Valerio

Signorini, che lavorava in un laboratorio fotografico a San Casciano.

Già nel 1515 Leonardo da Vinci, studiando la riflessione della luce

sulle superfici sferiche, aveva descritto un “oculus artificialis”, appunto

la camera oscura:un luogo arcano ed incomprensibile.

Nel 1955 Valerio lo fece entrare nella “camera buia” e fu lì che Roberto

rimase “folgorato”nel vedere come dentro una bacinella l’immagine

della foto apparisse piano piano.

Questo lo incuriosì e dopo alcuni giorni, prendendo in prestito una

bicicletta nell’androne del suo stabile, con una bella pedalata, volle

tornare a San Casciano nel laboratorio dello zio, che comprese subito

che Roberto avrebbe fatto il fotografo per tutta la vita.

In famiglia allora erano tempi magri: bisognava cercare di guadagnare.

L’occasione gli fu data da un altro maestro, Florio Pugi che

aveva un negozio in Piazza del Duomo a Firenze, due a Lido di Camaiore

e uno all’Abetone. Così per due anni Roberto passava l’estate

al mare a fotografare bambini sulla spiaggia e i turisti tedeschi nelle

Tommaso, Riccardo e Roberto Germogli

raggiuntolo in mezzo ai bagnanti lo ammanettarono con le catene.

Roberto seguì d’istinto tutta la scena e scattò una serie di fotografie.

Sulla spiaggia c’era Aldo Valleroni, il caporedattore del giornale

La Nazione di Viareggio, che gli chiese il rotolino. Per riprendere il

negativo, una settimana dopo, Roberto si presentò nella sede del

giornale in via Ricasoli a Firenze, dove conobbe un altro maestro

Fulvio Frighi, allora titolare della agenzia Fotocronache che forniva

al giornale tutto il materiale fotografico.

Fu così che nell’agosto del 1958 Roberto diventò fotoreporter della

stessa agenzia.

La fotografia è una cosa semplice a patto che ci sia qualcosa da dire

e Roberto è davvero un maestro nel far parlare le cose.

Fatti di cronaca ne ha visti, dall’alluvione del 1966 al terremoto in

Friuli, alla guerra a Sarajevo.

Tanti amici giornalisti mi hanno spesso riferito di come, Roberto,

Missione Kfor, Sarajevo, Bosnia (Foto di Roberto Germogli)

pensioni mentre cercavano di mangiare gli spaghetti e d’inverno

all’Abetone sulle piste innevate a riprendere gli sciatori.

Nel luglio del 1958 si trovò a fotografare per la prima volta un fatto

di cronaca. Era sulla passeggiata del Lido di Camaiore quando vide

i Carabinieri che arrestavano uno ubriaco che aveva sfasciato un

bar. L’uomo aveva cercato di fuggire sull’arenile, ma i Carabinieri

Lido di Camaiore. Le prime foto di Roberto: nonne e bambini, 1956

42 Fotocronache Germogli


Il giocatore della Fiorentina Suarez con la fidanzata, fotografato da Tommaso

Firenze: attentato ai Gergofili (foto di Riccardo)

Uno dei tanti scoop di Riccardo: il matrimonio a Firenze di David Bowie

Paesaggio toscano in una foto di Roberto

Fiorentina campionato 1969/70 da sinistra, Brizi e Superchi con Roberto

anche davanti ai fatti più incresciosi, riesca a rendere le immagini

artistiche e con particolari pieni di poesia.

Ovviamente ci vuole il “colpo d’occhio”, ma di questo Roberto ne ha

da vendere. Nel 2003 Roberto è stato insignito del premio Firenze

Fiorino d’Oro per la fotografia. Da tempo collabora con la Polistampa

di Mauro Pagliai dove ha pubblicato vari libri.

Roberto ha un figlio Riccardo classe ’67 che dopo aver preso il diploma

di fotografo alla Leonardo da Vinci, durante il servizio militare ha

fatto l’ufficio stampa insieme al maresciallo Borghini. Nel 1987, finito

il militare, Riccardo è entrato a far parte dell’agenzia di Massimo

Sestini dove è rimasto fino al 1996.

Il 19 giugno 1996 la Toscana venne interessata da un evento meteoclimatico

che investì l’alta Versilia. Il paese di Cardoso fu sommerso

da una valanga di detriti, frane di terra e un’onda di piena del fiume

Vezza, insomma fu una catastrofe. Avvertiti del tragico evento

Maurizio Naldini, inviato speciale della Nazione, e Roberto partirono

veloci per documentare il prima possibile il terribile cataclisma. Arrivarono

là e si accorsero che Riccardo Germogli per la sua agenzia

era già là, arrivato prima di loro!!!!! Lo smacco fu tale che Roberto

volle il figlio a lavorare con lui! Insieme nel 1997 fondarono l’Agenzia

“Fotocronache”.

Il “paparazzo” Riccardo Germogli ha scattato le foto di Lady Diana, di

Madonna, di Sting, di David Bowie, di Chelsea Clinton e non solo. Ha

fatto cronache e reportage. Ha seguito avvenimenti sportivi, soprattutto

dietro la Fiorentina. Ha collaborato con varie riviste e settimanali

italiani ed esteri. Il 24 settembre del 1995 gli è stato assegnato

il primo premio nazionale per la “miglior foto di cronaca dell’anno”.

Ma la dinastia continua. Dopo Riccardo è arrivato il nipote Tommaso,

figlio di Riccardo e nipote di Roberto. Tommaso ha 22 anni ma ha

dimostrato subito d’avere la fotografia nel DNA. Dopo una prima

esperienza all’università iscritto alla Facoltà di Giurisprudenza, ha

deciso di seguire le orme dei familiari e quindi di documentare la

vita quotidiana con la macchina fotografica. Ha fatto già due anni di

praticantato e diventerà fotogiornalista nei prossimi giorni. L’Agenzia

Fotocronache collabora da sempre con uno dei più grossi gruppi

editoriali nazionali: la Poligrafici Editoriali che stampa La Nazione, Il

Resto del Carlino e Il Giorno. Per queste testate fa reportage sportivi,

di cronaca ed editoriali garantendo celerità e qualità nei servizi. Fa

parte dell’Agenzia anche Gianni Nucci che si occupa della sezione di

Empoli e Pontedera.

Per me è davvero un onore presentare al pubblico, che segue la rivista,

questa generazione di fotografi, prima per l’affetto e la stima

che mi lega a Roberto e poi perché credo che le “le buone semenze

dianno sempre buoni frutti”. Ed è questo l’augurio affettuoso che rivolgo

a Riccardo e a Tommaso: continuate così come vi ha insegnato

il vostro caro babbo e nonno.

Fotoconache

Ufficio 055 307180 - Via del Berignolo, 18 - Firenze

fotocronache1@tin.it - Cell. 335 8213742 - 335 5882653

Fotocronache Germogli

43


Il ristorante del mese

Pesce Rosso

La raffinatezza nel palato nel luogo ove i

Catellini eran…illustri cittadini

(Dante canto XVI del Paradiso)

di Guendalina Maggiora

Il ristorante Pesce Rosso nella centralissima piazza della

Repubblica a Firenze nasce nel luogo dei famosi locali del

fotografo Locchi per volontà dei suoi proprietari e gestori:

i fratelli Claudio e Fabrizio Catalani ed Ermes Pistolesi. Durante

i lavori di ristrutturazione del locale vennero ritrovati i resti di

un vicolo: l’antica via dei Cavalieri, lungo la quale sorgeva la dimora

di una delle più antiche famiglie della Firenze medievale. Infatti i

re, evocano la sabbia del mare e il brillio delle onde.

L’apertura del Pesce Rosso è relativamente recente, risale al 2011

con l’intento di creare un ristorante specializzato in una cucina caratteristica

dove il pesce appunto e in particolare quello azzurro,

viene offerto con proposte non comuni ai tradizionali ristoranti,

proposte che vengono sapientemente elaborate dallo chef Davide

Rosati che ha alle spalle una grande esperienza a livello interna-

resti di un muro in pietra, lasciati a vista all’interno del ristorante,

testimoniano l’abitazione della famiglia dei Catellini da Castiglione

che Dante Alighieri nomina nel XVI Canto del Paradiso nella sua Divina

Commedia annoverandoli tra i fiorentini illustri: "Io vidi li Ughi,

e vidi i Catellini, Filippi, Greci, Ormanni e Alberichi già nel calare

illustri cittadini".

Tali resti ci ricordano che l’attuale piazza della Repubblica, con i suoi

palazzi che la contornano, venne edificata nella seconda metà Ottocento

in occasione della nomina della città a capitale d’Italia, distruggendo

un quartiere della Firenze medievale dove sorgevano l’antico

ghetto ebraico e il Mercato Vecchio con la sua Loggia del Pesce.

Oggi il Pesce Rosso si collega in gestione e proprietà allo storico

Caffè Ristorante letterario Giubbe Rosse al quale è attiguo e del

quale ha voluto ricordare il colore rosso nel nome; mentre gli stessi

interni del locale, sobri e lineari e dotati di un gioco di luci particola-

44 Il ristorante del mese


essere da meno nella ricercatezza ed originalità delle proposte.

Privilegiando i piccoli produttori locali e le piccole aziende, sia del

nostro territorio toscano che di quello di altre regioni, il Pesce Rosso

mette nei suoi menù birre artigianali come quella fatta con la

“patata rossa di Cetica” del Birrificio del Valdarno Superiore che

la leggenda vuole portata da alcuni legionari romani sulle vette del

Pratomagno benché si sappia che la patata venne introdotta in Toscana

solo nel 1600 e che un editto granducale del 1817 impegnò

i coltivatori del Pratomagno ad incentivare la produzione di questo

tipo di patata che rischiava l’estinzione.

Tra i vini rossi non mancano il Brunello e il Rosso di Montalcino

zionale come testimonia il suo “risotto alla australiana” con frutti

di mare, avocado e Brandy. Infatti l’idea è stata quella di valorizzare

questo tipo di pesce attraverso ricette e prodotti toscani e non ma

legati alla tradizione come la Palamita, pesce che appartiene alla

famiglia degli sgombridi simile ad un piccolo tonno e perciò detto

anche tonnetto dalle carni gustose e compatte e che viene pescato

nelle acque tra l’Isola d’Elba e le coste toscane; oppure la “Trabacdella

azienda agricola Fattoi, azienda che si fregia della collaborazione

del sommellier Luca Martini attuale compione del mondo con

questa carica.

Tra i bianchi prodotti dalla azienda agricola veneta di Sant’Antonio

in Valpolicella alcuni proposti sono lo Scaia oppure il Télos,

quest’ultimo particolare perché prodotto senza l’uso di solfiti.

È bene ricordare che tutti i prodotti sono presidiati dall’Associazione

Slow-Food che difende e divulga i prodotti a rischio di estinzione

o sottovalutati; prodotti legati alle varie tradizioni locali e perciò

tutelati al pari dei beni culturali.

Il Pesce Rosso propone diversi eventi durante l’arco dell’anno i cui

temi vanno dal pesce azzurro, alla birra, alla degustazione dei vini.

Non mancate quindi di consultare la pagina facebook del ristorante

per conoscere le date!

colara” sugo a base di frutti di mare e pesce spadellato in

bianco con pomodorino Pachino. Infine non manca anche

un tocco di ricercatezza per ciò che appartiene a culture

diverse dalla nostra, anche molto lontane ma che propongono

interessanti modi di cucinare come il pesce fritto in

“tempura” della tradizione giapponese che rende la frittura

particolarmente leggera. Altri piatti a base di pesce

proposti sono la Puttanesca di mare o il Riso imperiale.

Infine anche i dessert prendono spunto dalla originalità

dell’offerta, tra questi il semifreddo di agrumi biologici o

il semifreddo al vin santo con la particolarità che questo

vin santo è invecchiato nel caratello per 16 anni e proviene

dalla vasta “vinsantaia” della Fattoria di Montagliari a

Panzano in Chianti.

E a proposito di vini la cantina del ristorante non vuole

Il ristorante del mese

45


ARTISTI in VERSILIA

Al Museo Ugo Guidi una interessante collettiva

di Claudio Caioli

Al 33 di via Civitali un piccolo giardino mostra le opere

scultoree di maggiore dimensione di Ugo Guidi (1912-

1977). Qui, nella pace e nell’incanto di una Versilia incontaminata,

l’abitazione-atelier di Guidi è l’ultima e

unica testimonianza della feconda stagione culturale del

secondo Novecento presente a Forte dei Marmi.La casa dello scultore

è stata luogo d’incontro di prestigiose personalità artistiche che hanno

frequentato Forte dei Marmi dagli anni Cinquanta fino alla metà degli

anni Settanta: Soffici, Carena, Papini, De Grada, Treccani, Migneco,

Luzi, Funi, Dallapiccola, Gatto, Greco, Bueno, Maccari, Santi.In questa

villetta ai margini della pineta, Guidi ha scolpito e plasmato tutte

Interno del museo in occasione della collettiva

fetto padrone di casa che ha curato il battage pubblicitario, con impeccabile

competenza e amore. La stessa mostra è proseguita anche

nell’elegante Logos Hotel in viale Giuseppe Mazzini, 153. Gli artisti

partecipanti: Helena Jindackova; Annalisa Fusilli; Annarosa Lisi; Armida

Pellegri; Lucia Pecchia; Bruna Secco; Maria Giulia Broccardi

Schelmi; Giorgio Fornaca; Claudio Bellari; Germana Salvini; Andrea

Sandroni; Angelo Mugnaini; Stefano Marrucci; Andrea Simoncini;

Sara Mattii; Eleonora Cantini; Lorella Consorti; Marilena Luongo;

Lino Palagi; Paolo Crifasi; Carolina Art Design; Francesco de Renzis;

Davide Berti; Angela Viti; Alma Francesca; Siriana Lapietra.

Vittorio Guidi e Claudio Caioli durante la presentazione della mostra

le sue opere, e nello studio a pianoterra sono conservati i mazzuoli,

le punte, le gradine, le raspe e la pietra sulla quale arrotava i ferri.La

casa-atelier conserva su mobili e mensole lunghe esposizioni

di sculture, disegni e tempere che l’artista, che fu anche insegnante

di scultura all’Accademia di Belle Arti di Carrara, creava ogni giorno.

Lo stilo, la china, i pennelli, le tavolozze, i cavalletti con gli strumenti

per lavorare l’argilla restano nel posto che lui gli aveva assegnato.

Sul suo tavolo da lavoro resta incompiuta una piccola tela, che rappresenta

un abbraccio - incontro tra due figure, una nera, a presagio

della prossima dipartita.Nelle stanze si mescolano opere pittoriche,

grafiche, plastiche - in un percorso che parte da forme classiche e

naturalistiche fino all’informale - insieme agli oggetti che Guidi realizzava

per la sua casa e che portano il segno della sua creatività.

In questa location, dove si respira arte a 360°, dal 17 agosto al 2

settembre, si è tenuta una collettiva di pittura e scultura, organizzata

in collaborazione con Toscana Cultura e Arte per l’Arte e curata da

Claudio Caioli, intitolata Artisti in Versilia. Ventisei sono stati gli

artisti principalmente toscani ma anche arrivati da fuori regione, con

oltre settanta opere, che hanno presentato i loro lavori. Molteplici

i linguaggi artistici sia come soggetto che come tecniche, e questo

è quello che ha reso maggiormente interessante questa collettiva.

Emozionante, vedere le opere di questi artisti contemporanei mescolate,

quasi fuse, fra le opere del maestro Ugo Guidi nella sua

abitazione-studio diventata museo per volere del figlio Vittorio, per-

Un momento del vernissage

Il Logos Hotel di Forte dei Marmi che ha ospitato una sezione della mostra

46 Artisti in Versilia


Bruno Becattini

Disegna nuovi scenari di vita per costruire

una società più equa e responsabile

di Daniela Pronestì

Paesaggio incontaminato, olio su tavola, opera prima classificata

al Premio Anghiari Arte 2016 nella sezione Pittura da

studio

Una mela al giorno, olio su tavola, 4° classificato ex aequo al

premio di pittura Chimera Arte Arezzo nel 2014

Lo sguardo dell’artista

che si posa sul paesaggio

segna l’incontro fra

la sensibilità dell’osservatore

e le bellezze della realtà

circostante. Senza questo sguardo,

e senza la trasposizione artistica

che ne deriva, non esisterebbe la

nostra visione estetica della natura.

Così come non esisterebbe la

varietà di significati che l’arte ci ha

insegnato a riconoscere nel mondo

naturale. In un certo senso potremmo

dire che gli artisti, e in special

modo i pittori, sono stati i pionieri

dell’ecologia moderna, tra i primi

a stabilire un dialogo aperto con

la natura, seguendone gli insegnamenti

e celebrandone le meraviglie.

Un dialogo che nell’opera di Bruno

Becattini assume i toni di un’accorata

denuncia delle violenze perpetrate

dall’uomo contemporaneo ai

danni dell’ambiente. Un tema che

l’artista toscano affronta contrapponendo

all’orrore della devastazione

una visione primigenia della natura,

l’immagine di una bellezza ancora

intatta che vuole porsi come alternativa

all’insensatezza delle azioni

umane. Disegnare nuovi scenari di

vita, confidando nella possibilità

di costruire una società più equa e

responsabile: per Becattini è questo

il compito dell’arte. Non ha dubbi a

riguardo, ma solo certezze adamantine. Proprio come adamantina è la sua fede nell’uomo.

Se così non fosse, gli basterebbe limitare lo sguardo al presente, agli effetti nefasti

dell’intervento umano sulla natura, dimenticando che c’è stato un tempo in cui - recita il

titolo di un suo quadro - l’ecologia non era un problema e la natura era maestra dell’uomo.

Nelle sue opere ogni cosa parla di questo tempo ormai perduto, di questa memoria che

rivive in una dimensione sospesa tra nostalgia e rimpianto. Sepolta sotto la polvere dei

secoli, il nostro artista ritrova l’immagine di una natura non ancora violata dalla barbarie

umana, un luogo sacro ed incorrotto, dove le dune diventano altari consacrati alla bellezza.

E così come esiste un’archeologia dell’uomo che ci riporta le tracce del suo passato

lontano, allo stesso modo, conchiglie, pietre e frutti sono reperti di una storia naturale

tanto remota quanto dimenticata. Una storia che Becattini ricompone inglobando nei suoi

panorami i segni lasciati dalla civiltà classica, quali testimonianze dell’antica comunio-

ne tra paesaggio e cultura, natura e arte. Da

questi segni occorre ripartire per risvegliare la

coscienza etica del nostro tempo, orientando i

passi dell’uomo sulla via del rispetto nei confronti

dell’ambiente. Un auspicio alimentato

con tenacia e sostenuto sul piano pittorico da

una notevole abilità tecnica. La sua pittura ci

vuole spettatori di una nuova alba del mondo,

di un orizzonte luminoso quanto la speranza di

tornare a vivere in armonia con la natura.

Artista di Loro Ciuffenna (AR), negli

anni Ottanta ha fatto parte del CLUB

7 di Arezzo, con cui ha esposto sia in

Toscana che in altre regioni italiane. Molte le

mostre realizzate dagli anni Settanta ad oggi,

che l’hanno visto esporre su tutto il territorio

nazionale. Tra i numerosi premi e riconoscimenti

ricevuti nel corso della sua carriera si segnalano

i più recenti: 4° classificato ex aequo

alla quinta edizione del concorso nazionale di

pittura Chimera Arte - Arezzo; 1° premio alla

terza edizione del concorso Anghiari Arte; 3°

classificato alla settima edizione del premio

Città del Mobile - Comune di Ponsacco, nella

sezione Pittura di Studio; premio di rappresentanza

alla cinquantesima edizione del Premio

Nazionale - Città di Lastra. Hanno scritto di lui:

Venturino Venturi, Adele Jacoponi, Vincenzo

Celeste, Sergio Bartolini, Gino Sordini, Piero

Lazzerini, Chiara Placenti, David Casini, Elisa

Becattini, Franco Bagnolesi, Loretta Ermini,

Donatella Mormile, Mario Antonietti.

Cell. 335.1764108

brunobecattini7@gmail.com

Bruno Becattini 47


Rime sparse: la voce dei poeti

Incontro con

Francesca Ulivelli

Io poeta

Leggendo incredula

queste righe,

una lacrima scende...

tracciando sul viso,

la strada infinita...

partita dal niente...

per caso, uno scopo.

La vita,

mille interessi...

ad un tratto svelati,

dal limbo dormiente...

lungo il cui tratto,

la lacrima scende...

sino alle labbra,

dimenticando il salato...

assaporando il dolce...

del non credere,

che io potessi.

Come una rosa

Rosa bianca,

pura...

rosa bella,

illuminata da una stella.

Lei...

che libera la mente...

inebriante,

stupenda amante.

Rosa impura...

dura con il mondo e con se stessa...

imprigionata dal destino,

mostra al mondo le sue spine.

Rosa ribelle, sfuggente,

percorso di luce...

tutto si placa,

senza spezzare.

Trasparenza

Bolle di sapone riflesse...

delicate nell'aria,

trasparenti

dai mille colori.

Trasparenza dell'io...

dell'oblio e veri sentimenti.

Realtà del mondo,

oltre quel cerchio infinito...

quando la bolla svanisce nell'aria.

È certezza,

passeggio e concretezza,

dell'essere vivi a bordo del presente.

Soffio di sabbia

Poter percorrere,

a piedi nudi un sentiero...

sentiero felice,

privo di buche e spine.

Tenero come una carezza,

leggero come un soffio di sabbia,

dove affondare i pensieri...

passo dopo passo.

Francesca

Ulivelli

Nasce a Prato a due passi dalla bellissima Firenze.

Artista fin da ragazzina, inizia con la pittura proseguendo

poi per casualità, alla stesura di alcune

poesie, canzoni ed una prosa poetica.

Francesca, in coincidenza alla sua radicale trasformazione,

mettendo a nudo la sua vera essenza, inizia a

scrivere intensamente e partecipa ad alcuni concorsi.

Nella trama delle poesie, attualissime al periodo, possiamo

percepire il bisogno dell'artista di esternare il suo

io interno, nascondendosi anche in altri corpi, oggetti,

animali e fiori.

francesca.ulivelli@gmail.com

48

Rime sparse: la voce dei poeti


Anna Paola Gorozpe

L'artista messicana espone di nuovo alle Giubbe

Rosse insieme a importanti artisti francesi

di Anna Paola Gorozpe

Questa mia storia ha avuto inizio nell’estate 2005, quando,

passeggiando per Firenze, la mia attenzione fu attirata

dai colori di un libro usato che faceva bella mostra

di sé su di una bancarella… Mi avvicinai per capire

di cosa si trattasse: era un libro con sopra scritto “Giubbe Rosse”;

senza esitare, lo acquistai. Qualche tempo dopo iniziai a leggerlo e

fu così che conobbi la storia delle Giubbe Rosse. Venni a sapere che

proprio in questo caffè erano soliti riunirsi, agli inizi del secolo scorso,

i futuristi fiorentini, grazie ai quali le Giubbe Rosse divennero un

luogo d’incontro per letterati ed artisti di diverse nazionalità. L’atto

di nascita del Futurismo si fa risalire, com’è noto, al 1909, quando il

poeta e letterato Filippo Tommaso Marinetti, pubblicò il manifesto

del movimento sul giornale parigino

Le Figaro. Con questo scritto,

Marinetti e gli altri firmatari

comunicavano al mondo la straordinaria

rivoluzione culturale

dei futuristi. All’origine di questo

movimento si pone il Cubismo

francese, anche se rispetto alla

scomposizione cubista della figura,

il Futurismo preferisce il

dinamismo delle linee - forza e

della luce per esprimere l’interazione

del soggetto con lo spazio

circostante. Le novità portate dal

Futurismo furono accolte da altri

movimenti europei. Gli artisti dadaisti

guardarono con interesse

alla pittura futurista. Un esempio

fondamentale è il famoso Nudo

che scende le scale di Marcel Duchamp, dove il dinamismo della

figura è ispirato ai dettami del Futurismo. Il Surrealismo, movimento

artistico letterario fondato dal poeta Andrè Breton, racchiude in

modo geniale tutte le avanguardie, coinvolgendo non solo pittura

e poesia, ma anche cinema e teatro. A mio avviso, Salvador Dalì è

stato il più fedele interprete della teoria di Andrè Breton, accogliendo

il suo messaggio e declinandolo con il recupero delle tecniche

rinascimentali. Un’operazione artistica con cui Dalì rielabora in maniera

originale non solo le teorie di Breton, ma anche la lezione di

Cezanne, Braque, Marinetti e Duchamp. Infatti, in alcune sue opere,

come “L’arlecchino” (1927) e “Il Cristo di San Giovanni della Croce”

(1951), sono riconoscibili, secondo la mia opinione, dei punti di contatto

tra Cubismo, Futurismo e Surrealismo. Tutto ciò mi ha fornito

l’ispirazione per scrivere ed illustrare il libro intitolato “La Piuma,

La Stella, La Rosa”, un racconto fantastico che per me rappresenta

un progetto di vita. Grazie a questo libro, ho potuto viaggiare ed

incontrare molte persone. Sono stata anche a Parigi, alla galleria

Thuiller, dove ho fatto amicizia con il poeta Joel Conte, che nel

2015 mi ha chiesto di esporre insieme ad altri artisti in

occasione della mostra intitolata “Lumière”, dal 2 al 16

ottobre, quando questi stessi artisti esporranno alle Giubbe

Rosse, nell’ambito di una mostra da me organizzata

per ricambiare la loro ospitalità. Così come loro, mentre

ero a Parigi, mi hanno mostrato i luoghi dove solitamente

si riuniscono per parlare d’arte e di poesia - i ristoranti

Le soleil de la Butte, nel cuore di Montmartre, e L’Arc

en ciel - anch’io ho voluto accoglierli a Firenze, in quello

che è stato lo storico caffè dei futuristi. La mostra, il cui

titolo “La Plume du Ciel” prende ispirazione dal nome del

ristorante L’Arc en ciel, mette insieme fotografie e poesie

illustrate. I lavori esposti nascono, infatti, dalla collaborazione

tra i fotografi Artur Olivera e Jean-Jacques Kelmer

e i poeti Joel Conte, presidente dell’associazione “Rencontres

Europeennes - Europoesie” e delegato dell’Accademia

della Poesia Francese (ADLPF), Thiery Sajad,

editore, e Pascal Billone, tesoriere dell’associazione

“Rencontres Europeennes - Europoesie”. Anch’io esporrò

insieme a loro, presentando le tavole originali di alcune

delle illustrazioni realizzate per il racconto “La Piuma, La

Stella, La Rosa”.

Anna Paola Gorozpe

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Alain Bonnefoit

Il maestro parigino al Palazzo Pretorio di

Certaldo Alto con la mostra "Viva la vita"

Certaldo ha sempre seguito con orgoglio e ammirazione

la produzione artistica di Alain Bonnefoit, suo cittadino

onorario e artista straordinario che torna ad esporre in

Palazzo Pretorio con una mostra che ripercorre gli oltre

40 anni di carriera, e dove è possibile ammirare le sue opere, dalle

tecniche miste su carta intelata, ai dipinti ad olio, ai suoi eleganti

sumi, di cui è indiscusso maestro, fino ad una nuova forma espressiva

contemporanea e digitale.

Opere di squisita generosità e nobiltà artistica, così come l’animo di

Alain, in cui il progetto espositivo si concretizza nella realizzazione

di una mostra che possa contenere quanto vissuto, o anche meglio

tutte le emozioni che, traducendo in immagini e colori, è riuscito ad

imprimere nella tela e in maniera indelebile nell’osservatore, quasi

fosse amore a prima vista. È un complesso intreccio di pensieri e di

idee insieme alla moglie Aline e al caro amico Fabio Calvetti. Immadi

Francesca Pinochi

Foto Roberto Bartalini

e Michele Spinapolice

Alain Bonnefoit

L'assessore alla Cultura del Comune di Certaldo Francesca Pinochi e il sindaco Giacomo

Cucini presentano la mostra insieme ad Alain Bonnefoit

giniamo una personale nelle sale finemente affrescate di Palazzo

Pretorio che possano contenere quanto di più sorprendente le sue

opere sono in grado di trasmettere. Un tributo alla sua arte, alla sua

essenza e vitalità artistica, declinando il suo genio, inteso e vissuto

come amore per la vita, attraverso alcuni “quadri” che danno una

lettura intensa, esuberante ed eccentrica delle sue creazioni. È per

l’Amministrazione comunale il modo per testimoniare il legame tra

Un momento dell'inaugurazione della mostra "Viva la vita"

due terre lontane, che attraverso l’artista, cittadino del mondo, si avvicinano

e creano una unione stabile e indissolubile nel tempo. Alain Bonnefoit

è nato nel distretto di Montmartre ma vive da sempre tra Parigi

e Certaldo, terra che così tanto lo ha incoraggiato e che continua ad es-

50 Alain Bonnefoit


Il fascino discreto delle opere di Alain Bonnefoit

Claudio Bisio al Palazzo Pretorio

Alain Bonnefoit e Francesca Pinochi con l'attore Claudio Bisio

Una delle sale del Palazzo Pretorio con i quadri e le sculture di Bonnefoit

sere fonte di ispirazione e oggi noi abbiamo interpretato la sua

arte legandola ad alcune delle dimensioni a lui più care come il

cinema e il teatro, la musica, la gastronomia, unite strettamente

dalle parole affetto ed amicizia. Non è un caso che questa

interpretazione cosi “spettacolare” veda tra i suoi protagonisti

Bonnefoit insieme a Fabio Calvetti

Bonnefoit, Francesca Pinochi, Claudio Bisio e Giacomo Cucini

l’attore Claudio Bisio, e proprio come nella scena di un film i due si

ritrovano a percorrere un cammino comune, in una competizione

dialettica, lasciata all’improvvisazione, dimostrando una straordinaria

sintonia come se l’arte che hanno in comune avesse scritto per

loro la perfetta sceneggiatura e dove le parole si intrecciano con le

opere in un continuo rimando di linguaggi artistici. La vita di Alain

così tanto ricca di emozioni trova un’altra componente alchemica,

nata da un’amicizia profonda con Dario Cecchini, l’artigiano poeta

di Panzano in Chianti, che ama declamare Dante, e momento in cui

Alain riscopre l’energia del cibo e il cibo come piacere e stile di vita

attraverso frequentazioni che lo condizionano nel “gusto”, e la tela

diventa subito messaggio di attaccamento alla terra,

ai suoi prodotti, con il suo vigore, la sua energica

esuberanza, che rispecchia il nutrimento non solo

del corpo ma anche dello spirito e della mente.

Dal cibo al vino il passo è breve come l’incontro effervescente

con il sommelier Carmelo Sgandurra e

la descrizione della loro performance diventa subito

arte che si fa assaporare, si degusta, si conquista

con calma e studiandola con attenzione si apprezzano

le sfumature, le delicate linee e forme sinuose

ma è anche un potente messaggio per afferrarne i

profumi di vita che sprigiona e il “piacere” che si

percepisce osservandola.

Era una tiepida serata di luglio del 2014 quando abbiamo

deciso di organizzare questa mostra, che fosse in grado di

ripercorrere tutta la sua carriera artistica, finalmente dopo 2 anni

abbiamo trovato la felice sintesi degli amori di Alain Bonnefoit e vi

presentiamo “Viva la vita”.

Alain Bonnefoit

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Melissa Maionchi

Il debutto della giovane pittrice fiorentina

con una sorprendente mostra personale

entusiasma il pubblico delle Giubbe Rosse

di Jacopo Chiostri

Foto Maila Stolfi

La mia pittura consiste nel tradurre sulla tela le sensazioni

e le emozioni che provo”. Così, Melissa Maionchi,

ventiquattrenne, astro nascente della pittura

fiorentina, sintetizza la sua arte che, per due settimane

dal 4 al 17 settembre, è ospite nelle sale del Caffè storico letterario

Giubbe Rosse.

Figlia e nipote d’arte, la mamma e il babbo dipingono e disegnano

entrambi, la nonna è Mariagrazia Santarnecchi, apprezzata pittrice

del nostro Novecento, Melissa ha frequentato l’Istituto d’Arte ("Ma

la scuola non mi è servita granché, forse il disegno tecnico...") si occupa

di informatica e dipinge di notte. Un’atmosfera forse naturale

per una giovane donna che veste i panni della ‘dark lady’, ma anche

un’atmosfera che si incrina sul fronte di un dolce romanticismo, perché

Melissa dipinge, su di un piccolo tavolino traballante, ascoltando

musica classica con il suo compagno che le fa compagnia,

disteso accanto su di un divanetto, vinto probabilmente, come del

resto accadrebbe a tutti i comuni mortali, dall’esuberanza e dalla

forza di questa giovane donna. Dicevamo delle emozioni. Melissa

crea il suo personalissimo mondo con un ripetere, disciplinatissimo,

per cogliere la minuziosa preziosità del

segno, poi sforzarsi di capire perché la

regina indossi un cappello con dei sonagli

("se comandi, rischi se comandi male

di essere percepito come un buffone")

perché una figura abbia ‘conficcate’ negli

orecchi delle croci alla rovescia e dei

simil-serpentelli che convergono verso

il cranio ("è una critica a chi vive i dogmi

religiosi senza un’analisi critica, ho

scelto la ‘croce’ perché è il simbolo più

conosciuto") e altri ancora.

Melissa dipige a china, ad acquerello, a

matita. Alle Giubbe Rosse ha presentato

diciassette opere, i sette peccati capitali

e dieci inediti senza titolo ("vorrei che

ciascuno nelle mie opere vedesse quello

che gli suggerisce la sua personale sensibilità"), nel futuro prossimo

molte nuove idee, i tarocchi, i sensi ("non 4 o 5 come si crede comunemente

ma dodici") e poi l’opera suprema per il cui allestimento

occorrerà un ambiente di ragguardevoli dimensioni; Melissa la vede

così: una grande tela su sui raffiguare una cattedrale e sui muri che

di piccole righe, sempre quattro, dall’esterno all’interno della tela,

che fanno da contorno alle sue figure, stilizzate, scomposte, con torsioni

innaturali, ricche di segni che sono altrettanti concetti e affermazioni.

In questo suo controllo della forma, della composizione, dei

contrasti cromatici, c’è probabilmente un guinzaglio che mette alla

sua espressività, un segno, apprezzabilissimo, di maturità artistica.

Per apprezzare a pieno le opere della Maionchi occorre dotarsi di un

‘libretto di istruzioni’. Anzitutto si deve avvicinare l’occhio alla tela,

dirigono alla grande tela altri dipinti che completino la rappresentazione.

Nel frattempo Melissa continuerà con le sue letture di Harry

Potter, Stephen King, dei libri che trattano il tema affascinante dei

serial killer, e con lo studio degli amati pittori fiamminghi, della pittura

di Goya, di Dalì, Jan Vermeer, di Wiliam Blake, del Caravaggio,

aggrappata all’arte come ragione assoluta di vita, convinta che, tra

le tante suggestioni, questa abbia anche il merito di razionalizzare

qualche inevitabile (forse inevitabile) pensiero molesto.

52

Melissa Maionchi


INGRESSO GRATUITO

DAL 24 SETTEMBRE AL 2 OTTOBRE

“PATHWAY TO THE UNKOWN”

MOSTRA D’ARTE PERSONALE DELL’ARTISTA CANADESE

MAESTRA DELL’ARTE ASTRATTA

Hélène DeSerres

Sabato

24

ore 17:30

INAUGURAZIONE

APERITIVO CON L’ARTISTA

AUDITORIUM AL DUOMO

Via de' Cerretani, 54/R, 50123 Firenze

INFO:

Tel: 345 1677704

info@vividartsnetwork.com

www.vividartsnetwork.com - www.arttourinternational.com


Maurizio

Balducci

Il suo universo artistico fra esplorazione

introspettiva e libero pensiero

di Daniela Pronestì

Foto di Maria Grazia Dainelli

L'artista con un'opera della serie Liberi Pensatori

Percorrendo una strada di campagna poco distante da Colle Val d’Elsa

si arriva alla casa di M’Au. Non si tratta di un’abitazione qualunque,

ma della casa - atelier di Maurizio Balducci. Qui l’artista toscano ha

scelto di vivere in simbiosi con le sue creazioni: sculture, installazioni e

quadri tridimensionali realizzati dal 2013 ad oggi. Un breve arco di tempo durante

il quale la sua ricerca si è svolta nel segno di un’attenta commisurazione delle

intenzioni espressive e di un lucido controllo dei valori formali e tecnici dell’opera.

Un rigore progettuale vivificato dal calore lirico dell’esplorazione introspettiva,

non tanto autobiografica, quanto delle suggestioni derivate dall’osservazione

della natura. Per Balducci, infatti, la natura è un sistema di segni dove si attua

il dualismo tra regola e libertà: la regola di un principio ordinatore che governa

la forma in funzione di una causa finale; la libertà di una bellezza che si esprime

Un'opera della serie Legami

L'installazione Ess'eri nei pressi di Casole d'Elsa

spontaneamente, scevra da ogni condizionamento o fine utilitaristico.

La dialettica tra questi due termini trova un equivalente nel suo

modo d’intendere la dimensione creativa come un processo che mette

insieme disciplina ed istinto. L’una agisce in funzione di una finalità

preordinata, di un criterio dettato dal rispetto di una norma; l’altro,

invece, si muove in maniera imprevedibile, seguendo percorsi estranei

all’osservanza di un canone. Proprio come accade nell’arte di Balducci,

dove l’unico canone ammesso è quello dell’anticonformismo; un canone

inverso, quindi, che al tono monocorde della mentalità corrente

preferisce la varietà timbrica del pensiero libero. Avvalersi dell’arte per

infrangere gli schemi dell’agire comune, per risvegliare la coscienza

individuale: nascono così i Liberi Pensatori, omini colorati ritratti in una

posa statica ed assorta. Piccole figure sedute sui bordi di una cornice

come se fosse una scatola, oppure incastonate in una cavità al centro

dell’opera, con bordi e consistenze simili ad una ferita. Lo scopo,

in entrambi i casi, è alludere ad una realtà che imprigiona la mente

dell’uomo entro i confini della logica imperante: a questa condizione i

protagonisti delle opere di Balducci contrappongono la fioritura infinita

di un pensiero che nessuna gabbia può limitare. Un pensiero che nella

serie Lega’mi si affranca dalla trappola dell’individualismo, generando

due figure congiunte in un corpo unico. Si tratta - spiega l’artista - di

un’idea che trae ispirazione dallo strutturalismo saussuriano, secondo

cui il valore di un elemento linguistico risiede nella relazione con altre

54 Maurizio Balducci


parti del discorso. Diversamente interpretata,

questa teoria conferma che la scoperta

di sé come individuo non preclude

il rapporto con gli altri, ma anzi lo rende

necessario. È quanto avviene nei legami

descritti da Balducci: unioni simbiotiche

tra due individui tanto diversi quanto complementari.

Proseguendo su questo filo logico

si arriva alla serie Ess’eri e IN dividui,

imponenti sculture - installazioni che portano

il discorso sulla relazione tra identità

individuale e universalità della condizione

umana. Semplificando al massimo la figura,

fino quasi a dissolverne le sembianze

umane, Balducci mira a raggiungere l’essenzialità

dell’archetipo. Come oggetti

rituali o totem di antica memoria, questi

giganti narrano l’eterna storia dell’uomo,

di ciò che lo avvicina ai propri simili e delle

caratteristiche che rendono unica la sua

individualità. In questo scarto concettuale

si realizza la differenza tra Ess’eri e IN dividui.

Alla fisicità fredda e metallica degli

Ess’eri si contrappone il corpo plastico e

vivacemente colorato degli IN dividui.

Indistinguibili gli uni dagli altri, gli Ess’eri

hanno chiome dorate eternamente mosse, Due opere della serie Liberi Pensatori

quasi lingue di fuoco nel vento; negli IN dividui,

invece, ogni cosa - fiori, strass, tracce di colore - concorre ad accentuare le differenze

fra le varie figure, con la sola eccezione di un elemento che le accomuna - un filo a piombo

con un cono di cristallo - per indicare il bisogno condiviso di raggiungere un equilibrio

interiore. Da qui in poi, la vena creativa del nostro artista ci conduce verso altri territori,

dove ciò che è fugace conquista la certezza di un segno indelebile (Scie d’aereo), mentre

ciò che permane nel profondo, è una forza che corrode e consuma senza lasciare scampo

(Metamorfosi). E ancora, su questi nuovi lidi s’imprimono le tracce di un vissuto riaffiorato

dalla memoria (Frammenti), oppure accade che un dettaglio minino - la crepa di un muro

o di un terreno arso dal sole - assurga a paradigma di un’insanabile frattura interiore (Le

crepe). A volte l’alternanza tra luce ed ombra, presenza ed assenza (Ombre), introduce un

elemento d’instabilità nella percezione dell’opera; altre volte, invece, lo sguardo ritorna

alla natura e le formulazioni iconiche che ne derivano assumono un tratto immaginifico (I

pesci architettonici). Difficile addentrarsi nell’universo artistico di Maurizio Balducci senza

subire la tentazione di allungare la mano per sondare con il tatto ora la levigatezza di

una superficie metallica, ora la consistenza spessa e stratificata di un’opera polimaterica.

Un’arte da “toccare” e da vivere, dunque, in un rapporto diretto e senza filtri, proprio come

lo è il linguaggio di questo pensatore libero, di questo artista anarchico.

Maurizio

Balducci

Ènato artisticamente nel 2013, e fin da

subito si è distinto per l’originalità e la

coerenza del suo registro stilistico, che

lo vede esprimersi in una pluralità di percorsi

espressivi, dalla scultura all’installazione, dal

quadro tridimensionale all’opera dipinta. Tra

i principali eventi espositivi realizzati in questi

anni, si ricordano: 2013, San Gimignano,

V’erticalismo/Natura ed Artificio, mostra

personale; Forte dei Marmi, Fish and Cheers,

mostra personale; Milano, Fuorisalone, collettiva

di artisti e designer; 2014, Firenze,

Florence Design Week, Biblioteca Centrale

Nazionale; Firenze, Palazzo Panciatichi

(Regione Toscana), mostra personale;

Volterra, Palazzo dei Priori, mostra personale;

Chiusdino, Abbazia di San Galgano, mostra

personale; Remangen - Germania, Galleria

Rosemarie Bassi; 2015, Firenze, Palazzo

Medici Riccardi, ARTOUR-O, collettiva;

Rosignano Solvay, Galleria In Villa, mostra

personale; 2016, Barberino Val d’Elsa, mostra

personale; San Donato in Poggio, Palazzo

Malaspina, IN Chiantiere, mostra collettiva.

Ha esposto inoltre a Singapore, Hong Kong e

in Spagna (Merida e Marsiglia). Nel 2016 due

sue installazioni sono state collocate in permanenza

nei pressi di Casole d’Elsa. Come

scultore, è stato tra i finalisti del Premio Cairo

(Milano, 2015) e del Premio Tricolore (Reggio

Emilia, 2013).

www.mauriziobalducciarte.it

L'installazione Canone Inverso in una rotonda nei pressi di Casole d'Elsa

Maurizio Balducci

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“Un'altra Basilicata”

Anche il maestro spagnolo Pedro Cano

tra i protagonisti con gli acquerelli

dedicati alla città di Matera

di Gianluca Rosucci

Saranno gli acquerelli del maestro spagnolo

Pedro Cano, una mostra fotografica che

ripercorrerà la Basilicata del Novecento,

un omaggio al cinema di Pasquale Festa

Campanile ed una sezione dedicata agli artisti lucani

residenti in Toscana ad inaugurare la prima rassegna

d’arte all’interno della prima edizione della Settimana

Lucana da Firenze a Matera 2019.

Un’altra Basilicata è il racconto che si snoda attraverso

l’evento espositivo articolato in quattro distinte sezioni:

la prima, a cura di Fiorella Fiore, che vede protagonista

una selezione di acquerelli del maestro Pedro Cano dedicati

alla città di Matera, nati dal profondo legame dell’artista con la città

lucana iniziato negli Settanta e continuato nel tempo, all’interno

dei quali si racconta il tessuto di arte, e tesori preziosi della città dei

Sassi, definita dall’artista «un serbatoio di sorprese, un luogo in cui

la natura e lo sforzo umano si sono uniti per creare un’opera unica al

mondo». La seconda sezione, che vede la partecipazione della Regione

Basilicata (Dipartimento Programmazione e Finanze - Autorità di

Gestione FSE), nell’ambito delle iniziative informative previste nella

programmazione 2014/2020 del Fondo Sociale Europeo, illustra, attraverso

le fotografie di Gerhard Rohlfs, Rinaldo Della Vite, Aldo La

Capra, Mario Cresci e molti altri importanti autori, un excursus che,

partendo dagli antichi mestieri, fondamento dell’identità delle comunità

lucane, ha portato allo sviluppo infrastrutturale della regione

e all’evoluzione del percorso formativo. Negli apparati didattici, a

complemento della sezione, sono evidenziate in particolare le attività

realizzate con i Programmi FSE Basilicata, e si sottolinea il fondamentale

ruolo economico, sociale e culturale dato dall’istruzione

e dalla formazione professionale nonchè le importanti opportunità

offerte dalla programmazione 2014-2020. La terza sezione è costituita

da una selezione di artisti di origine lucana che vivono ed operano

in Toscana. Chiude un excursus iconografico dedicato alle locandine

56 Un'altra Basilicata


dei film e degli spettacoli

teatrali del regista lucano

Pasquale Festa Campanile,

che ripercorre la carriera di

uno dei più grandi maestri

italiani del cinema del secondo

dopoguerra.

Il coordinamento organizzativo

e l’allestimento

del percorso espositivo è

curato dalla Rebis Arte. Ingresso

gratuito da Lunedì a

Venerdì dalle ore 11.00 alle

ore 19.00.

ASSOCIAZIONE CULTURALE LUCANA FIRENZE

Presenta

Settimana Lucana

Iª EDIZIONE

Da Firenze a Matera

capitale della cultura 2019

Firenze 10-17 Settembre 2016

Piazza del Carmine, Galleria delle Carrozze,

Caffè letterario Murate, Fiorino sull’Arno

Un’altra Basilicata

Vernissage 12 settembre - ore 18.00

Palazzo Medici Riccardi

Galleria delle Carrozze - Via Cavour, 3 - Firenze

Pedro Cano

Entrata ufficialmente nel palinsesto dell’Estate Fiorentina

2016, “La Settimana Lucana” è la metafora di un lungo viaggio

culturale di andata e ritorno, che avvicina la Toscana

alla Basilicata, partendo da Firenze arrivando a Matera in cammino

verso il 2019 (anno in cui diverrà capitale della cultura europea).

Firenze con la sua vetrina sul mondo da un lato, la Basilicata con i

suoi personaggi e le sue storia dall’altro, un connubio di tradizione

ed integrazione rafforzato dal senso di appartenenza alla propria

terra attraverso tutte le discipline artistiche dal cinema al teatro,

alla musica alla pittura all’enogastronomia.

Una kermesse che partendo da tematiche socio-culturali darà origine

a spettacoli, concerti, mostre, presentazione di libri, degustazioni

e dibattiti mettendo a confronto due culture distanti, ma vicine

(considerato il consiste numero di lucani in Toscana) nel riscoprire il

proprio patrimonio culturale all’insegna del gusto, delle sonorità e

dell’arte come occasione d’incontro.

Promossa ed organizzata dall’Associazione culturale lucana Firenze,

che dal 1970 opera ed agisce sul territorio toscano con l’intento

di mantenere vivo il legame con la terra d’origine, “La settimana

Lucana” è l’occasione per presentare il volto nuovo della regione,

dall’animo tradizionale ma dallo spirito Europeo, pur conservando

intatta quella genuinità che fa dei lucani una popolazione che suscita

stupore e meraviglia nell’animo di chi la abita allo stesso modo di

come la esporta con se ovunque vada.

La settimana lucana è un evento realizzato con il patrocinio di Regione

Basilicata, Comune di Firenze e Città Metropolitana.

Benedetto Riccardo Biazzo, laboratorio di legatoria, Enaip di Melfi,

1980 circa. Archivio Apofil

Un ritratto di Pasquale Festa Campanile con Massimo Franciosa

Un'altra Basilicata

57


LiberArte a Stia

Nella limonaia del Palagio Fiorentino una

collettiva degli artisti del sodalizio sestese

di Guido Nardi

Foto di Ledo Fabbri

Sabato 6 agosto 2016 una bella iniziativa di LiberArte ha

consentito a 25 artisti di potersi esibire, con una mini antologica

personale, nella mostra collettiva che si è inaugurata

nella limonaia del Palagio Fiorentino di Stia.

L’atmosfera particolare del luogo, tra il misterioso ed il fatato, ha

consentito a tutti i numerosi partecipanti di trascorrere un bellissimo

pomeriggio iniziato con la visita alla curata Pinacoteca di artisti

contemporanei (Annigoni, Possenti, Pini, Ciccone, Faraoni, Berti,

Squillantini, solo per citarne qualcuno), proseguito con la presentazione

del libro ‘Il gioco del tempo - Le indagini del maresciallo Casati’

di Luigi Bicchi e che si è concluso con l’inaugurazione della bella

Da destra, il sindaco di Stia-Pratovecchio Nicolò Caleri, lo scrittore Luigi Bicchi, Felice

Giannelli e Fabrizio Finetti

Fabrizio Borghini intervista per Toscana TV Fabrizio Finetti vicepresidente di LiberArte,

Felice Giannelli e Ledo Fabbri referenti arti visive

diale e fermamente convinta del percorso intrapreso a sostegno

delle iniziative culturali e nel miglioramento e manutenzione delle

strutture.

Devo dire che è stato veramente sfidante e di ampia soddisfazione

per tutti poter collaborare con un’Amministrazione che ha l’entusiasmo

della gioventù e il raziocinio della sana gestione delle risorse

nel sostenere i progetti culturali. La bellezza del luogo, il clima che si

è creato tra tutti: artisti, visitatori, organizzatori, amministratori, ha

fatto sì che la serata uscisse dalla ritualità del momento per allargarsi

ad una riunione tra amici. È stato questo un elemento ulteriore

Visitatori della mostra nella limonaia del Palagio Fiorentino

Una delle sale del Palagio Fiorentino con il pubblico del vernissage

mostra collettiva nelle splendide sale della Limonaia del Palagio. Ad

accogliere gli artisti ed i visitatori erano presenti il Sindaco di Stia

Nicolò Caleri, l’Assessore alla Cultura Francesco Trenti e, preziosissima

per la riuscita della manifestazione, Francesca Del Cherico

responsabile della Biblioteca cittadina e degli eventi culturali.

Una presenza, la loro, non formale, come alle volte accade ma cordi

ampia soddisfazione per tutti gli artisti partecipanti, i cui nomi

potrete leggere nell’apposito riquadro, che hanno visto apprezzate

con convinzione le loro fatiche creative.

La serata si è poi conclusa con un buonissimo buffet offerto da

LiberArte a tutti i presenti, un’occasione in più per conoscersi meglio,

stringere amicizie, parlare d’arte con lo sfondo della mole agile

58 LiberArte a Stia


del Palagio Fiorentino e della struttura termale.

Purtroppo quando leggerete queste brevi note, la mostra sarà già

terminata, ciò non toglie che non possiate inserire Stia tra i vostri

luoghi da visitare. È un consiglio che sento di darvi, troverete luoghi

meravigliosi, ospitalità, buona cucina e tante importanti iniziative

culturali. In fondo è bello poter condividere con gli amici, anche in

tempi differenti, sensazioni piacevoli.

Nel concludere, un ringraziamento particolare va a tutti gli artisti

che, contribuendo così all’ottima riuscita dell’esposizione, hanno

proposto le migliori opere della loro produzione artistica e agli organizzatori

(Fabrizio Finetti, Felice Giannelli e Ledo Fabbri) per l’impegno

profuso nella riuscita dell’evento dimostrando ancora una volta

la grande vitalità di LiberArte.

Artisti in mostra:

Alessandro Bigazzi - Firenze, Andrea Mattolini - Sesto F.no

FI, Maestro Antonio Ciccone - Firenze, Danella Fabbrini -

Abbadia S. Salvatore - SI, Daniela Papucci - Campi B.zio -

FI, Maestro Elio Toniutti - Prato, Fabrizio Finetti - Sesto F.no

- FI, Felice Giannelli - Sesto F.no - FI, Francesca Guetta -

Firenze, Franco Gualdani - Loro Ciuffenna - AR, Gian Luca

Spanu - Campi B.zio - FI, Gualtiero Risito - Sesto F.no - FI,

Julius Camilletti - Campi B.zio - FI, Lauro Narbone - Prato,

Lidia Atzori - Sesto F.no - FI, Mario Cenni - Firenze, Marta

Sarti - Sesto F.no - FI, Massimo Pancani - Caldine- Fiesole

- FI, Mauro Scardigli - Camporgiano - LU, Monica Martini -

Firenze, Paolo Lantieri - Firenze, Roberto Romoli - Tavarnelle

Val di Pesa-Firenze, Sergio Billeri - Sesto F.no - FI, Silvana

Cipriani - Sesto F.no - FI, Valter Figoni - Sesto F.no - FI.

info@grafi cacavicchi.com

SESTO F.NO - CALENZANO • Via D. Alighieri, 72 • Calenzano (FI)

Tel. 055 8827266 • Tel. 055 4200557 • www.alfieriauto.it

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LiberArte a Stia

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ANTONIETTA

GIUFFRE’ALLE

GIUBBE ROSSE

Il 26 giugno alle Giubbe Rosse a Firenze il singolare

abbinamento di due artisti con la mostra delle miniature

di Antonietta Giuffrè e delle sculture di Franco Cappellini

di Anna Balsamo

Foto di Roberto Guerri

Mai, come nel contesto dello storico caffè letterario

Giubbe Rosse, la panoramica esposizione delle miniature

di Antonietta Giuffrè, oltre che apparire nella

sua sostanza di arte esatta, attenta al minimo particolare,

ha rivelato il quid di come la pittrice coinvolga ed esprima

se stessa intonando al suo sentire le visioni di giardini, piazze, fontane,

strade, luoghi monumentali: autodidatta, alcunché d’accademico

appesantisce la grazia e il fascino delle opere da lei eseguite.

S’imprime in ciascuna d’esse, una magistrale nota personale dovuta

ad un accorgimento tecnico, non so quanto meditato o spontaneo

(l’effetto risultante è di estrema ed eccezionale raffinatezza), dove la

struttura portante contornante l’immagine è dapprima marcata elaboratamente

di nero che si fa castone grafico, quasi di sottile filo di

ferro battuto a contenere le gemme dei colori, coi quali, di continuo,

l’artista indulge ad esaltare Firenze che appare con grande evidenza

la protagonista, il soggetto preferito dal punto di vista d’ogni scorcio.

Una Firenze luminosa, la sua, quasi una musica di chiarina nel

vento d’una trionfante, perpetua primavera laurenziana. E, quando

la Giuffrè incontra Boboli, s’immerge più che nel bellissimo giardino,

in un proprio exploit quasi orafo dal che deriva una sensazione di

Anna Balsamo, poetessa e scrittrice, Luciano Artusi, storico e scrittore, Jacopo Chiostri,

giornalista e scrittore, intervenuti per la presentazione della mostra con gli artisti

fiabesco barocco ma niente affatto

gotico. La sua pittura gronda

gioielli nel riprodurre l’altrui arte,

simile a un vero plateau di preziosi

monili in una vetrina di Ponte

Vecchio. È l’abilità di pervenire

a ciò nell’estremamente piccolo.

Memorabile la sua cura certosina

nell’allestimento dei presepi su

iniziativa del parroco don Vittorio

Torsitano nella chiesa di San

Lorenzo a Ponte a Greve, a partire

dal 1993. L’artista non è esente

dal cimentarsi nel grande formato,

come ci ha potuto dimostrare,

altrove, anche con la parabola del

Buon Pastore, quadro col quale ci

sorprende per la facoltà rappresentativo-gestuale

dell’icona del

Gesù evangelico, che ha avuto

una vasta eco. In questo periodo,

Antonietta privilegia d’applicarsi

a delicati emblematici stilemi di

fiori: in lei è innato il senso del

Antonietta Giuffrè con Riccardo Ghiribelli

direttore artistico delle Giubbe

giardino in una kermesse di gentile tripudio. Singolare quindi l’abbinamento

in questa mostra, con la pregnante inquietante originalità

dello scultore Franco Cappellini. Da prospettive diverse, i due artisti

paiono, a prima vista, rapportarsi a produrre ispirati ambedue dal

contesto naturale: ma non è esattamente così.

La Giuffrè si aggira protetta, come in un salotto, in un’eleganza

da “hortus conclusus”, Franco Cappellini supera le recinzioni; più

che nel giardino, ama ritrovarsi nella natura, degli smarrimenti

metafisico-panici, che è fertile daimon delle sue divinità agresti,

scaturigini terragnole o ctonie con i tratti fortemente segnati dal

loro pathos che, nella materica petrosità compiono letteralmente

l’impossibile proverbiale impresa di cavar sangue dalle pietre

(sangue che in realtà viene gettato sulle opere dall’artista che se

lo “cava” dai polsi). Dell’arte primitiva - direi addirittura primor-

60 Antonietta Giuffré


Firenze, Giardino di Boboli, Vasca dell'Oceano, china e acquerello, cm. 18x25

diale - dello scultore, si è già ampiamente parlato in altre svariate

sedi. Qui, aggiungo che tale primordialità, per ossimoro, è un’agile

soluzione per la modernità dell’autore, al di là della ricerca

informale: crea quasi delle erme, quasi delle stele che sono pietre

miliari della sua solitudine sul percorso di archetipi che sgorgano

dalla sua psiche con l’imperativo assoluto di stilizzarsi in figurazioni.

Non che Cappellini, nella sua tensione artistica, non si prenda

anche qualche “divertimento”, a lui non insolito, tralasciando per

un attimo i soggetti altamente drammatici, espressi inoltre nei titoli

da sostantivi astratti (“Ictus”, “La Pazzia” etc.), in quest’ultima

esposizione, ad esempio, ha colto, bonariamente ironico, i tratti del

Nasone o, con la tenerezza che ci ricorda le parole d’una famosa

canzone di Gino Paoli “La Gatta”: la sua, dagli occhi perforati, cattura,

fosforica, la luce. Cappellini, però, tendenzialmente recepisce

onde di chiaroscuri d’ermetismo rinascimentale ch’egli estrinseca

animandone la pietra: è così che, nella voluta semplicità, procura

un’espressività da brivido che assurge ad un positivo valore retorico

che attrae in assoluto il visitatore.

Simbolo di questa mostra estiva resta la poesia della rosa rossa dipinta

su un’antica tegola da Antonietta Giuffrè. “La rosa dell’amore”.

Antonietta Giuffrè - Cell. 366 1756630

Firenze, Il Duomo di Santa Maria del Fiore, china e acquerello, cm. 18x25

Beltrando (il menestrello fiorentino) durante il vernissage con Antonietta Giuffrè

Antonietta Giuffré

61


Il XV° Simposio

Internazionale di Scultura

“Premio Antonio Berti”

Dal 13 al 24 settembre sei studenti delle

più importanti Accademie di Belle Arti

italiane ed europee celebrano a San Piero

a Sieve, in Mugello, l’arte della scultura

di Elisabetta Mereu

Foto Ufficio Stampa Pro Loco San Piero a Sieve

Antonio Berti

La pietra è uno dei materiali più difficili da lavorare data

la sua densità e imprevedibilità, perciò riuscire a creare

delle opere d’arte con questa dura materia è il risultato

del perfetto equilibrio fra creatività, forza, pazienza e

precisione. Caratteristiche di cui sono certamente dotati i sei giovani,

selezionati e ammessi da un’apposita Commissione, al XV°

Simposio Internazionale di Scultura “Premio Antonio Berti”, indetto

dalla Pro Loco e dal Comune di San Piero a Sieve. La manifestazione

biennale è stata ideata per rendere omaggio ad Antonio Berti, nato

nel 1904, proprio nel paese mugellano. Sebbene fosse cresciuto in

una modesta famiglia di contadini e pastori, Antonio grazie al suo

grande talento naturale a 17 anni entrò a lavorare alla Richard Ginori,

dove aveva il compito di disegnare le porcellane.

In seguito il padre Angiolo, su consiglio dello scrittore Ugo Ojetti,

che aveva potuto ammirare alcune sue lavorazioni in creta, lo iscrisse

all'Istituto d'Arte Santa Croce di Firenze.

Da lì in poi spiccò il volo verso una sfolgorante carriera artistica

che lo ha portato ad eseguire statue e busti di molti personaggi

prestigiosi e splendide sculture collocate in varie parti d’Italia! Sua

la statua dell’Annunciazione in terracotta, realizzata nel 1947, posta

62 Premio Antonio Berti


Commissione

Artistica

Federico Ignesti

Sindaco Comune di Scarperia e San Piero

Marco Sozzi

Rappresentante Comune di Firenzuola

Francesco Roviello

Docente di Scultura Accademia Belle Arti Firenze

Piergiorgio Baiocchi

Rappresentante Accademia Belle Arti Carrara

Domenico Viggiano

Presidente Fondazione “Antonio Berti”

Alessandra Buyet

Fondazione “Antonio Berti”

Sauro Bani

Presidente della Pro Loco di San Piero a Sieve

Gabriele Perugini

Scultore

Niccolò Niccolai

Scultore

sull’altare durante la Messa

celebrata da Papa Francesco,

allo Stadio Franchi di

Firenze, lo scorso novembre.

Finalità di questo evento -

unico del genere in Mugello

- è anche il voler coniugare

passato e presente, locale

ed internazionale nel ricordo

di uno scultore che è stato

moderno nel tempo seppur classico nelle sue realizzazioni.

Dal 13 al 24 settembre Sara Morandi e Jessica Ielpo, allieve dell’Accademia

di Belle Arti di Firenze, Maria Teodolinda Cennamo e Shu Bo di quella

di Carrara, Niccolò Bacci, studente al Liceo Artistico di Brescia e Fekete

Levente, proveniente dall’Istituto ungherese di Belle Arti, con mazzuolo,

scalpello, mola e dischi diamantati lavoreranno sui blocchi di pietra serena

delle cave di Firenzuola, famoso per la cospicua produzione di questo

materiale. Il tema sviluppato nelle sculture viene scelto liberamente dai

ragazzi, seguiti in questa esperienza dal professor Di Tommaso dell'Accademia

delle Belle Arti di Firenze, ma le opere dovranno essere tali da

poter “dialogare”armonicamente con gli spazi della campagna toscana e

della valle del Mugello.

Infatti anche nelle precedenti edizioni i lavori eseguiti sono stati poi destinati

alla valorizzazione di parchi, piazze e giardini comunali. Bisognerà

però attendere il pomeriggio di sabato 24 settembre per sapere a chi la

Commissione Artistica assegnerà la medaglia del vincitore ed il premio

dell’edizione 2016.

Insomma questo Simposio internazionale non è solo una gara tra scultori,

ma un vero e proprio momento di celebrazione di questo affascinante

comparto artistico che, grazie al cantiere allestito all’aperto presso l’Area

Feste di San Piero a Sieve, consentirà a chiunque, nei dieci giorni dell’evento,

di vedere gli artisti all’opera - seppure avvolti da una nuvola di

polvere bianca - per far emergere da un blocco unico di pietra un elemento

creativo di grande impatto visivo ed emotivo.

Per informazioni: Pro Loco San Piero a Sieve

ufficiostampa@prolocosanpieroasieve.it

Tel. 055 84.87.241 - Cell. 393 41.80.963 - 347 19.12.994

Premio Antonio Berti

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