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20_rivista_ITAeventi

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n.<strong>20</strong><br />

Il bon ton di<br />

VITTORIO FELTRI<br />

Marina Ripa di Meana, J-Ax, Gianna Nannini, Aldo Giovanni & Giacomo


HOTEL<br />

PINZOLO · DOLOMITI DI BRENTA<br />

TRENTINO<br />

CANDIDO<br />

SOGNO<br />

DOLCE<br />

RISVEGLIO<br />

PRELIBATE<br />

PIETANZE<br />

RIGENERAZIONE DI<br />

CORPO E SPIRITO<br />

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ITA EVENTI 1


2 ITA EVENTI<br />

ITA EVENTI 3


sommario<br />

in questo numero<br />

8 .<br />

Coverstory: Vittorio Feltri<br />

16.<br />

Cinema: Strike a pose, The Entertainer<br />

22.<br />

26.<br />

Arte: Hokusai, Hiroshige, Utamaro<br />

Arte: The Art Of The Brick<br />

30.<br />

46.<br />

Musica: Notre Dame de Paris,<br />

SiddhartHa, Vik and The Doctors,<br />

Anna Maria Barbera, Peter Pan,<br />

J-Ax, Gianna Nannini, Fuerza Bruta<br />

Libri: Aldo Giovanni & Giacomo,<br />

Katia Bernardi, Guiness <strong>20</strong>17<br />

54.<br />

L’intervista: Marina Ripa Di Meana<br />

66.<br />

Fumetti: Marvel Universe Live, Lucca<br />

Comics & Games<br />

76 . Travel: Un weekend a Ginevra<br />

84. Benessere: Artestetica, Donata Berger,<br />

Dott. Calì, Camilla Raznovich,<br />

Natural Point<br />

n.<strong>20</strong><br />

Iscritta con l’autorizzazione del Tribunale<br />

di Milano al numero 335 del 25/10/<strong>20</strong>13<br />

www.itaeventi.it<br />

www.facebook.com/itaeventi<br />

twitter.com/itaeventi<br />

Direttore responsabile<br />

Guido Biondi<br />

Grafiche e impaginazione<br />

Massimiliano Pallai<br />

Hanno collaborato a questo numero:<br />

Bruno Quiriconi, Andrea Thomas,<br />

Raffaele Piscitelli, Dr. Antonio Distefano<br />

Editore - Concessionaria di Pubblicità<br />

MediaAdv s.r.l.<br />

Via A. Panizzi, 6 - <strong>20</strong>146 Milano<br />

Tel. +39 02 43986531<br />

info@mediaadv.it<br />

www.mediaadv.it<br />

Stampa<br />

Mediaprint s.r.l.<br />

Via Brenta, 7<br />

37047 San Giovanni Lupatoto (VR)<br />

finito di stampare novembre <strong>20</strong>16<br />

ITA EVENTI 5


editoriale<br />

Lo spunto è il nuovo libro di Vittorio Feltri,<br />

uno dei (pochissimi) maestri del giornalismo<br />

italiano. Il vero cafone, ciò che<br />

dovremmo fare e facciamo tutti, appena<br />

uscito per Mondadori, scritto insieme<br />

a Massimiliano Parente, è all’apparenza un<br />

divertissment, uno stuzzichino da aperitivo con<br />

la curiosità di D’Agostino e il ritmo di Chiambretti<br />

ma senza lo snobismo di Lina Sotis. Pungente e<br />

caustico, Feltri analizza – con il paravento dello<br />

scherzo – protagonisti e comparse del tubo<br />

catodico contemporaneo e della vita politica,<br />

scrivendo talvolta col curaro (maestria ereditata<br />

da Montanelli) contro i grandi opportunisti<br />

di oggi, da Fazio a Celentano, da Jovanotti a<br />

Scalfari e tutti quelli da lui definiti cafoni del<br />

salotto buono. D’accordo o non d’accordo con<br />

Feltri, anche Itaeventi cerca nel suo piccolo di<br />

distinguersi e propone personaggi un po’ fuori<br />

dal coro, da J-Ax a Marina Ripa di Meana oltre<br />

alle consuete finestre sull’arte, sui viaggi, sui<br />

fumetti, sul cinema e sui grandi eventi nelle<br />

nostre città italiane. Buona lettura. (G. B.)<br />

musiche di<br />

Edoardo BENNATO<br />

PRODUZIONE ESECUTIVA<br />

regia di<br />

Maurizio COLOMBI<br />

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Info: 02 641142212 -214 | promozione@ipomeriggi.it | teatroarcimboldi.it<br />

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6 ITA EVENTI<br />

ITA EVENTI 7


cover<br />

IL BON TON DI VITTORIO FELTRI<br />

La caratteristica principale del Direttore di Libero? È elegante, all’antica, vorrebbe continuare<br />

ad usare la macchina da scrivere e si identifica con Gaber. E nel suo nuovo libro propone un<br />

galateo anti-cafone, senza mai prendersi troppo sul serio. di Guido Biondi<br />

Vittorio Feltri con Massimiliano Parente, Il vero cafone<br />

(ciò che non dovremmo fare e facciamo tutti), Mondadori<br />

eleganti, esperto di buone maniere e amante dell’educazione,<br />

insomma una persona di grande stile:<br />

“Io mi vesto con la cravatta solamente perché cerco<br />

e sottolineo cerco di apparire nella mia parte meno<br />

peggiore. Magari c’è anche una piccola componente<br />

di narcisismo”. Ha da poco pubblicato un libro<br />

per Mondadori – scritto con Massimiliano Parente<br />

– intitolato Il vero cafone (ciò che non dovremmo<br />

fare e facciamo tutti). Un divertissment nel quale,<br />

scherzando ma non troppo, stigmatizza certi comportamenti<br />

cafonal – per usare un termine caro al<br />

sito Dagospia – di personaggi celebri, in particolar<br />

modo i frequentatori del tubo catodico. Il termine<br />

“cafonal” lo spiega molto bene in questo estratto<br />

del suo libro: “Neologismo coniato da Roberto D’Agostino<br />

il quale, sui cafoni del mondo dello spettacolo,<br />

politico, imprenditoriale, ci ha messo su un business<br />

chiamato Dagospia. Il cafonal è il cafone delle feste<br />

chic, delle terrazze romane, facce cotte dalla lampada<br />

e riempite di botox. Si tratta del trash-endente (altro<br />

neologismo di D’Agostino): sessantenni scosciate<br />

come ventenni in mezzo a politici e alti burocrati che<br />

si riempiono la bocca di salumi dei buffet, un orrore<br />

di morti viventi immortalato dal fotografo Umberto<br />

Pizzi. Non c’è destra e non c’è sinistra, tutti insieme<br />

appassionatamente nel magna magna di un’euforia<br />

fine a se stessa. Come scrive lo stesso D’Agostino è «Il<br />

trionfo dell’“imagologia” sull’ideologia, della scoria<br />

sulla Storia, del blob sullo snob, del cellulare sul furgone<br />

cellulare, delle boutique lucenti sulle Botteghe<br />

Oscure, dello spensierato sullo spettinato, delle “Marie<br />

Godetti” sulle Marie Goretti, di Afef sull’Irpef, del<br />

modem sul panem: un bordellissimo di antropologia<br />

varia e avariata che trova la sua sintesi rocambolesca<br />

in quella Fossa delle Marianne chiamata “cafonal””.<br />

L’intervista parte leggendo un altro piccolo<br />

estratto, “Il tempo cafone che fa”; c’è l’essenza del<br />

Feltri-pensiero, da sempre controcorrente: “È il cafone<br />

del salotto buono che, se non sei della sua sponda<br />

fiorita, il suo salotto non lo vedi neppure col binocolo.<br />

È il campione del buonismo applicato alla televisione,<br />

è come una melassa condita di melassa. Sorride<br />

sempre, con quel suo sorrisino felice di esistere, e non<br />

è una scena, non ci fa, è veramente felice di esistere.<br />

E ha ragione, chi non lo sarebbe al posto di Fabio<br />

Fazio? Nessun pensiero triste sfiora mai il suo bellissimo,<br />

serenissimo, snobissimo cervello. Il pensiero di<br />

Fabio Fazio è come quello di Jovanotti della canzone<br />

Io penso positivo: “Io credo che a questo mondo esista<br />

solo una grande chiesa / che passa da Che Guevara e<br />

arriva fino a Madre Teresa / passando da Malcolm<br />

X attraverso Gandhi e San Patrignano / arriva da<br />

un prete in periferia che va avanti nonostante il Vaticano.<br />

/ Io penso positivo perché son vivo, perché son<br />

vivo”. Infatti, quando Jovanotti va da Fabio Fazio<br />

è il massimo della vita, sono una sinestesia d’amorosi<br />

sensi: vedi due che vivono nel migliore dei mondi<br />

possibili, il loro. Quando Celentano va da Fabio<br />

Fazio, è il maggior filosofo di tutti i tempi. Quando<br />

Eugenio Scalfari va da Fabio Fazio, è come il Dio di<br />

Michelangelo sulla Cappella Sistina, e Fabio Fazio<br />

la Cappella”.<br />

Ma voleva scrivere un nuovo galateo?<br />

Scrivere questo libro è stato un divertimento. Sono<br />

stato io a proporlo all’Editore, convinto che non<br />

esiste più un galateo. Quello della Chiesa è un po’<br />

datato, ne ha fatto uno Lina Sotis, una ventina di<br />

anni fa ma io non posso fare la maestrina. Io desideravo<br />

fare i ritratti dei cafoni partendo da una<br />

considerazione: in tutti noi c’è un cafone. Anche in<br />

me. E sono in conflitto tutti i giorni con il cafone<br />

che è in me. Spesso soccombo.<br />

Esempio concreto?<br />

Io riconosco che a volte, quando entra qualcuno,<br />

non mi alzo a salutare ma resto seduto, pero’ lo<br />

dico: “scusa non mi alzo perché sono anziano”.<br />

Son cafone. Ad esempio andiamo al ristorante e…<br />

Nella sede di Libero a Milano, nell’ufficio del<br />

Direttore, a colpo d’occhio spicca da subito<br />

una lettera 32, la macchina da scrivere con<br />

la quale Feltri componeva i suoi editoriali (oggi si è<br />

convertito – suo malgrado – alla tecnologia imperante).<br />

Pochi sanno che il giornalista ha iniziato a<br />

pubblicare articoli come recensore di film cinematografici<br />

all’Eco di Bergamo; aveva 19 anni. “Io ero<br />

un ragazzo, dovevo ancora fare l’Università e il mio<br />

insegnante di latino e letteratura era un prete e mi<br />

segnalò all’Eco per fare qualcosa, come collaboratore<br />

esterno. C’era l’esigenza di un vice critico cinematografico:<br />

mi sarei occupato di qualunque cosa”. Poco<br />

dopo approderà a La Notte, poi il Corriere d’Informazione,<br />

L’Europeo, l’Indipendente, il Giornale e<br />

Libero, nel quale – dopo averlo fondato e diretto<br />

– è ritornato. Il suo pallino non è solo quello di dirigere<br />

un quotidiano ma, soprattutto, quello di far<br />

quadrare i conti: è parte della sua forza infatti ogni<br />

volta che ha preso le redini di un quotidiano o di<br />

un settimanale ne ha raddoppiato le copie. Ma Vittorio<br />

Feltri è anche uno dei pochissimi giornalisti<br />

Tutte le foto dell’articolo e della copertina sono<br />

di Lorenza Biasi.<br />

Mette i gomiti sul tavolo?<br />

No quelle son sciocchezze. Invece se vado a lavarmi<br />

le mani e poi mi rimetto al tavolo del ristorante<br />

succede che arriva un gruppetto di due-tre persone<br />

e viene a salutarmi dandomi la mano. Ecco<br />

una cafonata perché poi devo tornare a lavarmi le<br />

mani. Ma in realtà non lo puoi fare perché altrimenti<br />

poi le persone si offendono. Oppure capita<br />

che qualcuno davanti a te si soffia il naso e resta a<br />

guardare l’interno del fazzoletto. Ma cosa cavolo<br />

pensi di trovare? Oppure capita di invitare amici a<br />

casa, cenare insieme, fare due chiacchiere con un<br />

drink in salotto. Poi a un certo punto guardo l’orologio<br />

e vedo che sono le 23 e penso: “Non si tolgono<br />

più dalle scatole”. Poi succede che qualcuno si<br />

alzi e immediatamente scatta l’imitazione e pensi<br />

“Ah che sollievo, adesso mi vedrò Porta a porta”. In<br />

realtà non è finita: quelli che si sono alzati vanno<br />

in anticamera e si mettono il cappotto ma iniziano<br />

a chiacchierare in piedi proprio nell’anticamera.<br />

Ma porca puttana perché non vanno fuori dalle<br />

palle? E senti quello che parla della sua prostata.<br />

8 ITA EVENTI<br />

ITA EVENTI 9


“Ah anche tu? Anche io sai ora ti racconto…”. E<br />

passa un’altra mezzora a parlare dei farmaci. Finché<br />

non arriva il cardiopatico. E scatta la solidarietà<br />

di “categoria” con aggiornamenti sul tema e sintomalogia.<br />

E tu sei disperato. Questa è una cafonata.<br />

Sono le cafonerie della nostra epoca. E non parliamo<br />

dell’abbigliamento, c’è da ridere. Donne che<br />

sono alte un metro e trenta e tacchi che sono più<br />

alti del polpaccio! Effetto sgradevolissimo!<br />

Come le turiste giapponesi con tacco dodici che<br />

inciampano sui marciapiedi.<br />

Non puoi parlare dell’esibizionismo delle donne,<br />

ti dicono che sei anti-femminista, misogino. Poi<br />

c’è la cafoneria del linguaggio. Spiego meglio.<br />

Ha vinto la figa. O meglio hanno vinto le donne.<br />

Trent’anni fa - quando ero un giovanotto – se avessi<br />

detto a una donna “bella figa” avrei ricevuto uno<br />

schiaffo. Oggi ti danno uno schiaffo se non glielo<br />

dici. Ma la cosa buffa è che si dice continuamente<br />

“che figata”, “come sei figo”, “che cravatta figa”. Se<br />

invece ti vogliono insultare ti dicono “che testa di<br />

cazzo”, “un coglione”. Il linguaggio è anticipatore<br />

della diffusione del pensiero. Pensiero è femminile,<br />

la cosa bella è figa e un imbecille è una testa di cazzo.<br />

Ha vinto la figa, hanno vinto le donne. Come<br />

fanno le donne a dire che non hanno raggiunto<br />

la parità? Cerco di far capire che la cafoneria è diventata<br />

costume. È sempre stato così. È la vita, la<br />

società, il conformismo. È virale. Ho dovuto usare<br />

un linguaggio divertente e scanzonato altrimenti il<br />

lettore abbandonava il libro a pagina sette.<br />

Ci sono dei personaggi pubblici ai quali attribuisce<br />

una certa eleganza, anche interiore?<br />

Ricordo volentieri Alfredo Pieroni, persona di<br />

grande educazione. E Gianni Letta. Anche suo<br />

nipote. Tra i giornalisti Marcello Sorgi, mai una<br />

parola fuori posto. E Aldo Cazzullo, anche se è un<br />

po’ paraculo.<br />

Costanzo?<br />

Sono stato recentemente da lui, mi sono divertito<br />

come un pazzo. Ha inventato la televisione. Capisce<br />

se ti deve lasciare spazio o togliertelo: ha il senso<br />

dello spettacolo attraverso gli strumenti del giornalista.<br />

Alla favola dell’età non ci credo. Quando<br />

sento dire “a 80 anni è il caso di smetterla” penso<br />

che se uno ancora riesce non vedo perché dovrebbe<br />

smettere.<br />

Berlusconi?<br />

Berlusconi ormai è andato.<br />

Meglio tornare ai giornalisti.<br />

Biagi fino a ottant’anni faceva fior di programmi e<br />

ascolti. Ed era molto elegante.<br />

Eleganza cattolica.<br />

Vero.<br />

Monti lo trova elegante?<br />

No. Anche io metto il loden, è comodo ma…<br />

L’eleganza “la moglie sceglie i vestiti e ti veste<br />

prima di uscire di casa”.<br />

Esatto. È molto probabile.<br />

Un politico contemporaneo elegante?<br />

Nonostante sia un politico io trovo elegante – e<br />

mai cafone in nessuna delle sue manifestazioni<br />

– Cuperlo. Impeccabile. E non interrompe mai<br />

quando stai parlando.<br />

Quando accade lei si toglie il microfono e se ne va.<br />

Quando ti fanno una domanda cerchi di rispondere<br />

ma dopo tre parole già ti interrompono; è<br />

evidente che non gliene frega un cazzo della mia<br />

risposta. Significa anche che la mia presenza non<br />

interessa. E qui è cafoneria: non è una scintilla è<br />

abitudine, comportamento. Riconosco che il migliore<br />

di tutti – anche se sta antipatico a tanti – è<br />

Bruno Vespa.<br />

Da Formigli non ce la vedo.<br />

Ci sono stato un paio di volte ma non mi piace.<br />

Anche questa forma di presentarsi in maniche di<br />

camicia, sbrindellato è maleducazione. Invece sono<br />

bravissime le donne. Due in particolare, entrambe<br />

su La7. La prima conduce L’aria che tira, Myrta<br />

Merlino: è educata, preparata, specialmente in economia.<br />

L’altra è Tiziana Panella di Coffee Braek,<br />

un po’ mediterranea: mi piace fisicamente e mi<br />

attrae sessualmente. Questo incide molto nel giudizio<br />

(ride, ndr). So che Maria De Filippi fa grandi<br />

ascolti. Certo i suoi personaggi fanno rabbrividire<br />

ma, in fondo, l’umanità è questa. È la stessa gente<br />

che vedo in giro per strada e nei ristoranti.<br />

Leggiamo un piccolo capitolo perfetto per l’argomento,<br />

“L’isola dei cafoni”: “Morti di fama che<br />

vengono periodicamente affamati in tv in un’isola<br />

incontaminata, contaminata solo da loro, quindi<br />

altamente tossica: Chernobyl e Fukushima al<br />

confronto sono un paradiso terrestre. Pur di essere<br />

ripescati dall’oblio televisivo si scannano per una<br />

ciotola di riso, è la cafonaggine primitiva allo stato<br />

brado. Robinson Crusoe si sarebbe dato in pasto<br />

agli squali piuttosto che trascorrere un solo giorno<br />

con simili naufraghi, i quali, isolati, rivelano tutto<br />

il loro vuoto mentale e fisico. Le donne, passati i<br />

cinquanta, sono le più patetiche: in uno studio televisivo,<br />

grazie a ore di trucco e ai tecnici delle luci,<br />

sembrano sempre strafighe, messe a fare le naufraghe<br />

diventano dei mostri. Hanno speso una fortuna in<br />

chirurgia estetica e mostrano chiappe orrende, cellulite,<br />

tette cadenti e il tremendo effetto del botox<br />

senza trucco. Simona Ventura era splendida come<br />

conduttrice; riciclata come concorrente, dieci anni<br />

dopo, è una donna di mezza età con il viso gonfio che<br />

frigna su una spiaggia perché l’hanno lasciata sola.<br />

10 ITA EVENTI<br />

ITA EVENTI 11


Gli spettatori sono i più sadici, li guardano per vedere<br />

quanto sono orrendi, e vorrebbero vederli morire,<br />

di fame, di malaria, morsi da un serpente, cannibalizzati<br />

da se stessi, invece questi esseri umani depotenziati<br />

tornano sempre, e quando tornano parlano<br />

di un’esperienza che gli ha cambiato la vita perché<br />

hanno scoperto i veri valori, come quelli che tornano<br />

dall’India perché hanno scoperto l’esistenza dei poveri<br />

e si sentono cambiati dentro, comunque di fronte<br />

alla loro villa con piscina. Da prenderli a legnate. In<br />

ogni caso vince sempre l’ignoranza, e il più ingenuo<br />

fu Aldo Busi, che ci andò per portare un po’ di cultura,<br />

povero illuso, e un tronista lo zittì: “Ma parla<br />

come magni”.<br />

Feltri prosegue l’intervista: “Deve vedere come sono<br />

vestiti alcuni miei giornalisti: sembrano appena sbarcati<br />

da Lampedusa”.<br />

A questo punto è necessario leggere un altro piccolo<br />

estratto del libro: “Negli anni Sessanta non<br />

c’era un giornalista che non fosse irrigidito in un<br />

completo grigio, corredato da cravatta d’ordinanza<br />

annodata con cura. Oggi, solamente i portieri<br />

d’albergo sono agghindati così. Le redazioni sono<br />

piene di smandrappati che gironzolano nei corridoi,<br />

e partecipano alle riunioni di lavoro collettivo<br />

come se fossero in uno stabilimento balneare: magliette,<br />

tipo polo, jeans sdruciti, scarpacce deformate.<br />

12 ITA EVENTI<br />

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Spesso lor signori sono senza calze. Spettacolo deprimente.<br />

Il numero delle donne è aumentato a dismisura:<br />

ci si aspetta da un momento all’altro che si esibiscano<br />

in bikini davanti alla macchinetta che distribuisce<br />

caffè tossico e vomitivi vari”.<br />

Il tatuaggio la irrita?<br />

Un po’ si. C’è un giornalista qui che sembra una<br />

tappezzeria. Una cosa impressionante.<br />

La scandalizza?<br />

Io non mi scandalizzo mai. Quando devo fare il<br />

mio mestiere, se trovo qualunque cosa che possa<br />

aumentare le vendite, la pubblico! Ovvio, sempre<br />

nei limiti.<br />

È il momento perfetto per un altro estratto dal<br />

libro, “Il cafone preservativo”: “È il dilemma della<br />

modernità: preservativo sì o preservativo no? Il preservativo<br />

è un oggetto cafone di per sé, rende goffo e inguardabile<br />

il genitale maschile, ma soprattutto è fonte<br />

di imbarazzo quando si arriva al momento di andare<br />

a letto e non se n’è parlato prima, cosa che si dovrebbe<br />

fare. Chi tira fuori l’argomento è colui che fa sentire<br />

l’altro un appestato, e sarebbe buona educazione tirarlo<br />

fuori prima, non quando lui ha tirato fuori già<br />

l’arnese al massimo della passione. Non c’è niente di<br />

più annichilente che essere presi di contropiede e doversi<br />

alzare per cercare la scatola, estrarne uno, rompere<br />

la bustina con i denti e iniziare a infilarselo, sperando<br />

nel frattempo non sia passata la fantasia. Il preservativo<br />

si infila senza cercare di pensare a quello che si<br />

sta facendo, perché altrimenti è finita prima ancora di<br />

iniziare. Anche perché di norma è la donna che, giunti<br />

al momento fatidico, dice: “Però proteggiamoci”,<br />

e l’uomo si sente come se stesse per entrare in camera<br />

da letto un gruppo di islamici armati, o se fosse lui a<br />

essere un criminale armato. In ogni caso la richiesta<br />

va accettata senza offesa, perché non c’è altro modo di<br />

far fronte alle malattie a trasmissione sessuale, a meno<br />

di non presentarsi con le analisi del sangue al posto<br />

del biglietto da visita, cosa che sarebbe più sgraziata.<br />

L’eleganza, in fondo, implica sempre un sacrificio, e<br />

un minimo di organizzazione. Discorso diverso per il<br />

sesso orale. La donna che chiede una protezione anche<br />

lì è fuori luogo: i rischi sono minimi, pressoché nulli.<br />

Ed è cafone entrare nel dettaglio. Neanche nel talamo<br />

il cafone preservativo preserva la buona educazione”.<br />

Sceglilo ad occhi chiusi<br />

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14 ITA EVENTI<br />

ITA EVENTI 15


cinema<br />

a cura di Andrea Thomas<br />

AMORE E INGANNI<br />

Commedia, <strong>20</strong>16, U.S.A., dal 1/12<br />

Regia di Whit Stillman<br />

Con Kate Beckinsale, Xavier Samuel, Emma Greenwell<br />

Ambientato nel 1790, Love & Friendship racconta la storia di una bellissima<br />

vedova, Lady Susan Vernon (Beckinsale), che va nella tenuta dei suoi<br />

suoceri in attesa che smettano di circolare nella buona società le voci<br />

colorite sulle sue schermaglie amorose. Mentre si trova lì, decide di trovarsi<br />

un marito.<br />

UNA VITA DA GATTO<br />

Commedia, <strong>20</strong>16, U.S.A., dal 7/12<br />

Regia di Barry Sonnenfeld<br />

Con Kevin Spacey, Cristopher Walken, Jennifer Garner<br />

Cosa regalare alla figlia per i suoi undici anni? Una brillante<br />

interpretazione di Kevin Spacey, intrappolato dentro un gatto in seguito<br />

a un incidente. Il businessman verrà adotatto dalla sua stessa famiglia e<br />

capirà cose a lui prima incomprensibili.<br />

MISS PEREGRINE - LA CASA DEI RAGAZZI SPECIALI<br />

Avventura, <strong>20</strong>16, U.S.A., dal 15/12<br />

Regia di Tim Burton<br />

Con Eva Green, Samuel L. Jackson, Asa Butterfield<br />

Tratto dall’omonimo romanzo di Ransom Riggs, Miss Peregrine racconta<br />

la storia del sedicenne Jacob, a cui il nonno raccontava le storie avvenute<br />

in un orfanotrofio che ospitava ragazzi dotati di strani poteri. Alla morte<br />

del nonno, il ragazzo scopre che dietro l’istituto si nascondono misteri<br />

inquietanti.<br />

FLORENCE<br />

Commedia, <strong>20</strong>16, Gran Bretagna, dal 22/12<br />

Regia di Stephen Frears<br />

Con Hugh Grant, Meryl Streep, Rebecca Ferguson<br />

Florence è una melomane convinta di avere grandi doti per il canto. Inizia<br />

le lezioni con un maestro assoldato dal marito per compiacerla e ben<br />

presto si ritroverà – suo malgrado – su un vero palcoscenico.<br />

16 ITA EVENTI<br />

ITA EVENTI 17


cinema<br />

STRIKE<br />

A POSE<br />

DAL BESTSELLER DI HERMANN HESSE<br />

UN MUSICAL DIVINO<br />

Per rivivere tutta l’energia<br />

di “Vogue”, la canzone con<br />

cui Madonna conquistò le<br />

classifiche mondiali creando<br />

il fenomeno di costume che<br />

avrebbe segnato un’epoca,<br />

arriva al cinema la vera storia dei<br />

ballerini di Madonna. di Andrea Thomas<br />

Dopo essere stato presentato al Festival<br />

di Berlino e al Biografilm Festival di<br />

Bologna, arriva nelle sale solo il 5 e 6<br />

dicembre il film inno alla libertà firmato da<br />

Ester Gould e Reijer Zwaan. Nella primavera<br />

del 1990 Madonna pubblicava “Vogue”, il primo<br />

singolo estratto dall’album I’m Breathless.<br />

Il successo fu planetario con più di sei milioni<br />

di copie vendute in tutto il mondo e con lo storico<br />

ritornello della canzone, “Strike a Pose”,<br />

che cominciò a diffondersi a macchia d’olio,<br />

trasformandosi in un fenomeno di costume che<br />

avrebbe segnato un’epoca. Il “vogueing”, il ballo<br />

portato alla ribalta da Madonna, invitava infatti<br />

il pubblico a imitare le pose plastiche delle modelle<br />

e dei modelli di Vogue, mettendosi in posa, liberando<br />

la propria personalità, abbattendo barriere,<br />

preconcetti e conformismi. Per queste ragioni in<br />

quei mesi poter condividere il palcoscenico con<br />

Madonna si trasformò nel sogno proibito di molti<br />

artisti. Un sogno che divenne realtà per i sette giovani<br />

ballerini americani scritturati per accompagnare<br />

la pop star nel controverso ma ormai mitico<br />

Blond Ambition Tour del 1990, che fece scandalo<br />

con il suo mix di sesso e religione. Strike a Pose è la<br />

storia di quei sette ballerini e di come l’esperienza<br />

di quel tour cambiò la loro vita e quella di chi li<br />

amava. Questi sette ragazzi, semplicemente ballando,<br />

insegnarono al mondo intero la più importante<br />

delle lezioni: “non preoccuparti di essere giudicato,<br />

non preoccuparti di quel che pensano gli<br />

altri. Sii sempre te stesso”. Lezione che ora riprende<br />

vita al cinema solo per due giorni, il 5 e 6 dicembre<br />

Il docu-film racconta così l’emozionante e incredibile<br />

esperienza di Luis Camacho, Oliver Crumes<br />

III, Salim Gauwloos, Jose Gutierrez, Kevin Stea,<br />

Carlton Wilborn e Sue Trupin che, 25 anni dopo,<br />

in una reunion voluta da tempo, raccontano come<br />

sono cambiate le loro vite e i retroscena di quel periodo<br />

epico. La vera intenzione del film è infatti<br />

quella di scoprire come questi ballerini hanno reinventato<br />

le loro vite una volta che le luci del successo<br />

si sono spente. Strike a Pose è distribuito nei cinema<br />

italiani solo il 5 e 6 dicembre da Nexo Digital, I<br />

Wonder Pictures e Fil Rouge Media con i media<br />

partner Radio Deejay e MYmovies.it.<br />

Elenco delle sale su www.nexodigital.it<br />

infoline: 02 5466367 www.linearciak.it<br />

18 ITA EVENTI<br />

ITA EVENTI 19


cinema<br />

THE ENTERTAINER<br />

L’opera del drammaturgo britannico John Osborne, diretta da Rob Ashford, arriva nei cinema<br />

italiani solo il 10 e 11 gennaio dal palcoscenico del Garrick Theatre di Londra. di Andrea Thomas<br />

Si chiude con The Entertainer la stagione della<br />

Kenneth Branagh Theatre Company nei<br />

cinema italiani. A recitare nei panni di Archie<br />

Rice, il protagonista di The Enterainer John<br />

Osborne, sarà proprio Kenneth Branagh, affiancato<br />

da Phil Dunster nei panni di Graham, Gawn<br />

Grainger in quelli di Billy Rice, Jonah Hauer-King<br />

in quelli di Frank Rice, Crispin Letts come Fratello<br />

Bill, Sophie Mcshera a interpretare Jean Rice e<br />

Greta Scacchi nei panni di Phoebe Rice. Ambientato<br />

in Gran Bretagna nel dopoguerra, il classico<br />

di John Osborne (celebre in Italia soprattutto per<br />

il suo capolavoro Ricorda con rabbia) evoca il glamour<br />

squallido del music-hall e racconta le vicende<br />

di Archie Rice, mediocre attore d’avanspettacolo<br />

che, nonostante tutto, continua ad anelare al successo.<br />

Dopo il fallimento dell’ennesimo spettacolo,<br />

Archie progetta così un nuovo numero e per<br />

l’occasione scrittura una ragazza molto giovane,<br />

promettendo di sposarla se il ricco padre di lei li<br />

finanzierà. Il progetto però non andrà a buon fine<br />

sfociando anzi in tragedia… L’evento al cinema, in<br />

lingua originale con sottotitoli in italiano, è previsto<br />

per il 10 e 11 gennaio (elenco delle sale su www.<br />

nexodigital.it), e vede il regista Rob Ashford a dirigere<br />

uno straordinario Kenneth Branagh nei panni<br />

di Archie, ruolo interpretato da Laurence Olivier<br />

nel film del 1960 diretto da Tony Richardson. Sir<br />

Kenneth Charles Branagh attore, regista e sceneggiatore<br />

è nato a Belfast nel 1960 e ama Shakespeare<br />

sin da quando era ragazzo. È stato candidato a<br />

cinque Premi Oscar e si è aggiudicato numerosi<br />

premi internazionali. Nel 1988 ha diretto ed interpretato<br />

il film Enrico V, che gli è valso una candidatura<br />

all’Oscar per la miglior regia e il miglior<br />

attore protagonista. Nel 1991 ha diretto Il canto del<br />

cigno, ricevendo la candidatura all’Oscar per il miglior<br />

cortometraggio. Successivamente ha diretto e<br />

interpretato Frankenstein di Mary Shelley e Hamlet<br />

con cui ha ottenuto la quarta candidatura ai Premi<br />

Oscar per la migliore sceneggiatura non originale.<br />

Ha ricevuto una quinta candidatura per la statuetta<br />

come miglior attore non protagonista per il film<br />

Marilyn. La stagione della Kenneth Branagh Theatre<br />

Company è distribuita nei cinema italiani da<br />

Nexo Digital con i media partner Sky Arte HD,<br />

MYmovies.it e con il sostegno del British Council.<br />

<strong>20</strong> ITA EVENTI<br />

INFOLINE: 02 5466367 | Linearciak.it<br />

ITA EVENTI 21


arte<br />

HOKUSAI,<br />

HIROSHIGE,<br />

UTAMARO<br />

A Palazzo Reale a Milano la mostra dedicata<br />

ai tre artisti dell’ukiyoe; duecento silografie<br />

policrome e libri illustrati provenienti dalla<br />

prestigiosa collezione del Honolulu Museum<br />

of Art. di Andrea Thomas<br />

Katsushika Hokusai, Abe no Nakamaro, dalla serie Specchio<br />

dei poeti giapponesi e cinesi, 1833-1834, Silografia<br />

policroma, 52,1 x 22,6 cm, Honolulu Museum of Art;<br />

Gli uomini e gli animali, gli umili testimoni<br />

dell’esistenza quotidiana, la leggenda e<br />

la storia, le solennità mondane e i mestieri,<br />

tutti i paesaggi, il mare, la montagna, la foresta, il<br />

temporale, le tiepide piogge delle primavere solitarie,<br />

l’alacre vento agli angoli delle strade, la tramontana<br />

sull’aperta campagna, i volti delicati delle<br />

donne. Tutto questo, più il mondo dei sogni e il<br />

mondo del meraviglioso, sono i soggetti prediletti<br />

dei tre artisti per eccellenza del “Mondo Fluttuante”<br />

(l’ukiyoe): Hokusai, Hiroshige e Utamaro. Proprio<br />

ai tre artisti dell’ukiyoe è dedicata la mostra a<br />

Palazzo Reale a Milano fino al 29 gennaio <strong>20</strong>17 e<br />

che, attraverso <strong>20</strong>0 silografie policrome e libri illustrati<br />

provenienti dalla prestigiosa collezione del<br />

Honolulu Museum of Art, propone un viaggio nel<br />

mondo artistico e umano dei tre maestri, che ancora<br />

oggi, come nei secoli precedenti, hanno influenzato<br />

scuole e artisti del Giappone e dell’Europa,<br />

contrapponendo all’etica del samurai il godimento<br />

del singolo momento, il piacere, il divertimento in<br />

ogni sua forma. “In occasione dell’anniversario dei<br />

150 anni dalla firma del primo Trattato di Amicizia<br />

e di Commercio tra il Giappone e l’Italia, siamo<br />

particolarmente felici di poter rappresentare nelle<br />

sale di Palazzo Reale la visione del mondo giapponese<br />

attraverso l’immaginario raffinato di tre delle<br />

più importanti personalità della sua storia artistica<br />

– ha dichiarato l’assessore alla Cultura Filippo Del<br />

Corno –. In scena una fantasia e una tecnica che<br />

hanno saputo affascinare, influenzandoli, molti artisti<br />

europei di fine Ottocento, da Monet a Puccini,<br />

travalicando l’ambito figurativo pittorico in cui<br />

si muovevano. Giacomo Puccini ambienta infatti<br />

in Giappone una delle sue opere liriche più famose,<br />

“Madama Butterfly”, che apre il prossimo 7 dicembre<br />

la nuova stagione del Teatro alla Scala”. L’esposizione,<br />

promossa e prodotta da Comune di Milano-Cultura,<br />

Palazzo Reale e MondoMostre Skira<br />

e curata dalla professoressa Rossella Menegazzo,<br />

docente di Storia dell’Arte dell’Asia Orientale<br />

dell’Università degli Studi di Milano, si inserisce<br />

all’interno delle celebrazioni del 150° Anniversario<br />

delle relazioni tra Giappone e Italia, avviate con<br />

la stipula del primo Trattato di Amicizia e Commercio<br />

firmato tra i due Paesi il 25 agosto 1866.<br />

Il pubblico della mostra potrà vivere una duplice<br />

esperienza: da un lato provare la stessa meraviglia<br />

che provarono davanti alla freschezza e semplicità<br />

di forme e colori artisti come Monet, Van Gogh,<br />

Degas, Toulouse-Lautrec e che contribuì a cambiare<br />

e rivoluzionare il linguaggio pittorico della<br />

Parigi di fine Ottocento; dall’altro conoscere<br />

le peculiarità tecniche, l’abilità e l’eccentricità dei<br />

singoli artisti. Per ragioni conservative e di tutela<br />

delle opere esposte, diversamente dalle altre mostre<br />

in corso a Palazzo Reale, la mostra Hokusai,<br />

Hiroshige, Utamaro resterà chiusa il lunedì pomeriggio<br />

mentre il sabato la chiusura sarà anticipata<br />

alle 19.30 anziché alle 22.30, con ultimo ingresso<br />

alle 18.30. Attraverso 5 sezioni (Paesaggi e luoghi<br />

celebri: Hokusai e Hiroshige; Tradizione letteraria<br />

e vedute celebri: Hokusai; Rivali di “natura”:<br />

Hokusai e Hiroshige; Utamaro: bellezza e sensualità;<br />

I Manga: Hokusai insegna) la mostra metterà<br />

in luce il mercato dell’immagine dell’epoca, che<br />

richiedeva di trattare soggetti precisi, luoghi e volti<br />

ben noti al pubblico, temi e personaggi alla moda.<br />

Una domanda intorno alla quale nascevano inevitabilmente<br />

rivalità, prima ancora che tra gli stessi<br />

artisti, tra gli editori che producevano le opere e si<br />

contendevano i migliori pittori, incisori e stampatori<br />

per dar vita a serie di stampe sempre diverse,<br />

verticali, orizzontali, in forma di ventaglio, in formato<br />

di libro per soddisfare un mercato dell’editoria<br />

sempre più esigente e ampio. Il percorso di<br />

mostra pertanto, attraverso le silografie dei tre maestri,<br />

Katsushika Hokusai (1760-1849), Utagawa<br />

Utagawa Hiroshige, 3 – Kawasaki. Il traghetto di Rokugô,<br />

dalla serie Cinquantatré stazioni di posta del Tôkaidô,<br />

1848-1849 circa, Silografia policroma, 25 x 37,2 cm,<br />

Honolulu Museum of Art<br />

Hiroshige (1797-1858) e Kitagawa Utamaro (1753-<br />

1806), metterà in evidenza come fossero ricorrenti<br />

gli stessi soggetti e come gli editori fossero obbligati<br />

a inventare espedienti quali formati e inquadrature<br />

diverse. Ma anche come ognuno di questi artisti<br />

si sia distinto con una serie tematica specifica<br />

fino a renderla un best seller obbligando gli altri a<br />

cimentarsi sullo stesso soggetto alla moda per ricavarsi<br />

il proprio spazio sul mercato. Risulta chiaro<br />

così perché alle Trentasei vedute del monte Fuji di<br />

Hokusai (1830-32 circa) seguirono, a distanza di<br />

quasi vent’anni, anche Trentasei vedute del monte<br />

Fuji di Hiroshige (1852-58) e come queste ultime<br />

comprendano vedute simili che in qualche modo<br />

citano il maestro Hokusai (ad esempio proponendo<br />

la “Grande onda” con una simile inquadratura ma<br />

meno irruenta e drammatica). Allo stesso modo si<br />

comprenderà perché la serie più famosa di Hiroshige,<br />

le Cinquantatrè stazioni del Tōkaidō, edita<br />

inizialmente nel 1833-34, sia stata ripetutamente<br />

proposta dallo stesso autore con editori diversi e<br />

in formati diversi, se non addirittura in collaborazione<br />

con altri artisti, e come il soggetto sia stato<br />

trattato anche da Hokusai in una serie di surimono<br />

(biglietti augurali) e silografie tra il 1804 e il 1811.<br />

22 ITA EVENTI<br />

ITA EVENTI 23


Scorci di ponti, cascate, quartieri di Edo, di Kyoto<br />

e delle province più lontane, insieme ai volti, all’eleganza<br />

dei kimono e alla sensualità delle donne<br />

più belle dell’epoca dipingono il quadro di una società<br />

e accompagnano l’osservatore, di allora come<br />

di oggi, nei luoghi e nelle località frequentati dai<br />

tre maestri e dai loro contemporanei; testimoniano<br />

come l’uomo sia sempre parte attiva e integrata<br />

nella natura, anche quando i soggetti rimandano<br />

alla tradizione letteraria, poetica e teatrale; evidenziano<br />

da un punto di vista tecnico una crescente<br />

confidenza dei maestri dell’ukiyoe con quelle che<br />

furono le modalità di rappresentazione della realtà<br />

provenienti da Occidente che furono integrate<br />

poco alla volta nelle immagini del Mondo Fluttuante<br />

e soprattutto segnano da un punto di vista<br />

sociale e politico la creazione di una nuova e più<br />

omogenea identità culturale nazionale. D’altra parte,<br />

furono queste immagini, in particolare le vedute<br />

del Giappone di Hiroshige, i 15 volumi di Manga<br />

di Hokusai, i volti delle bellezze di Utamaro a<br />

divenire punto di riferimento estetico per tutti gli<br />

artisti successivi: i fotografi giapponesi e occidentali<br />

affermatisi in Giappone nella seconda metà<br />

dell’Ottocento si rifecero ai colori, alle inquadrature<br />

e ai soggetti dell’ukiyoe per i loro scatti da proporre<br />

agli stranieri, confermando quelle immagini<br />

come “l’Immagine del Giappone” oltreoceano che<br />

conquistò e sconvolse il mondo artistico europeo,<br />

in particolare nella Parigi di fine Ottocento, trasformando<br />

e rivoluzionando la modalità pittorica<br />

degli impressionisti. Un fascino che continua a<br />

perpetuarsi ancora oggi e che ha dato e dà vita a<br />

tutta quella produzione grafica contemporanea che<br />

da quest’arte fluttuante è scaturita, dai manga agli<br />

anime, dal tatuaggio fino ai gadget più commerciali,<br />

ma anche nel continuo richiamo da parte di artisti<br />

contemporanei giapponesi e stranieri nelle loro<br />

opere di temi e qualità delle stampe dell’ukiyoe. La<br />

mostra si inserisce all’interno di un calendario di<br />

eventi che avranno luogo in Italia lungo tutto l’arco<br />

dell’anno <strong>20</strong>16 per celebrare il 150° Anniversario<br />

delle relazioni tra Giappone e Italia: grandi mostre<br />

d’arte, performance teatrali di burattini (bunraku)<br />

e della grande tradizione del nō, concerti e spettacoli<br />

di danza moderni e tradizionali, rassegne cinematografiche,<br />

eventi d’architettura e design, e poi<br />

fumetto, letteratura, sport e molto altro ancora a<br />

rappresentare il mondo culturale e tecnologico del<br />

Giappone in Italia per tutto il <strong>20</strong>16. L’occasione è la<br />

celebrazione del 150° anniversario dalla stipula del<br />

primo Trattato di Amicizia e Commercio, firmato<br />

Utagawa Hiroshige, 41 – Narumi. Negozi che vendono i<br />

celebri tessuti shibori, dalla serie Cinquantatré stazioni di<br />

posta del Tôkaidô, 1848-1849 circa, Silografia policroma,<br />

Honolulu Museum of Art<br />

Katsushika Hokusai, La grande onda presso la costa<br />

di Kanagawa, dalla serie Trentasei vedute del monte Fuji,<br />

1830-1832 circa. Silografia policroma, 25,9 x 38,5 cm,<br />

Honolulu Museum of Art;<br />

il 25 agosto 1866 tra Giappone e Italia e che diede<br />

inizio ai rapporti diplomatici tra i due Paesi.<br />

Importanti contatti tra i due Paesi erano già avvenuti<br />

nei secoli precedenti, a partire dal XVI secolo,<br />

per volere di singoli feudi e signori dell’aristocrazia<br />

di spada particolarmente sensibili alla cultura occidentale<br />

e alla religione cristiana tanto da inviare<br />

missioni conoscitive in America, in Europa e in<br />

particolare in Italia e in Vaticano, tuttavia quello<br />

del 1866 è il primo trattato firmato tra Paesi moderni<br />

dopo oltre due secoli di chiusura del Giappone.<br />

Il <strong>20</strong>16 sarà quindi non solo un’importante<br />

ricorrenza diplomatica, ma diventerà anche l’occasione<br />

per approfondire o addirittura scoprire<br />

nuovi aspetti degli scambi culturali, economici,<br />

politici, sociali avvenuti e oggi più che mai in essere<br />

tra il nostro Paese e il Giappone. Un programma<br />

fitto di eventi e celebrazioni che coinvolgeranno<br />

diverse città e istituzioni giapponesi e italiane. In<br />

Italia, molti eventi sono selezionati dal Comitato<br />

per il coordinamento del 150° Anniversario delle<br />

relazioni tra Giappone e Italia. Il ricco calendario,<br />

che sta raccogliendo sempre più numerose iniziative,<br />

alcune ancora in definizione, conta la preziosa<br />

collaborazione di tante realtà pubbliche e private,<br />

tra le quali l’Ambasciata del Giappone in Italia, il<br />

Consolato Generale del Giappone a Milano, l’Istituto<br />

Giapponese di Cultura a Roma, MondoMostre<br />

Skira, l’Università degli Studi di Milano, le<br />

Scuderie del Quirinale, il Palazzo Reale di Milano,<br />

l’Ara Pacis di Roma e il MAXXI, dacché, come<br />

auspica l’Ambasciatore Umemoto Kazuyoshi: “attraverso<br />

iniziative di interscambio che spazieranno<br />

negli ambiti più diversi, quali politica, economia,<br />

cultura, scienza e tecnologia, turismo e istruzione,<br />

la reciproca comprensione tra i due Paesi e tra le rispettive<br />

cittadinanze possa andare incontro ad un<br />

ulteriore progresso, e che questa sia l’occasione per<br />

il dischiudersi di nuove prospettive per le relazioni<br />

bilaterali. Le relazioni tra due Paesi in ultima analisi<br />

non sono che rapporti tra esseri umani”. Il catalogo<br />

della mostra è edito da Skira.<br />

HOKUSAI, HIROSHIGE, UTAMARO<br />

Milano, Palazzo Reale (P.zza Duomo 12)<br />

martedì, mercoledì, venerdì, sabato e<br />

domenica dalle ore 9,30 alle 19,30<br />

giovedì dalle ore 9.30 alle ore 22.30<br />

Tel. 02 8929711<br />

www.palazzorealemilano.it<br />

www.hokusaimilano.it<br />

24 ITA EVENTI<br />

ITA EVENTI 25


arte<br />

THE ART<br />

OF THE<br />

BRICK<br />

“L’arte nutre la mente, sia<br />

essa di creta, pittura,<br />

legno o giocattoli moderni”<br />

“I sogni si realizzano...un<br />

mattoncino alla volta!”<br />

Una mostra di arte moderna<br />

che unisce la Pop Art<br />

al surrealismo. Oltre cento<br />

opere d’arte realizzate<br />

dall’artista Nathan Sawaya<br />

con un milione dei famosi<br />

mattoncini Lego. Alla<br />

Fabbrica del vapore a Milano.<br />

di Bruno Quiriconi<br />

Dopo il grande successo<br />

mondiale con milioni di<br />

visitatori in tutto il mondo<br />

e la prima tappa italiana a<br />

Roma, la mostra The Art Of The<br />

Brick dell’artista americano Nathan<br />

Sawaya arriva Milano, nella<br />

splendida cornice della Fabbrica<br />

del Vapore. Scrive l’autore a<br />

margine di una sua opera: “Ho<br />

imparato le regole sugli aggettivi<br />

grazie a School House Rock, a contare<br />

fino a dieci con Sesame Street<br />

e le leggi della gravità grazie a<br />

Slinky. Immaginate se i bambini<br />

imparassero la storia dell’arte con<br />

i Lego”. The Art Of The Brick<br />

è una mostra di arte moderna<br />

che unisce la Pop Art al surrealismo,<br />

allestista su un’area di<br />

oltre 1600mq, con oltre cento<br />

opere d’arte realizzate con i famosi<br />

mattoncini Lego. Le opere<br />

di Nathan Sawaya sono state<br />

costruite con oltre un milione<br />

di pezzi e sono esibite in ambienti<br />

emozionanti sorprendendo<br />

i visitatori per il loro effetto<br />

straordinario, lasciandoli senza<br />

parole. Tra le più sbalorditive e<br />

inaspettate creazioni 2D e 3D,<br />

The Art Of The Brick presenta<br />

le ricostruzioni, a volte reinterpretate,<br />

di capolavori d’arte uni-<br />

“L’arte nutre la mente, sia<br />

essa di creta, pittura,<br />

legno o giocattoli moderni”<br />

“Nuota controcorrente!<br />

Segui la tua strada! Trova<br />

il coraggio dentro di te!”<br />

Sopra: “Attenti alle raffiche della vita<br />

che spazzano via il vostro senso dell’Io.<br />

Mantenetevi forte!”. È quanto scrive<br />

l’autore sull’opera Disintegration.<br />

versalmente riconosciuti come la<br />

Gioconda e la Venere di Milo, la<br />

Ragazza con l’orecchino di Perla<br />

oltre a numerosi pezzi inediti<br />

mai visti prima in Italia e che<br />

saranno esposti a Milano per<br />

la prima volta. Il curatore della<br />

mostra Fabio Di Gioia sottolinea<br />

la valenza e la fruizione dell’esposizione<br />

da parte di un pubblico<br />

senza età: “Il lavoro di Nathan<br />

Sawaya colpisce immediatamente,<br />

forse anche più l’adulto che il<br />

bambino. Le opere infatti sembrano<br />

tutte facilmente realizzabili:<br />

basta avere a disposizione<br />

un buon numero di mattoncini<br />

e attaccarli secondo uno schema.<br />

Ma in The Art of The Brick c’è<br />

soprattutto l’elemento del genio,<br />

nascosto dal divertissement, che<br />

esprime sia l’arte, reinterpretandola,<br />

sia la condizione umana”.<br />

26 ITA EVENTI<br />

ITA EVENTI 27


Tra le opere esposte: la Gioconda<br />

di Da Vinci, la Venere di Milo,<br />

il soffitto della Cappella Sistina<br />

e il David di Michelangelo, i ritratto<br />

di Warhol, l’Autoritratto<br />

di Rembrandt, il Pensatore di<br />

Rodin, l’urlo di Munch, San<br />

Giorgio Maggiore al crepuscolo<br />

di Monet, la Ballerina di Degas,<br />

la Notte Stellata di Van Gogh, la<br />

Testa di Modigliani, Il Bacio di<br />

Klimt, il Partenone, o le enormi<br />

sculture, come lo scheletro lungo<br />

sei metri di T- Rex, costruito con<br />

oltre ottantamila mattoncini.<br />

The Art Of The Brick è prodotta<br />

da Terminal 2 e Da Vinci Grandi<br />

Eventi ed è nella Top 10 della<br />

CNN delle mostre globali più<br />

seguite. Accessibile a tutti, affascina<br />

sia i bambini sia gli adulti<br />

che, ad un certo punto della vita,<br />

hanno giocato con i famosi mattoncini.<br />

Al termine della mostra<br />

vi aspetta un grande tavolo carico<br />

di mattoncini Lego sfusi per<br />

creare la vostra “opera” preferita.<br />

Sopra: l’opera si chiama Everlasting.<br />

Scrive l’autore: “L’amore è eterno. Dura<br />

ben oltre i primi anni, una grande<br />

pancia o dei bei capelli lunghi”.<br />

a sinistra: l’opera più commovente,<br />

dedicata agli amori che si trasformano.<br />

THE ART OF THE BRICK<br />

Fino al 29 gennaio <strong>20</strong>17<br />

La Fabbrica del Vapore<br />

Via Giulio Procaccini 4<br />

Milano<br />

lun, mar, mer, ven: 10/<strong>20</strong>,<br />

gio e sab 10/23<br />

dom 10/21<br />

www.artofthebrick.it<br />

NATHAN SAWAYA<br />

Nathan Sawaya è tra i più<br />

famosi e premiati artisti<br />

contemporanei. Statunitense<br />

di Colville, dello stato di Washington,<br />

Nathan si è laureato<br />

in Legge, all’Università di New<br />

York, città dove risiede prima<br />

di iniziare a lavorare come<br />

avvocato da Winston&Strawn.<br />

Ha abbandonato la professione<br />

di avvocato nel <strong>20</strong>04<br />

per dedicarsi a tempo pieno<br />

a quella di artista di mattoncini<br />

Lego nei suoi art studio<br />

di New York e Los Angeles,<br />

dove ha più di quattro milioni<br />

di mattoncini. La sua prima<br />

esibizione personale risale al<br />

<strong>20</strong>07, con enorme successo.<br />

A oggi le sue opere sono già<br />

parte di alcune collezioni di<br />

arte contemporanea di musei<br />

del Nord America.<br />

28 ITA EVENTI<br />

ITA EVENTI 29


musica<br />

LUCA<br />

CARBONI<br />

5/12 Teatro degli<br />

Arcimboldi, Milano<br />

8/12 Teatro<br />

Europauditorium, Bologna<br />

RENATO<br />

ZERO<br />

6-7-9-10-13-14/12<br />

PalaLottomatica, Roma<br />

16-19-<strong>20</strong>/12, Nelson<br />

Mandela Forum, Firenze<br />

RAPHAEL<br />

GUALAZZI<br />

12/12 Teatro Nazionale<br />

Chebanca, Milano<br />

13/12 Teatro Santa<br />

Chiara, Trento<br />

SALMO<br />

15-16/12, Fabrique, Milano<br />

ELISA<br />

3/12, Teatro PalaPartenope<br />

Napoli<br />

4/12, PalaFlorio, Bari<br />

MODÀ<br />

2-3/12 Nelson Mandela Forum, Roma<br />

7/12 PalaAlpitour, Torino<br />

POOH<br />

17/12, PalaAlpitour, Torino<br />

<strong>20</strong>/12, PalaLottomatica, Roma<br />

22/12, Mediolanum Forum, Assago (MI)<br />

MARCO MENGONI<br />

2/12, PalaPrometeo, Ancona<br />

4/12, PalaOnda, Bolzano<br />

30 ITA EVENTI<br />

ITA EVENTI 31


teatro<br />

teatro<br />

SIDDHARTHA - THE MUSICAL<br />

Tratto dall’omonimo libro del premio Nobel Hermann Hesse, il musical racconta la continua<br />

ricerca verso l’illuminazione da parte di un principe destinato al lusso e alla sola bellezza.<br />

di Bruno Quiriconi<br />

NOTRE DAME DE PARIS<br />

Dopo il trionfo di tutte le rappresentazioni andate in scena finora, il musical<br />

non solo si riconferma lo spettacolo più amato dal pubblico, ma anche<br />

quello che ha battuto ogni record di presenze in Italia. di Bruno Quiriconi<br />

Èil più grande successo di<br />

sempre nella storia dello<br />

spettacolo in Italia. Dopo il<br />

trionfo di tutte le rappresentazioni<br />

andate in scena finora, Notre<br />

Dame de Paris non solo si riconferma<br />

lo spettacolo più amato<br />

dal pubblico, ma anche quello<br />

che ha battuto ogni record di<br />

presenze in Italia. Un tour con<br />

critiche entusiaste, pubblico in<br />

delirio e numeri da capogiro:<br />

390mila biglietti venduti a oggi<br />

per questo nuovo tour che, in tre<br />

mesi, ha raggiunto le 95 repliche,<br />

la maggior parte delle quali<br />

sono andate sold-out. Il segreto<br />

di questo trionfo è nell’alchimia<br />

dello spettacolo: le inconfondibili<br />

e sublimi musiche di Riccardo<br />

Cocciante che ha voluto dare un<br />

carattere “europeo” all’opera, il<br />

magistrale adattamento di Pasquale<br />

Panella di un romanzo<br />

emozionante come quello scrit-<br />

to da Victor Hugo, l’affiatatissimo<br />

cast e l’empatia tra tutti<br />

gli artisti, un corpo di ballo che<br />

volteggia a ritmo di coreografie<br />

coinvolgenti, e un allestimento<br />

colossale. Ma, soprattutto, come<br />

dietro ad ogni grande successo,<br />

un’intuizione: in questo caso<br />

quella di David Zard, un impresario<br />

e produttore visionario che<br />

ha capito che il pubblico reclamava<br />

questo ritorno e con grande<br />

determinazione e generosità<br />

lo ha accontentato. Commenta<br />

David Zard: “Questo progetto è<br />

entrato nel DNA degli italiani. Il<br />

nostro paese non aveva mai visto<br />

così tanti spettatori e repliche per<br />

un musical”. E Riccardo Cocciante<br />

afferma: ”Quest’opera ha<br />

cambiato il modo di fare un certo<br />

tipo di spettacolo. Il mio intento<br />

era quello di creare un’espressione<br />

popolare moderna, recuperare la<br />

nostra cultura europea e lo strumento<br />

della voce, e inserirle in un<br />

contesto moderno. Notre Dame<br />

de Paris non è una fotografia ma<br />

un’immagine in movimento che<br />

vive nel tempo e diventa ogni volta<br />

qualcosa di diverso, grazie alla<br />

forza attrattiva di una scrittura<br />

che ti porta dentro alla storia”.<br />

Notre Dame de Paris, presentato<br />

da Show Bees in collaborazione<br />

con Saludo Italia, andrà in scena<br />

all’Unipol Arena di Casalecchio<br />

di Reno dal 22 al 26 febbraio<br />

<strong>20</strong>17 e tornerà a grande richiesta<br />

al Teatro LinearCiak di Milano<br />

dal 2 marzo <strong>20</strong>17.<br />

NOTRE DAME DE PARIS<br />

Unipol Arena,<br />

Casalecchio di Reno<br />

dal 22 al 26 febbraio <strong>20</strong>17<br />

Teatro Linear Ciak, Milano -<br />

dal 2 marzo <strong>20</strong>17<br />

Dopo il grande successo di<br />

pubblico e di critica ottenuto<br />

nel tour italiano del<br />

<strong>20</strong>13, le date internazionali a<br />

Edimburgo e Parigi e il recente<br />

sold out al Teatro Moncayo di<br />

Guadalajara, l’opera pop Siddhartha<br />

The Musical arriva a<br />

Milano, dal 2 febbraio <strong>20</strong>17, al<br />

Teatro LinearCiak con nuove<br />

scenografie, nuovi costumi e<br />

nuove coreografie. Prodotto da<br />

“Lilith Sa” e da Gloria Grace<br />

Alanis Siddhartha The Musical<br />

è la prima opera interamente<br />

italiana distribuita da Broadway<br />

International Company, LLC.<br />

Tratto dall’omonimo libro del<br />

premio Nobel Hermann Hesse,<br />

il musical Siddhartha, racconta<br />

la continua ricerca verso l’illuminazione<br />

da parte di un principe<br />

destinato al lusso e alla sola bel-<br />

lezza che, spogliandosi delle sue<br />

vesti, lascia il suo castello dorato<br />

per scoprire la vera essenza della<br />

vita e le ragioni della sofferenza.<br />

Un susseguirsi di quadri ed emozioni<br />

che coinvolgono il pubblico,<br />

lo emozionano, lo stupiscono<br />

fornendo spunti di riflessione: in<br />

un’epoca di crisi e di grandi trasformazioni<br />

socio economiche e<br />

valoriali la storia di Siddhartha<br />

rivela il senso profondo del vivere<br />

e spinge ad occuparsi gli uni<br />

degli altri. Lo spettacolo è stato<br />

concepito con un susseguirsi<br />

di quadri che rappresentano le<br />

grandi emozioni dell’esistenza: la<br />

gioia della nascita, il fulgore della<br />

gloria, il dramma della morte,<br />

la strenua lotta della autentica<br />

ricerca interiore e la completa felicità<br />

nella ritrovata illuminazione.<br />

Le musiche coniugano echi<br />

della antica cultura indiana fino<br />

alle più contemporanee sonorità<br />

e, insieme alle scenografie e alle<br />

maxi proiezioni, avvolgono gli<br />

spettatori in un’esperienza multisensoriale<br />

molto coinvolgente.<br />

Importante il contributo musicale<br />

di Beppe Carletti dei Nomadi<br />

che firma un finale emozionante<br />

e coinvolgente e di Osvaldo Pizzoli<br />

che al flauto ha “colorato” le<br />

aree del Musical. La messa in scena<br />

è stata curata da John Rando,<br />

regista americano vincitore del<br />

Tony Award per la migliore regia<br />

del musical Urinetown nel <strong>20</strong>02.<br />

SIDDHARTHA<br />

The musical<br />

Teatro Linear Ciak, Milano<br />

dal 2 febbraio <strong>20</strong>17<br />

32 ITA EVENTI<br />

ITA EVENTI 33


musica<br />

VIK & THE DOCTORS OF JIVE,<br />

SPECIAL GUEST VINCE TEMPERA<br />

A dirigere i Doctors ci sarà il Maestro Vince Tempera, per trent’anni Direttore dell’orchestra<br />

al Festival di Sanremo, grande arrangiatore e compositore di intramontabili colonne sonore,<br />

da tempo mentore e ispiratore del gruppo. Un connubio perfetto solo il 9 dicembre al<br />

Blue Note di Milano. di Bruno Quiriconi<br />

Un assaggio dell’album<br />

“Guarda che luna”<br />

si può ascoltare a<br />

questo link:<br />

soundcloud.com/<br />

user-242851029/<br />

vik-and-thedoctors-of-jive-cdguarda-che-luna<br />

Disponibile su iTunes<br />

e in tutti i portali in<br />

digitali e nei negozi<br />

Ancora una volta, come<br />

ormai accade da dieci<br />

anni, il 9 dicembre<br />

<strong>20</strong>16 Vik and The Doctors<br />

of Jive si esibiranno sul palco<br />

del Blue Note di Milano in<br />

un’atmosfera vintage di locali<br />

fumosi e swinganti, di notti<br />

travolgenti di sonorità jazz.<br />

A dirigere i Doctors ci sarà il<br />

Maestro Vince Tempera, per<br />

trent’anni Direttore dell’orchestra<br />

al Festival di Sanremo,<br />

grande arrangiatore e compositore<br />

di intramontabili colonne<br />

sonore, da tempo mentore e<br />

ispiratore del gruppo. La band,<br />

fondata nel <strong>20</strong>04 da Vittorio<br />

Marzioli, cantante e mattatore<br />

del gruppo, annovera grandissimi<br />

nomi del panorama<br />

jazzistico italiano, con due<br />

precedenti esperienze discografiche:<br />

le cover di C’era una<br />

volta (<strong>20</strong>09) e il live di Io c’ero<br />

(<strong>20</strong>10). La svolta per l’orchestra<br />

avviene durante uno dei numerosi live<br />

del gruppo, circa tre anni fa: l’incontro<br />

con il maestro Vince Tempera. Il maestro<br />

resta affascinato dalla voce roca ma<br />

suadente di Vik – suo originale “marchio<br />

di fabbrica” - e dal modo in cui i<br />

Doctors riescono a tenere il palco e, in<br />

particolar modo, la loro rivisitazione di<br />

gloriosi pezzi del passato. “That’s Amore”<br />

e “Buonasera signorina” – per citare<br />

due esempi -, vengono contaminati<br />

con sfumature del mondo jazz, vera cifra<br />

stilistica dei Doctors, distinguendoli<br />

così da altri gruppi swing in Italia. È il<br />

frutto dell’esperienza di musicisti quali<br />

Germano Zenga, Tommaso Bradascio<br />

(e altri ancora). Inevitabile, quindi, la<br />

volontà di Tempera di collaborare alla<br />

realizzazione di un disco: tra un bicchiere<br />

di rum e un accordo di pianoforte,<br />

nasce nell’aprile del <strong>20</strong>16 Guarda che<br />

Luna, consegnando al loro affezionato<br />

pubblico sette inediti di pregio e tre cover<br />

rivisitate e arrangiate dal Maestro,<br />

riappropriatosi grazie ai Doctors delle<br />

proprie radici blues. Tempera imprime,<br />

con la sua firma, un tratto distintivo<br />

di assoluta originalità ad ogni brano,<br />

creando una nuova intesa musicale e<br />

un vero e proprio dialogo con la sezione<br />

fiati. Sotto il segno della sorpresa e<br />

della coraggiosa contaminazione tra<br />

generi, l’inedita “strana coppia” del Jive,<br />

Vik Dinamite e il Maestro Tempera,<br />

diventa l’originale connubio entro i cui<br />

confini sfumano la frizzante irriverenza<br />

dell’uno e l’indiscussa autorevolezza<br />

dell’altro. Guarda che luna, per entrambi,<br />

è il punto di arrivo da cui ripartire.<br />

“Questo disco” racconta Vik, “è anche<br />

la storia di un viaggio nella musica e<br />

per la musica realizzato grazie a tutti i<br />

miei compagni di viaggio, quelli di ieri<br />

e quelli di oggi. Dedico un ringraziamento<br />

speciale ai Doctors, al Maestro<br />

Tempera e a tutti gli amici che ci seguono<br />

e ci sostengono nei concerti per<br />

l’Italia”. L’album è stato prodotto e realizzato<br />

presso Advice music Recording<br />

Studio (www.advicemusic.com) in collaborazione<br />

con Self distribution; Sound<br />

Engineer e Mastering: Alberto Boi, grafica<br />

a cura di MAINcommunication.<br />

com, disegni di Federico Cecchin.<br />

www.doctorsofjive.com<br />

www.facebook.com/vittoriomarzioli<br />

BLUE NOTE<br />

Via Pietro Borsieri, 37, Milano<br />

www.bluenotemilano.com<br />

Vik and the Doctors<br />

of Jive:<br />

Vittorio Marzioli<br />

(voce conduttore),<br />

Germano<br />

Zenga (saxofone),<br />

Fabio Buonarota<br />

(tromba), Gianluca<br />

Cacucciolo (piano),<br />

Alex Orciari<br />

(doublebass),<br />

Roberto Paglierti<br />

(drums), Alberto<br />

Boletieri (trombone),<br />

Silvia Fusè<br />

(voice/chourus).<br />

Special Guest in<br />

Guarda che luna:<br />

Vince Tempera<br />

(piano), Alex<br />

Carreri (doublebass),<br />

Tommaso<br />

Bradascio (drums),<br />

Carlo Napolitano<br />

(trombone), Mara<br />

Poppy Galimberti<br />

(voice/chourus).<br />

34 ITA EVENTI<br />

ITA EVENTI 35


L’album “Guarda Che Luna”<br />

Track by Track<br />

“CASINÒ”<br />

Contro ogni verità, ironica parodia sulla dipendenza<br />

dal gioco d’azzardo. Tante bugie con un unico<br />

obiettivo: il denaro per giocare ancora.<br />

“GUARDA CHE LUNA”<br />

Il ritorno del Maestro Tempera alle sue origini, con<br />

un arrangiamento blues per un classico del mitico<br />

Fred Buscaglione.<br />

“IL TEMPO DELLE VIOLE”<br />

Tutto quello che secondo i Doctors bisognerebbe<br />

cercare per mantenere vivo un rapporto di coppia:<br />

sole, fiori, baci… Insomma tanta serenità.<br />

“MR BROCCOLINO”<br />

Una storia ambientata nell’America anni ’30, dove<br />

tanti Italiani hanno cercato la fortuna. Da emigrato<br />

squattrinato a gangster stimato e rispettato e un<br />

epilogo diverso con il ritorno nella patria natia,<br />

l’Italia.<br />

“VORREI CHE FOSSE AMORE”<br />

Rivisitazione in chiave jive del famosissimo pezzo<br />

portato al successo dalla mitica Mina.<br />

“NOSTALGIA ALLE 3”<br />

Un amore finito, la sicurezza di poterne fare a<br />

meno. Ma nel pieno della notte, inesorabilmente<br />

alle tre, il silenzio e la solitudine la fanno da<br />

padrone e la mancanza diventa insostenibile. Tutto<br />

riporta a lei. Quale sarà il finale?<br />

“TUTTO PUÒ CAMBIARE”<br />

In amore mai perdere la speranza, un incontro<br />

speciale e inaspettato può esserci per tutti dietro<br />

l’angolo.<br />

“QUANDO DICO CHE TI AMO”<br />

La classe di Zenga e l’esperienza di Tempera per<br />

un fantastico arrangiamento del famosissimo pezzo<br />

di Tony Renis.<br />

“ALBUM”<br />

Rivivere tutte le emozioni del primo amore adolescenziale,<br />

quello che ti fa battere il cuore e ti lascia<br />

senza respiro, quello per cui faresti qualsiasi cosa.<br />

“ITALIAN LOVERS”<br />

La descrizione ironica del classico latin lover<br />

italiano, attento a tutto quello che rimane superficiale;<br />

quello che costruisce sul valore dell’immagine le<br />

basi ed i principi di vita, purtroppo figlio di questa<br />

realtà.<br />

36 ITA EVENTI<br />

ITA EVENTI 37


teatro<br />

teatro<br />

MA VOI…<br />

COME<br />

STAI?!<br />

PETER<br />

PAN IL<br />

MUSICAL<br />

Anna Maria Barbera si rivolge<br />

all’amato Pubblico, cercando<br />

con intimo rigore ma non<br />

senza l’ironia profonda che<br />

la contraddistingue, quel<br />

sentimento della Vita, quel<br />

famoso “gusto pieno” che la<br />

pubblicità promette amaro,<br />

quando invece lo si vorrebbe<br />

dolce... di Bruno Quiriconi<br />

Sempre più i tempi attuali ci<br />

obbligano a innumerevoli<br />

ore in ostaggio del computer<br />

e del cellulare. La moderna<br />

“magia” di poter ritrovare una<br />

voce o un volto non sempre però<br />

restituisce quel dialogo vero che<br />

intimamente vorremmo. Sopraffatti<br />

dalla faticosa realtà, si finisce<br />

per riferirne la sopravvivenza,<br />

lasciando non comunicato<br />

il proprio anelito. L’incredibile<br />

offerta tecnologica paradossalmente,<br />

più copre distanze chilometriche<br />

e temporali, meno<br />

colma l’isolamento in cui ognuno<br />

si percepisce. Con Ma Voi..<br />

Come Stai?! Un’attenzione allo<br />

spirito con spirito, per riprenderci<br />

il valore dell’incontro la<br />

forza che consegna. Emozioni,<br />

sentimenti, riflessioni, dubbi,<br />

paure, gridate o sussurrate ma in<br />

cui potersi riconoscere alle prese<br />

con un’esistenza che ci portiamo<br />

tutti dentro e addosso spesso soli<br />

e frastornati, spesso inascoltata<br />

la nostalgia di sentirsi Vivi, compresi<br />

nella nostra disorientata<br />

umanità. Così Sconsy si rivolge<br />

all’amato Pubblico, fedele complice<br />

la musica e la sua sensuale<br />

forza evocativa, cercando con<br />

intimo rigore ma non senza l’ironia<br />

profonda che la contraddistingue,<br />

quel sentimento della<br />

Vita, quel famoso “gusto pieno”<br />

che la pubblicità promette amaro,<br />

quando invece lo si vorrebbe<br />

dolce... E dal Tendone di Zelig<br />

Circus, di città in città, il desiderio<br />

di porre questa domanda<br />

prosegue, confidando che il dirsi,<br />

soccorsi dalla forza liberante<br />

di una risata, possa restituirci<br />

una risorsa in più che viene<br />

dalla condivisione, dal sentirsi<br />

compresi nel soliloquio che ci<br />

portiamo dentro, con emozioni<br />

che implodono e che vorremmo<br />

urlare. Sul palco del Teatro<br />

LinearCiak, martedì 14 febbraio<br />

<strong>20</strong>17, con i suoi musicisti, ci<br />

attende dunque Anna Maria<br />

Barbera, compagna televisiva di<br />

questo nostro tempo e dei suoi<br />

affanni, come lei stessa racconta<br />

“un cuore fra gli altri nel vento<br />

degli anni...”<br />

MA VOI… COME STAI?!<br />

Anna Maria Barbera<br />

Teatro Linear Ciak, Milano<br />

14 febbraio <strong>20</strong>17<br />

<strong>20</strong>06 - <strong>20</strong>16: dieci anni di<br />

grandi successi. Il musical<br />

Biglietto D’Oro torna in tour<br />

in Italia e al Teatro degli<br />

Arcimboldi dal 15 dicembre<br />

all’8 gennaio.<br />

di Andrea Thomas<br />

Grande attesa per la nuova<br />

edizione di Peter Pan - il<br />

Musical che festeggia nel<br />

<strong>20</strong>16 i dieci anni dal suo primo<br />

debutto. Lo spettacolo, che ha<br />

affascinato migliaia di spettatori,<br />

insignito di prestigiosi premi<br />

come il Premio Gassman,<br />

il “Riccio D’Argento” e il Biglietto<br />

d’Oro Agis <strong>20</strong>06/<strong>20</strong>07<br />

e <strong>20</strong>07/<strong>20</strong>08, è pronto per il<br />

trionfale ritorno a Milano al Teatro<br />

degli Arcimboldi il prossimo<br />

15 dicembre. Cuore pulsante<br />

dello spettacolo è la colonna sonora<br />

di Edoardo Bennato: uno<br />

straordinario viaggio in musica<br />

nel mondo fantastico di Peter<br />

Pan, con alcune tra le più famose<br />

canzoni tratte dal mitico<br />

album del 1978 Sono solo canzonette<br />

e con altri brani come<br />

“Il rock di Capitan Uncino”, “La<br />

fata”, “Viva la mamma” e molte<br />

altre, fino a “L’isola che non c’è”.<br />

I brani sono stati riarrangiati<br />

dallo stesso cantautore per lo<br />

spettacolo teatrale, oltre all’inserimento<br />

dell’inedito “Che paura<br />

che fa Capitan Uncino”. Altro<br />

punto di forza dello spettacolo<br />

sono i <strong>20</strong> performer in scena,<br />

diretti dal regista Maurizio Colombi<br />

che, insieme, animano un<br />

mondo magico arricchito di effetti<br />

speciali come il volo di Peter.<br />

Sullo sfondo, la fatina Tril-<br />

li, gli immancabili duelli con<br />

Capitan Uncino e i suoi pirati,<br />

il simpatico Spugna, la vivace<br />

compagnia dei Bimbi Sperduti,<br />

Giglio Tigrato e il sinistro ticchettio<br />

dell’astuto Coccodrillo<br />

che terrorizza Uncino. Una<br />

grande sorpresa dello spettacolo<br />

sarà proprio la piccola fata che<br />

accompagna Peter nelle sue avventure:<br />

un drone che, librandosi<br />

in platea, renderà ancora più<br />

spettacolare e indimenticabile<br />

l’esperienza a teatro. Il più piccolo<br />

drone del mondo avvolto da<br />

una luce verde a led, si trasforma<br />

nella magica Trilli che, al suono<br />

del suo campanello, volerà<br />

realmente sul palco e in platea<br />

sfiorando le teste del pubblico.<br />

Tratto dal romanzo di James<br />

Matthew Barrie, che ha conquistato<br />

generazioni di ragazzi e<br />

non, Peter Pan - il Musical non<br />

è un semplice spettacolo teatrale,<br />

ma un vero e proprio sogno<br />

da condividere con tutta la famiglia:<br />

un viaggio verso “l’isola<br />

che non c’è”, per vivere tante<br />

emozioni con i protagonisti dello<br />

spettacolo (tutto italiano), entrato<br />

di diritto nei grandi classici<br />

del musical d’eccellenza; in questa<br />

nuova edizione è coprodotto<br />

da Show Bees, Viola Produzioni<br />

e NewStep.<br />

PETER PAN<br />

www.peterpanmusical.it<br />

Teatro degli Arcimboldi,<br />

Milano - dal 15 dicembre<br />

<strong>20</strong>16 al 8 gennaio <strong>20</strong>17<br />

38 ITA EVENTI<br />

ITA EVENTI 39


musica<br />

IMPERFETTA<br />

FORMA,<br />

STORIA DI<br />

UNO SFIGATO<br />

DI SUCCESSO<br />

Un nuovo album e un tour in preparazione<br />

con Fedez. E, soprattutto, un libro nel quale<br />

J-Ax si racconta senza filtri. È la storia di un<br />

ragazzo che si sentiva “un fallito” ed oggi è<br />

una star, “un loser che ha vinto”, per dirla<br />

con le sue parole.<br />

“Per chi viene da dove vengo io, cose così semplicemente<br />

non accadono. Devi fare l’elettricista, o l’idraulico,<br />

o il muratore. Devi aggiustare cose che non ti puoi<br />

permettere o costruire case in cui non potrai mai vivere.<br />

Di certo non puoi nemmeno immaginare di riuscire<br />

a sostenerti con la musica”. J-Ax viene da un paese<br />

dell’hinterland milanese e ha in mente solo una cosa:<br />

andarsene. “Non capisco un cazzo di come funziona il<br />

mondo e di quello che il mondo vuole da me. Nessun<br />

disco rap parla di queste cose, quindi mi metto a farlo<br />

io”. Imperfetta forma è un’autobiografia che trasuda<br />

sincerità, e la sua imperfezione parla a tutti quelli che<br />

sono stati o sono abbandonati. Itaeventi pubblica un<br />

estratto dal nuovo libro.<br />

Avevo un’idea totalmente sbagliata della scuola.<br />

Stupidità mia, sì, ma idiozia della società che abbandona<br />

i ragazzini come me senza direzione e li<br />

lascia andare via disinteressandosi di quello che gli<br />

potrebbe accadere senza una guida. Io ho avuto<br />

culo, ma sono l’eccezione. Ho visto tanti perdersi<br />

per strada. Non tutto ciò che ho vissuto a scuola,<br />

comunque, è stato inutile. Se non ci fosse stata la<br />

mia professoressa di italiano, per esempio, ora non<br />

sarei qui. Non avrei nemmeno intrapreso un’attività<br />

artistica. Lei era della generazione che aveva vissuto<br />

il Sessantotto e si presentò, il primo giorno di<br />

terza superiore, lanciando via la sua sedia e proclamando<br />

ad alta voce davanti all’intera classe: “Ciao<br />

stronzi, quest’anno io vi scopo a tutti”. Era una signora<br />

distinta, di una certa età, e quando diceva<br />

cose di questo tipo noi morivamo dal ridere. Non<br />

avevamo mai sentito qualcuno in una posizione di<br />

Imperfetta forma, J-Ax, Mondadori, 180 pagine<br />

autorità, qualcuno che ci doveva insegnare qualcosa,<br />

mostrarsi così irriverente. A lei non fregava un<br />

cazzo e per questo la adoravo. A volte ci difese pure<br />

davanti alla preside. Anzi, la insultò proprio. Mentre<br />

faceva lezione, poi, ci faceva sdraiare sui banchi.<br />

Eravamo una classe fatta di persone molto diverse<br />

e alla fine riuscì nell’impresa di unirci. Era come<br />

L’attimo fuggente, ma prima che uscisse il film (e<br />

in versione “hamburger e patatine” e non “pesce<br />

bollito e posate d’argento”). E questo approccio<br />

funzionava. Studiare italiano piaceva a tutti nella<br />

mia classe. Piaceva pure a me. Perfino quelli che lei<br />

dovette rimandare non si incazzarono mai. Era veramente<br />

rispettata da tutti, e senza aver bisogno di<br />

nascondersi dietro il suo ruolo d’insegnante. Da lei<br />

ho imparato cosa significa andare contro lo status<br />

quo, contro il sistema. Ho imparato cosa vuol dire<br />

pensare con la propria testa. Lei mi ha insegnato il<br />

piacere della letteratura, la bellezza di passare pomeriggi<br />

con un classico in cui perdersi leggendo.<br />

Grazie a lei io e i miei compagni sapevamo l’italiano<br />

meglio di molti ragazzi dei licei classici. Grazie<br />

a lei ho scoperto Bukowski, Hemingway – ed è lei<br />

che mi ha fatto leggere tutto Dostoevskij. Quando<br />

mai capita in un istituto tecnico? E, sembrerà<br />

strano, ma ho anche imparato molto dell’hip hop.<br />

Non direttamente da lei, ma perché, così libera da<br />

pregiudizi, in una gita a Parigi, in quinta, mi lasciò<br />

libero di esplorare la città per i fatti miei. Perché<br />

io sognavo di visitare quartieri tipo Stalingrad<br />

dove la cultura hip hop era esplosa,<br />

e non di vedere la Gioconda. Quindi,<br />

mentre tutti i miei compagni andavano<br />

a vedere le opere del Rinascimento al<br />

Louvre, io ero in giro ad ammirare i graffiti<br />

di writer leggendari come Mode2. Io, un diciottenne<br />

bianco di cinquanta chili, che non conosceva<br />

una parola di francese, da solo in uno dei<br />

quartieri più intensi della città, armato soltanto di<br />

zainetto Invicta e macchina fotografica. Mi lasciava<br />

andare perché aveva visto nei miei occhi ardere<br />

passione verso questa cultura. Quando tornavo da<br />

quelle spedizioni voleva che le raccontassi<br />

tutto quello che avevo visto e che le<br />

mostrassi le Polaroid dei graffiti. A<br />

volte non ti accorgi dell’importanza<br />

che hanno persone del genere<br />

nella tua vita: lei, un’insegnante<br />

di italiano di un istituto<br />

tecnico qualsiasi di Milano, è<br />

stata speciale. Tutti gli insegnanti<br />

lo sono, in negativo o<br />

in positivo, ma se sei fortunato<br />

puoi incontrare quello che<br />

ti cambia la vita. Grazie prof.<br />

Donatella Tartara. Io trovai<br />

non solo lei, ma anche dei professori<br />

illuminati all’esame di<br />

maturità, che compresero la<br />

mia situazione e mi salvarono<br />

– visto che ero un candidato<br />

perfetto alla seconda bocciatura.<br />

Sentivo già la voce di<br />

mio padre che mi annunciava<br />

il posto di lavoro che<br />

mi aveva trovato. Invece,<br />

ecco che un professore<br />

mi chiese di spiegare ad<br />

alta voce ai suoi colleghi<br />

che cosa avrei fatto dopo<br />

la scuola. Io gli dissi che<br />

avevo già un contratto discografico<br />

– in quegli anni<br />

infatti, come racconterò<br />

più avanti, ero entrato nel<br />

mondo del rap –, che stava<br />

per uscire il mio disco, e che<br />

non sarei andato all’università.<br />

Volevo fare di mestiere<br />

il musicista. Mi fecero passare.<br />

Con il trentasette. Al<br />

destino a volte piace aiutare<br />

le teste di cazzo come me.<br />

J-Ax (Alessandro<br />

Aleotti) è nato a<br />

Milano il 5 agosto<br />

1972. Ha<br />

vissuto da<br />

protagonista<br />

la nascita del<br />

rap in Italia,<br />

poi si è stufato<br />

e ha inventato<br />

e dominato il<br />

suo rap’n’roll. Con<br />

Mondadori ha pubblicato<br />

Axforismi (<strong>20</strong>14).<br />

40 ITA EVENTI


musica<br />

LA MIA VITA<br />

È MOLTE VITE<br />

Mondadori pubblica l’autobiografia<br />

della cantante rock più famosa in Italia,<br />

Gianna Nannini. “Mentre sto scrivendo,<br />

sento i polpastrelli sbriciolarsi<br />

dalla voglia che ho di raccontare”.<br />

Questo libro è molto più di un libro autobiografico,<br />

molto più di una confessione: è una seduta di psicoterapia.<br />

Frenetica, drammatica, violenta e autolesionista.<br />

Il dialogo è tra lei, china sul computer, e se<br />

stessa, la Nannini innocente e vulnerabile dei primi<br />

anni Ottanta, travolta dal successo di Fotoromanza<br />

e dalle pretese dell’industria discografica. Ma è anche<br />

un dialogo tra lei e i suoi fan, il suo pubblico adorato,<br />

i suoi lettori. Itaeventi pubblica un estratto dal libro.<br />

Devo fare un nuovo viaggio e vedermela da sola,<br />

anche adesso che sono alle stelle col successo di<br />

“Grazie”, ma molto triste per quello che accade nel<br />

Sotto: foto di Simone Di Luca;<br />

a destra: Gianna Nannini, Cazzi miei,<br />

Mondadori, 216 pagine.<br />

mondo e intorno a me. Spinta dal desiderio di essere<br />

vicina ad altri popoli e ad altre culture, decido<br />

questa volta di andare nel Caucaso, in Georgia.<br />

C’è una ragazza che fa la fotografa, l’ho conosciuta<br />

a Mosca, dice che ci vuole andare anche lei.<br />

Parla il russo e sicuramente conosce bene la situazione<br />

di disgregamento di quella zona. Ed eccoci<br />

lì. Tbilisi, la capitale, sembra uscita da un film in<br />

bianco, nero e marrone. Le persone sono gentilissime,<br />

ci ospitano nelle case, ci offrono del cibo. È<br />

da poco avvenuto un terremoto che ha messo tutti<br />

in ginocchio. Si vogliono rialzare. Ma di lì a breve<br />

sarebbe arrivata un’altra guerra, che poi è la stes-<br />

sa cosa del terremoto, penso: mettere la gente in<br />

ginocchio e dopo fare gli appalti sulle rovine che<br />

restano, sui brandelli degli esseri umani. Da Tbilisi<br />

mi addentro nell’Eurasia per le montagne del<br />

Caucaso. “Meglio se fai la turista” dice la mia amica,<br />

che non vuole che mi spinga oltre, non vuole<br />

proprio che io vada ai confini con la Cecenia, dice<br />

che è pericoloso, che a giorni potrebbe scoppiare<br />

una guerra. Lei è russa, io non so niente della zona,<br />

forse è meglio che mi fidi di lei. Così andiamo<br />

all’avventura con zaino e tende per le montagne<br />

verdi di un verde che chiamerò “verde Caucaso”. E<br />

lì incontriamo un ragazzo speciale, che fa foto alle<br />

nuvole. È polacco, mi dice che con l’Occidente lui<br />

non vuole averci niente a che fare, che fa le sue cose<br />

e la sua arte non ha bisogno della cultura occidentale,<br />

non la influenza minimamente. Ganzo questo,<br />

penso. Le sue foto sono nuvole che scappano<br />

agli occhi, ti fanno vedere quello che non puoi vedere,<br />

c’è un’altra visione qua, andando sempre più<br />

a est. Ben presto, i miei rapporti con questa amica<br />

russa si fanno troppo corti, sembra sempre che<br />

bisogna fare quello che dice lei, e allora – prima<br />

di arrivare a Istanbul, la tappa finale – ciao, ognuno<br />

per la sua strada. Sono in albergo a Istanbul,<br />

adesso, a riprendermi. Ci sono diciotto milioni di<br />

abitanti, in questa città. Esco per fare una passeggiata,<br />

e chi ti vedo a una fermata del tram? Proprio<br />

la fotografa. La saluto, lei fa due occhi sfondati per<br />

lo stupore, e poi via. Non era un viaggio da fare<br />

insieme, forse. Neanche un reportage. A me in giro<br />

piace fotografare con i miei occhi. E ne ho viste di<br />

cose, di contraddizioni, di appalti già organizzati<br />

prima che arrivasse la guerra. Sono tutti ben felici,<br />

quando c’è una guerra, di poter intervenire a salvare<br />

e ricostruire per fare affari. Guarda caso, subito<br />

dopo il mio viaggio in Georgia, sono andata in una<br />

Spa dove vado sempre prima di iniziare un tour.<br />

Mi serve per stare bene e dare il massimo, fa parte<br />

del mio impegno di rockeuse live. “Salve a tutti,<br />

sono appena arrivata dalla Georgia, sono da rimettere<br />

a posto tutta”. “Ah” mi dicono, “lo sai che proprio<br />

ora sta per uscire il presidente della Georgia,<br />

ha giusto finito la cura”. Il volto ben lucidato, la<br />

pelle serena, lo sguardo allegro, il suo Paese due<br />

giorni dopo dichiarerà guerra, entrando nel territorio<br />

dell’Ossezia del Sud. Era andato a farsi bello<br />

prima di stare tutto il giorno in televisione. Cioè,<br />

uno che sa che quel giorno scoppia la guerra va a<br />

farsi una cura di bellezza? Vuol dire che il gioco<br />

del mondo è tutto preparato, e scontato. E lui, due<br />

giorni dopo, è infatti su tutti i giornali e su tutte le<br />

TV che parla bello bello di quello che dovrebbero<br />

fare e non fare. Tutto è stato già deciso. Ma da chi?<br />

Comunque, mi manca la Georgia, mi mancano i<br />

khinkali, che sono come dei grandi ravioli pieni di<br />

brodo con dentro la carne, che ti scottano sempre<br />

quando li mangi, mi manca la gente, mi mancano<br />

la natura e i confini, sempre accesi di una guerra<br />

che vorresti far finire. Anche quando sai che, proseguendo<br />

di un solo passo, diventi un war tourist.<br />

E pensi: i diritti umani sono calpestati ogni giorno.<br />

Le organizzazioni si arrabattano a dire che li difendono,<br />

sì, ma poi alla fine sono inglobate nel ritmo<br />

del sistema. Deve essere tutto così, e allora come<br />

si fa a salvarsi? Sicuramente, nella mia Vita Nuova,<br />

ho a cuore una cosa: il disarmo totale. È questa<br />

l’unica prevenzione possibile alla guerra. Facciamo<br />

prevenzione su tutto: vaccini (io no), prevenzione<br />

al cancro, assicurazioni sulla vita, mammografia,<br />

check up, body scanner, alimentazione. Ma cosa<br />

si può fare perché le guerre non comincino? Io le<br />

armi non le ho mai potute vedere. Mia zia andava<br />

a caccia, perché tutta la sua famiglia andava a<br />

caccia in Maremma. Portavano anche me, da piccola.<br />

Io stavo dietro i capanni. Quando si sentiva<br />

un sussulto di un respiro grosso, il respiro di un<br />

cinghiale, ecco che mia zia usciva e sparava. Non<br />

potevo vedere, e mi chiudevo gli occhi. Non ci<br />

sono più voluta andare.<br />

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ITA EVENTI 43


teatro<br />

FUERZA BRUTA<br />

Dall’Argentina l’esperienza teatrale dinamica e totalizzante che ha già conquistato oltre 5<br />

milioni di spettatori, travolgendo star del calibro di Usher, Sadie Frost, Jay-Z e Beyoncè, Kate<br />

Moss, Lodovica Comello, Jimmy Page, Madonna e Steven Tyler. di Andrea Thomas<br />

Definito dal New York<br />

Times “uno spettacolo<br />

visivamente e fisicamente<br />

folle” e descritto dal NY<br />

Post come “una miscela di luci<br />

abbaglianti, erotiche, ipnotiche,<br />

acquatiche”, Fuerza Bruta<br />

comincia il countdown al suo<br />

arrivo in Italia, esattamente fra<br />

due mesi, il 27 dicembre <strong>20</strong>16,<br />

al Linear Ciak di Milano, dove<br />

rimarrà in scena in esclusiva fino<br />

all’8 gennaio <strong>20</strong>17. Un grande<br />

successo in tutto il mondo con<br />

oltre cinque milioni di spettatori<br />

in undici anni di attività, Fuerza<br />

Bruta è una strabiliante produzione<br />

teatrale argentina, ideata<br />

nel <strong>20</strong>02 e messa in scena per la<br />

prima volta nel <strong>20</strong>05 a Buenos<br />

Aires dal genio creativo di origini<br />

argentine Diqui James. Lo<br />

“spettacolo esperienziale” a base<br />

di teatro acrobatico, musica dal<br />

vivo ed effetti scenici e di luci eccezionali<br />

ha conquistato anche<br />

numerosissimi spettatori famosi,<br />

fra attori, musicisti, produttori,<br />

top model, campioni sportivi<br />

e influencer. Fra questi Usher,<br />

che ha persino realizzato un videoclip<br />

per la sua hit “Scream”<br />

sul set dello spettacolo a New<br />

York, l’attrice Sadie Frost che ha<br />

preso parte allo show a Londra<br />

e poi decine di estimatori che<br />

hanno assistito attivamente alla<br />

messa in scena più sensuale del<br />

pianeta, come Jay-Z, Beyoncè,<br />

Penelope Cruz, Javier Bardem,<br />

Lodovica Comello, Jessica Alba,<br />

Steven Tyler, Jimmy Page, Andy<br />

Summer, Madonna, Gabriela<br />

Sabatini e tantissimi altri ancora.<br />

Con 54 città visitate in 29<br />

Paesi, poco meno di 6000 repliche<br />

all’attivo e oltre due milioni<br />

e mezzo di biglietti venduti, lo<br />

show dell’omonima compagnia<br />

teatrale Fuerza Bruta è composto<br />

da attori, ballerini e acrobati<br />

che portano in scena uno straordinario<br />

e coinvolgente esempio<br />

di teatro contemporaneo. L’assenza<br />

di un palcoscenico convenzionale,<br />

o meglio, l’utilizzo<br />

della superficie tridimensionale<br />

come un enorme spazio scenico<br />

avvolgente, le numerose installazioni,<br />

luci e cambi di scene<br />

repentini sono solo alcune delle<br />

caratteristiche di un’esperienza<br />

dinamica e sensoriale a 360 gradi<br />

in cui, per 70 minuti circa,<br />

il pubblico è parte integrante<br />

di una performance che intreccia<br />

e fonde circo, teatro, danza,<br />

canto, visual art e musica.<br />

Fuerza Bruta, prodotto in Italia<br />

da SMSE (San Marco Sports<br />

Events) con Radio Deejay come<br />

mediapartner ufficiale, è uno<br />

spettacolo unico nel suo genere,<br />

nel quale il pubblico, in piedi, è<br />

completamente coinvolto in un<br />

vero e proprio show dei sensi.<br />

Si consigliano abbigliamento<br />

e scarpe comodi. Per ulteriori<br />

informazioni, visitare il sito ufficiale<br />

www.fuerzabrutaitalia.it.<br />

FUERZA BRUTA<br />

Teatro Linear Ciak, Milano<br />

dal 27 dicembre <strong>20</strong>16<br />

all’8 gennaio <strong>20</strong>17<br />

44 ITA EVENTI<br />

ITA EVENTI 45


libri<br />

LA COLLEZIONISTA DI LIBRI PROIBITI<br />

(Cinzia Giorgio, Newton Compton)<br />

Cinzia Giorgio è dottore di ricerca in Culture e Letterature comparate ed<br />

è specializzata in Women’s Studies e in Storia moderna. Il risultato non<br />

poteva essere che questo romanzo: racconta la storia di Olimpia, giovane<br />

amante di libri preziosi e antichi messi all’indice dalla Chiesa. La storia è<br />

avvincente e s’intreccerà con una storia d’amore mozzafiato, descritta con<br />

delicatezza sino al commovente finale. Esordio con i fiocchi. (G.B.)<br />

AZIENDA CERTIFICATA ISO 9001<br />

STEVEN STREET OF MAGIC<br />

(Trucchi di magia, De Agostini)<br />

Conosciuto in Italia attraverso il canale tv Super! ecco il libro del mago<br />

Steven, seguito da molti ragazzini curiosi di emulare le tecniche del<br />

protagonista. Tanti trucchi spiegati con parole semplici, da riproporre in<br />

proprio. Aiuta allo scopo una serie di foto per capire - step by step - i trick<br />

della popolare trasmissione Street of magic. Completa il “manuale” una<br />

dettagliata storia dell’autore e della sua carriera, popolarissima grazie<br />

soprattutto al canale di YouTube e, successivamente, alle tv di mezzo<br />

mondo. Il perfetto regalo di Natale dagli otto anni in su. (A.T.)<br />

FREDDY MERCURY - A KIND OF MAGIC<br />

(Mark Blake, Rizzoli)<br />

Oggi Mercury avrebbe compiuto 70 anni. Per celebrarlo Rizzoli pubblica<br />

un volume imperdibile per tutti coloro che hanno amato l’ex leader dei<br />

Queen. Raccolta richissima di immagini inedite, interviste e testimonianze.<br />

Cresciuto tra Zanzibar e Londra, l’istrionico artista è stato uno dei primi<br />

rocker a comunicare anche con il corpo, sfoderando una energia senza<br />

precedenti. Il libro ripercorre la su carriera con i Queen e durante l’esperienza<br />

solista. (G.B.)<br />

A CANESTRO<br />

(Idan Ravin, Baldini & Castoldi)<br />

L’autore racconta come ha trasformato la sua passione per il basket nel<br />

suo lavoro, frequentando assi del calibro di LeBron James, Chris Paul,<br />

Gilbert Arenas e molti altri. Storia vera o fiaba moderna? Assolutamente<br />

reale. Eppure Ravin era un timido ragazzo e non ha mai fatto il coach. Si<br />

è fatto strada solo grazie alla perseveranza e alla totale dedizione per il<br />

gioco del basket. Uno sguardo diverso, obliquo per capire da vicino la<br />

scintilla che anima questo sport. (A.T.)<br />

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ITA EVENTI 47


SCRIVI UNA HIT IN 90 MINUTI<br />

(Mark The Hammer, Mondadori)<br />

Grazie alla fama da youtuber, Marco Arata è diventato uno stretto collaboratore<br />

di J-ax e un musicista affermato. Con umiltà e dedizione, l’autore<br />

spiega – pagina dopo pagina – come apprendere i primi rudimenti per<br />

creare una canzone, dal ritornello al bridge, come distinguere la strumentazione<br />

e qualche “malizia” per intuire i potenziali di una hit di successo.<br />

Un manuale per imparare – come spiega Marco - “senza tecnicismi, in<br />

barba a insegnanti noiosi e a testi standard incomprensibili”. (B.Q.)<br />

NO, NON SONO ANCORA MORTO<br />

(Phil Collins, Mondadori)<br />

È l’anno delle grandi autobiografie delle rockstar. Dopo quella di Springsteen<br />

esce quella dell’attuale leader dei Genesis (la reunion dovrebbe<br />

avvenire l’anno prossimo secondo i gossip). Collins – proprio come il Boss<br />

– miscela aneddoti da musicista alla vita privata, tra divorzi per troppo<br />

lavoro a curiosità mai rivelate: tra tutte il suo incontro con i Led Zeppelin.<br />

Si legge d’un fiato, trasuda sincerità da ogni riga. (G.B.)<br />

SNOWDEN<br />

(Luke Harding, Newton Compton)<br />

È il libro del momento, grazie soprattutto al film di Oliver Stone. L’autore del<br />

libro racconta la vicenda di Snowden, dalle terribili settimane in cui divulga<br />

parte del file da Honk Kong alle comunicazioni con Julian Assange e la sua<br />

Wikileaks. L’inchiesta investigativa ha il sapore di un romanzo e porta il<br />

lettore a rivivere una delle più grandi storie di spionaggio del pianeta. Con<br />

oltre mezzo milione di copie vendute negli Stati Uniti e la sua traduzione in<br />

oltre trenta paesi si annuncia come uno dei bestsellers dell’anno. (A.T.)<br />

GIORNI SELVAGGI<br />

(William Finnegan, 66thA2nd)<br />

Finnegan lavora per il prestigioso New Yorker come inviato. Ha sempre<br />

vissuto vicino alle onde, praticato surf insieme ai compagni di scuola alle<br />

Hawaii. Presto la tavola del surf è diventata il “gancio” per apprendere<br />

la vita in tutte le sue sfumature, immergendosi nella cultura dei surfers tra<br />

spiritualità e fatalismo. Cercare l’onda più maestosa come catarsi, vera<br />

trascendenza. Premio Pulitzer dell’anno per la biografia. (G.B.)<br />

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ITA EVENTI 49


libri<br />

TRE UOMINI<br />

E UNA VITA<br />

“Quella sera del 1994, a Cesenatico, la nostra<br />

vita è girata dalla parte giusta e siamo partiti<br />

insieme per questa lunghissima, meravigliosa<br />

avventura”. Aldo Giovanni & Giacomo si<br />

raccontano nel nuovo libro (in attesa del film<br />

a Natale, Fuga da Reuma Park).<br />

Foto di Giovanni Gussoni<br />

Nel nuovo libro Tre uomini e una vita, pubblicato da<br />

Mondaori, il trio nazionale per antonomasia si mette<br />

a nudo. In attesa di vedere il film in programmazione<br />

per le feste natalizie, Fuga da Reuma Park, Itaeventi<br />

vi propone un piccolo estratto dal libro.<br />

Tre uomini e una vita, Aldo Giovanni & Giacomo<br />

(a cura di Michele Brambilla), Mondadori<br />

La nostra vita è svoltata grazie a una gita in<br />

montagna; anche se in realtà fu una gita al<br />

mare. A Cesenatico, per la precisione. Che<br />

secondo qualcuno è mare per modo di dire: ma<br />

insomma, riviera romagnola. Piadina e pedalò.<br />

Liscio e tedesche. Era la primavera del 1994 e noi<br />

eravamo ancora, come si dice a Milano, tre mal trà<br />

insèma, tre tipi messi insieme in qualche maniera,<br />

tre bambinoni che, pur avendo passato la trentina<br />

già da un po’, continuavano a volersi divertire<br />

lavorando e senza mai rassegnarsi all’idea che in<br />

fondo è sempre meglio il posto fisso. No, a noi<br />

piaceva la vita da randagi che facevamo da quasi<br />

quindici anni, girare l’Italia per uno spettacolo qui<br />

e uno spettacolo là, spesso roba minima, bar e piccoli<br />

teatri. Soldi pochi ma tanta libertà. Avevano<br />

cominciato Aldo e Giovanni come duo, si facevano<br />

chiamare I suggestionabili. Giacomino invece era<br />

partito in coppia con la Marina Massironi, nome<br />

di battaglia Hansel e Strudel. Era il cabaret dei locali<br />

di Milano, della Brianza, del Varesotto; e poi<br />

le serate di animazione nei villaggi turistici in Sardegna<br />

e un po’ dappertutto, fino a Pizzo Calabro.<br />

50 ITA EVENTI<br />

ITA EVENTI 51


Le nostre vite si erano incrociate, per fatal combinazion,<br />

una sera del 1985 in un villaggio della<br />

Sardegna, il Palmasera di Cala Gonone.Giacomo<br />

lavorava lì come capo degli animatori; Aldo<br />

e Giovanni giravano i villaggi dell’isola con i<br />

loro spettacoli di cabaret e una sera erano capitati<br />

da quelle parti. Facevamo la stessa vita e<br />

oltretutto eravamo tutti e tre interisti, così eravamo<br />

diventati subito amici. Nel 1991 avevamo<br />

iniziato a recitare insieme (dove, come e quando<br />

lo racconteremo nei prossimi capitoli) ed era<br />

nato il trio. E qualche risultato era anche arrivato,<br />

eh. Nel 1992 eravamo diventati ospiti fissi a<br />

Su la testa!, spettacolo di Rai 3 con Paolo Rossi<br />

che veniva registrato in un teatro-tenda di Baggio<br />

(il quartiere di Milano, non il calciatore). In<br />

quello stesso anno, a teatro, avevamo messo in<br />

scena Lampi d’estate, Aria di tempesta e Ritorno<br />

al gerundio con la regia di Paola Galassi, mentre<br />

nel 1993 era stato il turno di Cielito Lindo, sempre<br />

su Rai 3, dove ci avevano voluti ancora una<br />

volta come ospiti fissi. Insomma, per lavorare<br />

lavoravamo ma, diciamo la verità, soldi pochi e<br />

d’aria se viv minga, come si dice sempre a Milano.<br />

Tanto più che nel ’93 Aldo aveva trentacinque<br />

anni, Giovanni trentasei e Giacomo trentasette.<br />

Ci voleva una svolta, e la svolta arrivò<br />

proprio con quel viaggio a Cesenatico nella<br />

primavera del 1994. E l’uomo del destino fu Paolo<br />

Guerra, che già era un produttore famoso: nella sua<br />

squadra c’erano Enzo Jannacci, Paolo Rossi, Paolo<br />

Hendel (che andava forte), Maurizio Micheli...<br />

Tutti ci ripetevano: “Paolo Guerra, dovete andare<br />

da Paolo Guerra!”. Che, in realtà, conoscevamo<br />

già. Però per svoltare doveva succedere qualcosa<br />

di particolare. Ed è quello che è capitato, appunto,<br />

una sera della primavera del 1994 a Cesenatico,<br />

provincia di Forlì-Cesena. Raccontare quella sera,<br />

la sera della svolta della nostra vita, non è mica facile.<br />

Perché da allora Paolo Guerra non solo è il nostro<br />

produttore, ma anche il nostro socio. Quindi<br />

da un certo punto di vista il trio è un quartetto:<br />

Aldo, Giovanni, Giacomo e Paolo. Noi tre andiamo<br />

sul palcoscenico e sul set, ma Paolo è l’eminenza<br />

grigia. Negli anni abbiamo provato tante volte a<br />

ricostruire con lui quello che accadde a Cesenatico<br />

ma, com’è come non è, noi ricordiamo una storia,<br />

lui ne ricorda un’altra. E siccome siamo soci anche<br />

in questo libro, per correttezza adesso vi raccontiamo<br />

quella sera fondamentale del 1994 nelle due<br />

versioni, la nostra e la sua.<br />

NOSTRA VERSIONE<br />

È vero, noi eravamo ancora un po’ in bolletta, ma<br />

ormai il trio era partito ed era una macchina destinata<br />

ad andare a duecento all’ora. Certo, il grande<br />

Il nuovo film di A. g. & g., Fuga da Reuma Park.<br />

pubblico ci conosceva solo a spizzichi e bocconi,<br />

ma manager importanti ci avevano adocchiato a Su<br />

la testa!, a Cielito Lindo e a teatro, e dunque c’era<br />

solo da aspettare la migliore offerta. Lo stesso Paolo<br />

Guerra, che era stato il produttore di Su la testa!,<br />

ci aveva fortemente voluti e non aveva nessuna intenzione<br />

di mollarci. E poi c’erano gli autori. Oltre<br />

a Paolo Rossi, tra gli autori di quella trasmissione<br />

registrata dentro un tendone da circo fi guravano<br />

Gino e Michele, che andavano per la maggiore e<br />

stravedevano per noi.<br />

VERSIONE DI PAOLO GUERRA<br />

Nel maggio del 1991 il sottoscritto, insieme con<br />

Angelo Guglielmi, direttore di Rai Tre, decise di<br />

produrre una trasmissione che si sarebbe chiamata<br />

Su la testa! e che sarebbe andata in onda l’anno successivo,<br />

con Paolo Rossi (il mattatore), Antonio Albanese,<br />

Cochi Ponzoni, Enzo Jannacci, Maurizio<br />

Milani, Bebo Storti, Antonio Cornacchione. A un<br />

certo punto si decise di prendere anche Aldo Giovanni<br />

e Giacomo. Fu un’operazione molto forzata,<br />

su spinta di Paolo Rossi, perché Gino e Michele sostenevano<br />

che i tre erano incapaci a teatro, e peggio<br />

ancora in televisione. Diciamo che fui costretto a<br />

prenderli.<br />

52 ITA EVENTI<br />

ITA EVENTI 53


libri<br />

MORAVIA,<br />

PARISE E LA<br />

MIA ROMA<br />

PERDUTA<br />

Nel nuovo libro Marina Ripa Di Meana<br />

racconta trent’anni di amicizia con due<br />

illustri personaggi. In ricordo di una Roma in<br />

fermento: “Non avevo una lira in tasca, ma<br />

vivevo al Grand Hotel come una miliardaria”.<br />

di Guido Biondi<br />

“Verso la metà degli anni Settanta mi sistemai per alcuni<br />

mesi al Grand Hotel. Fu un periodo come fuori<br />

dal tempo. Non avevo una lira in tasca, ma vivevo<br />

come una miliardaria, viziata e coccolata. Per alleviare<br />

quella specie di clausura di lusso invitavo spesso<br />

a colazione due amici, Alberto Moravia e Goffredo<br />

Parise. Erano i miei dioscuri, i miei cavalieri del cielo,<br />

Castore e Polluce, miei complici di avventure, miei<br />

paladini e più tardi anche miei testimoni di nozze”.<br />

Trent’anni di amicizia raccontati nel nuovo libro<br />

di Marina Ripa Di Meana: la dolce vita romana<br />

e i pranzi al Grand Hotel. Un’epoca irripetibile e<br />

di un ambiente, tra mondanità e cultura, in cui ci<br />

si divertiva davvero, tra personaggi quali Gianni<br />

Agnelli, Henry Kissinger, Liz Taylor, Pier Paolo<br />

Pasolini. Itaeventi ha incontrato l’autrice del libro.<br />

Il suo nuovo libro racconta principalmente la<br />

sua lunga e sincera amicizia con due personaggi<br />

eccellenti, Parise e Moravia, contestualizzando<br />

aneddoti e spunti in una Roma “che oggi non<br />

esiste più”. Perché lei ha “scelto” proprio Moravia<br />

e Parise?<br />

Perché loro due per me sono stati tutto, la mia famiglia.<br />

Mi sono stati vicini nei momenti difficili<br />

della mia vita, ad esempio nella brusca interruzione<br />

del mio rapporto con Franco Angeli, un uomo<br />

difficile. Loro mi hanno sempre sostenuto nei momenti<br />

nei quali mi sentivo molto sola: i miei genitori<br />

avevano lasciato Roma perché papà era molto<br />

malato, mia sorella morì molto giovane… Ero<br />

molto sola e Alberto e Goffredo sono stati amici,<br />

fratelli; soprattutto con Goffredo non avevamo una<br />

grande differenza di età. Li sentivo come dei padri<br />

putativi.<br />

Sopra: Marina Ripa Di Meana, Colazione al Grand Hotel,<br />

Mondadori; a destra: Con Alberto Moravia nel mio atelier.<br />

(© Archivio Marcellino Radogna); Con Goffredo Parise,<br />

quando vince il premio Strega nel 1982.<br />

(© Archivio Marcellino Radogna)<br />

È noto che Moravia non aveva un carattere facile<br />

eppure lei lo descrive come un personaggio<br />

dolcissimo.<br />

Era proprio il loro bello: tutti e due non avevano un<br />

carattere facile – si parla sempre e soprattutto di Moravia<br />

ma Goffredo non scherzava -, a loro non andava<br />

mai bene nessuno eppure ci siamo trovati, forse<br />

perché ero una ragazza semplice, vera ed allegra.<br />

Dalle pagine del libro si evince che tra voi tre<br />

c’era una grandissima complicità, quasi cameratismo.<br />

Una grandissima complicità. Ci ritrovavamo al<br />

Grand Hotel ogni giorno, ridevamo, scherzavamo<br />

e ci raccontavamo ogni cosa. Siamo stati amici fino<br />

alla fine: sono stati testimoni del mio matrimonio,<br />

ho assistito loro negli ultimi giorni della loro vita…<br />

“A Roma si viveva con niente”. Lei scrive che la<br />

“sua” Roma oggi non esiste più.<br />

È esattamente così. Oggi tutto è diventato più difficile.<br />

Non c’è più niente della “mia” Roma, sono<br />

rimaste solo le sue luci, quei colori che a Roma, in<br />

certi momenti, sono unici al mondo. È davvero<br />

l’unica cosa che ancora oggi mi seduce.<br />

54 ITA EVENTI<br />

ITA EVENTI 55


Marina Punturieri nasce a Roma nel 1941. A vent’anni sposa Alessandro Lante della Rovere e dal<br />

matrimonio nasce la sua unica figlia Lucrezia. Esordisce come creatrice di alta moda: il suo atelier<br />

di Piazza di Spagna è frequentato da nobildonne romane, amiche, attrici famose, personaggi<br />

del gran mondo internazionale, mogli di artisti e politici che hanno cambiato la storia dell’ultimo<br />

secolo. Dirige per tre anni la <strong>rivista</strong> Elite. Lavora per il cinema, la televisione e la radio. Scrive<br />

quattordici libri, tra i quali due bestseller, I miei primi quarant’anni e La più bella del reame (da cui<br />

sono stati tratti due film record d’incassi), la sua ultima autobiografia Invecchierò ma con calma<br />

e Virginia Agnelli madre e farfalla. In seconde nozze sposa Carlo Ripa di Meana e al suo fianco<br />

combatte in prima persona molte battaglie in favore dell’ambiente. Come ambasciatrice dell’IFAW,<br />

si reca in Canada, sul pack, per schierarsi contro lo sterminio dei cuccioli di foca e in Spagna<br />

guida un’importante manifestazione contro la corrida. Vive e lavora a Roma con il marito Carlo, il<br />

figlio adottivo Andrea e i quattro cani carlini che adora.<br />

Il nuovo libro di<br />

FEDERICO RAMPINI<br />

FOTO © LEONARDO CENDAMO / LUZ<br />

Non salva proprio nulla della Roma odierna?<br />

Moravia diceva già anni fa che Roma è rovinata<br />

dalle macchine. Oggi è ancora più<br />

imbastardita in seguito a vent’anni<br />

di gestioni tremende: i risultati si<br />

vedono.<br />

La copertina di «Playmen» del maggio 1980.<br />

(Foto di Roberto Granata)<br />

Del “suo” mondo glamour davvero<br />

non c’è più traccia?<br />

Dopo la globalizzazione di glamour<br />

non esiste più nulla. La<br />

gente non si vede più, non si scrive<br />

più. Non voglio essere quel<br />

tipo di persona che dice “ai miei<br />

tempi era tutto più bello” ma è<br />

palese che ho vissuto con persone<br />

che si frequentavano, che<br />

condividevano, che trascorrevano<br />

il proprio tempo in una<br />

Roma diversa.<br />

C’è un personaggio contemporaneo<br />

che ha – almeno in<br />

parte – occupato il posto dei<br />

suoi due amici?<br />

Non c’è nemmeno l’ombra<br />

di un personaggio del genere!<br />

Non esiste più ingenuità,<br />

freschezza, coraggio<br />

e spregiudicatezza. Noi ci<br />

“buttavamo”, oggi tutte le<br />

persone sono molto attente<br />

ad esporsi… L’Espresso<br />

negli anni ottanta scriveva<br />

che non si sarebbe parlato<br />

più di Marina Lante Della<br />

Rovere. Sono una persona<br />

che è riuscita a galleggiare,<br />

ad esserci senza mai bruciarmi.<br />

Bèlen a forza di scoop<br />

si brucerà prima o poi. Alla fine, detestata o no, mi<br />

chiamano ancora tutti. Certo non mi sottraggo!<br />

Seguici su:<br />

ECCO PERCHÉ HA VINTO TRUMP.<br />

56 ITA EVENTI<br />

www.librimondadori.it<br />

ITA EVENTI 57


libro del mese<br />

FUNNE, LE<br />

RAGAZZE CHE<br />

SOGNAVANO<br />

IL MARE<br />

Protagoniste di una fiaba moderna – scritta<br />

da una regista trentina – dodici irresistibili<br />

“ragazze” ottantenni con un sogno nel<br />

cassetto. di Guido Biondi<br />

Dopo una campagna di crowdfunding che<br />

ha attirato l’attenzione dei media di tutto<br />

il mondo, la storia delle Funne (significa<br />

donne in dialetto, ndr) è stata raccontata dalla regista<br />

Katia Bernardi in un libro appena uscito per<br />

Mondadori e, presto, sarà anche sul grande schermo<br />

e in tv sul canale Nove. Dalle montagne di<br />

Daone - un luogo incantato in Trentino -, dodici<br />

“ragazze ottantenni” vogliono realizzare il loro sogno<br />

di vedere il mare, perché molte di loro il mare<br />

non l’hanno mai visto. Comincia così l’avventura<br />

che le vedrà cucinare torte da vendere in paese,<br />

posare da modelle per un calendario sino all’avvio<br />

del crowdfunding per raggiungere il proprio scopo.<br />

Una storia vera che ci ricorda non solo che non<br />

dobbiamo mai smetter di sognare, ma che i nostri<br />

sogni possono diventare realtà a qualsiasi età, basta<br />

non perdere mai l’entusiasmo, la curiosità e la<br />

voglia di vivere. Itaeventi ha incontrato l’autrice.<br />

Prima di leggere il libro è bene sapere se è davvero<br />

tutto realmente accaduto…<br />

Le Funne è davvero una favola contemporanea.<br />

Personaggi e fatti sono tutti veri e sono raccontati<br />

nel film documentario da cui è tratto il libro. Nel<br />

libro però ho potuto dare spazio e libertà all’universo<br />

fantastico che si è popolato di personaggi altri,<br />

come il Gallo Peppo o Marcello il Macellaio,<br />

di scene altre che avrei voluto girare, di momenti<br />

che avrei voluto far vivere alle mie protagoniste.<br />

Come scrivo all’inizio del libro “questa storia sta<br />

un po’ di qua e un po’ di là”…<br />

Sopra: Katia bernardi, Funne, le ragazze che sognavano il<br />

mare, Mondadori<br />

mentario, sui mariti delle Funne, che si chiama<br />

Gli uomini della luce e racconta la storia degli<br />

operai e dei minatori che nel dopoguerra hanno<br />

costruito i grandi impianti idroelettrici che hanno<br />

dato la luce al nostro paese. Poi l’incontro fatale<br />

con il circolo pensionati Rododendro e con<br />

lo straordinario gruppo di arzille nonne e da qui<br />

la scintilla: la scoperta che molte di loro non avevano<br />

mai visto il mare. Mi hanno adottata come<br />

figlia, nipote e con loro si è creato un legame<br />

molto forte. Mi hanno coccolata, sgridata e fatta<br />

ingrassare a forza di darmi polenta da mangiare.<br />

Come in tutte le famiglie che si rispettino - in tre<br />

anni di vissuto insieme -, ci sono stati momenti<br />

meravigliosi e furiose litigate ma abbiamo vissuto<br />

un tempo e un’esperienza unica nella vita che<br />

durerà per sempre. Un’impresa straordinaria di<br />

sole donne, in nome di un sogno conquistato con<br />

tanta fatica perché si sa, i sogni sono faticosi da<br />

raggiungere.<br />

sieme per questa avventura e abbiamo condiviso<br />

ogni passo, ogni scelta. Dietro a tutto c’è stato il<br />

mio sguardo e il lavoro di autrice che è consistito<br />

soprattutto nel muovere la storia e poi osservare,<br />

documentare e raccontare le reazioni reali.<br />

Oltre al libro è stato presentato anche il relativo<br />

film, ce ne parla?<br />

La storia delle Funne parte da un film, solitamente<br />

è il contrario, ma in questa storia va tutto un po’<br />

così… Con la prima del film, alla Festa del cinema<br />

di Roma lo scorso ottobre, abbiamo realizzato<br />

un altro sogno: quello di portare le Funne sul red<br />

carpet! Un’immagine piena di poesia e dal sapore<br />

di favola. È stata proprio un’immagine di questo<br />

tipo che tre anni fa mi ha smosso come autrice nel<br />

voler raccontare questa storia. A tavola nella casa<br />

di una delle Funne, un pomeriggio d’inverno, bevendo<br />

un caffè corretto mi hanno chiesto: “Katia,<br />

se diventiamo famose poi dobbiamo comprarci un<br />

vestito bello? Però alla prima nel film nella borsetta<br />

ci portiamo un pezzo di polenta, perché nella<br />

vita non si sa mai…”. Sono ora in attesa, emozionata<br />

dopo l’uscita del libro, per l’uscita del film in<br />

un circuito in sala a partire dal gennaio prossimo.<br />

In televisione invece andrà in onda nel periodo<br />

natalizio su canale Nove di Discovery.<br />

Sotto: le Funne finalmente al mare<br />

Sopra: Katia Bernardi<br />

Com’è arrivata a conoscere le protagoniste del<br />

libro e che tipo di legame si è creato tra di voi?<br />

Io sono una regista trentina e da anni frequentavo<br />

la val di Daone dove è ambientata questa storia.<br />

Alcuni anni fa ho realizzato un altro film docu-<br />

Quanto c’è di suo nelle scelte delle Funne?<br />

Quando ho incontrato le Funne e ho scoperto<br />

il loro mondo, i loro desideri, le loro fatiche e la<br />

poesia dell’infinito mare che molte di loro non<br />

avevano mai visto; abbiamo deciso di partire in-<br />

58 ITA EVENTI<br />

ITA EVENTI 59


Due pagine del calendario<br />

delle Funne<br />

Come è nata l’idea, la scintilla che ha portato a<br />

scrivere il libro?<br />

La scintilla è stato l’incontro con Emanuele Basile,<br />

editor di Mondadori che ha scoperto questa storia<br />

da un servizio della BBC. Pure la BBC è arrivata a<br />

Daone, ditemi se questa non è una favola! Per me<br />

è “una prima volta” nel mondo delle parole o comunque<br />

con questo tipo di scrittura. Emanuele mi<br />

ha aiutata dandomi sicurezza, libertà di poter fare<br />

con le parole quello che ho sempre fatto con le immagini.<br />

Mi ha detto “scrivi come parli “ e siccome<br />

sono una chiaccherona ho scritto in un flusso ininterrottamente…<br />

Ho scritto anche con le immagini,<br />

giocando con le parole, inserendo nella favola<br />

liste, appunti, titoli di coda, istruzioni per l’uso. Il<br />

libro è la mia personale favola: un’avventura meravigliosa,<br />

un luogo, un viaggio, un sogno realizzato<br />

che non sapevo di avere.<br />

Ci sarà un sequel alle Funne? Stanno architettando<br />

qualcosa di nuovo?<br />

Le Funne hanno una forza, un’energia, una curiosità<br />

per il mondo, per la vita, una voglia di mettersi<br />

in gioco - nonostante gli acciacchi dell’età e<br />

i condizionamenti -, che per me è straordinaria e<br />

inesauribile. Non è mai troppo tardi, questo mi<br />

hanno insegnato. Ho già iniziato a immaginare<br />

in quali avventure potremmo lanciarci anche<br />

perché ho scoperto che molte di loro non hanno<br />

mai volato. Un “Funne and the city” secondo me<br />

sarebbe strepitoso, ma bisogna chiedere prima il<br />

permesso al medico e o a padre Artemio. Stiamo<br />

inoltre lavorando ancora sugli altri due loro sogni<br />

raccontati nel libro: incontrare il Papa e Gianni<br />

Morandi. Nel frattempo il mese scorso siamo andate<br />

a ballare ad una sagra in montagna, cantava<br />

Bobby Solo.<br />

60 ITA EVENTI<br />

ITA EVENTI 61


libri<br />

GUINNESS<br />

WORLD<br />

RECORDS<br />

Arriva la 62a edizione del libro soggetto a<br />

copyright più venduto di tutti i tempi. Tra<br />

boccante di migliaia di nuovi traguardi mai<br />

visti prima, il volume continua a celebrare<br />

il mondo dei successi, con l’impegno di<br />

informare, divertire e ispirare bambini e<br />

adulti di qualsiasi età. di Andrea Thomas<br />

Guiness World Records <strong>20</strong>17, Mondadori e Guinness World<br />

Records <strong>20</strong>17 – Videogiochi, Mondadori<br />

Guinness World Records (GWR) è la massima<br />

autorità mondiale nel campo delle<br />

imprese da record. Pubblicato per la prima<br />

volta nel 1955, l’inimitabile libro Guinness World<br />

Records ha venduto più di 136 milioni di copie<br />

in oltre venti lingue diverse e in oltre cento paesi.<br />

Inoltre, l’edizione Guinness World Records: Gamer’s<br />

Edition (in Italia Guinness World Records<br />

- Videogiochi), pubblicata per la prima volta nel<br />

<strong>20</strong>07, ha venduto più di quattro milioni di copie<br />

fino a oggi. Ricco di imprese letteralmente fuori<br />

dal mondo, l’edizione di quest’anno include più di<br />

quattromila record: l’ultima edizione non manca<br />

di riflettere il mondo in continuo mutamento intorno<br />

a noi, e contiene una varietà di record straordinari<br />

e mai visti prima, che toccano tutti gli<br />

argomenti di maggiore attualità di quest’anno.<br />

Tra i nuovi record troverete: il maggior numero<br />

di iscritti per un canale YouTube di video di “unboxing”<br />

(FunToyzCollector, con più di 6,9 milioni<br />

di iscritti), l’album più riprodotto in streaming su<br />

Spotify in un anno (Beauty Behind the Madness di<br />

The Weeknd, con più di 60 milioni di ascoltatori!),<br />

il maggior numero di Nickelodeon Kids’ Choice<br />

Awards vinti da un cartone animato (SpongeBob<br />

SquarePants con 13) e due pagine interamente dedicate<br />

a Disney. I record sono affiancati da nuove<br />

foto che ritraggono i più grandi, i più piccoli, i più<br />

veloci, i più numerosi: il salto più alto di un lama<br />

(1,13 m), la donna anziana più tatuata (91,5%<br />

1: L’ukulele più grande. Misura 3,99 m. ed è stato creato<br />

da Lawrence Stump (U.S.A.); 2: Il Monster Truck più lungo<br />

misura 9,8 m. è stato creato dai fratelli Brad e Jen Campbell<br />

(U.S.A.); 3: La più grande mailbox. Misura162.63 m³ ed è<br />

stata create da Jim Bolin (U.S.A.).<br />

del corpo coperto da tatuaggi), il monster truck<br />

più lungo (9,8 m), e il porzionatore per gelato più<br />

grande (1,95 m).<br />

62 ITA EVENTI<br />

ITA EVENTI 63


carlos ruiz zafón<br />

il labirinto degli spiriti<br />

romanzo<br />

Questo nuovissimo capitolo interattivo è pieno di<br />

record facili da tentare con oggetti di uso quotidiano,<br />

che tutti i lettori possono provare a casa. E<br />

ancora:undici divertenti e istruttivi speciali Factographic.<br />

Ogni capitolo inizia con una doppia pagina<br />

speciale che esplora un argomento del mondo<br />

dei record, con fotografie e grafica spettacolari per<br />

raccontare le storie dietro le imprese da record. Tra<br />

gli argomenti approfonditi ci sono: un viaggio verso<br />

il nostro vicino cosmico più prossimo e la tecnologia<br />

che ha permesso all’umanità di raggiungere<br />

il satellite. Animali: una selezione di creature del<br />

regno animale famose per le enormi dimensioni.<br />

Parti del corpo: parti del corpo da record mostrate<br />

a grandezza naturale. Lego-logia: esplorate il<br />

magnifico mondo Lego. Scienza e Fantascienza: il<br />

confronto tra finzione e realtà. Idee futuristiche e<br />

tecnologie della fantascienza e quanto siamo vicini<br />

a trasformarle in realtà. Sportivi ricchissimi: dalle<br />

vittorie in competizioni ai contratti di sponsorizzazione,<br />

scoprite chi sono i campioni sportivi più<br />

ricchi. Il direttore editoriale di Guinness World<br />

Records, Craig Glenday, ha detto: “Siamo andati<br />

Il gatto domestico più grande si chiama Ludo<br />

(la sua proprietaria è Kelsey Gill e vive in Gran Bretagna)<br />

ed è lungo 118,33 cm.<br />

fino ai confini del mondo (e ancora oltre!) alla ricerca<br />

di una nuovissima serie di successi da record. Come<br />

sempre, ce n’è per tutti i gusti, da viaggi nello spazio,<br />

scienza planetaria e regno animale a corpi umani<br />

straordinari, animali domestici spettacolari e i successi<br />

più memorabili dell’ultimo anno negli sport. Inoltre,<br />

i lettori avranno la possibilità di battere record in<br />

prima persona grazie alla nuova sezione “Provateci<br />

a casa”. Da un punto di vista personale, è stato un<br />

immenso piacere quest’anno accogliere i contributi di<br />

tanti astronauti, in particolare Buzz Aldrin e Chris<br />

Hadfield. Questi primatisti d’eccezione ci hanno aiutato<br />

a rendere la nuova edizione davvero spaziale!”.<br />

Con la collezione più esaustiva di imprese, fatti e<br />

dati, Guinness World Records <strong>20</strong>17 è accompagnato<br />

nelle librerie da Guinness World Records<br />

<strong>20</strong>17 – Videogiochi, massima autorità per tutti gli<br />

aspetti connessi ai record da battere nel mondo dei<br />

videogiochi; il nuovo libro include tutti i titoli dei<br />

più grandi franchise di videogiochi in circolazione.<br />

IL NUOVO E ATTESISSIMO<br />

ROMANZO DI<br />

CARLOS RUIZ ZAFÓN.<br />

UN AUTORE DA<br />

4 MILIONI DI COPIE.<br />

64 ITA EVENTI<br />

ITA EVENTI 65


fumetti<br />

MARVEL<br />

UNIVERSE<br />

LIVE!<br />

Tutte le curiosità dello spettacolo che ha<br />

cambiato le regole dell’intrattenimento dal<br />

vivo. Al MediolanumForum di Assago otto<br />

repliche dal 2 al 4 dicembre.<br />

di Andrea Thomas<br />

È<br />

finalmente in arrivo in Italia Marvel Universe<br />

LIVE!, il più entusiasmante spettacolo dal<br />

vivo per le famiglie mai visto finora. Dopo<br />

aver visitato 85 città negli Stati Uniti in un anno<br />

e mezzo, per un totale di due milioni di spettatori,<br />

lo spettacolo live più ambizioso della storia<br />

della Feld Entertainent è da poco sbarcato in Europa<br />

e ha già letteralmente trionfato a Londra e<br />

Parigi. A breve saranno accontentati anche tutti<br />

i fan italiani, quando lo spettacolo giungerà al<br />

Mediolanum Forum di Assago a Milano, per otto<br />

show imperdibili dal 2 al 4 dicembre, presentato<br />

da Applauso, in collaborazione con The Base.<br />

Spider-Man, Iron Man, Capitan America, Hulk,<br />

Thor ma anche Wolverine, Goblin, Dottor Octopus,<br />

Teschio Rosso, Madame Hydra, Aldrich Killian<br />

ed Electro, sono solo alcuni dei 25 personaggi<br />

Marvel che saliranno sul palco, tutti insieme in<br />

una stessa produzione per un’unica eroica avventura.<br />

La spettacolare produzione di Marvel Universe<br />

LIVE! utilizzerà tutto il parterre del Forum<br />

di Assago con numeri acrobatici portando il pubblico<br />

al centro dell’azione in un modo che prima<br />

si poteva solo sognare.<br />

66 ITA EVENTI<br />

ITA EVENTI 67


Lo show unisce effetti speciali di ultima generazione<br />

con robotica d’avanguardia, sofisticata tecnologia<br />

di proiezione e avvincenti numeri acrobatici<br />

per una performance live nuova e del tutto<br />

unica nel suo genere, ottenendo un effetto simile<br />

a quello che vediamo nei film, ma per la prima<br />

volta utilizzato in uno spettacolo dal vivo. Tantissime<br />

le curiosità di questo spettacolo, che ha dei<br />

numeri davvero impressionanti: più di un anno<br />

per realizzare lo spettacolo (nove mesi di ricerca<br />

e sviluppo e oltre tre di prove); sono necessari 38<br />

camion per il trasporto della produzione; gli artisti<br />

coinvolti sono 53, la cui età va dai 18 ai 40<br />

anni; lo staff tecnico impegnato è di 59 persone. E<br />

ancora: le dimensioni e la grandiosità della produzione<br />

hanno impegnato per l’intero periodo delle<br />

prove il terzo edificio più grande della Florida (il<br />

più grande in assoluto è quello che ospita lo Space<br />

Shuttle); Hulk misura 2,15 metri di altezza, sono<br />

stati realizzati quattro prototipi, sono state necessarie<br />

1500 ore per costruirlo e due batterie auto<br />

per farlo funzionare. Nel set si contano oltre cinquecento<br />

metri lineari di travi; la lunghezza delle<br />

rotaie sospese per travi e carrelli è di oltre cento<br />

metri; ci sono 128 ganci per impalcature dal soffitto.<br />

Le proiezioni richiedono un computer più<br />

potente di quello che serve per lo Space Shuttle<br />

e l’area è una delle più ampie mai costruite (l’area<br />

del pavimento utilizzata è di quaranta metri<br />

per un totale di dicotto video proiezioni diverse e<br />

ventuno proiettori). La lunghezza dei cavi di alimentazione<br />

è sufficiente per attraversare il Golden<br />

Gate e tornare indietro, ci sono abbastanza catene<br />

a supporto della struttura della trave per collegare<br />

New York e il New Jersey. “Sappiamo che quest’opera<br />

cambierà le regole del gioco dell’intrattenimento<br />

dal vivo” spiega Juliette Feld, Executive<br />

Vice President di Feld Entertainment e Producer<br />

di Marvel Universe LIVE!. E Joe Quesada, Chief<br />

Creative Officer della Marvel, aggiunge “La tecnologia<br />

impiegata non è soltanto straordinaria,<br />

ma permetterà di creare un nuovo mondo<br />

Marvel Universe LIVE<br />

Mediolanum Forum Assago (MI)<br />

Da venerdì 2 a domenica 4 dicembre <strong>20</strong>16<br />

I biglietti sono disponibili sul circuito Ticketone<br />

(www.ticketone.it)<br />

Per l’elenco completo delle date:<br />

www.marveluniverselive.com<br />

www.feldentertainment.com<br />

www.marvel.com<br />

IL PIU’ GRANDE ED AVVENTUROSO SPETTACOLO ADATTO<br />

A TUTTA LA FAMIGLIA, CON I PIU’ AMATI SUPER EROI<br />

MARVEL PER LA PRIMA VOLTA DAL VIVO.<br />

68 ITA EVENTI<br />

ITA EVENTI 69


ecensione<br />

LUCCA COMICS<br />

& GAMES<br />

Quest’anno è andata in scena l’edizione<br />

Gold, celebrando le nozze d’oro tra Lucca<br />

e il fumetto, il più grande evento in Europa<br />

dedicato a gioco, comics e mondo fantasy.<br />

di Enry Cat<br />

Foto san_drino (www.flickr/san_drino)<br />

<strong>20</strong>16 di Lucca Comics & Games si<br />

è svolta, come di consueto, a Lucca nel fine<br />

L’edizione<br />

settimana di Halloween. Un’edizione molto<br />

speciale, che dura eccezionalmente cinque giorni,<br />

per celebrare i cinquant’anni della manifestazione;<br />

la fiera nasceva, infatti, nel 1966. Per celebrare<br />

queste nozze d’oro con la città è stato scelto il tema<br />

Gold. E per una manifestazione storica che fa della<br />

modernità uno dei suoi cavalli di battaglia, non poteva<br />

che essere il fumettista italiano oggi più popolare<br />

a ideare e firmare la copertina. La firma <strong>20</strong>16<br />

è quindi di Zerocalcare, al secolo Michele Rech,<br />

che ha interpretato questa super-eroina tatuata e<br />

aggressiva (con le mani rappresenta il numero 50).<br />

Una folla oceanica, come da migliori auspici, si è<br />

riversata su Lucca: vi proponiamo alcuni highlights,<br />

soprattutto con focus sui cosplayer, sia amatoriali<br />

che professionali. Allacciate le cinture perché<br />

sarà un viaggio movimentato!<br />

Foto 1 e 2: Come ogni evento che si rispetti l’età<br />

dei partecipanti era varia, dai bambini agli adulti,<br />

le caricature sui personaggi preferiti dilagavano:<br />

dai vulcaniani ai personaggi della nostra infanzia,s<br />

ia buoni che cattivi, tutti rappresentati in un tripudio<br />

di maschere.<br />

Foto 3 e 4: Non potevano mancare i personaggi<br />

dei nostri incubi più classici: vampiri e zombie,<br />

steampunk che rispecchiano un filone della narrativa<br />

fantastica fantascientifica introducendo<br />

una tecnologia anacronistica all’interno di una<br />

ambientazione storica. Il tutto in chiave interna-<br />

zionale (Foto 5) con una particolare attenzione<br />

al Giappone - paese in prima linea riguardo ai<br />

cosplayer - e con un tributo speciale a Miyazaki,<br />

l’autore giapponese di lungometraggi quali La citta<br />

incantata, Totoro e molti altri (nella Foto 6 La<br />

principessa Mononoke).<br />

70 ITA EVENTI<br />

ITA EVENTI 71


Foto 7 e 8: Anche il filone dei film famosi è stato<br />

ampiamente rappresentato, ad esempio Nightmare<br />

Before Christmas di Tim Burton (nella foto Sally,<br />

coprotagonista del film) e Grease, con i due protagonisti<br />

in coppia.<br />

72 ITA EVENTI


Foto 9, 10, 11 e 12: Ultima accattivante creazione<br />

sono i personaggi della Nintendo e del mondo dei<br />

fumetti. I genderbent sono personaggi che vengono<br />

interpretati amatorialmente dal sesso opposto.<br />

Come dimostra lo scudo di Capitan America, riuscire<br />

a sopravvivere al Lucca comics è una vera<br />

impresa! (Foto 13). Oltre ai personaggi più o meno<br />

amatoriali a Lucca c’erano anche tanti professionisti<br />

del settore tra cui la scrittrice di fantasy Licia<br />

Troisi venuta a mostrare la sua ultima creazione.<br />

74 ITA EVENTI<br />

ITA EVENTI 75


travel<br />

UN WEEKEND A GINEVRA<br />

Raggiungibile dall’Italia in poche ore grazie ai collegamenti Eurocity, è la meta ideale per<br />

visitare i numerosi musei e gustare l’eccellente gastronomia. Itaeventi vi propone un itinerario<br />

provato in anteprima per voi. di Guido Biondi<br />

Non tutti sanno che bastano<br />

circa quattro ore<br />

per raggiungere Ginevra<br />

da Milano. E anche dalle altre<br />

città (Venezia, ad esempio) è<br />

comodo, veloce e conveniente.<br />

Chi desidera scoprire il fascino<br />

delle città svizzere, i suoi mercatini<br />

di natale, la sua suggestiva<br />

e invidiabile posizione - tra il<br />

lago Lemano e le montagne (si<br />

intravede anche il Monte Bianco)<br />

-, i suoi musei, i suoi negozi<br />

e, soprattutto, i suoi ristoranti<br />

può scegliere la praticità dei collegamenti<br />

Eurocity per il suo<br />

viaggio dall’Italia. Prenotando<br />

con almeno 14 giorni di anticipo<br />

si può acquistare la tariffa<br />

Smart che permette di viaggiare<br />

a partire da 19 euro (www.<br />

svizzera.it/intreno). Romantica,<br />

fiabesca e – organizzativamente<br />

parlando – estremamente evoluta<br />

(è una delle dieci città con<br />

la migliore qualità di vita secondo<br />

i sondaggi dei più autorevoli<br />

megazine e istituzioni), Ginevra<br />

offre ai visitatori la sua civiltà,<br />

frutto di secoli di conquiste, battaglie<br />

e coinvolgimento diretto<br />

dei cittadini. È città cosmopolita<br />

per antonomasia, attenta a<br />

includere nel suo Dna costumi<br />

e consuetudini di diverse religioni<br />

e culture. Sede di importanti<br />

istituzioni internazionali, crocevia<br />

del business internazionale<br />

e della cultura: dai musei, alle<br />

proposte musicali, alla gastronomia.<br />

Numerosi personaggi<br />

illustri hanno vissuto a Ginevra:<br />

Jean-Jacques Rousseau,<br />

Franz Liszt e Jorge Luis Borges.<br />

Sopra: Il grande gettito d’acqua, 140<br />

metri di altezza; sotto: La Cattedrale di<br />

San Pietro vista da un vicolo<br />

76 ITA EVENTI<br />

ITA EVENTI 77


1: il Café Du Marché; 2: L’interno<br />

dell’Auberge Carouge; 3: Una delle<br />

stanze a tema; 4: L’auberge Carouge<br />

5: L’interno del ristorante Le Flacon<br />

6: Cucina trasparente, si può vedere la<br />

preparazione dei piatti 7: Tre volte la<br />

parola cioccolato, il dessert da provare<br />

assolutamente 8: I ravioli di funghi<br />

porcini de Le Flacon<br />

Un weekend per due persone<br />

inizia sull’Eurocity che attraversa<br />

la Svizzera meridionale, con un<br />

suggestivo panorama (si passa<br />

anche da Montreux). All’arrivo<br />

della stazione troviamo la prima<br />

utile differenza con le nostre tradizionali<br />

abitudini: la macchinetta<br />

per i biglietti dei trasporti<br />

è ad ogni fermata di tram e bus.<br />

Con il tram 18 si raggiunge<br />

dalla stazione principale l’Auberge<br />

Carouge (Rue Ancienne<br />

39, Tel. +41223380710, www.<br />

hotelcarouge.ch/it/ ), situato<br />

nel quartiere omonimo, regno<br />

dell’artigianato, soprattutto di<br />

mastri cioccolatai e orologi.<br />

L’Auberge Carouge offre stanze<br />

a tema ad un prezzo conveniente<br />

e dispone di un ottimo ristorante<br />

autonomo aperto anche alla<br />

clientela esterna (www.vicolo39.<br />

ch). Dall’Hotel – sempre spostandosi<br />

con i mezzi di superficie<br />

– si può visitare la parte vecchia<br />

della città di Ginevra e vedere i<br />

monumenti storici o, semplicemente,<br />

giocare a scacchi (giganti)<br />

con gli abitanti della città. Se<br />

desiderate una guida che parli<br />

italiano potete contattare la signora<br />

Sandrine Palomera (Tel.<br />

+41796073809, sanpalomera@<br />

hotmail.com), simpatica e competente.<br />

Le principali attrazioni<br />

turistiche di Ginevra sono la<br />

Cattedrale di San Pietro, il Muro<br />

dei Riformatori, l’orologio fiorito,<br />

il Monumento Brunswick,<br />

il Jet d’eau (Getto d’acqua) et il<br />

Palais des Nations, che ospita la<br />

sede europea delle Nazioni Unite.<br />

Merita una tappa la Maison<br />

Tavel, sede del Museo internazionale<br />

della Riforma, con il<br />

Rilievo Magnin, ovvero l’intera<br />

Ginevra riprodotta in scala<br />

dall’Architetto Auguste Magnin<br />

Rue De Puits-Saint-Pierre 6, Tel.<br />

+41224183700, www.mah-geneve.ch).<br />

Sono i tantissimi musei<br />

la vera offerta culturale della<br />

città: i più interessanti sono il<br />

Meg (Museo etnografico, http://<br />

www.ville-ge.ch/meg/index.<br />

php) con l’interessante mostra<br />

dedicata all’Amazzonia (fino<br />

all’8 gennaio <strong>20</strong>17), il Mamco<br />

(museo dell’arte contemporanea,<br />

www.mamco.ch), ed infine, il<br />

Museo di Storia delle Scienze,<br />

situato in un bellissimo parco<br />

(http://institutions.ville-geneve.<br />

ch/fr/mhn/). La sera ci si può<br />

rilassare gustando le prelibatezze<br />

del Café Du Marché, a due<br />

passi dall’albergo nella piazzetta<br />

dove si svolge il mercatino<br />

locale nel weekend (Place Du<br />

Marché 4, Tel. +41223012647,<br />

http://cafedumarchecarouge.ch/<br />

new/). La carne è il piatto forte<br />

(offrono anche una scelta per i<br />

vegetariani) e la cucina è gestita<br />

dallo Chef Thierry Minguez.<br />

78 ITA EVENTI<br />

ITA EVENTI 79


1: la mostra sull’Amazzonia; 2: il Meg<br />

Museo Etnografico; 3: il giardino<br />

botanico; 4: la app gratuita<br />

per visitare l’immenso parco;<br />

80 ITA EVENTI<br />

ITA EVENTI 81


1: Il museo di Storia della Scienza;<br />

2: Jean Kazes, autore dell’orologio<br />

più grande del mondo<br />

«La vita è troppo breve per sprecarla<br />

a realizzare sogni altrui»<br />

Scoprirete ben presto che nei ristoranti<br />

di alta cucina le porzioni<br />

sono comunque abbondanti, un<br />

dettaglio interessante rispetto<br />

alle scelte degli Chef nostrani.<br />

Il giorno successivo vale la pena<br />

di visitare i dintorni di Carouge,<br />

con le sue case a due piani: è un<br />

paese all’interno della città, con<br />

una grande armonia da paese<br />

fiabesco. Un luogo con radici<br />

italiane: fu sviluppato da architetti<br />

italiani ed è appartenenuto<br />

al regno della Sardegna fino al<br />

1786. Potrete incontrare e chiacchierare<br />

con i migliori artigiani<br />

del luogo, ad esempio da Chocolat<br />

Pascoet, in Rue Saint-Joseph<br />

12, con i suoi cioccolati ricchi<br />

di mille spezie oppure le teiere<br />

giganti di Betjeman e Berton,<br />

al numero 35. Indubbiamente il<br />

luogo più interessante è la bottega<br />

di alta orologeria Jean Kazes,<br />

autore dell’orologio più grande<br />

del mondo situato presso l’Hotel<br />

Cornavin (Rue Saint-Joseph<br />

21, Tel. +41223433091, www.<br />

jean-kazes.ch). A questo punto<br />

è d’obbligo una visita ai Giardino<br />

botanici (www.ville-ge.ch<br />

), raggiungibili con l’autobus 1.<br />

Non dimenticate di scaricare<br />

l’app gratuita con la guida audio.<br />

Ogni weekend che si rispetti<br />

si deve concludere in bellezza:<br />

l’occasione è la visita al Ristorante<br />

Le Flacon in Rue Vautier 45,<br />

Tel. +412234215<strong>20</strong>, http://leflacon.ch),<br />

magari prenotando in<br />

anticipo. Protagonista è lo Chef<br />

Yoann Caloué e le sue creazioni:<br />

potrete assaggiare dei superbi<br />

gnocchi al tartufo bianco e un<br />

dessert chiamato semplicemente<br />

tre volte cioccolato (una delizia)<br />

e ottimi vini, tra i quali il Givry.<br />

Sarete accolti calorosamente nel<br />

locale da piccoli antipasti quali<br />

un delicato preparato di sgombro,<br />

mostarda mela e patate. Se<br />

desiderate spiegazioni dal Menù<br />

chiedete della bravissima Sara<br />

che vi aiuterà con il vostro italiano.<br />

Segnalato dalle più grandi<br />

guide gastronomiche Le Flacon<br />

assomiglia a un’esperienza mistica,<br />

avrete le farfalline nello<br />

stomaco anche dopo diverse ore<br />

dalla cena.<br />

SVIZZERA TURISMO<br />

numero verde:<br />

00800 100 <strong>20</strong>0 30<br />

info@myswitzerland.com<br />

www.svizzera.it<br />

Intenso, suggestivo, ricco di riflessioni brillanti sul come<br />

e il quando del nostro umano esistere, il romanzo conferma<br />

– se ce ne fosse bisogno – che De Carlo è la voce più limpida,<br />

attenta e moderna della nostra narrativa.<br />

Sergio Pent - ttL, La Stampa<br />

82 ITA EVENTI


enessere<br />

DAL BRASILE:<br />

“MAIS ORDEM, MAIS BELEZA”<br />

Al 53° congresso della Società Brasiliana di Chirurgia<br />

Plastica e Ricostruttiva tenutosi a Fortaleza, una storica<br />

presa di posizione che sancirà più ordine e rigore tra<br />

i professionisti certificati e non in chirurgia plastica;<br />

non solo per la dignità di una specialità che ha perso<br />

identità ma, soprattutto, per la sicurezza dei pazienti<br />

che credono ancora nella serietà e nella onestà della<br />

nostra professione.<br />

Dr. Antonio Distefano<br />

(Specialista in Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica)<br />

La Società Brasiliana di Chirurgia<br />

Plastica (SBCP) ha<br />

dichiarato apertamente<br />

“guerra” ai non specialisti. Non<br />

è stato ancora presentato un disegno<br />

di legge vero e proprio ma<br />

i dati sconfortanti a danno degli<br />

utenti che si rivolgono a chirurghi<br />

non specialisti ha cominciato<br />

a far muovere la SBCP in<br />

senso sempre più restrittivo. Da<br />

quest’anno infatti la SBCP non<br />

ha accettato l’iscrizione al congresso<br />

da parte di medici non<br />

specialisti e, agli stessi ha chiesto<br />

la presentazione dell’iscrizione<br />

alla propria società nazionale di<br />

riferimento alla quale si è ammessi<br />

solo se veri chirurghi plastici.<br />

Per troppi anni molti medici<br />

non specialisti partecipando<br />

a Congressi nazionali e internazionali<br />

hanno acquistato diplomi<br />

di frequenza di corsi e congressi<br />

che hanno loro conferito una<br />

equipollenza non corrisposta<br />

da una adeguata pratica clinica<br />

universitaria postlaurea che dura<br />

5 anni e che nessun congresso o<br />

corso postlaurea può avvalorare.<br />

Il risultato di tale situazione è<br />

che la maggior parte dei sinistri<br />

e dunque delle condanne emesse<br />

è nei confronti dei medici non<br />

specialisti. La SCBP infatti ha<br />

pubblicato un articolo dove il 62<br />

% dei contenziosi legali riguarda<br />

i medici non specialisti contro<br />

il 38 % degli specialisti. Una<br />

situazione insostenibile che la<br />

SBCP non intende più tollerare<br />

stabilendo dei protocolli di sicurezza<br />

sempre più severi anche per<br />

quanto concerne la prevenzione<br />

delle complicanze postoperatorie<br />

che un adeguato spazio clinico<br />

chirurgico e la presenza di una<br />

adeguata equipe, dove è sempre<br />

presente un anestesista, riduce al<br />

minimo. Nel decalogo presentato<br />

dalla SMCP si stabilisce una<br />

condotta precisa, una serie di linee<br />

guida che dove vengono regolamentati<br />

obblighi e comportamenti<br />

etici e deontologici dei<br />

chirurghi plastici. Fra i più citati<br />

l’iscrizione obbligatoria ad una<br />

società nazionale che monitori e<br />

sorvegli attivamente i suoi iscritti,<br />

l’obbligo di frequentare scuole<br />

di livello internazionale, di operare<br />

in strutture cliniche idonee<br />

e certificate, di fare educazione<br />

sanitaria al pubblico in modo<br />

obiettivo e a difesa della sicurezza<br />

del paziente condannando<br />

iniziative pubblicitarie che sminuiscano<br />

la figura dello specialista<br />

stesso; punto quest’ultimo<br />

sul quale si è molto dibattuto in<br />

questa sede congressuale dove il<br />

danno all’ immagine arrecato ai<br />

chirurghi specialisti da parte di<br />

“pirati” della chirurgia plastica<br />

è incalcolabile. Al 53° congresso<br />

della società brasiliana di chirurgia<br />

plastica e ricostruttiva<br />

svoltosi a Fortaleza sono stati evidenziate<br />

tendenze e metodologie<br />

innovative di grande impatto<br />

emozionale. Una ventata di modernità,<br />

di avanzamento tecnico<br />

che vedrà nei prossimi anni un<br />

new trend anche in Italia. Il Paese<br />

che esporta moda, bellezza e<br />

una alimentazione fra le più sane<br />

al mondo non potrà non tenere<br />

conto di questi new concepts. Il<br />

volto e il body contouring hanno<br />

fatto da padroni di casa in tutte<br />

e quattro le giornate congressuali.<br />

Il lipotransfer al viso e al<br />

corpo si sono dimostrati la metodica<br />

attualmente più eseguita<br />

e a quanto pare la più richiesta<br />

in Brasile. Complice anche un<br />

tempo chirurgico non impegnativo<br />

e un postoperatorio breve ,<br />

senza sequele a lungo termine e<br />

dunque una ripresa del sociale<br />

nell’arco di pochissimi giorni. In<br />

particolare si è ulteriormente approfondito<br />

il tema del microlipostranfer<br />

come metodica alternativa<br />

ai filler per risultati non solo<br />

più duraturi ma anche piu validi<br />

dal momento che le cellule adipose<br />

contengono i fattori di crescita<br />

che migliorano il trofismo<br />

e dunque la qualità della pelle.<br />

Microlipotranfer sia come riempitivo<br />

di rughe, solchi e volumi<br />

mancanti ma anche come revitalizzante<br />

importante per la qualità<br />

delle pelle stessa: luminosità ,<br />

compattezza ed elasticità. Analogo<br />

procedimento ma più raffinato<br />

è il nuovissimo nanolipotransfer<br />

che vede una filtrazione o<br />

ovvero una lavorazione maggiore<br />

del tessuto adiposo prelevato con<br />

sofisticatissime microcannule e<br />

che viene utilizzato come revitalizzante<br />

e non come volumizzante.<br />

Un procedimento rapido<br />

i cui effetti sono piu longevi e<br />

migliori qualitativamente delle<br />

meglio conosciute vitamine.<br />

E’stata ulteriormente ribadita<br />

invece la tendenza ad abbinare<br />

il lifting del viso al lipotransfer<br />

o microlipotransfer soprattutto<br />

la dove un buon recupero della<br />

tonicità del profilo mandibolare<br />

e del collo non conferiscono lo<br />

stesso risultato a livello delle labbra,<br />

degli zigomi o delle guance<br />

in casi di visi scarniti, dimagriti<br />

o sempre tali per costituzione,<br />

circostanze tutte che non consentono<br />

un recupero dei volumi<br />

mancanti. Un viso ben ritonificato<br />

ma troppo magro non da<br />

soddisfazione sia al paziente che<br />

al chirurgo. Le relazioni dei più<br />

grandi esperti internazionali<br />

hanno unanimemente dimostrato<br />

che i risultati migliori derivino<br />

dall’ abbinamento delle due metodiche<br />

combinate. Si cominicia<br />

infatti a parlare di lipolifting del<br />

viso. Grande attenzione e numeri<br />

alla mano crescenti per il body<br />

contouring che consente di correggere<br />

le adiposità localizzate<br />

in eccesso ( non il sovappeso) e<br />

allo stesso tempo migliorare le<br />

zone poco rappresentate e poco<br />

toniche o voluminosamente<br />

non armoniche come il seno o<br />

il gluteo. Secondo i dati emersi<br />

al congresso sono aumentate le<br />

procedure per la correzione del<br />

gluteo e del seno mentre sempre<br />

maggiore è la richiesta per<br />

l’armonizzazione del dorso che<br />

continua a essere una delle aree<br />

più difficili da trattare e, allo<br />

stesso tempo, casusa di disarmonia<br />

con punta vita e fianchi. Il<br />

lipotransfer del corpo perfezionato<br />

dalla scuola brasiliana sta<br />

riconoscendo risultati talmente<br />

evidenti e armonici che è diventato<br />

il primo intervento estetico<br />

eseguito in Brasile spodestando<br />

la mastoplastica additiva da sempre<br />

considerata la più richiesta. A<br />

tal proposito i lipotransfer è sempre<br />

più utilizzato anche per correggere<br />

imperfezioni o perdite<br />

volumetriche del seno dopo una<br />

mastoplastica additiva che non<br />

ha prodotto i risultati pianificati.<br />

Dove? Nei punti più sensibili<br />

che le donne richiedono essere<br />

ben corretti ovvero la parte superiore<br />

del seno, da sempre la parte<br />

meno rappresentata e che risente<br />

di gravidanze e allattamenti impegnativi<br />

come di dimagrimenti<br />

importanti. Lipotransfer dunque<br />

per evitare sostituzioni protesiche<br />

nonché ulteriori cicatrici nel caso<br />

di mastopessi che con il tempo<br />

hanno determinato una discreta<br />

perdita di volume e dunque di<br />

proiezione del seno. Un approccio<br />

dunque che riscuote sempre<br />

più consensi e che, visti i risultati<br />

a lungo termine sia dai pazienti<br />

che dai chirurghi, viene considerato<br />

come una valida alternativa<br />

all’utilizzo degli impianti protesici<br />

sia in viso ( zigomi, mento,<br />

labbra ) che nel corpo. Il tutto<br />

confermato dalla quasi nulla presenza<br />

di complicanze. Il “self “<br />

infatti non scatena quelle sequele<br />

come la contrattura capsulare<br />

o il dislocamento della protesi.<br />

Evenienze che, anche se molto<br />

basse, richiedono una correzione<br />

chirurgica.<br />

Dr. Antonio Distefano<br />

www.antoniodistefano.it<br />

www.artesteticamilano.it<br />

info@artesteticamilano.it<br />

Consulta il nostro esperto:<br />

328 436 7235<br />

84 ITA EVENTI<br />

ITA EVENTI 85


itratti<br />

DONATA BERGER<br />

“È fonte di grande soddisfazione aver aiutato un progetto valido in difficoltà, che con le sole<br />

risorse pubbliche difficilmente avrebbe potuto vedere la luce”. di Raffaele Piscitelli<br />

“Vengo da una famiglia serena, partecipe, attenta,<br />

ma senza spazio per le futilità, dove la disciplina<br />

è sempre stata tenuta in gran conto. Mio padre,<br />

austriaco, ci teneva molto e, a fare un po’ da mediatrice,<br />

era la mamma. Questo rigore mi ha sempre<br />

aiutato, in tutto quello che ho fatto ho cercato<br />

di riporre metodo, costanza e programmazione.<br />

Ho iniziato a lavorare abbastanza presto anche se<br />

amavo girare per il mondo; sono nata in Svizzera<br />

e ho vissuto in molti posti diversi prima di arrivare<br />

in Italia. Questo mi ha aiutato moltissimo specie<br />

quando mi occupavo dell’organizzazione di eventi,<br />

sempre con un occhio dedicato ad un progetto.<br />

Ricordo con piacere la collaborazione<br />

milanese con Michelle<br />

Hunziker per Doppia<br />

difesa, con la quale mi sono<br />

trovata subito in sintonia (e<br />

forse non è un caso, condividendo<br />

anche il paese in cui<br />

siamo nate). Allo stesso modo<br />

ho una grande stima di Valentina<br />

Pitzalis, che nel corso<br />

di questi anni è diventata una<br />

amica. Ammiro molto la forza<br />

con cui ha affrontato delle<br />

vicende difficili. Molti progetti<br />

li ho anche pensati per le<br />

scuole: avvicinare l’istituzione<br />

dell’Esercito alle scuole, facendo<br />

visitare ai ragazzi il magnifico<br />

palazzo Cusani e coinvolgendoli attraverso<br />

incontri di educazione alla legalità, di contrasto al<br />

bullismo”.<br />

Si è occupata anche di teatro.<br />

Faccio parte di una compagnia di attori che nella<br />

vita si occupano di altro, la compagnia di teatro<br />

si chiama “Insoliti Ignoti” ed è stata fondata da<br />

Emanuele Belotti. Tutti si occupano di un aspetto<br />

della realizzazione e ogni spettacolo è pensato in<br />

direzione di un progetto. È una realtà che esiste da<br />

vent’anni e che ad uno “zoccolo duro” di fedelissimi<br />

associa sempre nuovi giovani. Serve ad avvicinare<br />

amici, a far trascorrere delle serate piacevoli e<br />

soprattutto a rendere piacevole contribuire per delle<br />

finalità sociali. È bello fare charity, ed è ancora<br />

più bello farlo divertendosi: non si è coinvolti solo<br />

col portafoglio, ma soprattutto con il cuore e con<br />

il sorriso.<br />

Un suo progetto, la casa pediatrica.<br />

Due anni fa nasce questa idea. L’amico Luca Bernardo,<br />

Direttore di Pediatria, ha chiesto il mio<br />

aiuto portandomi a vedere il cantiere e dicendomi:<br />

voglio che questa struttura sia qualcosa di diverso.<br />

Non ho meriti per quanto riguarda la struttura,<br />

sia chiaro, ma ho dato tutta me stessa per darle,<br />

attraverso le mie competenze, un aspetto caldo,<br />

umano e vicino, anche a partire dallo stesso nome,<br />

cioè “casa”, e non “ospedale”. Grazie a 24 amici artisti<br />

mi sono prodigata perché<br />

ognuna delle stanze potesse<br />

essere abbellita e impreziosita<br />

con un tocco artistico ed<br />

umano. È stato difficile, una<br />

scommessa ardita, gli artisti si<br />

sono messi in gioco pro bono<br />

senza alcuna garanzia, ma è<br />

andata bene. È fonte di grande<br />

soddisfazione aver aiutato<br />

un progetto valido in difficoltà,<br />

che con le sole risorse pubbliche<br />

difficilmente avrebbe<br />

potuto vedere la luce.<br />

Come si sostiene la casa pediatrica<br />

oggi?<br />

L’intervento pubblico fa quello<br />

che può, che è appena sufficiente per le necessità<br />

sanitarie e assistenziali di base. Siamo sempre<br />

in prima linea per raccogliere contributi privati, e<br />

devo dire che la risposta, specialmente da parte degli<br />

amici, è sempre molto positiva.<br />

Progetti futuri?<br />

La casa pediatrica dà sempre molto da fare. Mi piacerebbe<br />

chiudere il progetto “Arte come Terapia”<br />

con una sezione dedicata alla street art. Trovo che<br />

sia vicina ai ragazzi sia per ragioni anagrafiche che<br />

per la novità che costituisce, e non in ultimo anche<br />

con uno scopo educativo: la street art è una bella<br />

cosa finché, mi verrebbe quasi da dire, ha un codice<br />

deontologico. Non si tratta di imbrattare muri,<br />

ma di fare dell’arte: far vedere questa differenza<br />

credo sia una sfida educativa non indifferente.<br />

86 ITA EVENTI<br />

ITA EVENTI 87


enessere<br />

COME PRENDERSI CURA<br />

DEL NOSTRO CUORE<br />

Con un’alimentazione corretta e una sana attività fisica si possono prevenire le malattie<br />

cardiovascolari. Itaeventi incontra il Dott. Giovanni Calì. di Guido Biondi<br />

Cardiologo, fondatore e titolare<br />

dello Studio Medico<br />

Calì dal <strong>20</strong>05, il Dott.<br />

Giovanni è specialista nell’attività<br />

clinica cardiologica e nella<br />

diagnostica cardio-vascolare. Ha<br />

un’esperienza ventennale maturata<br />

in strutture ospedaliere (Niguarda,<br />

Policlinico di Milano),<br />

che gli consente un approfondito<br />

e completo inquadramento diagnostico<br />

e una decisione terapeutica<br />

rapida e mirata, con la capacità<br />

di indirizzare il paziente,<br />

ove necessario, fino al ricovero<br />

in strutture di eccellenza. È coautore<br />

di oltre 80 pubblicazioni<br />

su riviste scientifiche. Dal <strong>20</strong>05<br />

è membro del Consiglio Direttivo<br />

del Comitato Maria Letizia<br />

Verga per la cura e lo studio delle<br />

leucemie infantili presso l’Ospedale<br />

S. Gerardo di Monza. Abbiamo<br />

chiesto al Dott. Giovanni<br />

Calì qualche domanda per approfondire<br />

alcuni temi di sicuro<br />

interesse per i nostri lettori.<br />

Dott. Giovanni Calì<br />

Quali sono i principali fattori<br />

di rischio delle malattie cardiovascolari?<br />

Cosa si consiglia<br />

a un paziente nell’alimentazione<br />

e nell’attività fisica?<br />

L’approccio è il seguente: se si<br />

presenta un paziente con una<br />

patologia abbiamo la possibilità<br />

di studiarlo con la diagnostica.<br />

Diverso il caso di un paziente<br />

che desidera fare un check-up,<br />

termine che non amo poiché è<br />

molto generico. Normalmente<br />

facciamo una anamnesi al paziente<br />

e cerchiamo di capire i<br />

principali fattori di rischio. I<br />

primi due sono l’età – dato che a<br />

seconda dell’età si può intervenire<br />

in maniera diversa – e il sesso,<br />

perché la donna fintanto che è in<br />

età fertile ha un elevato valore di<br />

estrogeni che la proteggono dalle<br />

malattie cardiovascolari a differenza<br />

dell’uomo. Ovviamente si<br />

chiede al paziente se è un fumatore<br />

e quali sono i valori di pressione,<br />

se ha fatto recentemente<br />

gli esami del sangue in modo da<br />

focalizzare sui valori del colesterolo<br />

e della glicemia. Ancora un<br />

fattore di rischio è il peso corporeo,<br />

assolutamente da valutare.<br />

Gran parte di questi fattori sono<br />

reversibili ovvero modificabili,<br />

ad esempio il fumo, in teoria, è il<br />

più semplice, perché è sufficiente<br />

smettere con le sigarette. Anche<br />

il colesterolo e la pressione sono<br />

fattori modificabili: chiediamo<br />

quali sono le abitudini alimentari<br />

del paziente e, una volta<br />

accertate, si consiglia l’apporto<br />

calorico corretto soprattutto riducendo<br />

i grassi animali (latticini,<br />

carne rossa) e favorendo le<br />

proteine vegetali e quelle derivate<br />

dal pesce (tonno, sgombro, pesce<br />

azzurro, etc.) e dalla frutta secca<br />

(noci, mandorle, pistacchi) che<br />

sono ricche di omega 3 e omega<br />

6. Altri consigli sono quelli di<br />

aumentare l’attività fisica: almeno<br />

trenta minuti di camminata<br />

con un buon passo al giorno,<br />

andare in bicicletta o fare nuoto.<br />

Per quanto concerne la pressione<br />

il consiglio di base è di ridurre<br />

l’uso del sale. Un elemento non<br />

modificabile è la trasmissione<br />

ereditaria di genitori o parenti: se<br />

qualcuno ha avuto un infarto c’è<br />

una predisposizione accentuata.<br />

Oltre alla visita e l’elettrocardiogramma<br />

si può approfondire la<br />

88 ITA EVENTI


situazione del paziente con l’ecocardiogramma,<br />

con il quale possiamo<br />

visualizzare correttamente<br />

il cuore: si studiano gli apparati<br />

valvolari, il ventricolo, l’aorta.<br />

Studiamo anche le carotidi con<br />

l’ecodoppler e siamo in grado di<br />

vedere se si sono formate delle<br />

placche. Se trovo delle placche -<br />

anche in forma iniziale - divento<br />

più aggressivo con la prevenzione<br />

anche attraverso i farmaci, con<br />

un controllo costante sui<br />

possibili effetti collaterali.<br />

Oltre alle statine come<br />

farmaci usiamo l’aspirina.<br />

Controlliamo anche l’aorta<br />

toracica e addominale<br />

per evitare possibili aneurismi.<br />

Quali sono i sintomi più<br />

diffusi per capire se sta<br />

per insorgere un infarto?<br />

Il sintomo principale che<br />

deve essere preso seriamente è<br />

il dolore allo sterno, un dolore<br />

viscerale. Se associato a sudorazione<br />

fredda bisogna recarsi<br />

immediatamente al pronto soccorso<br />

chiamando l’ambulanza<br />

in modo che le eventuali aritmie<br />

possano essere trattate da<br />

personale competente. Bisogna<br />

comprendere che non sempre il<br />

dolore allo sterno è associabile<br />

al rischio di infarto: potrebbe<br />

essere un reflusso gastroesofageo<br />

o un attacco di panico. Anche il<br />

dolore al braccio al quale spesso<br />

si associa la possibilità di un infarto<br />

potrebbe – invece – essere<br />

un dolore posturale.<br />

Staff dei medici dello Studio Calì<br />

Spesso viene consigliato a chi<br />

fa sport di fare un esame sotto<br />

sforzo. È utile?<br />

È giusto a seconda dell’età e dal<br />

tipo di sport che viene svolto. Io<br />

sono favorevole soprattutto all’ecografia<br />

al cuore che rileva alcune<br />

patologie che non vengono rilevate<br />

con l’elettrocardiogramma.<br />

La sua professione di cardiologo<br />

è stata una scelta dettata<br />

della passione per questo tipo<br />

di studio?<br />

Sicuramente una passione.<br />

Quando avevo diciotto anni mio<br />

padre ha avuto un infarto – e in<br />

quegli anni la mortalità era molto<br />

elevata – ed è stato ricoverato<br />

un mese e mezzo e salvato.<br />

E questo mi ha portato<br />

a dedicarmi alla cardiologia,<br />

una scienza che in questi<br />

anni ha avuto una evoluzione<br />

– a livello tecnologico<br />

- incredibile. Oggi statisticamente<br />

è cresciuta la possibilità<br />

di essere salvati dall’infarto<br />

tramite la prevenzione,<br />

la cardiologia interventistica<br />

e la chirurgia. Ho creato<br />

uno studio specialistico con<br />

grandi professionisti tra i quali<br />

il Dott. Montagnolo, chirurgo<br />

presso la chirurgia di urgenza al<br />

Policlinico di Milano, uno dei<br />

più qualificati ed esperti ecografisti<br />

della città di Milano; seguiamo<br />

il paziente anche nella fase di<br />

ricovero ospedaliero. Il paziente<br />

da noi viene visto nella sua interezza<br />

con coscienza e umanità;<br />

ci prendiamo cura di lui.<br />

Lo Studio Medico, fondato e coordinato dal Dr. Giovanni Calì, è una struttura sanitaria privata a carattere<br />

ambulatoriale che svolge servizi diagnostici e terapeutici in ambito cardiologico, vascolare e<br />

- grazie alla presenza del Dr. Gianguido Montagnolo - in ambito addominale, tiroideo, mammario e<br />

di chirurgia generale. Lo studio si caratterizza per una particolare specializzazione in ecocardiografia<br />

ed eco-color-Doppler. Fondamentale è l’integrazione clinica attivata con professionisti di eccellenza<br />

nelle branche specialistiche affini: chirurgia generale, neurologia, gastroenterologia, medicina interna,<br />

epatologia, ematologia, angiologia, diabetologia/endocrinologia urologia, ortopedia/traumatologia,<br />

nutrizionismo, oculistica e chirurgia plastica. L’obiettivo della nostra struttura è di consentire, attraverso<br />

l’utilizzo di apparecchiature di ultima generazione, un rapido inquadramento delle problematiche del<br />

paziente. La diagnostica per immagini viene integrata da un approfondito esame clinico finalizzato ad<br />

eseguire esami molto mirati. La nostra ambizione è fornire al paziente, oltre alle precisazioni diagnostiche<br />

del caso, anche un’impostazione terapeutica il più possibile efficace e personalizzata. Tale approccio<br />

ci ha consentito negli anni passati di ridurre il numero delle ospedalizzazioni; per contro, qualora<br />

fosse necessario, possiamo disporre un ricovero nelle opportune strutture ospedaliere di eccellenza.<br />

STUDIO MEDICO CALÌ Centro Cardiologico e Polispecialistico<br />

Via Monte Napoleone 10, Milano - Tel. 02 6688972 - www.studiomedicocali.it<br />

90 ITA EVENTI


enessere<br />

GARLIFE, LA<br />

RIVOLUZIONE<br />

DELL’AGLIO<br />

L’integratore alimentare a base di<br />

estratto di aglio invecchiato ABG10+®,<br />

ottenuto attraverso un processo naturale<br />

d’invecchiamento di 30 giorni a temperatura<br />

e umidità controllate, partendo dai bulbi di<br />

aglio bianco. di Andrea Thomas<br />

CAMPI D’AZIONE<br />

- Sostegno delle funzioni immunitarie<br />

- Salute dell’apparato cardiovascolare<br />

- Metabolismo di trigliceridi e colesterolo<br />

- Regolarità della pressione arteriosa<br />

- Azione antiossidante<br />

- Fluidità delle secrezioni bronchiali<br />

- Benessere di naso e gola<br />

- Funzione digestiva<br />

PUNTI DI FORZA<br />

- ABG10® comprende un’elevata concentrazione di<br />

SAC e polifenoli antiossidanti<br />

- unico eccipiente farina di riso biologica<br />

- senza glutine<br />

- senza conservanti<br />

ALLERGENI<br />

Nessuno<br />

è una pianta conosciuta fin dai tempi<br />

degli egizi, conosciuta per le sue proprietà<br />

L’aglio<br />

antiossidanti e antimicrobiche. Nonostante<br />

sia ricchissimo di componenti attivi utili per la salute<br />

umana, il suo consumo è spesso ridotto a causa<br />

dei suoi intensi caratteri sensoriali. La continua<br />

ricerca ha permesso di mettere a punto una nuova<br />

tecnica di produzione per ridurre gli “effetti indesiderati”<br />

dell’aglio, migliorando le proprietà utili per<br />

l’uomo. Nasce così Garlife, l’integratore alimentare<br />

a base di estratto di aglio invecchiato ABG10+®,<br />

ottenuto attraverso un processo naturale d’invecchiamento<br />

di trenta giorni a temperatura e umidità<br />

controllate, partendo dai bulbi di aglio bianco.<br />

Tramite il processo si ottiene una riduzione della<br />

quantità di allicina, la molecola responsabile del<br />

cattivo odore, e di sviluppare un elevato contenuto<br />

dell’amminoacido SAC (S-allil-cisteina).<br />

ANTIOSSIDANTE<br />

Diversi studi mostrano che SAC svolge una azione<br />

di “spazzino dei radicali liberi” aumentando anche<br />

i livelli di glutatione, potenziando la sua azione antiossidante.<br />

In questo processo di invecchiamento<br />

l’aglio si arricchisce in polifenoli, rinomati per<br />

l’azione antiossidante, che risultano essere fino a<br />

dieci volte più concentrati rispetto a quelli presenti<br />

nell’aglio bianco.<br />

COLESTEROLO<br />

Studi recenti mostrano come SAC possa avere<br />

una potenziale azione positiva intervenendo nel<br />

metabolismo del colesterolo. Infatti, in diversi<br />

studi in vitro e in vivo è stato evidenziato come<br />

la somministrazione di aglio invecchiato riduca<br />

l’ossidazione del colesterolo LDL, garantendo in<br />

questo modo la regolare funzionalità dell’apparato<br />

cardiovascolare.<br />

PRESSIONE ARTERIOSA<br />

Vari studi clinici sull’aglio invecchiato condotti<br />

sull’uomo hanno evidenziato risultati significativi<br />

nel mantenimento della regolarità della pressione<br />

arteriosa.<br />

ALTRE CARATTERISTICHE<br />

SAC limita l’azione di complessi proteici che stimolano<br />

i processi infiammatori nel nostro organismo<br />

intervenendo in maniera positiva anche nei<br />

casi di raffreddamento, favorendo la fluidità delle<br />

secrezioni bronchiali e il benessere di naso e gola.<br />

Alcuni studi hanno dimostrato come l’aglio nero<br />

può essere un buon antimicrobico e antifungino,<br />

in particolare nei confronti di Candida albicans.<br />

È stato evidenziato inoltre come l’estratto di aglio<br />

invecchiato possieda fino a sette volte più calcio e<br />

fino al doppio di fosforo rispetto ad un comune<br />

estratto. Garlife non contiene OGM ed il solvente<br />

di estrazione è composto da sola acqua.<br />

92 ITA EVENTI<br />

ITA EVENTI 93


enessere<br />

LO SPAZIO<br />

TRA LE NUVOLE,<br />

IL VIAGGIO<br />

COME CURA<br />

“Il viaggio ci insegna tanto su di noi perché ci obbliga a stare<br />

scomodi, ed è nella scomodità che possiamo davvero testare<br />

il nostro coraggio, la nostra tenacia. È quando arriviamo dove<br />

non immaginavamo che ci scopriamo. È quando ci esponiamo<br />

che ci riveliamo”. L’ultimo libro di Camilla Raznovich è un<br />

viaggio alla scoperta di se stessi.<br />

“Il viaggio mi ha sempre aiutato<br />

a resettarmi: sono partita piena di<br />

punti interrogativi, di ansie e di<br />

pensieri e sono tornata più leggera,<br />

lucida e libera. Nel frattempo,<br />

ho tagliato rami secchi, mi sono<br />

svuotata del superfluo per fare<br />

spazio al nuovo”. Camila Raznovich,<br />

conduttrice televisiva e<br />

radiofonica, conosciuta al grande<br />

pubblico prima su Mtv e adesso<br />

per i suoi programmi su Rai<br />

Radio2 (Radio2 come voi) e su<br />

Rai Tre (Kilimangiaro) in questo<br />

libro racconta ciò che ha imparato<br />

in quarant’anni di partenze<br />

e ritorni. “Si parte sempre per lo<br />

stesso motivo: per crescere. Perché<br />

solo così si riesce a svuotarsi per<br />

ritrovare poi un equilibrio; a fare<br />

spazio a ciò che sta per accadere”.<br />

Itaeventi pubblica un estratto dal<br />

capitolo Panta rei.<br />

Ad Agra mi aspettavano Coquelicot<br />

e un viaggio verso le<br />

montagne. Una nuova cultura,<br />

un nuovo panorama. Ho<br />

voluto sfidarmi e ho deciso di<br />

proseguire. Da Agra sono partita<br />

con Cocli in autobus per<br />

raggiungere l’Himachal Pradesh.<br />

È stato un viaggio assurdo,<br />

lunghissimo, spaventoso. Venti<br />

ore su un autobus in bilico su<br />

una strada aggrappata al fianco<br />

delle montagne himalayane.<br />

Per fortuna ho lo stomaco forte.<br />

Forse, più che lo stomaco dovrei<br />

chiamare in causa l’incoscienza:<br />

oggi non lo rifarei. In fondo alla<br />

valle era pieno di auto e pullman<br />

precipitati e mai più recuperati<br />

– probabilmente perché sarebbe<br />

impossibile farlo. Ero molto<br />

all’erta ma, nonostante la paura,<br />

il panorama che vedevo attraverso<br />

il finestrino mi rapiva: il cielo<br />

esplodeva di blu, faceva sempre<br />

più freddo, il paesaggio cambiava<br />

a ogni chilometro. La sabbia<br />

lasciava il posto alla roccia, la<br />

vegetazione prima si infittiva e<br />

poi si diradava, a mano a mano<br />

che compariva la neve. Rispetto<br />

alle metropoli come Delhi, alle<br />

spiagge di Goa o ai villaggi del<br />

Rajasthan, Manali era un altro<br />

mondo. La popolazione viveva<br />

nella più totale semplicità, in<br />

casette spartane, prive di ogni<br />

tipo di comodità, ma dignitose.<br />

Niente a che vedere con le<br />

abitazioni di fango che avevo<br />

Lo spazio tra le nuvole, Camilla<br />

Raznovich, Mondadori,184 pagine<br />

visto nel deserto o con gli slum<br />

di Mumbai. Lì potevo percepire<br />

il legame che teneva unita<br />

la comunità, una sorta di patto<br />

non scritto che univa gli uomini<br />

alla montagna, e viceversa. Manali<br />

si trova a più di <strong>20</strong>00 metri<br />

d’altezza: lì la montagna decide<br />

per tutti ed esige rispetto. Gli<br />

uomini lo capiscono e vivono<br />

in simbiosi con questa natura a<br />

tratti crudele ma generosa – visto<br />

che l’acqua non manca, la<br />

terra è fertile e nutre persone e<br />

animali. La spiritualità buddista<br />

permea tutto, non solo i luoghi<br />

di culto o gli altari che ciascuno<br />

ha in casa: promana da ogni albero,<br />

ogni mattone, ogni pietra,<br />

ogni bandierina al vento. Nel<br />

1995 l’Himachal Pradesh era<br />

conosciuto agli scalatori ma del<br />

tutto inesplorato dal turismo “a<br />

media altezza” di escursionisti e<br />

viaggiatori zaino in spalla. Non<br />

c’erano alberghi o ostelli, quindi<br />

ho affittato con Cocli una stanza<br />

a casa di una vecchietta dai<br />

lineamenti tibetani. Comunicavamo<br />

a gesti. Lei conosceva solo<br />

quattro parole inglesi: yes, dollars<br />

e how much. La sera ci preparava<br />

zuppe meravigliose. In casa c’era<br />

solo un caminetto, niente riscaldamento.<br />

Il gelo era indicibile.<br />

Ovviamente lo zaino aveva lo<br />

stesso contenuto di quando ero<br />

partita, ma non poteva andare<br />

bene da Goa all’Himalaya...<br />

Penso di aver comprato un maglione<br />

sul posto ma è stata dura<br />

comunque. Il vero problema era<br />

lavarsi. Ho tentato di fare una<br />

specie di bagno in casa ma non<br />

so come ho fatto a non ammalarmi.<br />

Al grido di “mai più”, mi<br />

sono ingegnata e ho trovato un<br />

metodo alternativo. A un’oretta<br />

di cammino c’erano delle sorgenti<br />

di acqua calda, delle vasche<br />

pubbliche dove ci si poteva<br />

immergere. Non pulitissime, ma<br />

accettabili. Per tutto il tempo<br />

che sono rimasta a Manali mi<br />

sono lavata così. Di quei giorni<br />

ricordo più di ogni altra cosa lo<br />

struggimento. Mi ero come fusa<br />

con quella terra. Non sentivo più<br />

il battito del cuore, avevo smarrito<br />

la mia identità. Lì, sulla cima<br />

del mondo, l’aria gelata era riuscita<br />

a placare il mio spirito e nutriva<br />

la mia essenza. Guardando<br />

indietro mi rendevo conto di<br />

essermi spogliata piano piano di<br />

tutte le mie certezze. Ero rimasta<br />

solo io, un’anima nuda, senza<br />

nulla a proteggermi dal mondo.<br />

Negli ultimi anni mi ero spinta<br />

sempre un po’ più in là. Avevo<br />

sfidato la paura di non farcela,<br />

quella di stare da sola, quella<br />

dell’abbandono. A volte avevo<br />

fallito, altre ce l’avevo fatta; ero<br />

stata insieme ad altri oppure da<br />

sola; avevo abbandonato ed ero<br />

stata abbandonata. Eppure ero<br />

ancora lì, e assaporavo il potente<br />

flusso della vita. Quando mi<br />

aveva raggiunto per andare insieme<br />

sull’Himalaya, Coquelicot<br />

mi aveva trovata diversa: lei<br />

era sempre la stessa, io un’altra<br />

persona, cambiata dal mio viaggi<br />

attraverso la paura. Dai quat-<br />

tro anni sono cresciuta in una<br />

comunità dove non facevo altro<br />

che meditare, giocare, mangiare,<br />

meditare, meditare, meditare,<br />

poi giocare un po’, poi mangiare<br />

e un’ultima meditatina prima di<br />

dormire. Non andavo ancora a<br />

scuola e già ero abituata a riflettere<br />

sulle grandi domande della<br />

vita: “Da dove veniamo?”, “Chi<br />

siamo?”, “Cos’è Dio?”. Anche<br />

un mulo avrebbe maturato idee<br />

sue sul perché viviamo e qual è<br />

il nostro scopo sulla Terra. C’è<br />

una filastrocca da bambini che<br />

sfida a fare le cose prima “senza<br />

mani”, poi “senza piedi”, infine<br />

“senza denti!”, come a dire che<br />

a forza di spingersi in là nel rischio<br />

si finisce per cadere e farsi<br />

male. Alla fine tutti ridono. Io<br />

ero – sono – così per davvero:<br />

quella volta ho fatto le cose prima<br />

senza famiglia, poi senza<br />

amici, poi senza nessuno. Tuttora<br />

procedo per diminutio: tolgo<br />

e tolgo, e alla fine, se vogliamo<br />

utilizzare la metafora del cadere,<br />

casco dentro di me. Detta<br />

così rischia di sembrare un po’<br />

troppo affascinante. C’è un rovescio<br />

della medaglia. Quando<br />

si capisce che in qualche maniera<br />

ce la si fa sempre – qualsiasi<br />

sia il rischio che si è corso, di<br />

qualsiasi appiglio si sia fatto a<br />

meno – quasi non c’è più niente<br />

che faccia paura. Questo è un<br />

problema. Il brivido dell’azzardo<br />

diventa un richiamo perenne,<br />

come se solo spingendosi più in<br />

là si potesse raggiungere un reale,<br />

pieno appagamento. Non è<br />

così. L’asticella si alza sempre un<br />

po’ di più e l’appagamento non<br />

arriva mai. Non so cosa bisogna<br />

superare per guadagnarselo, né<br />

se questa sia la via giusta. Continuo<br />

a provare, però, anche se<br />

sono passati vent’anni da quel<br />

mio primo viaggio in India. A<br />

Manali ho passato poche settimane,<br />

poi sono tornata in Italia<br />

perché mia madre doveva subire<br />

una piccola operazione. Sono atterrata<br />

a Milano a intervento fatto:<br />

mi ci sono voluti due giorni<br />

per rientrare a Delhi e un altro<br />

per il volo aereo. Guardavo alla<br />

mia vita in Occidente con un distacco<br />

tale che non ero certa mi<br />

appartenesse ancora. Ero rigenerata,<br />

ripulita, pronta a tornare<br />

nel mondo e grata di tutto ciò<br />

che avevo avuto e in cui potevo<br />

riconoscermi, senza più conflitti,<br />

con accettazione e saggezza. Ero<br />

partita alla ricerca dei posti dove<br />

ero cresciuta e per comprendere<br />

certe scelte dei miei genitori:<br />

sono tornata avendo scoperto il<br />

senso della solitudine – quella<br />

che ricerchi, non quella che ti fa<br />

male – e della vera indipendenza.<br />

Ero capace di muovermi in<br />

un paese straniero, lontanissimo<br />

per usi, cultura, lingua. Sapevo<br />

dove sedermi, in che ostello<br />

dormire, dove guardare, con<br />

chi parlare, chi evitare, quando<br />

abbassare gli occhi e tirare dritto.<br />

Sono cose che si imparano<br />

a forza di camminare. È come<br />

se maturasse dentro di noi una<br />

sorta di “istinto del viaggiatore”<br />

che evita di farci correre pericoli<br />

inutili. Oggi vedo con chiarezza<br />

che sono stata anche benedetta<br />

dalla fortuna, ma so di non essermi<br />

mai comportata come una<br />

sprovveduta. Tante delle domande<br />

che avevano motivato il mio<br />

andare erano ancora senza risposta.<br />

Avevo capito che non aveva<br />

senso interpretare a posteriori<br />

l’esperienza dei miei genitori e la<br />

loro scelta, soprattutto senza di<br />

loro. Panta rei: la comunità era<br />

tutt’altra cosa da quella che avevo<br />

vissuto io. Non oso pensare a<br />

cosa ne avrebbe detto mia madre,<br />

se l’avesse vista. È stata una<br />

presa di coscienza importante,<br />

che ha rispedito al mittente tutte<br />

le mie domande sulla mia appartenenza<br />

ai sannyasin e a Poona.<br />

94 ITA EVENTI<br />

ITA EVENTI 95


Se volevo sapere altro di quel periodo,<br />

avrei dovuto rivolgermi a<br />

chi l’aveva vissuto con me: i miei<br />

genitori, i loro amici, mio fratello,<br />

i nostri amici. Ho scoperto<br />

che l’India mi apparteneva, e<br />

che io appartenevo a lei, ma che<br />

evidentemente non ero indiana.<br />

Dentro di me c’era anche altro,<br />

e questo “altro” strideva con gli<br />

aspetti più crudi della cultura<br />

locale. In compenso, avevo capito<br />

che viaggiare da sola non mi<br />

faceva paura. Salvo alcuni momenti<br />

(per esempio alla partenza),<br />

la solitudine non era stata<br />

un peso; semmai, una compagna<br />

di viaggio attenta e preziosa.<br />

Si faceva viva solo quando<br />

mi fermavo, lasciandomi libera<br />

di rimanere in silenzio e di riflettere.<br />

Oggi so che la solitudine<br />

per me è fondamentale, quando<br />

ho bisogno di fare ordine nella<br />

mia testa e nel mio cuore. Non<br />

c’è chiacchierata con le amiche<br />

che tenga. Durante l’anno<br />

è un continuo confrontarsi su<br />

problemi di sentimenti, di famiglia,<br />

di lavoro; la verità però<br />

viene fuori quando siamo soli.<br />

Le interpretazioni altrui aiutano<br />

ma sono comunque sovrastrutture:<br />

solo noi, alla fin fine,<br />

conosciamo la nostra versione<br />

della verità. E solo quella conta,<br />

visto che si tratta della nostra<br />

vita. Nel viaggio si ha l’opportunità<br />

di immergersi nella propria<br />

testa, di mettere a tacere tutte le<br />

opinioni altrui e di rimanere in<br />

silenzio con se stessi. Quotidianamente<br />

non capita (quasi) mai:<br />

al mattino le case sono piene di<br />

voci, in macchina ascoltiamo la<br />

radio, in ufficio siamo subissati<br />

dalle parole dei colleghi, la sera<br />

ci dedichiamo ai bambini, ai familiari,<br />

agli amici. Per avere un<br />

momento di silenzio dobbiamo<br />

prendere appuntamento con<br />

noi stessi: che fatica! In viaggio<br />

invece no. In viaggio ci si può<br />

ascoltare con calma. Trovo che<br />

questo meccanismo inneschi anche<br />

processi creativi importanti.<br />

Per me, almeno, è così. Spesso<br />

dopo periodi di solitudine ho<br />

vissuto momenti esplosivi, di<br />

grandissima fertilità mentale.<br />

È come se il silenzio ripulisse la<br />

mente dal caos che la ottunde<br />

nella quotidianità e le permettesse<br />

di andare in letargo, di riposare<br />

come la terra sotto le foglie.<br />

Al ritorno tutto è più nitido, e<br />

noi pronti a creare e guardarci<br />

attorno. Finora il viaggio mi<br />

ha sempre aiutato a resettarmi:<br />

sono partita piena di punti interrogativi,<br />

di ansie e di pensieri<br />

e sono tornata più leggera, lucida<br />

e libera. Nel frattempo, ho<br />

seppellito un po’ di vecchiume<br />

e tagliato rami secchi; mi sono<br />

svuotata del superfluo per fare<br />

spazio al nuovo. In quell’occasione<br />

ho ridimensionato vecchi<br />

amori e accolto nuovi sentimenti.<br />

Ho fatto chiarezza con amicizie<br />

fresche e altre di lunga data.<br />

Ho accantonato la ricerca ossessiva<br />

sul mio passato per guardare<br />

avanti, immaginando che,<br />

raggiunta una maggiore consapevolezza,<br />

sarebbe stato più<br />

semplice trovare il senso di me.<br />

FOTO © MOODYPIX.IT<br />

Il nuovo libro di<br />

LUCIANA<br />

LITTIZZETTO<br />

96 ITA EVENTI<br />

ITA EVENTI 97


98 ITA EVENTI

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