La Toscana supplemento

toscanacultura

TOSCANA

la

SAN MINIATO

Storia, arte, cultura,

enogastronomia

e tradizioni, nel cuore

della Toscana

Supplemento al numero 10 de "La Toscana" Novembre 2016


Truffle

in the heart of

Tuscany

46^ MOSTRA MERCATO NAZIONALE

TARTUFO BIANCO

DI SAN MINIATO

Il Tartufo nel cuore della Toscana

Pisa > San Miniato

12-13, 19-20, 26-27

novembre 2016

GRUPPOSCOTTI.IT

www.sanminiatopromozione.it


Sommario

Fondazione San

Miniato Promozione

La Fondazione ha il fine di promuovere il territorio

di San Miniato attraverso il suo sviluppo turistico,

culturale, produttivo, ambientale e paesaggistico.

In particolare la Fondazione persegue lo scopo di:

diffondere la conoscenza, promuovere, contribuire a

curare e valorizzare il patrimonio artistico, museale

e culturale nonché le tradizioni, anche sportive, del

territorio del comune di San Miniato, con speciale

riguardo all'attività di accoglienza e di informazione

turistica locale oltre all'attività turistico-ricettiva e della

ristorazione del territorio del comune; promuovere,

valorizzare, diffondere la conoscenza dei prodotti

tipici dell'agricoltura, dell'artigianato, e dell'industria

sanminiatesi.

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La 46^ Mostra Mercato del Tartufo Bianco a San Miniato

La casa-museo di Dilvo Lotti

Il C.R.A. - Centro Raccolta Arte

Pinocchio torna al Pinocchio

La personale di Gabriele Erno Palandri

Quasi Pinocchio, mostra e spettacolo

I racconti di Giancarlo Pertici

I 70 anni del Dramma Popolare di San Miniato

I "Riverberi" di Roberto Braida alla Via Angelica

San Miniato e la Via Francigena

I primati del tartufo di San Miniato

Installazioni d’arte a San Miniato

Gli scatti fotografici di Veronica Gentile

Rime sparse: le poesie di Saverio Chiti

Ufficio Informazioni Turistiche

Piazza del Popolo, 1

56028 San Miniato (PI)

Tel.: +39 057142745

Fax: +39 057142745

ufficio.turismo@sanminiatopromozione.it

In copertina foto di Aurelio Cupelli

la TOSCANA

Periodico di attualità, arte e cultura

dell’Associazione Toscana Cultura

Registrazione Tribunale di Firenze

n. 5905 del 6-2-2013

Iscriz. Roc. 23227

C.F. e P. IVA 06314920486

Anno 4 - Supplemento - Novembre 2016

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Delio Fiordispina

Filippo Lotti

Andrea Mancini

Daniela Pronestì

Foto:

Federica Antonelli

Johara Camilletti

Aurelio Cupelli

Serena Di Paola

Francesco Fiumalbi

Veronica Gentile

Luca Lupi

Photoistanti

Gianni Mattonai

Erika Provvedi

Danilo Puccioni

Francesco Sgherri

Smartarc

Riccardo Vannetti

Wikipedia

Collaboratori:

Veronica Santoli

Aurelio Cupelli

Fotografo

Nato ad Amandola, in provincia di Ascoli Piceno, cinquant’anni fa, vive

a San Miniato da sempre; coltiva la passione per la fotografia dall’età

di 16 anni, quando acquistò la sua prima macchina fotografica.

Negli anni ha maturato un rapporto con il proprio territorio, che lo ha

portato ad una copiosa produzione di piccole edizioni autoprodotte e a

numerose esposizioni fin dal 1988.

Ha un blog “aurelio-vivereapierino”. Attraverso questa finestra,

mostra, ai frequentatori della rete, la sua visione del mondo. Un diario

quotidiano, di immagini e parole, su tutto ciò che incontra, vede,

conosce e scopre. Così è divenuto un visitato zibaldone, ricolmo di

memorie, riflessioni, appunti e soprattutto di immagini.

Autoscatto di Aurelio Cupelli nel suo orto di Pierino, San Miniato, 2011


LA 46ª MOSTRA

NAZIONALE DEL

TARTUFO BIANCO

DI SAN MINIATO

di Delio Fiordispina

Presidente Fondazione San Miniato Promozione

Foto di Aurelio Cupelli e Photoistanti

(Veronica Gentile e Gianni Mattonai)

La Mostra Nazionale del Tartufo Bianco, che si svolgerà il

12,13,19, 20, 26, 27 novembre a San Miniato, giunta alla

46^ edizione, è divenuta una delle più importanti del settore

e richiama decine di migliaia di visitatori ogni anno.

Propone un programma ricco e di alta qualità; ogni week end sarà

dedicato ad un tema diverso.

La mostra si apre il 12 e 13 novembre pensando a Pinocchio, il burattino

più famoso del mondo, che ha i suoi “natali” proprio a San

Miniato Basso, recentemente ribattezzato Pinocchio. Sembra infatti

che Carlo Lorenzini si sia ispirato proprio al nostro territorio per dare

il nome alla sua creatura famosa in tutto il mondo, perché suo padre

lavorava nella nostra zona. Proprio per questo, nel primo week end,

Piazza del Seminario con gli stand della Mostra

Officina del tartufo. Lo chef Marco Nebbiai presenta un cooking show

e ai suoi 70 anni di storia gloriosa e d’eccellenza che ha portato sul

palcoscenico di San Miniato i personaggi più prestigiosi del teatro

italiano. Ci saranno incontri, performance teatrali ed una mostra sui

manifesti delle 70 rappresentazioni. In questa settimana iI tartufo

bianco incontra i prodotti di altri paesi europei, come quelli delle

città gemellate di Villeneuve lez Avignon (Francia) e di Silly (Belgio),

quelli delle città amiche di Sonnino (Lt) e di Caselle in Pittari (Sa).

Potranno essere gustati prodotti unici come il vino francese, le cioccolate

e le birre del Belgio, l’olio laziale e la gastronomia del Cilento.

Le bande musicali di San Miniato e Sonnino si gemelleranno per

rafforzare i legami di amicizia fra le due città, ed anche nel segno

di “Nel Sorriso di Valeria”: l’associazione assegnerà borse di studio

saranno ospiti d’onore il Comune di Pescia e la Fondazione Nazionale

Carlo Collodi. Sarà presentato un grande spettacolo: l’opera

musicale “Quasi Pinocchio” di Beppe Dati e ci sarà anche una mostra

dallo stesso titolo, con opere di famosi artisti toscani che hanno

realizzato lavori ispirati al musical del famoso cantautore toscano.

Verrà lanciato, con i palloncini, Il Pinocchio sul tartufo dal Carnevale

dei Bambini di San Miniato Basso e Marzio Matteoli presenterà il

suo Poema per Pinocchio.

Ritornano alla Mostra: i prodotti di San Felice sul Panaro (Mo), il

Prosecco di Cappella Maggiore (Tv), la gastronomia del Delta del

Po e le Città Slow. L’on. Luca Sani (Presidente della Commissione

Agricoltura della Camera dei Deputati) parlerà della tracciabilità e

della valorizzazione del tartufo, legge in discussione al Parlamento.

La seconda settimana è dedicata all’Istituto del Dramma Popolare

4 Mostra Nazionale del Tartufo Bianco


Giorgio Panariello con il sindaco Vittorio Gabbanini

Marco Masini

Andrea Pucci con Veronica Maffei

Sergio Forconi con Annamaria Tossani

a studenti meritevoli di San Miniato e di

Sonnino che frequentano le scuole medie

superiori e si iscrivono all’università.

La terza settimana sarà dedicata al Sangue

Blu. La tradizione dei salumi di sangue

a San Miniato si perde nella notte dei

secoli, quando i Longobardi lavoravano il

maiale. Oggi il Mallegato (un insaccato

tipico toscano) è stato rilanciato dall’Associazione

dei Sanguinacci di San Miniato,

che Slow Food ha trasformato in un

Presidio di Tutela. Nobili leccornie per i

buongustai, come spiega anche il nome

“Sangue Blu”. Nel 2013 fu organizzata

“Sangue Blu - I^ Rassegna Nazionale dei

Salumi di Sangue”. Il Sangue Blu, direttamente

dal Salone del Gusto di Torino,

si presenta alla Mostra Nazionale del

Tartufo. Diversi salumieri provenienti da

varie parti d’Italia presenteranno i propri

prodotti di sangue, mentre Slow Food organizzerà,

in merito, anche un convegno.

La domenica verranno effettuate le premiazioni

al tartufo più grande trovato, a quello più grande esposto

in mostra e consegnati diversi altri premi, tra i quali il prestigioso

“Renato Tozzi”, in memoria dello chef sanminiatese che inventò la

festa del tartufo.

Verrà assegnato anche il Premio giornalistico "Roberto Ghinetti"

(istituito nel 1994, dal Comune di San Miniato e dal quotidiano Il

Tirreno, in memoria del giovane giornalista scomparso) ad un importante

giornalista.

La festa si inserisce perfettamente nel magnifico centro storico di San

Miniato: nelle sue piazze e nelle sue strade, in ogni angolo, per immedesimarsi

con la città stessa, con decine di espositori che presentano

il tartufo, il vino, i salumi e tanti altri prodotti enogastronomici.

Il punto di riferimento culinario della

Mostra Mercato sarà l’Officina del Tartufo,

in piazza della Repubblica (detta

del Seminario); in questo spazio il sabato

e domenica si susseguono cooking

show con cuochi stellati, che preparano

in diretta piatti con il tartufo ed altre

prelibatezze, proposti in degustazione

al pubblico presente.

Una novità assoluta sarà, alla Loggetta

del Fondo, il “Salotto del tartufo” dove

verranno presentati libri, organizzati

eventi e presentate curiosità.

Molti gli ospiti attesi dal mondo dello

spettacolo, della cultura e dello sport

che, come ogni anni, riceveranno il titolo

di “Ambasciatore del Tartufo Bianco

di San Miniato”.

La manifestazione sarà arricchita da

mostre d’arte organizzate dal C.R.A.,

dall’installazione in piazza del Bastione

(o piazza del tartufo!), punto di accoglienza

della Mostra ed ambiente

tartufigeno, dell’opera d’arte “Safety Heart Armour”, scultura di

Alessandro Reggioli, e da tanti altri eventi artistici.

Da non dimenticare i cani da tartufo dell’Associazione Tartufai delle

Colline Sanminiatesi, che faranno dimostrazioni pubbliche della

ricerca del tartufo. Tanti appuntamenti per i buongustai, non solo

con le prelibatezze che vengono offerte negli stand, ma anche nei

numerosi ristoranti e punti ristoro con il tartufo bianco, che riempiono

in quei giorni la città.

Alla manifestazione ci saranno iniziative anche per raccogliere fondi

per le popolazioni terremotate del centro Italia.

Per tutte queste ragioni, e per tante altre ancora, che non stiamo ad

elencare, la 46^ Mostra rimane un appuntamento da non perdere.

Mostra Nazionale del Tartufo Bianco

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6 Grazia Danti


Dilvo Lotti

Apre la casa-museo del noto artista

sanminiatese scomparso pochi anni fa

di Elia Billero

Foto Luca Lupi

e Wikipedia

Difficile trovare un altro artista legato al territorio in cui

ha vissuto come lo è stato Dilvo Lotti, nato nel 1914 e

scomparso all’età di 95 anni dopo aver attraversato tutto

il Novecento pur non distaccandosi dall'amata abitazione

di San Miniato.

La città della Rocca è stata fonte di ispirazione per le sue opere pittoriche,

per le statue, per le ceramiche e per le incisioni. San Miniato e

i dintorni sono stati oggetto di studio per i suoi tre libri, dei quali il più

famoso "Storia di un’antica città" è tuttora una delle opere più complete

per capire il borgo medievale.

Dilvo Lotti e San Miniato, Dilvo Lotti e la moglie Giuseppina (chiamata

amorevolmente Geppina), Dilvo Lotti e la sua casa-studio: rapporti in-

Dilvo con la moglie Giuseppina nello studio dell'artista

dissolubili, fonte costante di ispirazione,

affetto e benevolenza. Dalle

stanze allo studio fino al terrazzo,

ogni angolo dell’abitazione trasuda

dell’arte e dell’amore che animò la

passione dell’artista.

‘Geppina’ Gazzarrini ha rispettato

il testamento del marito, facendo

sì che la casa-studio di via Paolo

Maioli, 22 diventasse patrimonio

dell’amministrazione comunale a

una condizione imprescindibile:

che vi venga aperto un museo in memoria dell’artista che tanto ha dato alla

città natale.

“L’idea è quella di aprire alla cittadinanza questo splendido luogo che abbiamo

la fortuna di avere nel centro storico", hanno commentato il sindaco di San

Miniato Vittorio Gabbanini e l’assessore alla cultura Chiara Rossi. "Le opere

di Dilvo sono patrimonio della comunità. Stiamo portando avanti l'ambito

progetto della moglie di Lotti, quello di realizzare una Fondazione con la quale

si possa consentire visibilità alla vasta attività del marito e far conoscere alle

generazioni future il suo lavoro, un patrimonio eccezionale e unico”.

Il progetto ha già avuto il beneplacito del

presidente del Consiglio regionale Eugenio

Giani, nato proprio a San Miniato.

Nell'abitazione dell'artista, Giani ha trovato

due tele realizzate dal padre Enzo,

allievo di Dilvo Lotti; in una di queste sono

ritratte il Duomo e la Rocca, simboli del

paese natale.

Il Comune di San Miniato sta procedendo,

passo dopo passo, alla creazione della

Fondazione Dilvo Lotti; intanto, le stanze

dell’arte non rimarranno chiuse. L’abitazione

a tre piani, situata in corrispondenza della via Francigena,

sarà il prolungamento del percorso usuale dei visitatori della

Mostra Mercato Nazionale del Tartufo Bianco, attraverso

visite a ingresso gratuito per piccoli gruppi.

Dopo la visita guidata lo scorso settembre, nei sabati del 12,

19 e 26 novembre continuerà la sperimentazione per curiosi

e appassionati. Otto persone al massimo, nella fascia oraria

che va dalle 15.30 alle 18.30, potranno inoltrarsi nella dimensione

artistica di Dilvo Lotti.

Tanti oggetti sono rimasti in fase di catalogazione, in attesa

che il lavoro della Fondazione possa procedere a un’analisi

completa del lavoro di Lotti: dalle lettere a Papini fino alla

corrispondenza intercorsa con Spadolini, dalle onorificenze

ricevute, in Italia e all’estero, ai numerosi bozzetti del prolifico

artista. San Miniato conserva nelle facciate degli edifici

storici e all’interno di chiese e musei, tantissime opere di

Dilvo. Ora è il momento di entrare nel vissuto dell'artista.

L’ingresso è libero e la prenotazione obbligatoria.

Per prenotazioni e/o informazioni:

sistemamuseale@comune.san-miniato.pi.it - Tel. 348 1129154

Dilvo Lotti

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il C.R.A.Centro Raccolta Arte

Una realtà

tutta sanminiatese

per l’arte

contemporanea

I tre soci fondatori, da sinistra:

Roberto Milani, Filippo Lotti

e Claudia Lovato

Ben presto affiancata anche da Antonio Leo, inizia fin da subito

a svolgere un’intensa attività sia fuori che dentro le mura

della città di San Miniato.

L’intenzione dei fondatori era quella di far diventare la città

federiciana, nel giro di pochi anni, un polo attrattivo importante

e significativo per l’arte contemporanea e trasformare

il C.R.A. in un centro studi internazionale per la conservazione,

la divulgazione e la promozione dell’arte, cercando di

aprire una finestra di dialogo fra pubblico e privato.

Fin dalla sua presentazione nell’ottobre 2013 presso l’Audidi

Fabrizio Borghini

Casatorre degli Stipendiari, San Miniato. La sede dell'associazione

Nata nell’agosto del 2013 per volontà dei tre soci

fondatori, noti animatori culturali e curatori

da anni attivi nel mondo dell’arte, e che vivono

nel territorio sanminiatese, Roberto Milani

(presidente), Filippo Lotti (vicepresidente) e Claudia Lovato,

il C.R.A. - Centro Raccolta Arte, si costituisce come libera

Associazione Culturale con lo scopo di divulgare e diffondere

il sapere dell’arte, sensibilizzando e coinvolgendo gli appassionati

d’arte moderna e contemporanea.

Roberto Milani durante una lezione d'arte

torium San Martino di San Miniato alla presenza del noto storico dell’arte Giorgio

Di Genova, autore della più importante pubblicazione enciclopedica mai editata

in Italia “La storia dell’Arte italiana per generazioni” (Edizioni Bora, Bologna), di

Claudio Borghi Aquilini (economista ed esperto d’arte) e Thomas Berra (giovane

talento lombardo che per l’occasione presentò l’installazione “This is my Life” -

oltre 300 disegni ispirati alla poetica di Tracy Amin), assume, da subito, i connotati

di una realtà importante sul territorio. Realtà che ad oggi rimane unica nella sua

specificità in Toscana ed una delle poche sul territorio nazionale.

L’attività dell’associazione è partita dalla creazione di una biblioteca d’arte, oggi

ricca di oltre 5000 pubblicazioni, interamente riguardante l’arte moderna e contemporanea,

che ben presto si è implementata attraverso incontri, proiezioni di

film tematici o documentaristici sul settore artistico, presentazioni di libri, mostre,

dibattiti e serate a tema e tutte quelle attività che possano servire al raggiungimento

degli obiettivi dell’associazione: conoscere e conservare per condividere

e divulgare.Un calendario fitto di eventi con ospiti di caratura nazionale ed internazionale,

collaborazioni con enti ed istituzioni, fino alla produzione di specifici

progetti legati al territorio, ha proiettato l’attività dell’associazione a far parte

integrante della cultura dell’intera provincia di Pisa.

Bella e prestigiosa anche la sede che ospita l’associazione, messa a disposizione

dal Comune di San Miniato: una porzione della casatorre denominata “degli Stipendiari”,

all’interno della Porta Toppariorum che dà accesso all'antico nucleo difensivo

della città, opera federiciana che un tempo ospitava il contingente militare.

Sarebbe lungo l’elenco dei tanti appuntamenti realizzati dall’associazione ma è

doveroso ricordarne alcuni.

Primo fra tutti il ciclo di opere presentate durante la Mostra Mercato Nazionale

del Tartufo Bianco di San Miniato del 2014 quando furono esposti lavori di Mario

Schifano, Renato Guttuso, Antonio Bueno e Marc Chagall.

L’associazione è stata invitata a SetUp a Bologna (fiera internazionale d’arte contemporanea)

e a Lucca per Tuscany Contemporary Art per promuovere le loro attività,

il territorio dove nasce l’associazione, ed invitare appassionati e cultori di

questo mondo ad andare direttamente a San Miniato a scoprire questa realtà.

8 C.R.A. Centro Raccolta Arte


Sono stati partner di enti, fondazioni e musei in diverse occasioni, per

promuovere mostre e rassegne: dalla manifestazione patrocinata da

EXPO 2015, denominata #4elements1palace a Certaldo (Fi), in Palazzo

Pretorio, alla mostra antologica dedicata a Silvestro Pistolesi in Palazzo

Medici Riccardi a Firenze, dall’esposizione allestita nei locali della

Triennale di Milano presso lo spazio Tim4Expo, dell’artista Massimo Barlettani,

dal titolo “Polline / il network della natura”, alla grande mostra

personale dedicata a Ugo Nespolo allestita nella Chiesa di Santa Maria

della Spina di Pisa e moltissime altre.

Le attività ovviamente si sono sviluppate

anche nel cuore della cittadina federiciana,

ospitando mostre di giovani artisti del calibro

del lombardo Andrea Gnocchi, che successivamente

ha esposto alla Fondazione Museo

Piaggio di Pontedera, o dell’artista bulgara

Emila Sirakova, fino ad avere ospite Matteo

Tenardi (una delle giovani eccellenze del panorama

artistico italiano che, nonostante la

giovane età, vanta già un'opera all'interno

della Collezione Farnesina - Collezione d'arte

contemporanea del Ministero degli Affari

Esteri, Palazzo della Farnesina, Roma); la mostra

di una selezione di opere di Achille Perilli

che, nel 1947, è stato tra i fondatori del Gruppo Forma Uno. Sono stati

organizzati anche alcuni incontri divulgativi come “La Pop Art italiana ed

i suoi protagonisti, da Mario Schifano a Franco Angeli, da Tano Festa a

Giosetta Fioroni”, una serata d’incontro con l’artista internazionale Stefano

Fioresi con la sua opera “L’ultima cena”,

omaggio a Leonardo.

Per valorizzare il lavoro di artisti del territorio

unitamente alle manifestazioni locali, per la

Notte Nera di San Miniato, il C.R.A. ha presentato

una selezione di opere dell’artista

sanminiatese Gianfranco Giannoni, al tempo

reduce da una sua personale a Silly (Belgio),

città gemellata con San Miniato. Poi per “Maravigliosa

Francigena - Il fantasy tra sacro e

profano”, la mostra di pittura “Utopia” di Raffaele

De Rosa.

Viene invitata a realizzare la propria performance

“L’aspirante” - liberamente tratta dai

diari di Sylvia Plath -, l’artista Giovanna Lacedra, poi anche una performance

dell’artista santacrocese Riccardo Brotini.

In collaborazione con il Centro Diurno - La Scala, sono state esposte

le opere di una giovane ospite del Centro, in collaborazione con l’assessorato

alle Politiche Sociali del Comune di San Miniato e poi ancora

incontri con grandi maestri come ad esempio quello con lo scultore

Franco Mauro Franchi, autore della scultura “La Grande Aurora” esposta

all’aperto nel cuore della città, o con Stefano Tonelli.

Non sono mancate le presentazioni di alcuni libri, come ad esempio

il libro-catalogo (Edizioni Erasmo) alla presenza dell’autore, Luca Dal

Canto, “I Luoghi di Modigliani, tra Livorno e Parigi”, o quello dell’artista

internazionale Max Papeschi (reduce dalle esposizioni negli USA ed in

Giappone) che ha presentato per l’occasione il suo volume autobiografico

"Vendere svastiche e vivere felici. Ovvero: come ottenere un rapido

e immeritato successo nel mondo dell'arte contemporanea" (edito per

Sperling & Kupfer).

E poi ancora la presentazione del libro “STANZAKB7 - Artisti di strada”

di Benjamin Klach al secolo Bernardo Cervigni, giovane autore sanminiatese

e la presentazione del libro della nota critica d'arte Alessandra

Redaelli "Keep Calm e impara a capire l'arte”, campione di incassi

Da sinistra: lo storico dell'arte Giorgio Di Genova, l'artista Thomas

Berra, l'economista Claudio Borghi Aquilini e Roberto Milani

Da sinistra: Filippo Lotti, Roberto Milani, Claudia Lovato, l’artista

Max Papeschi e Antonio Leo

2015/2016, senza dimenticare la giovane critica d'arte, giornalista

e curatrice indipendente Rossella Farinotti, che al C.R.A. ha

presentato il suo libro "Il quadro che visse due volte - come l'Arte

influenza il Cinema". Numeroso pubblico ha richiamato anche la

presentazione del libro "Maestri dell'arte nel cinema" (Masso

delle Fate Edizioni).

Ritornando agli appuntamenti didattici e divulgativi va ricordato

il ciclo di “Incontri sull'Arte Contemporanea”: il primo dedicato

all’Espressionismo Astratto, poi

all’Arte Informale, al movimento Neo

Dada, ed infine alla Pop Art.

Ma all’interno dell’associazione hanno

trovato spazio anche diverse conversazioni

sull’arte dell’Ottocento e

sui secoli precedenti, brillantemente

tenute da Pier Giuseppe Leo, collezionista

ed esperto d'arte. Tra le varie

“lezioni” vanno ricordate "Eccellenze

nella pittura al femminile, dal rinascimento

all'età contemporanea",

“L'Europa orientale nel secolo breve”,

“Il mondo dei macchiaioli”.

Di recente è iniziata una fattiva collaborazione

con il Comune della città che ha permesso all’associazione

interventi di arte pubblica collocando alcune sculture

monumentali nei vari angoli della cittadina (alcune in sede permanente

altre in esposizione temporanea) di artisti del calibro

di Christian Balzano, Paolo Staccioli,

Marcello Scarselli, Stefano Tonelli,

Franco Mauro Franchi, Günther Stilling

e proprio in questi giorni un lavoro

di Alessandro Reggioli.

Sicuramente nell’elencazione delle

cose fatte dall’associazione mi sarò

dimenticato di molte attività, ma

questo non inficia assolutamente

sulla qualità del lavoro svolto. L’associazione

ed i suoi membri hanno

assolto in pieno la mission che si

erano prefissati. Conoscendoli e frequentandoli

da anni posso arrogarmi

la presunzione di dire che ne ero certo e va anche premiata la

qualità del lavoro svolto. L’associazione si prepara a proporre

tre eventi diversi legati all’arte contemporanea, uno per ogni

weekend della 46^ Mostra Mercato del Tartufo: “La grande Bugia”,

personale di Thomas Berra che fornisce una rivisitazione

in chiave del tutto contemporanea del famoso burattino collodiano;

“Salvatore Fiume e Il Dramma Popolare di San Miniato”,

in occasione dei 70 anni del Dramma Popolare di San Miniato,

propone le opere di Fiume unitamente al manifesto che realizzò

nel 1988 per la XLII Festa del Teatro; un’esposizione delle opere

di Giovanni Maranghi e la tavola originale della copertina del

libro di Alessandro Sarti "Il Bardiccio, non fatevi infinocchiare"

realizzata da Sergio Staino.

“Nei progetti futuri - dice Milani - anche esercizi didattici rivolti

al pubblico locale, ma anche progetti per dare spazio a giovani

artisti e tante altre attività sempre rivolte alla valorizzazione del

mondo dell’arte e della cultura”. “In un momento di grande crisi

economica - aggiunge - e di stasi istituzionale, siamo convinti

che la cultura e l’arte possano contribuire alla rinascita del

nostro paese, anche attraverso piccole azioni come la nostra”.

C.R.A. Centro Raccolta Arte

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Pinocchio torna

al Pinocchio

A San Miniato Basso una scultura

per ricordare il famoso burattino

e il cartello turistico “già Pinocchio”

di Johara Camilletti

Foto Francesco Sgherri,

Johara Camilletti e Erika Provvedi

Cosa hanno in comune il burattino nato dalla penna

di Collodi, o meglio Carlo Lorenzini, e la città di San

Miniato? Alcuni studi fanno ipotizzare che Lorenzini abbia

preso ispirazione, per il nome del suo personaggio,

dal vecchio toponimo della frazione che allora si chiamava Pinocchio.

Nel 1924 la frazione sanminiatese di Pinocchio venne poi unita a

Case Nuove e Ontraino per formare quella che oggi è San Miniato

Basso e rafforzare così il potere della città della Rocca. Oggi, dopo

novant’anni, le radici di San Miniato Basso prendono forma nella

figura filiforme di un burattino e in un cartello, simboli di un’identità

ritrovata. Pinocchio, vecchio toponimo di San Miniato Basso, torna

a essere protagonista della frazione anche se, per molti, il legame

con il burattino e il vecchio toponimo non si è mai spezzato. Da quarant’anni

infatti si festeggia il Carnevale dei Bambini con il tradizio-

Pinocchio e il gioco del cerchio, opera di Marcello Scarselli

Un momento dell'inaugurazione della scultura di Marcello Scarselli

nale lancio di Pinocchio e, da anni, non mancano iniziative come il

“Tartufo al Pinocchio, “Pinocchio Ciok” e “Pinocchio in strada” con

musica, intrattenimento, street food, mercatino di arti e mestieri.

Nel mese di giugno la città si è riappropriata del vecchio toponimo

grazie a un cartello su cui campeggia la targa “Già Pinocchio”

sotto la scritta di benvenuto a “San Miniato Basso”, un modo

per non dimenticare le origini della frazione. Quest’anno inoltre

è stato organizzato anche “Pinocchio al Pinocchio” dal Centro

Commerciale Naturale di San Miniato Basso in collaborazione

con il Comune di San Miniato, la Fondazione San Miniato

Promozione, la Consulta di San Miniato Basso e il Carnevale

dei bambini.

10 Pinocchio torna al Pinocchio


Il presidente Giani e il sindaco Gabbanini inaugurano il cartello turistico "già Pinocchio"

L'artista Marcello Scarselli, Filippo Lotti della Fondazione San Miniato Promozione, il sindaco

Vittorio Gabbanini, Erika Provvedi del CCN San Miniato Basso, il presidente Eugenio Giani, Ilaria

Nieri della Consulta San Miniato Basso e l'assessore sanminiatese Gianluca Bertini

Hanno presenziato alla manifestazione

il sindaco di San Miniato

Vittorio Gabbanini e il presidente

del Consiglio Regionale Eugenio

Giani, che è originario proprio di

San Miniato Basso.

“Pinocchio e San Miniato Basso,

un binomio dal sapore antico che

stava rischiando di scomparire per

sempre dalla nostra memoria - dichiara

il sindaco. Il burattino di Carlo

Collodi ha molto in comune con una delle

frazioni più popolose del nostro territorio dove,

secondo alcuni documenti, questo famoso scrittore trasse ispirazione

proprio dall’allora rio “Pidocchio” che scorreva nelle nostre

terre per scrivere le righe di quello che è diventato il secondo libro

più tradotto di tutti i tempi. Proprio per tentare di recuperare una

memoria che si stava pian piano sgretolando, il Consiglio Comunale

ha approvato e promosso la proposta nata dalla Consulta di San

Miniato Basso, di apporre agli ingressi nella frazione il cartello “già

Pinocchio”, denominazione abbandonata nel lontano 1924”.

Per l’inaugurazione della statua è stato realizzato un video dal regista

russo Viacheslav Zakharov, 4 minuti di atmosfere da fiaba e un

invito a ritrovare i valori dell’infanzia come la bontà e la spontaneità.

Filippo Lotti, consigliere di San Miniato Promozione e curatore

dell’evento scrive: “Una scultura di grandi dimensioni, la figura filiforme

di un Pinocchio stilizzato, quasi fosse, nella sua statuaria bellezza,

una sentinella sognante; al fianco sinistro tiene in equilibrio

un cerchio, pronto per partire nella sua corsa libera e spensierata.

Un ricordo dell’infanzia dell’artista, un racconto fiabesco che conosciamo

tutti: Pinocchio, il monello di legno che dopo varie peripezie

ritrova l’amore verso il padre e grazie ad esso può trasformarsi radicalmente

diventando un bravo bambino. Un esempio da riproporre

per far ritrovare, ad una società sorda, distratta, un po’ egoista, il

rispetto, la giustizia e l’equità, valori dei quali abbiamo un disperato

bisogno perché il nostro cuore non resti di legno ma si trasformi in

un cuore vero, proprio come è successo a Pinocchio.”

Il folto pubblico di bambini in attesa della presentazione della scultura

Uno dei momenti più significativi del percorso che ha portato la frazione

a riappropriarsi del nome è stata l’inaugurazione della scultura

realizzata dall’artista Marcello Scarselli “Pinocchio e il gioco

del cerchio” (Lamiera in acciaio COR-TEN, 390x90x240 cm, 2016),

installata in maniera permanente sulla rotatoria di viale Marconi.

Un’operazione interamente finanziata da sponsor privati che hanno

contribuito in modo determinante alla fattibilità dell’iniziativa.

La sala consiliare del municipio di San Miniato in occasione della donazione da parte di Marcello

Scarselli del bozzetto dell'opera Pinocchio e il gioco del cerchio all'aministrazione comunale

Pinocchio torna al Pinocchio

11


Gabriele “Erno” Palandri

L'artista pistoiese presente a San Miniato

con la mostra "Riconoscere ciò che è"

di Daniela Pronestì

In inglese la parola “wrapping” è usata per indicare sia l’involucro

che l’atto di avvolgere, e quindi insieme l’oggetto e

l’azione. Questo duplice significato lo ritroviamo negli ultimi

lavori di Gabriele Erno Palandri, dove il gesto di imballare figure

e cose, è importante quanto ciò che l’involucro da solo è capace

di evocare. Alla base del progetto vi è l’intento di sgombrare il

campo visivo dagli automatismi che condizionano l’esperienza del

vedere e del conoscere. In altre parole, proporre un diverso modo

di percepire e rappresentare il mondo, orientando l’attenzione là

Wrapping n° 8, 2014, biro e acrilico su tela, cm. 40x50

Wrapping n° 17, 2015, biro e acrilico su carta incollata su tavola, cm. 30x20

dove la routine tende ad offuscare ogni capacità di interpretazione

del reale. Non a caso le forme impacchettate sono espressione di

ritualità che si manifestano nel vivere quotidiano come nei modelli

culturali da cui dipende una visione ormai stereotipata della natura

e dell’uomo. Brani di realtà che Palandri avvolge in un foglio di carta,

senza per questo negarli o disconoscerne l’efficacia narrativa;

al contrario, il suo obiettivo è restituire al visibile la complessità di

significati che le abitudini percettive, comprese quelle dettate dalle

convenzioni pittoriche, impediscono di cogliere. Questi ‘contenitori’,

quindi, permettono alla realtà di nascondersi per superare ciò che

ne limita l’ampiezza espressiva; allo stesso tempo, sono veicoli di

un’esperienza che sottrae alla vista l’oggetto reale per mutarlo in

una creazione della mente. Un passaggio inverso rispetto a quello

che nella rappresentazione pittorica consente all’idea di manifestarsi

attraverso la concretezza di una forma. Come dire, quindi,

che gli involucri di Palandri sono il tramite di uno scambio osmotico

Wrapping n° 9, 2014, biro e acrilico su tela, cm. 70x90

12 Gabriele Erno Palandri


diventando essa stessa corpo, come un calco che pur conservando la memoria

della forma ispiratrice, è animato da una vita propria. Di questa vita s’intuisce

la presenza nell’aspetto organico della superficie, nell’incessante modulazione

di pieni e di vuoti, nel mutarsi del foglio accartocciato in una pelle che

reca i segni di un codice imperscrutabile. Una realtà di carta dove il consueto

ordine delle cose appare rovesciato: le forme inanimate diventano indizio del

vivente, mentre le figure umane si trasformano in un inventario di oggetti.

Un’inversione che nel primo caso riscatta gli oggetti d’uso comune dal loro

essere strumento, rendendoli protagonisti di uno spazio consacrato dai piccoli

gesti quotidiani: le scarpe riunite in semicerchio sono un ritratto di famiglia,

così come sedie, bicchieri e bottiglie sono proiezioni di un vissuto custodito

nell’intimità delle mura domestiche. Nel secondo caso, invece, il corpo, privato

di ogni caratterizzazione individuale, diviene un oggetto culturale, un contenitore

di significati che cambiano in relazione al contesto: dal corpo “estetico”

della rappresentazione artistica al corpo icona della religione cristiana o della

cultura di massa. Un processo che coinvolge anche la natura, imprigionata a

sua volta in cliché d’immagini che ne cancellano la spontaneità. Fintanto che

il guizzo della fantasia non apre un varco nel guscio di carta: da qui fuoriesce

un racconto nuovo, popolato di visioni poetiche. Un racconto che riscrive la

realtà con la punta a sfera di una biro.

Me, 2010, biro su tavola, cm. 40x30

Wrapping n° 13 Tre Cime, 2015, biro e acrilico su tela, cm. 30x50

Wrapping n° 11, 2014, biro e acrilico su tela, cm. 90x60

tra visibile e invisibile, tra percezione sensoriale ed

astrazione del pensiero. Al loro interno, come in un

bozzolo, si agita un’esistenza non ancora esibita,

una visione che attende di rivelarsi rompendo il fragile

rivestimento di carta. Lo sguardo dell’artista si

sofferma sulla fase che precede l’epifania della forma:

lo vediamo indugiare sulle superfici tormentate

dai giochi chiaroscurali delle pieghe, dall’andirivieni

di prominenze ed avvallamenti. È il configurarsi di

un’anatomia totalmente nuova, che parla del corpo

Wrapping n° 10, 2014, biro e acrilico su tela, cm. 50x90

L’artista esporrà questo nuovo ciclo di opere nella personale

Riconoscere ciò che è, a cura di Filippo Lotti con il coordinamento di

Veronica Santoli, che si terrà a San Miniato (via IV Novembre, 17)

dal 12 al 27 novembre durante la Mostra del Tartufo.

Orari: sabato e domenica 10 - 19

info@ernopalandri.com

Gabriele Erno Palandri

13


Quasi Pinocchio

a Palazzo Grifoni

La storia di Pinocchio nelle canzoni di Beppe

Dati interpretata da pittori toscani del XXI secolo

ciò significa che sono un sognatore, un utopista ma vuol dire

anche che le cose, per essere fatte bene, devono avere un decorso,

devono sedimentare e poi essere riprese in mano: hanno

bisogno di essere cullate, coccolate, devono, in una parola, “appartenerti”.

I tempi devono giungere a maturazione, le situazioni evolvere;

bisogna cogliere il momento e non esser troppo distratti dalle

volpi e da i gatti che incontriamo ogni giorno nella vita, come ci

insegna Carlo Lorenzini in “Pinocchio”.

Questo progetto nacque nel 2012 dopo un fortuito e fortunato

incontro tra me, Giuliano Maffei, presidente della Fondazione

Stella Maris di Calambrone, ed amico da anni, e il famoso parodi

Filippo Lotti

Foto delle opere a cura di Riccardo Vannetti

Chi dice che le favole sono solo metafore della realtà,

dice una grossa inesattezza. Non sempre lo sono e non

sempre raccontano storie irreali. Può succedere, nel corso

della vita di ognuno di noi, che una favola, o forse

sarebbe meglio dire un sogno, si tramuti in realtà.

No, non parlo di Pinocchio, parlo della mia storia… la storia di una

mia utopia artistica che si è concretizzata con la mostra “Quasi Pinocchio”.

È quindi, per me, una forte emozione che va ad unirsi ad una grande

soddisfazione, vedere realizzata questa iniziativa che ha avuto una

gestazione di anni prima di arrivare a compimento. Mi accorgo di

ripetere spesso queste frasi nei vari progetti artistici che propongo;

Lo storico Palazzo Grifoni di San Miniato

Il presidente della Fondazione Collodi Pier Francesco Bernacchi mentre presenta la mostra

con il curatore Filippo Lotti e il cantautore Beppe Dati a Collodi

liere e cantautore toscano Beppe Dati.

Giuliano mi propose di far rappresentare ad alcuni pittori il musical

“Quasi Pinocchio” che Beppe aveva scritto qualche tempo prima ma

che era chiuso in un cassetto.

In quel cassetto l’opera musicale non era però dimenticata ma soltanto

riposta - quasi nascosta! - come facciamo con le cose care, a

cui teniamo di più e che gelosamente custodiamo aspettando soltanto

il momento giusto per rispolverarle.

L’occasione è arrivata grazie alla Fondazione Collodi e ad un altro

casuale incontro con il suo presidente, Pier Francesco Bernacchi, che

Foto di gruppo degli artisti durante il vernissage della mostra a Collodi

14 Quasi Pinocchio


da subito ha abbracciato questa importante

iniziativa artistica e culturale.

Infatti nel maggio scorso si è inaugurata

la mostra al Museo del Parco di

Pinocchio ed è stato portato in scena

il musical al Giardino di Villa Garzoni a

Collodi (Pt) in occasione del 60° anniversario

del parco stesso.

Oggi sia la mostra che lo spettacolo

approdano a San Miniato in occasione

della 46^ Mostra Mercato Nazionale

del Tartufo Bianco proprio nel primo

weekend della manifestazione che ha

come tema Pinocchio; la mostra ospi-

Antonio Bobò

Geppetto

Paolo Tesi

Il Grillo

Remo Lorenzetti

È stata una notte d'inferno

Fabio De Poli

ABCD

Tiziano Bonanni

Mangiafuoco

Gianfranco Giannoni

La Volpe e il Gatto

Beppe Dati

tata nei prestigiosi locali di Palazzo

Grifoni, sede della Fondazione Cassa

di Risparmio di San Miniato, e lo spettacolo

in scena all’Auditorium della

Cassa di Risparmio.

Un unico progetto in cui si fondono

musica e arte, riunendo diciannove

pittori, da me selezionati tra i nomi più

noti del panorama artistico toscano,

invitati a elaborare secondo la loro cifra

stilistica ed iconografica un lavoro

pittorico ciascuno, ispirato ad uno dei

brani del musical di Beppe Dati.

Giovanni Maranghi

Come siamo disgraziati noi ragazzi

Gli artisti sono: Antonio Bobò, Tiziano Bonanni, Elio De Luca, Fabio De Poli,

Raffaele De Rosa, Franco Mauro Franchi, Gianfranco Giannoni, Giuliano

Giuggioli, Graziano Guiso, Fabio Inverni, Remo Lorenzetti, Mario Madiai,

Giovanni Maranghi, Gianfalco Masini, Francesco Nesi, Cristina Palandri,

Gabriele Erno Palandri, Lisandro Rota, Paolo Tesi.

Le opere propongono un viaggio attraverso forme e colori del fantastico

mondo descritto da Collodi rivisitandolo alla luce delle canzoni del famoso

cantautore.

Graziano Guiso

O la borsa o la vita

Mario Madiai

S'è levato un vento

Alcuni di questi artisti avevano già affrontato il tema Pinocchio,

mentre altri si sono confrontati per la prima volta con

l'universo collodiano realizzando - lo dico senza infingimento

- lavori di forte spessore artistico.

L’esposizione raccoglie, quindi, 19 opere originali realizzate

con varie tecniche pittoriche, ma tutte dello stesso formato

(70x50 cm). L’uniformità della misura è stata adottata per dare

un senso di compiutezza ed eleganza all’intero progetto.

La bellezza ed in certi casi la drammaticità delle immagini rap-

Quasi Pinocchio

15


Lisandro Rota

La fata

Giuliano Giuggioli

I Conigli neri

Cristina Palandri

Sono stufo

Fabio Inverni

La scuola

Elio De Luca

Il carro

Raffaele De Rosa

Il paese dei balocchi

Gianfalco Masini

In fondo al mare

Franco Mauro Franchi

Il ritrovamento

psicologiche, studiata da critici e pedagogisti, presentata da eminenti

intellettuali.

Cos’altro aggiungere al già tanto detto e scritto? Probabilmente

niente. Oppure molto, ancora molto!

Tutto quello che profuma di sincero, di vero, tutto ciò che scaturisce

dal più intimo coinvolgimento personale ed emozionale.

Con questo impegno, con questo rigore, ho scritto le canzoni che

compongono questo musical nostrano, o meglio: toscano.

Mi auguro che come hanno toccato me, possano riuscire ad accarezzare

anche il vostro cuore.”

Francesco Nesi

La fuga

Gabriele Erno Palandri

La trasformazione

presentano il mondo di Pinocchio, visto dagli occhi di artisti del XXI

secolo, che parlano, si raccontano e raccontano le avventure del

burattino più famoso al mondo, con un linguaggio artistico contemporaneo.

È anche vero che su Pinocchio non sono mancati i contributi che

il mondo dell’arte ha proposto negli anni, ma quello qui realizzato

non avrà difficoltà ad occupare uno dei primi posti in un’eventuale

classifica di merito essendo un progetto nuovo nella sua concezione

e ottimo nei risultati pittorici espressi.

La storia di Pinocchio - dice Beppe Dati - è stata rigirata come

un calzino, cucinata in mille salse, interpretata dalle varie scuole

La mostra sarà inaugurata sabato 12 novembre alle ore 18 nelle

sale di Palazzo Grifoni, mentre lo spettacolo andrà in scena lo stesso

giorno presso l’Auditorium alle ore 21.15 con ingresso a offerta

che sarà devoluta alla Fondazione Tommasino Bacciotti di Firenze e

alla Fondazione Stella Maris di Calambrone (Pi).

L’esposizione proseguirà fino al 4 dicembre, e sarà visitabile, ad

ingresso libero, sabato e domenica dalle ore 10 alle 19.

A disposizione dei visitatori il catalogo, arricchito dal testo critico

della storica dell’arte Daniela Pronestì.

Info (e prenotazioni spettacolo):

Fondazione San Miniato Promozione

Tel. 0571 42745 - ufficio.turismo@sanminiatopromozione.it.

16 Quasi Pinocchio


GIANCARLO PERTICI

Un sanminiatese che racconta San Miniato

di Andrea Mancini

Giancarlo Pertici, nato nel 1947, ha vissuto in San

Miniato fino al completamento degli studi nel 1967.

In quell’anno si diploma ragioniere, dopo aver trascorso

un lungo periodo nel Seminario Diocesano

(58/63). Sposato da oltre quaranta anni, ha due figli: Cristiano 32

anni e Tiziana 30. Con la nascita di Tiziana, bambina down, Giancarlo

si fa notare per l’impegno profuso a favore dei più deboli,

soprattutto dei disabili. Da quest’impegno nascono i primi servizi

sul territorio, la Ludoteca e la Casa Famiglia Caritas.

Non si è mai cimentato in opere letterarie, anche se il suo ‘talento’

nello scrivere lo ha tradotto, nel corso degli anni, nel suo

campo specifico, elaborando progetti e consulenze per l’accesso

a finanziamenti e contributi, nazionali, regionali e comunitari.

Dal 2007 è in pensione, si prende cura di un grande orto, ma

soprattutto della figlia disabile e della moglie, recentemente

scomparsa.

Il suo primo libro: “I racconti dell’Orto” (La conchiglia di Santiago,

2014), ha avuto un grande successo. Pertici si è infatti guadagnato

una vasta rete di fan, che lo hanno incoraggiato a scrivere, a

pubblicare, e poi a continuare ancora a scrivere, fino a quello che

per ora è il suo secondo libro, “Pian delle Fornaci”. Grande il suo

successo, sia tra i lettori che per i moltissimi premi che continua

ad aggiudicarsi, fino al premio Rocca di San Miniato, appena ricevuto.

Ha iniziato a scrivere il primo maggio 2014 e da allora

non ha più smesso.

I suoi racconti hanno viaggiato sulla sua pagina di Facebook e sul

blog Smartarc di Francesco Fiumalbi. La conchiglia di Santiago

li ha notati in rete e ha deciso di pubblicarli nei due libri citati.

Giancarlo Pertici è uno scrittore giovanissimo, nonostante l’età.

Ha cominciato a scrivere da poco più di due anni.

Cosa ha fatto scattare in questo uomo di grande umanità e anche

modestia, il desiderio di scrivere? Certo una memoria fervida,

che lo fa diventare un importante testimone

dei fatti narrati, ma anche

la sua capacità fantastica, l’inventiva.

Giancarlo lavora indifferentemente

a partire dai suoi ricordi, ma

può scrivere storie verosimili usando

i ricordi di altri. Nei due libri, “I

racconti dell’orto” e “Pian delle Fornaci”,

se ne trovano molti esempi,

in una storia che non è quella delle

grandi lettere, dei grandi personaggi,

la storia, appunto con la “S”

maiuscola, ma è una storia minuta,

importante soprattutto per capire

cosa stava dietro agli ormai anonimi

muri che costituiscono l’intera Giancarlo Pertici

nostra nazione.

Quando Patrick Modiano, premio Nobel del 2014, scrive le storie di persone

anonime, di poveri piccoli ebrei destinati all’oblio, fa appunto questo

e questo fa anche Bob Dylan, premio Nobel di quest’anno. Le loro

storie sono inutili, sono quelle del Cimitero di Spoon River, dove Edgar

Lee Masters lavora, raccontando vicende umane che sembrano non interessare

a nessuno, ma che invece diventano universali.

I personaggi di Giancarlo Pertici hanno la forza di quelli che abbiamo

appena citato, il suo Musolino spazzino comunale, il suo Nonno Nuti,

assomigliano più di quanto si possa immaginare al giudice Selah Lively,

alto 1 metro e 58 o al Violinista Jones, ambedue straordinari personaggi

anche nelle canzoni di Fabrizio De André, di un indimenticato “Non al

denaro, non all’amore né al cielo”.

Giancarlo Pertici

giancarlopertici@yahoo.it

Giancarlo Pertici

I RACCONTI DELL’ORTO

Prefazione di Cecilia Alessi

La Conchiglia di Santiago, 2014

Ne I racconti dell’Orto si incontrano pagine che

hanno un interesse antropologico. Descrivono un

mondo che non esiste più ma che - fino a non molti

anni fa - sembrava marchiare in eterno quei luoghi

e quegli spazi. È insomma una specie di aiuto

postumo che lo scrittore offre ai turisti, ma anche

ai nuovi abitanti di San Miniato, descrivendo

qualcosa, nei fondi dei negozi, nei segni sui muri,

negli archi sotto le case e negli spazi aperti e chiusi,

di cui si può ancora sentire il respiro. Al punto

che chi non conosce un luogo, che per molti scrittori

di Sette-Ottocento era una specie di paradiso

terrestre, può trarre grande sollievo, dalla semplice

conoscenza di questo mondo, poverissimo, ma

pieno di grande dignità, di umanità, di spessore.

Giancarlo Pertici

PIAN DELLE FORNACI

Fotografie Francesco Gallerini

La Conchiglia di Santiago, 2015

Pian delle Fornaci localizza ancora di più i suoi

racconti, anche se non ha un carattere provinciale,

ed è invece assoluto. Abbiamo bisogno

di libri come questo, che possono assomigliare

a quelli di un premio Nobel, come Jean Patrick

Modiano o di uno scrittore straordinario come

Luigi Meneghello, ricerche nella propria memoria,

o subito fuori, che diventano pagine

memorabili. Il libro nato sulla scia del primo,

ad esso è strettamente legato, sia nella forma

che nel tema. Un percorso che attraversando

tutti gli anni Cinquanta, va a soffermarsi almeno

alla fine dei Sessanta, quando il miracolo

economico sembrava rendere possibile qualsiasi

sogno.

Giancarlo Pertici

17


I settanta anni del

Dramma Popolare

di San Miniato

di Laura Baldini

Foto di Danilo Puccioni

Settanta anni di vita e non li dimostra,

quelli del Dramma Popolare

la cui forza vitale non si attenua

nel tempo, per trovare al contrario

una seconda giovinezza, fatta di entusiasmo,

idee, proposte, iniziative nuove, ma sempre

in perfetta sintonia con i valori e i principi

che ne hanno dettato la nascita: un teatro

di ispirazione cristiana, moderno e fortemente

vicino ai bisogni dell’uomo di oggi

alle prese con sfide interessanti, ma anche

dubbi, incertezze, interrogativi sul presente

e sul futuro, su un destino che può apparire

talvolta molto nebuloso. Eppure laddove ci

si interroga a fondo sul proprio operato, sui

doveri da assolvere, ma soprattutto ci si impegna

a fare bene, a convogliare le energie

e le competenze di molti su un obiettivo comune

e condiviso, ad agire con trasparenza,

i risultati diventano tangibili e gratificanti.

È quanto è accaduto all’inizio del 2016 di

fronte a una notizia davvero esaltante, quel-

Primo manifesto della rappresentazione del Dramma, 1947

Miniato, di vari Sindaci del Comprensorio

del Cuoio, a partire da Vittorio Gabbanini,

di autorità civili e politiche, di un pubblico

emozionato. Un riconoscimento significativo

per quanto il Dramma era riuscito a fare nella

sua gloriosa storia, ma anche per le scelte

operate negli ultimi anni, così attente alla

valorizzazione della cultura con i “Venerdì

del Dramma” che hanno portato a San Miniato

personalità di primo piano del mondo

teatrale e culturale in genere, registi famosi

come Roberto Guicciardini, Antonio Calenda,

Maurizio Scaparro, attori della portata

di Michele Placido, Giancarlo Giannini, Lina

Sastri, Lella Costa, Moni Ovadia, Antonio

Salines, il protagonista dello spettacolo del

settantesimo, “Il Martirio del Pastore” sulla

drammatica vicenda salvadoregna dell’Arcivescovo

Romero ucciso mentre celebrava

la S. Messa e recentemente beatificato da

Papa Francesco, una superba interpretazione

che gli ha guadagnato il "Premio Cuomo",

da consegnargli il 1 dicembre 2016 a Palazzo

Giustiniani a Roma dal Senato della Repubblica. Dunque un compleanno

iniziato sotto i migliori auspici per un Dramma Popolare impegnato

a realizzare con determinazione quanto i Fondatori, nel 1947,

avevano affermato più volte, quasi a rivendicare il proprio diritto ad

Piazza del Duomo a San Miniato durante la rappresentazione teatrale

la del conferimento al Dramma Popolare del Gonfalone d’Argento

da parte del Consiglio Regionale della Toscana, consegnato in una

suggestiva cerimonia a Palazzo Panciatichi, il 13 Febbraio 2016,

nelle mani del Presidente dell’Istituto Dramma Popolare Marzio

Gabbanini, dal presidente del Consiglio Regionale Eugenio Giani

alla presenza di Monsignor Andrea Migliavacca, Vescovo di San

Una scena dello spettacolo Il Martirio del Pastore

18 Dramma Popolare di San Miniato


Il presidente dell'Istituto Dramma Popolare Marzio Gabbanini insieme all'attore

Giancarlo Giannini

Il presidente dell'IDP Marzio Gabbanini e il sindaco di San Miniato Vittorio Gabbanini

con Michele Placido

rito", quasi che questo fosse appannaggio di pochi, di ristrette élites

e non invece un diritto di tutti. Così il Dramma ha consolidato le proprie

radici popolari innalzando, nel contempo, la qualità di tutte le

proposte teatrali e culturali, ha saputo risultare presente nell’intero

arco dell’anno e non soltanto nel mese di luglio, creandosi intorno

un clima di rinnovato interesse, di viva attenzione, di sempre maggiore

partecipazione, sostenuto dalla Fondazione Cassa di Risparmio

di San Miniato, dalla stessa CRSM, dal Comune, ma anche da privati

e soprattutto da TecnoAmbiente, un’azienda leader che ha creduto

fortemente nel valore dell’Istituto Dramma Popolare rendendo possibili

i Venerdì del Dramma e perfino la pubblicazione di testi sul

ruolo dell’IDP sotto la Presidenza di Marzio Gabbanini. Molteplici le

proposte per il LXX, dalla “Via Crucis” di Beppe Dati, grande compola

de “Il Martirio del Pastore” di Samuel Rovinski col patrocinio del

Pontificio Consiglio della Nuova Evangelizzazione per il Giubileo della

Misericordia, di larghi consensi di pubblico e di critica, il Dramma Popolare

continua indefesso il proprio cammino di ricerca, di indagine

sull’uomo del nostro tempo, dei suoi bisogni interiori con l’auspicio

di innumerevoli altri anniversari da festeggiare, sostenuto dall’appoggio

delle istituzioni locali, del corpo sociale ora portato a ben 100

membri, e dall’affetto della gente.

Il pittore Dilvo Lotti, uno dei fondatori del Dramma, in una foto del 1973

sitore e musicista, che aveva già rappresentato in prima assoluta a

San Miniato “Il mio Gesù”, allo spettacolo di Andrea Giuntini con il

Gruppo musicale “Vincanto” sulla Prima guerra mondiale, dal ricordo

di Don Luciano Marrucci, a pochi mesi dalla scomparsa, all’incontro

sempre atteso con attori monologanti, questa volta David Enia

e Oscar de Summa, fino alla Mostra dei Manifesti del Dramma tutti

restaurati e accompagnati da un catalogo curato dal Professor Ilario

Luperini, da potersi ammirare nelle sale di Palazzo Grifoni di San

Miniato in occasione della 46^ Mostra del tartufo, a partire dal 18

Novembre fino all’8 Dicembre 2016.

Tutto questo pur in presenza di una sensibile restrizione dei supporti

finanziari, a dimostrazione dell’impegno della presidenza, di quello di

molti “amici” del Dramma, di tutti coloro che hanno a cuore il nome

prestigioso di un’istituzione che ha attraversato indenne più di mezzo

secolo, ma anche in virtù di una gestione oculata del bilancio.

Dopo un Festival che ha visto più prime assolute e non soltanto quelandare

incontro alla gente, a rivolgersi a un pubblico popolare con

l’intento di far giungere il proprio messaggio indistintamente a tutti,

al di là di qualsiasi provenienza geografica o sociale: “Andremo nelle

chiese, sulle piazze, nelle fabbriche”. Così due spettacoli del LXX

Festival del mese di Luglio si sono spostati rispettivamente negli

spazi della Fraternita di Misericordia a San Miniato Basso per la vicenda

di Don Milani e nella Chiesa della Madonna dei bimbi a Cigoli

per quella di Don Mazzolari, con incredibile partecipazione di pubblico,

per poi recarsi alla Cuoiodepur a San Romano, in quanto spaziosimbolo

delle fabbriche del Comprensorio, nell’Ottobre 2016, per

uno spettacolo con l’attore Alessandro Benvenuti. Dunque la fedeltà

al programma di origine, non un semplice spostamento fisico, ma un

andare davvero verso persone spesso lontane dal "Teatro dello Spi-

Palazzo Panciatichi, Firenze. Il presidente del Consiglio Regionale Eugenio Giani, Marzio

Gabbanini, il vescovo di San Miniato Mons. Andrea Migliavacca, il questore di Firenze

Raffaele Micillo e il sindaco Vittorio Gabbanini alla cerimonia di consegna del Gonfalone

d'Argento al Dramma Popolare

Dramma Popolare di San Miniato

19


Roberto Braida

"Riverberi": luci ed emozioni

nelle opere del maestro spezzino

in mostra a San Miniato

di Daniela Pronestì

Foto delle opere a cura di Riccardo Vannetti

La luce ha il compito di rivelare quanto di nascosto è

nella natura, esplorare luoghi e spazi dove lo sguardo

non arriva. Il crescere della luce, il suo modificarsi

e dividersi, essere egualmente prossimità e

lontananza, lasciarsi descrivere eppure resistere all’immagine,

ha un che di prodigioso. È insieme l’attimo e il presente di una

realtà che si offre alla vista e la temporalità senza limite entro

cui il vedere equivale al conoscere; è il visibile e l’invisibile riuniti

entrambi in un riverbero che colpisce l’occhio e l’anima al

contempo. Così Roberto Braida ci invita a considerare la luce.

Un medium necessario, anzi indispensabile alla sua pittura, che

della luce indaga tutte le conformazioni, il suo vivere forme finite

e distanze infinite. Un’indagine condotta nella natura ed

oltre la natura, in quel punto recondito del paesaggio dove non

Roberto Braida (foto di Ilaria Zappelli)

Il vento non sa, olio, sabbie e polveri di marmo su tela, cm. 80x160

Custode del segreto, olio, sabbie e polveri di marmo su tela, cm. 100x120

c’è più distanza tra il dentro e il fuori della visione, dove la natura

è pensiero e il pensiero natura. Un’immagine che genera un’altra

immagine, quella interiore, correndo il pericolo - sempre accompagnato

da un’emozione difficile a dirsi con le parole - di perdersi in

una vastità che non ha più vincoli, né ancoraggio spaziale o traiettorie

dettate dagli accadimenti. In questa vastità i nuovi lavori di

Braida scoprono la dimensione dell’indefinito, il diluirsi dei cieli e

L'utile infinito, olio, sabbie e polveri di marmo su tela, cm. 100x150

20 Roberto Braida


In origine, olio, sabbie e polveri di marmo su tela, cm. 100x150

delle acque, il concentrarsi e disperdersi della luce, che risuona, respira,

rimbomba, in una continua vertigine. Non c’è spazio né luogo

reale che possano contenere il dilagare della visione oltre i limiti del

percepibile; per questo motivo, i suoi “paesaggi non paesaggi” si

collocano nell’interstizio tra la natura vista e la natura immaginata,

tra i riverberi dello sguardo e quelli della memoria. Quello proposto

da Braida non è un paesaggio da contemplare, ma un’esperienza

mentale vissuta attraverso un sottile gioco di proiezione e sottrazione

dei contenuti dell’immagine. Proiezione di un nucleo interiore,

dove il particolare diventa sentire universale; sottrazione di ciò che

riempie lo spazio naturale, ad eccezione di luce e colore. Un paesaggio

che si dà nell’alternanza di presenza ed assenza, di una doppia

visione, che è dell’occhio e insieme della mente. L’aspetto visibile

delle cose e il loro mutarsi in sostanza interiore sono tutt’uno nell’opera

di Braida, in una quasi metafisica oggettività che fa della natura

il suo “oggetto misterioso”. Ma è un mondo che mantiene la sua

quota di mistero senza cristallizzarsi in uno scenario immobile. Al

contrario, tutto è movimento in questo sconfinato teatro della luce.

Si vedono cieli sopra il mare, sparsi di nuvole, scossi dall’alba o dal

tramonto; cieli della sera, impastati di brume, ceneri e muschi; cieli

che attendono la tempesta, nell’agonia di un bagliore che si spegne.

E ancora, cieli che, spandendo i loro riverberi sull’acqua, moltiplicano

lo spazio oltre ogni immaginazione. Il senso dell’illimite cancella

la breve misura del paesaggio per generare una visione che è non

più appannaggio della retina, ma dominio dell’interiorità. È un muto,

solenne, commosso dialogo con la natura, quel grande tutto che è

dentro e fuori di noi. L’enigma da cui proveniamo, e a cui un giorno

ritorneremo.

Riverberi, olio, sabbie e polveri di marmo su tela, cm. 90x90

Nelle ali della vanessa, olio, sabbie e polveri di marmo su tela, cm. 60x120

Roberto Braida “Riverberi” dal 12 novembre all’8 dicembre

Cappella San Pietro Martire - San Miniato (Via Angelica della

Chiesa di San Domenico, Piazza del Popolo, 31).

La mostra, a cura di Filippo Lotti e Roberto Milani, è patrocinata dal

Comune di San Miniato ed organizzata dalla Casa d’Aste San Lorenzo,

con il supporto del C.R.A. e la collaborazione della Pro Loco San Miniato

e della Fondazione San Miniato Promozione. Catalogo con testo critico

di Luca Nannipieri. Info: galleria@arte-sanlorenzo.it

Cappella di

San Pietro Martire,

Chiesa di

San Domenico,

San Miniato

21


San Miniato e

la Via Francigena

di Giovanni Corrieri

Foto di Aurelio Cupelli, Danilo Puccioni e Smartarc

al servizio del Barbarossa, lo stesso Barbarossa si

fermò a San Miniato nel 1178 e nel 1185.

Come si può vedere in 400 anni San Miniato ha acquistato

notevole importanza ma ancora deve fare i

conti con San Genesio (o Vico Wallari) punto nevralgico

per il controllo della viabilità, città importante

dove proprio in quei tempi, nei primi giorni di novembre

del 1198, dopo la morte di Federico I° e l’ascesa

di Enrico IV al potere, veniva fatto “giuramento”,

nella chiesa di San Cristoforo, fra le più importanti

città toscane ed i rappresentanti di Papa Innocenzo

III, sopra un importantissimo documento che prese il

nome di “Lega Guelfa” o “Lega di San Genesio”. Era

proprio Borgo San Genesio che controllava la viabilità,

le “autostrade” di allora: l’asse nord-sud, cioè

Un tratto della Via Francigena a San Miniato

Non si può parlare di via Francigena a San Miniato senza aver prima

dato un piccolo accenno storico.

Le prime notizie su San Miniato risalgono al 783 quando un gruppo

di sedici longobardi fondò in “loco detto Quarto” una chiesetta

intitolata a questo martire sotto la giurisdizione del vescovo di Lucca, dedicata

all’Assunta e suffraganea della vicina pieve di San Genesio. Intorno alla chiesa

si sviluppò l’abitato. Nel X secolo si hanno le prime notizie di San Miniato

“castello” e nel 994 sembra che vi abbia soggiornato papa Gregorio V diretto in

Germania. Vista la sua posizione elevata l’imperatore Ottone I volle fortificarla

dotandola di mura e già nell’XI secolo era sede di tribunale, di vicariato ed un

centro per la riscossione dei tributi per il Sacro Romano Impero. La sua posizione

e la sua equidistanza dalle maggiori città convinsero gli imperatori svevi a

fare di San Miniato il loro centro di potere e di controllo di tutta la Toscana. Nel

1172 vi soggiornò Cristiano da Magonza, arcivescovo e diplomatico tedesco

San Miniato vista dalla Torre di Matilde

Cattedrale di Santa Maria Assunta e di San Genesio, San Miniato

la Via Francigena, l’asse est-ovest, cioè la via Pisana, i

fiumi Arno ed Elsa allora navigabili, quindi Borgo San

Genesio aveva il controllo strategico del transito di tutta

quelle zona. Anche Sigerico, arcivescovo di Canterbury,

di ritorno da Roma dove aveva ricevuto il “pallium” della

sua investitura, annota, nel 994, come XXII tappa “Sce

Dionisii”. E qui la lotta fra queste due realtà; una, San

Genesio, borgo già di notevole importanza e l’altro, San

Miniato che l’importanza la stava acquisendo, cominciò

a farsi veramente dura. La viabilità, che già si stava spostando

verso la collina di San Miniato, ne fu da questa

totalmente controllata fra la fine del XII e l’inizio del XIII

secolo, poi la distruzione di San Genesio nel 1248 pose

fine a tutte le contese.

San Miniato divenne quindi punto nevralgico del pas-

22 San Miniato e la Via Francigena


Torre di Matilde, Campanile del Duomo di San Miniato

Panorama di San Miniato

Ostello San Miniato

saggio di pellegrini, mercanti, principi, clero e loro seguiti

che portarono ricchezza sia in denari che in cultura

a questo castello che acquistava sempre più importanza.

Per tutto questo San Miniato si dotò di un sistema

di ospitalità molto consistente, i pellegrini ed il clero

di solito erano accolti nei molti conventi e monasteri

presenti, mentre per i mercanti ed i laici erano a disposizione

osterie, baccanali ed altre strutture private.

Vennero costruiti anche “Ospitali” che accoglievano

sia gli uni che gli altri. Non è possibile sapere

quanti pellegrini siano transitati da San Miniato,

ma senza dubbio possiamo pensare che nel 1300,

anno del primo Giubileo indetto da Papa Bonifacio

VIII, siano passati decine di migliaia di pellegrini,

visto che in quell’anno a Roma ne arrivarono circa

un milione e mezzo. Bisogna, però, pensare che non

c’era la “Via Francigena”, ma le “Vie Francigene”,

cioè il sistema viario per Roma o da Roma era molto

complesso e frammentato. Nella nostra zona

abbiamo notizia di ben quattro assi viari: la “Chiecina”

per chi faceva il padule di Bientina, e per chi

veniva da Fucecchio c’era la via di “crinale”, che è

quella di adesso, quella di “pedimonte”, l’attuale

via Sanminiatese sulla sinistra dell’Elsa, e quella

di “valle” sulla destra. Quindi come si può vedere

i pellegrini avevano molte possibilità di scelta e si

muovevano scegliendo le strade ritenute più tranquille

e sicure. Questo sistema è stato in vigore fino

alla fine dell’Ottocento. In questi secoli San Miniato

è stata, prima come castello e poi come città,

portata ad esempio per la sua accoglienza. Da qui

sono passati, come dicevo decine di migliaia di pellegrini,

ma anche personaggi di tutto rilievo, si dice

che a San Miniato abbia avuto i natali Matilde, poi

contessa di Canossa, alla quale è dedicata la torre

campanaria, per altri motivi si pensa a Pier della

Affresco di Francesco Sforza. Palazzo Comunale di San Miniato

Vigna, segretario di Federico II, di cui si

dice che qui ebbe tortura e morte, il 23

luglio 1401 vi nacque Francesco Sforza,

poi duca di Milano, qui si incontrarono

il 22 settembre 1533 Papa Clemente VII

Medici e Michelangelo Buonarroti per

discutere sull’affresco della parete d’altare

della Cappella Sistina, ma l’elenco

sarebbe troppo lungo…

Oggi San Miniato sta riscoprendo la

sua importanza di trovarsi, o meglio,

di ritrovarsi, punto nevralgico sulla Via

Francigena, vede passare, ormai da

qualche anno i pellegrini diretti a Roma

e che sempre più numerosi fanno sosta

in città, si comincia a parlare di migliaia

di persone alle quali San Miniato può

e deve far conoscere le sue ricchezze

che si chiamano arte, cultura, storia,

prodotti della sua terra, come biglietto

da visita per una città depositaria di un

patrimonio a volte tenuto anche troppo

nascosto. I pellegrini ben accolti sono

un veicolo promozionale di una potenza

incredibile e San Miniato deve “sfruttare”

questo veicolo. Nel 2016, grazie alla

Regione Toscana ed all’impegno del

nostro Comune, è stato inaugurato l’Ostello

del Pellegrino, si tratta di un’accoglienza

davvero molto gradevole e ben

progettata, ma sono convinto che da qui

a pochi anni ci vorranno altri edifici atti

all’accoglienza dei pellegrini.

San Miniato e la Via Francigena

23


IL PRIMATO

DEL TARTUFO

DI SAN MINIATO

di Delio Fiordispina

Foto di Aurelio Cupelli

e Francesco Fiumalbi

Sono molte le ragioni che ci portano a considerare San Miniato

come una delle zone più importanti per la ricerca del

tartufo e ad indicarla come la capitale del tartufo bianco

italiano, di seguito ne elenchiamo dieci.

1. Partiamo dalla storia. La ricerca del tartufo, nella nostra zona,

iniziò oltre un secolo fa, verso la fine dell’Ottocento, quando alcuni

romagnoli giunsero dalle nostre parti e cominciarono ad insegnarci

la ricerca del tartufo. Fra di loro ricordiamo Stagnazza (Stanislao Costa

di Casola Valsenio, classe 1875), che si stabilì e si sposò a Balconevisi.

Altri romagnoli, che erano venuti per la bonifica dei fiumi si

insediarono nella zona: da San Miniato a Palaia. Alcuni sanminiatesi

intraprendenti come Eugenio Gazzarrini (classe 1875) cominciarono

a commercializzare il tartufo bianco di San Miniato e a farlo conoscere

in tutta Italia.

Il tartufo più grande del mondo, 2012, monumento al tartufo, forgiato in ferro da Massimiliano

Benvenuti

Sagra del Tartufo, 1972 , tratta da San Miniato città del Tartufo di Delio

Fiordispina e Manuela Parentini, FM Edizioni

2. Il tartufo bianco più grande del mondo, di Kg 2,520, che è nel Guinness

World Records è stato trovato a San Miniato il 26 ottobre 1954 da un tartufaio

di Balconevisi, Arturo Gallerini, detto il Bego, in un luogo chiamato La Vallina.

Questo tartufo fu comprato dal commerciante albese Giacomo Morra, che

veniva spesso a San Miniato a comprare grandi partite di tartufo bianco. Per

cinquanta anni i retroscena su chi fosse il cercatore che ha trovato il tartufo

più grande del mondo è rimasto segreto e lo abbiamo scoperto solo nel 2003.

La storia dice che questo tartufo fu regalato al presidente degli Stati Uniti

Eisenhower. Oggi a San Miniato abbiamo un monumento in ferro battuto dedicato

al Bego ed al suo cane Parigi.

3. Il tartufo più pagato al mondo è stato trovato nella zona delle colline

sanminiatesi e venduto nel dicembre 2007 all’Asta Internazionale del tartufo

per beneficienza. Il tartufo di Kg 1,497 fu acquistato da un ristorante di

Un tartufaio e il suo cane intenti nella ricerca del prezioso tubero

Un tartufo appena scavato

24

Il tartufo di San Miniato


Londra che lo pagò ben 330.000

dollari. La notizia fece il giro del

mondo. Un po’ di tempo dopo il

tartufo, per la troppa esposizione

nella vetrina londinese, andò a

male e gli fu dedicato un solenne

funerale nella Villa di Cafaggiolo

(Barberino di Mugello, Firenze),

dove era stata battuto l’asta, e

fu seppellito sotto una quercia

dell’epoca della scoperta dell’America.

4. La qualità del tartufo bianco di

San Miniato è indiscussa grazie

al clima, al terreno e soprattutto

agli alberi con i quali è in simbiosi

come le querce. L’afrore del nostro

tartufo è davvero superlativo

e non teme il confronto con altri

tartufi più blasonati. I cuochi più

importanti apprezzano molto il

profumo inconfondibile e le proprietà

Venditore di tartufi alla fine dell'Ottocento, tratta da San Miniato città del Tartufo

di Delio Fiordispina e Manuela Parentini, FM Edizioni

1980 (terzo di ottobre), Ponte a

Egola dal 2014 (quarto week end),

San Miniato Basso (prima di novembre),

per finire con la Mostra

di San Miniato che è l’apoteosi

del tartufo bianco (negli ultimi tre

fine settimana di novembre e nel

primo di dicembre – il weekend

di dicembre quest’anno non verrà

fatto perché la data coincide con

un referendum nazionale). Senza

dimenticare la mostra del tartufo

marzuolo a Cigoli dal 1999 (metà

marzo) che si sta affermando sempre

di più. Sulla scia di San Miniato

in altri comuni della zona sono

nate altre sagre del tartufo negli

ultimi anni.

8. Anche la struttura commerciale

dà forza al tartufo di San Miniato.

I nostri commercianti hanno

costituito una decina di ditte che

organolettiche del tartufo bianco di San Miniato. Il tartufo è

tutelato dal marchio del “Tartufo Bianco delle Colline Sanminiatesi”.

Ogni anno si trovano decine di ottimi esemplari e spesso sono

scavati, nella nostra zona, esemplari eccezionali anche di oltre un

chilogrammo .

5. Un altro elemento che depone a favore del tartufo di San Miniato

è la quantità, infatti grazie al vasto areale incontaminato che

abbraccia 32 comuni a sud

dell’Arno, fra le provincie

di Pisa e Firenze si trova

in abbondanza. Da stime

effettuate alcuni anni fa si

può affermare che il tartufo

bianco delle colline sanminiatesi

rappresenta da solo

circa il 25-30% dell’intera

produzione nazionale (che

poi coincide quasi con

quella mondiale). Da un

libretto del commerciante

Gemignani del 1954 si può

vedere che solo nella piccola

frazione di Balconevisi

furono trovati oltre 900 chili

di tartufi in un anno. La quantità di tartufi che si trovano oggi resta

un geloso segreto.

6. Un altro elemento che fa grande il tartufo di San Miniato è l’importanza

che ha raggiunto la Mostra Mercato nel panorama nazionale;

si può dire che sia una delle più partecipate feste del settore (si

parla di oltre 80.000 presenze) e soprattutto per la qualità enogastronomica

che propone ai visitatori. La sagra nata nel lontano 1969

è sempre cresciuta in questi quarantasei anni ed oggi è senz’altro un

appuntamento irrinunciabile per gli intenditori di tartufo.

7. Nel tempo sono nate altre feste di contorno alla Mostra Mercato

di San Miniato e quindi oggi possiamo dire di avere un calendario

autunnale continuo nel Comune di San Miniato da settembre a

novembre: La Serra dal 2009 (ultimo weekend di settembre), Corazzano

dal 1987 (primo fine settimana di ottobre), Balconevisi dal

operano nella zona, comprano tartufo fresco dai tartufai locali e lo rivendono

in tutta Italia ed in gran parte del mondo: dal Giappone agli

Stati Uniti, dagli Emirati Arabi al Brasile. Alcune ditte Gazzarrini, Gemignani,

Nacci, Savini derivano da una tradizione di famiglia antica,

altre ditte sono nate negli ultimi anni. Tutti coniugano la qualità con

la tradizione e partecipano a molti appuntamenti italiani del settore,

rifornendo i più importanti ristoranti d’Italia e del mondo.

9. Il tartufo a San Miniato

si può gustare in molti ristoranti

locali. La tradizione

viene da lontano quando

Renato Tozzi, già dagli anni

Sessanta, proponeva il famoso

risotto al tartufo nel

suo ristorante Miravalle,

che era conosciuto da molti

ed apprezzato dai più importanti

esperti enogastronomi.

Oggi una decina di

ristoranti propongono il tartufo

in tavola, organizzando

serate speciali o semplicemente

inserendolo nel loro

menù autunnale. Da alcuni

anni la provincia ha selezionato i ristoranti più importanti assegnando

loro il marchio di “amico del tartufo”.

10. Chiudiamo con i primati ricordando che i tartufai nella zona sono

molti: più di duemila e battono i boschi ed i terreni in molti periodi

dell’anno, cercando quello marzolo, quello estivo e soprattutto

il bianco autunnale, in compagnia dei loro fedeli cani, di cui sono

maestri allevatori. L’associazione tartufai delle colline sanminiatesi,

nata nel 1982, raccoglie circa 400 soci ed è una delle più organizzate

d’Italia. L’esperienza dei tartufai sanminiatesi è stata tramandata di

padre in figlio e si può dire che i tartufai di San Miniato sono maestri

dell’arte della ricerca del tartufo.

Queste ragioni e tante altre ancora fanno del tartufo di San Miniato

un prodotto unico e prezioso che è senz’altro ai vertici della gastronomia

italiana di qualità.

Il tartufo di San Miniato

25


Un anno di installazioni d’arte

contemporanea a San Miniato

Piazza del Bastione, Prato della Rocca, Loggetta del Fondo

di Serena Di Paola

Un anno pregno di opere d'arte a cielo aperto, capaci di

catturare l'attenzione della cittadinanza e di arrivare

talvolta dritte al cuore di coloro che, nonostante la freneticità

della vita quotidiana, si sono soffermati ad ammirarle.

San Miniato si conferma una città incline all'arte, aprendosi

ora a quella contemporanea con l'intento di valorizzare due luoghi

specifici del centro storico, piazza del Bastione e Loggetta del Fondo,

al fine di trasformarli in vetrine permanenti per le varie installazioni.

Tutti gli allestimenti sono stati finora possibili grazie al lavoro congiunto

tra Fondazione San Miniato Promozione e amministrazione

comunale, in collaborazione con Casa d'Arte San Lorenzo e C.R.A.

(Centro Raccolta Arte), mentre ogni evento è stato curato dai noti

animatori artistici sanminiatesi Filippo Lotti e Roberto Milani.

Tutto è cominciato nel novembre 2015, quando in piazza del Bastione

è stata accolta la scultura “Non è vero ma ci credo” firmata dall'artista

livornese Christian Balzano. L'opera si presenta nelle forme di un

Foto Veronica Gentile, Federica Antonelli, Serena Di Paola, Francesco Sgherri

lenza del territorio”. La scultura, datata al 2008, è rimasta esposta fino

a gennaio, anticipando la mostra “A pelle viva” di Balzano ospitata a

Palazzo Grifoni nella scorsa primavera, con la prestigiosa curatela dell'ex

direttore del Museo Pecci di Prato Marco Bazzini.

A dicembre 2015 e per circa un mese l'arte è giunta pure sul prato della

Rocca con la scritta “Restiamo umani” dell'artista pisano Stefano Tonelli.

Tredici lettere bianche, rialzate da terra, per una lunghezza di circa 20

metri, realizzate con un carattere tipografico semplice affinché potesse

essere comprensibile a tutti. Il materiale è povero, il polistirolo, ma ad

essere di grande valore è il significato intrinseco dell'opera: divulgare un

messaggio di pace e fratellanza per far capire che al mondo siamo tutti

parte di una stessa grande famiglia. “La scritta è stata presente anche in

altre piazze d'Italia e i vari spostamenti hanno danneggiato le lettere in

più parti - spiega Tonelli -. Queste increspature, però, non sono state riparate,

bensì colorate d’oro. L'opera si fa, così, portatrice di un significato

aggiuntivo: non dobbiamo nascondere le ferite della vita, bensì valorizzarle,

perché grazie a queste possiamo crescere a superare gli ostacoli

futuri”. “Restiamo umani”, quindi, anche per ricordarci come dai momenti

Piazza del Bastione di San Miniato con il "toro" di Christian Balzano

Non è vero ma ci credo, Christian Balzano

imponente toro sdraiato supino, con le zampe alzate. Una posizione

in grado di destare non poca curiosità nei passanti che, con ironia

e un pizzico di scaramanzia, ne hanno colto l'essenza benaugurale.

Come ha spiegato l'artista, infatti, “il toro potrebbe sembrare caduto

a terra, ma in realtà è stato così creato

per invitare le persone a toccarne le

parti basse e dare, di conseguenza, il

via ad un rito portafortuna”. “Il toro -

dice il sindaco di San Miniato Vittorio

Gabbanini - s'innalza anche a simbolo

della produttività dell’industria e

dell’artigianato locale quale immagine

ed emblema del ciclo produttivo

conciario, eccellenza indiscussa a

livello internazionale. Perciò è stato

fortemente voluto dall’amministrazione

comunale in concomitanza con la

45^ Mostra del Tartufo, altra eccel-

Lo svelamento della Grande Aurora di Franco Mauro Franchi. Roberto

Milani, Filippo Lotti, il sindaco Vittorio Gabbanini e l'artista

più bui si possa comunque intravedere una luce di speranza.

Dopo l'apprezzato toro di Balzano, in piazza del Bastione è arrivata

la “Grande Aurora” di Franco Mauro Franchi, da fine gennaio a metà

maggio. Creata in vetroresina nel 1994, la scultura risalta un corpo

femminile abbondante e armonioso, le

cui forme sembrano emergere e fondersi

con il paesaggio circostante. “Un

lavoro sicuramente tra i più rappresentativi

dell’artista livornese - dice

Filippo Lotti - che racchiude appieno

la sua poetica e l'essenza dell'iconografia

artistica, velando una citazione

oltremodo intima a sua moglie Aurora.

Donna, madre, una Venere fuori dai

canoni stereotipati dell’avvenenza ma

di una bellezza disarmante”. “Le figure

femminili di Franchi - aggiunge Roberto

Milani - sono opulente, pensose ed

26

Installazioni d'arte a San Miniato


Figura seduta, Franco Mauro Franchi.

L'artista assieme al sindaco Vittorio Gabbanini.

Guerriera, Paolo Staccioli

enigmatiche, con il corpo proteso verso la luce.

Tutte le sue opere cercano un dialogo col mondo

circostante, rapportandosi con una rotondità

di volumi che, sebbene rappresenti una sfida ai

canoni convenzionali di bellezza, esalta senza

ombra di dubbio l’eleganza”.

Ma il connubio con la città di San Miniato e lo scultore toscano è

raddoppiato ad aprile, quando Franchi è stato protagonista nella Loggetta

del Fondo con "Figura Seduta", una sorta di grande “sorella”

della ormai conosciuta Aurora.

A giugno si inaugura di nuovo in piazza del Bastione, stavolta con

“Styx”, una grande maschera in alluminio realizzata dall'artista tedesco

Günther Stilling, rimasta in scena fino a ottobre. Il nome Styx si

traduce in italiano con Stige, uno dei cinque fiumi che secondo la mitologia

greca è presente negli Inferi. In particolare, lo Stige era quello

un'armatura realizzato nel 2006 in lastre di

ottone, con dei chiari riferimenti al Medioevo.

“Vivere insieme all’arte, nell’arte e con

l’arte, vuol dire vivere meglio e acquisire coscienza

di sé e del luogo nel quale abbiamo la

fortuna di vivere - dice il sindaco Gabbanini

-. San Miniato è già un’opera d’arte, ma noi

vogliamo sempre più impreziosirla e renderla

visibile da punti di vista mai esplorati prima.

Oltre alla valenza artistica - conclude - c’è da

sottolineare il ritorno in termini di turismo e le

ripercussioni positive su tutto l’indotto”.

Si ricorda la collaborazione alle iniziative

delle aziende Pallets Bertini e Pallets Bertini

Group per l’allestimento, MS Group per il trasporto

e NavigaLibero per la cartellonistica.

Styx, Günther Stilling. Gli assessori sanminiatesi Gianluca Bertini e Marzia Fattori, Gaetano

Salmista della fonderia Art'ù, il sindaco Gabbanini, Antonella Tabani della Casa

d'Arte San Lorenzo e Filippo Lotti della Fondazione San Miniato Promozione

Restiamo umani, Stefano Tonelli

che il traghettatore d'oltretomba Caronte attraversava per trasportare

le anime dei morti da una riva all'altra. Proprio prendendo spunto

dal racconto di Virgilio nell'Eneide, Stilling ha riprodotto il volto di Caronte

in una maschera, con una moneta in bocca ad indicare l'obolo di

cui i cadaveri dovevano disporre per pagare il viaggio. “Grazie ad un

autore dal considerevole spessore artistico - spiega Filippo Lotti - si

intrecciano arte, mitologia e storia in una piazza che, nel suo concetto

storico di Agorà, diventa sempre più luogo di aggregazione, nonché di

stimolo, accoglienza e cultura”.

Successivamente, a luglio, la Loggetta del Fondo ha ospitato una

“Guerriera” snella e longilinea creata dal fiorentino Paolo Staccioli.

La Guerriera è il primo lavoro realizzato in alluminio - afferma l'artista

-. Per questo tipo di figure traggo ispirazione dalle nozioni di storia

e di storia dell'arte che, sin da bambino, mi affascinano e mi fanno

viaggiare con la fantasia”.

La nuova opera che invece accompagnerà la 46^ edizione della Mostra

Mercato Nazionale del Tartufo Bianco di San Miniato è “Safety

Heart Armour” di Alessandro Reggioli, un grande cuore cinto da

Da sinistra: l’assessore Marzia Fattori, Filippo Lotti, il sindaco Gabbanini,

l’artista Alessandro Reggioli, Alessandro Sarti già assessore alla cultura del

Comune di Pontassieve, l’assessore Gianluca Bertini, il consigliere Paolo

Redditi e l’assessore Giacomo Gozzini

Safety Heart Armour di Alessandro Reggioli Il piccolo Dante fotografato con

la scultura del padre

Installazioni d'arte a San Miniato

27


Veronica Gentile

Uno scatto fotografico che ti porta

nel cuore dell'azione, del momento

e del sentimento provocando emozioni

di Maria Grazia Dainelli

Foto di Veronica Gentile

Cooking Show con Annamaria Tossani e Marco Nebbiai alla 45^ Mostra del Tartufo

Paolo Ruffini ospite della 44^ Mostra del Tartufo di San Miniato con Delio Fiordispina

Con le sue fotografie trasmette l’amore e la passione per lo

sport; è una fotografa d'impatto immediato e i suoi scatti

lasciano senza parole per la forza dei colori e la plasticità

dei soggetti efficacemente rappresentati nella naturalezza

del loro gesto sportivo.

Con la sua sensibilità raffinata e la forza compositiva delle immagini,

Veronica dimostra di avere un occhio allenato a scegliere la giusta inquadratura

nel momento del click, facendoci entrare direttamente nella

scena.

La prospettiva e il punto di osservazione danno dinamicità ai suoi scatti

che fanno emergere una tecnica fotografica che non si avvale della

post produzione per dare stupore superficiale alle foto, ma è solo grazie

all'immediatezza registica del suo rapido sguardo che riesce a cogliere

l’essenza del momento da rappresentare, immortalando l’evento di cui

non è spettatrice ma coprotagonista.

Recupero sospeso di un giocatore della Kemas Lamipel Santa Croce s/A

L'ex difensore Colombini in un match contro il Pisa


Edoardo Raspelli ospite della 43^ Mostra del Tartufo di San Miniato

Veronica Gentile

Ponteaegolese classe 1991; appassionata di fotografia, dal 2015 ha

cominciato quasi per caso ad avvicinarsi alla macchina fotografica del

padre. Dopo qualche anno di fotografia analogica passa ad una reflex

digitale e dopo ancora partecipa nel 2012 ad un corso di fotografia organizzato

presso i locali dell’Associazione Culturale La Ruga a Ponte

a Egola tenuto da Francesco Sgherri e Aurelio Cupelli durante il quale

cresce e si rafforza la sua attitudine per la fotografia sportiva e di movimento.

La sospensione, l’attesa, il gesto atletico, sono ancora oggi le prerogative

della sua fotografia. Nello stesso anno fa uno stage per il Volley

Biancoforno Femminile a Santa Croce; riconfermata per la stagione

successiva poi prende stabilmente contatti con alcune delle società

sportive più importanti del comprensorio del cuoio divenendo fotografa

ufficiale dei Lupi Santa Croce sull'Arno oggi Kemas Lamipel militante

nel campionato di pallavolo di SerieA2 e dell'AC Tuttocuoio che partecipa

al campionato di calcio di LegaPro.

Intanto dal 2013 inizia la collaborazione con Gonews.it grazie al quale

comincia a dare un approccio più fotogiornalistico e di racconto alle sue

Roberto Falivena, capitano della AC Tuttocuoio Ponte a Egola

foto, occupandosi delle principali manifestazioni del comune di San Miniato,

arrivando fino alla Mostra Mercato Nazionale del Tartufo Bianco

di San Miniato che la vede ancora oggi per il quarto anno consecutivo

fotografa ufficiale della manifestazione assieme a Gianni Mattonai.

Nel 2015 viene invitata da Filippo Lotti a partecipare all’edizione numero

quattro di "Gente di Paese", rassegna dove vengono fotografati, ogni

anno da un fotografo diverso i volti più rappresentativi di Ponte a Egola,

preservando e valorizzando così la storia del paese.

L’apertura della mostra, avvenuta l’8 marzo 2015 in presenza del sindaco

di San Miniato e di diverse autorità, è stata la sua prima personale.

Da poco iscritta all’Ordine dei Giornalisti della Toscana come fotogiornalista

pubblicista rimane prevalentemente nell’ambito sportivo, ma si

è nel frattempo aperta ad altri orizzonti lavorativi formando in collaborazione

con Gianni Mattonai un team di fotografi, video maker e grafici

che ha preso il nome di Photoistanti.

vero.genti91@virgilio.it - www.veronicagentilephoto.com

www.photoistantiteam.wixsite.com/photoistanti

"Gente di Paese": Michele Matteoli, presidente del Consorzio Cuoio-Depur S.p.A.

Giocatore dell'U.S.E. Basket Computer Gross di Empoli

"Gente di Paese": Gino Rossi, riparatore di macchine agricole

Veronica Gentile

29


Rime sparse: la voce dei poeti

Incontro con

Saverio Chiti

San Miniato (mia Città)

Scendono disincantati i declivi alla volta del fiume

e tu come una conciliante amante stai sul colle

dove come in un’alcova, l’imperitura Rocca domina la valle.

C'è tutta l'anima del nostro sentire storia, fra le tue mura.

Città che vivi addormentata in placida culla dove cultura e finanza

hanno fatto breccia in cuori impavidi e artisti raminghi,

e dove persino Napoleone trovò sostegno.

Le tue genti si fondono alla folla nelle piazze di mercatini antichi

mentre un'aurea nobile distende le ali sul territorio

laddove la Curia, ancora sorride al Vescovado seggio.

Tra le tue vie in autunno, si sente nell'aria profumo di pregiato bianco tartufo

e di tanto in tanto nei loggiati di San Domenico

fra bancherelle di biologico vanto, si trovano delizie per ogni palato

che fanno di San Miniato la patria del gusto.

Chi fu poi così vile e colpevole in quel passato San Lorenzo

ancora adesso difficile è dirlo, e mentre vittime ignare attendono giustizia

parole mal spese si sommano a passate urla di paura e dolore.

San Miniato tu che secondo leggenda fosti sconfitta dal gregge

ora come buon pastore, gli indomiti abitanti con amore proteggi.

Autunno, nel cuore

Sento le foglie oramai esauste

annichilirsi nella mia mano,

si dissolvono in velati toni

che nell'autunno ora fanno breccia.

Non sarà mai tardi per ritrovare quel sentimento

che in discutibili azioni ci tennero lontani.

I nostri rinvenuti cuori ora finalmente felici

nel caldo autunno, battono all'unisono.

E poi, morire

Navigai per mari a me sconosciuti

e prosciugai gli oceani attraversati

come fossero lacrime sul viso della mia donna

che d'amore pianse per il mio ritorno.

Volteggiai su nuvole così spesse da oscurare il cielo

e attraversai in volo, la luna e il sole

tanto da bruciarmi l'anima, così candida e leggera

come neve che cade giù.

Camminai per valli, così verdi da far male agli occhi

e i fioriti prati della vita, ammirai estasiato

sentendomi davvero piccolo, dinanzi a lei.

Nuotai contro correnti avverse, solo per il gusto della sfida

e mi ritemprai all'ombra di un ciliegio

come solo l'umano io, sapeva fare.

E fu lì, che ti aspettai

felice d'aver vissuto una vita di meraviglia

dove ci fu spazio per l'amore è il gioco

senza dimenticare l'entità di una famiglia.

Passarono giorni di stupore e lacrime versai

al fine d'ogni sera, quando accanto al fuoco

di me tutto raccontai a lui, che del seguitarmi era destinato.

E poi, morire fu quasi scontato

visto che la luce in me, era finita

piccola fiaccola nella vita distrattamente confusa

con quella fulgida aurea che attorno a me

con caparbia costanza, perse vita.

30

SAVERIO CHITI

Ènato nel giugno del 1961 a Pontedera

(Pi). Sposato e padre di un figlio, da

sempre abita nella piana sanminiatese

ai declivi delle splendide colline toscane, prima

a San Miniato Basso, poi a Ponte a Egola

e dal 1987 a San Romano.

Da anni si diletta a scrivere, anche se in maniera

discontinua.

Di sé dice: "Intervallo momenti felici ad altri

bui e nell’alternarsi di questi periodi, scribacchio

di tutto ciò che mi circonda e rimane impresso, ma soprattutto cerco di

parlare con il cuore, al cuore".

Con il sito di poesia Scrivere, dove ha una pagina personale, saveriochiti.

scrivere.info, (con più di 2.000.000 di visualizzazioni) ha collaborato in diverse

raccolte e silloge poetiche.

Alcuni esempi: Foto di gruppo con poesia, nel 2009, Kimerik Editore, con la

poesia Cielo Etrusco; Le notti del poeta, nel 2010, Kimerik Editore, con le poesie

Come un amante, Divin bocciolo, Le mie notti; Se tu mi dimentichi, nel 2011,

Scrivere Editore, con le poesie Amor di figlio, I colori dell’anima, Mi rammenterai,

Non posso; Tu che mi ascolti, nel 2012, Scrivere Editore con le poesie

Ascolta, Candore di vittima, Declivio, Possessore d’amore; Anime in versi, nel

2012, Scrivere Editore, con la poesia Fragile amore.

Ha raccolto qua e là per l’Italia alcuni riconoscimenti per i suoi testi, fra cui due

primo premio e tre terzo premio, oltre che alcune menzioni d’onore e di merito,

e altri premi speciali di giuria. Inoltre ha pubblicato due raccolte personali (ma

solo in forma strettamente privata) con l’editore on-line Lulu: Il buio è la mia

luce nel 2010 e Poi, cade la neve nel 2011.

Sempre con Lulu, nel 2012, ha dato alle stampe anche un piccolo racconto,

Cronache di una sera.

“Perché scrivo? Forse è l’unico modo per capire che esisto, fare poesia è come

guardarsi dentro e scoprire l’emozione di esserne felice.”

chitisaverio@libero.it


46^ MOSTRA MERCATO NAZIONALE DEL

TARTUFO BIANCO DI SAN MINIATO

1° Week end

Il tartufo bianco incontra

Pinocchio e i prodotti d’eccellenza

12-13 novembre 2016

Sabato 12

Ore 11.30

Piazza del Seminario

Inaugurazione della 46^ Mostra

Mercato Nazionale del Tartufo Bianco

di San Miniato

Ore 15.30

Via IV Novembre

Inaugurazione mostra di pittura

“Riconoscere ciò che è”

di Gabriele Erno Palandri

Ore 16.30

Chiesa di San Domenico

Cappella San Pietro Martire

Inaugurazione mostra di pittura

“Riverberi” di Roberto Braida

Ore 18.00

Palazzo Grifoni

Inaugurazione mostra di pittura

“Quasi Pinocchio”

Ore 21.15

Piazza Bonaparte

Auditorium

Cassa di Risparmio di San Miniato

“Quasi Pinocchio”

Opera musicale di Beppe Dati

Domenica 13

Ore 11.30

Piazza del Seminario

Officina del Tartufo

Un libro per aperitivo

“Poema per Pinocchio”

di Marzio Matteoli

Ore 16.30

Chiesa della Santissima Annunziata

Tartufonie

VII edizione della kermesse canora del

Coro “Monsignor Cosimo Balducci”

Ore 17.00

Loggetta del Fondo - Salotto del Tartufo

Presentazione del libro

“L’Italia siamo noi. Storie di immigrati di

successo” di Jacopo Storni

Ore 17.30

Cappella di Sant’Urbano

Tartufonie

2° Week end

Il tartufo bianco incontra

il Dramma Popolare di San Miniato

19-20 novembre 2016

Venerdì 18

Ore 18.00

Palazzo Comunale

“I Venerdì del Dramma”

Sabato 19

Ore 10.00 – 20.00

Loggiati di San Domenico

Le alleanze del gusto. I produttori

ed i prodotti delle città ospiti

Ore 10.00 – 19.00 (anche domenica)

Via Conti

Casatorre degli Stipendiari

C.R.A. - Centro Raccolta Arte

Mostra d’arte

“Salvatore Fiume

e il Dramma Popolare di San Miniato”

Ore 16.00

Trekking del Tartufo e della Francigena

a cura di Etruria Trekking

Domenica 20

Ore 10.00 – 20.00

Loggiati di San Domenico

Le alleanze del gusto. I produttori

ed i prodotti delle città ospiti

Ore 11.30

Piazza del Seminario

Officina del Tartufo

Un libro per aperitivo

“A Tavola con gli Artusi”

di Luciano e Ricciardo Artusi

Ore 14.30

Piazza del Seminario

Officina del tartufo

La Poesia del Tartufo”

Performance di Edoardo Siravo

Ore 16.30

Duomo di San Miniato

Tartufonie

Ore 17.00

Loggetta del Fondo - Salotto del Tartufo

Presentazione del libro

“Per un curriculum aperto al possibile

- Protagonismo dei bambini e

educazione” di Aldo Fortunati

3° Week end

Il tartufo bianco incontra

“Il Sangue Blu”

26-27 novembre 2016

Sabato 26

Ore 10.00 – 20.00

Loggiati di San Domenico

Il “Sangue Blu”con i produttori di

San Miniato e di tutta Italia

Ore 10.00 – 19.00 (anche domenica)

Via Conti

Casatorre degli Stipendiari

C.R.A. - Centro Raccolta Arte

Mostra d’arte

“Sergio Staino e Giovanni Maranghi”

Ore 11.00

Sala del Consiglio Comunale

“Nel Sorriso di Valeria”

Consegna delle Borse di Studio

Ore 16.00

Sala del Consiglio Comunale

Premio giornalistico

“Roberto Ghinetti”

Domenica 27

Ore 10.00 – 20.00

Loggiati di San Domenico

Il “Sangue Blu” con i produttori di

San Miniato e di tutta Italia

Ore 11.30

Piazza del Seminario

Officina del Tartufo

Un libro per aperitivo

“Il Bardiccio, non fatevi infinocchiare”

di Alessandro Sarti

Ore 16.30/17.00

Palazzo Grifoni

Tartufonie

Ore 17.00

Loggetta del Fondo - Salotto del Tartufo

Presentazione del libro

“Eurosprechi - Tutti i soldi che l’Unione

butta via a nostra insaputa”

di Roberto Ippolito

Ore 18.30

Piazza del Seminario

Officina del Tartufo

Premiazioni 46^ Mostra del Tartufo:

il Tartufo d’oro della stagione,

Tartufissimo, il Premio Stagnazza

www.sanminiatopromozione.it


Vivi un’esperienza sensoriale unica in Toscana

Il Relais SASSA AL SOLE è immerso nel cuore della Toscana,

terra rigogliosa ed opulenta nei pressi di San Miniato,

eccellenza enogastronomica con il suo pregiato tartufo bianco

e situato a pochi minuti dalle principali città d’arte di Pisa, Firenze, Lucca e Siena.

Sassa Al Sole Horses S.r.l.

Via Zara 186

56028 Loc. Genovini – San Miniato (PI)

T +39 0571 460494

F +39 0571 409819

info@sassaalsole.com

Booking & reservation:

reservation@sassaalsole.com

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