20_rivista_ITAeventi
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n.<strong>20</strong><br />
Il bon ton di<br />
VITTORIO FELTRI<br />
Marina Ripa di Meana, J-Ax, Gianna Nannini, Aldo Giovanni & Giacomo
HOTEL<br />
PINZOLO · DOLOMITI DI BRENTA<br />
TRENTINO<br />
CANDIDO<br />
SOGNO<br />
DOLCE<br />
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ITA EVENTI 1
2 ITA EVENTI<br />
ITA EVENTI 3
sommario<br />
in questo numero<br />
8 .<br />
Coverstory: Vittorio Feltri<br />
16.<br />
Cinema: Strike a pose, The Entertainer<br />
22.<br />
26.<br />
Arte: Hokusai, Hiroshige, Utamaro<br />
Arte: The Art Of The Brick<br />
30.<br />
46.<br />
Musica: Notre Dame de Paris,<br />
SiddhartHa, Vik and The Doctors,<br />
Anna Maria Barbera, Peter Pan,<br />
J-Ax, Gianna Nannini, Fuerza Bruta<br />
Libri: Aldo Giovanni & Giacomo,<br />
Katia Bernardi, Guiness <strong>20</strong>17<br />
54.<br />
L’intervista: Marina Ripa Di Meana<br />
66.<br />
Fumetti: Marvel Universe Live, Lucca<br />
Comics & Games<br />
76 . Travel: Un weekend a Ginevra<br />
84. Benessere: Artestetica, Donata Berger,<br />
Dott. Calì, Camilla Raznovich,<br />
Natural Point<br />
n.<strong>20</strong><br />
Iscritta con l’autorizzazione del Tribunale<br />
di Milano al numero 335 del 25/10/<strong>20</strong>13<br />
www.itaeventi.it<br />
www.facebook.com/itaeventi<br />
twitter.com/itaeventi<br />
Direttore responsabile<br />
Guido Biondi<br />
Grafiche e impaginazione<br />
Massimiliano Pallai<br />
Hanno collaborato a questo numero:<br />
Bruno Quiriconi, Andrea Thomas,<br />
Raffaele Piscitelli, Dr. Antonio Distefano<br />
Editore - Concessionaria di Pubblicità<br />
MediaAdv s.r.l.<br />
Via A. Panizzi, 6 - <strong>20</strong>146 Milano<br />
Tel. +39 02 43986531<br />
info@mediaadv.it<br />
www.mediaadv.it<br />
Stampa<br />
Mediaprint s.r.l.<br />
Via Brenta, 7<br />
37047 San Giovanni Lupatoto (VR)<br />
finito di stampare novembre <strong>20</strong>16<br />
ITA EVENTI 5
editoriale<br />
Lo spunto è il nuovo libro di Vittorio Feltri,<br />
uno dei (pochissimi) maestri del giornalismo<br />
italiano. Il vero cafone, ciò che<br />
dovremmo fare e facciamo tutti, appena<br />
uscito per Mondadori, scritto insieme<br />
a Massimiliano Parente, è all’apparenza un<br />
divertissment, uno stuzzichino da aperitivo con<br />
la curiosità di D’Agostino e il ritmo di Chiambretti<br />
ma senza lo snobismo di Lina Sotis. Pungente e<br />
caustico, Feltri analizza – con il paravento dello<br />
scherzo – protagonisti e comparse del tubo<br />
catodico contemporaneo e della vita politica,<br />
scrivendo talvolta col curaro (maestria ereditata<br />
da Montanelli) contro i grandi opportunisti<br />
di oggi, da Fazio a Celentano, da Jovanotti a<br />
Scalfari e tutti quelli da lui definiti cafoni del<br />
salotto buono. D’accordo o non d’accordo con<br />
Feltri, anche Itaeventi cerca nel suo piccolo di<br />
distinguersi e propone personaggi un po’ fuori<br />
dal coro, da J-Ax a Marina Ripa di Meana oltre<br />
alle consuete finestre sull’arte, sui viaggi, sui<br />
fumetti, sul cinema e sui grandi eventi nelle<br />
nostre città italiane. Buona lettura. (G. B.)<br />
musiche di<br />
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6 ITA EVENTI<br />
ITA EVENTI 7
cover<br />
IL BON TON DI VITTORIO FELTRI<br />
La caratteristica principale del Direttore di Libero? È elegante, all’antica, vorrebbe continuare<br />
ad usare la macchina da scrivere e si identifica con Gaber. E nel suo nuovo libro propone un<br />
galateo anti-cafone, senza mai prendersi troppo sul serio. di Guido Biondi<br />
Vittorio Feltri con Massimiliano Parente, Il vero cafone<br />
(ciò che non dovremmo fare e facciamo tutti), Mondadori<br />
eleganti, esperto di buone maniere e amante dell’educazione,<br />
insomma una persona di grande stile:<br />
“Io mi vesto con la cravatta solamente perché cerco<br />
e sottolineo cerco di apparire nella mia parte meno<br />
peggiore. Magari c’è anche una piccola componente<br />
di narcisismo”. Ha da poco pubblicato un libro<br />
per Mondadori – scritto con Massimiliano Parente<br />
– intitolato Il vero cafone (ciò che non dovremmo<br />
fare e facciamo tutti). Un divertissment nel quale,<br />
scherzando ma non troppo, stigmatizza certi comportamenti<br />
cafonal – per usare un termine caro al<br />
sito Dagospia – di personaggi celebri, in particolar<br />
modo i frequentatori del tubo catodico. Il termine<br />
“cafonal” lo spiega molto bene in questo estratto<br />
del suo libro: “Neologismo coniato da Roberto D’Agostino<br />
il quale, sui cafoni del mondo dello spettacolo,<br />
politico, imprenditoriale, ci ha messo su un business<br />
chiamato Dagospia. Il cafonal è il cafone delle feste<br />
chic, delle terrazze romane, facce cotte dalla lampada<br />
e riempite di botox. Si tratta del trash-endente (altro<br />
neologismo di D’Agostino): sessantenni scosciate<br />
come ventenni in mezzo a politici e alti burocrati che<br />
si riempiono la bocca di salumi dei buffet, un orrore<br />
di morti viventi immortalato dal fotografo Umberto<br />
Pizzi. Non c’è destra e non c’è sinistra, tutti insieme<br />
appassionatamente nel magna magna di un’euforia<br />
fine a se stessa. Come scrive lo stesso D’Agostino è «Il<br />
trionfo dell’“imagologia” sull’ideologia, della scoria<br />
sulla Storia, del blob sullo snob, del cellulare sul furgone<br />
cellulare, delle boutique lucenti sulle Botteghe<br />
Oscure, dello spensierato sullo spettinato, delle “Marie<br />
Godetti” sulle Marie Goretti, di Afef sull’Irpef, del<br />
modem sul panem: un bordellissimo di antropologia<br />
varia e avariata che trova la sua sintesi rocambolesca<br />
in quella Fossa delle Marianne chiamata “cafonal””.<br />
L’intervista parte leggendo un altro piccolo<br />
estratto, “Il tempo cafone che fa”; c’è l’essenza del<br />
Feltri-pensiero, da sempre controcorrente: “È il cafone<br />
del salotto buono che, se non sei della sua sponda<br />
fiorita, il suo salotto non lo vedi neppure col binocolo.<br />
È il campione del buonismo applicato alla televisione,<br />
è come una melassa condita di melassa. Sorride<br />
sempre, con quel suo sorrisino felice di esistere, e non<br />
è una scena, non ci fa, è veramente felice di esistere.<br />
E ha ragione, chi non lo sarebbe al posto di Fabio<br />
Fazio? Nessun pensiero triste sfiora mai il suo bellissimo,<br />
serenissimo, snobissimo cervello. Il pensiero di<br />
Fabio Fazio è come quello di Jovanotti della canzone<br />
Io penso positivo: “Io credo che a questo mondo esista<br />
solo una grande chiesa / che passa da Che Guevara e<br />
arriva fino a Madre Teresa / passando da Malcolm<br />
X attraverso Gandhi e San Patrignano / arriva da<br />
un prete in periferia che va avanti nonostante il Vaticano.<br />
/ Io penso positivo perché son vivo, perché son<br />
vivo”. Infatti, quando Jovanotti va da Fabio Fazio<br />
è il massimo della vita, sono una sinestesia d’amorosi<br />
sensi: vedi due che vivono nel migliore dei mondi<br />
possibili, il loro. Quando Celentano va da Fabio<br />
Fazio, è il maggior filosofo di tutti i tempi. Quando<br />
Eugenio Scalfari va da Fabio Fazio, è come il Dio di<br />
Michelangelo sulla Cappella Sistina, e Fabio Fazio<br />
la Cappella”.<br />
Ma voleva scrivere un nuovo galateo?<br />
Scrivere questo libro è stato un divertimento. Sono<br />
stato io a proporlo all’Editore, convinto che non<br />
esiste più un galateo. Quello della Chiesa è un po’<br />
datato, ne ha fatto uno Lina Sotis, una ventina di<br />
anni fa ma io non posso fare la maestrina. Io desideravo<br />
fare i ritratti dei cafoni partendo da una<br />
considerazione: in tutti noi c’è un cafone. Anche in<br />
me. E sono in conflitto tutti i giorni con il cafone<br />
che è in me. Spesso soccombo.<br />
Esempio concreto?<br />
Io riconosco che a volte, quando entra qualcuno,<br />
non mi alzo a salutare ma resto seduto, pero’ lo<br />
dico: “scusa non mi alzo perché sono anziano”.<br />
Son cafone. Ad esempio andiamo al ristorante e…<br />
Nella sede di Libero a Milano, nell’ufficio del<br />
Direttore, a colpo d’occhio spicca da subito<br />
una lettera 32, la macchina da scrivere con<br />
la quale Feltri componeva i suoi editoriali (oggi si è<br />
convertito – suo malgrado – alla tecnologia imperante).<br />
Pochi sanno che il giornalista ha iniziato a<br />
pubblicare articoli come recensore di film cinematografici<br />
all’Eco di Bergamo; aveva 19 anni. “Io ero<br />
un ragazzo, dovevo ancora fare l’Università e il mio<br />
insegnante di latino e letteratura era un prete e mi<br />
segnalò all’Eco per fare qualcosa, come collaboratore<br />
esterno. C’era l’esigenza di un vice critico cinematografico:<br />
mi sarei occupato di qualunque cosa”. Poco<br />
dopo approderà a La Notte, poi il Corriere d’Informazione,<br />
L’Europeo, l’Indipendente, il Giornale e<br />
Libero, nel quale – dopo averlo fondato e diretto<br />
– è ritornato. Il suo pallino non è solo quello di dirigere<br />
un quotidiano ma, soprattutto, quello di far<br />
quadrare i conti: è parte della sua forza infatti ogni<br />
volta che ha preso le redini di un quotidiano o di<br />
un settimanale ne ha raddoppiato le copie. Ma Vittorio<br />
Feltri è anche uno dei pochissimi giornalisti<br />
Tutte le foto dell’articolo e della copertina sono<br />
di Lorenza Biasi.<br />
Mette i gomiti sul tavolo?<br />
No quelle son sciocchezze. Invece se vado a lavarmi<br />
le mani e poi mi rimetto al tavolo del ristorante<br />
succede che arriva un gruppetto di due-tre persone<br />
e viene a salutarmi dandomi la mano. Ecco<br />
una cafonata perché poi devo tornare a lavarmi le<br />
mani. Ma in realtà non lo puoi fare perché altrimenti<br />
poi le persone si offendono. Oppure capita<br />
che qualcuno davanti a te si soffia il naso e resta a<br />
guardare l’interno del fazzoletto. Ma cosa cavolo<br />
pensi di trovare? Oppure capita di invitare amici a<br />
casa, cenare insieme, fare due chiacchiere con un<br />
drink in salotto. Poi a un certo punto guardo l’orologio<br />
e vedo che sono le 23 e penso: “Non si tolgono<br />
più dalle scatole”. Poi succede che qualcuno si<br />
alzi e immediatamente scatta l’imitazione e pensi<br />
“Ah che sollievo, adesso mi vedrò Porta a porta”. In<br />
realtà non è finita: quelli che si sono alzati vanno<br />
in anticamera e si mettono il cappotto ma iniziano<br />
a chiacchierare in piedi proprio nell’anticamera.<br />
Ma porca puttana perché non vanno fuori dalle<br />
palle? E senti quello che parla della sua prostata.<br />
8 ITA EVENTI<br />
ITA EVENTI 9
“Ah anche tu? Anche io sai ora ti racconto…”. E<br />
passa un’altra mezzora a parlare dei farmaci. Finché<br />
non arriva il cardiopatico. E scatta la solidarietà<br />
di “categoria” con aggiornamenti sul tema e sintomalogia.<br />
E tu sei disperato. Questa è una cafonata.<br />
Sono le cafonerie della nostra epoca. E non parliamo<br />
dell’abbigliamento, c’è da ridere. Donne che<br />
sono alte un metro e trenta e tacchi che sono più<br />
alti del polpaccio! Effetto sgradevolissimo!<br />
Come le turiste giapponesi con tacco dodici che<br />
inciampano sui marciapiedi.<br />
Non puoi parlare dell’esibizionismo delle donne,<br />
ti dicono che sei anti-femminista, misogino. Poi<br />
c’è la cafoneria del linguaggio. Spiego meglio.<br />
Ha vinto la figa. O meglio hanno vinto le donne.<br />
Trent’anni fa - quando ero un giovanotto – se avessi<br />
detto a una donna “bella figa” avrei ricevuto uno<br />
schiaffo. Oggi ti danno uno schiaffo se non glielo<br />
dici. Ma la cosa buffa è che si dice continuamente<br />
“che figata”, “come sei figo”, “che cravatta figa”. Se<br />
invece ti vogliono insultare ti dicono “che testa di<br />
cazzo”, “un coglione”. Il linguaggio è anticipatore<br />
della diffusione del pensiero. Pensiero è femminile,<br />
la cosa bella è figa e un imbecille è una testa di cazzo.<br />
Ha vinto la figa, hanno vinto le donne. Come<br />
fanno le donne a dire che non hanno raggiunto<br />
la parità? Cerco di far capire che la cafoneria è diventata<br />
costume. È sempre stato così. È la vita, la<br />
società, il conformismo. È virale. Ho dovuto usare<br />
un linguaggio divertente e scanzonato altrimenti il<br />
lettore abbandonava il libro a pagina sette.<br />
Ci sono dei personaggi pubblici ai quali attribuisce<br />
una certa eleganza, anche interiore?<br />
Ricordo volentieri Alfredo Pieroni, persona di<br />
grande educazione. E Gianni Letta. Anche suo<br />
nipote. Tra i giornalisti Marcello Sorgi, mai una<br />
parola fuori posto. E Aldo Cazzullo, anche se è un<br />
po’ paraculo.<br />
Costanzo?<br />
Sono stato recentemente da lui, mi sono divertito<br />
come un pazzo. Ha inventato la televisione. Capisce<br />
se ti deve lasciare spazio o togliertelo: ha il senso<br />
dello spettacolo attraverso gli strumenti del giornalista.<br />
Alla favola dell’età non ci credo. Quando<br />
sento dire “a 80 anni è il caso di smetterla” penso<br />
che se uno ancora riesce non vedo perché dovrebbe<br />
smettere.<br />
Berlusconi?<br />
Berlusconi ormai è andato.<br />
Meglio tornare ai giornalisti.<br />
Biagi fino a ottant’anni faceva fior di programmi e<br />
ascolti. Ed era molto elegante.<br />
Eleganza cattolica.<br />
Vero.<br />
Monti lo trova elegante?<br />
No. Anche io metto il loden, è comodo ma…<br />
L’eleganza “la moglie sceglie i vestiti e ti veste<br />
prima di uscire di casa”.<br />
Esatto. È molto probabile.<br />
Un politico contemporaneo elegante?<br />
Nonostante sia un politico io trovo elegante – e<br />
mai cafone in nessuna delle sue manifestazioni<br />
– Cuperlo. Impeccabile. E non interrompe mai<br />
quando stai parlando.<br />
Quando accade lei si toglie il microfono e se ne va.<br />
Quando ti fanno una domanda cerchi di rispondere<br />
ma dopo tre parole già ti interrompono; è<br />
evidente che non gliene frega un cazzo della mia<br />
risposta. Significa anche che la mia presenza non<br />
interessa. E qui è cafoneria: non è una scintilla è<br />
abitudine, comportamento. Riconosco che il migliore<br />
di tutti – anche se sta antipatico a tanti – è<br />
Bruno Vespa.<br />
Da Formigli non ce la vedo.<br />
Ci sono stato un paio di volte ma non mi piace.<br />
Anche questa forma di presentarsi in maniche di<br />
camicia, sbrindellato è maleducazione. Invece sono<br />
bravissime le donne. Due in particolare, entrambe<br />
su La7. La prima conduce L’aria che tira, Myrta<br />
Merlino: è educata, preparata, specialmente in economia.<br />
L’altra è Tiziana Panella di Coffee Braek,<br />
un po’ mediterranea: mi piace fisicamente e mi<br />
attrae sessualmente. Questo incide molto nel giudizio<br />
(ride, ndr). So che Maria De Filippi fa grandi<br />
ascolti. Certo i suoi personaggi fanno rabbrividire<br />
ma, in fondo, l’umanità è questa. È la stessa gente<br />
che vedo in giro per strada e nei ristoranti.<br />
Leggiamo un piccolo capitolo perfetto per l’argomento,<br />
“L’isola dei cafoni”: “Morti di fama che<br />
vengono periodicamente affamati in tv in un’isola<br />
incontaminata, contaminata solo da loro, quindi<br />
altamente tossica: Chernobyl e Fukushima al<br />
confronto sono un paradiso terrestre. Pur di essere<br />
ripescati dall’oblio televisivo si scannano per una<br />
ciotola di riso, è la cafonaggine primitiva allo stato<br />
brado. Robinson Crusoe si sarebbe dato in pasto<br />
agli squali piuttosto che trascorrere un solo giorno<br />
con simili naufraghi, i quali, isolati, rivelano tutto<br />
il loro vuoto mentale e fisico. Le donne, passati i<br />
cinquanta, sono le più patetiche: in uno studio televisivo,<br />
grazie a ore di trucco e ai tecnici delle luci,<br />
sembrano sempre strafighe, messe a fare le naufraghe<br />
diventano dei mostri. Hanno speso una fortuna in<br />
chirurgia estetica e mostrano chiappe orrende, cellulite,<br />
tette cadenti e il tremendo effetto del botox<br />
senza trucco. Simona Ventura era splendida come<br />
conduttrice; riciclata come concorrente, dieci anni<br />
dopo, è una donna di mezza età con il viso gonfio che<br />
frigna su una spiaggia perché l’hanno lasciata sola.<br />
10 ITA EVENTI<br />
ITA EVENTI 11
Gli spettatori sono i più sadici, li guardano per vedere<br />
quanto sono orrendi, e vorrebbero vederli morire,<br />
di fame, di malaria, morsi da un serpente, cannibalizzati<br />
da se stessi, invece questi esseri umani depotenziati<br />
tornano sempre, e quando tornano parlano<br />
di un’esperienza che gli ha cambiato la vita perché<br />
hanno scoperto i veri valori, come quelli che tornano<br />
dall’India perché hanno scoperto l’esistenza dei poveri<br />
e si sentono cambiati dentro, comunque di fronte<br />
alla loro villa con piscina. Da prenderli a legnate. In<br />
ogni caso vince sempre l’ignoranza, e il più ingenuo<br />
fu Aldo Busi, che ci andò per portare un po’ di cultura,<br />
povero illuso, e un tronista lo zittì: “Ma parla<br />
come magni”.<br />
Feltri prosegue l’intervista: “Deve vedere come sono<br />
vestiti alcuni miei giornalisti: sembrano appena sbarcati<br />
da Lampedusa”.<br />
A questo punto è necessario leggere un altro piccolo<br />
estratto del libro: “Negli anni Sessanta non<br />
c’era un giornalista che non fosse irrigidito in un<br />
completo grigio, corredato da cravatta d’ordinanza<br />
annodata con cura. Oggi, solamente i portieri<br />
d’albergo sono agghindati così. Le redazioni sono<br />
piene di smandrappati che gironzolano nei corridoi,<br />
e partecipano alle riunioni di lavoro collettivo<br />
come se fossero in uno stabilimento balneare: magliette,<br />
tipo polo, jeans sdruciti, scarpacce deformate.<br />
12 ITA EVENTI<br />
ITA EVENTI 13
Spesso lor signori sono senza calze. Spettacolo deprimente.<br />
Il numero delle donne è aumentato a dismisura:<br />
ci si aspetta da un momento all’altro che si esibiscano<br />
in bikini davanti alla macchinetta che distribuisce<br />
caffè tossico e vomitivi vari”.<br />
Il tatuaggio la irrita?<br />
Un po’ si. C’è un giornalista qui che sembra una<br />
tappezzeria. Una cosa impressionante.<br />
La scandalizza?<br />
Io non mi scandalizzo mai. Quando devo fare il<br />
mio mestiere, se trovo qualunque cosa che possa<br />
aumentare le vendite, la pubblico! Ovvio, sempre<br />
nei limiti.<br />
È il momento perfetto per un altro estratto dal<br />
libro, “Il cafone preservativo”: “È il dilemma della<br />
modernità: preservativo sì o preservativo no? Il preservativo<br />
è un oggetto cafone di per sé, rende goffo e inguardabile<br />
il genitale maschile, ma soprattutto è fonte<br />
di imbarazzo quando si arriva al momento di andare<br />
a letto e non se n’è parlato prima, cosa che si dovrebbe<br />
fare. Chi tira fuori l’argomento è colui che fa sentire<br />
l’altro un appestato, e sarebbe buona educazione tirarlo<br />
fuori prima, non quando lui ha tirato fuori già<br />
l’arnese al massimo della passione. Non c’è niente di<br />
più annichilente che essere presi di contropiede e doversi<br />
alzare per cercare la scatola, estrarne uno, rompere<br />
la bustina con i denti e iniziare a infilarselo, sperando<br />
nel frattempo non sia passata la fantasia. Il preservativo<br />
si infila senza cercare di pensare a quello che si<br />
sta facendo, perché altrimenti è finita prima ancora di<br />
iniziare. Anche perché di norma è la donna che, giunti<br />
al momento fatidico, dice: “Però proteggiamoci”,<br />
e l’uomo si sente come se stesse per entrare in camera<br />
da letto un gruppo di islamici armati, o se fosse lui a<br />
essere un criminale armato. In ogni caso la richiesta<br />
va accettata senza offesa, perché non c’è altro modo di<br />
far fronte alle malattie a trasmissione sessuale, a meno<br />
di non presentarsi con le analisi del sangue al posto<br />
del biglietto da visita, cosa che sarebbe più sgraziata.<br />
L’eleganza, in fondo, implica sempre un sacrificio, e<br />
un minimo di organizzazione. Discorso diverso per il<br />
sesso orale. La donna che chiede una protezione anche<br />
lì è fuori luogo: i rischi sono minimi, pressoché nulli.<br />
Ed è cafone entrare nel dettaglio. Neanche nel talamo<br />
il cafone preservativo preserva la buona educazione”.<br />
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14 ITA EVENTI<br />
ITA EVENTI 15
cinema<br />
a cura di Andrea Thomas<br />
AMORE E INGANNI<br />
Commedia, <strong>20</strong>16, U.S.A., dal 1/12<br />
Regia di Whit Stillman<br />
Con Kate Beckinsale, Xavier Samuel, Emma Greenwell<br />
Ambientato nel 1790, Love & Friendship racconta la storia di una bellissima<br />
vedova, Lady Susan Vernon (Beckinsale), che va nella tenuta dei suoi<br />
suoceri in attesa che smettano di circolare nella buona società le voci<br />
colorite sulle sue schermaglie amorose. Mentre si trova lì, decide di trovarsi<br />
un marito.<br />
UNA VITA DA GATTO<br />
Commedia, <strong>20</strong>16, U.S.A., dal 7/12<br />
Regia di Barry Sonnenfeld<br />
Con Kevin Spacey, Cristopher Walken, Jennifer Garner<br />
Cosa regalare alla figlia per i suoi undici anni? Una brillante<br />
interpretazione di Kevin Spacey, intrappolato dentro un gatto in seguito<br />
a un incidente. Il businessman verrà adotatto dalla sua stessa famiglia e<br />
capirà cose a lui prima incomprensibili.<br />
MISS PEREGRINE - LA CASA DEI RAGAZZI SPECIALI<br />
Avventura, <strong>20</strong>16, U.S.A., dal 15/12<br />
Regia di Tim Burton<br />
Con Eva Green, Samuel L. Jackson, Asa Butterfield<br />
Tratto dall’omonimo romanzo di Ransom Riggs, Miss Peregrine racconta<br />
la storia del sedicenne Jacob, a cui il nonno raccontava le storie avvenute<br />
in un orfanotrofio che ospitava ragazzi dotati di strani poteri. Alla morte<br />
del nonno, il ragazzo scopre che dietro l’istituto si nascondono misteri<br />
inquietanti.<br />
FLORENCE<br />
Commedia, <strong>20</strong>16, Gran Bretagna, dal 22/12<br />
Regia di Stephen Frears<br />
Con Hugh Grant, Meryl Streep, Rebecca Ferguson<br />
Florence è una melomane convinta di avere grandi doti per il canto. Inizia<br />
le lezioni con un maestro assoldato dal marito per compiacerla e ben<br />
presto si ritroverà – suo malgrado – su un vero palcoscenico.<br />
16 ITA EVENTI<br />
ITA EVENTI 17
cinema<br />
STRIKE<br />
A POSE<br />
DAL BESTSELLER DI HERMANN HESSE<br />
UN MUSICAL DIVINO<br />
Per rivivere tutta l’energia<br />
di “Vogue”, la canzone con<br />
cui Madonna conquistò le<br />
classifiche mondiali creando<br />
il fenomeno di costume che<br />
avrebbe segnato un’epoca,<br />
arriva al cinema la vera storia dei<br />
ballerini di Madonna. di Andrea Thomas<br />
Dopo essere stato presentato al Festival<br />
di Berlino e al Biografilm Festival di<br />
Bologna, arriva nelle sale solo il 5 e 6<br />
dicembre il film inno alla libertà firmato da<br />
Ester Gould e Reijer Zwaan. Nella primavera<br />
del 1990 Madonna pubblicava “Vogue”, il primo<br />
singolo estratto dall’album I’m Breathless.<br />
Il successo fu planetario con più di sei milioni<br />
di copie vendute in tutto il mondo e con lo storico<br />
ritornello della canzone, “Strike a Pose”,<br />
che cominciò a diffondersi a macchia d’olio,<br />
trasformandosi in un fenomeno di costume che<br />
avrebbe segnato un’epoca. Il “vogueing”, il ballo<br />
portato alla ribalta da Madonna, invitava infatti<br />
il pubblico a imitare le pose plastiche delle modelle<br />
e dei modelli di Vogue, mettendosi in posa, liberando<br />
la propria personalità, abbattendo barriere,<br />
preconcetti e conformismi. Per queste ragioni in<br />
quei mesi poter condividere il palcoscenico con<br />
Madonna si trasformò nel sogno proibito di molti<br />
artisti. Un sogno che divenne realtà per i sette giovani<br />
ballerini americani scritturati per accompagnare<br />
la pop star nel controverso ma ormai mitico<br />
Blond Ambition Tour del 1990, che fece scandalo<br />
con il suo mix di sesso e religione. Strike a Pose è la<br />
storia di quei sette ballerini e di come l’esperienza<br />
di quel tour cambiò la loro vita e quella di chi li<br />
amava. Questi sette ragazzi, semplicemente ballando,<br />
insegnarono al mondo intero la più importante<br />
delle lezioni: “non preoccuparti di essere giudicato,<br />
non preoccuparti di quel che pensano gli<br />
altri. Sii sempre te stesso”. Lezione che ora riprende<br />
vita al cinema solo per due giorni, il 5 e 6 dicembre<br />
Il docu-film racconta così l’emozionante e incredibile<br />
esperienza di Luis Camacho, Oliver Crumes<br />
III, Salim Gauwloos, Jose Gutierrez, Kevin Stea,<br />
Carlton Wilborn e Sue Trupin che, 25 anni dopo,<br />
in una reunion voluta da tempo, raccontano come<br />
sono cambiate le loro vite e i retroscena di quel periodo<br />
epico. La vera intenzione del film è infatti<br />
quella di scoprire come questi ballerini hanno reinventato<br />
le loro vite una volta che le luci del successo<br />
si sono spente. Strike a Pose è distribuito nei cinema<br />
italiani solo il 5 e 6 dicembre da Nexo Digital, I<br />
Wonder Pictures e Fil Rouge Media con i media<br />
partner Radio Deejay e MYmovies.it.<br />
Elenco delle sale su www.nexodigital.it<br />
infoline: 02 5466367 www.linearciak.it<br />
18 ITA EVENTI<br />
ITA EVENTI 19
cinema<br />
THE ENTERTAINER<br />
L’opera del drammaturgo britannico John Osborne, diretta da Rob Ashford, arriva nei cinema<br />
italiani solo il 10 e 11 gennaio dal palcoscenico del Garrick Theatre di Londra. di Andrea Thomas<br />
Si chiude con The Entertainer la stagione della<br />
Kenneth Branagh Theatre Company nei<br />
cinema italiani. A recitare nei panni di Archie<br />
Rice, il protagonista di The Enterainer John<br />
Osborne, sarà proprio Kenneth Branagh, affiancato<br />
da Phil Dunster nei panni di Graham, Gawn<br />
Grainger in quelli di Billy Rice, Jonah Hauer-King<br />
in quelli di Frank Rice, Crispin Letts come Fratello<br />
Bill, Sophie Mcshera a interpretare Jean Rice e<br />
Greta Scacchi nei panni di Phoebe Rice. Ambientato<br />
in Gran Bretagna nel dopoguerra, il classico<br />
di John Osborne (celebre in Italia soprattutto per<br />
il suo capolavoro Ricorda con rabbia) evoca il glamour<br />
squallido del music-hall e racconta le vicende<br />
di Archie Rice, mediocre attore d’avanspettacolo<br />
che, nonostante tutto, continua ad anelare al successo.<br />
Dopo il fallimento dell’ennesimo spettacolo,<br />
Archie progetta così un nuovo numero e per<br />
l’occasione scrittura una ragazza molto giovane,<br />
promettendo di sposarla se il ricco padre di lei li<br />
finanzierà. Il progetto però non andrà a buon fine<br />
sfociando anzi in tragedia… L’evento al cinema, in<br />
lingua originale con sottotitoli in italiano, è previsto<br />
per il 10 e 11 gennaio (elenco delle sale su www.<br />
nexodigital.it), e vede il regista Rob Ashford a dirigere<br />
uno straordinario Kenneth Branagh nei panni<br />
di Archie, ruolo interpretato da Laurence Olivier<br />
nel film del 1960 diretto da Tony Richardson. Sir<br />
Kenneth Charles Branagh attore, regista e sceneggiatore<br />
è nato a Belfast nel 1960 e ama Shakespeare<br />
sin da quando era ragazzo. È stato candidato a<br />
cinque Premi Oscar e si è aggiudicato numerosi<br />
premi internazionali. Nel 1988 ha diretto ed interpretato<br />
il film Enrico V, che gli è valso una candidatura<br />
all’Oscar per la miglior regia e il miglior<br />
attore protagonista. Nel 1991 ha diretto Il canto del<br />
cigno, ricevendo la candidatura all’Oscar per il miglior<br />
cortometraggio. Successivamente ha diretto e<br />
interpretato Frankenstein di Mary Shelley e Hamlet<br />
con cui ha ottenuto la quarta candidatura ai Premi<br />
Oscar per la migliore sceneggiatura non originale.<br />
Ha ricevuto una quinta candidatura per la statuetta<br />
come miglior attore non protagonista per il film<br />
Marilyn. La stagione della Kenneth Branagh Theatre<br />
Company è distribuita nei cinema italiani da<br />
Nexo Digital con i media partner Sky Arte HD,<br />
MYmovies.it e con il sostegno del British Council.<br />
<strong>20</strong> ITA EVENTI<br />
INFOLINE: 02 5466367 | Linearciak.it<br />
ITA EVENTI 21
arte<br />
HOKUSAI,<br />
HIROSHIGE,<br />
UTAMARO<br />
A Palazzo Reale a Milano la mostra dedicata<br />
ai tre artisti dell’ukiyoe; duecento silografie<br />
policrome e libri illustrati provenienti dalla<br />
prestigiosa collezione del Honolulu Museum<br />
of Art. di Andrea Thomas<br />
Katsushika Hokusai, Abe no Nakamaro, dalla serie Specchio<br />
dei poeti giapponesi e cinesi, 1833-1834, Silografia<br />
policroma, 52,1 x 22,6 cm, Honolulu Museum of Art;<br />
Gli uomini e gli animali, gli umili testimoni<br />
dell’esistenza quotidiana, la leggenda e<br />
la storia, le solennità mondane e i mestieri,<br />
tutti i paesaggi, il mare, la montagna, la foresta, il<br />
temporale, le tiepide piogge delle primavere solitarie,<br />
l’alacre vento agli angoli delle strade, la tramontana<br />
sull’aperta campagna, i volti delicati delle<br />
donne. Tutto questo, più il mondo dei sogni e il<br />
mondo del meraviglioso, sono i soggetti prediletti<br />
dei tre artisti per eccellenza del “Mondo Fluttuante”<br />
(l’ukiyoe): Hokusai, Hiroshige e Utamaro. Proprio<br />
ai tre artisti dell’ukiyoe è dedicata la mostra a<br />
Palazzo Reale a Milano fino al 29 gennaio <strong>20</strong>17 e<br />
che, attraverso <strong>20</strong>0 silografie policrome e libri illustrati<br />
provenienti dalla prestigiosa collezione del<br />
Honolulu Museum of Art, propone un viaggio nel<br />
mondo artistico e umano dei tre maestri, che ancora<br />
oggi, come nei secoli precedenti, hanno influenzato<br />
scuole e artisti del Giappone e dell’Europa,<br />
contrapponendo all’etica del samurai il godimento<br />
del singolo momento, il piacere, il divertimento in<br />
ogni sua forma. “In occasione dell’anniversario dei<br />
150 anni dalla firma del primo Trattato di Amicizia<br />
e di Commercio tra il Giappone e l’Italia, siamo<br />
particolarmente felici di poter rappresentare nelle<br />
sale di Palazzo Reale la visione del mondo giapponese<br />
attraverso l’immaginario raffinato di tre delle<br />
più importanti personalità della sua storia artistica<br />
– ha dichiarato l’assessore alla Cultura Filippo Del<br />
Corno –. In scena una fantasia e una tecnica che<br />
hanno saputo affascinare, influenzandoli, molti artisti<br />
europei di fine Ottocento, da Monet a Puccini,<br />
travalicando l’ambito figurativo pittorico in cui<br />
si muovevano. Giacomo Puccini ambienta infatti<br />
in Giappone una delle sue opere liriche più famose,<br />
“Madama Butterfly”, che apre il prossimo 7 dicembre<br />
la nuova stagione del Teatro alla Scala”. L’esposizione,<br />
promossa e prodotta da Comune di Milano-Cultura,<br />
Palazzo Reale e MondoMostre Skira<br />
e curata dalla professoressa Rossella Menegazzo,<br />
docente di Storia dell’Arte dell’Asia Orientale<br />
dell’Università degli Studi di Milano, si inserisce<br />
all’interno delle celebrazioni del 150° Anniversario<br />
delle relazioni tra Giappone e Italia, avviate con<br />
la stipula del primo Trattato di Amicizia e Commercio<br />
firmato tra i due Paesi il 25 agosto 1866.<br />
Il pubblico della mostra potrà vivere una duplice<br />
esperienza: da un lato provare la stessa meraviglia<br />
che provarono davanti alla freschezza e semplicità<br />
di forme e colori artisti come Monet, Van Gogh,<br />
Degas, Toulouse-Lautrec e che contribuì a cambiare<br />
e rivoluzionare il linguaggio pittorico della<br />
Parigi di fine Ottocento; dall’altro conoscere<br />
le peculiarità tecniche, l’abilità e l’eccentricità dei<br />
singoli artisti. Per ragioni conservative e di tutela<br />
delle opere esposte, diversamente dalle altre mostre<br />
in corso a Palazzo Reale, la mostra Hokusai,<br />
Hiroshige, Utamaro resterà chiusa il lunedì pomeriggio<br />
mentre il sabato la chiusura sarà anticipata<br />
alle 19.30 anziché alle 22.30, con ultimo ingresso<br />
alle 18.30. Attraverso 5 sezioni (Paesaggi e luoghi<br />
celebri: Hokusai e Hiroshige; Tradizione letteraria<br />
e vedute celebri: Hokusai; Rivali di “natura”:<br />
Hokusai e Hiroshige; Utamaro: bellezza e sensualità;<br />
I Manga: Hokusai insegna) la mostra metterà<br />
in luce il mercato dell’immagine dell’epoca, che<br />
richiedeva di trattare soggetti precisi, luoghi e volti<br />
ben noti al pubblico, temi e personaggi alla moda.<br />
Una domanda intorno alla quale nascevano inevitabilmente<br />
rivalità, prima ancora che tra gli stessi<br />
artisti, tra gli editori che producevano le opere e si<br />
contendevano i migliori pittori, incisori e stampatori<br />
per dar vita a serie di stampe sempre diverse,<br />
verticali, orizzontali, in forma di ventaglio, in formato<br />
di libro per soddisfare un mercato dell’editoria<br />
sempre più esigente e ampio. Il percorso di<br />
mostra pertanto, attraverso le silografie dei tre maestri,<br />
Katsushika Hokusai (1760-1849), Utagawa<br />
Utagawa Hiroshige, 3 – Kawasaki. Il traghetto di Rokugô,<br />
dalla serie Cinquantatré stazioni di posta del Tôkaidô,<br />
1848-1849 circa, Silografia policroma, 25 x 37,2 cm,<br />
Honolulu Museum of Art<br />
Hiroshige (1797-1858) e Kitagawa Utamaro (1753-<br />
1806), metterà in evidenza come fossero ricorrenti<br />
gli stessi soggetti e come gli editori fossero obbligati<br />
a inventare espedienti quali formati e inquadrature<br />
diverse. Ma anche come ognuno di questi artisti<br />
si sia distinto con una serie tematica specifica<br />
fino a renderla un best seller obbligando gli altri a<br />
cimentarsi sullo stesso soggetto alla moda per ricavarsi<br />
il proprio spazio sul mercato. Risulta chiaro<br />
così perché alle Trentasei vedute del monte Fuji di<br />
Hokusai (1830-32 circa) seguirono, a distanza di<br />
quasi vent’anni, anche Trentasei vedute del monte<br />
Fuji di Hiroshige (1852-58) e come queste ultime<br />
comprendano vedute simili che in qualche modo<br />
citano il maestro Hokusai (ad esempio proponendo<br />
la “Grande onda” con una simile inquadratura ma<br />
meno irruenta e drammatica). Allo stesso modo si<br />
comprenderà perché la serie più famosa di Hiroshige,<br />
le Cinquantatrè stazioni del Tōkaidō, edita<br />
inizialmente nel 1833-34, sia stata ripetutamente<br />
proposta dallo stesso autore con editori diversi e<br />
in formati diversi, se non addirittura in collaborazione<br />
con altri artisti, e come il soggetto sia stato<br />
trattato anche da Hokusai in una serie di surimono<br />
(biglietti augurali) e silografie tra il 1804 e il 1811.<br />
22 ITA EVENTI<br />
ITA EVENTI 23
Scorci di ponti, cascate, quartieri di Edo, di Kyoto<br />
e delle province più lontane, insieme ai volti, all’eleganza<br />
dei kimono e alla sensualità delle donne<br />
più belle dell’epoca dipingono il quadro di una società<br />
e accompagnano l’osservatore, di allora come<br />
di oggi, nei luoghi e nelle località frequentati dai<br />
tre maestri e dai loro contemporanei; testimoniano<br />
come l’uomo sia sempre parte attiva e integrata<br />
nella natura, anche quando i soggetti rimandano<br />
alla tradizione letteraria, poetica e teatrale; evidenziano<br />
da un punto di vista tecnico una crescente<br />
confidenza dei maestri dell’ukiyoe con quelle che<br />
furono le modalità di rappresentazione della realtà<br />
provenienti da Occidente che furono integrate<br />
poco alla volta nelle immagini del Mondo Fluttuante<br />
e soprattutto segnano da un punto di vista<br />
sociale e politico la creazione di una nuova e più<br />
omogenea identità culturale nazionale. D’altra parte,<br />
furono queste immagini, in particolare le vedute<br />
del Giappone di Hiroshige, i 15 volumi di Manga<br />
di Hokusai, i volti delle bellezze di Utamaro a<br />
divenire punto di riferimento estetico per tutti gli<br />
artisti successivi: i fotografi giapponesi e occidentali<br />
affermatisi in Giappone nella seconda metà<br />
dell’Ottocento si rifecero ai colori, alle inquadrature<br />
e ai soggetti dell’ukiyoe per i loro scatti da proporre<br />
agli stranieri, confermando quelle immagini<br />
come “l’Immagine del Giappone” oltreoceano che<br />
conquistò e sconvolse il mondo artistico europeo,<br />
in particolare nella Parigi di fine Ottocento, trasformando<br />
e rivoluzionando la modalità pittorica<br />
degli impressionisti. Un fascino che continua a<br />
perpetuarsi ancora oggi e che ha dato e dà vita a<br />
tutta quella produzione grafica contemporanea che<br />
da quest’arte fluttuante è scaturita, dai manga agli<br />
anime, dal tatuaggio fino ai gadget più commerciali,<br />
ma anche nel continuo richiamo da parte di artisti<br />
contemporanei giapponesi e stranieri nelle loro<br />
opere di temi e qualità delle stampe dell’ukiyoe. La<br />
mostra si inserisce all’interno di un calendario di<br />
eventi che avranno luogo in Italia lungo tutto l’arco<br />
dell’anno <strong>20</strong>16 per celebrare il 150° Anniversario<br />
delle relazioni tra Giappone e Italia: grandi mostre<br />
d’arte, performance teatrali di burattini (bunraku)<br />
e della grande tradizione del nō, concerti e spettacoli<br />
di danza moderni e tradizionali, rassegne cinematografiche,<br />
eventi d’architettura e design, e poi<br />
fumetto, letteratura, sport e molto altro ancora a<br />
rappresentare il mondo culturale e tecnologico del<br />
Giappone in Italia per tutto il <strong>20</strong>16. L’occasione è la<br />
celebrazione del 150° anniversario dalla stipula del<br />
primo Trattato di Amicizia e Commercio, firmato<br />
Utagawa Hiroshige, 41 – Narumi. Negozi che vendono i<br />
celebri tessuti shibori, dalla serie Cinquantatré stazioni di<br />
posta del Tôkaidô, 1848-1849 circa, Silografia policroma,<br />
Honolulu Museum of Art<br />
Katsushika Hokusai, La grande onda presso la costa<br />
di Kanagawa, dalla serie Trentasei vedute del monte Fuji,<br />
1830-1832 circa. Silografia policroma, 25,9 x 38,5 cm,<br />
Honolulu Museum of Art;<br />
il 25 agosto 1866 tra Giappone e Italia e che diede<br />
inizio ai rapporti diplomatici tra i due Paesi.<br />
Importanti contatti tra i due Paesi erano già avvenuti<br />
nei secoli precedenti, a partire dal XVI secolo,<br />
per volere di singoli feudi e signori dell’aristocrazia<br />
di spada particolarmente sensibili alla cultura occidentale<br />
e alla religione cristiana tanto da inviare<br />
missioni conoscitive in America, in Europa e in<br />
particolare in Italia e in Vaticano, tuttavia quello<br />
del 1866 è il primo trattato firmato tra Paesi moderni<br />
dopo oltre due secoli di chiusura del Giappone.<br />
Il <strong>20</strong>16 sarà quindi non solo un’importante<br />
ricorrenza diplomatica, ma diventerà anche l’occasione<br />
per approfondire o addirittura scoprire<br />
nuovi aspetti degli scambi culturali, economici,<br />
politici, sociali avvenuti e oggi più che mai in essere<br />
tra il nostro Paese e il Giappone. Un programma<br />
fitto di eventi e celebrazioni che coinvolgeranno<br />
diverse città e istituzioni giapponesi e italiane. In<br />
Italia, molti eventi sono selezionati dal Comitato<br />
per il coordinamento del 150° Anniversario delle<br />
relazioni tra Giappone e Italia. Il ricco calendario,<br />
che sta raccogliendo sempre più numerose iniziative,<br />
alcune ancora in definizione, conta la preziosa<br />
collaborazione di tante realtà pubbliche e private,<br />
tra le quali l’Ambasciata del Giappone in Italia, il<br />
Consolato Generale del Giappone a Milano, l’Istituto<br />
Giapponese di Cultura a Roma, MondoMostre<br />
Skira, l’Università degli Studi di Milano, le<br />
Scuderie del Quirinale, il Palazzo Reale di Milano,<br />
l’Ara Pacis di Roma e il MAXXI, dacché, come<br />
auspica l’Ambasciatore Umemoto Kazuyoshi: “attraverso<br />
iniziative di interscambio che spazieranno<br />
negli ambiti più diversi, quali politica, economia,<br />
cultura, scienza e tecnologia, turismo e istruzione,<br />
la reciproca comprensione tra i due Paesi e tra le rispettive<br />
cittadinanze possa andare incontro ad un<br />
ulteriore progresso, e che questa sia l’occasione per<br />
il dischiudersi di nuove prospettive per le relazioni<br />
bilaterali. Le relazioni tra due Paesi in ultima analisi<br />
non sono che rapporti tra esseri umani”. Il catalogo<br />
della mostra è edito da Skira.<br />
HOKUSAI, HIROSHIGE, UTAMARO<br />
Milano, Palazzo Reale (P.zza Duomo 12)<br />
martedì, mercoledì, venerdì, sabato e<br />
domenica dalle ore 9,30 alle 19,30<br />
giovedì dalle ore 9.30 alle ore 22.30<br />
Tel. 02 8929711<br />
www.palazzorealemilano.it<br />
www.hokusaimilano.it<br />
24 ITA EVENTI<br />
ITA EVENTI 25
arte<br />
THE ART<br />
OF THE<br />
BRICK<br />
“L’arte nutre la mente, sia<br />
essa di creta, pittura,<br />
legno o giocattoli moderni”<br />
“I sogni si realizzano...un<br />
mattoncino alla volta!”<br />
Una mostra di arte moderna<br />
che unisce la Pop Art<br />
al surrealismo. Oltre cento<br />
opere d’arte realizzate<br />
dall’artista Nathan Sawaya<br />
con un milione dei famosi<br />
mattoncini Lego. Alla<br />
Fabbrica del vapore a Milano.<br />
di Bruno Quiriconi<br />
Dopo il grande successo<br />
mondiale con milioni di<br />
visitatori in tutto il mondo<br />
e la prima tappa italiana a<br />
Roma, la mostra The Art Of The<br />
Brick dell’artista americano Nathan<br />
Sawaya arriva Milano, nella<br />
splendida cornice della Fabbrica<br />
del Vapore. Scrive l’autore a<br />
margine di una sua opera: “Ho<br />
imparato le regole sugli aggettivi<br />
grazie a School House Rock, a contare<br />
fino a dieci con Sesame Street<br />
e le leggi della gravità grazie a<br />
Slinky. Immaginate se i bambini<br />
imparassero la storia dell’arte con<br />
i Lego”. The Art Of The Brick<br />
è una mostra di arte moderna<br />
che unisce la Pop Art al surrealismo,<br />
allestista su un’area di<br />
oltre 1600mq, con oltre cento<br />
opere d’arte realizzate con i famosi<br />
mattoncini Lego. Le opere<br />
di Nathan Sawaya sono state<br />
costruite con oltre un milione<br />
di pezzi e sono esibite in ambienti<br />
emozionanti sorprendendo<br />
i visitatori per il loro effetto<br />
straordinario, lasciandoli senza<br />
parole. Tra le più sbalorditive e<br />
inaspettate creazioni 2D e 3D,<br />
The Art Of The Brick presenta<br />
le ricostruzioni, a volte reinterpretate,<br />
di capolavori d’arte uni-<br />
“L’arte nutre la mente, sia<br />
essa di creta, pittura,<br />
legno o giocattoli moderni”<br />
“Nuota controcorrente!<br />
Segui la tua strada! Trova<br />
il coraggio dentro di te!”<br />
Sopra: “Attenti alle raffiche della vita<br />
che spazzano via il vostro senso dell’Io.<br />
Mantenetevi forte!”. È quanto scrive<br />
l’autore sull’opera Disintegration.<br />
versalmente riconosciuti come la<br />
Gioconda e la Venere di Milo, la<br />
Ragazza con l’orecchino di Perla<br />
oltre a numerosi pezzi inediti<br />
mai visti prima in Italia e che<br />
saranno esposti a Milano per<br />
la prima volta. Il curatore della<br />
mostra Fabio Di Gioia sottolinea<br />
la valenza e la fruizione dell’esposizione<br />
da parte di un pubblico<br />
senza età: “Il lavoro di Nathan<br />
Sawaya colpisce immediatamente,<br />
forse anche più l’adulto che il<br />
bambino. Le opere infatti sembrano<br />
tutte facilmente realizzabili:<br />
basta avere a disposizione<br />
un buon numero di mattoncini<br />
e attaccarli secondo uno schema.<br />
Ma in The Art of The Brick c’è<br />
soprattutto l’elemento del genio,<br />
nascosto dal divertissement, che<br />
esprime sia l’arte, reinterpretandola,<br />
sia la condizione umana”.<br />
26 ITA EVENTI<br />
ITA EVENTI 27
Tra le opere esposte: la Gioconda<br />
di Da Vinci, la Venere di Milo,<br />
il soffitto della Cappella Sistina<br />
e il David di Michelangelo, i ritratto<br />
di Warhol, l’Autoritratto<br />
di Rembrandt, il Pensatore di<br />
Rodin, l’urlo di Munch, San<br />
Giorgio Maggiore al crepuscolo<br />
di Monet, la Ballerina di Degas,<br />
la Notte Stellata di Van Gogh, la<br />
Testa di Modigliani, Il Bacio di<br />
Klimt, il Partenone, o le enormi<br />
sculture, come lo scheletro lungo<br />
sei metri di T- Rex, costruito con<br />
oltre ottantamila mattoncini.<br />
The Art Of The Brick è prodotta<br />
da Terminal 2 e Da Vinci Grandi<br />
Eventi ed è nella Top 10 della<br />
CNN delle mostre globali più<br />
seguite. Accessibile a tutti, affascina<br />
sia i bambini sia gli adulti<br />
che, ad un certo punto della vita,<br />
hanno giocato con i famosi mattoncini.<br />
Al termine della mostra<br />
vi aspetta un grande tavolo carico<br />
di mattoncini Lego sfusi per<br />
creare la vostra “opera” preferita.<br />
Sopra: l’opera si chiama Everlasting.<br />
Scrive l’autore: “L’amore è eterno. Dura<br />
ben oltre i primi anni, una grande<br />
pancia o dei bei capelli lunghi”.<br />
a sinistra: l’opera più commovente,<br />
dedicata agli amori che si trasformano.<br />
THE ART OF THE BRICK<br />
Fino al 29 gennaio <strong>20</strong>17<br />
La Fabbrica del Vapore<br />
Via Giulio Procaccini 4<br />
Milano<br />
lun, mar, mer, ven: 10/<strong>20</strong>,<br />
gio e sab 10/23<br />
dom 10/21<br />
www.artofthebrick.it<br />
NATHAN SAWAYA<br />
Nathan Sawaya è tra i più<br />
famosi e premiati artisti<br />
contemporanei. Statunitense<br />
di Colville, dello stato di Washington,<br />
Nathan si è laureato<br />
in Legge, all’Università di New<br />
York, città dove risiede prima<br />
di iniziare a lavorare come<br />
avvocato da Winston&Strawn.<br />
Ha abbandonato la professione<br />
di avvocato nel <strong>20</strong>04<br />
per dedicarsi a tempo pieno<br />
a quella di artista di mattoncini<br />
Lego nei suoi art studio<br />
di New York e Los Angeles,<br />
dove ha più di quattro milioni<br />
di mattoncini. La sua prima<br />
esibizione personale risale al<br />
<strong>20</strong>07, con enorme successo.<br />
A oggi le sue opere sono già<br />
parte di alcune collezioni di<br />
arte contemporanea di musei<br />
del Nord America.<br />
28 ITA EVENTI<br />
ITA EVENTI 29
musica<br />
LUCA<br />
CARBONI<br />
5/12 Teatro degli<br />
Arcimboldi, Milano<br />
8/12 Teatro<br />
Europauditorium, Bologna<br />
RENATO<br />
ZERO<br />
6-7-9-10-13-14/12<br />
PalaLottomatica, Roma<br />
16-19-<strong>20</strong>/12, Nelson<br />
Mandela Forum, Firenze<br />
RAPHAEL<br />
GUALAZZI<br />
12/12 Teatro Nazionale<br />
Chebanca, Milano<br />
13/12 Teatro Santa<br />
Chiara, Trento<br />
SALMO<br />
15-16/12, Fabrique, Milano<br />
ELISA<br />
3/12, Teatro PalaPartenope<br />
Napoli<br />
4/12, PalaFlorio, Bari<br />
MODÀ<br />
2-3/12 Nelson Mandela Forum, Roma<br />
7/12 PalaAlpitour, Torino<br />
POOH<br />
17/12, PalaAlpitour, Torino<br />
<strong>20</strong>/12, PalaLottomatica, Roma<br />
22/12, Mediolanum Forum, Assago (MI)<br />
MARCO MENGONI<br />
2/12, PalaPrometeo, Ancona<br />
4/12, PalaOnda, Bolzano<br />
30 ITA EVENTI<br />
ITA EVENTI 31
teatro<br />
teatro<br />
SIDDHARTHA - THE MUSICAL<br />
Tratto dall’omonimo libro del premio Nobel Hermann Hesse, il musical racconta la continua<br />
ricerca verso l’illuminazione da parte di un principe destinato al lusso e alla sola bellezza.<br />
di Bruno Quiriconi<br />
NOTRE DAME DE PARIS<br />
Dopo il trionfo di tutte le rappresentazioni andate in scena finora, il musical<br />
non solo si riconferma lo spettacolo più amato dal pubblico, ma anche<br />
quello che ha battuto ogni record di presenze in Italia. di Bruno Quiriconi<br />
Èil più grande successo di<br />
sempre nella storia dello<br />
spettacolo in Italia. Dopo il<br />
trionfo di tutte le rappresentazioni<br />
andate in scena finora, Notre<br />
Dame de Paris non solo si riconferma<br />
lo spettacolo più amato<br />
dal pubblico, ma anche quello<br />
che ha battuto ogni record di<br />
presenze in Italia. Un tour con<br />
critiche entusiaste, pubblico in<br />
delirio e numeri da capogiro:<br />
390mila biglietti venduti a oggi<br />
per questo nuovo tour che, in tre<br />
mesi, ha raggiunto le 95 repliche,<br />
la maggior parte delle quali<br />
sono andate sold-out. Il segreto<br />
di questo trionfo è nell’alchimia<br />
dello spettacolo: le inconfondibili<br />
e sublimi musiche di Riccardo<br />
Cocciante che ha voluto dare un<br />
carattere “europeo” all’opera, il<br />
magistrale adattamento di Pasquale<br />
Panella di un romanzo<br />
emozionante come quello scrit-<br />
to da Victor Hugo, l’affiatatissimo<br />
cast e l’empatia tra tutti<br />
gli artisti, un corpo di ballo che<br />
volteggia a ritmo di coreografie<br />
coinvolgenti, e un allestimento<br />
colossale. Ma, soprattutto, come<br />
dietro ad ogni grande successo,<br />
un’intuizione: in questo caso<br />
quella di David Zard, un impresario<br />
e produttore visionario che<br />
ha capito che il pubblico reclamava<br />
questo ritorno e con grande<br />
determinazione e generosità<br />
lo ha accontentato. Commenta<br />
David Zard: “Questo progetto è<br />
entrato nel DNA degli italiani. Il<br />
nostro paese non aveva mai visto<br />
così tanti spettatori e repliche per<br />
un musical”. E Riccardo Cocciante<br />
afferma: ”Quest’opera ha<br />
cambiato il modo di fare un certo<br />
tipo di spettacolo. Il mio intento<br />
era quello di creare un’espressione<br />
popolare moderna, recuperare la<br />
nostra cultura europea e lo strumento<br />
della voce, e inserirle in un<br />
contesto moderno. Notre Dame<br />
de Paris non è una fotografia ma<br />
un’immagine in movimento che<br />
vive nel tempo e diventa ogni volta<br />
qualcosa di diverso, grazie alla<br />
forza attrattiva di una scrittura<br />
che ti porta dentro alla storia”.<br />
Notre Dame de Paris, presentato<br />
da Show Bees in collaborazione<br />
con Saludo Italia, andrà in scena<br />
all’Unipol Arena di Casalecchio<br />
di Reno dal 22 al 26 febbraio<br />
<strong>20</strong>17 e tornerà a grande richiesta<br />
al Teatro LinearCiak di Milano<br />
dal 2 marzo <strong>20</strong>17.<br />
NOTRE DAME DE PARIS<br />
Unipol Arena,<br />
Casalecchio di Reno<br />
dal 22 al 26 febbraio <strong>20</strong>17<br />
Teatro Linear Ciak, Milano -<br />
dal 2 marzo <strong>20</strong>17<br />
Dopo il grande successo di<br />
pubblico e di critica ottenuto<br />
nel tour italiano del<br />
<strong>20</strong>13, le date internazionali a<br />
Edimburgo e Parigi e il recente<br />
sold out al Teatro Moncayo di<br />
Guadalajara, l’opera pop Siddhartha<br />
The Musical arriva a<br />
Milano, dal 2 febbraio <strong>20</strong>17, al<br />
Teatro LinearCiak con nuove<br />
scenografie, nuovi costumi e<br />
nuove coreografie. Prodotto da<br />
“Lilith Sa” e da Gloria Grace<br />
Alanis Siddhartha The Musical<br />
è la prima opera interamente<br />
italiana distribuita da Broadway<br />
International Company, LLC.<br />
Tratto dall’omonimo libro del<br />
premio Nobel Hermann Hesse,<br />
il musical Siddhartha, racconta<br />
la continua ricerca verso l’illuminazione<br />
da parte di un principe<br />
destinato al lusso e alla sola bel-<br />
lezza che, spogliandosi delle sue<br />
vesti, lascia il suo castello dorato<br />
per scoprire la vera essenza della<br />
vita e le ragioni della sofferenza.<br />
Un susseguirsi di quadri ed emozioni<br />
che coinvolgono il pubblico,<br />
lo emozionano, lo stupiscono<br />
fornendo spunti di riflessione: in<br />
un’epoca di crisi e di grandi trasformazioni<br />
socio economiche e<br />
valoriali la storia di Siddhartha<br />
rivela il senso profondo del vivere<br />
e spinge ad occuparsi gli uni<br />
degli altri. Lo spettacolo è stato<br />
concepito con un susseguirsi<br />
di quadri che rappresentano le<br />
grandi emozioni dell’esistenza: la<br />
gioia della nascita, il fulgore della<br />
gloria, il dramma della morte,<br />
la strenua lotta della autentica<br />
ricerca interiore e la completa felicità<br />
nella ritrovata illuminazione.<br />
Le musiche coniugano echi<br />
della antica cultura indiana fino<br />
alle più contemporanee sonorità<br />
e, insieme alle scenografie e alle<br />
maxi proiezioni, avvolgono gli<br />
spettatori in un’esperienza multisensoriale<br />
molto coinvolgente.<br />
Importante il contributo musicale<br />
di Beppe Carletti dei Nomadi<br />
che firma un finale emozionante<br />
e coinvolgente e di Osvaldo Pizzoli<br />
che al flauto ha “colorato” le<br />
aree del Musical. La messa in scena<br />
è stata curata da John Rando,<br />
regista americano vincitore del<br />
Tony Award per la migliore regia<br />
del musical Urinetown nel <strong>20</strong>02.<br />
SIDDHARTHA<br />
The musical<br />
Teatro Linear Ciak, Milano<br />
dal 2 febbraio <strong>20</strong>17<br />
32 ITA EVENTI<br />
ITA EVENTI 33
musica<br />
VIK & THE DOCTORS OF JIVE,<br />
SPECIAL GUEST VINCE TEMPERA<br />
A dirigere i Doctors ci sarà il Maestro Vince Tempera, per trent’anni Direttore dell’orchestra<br />
al Festival di Sanremo, grande arrangiatore e compositore di intramontabili colonne sonore,<br />
da tempo mentore e ispiratore del gruppo. Un connubio perfetto solo il 9 dicembre al<br />
Blue Note di Milano. di Bruno Quiriconi<br />
Un assaggio dell’album<br />
“Guarda che luna”<br />
si può ascoltare a<br />
questo link:<br />
soundcloud.com/<br />
user-242851029/<br />
vik-and-thedoctors-of-jive-cdguarda-che-luna<br />
Disponibile su iTunes<br />
e in tutti i portali in<br />
digitali e nei negozi<br />
Ancora una volta, come<br />
ormai accade da dieci<br />
anni, il 9 dicembre<br />
<strong>20</strong>16 Vik and The Doctors<br />
of Jive si esibiranno sul palco<br />
del Blue Note di Milano in<br />
un’atmosfera vintage di locali<br />
fumosi e swinganti, di notti<br />
travolgenti di sonorità jazz.<br />
A dirigere i Doctors ci sarà il<br />
Maestro Vince Tempera, per<br />
trent’anni Direttore dell’orchestra<br />
al Festival di Sanremo,<br />
grande arrangiatore e compositore<br />
di intramontabili colonne<br />
sonore, da tempo mentore e<br />
ispiratore del gruppo. La band,<br />
fondata nel <strong>20</strong>04 da Vittorio<br />
Marzioli, cantante e mattatore<br />
del gruppo, annovera grandissimi<br />
nomi del panorama<br />
jazzistico italiano, con due<br />
precedenti esperienze discografiche:<br />
le cover di C’era una<br />
volta (<strong>20</strong>09) e il live di Io c’ero<br />
(<strong>20</strong>10). La svolta per l’orchestra<br />
avviene durante uno dei numerosi live<br />
del gruppo, circa tre anni fa: l’incontro<br />
con il maestro Vince Tempera. Il maestro<br />
resta affascinato dalla voce roca ma<br />
suadente di Vik – suo originale “marchio<br />
di fabbrica” - e dal modo in cui i<br />
Doctors riescono a tenere il palco e, in<br />
particolar modo, la loro rivisitazione di<br />
gloriosi pezzi del passato. “That’s Amore”<br />
e “Buonasera signorina” – per citare<br />
due esempi -, vengono contaminati<br />
con sfumature del mondo jazz, vera cifra<br />
stilistica dei Doctors, distinguendoli<br />
così da altri gruppi swing in Italia. È il<br />
frutto dell’esperienza di musicisti quali<br />
Germano Zenga, Tommaso Bradascio<br />
(e altri ancora). Inevitabile, quindi, la<br />
volontà di Tempera di collaborare alla<br />
realizzazione di un disco: tra un bicchiere<br />
di rum e un accordo di pianoforte,<br />
nasce nell’aprile del <strong>20</strong>16 Guarda che<br />
Luna, consegnando al loro affezionato<br />
pubblico sette inediti di pregio e tre cover<br />
rivisitate e arrangiate dal Maestro,<br />
riappropriatosi grazie ai Doctors delle<br />
proprie radici blues. Tempera imprime,<br />
con la sua firma, un tratto distintivo<br />
di assoluta originalità ad ogni brano,<br />
creando una nuova intesa musicale e<br />
un vero e proprio dialogo con la sezione<br />
fiati. Sotto il segno della sorpresa e<br />
della coraggiosa contaminazione tra<br />
generi, l’inedita “strana coppia” del Jive,<br />
Vik Dinamite e il Maestro Tempera,<br />
diventa l’originale connubio entro i cui<br />
confini sfumano la frizzante irriverenza<br />
dell’uno e l’indiscussa autorevolezza<br />
dell’altro. Guarda che luna, per entrambi,<br />
è il punto di arrivo da cui ripartire.<br />
“Questo disco” racconta Vik, “è anche<br />
la storia di un viaggio nella musica e<br />
per la musica realizzato grazie a tutti i<br />
miei compagni di viaggio, quelli di ieri<br />
e quelli di oggi. Dedico un ringraziamento<br />
speciale ai Doctors, al Maestro<br />
Tempera e a tutti gli amici che ci seguono<br />
e ci sostengono nei concerti per<br />
l’Italia”. L’album è stato prodotto e realizzato<br />
presso Advice music Recording<br />
Studio (www.advicemusic.com) in collaborazione<br />
con Self distribution; Sound<br />
Engineer e Mastering: Alberto Boi, grafica<br />
a cura di MAINcommunication.<br />
com, disegni di Federico Cecchin.<br />
www.doctorsofjive.com<br />
www.facebook.com/vittoriomarzioli<br />
BLUE NOTE<br />
Via Pietro Borsieri, 37, Milano<br />
www.bluenotemilano.com<br />
Vik and the Doctors<br />
of Jive:<br />
Vittorio Marzioli<br />
(voce conduttore),<br />
Germano<br />
Zenga (saxofone),<br />
Fabio Buonarota<br />
(tromba), Gianluca<br />
Cacucciolo (piano),<br />
Alex Orciari<br />
(doublebass),<br />
Roberto Paglierti<br />
(drums), Alberto<br />
Boletieri (trombone),<br />
Silvia Fusè<br />
(voice/chourus).<br />
Special Guest in<br />
Guarda che luna:<br />
Vince Tempera<br />
(piano), Alex<br />
Carreri (doublebass),<br />
Tommaso<br />
Bradascio (drums),<br />
Carlo Napolitano<br />
(trombone), Mara<br />
Poppy Galimberti<br />
(voice/chourus).<br />
34 ITA EVENTI<br />
ITA EVENTI 35
L’album “Guarda Che Luna”<br />
Track by Track<br />
“CASINÒ”<br />
Contro ogni verità, ironica parodia sulla dipendenza<br />
dal gioco d’azzardo. Tante bugie con un unico<br />
obiettivo: il denaro per giocare ancora.<br />
“GUARDA CHE LUNA”<br />
Il ritorno del Maestro Tempera alle sue origini, con<br />
un arrangiamento blues per un classico del mitico<br />
Fred Buscaglione.<br />
“IL TEMPO DELLE VIOLE”<br />
Tutto quello che secondo i Doctors bisognerebbe<br />
cercare per mantenere vivo un rapporto di coppia:<br />
sole, fiori, baci… Insomma tanta serenità.<br />
“MR BROCCOLINO”<br />
Una storia ambientata nell’America anni ’30, dove<br />
tanti Italiani hanno cercato la fortuna. Da emigrato<br />
squattrinato a gangster stimato e rispettato e un<br />
epilogo diverso con il ritorno nella patria natia,<br />
l’Italia.<br />
“VORREI CHE FOSSE AMORE”<br />
Rivisitazione in chiave jive del famosissimo pezzo<br />
portato al successo dalla mitica Mina.<br />
“NOSTALGIA ALLE 3”<br />
Un amore finito, la sicurezza di poterne fare a<br />
meno. Ma nel pieno della notte, inesorabilmente<br />
alle tre, il silenzio e la solitudine la fanno da<br />
padrone e la mancanza diventa insostenibile. Tutto<br />
riporta a lei. Quale sarà il finale?<br />
“TUTTO PUÒ CAMBIARE”<br />
In amore mai perdere la speranza, un incontro<br />
speciale e inaspettato può esserci per tutti dietro<br />
l’angolo.<br />
“QUANDO DICO CHE TI AMO”<br />
La classe di Zenga e l’esperienza di Tempera per<br />
un fantastico arrangiamento del famosissimo pezzo<br />
di Tony Renis.<br />
“ALBUM”<br />
Rivivere tutte le emozioni del primo amore adolescenziale,<br />
quello che ti fa battere il cuore e ti lascia<br />
senza respiro, quello per cui faresti qualsiasi cosa.<br />
“ITALIAN LOVERS”<br />
La descrizione ironica del classico latin lover<br />
italiano, attento a tutto quello che rimane superficiale;<br />
quello che costruisce sul valore dell’immagine le<br />
basi ed i principi di vita, purtroppo figlio di questa<br />
realtà.<br />
36 ITA EVENTI<br />
ITA EVENTI 37
teatro<br />
teatro<br />
MA VOI…<br />
COME<br />
STAI?!<br />
PETER<br />
PAN IL<br />
MUSICAL<br />
Anna Maria Barbera si rivolge<br />
all’amato Pubblico, cercando<br />
con intimo rigore ma non<br />
senza l’ironia profonda che<br />
la contraddistingue, quel<br />
sentimento della Vita, quel<br />
famoso “gusto pieno” che la<br />
pubblicità promette amaro,<br />
quando invece lo si vorrebbe<br />
dolce... di Bruno Quiriconi<br />
Sempre più i tempi attuali ci<br />
obbligano a innumerevoli<br />
ore in ostaggio del computer<br />
e del cellulare. La moderna<br />
“magia” di poter ritrovare una<br />
voce o un volto non sempre però<br />
restituisce quel dialogo vero che<br />
intimamente vorremmo. Sopraffatti<br />
dalla faticosa realtà, si finisce<br />
per riferirne la sopravvivenza,<br />
lasciando non comunicato<br />
il proprio anelito. L’incredibile<br />
offerta tecnologica paradossalmente,<br />
più copre distanze chilometriche<br />
e temporali, meno<br />
colma l’isolamento in cui ognuno<br />
si percepisce. Con Ma Voi..<br />
Come Stai?! Un’attenzione allo<br />
spirito con spirito, per riprenderci<br />
il valore dell’incontro la<br />
forza che consegna. Emozioni,<br />
sentimenti, riflessioni, dubbi,<br />
paure, gridate o sussurrate ma in<br />
cui potersi riconoscere alle prese<br />
con un’esistenza che ci portiamo<br />
tutti dentro e addosso spesso soli<br />
e frastornati, spesso inascoltata<br />
la nostalgia di sentirsi Vivi, compresi<br />
nella nostra disorientata<br />
umanità. Così Sconsy si rivolge<br />
all’amato Pubblico, fedele complice<br />
la musica e la sua sensuale<br />
forza evocativa, cercando con<br />
intimo rigore ma non senza l’ironia<br />
profonda che la contraddistingue,<br />
quel sentimento della<br />
Vita, quel famoso “gusto pieno”<br />
che la pubblicità promette amaro,<br />
quando invece lo si vorrebbe<br />
dolce... E dal Tendone di Zelig<br />
Circus, di città in città, il desiderio<br />
di porre questa domanda<br />
prosegue, confidando che il dirsi,<br />
soccorsi dalla forza liberante<br />
di una risata, possa restituirci<br />
una risorsa in più che viene<br />
dalla condivisione, dal sentirsi<br />
compresi nel soliloquio che ci<br />
portiamo dentro, con emozioni<br />
che implodono e che vorremmo<br />
urlare. Sul palco del Teatro<br />
LinearCiak, martedì 14 febbraio<br />
<strong>20</strong>17, con i suoi musicisti, ci<br />
attende dunque Anna Maria<br />
Barbera, compagna televisiva di<br />
questo nostro tempo e dei suoi<br />
affanni, come lei stessa racconta<br />
“un cuore fra gli altri nel vento<br />
degli anni...”<br />
MA VOI… COME STAI?!<br />
Anna Maria Barbera<br />
Teatro Linear Ciak, Milano<br />
14 febbraio <strong>20</strong>17<br />
<strong>20</strong>06 - <strong>20</strong>16: dieci anni di<br />
grandi successi. Il musical<br />
Biglietto D’Oro torna in tour<br />
in Italia e al Teatro degli<br />
Arcimboldi dal 15 dicembre<br />
all’8 gennaio.<br />
di Andrea Thomas<br />
Grande attesa per la nuova<br />
edizione di Peter Pan - il<br />
Musical che festeggia nel<br />
<strong>20</strong>16 i dieci anni dal suo primo<br />
debutto. Lo spettacolo, che ha<br />
affascinato migliaia di spettatori,<br />
insignito di prestigiosi premi<br />
come il Premio Gassman,<br />
il “Riccio D’Argento” e il Biglietto<br />
d’Oro Agis <strong>20</strong>06/<strong>20</strong>07<br />
e <strong>20</strong>07/<strong>20</strong>08, è pronto per il<br />
trionfale ritorno a Milano al Teatro<br />
degli Arcimboldi il prossimo<br />
15 dicembre. Cuore pulsante<br />
dello spettacolo è la colonna sonora<br />
di Edoardo Bennato: uno<br />
straordinario viaggio in musica<br />
nel mondo fantastico di Peter<br />
Pan, con alcune tra le più famose<br />
canzoni tratte dal mitico<br />
album del 1978 Sono solo canzonette<br />
e con altri brani come<br />
“Il rock di Capitan Uncino”, “La<br />
fata”, “Viva la mamma” e molte<br />
altre, fino a “L’isola che non c’è”.<br />
I brani sono stati riarrangiati<br />
dallo stesso cantautore per lo<br />
spettacolo teatrale, oltre all’inserimento<br />
dell’inedito “Che paura<br />
che fa Capitan Uncino”. Altro<br />
punto di forza dello spettacolo<br />
sono i <strong>20</strong> performer in scena,<br />
diretti dal regista Maurizio Colombi<br />
che, insieme, animano un<br />
mondo magico arricchito di effetti<br />
speciali come il volo di Peter.<br />
Sullo sfondo, la fatina Tril-<br />
li, gli immancabili duelli con<br />
Capitan Uncino e i suoi pirati,<br />
il simpatico Spugna, la vivace<br />
compagnia dei Bimbi Sperduti,<br />
Giglio Tigrato e il sinistro ticchettio<br />
dell’astuto Coccodrillo<br />
che terrorizza Uncino. Una<br />
grande sorpresa dello spettacolo<br />
sarà proprio la piccola fata che<br />
accompagna Peter nelle sue avventure:<br />
un drone che, librandosi<br />
in platea, renderà ancora più<br />
spettacolare e indimenticabile<br />
l’esperienza a teatro. Il più piccolo<br />
drone del mondo avvolto da<br />
una luce verde a led, si trasforma<br />
nella magica Trilli che, al suono<br />
del suo campanello, volerà<br />
realmente sul palco e in platea<br />
sfiorando le teste del pubblico.<br />
Tratto dal romanzo di James<br />
Matthew Barrie, che ha conquistato<br />
generazioni di ragazzi e<br />
non, Peter Pan - il Musical non<br />
è un semplice spettacolo teatrale,<br />
ma un vero e proprio sogno<br />
da condividere con tutta la famiglia:<br />
un viaggio verso “l’isola<br />
che non c’è”, per vivere tante<br />
emozioni con i protagonisti dello<br />
spettacolo (tutto italiano), entrato<br />
di diritto nei grandi classici<br />
del musical d’eccellenza; in questa<br />
nuova edizione è coprodotto<br />
da Show Bees, Viola Produzioni<br />
e NewStep.<br />
PETER PAN<br />
www.peterpanmusical.it<br />
Teatro degli Arcimboldi,<br />
Milano - dal 15 dicembre<br />
<strong>20</strong>16 al 8 gennaio <strong>20</strong>17<br />
38 ITA EVENTI<br />
ITA EVENTI 39
musica<br />
IMPERFETTA<br />
FORMA,<br />
STORIA DI<br />
UNO SFIGATO<br />
DI SUCCESSO<br />
Un nuovo album e un tour in preparazione<br />
con Fedez. E, soprattutto, un libro nel quale<br />
J-Ax si racconta senza filtri. È la storia di un<br />
ragazzo che si sentiva “un fallito” ed oggi è<br />
una star, “un loser che ha vinto”, per dirla<br />
con le sue parole.<br />
“Per chi viene da dove vengo io, cose così semplicemente<br />
non accadono. Devi fare l’elettricista, o l’idraulico,<br />
o il muratore. Devi aggiustare cose che non ti puoi<br />
permettere o costruire case in cui non potrai mai vivere.<br />
Di certo non puoi nemmeno immaginare di riuscire<br />
a sostenerti con la musica”. J-Ax viene da un paese<br />
dell’hinterland milanese e ha in mente solo una cosa:<br />
andarsene. “Non capisco un cazzo di come funziona il<br />
mondo e di quello che il mondo vuole da me. Nessun<br />
disco rap parla di queste cose, quindi mi metto a farlo<br />
io”. Imperfetta forma è un’autobiografia che trasuda<br />
sincerità, e la sua imperfezione parla a tutti quelli che<br />
sono stati o sono abbandonati. Itaeventi pubblica un<br />
estratto dal nuovo libro.<br />
Avevo un’idea totalmente sbagliata della scuola.<br />
Stupidità mia, sì, ma idiozia della società che abbandona<br />
i ragazzini come me senza direzione e li<br />
lascia andare via disinteressandosi di quello che gli<br />
potrebbe accadere senza una guida. Io ho avuto<br />
culo, ma sono l’eccezione. Ho visto tanti perdersi<br />
per strada. Non tutto ciò che ho vissuto a scuola,<br />
comunque, è stato inutile. Se non ci fosse stata la<br />
mia professoressa di italiano, per esempio, ora non<br />
sarei qui. Non avrei nemmeno intrapreso un’attività<br />
artistica. Lei era della generazione che aveva vissuto<br />
il Sessantotto e si presentò, il primo giorno di<br />
terza superiore, lanciando via la sua sedia e proclamando<br />
ad alta voce davanti all’intera classe: “Ciao<br />
stronzi, quest’anno io vi scopo a tutti”. Era una signora<br />
distinta, di una certa età, e quando diceva<br />
cose di questo tipo noi morivamo dal ridere. Non<br />
avevamo mai sentito qualcuno in una posizione di<br />
Imperfetta forma, J-Ax, Mondadori, 180 pagine<br />
autorità, qualcuno che ci doveva insegnare qualcosa,<br />
mostrarsi così irriverente. A lei non fregava un<br />
cazzo e per questo la adoravo. A volte ci difese pure<br />
davanti alla preside. Anzi, la insultò proprio. Mentre<br />
faceva lezione, poi, ci faceva sdraiare sui banchi.<br />
Eravamo una classe fatta di persone molto diverse<br />
e alla fine riuscì nell’impresa di unirci. Era come<br />
L’attimo fuggente, ma prima che uscisse il film (e<br />
in versione “hamburger e patatine” e non “pesce<br />
bollito e posate d’argento”). E questo approccio<br />
funzionava. Studiare italiano piaceva a tutti nella<br />
mia classe. Piaceva pure a me. Perfino quelli che lei<br />
dovette rimandare non si incazzarono mai. Era veramente<br />
rispettata da tutti, e senza aver bisogno di<br />
nascondersi dietro il suo ruolo d’insegnante. Da lei<br />
ho imparato cosa significa andare contro lo status<br />
quo, contro il sistema. Ho imparato cosa vuol dire<br />
pensare con la propria testa. Lei mi ha insegnato il<br />
piacere della letteratura, la bellezza di passare pomeriggi<br />
con un classico in cui perdersi leggendo.<br />
Grazie a lei io e i miei compagni sapevamo l’italiano<br />
meglio di molti ragazzi dei licei classici. Grazie<br />
a lei ho scoperto Bukowski, Hemingway – ed è lei<br />
che mi ha fatto leggere tutto Dostoevskij. Quando<br />
mai capita in un istituto tecnico? E, sembrerà<br />
strano, ma ho anche imparato molto dell’hip hop.<br />
Non direttamente da lei, ma perché, così libera da<br />
pregiudizi, in una gita a Parigi, in quinta, mi lasciò<br />
libero di esplorare la città per i fatti miei. Perché<br />
io sognavo di visitare quartieri tipo Stalingrad<br />
dove la cultura hip hop era esplosa,<br />
e non di vedere la Gioconda. Quindi,<br />
mentre tutti i miei compagni andavano<br />
a vedere le opere del Rinascimento al<br />
Louvre, io ero in giro ad ammirare i graffiti<br />
di writer leggendari come Mode2. Io, un diciottenne<br />
bianco di cinquanta chili, che non conosceva<br />
una parola di francese, da solo in uno dei<br />
quartieri più intensi della città, armato soltanto di<br />
zainetto Invicta e macchina fotografica. Mi lasciava<br />
andare perché aveva visto nei miei occhi ardere<br />
passione verso questa cultura. Quando tornavo da<br />
quelle spedizioni voleva che le raccontassi<br />
tutto quello che avevo visto e che le<br />
mostrassi le Polaroid dei graffiti. A<br />
volte non ti accorgi dell’importanza<br />
che hanno persone del genere<br />
nella tua vita: lei, un’insegnante<br />
di italiano di un istituto<br />
tecnico qualsiasi di Milano, è<br />
stata speciale. Tutti gli insegnanti<br />
lo sono, in negativo o<br />
in positivo, ma se sei fortunato<br />
puoi incontrare quello che<br />
ti cambia la vita. Grazie prof.<br />
Donatella Tartara. Io trovai<br />
non solo lei, ma anche dei professori<br />
illuminati all’esame di<br />
maturità, che compresero la<br />
mia situazione e mi salvarono<br />
– visto che ero un candidato<br />
perfetto alla seconda bocciatura.<br />
Sentivo già la voce di<br />
mio padre che mi annunciava<br />
il posto di lavoro che<br />
mi aveva trovato. Invece,<br />
ecco che un professore<br />
mi chiese di spiegare ad<br />
alta voce ai suoi colleghi<br />
che cosa avrei fatto dopo<br />
la scuola. Io gli dissi che<br />
avevo già un contratto discografico<br />
– in quegli anni<br />
infatti, come racconterò<br />
più avanti, ero entrato nel<br />
mondo del rap –, che stava<br />
per uscire il mio disco, e che<br />
non sarei andato all’università.<br />
Volevo fare di mestiere<br />
il musicista. Mi fecero passare.<br />
Con il trentasette. Al<br />
destino a volte piace aiutare<br />
le teste di cazzo come me.<br />
J-Ax (Alessandro<br />
Aleotti) è nato a<br />
Milano il 5 agosto<br />
1972. Ha<br />
vissuto da<br />
protagonista<br />
la nascita del<br />
rap in Italia,<br />
poi si è stufato<br />
e ha inventato<br />
e dominato il<br />
suo rap’n’roll. Con<br />
Mondadori ha pubblicato<br />
Axforismi (<strong>20</strong>14).<br />
40 ITA EVENTI
musica<br />
LA MIA VITA<br />
È MOLTE VITE<br />
Mondadori pubblica l’autobiografia<br />
della cantante rock più famosa in Italia,<br />
Gianna Nannini. “Mentre sto scrivendo,<br />
sento i polpastrelli sbriciolarsi<br />
dalla voglia che ho di raccontare”.<br />
Questo libro è molto più di un libro autobiografico,<br />
molto più di una confessione: è una seduta di psicoterapia.<br />
Frenetica, drammatica, violenta e autolesionista.<br />
Il dialogo è tra lei, china sul computer, e se<br />
stessa, la Nannini innocente e vulnerabile dei primi<br />
anni Ottanta, travolta dal successo di Fotoromanza<br />
e dalle pretese dell’industria discografica. Ma è anche<br />
un dialogo tra lei e i suoi fan, il suo pubblico adorato,<br />
i suoi lettori. Itaeventi pubblica un estratto dal libro.<br />
Devo fare un nuovo viaggio e vedermela da sola,<br />
anche adesso che sono alle stelle col successo di<br />
“Grazie”, ma molto triste per quello che accade nel<br />
Sotto: foto di Simone Di Luca;<br />
a destra: Gianna Nannini, Cazzi miei,<br />
Mondadori, 216 pagine.<br />
mondo e intorno a me. Spinta dal desiderio di essere<br />
vicina ad altri popoli e ad altre culture, decido<br />
questa volta di andare nel Caucaso, in Georgia.<br />
C’è una ragazza che fa la fotografa, l’ho conosciuta<br />
a Mosca, dice che ci vuole andare anche lei.<br />
Parla il russo e sicuramente conosce bene la situazione<br />
di disgregamento di quella zona. Ed eccoci<br />
lì. Tbilisi, la capitale, sembra uscita da un film in<br />
bianco, nero e marrone. Le persone sono gentilissime,<br />
ci ospitano nelle case, ci offrono del cibo. È<br />
da poco avvenuto un terremoto che ha messo tutti<br />
in ginocchio. Si vogliono rialzare. Ma di lì a breve<br />
sarebbe arrivata un’altra guerra, che poi è la stes-<br />
sa cosa del terremoto, penso: mettere la gente in<br />
ginocchio e dopo fare gli appalti sulle rovine che<br />
restano, sui brandelli degli esseri umani. Da Tbilisi<br />
mi addentro nell’Eurasia per le montagne del<br />
Caucaso. “Meglio se fai la turista” dice la mia amica,<br />
che non vuole che mi spinga oltre, non vuole<br />
proprio che io vada ai confini con la Cecenia, dice<br />
che è pericoloso, che a giorni potrebbe scoppiare<br />
una guerra. Lei è russa, io non so niente della zona,<br />
forse è meglio che mi fidi di lei. Così andiamo<br />
all’avventura con zaino e tende per le montagne<br />
verdi di un verde che chiamerò “verde Caucaso”. E<br />
lì incontriamo un ragazzo speciale, che fa foto alle<br />
nuvole. È polacco, mi dice che con l’Occidente lui<br />
non vuole averci niente a che fare, che fa le sue cose<br />
e la sua arte non ha bisogno della cultura occidentale,<br />
non la influenza minimamente. Ganzo questo,<br />
penso. Le sue foto sono nuvole che scappano<br />
agli occhi, ti fanno vedere quello che non puoi vedere,<br />
c’è un’altra visione qua, andando sempre più<br />
a est. Ben presto, i miei rapporti con questa amica<br />
russa si fanno troppo corti, sembra sempre che<br />
bisogna fare quello che dice lei, e allora – prima<br />
di arrivare a Istanbul, la tappa finale – ciao, ognuno<br />
per la sua strada. Sono in albergo a Istanbul,<br />
adesso, a riprendermi. Ci sono diciotto milioni di<br />
abitanti, in questa città. Esco per fare una passeggiata,<br />
e chi ti vedo a una fermata del tram? Proprio<br />
la fotografa. La saluto, lei fa due occhi sfondati per<br />
lo stupore, e poi via. Non era un viaggio da fare<br />
insieme, forse. Neanche un reportage. A me in giro<br />
piace fotografare con i miei occhi. E ne ho viste di<br />
cose, di contraddizioni, di appalti già organizzati<br />
prima che arrivasse la guerra. Sono tutti ben felici,<br />
quando c’è una guerra, di poter intervenire a salvare<br />
e ricostruire per fare affari. Guarda caso, subito<br />
dopo il mio viaggio in Georgia, sono andata in una<br />
Spa dove vado sempre prima di iniziare un tour.<br />
Mi serve per stare bene e dare il massimo, fa parte<br />
del mio impegno di rockeuse live. “Salve a tutti,<br />
sono appena arrivata dalla Georgia, sono da rimettere<br />
a posto tutta”. “Ah” mi dicono, “lo sai che proprio<br />
ora sta per uscire il presidente della Georgia,<br />
ha giusto finito la cura”. Il volto ben lucidato, la<br />
pelle serena, lo sguardo allegro, il suo Paese due<br />
giorni dopo dichiarerà guerra, entrando nel territorio<br />
dell’Ossezia del Sud. Era andato a farsi bello<br />
prima di stare tutto il giorno in televisione. Cioè,<br />
uno che sa che quel giorno scoppia la guerra va a<br />
farsi una cura di bellezza? Vuol dire che il gioco<br />
del mondo è tutto preparato, e scontato. E lui, due<br />
giorni dopo, è infatti su tutti i giornali e su tutte le<br />
TV che parla bello bello di quello che dovrebbero<br />
fare e non fare. Tutto è stato già deciso. Ma da chi?<br />
Comunque, mi manca la Georgia, mi mancano i<br />
khinkali, che sono come dei grandi ravioli pieni di<br />
brodo con dentro la carne, che ti scottano sempre<br />
quando li mangi, mi manca la gente, mi mancano<br />
la natura e i confini, sempre accesi di una guerra<br />
che vorresti far finire. Anche quando sai che, proseguendo<br />
di un solo passo, diventi un war tourist.<br />
E pensi: i diritti umani sono calpestati ogni giorno.<br />
Le organizzazioni si arrabattano a dire che li difendono,<br />
sì, ma poi alla fine sono inglobate nel ritmo<br />
del sistema. Deve essere tutto così, e allora come<br />
si fa a salvarsi? Sicuramente, nella mia Vita Nuova,<br />
ho a cuore una cosa: il disarmo totale. È questa<br />
l’unica prevenzione possibile alla guerra. Facciamo<br />
prevenzione su tutto: vaccini (io no), prevenzione<br />
al cancro, assicurazioni sulla vita, mammografia,<br />
check up, body scanner, alimentazione. Ma cosa<br />
si può fare perché le guerre non comincino? Io le<br />
armi non le ho mai potute vedere. Mia zia andava<br />
a caccia, perché tutta la sua famiglia andava a<br />
caccia in Maremma. Portavano anche me, da piccola.<br />
Io stavo dietro i capanni. Quando si sentiva<br />
un sussulto di un respiro grosso, il respiro di un<br />
cinghiale, ecco che mia zia usciva e sparava. Non<br />
potevo vedere, e mi chiudevo gli occhi. Non ci<br />
sono più voluta andare.<br />
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ITA EVENTI 43
teatro<br />
FUERZA BRUTA<br />
Dall’Argentina l’esperienza teatrale dinamica e totalizzante che ha già conquistato oltre 5<br />
milioni di spettatori, travolgendo star del calibro di Usher, Sadie Frost, Jay-Z e Beyoncè, Kate<br />
Moss, Lodovica Comello, Jimmy Page, Madonna e Steven Tyler. di Andrea Thomas<br />
Definito dal New York<br />
Times “uno spettacolo<br />
visivamente e fisicamente<br />
folle” e descritto dal NY<br />
Post come “una miscela di luci<br />
abbaglianti, erotiche, ipnotiche,<br />
acquatiche”, Fuerza Bruta<br />
comincia il countdown al suo<br />
arrivo in Italia, esattamente fra<br />
due mesi, il 27 dicembre <strong>20</strong>16,<br />
al Linear Ciak di Milano, dove<br />
rimarrà in scena in esclusiva fino<br />
all’8 gennaio <strong>20</strong>17. Un grande<br />
successo in tutto il mondo con<br />
oltre cinque milioni di spettatori<br />
in undici anni di attività, Fuerza<br />
Bruta è una strabiliante produzione<br />
teatrale argentina, ideata<br />
nel <strong>20</strong>02 e messa in scena per la<br />
prima volta nel <strong>20</strong>05 a Buenos<br />
Aires dal genio creativo di origini<br />
argentine Diqui James. Lo<br />
“spettacolo esperienziale” a base<br />
di teatro acrobatico, musica dal<br />
vivo ed effetti scenici e di luci eccezionali<br />
ha conquistato anche<br />
numerosissimi spettatori famosi,<br />
fra attori, musicisti, produttori,<br />
top model, campioni sportivi<br />
e influencer. Fra questi Usher,<br />
che ha persino realizzato un videoclip<br />
per la sua hit “Scream”<br />
sul set dello spettacolo a New<br />
York, l’attrice Sadie Frost che ha<br />
preso parte allo show a Londra<br />
e poi decine di estimatori che<br />
hanno assistito attivamente alla<br />
messa in scena più sensuale del<br />
pianeta, come Jay-Z, Beyoncè,<br />
Penelope Cruz, Javier Bardem,<br />
Lodovica Comello, Jessica Alba,<br />
Steven Tyler, Jimmy Page, Andy<br />
Summer, Madonna, Gabriela<br />
Sabatini e tantissimi altri ancora.<br />
Con 54 città visitate in 29<br />
Paesi, poco meno di 6000 repliche<br />
all’attivo e oltre due milioni<br />
e mezzo di biglietti venduti, lo<br />
show dell’omonima compagnia<br />
teatrale Fuerza Bruta è composto<br />
da attori, ballerini e acrobati<br />
che portano in scena uno straordinario<br />
e coinvolgente esempio<br />
di teatro contemporaneo. L’assenza<br />
di un palcoscenico convenzionale,<br />
o meglio, l’utilizzo<br />
della superficie tridimensionale<br />
come un enorme spazio scenico<br />
avvolgente, le numerose installazioni,<br />
luci e cambi di scene<br />
repentini sono solo alcune delle<br />
caratteristiche di un’esperienza<br />
dinamica e sensoriale a 360 gradi<br />
in cui, per 70 minuti circa,<br />
il pubblico è parte integrante<br />
di una performance che intreccia<br />
e fonde circo, teatro, danza,<br />
canto, visual art e musica.<br />
Fuerza Bruta, prodotto in Italia<br />
da SMSE (San Marco Sports<br />
Events) con Radio Deejay come<br />
mediapartner ufficiale, è uno<br />
spettacolo unico nel suo genere,<br />
nel quale il pubblico, in piedi, è<br />
completamente coinvolto in un<br />
vero e proprio show dei sensi.<br />
Si consigliano abbigliamento<br />
e scarpe comodi. Per ulteriori<br />
informazioni, visitare il sito ufficiale<br />
www.fuerzabrutaitalia.it.<br />
FUERZA BRUTA<br />
Teatro Linear Ciak, Milano<br />
dal 27 dicembre <strong>20</strong>16<br />
all’8 gennaio <strong>20</strong>17<br />
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ITA EVENTI 45
libri<br />
LA COLLEZIONISTA DI LIBRI PROIBITI<br />
(Cinzia Giorgio, Newton Compton)<br />
Cinzia Giorgio è dottore di ricerca in Culture e Letterature comparate ed<br />
è specializzata in Women’s Studies e in Storia moderna. Il risultato non<br />
poteva essere che questo romanzo: racconta la storia di Olimpia, giovane<br />
amante di libri preziosi e antichi messi all’indice dalla Chiesa. La storia è<br />
avvincente e s’intreccerà con una storia d’amore mozzafiato, descritta con<br />
delicatezza sino al commovente finale. Esordio con i fiocchi. (G.B.)<br />
AZIENDA CERTIFICATA ISO 9001<br />
STEVEN STREET OF MAGIC<br />
(Trucchi di magia, De Agostini)<br />
Conosciuto in Italia attraverso il canale tv Super! ecco il libro del mago<br />
Steven, seguito da molti ragazzini curiosi di emulare le tecniche del<br />
protagonista. Tanti trucchi spiegati con parole semplici, da riproporre in<br />
proprio. Aiuta allo scopo una serie di foto per capire - step by step - i trick<br />
della popolare trasmissione Street of magic. Completa il “manuale” una<br />
dettagliata storia dell’autore e della sua carriera, popolarissima grazie<br />
soprattutto al canale di YouTube e, successivamente, alle tv di mezzo<br />
mondo. Il perfetto regalo di Natale dagli otto anni in su. (A.T.)<br />
FREDDY MERCURY - A KIND OF MAGIC<br />
(Mark Blake, Rizzoli)<br />
Oggi Mercury avrebbe compiuto 70 anni. Per celebrarlo Rizzoli pubblica<br />
un volume imperdibile per tutti coloro che hanno amato l’ex leader dei<br />
Queen. Raccolta richissima di immagini inedite, interviste e testimonianze.<br />
Cresciuto tra Zanzibar e Londra, l’istrionico artista è stato uno dei primi<br />
rocker a comunicare anche con il corpo, sfoderando una energia senza<br />
precedenti. Il libro ripercorre la su carriera con i Queen e durante l’esperienza<br />
solista. (G.B.)<br />
A CANESTRO<br />
(Idan Ravin, Baldini & Castoldi)<br />
L’autore racconta come ha trasformato la sua passione per il basket nel<br />
suo lavoro, frequentando assi del calibro di LeBron James, Chris Paul,<br />
Gilbert Arenas e molti altri. Storia vera o fiaba moderna? Assolutamente<br />
reale. Eppure Ravin era un timido ragazzo e non ha mai fatto il coach. Si<br />
è fatto strada solo grazie alla perseveranza e alla totale dedizione per il<br />
gioco del basket. Uno sguardo diverso, obliquo per capire da vicino la<br />
scintilla che anima questo sport. (A.T.)<br />
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ITA EVENTI 47
SCRIVI UNA HIT IN 90 MINUTI<br />
(Mark The Hammer, Mondadori)<br />
Grazie alla fama da youtuber, Marco Arata è diventato uno stretto collaboratore<br />
di J-ax e un musicista affermato. Con umiltà e dedizione, l’autore<br />
spiega – pagina dopo pagina – come apprendere i primi rudimenti per<br />
creare una canzone, dal ritornello al bridge, come distinguere la strumentazione<br />
e qualche “malizia” per intuire i potenziali di una hit di successo.<br />
Un manuale per imparare – come spiega Marco - “senza tecnicismi, in<br />
barba a insegnanti noiosi e a testi standard incomprensibili”. (B.Q.)<br />
NO, NON SONO ANCORA MORTO<br />
(Phil Collins, Mondadori)<br />
È l’anno delle grandi autobiografie delle rockstar. Dopo quella di Springsteen<br />
esce quella dell’attuale leader dei Genesis (la reunion dovrebbe<br />
avvenire l’anno prossimo secondo i gossip). Collins – proprio come il Boss<br />
– miscela aneddoti da musicista alla vita privata, tra divorzi per troppo<br />
lavoro a curiosità mai rivelate: tra tutte il suo incontro con i Led Zeppelin.<br />
Si legge d’un fiato, trasuda sincerità da ogni riga. (G.B.)<br />
SNOWDEN<br />
(Luke Harding, Newton Compton)<br />
È il libro del momento, grazie soprattutto al film di Oliver Stone. L’autore del<br />
libro racconta la vicenda di Snowden, dalle terribili settimane in cui divulga<br />
parte del file da Honk Kong alle comunicazioni con Julian Assange e la sua<br />
Wikileaks. L’inchiesta investigativa ha il sapore di un romanzo e porta il<br />
lettore a rivivere una delle più grandi storie di spionaggio del pianeta. Con<br />
oltre mezzo milione di copie vendute negli Stati Uniti e la sua traduzione in<br />
oltre trenta paesi si annuncia come uno dei bestsellers dell’anno. (A.T.)<br />
GIORNI SELVAGGI<br />
(William Finnegan, 66thA2nd)<br />
Finnegan lavora per il prestigioso New Yorker come inviato. Ha sempre<br />
vissuto vicino alle onde, praticato surf insieme ai compagni di scuola alle<br />
Hawaii. Presto la tavola del surf è diventata il “gancio” per apprendere<br />
la vita in tutte le sue sfumature, immergendosi nella cultura dei surfers tra<br />
spiritualità e fatalismo. Cercare l’onda più maestosa come catarsi, vera<br />
trascendenza. Premio Pulitzer dell’anno per la biografia. (G.B.)<br />
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ITA EVENTI 49
libri<br />
TRE UOMINI<br />
E UNA VITA<br />
“Quella sera del 1994, a Cesenatico, la nostra<br />
vita è girata dalla parte giusta e siamo partiti<br />
insieme per questa lunghissima, meravigliosa<br />
avventura”. Aldo Giovanni & Giacomo si<br />
raccontano nel nuovo libro (in attesa del film<br />
a Natale, Fuga da Reuma Park).<br />
Foto di Giovanni Gussoni<br />
Nel nuovo libro Tre uomini e una vita, pubblicato da<br />
Mondaori, il trio nazionale per antonomasia si mette<br />
a nudo. In attesa di vedere il film in programmazione<br />
per le feste natalizie, Fuga da Reuma Park, Itaeventi<br />
vi propone un piccolo estratto dal libro.<br />
Tre uomini e una vita, Aldo Giovanni & Giacomo<br />
(a cura di Michele Brambilla), Mondadori<br />
La nostra vita è svoltata grazie a una gita in<br />
montagna; anche se in realtà fu una gita al<br />
mare. A Cesenatico, per la precisione. Che<br />
secondo qualcuno è mare per modo di dire: ma<br />
insomma, riviera romagnola. Piadina e pedalò.<br />
Liscio e tedesche. Era la primavera del 1994 e noi<br />
eravamo ancora, come si dice a Milano, tre mal trà<br />
insèma, tre tipi messi insieme in qualche maniera,<br />
tre bambinoni che, pur avendo passato la trentina<br />
già da un po’, continuavano a volersi divertire<br />
lavorando e senza mai rassegnarsi all’idea che in<br />
fondo è sempre meglio il posto fisso. No, a noi<br />
piaceva la vita da randagi che facevamo da quasi<br />
quindici anni, girare l’Italia per uno spettacolo qui<br />
e uno spettacolo là, spesso roba minima, bar e piccoli<br />
teatri. Soldi pochi ma tanta libertà. Avevano<br />
cominciato Aldo e Giovanni come duo, si facevano<br />
chiamare I suggestionabili. Giacomino invece era<br />
partito in coppia con la Marina Massironi, nome<br />
di battaglia Hansel e Strudel. Era il cabaret dei locali<br />
di Milano, della Brianza, del Varesotto; e poi<br />
le serate di animazione nei villaggi turistici in Sardegna<br />
e un po’ dappertutto, fino a Pizzo Calabro.<br />
50 ITA EVENTI<br />
ITA EVENTI 51
Le nostre vite si erano incrociate, per fatal combinazion,<br />
una sera del 1985 in un villaggio della<br />
Sardegna, il Palmasera di Cala Gonone.Giacomo<br />
lavorava lì come capo degli animatori; Aldo<br />
e Giovanni giravano i villaggi dell’isola con i<br />
loro spettacoli di cabaret e una sera erano capitati<br />
da quelle parti. Facevamo la stessa vita e<br />
oltretutto eravamo tutti e tre interisti, così eravamo<br />
diventati subito amici. Nel 1991 avevamo<br />
iniziato a recitare insieme (dove, come e quando<br />
lo racconteremo nei prossimi capitoli) ed era<br />
nato il trio. E qualche risultato era anche arrivato,<br />
eh. Nel 1992 eravamo diventati ospiti fissi a<br />
Su la testa!, spettacolo di Rai 3 con Paolo Rossi<br />
che veniva registrato in un teatro-tenda di Baggio<br />
(il quartiere di Milano, non il calciatore). In<br />
quello stesso anno, a teatro, avevamo messo in<br />
scena Lampi d’estate, Aria di tempesta e Ritorno<br />
al gerundio con la regia di Paola Galassi, mentre<br />
nel 1993 era stato il turno di Cielito Lindo, sempre<br />
su Rai 3, dove ci avevano voluti ancora una<br />
volta come ospiti fissi. Insomma, per lavorare<br />
lavoravamo ma, diciamo la verità, soldi pochi e<br />
d’aria se viv minga, come si dice sempre a Milano.<br />
Tanto più che nel ’93 Aldo aveva trentacinque<br />
anni, Giovanni trentasei e Giacomo trentasette.<br />
Ci voleva una svolta, e la svolta arrivò<br />
proprio con quel viaggio a Cesenatico nella<br />
primavera del 1994. E l’uomo del destino fu Paolo<br />
Guerra, che già era un produttore famoso: nella sua<br />
squadra c’erano Enzo Jannacci, Paolo Rossi, Paolo<br />
Hendel (che andava forte), Maurizio Micheli...<br />
Tutti ci ripetevano: “Paolo Guerra, dovete andare<br />
da Paolo Guerra!”. Che, in realtà, conoscevamo<br />
già. Però per svoltare doveva succedere qualcosa<br />
di particolare. Ed è quello che è capitato, appunto,<br />
una sera della primavera del 1994 a Cesenatico,<br />
provincia di Forlì-Cesena. Raccontare quella sera,<br />
la sera della svolta della nostra vita, non è mica facile.<br />
Perché da allora Paolo Guerra non solo è il nostro<br />
produttore, ma anche il nostro socio. Quindi<br />
da un certo punto di vista il trio è un quartetto:<br />
Aldo, Giovanni, Giacomo e Paolo. Noi tre andiamo<br />
sul palcoscenico e sul set, ma Paolo è l’eminenza<br />
grigia. Negli anni abbiamo provato tante volte a<br />
ricostruire con lui quello che accadde a Cesenatico<br />
ma, com’è come non è, noi ricordiamo una storia,<br />
lui ne ricorda un’altra. E siccome siamo soci anche<br />
in questo libro, per correttezza adesso vi raccontiamo<br />
quella sera fondamentale del 1994 nelle due<br />
versioni, la nostra e la sua.<br />
NOSTRA VERSIONE<br />
È vero, noi eravamo ancora un po’ in bolletta, ma<br />
ormai il trio era partito ed era una macchina destinata<br />
ad andare a duecento all’ora. Certo, il grande<br />
Il nuovo film di A. g. & g., Fuga da Reuma Park.<br />
pubblico ci conosceva solo a spizzichi e bocconi,<br />
ma manager importanti ci avevano adocchiato a Su<br />
la testa!, a Cielito Lindo e a teatro, e dunque c’era<br />
solo da aspettare la migliore offerta. Lo stesso Paolo<br />
Guerra, che era stato il produttore di Su la testa!,<br />
ci aveva fortemente voluti e non aveva nessuna intenzione<br />
di mollarci. E poi c’erano gli autori. Oltre<br />
a Paolo Rossi, tra gli autori di quella trasmissione<br />
registrata dentro un tendone da circo fi guravano<br />
Gino e Michele, che andavano per la maggiore e<br />
stravedevano per noi.<br />
VERSIONE DI PAOLO GUERRA<br />
Nel maggio del 1991 il sottoscritto, insieme con<br />
Angelo Guglielmi, direttore di Rai Tre, decise di<br />
produrre una trasmissione che si sarebbe chiamata<br />
Su la testa! e che sarebbe andata in onda l’anno successivo,<br />
con Paolo Rossi (il mattatore), Antonio Albanese,<br />
Cochi Ponzoni, Enzo Jannacci, Maurizio<br />
Milani, Bebo Storti, Antonio Cornacchione. A un<br />
certo punto si decise di prendere anche Aldo Giovanni<br />
e Giacomo. Fu un’operazione molto forzata,<br />
su spinta di Paolo Rossi, perché Gino e Michele sostenevano<br />
che i tre erano incapaci a teatro, e peggio<br />
ancora in televisione. Diciamo che fui costretto a<br />
prenderli.<br />
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ITA EVENTI 53
libri<br />
MORAVIA,<br />
PARISE E LA<br />
MIA ROMA<br />
PERDUTA<br />
Nel nuovo libro Marina Ripa Di Meana<br />
racconta trent’anni di amicizia con due<br />
illustri personaggi. In ricordo di una Roma in<br />
fermento: “Non avevo una lira in tasca, ma<br />
vivevo al Grand Hotel come una miliardaria”.<br />
di Guido Biondi<br />
“Verso la metà degli anni Settanta mi sistemai per alcuni<br />
mesi al Grand Hotel. Fu un periodo come fuori<br />
dal tempo. Non avevo una lira in tasca, ma vivevo<br />
come una miliardaria, viziata e coccolata. Per alleviare<br />
quella specie di clausura di lusso invitavo spesso<br />
a colazione due amici, Alberto Moravia e Goffredo<br />
Parise. Erano i miei dioscuri, i miei cavalieri del cielo,<br />
Castore e Polluce, miei complici di avventure, miei<br />
paladini e più tardi anche miei testimoni di nozze”.<br />
Trent’anni di amicizia raccontati nel nuovo libro<br />
di Marina Ripa Di Meana: la dolce vita romana<br />
e i pranzi al Grand Hotel. Un’epoca irripetibile e<br />
di un ambiente, tra mondanità e cultura, in cui ci<br />
si divertiva davvero, tra personaggi quali Gianni<br />
Agnelli, Henry Kissinger, Liz Taylor, Pier Paolo<br />
Pasolini. Itaeventi ha incontrato l’autrice del libro.<br />
Il suo nuovo libro racconta principalmente la<br />
sua lunga e sincera amicizia con due personaggi<br />
eccellenti, Parise e Moravia, contestualizzando<br />
aneddoti e spunti in una Roma “che oggi non<br />
esiste più”. Perché lei ha “scelto” proprio Moravia<br />
e Parise?<br />
Perché loro due per me sono stati tutto, la mia famiglia.<br />
Mi sono stati vicini nei momenti difficili<br />
della mia vita, ad esempio nella brusca interruzione<br />
del mio rapporto con Franco Angeli, un uomo<br />
difficile. Loro mi hanno sempre sostenuto nei momenti<br />
nei quali mi sentivo molto sola: i miei genitori<br />
avevano lasciato Roma perché papà era molto<br />
malato, mia sorella morì molto giovane… Ero<br />
molto sola e Alberto e Goffredo sono stati amici,<br />
fratelli; soprattutto con Goffredo non avevamo una<br />
grande differenza di età. Li sentivo come dei padri<br />
putativi.<br />
Sopra: Marina Ripa Di Meana, Colazione al Grand Hotel,<br />
Mondadori; a destra: Con Alberto Moravia nel mio atelier.<br />
(© Archivio Marcellino Radogna); Con Goffredo Parise,<br />
quando vince il premio Strega nel 1982.<br />
(© Archivio Marcellino Radogna)<br />
È noto che Moravia non aveva un carattere facile<br />
eppure lei lo descrive come un personaggio<br />
dolcissimo.<br />
Era proprio il loro bello: tutti e due non avevano un<br />
carattere facile – si parla sempre e soprattutto di Moravia<br />
ma Goffredo non scherzava -, a loro non andava<br />
mai bene nessuno eppure ci siamo trovati, forse<br />
perché ero una ragazza semplice, vera ed allegra.<br />
Dalle pagine del libro si evince che tra voi tre<br />
c’era una grandissima complicità, quasi cameratismo.<br />
Una grandissima complicità. Ci ritrovavamo al<br />
Grand Hotel ogni giorno, ridevamo, scherzavamo<br />
e ci raccontavamo ogni cosa. Siamo stati amici fino<br />
alla fine: sono stati testimoni del mio matrimonio,<br />
ho assistito loro negli ultimi giorni della loro vita…<br />
“A Roma si viveva con niente”. Lei scrive che la<br />
“sua” Roma oggi non esiste più.<br />
È esattamente così. Oggi tutto è diventato più difficile.<br />
Non c’è più niente della “mia” Roma, sono<br />
rimaste solo le sue luci, quei colori che a Roma, in<br />
certi momenti, sono unici al mondo. È davvero<br />
l’unica cosa che ancora oggi mi seduce.<br />
54 ITA EVENTI<br />
ITA EVENTI 55
Marina Punturieri nasce a Roma nel 1941. A vent’anni sposa Alessandro Lante della Rovere e dal<br />
matrimonio nasce la sua unica figlia Lucrezia. Esordisce come creatrice di alta moda: il suo atelier<br />
di Piazza di Spagna è frequentato da nobildonne romane, amiche, attrici famose, personaggi<br />
del gran mondo internazionale, mogli di artisti e politici che hanno cambiato la storia dell’ultimo<br />
secolo. Dirige per tre anni la <strong>rivista</strong> Elite. Lavora per il cinema, la televisione e la radio. Scrive<br />
quattordici libri, tra i quali due bestseller, I miei primi quarant’anni e La più bella del reame (da cui<br />
sono stati tratti due film record d’incassi), la sua ultima autobiografia Invecchierò ma con calma<br />
e Virginia Agnelli madre e farfalla. In seconde nozze sposa Carlo Ripa di Meana e al suo fianco<br />
combatte in prima persona molte battaglie in favore dell’ambiente. Come ambasciatrice dell’IFAW,<br />
si reca in Canada, sul pack, per schierarsi contro lo sterminio dei cuccioli di foca e in Spagna<br />
guida un’importante manifestazione contro la corrida. Vive e lavora a Roma con il marito Carlo, il<br />
figlio adottivo Andrea e i quattro cani carlini che adora.<br />
Il nuovo libro di<br />
FEDERICO RAMPINI<br />
FOTO © LEONARDO CENDAMO / LUZ<br />
Non salva proprio nulla della Roma odierna?<br />
Moravia diceva già anni fa che Roma è rovinata<br />
dalle macchine. Oggi è ancora più<br />
imbastardita in seguito a vent’anni<br />
di gestioni tremende: i risultati si<br />
vedono.<br />
La copertina di «Playmen» del maggio 1980.<br />
(Foto di Roberto Granata)<br />
Del “suo” mondo glamour davvero<br />
non c’è più traccia?<br />
Dopo la globalizzazione di glamour<br />
non esiste più nulla. La<br />
gente non si vede più, non si scrive<br />
più. Non voglio essere quel<br />
tipo di persona che dice “ai miei<br />
tempi era tutto più bello” ma è<br />
palese che ho vissuto con persone<br />
che si frequentavano, che<br />
condividevano, che trascorrevano<br />
il proprio tempo in una<br />
Roma diversa.<br />
C’è un personaggio contemporaneo<br />
che ha – almeno in<br />
parte – occupato il posto dei<br />
suoi due amici?<br />
Non c’è nemmeno l’ombra<br />
di un personaggio del genere!<br />
Non esiste più ingenuità,<br />
freschezza, coraggio<br />
e spregiudicatezza. Noi ci<br />
“buttavamo”, oggi tutte le<br />
persone sono molto attente<br />
ad esporsi… L’Espresso<br />
negli anni ottanta scriveva<br />
che non si sarebbe parlato<br />
più di Marina Lante Della<br />
Rovere. Sono una persona<br />
che è riuscita a galleggiare,<br />
ad esserci senza mai bruciarmi.<br />
Bèlen a forza di scoop<br />
si brucerà prima o poi. Alla fine, detestata o no, mi<br />
chiamano ancora tutti. Certo non mi sottraggo!<br />
Seguici su:<br />
ECCO PERCHÉ HA VINTO TRUMP.<br />
56 ITA EVENTI<br />
www.librimondadori.it<br />
ITA EVENTI 57
libro del mese<br />
FUNNE, LE<br />
RAGAZZE CHE<br />
SOGNAVANO<br />
IL MARE<br />
Protagoniste di una fiaba moderna – scritta<br />
da una regista trentina – dodici irresistibili<br />
“ragazze” ottantenni con un sogno nel<br />
cassetto. di Guido Biondi<br />
Dopo una campagna di crowdfunding che<br />
ha attirato l’attenzione dei media di tutto<br />
il mondo, la storia delle Funne (significa<br />
donne in dialetto, ndr) è stata raccontata dalla regista<br />
Katia Bernardi in un libro appena uscito per<br />
Mondadori e, presto, sarà anche sul grande schermo<br />
e in tv sul canale Nove. Dalle montagne di<br />
Daone - un luogo incantato in Trentino -, dodici<br />
“ragazze ottantenni” vogliono realizzare il loro sogno<br />
di vedere il mare, perché molte di loro il mare<br />
non l’hanno mai visto. Comincia così l’avventura<br />
che le vedrà cucinare torte da vendere in paese,<br />
posare da modelle per un calendario sino all’avvio<br />
del crowdfunding per raggiungere il proprio scopo.<br />
Una storia vera che ci ricorda non solo che non<br />
dobbiamo mai smetter di sognare, ma che i nostri<br />
sogni possono diventare realtà a qualsiasi età, basta<br />
non perdere mai l’entusiasmo, la curiosità e la<br />
voglia di vivere. Itaeventi ha incontrato l’autrice.<br />
Prima di leggere il libro è bene sapere se è davvero<br />
tutto realmente accaduto…<br />
Le Funne è davvero una favola contemporanea.<br />
Personaggi e fatti sono tutti veri e sono raccontati<br />
nel film documentario da cui è tratto il libro. Nel<br />
libro però ho potuto dare spazio e libertà all’universo<br />
fantastico che si è popolato di personaggi altri,<br />
come il Gallo Peppo o Marcello il Macellaio,<br />
di scene altre che avrei voluto girare, di momenti<br />
che avrei voluto far vivere alle mie protagoniste.<br />
Come scrivo all’inizio del libro “questa storia sta<br />
un po’ di qua e un po’ di là”…<br />
Sopra: Katia bernardi, Funne, le ragazze che sognavano il<br />
mare, Mondadori<br />
mentario, sui mariti delle Funne, che si chiama<br />
Gli uomini della luce e racconta la storia degli<br />
operai e dei minatori che nel dopoguerra hanno<br />
costruito i grandi impianti idroelettrici che hanno<br />
dato la luce al nostro paese. Poi l’incontro fatale<br />
con il circolo pensionati Rododendro e con<br />
lo straordinario gruppo di arzille nonne e da qui<br />
la scintilla: la scoperta che molte di loro non avevano<br />
mai visto il mare. Mi hanno adottata come<br />
figlia, nipote e con loro si è creato un legame<br />
molto forte. Mi hanno coccolata, sgridata e fatta<br />
ingrassare a forza di darmi polenta da mangiare.<br />
Come in tutte le famiglie che si rispettino - in tre<br />
anni di vissuto insieme -, ci sono stati momenti<br />
meravigliosi e furiose litigate ma abbiamo vissuto<br />
un tempo e un’esperienza unica nella vita che<br />
durerà per sempre. Un’impresa straordinaria di<br />
sole donne, in nome di un sogno conquistato con<br />
tanta fatica perché si sa, i sogni sono faticosi da<br />
raggiungere.<br />
sieme per questa avventura e abbiamo condiviso<br />
ogni passo, ogni scelta. Dietro a tutto c’è stato il<br />
mio sguardo e il lavoro di autrice che è consistito<br />
soprattutto nel muovere la storia e poi osservare,<br />
documentare e raccontare le reazioni reali.<br />
Oltre al libro è stato presentato anche il relativo<br />
film, ce ne parla?<br />
La storia delle Funne parte da un film, solitamente<br />
è il contrario, ma in questa storia va tutto un po’<br />
così… Con la prima del film, alla Festa del cinema<br />
di Roma lo scorso ottobre, abbiamo realizzato<br />
un altro sogno: quello di portare le Funne sul red<br />
carpet! Un’immagine piena di poesia e dal sapore<br />
di favola. È stata proprio un’immagine di questo<br />
tipo che tre anni fa mi ha smosso come autrice nel<br />
voler raccontare questa storia. A tavola nella casa<br />
di una delle Funne, un pomeriggio d’inverno, bevendo<br />
un caffè corretto mi hanno chiesto: “Katia,<br />
se diventiamo famose poi dobbiamo comprarci un<br />
vestito bello? Però alla prima nel film nella borsetta<br />
ci portiamo un pezzo di polenta, perché nella<br />
vita non si sa mai…”. Sono ora in attesa, emozionata<br />
dopo l’uscita del libro, per l’uscita del film in<br />
un circuito in sala a partire dal gennaio prossimo.<br />
In televisione invece andrà in onda nel periodo<br />
natalizio su canale Nove di Discovery.<br />
Sotto: le Funne finalmente al mare<br />
Sopra: Katia Bernardi<br />
Com’è arrivata a conoscere le protagoniste del<br />
libro e che tipo di legame si è creato tra di voi?<br />
Io sono una regista trentina e da anni frequentavo<br />
la val di Daone dove è ambientata questa storia.<br />
Alcuni anni fa ho realizzato un altro film docu-<br />
Quanto c’è di suo nelle scelte delle Funne?<br />
Quando ho incontrato le Funne e ho scoperto<br />
il loro mondo, i loro desideri, le loro fatiche e la<br />
poesia dell’infinito mare che molte di loro non<br />
avevano mai visto; abbiamo deciso di partire in-<br />
58 ITA EVENTI<br />
ITA EVENTI 59
Due pagine del calendario<br />
delle Funne<br />
Come è nata l’idea, la scintilla che ha portato a<br />
scrivere il libro?<br />
La scintilla è stato l’incontro con Emanuele Basile,<br />
editor di Mondadori che ha scoperto questa storia<br />
da un servizio della BBC. Pure la BBC è arrivata a<br />
Daone, ditemi se questa non è una favola! Per me<br />
è “una prima volta” nel mondo delle parole o comunque<br />
con questo tipo di scrittura. Emanuele mi<br />
ha aiutata dandomi sicurezza, libertà di poter fare<br />
con le parole quello che ho sempre fatto con le immagini.<br />
Mi ha detto “scrivi come parli “ e siccome<br />
sono una chiaccherona ho scritto in un flusso ininterrottamente…<br />
Ho scritto anche con le immagini,<br />
giocando con le parole, inserendo nella favola<br />
liste, appunti, titoli di coda, istruzioni per l’uso. Il<br />
libro è la mia personale favola: un’avventura meravigliosa,<br />
un luogo, un viaggio, un sogno realizzato<br />
che non sapevo di avere.<br />
Ci sarà un sequel alle Funne? Stanno architettando<br />
qualcosa di nuovo?<br />
Le Funne hanno una forza, un’energia, una curiosità<br />
per il mondo, per la vita, una voglia di mettersi<br />
in gioco - nonostante gli acciacchi dell’età e<br />
i condizionamenti -, che per me è straordinaria e<br />
inesauribile. Non è mai troppo tardi, questo mi<br />
hanno insegnato. Ho già iniziato a immaginare<br />
in quali avventure potremmo lanciarci anche<br />
perché ho scoperto che molte di loro non hanno<br />
mai volato. Un “Funne and the city” secondo me<br />
sarebbe strepitoso, ma bisogna chiedere prima il<br />
permesso al medico e o a padre Artemio. Stiamo<br />
inoltre lavorando ancora sugli altri due loro sogni<br />
raccontati nel libro: incontrare il Papa e Gianni<br />
Morandi. Nel frattempo il mese scorso siamo andate<br />
a ballare ad una sagra in montagna, cantava<br />
Bobby Solo.<br />
60 ITA EVENTI<br />
ITA EVENTI 61
libri<br />
GUINNESS<br />
WORLD<br />
RECORDS<br />
Arriva la 62a edizione del libro soggetto a<br />
copyright più venduto di tutti i tempi. Tra<br />
boccante di migliaia di nuovi traguardi mai<br />
visti prima, il volume continua a celebrare<br />
il mondo dei successi, con l’impegno di<br />
informare, divertire e ispirare bambini e<br />
adulti di qualsiasi età. di Andrea Thomas<br />
Guiness World Records <strong>20</strong>17, Mondadori e Guinness World<br />
Records <strong>20</strong>17 – Videogiochi, Mondadori<br />
Guinness World Records (GWR) è la massima<br />
autorità mondiale nel campo delle<br />
imprese da record. Pubblicato per la prima<br />
volta nel 1955, l’inimitabile libro Guinness World<br />
Records ha venduto più di 136 milioni di copie<br />
in oltre venti lingue diverse e in oltre cento paesi.<br />
Inoltre, l’edizione Guinness World Records: Gamer’s<br />
Edition (in Italia Guinness World Records<br />
- Videogiochi), pubblicata per la prima volta nel<br />
<strong>20</strong>07, ha venduto più di quattro milioni di copie<br />
fino a oggi. Ricco di imprese letteralmente fuori<br />
dal mondo, l’edizione di quest’anno include più di<br />
quattromila record: l’ultima edizione non manca<br />
di riflettere il mondo in continuo mutamento intorno<br />
a noi, e contiene una varietà di record straordinari<br />
e mai visti prima, che toccano tutti gli<br />
argomenti di maggiore attualità di quest’anno.<br />
Tra i nuovi record troverete: il maggior numero<br />
di iscritti per un canale YouTube di video di “unboxing”<br />
(FunToyzCollector, con più di 6,9 milioni<br />
di iscritti), l’album più riprodotto in streaming su<br />
Spotify in un anno (Beauty Behind the Madness di<br />
The Weeknd, con più di 60 milioni di ascoltatori!),<br />
il maggior numero di Nickelodeon Kids’ Choice<br />
Awards vinti da un cartone animato (SpongeBob<br />
SquarePants con 13) e due pagine interamente dedicate<br />
a Disney. I record sono affiancati da nuove<br />
foto che ritraggono i più grandi, i più piccoli, i più<br />
veloci, i più numerosi: il salto più alto di un lama<br />
(1,13 m), la donna anziana più tatuata (91,5%<br />
1: L’ukulele più grande. Misura 3,99 m. ed è stato creato<br />
da Lawrence Stump (U.S.A.); 2: Il Monster Truck più lungo<br />
misura 9,8 m. è stato creato dai fratelli Brad e Jen Campbell<br />
(U.S.A.); 3: La più grande mailbox. Misura162.63 m³ ed è<br />
stata create da Jim Bolin (U.S.A.).<br />
del corpo coperto da tatuaggi), il monster truck<br />
più lungo (9,8 m), e il porzionatore per gelato più<br />
grande (1,95 m).<br />
62 ITA EVENTI<br />
ITA EVENTI 63
carlos ruiz zafón<br />
il labirinto degli spiriti<br />
romanzo<br />
Questo nuovissimo capitolo interattivo è pieno di<br />
record facili da tentare con oggetti di uso quotidiano,<br />
che tutti i lettori possono provare a casa. E<br />
ancora:undici divertenti e istruttivi speciali Factographic.<br />
Ogni capitolo inizia con una doppia pagina<br />
speciale che esplora un argomento del mondo<br />
dei record, con fotografie e grafica spettacolari per<br />
raccontare le storie dietro le imprese da record. Tra<br />
gli argomenti approfonditi ci sono: un viaggio verso<br />
il nostro vicino cosmico più prossimo e la tecnologia<br />
che ha permesso all’umanità di raggiungere<br />
il satellite. Animali: una selezione di creature del<br />
regno animale famose per le enormi dimensioni.<br />
Parti del corpo: parti del corpo da record mostrate<br />
a grandezza naturale. Lego-logia: esplorate il<br />
magnifico mondo Lego. Scienza e Fantascienza: il<br />
confronto tra finzione e realtà. Idee futuristiche e<br />
tecnologie della fantascienza e quanto siamo vicini<br />
a trasformarle in realtà. Sportivi ricchissimi: dalle<br />
vittorie in competizioni ai contratti di sponsorizzazione,<br />
scoprite chi sono i campioni sportivi più<br />
ricchi. Il direttore editoriale di Guinness World<br />
Records, Craig Glenday, ha detto: “Siamo andati<br />
Il gatto domestico più grande si chiama Ludo<br />
(la sua proprietaria è Kelsey Gill e vive in Gran Bretagna)<br />
ed è lungo 118,33 cm.<br />
fino ai confini del mondo (e ancora oltre!) alla ricerca<br />
di una nuovissima serie di successi da record. Come<br />
sempre, ce n’è per tutti i gusti, da viaggi nello spazio,<br />
scienza planetaria e regno animale a corpi umani<br />
straordinari, animali domestici spettacolari e i successi<br />
più memorabili dell’ultimo anno negli sport. Inoltre,<br />
i lettori avranno la possibilità di battere record in<br />
prima persona grazie alla nuova sezione “Provateci<br />
a casa”. Da un punto di vista personale, è stato un<br />
immenso piacere quest’anno accogliere i contributi di<br />
tanti astronauti, in particolare Buzz Aldrin e Chris<br />
Hadfield. Questi primatisti d’eccezione ci hanno aiutato<br />
a rendere la nuova edizione davvero spaziale!”.<br />
Con la collezione più esaustiva di imprese, fatti e<br />
dati, Guinness World Records <strong>20</strong>17 è accompagnato<br />
nelle librerie da Guinness World Records<br />
<strong>20</strong>17 – Videogiochi, massima autorità per tutti gli<br />
aspetti connessi ai record da battere nel mondo dei<br />
videogiochi; il nuovo libro include tutti i titoli dei<br />
più grandi franchise di videogiochi in circolazione.<br />
IL NUOVO E ATTESISSIMO<br />
ROMANZO DI<br />
CARLOS RUIZ ZAFÓN.<br />
UN AUTORE DA<br />
4 MILIONI DI COPIE.<br />
64 ITA EVENTI<br />
ITA EVENTI 65
fumetti<br />
MARVEL<br />
UNIVERSE<br />
LIVE!<br />
Tutte le curiosità dello spettacolo che ha<br />
cambiato le regole dell’intrattenimento dal<br />
vivo. Al MediolanumForum di Assago otto<br />
repliche dal 2 al 4 dicembre.<br />
di Andrea Thomas<br />
È<br />
finalmente in arrivo in Italia Marvel Universe<br />
LIVE!, il più entusiasmante spettacolo dal<br />
vivo per le famiglie mai visto finora. Dopo<br />
aver visitato 85 città negli Stati Uniti in un anno<br />
e mezzo, per un totale di due milioni di spettatori,<br />
lo spettacolo live più ambizioso della storia<br />
della Feld Entertainent è da poco sbarcato in Europa<br />
e ha già letteralmente trionfato a Londra e<br />
Parigi. A breve saranno accontentati anche tutti<br />
i fan italiani, quando lo spettacolo giungerà al<br />
Mediolanum Forum di Assago a Milano, per otto<br />
show imperdibili dal 2 al 4 dicembre, presentato<br />
da Applauso, in collaborazione con The Base.<br />
Spider-Man, Iron Man, Capitan America, Hulk,<br />
Thor ma anche Wolverine, Goblin, Dottor Octopus,<br />
Teschio Rosso, Madame Hydra, Aldrich Killian<br />
ed Electro, sono solo alcuni dei 25 personaggi<br />
Marvel che saliranno sul palco, tutti insieme in<br />
una stessa produzione per un’unica eroica avventura.<br />
La spettacolare produzione di Marvel Universe<br />
LIVE! utilizzerà tutto il parterre del Forum<br />
di Assago con numeri acrobatici portando il pubblico<br />
al centro dell’azione in un modo che prima<br />
si poteva solo sognare.<br />
66 ITA EVENTI<br />
ITA EVENTI 67
Lo show unisce effetti speciali di ultima generazione<br />
con robotica d’avanguardia, sofisticata tecnologia<br />
di proiezione e avvincenti numeri acrobatici<br />
per una performance live nuova e del tutto<br />
unica nel suo genere, ottenendo un effetto simile<br />
a quello che vediamo nei film, ma per la prima<br />
volta utilizzato in uno spettacolo dal vivo. Tantissime<br />
le curiosità di questo spettacolo, che ha dei<br />
numeri davvero impressionanti: più di un anno<br />
per realizzare lo spettacolo (nove mesi di ricerca<br />
e sviluppo e oltre tre di prove); sono necessari 38<br />
camion per il trasporto della produzione; gli artisti<br />
coinvolti sono 53, la cui età va dai 18 ai 40<br />
anni; lo staff tecnico impegnato è di 59 persone. E<br />
ancora: le dimensioni e la grandiosità della produzione<br />
hanno impegnato per l’intero periodo delle<br />
prove il terzo edificio più grande della Florida (il<br />
più grande in assoluto è quello che ospita lo Space<br />
Shuttle); Hulk misura 2,15 metri di altezza, sono<br />
stati realizzati quattro prototipi, sono state necessarie<br />
1500 ore per costruirlo e due batterie auto<br />
per farlo funzionare. Nel set si contano oltre cinquecento<br />
metri lineari di travi; la lunghezza delle<br />
rotaie sospese per travi e carrelli è di oltre cento<br />
metri; ci sono 128 ganci per impalcature dal soffitto.<br />
Le proiezioni richiedono un computer più<br />
potente di quello che serve per lo Space Shuttle<br />
e l’area è una delle più ampie mai costruite (l’area<br />
del pavimento utilizzata è di quaranta metri<br />
per un totale di dicotto video proiezioni diverse e<br />
ventuno proiettori). La lunghezza dei cavi di alimentazione<br />
è sufficiente per attraversare il Golden<br />
Gate e tornare indietro, ci sono abbastanza catene<br />
a supporto della struttura della trave per collegare<br />
New York e il New Jersey. “Sappiamo che quest’opera<br />
cambierà le regole del gioco dell’intrattenimento<br />
dal vivo” spiega Juliette Feld, Executive<br />
Vice President di Feld Entertainment e Producer<br />
di Marvel Universe LIVE!. E Joe Quesada, Chief<br />
Creative Officer della Marvel, aggiunge “La tecnologia<br />
impiegata non è soltanto straordinaria,<br />
ma permetterà di creare un nuovo mondo<br />
Marvel Universe LIVE<br />
Mediolanum Forum Assago (MI)<br />
Da venerdì 2 a domenica 4 dicembre <strong>20</strong>16<br />
I biglietti sono disponibili sul circuito Ticketone<br />
(www.ticketone.it)<br />
Per l’elenco completo delle date:<br />
www.marveluniverselive.com<br />
www.feldentertainment.com<br />
www.marvel.com<br />
IL PIU’ GRANDE ED AVVENTUROSO SPETTACOLO ADATTO<br />
A TUTTA LA FAMIGLIA, CON I PIU’ AMATI SUPER EROI<br />
MARVEL PER LA PRIMA VOLTA DAL VIVO.<br />
68 ITA EVENTI<br />
ITA EVENTI 69
ecensione<br />
LUCCA COMICS<br />
& GAMES<br />
Quest’anno è andata in scena l’edizione<br />
Gold, celebrando le nozze d’oro tra Lucca<br />
e il fumetto, il più grande evento in Europa<br />
dedicato a gioco, comics e mondo fantasy.<br />
di Enry Cat<br />
Foto san_drino (www.flickr/san_drino)<br />
<strong>20</strong>16 di Lucca Comics & Games si<br />
è svolta, come di consueto, a Lucca nel fine<br />
L’edizione<br />
settimana di Halloween. Un’edizione molto<br />
speciale, che dura eccezionalmente cinque giorni,<br />
per celebrare i cinquant’anni della manifestazione;<br />
la fiera nasceva, infatti, nel 1966. Per celebrare<br />
queste nozze d’oro con la città è stato scelto il tema<br />
Gold. E per una manifestazione storica che fa della<br />
modernità uno dei suoi cavalli di battaglia, non poteva<br />
che essere il fumettista italiano oggi più popolare<br />
a ideare e firmare la copertina. La firma <strong>20</strong>16<br />
è quindi di Zerocalcare, al secolo Michele Rech,<br />
che ha interpretato questa super-eroina tatuata e<br />
aggressiva (con le mani rappresenta il numero 50).<br />
Una folla oceanica, come da migliori auspici, si è<br />
riversata su Lucca: vi proponiamo alcuni highlights,<br />
soprattutto con focus sui cosplayer, sia amatoriali<br />
che professionali. Allacciate le cinture perché<br />
sarà un viaggio movimentato!<br />
Foto 1 e 2: Come ogni evento che si rispetti l’età<br />
dei partecipanti era varia, dai bambini agli adulti,<br />
le caricature sui personaggi preferiti dilagavano:<br />
dai vulcaniani ai personaggi della nostra infanzia,s<br />
ia buoni che cattivi, tutti rappresentati in un tripudio<br />
di maschere.<br />
Foto 3 e 4: Non potevano mancare i personaggi<br />
dei nostri incubi più classici: vampiri e zombie,<br />
steampunk che rispecchiano un filone della narrativa<br />
fantastica fantascientifica introducendo<br />
una tecnologia anacronistica all’interno di una<br />
ambientazione storica. Il tutto in chiave interna-<br />
zionale (Foto 5) con una particolare attenzione<br />
al Giappone - paese in prima linea riguardo ai<br />
cosplayer - e con un tributo speciale a Miyazaki,<br />
l’autore giapponese di lungometraggi quali La citta<br />
incantata, Totoro e molti altri (nella Foto 6 La<br />
principessa Mononoke).<br />
70 ITA EVENTI<br />
ITA EVENTI 71
Foto 7 e 8: Anche il filone dei film famosi è stato<br />
ampiamente rappresentato, ad esempio Nightmare<br />
Before Christmas di Tim Burton (nella foto Sally,<br />
coprotagonista del film) e Grease, con i due protagonisti<br />
in coppia.<br />
72 ITA EVENTI
Foto 9, 10, 11 e 12: Ultima accattivante creazione<br />
sono i personaggi della Nintendo e del mondo dei<br />
fumetti. I genderbent sono personaggi che vengono<br />
interpretati amatorialmente dal sesso opposto.<br />
Come dimostra lo scudo di Capitan America, riuscire<br />
a sopravvivere al Lucca comics è una vera<br />
impresa! (Foto 13). Oltre ai personaggi più o meno<br />
amatoriali a Lucca c’erano anche tanti professionisti<br />
del settore tra cui la scrittrice di fantasy Licia<br />
Troisi venuta a mostrare la sua ultima creazione.<br />
74 ITA EVENTI<br />
ITA EVENTI 75
travel<br />
UN WEEKEND A GINEVRA<br />
Raggiungibile dall’Italia in poche ore grazie ai collegamenti Eurocity, è la meta ideale per<br />
visitare i numerosi musei e gustare l’eccellente gastronomia. Itaeventi vi propone un itinerario<br />
provato in anteprima per voi. di Guido Biondi<br />
Non tutti sanno che bastano<br />
circa quattro ore<br />
per raggiungere Ginevra<br />
da Milano. E anche dalle altre<br />
città (Venezia, ad esempio) è<br />
comodo, veloce e conveniente.<br />
Chi desidera scoprire il fascino<br />
delle città svizzere, i suoi mercatini<br />
di natale, la sua suggestiva<br />
e invidiabile posizione - tra il<br />
lago Lemano e le montagne (si<br />
intravede anche il Monte Bianco)<br />
-, i suoi musei, i suoi negozi<br />
e, soprattutto, i suoi ristoranti<br />
può scegliere la praticità dei collegamenti<br />
Eurocity per il suo<br />
viaggio dall’Italia. Prenotando<br />
con almeno 14 giorni di anticipo<br />
si può acquistare la tariffa<br />
Smart che permette di viaggiare<br />
a partire da 19 euro (www.<br />
svizzera.it/intreno). Romantica,<br />
fiabesca e – organizzativamente<br />
parlando – estremamente evoluta<br />
(è una delle dieci città con<br />
la migliore qualità di vita secondo<br />
i sondaggi dei più autorevoli<br />
megazine e istituzioni), Ginevra<br />
offre ai visitatori la sua civiltà,<br />
frutto di secoli di conquiste, battaglie<br />
e coinvolgimento diretto<br />
dei cittadini. È città cosmopolita<br />
per antonomasia, attenta a<br />
includere nel suo Dna costumi<br />
e consuetudini di diverse religioni<br />
e culture. Sede di importanti<br />
istituzioni internazionali, crocevia<br />
del business internazionale<br />
e della cultura: dai musei, alle<br />
proposte musicali, alla gastronomia.<br />
Numerosi personaggi<br />
illustri hanno vissuto a Ginevra:<br />
Jean-Jacques Rousseau,<br />
Franz Liszt e Jorge Luis Borges.<br />
Sopra: Il grande gettito d’acqua, 140<br />
metri di altezza; sotto: La Cattedrale di<br />
San Pietro vista da un vicolo<br />
76 ITA EVENTI<br />
ITA EVENTI 77
1: il Café Du Marché; 2: L’interno<br />
dell’Auberge Carouge; 3: Una delle<br />
stanze a tema; 4: L’auberge Carouge<br />
5: L’interno del ristorante Le Flacon<br />
6: Cucina trasparente, si può vedere la<br />
preparazione dei piatti 7: Tre volte la<br />
parola cioccolato, il dessert da provare<br />
assolutamente 8: I ravioli di funghi<br />
porcini de Le Flacon<br />
Un weekend per due persone<br />
inizia sull’Eurocity che attraversa<br />
la Svizzera meridionale, con un<br />
suggestivo panorama (si passa<br />
anche da Montreux). All’arrivo<br />
della stazione troviamo la prima<br />
utile differenza con le nostre tradizionali<br />
abitudini: la macchinetta<br />
per i biglietti dei trasporti<br />
è ad ogni fermata di tram e bus.<br />
Con il tram 18 si raggiunge<br />
dalla stazione principale l’Auberge<br />
Carouge (Rue Ancienne<br />
39, Tel. +41223380710, www.<br />
hotelcarouge.ch/it/ ), situato<br />
nel quartiere omonimo, regno<br />
dell’artigianato, soprattutto di<br />
mastri cioccolatai e orologi.<br />
L’Auberge Carouge offre stanze<br />
a tema ad un prezzo conveniente<br />
e dispone di un ottimo ristorante<br />
autonomo aperto anche alla<br />
clientela esterna (www.vicolo39.<br />
ch). Dall’Hotel – sempre spostandosi<br />
con i mezzi di superficie<br />
– si può visitare la parte vecchia<br />
della città di Ginevra e vedere i<br />
monumenti storici o, semplicemente,<br />
giocare a scacchi (giganti)<br />
con gli abitanti della città. Se<br />
desiderate una guida che parli<br />
italiano potete contattare la signora<br />
Sandrine Palomera (Tel.<br />
+41796073809, sanpalomera@<br />
hotmail.com), simpatica e competente.<br />
Le principali attrazioni<br />
turistiche di Ginevra sono la<br />
Cattedrale di San Pietro, il Muro<br />
dei Riformatori, l’orologio fiorito,<br />
il Monumento Brunswick,<br />
il Jet d’eau (Getto d’acqua) et il<br />
Palais des Nations, che ospita la<br />
sede europea delle Nazioni Unite.<br />
Merita una tappa la Maison<br />
Tavel, sede del Museo internazionale<br />
della Riforma, con il<br />
Rilievo Magnin, ovvero l’intera<br />
Ginevra riprodotta in scala<br />
dall’Architetto Auguste Magnin<br />
Rue De Puits-Saint-Pierre 6, Tel.<br />
+41224183700, www.mah-geneve.ch).<br />
Sono i tantissimi musei<br />
la vera offerta culturale della<br />
città: i più interessanti sono il<br />
Meg (Museo etnografico, http://<br />
www.ville-ge.ch/meg/index.<br />
php) con l’interessante mostra<br />
dedicata all’Amazzonia (fino<br />
all’8 gennaio <strong>20</strong>17), il Mamco<br />
(museo dell’arte contemporanea,<br />
www.mamco.ch), ed infine, il<br />
Museo di Storia delle Scienze,<br />
situato in un bellissimo parco<br />
(http://institutions.ville-geneve.<br />
ch/fr/mhn/). La sera ci si può<br />
rilassare gustando le prelibatezze<br />
del Café Du Marché, a due<br />
passi dall’albergo nella piazzetta<br />
dove si svolge il mercatino<br />
locale nel weekend (Place Du<br />
Marché 4, Tel. +41223012647,<br />
http://cafedumarchecarouge.ch/<br />
new/). La carne è il piatto forte<br />
(offrono anche una scelta per i<br />
vegetariani) e la cucina è gestita<br />
dallo Chef Thierry Minguez.<br />
78 ITA EVENTI<br />
ITA EVENTI 79
1: la mostra sull’Amazzonia; 2: il Meg<br />
Museo Etnografico; 3: il giardino<br />
botanico; 4: la app gratuita<br />
per visitare l’immenso parco;<br />
80 ITA EVENTI<br />
ITA EVENTI 81
1: Il museo di Storia della Scienza;<br />
2: Jean Kazes, autore dell’orologio<br />
più grande del mondo<br />
«La vita è troppo breve per sprecarla<br />
a realizzare sogni altrui»<br />
Scoprirete ben presto che nei ristoranti<br />
di alta cucina le porzioni<br />
sono comunque abbondanti, un<br />
dettaglio interessante rispetto<br />
alle scelte degli Chef nostrani.<br />
Il giorno successivo vale la pena<br />
di visitare i dintorni di Carouge,<br />
con le sue case a due piani: è un<br />
paese all’interno della città, con<br />
una grande armonia da paese<br />
fiabesco. Un luogo con radici<br />
italiane: fu sviluppato da architetti<br />
italiani ed è appartenenuto<br />
al regno della Sardegna fino al<br />
1786. Potrete incontrare e chiacchierare<br />
con i migliori artigiani<br />
del luogo, ad esempio da Chocolat<br />
Pascoet, in Rue Saint-Joseph<br />
12, con i suoi cioccolati ricchi<br />
di mille spezie oppure le teiere<br />
giganti di Betjeman e Berton,<br />
al numero 35. Indubbiamente il<br />
luogo più interessante è la bottega<br />
di alta orologeria Jean Kazes,<br />
autore dell’orologio più grande<br />
del mondo situato presso l’Hotel<br />
Cornavin (Rue Saint-Joseph<br />
21, Tel. +41223433091, www.<br />
jean-kazes.ch). A questo punto<br />
è d’obbligo una visita ai Giardino<br />
botanici (www.ville-ge.ch<br />
), raggiungibili con l’autobus 1.<br />
Non dimenticate di scaricare<br />
l’app gratuita con la guida audio.<br />
Ogni weekend che si rispetti<br />
si deve concludere in bellezza:<br />
l’occasione è la visita al Ristorante<br />
Le Flacon in Rue Vautier 45,<br />
Tel. +412234215<strong>20</strong>, http://leflacon.ch),<br />
magari prenotando in<br />
anticipo. Protagonista è lo Chef<br />
Yoann Caloué e le sue creazioni:<br />
potrete assaggiare dei superbi<br />
gnocchi al tartufo bianco e un<br />
dessert chiamato semplicemente<br />
tre volte cioccolato (una delizia)<br />
e ottimi vini, tra i quali il Givry.<br />
Sarete accolti calorosamente nel<br />
locale da piccoli antipasti quali<br />
un delicato preparato di sgombro,<br />
mostarda mela e patate. Se<br />
desiderate spiegazioni dal Menù<br />
chiedete della bravissima Sara<br />
che vi aiuterà con il vostro italiano.<br />
Segnalato dalle più grandi<br />
guide gastronomiche Le Flacon<br />
assomiglia a un’esperienza mistica,<br />
avrete le farfalline nello<br />
stomaco anche dopo diverse ore<br />
dalla cena.<br />
SVIZZERA TURISMO<br />
numero verde:<br />
00800 100 <strong>20</strong>0 30<br />
info@myswitzerland.com<br />
www.svizzera.it<br />
Intenso, suggestivo, ricco di riflessioni brillanti sul come<br />
e il quando del nostro umano esistere, il romanzo conferma<br />
– se ce ne fosse bisogno – che De Carlo è la voce più limpida,<br />
attenta e moderna della nostra narrativa.<br />
Sergio Pent - ttL, La Stampa<br />
82 ITA EVENTI
enessere<br />
DAL BRASILE:<br />
“MAIS ORDEM, MAIS BELEZA”<br />
Al 53° congresso della Società Brasiliana di Chirurgia<br />
Plastica e Ricostruttiva tenutosi a Fortaleza, una storica<br />
presa di posizione che sancirà più ordine e rigore tra<br />
i professionisti certificati e non in chirurgia plastica;<br />
non solo per la dignità di una specialità che ha perso<br />
identità ma, soprattutto, per la sicurezza dei pazienti<br />
che credono ancora nella serietà e nella onestà della<br />
nostra professione.<br />
Dr. Antonio Distefano<br />
(Specialista in Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica)<br />
La Società Brasiliana di Chirurgia<br />
Plastica (SBCP) ha<br />
dichiarato apertamente<br />
“guerra” ai non specialisti. Non<br />
è stato ancora presentato un disegno<br />
di legge vero e proprio ma<br />
i dati sconfortanti a danno degli<br />
utenti che si rivolgono a chirurghi<br />
non specialisti ha cominciato<br />
a far muovere la SBCP in<br />
senso sempre più restrittivo. Da<br />
quest’anno infatti la SBCP non<br />
ha accettato l’iscrizione al congresso<br />
da parte di medici non<br />
specialisti e, agli stessi ha chiesto<br />
la presentazione dell’iscrizione<br />
alla propria società nazionale di<br />
riferimento alla quale si è ammessi<br />
solo se veri chirurghi plastici.<br />
Per troppi anni molti medici<br />
non specialisti partecipando<br />
a Congressi nazionali e internazionali<br />
hanno acquistato diplomi<br />
di frequenza di corsi e congressi<br />
che hanno loro conferito una<br />
equipollenza non corrisposta<br />
da una adeguata pratica clinica<br />
universitaria postlaurea che dura<br />
5 anni e che nessun congresso o<br />
corso postlaurea può avvalorare.<br />
Il risultato di tale situazione è<br />
che la maggior parte dei sinistri<br />
e dunque delle condanne emesse<br />
è nei confronti dei medici non<br />
specialisti. La SCBP infatti ha<br />
pubblicato un articolo dove il 62<br />
% dei contenziosi legali riguarda<br />
i medici non specialisti contro<br />
il 38 % degli specialisti. Una<br />
situazione insostenibile che la<br />
SBCP non intende più tollerare<br />
stabilendo dei protocolli di sicurezza<br />
sempre più severi anche per<br />
quanto concerne la prevenzione<br />
delle complicanze postoperatorie<br />
che un adeguato spazio clinico<br />
chirurgico e la presenza di una<br />
adeguata equipe, dove è sempre<br />
presente un anestesista, riduce al<br />
minimo. Nel decalogo presentato<br />
dalla SMCP si stabilisce una<br />
condotta precisa, una serie di linee<br />
guida che dove vengono regolamentati<br />
obblighi e comportamenti<br />
etici e deontologici dei<br />
chirurghi plastici. Fra i più citati<br />
l’iscrizione obbligatoria ad una<br />
società nazionale che monitori e<br />
sorvegli attivamente i suoi iscritti,<br />
l’obbligo di frequentare scuole<br />
di livello internazionale, di operare<br />
in strutture cliniche idonee<br />
e certificate, di fare educazione<br />
sanitaria al pubblico in modo<br />
obiettivo e a difesa della sicurezza<br />
del paziente condannando<br />
iniziative pubblicitarie che sminuiscano<br />
la figura dello specialista<br />
stesso; punto quest’ultimo<br />
sul quale si è molto dibattuto in<br />
questa sede congressuale dove il<br />
danno all’ immagine arrecato ai<br />
chirurghi specialisti da parte di<br />
“pirati” della chirurgia plastica<br />
è incalcolabile. Al 53° congresso<br />
della società brasiliana di chirurgia<br />
plastica e ricostruttiva<br />
svoltosi a Fortaleza sono stati evidenziate<br />
tendenze e metodologie<br />
innovative di grande impatto<br />
emozionale. Una ventata di modernità,<br />
di avanzamento tecnico<br />
che vedrà nei prossimi anni un<br />
new trend anche in Italia. Il Paese<br />
che esporta moda, bellezza e<br />
una alimentazione fra le più sane<br />
al mondo non potrà non tenere<br />
conto di questi new concepts. Il<br />
volto e il body contouring hanno<br />
fatto da padroni di casa in tutte<br />
e quattro le giornate congressuali.<br />
Il lipotransfer al viso e al<br />
corpo si sono dimostrati la metodica<br />
attualmente più eseguita<br />
e a quanto pare la più richiesta<br />
in Brasile. Complice anche un<br />
tempo chirurgico non impegnativo<br />
e un postoperatorio breve ,<br />
senza sequele a lungo termine e<br />
dunque una ripresa del sociale<br />
nell’arco di pochissimi giorni. In<br />
particolare si è ulteriormente approfondito<br />
il tema del microlipostranfer<br />
come metodica alternativa<br />
ai filler per risultati non solo<br />
più duraturi ma anche piu validi<br />
dal momento che le cellule adipose<br />
contengono i fattori di crescita<br />
che migliorano il trofismo<br />
e dunque la qualità della pelle.<br />
Microlipotranfer sia come riempitivo<br />
di rughe, solchi e volumi<br />
mancanti ma anche come revitalizzante<br />
importante per la qualità<br />
delle pelle stessa: luminosità ,<br />
compattezza ed elasticità. Analogo<br />
procedimento ma più raffinato<br />
è il nuovissimo nanolipotransfer<br />
che vede una filtrazione o<br />
ovvero una lavorazione maggiore<br />
del tessuto adiposo prelevato con<br />
sofisticatissime microcannule e<br />
che viene utilizzato come revitalizzante<br />
e non come volumizzante.<br />
Un procedimento rapido<br />
i cui effetti sono piu longevi e<br />
migliori qualitativamente delle<br />
meglio conosciute vitamine.<br />
E’stata ulteriormente ribadita<br />
invece la tendenza ad abbinare<br />
il lifting del viso al lipotransfer<br />
o microlipotransfer soprattutto<br />
la dove un buon recupero della<br />
tonicità del profilo mandibolare<br />
e del collo non conferiscono lo<br />
stesso risultato a livello delle labbra,<br />
degli zigomi o delle guance<br />
in casi di visi scarniti, dimagriti<br />
o sempre tali per costituzione,<br />
circostanze tutte che non consentono<br />
un recupero dei volumi<br />
mancanti. Un viso ben ritonificato<br />
ma troppo magro non da<br />
soddisfazione sia al paziente che<br />
al chirurgo. Le relazioni dei più<br />
grandi esperti internazionali<br />
hanno unanimemente dimostrato<br />
che i risultati migliori derivino<br />
dall’ abbinamento delle due metodiche<br />
combinate. Si cominicia<br />
infatti a parlare di lipolifting del<br />
viso. Grande attenzione e numeri<br />
alla mano crescenti per il body<br />
contouring che consente di correggere<br />
le adiposità localizzate<br />
in eccesso ( non il sovappeso) e<br />
allo stesso tempo migliorare le<br />
zone poco rappresentate e poco<br />
toniche o voluminosamente<br />
non armoniche come il seno o<br />
il gluteo. Secondo i dati emersi<br />
al congresso sono aumentate le<br />
procedure per la correzione del<br />
gluteo e del seno mentre sempre<br />
maggiore è la richiesta per<br />
l’armonizzazione del dorso che<br />
continua a essere una delle aree<br />
più difficili da trattare e, allo<br />
stesso tempo, casusa di disarmonia<br />
con punta vita e fianchi. Il<br />
lipotransfer del corpo perfezionato<br />
dalla scuola brasiliana sta<br />
riconoscendo risultati talmente<br />
evidenti e armonici che è diventato<br />
il primo intervento estetico<br />
eseguito in Brasile spodestando<br />
la mastoplastica additiva da sempre<br />
considerata la più richiesta. A<br />
tal proposito i lipotransfer è sempre<br />
più utilizzato anche per correggere<br />
imperfezioni o perdite<br />
volumetriche del seno dopo una<br />
mastoplastica additiva che non<br />
ha prodotto i risultati pianificati.<br />
Dove? Nei punti più sensibili<br />
che le donne richiedono essere<br />
ben corretti ovvero la parte superiore<br />
del seno, da sempre la parte<br />
meno rappresentata e che risente<br />
di gravidanze e allattamenti impegnativi<br />
come di dimagrimenti<br />
importanti. Lipotransfer dunque<br />
per evitare sostituzioni protesiche<br />
nonché ulteriori cicatrici nel caso<br />
di mastopessi che con il tempo<br />
hanno determinato una discreta<br />
perdita di volume e dunque di<br />
proiezione del seno. Un approccio<br />
dunque che riscuote sempre<br />
più consensi e che, visti i risultati<br />
a lungo termine sia dai pazienti<br />
che dai chirurghi, viene considerato<br />
come una valida alternativa<br />
all’utilizzo degli impianti protesici<br />
sia in viso ( zigomi, mento,<br />
labbra ) che nel corpo. Il tutto<br />
confermato dalla quasi nulla presenza<br />
di complicanze. Il “self “<br />
infatti non scatena quelle sequele<br />
come la contrattura capsulare<br />
o il dislocamento della protesi.<br />
Evenienze che, anche se molto<br />
basse, richiedono una correzione<br />
chirurgica.<br />
Dr. Antonio Distefano<br />
www.antoniodistefano.it<br />
www.artesteticamilano.it<br />
info@artesteticamilano.it<br />
Consulta il nostro esperto:<br />
328 436 7235<br />
84 ITA EVENTI<br />
ITA EVENTI 85
itratti<br />
DONATA BERGER<br />
“È fonte di grande soddisfazione aver aiutato un progetto valido in difficoltà, che con le sole<br />
risorse pubbliche difficilmente avrebbe potuto vedere la luce”. di Raffaele Piscitelli<br />
“Vengo da una famiglia serena, partecipe, attenta,<br />
ma senza spazio per le futilità, dove la disciplina<br />
è sempre stata tenuta in gran conto. Mio padre,<br />
austriaco, ci teneva molto e, a fare un po’ da mediatrice,<br />
era la mamma. Questo rigore mi ha sempre<br />
aiutato, in tutto quello che ho fatto ho cercato<br />
di riporre metodo, costanza e programmazione.<br />
Ho iniziato a lavorare abbastanza presto anche se<br />
amavo girare per il mondo; sono nata in Svizzera<br />
e ho vissuto in molti posti diversi prima di arrivare<br />
in Italia. Questo mi ha aiutato moltissimo specie<br />
quando mi occupavo dell’organizzazione di eventi,<br />
sempre con un occhio dedicato ad un progetto.<br />
Ricordo con piacere la collaborazione<br />
milanese con Michelle<br />
Hunziker per Doppia<br />
difesa, con la quale mi sono<br />
trovata subito in sintonia (e<br />
forse non è un caso, condividendo<br />
anche il paese in cui<br />
siamo nate). Allo stesso modo<br />
ho una grande stima di Valentina<br />
Pitzalis, che nel corso<br />
di questi anni è diventata una<br />
amica. Ammiro molto la forza<br />
con cui ha affrontato delle<br />
vicende difficili. Molti progetti<br />
li ho anche pensati per le<br />
scuole: avvicinare l’istituzione<br />
dell’Esercito alle scuole, facendo<br />
visitare ai ragazzi il magnifico<br />
palazzo Cusani e coinvolgendoli attraverso<br />
incontri di educazione alla legalità, di contrasto al<br />
bullismo”.<br />
Si è occupata anche di teatro.<br />
Faccio parte di una compagnia di attori che nella<br />
vita si occupano di altro, la compagnia di teatro<br />
si chiama “Insoliti Ignoti” ed è stata fondata da<br />
Emanuele Belotti. Tutti si occupano di un aspetto<br />
della realizzazione e ogni spettacolo è pensato in<br />
direzione di un progetto. È una realtà che esiste da<br />
vent’anni e che ad uno “zoccolo duro” di fedelissimi<br />
associa sempre nuovi giovani. Serve ad avvicinare<br />
amici, a far trascorrere delle serate piacevoli e<br />
soprattutto a rendere piacevole contribuire per delle<br />
finalità sociali. È bello fare charity, ed è ancora<br />
più bello farlo divertendosi: non si è coinvolti solo<br />
col portafoglio, ma soprattutto con il cuore e con<br />
il sorriso.<br />
Un suo progetto, la casa pediatrica.<br />
Due anni fa nasce questa idea. L’amico Luca Bernardo,<br />
Direttore di Pediatria, ha chiesto il mio<br />
aiuto portandomi a vedere il cantiere e dicendomi:<br />
voglio che questa struttura sia qualcosa di diverso.<br />
Non ho meriti per quanto riguarda la struttura,<br />
sia chiaro, ma ho dato tutta me stessa per darle,<br />
attraverso le mie competenze, un aspetto caldo,<br />
umano e vicino, anche a partire dallo stesso nome,<br />
cioè “casa”, e non “ospedale”. Grazie a 24 amici artisti<br />
mi sono prodigata perché<br />
ognuna delle stanze potesse<br />
essere abbellita e impreziosita<br />
con un tocco artistico ed<br />
umano. È stato difficile, una<br />
scommessa ardita, gli artisti si<br />
sono messi in gioco pro bono<br />
senza alcuna garanzia, ma è<br />
andata bene. È fonte di grande<br />
soddisfazione aver aiutato<br />
un progetto valido in difficoltà,<br />
che con le sole risorse pubbliche<br />
difficilmente avrebbe<br />
potuto vedere la luce.<br />
Come si sostiene la casa pediatrica<br />
oggi?<br />
L’intervento pubblico fa quello<br />
che può, che è appena sufficiente per le necessità<br />
sanitarie e assistenziali di base. Siamo sempre<br />
in prima linea per raccogliere contributi privati, e<br />
devo dire che la risposta, specialmente da parte degli<br />
amici, è sempre molto positiva.<br />
Progetti futuri?<br />
La casa pediatrica dà sempre molto da fare. Mi piacerebbe<br />
chiudere il progetto “Arte come Terapia”<br />
con una sezione dedicata alla street art. Trovo che<br />
sia vicina ai ragazzi sia per ragioni anagrafiche che<br />
per la novità che costituisce, e non in ultimo anche<br />
con uno scopo educativo: la street art è una bella<br />
cosa finché, mi verrebbe quasi da dire, ha un codice<br />
deontologico. Non si tratta di imbrattare muri,<br />
ma di fare dell’arte: far vedere questa differenza<br />
credo sia una sfida educativa non indifferente.<br />
86 ITA EVENTI<br />
ITA EVENTI 87
enessere<br />
COME PRENDERSI CURA<br />
DEL NOSTRO CUORE<br />
Con un’alimentazione corretta e una sana attività fisica si possono prevenire le malattie<br />
cardiovascolari. Itaeventi incontra il Dott. Giovanni Calì. di Guido Biondi<br />
Cardiologo, fondatore e titolare<br />
dello Studio Medico<br />
Calì dal <strong>20</strong>05, il Dott.<br />
Giovanni è specialista nell’attività<br />
clinica cardiologica e nella<br />
diagnostica cardio-vascolare. Ha<br />
un’esperienza ventennale maturata<br />
in strutture ospedaliere (Niguarda,<br />
Policlinico di Milano),<br />
che gli consente un approfondito<br />
e completo inquadramento diagnostico<br />
e una decisione terapeutica<br />
rapida e mirata, con la capacità<br />
di indirizzare il paziente,<br />
ove necessario, fino al ricovero<br />
in strutture di eccellenza. È coautore<br />
di oltre 80 pubblicazioni<br />
su riviste scientifiche. Dal <strong>20</strong>05<br />
è membro del Consiglio Direttivo<br />
del Comitato Maria Letizia<br />
Verga per la cura e lo studio delle<br />
leucemie infantili presso l’Ospedale<br />
S. Gerardo di Monza. Abbiamo<br />
chiesto al Dott. Giovanni<br />
Calì qualche domanda per approfondire<br />
alcuni temi di sicuro<br />
interesse per i nostri lettori.<br />
Dott. Giovanni Calì<br />
Quali sono i principali fattori<br />
di rischio delle malattie cardiovascolari?<br />
Cosa si consiglia<br />
a un paziente nell’alimentazione<br />
e nell’attività fisica?<br />
L’approccio è il seguente: se si<br />
presenta un paziente con una<br />
patologia abbiamo la possibilità<br />
di studiarlo con la diagnostica.<br />
Diverso il caso di un paziente<br />
che desidera fare un check-up,<br />
termine che non amo poiché è<br />
molto generico. Normalmente<br />
facciamo una anamnesi al paziente<br />
e cerchiamo di capire i<br />
principali fattori di rischio. I<br />
primi due sono l’età – dato che a<br />
seconda dell’età si può intervenire<br />
in maniera diversa – e il sesso,<br />
perché la donna fintanto che è in<br />
età fertile ha un elevato valore di<br />
estrogeni che la proteggono dalle<br />
malattie cardiovascolari a differenza<br />
dell’uomo. Ovviamente si<br />
chiede al paziente se è un fumatore<br />
e quali sono i valori di pressione,<br />
se ha fatto recentemente<br />
gli esami del sangue in modo da<br />
focalizzare sui valori del colesterolo<br />
e della glicemia. Ancora un<br />
fattore di rischio è il peso corporeo,<br />
assolutamente da valutare.<br />
Gran parte di questi fattori sono<br />
reversibili ovvero modificabili,<br />
ad esempio il fumo, in teoria, è il<br />
più semplice, perché è sufficiente<br />
smettere con le sigarette. Anche<br />
il colesterolo e la pressione sono<br />
fattori modificabili: chiediamo<br />
quali sono le abitudini alimentari<br />
del paziente e, una volta<br />
accertate, si consiglia l’apporto<br />
calorico corretto soprattutto riducendo<br />
i grassi animali (latticini,<br />
carne rossa) e favorendo le<br />
proteine vegetali e quelle derivate<br />
dal pesce (tonno, sgombro, pesce<br />
azzurro, etc.) e dalla frutta secca<br />
(noci, mandorle, pistacchi) che<br />
sono ricche di omega 3 e omega<br />
6. Altri consigli sono quelli di<br />
aumentare l’attività fisica: almeno<br />
trenta minuti di camminata<br />
con un buon passo al giorno,<br />
andare in bicicletta o fare nuoto.<br />
Per quanto concerne la pressione<br />
il consiglio di base è di ridurre<br />
l’uso del sale. Un elemento non<br />
modificabile è la trasmissione<br />
ereditaria di genitori o parenti: se<br />
qualcuno ha avuto un infarto c’è<br />
una predisposizione accentuata.<br />
Oltre alla visita e l’elettrocardiogramma<br />
si può approfondire la<br />
88 ITA EVENTI
situazione del paziente con l’ecocardiogramma,<br />
con il quale possiamo<br />
visualizzare correttamente<br />
il cuore: si studiano gli apparati<br />
valvolari, il ventricolo, l’aorta.<br />
Studiamo anche le carotidi con<br />
l’ecodoppler e siamo in grado di<br />
vedere se si sono formate delle<br />
placche. Se trovo delle placche -<br />
anche in forma iniziale - divento<br />
più aggressivo con la prevenzione<br />
anche attraverso i farmaci, con<br />
un controllo costante sui<br />
possibili effetti collaterali.<br />
Oltre alle statine come<br />
farmaci usiamo l’aspirina.<br />
Controlliamo anche l’aorta<br />
toracica e addominale<br />
per evitare possibili aneurismi.<br />
Quali sono i sintomi più<br />
diffusi per capire se sta<br />
per insorgere un infarto?<br />
Il sintomo principale che<br />
deve essere preso seriamente è<br />
il dolore allo sterno, un dolore<br />
viscerale. Se associato a sudorazione<br />
fredda bisogna recarsi<br />
immediatamente al pronto soccorso<br />
chiamando l’ambulanza<br />
in modo che le eventuali aritmie<br />
possano essere trattate da<br />
personale competente. Bisogna<br />
comprendere che non sempre il<br />
dolore allo sterno è associabile<br />
al rischio di infarto: potrebbe<br />
essere un reflusso gastroesofageo<br />
o un attacco di panico. Anche il<br />
dolore al braccio al quale spesso<br />
si associa la possibilità di un infarto<br />
potrebbe – invece – essere<br />
un dolore posturale.<br />
Staff dei medici dello Studio Calì<br />
Spesso viene consigliato a chi<br />
fa sport di fare un esame sotto<br />
sforzo. È utile?<br />
È giusto a seconda dell’età e dal<br />
tipo di sport che viene svolto. Io<br />
sono favorevole soprattutto all’ecografia<br />
al cuore che rileva alcune<br />
patologie che non vengono rilevate<br />
con l’elettrocardiogramma.<br />
La sua professione di cardiologo<br />
è stata una scelta dettata<br />
della passione per questo tipo<br />
di studio?<br />
Sicuramente una passione.<br />
Quando avevo diciotto anni mio<br />
padre ha avuto un infarto – e in<br />
quegli anni la mortalità era molto<br />
elevata – ed è stato ricoverato<br />
un mese e mezzo e salvato.<br />
E questo mi ha portato<br />
a dedicarmi alla cardiologia,<br />
una scienza che in questi<br />
anni ha avuto una evoluzione<br />
– a livello tecnologico<br />
- incredibile. Oggi statisticamente<br />
è cresciuta la possibilità<br />
di essere salvati dall’infarto<br />
tramite la prevenzione,<br />
la cardiologia interventistica<br />
e la chirurgia. Ho creato<br />
uno studio specialistico con<br />
grandi professionisti tra i quali<br />
il Dott. Montagnolo, chirurgo<br />
presso la chirurgia di urgenza al<br />
Policlinico di Milano, uno dei<br />
più qualificati ed esperti ecografisti<br />
della città di Milano; seguiamo<br />
il paziente anche nella fase di<br />
ricovero ospedaliero. Il paziente<br />
da noi viene visto nella sua interezza<br />
con coscienza e umanità;<br />
ci prendiamo cura di lui.<br />
Lo Studio Medico, fondato e coordinato dal Dr. Giovanni Calì, è una struttura sanitaria privata a carattere<br />
ambulatoriale che svolge servizi diagnostici e terapeutici in ambito cardiologico, vascolare e<br />
- grazie alla presenza del Dr. Gianguido Montagnolo - in ambito addominale, tiroideo, mammario e<br />
di chirurgia generale. Lo studio si caratterizza per una particolare specializzazione in ecocardiografia<br />
ed eco-color-Doppler. Fondamentale è l’integrazione clinica attivata con professionisti di eccellenza<br />
nelle branche specialistiche affini: chirurgia generale, neurologia, gastroenterologia, medicina interna,<br />
epatologia, ematologia, angiologia, diabetologia/endocrinologia urologia, ortopedia/traumatologia,<br />
nutrizionismo, oculistica e chirurgia plastica. L’obiettivo della nostra struttura è di consentire, attraverso<br />
l’utilizzo di apparecchiature di ultima generazione, un rapido inquadramento delle problematiche del<br />
paziente. La diagnostica per immagini viene integrata da un approfondito esame clinico finalizzato ad<br />
eseguire esami molto mirati. La nostra ambizione è fornire al paziente, oltre alle precisazioni diagnostiche<br />
del caso, anche un’impostazione terapeutica il più possibile efficace e personalizzata. Tale approccio<br />
ci ha consentito negli anni passati di ridurre il numero delle ospedalizzazioni; per contro, qualora<br />
fosse necessario, possiamo disporre un ricovero nelle opportune strutture ospedaliere di eccellenza.<br />
STUDIO MEDICO CALÌ Centro Cardiologico e Polispecialistico<br />
Via Monte Napoleone 10, Milano - Tel. 02 6688972 - www.studiomedicocali.it<br />
90 ITA EVENTI
enessere<br />
GARLIFE, LA<br />
RIVOLUZIONE<br />
DELL’AGLIO<br />
L’integratore alimentare a base di<br />
estratto di aglio invecchiato ABG10+®,<br />
ottenuto attraverso un processo naturale<br />
d’invecchiamento di 30 giorni a temperatura<br />
e umidità controllate, partendo dai bulbi di<br />
aglio bianco. di Andrea Thomas<br />
CAMPI D’AZIONE<br />
- Sostegno delle funzioni immunitarie<br />
- Salute dell’apparato cardiovascolare<br />
- Metabolismo di trigliceridi e colesterolo<br />
- Regolarità della pressione arteriosa<br />
- Azione antiossidante<br />
- Fluidità delle secrezioni bronchiali<br />
- Benessere di naso e gola<br />
- Funzione digestiva<br />
PUNTI DI FORZA<br />
- ABG10® comprende un’elevata concentrazione di<br />
SAC e polifenoli antiossidanti<br />
- unico eccipiente farina di riso biologica<br />
- senza glutine<br />
- senza conservanti<br />
ALLERGENI<br />
Nessuno<br />
è una pianta conosciuta fin dai tempi<br />
degli egizi, conosciuta per le sue proprietà<br />
L’aglio<br />
antiossidanti e antimicrobiche. Nonostante<br />
sia ricchissimo di componenti attivi utili per la salute<br />
umana, il suo consumo è spesso ridotto a causa<br />
dei suoi intensi caratteri sensoriali. La continua<br />
ricerca ha permesso di mettere a punto una nuova<br />
tecnica di produzione per ridurre gli “effetti indesiderati”<br />
dell’aglio, migliorando le proprietà utili per<br />
l’uomo. Nasce così Garlife, l’integratore alimentare<br />
a base di estratto di aglio invecchiato ABG10+®,<br />
ottenuto attraverso un processo naturale d’invecchiamento<br />
di trenta giorni a temperatura e umidità<br />
controllate, partendo dai bulbi di aglio bianco.<br />
Tramite il processo si ottiene una riduzione della<br />
quantità di allicina, la molecola responsabile del<br />
cattivo odore, e di sviluppare un elevato contenuto<br />
dell’amminoacido SAC (S-allil-cisteina).<br />
ANTIOSSIDANTE<br />
Diversi studi mostrano che SAC svolge una azione<br />
di “spazzino dei radicali liberi” aumentando anche<br />
i livelli di glutatione, potenziando la sua azione antiossidante.<br />
In questo processo di invecchiamento<br />
l’aglio si arricchisce in polifenoli, rinomati per<br />
l’azione antiossidante, che risultano essere fino a<br />
dieci volte più concentrati rispetto a quelli presenti<br />
nell’aglio bianco.<br />
COLESTEROLO<br />
Studi recenti mostrano come SAC possa avere<br />
una potenziale azione positiva intervenendo nel<br />
metabolismo del colesterolo. Infatti, in diversi<br />
studi in vitro e in vivo è stato evidenziato come<br />
la somministrazione di aglio invecchiato riduca<br />
l’ossidazione del colesterolo LDL, garantendo in<br />
questo modo la regolare funzionalità dell’apparato<br />
cardiovascolare.<br />
PRESSIONE ARTERIOSA<br />
Vari studi clinici sull’aglio invecchiato condotti<br />
sull’uomo hanno evidenziato risultati significativi<br />
nel mantenimento della regolarità della pressione<br />
arteriosa.<br />
ALTRE CARATTERISTICHE<br />
SAC limita l’azione di complessi proteici che stimolano<br />
i processi infiammatori nel nostro organismo<br />
intervenendo in maniera positiva anche nei<br />
casi di raffreddamento, favorendo la fluidità delle<br />
secrezioni bronchiali e il benessere di naso e gola.<br />
Alcuni studi hanno dimostrato come l’aglio nero<br />
può essere un buon antimicrobico e antifungino,<br />
in particolare nei confronti di Candida albicans.<br />
È stato evidenziato inoltre come l’estratto di aglio<br />
invecchiato possieda fino a sette volte più calcio e<br />
fino al doppio di fosforo rispetto ad un comune<br />
estratto. Garlife non contiene OGM ed il solvente<br />
di estrazione è composto da sola acqua.<br />
92 ITA EVENTI<br />
ITA EVENTI 93
enessere<br />
LO SPAZIO<br />
TRA LE NUVOLE,<br />
IL VIAGGIO<br />
COME CURA<br />
“Il viaggio ci insegna tanto su di noi perché ci obbliga a stare<br />
scomodi, ed è nella scomodità che possiamo davvero testare<br />
il nostro coraggio, la nostra tenacia. È quando arriviamo dove<br />
non immaginavamo che ci scopriamo. È quando ci esponiamo<br />
che ci riveliamo”. L’ultimo libro di Camilla Raznovich è un<br />
viaggio alla scoperta di se stessi.<br />
“Il viaggio mi ha sempre aiutato<br />
a resettarmi: sono partita piena di<br />
punti interrogativi, di ansie e di<br />
pensieri e sono tornata più leggera,<br />
lucida e libera. Nel frattempo,<br />
ho tagliato rami secchi, mi sono<br />
svuotata del superfluo per fare<br />
spazio al nuovo”. Camila Raznovich,<br />
conduttrice televisiva e<br />
radiofonica, conosciuta al grande<br />
pubblico prima su Mtv e adesso<br />
per i suoi programmi su Rai<br />
Radio2 (Radio2 come voi) e su<br />
Rai Tre (Kilimangiaro) in questo<br />
libro racconta ciò che ha imparato<br />
in quarant’anni di partenze<br />
e ritorni. “Si parte sempre per lo<br />
stesso motivo: per crescere. Perché<br />
solo così si riesce a svuotarsi per<br />
ritrovare poi un equilibrio; a fare<br />
spazio a ciò che sta per accadere”.<br />
Itaeventi pubblica un estratto dal<br />
capitolo Panta rei.<br />
Ad Agra mi aspettavano Coquelicot<br />
e un viaggio verso le<br />
montagne. Una nuova cultura,<br />
un nuovo panorama. Ho<br />
voluto sfidarmi e ho deciso di<br />
proseguire. Da Agra sono partita<br />
con Cocli in autobus per<br />
raggiungere l’Himachal Pradesh.<br />
È stato un viaggio assurdo,<br />
lunghissimo, spaventoso. Venti<br />
ore su un autobus in bilico su<br />
una strada aggrappata al fianco<br />
delle montagne himalayane.<br />
Per fortuna ho lo stomaco forte.<br />
Forse, più che lo stomaco dovrei<br />
chiamare in causa l’incoscienza:<br />
oggi non lo rifarei. In fondo alla<br />
valle era pieno di auto e pullman<br />
precipitati e mai più recuperati<br />
– probabilmente perché sarebbe<br />
impossibile farlo. Ero molto<br />
all’erta ma, nonostante la paura,<br />
il panorama che vedevo attraverso<br />
il finestrino mi rapiva: il cielo<br />
esplodeva di blu, faceva sempre<br />
più freddo, il paesaggio cambiava<br />
a ogni chilometro. La sabbia<br />
lasciava il posto alla roccia, la<br />
vegetazione prima si infittiva e<br />
poi si diradava, a mano a mano<br />
che compariva la neve. Rispetto<br />
alle metropoli come Delhi, alle<br />
spiagge di Goa o ai villaggi del<br />
Rajasthan, Manali era un altro<br />
mondo. La popolazione viveva<br />
nella più totale semplicità, in<br />
casette spartane, prive di ogni<br />
tipo di comodità, ma dignitose.<br />
Niente a che vedere con le<br />
abitazioni di fango che avevo<br />
Lo spazio tra le nuvole, Camilla<br />
Raznovich, Mondadori,184 pagine<br />
visto nel deserto o con gli slum<br />
di Mumbai. Lì potevo percepire<br />
il legame che teneva unita<br />
la comunità, una sorta di patto<br />
non scritto che univa gli uomini<br />
alla montagna, e viceversa. Manali<br />
si trova a più di <strong>20</strong>00 metri<br />
d’altezza: lì la montagna decide<br />
per tutti ed esige rispetto. Gli<br />
uomini lo capiscono e vivono<br />
in simbiosi con questa natura a<br />
tratti crudele ma generosa – visto<br />
che l’acqua non manca, la<br />
terra è fertile e nutre persone e<br />
animali. La spiritualità buddista<br />
permea tutto, non solo i luoghi<br />
di culto o gli altari che ciascuno<br />
ha in casa: promana da ogni albero,<br />
ogni mattone, ogni pietra,<br />
ogni bandierina al vento. Nel<br />
1995 l’Himachal Pradesh era<br />
conosciuto agli scalatori ma del<br />
tutto inesplorato dal turismo “a<br />
media altezza” di escursionisti e<br />
viaggiatori zaino in spalla. Non<br />
c’erano alberghi o ostelli, quindi<br />
ho affittato con Cocli una stanza<br />
a casa di una vecchietta dai<br />
lineamenti tibetani. Comunicavamo<br />
a gesti. Lei conosceva solo<br />
quattro parole inglesi: yes, dollars<br />
e how much. La sera ci preparava<br />
zuppe meravigliose. In casa c’era<br />
solo un caminetto, niente riscaldamento.<br />
Il gelo era indicibile.<br />
Ovviamente lo zaino aveva lo<br />
stesso contenuto di quando ero<br />
partita, ma non poteva andare<br />
bene da Goa all’Himalaya...<br />
Penso di aver comprato un maglione<br />
sul posto ma è stata dura<br />
comunque. Il vero problema era<br />
lavarsi. Ho tentato di fare una<br />
specie di bagno in casa ma non<br />
so come ho fatto a non ammalarmi.<br />
Al grido di “mai più”, mi<br />
sono ingegnata e ho trovato un<br />
metodo alternativo. A un’oretta<br />
di cammino c’erano delle sorgenti<br />
di acqua calda, delle vasche<br />
pubbliche dove ci si poteva<br />
immergere. Non pulitissime, ma<br />
accettabili. Per tutto il tempo<br />
che sono rimasta a Manali mi<br />
sono lavata così. Di quei giorni<br />
ricordo più di ogni altra cosa lo<br />
struggimento. Mi ero come fusa<br />
con quella terra. Non sentivo più<br />
il battito del cuore, avevo smarrito<br />
la mia identità. Lì, sulla cima<br />
del mondo, l’aria gelata era riuscita<br />
a placare il mio spirito e nutriva<br />
la mia essenza. Guardando<br />
indietro mi rendevo conto di<br />
essermi spogliata piano piano di<br />
tutte le mie certezze. Ero rimasta<br />
solo io, un’anima nuda, senza<br />
nulla a proteggermi dal mondo.<br />
Negli ultimi anni mi ero spinta<br />
sempre un po’ più in là. Avevo<br />
sfidato la paura di non farcela,<br />
quella di stare da sola, quella<br />
dell’abbandono. A volte avevo<br />
fallito, altre ce l’avevo fatta; ero<br />
stata insieme ad altri oppure da<br />
sola; avevo abbandonato ed ero<br />
stata abbandonata. Eppure ero<br />
ancora lì, e assaporavo il potente<br />
flusso della vita. Quando mi<br />
aveva raggiunto per andare insieme<br />
sull’Himalaya, Coquelicot<br />
mi aveva trovata diversa: lei<br />
era sempre la stessa, io un’altra<br />
persona, cambiata dal mio viaggi<br />
attraverso la paura. Dai quat-<br />
tro anni sono cresciuta in una<br />
comunità dove non facevo altro<br />
che meditare, giocare, mangiare,<br />
meditare, meditare, meditare,<br />
poi giocare un po’, poi mangiare<br />
e un’ultima meditatina prima di<br />
dormire. Non andavo ancora a<br />
scuola e già ero abituata a riflettere<br />
sulle grandi domande della<br />
vita: “Da dove veniamo?”, “Chi<br />
siamo?”, “Cos’è Dio?”. Anche<br />
un mulo avrebbe maturato idee<br />
sue sul perché viviamo e qual è<br />
il nostro scopo sulla Terra. C’è<br />
una filastrocca da bambini che<br />
sfida a fare le cose prima “senza<br />
mani”, poi “senza piedi”, infine<br />
“senza denti!”, come a dire che<br />
a forza di spingersi in là nel rischio<br />
si finisce per cadere e farsi<br />
male. Alla fine tutti ridono. Io<br />
ero – sono – così per davvero:<br />
quella volta ho fatto le cose prima<br />
senza famiglia, poi senza<br />
amici, poi senza nessuno. Tuttora<br />
procedo per diminutio: tolgo<br />
e tolgo, e alla fine, se vogliamo<br />
utilizzare la metafora del cadere,<br />
casco dentro di me. Detta<br />
così rischia di sembrare un po’<br />
troppo affascinante. C’è un rovescio<br />
della medaglia. Quando<br />
si capisce che in qualche maniera<br />
ce la si fa sempre – qualsiasi<br />
sia il rischio che si è corso, di<br />
qualsiasi appiglio si sia fatto a<br />
meno – quasi non c’è più niente<br />
che faccia paura. Questo è un<br />
problema. Il brivido dell’azzardo<br />
diventa un richiamo perenne,<br />
come se solo spingendosi più in<br />
là si potesse raggiungere un reale,<br />
pieno appagamento. Non è<br />
così. L’asticella si alza sempre un<br />
po’ di più e l’appagamento non<br />
arriva mai. Non so cosa bisogna<br />
superare per guadagnarselo, né<br />
se questa sia la via giusta. Continuo<br />
a provare, però, anche se<br />
sono passati vent’anni da quel<br />
mio primo viaggio in India. A<br />
Manali ho passato poche settimane,<br />
poi sono tornata in Italia<br />
perché mia madre doveva subire<br />
una piccola operazione. Sono atterrata<br />
a Milano a intervento fatto:<br />
mi ci sono voluti due giorni<br />
per rientrare a Delhi e un altro<br />
per il volo aereo. Guardavo alla<br />
mia vita in Occidente con un distacco<br />
tale che non ero certa mi<br />
appartenesse ancora. Ero rigenerata,<br />
ripulita, pronta a tornare<br />
nel mondo e grata di tutto ciò<br />
che avevo avuto e in cui potevo<br />
riconoscermi, senza più conflitti,<br />
con accettazione e saggezza. Ero<br />
partita alla ricerca dei posti dove<br />
ero cresciuta e per comprendere<br />
certe scelte dei miei genitori:<br />
sono tornata avendo scoperto il<br />
senso della solitudine – quella<br />
che ricerchi, non quella che ti fa<br />
male – e della vera indipendenza.<br />
Ero capace di muovermi in<br />
un paese straniero, lontanissimo<br />
per usi, cultura, lingua. Sapevo<br />
dove sedermi, in che ostello<br />
dormire, dove guardare, con<br />
chi parlare, chi evitare, quando<br />
abbassare gli occhi e tirare dritto.<br />
Sono cose che si imparano<br />
a forza di camminare. È come<br />
se maturasse dentro di noi una<br />
sorta di “istinto del viaggiatore”<br />
che evita di farci correre pericoli<br />
inutili. Oggi vedo con chiarezza<br />
che sono stata anche benedetta<br />
dalla fortuna, ma so di non essermi<br />
mai comportata come una<br />
sprovveduta. Tante delle domande<br />
che avevano motivato il mio<br />
andare erano ancora senza risposta.<br />
Avevo capito che non aveva<br />
senso interpretare a posteriori<br />
l’esperienza dei miei genitori e la<br />
loro scelta, soprattutto senza di<br />
loro. Panta rei: la comunità era<br />
tutt’altra cosa da quella che avevo<br />
vissuto io. Non oso pensare a<br />
cosa ne avrebbe detto mia madre,<br />
se l’avesse vista. È stata una<br />
presa di coscienza importante,<br />
che ha rispedito al mittente tutte<br />
le mie domande sulla mia appartenenza<br />
ai sannyasin e a Poona.<br />
94 ITA EVENTI<br />
ITA EVENTI 95
Se volevo sapere altro di quel periodo,<br />
avrei dovuto rivolgermi a<br />
chi l’aveva vissuto con me: i miei<br />
genitori, i loro amici, mio fratello,<br />
i nostri amici. Ho scoperto<br />
che l’India mi apparteneva, e<br />
che io appartenevo a lei, ma che<br />
evidentemente non ero indiana.<br />
Dentro di me c’era anche altro,<br />
e questo “altro” strideva con gli<br />
aspetti più crudi della cultura<br />
locale. In compenso, avevo capito<br />
che viaggiare da sola non mi<br />
faceva paura. Salvo alcuni momenti<br />
(per esempio alla partenza),<br />
la solitudine non era stata<br />
un peso; semmai, una compagna<br />
di viaggio attenta e preziosa.<br />
Si faceva viva solo quando<br />
mi fermavo, lasciandomi libera<br />
di rimanere in silenzio e di riflettere.<br />
Oggi so che la solitudine<br />
per me è fondamentale, quando<br />
ho bisogno di fare ordine nella<br />
mia testa e nel mio cuore. Non<br />
c’è chiacchierata con le amiche<br />
che tenga. Durante l’anno<br />
è un continuo confrontarsi su<br />
problemi di sentimenti, di famiglia,<br />
di lavoro; la verità però<br />
viene fuori quando siamo soli.<br />
Le interpretazioni altrui aiutano<br />
ma sono comunque sovrastrutture:<br />
solo noi, alla fin fine,<br />
conosciamo la nostra versione<br />
della verità. E solo quella conta,<br />
visto che si tratta della nostra<br />
vita. Nel viaggio si ha l’opportunità<br />
di immergersi nella propria<br />
testa, di mettere a tacere tutte le<br />
opinioni altrui e di rimanere in<br />
silenzio con se stessi. Quotidianamente<br />
non capita (quasi) mai:<br />
al mattino le case sono piene di<br />
voci, in macchina ascoltiamo la<br />
radio, in ufficio siamo subissati<br />
dalle parole dei colleghi, la sera<br />
ci dedichiamo ai bambini, ai familiari,<br />
agli amici. Per avere un<br />
momento di silenzio dobbiamo<br />
prendere appuntamento con<br />
noi stessi: che fatica! In viaggio<br />
invece no. In viaggio ci si può<br />
ascoltare con calma. Trovo che<br />
questo meccanismo inneschi anche<br />
processi creativi importanti.<br />
Per me, almeno, è così. Spesso<br />
dopo periodi di solitudine ho<br />
vissuto momenti esplosivi, di<br />
grandissima fertilità mentale.<br />
È come se il silenzio ripulisse la<br />
mente dal caos che la ottunde<br />
nella quotidianità e le permettesse<br />
di andare in letargo, di riposare<br />
come la terra sotto le foglie.<br />
Al ritorno tutto è più nitido, e<br />
noi pronti a creare e guardarci<br />
attorno. Finora il viaggio mi<br />
ha sempre aiutato a resettarmi:<br />
sono partita piena di punti interrogativi,<br />
di ansie e di pensieri<br />
e sono tornata più leggera, lucida<br />
e libera. Nel frattempo, ho<br />
seppellito un po’ di vecchiume<br />
e tagliato rami secchi; mi sono<br />
svuotata del superfluo per fare<br />
spazio al nuovo. In quell’occasione<br />
ho ridimensionato vecchi<br />
amori e accolto nuovi sentimenti.<br />
Ho fatto chiarezza con amicizie<br />
fresche e altre di lunga data.<br />
Ho accantonato la ricerca ossessiva<br />
sul mio passato per guardare<br />
avanti, immaginando che,<br />
raggiunta una maggiore consapevolezza,<br />
sarebbe stato più<br />
semplice trovare il senso di me.<br />
FOTO © MOODYPIX.IT<br />
Il nuovo libro di<br />
LUCIANA<br />
LITTIZZETTO<br />
96 ITA EVENTI<br />
ITA EVENTI 97
98 ITA EVENTI