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L’OSSERVATORE ROMANO

GIORNALE QUOTIDIANO

Unicuique suum

POLITICO RELIGIOSO

Non praevalebunt

Anno CLVI n. 265 (4 7. 4 0 0 ) Città del Vaticano venerdì 18 novembre 2016

.

Alla Caritas internationalis e agli imprenditori cattolici il Papa parla di inclusione sociale e solidarietà

Il denaro

deve servire e non governare

«Il denaro deve servire, invece di

governare». È il monito lanciato da

Papa Francesco durante l’i n c o n t ro

con i partecipanti alla conferenza internazionale

delle associazioni di imprenditori

cattolici (Uniapac), ricevuti

nella mattina di giovedì 17 novembre

nella Sala Regia.

Nel suo discorso il Pontefice ha

insistito con particolare forza sulla

necessità di utilizzare il denaro come

«uno strumento tecnico di intermediazione,

di comparazione di valori

e diritti, di compimento degli obblighi

e di risparmio». Esso, dunque,

non può avere «un valore neutro»

ma «acquista valore a seconda della

finalità e delle circostanze in cui si

usa». Perciò — ha messo in guardia

Francesco — «quando si afferma la

neutralità del denaro, si sta cadendo

in suo potere».

Da questo deriva una concezione

“so ciale” dell’attività delle imprese.

Che — ha insistito il Papa — «non

devono esistere per guadagnare denaro,

anche se il denaro serve per

misurare il loro funzionamento». Per

il Pontefice «le imprese esistono per

servire», anche se ciò può comportare

per loro «il rischio di complicarsi

la vita, dovendo rinunciare a certi

guadagni economici». Un appello

che Francesco ha esteso anche ai responsabili

del settore bancario e finanziario,

esortandoli a non penalizzare

nessuno e a rendere accessibile

il credito soprattutto a famiglie, piccole

e medie imprese, contadini, con

un’attenzione particolare alle attività

educative, alla sanità, al miglioramento

e all’integrazione dei nuclei

urbani più poveri.

Parole severe il Papa ha adoperato

per condannare la «piaga sociale»

della corruzione, che distrugge il tessuto

civile e “fro da” la democrazia

di un Paese. In conclusione, un invito

a coltivare la dimensione della

«gratuità» nell’attività imprenditoriale

e a creare per i migranti «fonti

di lavoro degno, stabili e abbondanti,

sia nei luoghi di origine sia in

quelli di arrivo».

La necessità che profughi e rifugiati

«possano sentirsi veramente “a

casa” nelle nostre comunità» era stata

indicata da Francesco anche durante

la precedente udienza ai membri

del consiglio di rappresentanza

della Caritas internationalis, invitati

a «sostenere, con rinnovato impegno,

i processi di sviluppo e i cammini

di pace nei Paesi da cui questi

nostri fratelli e sorelle fuggono o

partono in cerca di un avvenire mig

l i o re ».

PAGINA 7

Il Pontefice implora la fine delle violenze in Siria e Iraq

D olore

inno cente

Il dramma del Medio oriente, in

particolare di Iraq e Siria, dove

ogni giorno «si riversa su centinaia

di migliaia di bambini innocenti, di

donne e di uomini la violenza terribile

di sanguinosi conflitti che nessuna

motivazione può giustificare o

permettere», è stato al centro

dell’incontro tra il Papa e Mar Gewargis

III, catholicos-patriarca della

Chiesa assira dell’Oriente, ricevuto

in udienza nella mattina di giovedì

17 novembre. Nel suo discorso il

Pontefice si è detto costernato «per

quanto continua ad accadere in

Medio oriente» e ha rivolto il suo

pensiero a tutti «i nostri fratelli e

sorelle cristiani, nonché diverse minoranze

religiose ed etniche», che

sono «abituati a soffrire quotidianamente

grandi prove». Implorando

«la fine» di «tanto dolore»,

Francesco ha ricordato la testimonianza

dei martiri: il loro sangue —

ha affermato — «è il seme dell’unità

dei cristiani». Anche il patriarca

si è unito all’invocazione del Papa,

lanciando la proposta di convocare

«un raduno internazionale di tutti i

patriarchi e primati delle Chiese

apostoliche per studiare e capire

come e perché tragedie indicibili

stiano avvenendo nella regione mediorientale».

PAGINA 6

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Si conclude la conferenza mondiale sul clima in Marocco

Bisogna

agire subito

RA B AT, 17. «I pericoli dei cambiamenti

climatici sono ora più grandi

che mai. È giunto il momento di

agire assieme per proteggere il nostro

pianeta con più determinazione

di prima. Il tempo è contro di

noi. Non abbiamo un piano b, perché

non abbiamo un pianeta b».

Questo il punto centrale dell’intervento

del segretario generale delle

Nazioni Unite, Ban Ki-moon, in

occasione, ieri, del segmento ad alto

livello alla ventiduesima conferenza

mondiale sul clima (Cop22),

che si conclude domani, venerdì, a

Marrakech, in Marocco.

«Nessun paese — ha aggiunto il

diplomatico sudcoreano — può ritenersi

immune dai cambiamenti climatici,

indipendentemente da

quante risorse o potere abbia. Per

questa ragione l’accordo di Parigi

ha raccolto un consenso così alto.

Se agiamo ora, abbiamo tutto da

guadagnare». Il frutto dell’edizione

dello scorso anno della conferenza

è stato un accordo con cui gli stati

si sono impegnati a ridurre le emissioni

di gas serra nell’ambiente, responsabili

del riscaldamento climatico

e, quindi, di gravi danni agli

ecosistemi.

Anche Unione europea, Cina e

Stati Uniti hanno ribadito a Marrakech

che da Parigi non si torna

indietro. «Anche se stiamo entrando

in acque sconosciute, vi assicuro

che l’Unione starà salda su un terreno

traballante» ha rassicurato il

commissario europeo sul clima,

Miguel Arias Cañete. Il suo omologo

cinese, Xie Zhenhua, ha detto

che «le parti devono accelerare il

mantenimento dei loro impegni».

Il segretario di stato americano.

John Kerry, ha dichiarato che «la

maggioranza degli statunitensi sa

che i cambiamenti climatici sono

reali e intende mantenere gli impegni».

Il segretario di stato americano Kerry durante il suo intervento alla Cop22 (Afp)

Serie di raid provoca almeno 21 morti tra cui cinque bambini

Colpito un ospedale pediatrico ad Aleppo

DA M A S C O, 17. Orrore senza fine ad

Aleppo, la città siriana da tempo segnata

da terribili violenze. Un ospedale

pediatrico, un centro trasfusioni

e delle ambulanze sono stati colpiti

ieri in una serie di raid e bombardamenti

aerei nei quartieri orientali. A

darne notizia è la Bbc News online

citando il direttore dell’ospedale pediatrico

Bayan e l’Osservatorio siriano

per i diritti umani (voce dell’opposizione

in esilio a Londra). Almeno

21 persone sarebbero rimaste uccise,

tra cui cinque bambini.

Nel dipartimento di Bolívar

Uccisi tre guerriglieri

delle Farc

BO GOTÁ, 17. Tre guerriglieri delle

Forze armate rivoluzionarie della

Colombia (Farc) sono morti oggi

in uno scontro a fuoco con militari

nel dipartimento di Bolívar, nel

nord del paese. La dinamica dei

fatti è ancora poco chiara: bisogna

capire se si è trattato di un errore

— erano in corso nella stessa area

operazioni contro l’Esercito di liberazione

nazionale (Eln, l’a l t ro

gruppo ribelle colombiano) — o di

un’aperta violazione del cessate il

fuoco bilaterale previsto dall’accordo

di pace.

Stando a fonti militari, lo scontro

è avvenuto a Mina Golfo, piccola

località rurale del comune di

Santa Rosa. Un gruppo di soldati

avrebbe ricevuto informazioni sulla

presenza di guerriglieri. Le fonti

precisano che molto probabilmente

i soldati pensavano che i guerriglieri

fossero membri dell’Eln, organizzazione

con la quale non è in vigore

nessun cessate il fuoco ufficiale.

Solo in un secondo momento i militari

avrebbero capito che avevano

di fronte uomini delle Farc.

Tuttavia, riportano altre fonti,

anche se si fosse trattato di membri

Mosca nega qualsiasi responsabilità,

sostenendo di non aver condotto

raid su Aleppo nelle ultime settimane.

Damasco, invece, ha annunciato

l’inizio di una campagna aerea contro

i ribelli, precisando tuttavia che

le operazioni si concentrano nelle regioni

della Siria centrale e nordoccidentale.

Dunque, non su Aleppo.

Il direttore dell’ospedale colpito

ha dato notizia dell’attacco su Facebook,

secondo quanto riferito da diverse

fonti di stampa: «Un giorno

orribile per l’ospedale pediatrico. Io,

delle Farc, questi ultimi si sarebbero

trovati, al momento dello scontro,

a circa 68 chilometri di distanza

dalla “zona di concentrazione”

stabilita negli accordi di pace —

un’area dove i gruppi di guerriglieri

dovrebbero concentrare uomini e

mezzi. Non è chiara la motivazione

della loro presenza in quella zona.

Il capo negoziatore delle Farc,

Iván Márquez, ha confermato questa

versione dei fatti, sottolineando

però che i guerriglieri uccisi si stavano

recando nella “zona di concentrazione”.

Il capo negoziatore

del governo colombiano, Humberto

De la Calle, ha dichiarato che si

è trattato di un incidente e che non

si può parlare di violazione del cessate

il fuoco. Tuttavia — ha aggiunto

— l’episodio deve far capire

quanto sia necessario portare avanti

e rafforzare il processo di pace.

Solo pochi giorni fa Bogotá e le

Farc hanno firmato un nuovo accordo

di pace all’Avana, dopo la

bocciatura del primo accordo nel

referendum del 2 ottobre scorso.

L’intesa ha ricevuto l’a p p ro v a z i o n e

dell’Unasur (Unione delle nazioni

sudamericane).

il mio staff — ha scritto — siamo seduti

in una stanza nei sotterranei

provando a proteggere i nostri pazienti.

Stiamo tentando di lasciare i

sotterranei ma non possiamo a causa

degli aerei ancora in cielo». L’osp e-

dale — ha riferito ancora il direttore

— è stato colpito da almeno venti

“barili bomba”.

Il bombardamento dell’osp edale

pediatrico non è tuttavia un caso

isolato. Questa mattina un’autob omba

a nord di Aleppo ha causato almeno

25 morti, la maggior parte ribelli.

Fonti locali parlano di «decine

di vittime tra morti e feriti»

nell’esplosione che ha colpito «un

quartiere generale» dei ribelli.

Inoltre, l’agenzia siriana Sana,

controllata da Damasco, afferma che

«decine di civili sono stati feriti da

colpi di arma da fuoco esplosi da

terroristi (nome con cui ci si riferisce

ai ribelli, ndr) ad Aleppo est, fuori

dal controllo del governo, mentre

protestavano per la presenza di miliziani

antiregime nei quartieri assediati

della città».

Confermando la notizia, il ministero

della difesa di Mosca ha fatto

sapere che «i civili che risiedono nella

parte orientale di Aleppo hanno

aumentato la resistenza» e quindi

«si sono verificati undici episodi di

protesta», ovvero scontri a fuoco. «I

miliziani hanno sparato contro un

corteo di civili provocando 27 morti

e centinaia di feriti».

La cosa certa — dicono gli osservatori

internazionali — è che Mosca

e Damasco hanno avviato ieri una

escalation del conflitto per colpire le

ultime sacche di resistenza dei ribelli

e del cosiddetto stato islamico (Is).

Intensi bombardamenti aerei sono

proseguiti nelle ultime ore e per tutta

la notte su diverse località fuori

Fra matematica e filosofia

Pitagora

tra aste e funi

CARLO MARIA PO LVA N I A PA G I N A 4

dal controllo governativo. Sono stati

usati vari tipi di ordigni, tra cui missili

da crociera Kalibr sparati dalla

portaerei russa Kuznetsov. Ad Al

Waar, sobborgo di Homs assediato

dalle forze lealiste, fonti locali documentano

l’uso di bombe incendiarie

da parte delle forze governative.

Colpite anche zone intorno a Idlib.

A volte sembra pericolosa e ingiusta

Il costo

della misericordia

F R AT E L RICHARD A PA G I N A 5

NOSTRE

INFORMAZIONI

Il Santo Padre ha ricevuto

questa mattina in udienza il

Signor Luis Leonardo Almagro,

Segretario Generale dell’Organizzazione

degli Stati

Americani, e Seguito.

Provviste di Chiese

Il Santo Padre ha nominato

Arcivescovo Metropolita di Tiranë-Durrës

(Albania) Sua Eccellenza

Monsignor George

Frendo, O.P., finora Vescovo titolare

di Butrinto e Ausiliare

di Tiranë-Durrës.

Il Santo Padre ha nominato

Vescovo della Diocesi di Teruel

y Albarracín (Spagna) il

Reverendo Antonio Gómez

Cantero, finora Vicario Generale

della Diocesi di Palencia.


pagina 2 L’OSSERVATORE ROMANO

venerdì 18 novembre 2016

La sede della Commissione europea

a Bruxelles

Obama e Merkel sostengono il partenariato commerciale e difendono l’accordo sul clima

Impegni comuni

BE R L I N O, 17. Il cancelliere Angela

Merkel e il presidente uscente degli

Stati Uniti, Barack Obama, da Berlino

ribadiscono che «non ci sarà un

ritorno a un mondo prima della globalizzazione»

e auspicano gli accordi

sul commercio transatlantico e il

mantenimento delle misure prese per

la tutela del clima.

Merkel e Obama hanno firmato

ieri un testo, pubblicato poi da una

rivista tedesca, in cui perorano la firma

del partenariato transatlantico

sul commercio e gli investimenti

(Ttip) e gli impegni per la tutela del

clima. Nel testo si legge che «tedeschi

e statunitensi devono cogliere

l’opportunità di plasmare la globalizzazione

secondo i propri valori e

idee». E una promessa: «Siamo impegnati

con le nostre imprese e i nostri

cittadini, anzi con l’intera comunità

mondiale, ad allargare e approfondire

la nostra collaborazione». In

campagna elettorale, Donald Trump

aveva detto più volte di voler tralasciare

il Ttip tra Stati Uniti e Unione

europea e di voler fare un passo

indietro sull’accordo raggiunto a Parigi,

un anno fa, per un’azione di

contrasto agli effetti negativi del

cambiamento climatico.

In particolare, Merkel e Obama

hanno voluto sottoscrivere che «il

partenariato fra Stati Uniti e Germania

ha giocato un ruolo centrale nel

raggiungere l’accordo di Parigi, che

fornisce al mondo la cornice per la

difesa comune del nostro pianeta».

Prima di firmare il testo comune,

il presidente uscente degli Stati Uniti

ha avuto un colloquio con il cancelliere

tedesco, che ancora di recente

ha definito «probabilmente il mio

più stretto alleato internazionale degli

ultimi otto anni».

Obama è giunto a Berlino ieri nel

tardo pomeriggio, ultima tappa in

Europa della sua ultima missione

all’estero come presidente degli Stati

Più soldi

a profughi e giovani

nel bilancio

dell’Unione

BRUXELLES, 17. Dopo una lunga notte

di negoziati, è stato trovato un accordo

tra le varie istituzioni europee

(parlamento, consiglio e commissione)

sul bilancio comunitario per il

2017. Sono state accolte alcune richieste

dell’Italia sulle spese per migranti

ed è stato aumentato anche il

budget per i giovani.

Previsti 157,9 miliardi in impegni e

134,5 miliardi in pagamenti, pari rispettivamente

a un aumento dell’1,7

per cento e a una riduzione dell’1,6

per cento rispetto al 2016. Le risorse

a favore di migranti e giovani e crescita

verranno aumentate rispetto

all’anno in corso: 5,91 miliardi in termini

di impegni saranno disponibili

per affrontare la crisi dei rifugiati e

la sicurezza, pari a un aumento

dell’11,3 per cento, mentre per crescita

e occupazione saranno 21,3 miliardi,

ovvero +12 per cento. In particolare,

i fondi a favore del programma

Erasmus plus aumenteranno del 19

per cento a 2,1 miliardi, e l’Efsi, il

fondo del Piano Juncker, avrà impegni

pari a 2,7 miliardi, ossia +25 per

cento. Per i giovani ci saranno anche

500 milioni per la Youth Employment

initiative.

La delegazione italiana non ha votato

a favore. Sembra lo abbia fatto

anche in linea con la riserva posta

sulla revisione del complessivo quadro

finanziario 2014-2020. Il presidente

del consiglio dei ministri italiano,

Matteo Renzi, ha detto nei

giorni scorsi che si usano soldi

dell’Ue, di cui l’Italia è tra i maggiori

contribuenti, per costruire muri.

Il presidente uscente degli Stati Uniti Barack Obama (Afp)

Europa e Nato

s’imp egnano

a rafforzare

la cooperazione

BRUXELLES, 17. Rafforzare la

cooperazione tra Unione europea

e Alleanza Atlantica (Nato)

per rispondere alle nuove sfide

che minacciano l’Europa. È il

messaggio che è emerso ieri al

termine dell’incontro Nato-Ue

cooperation after the Warsaw

Summit, organizzato al Parlamento

europeo di Bruxelles

dall’Atlantic Treaty Association

(Ata), alla presenza dell’alto

rappresentante dell’Ue per gli

affari esteri e la politica di sicurezza,

Federica Mogherini.

Al centro del dibattito, il

contrasto alle cosiddette “minacce

ibride”, ovvero una serie

di azioni di guerra non convenzionali

messe in atto in contemporanea

da parte di uno Stato,

fatte anche di propaganda, insurrezioni

guidate dall’esterno e

attacchi informatici. «Abbiamo

bisogno di un nuovo impeto

per rendere effettivo l’a c c o rd o

raggiunto a Varsavia» lo scorso

8 luglio, hanno spiegato in una

nota gli esperti dell’Ata, aggiungendo

che «consolidare il

rapporto tra Nato e Ue è un

modo per rafforzare anche la

cooperazione generale tra Unione

europea e Stati Uniti e rispondere

alle minacce che incombono

sull’Europa sia da est

che da sud».

ROMA, 17. Povertà ed esclusione sociale,

case inospitali, nessun gioco,

niente sport, abbandono precoce

della scuola: è la condizione di migliaia

e migliaia di bambini e ragazzi

in Italia. A pochi giorni dalla

Giornata dei diritti dell’infanzia e

dell’adolescenza, che si celebra il

20 novembre, emerge da dati Eurostat

che nella penisola un bambino

su tre è a rischio povertà e che

quattro bambini su dieci vivono in

case prive di riscaldamento e sono

malnutriti. La percentuale italiana

Un bambino su tre

in Italia è a rischio povertà

Uniti in carica. Dalla Grecia, prima

tappa del viaggio, ha mandato un

messaggio rassicurante: «Io e Trump

non potremmo essere più diversi,

abbiamo punti di vista diversi, ma la

democrazia americana è più grande

di una sola persona». Obama si è

quindi detto «fiducioso che l’imp e-

gno dell’America nell’Alleanza atlantica

continuerà, incluso l’obbligo di

Washington a difendere tutti gli alleati»,

ricordando poi che l’imp egno

è «durato per sette decenni sia che

ci fosse un’amministrazione democratica

sia che ci fosse quella repubblicana».

Guardando alla questione

immigrazione, Obama ha lodato la

«generosità» del popolo greco verso

gli immigrati che «ha dato l’esempio

al mondo» su un problema che però

«richiede una risposta collettiva della

Ue e della comunità internazionale».

Venerdì Obama sarà a Lima, in

Perú, per il vertice del I Forum per

la cooperazione economica Asia-Pacifico

(Apec). A margine dei lavori,

è previsto l’incontro con il leader cinese

Xi Jinping.

Allo scopo di normalizzare le relazioni bilaterali

Ripreso il dialogo

tra Serbia e Kosovo

BRUXELLES, 17. È ripreso ieri a Bruxelles,

dopo l’importante accordo

dei giorni scorsi in tema di telecomunicazioni,

il dialogo tra Serbia e

Kosovo. Il negoziato si svolge sotto

la mediazione dell’E u ro p a .

Il punto principale in agenda riguarda

la creazione della nuova comunità

delle municipalità serbe in

Kosovo, prevista dagli accordi di

Bruxelles, ma sulla quale — indicano

gli analisti politici — il governo

Ritrovati i corpi senza vita di sette migranti in un nuovo naufragio al largo della Libia

Morti annunciate

BRUXELLES, 17. Ennesimo naufragio

nel Mediterraneo, al largo della Libia.

Cento persone risultano disperse,

mentre sono stati ritrovati i corpi

senza vita di sette migranti e 27 sono

stati tratti in salvo. Sono le prime

informazioni che arrivano dagli

operatori umanitari dell’o rg a n i z z a -

zione Medici senza frontiere, che

di minori in difficoltà supera la

media europea: 25,4 contro 17,6.

Non solo. Un ragazzino su 20

sotto i 15 anni di età non riceve un

pasto proteico al giorno. Più del 13

per cento non ha uno spazio adeguato

a casa dove fare i compiti e

non può permettersi sport o corsi

extrascolastici; quasi uno su dieci

non può indossare abiti nuovi o

partecipare alle gite scolastiche e

quasi uno su tre non sa cosa voglia

dire una settimana di vacanza lontano

da casa.

Migranti soccorsi in mare (Ap)

In particolare di povertà educativa

si è parlato all’incontro organizzato

ieri dall’associazione Salesiani

per il sociale a Roma. Il garante

per l’infanzia, Filomena Albano, ha

spiegato che «il diritto all’educazione

non riguarda solo il sistema di

istruzione ma anche il diritto alla

crescita e allo sviluppo relazionale,

affettivo, emozionale, culturale, sociale».

Si parla, dunque, di «esperienze

di vita e processi di apprendimento,

che permettono di sviluppare

personalità, talenti e abilità».

hanno prestato soccorso ai naufraghi.

Intanto, sono ripresi gli sbarchi

in Sicilia. A Pozzallo sono arrivati

554 migranti. Si tratta di persone

tratte in salvo in cinque distinte

operazioni di recupero. Le nazionalità

dichiarate sono Bangladesh, Nigeria,

Libia, Gambia, Costa d’Avorio,

Senegal, Mali, Sudan, Tunisia.

Tra loro ci sono dodici bambini e

90 donne.

Al centro di prima accoglienza

della cittadina siciliana stamattina

c’erano 215 presenze con almeno 150

minori. La previsione è di trasferire

in altri centri, dopo lo sbarco, 400

migranti.

O spedali

fonti

di infezioni

ROMA, 17. In Europa ogni anno si

registrano 4 milioni di infezioni

ospedaliere, con 37.000 decessi.

In Italia 500.000 infezioni, con

5000 decessi: più delle vittime di

incidenti stradali (3381 nel 2014).

La denuncia è dell'Associazione

dei microbiologi clinici italiana

(Amcli), che, in vista della giornata

mondiale dell’antibiotico il

18 novembre, chiede maggiore attenzione

alle infezioni da batteri

antibiotico resistenti.

di Pristina continua a prendere

tempo, anche a causa delle forti resistenze

interne a opera dell’opp o-

sizione nazionalista.

Altri argomenti in discussione a

Bruxelles riguardano la giustizia, la

libertà di movimento, la liberalizzazione

dei visti, la questione delle

targhe di immatricolazione delle

macchine e la realizzazione di un

accordo riguardante l’esercizio congiunto

per i confini.

L’accordo sulle telecomunicazioni

era uno dei più spinosi e controversi

nel dialogo per la normalizzazione

delle relazioni fra le parti.

Nello specifico, la proprietà di Telekom

Srbija viene trasferita a una

società affiliata in Kosovo, la Mts,

di proprietà della stessa Telekom.

La prestazione dei servizi continuerà

come avvenuto finora, mentre al

Kosovo verrà assegnato ufficialmente

un suo prefisso telefonico.

Un punto, quello del prefisso telefonico,

sul quale l’esecutivo di

Pristina insisteva da tempo, e che

poneva come condizione a uno

sblocco della trattativa sulla formazione

della nuova comunità delle

municipalità serbe in Kosovo.

Intanto, oggi, a New York, è in

programma una seduta del consiglio

di sicurezza delle Nazioni

Unite, che esaminerà il rapporto

periodico semestrale del segretario

generale, Ban Ki-moon, sulla situazione

in Kosovo e sullo stato del

dialogo fra le parti. A rappresentare

il governo della Serbia sarà il

ministro degli esteri, Ivica Dačić.

Quanto costa

la Brexit

a Londra

LONDRA, 17. In attesa dei dati ufficiali

sulle finanze pubbliche britanniche

che il governo del premier

Theresa May presenterà la prossima

settimana, le previsioni dell’Autumn

Statement parlano di 100 miliardi

di sterline perse nei prossimi

cinque anni, per gli effetti del referendum

del 23 giugno.

Secondo quanto scrive il «Financial

Times», la crescita che rallenta

e gli investimenti che risultano in

calo colpiranno le entrate fiscali,

confermando gli allarmi lanciati

prima del referendum, dal ministero

del tesoro britannico sugli alti

costi dell’uscita dall’Ue.

L’Institute for Fiscal Studies ha

presentato le sue stime in cui avverte

che si potrebbe arrivare a circa

30 miliardi di sterline di maggior

indebitamento nel 2019-20 prima

che gli effetti positivi derivanti

dai minor contributi al bilancio Ue

si facciano sentire. E tale elaborazione

non si discosta molto proprio

dalla stima del ministero del tesoro

realizzata prima del referendum,

che individuava un costo annuale

di 36 miliardi di sterline, anche se

l’allora cancelliere dello scacchiere

aveva previsto l’ondata di effetti

negativi solo 5 anni dopo il voto.

In ogni caso, il danno maggiore arriverà

dalla minor crescita.

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venerdì 18 novembre 2016 L’OSSERVATORE ROMANO

pagina 3

Il parlamento venezuelano

Incontro con il premier nipponico Abe

Tru m p

e la partita asiatica

Scontri

tra polizia

e manifestanti

a Rio

WASHINGTON, 17. Cercherà rassicurazioni

sull’impegno degli Stati

Uniti nei confronti del suo Paese il

premier giapponese Shinzo Abe,

che oggi sarà ricevuto dal presidente

eletto Donald Trump nel suo

grattacielo di New York, dove sono

in corso le grandi manovre per la

definizione del nuovo governo.

Abe è il primo leader straniero a

incontrare il vincitore delle elezioni

dello scorso 8 novembre.

Inutile dire che ci sono fondamentali

motivazioni storiche e strategiche

alla base della scelta di

Abe. Dalla fine della seconda guerra

mondiale, la presenza militare

americana in Giappone è sempre

stata ingente e attualmente ammonta

a 47.000 uomini: un deterrente

contro le ambizioni espansionistiche

della Cina e della Corea

del Nord. Ma anche una fondamentale

relazione di cooperazione

a livello economico. «La pace e la

stabilità nella regione dell’Asia e

del Pacifico, che è il centro della

crescita economica mondiale, rappresenta

una fonte di forza per gli

Stati Uniti» aveva dichiarato Abe

subito dopo l’elezione di Trump.

«La forte alleanza tra Stati Uniti e

Giappone è indispensabile per sostenere

la pace e la stabilità nella

regione». Il Giappone spende circa

1,5 miliardi di dollari all’anno per

supportare le truppe americane

ospitate: una cifra che il ministro

degli esteri di Tokyo, Tomomi Inada,

ha definito «appropriata».

Il punto cruciale — dicono gli

analisti — è che la nuova amministrazione,

in base anche alle prime

dichiarazioni del presidente eletto,

sembra essere più tesa alla tutela

degli interessi nazionali che a un

forte impegno su scala mondiale.

Questo significa che molto probabilmente

Washington guarderà

sempre meno alla Nato e ai suoi alleati

chiave in Asia: Corea del Sud

e appunto Giappone. «Dobbiamo

essere consapevoli del fatto che gli

Stati Uniti dedicheranno meno attenzione

all’Asia» e quindi «il governo

giapponese deve essere preparato

a una simile situazione» ha

ammonito il principale giornale finanziario

nipponico, il «Nikkei

Shimbun».

L’incontro con Abe è il primo di

una lunga lista nella fitta agenda

del presidente eletto. Fonti del

Cremlino affermano che subito dopo

la cerimonia di insediamento

(20 gennaio 2017) Trump volerà a

Mosca per incontrare il presidente

russo. In campagna elettorale, il

candidato repubblicano si era detto

Visita

del presidente

del Vietnam

a Cuba

L’AVA N A , 17. Il presidente di Cuba,

Raúl Castro, ha incontrato ieri

all’Avana il capo dello stato vietnamita,

Tran Quang Dai, in visita ufficiale

nel paese caraibico, con il

quale ha partecipato alla firma di

una serie di accordi bilaterali e di

due protocolli per rafforzare le relazioni

economiche.

Al termine dei colloqui, al presidente

vietnamita è stato assegnato

l’ordine di José Martí, il più alto

riconoscimento conferito dal consiglio

di stato cubano alle personalità

straniere per i risultati ottenuti a

favore della pace e dell’umanità.

Alla cerimonia, Homero Acosta,

segretario del consiglio di stato, ha

sottolineato il contributo di Tran al

fine di rafforzare i legami storici di

amicizia e di solidarietà tra i due

paesi.

Cuba e Vietnam — ricordano gli

analisti — hanno stabilito relazioni

diplomatiche nel 1960, un anno dopo

la rivoluzione guidata da Fidel

Castro. Da allora, hanno mantenuto

buone relazioni politico-economiche,

con la cooperazione in diversi

settori chiave quali l’agricoltura,

il turismo, l’edilizia e l’educazione.

pronto, in caso di vittoria, a incontrare

Vladimir Putin anche prima

dell’inizio del suo mandato.

Intanto, a New York e a Washington

continuano le manovre

interne per la costruzione delle

nuova squadra di governo. Donald

Trump è al lavoro con i suoi collaboratori

per definire quanto prima

le nomine dei posti chiave. Nelle

ultime ore — riferisce la stampa — è

emerso il nome di Nikki Haley, governatrice

del South Carolina, come

possibile segretario di stato. Lo

riporta la Cnn che cita fonti interne

al transition team. Per la poltrona

più importante dell’amministrazione

finora si erano fatti con insistenza

i nomi dell’ex sindaco di

New York, Rudy Giuliani, e dell’ex

ambasciatore all’Onu, John Bolton.

Diversi esponenti del team presidenziale

sembrano tuttavia essere

contrari. L’idea che Trump possa

prendere in considerazione Haley

per l’incarico di segretario di stato

è una notizia anche perché, durante

la campagna elettorale, la repubblicana

aveva criticato fortemente il

tyco on.

Il parlamento venezuelano annulla la nomina di tre deputati accogliendo le richieste del Governo

Gesti di distensione

Sei ribelli morti nello stato orientale di Chhattisgarh

Maoisti nel mirino

delle forze armate indiane

Ribelli maoisti in azione

Si combatte ancora

a Sirte

TRIPOLI, 17. Prosegue l’assedio da

parte dei militari libici a Sirte contro

le residue forze del cosiddetto stato

islamico (Is) ancora presenti in città.

Una fonte dell’esercito fedele al governo

di unità nazionale di Al Sarraj

ha reso noto al portale di informazione

Alwasat che diversi militari sono

rimasti feriti questa mattina per

l’esplosione di un ordigno nel quartiere

di Giza Bahareya, area nella

quale sono asserragliati i jihadisti.

La stessa fonte ha aggiunto che «le

milizie proseguono nell’avanzata» e

sono riuscite a liberare un gruppo di

civili dalle zone dei combattimenti.

Intanto, l’ospedale centrale di Misurata

ha annunciato di avere accolto

diversi miliziani e militari feriti

nei combattimenti di ieri. Sul loro

sito Facebook le forze dell’op erazione

libica hanno pubblicato nuove

CARACAS, 17. Nonostante le tensioni

continue e la crisi economica, in Venezuela

si aprono spiragli di dialogo.

Ieri il parlamento, controllato

dall’opposizione, ha deciso di espellere

tre deputati la cui nomina era

stata contestata dal Governo del presidente

Nicolás Maduro. La Mud

(Mesa de la Unidad Democrática,

coalizione di forze politiche antichaviste)

ha deciso in questo modo di

accogliere la decisione delle autorità

immagini dell’avanzata, che mostrano

la città costiera percorsa

dai carri armati e ormai in mano

ai militari, mentre sullo sfondo si

vedono palazzi completamente

sventrati e strade distrutte.

Tutto questo mentre prosegue,

a rilento, il dialogo politico. Per

assicurare la normalizzazione del

quadro istituzionale ci vorrebbe il

voto di fiducia al Governo di accordo

nazionale di Al Sarraj da

parte del parlamento di Tobruk.

Tuttavia, quest’ultimo continua a

opporsi al nuovo esecutivo di Tripoli,

sostenuto dalla comunità internazionale.

Nei giorni scorsi,

nel vertice di Addis Abeba è stata

l’Unione africana a lanciare un

nuovo appello alle parti per trovare

l’unità.

giudiziarie che avevano contestato la

nomina dei tre a causa di sospetti di

frode. Inoltre, proprio a seguito della

nomina dei tre, il Tribunale supremo

di giustizia (Tsj) aveva denunciato

il parlamento come illegale e

quindi ritenute nulle tutte le sue delib

erazioni.

Ora, la decisione del parlamento

sembra essere un gesto di distensione

finalizzato al rafforzamento del

dialogo. Ed è — affermano le fonti —

NEW DELHI, 17. Sei militanti maoisti,

fra cui tre donne, sono morti ieri

durante uno scontro a fuoco con

le forze di sicurezza indiane nello

stato orientale di Chhattisgarh. Lo

riferisce l’agenzia di stampa Ani.

La battaglia, in cui altri due militanti

sono stati arrestati, è avvenuta

— precisa l’agenzia — vicino al villaggio

di Gondpalli, nella foresta

del distretto di Danntewada, storico

bastione dei maoisti, conosciuti in

India anche come “naxaliti”, dal

nome del villaggio di Naxalbari

(Bengala occidentale), dove nel

1967 scoppiò una rivolta di contadini

poveri contro i latifondisti locali.

Secondo quanto si è appreso da

fonti ufficiali riprese dalle agenzie

di stampa internazionali, i maoisti

hanno teso un’imboscata a una

squadra speciale di vari corpi

dell’esercito e della polizia, che ha

risposto al fuoco. Lo scontro è durato

molte ore e si è concluso con

la ritirata dei guerriglieri.

Nel tentativo di risolvere in maniera

pacifica il decennale e annoso

conflitto con i maoisti, la corte suprema

di New Delhi ha suggerito

nelle scorse settimane di sperimentare

lo stesso percorso di dialogo

intrapreso in Colombia tra Bogotá

e le Forze armate rivoluzionarie

della Colombia (Farc). Da quasi 50

anni, negli stati indiani del Bengala

occidentale, Chhattisgarh, Bihar e

Orissa, i maoisti si scontrano con le

forze di sicurezza.

il primo risultato dei negoziati in

corso: sabato governo e opposizione

si erano riuniti per la seconda volta

grazie alla mediazione dell’Unione

delle nazioni sudamericane per trovare

una soluzione alla crisi.

Il Venezuela vive da oltre un anno

una terribile crisi economica e soprattutto

politica. L’opp osizione

chiede la convocazione di un referendum

per la revoca del mandato

di Maduro.

Smantellata cellula jihadista

in Tunisia

TUNISI, 17. Un’altra operazione contro

terroristi jihadisti è stata condotta

con successo in Tunisia. Le forze

di sicurezza hanno smantellato ieri

una cellula che stava pianificando

attentati contro una stazione di polizia

e un centro commerciale nella

capitale. Lo ha riferito alla Reuters

una fonte della sicurezza, confermando

lo stato di altissima allerta

che il paese si trova ad affrontare.

La fonte ha inoltre aggiunto che i

jihadisti avevano intenzione di colpire

politici e importanti figure del

BRASILIA, 17. Tafferugli a Rio de

Janeiro tra polizia e dipendenti

statali, scesi in piazza ieri per

protestare contro il piano di austerità

annunciato dal governo locale

per sanare il deficit nei conti

pubblici. Alcuni manifestanti —

dice la stampa locale — hanno

cercato di irrompere nella sede

dell’assemblea legislativa, dove

era in corso la votazione sulle misure

anticrisi. Le forze dell’o rd i n e

hanno quindi risposto con granate

stordenti e gas lacrimogeni dopo

che un gruppo di dimostranti

avevano rovesciato le transenne

disposte per sicurezza attorno al

palazzo del parlamento, in pieno

centro cittadino. L’amministrazione

locale aveva chiesto l’intervento

della Forza nazionale di sicurezza

per scongiurare ulteriori incidenti.

Intanto, l’ex governatore dello

stato di Rio de Janeiro, Anthony

Garotinho, è stato arrestato ieri

mattina dalla polizia brasiliana.

Garotinho, 56 anni, è stato prelevato

dagli agenti nella sua casa di

Flamengo. È accusato di frode

elettorale.

Decise da Islamabad

Manovre militari

nel Kashmir

ISLAMABAD, 17. Rischia di degenerare

la già precaria situazione nel Kashmir,

regione himalayana contesa

tra India e Pakistan. Il primo ministro

di Islamabad, Nawaz Sharif, e

il comandante in capo dell’e s e rc i t o

pakistano, generale Raheel Sharif,

hanno dato il via, ieri, a una serie

di manovre militari — denominate

“Raad ul burq” (fragore del tuono)

— a Khairpur Tamiwali, vicino alla

cosiddetta Linea di controllo

(LoC), che funge da confine ufficioso

fra i due Paesi.

Dopo un relativo periodo di calma,

il confronto fra le due potenze

nucleari asiatiche si è inasprito negli

ultimi mesi, con ripetute violazioni

del cessate il fuoco da ambo

le parti, che hanno provocato numerose

perdite civili e militari sui

due lati della frontiera.

Le esercitazioni militari, riferisce

l’emittente televisiva locale Geo Tv,

miravano a verificare il livello di

preparazione delle forze armate pakistane,

che hanno utilizzato per

l’occasione carri armati, aerei, artiglieria

e altre armi pesanti.

Il comandante in capo dell’esercito

pakistano ha ammonito che «le

nostre forze armate sono in grado

di impedire a chiunque di farsi idee

sbagliate sul Pakistan».

Le tensioni mai sopite tra India e

Pakistan sono riesplose lo scorso 8

luglio dopo l’uccisione, da parte

delle forze di sicurezza indiane, di

un giovane militante musulmano,

mondo dei media locali. Quattro

persone, tra cui una donna, sono

state arrestate: avevano recuperato

sul web notizie sulla preparazione di

ordigni esplosivi.

Proprio per aiutare il governo di

Tunisi nella lotta contro il terrorismo

di matrice jihadista, pochi giorni

fa la Francia ha annunciato un

piano di aiuti economici pari a un

miliardo di euro in cinque anni.

Questi investimenti saranno spesi

soprattutto per rafforzare i controlli

alla frontiera con la Libia, una zona

altamente instabile. Tunisi gode anche

del sostegno dell’Unione europea,

che ha promesso 300 milioni di

euro nel 2017. La cifra dovrebbe arrivare

agli 800 milioni entro il 2020.

Bruxelles — si legge in un recente

comunicato — «vuole una Tunisia

democratica, resistente e stabile nel

suo vicinato». In questo senso va

anche il dialogo con l’Algeria. Un

mese fa il capo del governo tunisino,

Youssef Chahed, si è recato ad

Algeri accompagnato da una delegazione

ministeriale per incontrare il

presidente algerino Abdelaziz Bouteflika.

Burhun Wani, leader della formazione

indipendentista hizbul mujahideen.

Le violente manifestazioni

di protesta seguite alla morte di

Wani hanno costretto l’India a imporre

il coprifuoco. Più di 90 dimostranti

e diversi agenti sono rimasti

uccisi negli scontri, che si susseguono

ormai quasi ogni giorno. Molti i

feriti, mentre sono circa ottomila i

manifestanti tratti in arresto dalla

polizia indiana.

I leader dei separatisti del Kashmir

hanno comunque annunciato

due giorni di tregua. Sabato e domenica

prossimi i guerriglieri hanno

infatti deciso di abbassare le armi.

Inoltre, verrà consentito ai mezzi

pubblici di riprendere a circolare

per le strade e la riapertura dei negozi

e degli esercizi commerciali,

chiusi da luglio a causa delle gravi

violenze.

Nove milioni

di cinesi alle urne

per le elezioni

lo cali

PE C H I N O, 17. Nove milioni di cinesi

si sono recati ieri alle urne

per eleggere i 4373 rappresentanti

a livello distrettuale e locale

dell’assemblea nazionale del popolo,

il parlamento di Pechino,

che si riunisce in seduta plenaria

a marzo di ogni anno.

Le elezioni serviranno a eleggere

a livello nazionale due milioni

e mezzo di rappresentanti

locali da oltre 900 milioni di cittadini.

In larga parte, i candidati

sono sponsorizzati dal partito

comunista, ma — rilevano gli

analisti politici — questa volta si

sono presentati molti indipendenti:

almeno cinquantotto nella

sola Pechino. Per presentarsi come

candidati era sufficiente raccogliere

le firme di dieci cittadini

di una stessa circoscrizione.

«Il processo elettorale è un

avvenimento politico di grande

importanza, da affrontare con

spirito democratico», ha dichiarato

il presidente, Xi Jinping,

dopo avere votato. L’agenzia di

stampa Xinhua sottolinea come i

rappresentanti locali siano l’anello

di congiunzione tra i cittadini

e la gestione degli affari statali

nell’esercizio del potere.


pagina 4 L’OSSERVATORE ROMANO

venerdì 18 novembre 2016

Raffaello Sanzio, «Scuola d’At e n e »

(1509-1511, Pitagora, dettaglio)

di

I

CARLO MARIA PO LVA N I

continui progressi della scienza

moderna rendono ancora più attuale

il classico Insight. A Study

of Human Understanding, nel

quale Bernard Lonergan propose

i parametri basilari per un’integrazione

armoniosa di tutte le fonti del sapere

umano. Eppure, durante tutto il

corso dell’evoluzione della conoscenza

umana, anche se non nel modo sistematico

proposto dal gesuita canadese,

vi è stata una dialettica, a volte costruttiva

e a volte conflittuale, fra le nozioni

scoperte dalla matematica, dalle scienze

sperimentali e dalla filosofia. Una squisita

dimostrazione di un’interdip endenza

sinergica di questi linguaggi è offerta

da Paolo Zellini che, dopo aver scritto

un saggio nel 1999 (Gnonom - Una

indagine sul numero), ha appena pubblicato

l’ulteriore lavoro di approfondimento,

La matematica degli dei e gli algoritmi

degli uomini (Milano, Adelphi,

2016, pagine 258, euro 14). Il docente

di analisi numerica all’università di Roma

Tor Vergata, partendo dall’intuizione

del filosofo pitagorico Filolao di

Crotone — il numero «armonizzando

tutte le cose con la percezione all’interno

dell’anima, le rende conoscibili e fra

loro commensurabili, secondo la natura

dello gnomone» (essendo quella parte

della meridiana la cui ombra proiettata

sul quadrante indica l’ora solare; cfr. 44

B11DK) — guida magistralmente i suoi

lettori attraverso i meandri della storia

della filosofia e della matematica, per

illustrare come lo sviluppo di entrambe

si sia mutualmente influenzato.

Una delle prove più antiche di questa

relazione simbiotica si trova in

un’appendice ai Ve d a — la raccolta di

testi sacri dei popoli ariani che migrarono

nel subcontinente indiano, 1800

In un’appendice ai Veda

vengono definite minuziosamente le misure degli altari

destinati alla conservazione del fuoco sacro

Descrivendo teoremi fondamentali

anni prima dell’era cristiana — i Śulbasūt

ra s , che definivano minuziosamente

come si dovessero costruire e allargare

gli altari destinati alla conservazione

del fuoco sacro. Nel loro sforzo per garantire

la conservazione delle principali

caratteristiche geometriche degli altari

di fuoco mentre ne effettuavano la trasformazione

per usi vari, i matematici

indoariani riuscirono a descrivere, con

l’uso di semplici strumenti tali le aste o

le funi (śulba significa corda, in sanscrito

vedico), teoremi fondamentali come

quello di Pitagora e permutazioni evolutissime,

come quelle che permettono

di convertire un cerchio in un quadrato

della stessa area e viceversa.

La geometria facendo apparire, sin

dai suoi albori, complessi problemi come

appunto quello della quadratura del

cerchio — in realtà insolubile poiché,

come dimostrò C.L. Ferdinand von

Lindemann (1852-1939), il numero

(3,1415926535), che moltiplicato per lunghezza

del diametro dà quella della circonferenza,

è un cosiddetto numero

trascendente e, quindi, può solo essere

Incontri e scontri fra matematica e filosofia

Pitagora

tra aste e funi

luppo dell’analisi matematica

che, grazie alle nozioni di limite

e di continuità, studia le funzioni

per mezzo del calcolo differenziale

e integrale. È altrettanto

indiscutibile che l’incomputabilità

di conteggi complessi che ha

portato all’invenzione dell’algoritmo

(il metodo di calcolo basato

sul frazionamento dei problemi

in operazioni sequenziali

concatenate) da parte del responsabile

della leggendaria

“Casa della Sapienza” di Baghdad,

Muhammad ibn Musa

al-Khwarizmi (circa 780 - circa

850), dimostra che «l’astrazione

matematica si combina in modo

necessario e sistematico con la

materialità dell’esecuzione delle

operazioni» al punto da fare del

numero, concetto ultimamente

inafferrabile, uno strumento in-

di SOLÈNE TADIÉ

approssimato — influenzò direttamente

l’evoluzione di importanti concetti filosofici

fra cui quello introdotto da Aristotele,

di natura intesa come principio

primario delle cose (Me t a f i s i c a , 1014b 17-

18) e come causa del movimento (Fisica,

182b 20), e quello affrontato da Plotino

(Enneadi, VI 6 17 20-25), della subordinazione

delle figure fisiche alle figure

prime.

È altresì innegabile l’influenza dei

paradossi contro il movimento di Zenone;

per esempio, Achille piè veloce non

potrà mai raggiungere la tartaruga se, a

ogni passo, farà sempre la metà della

distanza che lo separa da essa sullo svilato

l’esistenza di algoritmi capaci di risolvere

i problemi fondamentali dell’algebra

astratta, rilevò le chiarissime affinità

fra il principio di indeterminazione

di Heisenberg — che stabilisce che a livello

quantistico sia impossibile conoscere

simultaneamente i valori di grandezze

fisiche coniugate quali lo spazio

e il tempo — con il principio di causalità

e il criticismo kantiano.

Sarebbe comunque esagerato considerare

come contributo al dialogo fra

scienza e filosofia, la mera espressione,

pur se legittima, di convincimenti personali

su materie filosofiche da parte di

scienziati, per quanto celebri siano. Si

pensi alla Religione Cosmica dal sapore

panteistico spinoziano — appena ripubblicata

con un’ottima postfazione dei

ricercatori Giannetto e Taschini sempre

da La Morcelliana — avanzata da Albert

Einstein nel contesto di una conversazione

intavolata con il poeta Rabrindanath

Tagore. Il dialogo fra i linguaggi

richiede che delle realtà, concrete

o astratte ma comunque correlate,

siano analizzate per mezzo di discipline

indipendenti, al fine di ricavarne significati

diversi che si possano confrontare

fra loro.

Un ottimo esempio di questo tipo di

dialettica è fornito dal piacevolissimo

libro, appena edito da Il Mulino: Z e ro -

logia. Sullo zero, il vuoto e il nulla. In esso,

il matematico Claudio Bartocci riflette

sul numero zero, il fisico Piero

Martin sul vuoto e il filosofo Andrea

Tagliapietre sul nulla.

Dai loro contributi nasce la zerologia

che, da un punto di vista matematico,

risponde alle speculazioni di J.W. Richard

Dedekin — autore dell’influentissimo

articolo del 1888: Was sind und

was sollen die Zahlen? (“Cosa sono e cosa

dovrebbero essere i numeri?”), che

non considerava lo zero un numero naturale

ma una creazione derivante da

operazioni come la sottrazione — da un

punto di vista fisico, spiega come mai

Nell’antica basilica della Natività a Betlemme

Restaurare il Cielo

La basilica della Natività a Betlemme,

gioiello del cristianesimo dei primi secoli,

sta ritrovando il suo antico splendore.

Nel 2012, l’Unesco aveva redatto

un rapporto più che allarmante: secoli

di infiltrazioni d’acqua, di accumulo di

polvere, di fuliggine formata dal fumo

di candele e incenso, avevano gravemente

compromesso il futuro della basilica,

edificata nel IV secolo da Costantino

e dalla madre Elena.

L’allarme fu all’origine di un vasto

progetto di restauro, affidato dalle autorità

palestinesi alla società italiana

Piacenti, che nel 2013 si era aggiudicata

l’appalto internazionale. Il progetto

prevedeva inizialmente la ristrutturazione

del complesso tetto della chiesa e la

sostituzione delle finestre, ma l’arrivo

di ulteriori fondi ha consentito anche la

ripulitura, il restauro di un prezioso ciclo

di mosaici, nonché l’analisi e la

mappatura di oltre un milione e seicentomila

tessere musive. Un’impresa di

ampio respiro, che ha richiesto le competenze

tecniche di centosettanta persone,

di cui la maggior parte italiane, trasferitesi

a Betlemme per l’o ccasione.

Dei duemila metri quadrati di superficie

è stato possibile salvare circa duecento

metri quadrati di mosaici originali.

L’opera di recupero ha anche reso

possibile una notevole scoperta: la figura

inedita di un angelo alto quasi tre

metri, nascosta da più decenni sotto

uno strato d’intonaco. L’angelo, che diventa

il settimo della serie di sei angeli

conosciuti finora, era stato ricoperto

dopo aver perso gran parte della testa

in un attacco degli ottomani iconoclasti.

Lo hanno riportato alla luce avanzate

tecniche di termografia. «Era stato

ucciso. In un certo senso, con il restauro

gli abbiamo reso vita», si rallegra

Giammarco Piacenti, presidente dell’azienda,

nel documentario R e s t a u ra re

il Cielo, diretto da Tommaso Santi, che

ripercorre le diverse tappe di un progetto

che ha saputo mobilitare l’intera

comunità civile e trascendere i conflitti

i n t e rc o n f e s s i o n a l i .

La felice vicenda ha ispirato a Papa

Francesco la convinzione che «anche il

volto delle nostre comunità ecclesiali

può essere coperto da incrostazioni dovute

ai diversi problemi e ai peccati».

Durante un’udienza ai membri della

Riunione delle opere di aiuto per le

Chiese orientali il 16 giugno scorso, il

Papa ha ribadito che «sotto le incrostazioni

materiali e morali, anche sotto le

lacrime e il sangue provocati dalla

guerra, dalla violenza e dalla persecuzione,

sotto questo strato che sembra

impenetrabile c’è un volto luminoso come

quello dell’angelo del mosaico».

L’intervento dei restauratori, unico

nella storia della basilica, non finisce

qui. Si concentrerà adesso sulla facciata

esterna, i colonnati, i pavimenti, e la

grotta, che potrebbero riservare altre

sorprese. Infatti, sarebbero state ritrovate

tracce dell’imperatore Costantino

all’interno degli architravi di Giustiniano.

Un’ipotesi giudicata plausibile dagli

archeologi ma ancora in attesa di

conferma.

the vacuum is not empty (il “vuoto” non

è “vuoto”) — in quanto innumerevoli

forze sono all’opera nel vuoto fisico come

quelle che permettono l’immagazzinamento

dell’energia solare nelle cellule

fotovoltaiche — e da un punto di vista

filosofico, chiarisce perché Immanuel

Kant — distinguendo il nihil privativum

re p r æ s e n t a b i l e (“la mancanza di una cosa”)

dal nihil privativum irrepræsentabile

(“la pura nozione di alterità rispetto

all’e s s e re ”) — abbia confermato che la

filosofia occidentale ricade, sin dai tempi

di Parmenide («L’essere è, il nulla

non è»; fr. 6 1-2), nel paradosso di definire

il nulla in funzione dell’e s s e re .

Una domanda che sorge spontaneamente

è se il numero zero, il vuoto fisico

e il nulla filosofico rappresentino

un’unica realtà percepita da angoli

complementari oppure se essi corrispondano

a entità indipendenti che si

possono correlare a partire da riflessioni

distinte. Rispondere a questo quesito

implicherebbe definire sia le nature

proprie, sia le reciproche autonomie dei

linguaggi matematici, filosofici e scientifici.

Tale compito essendo sicuramente

troppo arduo, appare sufficiente ricordare

che Giovanni Battista Sala, in un

articolo sulla «Civiltà Cattolica» del

1981, commentò così i contributi di uno

dei maestri di Lonergan, il gesuita fondatore

dal tomismo trascendentale Joseph

Maréchal: «La rappresentazione

di un oggetto, inteso anche solo come

La rappresentazione di un oggetto

— scrive il gesuita Giovanni Battista Sala —

è possibile solo sulla base

di un movimento dello spirito umano

verso l’As s o l u t o

dispensabile, a livello filosofico,

per spiegare l’essenza del mondo reale.

Il linguaggio matematico, ovviamente,

non è il solo ad avere avuto un rapporto

sinergico con quello filosofico. In

merito, va applaudita la decisione di La

Morcelliana di rieditare una piccola

perla di Grete Hermann (1901-1984), I

fondamenti filosofici della fisica quantistica.

In un breve articolo, la scienziata

che nella sua tesi di laurea aveva postuun

fenomeno, è possibile solo sulla base

di un movimento dello spirito umano

verso l’Assoluto». Matematici, scienziati

e filosofi, difficilmente raggiungono

la certezza di aver delucidato nozioni

o verità universali ma, confrontandosi

gli uni con gli altri, manifestano una

comune consapevolezza della causa ultima

del loro bisogno di sapere.

Mosaico del settimo angelo

scoperto nella basilica

Santo Sepolcro

Da maggio scorso e per la

prima volta dall’inizio

dell’Ottocento, il Santo

Sepolcro di Gerusalemme è

anch’esso oggetto di lavori di

restauro. L’edicola della

Resurrezione — tempietto che

custodisce il banco di roccia

sul quale fu deposto il corpo

di Cristo dopo la

crocifissione — p re s e n t a v a

inquietanti segni di degrado.

Come riferito da «National

geographic», la rimozione

della lastra di marmo che

ricopriva la tomba all’i n c i rc a

dalla meta del Cinquecento,

consentirà ai restauratori di

definire la forma originaria

del sepolcro e di verificare

l’esattezza delle numerose

vicende storiche del sito. Per

ora gli studiosi hanno

scoperto, sotto la lastra di

marmo, un’imp ortante

superficie di pietra grigiobeige,

ancora da identificare.

Al termine di lunghi

negoziati, il progetto —

affidato ai restauratori

dell’università tecnica

nazionale di Atene — è stato

diretto e finanziato in gran

parte dalle tre principali

confessioni cristiane di Terra

Santa, la Chiesa cattolica

latina, la Chiesa grecoortodossa

e la Chiesa

apostolica armena. I lavori

dovrebbero concludersi a

inizio 2017. Intanto l’edicola

rimane aperta ai pellegrini.


venerdì 18 novembre 2016 L’OSSERVATORE ROMANO

pagina 5

di F R AT E L RICHARD*

La misericordia di Dio, che la

Chiesa è chiamata a comunicare,

è senza limiti. «Noi chiamiamo

“cattolica” la Chiesa — scrive san

Cirillo di Gerusalemme nelle sue

Catechesi — non solo perché è diffusa

su tutta la terra, da un estremo

all’altro, ma […] perché essa

cura e guarisce ogni sorta di peccato,

sia esso dell’anima o del

corpo». Nel IV secolo la conversione

di Costantino preoccupa gli

ambienti colti dell’impero. Lo

storico Zosimo scrive nella sua

Storia nuova: «Costantino fu accusato

di aver commesso un crimine

così grave che nessun sacerdote

pagano aveva voluto scioglierlo

da esso; tra i cristiani, invece,

gli viene promesso il perdono

di tutti i suoi peccati». La misericordia

mette in pericolo i valori

che garantiscono l’ordine e la

pace?

Per l’anno che sta volgendo al

termine, Papa Francesco ci ha invitati

a mettere la misericordia al

centro delle nostre preghiere e

della nostra vita. Nel corso di

questo stesso anno, si sono levate

voci, anche di certi cristiani, che

hanno chiesto di dare la priorità

alla sicurezza, di irrigidire regole

e controlli, di agire senza pietà. A

meno che non la si releghi alla

sola vita spirituale ed ecclesiale

dichiarandola incompetente nelle

questioni politiche e sociali, la

misericordia, realtà tanto centrale

e tanto bella del Vangelo, diviene

problematica. La misericordia appare

problematica da molto tempo

prima del nostro. Il libro di

Giona ne parla come di un pericolo

mortale. La pietà di Dio per

Ninive ha spinto il profeta alla

disperazione: «Meglio è per me

morire che vivere!» (Giona, 4, 3).

Il libro non è un racconto storico,

ma una novella che mette in scena

personaggi del passato. È stato

scritto nel IV secolo prima della

nostra era, quattro secoli dopo

l’epoca di Giona. Il profeta storico

è vissuto sotto Geroboamo II.

Nella prima metà dell’VIII secolo

prima dell’era cristiana, Giona

profetizza la salvezza del regno

d’Israele (2 Re, 14, 25). Ma ecco

che nel racconto immaginario del

libro, Giona non viene inviato al

re d’Israele, ma alla città di Ninive,

la capitale dell’Assiria. Lì lui

non deve annunciare la salvezza,

ma il giudizio: «Ancora quaranta

giorni e Ninive sarà distrutta»

(Giona, 3, 4).

Giona avrebbe potuto rallegrarsi

di andare ad annunciare una

triste fine a Ninive, la grande nemica

d’Israele. Invece è partito

nella direzione opposta. Perché

non voleva andare a Ninive? La

ragione rimane oscura al lettore

fino a quando si capisce che la

distruzione annunciata di Ninive

non avrà luogo. Allora Giona

«pregò il Signore: “Signore, non

era forse questo che dicevo

quand’ero nel mio paese? Per ciò

mi affrettai a fuggire a Tarsis;

perché so che tu sei un Dio misericordioso

e clemente, longanime,

di grande amore e che ti lasci impietosire

riguardo al male”» (Giona,

4, 2). Giona diffidava della

misericordia di Dio. Conoscendo

il suo Dio — «so che tu sei un

Dio misericordioso e clemente,

longanime, di grande amore» –

intuisce però subito l’esito del suo

ministero profetico a Ninive: la

salvezza di tutti i suoi abitanti,

piccoli e grandi, uomini e animali.

Ma perché questa salvezza di

Ninive, conseguenza della misericordia

del Dio d’Israele, fa disperare

Giona al punto che vuole

morire? Va ricordato che con il

profeta Giona storico, menzionato

nel secondo libro dei Re, siamo

nella prima metà dell’VIII secolo.

Ebbene, nel 722, mezzo secolo

dopo la missione immaginaria di

Giona a Ninive, gli assiri iniziano

una campagna contro Israele. Il

loro pentimento non è durato a

lungo. Fanno la guerra a Israele e

distruggono Samaria, la sua capitale.

Avendo salvato Ninive dal

disastro attraverso il suo ministero

di profeta, Giona non è un complice

involontario della sventura

che colpisce ora il suo stesso paese

d’Israele?

A volte sembra essere pericolosa e ingiusta

Il costo

della misericordia

Non bisogna lasciarsi ingannare

dai tratti comici del libro di

Giona, come il famoso grande pesce

che inghiotte e risputa il profeta.

La comicità della storia è il

mezzo che l’autore ha scelto per

trasmettere la grandezza del messaggio:

la misericordia del Dio

d’Israele supera le frontiere

d’Israele, anche quando ciò mette

in pericolo il popolo prediletto da

Dio. Gesù prova una stima particolare

per il profeta Giona. Si

identifica con lui piuttosto che

con Mosè. Si rifiuta di dare un

«segno dal cielo» destinato ad

annunciare e avviare una nuova

liberazione d’Israele alla stregua

della fuga dall’Egitto, e promette

«il segno di Giona» (Ma t t e o , 16,

1-4), l’opposto di un annuncio di

vittoria in cui Israele trionferebbe

sui suoi nemici. In diverse parabole

di Gesù si ritrova il tema del

pericolo o dell’ingiustizia che

possono accompagnare la misericordia.

La storia del figliol prodigo

(Luca, 15, 11-32) celebra la misericordia

in maniera indimenticabile.

Vedendo suo figlio tornare

da lontano, l’anziano padre è

mosso a compassione. Gli perdona

subito tutto. Il figlio che pensava

di rientrare per essere solo

un servitore, viene accolto come

figlio. Ma Gesù dà altrettanta attenzione

al fratello maggiore. Lui

non rientra da lontano, ma soltanto

dal lavoro nei campi. Si rifiuta

di partecipare al banchetto

organizzato per il ritorno del fratello.

Ha infatti capito subito ciò

che è in gioco: l’esplosione di misericordia

di suo padre ha fatto

perdere alla famiglia, in un batter

d’occhio, la metà dei beni.

All’epoca il patrimonio familiare

era gestito dal padre, ma era

proprietà di tutti gli uomini della

famiglia. Perciò il padre può dire

al figlio maggiore: «Tutto ciò che

èmio ètuo»(Luca, 15, 31). Ed è

per questo che il figlio minore ha

potuto chiedere la parte che gli

spettava quando il padre era ancora

in vita. Prendendo la sua

parte, il figlio minore pensa che

non tornerà mai più, sa di non

avere più diritto al patrimonio familiare.

Ma al suo ritorno, il padre

lo reintegra come erede,

l’anello che gli mette al dito ne è

il segno. Il fratello maggiore deve

allora ridividere tutto con il minore.

Non è giusto. La partenza

del figlio cadetto aveva dimezzato

il patrimonio familiare. Ora

l’esplosione di misericordia del

padre divide ancora una volta in

due quel che resta. Si capisce che

il fratello maggiore si senta leso,

tanto più che, come fa notare al

padre, il patrimonio si è mantenuto

proprio grazie al suo lavoro

assiduo.

Nella parabola degli operai

dell’undicesima ora (Ma t t e o , 20, 1-

16), la misericordia del padrone

della vigna non fa torto a nessuno.

Ma si prova comunque una

sensazione di ingiustizia. Con gli

operai che prende a giornata la

mattina presto il padrone si accorda

per un denaro al giorno.

Poi assicura gli altri, che assume

Icona del profeta Giona

nel corso della giornata, che darà

loro «quello che è giusto». La sera

gli ultimi che hanno lavorato

solo un’ora sono i primi a ricevere

la paga: un denaro, una paga più

che generosa per un’ora di lavoro.

Quelli che hanno lavorato tutta la

giornata si sfregano le mani vedendo

che il padrone paga bene.

La loro delusione è perciò ancor

più grande quando ricevono un

solo denaro come gli altri. Per

quanto il padrone cerchi di ricordare

loro che l’accordo è stato

onorato, la sua generosità è ingiusta.

La poetessa borgognona Marie

Noël, che era una donna di

una spiritualità profonda ma con

i piedi per terra, non ha potuto

non immaginare il seguito della

storia: il giorno seguente, di mattina

presto, il padrone esce alla ricerca

degli operai ma non si presenta

nessuno. E neppure alle 9.

E neanche a mezzogiorno. La misericordia

può mettere a rischio

l’economia.

Gesù fa della misericordia di

Dio la chiave del suo insegnamento

dei comandamenti: «Siate

misericordiosi, come è misericordioso

il Padre vostro» (Luca, 6,

36). Il Discorso della montagna

contiene questo stesso appello alla

misericordia sotto una forma

un po’ diversa: «Siate voi dunque

perfetti come è perfetto il Padre

vostro celeste» (Ma t t e o , 5, 48).

Perfezione è qui sinonimo di misericordia.

Nel suo insegnamento

nuovo degli antichi comandamenti,

Gesù apre i comandamenti della

legge alla pienezza della giustizia

che è misericordia. Ma per cominciare,

Gesù conferma formalmente

l’esigenza di giustizia:

«Non pensate che io sia venuto

ad abolire la legge o i profeti;

non son venuto per abolire, ma

per dare compimento» (Ma t t e o , 5,

17). Alcuni suoi atti o parole potevano

far credere che avrebbe abolito

le esigenze della legge. Lui

smentisce. Gesù non abolisce la

legge, non si allontana dalla giustizia

in direzione dell’ingiustizia.

Si allontana in effetti dalla giustizia

ma nell’altro senso. «Dare

compimento alla legge e ai profeti»

è allontanarsi da una rigida

giustizia in direzione di ciò che

non è meno che giusto, ma di ciò

che è più che giusto. «Se la vostra

giustizia non supererà quella

degli scribi e dei farisei, non entrerete

nel regno dei cieli» (Ma t -

teo, 5, 20). La giustizia a cui mirano

la legge e i profeti può abbondare

di più o di meno: Gesù insegna

il cammino di una giustizia

sovrabbondante. Trascina in una

dinamica che allarga la «logica

dell’equivalenza» della regola di

giustizia fino a giungere a una

«logica della sovrabbondanza»

(Paul Ricœur). Secondo il capitolo

5 di Matteo, Gesù ha ripreso

sei comandamenti della legge per

fare emergere la promessa di giustizia

sovrabbondante in essi contenuta

e così «dare compimento»

alla legge.

I due ultimi insegnamenti riguardano

più specificatamente il

tema della misericordia. «Avete

Due preti esausti dopo la chiusura di una delle tante porte sante aperte durante

l’anno della misericordia possono tirare il fiato. A parlare — in una graziosa

vignetta pubblicata sul sito francese synodequotidien.wordpress.com il 13

novembre, giorno conclusivo del giubileo nelle diocesi di tutto il mondo — sono

però due statue. «A quando il prossimo giubileo? Era troppo cool!» esclama

soddisfatto uno dei santi. E l’altro gli fa eco sospirando: «Peccato, finalmente

si vedeva un po’ di gente».

inteso che fu detto: “Occhio per

occhio e dente per dente”. Ma io

vi dico di non opporvi al malvagio;

anzi se uno ti percuote la

guancia destra, tu porgigli anche

l’altra; e a chi ti vuol chiamare in

giudizio per toglierti la tunica, tu

lascia anche il mantello. E se uno

ti costringerà a fare un miglio, tu

fanne con lui due. Dà a chi ti domanda,

e a chi desidera da te un

prestito non volgere le spalle»

(Ma t t e o , 5, 38-42). “Occhio per

occhio e dente per dente” è la

legge, l’esigenza di equivalenza.

La legge del taglione segna un

progresso rispetto all’ingiustizia,

sia a quella che consiste nel lasciare

il crimine impunito sia a

quella che consiste nel rompere

due denti a chi ne ha rotto uno.

Gesù non è venuto ad abolire

l’esigenza di giustizia. Ci sono situazioni

in cui, prima di potersi

allontanare dalla giustizia in direzione

della misericordia, occorre

innanzitutto allontanarsi dall’ingiustizia

per avvicinarsi alla giustizia.

Gesù però invita ad andare

oltre: «Ma io vi dico di non opporvi

al malvagio». Questo insegnamento

non è una nuova legge.

Se lo fosse stata, quanti pensavano

che Gesù fosse venuto per

abolire la legge avrebbero avuto

ragione. Gesù non promulga leggi

ma il suo insegnamento crea

brecce attraverso le quali far irrompere

il regno di Dio e la sua

giustizia sovrabbondante. Con tre

esempi, illustra ciò che intende

con «non opporsi al malvagio».

Prima di tutto lo schiaffo: se uno

ti percuote la guancia destra, la

legge — “occhio per occhio, dente

per dente, schiaffo per schiaffo”

— permette di ridare lo schiaffo,

ma proibisce di colpire due volte

o più forte. Quando uno schiaffo

viene ridato per un solo schiaffo

con la stessa intensità, la cosa migliore

che può accadere alle parti

in conflitto è di essere pari. Ma è

un equilibrio così difficile da raggiungere

che in generale le cose

non si fermano lì, e la reazione,

sebbene giusta, è seguita da un

nuovo atto di violenza, e così di

seguito. La proposta di Gesù di

porgere l’altra guancia può avere

due esiti. Il primo è che, invece

di uno schiaffo, la vittima ne riceve

due. Il secondo è che questo

gesto inverosimile sconcerta l’aggressore

a un punto tale da farlo

esitare. Il normale corso degli

eventi, la catena della violenza,

viene per un istante interrotto.

Nella breccia così aperta può accadere

qualcosa di inatteso. La

stravagante proposta di porgere

l’altra guancia, non è un vero e

proprio comandamento, ma un

invito alla creatività.

Gli altri due esempi sono dello

stesso tipo: non comandamenti,

ma proposte. Quale legge potrebbe

esigere che un debitore, a chi

gli chiede la sua tunica per saldare

un debito, doni anche il suo

mantello? Il gesto che Gesù immagina

è un modo rischioso e

creativo di sovvertire la regola

della giustizia. Rischioso perché il

creditore potrebbe accettare l’offerta

e prendere la tunica e il

mantello. Ma potrebbe anche accadere

che, vedendo il suo debitore

spogliato di tutti i suoi abiti,

capisca la crudeltà della sua inflessibilità

e cancelli il debito. Ed

ecco l’insegnamento principale di

Gesù riguardo alla giustizia sovrabbondante.

«Avete inteso che

fu detto: “Amerai il tuo prossimo”

e odierai il tuo nemico; ma

io vi dico: amate i vostri nemici e

pregate per i vostri persecutori»

(Ma t t e o , 5, 43-44). Si è spesso osservato

che il comandamento dice

soltanto «amerai il tuo prossimo».

Perché Gesù aggiunge

«odierai il tuo nemico»? Nella

lingua biblica “o diare” spesso significa

semplicemente “non amare

”. «Amerai il tuo prossimo e

odierai il tuo nemico» vuole allora

dire: «Saprai distinguere tra il

tuo popolo e i nemici che lo minacciano».

Gesù non abolisce

neanche questo comandamento.

L’amore per il prossimo implica a

volte il rifiuto di fare del bene al

nemico. È per lealtà verso il suo

popolo di Israele che il profeta

Giona si rifiuta di andare a predicare

a Ninive. Eppure Gesù dice:

«Amate i vostri nemici e pregate

per i vostri persecutori». In altre

parole: fate come Giona quando

non agisce in base al proprio giudizio

ma in base a ciò che Dio gli

dice di fare. Per giustificare la sua

proposta di amare i nemici Gesù

non ha argomentazioni umane;

non può che fare riferimento a

Dio: «Perché siate figli del Padre

vostro celeste, che fa sorgere il

suo sole sopra i malvagi e sopra i

buoni, e fa piovere sopra i giusti

e sopra gli ingiusti» (Ma t t e o , 5,

45).

Questo insegnamento di Gesù

è al tempo stesso luminoso e

scandaloso. Che cosa c’è di più

bello della generosità di Dio che

non esclude nessuno dai suoi benefici?

Ma la sua bontà è anche

uno scandalo. Perché non pone

fine ai maneggi dei malvagi e degli

ingiusti? Fedele alla sua misericordia

senza limiti, preferisce

correre rischi come quelli che Gesù

ha invitato i suoi discepoli a

correre. E Dio paga cara la sua

misericordia. Risparmiando i nemici

d’Israele, come nella storia

di Giona, piange sul suo popolo

prediletto vinto e in esilio. Concedendo

i suoi benefici sia ai malvagi

sia ai buoni, come Gesù ha

rivelato, non interviene neppure

per fermare quanti lo uccidono.

La sua misericordia ha un suo

prezzo e a Dio è costata la morte

del Figlio. La misericordia causa

ingiustizie reali o apparenti. Ma

Dio osa la misericordia pericolosa,

perché ha in mente la salvezza

di tutti gli uomini. La misericordia

di Dio, che gli è costata cara,

ha ottenuto la salvezza del mondo.

E capita che la misericordia

dei suoi figli, che li espone al rischio

e talvolta comporta ingiustizie,

ottiene ciò che è giusto là dove

la giustizia da sola fallirebbe.

*Comunità di Taizé

Nomine episcopali

La nomina di oggi riguarda la Chiesa in

Albania e in Spagna.

George Frendo, arcivescovo

di Tiranë-Durrës (Albania)

È nato il 4 aprile 1946 a Qormi (Malta).

Entrato nell’ordine dei Predicatori (domenicani),

ha emesso la professione solenne

nel 1967. Ha conseguito il titolo di licenza

in teologia presso il collegio filosofico-teologico

San Tommaso d’Aquino a Rabat

(Malta), dedicandosi poi all’insegnamento

nella medesima istituzione. Dopo l’o rd i n a -

zione sacerdotale, il 7 aprile 1969, ha studiato

diritto canonico presso la Pontificia

università San Tommaso d’Aquino in Roma,

ottenendo il titolo di licenza, e ha ricoperto

vari incarichi, sia all’interno

dell’ordine domenicano sia nell’arcidio cesi

di Malta. Inviato in Albania nel 1996, è

stato nominato parroco di San Domenico

a Durrës, nell’arcidiocesi di Tiranë-Durrës.

Dal 1999 al 2005, è stato presidente della

Conferenza dei superiori maggiori di Albania

e, dal 2001 al 2006, membro del Consiglio

generale europeo dell’Unione delle

conferenze europee dei superiori maggiori

(Ucesm) e vicario giudiziale nel tribunale

interdiocesano di prima istanza. Dal 1998

al 2015 è stato vicario generale dell’a rc i d i o -

cesi di Tiranë-Durrës. Ha pubblicato diversi

libri a carattere dottrinale e spirituale

ed è stato co-responsabile delle traduzioni

in lingua albanese del messale e del compendio

del Catechismo della Chiesa cattolica.

Il 23 settembre 2006 è stato nominato

vescovo titolare di Butrinto e ausiliare di

Tiranë-Durrës. È segretario generale della

Conferenza episcopale albanese e consultore

del Pontificio Consiglio per il dialogo

interreligioso. Nel dicembre 2015 è stato

eletto amministratore diocesano sede vacante

di Tiranë-Durrës.

Antonio Gómez Cantero

vescovo

di Teruel y Albarracín

(Spagna)

È nato a Quijas, in Cantabria, il 31

maggio 1956. A Palencia ha frequentato il

seminario minore e quello maggiore, ottenendovi

il baccalaureato in teologia. Presso

l’Istituto cattolico di Parigi ha conseguito

la licenza in teologia biblica nel

1996. È stato ordinato sacerdote il 17 maggio

1981 a Palencia, dove ha svolto il ministero

sacerdotale come vicario parrocchiale

e assistente diocesano del Movimiento Junior

A.C. (1982-1985), delegato diocesano

di pastorale giovanile e vocazionale (1983-

1992; 1996-2001), formatore del seminario

maggiore (1985-1995), consigliere internazionale

del Movimento internazionale di

pastorale dell’infanzia (Midaden) (1992),

vice-rettore e professore del seminario minore

(1995-1996), rettore del seminario minore

(1996-1998), rettore del seminario

maggiore (1998-2001), amministratore del

seminario maggiore e della casa sacerdotale

(2001-2004), parroco di San Lorenzo

(2004-2008), vicario generale e moderatore

della curia (2008-2015), amministratore

diocesano (2015). Attualmente è di nuovo

vicario generale di Palencia.

Lutto nell’episcopato

Monsignor Joseph Khoury, arcivescovo emerito

di Saint-Maron de Montréal dei Maroniti

in Canada, è morto nella mattina di giovedì

17 novembre a Beirut. Aveva 80 anni ed era

stato ricoverato d’urgenza dopo una lunga

malattia. Il compianto presule era nato il 1°

novembre 1936 a Behwaita (Libano), nell’arcieparchia

di Tripoli dei Maroniti. Ordinato

sacerdote a Roma il 19 dicembre 1964, era stato

eletto alla Chiesa titolare di Conocora il 29

aprile 1993 e nominato visitatore apostolico

per i fedeli maroniti in Europa occidentale e

settentrionale. Aveva ricevuto l’o rd i n a z i o n e

episcopale il successivo 4 settembre. L’11 novembre

1996 era stato trasferito alla sede di

Saint-Maron de Montréal dei Maroniti, alla

quale aveva rinunciato il 10 gennaio 2013.

La Segreteria di Stato comunica che è deceduta la


Signora

ROSALIA IBRAHIM KASUMBILO

madre di monsignor John Baptist Itaruma, segretario

della Missione permanente della Santa Sede presso il

Consiglio di Europa.

I Superiori ed i Colleghi partecipano al dolore di

Mons. Itaruma e dei suoi Familiari, assicurando la

vicinanza nell’amicizia e nella preghiera per la cara

defunta, che affidano all’amore misericordioso del Signore

risorto.


pagina 6 L’OSSERVATORE ROMANO

venerdì 18 novembre 2016

Messa a Santa Marta

Per riconoscere

il tempo

Con il patriarca della Chiesa assira dell’Oriente il Papa implora la fine delle violenze in Iraq e Siria

Dolore innocente

Il dramma di Iraq e Siria, dove ogni giorno la

violenza «si riversa su centinaia di migliaia di

bambini innocenti, di donne e di uomini», è

stato al centro dell’incontro tra Papa Francesco e

Mar Gewargis III, catholicos-patriarca della

Chiesa assira dell’Oriente, ricevuto in udienza

nella mattina di giovedì 17 novembre. Dopo il

colloquio privato, il Pontefice ha rivolto al

patriarca il seguente discorso.

Santità, carissimi fratelli in Cristo,

è una grande gioia e un’occasione di grazia

incontrarvi qui, nei pressi della tomba di San

Pietro. Con affetto vi do il mio benvenuto,

ringraziando per le gentili parole che mi sono

state rivolte. Attraverso di voi, desidero estendere

il mio cordiale saluto nel Signore a tutti

i Vescovi, i sacerdoti e i fedeli della Chiesa assira

dell’Oriente. Con le parole dell’Ap ostolo

Paolo, che in questa città versò il sangue per

il Signore, vorrei dirvi: «Grazia a voi e pace

da Dio, Padre nostro, e dal Signore Gesù Cristo»

(Rm 1, 7).

Questo incontro e la preghiera che insieme

eleveremo oggi al Signore invocano proprio il

Nel saluto di Gewargis III

Insieme per la pace

Convocare «un raduno internazionale di tutti i patriarchi

e primati delle Chiese apostoliche per studiare

e capire come e perché tragedie indicibili stiano avvenendo

nella regione mediorientale»: è la proposta suggerita

da Mar Gewargis III nel discorso rivolto a Papa

Francesco durante la sua prima visita ufficiale in Vaticano.

Gli abitanti di Iraq e Siria, ha affermato il patriarca,

«ripongono in noi la loro speranza di poter essere

salvati dalle loro orribili condizioni, nella convinzione

che qualsiasi cosa chiediamo sarà ottenuta» anche

con la preghiera. Per questo, ha aggiunto, «noi

dovremmo incrementare la nostra fraterna collaborazione

attraverso discussioni serie e studi rigorosi che

mettano in luce» la realtà attuale dei cristiani in Medio

oriente.

«Oggi il nostro incontro fraterno — ha assicurato

G e w a rg i s III — accrescerà la contentezza dei cristiani

di Iraq e Siria, sarà in sé fonte di gioia spirituale e incoraggiamento,

in mezzo alle loro sofferenze e al loro

dolore, che li uniscono alle sofferenze e al dolore di

Cristo, e che sono causati dalle difficili e terribili circostanze

in cui si trovano a vivere e che hanno portato

molti di loro a lasciare la terra dei propri avi».

«In questi Paesi — ha spiegato il patriarca — si trovano

le radici della civiltà umana e le prime Chiese

cristiane, la cui luce risplendette presso questi popoli

nella seconda metà del primo secolo» proprio attraverso

le attività missionarie degli apostoli. E nel mezzo

di una sofferenza così grande, «le nostre antiche comunità

cristiane d’Oriente in generale, e la nostra comunità

cristiana assira in particolare, hanno continuato

a dare testimonianza del Vangelo di Cristo, perfino

pagando col proprio sangue».

Il patriarca non ha mancato di ricordare con affetto

l’incontro con Giovanni Paolo II — riconoscendone

l’impegno per la pace — dopo aver partecipato a una

conferenza organizzata dalla comunità di Sant’Egidio

a Bari nel 1991: in quel periodo «c’era molta paura e

angoscia tra i nostri cittadini, preoccupati di poter diventare

essi stessi vittime di attacchi militari». È noto

a tutti, ha affermato ancora Gewargis III, che «la condizione

delle nostre antiche comunità cristiane in Iraq

ha provocato il trasferimento forzato di migliaia di

persone: donne, bambini e anziani hanno lasciato le

loro case e continuano a spostarsi incessantemente di

città in città e di villaggio in villaggio, in cerca di una

vita sicura». Proprio per questo motivo il patriarca ha

chiesto di perseverare tutti insieme «nelle nostre ferventi

preghiere e suppliche a Dio onnipotente per

porre fine al dolore e alla persecuzione inflitti a migliaia

di sfollati cristiani di Iraq e Siria», senza perdere

la memoria «di coloro che hanno già pagato con la

propria vita e il proprio sangue la propria fede».

In conclusione, Gewargis III ha espresso la «più sincera

gratitudine» a Francesco per il suo impegno «per

la pace, la giustizia e la riconciliazione in vari conflitti

su scala mondiale». E ha anche auspicato che la Commissione

congiunta per il dialogo teologico continui a

lavorare per arrivare alla firma della dichiarazione comune

sulla vita sacramentale.

dono della pace. Siamo infatti costernati per

quanto continua ad accadere in Medio Oriente,

specialmente in Iraq e in Siria. Lì si riversa

su centinaia di migliaia di bambini innocenti,

di donne e di uomini la violenza terribile

di sanguinosi conflitti, che nessuna motivazione

può giustificare o permettere. Lì i nostri

fratelli e sorelle cristiani, nonché diverse

minoranze religiose ed etniche sono purtroppo

abituati a soffrire quotidianamente grandi

p ro v e .

In mezzo a tanto dolore, di cui imploro la

fine, ogni giorno vediamo cristiani che percorrono

la via della croce seguendo con mitezza

le orme di Gesù, unendosi a Lui, che

con la sua croce ci ha riconciliati, «eliminando

in sé stesso l’inimicizia» (Ef 2, 16). Questi

fratelli e sorelle sono modelli che ci esortano

in ogni circostanza a rimanere col Signore, ad

abbracciare la sua croce, a confidare nel suo

amore. Ci indicano che al centro della nostra

fede sta sempre la presenza di Gesù, che ci

invita, anche nelle avversità, a non stancarci

di vivere il suo messaggio di amore, di riconciliazione

e di perdono. Questo impariamo

dai martiri e da quanti oggi ancora, anche a

costo della vita, restano fedeli al Signore e

con Lui vincono il male con il bene (cfr. Rm

12, 21). Siamo grati a questi nostri fratelli, che

ci sospingono a seguire la via di Gesù per

sconfiggere l’inimicizia. Come il sangue di

Cristo, sparso per amore, ha riconciliato e

unito, facendo germogliare la Chiesa, così il

sangue dei martiri è il seme dell’unità dei Cristiani.

Esso ci chiama a spenderci con carità

fraterna per la comunione.

Ringrazio Dio per i saldi legami fraterni

che già sussistono tra di noi e che questa visita,

tanto gradita e preziosa, rafforza ulteriormente.

Molti significativi passi sono già stati

compiuti. Il vostro amato predecessore, il Catholicos-Patriarca

Mar Dinkha I V, che ebbi la

gioia di incontrare due anni fa, firmò qui a

Roma con San Giovanni Paolo II la D i c h i a ra -

zione cristologica comune. Essa ci permette di

confessare la stessa fede nel mistero dell’Incarnazione.

Questo traguardo storico ha aperto

la via al nostro pellegrinaggio verso la piena

comunione, un cammino che desidero ardentemente

proseguire. In tale percorso confermo

l’impegno della Chiesa Cattolica perché

il nostro dialogo, già tanto fecondo, possa

avanzare. Nell’avvenire esso potrà contribuire

a ricomporre la piena armonia, a beneficio

delle nostre comunità, che spesso già vivono

a stretto contatto. Auspico perciò vivamente

che la Commissione congiunta per il dialogo

teologico tra la Chiesa Cattolica e la Chiesa

assira dell’Oriente possa aiutarci a spianare la

strada verso quel giorno tanto atteso, nel quale

potremo celebrare il Sacrificio del Signore

allo stesso altare, quale segno reale della comunione

ecclesiale pienamente ristabilita.

Nel frattempo abbiamo l’opportunità di

muovere passi spediti, crescendo nella conoscenza

reciproca e testimoniando insieme il

Vangelo. La nostra vicinanza sia lievito di

Preghiera ecumenica

Hanno pregato insieme per il Medio oriente, e

specialmente per l’Iraq e la Siria, Papa

Francesco e Mar Gewargis III,

catholicos-patriarca della Chiesa assira

dell’Oriente, durante la celebrazione ecumenica,

nella cappella Redemptoris Mater del Palazzo

apostolico. Una preghiera comune «per tutti

coloro che soffrono a causa di conflitti e

violenza» e anche «per i poveri, gli ammalati,

gli emigrati e i rifugiati e quanti sono

perseguitati per le loro idee e convinzioni».

Insieme Francesco e Gewargis III hanno

invocato «un nuovo spirito di solidarietà e

riconciliazione» perché vinca la pace e vengano

superate «discriminazioni e ingiustizie».

La celebrazione è stata preceduta, alle ore 9.30,

dal colloquio nella Biblioteca privata del

Pontefice. Dopo la lettura dei due discorsi, sono

stati presentati i componenti del seguito. Quindi

è avvenuto lo scambio dei doni: il Papa ha

offerto una riproduzione anastatica, curata dalla

unità. Siamo chiamati a operare insieme nella

carità dovunque possibile, così che l’a m o re

indichi la via della comunione. Nel Battesimo

abbiamo riscoperto il fondamento della reale

comunione tra di noi. Cattolici e Assiri, «tutti

siamo stati battezzati mediante un solo Spirito»

(1 Cor 12, 13): apparteniamo all’unico

Corpo di Cristo, siamo fratelli in Lui. Con

questa certezza procediamo, camminando insieme

fiduciosamente, alimentando — nella

preghiera e specialmente presso l’altare del Signore

— la carità che «unisce in modo perfetto»

(Col 3, 14). Essa ricompone le fratture e

sana le lacerazioni. Non stanchiamoci di chiedere

al Signore, medico divino, di guarire le

ferite del passato con l’unzione benefica della

sua misericordia.

Ci farà bene anche rinnovare la memoria

comune della nostra attività evangelizzatrice.

Essa trova le proprie radici nella comunione

della Chiesa primitiva. Da lì si originò quella

diffusione del Vangelo che, agli albori della

fede, raggiunse Roma e le terre della Mesopotamia,

culla di antichissime civiltà, dando

alla luce fiorenti comunità cristiane. I grandi

evangelizzatori di allora, i santi e i martiri di

ogni tempo, tutti concittadini della Gerusalemme

del cielo, ci esortano e ci accompagnano

ora ad aprire, insieme, sentieri fecondi di

comunione e di testimonianza.

Santità, carissimo Fratello, con gioia e affetto

desidero esprimere la mia gratitudine

per la vostra visita e per il dono di pregare

oggi insieme, gli uni per gli altri, per invocare

la protezione e la custodia del Signore, per

chiedere che la sua misericordiosa volontà sia

da noi pienamente accolta e fraternamente testimoniata.

Biblioteca apostolica vaticana, del papiro

Bodmer 14-15 e una copia dell’enciclica Laudato

si’ e delle esortazioni apostoliche Evangelii

gaudium e Amoris laetitia.

Quindi il Papa e il patriarca si sono recati, con i

componenti del seguito, nella cappella

Redemptoris Mater per presiedere insieme il

momento di preghiera, curato da monsignor

Guido Marini, maestro delle celebrazioni

liturgiche pontificie. Sono stati cantati due inni

della tradizione orientale ed è stato proclamato

il passo evangelico di Matteo (5, 1-16). Francesco

e Gewargis III hanno recitato insieme il Padre

nostro e poi hanno benedetto l’assemblea.

All’incontro hanno preso parte anche

il cardinale Kurt Koch, presidente

del Pontificio Consiglio per la promozione

dell’unità dei cristiani, con il vescovo segretario

Brian Farrell, il sotto-segretario monsignor

Andrea Palmieri e il vescovo di Antwerpen,

monsignor Johan Jozef Bonny.

La grazia di riconoscere quando

Gesù passa, quando «bussa alla

nostra porta», la grazia «di riconoscere

il tempo in cui siamo

stati visitati, siamo visitati e saremo

visitati». È la preghiera rivolta

al Signore per ogni cristiano

da Papa Francesco al termine

dell’omelia tenuta durante la

messa celebrata a Santa Marta

giovedì 17 novembre. Una preghiera

per non cadere in un

«dramma» ripetuto nella storia,

dalle origini ai giorni nostri:

quello di «non riconoscere

l’amore di Dio».

La meditazione del Pontefice

ha preso spunto dal brano evangelico

in cui Luca (19, 41-44) descrive

il pianto di Gesù sulla città

di Gerusalemme. «Cosa sentì

Gesù, nel suo cuore —

si è chiesto il Papa —

in questo momento del

suo pianto? Perché

piange Gesù su Gerusalemme?».

E la risposta

può venire sfogliando

la Bibbia:

«Gesù fa memoria e ricorda

tutta la storia

del popolo, del suo

popolo. E ricorda il rifiuto

del suo popolo

all’amore del Padre».

Così «nel cuore di

Gesù, nella memoria

di Gesù, in quel momento,

venivano i passi

dei profeti». Come

quello di Osea — «Io

la sedurrò, la condurrò

al deserto e parlerò al

suo cuore; la farò mia

sposa» — nel quale si

incontra «l’entusiasmo e la voglia

di Dio per il suo popolo», il

suo «amore». O le parole di Geremia:

«Di te ricordo il tempo

della tua giovinezza, il tempo

del tuo fidanzamento, del tuo

amore giovane, quando mi seguivi

nel deserto. Ma ti sei allontanata

da me». E ancora: «Cosa

trovarono i vostri padri per allontanarsi

da me?», «Disgrazia

per voi che i vostri padri si siano

allontanati da me...».

Il Pontefice ha provato a immaginare

il flusso di memoria

che ha coinvolto Gesù in quel

momento e ha di nuovo richiamato

il profeta Osea: «Quando

Israele era fanciullo io l’ho amato,

ma più lo chiamavo, più si

allontanava da me». Ne è emerso

il «dramma dell’amore di Dio

e l’allontanarsi, l’infedeltà del

popolo». Era, ha spiegato,

«quello che aveva Gesù nel cuore»:

da una parte la memoria di

una «storia di amore», addirittura

di «amore “pazzo” di Dio per

il suo popolo, un amore senza

misure», e dall’altra la risposta

«egoista, sfiduciata, adultera,

idolatrica» del popolo.

C’è poi un altro aspetto che

emerge dal brano evangelico del

giorno. Gesù infatti si lamenta

su Gerusalemme, «perché — dice

— non hai riconosciuto il tempo

in cui sei stata visitata da Dio,

dai patriarchi, dai profeti». Il

Pontefice ha suggerito che nella

memoria di Gesù ci fosse «quella

parabola divinatoria, quella di

quando il padrone invia un suo

impiegato a chiedere i soldi: lo

bastonano; e poi un altro lo uccidono.

Alla fine invia suo figlio

e cosa dice questa gente? “Ma

questo è il figlio! Questo ha

l’eredità... Uccidiamolo! Ammazziamolo

e l’eredità sarà per

noi!». È la spiegazione di cosa

s’intende per «l’ora della visita»,

ovvero: «Gesù è il figlio che viene

e non è riconosciuto. È rifiutato!».

Infatti nel vangelo di

Giovanni si legge: «È venuto da

loro e loro non lo hanno accettato»,

«la luce è venuta e il popolo

ha scelto le tenebre». È quindi

questo, ha spiegato Francesco,

«che fa dolore al cuore di Gesù

Cristo, questa storia di infedeltà,

questa storia di non riconoscere

le carezze di Dio, l’amore di

Dio, di un Dio innamorato» che

vuole la felicità dell’uomo.

Gesù, ha detto il Papa, «vide

in quel momento cosa lo aspettava

come Figlio. E pianse “p erché

questo popolo non ha riconosciuto

il tempo in cui è stato visitato”».

A questo punto la meditazione

del Pontefice si è rivolta alla vita

quotidiana di ogni cristiano, perché,

ha detto, «questo dramma

non è accaduto soltanto nella

storia e finito con Gesù. È il

dramma di tutti i giorni». Ognuno

di noi può chiedersi: «Io so

riconoscere il tempo nel quale

sono stato visitato? Mi visita

D io?».

Per meglio far comprendere il

concetto, Francesco ha fatto riferimento

alla liturgia di martedì

scorso, nella quale si parlava di

«tre momenti della visita di Dio:

per correggere; per entrare in

colloquio con noi; e per invitarsi

alla nostra casa». In quell’o ccasione

è emerso che «Dio sta, Gesù

sta davanti a noi, e quando

«Gerusalemme» (particolare del mosaico di Madaba)

vuole correggerci ci dice: “Svegliati!

Cambia vita! Questo non

va bene!”. Poi quando vuol parlare

con noi dice: “Io busso alla

porta e chiamo. Aprimi!». Come

quando a Zaccheo disse: «Scendi!»

per «farsi invitare a casa».

E allora oggi possiamo domandarci:

«Com’è il mio cuore

davanti alla visita di Gesù?”». E

anche «fare un esame di coscienza:

“Io sono attento a quello che

passa nel mio cuore? Io sento?

So ascoltare le parole di Gesù,

quando lui bussa alla mia porta

o quando lui mi dice: “Svegliati!

C o r re g g i t i !”; o quando lui mi dice:

“Scendi, che voglio cenare

con te”?». È una domanda importante

perché, ha ammonito il

Pontefice, «ognuno di noi può

cadere nello stesso peccato del

popolo di Israele, nello stesso

peccato di Gerusalemme: non riconoscere

il tempo nel quale siamo

stati visitati».

Di fronte a tante nostre certezze

— «Ma io sono sicuro delle

mie cose. Io vado a messa, sono

sicuro» — bisogna ricordare che

«ogni giorno il Signore ci fa visita,

ogni giorno bussa alla nostra

porta». E dunque «dobbiamo

imparare a riconoscere questo,

per non finire in quella situazione

tanto dolorosa» che si ritrova

nelle parole del profeta Osea:

«Quanto più li amavo, quanto

più li chiamavo, più si allontanavano

da me». Perciò ha ripetuto

il Papa: «Tu fai tutti i giorni un

esame di coscienza su questo?

Oggi il Signore mi ha visitato?

Ho sentito qualche invito, qualche

ispirazione per seguirlo più

da vicino, per fare un’opera di

carità, per pregare un po’ di

più?», insomma per realizzare

tutte quelle cose alle quali «il Signore

ci invita ogni giorno per

incontrarsi con noi»?

L’insegnamento che emerge da

questa meditazione è dunque

che «Gesù pianse non solo per

Gerusalemme, ma per tutti noi»,

e che egli «dà la sua vita, perché

noi riconosciamo la sua visita».

In tal senso il Pontefice ha ricordato

«una frase molto forte» di

sant’Agostino: «“Ho paura di

Dio, di Gesù, quando passa!” —

“Ma perché hai paura? — “Ho

paura di non riconoscerlo!”».

Perciò, ha concluso il Papa, «se

tu non stai attento al tuo cuore,

mai saprai se Gesù ti sta visitando

o no».


venerdì 18 novembre 2016 L’OSSERVATORE ROMANO

pagina 7

Alla Caritas internationalis il Papa ribadisce l’opzione preferenziale per i poveri

Contro esclusione e sfruttamento

La Chiesa riafferma «l’opzione preferenziale

per i poveri» ed esorta «ad agire contro

l’esclusione sociale dei più deboli». È quanto

ricorda il Papa nel discorso ai membri del

consiglio di rappresentanza della Caritas

internationalis, ricevuti giovedì mattina, 17

ottobre, nella Sala Clementina. Nel corso

dell’incontro Francesco ha parlato a braccio,

rispondendo ad alcune domande poste dai

presenti. Di seguito il testo del discorso

preparato dal Pontefice per l’occasione.

Cari fratelli e sorelle,

saluto cordialmente voi tutti, Membri del

Consiglio di Rappresentanza e del personale

della Caritas Internationalis. Sono lieto

di accogliervi al termine della vostra

Riunione istituzionale e di incontrare, attraverso

voi, l’intera famiglia delle Caritas

nazionali e quanti nei vostri rispettivi Paesi

si impegnano nel servizio della carità della

Chiesa. Ringrazio il Cardinale Antonio

Tagle, vostro Presidente, per le parole con

le quali ha introdotto questo incontro.

La Chiesa “esiste per evangelizzare”, ma

l’evangelizzazione richiede di adattarsi alle

diverse situazioni, tenendo conto della vita

familiare e di quella sociale, come anche

della vita internazionale con speciale attenzione

alla pace, alla giustizia, allo sviluppo

(cfr. Evangelii nuntiandi, 29).

All’apertura del Sinodo sulla Nuova

Evangelizzazione Papa Benedetto XVI ricordava

che i due pilastri dell’evangelizzazione

sono “Confessio et Caritas”; e io

stesso ho dedicato un capitolo dell’Esortazione

Apostolica Evangelii gaudium alla dimensione

sociale dell’evangelizzazione,

riaffermando l’opzione preferenziale della

Chiesa per i poveri. Per questo siamo

chiamati ad agire contro l’esclusione sociale

dei più deboli e operare per la loro integrazione.

Le nostre società, infatti, sono

spesso dominate dalla cultura dello “scarto”;

hanno bisogno di superare l’indifferenza

e il ripiegamento su sé stesse per

apprendere l’arte della solidarietà. Poiché

«noi che siamo i forti – dice S. Paolo –

abbiamo il dovere di portare le infermità

dei deboli, senza compiacere noi stessi»

(Rm 15, 1).

Questo ci fa capire quanto sia fondamentale

la missione delle varie Caritas nazionali

e il loro ruolo specifico nella Chiesa.

Esse, infatti, non sono delle agenzie

sociali, ma organismi ecclesiali che condividono

la missione della Chiesa. Come sta

scritto nei vostri Statuti, voi siete chiamati

ad «assistere il Papa e i Vescovi nel loro

ministero della carità» (art 1.4). Le odierne

urgenze sociali richiedono che si metta

in campo quella che san Giovanni Paolo

II aveva definito una «nuova fantasia della

carità» (Novo millenio ineunte, 50): essa si

rende concreta non solo nell’efficacia degli

aiuti prestati, ma soprattutto nella capacità

di farsi prossimo, accompagnando con atteggiamento

di condivisione fraterna i più

disagiati. Si tratta di far risplendere la carità

e la giustizia nel mondo alla luce del

Vangelo e dell’insegnamento della Chiesa,

coinvolgendo i poveri stessi perché divengano

i veri protagonisti del loro stesso svilupp

o.

Vi ringrazio tanto, a nome di tutta la

Chiesa, per ciò che fate per gli ultimi. Vi

incoraggio a proseguire in questa missione,

che fa sentire la Chiesa vera compagna

di viaggio, vicina al cuore e alle speranze

degli uomini e delle donne di questo

mondo. Continuate a portare il messaggio

del Vangelo della gioia in tutto il mondo,

soprattutto a chi è lasciato indietro, ma

anche a chi ha il potere di cambiare le cose,

perché è possibile cambiare. La povertà,

la fame, le malattie, l’oppressione non

sono una fatalità e non possono rappresentare

situazioni permanenti. Confidando

nella forza del Vangelo, noi possiamo veramente

contribuire a cambiare le cose o

almeno a migliorarle. Possiamo riaffermare

la dignità di quanti attendono un segno

del nostro amore e proteggere e costruire

assieme la “nostra casa comune”.

Per l’accoglienza dei migranti

Dopo la campagna per la pace in Siria, Caritas internationalis ne sta preparando

una sulle migrazioni: lo ha annunciato a Papa Francesco il cardinale presidente

Luis Antonio Tagle. L’iniziativa, ha detto il porporato, punta l’obbiettivo su «una

realtà che sta al cuore del nostro servizio» e risponde all’invito del Pontefice «a

essere comunità che sanno accogliere e prendersi cura di chi è ferito sulla via». I

rappresentanti delle varie regioni in cui operano le Caritas sono riuniti a Roma

con il consiglio di rappresentanza e il consiglio esecutivo per — ha detto il cardinale

— «leggere assieme i segni dei tempi», condividere «le esperienze dei poveri,

le sofferenze delle vittime dei disastri naturali, di conflitti e della tratta di esseri

umani» e «trovare le vie migliori e i modi più efficaci per costruire un mondo di

giustizia e compassione, di solidarietà e di pace».

Vi invito ad avere sempre coraggio profetico,

a rifiutare tutto ciò che umilia l’uomo,

e ogni forma di sfruttamento che lo

degrada. Continuate a porre quei piccoli e

grandi segni di ospitalità e di solidarietà

che hanno la capacità di illuminare la vita

di bambini e anziani, di migranti e profughi

in cerca di pace. Sono molto contento

di apprendere che Caritas Internationalis

porterà avanti una Campagna proprio sul

tema delle migrazioni. Spero che questa

bella iniziativa apra i cuori di tanti all’accoglienza

dei profughi e dei migranti, perché

possano sentirsi veramente “a casa”

nelle nostre comunità. Sia vostra cura sostenere,

con rinnovato impegno, i processi

di sviluppo e i cammini di pace nei Paesi

da cui questi nostri fratelli e sorelle fuggono

o partono in cerca di un avvenire mig

l i o re .

Siate artigiani di pace e di riconciliazione

tra i popoli, tra le comunità, tra i credenti.

Mettete in campo tutte le vostre

energie, il vostro impegno, per lavorare in

sinergia con le altre comunità di fede che,

come voi, mettono la dignità della persona

al centro della loro attenzione. Lottate

contro la povertà e, allo stesso tempo, imparate

dai poveri. Lasciatevi ispirare e guidare

dalla loro vita semplice ed essenziale,

dai loro valori, dal loro senso di solidarietà

e condivisione, dalla loro capacità di risollevarsi

nelle difficoltà, e soprattutto dalla

loro esperienza vissuta del Cristo sofferente,

Lui che è il solo Signore e Salvatore.

Imparate, pertanto, anche dalla loro vita

di preghiera e dalla loro fiducia in Dio.

Auspico che, con il sostegno e l’attenzione

pastorale dei Vescovi, voi possiate

essere sempre più testimoni di un generoso

ministero di carità, aiutando la comunità

dei credenti ad essere luogo di annuncio

del Vangelo, di celebrazione dell’Eucarestia

e di servizio ai poveri nella gioia.

Invoco l’intercessione di Maria, nostra

Madre celeste e, mentre vi chiedo di pregare

per me, volentieri imploro la benedizione

del Signore su di voi e su quanti vi

sostengono nella vostra opera.

«Il denaro deve servire, invece di

governare». Lo ha ricordato Papa

Francesco ai partecipanti alla

conferenza internazionale delle

associazioni di imprenditori cattolici

(Uniapac), ricevuti in udienza nella

mattina di giovedì 17 novembre, nella

Sala Regia.

Signor Cardinale,

Signor Presidente dell’U N I A PA C ,

Cari amici,

Siete venuti a Roma — in Vaticano —

rispondendo all’invito del Cardinale

Peter Turkson e delle autorità

dell’Unione Internazionale Cristiana

dei Dirigenti d’Impresa, con il nobile

proposito di riflettere sul ruolo

degli imprenditori come agenti di

inclusione economica e sociale. Desidero

assicurarvi, da questo momento,

il mio incoraggiamento e le mie

preghiere per il vostro lavoro. La

Provvidenza di Dio ha voluto che

questo incontro dell’U N I A PA C coincidesse

con la conclusione del Giubileo

Straordinario della Misericordia.

Tutte le attività umane, anche quella

gnificato sociale dell’attività finanziaria

e bancaria, con la migliore intelligenza

e inventiva degli imprenditori.

Ciò significa assumere il rischio

di complicarsi la vita, dovendo

rinunciare a certi guadagni economici.

Il credito deve essere accessibile

per le case delle famiglie, per le piccole

e medie imprese, per i contadini,

per le attività educative, specialmente

a livello primario, per la sanità

generale, per il miglioramento e

l’integrazione dei nuclei urbani più

poveri. Una logica finanziaria del

mercato fa sì che il credito sia più

accessibile e più economico per chi

possiede più risorse; e più caro e più

difficile per chi ne ha meno, fino al

punto da lasciare le fasce più povere

della popolazione in mano a usurai

senza scrupoli. Allo stesso modo, a

livello internazionale, il finanziamento

dei paesi più poveri si trasforma

facilmente in un’attività usuraia. È

questa una delle grandi sfide per il

settore imprenditoriale, e per gli economisti

in generale, che è chiamato

a conseguire un flusso stabile e sufficiente

di credito che non escluda

nessuno e che possa essere ammortizzabile

in condizioni giuste ed accessibili.

Pur ammettendo la possibilità di

creare meccanismi imprenditoriali

che siano accessibili a tutti e funzionino

a beneficio di tutti, bisogna riconoscere

che sarà sempre necessaria

una generosa e abbondante gratuità.

Sarà anche necessario l’intervento

dello Stato per proteggere certi beni

collettivi e assicurare il soddisfacimento

dei bisogni umani fondamentali.

Il mio predecessore, san Giovanni

Paolo II, affermava che ignorare

ciò porta a «una “idolatria” del

mercato» (Lett. enc. Centesimus annus,

n. 40).

C’è un secondo rischio che deve

essere assunto dagli imprenditori. Il

rischio dell’onestà. La corruzione è

la piaga sociale peggiore. È la menzogna

di cercare il profitto personale

o del proprio gruppo sotto le parvenze

di un servizio alla società. È la

distruzione del tessuto sociale sotto

le parvenze del compimento della

legge. È la legge della giungla mascherata

da apparente razionalità soimprenditoriale,

possono essere un

esercizio della misericordia, che è

partecipazione all’amore di Dio per

gli uomini.

L’attività imprenditoriale comporta

costantemente un’infinità di rischi.

Gesù, nelle parabole del tesoro

nascosto nel campo (cfr. Mt 13, 44) e

delle perle preziose (cfr. Mt 13, 45),

paragona l’ottenimento del Regno

dei Cieli al rischio imprenditoriale.

Desidero riflettere oggi con voi su

tre rischi: il rischio di usare bene il

denaro, il rischio dell’onesta e il rischio

della fraternità.

In primo luogo il rischio dell’uso

del denaro. Parlare di imprese ci re-

laziona immediatamente con uno dei

temi più difficili della percezione

morale: il denaro. Ho detto varie

volte che “il denaro è lo sterco del

diavolo”, ripetendo quanto dicevano

i Santi Padri. Già Leone XIII, che

diede inizio alla dottrina sociale della

Chiesa, osservava che la storia del

XIX secolo aveva diviso le nazioni

«in due caste, tra le quali ha scavato

un abisso» (Lett. ap. Rerum novarum,

n. 35). Quarant’anni dopo, Pio

XI prevedeva la crescita di un «imperialismo

internazionale del denaro»

(Lett. enc. Quadragesimo anno, n.

109). Altri quarant’anni dopo Paolo

VI, facendo riferimento alla Rerum

novarum, denunciava che la concentrazione

eccessiva dei mezzi e dei

poteri può «condurre a una nuova

forma abusiva di dominio economico,

sul piano sociale, culturale e anche

politico» (Lett. ap. Octagesima

adveniens, n. 44).

Gesù, nella parabola dell’amministratore

disonesto, esorta a farsi carico

degli amici con la ricchezza disonesta,

per poter essere accolti nelle

dimore eterne (cfr. Lc 16, 9-15). Tutti

i Padri della Chiesa hanno interpretato

queste parole nel senso che le

ricchezze sono buone quando si

mettono al servizio del prossimo, altrimenti

sono inique (cfr. Catena Aure

a : Vangelo secondo san Luca, 16,

8-13). Il denaro deve quindi servire,

invece di governare. È un principio

chiave: il denaro deve servire, invece

di governare. Il denaro è solo uno

strumento tecnico di intermediazione,

di comparazione di valori e diritti,

di compimento degli obblighi e

Durante l’udienza agli imprenditori cattolici il Pontefice condanna la corruzione ed esalta la gratuità

Il denaro deve servire e non governare

di risparmio. Come qualsiasi tecnica,

il denaro non ha un valore neutro,

ma acquista valore a seconda della

finalità e delle circostanze in cui si

usa. Quando si afferma la neutralità

del denaro, si sta cadendo in suo

potere. Le imprese non devono esistere

per guadagnare denaro, anche

se il denaro serve per misurare il loro

funzionamento. Le imprese esistono

per servire.

Perciò è urgente recuperare il si-

ciale. È l’inganno e lo sfruttamento

dei più deboli o meno informati. È

l’egoismo più grossolano, nascosto

dietro a un’apparente generosità. La

corruzione viene generata dall’adorazione

del denaro e torna al corrotto,

prigioniero di quella stessa adorazione.

La corruzione è una frode alla

democrazia e apre le porte ad altri

mali terribili come la droga, la prostituzione

e la tratta delle persone, la

schiavitù, il commercio di organi, il

traffico di armi, e così via. La corruzione

è diventare seguaci del diavolo,

padre della menzogna.

Tuttavia, «la corruzione non è un

vizio esclusivo della politica. C’è

corruzione nella politica, c’è corruzione

nelle imprese, c’è corruzione

nei mezzi di comunicazione, c’è corruzione

nelle chiese e c’è corruzione

anche nelle organizzazioni sociali e

nei movimenti popolari» (Discorso ai

partecipanti al 3° Incontro mondiale

dei movimenti popolari, 5 novembre

2016).

Una delle condizioni necessarie

per il progresso sociale è l’assenza di

corruzione. Può accadere che gli imprenditori

si vedano tentati a cedere

ai tentativi di ricatto o di estorsione,

giustificandosi con il pensiero di salvare

l’impresa e la sua comunità di

lavoratori, o pensando che così faranno

crescere l’impresa e che un

giorno potranno liberarsi di quella

piaga. Inoltre, può succedere che cadano

nella tentazione di pensare che

si tratta di qualcosa che fanno tutti,

e che piccoli atti di corruzione destinati

a ottenere piccoli vantaggi non

abbiano grande importanza. Qualsiasi

tentativo di corruzione, attiva o

passiva, è già cominciare ad adorare

il dio denaro.

Il terzo rischio è quello della fraternità.

Abbiamo ricordato come san

Giovanni Paolo II ci ha insegnato

che «prima ancora della logica dello

scambio [...] esiste “un qualcosa che

è dovuto all’uomo perché è uomo”,

in forza della sua eminente dignità»

(Lett. enc. Centesimus annus, n. 34).

Economia

solidale

Due giornate di congresso per

individuare «iniziative concrete»

attraverso le quali i leader

d’impresa possano aiutare a

«contrastare l’economia dell’esclusione

e della inequità»:

sono quelle organizzate a Roma

dalle Associazioni di imprenditori

cattolici (Uniapac) e

illustrate al Papa dal cardinale

Turkson, presidente del Pontificio

Consiglio della giustizia e

della pace. «Lo spirito imprenditoriale

e l’innovazione — ha

aggiunto José María Simone,

presidente di Uniapac International

— sono fondamentali per

lo sviluppo di un’economia inclusiva

e sostenibile». In tal

senso occorre «trovare le migliori

forme per creare un ambiente

di lavoro basato sulla

reciprocità nella solidarietà e

nella sussidiarietà, nel quale le

persone possano essere loro

stesse protagoniste per raggiungere

una migliore qualità

della vita».

Anche Benedetto XVI ha insistito

sull’importanza della g ra t u i t à , come

elemento imprescindibile della vita

sociale ed economica, diceva: «la carità

nella verità pone l’uomo davanti

alla stupefacente esperienza del dono

[...] che ne esprime ed attua la

dimensione di trascendenza [...]. Lo

sviluppo economico, sociale e politico

ha bisogno [...] di fare spazio al

principio di gratuità come espressione

della fraternità» (Lett. enc. Caritas

in veritate, n. 34).

L’attività imprenditoriale deve includere

sempre l’elemento di gratuità.

I rapporti di giustizia tra dirigenti

e lavoratori devono essere rispettati

e pretesi da tutte le parti; ma, al

tempo stesso, l’impresa è una comunità

di lavoro in cui tutti meritano

rispetto e apprezzamento fraterno da

parte dei superiori, colleghi e subalterni.

Il rispetto dell’altro come fratello

si deve estendere anche alla comunità

locale in cui si situa fisicamente

l’impresa e, in un certo modo,

tutte le relazioni giuridiche ed economiche

dell’impresa devono essere

moderate, avvolte in un clima di rispetto

e di fraternità. Non mancano

esempi di azioni solidali in favore

dei più bisognosi compiute dal personale

di imprese, cliniche, università

o altre comunità di lavoro e di

studio. Questo dovrebbe essere un

modo consueto di agire, frutto di

profonde convinzioni da parte di

tutti, evitando che diventi un’attività

occasionale per placare la coscienza

o, peggio ancora, un mezzo per ottenere

un utile pubblicitario.

Riguardo alla fraternità, non posso

non condividere con voi il tema

delle emigrazioni e dei rifugiati, che

opprime i nostri cuori. Oggi le emigrazioni

e gli spostamenti di una

moltitudine di persone alla ricerca di

protezione sono diventati un drammatico

problema umano. La Santa

Sede e le Chiese locali stanno compiendo

sforzi straordinari per affrontare

efficacemente le cause di questa

situazione, cercando la pacificazione

delle regioni e dei paesi in guerra e

promuovendo lo spirito di accoglienza;

ma non sempre si ottiene tutto

ciò che si desidera. Chiedo aiuto anche

a voi. Da una parte, cercate di

convincere i governi a rinunciare a

ogni tipo di attività bellica. Come si

dice negli ambienti imprenditoriali:

un “cattivo” accordo è sempre meglio

di una “buona” lite. Dall’altra,

collaborate per creare fonti di lavoro

degno, stabili e abbondanti, sia nei

luoghi di origine sia in quelli di arrivo

e, in questi ultimi, sia per la popolazione

locale sia per gli immigranti.

Occorre far sì che l’immigrazione

continui a essere un importante

fattore di sviluppo.

La maggior parte di noi qui presenti

appartiene a famiglie di emigranti.

I nostri nonni o i genitori arrivarono

dall’Italia, dalla Spagna,

dal Portogallo, dal Libano o da altri

paesi, in America del Sud e del

Nord, quasi sempre in condizioni di

estrema povertà. Poterono mandare

avanti una famiglia, progredire fino

a diventare addirittura imprenditori

perché trovarono società accoglienti,

a volte così povere come loro, ma

disposte a condividere il poco che

avevano. Conservate e trasmettete

questo spirito che ha radici cristiane,

manifestando anche qui il genio imp

re n d i t o r i a l e .

U N I A PA C e ACDE evocano in me il

ricordo dell’imprenditore argentino

Enrique Shaw, uno dei fondatori, la

cui causa di beatificazione ho potuto

promuovere quando ero Arcivescovo

di Buenos Aires. Vi raccomando di

seguire il suo esempio e, per i cattolici,

di ricorrere alla sua intercessione

per essere buoni imprenditori.

Il Vangelo di due domeniche fa ci

ha proposto la vocazione di Zaccheo

(cfr. Lc 19, 1-10), quel ricco, capo degli

esattori delle tasse di Gerico, che

salì su un albero per poter vedere

Gesù, e lo sguardo del Signore lo

portò a una profonda conversione.

Che questa Conferenza sia come il

sicomoro di Gerico, un albero su cui

potete salire tutti, affinché, attraverso

la discussione scientifica degli

aspetti dell’attività imprenditoriale,

troviate lo sguardo di Gesù e da qui

risultino orientamenti efficaci per far

sì che l’attività di tutte le vostre imprese

promuova sempre ed efficacemente

il bene comune.

Vi ringrazio per questa visita al

successore di san Pietro e vi chiedo

di portare la mia benedizione a tutti

i vostri impiegati, operai e collaboratori

e alle loro famiglie. Per favore,

non dimenticatevi di pregare per me.

Grazie.

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