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L’OSSERVATORE ROMANO

GIORNALE QUOTIDIANO

Unicuique suum

POLITICO RELIGIOSO

Non praevalebunt

Anno CLVI n. 264 (4 7. 3 9 9 ) Città del Vaticano giovedì 17 novembre 2016

.

All’udienza generale sulle opere di misericordia il Papa chiede di non puntare il dito contro le persone moleste

Nei panni degli altri

E lancia un appello perché siano sempre protetti i diritti di bambini e adolescenti

Raid su Aleppo, Idlib e Homs

In Siria riprendono

i bombardamenti

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Sebbene sia «facile puntare il dito

contro i difetti e le mancanze altrui»

bisogna «imparare a metterci nei

panni degli altri».

Con questa raccomandazione

all’udienza generale di mercoledì 16

novembre in piazza San Pietro, l’ultima

dell’anno giubilare, Papa Francesco

ha parlato dell’opera di misericordia

spirituale che esorta a soppor-

ABUJA, 16. Emergenza umanitaria

senza fine nel nord-est della Nigeria

dilaniato da anni dalle violenze dei

terroristi del gruppo jihadista di Boko

Haram. Oltre 14 milioni di sfollati

necessitano di aiuti. Persone che,

in assenza di interventi rapidi e concreti,

rischiano di morire di fame

nelle prossime settimane. Lo ha denunciato

l’ufficio di coordinamento

delle attività umanitarie delle Nazioni

Unite nel paese africano.

In particolare, nello stato di Borno

i bambini al di sotto dei cinque

anni sono praticamente scomparsi.

La mancanza di cibo ha portato a

tassi di malnutrizione senza precedenti

e livelli di mortalità ben oltre

la soglia di emergenza.

A partire dal 2009, le ripetute violenze

dei terroristi di Boko Haram

hanno provocato almeno 20.000 vittime

e costretto alla fuga oltre due

milioni e mezzo di profughi, rifugiatisi

nelle zone sotto il controllo

dell’esercito nigeriano.

Una recente indagine effettuata

dall’organizzazione umanitaria Medici

senza frontiere (Msf) in due degli

undici campi profughi della città

di Maiduguri, roccaforte dei terroristi,

ha rivelato che fino al cinquanta

per cento dei bambini sotto i cinque

anni soffre di malnutrizione acuta.

Contestualmente, i tassi di mortalità

infantile sono molto elevati: ogni

giorno, infatti, muoiono tredici bambini

sui 20.000 dislocati nei vari

campo di sfollati.

Allarmanti dati anche sul fronte

delle vaccinazioni, dove solo la metà

dei bambini tra i 9 mesi e i 5 anni

ha ricevuto la copertura contro il

morbillo.

«Nel Borno, l’assenza di bambini

è una costante in ogni luogo che

Medici senza frontiere ha visitato»,

ha dichiarato in una nota Joanne

Storia di una battaglia giusta

La classe degli asini

ED OARD O ZACCAGNINI A PA G I N A 4

tare pazientemente le persone moleste.

Per la sua riflessione il Pontefice

ha preso spunto dal fatto che «siamo

tutti molto bravi nell’i d e n t i f i c a re

una presenza che può dare fastidio:

succede — ha detto facendo come al

solito esempi concreti — quando incontriamo

qualcuno per la strada o

riceviamo una telefonata». Anche

perché «a volte, le persone fastidiose

sono quelle più vicine a noi» come i

parenti e i colleghi di lavoro. Da qui

l’invito a fare un «esame di coscienza

per vedere se anche noi, a volte,

possiamo risultare molesti agli altri».

Del resto i Vangeli narrano episodi

che indicano la direzione della pazienza,

come l’ha avuta Gesù nei tre

anni della sua vita pubblica. Per

Quattordici milioni di persone a rischio malnutrizione nelle zone colpite da Boko Haram

Nigeria alla fame

Liu, presidente di Msf. «È come se

fossero scomparsi. Si tratta di una situazione

catastrofica, di cui non abbiamo

chiara la portata perché molte

aree sono ancora isolate a causa di

problemi di sicurezza. Occorre aumentare

immediatamente la fornitura

di aiuti perché la vita di migliaia

di persone, soprattutto bambini, è

appesa a un filo», ha aggiunto.

La crisi nello stato di Borno ha

raggiunto livelli allarmanti, con almeno

500.000 persone sfollate o isolate

in enclave fuori dalla capitale,

Maiduguri. Le persone sono private

di qualsiasi mezzo di sopravvivenza,

Donne nigeriane in fila per ricevere cibo nei pressi di Maiduguri (Ap)

esempio con la mamma di Giacomo

e Giovanni, che — ha spiegato il Papa

con un’immagine attuale — «faceva

la lobby per i suoi figli». E con

la sua pazienza, ha proseguito Francesco,

«Gesù insegna ad andare

sempre all’essenziale». Non solo, il

Papa ha individuato in questo insegnamento

anche «il richiamo ad altre

due opere di misericordia spirituale:

ammonire i peccatori e insegnare

agli ignoranti». In proposito

ha elogiato il lavoro di chi aiuta «le

persone a crescere nella fede e nella

vita» come fanno i «catechisti, tra i

quali ci sono tante mamme e tante

religiose». Ciò è ancor più importante

in un’epoca come quella odierna

in cui «capita di incontrare persone

che si soffermano su cose superficiali,

effimere e banali», affannate

a «inseguire soddisfazioni di

corto respiro» cui bisogna «insegnare

a guardare all’essenziale».

Ecco allora l’invito conclusivo a

«evitare di cadere nell’invidia,

nell’ambizione, nell’adulazione, tentazioni

che sono sempre in agguato

anche tra noi cristiani» senza sentirsi

mai «superiori agli altri».

Al termine dell’udienza il Papa ha

ricordato che domenica prossima si

celebra la giornata mondiale dei diritti

dell’infanzia e dell’adolescenza e

ha lanciato un «appello alla coscienza

di tutti affinché i bambini siano

sempre protetti».

PAGINA 8

i contadini non possono più lavorare

la terra, le rotte commerciali nelle

aree controllate da Boko Haram sono

state chiuse e i mercati svuotati.

Nel giugno del 2016 — indicano gli

analisti — il governo nigeriano ha dichiarato

l’emergenza nutrizionale nel

Borno, riconoscendo la portata di

questa crisi umanitaria. Ma le persone

— disperate a causa della cronica

mancanza di cibo e bisognose di assistenza

medica — continuano inesorabilmente

a morire di fame.

La malnutrizione, hanno indicato

gli esperti, può inoltre abbattere la

resistenza delle persone alle più comuni

malattie, soprattutto nei più

giovani e nei più anziani. E in queste

condizioni un’epidemia di morbillo

può diffondersi senza controllo,

mentre le piogge portano malaria,

diarrea e insufficienza respiratoria

acuta, che ogni giorno possono mietere

un numero elevato di vittime.

Finora le Nazioni Unite hanno

raccolto solo 180 milioni di dollari,

rispetto ai 485 ritenuti necessari, con

finanziamenti provenienti soprattutto

da Unione europea e Stati Uniti.

Il governo, attraverso l’agenzia

per le emergenze, si è impegnato a

fare di più per assistere i milioni di

sfollati dalle zone dove il conflitto è

più violento. Il portavoce del presidente

nigeriano ha chiesto ai produttori

di cereali di concentrare le

vendite sul mercato interno, piuttosto

che verso i paesi vicini. Una conferenza

che si terrà a Ginevra ai primi

di dicembre potrebbe contribuire

a fornire i fondi necessari.

DA M A S C O, 16. La guerra in Siria riprende

con intensità in quasi tutte

le aree fuori dal controllo governativo:

Aleppo, Idlib e la regione a

nord di Homs sono state colpite

nelle ultime ore da raid aerei. Il

numero delle vittime è ancora incerto:

fonti parlano di «decine di

morti e feriti». Nei bombardamenti

è stata impegnata anche, per la prima

volta, la portaerei russa

Kutznetsov dalla quale sono stati

sparati missili Kalibr e sono decollati

diversi caccia in formazione.

Sempre più tragica la situazione

ad Aleppo. Si registra al momento

la morte di una bimba e di una

donna, assieme ad altri tre civili. Il

bilancio è destinato a salire per la

gravità delle condizioni delle «decine

di feriti» e per il fatto che anche

una delle ultime cliniche operative

nell’area di Aleppo est è stata

colpita ieri sera dai raid aerei.

Sul piano diplomatico, la partita

è aperta. Dopo alcuni giorni di silenzio,

è tornato a parlare ieri l’inviato

speciale dell’Onu per la Siria,

Staffan de Mistura. Intervistato

dalla Bbc, il diplomatico italo-svedese

ha commentato la notizia

dell’intesa verbale, raggiunta al telefono

ieri, tra il presidente russo

Vladimir Putin e il neo eletto presidente

statunitense Donald Trump

sulla «necessità di lottare insieme

contro il terrorismo». Combattere i

jihadisti del cosiddetto stato islamico

(Is), ha detto de Mistura, «è di

cruciale importanza» per il futuro

del Medio oriente. Tuttavia, «una

vittoria nel lungo termine richiede

In risposta all’appello del Pontefice

Cuba libera

oltre settecento detenuti

L’AVA N A , 16. Un segnale di equilibrio

e distensione. Le autorità cubane

hanno annunciato ieri la liberazione

di 787 detenuti nel quadro di

un indulto. La decisione — ha fatto

sapere l’esecutivo cubano — è una

risposta all’appello lanciato da Papa

Francesco ai leader di tutto il mondo,

in occasione del giubileo della

m i s e r i c o rd i a .

Nell’annunciare l’iniziativa, il

quotidiano ufficiale del Partito comunista

cubano, «Granma», ha

spiegato che per beneficiare dell’indulto

sono stati scelti prigionieri

«in base alle caratteristiche dei fatti

per i quali sono stati sanzionati, alla

loro condotta mentre scontavano la

loro pena e al tempo già passato in

carcere». In base a questi parametri,

Bambino sfollato siriano nella provincia di Raqqa sotto il controllo dello stato islamico (Reuters)

riferisce il quotidiano, sono stati

esclusi i condannati per omicidio,

stupro, corruzione di minorenni,

traffico di droga o altri delitti considerati

di «alta pericolosità sociale»,

mentre si è preso cura che fra gli indultati

ci fossero «donne, giovani,

malati e altre categorie vulnerabili».

Non è la prima volta che il governo

di Raúl Castro risponde agli

appelli di Papa Francesco a favore

dei carcerati. Nel settembre 2015, in

vista della visita del Pontefice

sull’isola l’anno successivo, oltre

3000 detenuti erano stati liberati come

gesto di buona volontà. Una simile

decisione era stata già presa in

occasione dei viaggi di Giovanni

Paolo II nel 1998 e di Benedetto XVI

nel 2012.

un approccio totalmente diverso,

finalizzato a una soluzione politica;

in altre parole, serve un trasferimento

di potere in Siria. Altrimenti

molti scontenti potranno unirsi

all’Is».

In effetti, come sottolineano gli

osservatori, a complicare lo scenario

siriano è l’incrociarsi sullo stesso

territorio di due conflitti: quello

tra i governativi di Assad, supportati

dai russi, e i ribelli, sostenuti

dagli Stati Uniti; e quello che vede

invece russi e statunitensi combattere

l’Is. Uno dei punti cruciali su

cui Mosca e Washington non hanno

finora trovato un accordo è appunto

la distinzione tra ribelli e

gruppi jihadisti vicini all’Is. Di

questo discuteranno domani a Lima

il segretario di stato americano,

John Kerry, e il ministro degli esteri

russo, Serghiei Lavrov.

Sullo sfondo, resta una terribile

crisi umanitaria. Ad Aleppo est, assediata

dalle forze lealiste, rimangono,

secondo l’Onu, più di

250.000 civili. La zona è isolata

completamente dal luglio scorso e

le scorte alimentari stanno finendo.

Nelle ultime settimane — dicono

ancora le Nazioni Unite — almeno

700 civili sono morti nei combattimenti.

A colloquio con l’arcivescovo Ribat

Per rispondere

a un mondo che cambia

ST E FA N O GIROLA A PA G I N A 5

NOSTRE

INFORMAZIONI

Il Santo Padre ha accettato

la rinuncia al governo pastorale

dell’Arcidiocesi di Apare

c i d a (Brasile), presentata

da Sua Eminenza il Signor

Cardinale Raymundo Damasceno

Assis.

Provvista di Chiesa

Il Santo Padre ha nominato

Arcivescovo Metropolita

di Aparecida (Brasile) Sua

Eccellenza Monsignor Orlando

Brandes, finora Arcivescovo

Metropolita di Londrina.

Nomina

di Vescovo Prelato

Il Santo Padre ha nominato

Vescovo Prelato della Prelatura

di Cristalândia (Brasile)

il Reverendo Wellington

de Queiroz Vieira, finora

Giudice Uditore della Camera

Ecclesiastica della Diocesi

di Tocantinópolis e Parroco

di “São Paulo Apóstolo” ad

Araguaína.


pagina 2 L’OSSERVATORE ROMANO

giovedì 17 novembre 2016

Entra nel vivo la conferenza delle Nazioni Unite Cop22 a Marrakech

Sul clima fase cruciale

RA B AT, 16. Entra nella fase cruciale

la ventiduesima conferenza delle Nazioni

Unite sul clima (Cop22) a

Marrakech, in Marocco. Dopo oltre

una settimana di negoziati a livello

tecnico, oggi è in programma la prima

sessione di lavoro tra i rappresentanti

delle parti firmatarie dell’accordo

di Parigi.

B ru x e l l e s

dà i voti

ai paesi

dell’e u ro z o n a

BRUXELLES, 16. La Commissione

europea ha diffuso oggi i suoi

giudizi sulle manovre economiche

di diversi paesi europei. Nell’o c-

chio del ciclone ci sono otto paesi

(Italia, Belgio, Finlandia, Slovenia,

Cipro e Lituania) i cui progetti

di bilancio «possono comportare

una deviazione significativa

rispetto al percorso di risanamento

verso i rispettivi obiettivi

di medio termine» si legge nel

giudizio di Bruxelles. In tutto, almeno

dodici paesi saranno oggetto

di una «revisione approfondita»

da parte della Commissione

in quanto «sono stati identificati

squilibri nell’analisi».

Solo cinque paesi sono considerati

«pienamente rispettosi delle

regole» (Germania, Estonia,

Slovacchia e Lussemburgo) e altri

cinque come «ampiamente rispettosi»

(Irlanda, Austria, Lettonia,

Malta). Il diciannovesimo paese

della moneta unica, la Grecia, sarebbe

stato escluso dallo scrutinio

della Commissione «perché ancora

soggetto al programma di aiuti

internazionali» a lungo discusso.

Insieme ai giudizi sui progetti

di manovra dei paesi dell’e u ro z o -

na, è stato presentato un documento

che stabilisce le linee di

una nuova politica di bilancio europea:

lo stesso presidente della

Commissione, Jean-Claude Juncker,

lo aveva preannunciato, nella

lettera di intenti che accompagnava

il suo discorso sullo stato

dell’Unione, lo scorso 14 settembre,

quando aveva scritto che

«nella prossima raccomandazione

sulla politica economica dell’a re a

euro, promuoveremo una politica

di bilancio positiva per la zona

euro, a sostegno della politica

monetaria della Banca centrale

europ ea».

Non mancano polemiche. Il

governo italiano ha minacciato di

mettere il veto sulla proposta di

bilancio. Fonti riferiscono che la

Commissione avrebbe espresso un

giudizio non positivo sulla manovra

economica.

Sotto il tendone del centro congressi

Bab Ighli di Marrakech, sono

riuniti i delegati dei 196 paesi firmatari

dell’accordo, raggiunto al termine

della ventunesima conferenza

mondiale (Cop21), che ebbe luogo

un anno fa nella capitale francese. I

delegati sono stati accolti dal re del

Marocco, Muhammad VI, dal segretario

generale delle Nazioni Unite,

Ban Ki-moon, dal ministro degli

esteri marocchino, Salaheddine

Mezouar (che presiede la Cop22), e

da Patricia Espinosa, segretaria operativa

dell’Onu per il clima.

In apertura dei lavori,

Muhammad VI, ha esortato i delegati

a «tradurre i loro impegni in azioni»,

aggiungendo che «la posta in

gioco è l’esistenza dell’uomo». È

quindi «nostro dovere comune — ha

concluso il re — lavorare mano nella

mano per proteggere l’umanità».

Nel suo intervento, il segretario

generale dell’Onu ha assicurato che

«il cammino intrapreso non si può

più fermare». L’accordo di Parigi —

ricordano gli analisti — ha il più alto

Dopo 82 giorni sale il bilancio

Un’altra vittima del sisma

di Amatrice

ROMA, 16. È deceduta ieri mattina

la 299ª vittima del terremoto che lo

scorso 24 agosto ha colpito l’Italia

centrale. Franca Marchesi, di 74

anni, è morta 82 giorni dopo il suo

ricovero in ospedale. La donna era

rimasta gravemente ferita nel crollo

dell’Hotel Roma, in pieno centro

di Amatrice, ed è stata ricoverata in

gravi condizioni con evidenti traumi

da schiacciamento.

Si aggiorna dunque il bilancio,

mentre proseguono le scosse. Almeno

quindici (di magnitudo non

inferiore a 2) sono state registrate

dalla mezzanotte fino alle prime

ore del mattino. Secondo i rilevamenti

dell’Istituto nazionale di

geofisica e vulcanologia, la più forte

è stata alle ore 2:39 con magnitudo

3 ed epicentro a Castelsantangelo

sul Nera.

L’Hotel Roma ad Amatrice distrutto dal sisma (Ansa)

numero di sottoscrizioni di ogni trattato

sul tema, con 109 firme.

La Cop22 è cominciata il 7 novembre

scorso, ma fino a ieri ha visto

solo il lavoro preparatorio degli

sherpa dei paesi firmatari. Al vertice

di oggi partecipano invece capi di

stato e di governo e ministri dell’ambiente.

Obiettivo della riunione è

quello di definire le misure per attuare

gli obiettivi dell’accordo di Parigi

sul clima (mantenere il riscaldamento

globale entro i due gradi dai

livelli pre-industriali, se possibile entro

un grado e mezzo).

Nella capitale francese, ogni paese

aveva portato i suoi obiettivi di riduzione

delle emissioni di gas serra, i

cosiddetti National determined

contributions (Ndc). Scopo della

riunione di oggi è valutare se questi

Ndc siano adeguati per raggiungere

i risultati globali richiesti e, se necessario,

aggiornarli o rafforzarli. Per

l’agenzia dell’Onu sull’ambiente,

l’Unep, gli impegni presi a Parigi

«non sono sufficienti e devono essere

rafforzati».

Il primo importante banco di prova

della compattezza politica di tutti

i paesi che hanno sottoscritto l’accordo

di Parigi sarà la conferma degli

impegni finanziari a sostegno dei

paesi più poveri nella loro azione di

mitigazione e adattamento ai cambiamenti

climatici. A Marrakech sarà

pertanto cruciale — dicono gli osservatori

— rendere operativo il piano

di aiuti ai paesi più poveri di 100

miliardi di dollari l’anno entro il

2020, in modo che le comunità più

vulnerabili possano mettere da subito

in campo misure ambiziose di

adattamento ai mutamenti climatici.

Segnali positivi sono venuti lo

scorso 17 ottobre dall’incontro dei

paesi donatori, dove è stata adottata

la nuova road map fino al 2020.

Con gli ultimi impegni è stata raggiunta

la cifra di 93 miliardi di dollari

che possono mobilitare aiuti sino

a 133 miliardi, se i fondi pubblici

stanziati riescono ad attivare ulteriori

finanziamenti privati. Nell’ambito

della Cop22, si tiene oggi anche un

importante vertice sul clima dei paesi

africani.

Il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon partecipa ai lavori della conferenza (Ansa)

Obama da Atene auspica un’Europa forte, prospera e unita

Nato vitale per Washington

ATENE, 16. «Un’Europa forte, prospera

e unita è una buona cosa per

gli Stati Uniti». Questo il punto nodale

del messaggio lanciato oggi dal

presidente statunitense uscente, Barack

Obama, in visita ad Atene.

Obama ha sottolineato come le amministrazioni,

sia democratiche che

repubblicane, abbiano sempre riconosciuto

l’importanza dell’Alleanza

atlantica.

La Grecia ha attraversato tempi

economici difficili, ha detto Obama,

aggiungendo che la politica della

sua amministrazione è stata di favorire

la crescita e l’ottimismo «fianco

a fianco con il popolo greco». Il capo

della Casa Bianca ha inoltre voluto

esprimere l’apprezzamento per

«la compassione della Grecia verso i

rifugiati». È importante, ha detto,

che non sia un solo paese a sopportare

il peso, ma che si affronti la

questione dei migranti in maniera

ordinata e compassionevole.

«L’austerity non può essere l’unica

strategia. Serve un’agenda per la

crescita»: ha osservato Obama nel

suo ultimo appello all’Europa, ribadendo

con forza quello che è stato

un mantra dei suoi otto anni alla

Casa Bianca. E il presidente uscente

ha esortato gli alleati del vecchio

continente a non sottovalutare «rab-

Obama ad Atene (Ap)

bia, frustrazione e diseguaglianze

economiche e sociali».

Ripeterà questo ragionamento venerdì

prossimo a Berlino, dove ad

attenderlo ci saranno i principali leader

europei, tra cui il cancelliere tedesco,

Angela Merkel, il presidente

francese, François Hollande, il premier

britannico, Theresa May e il

presidente del consiglio dei ministri

italiano, Matteo Renzi.

Dal canto suo, il premier greco,

Alexis Tsipras ha lodato Barack

Obama per il sostegno «politico e

morale» ad Atene colpita dalla crisi

economica. Il presidente statunitense

ha aiutato la Grecia a tornare alla

crescita, ha detto il primo ministro

ellenico nella conferenza stampa

congiunta con Obama, sottolineando

il ruolo di Washington nel favorire

l’accordo internazionale sul debito

greco dell’estate 2015. I greci hanno

dovuto affrontare «una dura crisi»,

che ha portato a una «perdita del 25

per cento» dell’economia, ha detto

Tsipras. Ora stiamo piano piano ricostruendo

e «per la prima volta siamo

tornati a crescere», ma dopo sette

anni i greci «non possono sostenere

altri tagli di austerity», ha detto

ancora il primo ministro greco, sottolineando

la necessità di un taglio

del debito ellenico.

Nel frattempo, il segretario generale

dell’Alleanza atlantica, Jens

Stoltenberg, si è detto «certo» che il

vincitore delle elezioni dell’8 novembre,

Donald Trump, rispetterà tutti

gli impegni assunti dagli Stati Uniti

nei confronti della Nato, malgrado

in campagna elettorale l’avesse più

volte definita «anacronistica» e

«troppo costosa» per Washington.

«Trump ha affermato di essere un

grande sostenitore della Nato» ha

invece ricordato ieri Stoltenberg, a

margine dei colloqui a Bruxelles con

i ministri della difesa dei membri

dell’Unione europea. «Sono sicuro

che Trump terrà fede a tutti gli impegni

americani nell’Alleanza perché

— ha aggiunto — una Nato forte è

importante per l’Europa, ma lo è anche

per gli Stati Uniti». Stoltenb erg

ha voluto sottolineare il comune

sentire tra le due sponde dell’Atlantico,

sollecitando i paesi europei affinché

aumentino le rispettive spese

militari.

Fallisce l’a c c o rd o

di governo islandese

Nominato il nuovo premier

in Lituania

Manifestazioni di protesta

a Bruxelles

RE Y K J AV Í K , 16. É Fallito in Islanda

il tentativo di costituire un governo

sulla base di un’alleanza di centrodestra,

dopo le elezioni del 30 ottobre

scorso. Il mancato accordo è

stato confermato dal partito dell’indipendenza,

il maggiore del paese

con 21 deputati sui 63 che siedono

nel parlamento di Reykjavík.

Il leader del partito dell’indip endenza,

Bjarni Benediktsson, aveva

avviato colloqui con altre due formazioni

— Rinascita (liberali di centrodestra,

7 deputati) e Futuro luminoso

(centristi, 4 deputati) — ma ha

dovuto arrendersi di fronte all’impossibilità

di concordare un programma

comune per i dissensi su

punti decisivi come le riforme istituzionali,

i rapporti con la Ue e la pesca.

La mancata intesa lascia l’Islanda

nell’incertezza politica perché

anche le tradizionali forze di sinistra

non dispongono di una maggioranza

parlamentare. Toccherà

ora al capo dello stato, Guðni

Thorlacius Jóhannesson, dare un

nuovo incarico per costituire un governo.

Decisivo sarà l’atteggiamento

del partito dei pirati.

VILNIUS, 16. La presidente della Lituania,

Dalia Grybauskaitė, ha nominato

ieri primo ministro il centrista

Saulius Skvernelis, conferendogli

l’incarico di formare il nuovo

governo. Skvernelis è il leader del

partito Unione dei contadini e dei

verdi, che — a sorpresa — ha vinto

le legislative del mese scorso.

Skvernelis, ex capo della polizia e

ministro dell’interno, ha detto che

concentrerà i suoi sforzi nella lotta

per il superamento delle ingiustizie

sociali e manterrà il paese baltico

nell’area dell’euro e nella Nato.

Il nuovo primo ministro ha

ottenuto il pieno sostegno del suo

predecessore, il socialdemocratico

Algirdas Butkevičius, il cui partito è

uscito sconfitto dalle urne, arrivando

solo terzo.

La coalizione di centrosinistra

potrà disporre di una maggioranza

di 78 seggi sui 141 alla Seimas, il

parlamento unicamerale di Vilnius.

Nelle prossime settimane è atteso il

voto di fiducia. I conservatori

dell’Unione della patria e i liberali

resteranno all’opp osizione.

BRUXELLES, 16. Tensione in Belgio.

L’innalzamento dell’età pensionabile

per i militari ha provocato ieri

scontri senza precedenti tra manifestanti

e la polizia nel centro di

Bruxelles. Da una parte 8500 soldati

che hanno marciato nel cuore

della capitale. Dall’altra gli agenti

in assetto antisommossa, che sono

intervenuti con idranti dopo — informa

la stampa locale — essere stati

colpiti da fumogeni e petardi dai

dimostranti in abiti civili. È da un

anno, ricordano gli analisti, che i

militari belgi sono schierati a protezione

degli obiettivi sensibili dopo

le stragi di Parigi del 13 novembre

2015, la cui “mente” scappò a

Bruxelles, rivelando l’estensione

della rete del cosiddetto stato islamico

(Is). La tensione è acuita dagli

attentati del 22 marzo scorso

all’aeroporto di Zaventem e alla

stazione della metropolitana di

Maalbeek. Lo scorso mese il governo,

scatenando le proteste, ha annunciato

che l’età pensionabile per

le forze armate sarebbe passata dagli

attuali 56 anni a 63: sette anni

in più in un’unico colpo.

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Società Cattolica di Assicurazione

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giovedì 17 novembre 2016 L’OSSERVATORE ROMANO

pagina 3

Il segretario di stato americano John Kerry

all’arrivo ad Abu Dhabi (Reuters)

Uccisi

24 terroristi

nel nord

del Sinai

IL CA I R O, 16. Ancora raid della

sicurezza egiziana nel nord del

Sinai tra le città di Rafah, Arish

e Sheikh Zuweid con un bilancio

di almeno 24 terroristi uccisi, alcuni

anche in scontri a fuoco con

i militari e la polizia. Intense le

operazioni condotte negli ultimi

tre giorni nei villaggi e nelle zone

montagnose limitrofe alle tre città,

alla ricerca dei terroristi e dei

loro nascondigli, spesso sotterranei.

Scoperte e distrutte grandi

quantità di armi, congegni esplosivi,

autovetture preparate per diventare

micidiali autobombe e

circuiti elettrici. Sventato anche

un attacco contro la sicurezza a

un checkpoint ad Arish. Lo scrive

oggi l’agenzia Mena.

Nel frattempo, la giustizia egiziana

scongiura, per il momento,

il rischio che l’ex presidente

Mohamed Mursi, leader dei Fratelli

musulmani, sia giustiziato e

conferma la scarcerazione per i

figli del deposto capo dello stato,

Hosni Mubarak, Alaa e Gamal.

Lo prevedono due sentenze pronunciate

ieri della Corte di cassazione

egiziana che hanno trovato

ampio spazio nei media locali.

I figli di Mubarak, deposto

dopo la rivolta di piazza Tahrir

nel gennaio 2011, sono a piede libero

dallo scorso 12 ottobre,

quando la Corte penale del Cairo

aveva accettato la richiesta di

scarcerazione per Alaa e Gamal, i

quali avevano già scontato diversi

anni di carcere dal 2011. I due

erano finiti in manette l’anno

della cosiddetta primavera araba,

erano stati processati e condannati

a quattro anni di carcere per

distrazione di fondi pubblici, secondo

le accuse, pari a 16,5 milioni

di dollari in relazione alla

ristrutturazione del palazzo presidenziale.

Nel gennaio 2015, tuttavia,

la Corte di cassazione aveva

annullato la sentenza e ordinato

un nuovo processo. Nella primavera

del 2015, Alaa e Gamal erano

stati di nuovo condannati

(stavolta a tre anni di carcere ciascuno)

ed erano tornati in carcere.

Poi, nell’ottobre dello stesso

anno, era arrivata la liberazione.

Dopo sei anni nominati i nuovi ambasciatori

D isgelo

tra Israele e Turchia

TEL AV I V, 16. Disgelo tra Israele e

Turchia. Il governo turco ha nominato

oggi Kemal Okem nuovo ambasciatore

in Israele, nell’ambito

dell’accordo di normalizzazione delle

relazioni siglato a fine giugno. Ieri

Israele aveva scelto Eitan Naeh

come nuovo inviato ad Ankara,

riempiendo una poltrona anch’essa

vacante da sei anni. Okem è attualmente

consigliere per gli affari esteri

nell’ufficio del primo ministro.

Le relazioni erano state interrotte

nel 2010 in seguito alla crisi causata

dalla Freedom Flotilla, un gruppo

di imbarcazioni partite dalla Turchia

con aiuti per la striscia di Gaza intercettato

dagli israeliani prima di

giungere a destinazione. Nel corso

degli incidenti nove attivisti filo-palestinesi,

in gran parte di nazionalità

turca, rimasero uccisi. Per questo

Ankara decise l’espulsione dell’allora

rappresentante diplomatico israeliano.

Il nuovo ambasciatore israeliano,

Eitan Naeh, è attualmente il

numero due della delegazione diplomatica

di Israele a Londra. Spetterà

a lui il delicato compito di ricucire

i rapporti tra due paesi tanto

fondamentali negli equilibri internazionali,

particolarmente in Medio

oriente.

Nel giugno scorso tra i due governi

è stata raggiunta un’intesa, favorita

anche dalla mediazione dell’amministrazione

Obama, sulla base

delle scuse israeliane per il raid,

di un’offerta di risarcimento di 20

milioni di dollari e del permesso

all’invio di aiuti turchi a Gaza. La

Turchia, inoltre, si è impegnata a

«contenere le attività di Hamas contro

Israele dal suo territorio», dicono

fonti di stampa, esercitando

compiti essenzialmente diplomatici.

Secondo indiscrezioni di stampa, il

presidente turco, Recep Tayyip Erdoğan,

si sarebbe impegnato a ottenere

la cooperazione di Hamas per

avere maggiori informazioni sui

quattro cittadini israeliani dispersi:

due sarebbero soldati deceduti e gli

altri due, civili, sarebbero tutti — secondo

i media israeliani — ostaggi

di Hamas a Gaza.

Sul piano economico, la normalizzazione

dei rapporti — dicono

fonti specialistiche — potrebbe dare

il via libera al progetto che prevede

di portare il gas del giacimento

israeliano Leviatano in Europa attraverso

una pipeline che passerà

dalla Turchia.

Nel quartiere di Giza ultimo covo dei terroristi

Forze di Tripoli avanzano a Sirte

TRIPOLI, 16. Non si ferma la guerra

in Libia. Le forze fedeli al governo di

accordo nazionale del premier designato,

Fayez Al Sarraj, sono avanzate

negli ultimi giorni su più di un fronte

nel quartiere di Giza, ultimo covo

dei terroristi del cosiddetto stato islamico

(Is) a Sirte. È quanto ha affermato

il portavoce dell’ufficio stampa

dell’operazione, che fa capo al consiglio

presidenziale libico. Le forze di

Tripoli «hanno colpito un sito in cui

si trovavano dei cecchini dell’Is; ci

sono stati scontri tra le parti, con la

morte di due militari e il ferimento di

altri dieci», ha aggiunto il portavoce

dell’operazione, precisando che le

forze lealiste «sono pronte a una

grande battaglia», che tuttavia «potrebbe

non essere decisiva».

E intanto, è di almeno 15 feriti il

bilancio dell’esplosione di un’autobomba

nella città libica di Bengasi.

«L’autobomba è esplosa davanti al

Budizirah Park, nella parte orientale

della città» ha detto il portavoce del

ministero dell’interno, Walid Al Orfi,

all’agenzia di stampa Anadolu. «Almeno

15 passanti sono rimasti feriti a

causa dell’esplosione». Secondo il sito

di notizie libico Alwasat, l’esplosione

è avvenuta vicino a un mercato.

L’attacco sinora non è stato rivendicato

ma si ritiene opera dei fondamentalisti

islamici.

Nel frattempo, il nuovo ministro

dell’economia libico, Usama Saleh, è

«vicino a fazioni dell’est» del paese

che avevano rifiutato la riunione che

si è tenuta a Londra a inizio mese,

Proposto da Kerry durante una visita ad Abu Dhabi

Cessate il fuoco nello Yemen

ABU DHABI, 16. Nella sua ultima missione mediorientale,

il segretario di stato americano, John Kerry, ha annunciato

ieri una nuova iniziativa di pace per lo Yemen

con un cessate il fuoco a partire da domani e un »nuovo

governo di unione nazionale» prima della fine

dell’anno.

Il capo della diplomazia di Washington — che ha incontrato

lunedì in Oman i negoziatori dei ribelli huthi

— ha detto che gli Emirati Arabi Uniti e l’Arabia Saudita,

i pilastri della coalizione che sostiene il presidente

yemenita Abd Rabbo Mansour Hadi riconosciuto dalla

Forze fedeli al premier Al Sarraj stringono d’assedio i jihadisti a Sirte (Reuters)

durante la quale è stato trovato l’accordo

sulla ripresa dei finanziamenti

al governo di accordo nazionale libico

attraverso il ricorso alle riserve

della Banca centrale. È quanto si legge

sul portale di notizie Middle East

Online in merito alla decisione presa

ieri dal governo del premier designato

Fayez Al Sarraj.

Le nomine di Saleh e del suo vice,

Abu Bakr Al Jaffal, secondo il sito,

hanno «lo scopo di risolvere il contenzioso

tra consiglio presidenziale e

Banca centrale di Libia e scongiurare

ulteriore caos a livello finanziario e

politico». Queste nomine sono un segnale

di apertura di Tripoli nei confronti

del parlamento di Tobruk.

comunità internazionale, «hanno dato il loro consenso

per avanzare» in questa direzione.

Il ministro degli esteri yemenita, Abdelmalek Mekhalfi,

ha però affermato che «il governo non sa nulla

dell’accordo annunciato da Kerry». Il presidente Hadi

aveva già respinto in precedenza un piano di pace proposto

dall’inviato speciale dell’Onu per lo Yemen,

Ismail Ould Cheikh Ahmed, che non teneva conto della

risoluzione 2216 delle Nazioni Unite che impone il

ritiro dei ribelli huthi dalle città occupate dal 2014 e il

loro disarmo prima di iniziare negoziati di pace.

Accusato dai radicali islamici di blasfemia

Sotto inchiesta

il governatore cristiano di Jakarta

JA KA R TA , 16. Il governatore di Jakarta,

Basuki Tjahaia Purnama,

cristiano, è sotto inchiesta in

quanto accusato di blasfemia. A

darne notizia è la polizia indonesiana

che, in un comunicato, ha

detto di non aver chiesto l’a r re s t o

del governatore, al quale tuttavia è

stato vietato di lasciare il paese.

«Questa non è la fine» ha detto

Purnama. «Ci sarà un processo

che speriamo sia aperto; parteciperemo

ancora alle elezioni». Purnama,

detto anche “Ahok”, è infatti

candidato alle elezioni amministrative

del prossimo febbraio per la

conferma del mandato.

Il caso ha suscitato nel paese

un’ondata di disordini e tensioni

sociali. Purnama è stato accusato

di blasfemia dai movimenti radicali

islamici che vogliono far cadere

il presidente Joko Widodo. L’accusa,

tuttavia, risulta palesemente

falsa. Una petizione con più di

centomila firme chiede un procedimento

legale contro Buni Yani,

professore di comunicazione alla

London School di Jakarta, le cui

parole avrebbero causato le accuse

contro Purnama e i disordini connessi.

Buni Yani ha infatti confessato

di aver manipolato le parole

del governatore della capitale, che

gli sono valse l’accusa di blasfemia.

Intervenendo a un programma

televisivo, il professore ha ammesso

di aver travisato le parole

pronunciate dal governatore e di

aver omesso «per errore» una parola,

cambiando il senso della frase

e modificandola in un insulto alla

comunità musulmana.

E proprio le parole di Buni Yani

avrebbero causato i disordini del 4

novembre scorso, quando decine di

migliaia di radicali islamici sono

scesi in piazza per chiedere la condanna

di Purnama. La manifestazione,

sfociata in episodi di violenza,

ha subito le infiltrazioni di agitatori

politici con l’obiettivo di

screditare il presidente e il governo.

Nel frattempo, in vista delle elezioni

di febbraio che chiameranno

alle urne i cittadini di sette province,

diciotto reggenze e settantasei

distretti, i vescovi indonesiani hanno

espresso la necessità di cogliere

«l’opportunità di eleggere buoni

leader, il cui contributo può migliorare

i pilastri della democrazia,

come la gente si aspetta». Per questo,

si legge in un messaggio, «diciamo

con chiarezza che ogni cristiano

deve usufruire del suo diritto

civile e andare a votare per il

proprio candidato, come è scritto

anche nell’articolo 75 della Gaudium

et spes». Il messaggio della

Conferenza episcopale — riferisce

AsiaNews — è stato scritto a seguito

delle giornate di studio organizzate

dai presuli per discutere delle

emergenze della nazione, in particolare

della corruzione dilagante

nel paese.

KABUL, 16. Almeno sei agenti delle

forze di sicurezza sono morti e altri

tredici sono rimasti feriti nell’o dierno

attacco contro il loro veicolo da

parte di un attentatore suicida nei

pressi del ministero della difesa a

Kabul. Secondo fonti del ministero

dell’interno anche molti civili figurano

tra i feriti.

L’attentatore suicida circolava a

piedi quando si è gettato contro il

mezzo delle forze di sicurezza. L’attacco,

che è avvenuto questa mattina

all’apertura degli uffici, non è stato

ancora rivendicato, ma si sospetta

sia opera dei talebani.

Kabul non aveva registrato gravi

attentati dopo una serie di tre attacchi

all’inizio di settembre, che avevano

causato la morte di 41 persone in

meno di 24 ore. Ma le esplosioni sono

frequenti, spesso opera di bombe

piazzate sotto le vetture di personalità

o membri dei servizi di sicurezza.

Attentato suicida

a Kabul

Alcune ambasciate occidentali hanno

moltiplicato le allerte in questi ultimi

giorni mettendo in guardia contro

il rischio elevato di attentati suicidi

o con autobombe.

Sabato scorso, la base di Bagram,

la principale delle forze statunitensi

in Afghanistan a circa 50 chilometri

da Kabul, è stata colpita da un attentatore

suicida che ha provocato la

morte di quattro soldati statunitensi

mentre altri 16 sono rimasti feriti.

L’attacco è stato rivendicato dai talebani

come quello compiuto contro il

consolato tedesco a Mazar-i-Sharif,

nel nord del paese, avvenuto giovedì

della scorsa settimana.

Nel frattempo, la polizia afghana

ha liberato 36 civili, inclusi alcuni

bambini, che erano stati rapiti dai

talebani nella provincia di Helmand,

nel sud del paese. Lo ha reso noto

una fonte ufficiale a Kabul.

Condanna

dell’O nu

per Pyongyang

NEW YORK, 16. I paesi membri

delle Nazioni Unite hanno denunciato

ieri gli abusi compiuti dalla

Corea del Nord e in particolare il

fatto che i fondi che potrebbero

alleviare la crisi umanitaria nel

paese siano impiegati nei programmi

nucleari e balistici del regime

comunista di Pyongyang.

Una risoluzione in questo senso,

presentata dal Giappone e

dall’Unione europea, è stata adottata

dalla commissione dell’assemblea

generale dell’Onu incaricata

dei diritti umani. Dopo il voto, i

rappresentanti di Cina, alleato di

Pyongyang, Russia, Siria, Iran e

Cuba hanno fatto dichiarazioni in

cui non aderiscono a questa risoluzione.

L’assemblea generale

dell’Onu si riunirà in seduta plenaria

a dicembre.

WELLINGTON, 16. Una massiccia

operazione internazionale, che coinvolge

le marine militari di Australia,

Stati Uniti e Giappone, è scattata

all’alba per soccorrere oltre

1000 persone, tra turisti e residenti,

rimasti isolati dal potente terremoto

di magnitudo 7,8 di domenica in

Nuova Zelanda. Sisma che ha colpito

la parte settentrionale del paese,

causando due morti e danni gravissimi

a edifici, strade e linee ferroviarie.

La nave australiana è in arrivo

nella cittadina turistica di Kaikoura,

vicina all’epicentro del sisma, rimasta

isolata da massicce frane, mentre

continua lo sgombero con una

nave della marina neozelandese e

con elicotteri militari. Intanto, non

si fermano le scosse di assestamento,

alcune delle quali hanno superato

la magnitudo 6: da domenica ne

sono state registrate oltre 1200.

Operazione navale internazionale

Aiuti alla Nuova Zelanda

Devastazioni provocate dal sisma in Nuova Zelanda (Ap)


pagina 4 L’OSSERVATORE ROMANO

giovedì 17 novembre 2016

Pubblichiamo stralci di un articolo da

«Vita e pensiero».

di

S

ALFONSO BERARDINELLI

i insegna nelle scuole che

Dante, il più grande genio

letterario del Medioevo,

non solo porta a compimento

e sistematizza quasi

un millennio di cultura cristiana, ma

annuncia la futura nascita dell’umanesimo

italiano. Petrarca e Boccaccio,

rispettivamente di quaranta e

cinquant’anni più giovani di lui, sono

già pienamente umanisti. Il primo

inventa il modello di una nuova

poesia lirica che si diffonderà e dominerà

in Europa fino all’età barocca

e oltre, arrivando alle soglie del

romanticismo. Il secondo realizza

uno stile narrativo adeguato a rappresentare

un’umanità che ha cominciato

a ignorare ogni trascendenza

religiosa per ubbidire a moventi puramente

terrestri, secondo una logica

degli istinti e delle passioni che nessuna

norma morale riesce più a frenare.

Il soggettivismo sentimentale

Eccezionalità umana

Di fronte alle diverse teorie scientifiche

che fanno dell’uomo un animale come gli

altri, lo storico e filosofo polacco

Krzysztof Pomian riafferma la sua grande

peculiarità nei confronti delle altre specie.

In un articolo intitolato «Perché si deve

ancora parlare di “eccezione umana”»

pubblicato nell’ultimo numero di «Vita e

pensiero», lo storico ricorda come le mani,

la parola e l’intelletto dell’essere umano lo

contraddistinguano radicalmente dal

mondo animale: una peculiarità che

legittima «l’essere esigenti» riguardo alle

sue capacità e responsabilità.

ficienza mondana.

La loro trattatistica

è altamente, appassionatamente

pedagogica,

sia che si

tratti di affrontare

con distacco filosofico

le sofferenze

della vita, sia che si

tratti di vivere con

impeccabile ed efficace

dominio di sé

le insidie dell’ambiente

sociale e

dell’agire politico.

Ma è soprattutto

nelle arti visive che

si esprime e trionfa

questo primo, grande

umanesimo europeo,

con Brunelleschi,

Donatello,

Masaccio, Leonardo,

Raffaello, Michelangelo,

Tiziano.

in Petrarca (con correzioni riflessive

di tipo stoico-cristiano) e l’avventurosa

astuzia materialistica in Boccaccio

provocano il rovesciamento di

una morale teologicamente ispirata

in una morale dell’immanenza che

più tardi, attraverso mediazioni neo-

Se ci si chiede

che cosa ne è oggi dell’umanesimo e

quale posto, quale senso abbia nel

futuro, non può non venire in mente

una vicenda secolare come questa. È

nel Novecento, comunque, che

l’umanesimo e l’illuminismo sono

entrati più radicalmente in crisi. Le

La crisi dell’umanesimo occidentale

Da Dante all’era 2.0

platoniche, porterà a una particolare

specie di divinizzazione dell’umano

e di sincretismo fra sapienza grecolatina

e mistica cristiana. Pensatori e

moralisti come Marsilio Ficino, Giovanni

Pico della Mirandola, Leon

Battista Alberti, Machiavelli e Castiglione

elaborano vari modelli di

umanità perfetta o nella sua sublimità

spirituale o in una polimorfica efprofonde

innovazioni sia nelle scienze

della natura sia nelle scienze

dell’uomo, con il darwinismo e il

marxismo già influenti nel XIX secolo,

e più tardi con Freud, Einstein,

le rivoluzioni politiche e artistiche e

i tentativi filosofici di rifondare o ricomporre

la ramificazione pluridisciplinare

della cultura, hanno reso

problematica la continuità con le

precedenti nozioni di umanesimo.

Va detto d’altra parte che il Novecento,

nascendo come dogma della

modernità progressiva e del bisogno

di rivoluzione, ha messo fin troppo

in ombra i legami con il secolo precedente.

Contrapponendosi semplicisticamente

all’Ottocento, la cultura novecentesca

ha impoverito se stessa.

L’umanesimo del secolo scorso, che

ha avuto i suoi momenti di più profonda

consapevolezza nel corso delle

due guerre mondiali e, in seguito alle

loro disumane distruzioni, ha cercato

di rimediare al nichilismo della

volontà di potenza e di dominio totale

sugli esseri umani che, in forme

analoghe anche se politicamente

contrapposte, aveva caratterizzato le

società di massa superorganizzate e

razionalizzate. Non si tratta di riflessioni

superate. Le cose di cui quegli

autori parlano erano già avvenute o

erano processi in atto che annunciavano

sviluppi futuri. I loro temi ricorrenti

sono i compiti della filosofia

e del pensiero critico, i paradossi e i

fallimenti della razionalità, il volto

demoniaco del potere, i doveri di

una società nei confronti degli esseri

umani, le visioni del mondo e gli stili

della rappresentazione realistica, le

insidie anticulturali delle società di

massa.

L’umanesimo occidentale si è fondato

sulla libertà individuale e sulla

realizzazione di un mondo sociale in

cui questa libertà sia possibile per

ognuno e per tutti. La prima metà

di questo progetto, la libertà individuale,

è presente fin dall’inizio,

mentre la seconda, l’idea

di un mondo sociale che

realizzi uguaglianza e

giustizia, emerge più gradualmente

e matura soprattutto

dalla metà del

Settecento in poi. La democrazia

in America e il

socialismo in Europa ne

sono le espressioni politiche

più influenti e coerenti.

Ma finché la parte

sociale del progetto non

viene realizzata, la libertà

individuale resta un ideale,

un’ipotesi o un privilegio

di pochi.

L’avvicendarsi delle

epoche è il nostro modo

più praticato di fare storiografia

e quindi di misurare

il rapporto tra passato

e presente. Anche

oggi, perciò, si parla

dell’avvento di una nuova

epoca postnovecentesca,

cosa che ha suggerito ad

alcuni di battezzarla con

l’aggettivo poco rassicurante

di “p ost-umana”.

Credo che si tratti semplicemente

di una terminologia

frivola, usata in

estetica per provocare nel

pubblico l’ennesimo, este-

nuato brivido di novità. Post-umana

potrebbe essere qualunque cosa: perversamente

sottoumana o presuntamente

sovrumana. Tutto questo rivela

purtroppo una volontà più o meno

esplicita di liquidare con un gesto

di impazienza l’intero passato,

solo perché è faticoso e impegnativo

occuparsene, studiarlo, ereditarne

idee e progetti, ambizioni filosofiche

e ideali pedagogici.

Le

nostre società capitalistiche attuali e

future sembra che non abbiano neppure

più bisogno di un’etica produttiva

del lavoro ben fatto. Il lavoro

umano si sta svalutando. Le stesse

arti si stanno riducendo a comunicazione

e consumo rapido di merce

estetica seriale, più che di opere.

La storia umana si è velocizzata a

tal punto da non essere più percepita

come storia consapevole e rapporto

fra passato, presente e futuro. La

tecnologia è entrata dovunque. Ha

cambiato dall’interno i modi della ricerca

scientifica e della comunicazione,

la guerra e la burocrazia, ma anche

alcune fondamentali facoltà

umane come la memoria, l’attenzione,

la volontà, la creatività artistica,

l’immaginazione e la previsione.

Non si pensa più se non davanti a

un computer. Se in un futuro molto

prossimo una macchina, acquisiti

certi dati, sarà in grado di prevedere

senza possibilità di errore il cattivo

esito di una nostra impresa o le conseguenze

negative di una nostra scelta,

allora un qualche potere pubblico

potrà impedirci, perché socialmente

pericoloso, nocivo o troppo

dispendioso, il libero esercizio individuale

della nostra volontà: la scelta,

per esempio di un lavoro “sbagliato”,

o quella di un coniuge “sbagliato”.

Ho l’impressione che con l’i n g re s -

so nel nuovo millennio l’umanesimo

laico si stia rivelando, nella sua capacità

di giudizio sui nuovi capitalismi

(occidentali e orientali), più in

difficoltà di un umanesimo cristiano,

o anche genericamente religioso. Il

rischio maggiore è che l’idea di libertà

non abbia altri contenuti, che

la capacità di immaginare forme di

vita migliori in società e sistemi economici

diversi stia ormai scomparendo

e che gli esseri umani siano stufi

della fatica di essere umani, di avere

una storia e di dover scegliere, correndo

il rischio di contraddire ciò

che prevalentemente si immagina di

credere, senza neppure crederci.

«Francesco Petrarca nello studio»

Anonimo (fine XIV secolo)

Una scena del film

Storia di una battaglia giusta

La classe degli asini

di ED OARD O ZACCAGNINI

l film andato in onda su Rai 1 il 14

novembre, La classe degli asini, è la

I storia di una buona e fondamentale

battaglia: quella contro una scuola incapace

di prendere per mano i più fragili;

la battaglia a favore di una scuola in

grado di ridurre le differenze, di unire

bambini di ogni tipo, di fare dell’integrazione

un punto di forza per tutti; la

battaglia per dare dignità e speranza alle

persone con disabilità. È il racconto

di una donna coraggiosa e tenace, interpretata

da una brava Vanessa Incontrada

e ispirata alla gigantesca lezione di

Mirella Antonione Casale: insegnante e

madre di Flavia, bambina colpita da encefalite

virale in tenerissima età. Il film,

diretto da Andrea Porporati, parte dal

1970 ed è il dovuto omaggio a questa

donna e alla sua vita spesa per l’integrazione

delle persone con disabilità nella

scuola; è il ringraziamento per il suo

impegno, vivo già dagli anni Sessanta,

che si è fatto esempio per molti e che

ha portato il parlamento italiano, il 4

agosto del 1977, ad approvare la legge

517 che ordinava l’inclusione dei bambini

con disabilità nella scuola comune.

«La missione di un educatore — scrive

Mirella nel tema del concorso a cui partecipa

per diventare preside — non è solo

quella di insegnare, ma anche quella

di trasmettere ai propri alunni un’idea

del futuro». Per questa sua “missione

compiuta”, in quello stesso 1977 il ministro

della Pubblica istruzione le assegnò

il compito di coordinare l’integrazione

scolastica degli alunni con disabilità

nelle scuole di Torino e provincia, in

quella stessa città in cui La classe degli

asini è ambientato e che all’inizio degli

anni Settanta era il cuore industriale di

un’Italia sconvolta dai processi migratori

interni, dove i figli dei contadini sradicati

dal sud faticavano a penetrare in

una cultura diversa, anch’essa impaurita

dal poderoso e repentino cambiamento.

Il film sceglie di parlare anche di loro,

di questi figli che correvano il rischio di

rimanere esclusi dal diritto all’i s t ru z i o -

ne, sottolineando, in questo modo,

l’ampiezza dei limiti che caratterizzavano

quell’idea di scuola. La classe degli

asini ha il merito di radicarsi solidamente

nella storia italiana di quegli anni: si

parla del lavoro dell’associazione Anffas

e di una tensione ormai alle stelle tra

vecchio e nuovo, col desiderio di cambiamento

da un lato (sono gli stessi anni

in cui Franco Basaglia lottava per

abolire altri ghetti), e la prigionia dentro

norme e strumenti inefficaci dall’altro.

Il film parla abbondantemente, per

esempio, delle “classi differenziali”:

grosse reti in cui finivano storie di disagio

diverse, dannosi contenitori per ultimi

che non attenuavano le differenze

ma le esasperavano, che isolavano

chiunque, per qualsiasi motivo, si fosse

trovato indietro. Con intelligenza, il

film accosta al percorso di Mirella e

Flavia la vicenda (immaginaria ma realistica)

di Riccardo e Felice, dove il primo

è un ragazzino figlio di immigrati

Il film ben documenta

la storia italiana degli anni Settanta

Dal lavoro dell’associazione Anffas

alle tensioni

tra vecchio e nuovo

siciliani a Torino, e il secondo, un ottimo

Flavio Insinna, è un insegnante che

non crede nella repressione e si batte

per il bene di ogni suo alunno, soprattutto

per il riscatto di quelli come Riccardo,

che pagavano le colpe di un sistema

pieno di falle e che magari, solo

perché incapaci di reggere alle difficoltà

provocate dal contesto esterno, venivano

rinchiusi dentro istituti dove il loro

disagio si aggravava profondamente. È

una lezione sempre utile, quella di Mirella

Antonione Casale, ed è un bene

che la sua preziosa battaglia sia stata finalmente

raccontata a un numero così

grande di persone. Meglio ancora che

sia stato fatto in maniera chiara e coinvolgente.

La Santa Sede

all’Expo 2017

La «sana gestione» della questione

energetica rappresenta una delle grandi

sfide del tempo attuale, che va

affrontata in modo responsabile ed

equo. È sulla base di questo

convincimento che la Santa Sede

partecipa all’Expo che si svolgerà ad

Astana, capitale del Kazakhstan, dal 10

giugno al 10 settembre 2017. Il cardinale

Peter Kodwo Appiah Turkson,

presidente del Pontificio Consiglio della

giustizia e della pace, e commissario per

la partecipazione della Santa Sede

all’Expo, ha presentato, il 16 novembre

ad Almaty, insieme ai vescovi del

Kazakhstan, il documento di base

intitolato «Energia per il bene comune:

la cura per la casa comune». In un

comunicato il dicastero evidenzia come

sia significativo presentare questo

documento proprio nel paese che ospita

l’Expo, un paese multietnico e

multireligioso le cui amministrazioni

pubbliche sono note per aver instaurato

una tradizione di dialogo fra le

religioni. Il padiglione della Santa Sede

offrirà ai visitatori un itinerario

intellettuale e spirituale articolato in

quattro tappe: l’energia alle origini

dell’uomo; l’energia nella vita e nelle

mani dell’uomo; la produzione di

energia e il suo uso umano; l’e n e rg i a

all’interno di noi stessi. L’obiettivo di

fondo, come si sottolinea nel

documento preparatorio, è di inserire

«la questione energetica in un

universale contesto etico», con

l’impegno di porre l’energia al servizio

del bene comune.


giovedì 17 novembre 2016 L’OSSERVATORE ROMANO

pagina 5

La cattedrale

di Port Moresby

da Port Moresby

ST E FA N O GIROLA

«Siamo dalla parte delle persone e dovremmo

essere lì per loro quando il governo

non può aiutare»: parla di una

Chiesa che vive e opera accanto alla

gente, cercando di dare sostegno in contesti

sociali difficili e di fronteggiare anche

le nuove emergenze come quelle

dovute ai cambiamenti climatici. Nel

raccontare se stesso, la sua storia familiare,

il suo impegno pastorale, l’a rc i v e -

scovo di Port Moresby, John Ribat —

che nel concistoro del prossimo 19 novembre

sarà creato primo cardinale della

Papua Nuova Guinea — esprime tutto

il suo intenso legame con la sua terra e

il suo popolo.

Nato nel 1957 a Volavolo, nella provincia

della Nuova Britannia Est, in Papua

Nuova Guinea, è un religioso dei

missionari del Sacro Cuore di Gesù e

dal 2007 è arcivescovo di Port Moresby;

in precedenza ha guidato la diocesi di

Bereina e ha lavorato per qualche tempo

come maestro dei novizi a Rabaul e

nelle Isole Fiji. È stato inoltre presidente

della Conferenza episcopale di Papua

Nuova Guinea e Isole Salomone ed è

l’attuale presidente della Federazione

delle Conferenze dei vescovi cattolici

dell’O ceania.

L’annuncio della nomina del primo cardinale

di Papua Nuova Guinea è stata accolta

con gioia e orgoglio dalla Chiesa locale.

Qual è stata la sua reazione?

È stata una vera sorpresa. Non sapevo

niente. Quando il nunzio apostolico,

l’arcivescovo Kurian Matthew Vayalunkal,

ha ricevuto la notizia da Roma, mi

ha chiamato a tarda sera dicendomi di

avere un importante messaggio per me.

Mi ha chiesto a che ora sarei andato a

L’arcivescovo di Port Moresby

hanno insegnato ad alimen-

tare il bene che c’è in me e a cercare

sempre i lati positivi delle persone, perseguendo

azioni e comportamenti che ci

mantengano uniti come fratelli e sorelle.

Incanalare le mie energie in questo modo

positivo mi ha aiutato a superare le

sfide tipiche della mia scelta religiosa,

compreso il celibato.

dormire. «Tra le 22 e le 22.30», ho risposto.

«Non vada a letto. Verrò a trovarla».

Mi sono un po’ preoccupato e

ho iniziato a chiedermi: «Che sta succedendo?

Che cosa ho fatto o ho dimenticato

di fare?». Il nunzio è arrivato. Ci

siamo seduti a un tavolo, mi ha stretto

la mano e ha annunciato: «Congratulazioni,

Papa Francesco l’ha nominata

cardinale». Sono rimasto in silenzio per

un po’, senza sapere che cosa rispondere.

Poi ho detto: «Se questa è la volontà

di Dio, che egli mi conceda la forza per

sostenere questa responsabilità».

Da bambino, crescendo in un villaggio,

avrebbe mai immaginato che questo sarebbe

potuto accadere?

No di certo, ma ricordo sempre uno

strano episodio avvenuto quando frequentavo

le superiori. Avevo all’i n c i rc a

quindici anni ed eravamo in vacanza.

Durante un picnic uno dei ragazzi mi

disse: «Un giorno mi darai la Comunione».

In realtà non so perché l’abbia detto,

visto che non eravamo in seminario

e non stavo ancora nemmeno pensando

di entrarci. Tuttavia, in questi giorni ho

ripensato a quell’episodio. Quel ragazzo

adesso è mio cognato.

A colloquio con l’arcivescovo John Ribat che sarà il primo cardinale di Papua Nuova Guinea

Per rispondere

a un mondo che cambia

Perché ha deciso di diventare sacerdote?

Penso che a influenzarmi maggiormente

nella vita religiosa siano stati i

miei genitori. Abitavamo in un villaggio

e loro erano devoti cattolici della seconda

generazione. Erano persone semplici,

non molto istruite, ma avevano una fede

solida. Abitavamo molto lontano dalla

città in cui si trovava la scuola e dove i

missionari celebravano messa. Dovevamo

camminare e attraversare fiumi in

canoa per arrivarci. Non esistevano strade

buone e il percorso poteva richiedere

anche otto ore. I missionari erano tedeschi:

ne ammiravo la dedizione al lavoro,

notando come la gente si fidasse di

loro incondizionatamente. Senza dubbio

qualcosa ha iniziato a crescere in

me, silenziosamente ma in profondità,

quando ero bambino. In seguito frequentai

una scuola secondaria mista statale,

dove tra gli insegnanti c’erano alcuni

Fratelli cristiani. Molti studenti

erano cattolici e sia i religiosi sia le suore

erano bravi a educare bambini e

bambine in un ambiente cristiano. I

Fratelli cristiani erano molto vicini ai

bambini e ci incoraggiavano a essere

buoni cattolici. Ci aiutavano a preparare

la liturgia per la messa, mentre alcuni

studenti più grandi aiutavano i più piccoli.

Pregavamo tutti insieme il rosario.

Il loro sostegno ci faceva sentire bene.

Allora decisi di diventare prete.

In che modo i missionari si rapportavano

con la cultura tradizionale?

Il loro atteggiamento era positivo anche

se, naturalmente, sfidavano alcuni

aspetti delle nostre tradizioni. Penso che

nelle nostre culture mancasse qualcosa.

La nostra società era basata su piccole

unità, ovvero molti clan differenti, e

non c’era un senso più ampio di appartenenza

tra i diversi clan. E la cosa non

riguarda solo il possesso delle terre o di

beni materiali. Per esempio, c’erano cerimonie

e rituali che appartenevano solo

a un clan e gli altri non ne sapevano

nulla. La fede cristiana ci ha raccolti e

ha unito persone appartenenti a clan

differenti. Il cristianesimo ha formato

una nuova grande famiglia, ha allargato

la nostra identità e il nostro senso di

appartenenza. Penso che fosse proprio

questo ciò che mancava alle nostre culture

tradizionali.

Lei era un giovane seminarista nel periodo

successivo al concilio Vaticano II. L’inculturazione

all’epoca era un aspetto importante

della politica missionaria e dell’evangelizzazione

cattolica. Cosa ricorda?

Ho iniziato il seminario nel 1979

quando si parlava tanto di inculturazione

e di come le nostre culture e il cristianesimo

potessero incontrarsi, specialmente

nella liturgia. Se ne parla ancora

oggi. Qui in Papua Nuova Guinea e

nelle Isole Salomone la liturgia è molto

viva, specialmente la domenica. I giovani

e la comunità vi svolgono un ruolo

molto attivo. C’è una forte partecipazione

da parte delle persone, che non percepiscono

più la Chiesa come un’istituzione

estranea o straniera: è la nostra

Chiesa.

Ma quando si passa dalle celebrazioni liturgiche

ad altri ambiti, per esempio il matrimonio

tradizionale, continuano a esserci

difficoltà a livello pastorale.

È una questione molto importante

per noi: noi vediamo direttamente gli

effetti del cambiamento climatico. In alda,

e c’è chi si prepara al sacerdozio,

ma poi rinuncia

perché trova una ragazza e

vuole sposarsi. Alcuni giovani

sacerdoti purtroppo trovano

conforto nel bere. È

difficile comprendere tutte

le motivazioni profonde di

ciò, ma ricordo loro sempre

l’importanza di mantenere

buoni rapporti con la propria

famiglia e con i parrocchiani.

Penso che si possa

vivere una vita felice e appagante

come sacerdote anche

senza essere sposati, poiché

molto dipende dai rapporti

positivi che si costruiscono.

Da giovani seminaristi ci è

stato insegnato che dovevamo

incanalare le nostre forze

in modi che ci aiutassero

a crescere. Se invece avessimo

incanalato le nostre

energie in modi opposti,

verso comportamenti non

adeguati al nostro ministero,

allora le cose sarebbero diventate

troppo difficili. Mi

Per quanto riguarda le priorità attuali

della sua Chiesa, lei ha spesso espresso

preoccupazione anche per gli effetti del

cambiamento climatico. In che modo incide

sulla regione melanesiana?

Nanias Maira, «Adorazione dei Magi»

(Papua Nuova Guinea)

Alcuni hanno difficoltà a ricevere il

sacramento del matrimonio cattolico

perché occorre rispettare anche le usanze

culturali tradizionali e non è facile

conciliarle con la dottrina e la pratica

cattoliche. Secondo la tradizione, il matrimonio

è pienamente valido e completo

solo se è fecondo. Se non arrivano figli,

le conseguenze possono essere la separazione

della coppia o l’infedeltà. Per

chi ha ricevuto un’educazione cattolica,

ma al tempo stesso mantiene forti legami

con la propria cultura, non è facile

accettare un matrimonio senza figli. A

volte l’adozione è una soluzione, ma in

realtà alcuni rimandano il matrimonio

cattolico adducendo diverse scuse —

«non sono ancora pronto», «non ho ancora

i vestiti adatti» e così via — p erché

non vogliono ammettere di essere lacerati.

Anche il celibato per noi è una sficune

isole ci sono zone che sono state

portate via dalle acque, e dove un tempo

c’erano strade o case ora non c’è più

nulla; la gente ha dovuto trasferirsi altrove,

seppure con riluttanza. E sta accadendo

proprio ora, non ce lo stiamo

inventando. Alcune isole più piccole

stanno scomparendo. In più, gli agricoltori

coltivano orti, piantano verdure e

frutta come taro, patata dolce e cassava,

ma quando le raccolgono non possono

mangiarle: sono troppo salate. E i problemi

non sono limitati alle isole. Nelle

montagne ci sono lunghe e frequenti

siccità e in alcune aree la gente ha molta

fame. Ci sono frequenti periodi senza

pioggia, e poi improvvise grandinate distruggono

il raccolto mentre la brina

brucia gli orti. Gli agricoltori spesso

rendono la Chiesa partecipe delle loro

preoccupazioni riguardo ai tragici cambiamenti

che stanno incidendo sulla loro

vita. La Chiesa può dare un importante

contributo: dobbiamo impegnarci

e farci sentire. Siamo dalla parte delle

persone e dovremmo essere lì per loro

quando il governo non può aiutare.

Quali sono le altre sfide e priorità per la

Chiesa, specialmente per l’arcidiocesi di

Port Moresby?

Penso che alcuni cambiamenti stiano

avvenendo con troppa rapidità e ciò interpella

anche la Chiesa. Ogni giorno

tante persone si trasferiscono dai villaggi

nella capitale sperando di trovare la-

resby sia stata la scelta giusta. Avvieremo

presto questo programma, sperando

che altre Chiese vogliano unirsi a noi.

Ogni mattina, alle cinque e mezza, faccio

una passeggiata e vedo tante persone

dormire per terra ai bordi della strada,

con le tasche vuote. Essere senza

tetto è un problema molto grave che sta

crescendo. Un’altra sfida futura è forse

la secolarizzazione. Dio e la religione

sono una componente molto forte della

vita quotidiana della maggior parte delle

persone qui, dove il 90 per cento della

popolazione si dichiara cristiana. Tuttavia,

nella nostra parte del mondo i

cambiamenti arrivano sempre da Occidente,

e geograficamente noi siamo agli

antipodi. C’è già qualche segnale, e anche

se ci potrebbe volere un po’ di tempo,

dobbiamo essere preparati a vivere

in una società più secolare.

Che rapporti ci sono tra la Chiesa cattolica

e le altre Chiese cristiane?

L’ecumenismo è tra le nostre priorità

e negli ultimi anni abbiamo compiuto

passi costruttivi in tale direzione. Abbiamo

il Papua New Guinea Council of

Churches, che unisce le principali Chiese

cristiane su questioni di comune interesse.

Nel 2010 abbiamo lanciato la

Christian Leaders Alliance on HIV/AIDS,

un’iniziativa inter-denominazionale che

tenta di dare una risposta cristiana unita

alla pandemia dell’Hiv. In Papua Nuova

Guinea e nelle aree limitrofe questa malattia

è ancora accompagnata da paura,

Lungo il fiume Sepik

voro e sicurezza economica, ma ben

presto si rendono conto che non è così

facile ed è, anzi, molto doloroso. Tanti

cadono nella disperazione e la disillusione

è accompagnata da brutte cose:

crimine, violenza domestica, abuso di

alcolici. Qualcuno cerca di ritornare al

proprio villaggio, dove magari conduceva

una vita povera, ma non così degradata

socialmente. Il problema è che dopo

aver lasciato per tanto tempo il villaggio

e aver perso ogni contatto con la

gente, quando ritorna non riesce più a

inserirsi, si sente fuori luogo: è un problema

che ci preoccupa molto. La nostra

arcidiocesi sta ora cercando di avviare

un programma per aiutare queste

persone, per prendersi cura di quanti

sono appena arrivati a Port Moresby e

non hanno idea di che cosa sia la vita in

una città. Vogliamo dare loro informazioni,

far capire che qui ci sono pochissime

possibilità di realizzare i propri sogni

originali e che dovrebbero seriamente

domandarsi se trasferirsi a Port Modiscriminazione

e stigmatizzazione. In

generale, le relazioni con le altre Chiese

principali sono buone, ma abbiamo

qualche problema con gruppi più piccoli.

Alcuni di loro non vogliono avere

nulla a che fare con noi. Ne siamo consapevoli,

e questo influisce su alcuni nostri

fedeli. Continuano ad arrivare sempre

nuove denominazioni, in particolare

i pentecostali e altri gruppi del “Va n g e -

lo della prosperità”, che attirano anche

qualche cattolico. Incoraggio sempre i

fedeli a essere saldi nella loro fede cattolica

e al tempo stesso ad abbracciare

tutti i fratelli e le sorelle cristiani. Non

dobbiamo voltare loro le spalle, dobbiamo

accoglierli e farli sentire a casa. Magari

è difficile, ma dobbiamo augurare a

tutti il meglio e comportarci sempre come

Cristo ci chiederebbe.

Quanto è stato importante il sostegno della

sua famiglia e come ha reagito alla notizia

della sua nomina a cardinale?

Stanno organizzando una grande festa

per me a Port Moresby. Per tutta la

vita ho potuto sempre contare sul sostegno

costante di una famiglia molto unita.

Lo considero una benedizione. Mio

padre è morto nel 1972 e mia madre nel

2004. Siamo nove fratelli, e io sono il

settimo. Non abbiamo mai visto i nostri

genitori litigare. Discutevano, ma non

litigavano, e mio padre non ha mai alzato

le mani su mia madre. Quando

eravamo bambini ci diceva sempre:

«Siate gentili gli uni con gli altri e niente

zuffe!». Prima di morire, mia madre

ha detto: «Sono felice di aver cresciuto

tutti e di vedere la mia famiglia allargarsi,

con dei nipoti e tutti che vivono in

armonia; è questa la mia gioia. Me ne

vado felice e auguro lo stesso a voi un

giorno». Abbiamo sempre cercato di seguire

i loro insegnamenti e la nostra famiglia

continua a vivere in pace ancora

oggi.


pagina 6 L’OSSERVATORE ROMANO

giovedì 17 novembre 2016

Trento Longaretti

«Famiglia del musicante in cammino»

Spazzare via dalla vita familiare

scoraggiamenti e chiusure, per

dare via libera «all’arte del discernimento,

all’impegno di accompagnare

quanti sono feriti, alla

creatività pastorale per integrare

tutti nella comunione con Dio

e con la Chiesa». Ecco i suggerimenti

concreti presentati dal cardinale

Beniamino Stella, prefetto

della Congregazione per il clero,

durante la messa celebrata ad Assisi,

domenica scorsa, 13 novembre,

durante il convegno «Vi occuperete

di pastorale familiare»,

promosso per riflettere sull’esortazione

apostolica postsinodale

Amoris laetitia.

«Davanti alla varietà della realtà

matrimoniale e alle situazioni

complesse di tante famiglie — ha

fatto presente — bisogna proporre

la verità evangelica» evitando

«che sia accolta come un peso insopportabile,

imposto sulle spalle

della gente, una pietra scagliata

contro la loro coscienza o addirittura

un ostacolo a varcare la soglia

della Chiesa».

Non ha nascosto le «guerre»

che toccano da vicino la famiglia:

«Relazioni indebolite e frammentate

dalla cultura dell’immediato

e del provvisorio; diritti non riconosciuti;

impossibilità, in tanti

casi, di una vita dignitosa e sicura,

con la conseguenza che alcuni

sono costretti a rinunce e sacrifici

o a dover lasciare la propria casa

e migrare in cerca di lavoro; un

esasperato narcisismo e un’idea di

autonomia personale, che generano

talvolta la rottura dei legami».

A tutto ciò «si aggiungono le sfide

connesse a ogni relazione di

coppia e a quella tra genitori e figli».

E c’è senza dubbio il rischio

di cadere nella tentazione dello

scoraggiamento di fronte ai «segni

di sconfitta, cedimento, violenza

che spesso feriscono le nostre

famiglie e la società». Tanto

che ci si potrebbe domandare se

«fidarci ancora delle promesse di

Dio» e anche cosa possa «fare la

Lo scorso 25 agosto, monsignor Kurian

Mathew Vayalunkal, arcivescovo

titolare di Ratiaria, è arrivato

all’aeroporto internazionale Jacksons

di Port Moresby. Ad attenderlo erano

presenti il direttore generale del

Protocollo del ministero degli Affari

esteri e dell’immigrazione, Morea

Veratau, con la signora Barbara Mimino,

officiale del dipartimento del

Protocollo, e l’incaricato d’affari ad

interim della nunziatura apostolica

Nicolás Pedro Guidi.

Nella sala vip hanno dato il benvenuto

al nuovo nunzio: l’a rc i v e s c o -

vo della capitale John Ribat, dei

missionari del Sacro Cuore (Msc) —

il presule sarà creato cardinale nel

concistoro del 19 novembre — con il

vescovo cappuccino di Mendi, Donald

Lippert, e il vescovo di Bereina,

Rochus Tatamai, Msc. Dopo un

breve colloquio con i presuli,

all’uscita dell’aeroporto, il rappresentante

pontificio ha incontrato il

segretario generale della Conferenza

episcopale della Papua Nuova Guinea

e delle Isole Salomone

(Cbcpng-Si), il verbita Victor Roche;

il vicario generale dell’a rc i d i o -

cesi di Port Moresby, Benedict Fleming,

Msc; il rettore dell’Holy Spirit

Seminary di Bomana, il lazzarista

Jacek Tendej; e il presidente del Catholic

Theological Institute di Bomana,

il domenicano Francis Vnuk,

insieme ad altri rappresentanti del

clero, dei religiosi e delle religiose.

Domenica 25 settembre, il nunzio

apostolico, su invito del vescovo di

Wabag e presidente della Conferenza

episcopale Arnold Orowae, ha

presieduto la messa solenne nel santuario

Mary Help of Christians a

Port Moresby, in occasione del cinquantesimo

anniversario della creazione

delle diocesi nel paese. L’a rc i -

vescovo Vayalunkal, nella sua omelia,

ha incoraggiato i fedeli a manifestare

con la propria vita il volto

misericordioso del Padre, specialmente

ai più poveri, prendendo

l’esempio di madre Teresa di Calcutta,

recentemente canonizzata da Papa

Francesco; il nunzio apostolico

Inizio della missione del nunzio

in Papua Nuova Guinea

Il cardinale Stella sull’«Amoris laetitia»

Con le famiglie ferite

Chiesa in questa situazione».

Suggerendo subito «un metodo

che potremmo declinare in tre

passaggi», il cardinale Stella ha

spiegato che «il primo passo è

quello di una coraggiosa e realistica

lettura della realtà per operare

in essa un discernimento spirituale».

Il Vangelo, del resto, «non è

né un romanzo, né una favola cosparsa

di zucchero ma invita a

non fuggire davanti alla complessità

e alla fragilità della vita. La

comoda scappatoia della fuga in

un mondo ideale, la sicurezza

della legge che guarda le cose a

distanza e senza coinvolgersi, o il

facile giudizio di condanna, non

sono la strada giusta».

«Siamo chiamati invece — ha

spiegato il porporato — all’op era

del discernimento: osservare la

realtà, porci delle domande, approfondire

le situazioni e interpretarle

alla luce del Vangelo, imparando

a condividere nella compassione

le ferite dei fratelli e della

storia». È proprio «questa la

via che il sinodo ha voluto tracciare

per la pastorale della famiglia:

andare oltre un annuncio

Da lunedì scorso, 14 novembre, è operativa e funzionante

presso la Torre San Giovanni la nuova

area ecologica all’interno dello Stato della Città

del Vaticano. Anche quest’ultimo, infatti, già da

alcuni anni sta promuovendo la raccolta differenziata

nei vari uffici e nelle abitazioni dei residenti.

Il reparto di nettezza urbana circa due anni fa

ha iniziato a distribuire alle utenze i cosiddetti

“kit” che consistono in contenitori di vari colori

per distinguere i diversi tipi di rifiuti e i relativi

sacchetti per la raccolta. I cassonetti, dislocati su

tutto il territorio dello Stato, sono stati quindi

implementati e suddivisi secondo le varie classi di

rifiuti.

Per quanto riguarda la nuova isola ecologica,

dopo aver individuato l’area idonea, la direzione

dei servizi tecnici del Governatorato ha effettuato

meramente teorico e sganciato

dai problemi reali delle persone e

trovare nuove vie per raggiungere

gli sposi e le famiglie».

«Il secondo passaggio», ha indicato

il cardinale, sta nel «rinnovare

la fiducia nel Dio della misericordia,

che si prende cura della

nostra vita e delle nostre famiglie

in ogni circostanza della vita e in

qualsiasi situazione. Non basta,

infatti, saper leggere la realtà e le

situazioni; occorre che vi sia uno

sguardo di fede, senza il quale sarebbe

grande il pericolo dello

scoraggiamento e incerto il nostro

agire». Gesù «ci libera dalle interpretazioni

catastrofiste, talvolta

annunciate anche oggi dai “veggenti”

di turno o dai “profeti di

sventura”». E così «quando alcuni

legami matrimoniali e familiari

si spezzano, quando l’amore è

appesantito dalla stanchezza o ferito

dall’egoismo e dalle infedeltà,

quando le situazioni particolari di

una relazione non riescono a integrarsi

pienamente con l’ideale

evangelico del matrimonio, dobbiamo

testimoniare, con ancora

più passione, l’amore misericordioso

di Dio che non permette

ha poi consegnato le lettere commendatizie

del segretario di Stato, il

cardinale Pietro Parolin, all’a rc i v e -

scovo di Madang e vice-presidente

della Cbcpng-Si, il cappuccino Stephen

Reichert, in assenza, per motivi

di salute del presidente.

La consegna delle lettere credenziali

ha avuto luogo martedì 27 settembre,

presso la residenza ufficiale

del governatore generale. Accompagnato

dal segretario della nunziatura

apostolica, il rappresentante pontificio

è stato ricevuto alla Government

House dal predetto direttore generale

del Protocollo che lo ha introdotto

alla presenza del governatore generale,

sir Michael Ogio. Quest’ultimo

ha espresso vivo apprezzamento

per il contributo della Chiesa cattolica

nel campo dell’educazione,

dell’assistenza e della sanità, confermando

la sua convinzione che i rapporti

tra la Papua Nuova Guinea e

la Santa Sede continueranno a essere

segnati dallo stesso spirito di collaborazione

e di rispetto reciproco

che li hanno contraddistinti durante

gli ultimi trentanove anni.

Da parte sua il nunzio apostolico

ha ringraziato per la cordiale accoglienza

e si è fatto interprete della

particolare vicinanza del Pontefice al

popolo della Papua Nuova Guinea.

Riferendosi alla lettera enciclica

Laudato si’, ha segnalato come la fede

insegni a vedere il creato come la

casa comune della quale bisogna

prendersi cura. Si è soffermato poi

sullo sforzo della Chiesa cattolica

per promuovere lo sviluppo integrale

della persona umana e ha sottolineato

l’impegno della Santa Sede in

favore della giustizia e della pace

nel mondo. Esprimendo il desiderio

di continuare a costruire rapporti bilaterali

di amicizia e di mutua collaborazione,

ha portato il saluto benedicente

di Papa Francesco al governatore

generale e alle popolazioni di

Papua Nuova Guinea, ricordando la

visita di san Giovanni Paolo II che

vi ha lasciato un ricordo indelebile.

L’avvenimento è stato ripreso dai

mezzi di comunicazione, fra i quali

il notiziario della televisione nazionale.

Nei giorni successivi, monsignor

Vayalunkal si è recato dall’ambasciatore

di Francia, decano del corpo diplomatico,

per una visita di cortesia.

neanche a un capello del nostro

capo di perire».

Il cardinale Stella ha dunque

invitato a «perseverare e crescere

nella fede, credere nella famiglia

anche quando i legami sono feriti,

promuovere l’azione pastorale

e nella missione ecclesiale, anche

dinanzi alle situazioni più difficili».

La fede cristiana, infatti, «è

visione di una promessa che rimane

sempre oltre e perciò, anche

nelle situazioni personali o

sociali che sembrano più ostili,

essa richiede alla nostra vita la disponibilità

a metterci in cammino,

ad abbandonare le proprie sicurezze

e a gettarsi fiduciosamente

fra le braccia di Dio, nella ferma

speranza che Egli verrà incontro

alla nostra supplica e non

permetterà che vacilliamo».

Perciò, ha affermato, le famiglie,

anche quando sono nel pieno

delle crisi «devono camminare

in questa fede perseverante: nella

notte della fragilità, del dolore e

dell’incomprensione, Dio è vicino,

si fa custode della famiglia;

non permetterà che vada distrutto

quel luogo che Egli stesso ha

consacrato come santuario della

sua presenza e spazio dell’a m o re

e del perdono».

«Perseverate» è il consiglio che

il cardinale Stella ha voluto suggerire

alle famiglie: «Non arrendetevi

alla cultura dell’individualismo

e del facile godimento; non

lasciate che i ritmi, talora eccessivamente

frenetici, vi impediscano

di abbracciarvi senza fretta, di

dialogare, di imparare ogni giorno

a donarvi; non succeda che il

vostro matrimonio diventi acqua

stagnante che si corrompe; al

contrario, sappiate amarvi coraggiosamente

con la stessa tenerezza

del Signore, così da fare delle

sfide quotidiane una reciproca

occasione di maturazione».

E lo stesso suggerimento —

«perseverate» — è stato rivolto

dal prefetto anche ai sacerdoti:

«Dinanzi alle situazioni pastorali

più complesse è forte la tentazione

di scoraggiarsi, di rinchiudersi

in canonica o di vivere il ministero

solo col gruppo ristretto dei

fedelissimi». Ma «a noi è richiesto

il coraggio di una semina generosa

e abbondante, che raggiunga

ogni persona, ogni tipo di

terreno; liberati dal rigorismo della

legge, dal fascino di sentirci

capi delle persone, dalla fissazione

sui nostri schemi e sulle nostre

idee, dobbiamo essere audaci annunciatori

del Vangelo e, insieme,

pastori compassionevoli, che

ascoltano, accompagnano e curano

le ferite del popolo».

Isola ecologica in Vaticano

gli interventi necessari per adattarla al posizionamento

degli “scarrabili”, i container che vengono

prelevati dai camion per essere conferiti nei punti

di raccolta.

In via sperimentale sono stati gli imballaggi in

carta e cartone a inaugurare il nuovo sito, dove

in questa fase iniziale staziona un unico compattatore.

Ma in prospettiva il punto di raccolta dovrebbe

diventare il principale per tutto lo Stato,

dove diverse tipologie distinte di rifiuti vengono

già raccolte presso l’area della “Molazza” per il

legno e i rifiuti ferrosi e quelli “inerti” ovvero gli

scarti edili, non pericolosi; e nella zona della “Vi -

gnaccia”, ove arrivano i rifiuti catalogabili come

speciali (pericolosi e non), quali oli esausti, materiale

elettronico, liquidi vari.

L’episcopato cileno e le emergenze del paese

È sempre

tempo di misericordia

ne in difficoltà, «ci inquieta — scrivono

i vescovi — come lo stato e la

società civile non sostengano a sufficienza

gli adulti, i giovani e i

bambini in situazione di vulnerabilità».

Nella nota, intitolata Dialogo, responsabilità

e misericordia: per un Cile

più giusto, si esprime particolare

preoccupazione per la sanità pubblica,

le pensioni minime di oggi e

di domani, la disoccupazione e la

precarietà di tanti posti di lavoro, le

delicate condizioni vissute da migranti

e popoli originari, il cambiamento

culturale. E preoccupa nondimeno

«l’iniziativa di legge che lascia

indifesa giuridicamente la persona

umana nel periodo prenatale,

senza farsi carico delle donne che

possono vivere situazioni dolorose e

drammatiche». I presuli invitano a

promuovere un’educazione integrale

che “umanizzi” sempre di più gli

individui, in special modo i bambini

e i giovani: «Lo stato e la scuola

devono contribuire, sussidiariamente,

al diritto fondamentale e primordiale

dei genitori di formare i

figli secondo i propri valori, liberi

da qualunque influenza di ideologie

di genere che possano trasformarsi

— spiegano citando Papa Francesco

— in “vere colonizzazioni ideologiche”,

convertite in leggi della Repubblica».

La Conferenza episcopale cilena,

che a Punta de Tralca ha provveduto

fra l’altro a eleggere il nuovo

presidente nella persona del vescovo

ordinario militare Santiago Jaime

Silva Retamales, dà voce al

«crescente malessere» in alcuni settori

della società manifestato da

movimenti che «cercano di promuovere

iniziative, difendere diritti

Per il corretto conferimento, gli utenti sono

stati informati sulla necessità di separare i rifiuti,

di ridurre il più possibile quelli voluminosi, di

fornire all’addetto al centro di raccolta un apposito

documento di accettazione e di procedere in

modo ordinato al deposito dei materiali. Tutte le

aree sono aperte dal lunedì al sabato e presidiate

dall’organismo preposto alla gestione e manutenzione

dei giardini vaticani e della nettezza urbana.

In tutto vengono impiegate trenta persone,

addette tra l’altro anche alla realizzazione degli

addobbi floreali per le cerimonie pontificie.

Ad accelerare i tempi di realizzazione e messa

in opera del sistema differenziato della raccolta

dei rifiuti ha contribuito in modo determinante

l’enciclica di Papa Francesco Laudato si’.

SA N T I A G O, 16. Il giubileo sta terminando

ma «il tempo della misericordia

è una sfida che perdura».

Bisogna quindi «insistere in questa

dimensione evangelica nei nostri

piani e progetti pastorali. Il volto

misericordioso del Padre, che si manifesta

nella persona di Gesù Cristo,

è la fonte della nostra speranza».

Nel comunicato finale dell’assemblea

plenaria svoltasi nei giorni

scorsi a Punta de Tralca, la Conferenza

episcopale cilena invita le istituzioni

a non dimenticare le urgenze

del Paese, in particolare quelle

riguardanti i più poveri e sofferenti.

Il timore è che, entrando in un periodo

di preparazione alle elezioni

presidenziali e parlamentari (previste

per la fine del 2017), «si sospenda

o si metta in pausa il lavoro

congiunto per il bene della gente,

specialmente dei gruppi più vulnerabili».

Pur riconoscendo i significativi

passi avanti compiuti in ambito

legislativo a favore delle persoed

esigere migliori standard di qualità

civile. Si aprono spazi di partecipazione

sempre più inclusivi che

esigono una responsabilità e una

pluralità di doveri, non solo da parte

delle autorità ma di ogni persona

che voglia giocare un ruolo attivo

nella comunità». Da segnalare, in

tal senso, «l’indebolimento democratico

rappresentato dall’altissima

astensione alle ultime elezioni municipali.

Ciò rivela il crescente disinteresse

e la disaffezione verso

l’attività politica che, al contrario,

dovrebbe essere al primo posto per

coloro che si propongono di cercare

il bene comune». Con l’a p p ro s s i -

marsi della nuova stagione elettorale,

i presuli auspicano che «i cittadini

non si riducano a meri votanti

ma assumano il ruolo di collaboratori

attivi nella formazione di una

patria rinnovata e sempre più aperta

a un dialogo sociale sano e fraterno».

Le istituzioni politiche, sociali

e religiose hanno un compito

rilevante «al momento di riconoscere,

accogliere e discernere il legittimo

malessere espresso da diversi

settori della società nei confronti

della leadership a ogni livello».

Se la gente ha diritto di “chiedere

conto” ai propri rappresentanti, è

tuttavia necessario che si usino le

vie dello stato di diritto: «Tutti possiamo

essere di aiuto affinché la ricerca

della cosa migliore per il Cile

avvenga con rispetto e attraverso

un dialogo responsabile e partecipativo,

evitando e prevenendo

espressioni di violenza e denigrazione

che, oltre a creare un clima di

tensione, sono solite distrarre l’attenzione

dai temi più urgenti e rilevanti».

Il Circolo

San Pietro

per i poveri

di Roma

Si apre nel pomeriggio di mercoledì

16 novembre, dalle ore 14,

presso la sede del Circolo San

Pietro a palazzo San Calisto,

l’esposizione di oggetti regalo,

arredi e articoli natalizi con cui il

sodalizio raccoglie fondi per le

sue opere di carità al servizio dei

poveri di Roma.

Del resto, restituire dignità ai

bisognosi, senza sensazionalismi,

garantendo un pasto, un letto

per la notte, abiti nuovi, aiuto

materiale e spirituale, è quello

che il Circolo fa nella diocesi del

Papa da quasi 150 anni. Inoltre,

com’è accaduto per le ultime

edizioni, si possono acquistare

anche alcuni oggetti donati da

Francesco, il cui ricavato andrà

per la carità personale del Pontefice.

L’esposizione, che da giovedì

17 è aperta dalle 11 fino alle

19, chiuderà i battenti sabato 19.


giovedì 17 novembre 2016 L’OSSERVATORE ROMANO

pagina 7

Il logo del quinto «Encuentro»

pastorale nazionale ispanico

Videomessaggio del Papa all’assemblea generale dei vescovi statunitensi

Fermento di comunione

«La nostra grande sfida è creare una cultura dell’incontro, che incoraggi gli individui

e i gruppi a condividere la ricchezza delle loro tradizioni ed esperienze, ad abbattere muri

e a costruire ponti», uscendo dagli ambienti sicuri per «essere un fermento di comunione».

Lo chiede Papa Francesco nel videomessaggio inviato all’assemblea generale della Conferenza

episcopale degli Stati Uniti d’America (Usccb) in corso a Baltimora, nel Maryland, dal 14

al 17 novembre. Ecco una traduzione delle sue parole.

Cari Fratelli Vescovi,

Sono lieto di avere questa opportunità di

parlarvi. Appena un anno fa ero con voi

durante la mia visita pastorale negli Stati

Uniti. Lì sono rimasto impressionato dalla

vitalità e dalla diversità della comunità

cattolica. Durante tutta la sua storia, la

Il cardinal e Daniel N. DiNardo, arcivescovo

di Galveston-Houston, è il nuovo presidente

della Conferenza episcopale degli Stati Uniti.

La sua elezione è avvenuta ieri, martedì

15, nel corso della plenaria di Baltimora. Sessantasette

anni, originario di Steubenville,

nell’Ohio, DiNardo dal 2013 era vice-presidente

dell’episcopato statunitense. Carica cui

adesso è stato chiamato l’arcivescovo di Los

Angeles, José Horacio Gómez, primo presule

di origine ispanica a ricoprire questo ufficio.

Il cardinale DiNardo, eletto al primo

scrutinio con 113 voti, subentra all’a rc i v e s c o -

vo di Louisville, Joseph Edward Kurtz, che

Chiesa nel vostro Paese ha accolto e integrato

nuove ondate di immigrati. Nella

ricca varietà delle loro lingue e tradizioni

culturali, essi hanno forgiato il volto mutevole

della Chiesa americana.

In questo contesto, desidero elogiare il

prossimo Quinto E n c u e n t ro Pastorale Na-

Il cardinale DiNardo eletto presidente

ha guidato l’episcopato in questi ultimi tre

anni.

Nel corso dei lavori (14-16 novembre) i

presuli statunitensi hanno anche provveduto

ad approvare il “piano strategico” 2017-2020,

che prende in considerazione le cinque priorità

già individuate nell’assemblea dello

scorso anno: evangelizzazione; famiglia e

matrimonio; vita umana e dignità; vocazioni

e formazione permanente; libertà religiosa.

Intitolato, Encountering the Mercy of Christ

and Accompanying His People with Joy, il piano

rappresenta un quadro d’insieme delle

diverse attività dell’episcopato e, soprattutto,

intende offrire una testimonianza

dell’azione dell’amore di Cristo nel mondo.

All’esame dei vescovi anche un aggiornamento

sull’attività dello speciale gruppo di

lavoro che ha il compito di promuovere la

pace e la riconciliazione tra comunità che

vivono situazioni di tensione razziale.

L’istituzione di questo gruppo, presieduto

dall’arcivescovo di Atlanta, Wilton Daniel

Gregory, è stata decisa nel luglio scorso per

arginare l’escalation di tensioni e violenze

tra comunità afro-americane e forze dell’ordine

registrate negli ultimi mesi in diverse

aree del paese.

dui e i gruppi a condividere la ricchezza

delle loro tradizioni ed esperienze, ad abbattere

muri e a costruire ponti. La Chiesa

in America, come altrove, è chiamata ad

“u s c i re ” dal suo ambiente sicuro e ad essere

un fermento di comunione. Comunione

tra noi, con gli altri cristiani e con tutti

coloro che cercano un futuro di speranza.

Dobbiamo diventare sempre più pienamente

una comunità di discepoli missionari,

colmi di amore per il Signore Gesù e

di entusiasmo per la diffusione del Vangelo.

La comunità cristiana deve essere segno

e profezia del piano di Dio per l’intera

famiglia umana. Siamo chiamati ad essere

portatori di buone notizie per una società

attanagliata da sconcertanti cambiamenti

sociali, culturali e spirituali e da

una crescente polarizzazione.

È mia speranza che la Chiesa nel vostro

Paese, ad ogni livello, accompagni l’Enc

u e n t ro con la propria riflessione e con discernimento

pastorale. In modo particolare,

vi chiedo di considerare come le vostre

Chiese locali possono rispondere al meglio

alla crescente presenza, ai doni e al

potenziale della comunità ispanica. Tenendo

conto del contributo che la comunità

ispanica dà alla vita della nazione, prego

perché l’E n c u e n t ro rechi frutto per il rinno-

zionale Ispanico. La celebrazione di questo

Quinto E n c u e n t ro inizierà nelle vostre

diocesi nel gennaio prossimo e si concluderà

con una celebrazione nazionale a settembre

2018.

In continuità con quelli che lo hanno

preceduto, l’E n c u e n t ro cerca di riconoscere

e valorizzare i doni specifici che i cattolici

ispanici hanno offerto e continuano ad offrire

alla Chiesa nel vostro Paese. Ma è

più di questo. È parte di un processo più

ampio di rinnovamento e di impegno missionario,

al quale tutte le vostre Chiese locali

sono chiamate.

La nostra grande sfida è creare una cultura

dell’incontro, che incoraggi gli indivivamento

della società americana e per

l’apostolato della Chiesa negli Stati Uniti.

Con gratitudine verso tutte le persone

impegnate a preparare il Quinto E n c u e n t ro ,

vi assicuro le mie preghiere per questa importante

iniziativa della vostra Conferenza.

Affidando voi, il clero, i religiosi e i fedeli

laici delle vostre Chiese locali alle preghiere

di Maria Immacolata, imparto di cuore

la mia Benedizione Apostolica come pegno

di grazia e di pace nel Signore.

Nomine episcopali

in Brasile

Le nomine di oggi riguardano il

Brasile.

Al l ’udienza generale di mercoledì 16 novembre,

in piazza San Pietro, erano presenti i seguenti

gruppi:

Dall’Italia: Gruppi di fedeli dalle Parrocchie:

San Fermo Maggiore, in Verona; San

Giovanni Evangelista, in Riparbella; Santa

Maria in Provenzano, in Siena; Santi Egidio

e Savino, in Monte San Savino; Maria

Santissima Immacolata, in Scauri; Santissimo

Redentore, in Bari; San Francesco d’Assisi,

in Triggiano; San Giustino de Jacobis,

in Brindisi; Saeratissimo Cuore di Gesù, in

Cerreto Sannita; Sant’Ippolito, in Atripalda;

Madonna di Fatima, in Napoli; Maria

Santissima delle Grazie, in Torretta; San

Giovanni Battista, in Monterosso Almo;

Parrocchia di Colombaro Corte Franca; San

Domenico, in Noicattaro; Santa Maria della

luce, in Mattinata; Sant’Egidio, in Taranto;

Sacro Cuore di Gesù, in Andria; San Fidenzio,

in Polverara; Nostra Signora Assunta

e Natività di San Giovanni Battista,

in Pompeiana; Santa Croce, in Laterza;

Sant’Andrea, in Venosa; Immacolata Concezione

e San Nicola, in Potenza; Risurrezione

del Signore, in Torino; San Giovanni

Battista, in Canosa di Puglia; Unità pastorale

Sant’Elpidio, in Sant’Elpidio a Mare.

Federazione Maestri del lavoro d’Italia; Federazione

Fidapa, di Ariano Irpino; Associazione

La tenda, di Rovigo; Associazione

La band degli orsi, di Genova; Associazione

sportiva Giannoccaro, di Monopoli; Associazione

Red Atenea; Associazione Arance

di Natale; Associazione Salvo d’Acquisto,

di Udine; Associazione nazionale Finanzieri

d’Italia, di Leverano; Associazione

nazionale Carabinieri, di Manfredonia; Asso

ciazione Anap, di Ascoli Piceno; Unione

italiana ciechi, di Sant’Anastasia; Confraternita

San Giorgio martire, di Vieste; Circolo

Unione, di Barletta; gruppo dell’Unitalsi;

Ordine dei dottori commercialisti, di Vallo

Gruppi di fedeli in piazza San Pietro

della Lucania; Gruppo di preghiera Madonna

che scioglie i nodi, di Verona e Reggio

Emilia; Comunità dei figli di Dio, di

Firenze; Croce rossa italiana, di Spoltore;

Cooperativa Piccolo mondo, di Scafati; Panathlon

club, di Imperia - San Remo;

Gruppo Stanhome, di Lecce. Gruppi di

studenti: Istituto Montessori, di Roma; Istituto

Caiatino, di Caiazzo; Istituto Chiominto,

di Cori; Scuola Il cammino, di Bellariva-Rimini;

Esecutivo nazionale Cisl

Scuola; Istituto Aldo Moro, di Guardavalle;

Gruppi di fedeli da: San Pancrazio di

From Island: Pilgrims from the Diocese

of Reykjavik.

From Malta: A pilgrim group from St

Lawrence Parish, Vittoriosa.

From Nigeria: Pilgrims from Christs

Church, Port Harcourt.

From Indonesia: Pilgrims from: St Francis

Xavier Church, Kuta, Bali; St Anne’s

Church, Duren Sawit, East Jakarta; St

Anthony of Padua Church, Jakarta.

Palazzolo sull’Oglio, Assago,

Valmadrera, Motta Visconti, From Malaysia: Pilgrims from Divine

Forlì, Bertinoro, La Spezia, Mercy Parish, Penang.

Albenga, Imperia, Ragusa,

Santa Maria La Carità, Vieste,

Gualtieri Sicaminò, Selva

di Fasano, Campi Salentina.

Dalla Germania: Comunità

italiana della Parrocchia San

Magnus, di Murg; Comunità

italiana della Parrocchia di

Nurnb erg.

Coppie di sposi novelli.

Gruppi di fedeli da: Repubblica

Ceca; Slovacchia,

Bosnia ed Erzegovina.

Dal Libano: Fratelli della

Cro ce.

I polacchi: Pielgrzymka ze Stowarzyszenia

Na Recz Osób Niepełnosprawnych «Siódemka»

z Katowic; pielgrzymi indywidualni.

De France: groupe de prêtres de l’Union

apostolique du Cierge; Pelerinage du diocèse

d’Agen, avec Mgr Hubert; Herbreteau;

groupe de pèlerins du diocèse d’Amiens;

Paroisse de Herrlisheim; Groupe de

L’Œuvre d’Orient; groupe de pèlerins de

Marseille.

De Belgique: groupe Les amis de Cana.

De la Republique démocratique du Congo:

Pèlerins du diocèse de Matadi.

From Great Britain: Members of the

Catholic Men’s Society.

From England: Pilgrims from the parish

of Christ the King, Coventry Students and

staff from Keswick School, Cumbria.

From Ireland: Pilgrims from St Mary’s

Parish, Lucan, County Dublin.

From Denmark: Students and staff from:

St Norbert’s Catholic School, Vejle; Alme

Kristne Lutheran Secondary School.

From the United States of America: Pilgrims

from: Archdiocese of Omaha, Nebraska;

Diocese of Fresno, California; Diocese

of Brooklyn, New York; Diocese of

Charlotte, North Carolina; Diocese of Baltimore;

Diocese of Corpus Christi, Texas;

Pilgrims from the following parishes: Sacred

Heart, Hollister, California; Our Lady

of Guadalupe, San Bernardino, California;

Our Lady of Mount Carmel, Mill Valley,

California; Our Lady of Guadalupe, Danbury,

Connecticut; St Jerome, Largo, Florida;

Our Lady Queen of the Apostles, Royal

Palm Beach, Florida; St Joseph the

Worker, Chatham, Illinois; St Margaret

Mary, Chicago, Illinois; St Thomas of Canterbury,

Chicago, Illinois; St Agatha, New

Athens, Illinois; St Bruno, Pinckneyville,

Illinois; Immaculate Conception, Cherokee,

Iowa; St John, Hydes, Maryland; St Joseph

and St Therese, New Bedford, Massachusetts;

St Mary, Waltham, Massachusetts; St

Dorothy, Wilmington, Massachusetts; St

Thomas, Wilmington, Massachusetts; Holy

Name, Birmingham, Michigan; St Cecilia,

Nashwauk, Minnesota; St Ambrose, Woodbury,

Minnesota; Holy Family, Hannibal,

Missouri; Our Lady of Perpetual Help,

Bernardsville, New Jersey; St Thomas the

Apostle, Oak Ridge, New Jersey; Our Lady

of Lourdes, Whitehouse Station, New Jersey;

Our Lady of Mount Carmel, Astoria,

New York; St Boniface, Elmont, New York;

Blessed Sacrament, Jackson Heights, New

York; St Francis of Assisi, New York, New

York; St Gabriel, Charlotte, North Carolina;

Immaculate Heart of Mary, Cincinnati,

Ohio; Our Lady of Victory, Columbus,

Ohio Our Lady of Victory, Columbus,

Ohio; St Joseph, Norman, Oklahoma; St

Eugene, Oklahoma City, Oklahoma Vietnamese

Martyrs, Houston, Texas Christ the

King, Superior, Wisconsin; The choir and

parishioners from St Cassian Church, Upper

Montclair, New Jersey; A group of

Brothers and Sisters of the Third Order

Regular of St Francis; Pilgrim members of

the Focolare Movement, Moorestown, New

Jersey; The Confirmation Class from St

Mark’s Catholic Community, U.S. Military

Base, Vicenza, Italy; Students and faculty

from: Catholic University of America,

Washington, D.C. Loyola University, Baltimore,

Maryland.

Aus verschiedenen Ländern: Stip endiaten

des Katholischen Akademischen Ausländerdienstes

der Deutschen Bischofskonferenz.

Aus der Bundesrepublik Deutschland: Pilgergruppen

aus den Pfarrgemeinden St. Peter

und Paul, Bad Camberg; St. Blasius,

Dietmansried; Herz Jesu, Dillenburg;

From The Philippines: Members of the

Oratory of the Holy Family.

Dompfarrei St. Bartholomäus, Frankfurt;

From Canada: A group of Chinese Catholics,

Ontario.

berg; Liebfrauen, Langenhagen; St. Maria,

St. Johannes der Täufer, Haaren bei Heins-

München-Thalkirchen; St. Johannes der

Täufer, Treis-Karden; Pilgergruppen aus

dem Bistum Limburg; Erzbistum München-Freising;

Pilgergruppen aus Lembeck;

Koblenz; Pottenstein; DJK Eintracht Coesfeld

e.V.; Rechtsreferendare aus Frankfurt

am Main; Leserreise Schwäbische Zeitung,

Ravensburg; Leserreise Traunsteiner Tagblatt,

Traunstein; Schülerinnen, Schüler

und Lehrer aus dem Gymnasium, Lohmar.

Aus der Republik Österreich: P i l g e rg ru p -

pen aus den Pfarren St. Martin, Graz; St.

Jacobus Maior, Kaltenleutgeben; Pilgergruppen

aus Mettmach; St. Marien; Schülerinnen,

Schüler und Lehrer aus der Höheren

Lehranstalt für Wirtschaftliche Berufe,

Klagenfurt.

Uit het Koninkrijk der Nederlanden: Bedevaart

van Nederlandse bisdommen.

De España: Hermandad del Rocío, de

Villamanrique de la Condesa; grupo peregrinaciones

guadalupanas, de Madrid.

De México: grupo de peregrinos de Guadalajara.

De Uruguay: grupo de peregrinos.

De Venezuela: grupo de Deputados del

Parlamento Latinoamericano y Caribeño.

De Colombia: grupo de peregrinos.

De Guatemala: grupo de peregrinos.

De Argentina: grupos de peregrinos.

Do Brasil: Paróquia Santa Luzia, de Votuporanga;

grupo de visitantes de Patos de

Minas; Igreja Nossa Senhora Aparecida,

Ilha do Governador; Paroquia sao José, de

Bragança Paulista.

Orlando Brandes

arcivescovo di Aparecida

Nato il 13 aprile 1946 a Urubici,

nella diocesi di Lages, stato di

Santa Catarina, ha compiuto gli

studi di filosofia nel seminario

Rainha dos Apóstolos a Curitiba

(1965-1968). Poi, come alunno del

Pontifico collegio Pio brasiliano a

Roma ha ottenuto il baccalaureato

in teologia e la licenza in teologia

sistematica alla Pontificia università

Gregoriana (1968-1973). Ordinato

sacerdote il 6 luglio 1974 e incardinato

nella diocesi di Lages, è

stato professore dell’Instituto teológico

de Santa Catarina (Itesc);

direttore spirituale degli studenti

di teologia delle diocesi di Lages

e di Joinville; rettore del seminario

maggiore di Florianópolis e infine

direttore dell’Itesc. Nominato

vescovo di Joinville il 9 marzo

1994, ha ricevuto l’o rd i n a z i o n e

episcopale il successivo 5 giugno.

Il 10 maggio 2006 è stato promosso

arcivescovo di Londrina. In seno

alla Conferenza episcopale brasiliana

è stato presidente della

commissione per la vita e per la

famiglia (2007-2011) e anche delegato

per la quinta conferenza del

Celam ad Aparecida (2007).

We l l i n g t o n

de Queiroz Vieira

vescovo prelato

di Cristalândia

Nato l’11 luglio 1968 a Tocantinópolis,

ha iniziato gli studi di filosofia

presso il seminario arcidiocesano

Nossa Senhora de Fátima

a Brasília (1989-1990), concludendoli

alla Pontificia università Gregoriana

di Roma, nella quale ha

ottenuto la licenza (1992-1993).

Poi ha compiuto gli studi di teologia

presso il seminario arcidiocesano

São José a Rio de Janeiro

(1994-1996). Inoltre ha conseguito

la licenza in diritto canonico alla

Pontificia università Lateranense

(2010-2013). Ordinato sacerdote

l’8 dicembre 1996 per la diocesi di

Tocantinópolis, ha diretto la scuola

São Miguel Arcanjo a Xambioá

(1999), è stato parroco di São Vicente

de Paula ad Araguaína

(2000), economo diocesano e cancelliere

(2001-2009) e parroco di

São Sebastião ad Araguaína

(2004-2009). Attualmente era parroco

di São Paulo Apóstolo ad

Araguaína e dal 2013 giudice uditore

della Camera ecclesiastica

della diocesi.


pagina 8 L’OSSERVATORE ROMANO

giovedì 17 novembre 2016

All’udienza generale sulle opere di misericordia il Papa chiede di non puntare il dito contro le persone moleste

Nei panni degli altri

E mette in guardia dalle tentazioni sempre in agguato dell’invidia e dell’ambizione

«È facile puntare il dito contro i difetti e le mancanze altrui, ma dobbiamo imparare a

metterci nei panni degli altri». Lo ha raccomandato il Papa all’udienza generale di mercoledì

16 novembre in piazza San Pietro, proseguendo le riflessioni sulle opere di misericordia. Il

Pontefice si è soffermato su quella che esorta a sopportare pazientemente le persone moleste,

sottolineando come invidia, ambizione e adulazione, siano «tentazioni sempre in agguato».

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Dedichiamo la catechesi di oggi a un’op e-

ra di misericordia che tutti conosciamo

molto bene, ma che forse non mettiamo in

pratica come dovremmo: sopportare pazientemente

le persone moleste. Siamo tutti molto

bravi nell’identificare una presenza che

Al termine dell’udienza generale il Pontefice

ha lanciato un appello «alla coscienza di tutti

affinché i bambini siano sempre protetti»

con l’auspicio «che la Comunità internazionale

possa vigilare sulla loro vita». Durante i saluti

ai gruppi presenti il Papa ha anche ricordato

«con particolare affetto le vittime del recente

terremoto nel Centro Italia».

Sono lieto di accogliere i pellegrini di lingua

francese, in particolare i membri dell’O p e ra

d’Oriente, i sacerdoti dell’Unione Apostolica del

C l e ro e della Diocesi d’Agen, con Mons.

Herbreteau, come pure i fedeli venuti da

Francia, Belgio e Repubblica Democratica

del Congo.

Al termine di questo Anno Giubilare, vi

invito a non chiudere le porte della misericordia

del vostro cuore, ma ad essere sempre

più pazienti, umili e semplici nell’accoglienza

dei vostri fratelli e sorelle. Dio vi benedica!

Saluto i pellegrini di lingua inglese presenti

all’odierna Udienza, specialmente quelli

provenienti da Gran Bretagna, Irlanda, Danimarca,

Islanda, Malta, Nigeria, Indonesia,

Malaysia, Filippine, Nuova Zelanda, Canada

e Stati Uniti d’America. Con fervidi auguri

che questi ultimi giorni del Giubileo della

Misericordia siano per voi e per le vostre famiglie

un tempo di grazia e di rinnovamento

spirituale, invoco su voi tutti la gioia e la pace

del Signore Gesù!

Rivolgo un cordiale saluto a tutti i pellegrini

di lingua tedesca. Dio è sempre misericordioso

verso di noi e ci ha dato un esempio

affinché anche noi facciamo lo stesso. Vi

auguro un buon soggiorno a Roma e di cuore

vi benedico tutti.

Saludo cordialmente a los peregrinos de

lengua española, en particular a los venidos

de España y Latinoamérica. Les animo a poner

en práctica las obras de misericordia, corporales

y espirituales, para que todos puedan

experimentar la presencia y ternura de Dios

en sus vidas.

Saluto tutti i pellegrini di lingua portoghese,

in particolare i sacerdoti e i fedeli di Rio

de Janeiro e quelli di Vatuporanga e Patos de

Minas. Cari amici, in quest’ultima settimana

del Giubileo straordinario della Misericordia,

Gesù ci chiama a portare la gioia e la consolazione

del Vangelo a tutti gli uomini, come

suoi autentici testimoni misericordiosi! Dio vi

benedica tutti!

Rivolgo un cordiale saluto ai pellegrini di

lingua araba, in particolare a quelli provenienti

dalla Giordania, dalla Siria e dal Medio

Oriente. Sopportare pazientemente le

persone moleste è un atto di misericordia che

dobbiamo vivere senza superbia e senza superiorità,

ma con coerenza e umiltà. Dobbiamo

ricordare sempre che con la stessa misura

con la quale giudicheremo e sopporteremo

gli altri saremo anche noi giudicati. Il Signore

vi benedica tutti e vi protegga dal maligno!

Con affetto saluto i fedeli provenienti dai

Paesi Bassi che partecipano a quest’Udienza

in occasione del pellegrinaggio giubilare delle

Diocesi olandesi, accompagnati dai loro

Vescovi. L’Anno Santo Straordinario che volge

a termine è stato un momento propizio

può dare fastidio: succede quando incontriamo

qualcuno per la strada, o quando

riceviamo una telefonata... Subito pensiamo:

“Per quanto tempo dovrò sentire le

lamentele, le chiacchiere, le richieste o le

vanterie di questa persona?”. Succede anche,

a volte, che le persone fastidiose sono

Appello per la giornata mondiale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza

I bambini vanno sempre protetti

per riscoprire l’importanza della misericordia

di Dio nella vita cristiana. Conquistati da

Gesù Cristo (cfr. Fil 3, 12) siamo sempre

messaggeri dell’amore di Dio nel mondo,

praticando le opere di misericordia corporali

e spirituali. Il Signore benedica voi e i vostri

cari.

Un cordiale saluto rivolgo ai pellegrini polacchi.

Cari fratelli e sorelle, fra pochi giorni

si chiuderà la Porta Santa del Giubileo della

Misericordia. Non si chiude però il cuore misericordioso

di Dio, non si spegne la sua tenerezza

per noi peccatori, non cessano di

scaturire i fiumi della sua grazia. Allo stesso

modo non si possono mai chiudere i nostri

cuori e non possiamo smettere di compiere le

nostre opere di misericordia verso i bisognosi.

L’esperienza della misericordia di Dio che

abbiamo vissuto in quest’Anno giubilare rimanga

in voi come ispirazione alla carità per

il prossimo. Vi accompagni la benedizione

del Signore!

Domenica prossima, 20 novembre, si celebrerà

la Giornata mondiale dei diritti dell’infanzia

e dell’adolescenza. Faccio appello alla

coscienza di tutti, istituzioni e famiglie, affinché

i bambini siano sempre protetti e il loro

benessere venga tutelato, perché non cadano

mai in forme di schiavitù, reclutamento in

gruppi armati e maltrattamenti. Auspico che

la Comunità internazionale possa vigilare

sulla loro vita, garantendo ad ogni bambino

e bambina il diritto alla scuola e all’educazione,

perché la loro crescita sia serena e guardino

con fiducia al futuro.

Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini

di lingua italiana. Saluto la Federazione

Maestri del lavoro, che ricorda il sessantesimo

di fondazione ed auspico che la ricorrenza

contribuisca a favorire l’inclusione sociale

ed economica, specialmente delle fasce più

deboli della popolazione.

Saluto la Comunità dei Figli di Dio di Firenze;

la Croce Rossa di Spoltore; l’Asso ciazione

“Arance di Natale” di Camisano Vicentino;

i gruppi parrocchiali e gli studenti.

Nell’imminenza della fine del Giubileo

Straordinario ciascuno ricordi quanto è importante

essere Misericordiosi come il Padre e

quelle più vicine a noi: tra i parenti c’è

sempre qualcuno; sul posto di lavoro non

mancano; e neppure nel tempo libero ne

siamo esenti. Che cosa dobbiamo fare con

le persone moleste? Ma anche noi tante

volte siamo molesti agli altri. Perché tra le

opere di misericordia è stata inserita anche

questa? Sopportare pazientemente le persone

moleste?

Nella Bibbia vediamo che Dio stesso

deve usare misericordia per sopportare le

lamentele del suo popolo. Ad esempio nel

libro dell’Esodo il popolo risulta davvero

insopportabile: prima piange perché è

schiavo in Egitto, e Dio lo libera; poi, nel

deserto, si lamenta perché non c’è da

mangiare (cfr. 16, 3), e Dio manda le quaglie

e la manna (cfr. 16, 13-16), ma nonostante

questo le lamentele non cessano.

Mosè faceva da mediatore tra Dio e il popolo,

e anche lui qualche volta sarà risultato

molesto per il Signore. Ma Dio ha

avuto pazienza e così ha insegnato a Mosè

che l’amore verso i fratelli ci rende più umani

e più cristiani.

Porgo un saluto speciale ai giovani, ai malati

e agli sposi novelli. Nel mese di Novembre

la liturgia ci invita alla preghiera per i

defunti. Non dimentichiamo quanti ci hanno

voluto bene e ci hanno preceduto nella fede,

come anche coloro dei quali nessuno si ricorda:

il suffragio nella Celebrazione Eucaristica

è il miglior aiuto spirituale che noi possiamo

offrire alle loro anime. Ricordiamo con particolare

affetto le vittime del recente terremoto

nel Centro Italia: preghiamo per loro e per i

familiari e continuiamo ad essere solidali con

quanti hanno subito dei danni.

La band degli orsi

e i piccoli degenti

«Sedici nuovi appartamenti per le

famiglie dei bambini ricoverati

all’ospedale Gaslini di Genova, che

andranno ad aggiungersi agli undici

già disponibili»: ecco il progetto che

hanno presentato stamane a Papa

Francesco i rappresentanti della band

degli orsi, associazione dal nome

bizzarro ma impegnata in prima linea

per aiutare in ogni modo chi vive

l’esperienza del ricovero.

«Stiamo per ristrutturare un edificio

storico per dare un tetto gratuito alle

famiglie che si trovano catapultate a

Genova per garantire le cure ai lori

figli e non sanno a chi rivolgersi»

spiega Franco Salari. Senza

dimenticare i fratelli dei piccoli

ricoverati: per loro, dice, «abbiamo

aperto una ludoteca e una scuola

materna». Un «vortice di iniziative

solidali» sostenuto anche da

cinquanta pasticceri italiani che,

capitanati da Antonio Le Rose,

hanno costruito con la cioccolata

un’“Arca di Noè della solidarietà”,

con tanto di animali, pesante

centoquaranta chili. Presentata al

Papa durante l’udienza generale, sarà

il punto di forza di una

manifestazione di solidarietà

all’Acquario di Genova. E poi andrà

ad allietare le giornate dei bambini

ricoverati nella struttura di Palidoro,

sul litorale romano, dell’osp edale

pediatrico Bambino Gesù.

E proprio i più piccoli sono stati i

protagonisti dell’ultima udienza

generale dell’anno santo, cominciata

con l’ormai consueto gesto del Papa

di farne salire qualcuno sulla sua jeep

bianca: stavolta è toccato a quattro

bambine. E tra i doni più graditi a

Francesco la raccolta di lettere e

poesie scritte dagli alunni di quinta

elementare dell’istituto Maria

Montessori di Roma. «A giugno

avevamo fatto avere a Francesco il

lavoro che i bambini avevano

realizzato sul giubileo — spiega

l’insegnante Ines Fiorani — ricevendo

in risposta l’invito a incontrarlo in

piazza San Pietro per l’udienza

generale». E i bambini non si sono

e al popolo anche questa dimensione essenziale

della fede.

Viene quindi spontanea una prima domanda:

facciamo mai l’esame di coscienza

per vedere se anche noi, a volte, possiamo

risultare molesti agli altri? È facile puntare

il dito contro i difetti e le mancanze altrui,

ma dobbiamo imparare a metterci nei

panni degli altri.

Guardiamo soprattutto a Gesù: quanta

pazienza ha dovuto avere nei tre anni della

sua vita pubblica! Una volta, mentre

era in cammino con i discepoli, fu fermato

dalla madre di Giacomo e Giovanni, la

quale gli disse: «Di’ che questi miei due

figli siedano uno alla tua destra e uno alla

tua sinistra nel tuo regno» (Mt 20, 21). La

mamma faceva la lobby per i suoi figli,

ma era la mamma... Anche da quella situazione

Gesù prende spunto per dare un

insegnamento fondamentale: il suo non è

un regno di potere, non è un regno di

gloria come quelli terreni, ma di servizio e

donazione agli altri. Gesù insegna ad andare

sempre all’essenziale e a guardare più

lontano per assumere con responsabilità la

propria missione. Potremmo vedere qui il

richiamo ad altre due opere di misericordia

spirituale: quella di ammonire i peccatori

e quella di insegnare agli ignoranti. Pensiamo

al grande impegno che si può mettere

quando aiutiamo le persone a crescere

nella fede e nella vita. Penso, ad esempio,

ai catechisti — tra i quali ci sono tante

mamme e tante religiose — che dedicano

tempo per insegnare ai ragazzi gli elementi

basilari della fede. Quanta fatica, soprattutto

quando i ragazzi preferirebbero

certo presentati a mani vuote:

ciascuno ha voluto scrivere a

Francesco, confidando anche i propri

problemi personali.

E saranno destinati proprio ai

bambini, e in particolare a quelli

ricoverati nell’ospedale Redemptoris

Mater che i camilliani hanno aperto

in Armenia, i proventi dalla vendita

delle arance nel periodo natalizio che

i campeggiatori e camperisti italiani

organizzano dal 1995. Quest’anno,

spiega il presidente Franco Zocca,

«cercheremo di aiutare anche la

comunità cattolica di Kutaisi, in

Georgia». Proprio lo stile del viaggio

in camper, aggiunge, «consente di

conoscere da vicino storie e persone e

così anche di individuare progetti da

s o s t e n e re » .

Con un abbraccio il Papa ha accolto

Ivan Bukovac, venuto dalla Bosnia

ed Erzegovina con la sua famiglia e

con una storia durissima sulle spalle:

è stato proprio questo ragazzo a

provare inutilmente a salvare la vita

del fratello Nikola, ventisei anni, che

aveva deciso di suicidarsi.

Le vicende di povertà in Vietnam

sono state raccontate a Francesco dai

giocare piuttosto che ascoltare il catechismo!

Accompagnare nella ricerca dell’essenziale

è bello e importante, perché ci fa

condividere la gioia di gustare il senso

della vita. Spesso ci capita di incontrare

persone che si soffermano su cose superficiali,

effimere e banali; a volte perché non

hanno incontrato qualcuno che le stimolasse

a cercare qualcos’altro, ad apprezzare

i veri tesori. Insegnare a guardare all’essenziale

è un aiuto determinante, specialmente

in un tempo come il nostro che

sembra aver perso l’orientamento e inseguire

soddisfazioni di corto respiro. Insegnare

a scoprire che cosa il Signore vuole

da noi e come possiamo corrispondervi significa

metterci sulla strada per crescere

nella propria vocazione, la strada della vera

gioia. Così le parole di Gesù alla madre

di Giacomo e Giovanni, e poi a tutto il

gruppo dei discepoli, indicano la via per

evitare di cadere nell’invidia, nell’ambizione,

nell’adulazione, tentazioni che sono

sempre in agguato anche tra noi cristiani.

L’esigenza di consigliare, ammonire e insegnare

non ci deve far sentire superiori

agli altri, ma ci obbliga anzitutto a rientrare

in noi stessi per verificare se siamo

coerenti con quanto chiediamo agli altri.

Non dimentichiamo le parole di Gesù:

«Perché guardi la pagliuzza che è nell’o c-

chio del tuo fratello e non ti accorgi della

trave che è nel tuo occhio?» (Lc 6, 41). Lo

Spirito Santo ci aiuti ad essere pazienti

nel sopportare e umili e semplici nel cons

i g l i a re .

diretti protagonisti di azioni di

solidarietà. E così per mettere al

corrente il Papa della tragedia dei

boat people, e di come hanno tratto

in salvo trecentomila persone in cerca

di un futuro migliore, sono venuti

all’udienza Tony Nguyên, Nancy

Nguyên e Teresa Khiem.

Quarant’anni fa hanno dato vita a

un’associazione che aiuta le vittime

delle guerre e delle dittature, con

particolare attenzione alla realtà

vietnamita. Parlano di persecuzioni e

ingiustizie, prigioni e campi di lavoro

forzato, e si sentono molto vicini

all’opera di François-Xavier Nguyên

Van Thuân (1928-2002) il loro

connazionale divenuto cardinale.

Significativa, infine, la presenza di

oltre duemila rappresentanti della

federazione dei maestri del lavoro

italiani, impegnata a favorire

l’inclusione sociale ed economica dei

più poveri. Mentre un mosaico

raffigurante il logo del giubileo è

stato donato al Pontefice dalla

comunità parrocchiale di San

Giovanni evangelista a Riparbella, in

diocesi di Pisa.

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