GEOmedia_5_2016

mediageo

La prima rivista italiana di geomatica e geografia intelligente

Rivista bimestrale - anno XX - Numero 5/2016 - Sped. in abb. postale 70% - Filiale di Roma

TERRITORIO CARTOGRAFIA

GIS

CATASTO

3D

INFORMAZIONE GEOGRAFICA

FOTOGRAMMETRIA

URBANISTICA

GNSS

BIM

RILIEVO TOPOGRAFIA

CAD

REMOTE SENSING SPAZIO

EDILIZIA

WEBGIS

UAV

SMART CITY

AMBIENTE

NETWORKS

LiDAR

BENI CULTURALI

LBS

Set/Ott 2016 anno XX N°5

La prima rivista italiana di geomatica e geografia intelligente

SPECIALE

CARTOGRAFIA PER

LE EMERGENZE

VVF, POLITO, FBK, PCN

POLIMI, CNR, OSM, CATASTO

e-GEOS, ISTAT, RNDT


TRIMBLE SX10

LA RIVOLUZIONE

È APPENA COMINCIATA

Abbiamo creato uno strumento innovativo, versatile

e integrato. Trimble SX10 coniuga la tecnologia di una

Stazione Totale Robotica di alta precisione con quella di uno

Scanner ad alta velocità e funzionalità Imaging reale, senza

alcun compromesso prestazionale.

Noleggialo, anche solo per un giorno.

Soluzioni innovative per il rilievo, la misura e la modellazione.

Transforming the way the world works

Spektra Srl, a Trimble Company

039.625051 | info@trimble-italia.it | www.trimble-italia.com


L’attività dei Vigili del fuoco sul campo in caso di sisma

L’azione di soccorso tecnico urgente che i Vigili del fuoco svolgono in caso di emergenza si rivolge prioritariamente alla popolazione

e nel caso di sisma si articola inizialmente nelle fasi della ricerca e del salvataggio delle persone coinvolte dal crollo degli edifici per

poi proseguire con la messa in sicurezza degli edifici e degli accessi.

Contemporaneamente – ciò è meno noto - i soccorritori dei Vigili del fuoco provvedono alla prima valutazione tecnica definita

tecnicamente “Ricognizione Esperta per la Caratterizzazione Strategica”, di cui il triage speditivo dei fabbricati nelle zone colpite

dal sisma costituisce una delle componenti caratterizzanti. Tale processo è necessario per accertare lo stato dell’edificato ai fini della

sicurezza pubblica e della viabilità e, quindi, costituisce non solo un indispensabile strumento per il coordinamento delle operazioni

di soccorso già in atto ma anche il primo imprescindibile riferimento per la definizione delle cosiddette zone rosse del cratere del

sisma. Queste tuttavia non sono le uniche funzioni della ricognizione speditiva.

La mappatura del dissesto dell’edificato costituisce un utile strumento per la pianificazione di ulteriori attività quali la verifica

dell’agibilità delle abitazioni nelle zone danneggiate in misura minore al fine di riportare nel più breve tempo possibile, almeno

parte della popolazione, in condizioni di vita normali.

Il rilievo speditivo dei fabbricati nelle aree colpite viene effettuato con valutazione a vista, senza strumentazione e senza accedere

all’interno degli edifici: per ciascun manufatto viene espresso un giudizio sintetico inerente le pericolosità proprie e indotte sulle

strutture circostanti. Il giudizio si esplicita con l’assegnazione di un codice di criticità associato a un colore (verde per un edificio

sostanzialmente indenne, verde/giallo per criticità prontamente eliminabili con azioni di bonifica ordinarie, giallo per edifici con

dissesti significativi richiedenti interventi più impegnativi, rosso associato a situazioni di danno critiche e nero a crolli

generalizzati).

Altre informazioni speditive che vengono rilevate con il triage sono la pericolosità indotta sulla viabilità pubblica o su altri edifici e

la rilevanza dell’edificio: si associa infatti l’attributo Speciale “S” se l’edificio è storico, monumentale o strategico. Le costruzioni cui

è stato attribuito il codice verde possono essere prioritariamente sottoposte ad analisi di secondo livello, da eseguirsi anche

all’interno dei locali, volte a escludere eventuali condizioni di non fruibilità da parte degli occupanti; le costruzioni cui è stato

attribuito il codice giallo/verde sono quelle che, a seguito di interventi di rapida e semplice attuazione quali, ad esempio, bonifiche

di elementi non strutturali pericolanti, potranno essere riclassificate in codice verde, mentre le costruzioni cui sono stati attribuiti i

codici colore giallo, rosso e nero non risultano fruibili a causa dell’evidente stato di danneggiamento e richiedono più impegnativi

interventi di demolizione o di realizzazione di opere provvisionali per la messa in sicurezza. Pertanto, l’attribuzione di tali codici

potrà essere tenuta in considerazione per la perimetrazione delle “zone rosse” interdette al pubblico. In aggiunta, l’indicatore “P”

evidenzia la presenza di condizioni di pericolo indotto quali, ad esempio, campanili pericolanti insistenti su aggregati privi di danno

o sulla viabilità ed è quindi un ulteriore elemento utile alla individuazione delle zone da rendere inaccessibili.

I giudizi dell’esame a vista sono riportati sul modulo di rilievo triage speditivo cartaceo e sono direttamente inseriti su piattaforma

web. Gli edifici da verificare sono individuati su una ortofoto sulla base della quale l’operatore effettua il sopralluogo. I dati raccolti

possono essere visualizzati e consultati su qualunque postazione ad esempio attraverso Google Earth, poiché salvati con estensione

*.kmz. Gli stessi dati vengono resi disponibili su un portale, fruibile on-line, che raccoglie le informazioni relative alle attività svolte

dal personale del CNVVF nell’area colpita dall’emergenza.

In realtà in base all’estensione del danno e dell’area che si intende mappare è possibile scegliere per il triage uno strumento di analisi

più o meno approfondito. Nei casi in cui i danni riguardino un numero limitato di edifici o aree non troppo estese è possibile

predisporre il triage compilando una scheda di maggior dettaglio per ciascun unità immobile o per ogni aggregato di immobili

anziché limitarsi alla sola individuazione del giudizio sintetico sull’edificio. Le risultanze del monitoraggio svolto dalle squadre

che effettuano il triage speditivo mediante comunicazione standard sono messe a disposizione delle strutture di coordinamento

dell’emergenza per il tramite delle quali sono poi diramate ai Sindaci ed alle strutture di protezione civile, quale strumento a

supporto delle decisioni secondo gli obiettivi precedentemente descritti.

Biancamaria Cristini

“Questo numero speciale di GEOmedia è dedicato al gravoso problema della cartografia per l’emergenza così come si è presentato

ancora in occasione del terremoto del Centro Italia del 24 Agosto 2016. Tutti gli interventi hanno il fine di contribuire a migliorare la

situazione della cartografia facendo tesoro delle esperienze passate.

Un particolare ringraziamento va pertanto a tutti gli autori che hanno contribuito:

Biancamaria Cristini, Renzo Carlucci, Michele Fasolo, Gabriele Garnero, Isabella Toschi, Fabio Remondino, Flavio Lupia, Marco

Minghini, Maurizio Napolitano, Alessandro Palmas, Alessandro Sarretta, Flavio Celestino Ferrante, Maurizio Ambrosiano, Erica

Nocerino, Pier Francesco Cardillo, Domenico Grandoni, Anna Laura Di Federico, Stefano Mugnoli, Damiano Abbatini, Raffaella

Chiocchini, Fabio Lipizzi, Gabriele Ciasullo, Antonio Rotundo, Alberto Conte, Maria Paola Bonofiglio, Laura Petriglia

agli sponsor che rendono possibile tutto ciò

3D TARGET, Aerrobotix, Epsilon, Esri, Flytop, Aeropix, GEOCART, ME.S.A, Planetek, Sinergis, Sistemi Territoriali, Teorema,

Topcon, Trimble

e in ultimo alla Redazione di GEOmedia e alla mediaGEO che hanno contribuito a questa edizione in tempi record, nella speranza

che possa essere di ausilio a tutte le amministrazioni, enti e in particolare ai Sindaci coinvolti dalle emergenze”

Buona lettura,

Renzo Carlucci


IN QUESTO

NUMERO...

FOCUS

REPORT

CARTOGRAFIA PER

LE EMERGENZE

DI RENZO CARLUCCI,

BIANCAMARIA CRISTINI

E MICHELE FASOLO

6

LE RUBRICHE

32 VADEMECUM

47 MERCATO

16

RIPRESE AEREE

INNOVATIVE PER LE

EMERGENZE

DI GABRIELE GARNERO

AGENDA

In copertina una porzione di mappa

di classificazione elaborata nell’ambito

del Copernicus Emergency

Management System nell’area di

Arquata derivata dal confronto di

immagine aerofotogrammetrica

pre-evento, ortofoto 20 cm di

risoluzione elaborata dal consorzio

TeA (e-GEOS, CGR, Aerodata Italia)

e immagine satellitare post evento

Pleiades 1-A CNES acquisita il

30/10/2016 09:59 UTC nell’ambito

del progetto COPERNICUS

dall’Unione Europea e ESA. I colori

attribuiti agli edifici definiscono

il grado di danneggiamento come

indicato nella seguente legenda.

PIATTAFORME,

SENSORI E SOLUZIONI

PER IL RAPID

MAPPING DI ISABELLA

20

TOSCHI E FABIO REMONDINO

IL SUPPORTO

44

SATELLITARE

DELL’EUROPA PER LE

EMERGENZE

A CURA DI PIER FRANCESCO

CARDILLO, DOMENICO

GRANDONI E ANNALAURA DI

FEDERICO, E-GEOS

geomediaonline.it

GEOmedia, bimestrale, è la prima rivista italiana di geomatica.

Da 20 anni pubblica argomenti collegati alle tecnologie dei

processi di acquisizione, analisi e interpretazione dei dati,

in particolare strumentali, relativi alla superficie terrestre.

In questo settore GEOmedia affronta temi culturali e tecnologici

per l’operatività degli addetti ai settori dei sistemi informativi

geografici e del catasto, della fotogrammetria e cartografia,

della geodesia e topografia, del telerilevamento aereo e

spaziale, con un approccio tecnico-scientifico e divulgativo.


26

VGI ED EMERGENZE

DI FLAVIO LUPIA, MARCO

MINGHINI, MAURIZIO

NAPOLITANO, ALESSANDRO

PALMAS E ALESSANDRO

SARRETTA

INSERZIONISTI

3D TARGET 15

Aeropix 61

AerRobotix 42

Epsilon 56

Esri 33

Flytop 48

34 L’IMPORTANTE

RUOLO DEGLI

OPEN DATA NELLE

EMERGENZE

DI MAURIZIO

NAPOLITANO

36

IL SISTEMA CARTOGRAFICO

DEL CATASTO QUALE

STRUMENTO DI SUPPORTO

ALLA GESTIONE DELLE

EMERGENZE

DI FLAVIO CELESTINO FERRANTE

E MAURIZIO AMBROSIANO

40

USO CONSAPEVOLE DI

SOFTWARE SPEDITIVO PER

LE RICOSTRUZIONI 3D

DI ERICA NOCERINO E FABIO

REMONDINO

54

GEOCART 49

Leica 64

ME.S.A 47

Planetek 43

Sinergis 63

Sistemi Territoriali 32

Teorema 62

Topcon 57

Trimble 2

UN POSSIBILE RUOLO

DEL RNDT PER

L’ACCESSO E L’UTILIZZO

DEI DATI TERRITORIALI

NELLA GESTIONE DELLE

EMERGENZE

DI GABRIELE CIASULLO E

LA CARTOGRAFIA

ANTONIO ROTUNDO

50

ISTAT COME

SUPPORTO PER

LE EMERGENZE

TERRITORIALI

DI STEFANO MUGNOLI,

DAMIANO ABBATINI, RAFFAELLA

CHIOCCHINI E FABIO LIPIZZI

IL GEOPORTALENAZIONALE:

UN’INFRASTRUTTURA A

SUPPORTO DELLE EMERGENZE

DI ALBERTO CONTE, MARIA PAOLA

BONOFOGLIO E LAURA PETRIGLIA

58

una pubblicazione

Science & Technology Communication

Direttore

RENZO CARLUCCI, direttore@rivistageomedia.it

Comitato editoriale

Vyron Antoniou, Fabrizio Bernardini, Mario Caporale,

Luigi Colombo, Mattia Crespi, Luigi Di Prinzio, Michele

Dussi, Michele Fasolo, Marco Lisi, Flavio Lupia,

Beniamino Murgante, Aldo Riggio, Mauro Salvemini,

Domenico Santarsiero, Attilio Selvini, Donato Tufillaro

Direttore Responsabile

FULVIO BERNARDINI, fbernardini@rivistageomedia.it

Redazione

VALERIO CARLUCCI, GIANLUCA PITITTO,

redazione@rivistageomedia.it

Diffusione e Amministrazione

TATIANA IASILLO, diffusione@rivistageomedia.it

Comunicazione e marketing

ALFONSO QUAGLIONE, marketing@rivistageomedia.it

Progetto grafico e impaginazione

DANIELE CARLUCCI, dcarlucci@rivistageomedia.it

MediaGEO soc. coop.

Via Palestro, 95 00185 Roma

Tel. 06.62279612 - Fax. 06.62209510

info@rivistageomedia.it

ISSN 1128-8132

Reg. Trib. di Roma N° 243/2003 del 14.05.03

Stampa: SPADAMEDIA srl

VIA DEL LAVORO 31, 00043 CIAMPINO (ROMA)

Editore: mediaGEO soc. coop.

Condizioni di abbonamento

La quota annuale di abbonamento alla rivista è di € 45,00.

Il prezzo di ciascun fascicolo compreso nell’abbonamento è di € 9,00. Il prezzo di

ciascun fascicolo arretrato è di € 12,00. I prezzi indicati si intendono Iva inclusa.

L’editore, al fine di garantire la continuità del servizio, in mancanza di esplicita

revoca, da comunicarsi in forma scritta entro il trimestre seguente alla scadenza

dell’abbonamento, si riserva di inviare il periodico anche per il periodo successivo.

La disdetta non è comunque valida se l’abbonato non è in regola con i pagamenti.

Il rifiuto o la restituzione dei fascicoli della Rivista non costituiscono disdetta

dell’abbonamento a nessun effetto. I fascicoli non pervenuti possono essere

richiesti dall’abbonato non oltre 20 giorni dopo la ricezione del numero successivo.

Gli articoli firmati impegnano solo la responsabilità dell’autore. È vietata la

riproduzione anche parziale del contenuto di questo numero della Rivista in

qualsiasi forma e con qualsiasi procedimento elettronico o meccanico, ivi inclusi i

sistemi di archiviazione e prelievo dati, senza il consenso scritto dell’editore.

Rivista fondata da Domenico Santarsiero.

Numero chiuso in redazione il 12 dicembre 2016.


FOCUS

Cartografia per le emergenze

di Renzo Carlucci, Biancamaria

Cristini e Michele Fasolo

La cartografia durante le emergenze

assume un valore incredibilmente

strategico e di fondamentale importanza

per salvare vite umane, per essere poi

nell'ordinarietà dimenticata senza attuare

quello che è classicamente definito

giovarsi del tempo di pace per essere

pronti nei tempi di guerra. Le riflessioni

che seguono derivano dalla lettura di

alcune esperienze accumulate sul campo

nel soccorso tecnico urgente in eventi

emergenziali che hanno permesso di

evidenziare l'importante ruolo che gioca la

Centro Operativo Nazionale dei Vigili del fuoco dal quale vengono gestite tutte le emergenze,

compreso il terremoto che ha colpito il Centro Italia a fine agosto 2016.

geomatica in tali situazioni.

Almeno quattro fattori preminenti

meritano un’attenzione

particolare.

Primo tra tutti la fondamentale

importanza di disporre di una

cartografia a grande scala, di

elevata precisione, vettoriale

(fondamentale caratteristica

per permettere analisi spaziali

quali il routing, il geocoding, il

fleet management), aggiornata,

con valenza legale, in formato e

riferimento standard per essere

integrata con altri archivi digitali

per produrre analisi e carte tematiche

in funzione dell'utilizzo

che se ne intende fare. Secondo

elemento importante ai fini del

soccorso è l'integrazione di questo

tipo di cartografia con le variabili

censuarie Istat contenenti

i dati relativi a popolazione,

edifici e attività produttive; tale

integrazione rende disponibili

informazioni che si rivelano decisive

nella fase dei soccorsi.

Il terzo elemento, che esce consolidato

ed affermato dalle recenti

esperienze, ma non ancora

esaurito in tutte le sue potenzialità,

è il rilievo da Drone (UAV)

che si affianca validamente,

soprattutto per la tempestività

rispetto al telerilevamento da

satellite, mettendo a disposizione

dati che possono essere elaborati

facilmente e in maniera automatica

per derivare cartografie e

rappresentazioni della situazione

post evento.

Il quarto elemento è quello

della georeferenziazione (GPS,

GNSS) sulla quale, a fronte di

una sua diffusione potente è

disponibile oggi in realtà, nei

comuni dispositivi portatili, un

posizionamento carente della

precisione adeguata agli scenari

emergenziali, tale da rendere

spesso preferibile l'individuazione

dei punti relativi alle operazioni

a mano su carta.

Accanto a questi, emergono poi

altri vulnus. Manca l'integrazione

delle informazioni frutto della

cooperazione nei momenti di

crisi degli utenti, che utilizzano

la diffusione di applicazioni web

come Google Maps e altre piattaforme.

Un tipo di applicazioni

open o proprietarie che sono

peraltro utilizzate sempre di più

dai soccorritori istituzionali per

mappature speditive.

Alcune annotazioni vanno infine

fatte sul deficit di qualità

di molti dati e applicazioni che

entrano in gioco, sull'insufficiente

condivisione e messa a

disposizione, nonostante le normative

che la impongono, senza

peraltro prevedere sanzioni per

le inadempienze, da parte delle

amministrazioni pubbliche che

li hanno approntati, sul coordinamento

della babele di formati

e di sistemi di riferimento che

si scontrano con la semplicità e

omogeneità oggi possibili.

A fronte di questi temi, quelle

che seguono sono delle indica-

6 GEOmedia n°5-2016


FOCUS

zioni che potrebbero contribuire

a rendere più fluido il processo

nella gestione di un’emergenza.

Avvio della piattaforma

geografica e individuazione

dell’area colpita

Acquisite e valutate, alla notizia

del verificarsi dell'evento

catastrofico (frane, alluvioni,

terremoti, eruzioni vulcaniche,

etc.), le prime informazioni

indispensabili alla definizione

della zona interessata dall'evento,

una piattaforma dedicata

all’emergenza serve a rappresentarne

a piccola e media

scala in prima approssimazione

e in continuo aggiornamento

la localizzazione, l'estensione,

il numero di persone, di infrastrutture

ed edifici coinvolti, le

strutture operative più vicine e

idonee a intervenire e le infrastrutture

viarie, le loro condizioni

di viabilità, le capacità, e

le possibili alternative per raggiungere

le aree interessate.

Flusso delle informazioni

e loro rappresentazione

dinamica in cartografia

Le informazioni a disposizione

di una sala operativa

in emergenza provengono da

varie fonti: dalle chiamate di

soccorso, da altre istituzioni,

dal personale in sito, dalle

strutture di protezione civile

attivatesi spontaneamente,

nel caso dei terremoti o eventi

vulcanici in Italia, dall’Ingv, da

sorgenti open, dall’Informazione

Geografica Volontaria, di

rilevanza ormai consolidata e

che dovrebbe auspicabilmente

generare nelle istituzioni

l’attivazione di meccanismi di

ascolto e di partecipazione a

supporto dei propri processi

decisionali.

In quest’attività va considerata

comunque la necessità di separare

le informazioni Voluntereed

da quelle operative e ufficiali,

con un riutilizzo sempre

prudente, al fine di impedire

una diffusione incontrollata

di contenuti cartografici dalla

correttezza non validata, che

potrebbero portare più danno

che beneficio.

Prima stima delle risorse

umane, logistiche e

strumentali presenti ed

impiegabili nell’immediatezza

sul territorio nell’area colpita

Per ciascuna componente di

protezione civile dovrebbero

essere sempre disponibili basi

di dati con le posizioni delle

sedi operative e delle risorse

umane, logistiche e strumentali

presenti nelle stesse, informazioni

di primaria importanza

per le strutture di supporto

e coordinamento operativo

istituite e organizzate in piena

fase gestionale dell'emergenza,

a seguito di eventi catastrofici,

ovvero nelle sale operative dei

vari livelli, come quella della

Direzione di Comando e Controllo

(DI.COMA.C.), a seguito

di grandi eventi, il Centro

Coordinamento dei Soccorsi

(CCS), il Centro Operativo

Comunale (COC) ed il Centro

Operativo Misto (COM), in

modo tale da favorire in tempo

reale l'avvio dei processi decisionali

collaborativi.

Localizzazione areale e dimensione

dell’evento procedura

e fonte dei dati

L'attenzione sarà rivolta in

particolare all'identificazione

dei principali centri abitati

destinazione dei soccorsi, di

quelli esterni, ma prossimi

all'area colpita e non interessati

direttamente dall'evento, che

possono essere utilizzati come

base o postazione avanzata e

sicura dei soccorsi e del ricovero

della popolazione, delle

infrastrutture di trasporto utilizzabili

sia per i soccorsi che

Humanitarian OpenStreetMap Team

Tra le più recenti esperienze quella post terremoto

in Nepal, che ha visto gruppi tra cui la

ONG Hot (Humanitarian OpenStreetMap

Team) organizzarsi sui social network per

approntare mappe aggiornate e dettagliate

con adesioni in Italia di strutture come

il Politecnico di Milano e l’Università di

Udine con i VVF. In occasione del recente

sisma del 24 agosto 2016 numerosi membri

della comunità di OpenStreetMap Italia e

diversi attivisti, riuniti intorno al gruppo

non profit “Terremoto Centro Italia”, hanno

realizzato cartografie aggiornate.

per l'evacuazione della popolazione

coinvolta.

Nelle fasi iniziali, anche da

remoto, è utile per una visione

d'insieme, utilizzare le Basi

Territoriali Istat (regioni, province,

comuni, località, aree

sub-comunali, aree di censimento

e sezioni di censimento)

in formato shape.

La configurazione cartografica dinamica del dispositivo

di soccorso (monitoraggio mediante droni e

localizzazione radio check).

GEOmedia n°5-2016 7


FOCUS

Porre l'attenzione a indicatori

come il numero di residenti, di

edifici abitati, di edifici strategici

è indispensabile per la

stima dei danni e per la valutazione

e la pianificazione delle

operazioni nella prima emergenza,

nonché delle possibili

criticità che possono insorgere

nei vari scenari. La localizzazione

corretta dei campi

base richiede informazioni

aggiornate sulle condizioni di

viabilità, le distanze, la geomorfologia,

i possibili servizi

disponibili.

Il grafo stradale è un problema

da non sottovalutare

Il processo decisionale di

risposta iniziale in queste

prime fasi si lega in maniera

evidente alla disponibilità di

dati affidabili sulle infrastrutture

viarie e sul loro stato di

percorribilità, per identificare

itinerari più o meno sicuri e

probabilmente non danneggiati

dall'evento, che diano

possibilità di accesso alle aree

colpite e alle strutture sanitarie

e di soccorso, anche ai mezzi

pesanti delle colonne mobili in

emergenza.

Proprio per dar risposta al

problema dell’accessibilità apposite

squadre in emergenza

intraprendono le prime azioni

di ricognizione e di controllo

a supporto delle decisioni

del comando delle operazioni

di soccorso con specialisti

che provvedono alla verifica

speditiva delle criticità sulla

viabilità, nonché all'individuazione

delle aree maggiormente

colpite, mediante protocolli di

prospezione che consentono

di accertare la praticabilità dei

percorsi, le loro reali capacità

di poter essere utilizzati e le

cause di interruzione. Sulla

base di tale monitoraggio si

dispongono le chiusure delle

strade o le limitazioni di

Le EMERMAPPE

percorrenza, o, nel caso, l'individuazione

di percorsi alternativi

dove dirottare i flussi di

traffico, eventualmente anche

separando percorsi riservati ai

soccorsi da percorsi per la popolazione.

Queste operazioni

devono essere utilizzate per un

efficace aggiornamento del grafo

stradale.

Le EMERMAPPE

I Vigili del fuoco italiani agiscono

con un apposito nucleo

che immediatamente avvia

le procedure di check perlustrativo

mediante apparati

radio, dotati di modulo GPS,

che sfruttano la rete radio

analogica nazionale VVF con

l’obiettivo della redazione

delle c.d. EMERMAPPE. Le

informazioni vengono processate

con lavoro di 'back office',

in remoto e in continuo, con

una mappatura aggiornata visualizzabile

anche su Google

Maps. L'attività dalla verifica

della rete stradale si estende già

““L'ultimo evento

sismico occorso ha

messo in luce la

criticità della non

omogeneità della

cartografia sul

territorio nazionale,

infatti il sisma si è

verificato in una zona

al confine di quattro


regioni, alcune delle

quali molto carenti

sotto il profilo della

dotazione cartografica.

8 GEOmedia n°5-2016


FOCUS

nelle primissime ore alla prima

verifica dei danni per produrre

una mappatura, continuamente

aggiornata, dello scenario

utilizzando il geotagging.

E' chiaro che queste informazioni

dovrebbero integrarsi

in un sistema cartografico di

precisione adeguato almeno a

quelle dei sistemi di rilevamento

GPS utilizzati, date le note

limitazioni della copertura

aerea e satellitare di Google

che soffre di imprecisione indefinita

e incontrollabile con

semplici sistemi.

Il problema è che in realtà in

Italia non è disponibile un

grafo ufficiale che riporti tutte

le informazioni richieste in

alcune situazioni critiche, e

che è tra le conseguenze della

frammentazione del patrimonio

stradale tra miriadi di

gestori dislocati a più livelli

istituzionali e della riluttanza

generalizzata e ideologica a un

ritorno a un accentramento

di competenze statali a scala

nazionale che nella cartografia,

come in altri campi riguardanti

il territorio, sarebbe invece necessario.

messa in sicurezza dello scenario

mediante l'approntamento

di opere provvisionali. E ai fini

del soccorso risulta rilevante

poter disporre anche del riferimento

dei numeri civici degli

edifici.

Uno stradario nazionale

Lo strato informativo della rete

stradale alla risoluzione scala

1:10.000 disponibile sul Geoportale

Nazionale del Ministero

dell’ambiente e della tutela

del territorio e del mare (GN)

è stato ricavato, con aggiornamenti,

modifiche e aggiunta

di toponomastica, da quello

incluso tra gli strati cartografici

prioritari definiti DBPrior10K

del CISIS e risalente al 2003.

Rimane ancora lontano il

traguardo del Repertorio dei

Le ortofoto AGEA

Nel contesto delle informazioni spaziali

disponibili in tutto il paese,

ci sono poi le immagini dei rilievi

aerofotogrammetrici prodotti in modalità

ortorestituita ma anche oblique

dall'Agea (Agenzia per le Erogazioni in

Agricoltura).

Si tratta di ortofoto digitali multispettrali

con un pixel di risoluzione oggi

di 20 cm. Quanto all'aspetto dell'aggiornamento

va sottolineato come le

ortofoto Agea offrano, rispetto ad altre

fonti, una rappresentazione delle condizioni

di fatto aggiornata, al massimo

risalente a tre anni prima, dell'intero

territorio nazionale. Purtroppo riguardo

alla disponibilità vanno richiamati

i problemi relativi alla proprietà e alla

licenza d'uso dei prodotti delle ultime

campagne di telerilevamento.

Quali caratteristiche deve

avere il grafo stradale?

I requisiti contemplano oltre

la basilare possibilità di distinguere

gli archi del grafo per

capacità di convogliare i flussi

di traffico, tipologia, caratteristiche

geometriche, planimetriche

e funzionali della strada, la

toponomastica, dati sullo stato

di conservazione e manutenzione

delle strutture.

Vanno certamente escluse

semplificazioni eccessive nella

schematizzazione della rete,

specialmente per la viabilità

minore, soprattutto quando si

lavora a una scala di maggior

dettaglio per la gestione del

soccorso e per la pianificazione

degli interventi necessari alla

Amatrice. Sovrapposizione cartografia catastale su immagine satellitare di emergenza

GEOmedia n°5-2016 9


FOCUS

numeri civici, ovvero la possibilità

di riportare su un grafo

la localizzazione puntuale dei

numeri civici delle vie. Con il

DPCM del 12 maggio 2016

relativo a "Censimento della

popolazione e archivio nazionale

dei numeri civici e delle

strade urbane" (GU Serie Generale

n.167 del 19-7-2016) è

stato istituito l'Archivio nazionale

dei numeri civici e delle

strade urbane (Anncsu). Nelle

intenzioni si tratta di un registro

unico, digitale e aggiornato

in tempo reale, contenente

informazioni, su strade e indirizzi,

con codificazione omogenea,

che permetta alle varie

banche dati, statistiche fiscali

e comunali di interoperare.

Purtroppo il geo- riferimento

dei numeri civici pare limitarsi

ancora all'indicazione della sezione

di censimento e comunque

il contesto è limitato alle

strade urbane. D’altronde in

molti comuni mancano i numeri

civici, sostituiti dall’acronimo

snc, e la toponomastica è

molto carente.

Eppure una fonte considerevole

e ricca di informazioni sulle

strade esiste già. E' il Catasto

delle Strade italiano, detto anche

Catasto Strade o Catasto

Stradale, istituito con il Nuovo

Codice della Strada - N.C.S.

Ripresa da Drone su Amatrice

(d.lgs. n. 285, 30 aprile1992).

All'art.13 comma 6 si prescrive

che ogni Ente proprietario di

strade dovrà istituire e mantenere

aggiornato il proprio Catasto

in modo autonomo, ma

con modalità univocamente

determinate a livello centrale.

A questo provvede il Decreto

del Ministero dei Lavori Pubblici

del 1/6/2001 che definisce

e descrive le caratteristiche

del Catasto delle Strade, con

un grafo stradale organizzato

secondo lo standard europeo

GDF. Purtroppo gli inadempimenti

e le imprecisioni sono a

questo riguardo diffusissimi.

OpenStreetMap

In mancanza di una sorgente

di dati sufficientemente dettagliata

appare opportuno e vantaggioso

il ricorso alla base dati

di OpenStreetMap che ha il

pregio di contemplare anche la

rete declassificata, la viabilità

minore e rurale, i sentieri.

E’ un’ottima alternativa, ma

non dobbiamo dimenticare

che stiamo parlando di emergenze

in cui l’affidabilità,

per la salvaguardia delle vite

umane, deve essere alta, coinvolgendo

argomenti quali la

portata delle infrastrutture viarie

che normalmente non sono

rilevabili da utenti comuni.

La programmazione di

percorsi con la modellistica

dei grafi stradali

Collegata alla questione del

grafo è quella della Network

Analysis. Per quello che necessita

ai fini della gestione di

una emergenza è conveniente

optare per una valutazione

prestazionale semplificata del

deflusso sugli archi della rete

rinunciando a formule funzionali

complesse e raffinate.

Questa può efficacemente

basarsi sul tempo di percorrenza

medio, valutato sulla base

di una realistica stima della

velocità sostenibile dai mezzi

di soccorso, nelle condizioni

imposte dall’emergenza, in

funzione della tipologia della

strada.

La cartografia a grande scala

Nelle operazioni di soccorso

tecnico urgente si ha bisogno

di una conoscenza precisa,

completa, aggiornata e qualificata

del territorio che permetta

di valutare in tempo reale gli

scenari emergenziali in cui si

dispiegano gli interventi di

soccorso.

Oltre che sul versante prettamente

operativo del soccorso,

questa necessità si manifesta

altrettanto evidente nella

gestione di altre tipologie di

attività, quali quelle di polizia

giudiziaria e tutte le altre attività

che possono essere facilmente

coordinate e controllate

mediante mappatura, come ad

esempio quelle connesse con

la rimozione delle macerie e

con la presenza di materiali o

sostanze pericolose.

La base cartografica a grande

scala potrebbe essere costituita

dalle CTR regionali e dai DB

topografici 10k, riferimenti

essenziali per finalità operative

e gestionali.

Le carte tecniche, in quanto

caratterizzate, a differenza della

cartografia IGM a media/

10 GEOmedia n°5-2016


FOCUS

piccola scala, da una rappresentazione

a grande scala di

tutti gli elementi in proiezione

piana, non simbolica, che le

rende pienamente adeguate per

rilevarvi misure, svolgere attività

di pianificazione, gestione

e progettazione sul territorio

e quindi anche per la pianificazione

e la rappresentazione

delle attività di soccorso. I DB

Topografici in quanto soluzione

più moderna e aggiornabile

in continuo.

Altre cartografie di base

Possono essere di ausilio quelle

globali realizzate come "basemap"

per i sistemi webgis

mondiali, ma di certo mancano

di informazioni fondamentali

che solo le carte IGM o

aerofotogrammetricamente restituite

possiedono, utilizzando

la simbologia grafica, da anni

sperimentata e consolidata

dapprima come segno grafico e

successivamente come elemento

informatico digitale, come

l’opportuna rappresentazione,

standardizzata, di tutti gli elementi

espressivi della natura

del territorio. Sulle mappe dei

webgis online non troveremo

l'indicazione delle doline o

della scarpate improvvise dei

terreni, segnalate come solo i

cartografi aerofotogrammetrici

attualmente fanno.

Purtroppo la maggior parte

delle rappresentazioni cartografiche

a livello regionale e

locale, pur essendo in grado di

rappresentare il posizionamento

degli edifici, non ha caratteristiche

omogenee.

La cartografia catastale

La disponibilità del Catasto

vettoriale, oggi per tutta Italia,

e la sua sovrapposizione

alla cartografia elaborata per

l'evento calamitoso, si rivela

di grande, imprescindibile

supporto all’efficacia e alla

tempestività d’intervento delle

amministrazioni pubbliche durante

l'emergenza, permettendo

alle squadre di soccorritori

sul terreno l'effettuazione adeguata

di misure, localizzazioni,

identificazioni di proprietà, e

la verifica dello stato dei luoghi

ante evento calamitoso.

Gli oggetti principali individuabili

nelle mappe catastali,

sono la particella e il foglio di

mappa con i loro numeri identificativi,

ma anche gli altri

oggetti esistenti sul territorio

quali corsi d'acqua, strade,

ferrovie, abitazioni e i confini

amministrativi, e poi i vertici

trigonometrici IGM, e i punti

fiduciali catastali. Di sicuro

interesse è il grandissimo patrimonio

toponomastico purtroppo

parzialmente sopravvissuto

nella migrazione dalla

carta al vettoriale.

Un raffronto tra Catasto e

CTR, quali strati informativi

utili per le operazioni di soccorso,

ci porta immediatamente

a verificare che nel Catasto

manca l’altimetria. E le indicazioni

immediate sulla tipologia

di edificio (edifici ad uso abitativo

e edifici civili) che però

possono essere appositamente

elaborate tramite l’uso delle

banche dati alfanumeriche collegate.

Nel confronto con le ortofoto

a volte emerge l'assenza di

molti edifici pur in presenza

dell'elemento vettoriale particella,

e questo per il fenomeno

dell'abusivismo edilizio e

dell'evasione fiscale, nonostante

l'operazione di recupero degli

ultimi anni che ha portato

all'individuazione di milioni di

fabbricati fantasma. Gli edifici

pubblici spesso mancano perché

gli enti pubblici titolari,

pur obbligati alla presentazione

dei relativi atti di aggiornamento

al catasto, spesso non

ottemperano a tali obblighi.

Operatività degli attuali Droni

Le operazioni di volo consentono piattaforme

ad ala fissa in un tempo medio

inferiore a 20 minuti di coprire, volando

ad un'altezza di 150 metri, una zona

ampia qualche km 2 . La disponibilità di

batterie e piattaforme ridondanti elimina

il tempo di inattività tra un volo e l'altro.

Il trattamento e il processamento dei dati,

eseguibile sul campo con potenze di calcolo

comuni, con generazione di vari prodotti

(ortofoto fotomosaici, DSM) da mettere a

disposizione degli utenti spesso distanti richiede

circa 2 ore per km 2 . Il caricamento

e la messa a punto dei servizi richiede un

minimo di 10 minuti e si correla strettamente

correlato alle dimensioni dei file di

dati e della banda in upload disponibile.

A queste carenze si può sopperire

in parte con operazioni di

classificazione automatica delle

immagini pre evento e con la

vettorializzazione delle classi

relative all’edificato ottenute.

E’ soprattutto da tener presente

la capacità che solo il sistema

di informazioni catastali

permette di identificare una

proprietà, in tutto il territorio

nazionale, in modo semplice e

non ambiguo.

Dati statistici

Il dato della popolazione residente

è un dato fondamentale

già nelle prime fasi di ricerca

dispersi, infatti incrociare i

dati relativi alle particelle catastali

con quelli relativi alla

popolazione residente consente

di orientare correttamente i

soccorsi e di mappare efficacemente

le attività svolte, anche

nelle prime fasi di ricerca e

salvataggio dei dispersi e di

recupero delle vittime, che si

effettua in condizioni estremamente

disagiate, con ritmi

concitati, e periodi di lavoro

incessante.

Spesso nel caso dei dati statistici

ci si trova di fronte a

GEOmedia n°5-2016 11


FOCUS

dataset composti da milioni di

record che è molto complicato

riuscire a trasferire da un portale

web a un pc.

La necessità di una stretta

collaborazione tra l'Istat e le

istituzioni che, nel corso delle

loro attività devono far ricorso

ai suoi dati, non scaturisce

certamente però da queste

difficoltà di accessi semplici e

veloci a repository complesse o

dalla necessità di scandagliare

in maniera molto rapida ed efficace

il labirintico complesso

di informazioni statistiche alla

ricerca di indicatori da estrarre,

a motivarla è piuttosto la

possibilità di accedere ai dati

elementari, non distribuiti

online, sia per le norme a tutela

del segreto statistico e del

rispetto della privacy sia perché

statisticamente non validati. E'

questo il caso dei dati relativi

al censimento delle abitazioni e

degli edifici.

La conoscenza dell'identificativo

degli edifici e la loro

ubicazione a una risoluzione

puntuale in modo da integrare

queste informazioni alla

cartografia catastale e ai dati

della popolazione che vi risiede

rimane un problema aperto. Al

momento purtroppo manca,

come si è detto, l'individuazione

del numero civico con coordinate

geografiche che le leghi

al singolo edificio e non all'intera

sezione di censimento.

Il censimento degli edifici, è

relativamente “giovane” per

l’Istat ed è stato condotto solo

per la seconda volta. Vengono

censiti tutti gli edifici nei

comuni, la loro tipologia ed il

loro utilizzo. Per gli edifici ad

uso abitativo vengono richieste

anche ulteriori informazioni

sull'epoca di costruzione, lo

stato di manutenzione e altre

caratteristiche.

Tuttavia accordi e stretta collaborazione

tra istituzioni di soccorso

e Istat possono rendere

possibile la disponibilità delle

schede dei rilevatori comunali

che riportano oltre all'identificativo

dell'edificio (non

coincidente con l'identificativo

purtroppo del Catasto) l'indirizzo.

Questo tipo di informazione,

integrato alla cartografia

catastale e alla disponibilità

delle planimetrie detenute dal

catasto per conto dei privati,

può agevolare le operazioni di

soccorso nel caso di assenza di

indicazioni da parte di sopravvissuti.

Rende inoltre possibile

la valutazione puntuale dello

scenario dei danneggiamenti

con incroci in ottica di studio

e di ricerca, utilizzabili ai fini

dell’attività di prevenzione,

di alcune caratteristiche degli

edifici.

Uso dei Droni

La fotogrammetria aerea che

vede l'impiego degli UAV

unito a quello dei software di

rapida restituzione e realizzazione

di modelli 3D, di tipo

Structure from Motion, si è confermata

nel recente sisma una

tecnica assai efficace, dettagliata

e rapida, nel contesto della

prima risposta alle emergenze,

consentendo di approntare

tempestivamente, specialmente

ove si integrino i dati catastali,

strati geo-informativi e analisi

spaziali di grande supporto

alle operazioni di soccorso

tecnico urgente, caratterizzate

nella fase iniziale da una corsa

contro il tempo per tentare di

salvare il più elevato numero di

vite umane.

L'accuratezza dei risultati ottenuti

(nuvole di punti, modelli

per superfici e ortofoto) non

è sicuramente paragonabile a

quella ottenuta attraverso altri

sistemi. Tuttavia è sufficiente

all'impiego fruttuoso nell'attività

di soccorso. E comunque

sono sempre conseguibili accuratezze

di pochissimi centimetri,

se vengono utilizzati e

curati alcuni accorgimenti.

Il drone come piattaforma

sensoriale è a tutt’oggi una

possibilità non ancora convenientemente

esplorata dato che

la tecnologia sensoriale in uso

è costituita prevalentemente

dai sensori di immagini nello

spettro del viisbile.

Di grande interesse sarebbe

invece dotare questi veicoli di

sensori con spettro diverso dal

visibile e soprattutto chimici

per la scansione della emissione

di composti volatili in

grandi aree. Tra le varie applicazioni

sono sicuramente da

menzionare quelle rivolte alla

ricerca di persone, magari sepolte

da macerie. Svariati studi

dimostrano come gli esseri

umani rilascino in atmosfera

composti volatili caratteristici

che possono essere usati per la

loro identificazione.

Sono da risolvere a tale riguardo

ancora problemi non banali

dovuti ad esempio alla perturbazione

della distribuzione delle

molecole dovuta alle eliche

del velivolo.

I possibili futuri sviluppi

dell'impiego degli UAV in scenari

post catastrofe riguardano

poi l'identificazione di materiali

nocivi come l'amianto

con un'attività di ricerca da

condurre in parallelo con un'analisi

spettrale di ortofoto precedenti

l'evento catastrofico.

Le immagini ad alta risoluzione

acquisite da piattaforma

UAV consentono infine in

scenari di distruzione l'osservazione

di danneggiamenti in

parti inaccessibili degli edifici,

utilizzando nel post processamento

dei dati procedure di

analisi delle murature lesionate

imperniati su processi di classificazione

delle immagini object

oriented.

12 GEOmedia n°5-2016


FOCUS

Pur nella consapevolezza dei

loro limiti le immagini aeree

acquisite da piattaforme UAV

si sono dimostrate per tempi

e semplicità di procedure una

valida fonte da utilizzare per

l'analisi post-evento che si

aggiunge alla vasta gamma di

sensori satellitari ottici e SAR

che in alcune circostanze potrebbero

non essere in grado di

fornire immagini adeguate per

diversi motivi.

Uso di Google Street View

Assai utile risulta il servizio di

Google Street View, ora esteso

alla maggior parte delle strade

principali e strade urbane di

molti grandi e piccoli centri

(per la copertura http://www.

google.com/help/maps/streetview/learn/where-is-streetview.html).

E' possibile infatti tramite

applicazioni combinare dinamicamente

planimetrie, a

esempio quelle catastali, con lo

scorrere a schermo dei fronti

stradali.

Nelle operazioni di soccorso

può essere adottato quale strumento

immediato per la visualizzazione

di un edificio ante

evento, soprattutto in caso di

eventi fortemente distruttivi

quali i crolli, per la comprensione,

da parte dei soccorritori

che non conoscono lo scenario,

della tipologia di prospetto,

della localizzazione degli accessi

delle aperture e per l'individuazione

della distribuzione

dei volumi, ai fini del corretto

orientamento nella ricerca dei

dispersi.

Sistemi di posizionamento

GPS portatili

I sistemi di posizionamento

nella risposta alle emergenze

richiedono soluzioni di precisione

adeguata alla risoluzione

del sistema cartografico in cui

si prevede di utilizzare i dati

rilevati. Anche pensando a

successivi utilizzi, di maggior

accuratezza, che possano in un

secondo tempo essere attivati

al fine di successive determinazioni

maggiormente approssimate,

è importante usare una

sistema che nell’ambito del

sistema di riferimento globale

sia di livello submetrico e cosa

ancora più importante, che la

accuratezza della rilevazione sia

memorizzata. I sistemi di posizionamento

satellitare GNSS,

attivi anche negli smartphone

di ultima generazione, consentono

di ottenere le coordinate

dell'utente con accuratezze

metriche (nell'ipotesi di satelliti

non oscurati) che però

possono diminuire drasticamente

in presenza di ostacoli,

quali quelli che si configurano

spesso in scenari emergenziali,

che limitano la visibilità dei

satelliti o di degradazione intenzionale

del segnale.

Per raggiungere un posizionamento

di precisione, affidabile

in qualsiasi contesto, a basso

costo, necessitano altre soluzioni

quali ad esempio quelle

di integrare il sistema GNSS

con un sensore inerziale INS

(Inertial Navigation System),

o IMU (Inertial Measurement

Unit).

Integrazione e

trasmissione dei dati

L'utilizzo efficiente delle informazioni

derivanti dalla cartografia

in caso di emergenza

dovuta a terremoto su vaste

aree richiede l'elaborazione

congiunta e la comparazione

di dati ricavati da diversi strumenti

(mappe riferite allo stato

pre-evento che l'operatore che

si reca in loco, in genere con

limitati strumenti di calcolo e

buona capacità di memoria,

porta con sé, informazioni

ricavate da strumenti che funzionano

sempre in loco per

la rilevazione di dati su aree

molto limitate). In taluni casi

la capacità di elaborazione e le

condizioni di lavoro che l'operatore

può permettersi nelle

condizioni di disastro è molto

limitata, come per i dati che

vengono rilevati dai satelliti

per osservazione della Terra

che si riferiscono a aree molto

estese e richiedono notevole

potenza di calcolo per essere

elaborati.

La comunicazione tra il drone

e l'operatore in loco non

è critica, mentre può esserlo

soddisfare l'esigenza di comunicazione

tra l'operatore sul

campo e un sito remoto dove

sono residenti le nuove immagini

raccolte dai satelliti e dove

è disponibile una notevole

potenza di calcolo. L'esigenza

è bidirezionale e quindi per

potere ottenere le migliori prestazioni

in termini di capacità

trasmissiva e di qualità del

servizio occorrerà prevedere la

realizzazione di collegamenti

basati su tecnologie eterogenee

ovvero che utilizzino

sia sistemi terrestri (WiFi,

UMTS, LTE, futuro 5G, ecc.)

che satellitari (DVBS2-RCS o

standard proprietari). Inoltre, i

paradigmi Cloud Computing e

Software Defined Networking

(SDN) sono un riferimento su

cui costruire il sistema dinamico

di distribuzione dati.

Conclusioni

Far fronte e rispondere a eventi

improvvisi e catastrofici, come

il recente sisma del 24 agosto,

comporta, tra le varie azioni,

certamente la rapida produzione

di cartografie e la loro

gestione in ambienti condivisi

immediatamente dopo o addirittura

nel corso dell'evento. E'

inutile sottolineare come ancor

più decisiva è la raccolta organica

preventiva di un affidabile

set di dati di natura geospazia-

GEOmedia n°5-2016 13


FOCUS

le e di strumenti per gestirli.

Cosa naturalmente possibile

se c'è a monte nelle istituzioni

consapevolezza e coscienza di

quanto la componente geo

spaziale sia importante e influisca

nella vita di tutti i giorni,

specificatamente del valore

strategico dell'informazione

geografica nell'ambito di attività

di protezione e di difesa

civile, di soccorso pubblico

urgente superando gli attardamenti

e il geo-unaware diffuso

anche a livelli dirigenziali.

Consapevolezza che dia vita a

un approccio caratterizzato da

una visione d'insieme e interdisciplinare.

La cartografia in

emergenza non è certamente

una cartografia dell'ultimo miglio

né un fatto iconografico

ma uno strumento di analisi.

E se la cartografia ha l’importanza

strategica quando è omogenea

a livello nazionale, occorre

lavorare per le necessarie

sinergie e collaborazioni interistituzionali

da regolamentare

attraverso accordi formali.

A riguardo è necessaria la

messa a disposizione e condivisione

di quanto le varie

amministrazioni pubbliche

(le norme esistono ma non le

sanzioni per chi si sottrae o

non risponde) producono a

livello di informazione geografica,

le informazioni open, le

planimetrie delle abitazioni nel

caso del Catasto, le ortofoto

in tutta profondità di spettro e

di risoluzione, senza compressioni,

nel caso dell'Agea, i dati

statistici elementari per l'Istat,

i dati sulle infrastrutture stradali

da parte del Ministero lavori

pubblici e dell’Anas. Il 27

u.s. settembre a sisma ancora

in scuotimento Catasto e Protezione

civile hanno firmato

un accordo quadro, un buon

inizio ed esempio da seguire.

Entrambe le istituzioni si sono

accorte di quanto la collaborazione

sia stata importante negli

ultimi tragici eventi di agosto

2016 per far fronte alla fragilità

di un territorio e di un edificato

di un Paese come l’Italia,

veramente carente di cultura

della prevenzione con milioni

di abitanti ai piedi di vulcani

esplosivi e in zone inondabili.

E' di fondamentale importanza

per ciascun ente deputato

al soccorso, oltre alla disponibilità

inhouse di un archivio

di base con le informazioni

immediatamente utili almeno

all'identificazione dell'area

colpita e della viabilità fruibile,

e successivamente degli edifici

coinvolti e della popolazione

interessata, la conoscenza di

tutte le fonti di dati disponibili

e l'aver già valutato e approfondito

le possibilità di applicazione

e i limiti di tali fonti,

nonché avere stabilito canali di

condivisione e collaborazione

con altre istituzioni e organizzazioni

per poter, nei tempi

necessari e con l’indispensabile

flessibilità, accedere a informazioni

più approfondite e

adeguate allo scenario emergenziale

che di volta in volta si

presenta.

Per esigenze istituzionali, ogni

Ente è depositario del proprio

lavoro che viene fatto rispondendo

alle specifiche esigenze

e dunque le informazioni sono

"naturalmente" non integrate

con quelle di enti diversi. Tuttavia

è necessario, ancor più

nella fase emergenziale, integrare

le diverse informazioni

geografiche per rispondere non

solo alle nuove sfide che il Paese

pone sul piano dell'informazione

georeferenziata ma anche

alle emergenze naturali.

Ma questo può essere realizzato

solo con un’azione preventiva

che eviti qualsiasi problema in

fase emergenziale ed è proprio

questo l’oggetto di un’Infrastruttura

di Dati Territoriale

nazionale che deve essere portata

a compimento sotto il coordinamento

di un unico organismo

e nel più breve tempo possibile.

Tutta l’informazione deve essere

pensata in termini geografici,

spaziali e univocamente posizionata.

Un ritorno a quella scuola di

Mileto in cui geografia e storia

non erano separate che è la

radice potente della nostra cultura

scientifica.

GLOSSARIO

UAV= Unmanned Aerial Vehicle

GPS= Global Positioning System (USA)

GNSS= Global Navigation Satellite System

(mondiale)

VGI = Volunteered Geographic Information

GDF= Geographic Data Files

WEBGRAFIA

(http://www.rivistageomedia.

it/201609019792/dati-geografici/mappeopen-data-e-applicazioni-le-esperienzedi-cartografi-attivisti-e-sviluppatori-perricostruire-la-conoscenza-del-territorio-apartire-dalla-solidarieta)

http://dati-censimentopopolazione.istat.it

Si ringraziano per utili suggerimenti i Prof.

Corrado Di Natale e Michele Luglio (Dipart.

Ingegneria Univ. Roma Tor Vergata) e l’Ing.

Paolo Accetola.

ABSTRACT

Cartography during emergencies takes an incredibly

strategic value of fundamental importance

for saving lives. But after is then forgotten without

implement what is classically defined benefit in

peacetime to be ready in time of war. The reflections

in this paper are derived from some of the

experiences accumulated in the field in urgent

technical rescue in emergency events that have

allowed us to highlight the important role that

geomatics plays in such situations.

PAROLE CHIAVE

emergenza; cartografia

AUTORE

Renzo Carlucci

GEOmedia

r.carlucci@mediageo.it

Biancamaria Cristini

Ing. Funzionario tecnico del Corpo

Nazionale dei Vigili del fuoco

biancamaria.cristini@vigilfuoco.it

Michele Fasolo

Dottore di Ricerca

michele.fasolo@gmail.com

14 GEOmedia n°5-2016


FOCUS

GEOmedia n°5-2016 15


FOCUS

Riprese aeree innovative

per le emergenze

di Gabriele Garnero

Il rilevante diffondersi delle tecnologie,

che hanno nei droni i vettori che

consentono di portare in quota sensori

fotogrammetrici per l’acquisizione delle

informazioni territoriali, nell’ambito della

cartografia per le situazioni di emergenza

conferma una proficua applicazione in

ragione delle peculiarità connesse con il

loro utilizzo, quali economicità, rapidità e

flessibilità d‘uso.

La memoria qui proposta si pone non tanto

lo scopo di analizzare le novità tecniche

del settore, le innovazioni consentite dai

Il piano di volo di un drone operato sul comune di Amatrice all’indomani del sisma del 24 agosto 2016

nuovi e sempre più performanti aeromobili,

dai nuovi sensori, dai software sempre

più efficienti, le limitazioni più o meno

restrittive imposte dalle normative, tutte

attività e regole in rapida e, per certi

versi, tumultuosa innovazione; lo scopo

è unicamente quello di presentare una

riflessione sulle effettive possibilità

di utilizzo degli UAV nelle situazioni di

emergenza che in questi giorni stanno

segnando il nostro territorio: non solo i

sismi dell‘Italia centrale ma, anche, le

alluvioni, le trombe d’aria, gli incendi, ….

Applicazioni nei contesti

legati all’emergenza

Un primo utilizzo dei droni in

situazioni di emergenza è senz’altro

quello di portare in quota un

sensore di acquisizione immagini

senza alcun scopo di carattere

metrico: l’utilizzo dei droni,

già peraltro consolidato nelle

applicazioni militari, è di ormai

immediato impiego in tutte le

missioni “dull, dirty and dangerous”,

spesso con costi minori

rispetto ai velivoli tradizionali o

ad ispezioni da terra.

Il semplice vantaggio di elevare il

punto di vista per consentire prese

fotografiche o filmati consente

agli operatori di disporre di viste

significative e che oggi, grazie

alle tecnologie ICT, possono immediatamente

essere trasmesse in

remoto per consentire diagnosi

condivise presso le sale operative.

Il disporre di un mezzo manovrabile

direttamente dal sito di

intervento, maneggevole e flessibile

tale da potersi avvicinare

all’oggetto e, non ultimo, il fatto

di poter decidere la prosecuzione

della missione sulla base delle

stesse immagini che stanno arrivando,

seguendo situazioni locali

di dettaglio, ne fa un mezzo

estremamente utile.

Non ultimo, anche la possibilità

di estendere il campo del visibile

con altre informazioni (immagini

nel termico, prese multispettrali,

…) possono costituire un

valido aiuto in situazioni particolari

(ricerche di dispersi, ricerche

di materiali inquinanti, controlli

anti-sciacallaggio, …).

Ma immediatamente dopo aver

“visto” è necessario valutare,

pianificare, decidere, predisporre

interventi e dislocare risorse,

controllare l’evolversi delle situazioni

anche in contesti che non

possono che essere concitati.

E’ quindi necessario passare dalle

immagini alle informazioni

cartografiche e ai sistemi informativi

dedicati, operanti presso

le centrali operative, attraverso

piattaforme mobili (smartphone

e tablet) che, in disponibilità ai

vari operatori, consentono da

un lato di avere sul campo informazioni

complete e sempre

aggiornate e dall’altro di operare

la raccolta dati direttamente sul

sito, evitando errori, confusioni,

perdite di tempo e ritardi.

È appena il caso di puntualizzare

16 GEOmedia n°5-2016


FOCUS

che la rapida diffusione delle

tecnologie fotogrammetriche

connesse con gli UAV e la progressiva

introduzione delle stesse

all’interno degli studi professionali

(Il ritorno della fotogrammetria

– Back to the future, come

sagacemente titolava questa

stessa Rivista nella copertina del

numero 2/2014) è concesso non

solo dai velivoli e sensori, ma in

modo determinante anche dai

software che eseguono con elevatissima

automazione l’intero

processo fotogrammetrico di

orientamento, di generazione

delle nuvole di punti dense e

delle mesh, lasciando all’operatore

le uniche fasi di collimazione

manuale dei Ground Control

Point/Check Point e di controllo

sul funzionamento dell’intera

filiera.

L’aggiornamento delle basi

cartografiche

Benché il mondo dei droni

comprenda sia oggetti “quasi

giocattolo” sia velivoli di derivazione

militare in grado di compiere

missioni anche notevoli

per distanza e durata, si ritiene

al momento che l’utilizzo degli

UAV sia destinato ad integrare

informazioni di dettaglio di basi

acquisite in maniera differente

(riprese fotogrammetriche classiche,

riprese da piattaforma satellitare,

…).

In questo contesto, l’utilizzo cartografico

dei droni per la predisposizione

delle basi informative

legate all’emergenza non è molto

differente da una qualunque acquisizione

con finalità cartografiche.

Gli studi sperimentali sulle

modalità di impiego e sulle accuratezze

conseguibili sono vari

e facilmente reperibili; si ritiene

di fornire alcune indicazioni di

massima, frutto delle sperimentazioni

condotte:

di buone precisioni l’utilizzo

di ricoprimenti dell’ordine

del 75-80%, sia in senso

longitudinale che trasversale:

mentre il primo può non

essere così penalizzante in

quanto gli scatti avvengono

sulla traiettoria che compie il

vettore e quindi non vi sono

ripercussioni operative se

non il numero di fotogrammi

da trattare, il secondo ha

invece un notevole peso per

quanto attiene il tempo di

volo, in quanto determina

il numero delle strisciate da

compiere per ricoprire l’area

e risulta quindi direttamente

connesso con l’economicità

del rilievo, con il numero

delle sessioni necessarie, con

le batterie disponibili e quindi

con i parametri operativi

del rilievo;

anche il numero di punti di

appoggio (GCP) utilizzati

per la corretta definizione

dei parametri di orientamento

di ogni fotogramma

influenza in modo significativo

l’operatività dei lavori,

in quanto le operazioni di

misura devono spesso essere

condotte in contemporanea

con la ripresa in quanto

generalmente si ricorre, per

migliorare la collimabilità

degli stessi, alla segnalizzazione

mediante cartelloni

fissati temporaneamente al

suolo, la cui posizione viene

rilevata con tecniche GNSS

nel medesimo momento

dell’esecuzione delle prese

fotografiche. Questo fatto

può quindi rappresentare

una complicazione operativa

soprattutto nelle condizioni

emergenziali, ed anche qui

criteri di economicità spingono

per la riduzione della

numerosità dei GCP che

hanno però un significativo

effetto sulla riduzione degli

errori in genere e, soprattutto,

sulla riduzione in modulo

dello scarto massimo;

in altri termini, l’aumento

dei punti di controllo a terra

porta alla riduzione dell’errore

massimo;

anche se le sperimentazioni

condotte portano ad una

maggiore significatività dei

risultati, si ritiene qui opportuno

riportare quanto

generalmente viene condiviso

in termini di precisioni

ottenibili in questo genere di

attività, che possono quindi

essere considerate come del

tutto cautelative:

s H @ 1.5-2 pixels

s V @ 4-5 pixels, all’incirca 1/1000

della quota di volo relativa

Limitando il discorso alla

sola planimetria, si noti

come anche risoluzioni

dell’ordine dei 4-5 cm possono

cautelativamente e

proficuamente essere adot-

è generalmente molto positivo

per il raggiungimento

Presa semplice (a) e presa incrociata (b) in un’elaborazione sperimentale.

GEOmedia n°5-2016 17


FOCUS

tate cercando accuratezze

dell’ordine dei 20-30 cm,

ragionevoli in questo genere

di servizi;

nel caso le limitazioni in termine

di tempo non fossero

stringenti e si potesse operare,

al posto che con una presa

semplice, con uno schema

di ripresa incrociato, si otterrebbe

il duplice vantaggio

di migliorare l’acquisizione

fotografica delle facciate

degli edifici, migliorando

quindi in tal modo la nuvola

di punti e quindi i particolari

di dettaglio che vengono

prodotti in automatico dalle

tecniche di autocorrelazione,

ma anche l’accuratezza generale

con riduzioni degli scarti

dell’ordine del 40-50%;

le elaborazioni fotogrammetriche

si chiudono generalmente

con la predisposizione

di una ortofoto a scala

opportuna, da utilizzarsi

come base per le successive

elaborazioni: come molti

operatori sanno, l’anello

debole, ovvero il punto sul

quale occorre porre la massima

attenzione, significativo

per quanto concerne la precisone

conseguita da tutto il

lavoro, risiede nella corretta

elaborazione del DTM, ottenuto

in genere per autocorrelazione

fotogrammetrica.

Se, nelle ordinarie operazioni

di realizzazione delle ortoimmagini,

i lavori predisposti

nell’ambito dei gruppo di

lavoro di IntesaGIS, ora confluiti

nelle attività del CISIS

(Centro Interregionale per i

Sistemi Informatici, geografici

e Statistici) hanno definito

le caratteristiche in termini

di risoluzione e accuratezza

che devono essere possedute

dai DTM per poter essere

correttamente impiegati per

la predisposizione di ortofoto

ad una data scala, nelle

attività eseguite attraverso

le filiere predisposte con

immagini fotogrammetriche

provenienti da droni non si

hanno specifiche così dettagliate

e quindi, semmai,

si verifica il prodotto finale,

ma difficilmente gli operatori

vanno a verificare il prodotto

intermedio del DTM.

Si ritiene invece che tale

prassi debba essere non solo

consigliata, ma anche prevista

e resa obbligatoria nel

caso in cui le elaborazioni

debbano essere impiegate

in restituzioni con qualche

carattere di ufficialità; in

altri termini, è opportuno

che siano previste operazioni

di controllo di qualità sul

modello digitale prodotto,

attraverso esami visivi che

consentano, in primis, l’individuazione

delle zone nelle

quali la correlazione fotogrammetrica

può non aver



funzionato correttamente, e

quindi attivare un sistema di

controllo basato su un sufficiente

numero di punti di

controllo determinati a terra

o, almeno, con l’osservazione

stereoscopica di un certo

numero di punti determinati

da un operatore esperto che

verifichi, con l’uso di apparati

stereo, l’esito della correlazione

automatica.

Alcune considerazioni

sulle Prescrizioni ENAC

Le problematiche connesse con

l’applicazione della Circolare

ENAC in merito alle possibilità

di utilizzo dei droni sono, costituiscono

in tutte le applicazioni

un aspetto cui porre particolare

attenzione.

Anche negli ambiti in oggetto, le

necessità e le urgenze non possono

necessariamente superare

quanto prescritto per tutelare la

sicurezza, seppure la particolarità

delle situazioni comporta spesso

circostanze non ordinarie:

è usuale, in condizioni ovviamente

gravi, che i perimetri

di sorvolo siano all’interno

delle cosiddette “zone

rosse”, per le quali è già di

per sé garantita l’assenza di

popolazione e i tecnici addetti

alla sicurezza, sono già

in qualche misura in contatto

con le sale operative;

diventa pertanto facilmente

riscontrabile la situazione

prescritta dall’art. 27 del regolamento

che richiede che

le persone in area di sorvolo

siano sotto il diretto controllo

dell’operatore SAPR;

sulle aree colpite da emergenza

viene solitamente

dichiarata, attraverso un

NOTAM, una no fly zone

che preclude tutte le autorizzazioni

eventualmente in

corso, lasciando quindi alle

determinazioni conseguenti

18 GEOmedia n°5-2016


FOCUS

il nuovo stato dei luoghi le

indicazioni in merito ai permessi

di sorvolo;

per i mezzi di proprietà dei

Vigili del Fuoco e delle forze

di Polizia viene ordinariamente

applicata la normativa

prescritta dall’art. 744

comma 4 del Codice della

Navigazione, che consente

maggiori flessibilità di utilizzo

per gli Aeromobili di

Stato. In tali evenienze, nel

caso in cui il pilota di questi

mezzi dovesse essere un

tecnico non appartenente

all’Amministrazione, verrebbe

rilasciata una qualifica di

Ausiliario di PG/PS, con la

conseguente possibilità di

operare;

le disposizioni contenute

nella normativa ENAC alla

sezione II, art. 10 comma

6, che prescrivono che, per

l’utilizzo sui centri abitati, si

debba forzatamente utilizzare

un mezzo con un sistema

di controllo e software

conforme a EUROCAE

ED-12 almeno al livello

di affidabilità progettuale

D o standard alternativi

eventualmente accettati da

ENAC, sono giustamente

restrittive per garantire

l’incolumità delle persone a

terra, evitando qualsiasi tipo

di incidente, anche casuale e

non dovuto all’imperizia del

pilota. Questo in quanto lo

standard attuale delle Flight

Control non è di livello aeronautico

e non garantisce

un minimo standard di sicurezza.

È pensabile che in futuro

vi sia la possibilità di uno

sviluppo degli strumenti

tecnologici necessari per

il soddisfacimento di tali

requisiti, in quanto tale

disposizione non è rivolta

ai singoli produttori di

droni, oggi generalmente

rappresentati da aziende

spesso di natura quasi

artigianale di limitate

dimensioni, ma piuttosto

alle aziende produttrici di

Flight Control, con l’intento

di elevare lo standard

produttivo per garantire la

sicurezza in volo. E’ pertanto

pensabile che, nel breve

futuro, vi sia la possibilità di

uno sviluppo degli strumenti

tecnologici necessari per

il soddisfacimento di tali

requisiti.

La determinazione dei

centri di presa in

fotogrammetria diretta

Si stanno al momento diffondendo

dispositivi in grado di elaborare

in modo differenziale le

osservazioni GNSS per migliorare

il posizionamento dei centri di

presa. Ai fini delle applicazioni

cartografiche non è tanto necessario

un sistema RTK che, connesso

con l’autopilota a bordo,

consenta di determinare la posizione

del centro di presa durante

la fase di ripresa stessa, ma è

sufficiente un sistema che, archiviando

le osservazioni satellitari,

consenta elaborazioni differenziali

in post-processing, migliorando

in tal modo le precisioni

generali e riducendo quindi le

necessità dei punti di appoggio

a terra. Dai test condotti, con

operazioni DGPS è possibile affermare

che, con tali dispositivi,

si rimane ordinariamente al di

sotto dei 10 cm, aprendo quindi

la strada anche in questo ambito

alla cosiddetta fotogrammetria

diretta, con pochi, o al limite

senza, punti a terra.

Camere oblique in vettori

fotogrammetrici tradizionali

Nell’ambito della fotogrammetria

tradizionale (da aeromobile

manned) sono da qualche anno

comparse particolari camere che

integrano nel corpo macchina

almeno 4-5 obiettivi, uno disposto

nadiralmente e gli altri

inclinati di 40-50° nelle varie

direzioni. Tali dispositivi consentono

di migliorare l’osservazione

delle facciate degli edifici, e sono

quindi particolarmente utili in

contesti urbani.

Anche nell’ambito delle aree

soggette a situazioni di emergenza,

la possibilità di acquisire in

tempi rapidi la maggior quantità

possibile di informazioni

è un aspetto fondamentale, ed

è quindi auspicabile che la notevole

capacità di acquisizione

di queste camere venga messa

a disposizione, per riprese sulle

intere aree colpite dai fenomeni,

in modo da fornire agli operatori

il massimo della tecnologia oggi

disponibile.

Con tali camere migliora in

modo consistente la generazione

delle nuvole di punti dense,

con un evidente miglioramento

nelle modellazione delle facciate,

ma anche senza procedere

alla generazione della nuvola è

possibile utilizzare strumenti di

navigazione non convenzionali,

che consentono di osservare le

5 viste, passando agevolmente

da una all’altra, in modo da osservare

sulle foto metricamente

concatenate i particolari di interesse

ed eseguire collimazioni e

misurazioni a partire dai particolari

fotografici rappresentati.

ABSTRACT

The significant spread of technologies, like those to bring the

photogrammetric sensors carried by drones, for the acquisition

of spatial information in cartography during emergency

situations, confirmed the successful application considering

peculiarities reason, such as cost, speed and flexibility of use.

PAROLE CHIAVE

Droni; aggiornamento cartografico; UAV;

Fotogrammetria

AUTORE

Gabriele Garnero

gabriele.garnero@unito.it

DIST - Università degli Studi e Politecnico di

Torino

GEOmedia n°5-2016 19


REPORT

PIATTAFORME, SENSORI E SOLUZIONI

di Isabella Toschi e Fabio Remondino

per il Rapid Mapping

In caso di disastri naturali (terremoti,

frane, alluvioni, inondazioni, incendi,

ecc.) un intervento rapido ed efficace

risulta fondamentale. In particolare, una

tempestiva localizzazione delle aree

danneggiate permette di coordinare

in modo efficiente le attività di ricerca

e soccorso. A tale scopo, vengono

normalmente adottate piattaforme,

sensori e tecniche geomatiche, che

possono fornire una preziosa fonte di

informazioni su vasta scala. Di seguito

vengono descritte le principali soluzioni

geomatiche e le loro potenzialità

nell’ambito del Rapid Mapping.

La gestione delle situazioni

di emergenza richiede

un’efficace pianificazione

che può essere strutturata all’interno

di un modello ciclico,

ovvero il ciclo di gestione delle

catastrofi naturali (Fig. 1). Esso

si articola in cinque fasi principali

(Tabella 1), a ciascuna delle

quali possono essere fornite

preziose fonti di informazioni su

vasta scala mediante l’impiego di

piattaforme, sensori e tecniche

geomatiche. I dati telerilevati da

satellite, aereo e drone possono

in particolare sostenere il lavoro

di ricercatori, squadre di intervento

e autorità coinvolte nella

fase di Rapid Mapping (Response

Phase, Tabella 1): i prodotti normalmente

forniti sono mappe

e dati geo-spaziali, con accuratezze

che variano a seconda dei

tempi di consegna e delle necessità.

La sfida maggiore rimane

l’imprevedibilità e varietà (anche

Fig. 1 - Il ciclo di gestione delle catastrofi naturali (in alto - Fonte: UN-SPIDER, UNEP

2012) e le principali categorie di disastro naturale (in basso).

Early warning

Early impact

(Response – Rapid mapping)

Recovery

Mitigation

Preparedness

spaziale) degli eventi naturali

che non consentono di adottare

un’unica soluzione onnicomprensiva.

Inoltre esiste una molteplicità

di differenti piattaforme

e sensori di telerilevamento

che potrebbero essere utilizzati

per l’acquisizione dati. Pertanto

la scelta del sensore e della tecnica

di rilievo rimane spesso la

decisione più critica.

Allo scopo di supportare tale

processo di selezione e scelta in

caso di disastri naturali, questo

lavoro riassume le principali soluzioni

offerte dalla Geomatica

e ne discute criticamente le potenzialità

e limitazioni in caso

Gestione delle situazioni di emergenza

La previsione e il riconoscimento tempestivo

dei rischi imminenti, per allertare le persone e

permettere loro di mettersi in salvo.

La dotazione di servizi di emergenza e assistenza

pubblica durante o immediatamente dopo un

disastro, al fine di salvare vite umane, ridurre

l’impatto sulla salute, garantire la sicurezza pubblica

e soddisfare le esigenze di sussistenza delle persone

colpite.

La ricostruzione e il miglioramento, se necessario,

di strutture, mezzi di sostentamento e condizioni

di vita delle comunità colpite dal disastro, compresi

gli sforzi per ridurre i fattori di rischio del disastro

stesso.

La riduzione degli impatti negativi e disastri

correlati.

Le conoscenze e le capacità sviluppate dalle autorità,

dalle organizzazioni di recupero, dalle comunità e

dai singoli individui per anticipare efficacemente

l’impatto, rispondere allo stesso e, successivamente,

recuperare in caso di eventi di pericolo probabili,

imminenti o in corso.

Tab. 1 – Le fasi del ciclo di gestione dei disastri naturali (Fonte: UN-SPIDER, UNEP 2012).

20 GEOmedia n°5-2016


REPORT

Dati e informazioni rilevanti da raccogliere

Dimensione dell’area impattata

Intensità dei danni

Zonizzazione (intensità di danno diverse all’interno della

medesima area impattata)

Localizzazione delle vittime

Presenza di altre aree potenzialmente a rischio

Requisiti e criteri

I dati raccolti sono neutri: particolare sforzo deve essere rivolto alla

fase di elaborazione, al fine di assicurare i livelli di accuratezza e

precisione richiesti.

Dai dati elaborati devono essere estratte informazioni a valore

aggiunto: ciò permette agli utenti finali di analizzare criticamente,

rielaborare e approfondire tali dati.

I dati e le informazioni a valore aggiunto da essi estratte devono

essere trasmessi in un formato standardizzato.

Tab. 2 – I dati rilevanti da raccogliere e i requisiti generali applicabili a tutti i tipi di disastro naturale.

di impiego nell’ambito di Rapid

Mapping. In particolare, l’attenzione

è focalizzata sui metodi

di rilievo da remoto (a scala variabile)

in quanto, al contrario

del rilievo effettuato da terra,

essi permettono generalmente

di coprire aree vaste in un breve

intervallo temporale e anche

in presenza di condizioni critiche

di accesso al sito. Verranno

quindi discusse le principali tipologie

di dati utili per ciascuna

categoria di disastro naturale

(Fig. 1, in basso), le piattaforme

e sensori più adatti per la produzione

degli stessi e, infine,

alcune linee guida e best practices

generali applicabili all’impiego

di piattaforme aeree e UAV.

Tutto questo sarà analizzato alla

luce del concetto più critico che

sta alla base del Rapid Mapping,

ovvero la gestione efficiente del

tempo impiegato in ogni fase del

rilievo, dalla pianificazione alla

divulgazione dei prodotti finali.

Dati utili da raccogliere

Durante le operazioni di Rapid

Mapping, risulta di fondamentale

importanza valutare (i) l’entità

del disastro in termini di

dimensioni dell’area interessata

e di impatto sulla popolazione,

le infrastrutture e l’ambiente

circostante; (ii) i bisogni e le necessità,

al fine di identificare le

risorse e servizi utili per le misure

di emergenza immediate; (iii)

l’impatto ambientale, al fine di

includere la questione ambiente

in fase di pianificazione di tali

misure di emergenza.

A tal riguardo, i sensori e le

tecniche geomatiche di telerilevamento

possono essere efficacemente

adottati per la valutazione

del disastro e del suo

impatto ambientale. In particolare,

indipendentemente dalla

tipologia del disastro, lo sforzo

deve essere volto a raccogliere le

informazioni e i dati più significativi

(Tabella 2, prima colonna)

in accordo con alcuni requisiti

generali e criteri di standardizzazione

(Tabella 2, seconda colonna

- Boccardo, 2016).

Parallelamente, in funzione del

tipo di disastro le attività di valutazione

dovrebbero essere rivolte

(i) alla fase che precede il

disastro (prevenzione), (ii) alla

fase interessata dal disastro (rilievo)

e (iii) alla fase che segue il

disastro (impatto iniziale). A tal

riguardo, la Tabella 3 elenca le

informazioni più rilevanti che, a

seconda del tipo di disastro, devono

essere raccolte prima, durante

e immediatamente dopo

l’evento catastrofico.

Piattaforme, sensori e

soluzioni geomatiche

La crescente disponibilità di immagini

satellitari ad elevata qualità

consente, in linea di principio,

il monitoraggio continuo

dei cambiamenti della superficie

terrestre su vaste aree geografiche

e a costi relativamente contenuti.

Tuttavia i dati satellitari

Fig. 2 - Alcuni esempi di sensori geomatici utili per l’acquisizione di dati nell’ambito del Rapid Mapping.

GEOmedia n°5-2016 21


REPORT

Tipologia di disastro

Terremoti

Frane e valanghe

Alluvioni

Precipitazioni violente

Incendi

sono generalmente caratterizzati

da limitata risoluzione spaziale

(da 50 cm a pochi metri), disponibilità

(intervallo di copertura

di qualche giorno) e fruibilità

(in caso di una significativa copertura

nuvolosa). Ciò ne riduce

talvolta l’utilizzo in caso di servizi

di emergenza in tempo reale,

soprattutto quando si tratta di

piccoli eventi e non grandi disastri

naturali.

Le piattaforme aeree sono in

grado di fornire immagini ad

alta risoluzione spaziale (fino

a pochi cm) con notevole efficienza

di acquisizione: l’elevata

velocità e altezza di volo consentono,

infatti, una sempre maggiore

copertura areale per unità

di tempo. Inoltre, l’avvento e lo

sviluppo dei sistemi multi-camera

in grado di acquisire simultaneamente

viste oblique e nadirali

ha ulteriormente ampliato le

capacità delle piattaforme aree,

dalle quali è possibile ora acquisire

informazioni anche relative

alle facciate e alle impronte degli

edifici. D’altra parte, però, tali

mezzi richiedono una rigorosa

pianificazione del volo, con alcune

limitazioni, quali curve e

corridoi. Infine, si tratta di piattaforme

generalmente costose e

difficilmente operative in caso

di condizioni atmosferiche pericolose.

Per godere di un punto di vista

più ravvicinato sulla scena di interesse,

risulta utile l’utilizzo di

elicotteri che rappresentano la

piattaforma ideale per la valutazione

dettagliata degli hot spots o

in caso di corridoi, difficilmente

accessibili con velivoli ad ala

fissa. Gli elicotteri sono quindi

solitamente preferiti quando

sono necessari voli a bassa quota,

a bassa velocità o lungo curve

e corridoi. Inoltre, la loro buona

manovrabilità (anche in caso

di maltempo) unitamente alla

possibilità di operare anche in

spazi aerei congestionati, li rende

un efficiente mezzo di Rapid

Mapping. Tuttavia, si tratta di

una soluzione generalmente costosa.

Una soluzione di rilievo molto

flessibile è rappresentata dalle

piattaforme UAV (Unmanned

Aerial Vehicle), che offrono elevata

manovrabilità, significativa

risoluzione spaziale delle immagini

acquisite (fino a pochi

mm), capacità di volare a quote

diverse e la possibilità di accedere

ad ambienti remoti e pericolosi

senza alcun rischio per

il pilota/ operatore. Tali piattaforme

permettono di acquisire

viste sia verticali che oblique (in

particolare con i sistemi multirotore)

e offrono agli utenti la

possibilità di scegliere tra diverse

Dati e informazioni rilevanti

(1)

numero di persone da evacuare

(3)

danni alle infrastrutture e impianti

(3)

danni a edifici private e ad uso commerciale

(1)

presenza di uno strato di terreno, neve, roccia instabile

(1)

numero di persone da evacuare

(2), (3)

direzione e velocità del movimento

(3)

informazioni sullo stato fisico e l’efficienza delle infrastrutture

(1)

numero di persone da evacuare

(2)

dati volumetrici

(2)

evoluzione temporale dell’evento

(1), (2), (3)

DEM e DTM

(1)

numero di persone da evacuare

(3)

informazioni sullo stato fisico e l’efficienza delle infrastrutture

(1)

numero di persone da evacuare

(2)

rilievo degli hot spots

(2)

direzione di avanzamento dell’incendio e sua evoluzione temporale

Tab. 3 – I dati rilevanti da raccogliere per ogni tipologia di disastro prima (1) , durante (2) e dopo (3) l’evento catastrofico.

soluzioni in termini di sensori a

bordo. Nonostante lo sviluppo

tecnologico in questo settore sia

particolarmente rapido, rimangono

tuttora alcuni svantaggi e

limitazioni, soprattutto in termini

di autonomia (durata del

volo), capacità di carico e copertura

areale. Una descrizione

approfondita e critica di tale

tecnologia emergente può essere

trovata in (Colomina e Molina,

2014; Nex e Remondino, 2014;

GIM-International UAS, 2016;

Nedjati et al., 2016).

In Tabella 4 sono riassunti i

principali vantaggi e svantaggi

(limitazioni) di ciascuna tipologia

di piattaforma ai fini del

Rapid Mapping.

Per quanto riguarda la componente

sensoristica, l’evoluzione

della tecnologia digitale ha prodotto

una serie di diverse soluzioni

che possono essere efficacemente

utilizzate (e integrate) per

applicazioni di Rapid Mapping.

Generalmente, i sensori ottici di

telerilevamento sono suddivisi

in sistemi passivi e attivi.

Tra i sistemi ottici passivi, numerose

soluzioni sono disponibili

nell’ambito del telerilevamento

da piattaforma aerea e, solitamente,

esse sono categorizzate

in funzione della dimensione del

formato immagine, ovvero classificate

in: fotocamere digitali

di piccolo, medio e grande formato.

Tra queste, le fotocamere

digitali di medio formato (da 30

MPx a circa 100 Mpx) offrono

al giorno d’oggi la massima flessibilità

in termini di acquisizione

di immagini per Rapid Mapping

e rappresentano il segmento in

più rapida espansione all’interno

del mercato di rilievo aereo.

Praticamente tutti i fornitori

offrono prodotti in questa categoria,

la cui performance quasi

uguaglia oggi quella dei sistemi di

grande formato di prima generazione.

L’utilizzo delle fotocamere

di medio formato è solitamen-

22 GEOmedia n°5-2016


REPORT

Piattaforma Vantaggi Svantaggi e Limitazioni

Satellite

Aereo

Elicottero

UAV

estesa copertura areale

basso costo

elevata risoluzione

spaziale (alcuni cm);

elevata efficienza di

acquisizione dei dati

punto di vista nadirale e

obliquo

punto di vista ravvicinato

sulla scena di interesse

possibilità di volare a

bassa quota e velocità

possibilità di volare lungo

traiettorie curve e/o

corridoi

buona manovrabilità e

flessibilità

accesso in spazi aerei

congestionati

elevata flessibilità e

monovrabilità

elevata risoluzione

spaziale (alcuni mm)

possibilità di volare a

quote diverse

accesso ad ambienti

remoti e pericolosi

punto di vista nadirale e

obliquo

ridotta risoluzione spaziale (da

40 cm a pochi metri)

risoluzione temporale

dipendentente dal periodo di

rivisitazione

dipendenza dalle condizioni

atmosferiche (copertura

nuvolosa), in particolare per

sensori ottici passivi

necessità di un piano di volo

richiesta di una velocità e altezza

di volo minime

difficoltà di volare lungo

traiettorie curve e/o corridoi

spesso costo elevato

(mobilitazione)

durata di volo limitata (riposo

dell’equipaggio)

impossibilità di volo in caso di

condizioni meteo pericolose

minore copertura areale per

unità di tempo

costo elevato

durata di volo limitata (riposo

dell’equipaggio)

impossibilità di volo in caso di

condizioni meteo pericolose

capacità di carico limitata

autonomia limitata

copertura areale limitata

Tab. 4 – Vantaggi e svantaggi delle principali piattaforme geomatiche utili per l’acquisizione di dati

nell’ambito del Rapid Mapping.

te rivolto alle applicazioni che

necessitano di una risoluzione

medio-alta e ad integrazione di

sistemi LiDAR all’interno di

piattaforme aeree multi-sensore.

Lo stato dell’arte di tali sensori

è discusso in (Edwards et al,

2013; Remondino, 2011; Petrie,

2010; Grenzdörffer, 2008), mentre

un esempio è riportato in

Fig. 2 (Leica-RCD100 - Leica

Geosystems).

Ormai matura, almeno dal

punto di vista tecnologico, è

anche un’altra categoria di sensori

ottici per piattaforma aerea,

ovvero i sistemi multi-camera

(Remondino & Gerke, 2015).

Essi si configurano di solito

come una combinazione di due

fotocamere (configurazione fan)

o quattro fotocamere (configurazione

Maltese-cross), vale a dire

una camera nadirale e quattro

camere oblique inclinate di 45°.

Le soluzioni più recenti integrano

un numero sempre maggiore

di sensori, come MIDAS

Octoblique che unisce a una

fotocamera verticale 8 fotocamere

oblique (Fig. 2). Il vantaggio

principale delle acquisizioni

aeree oblique è rappresentato

dalla loro capacità intrinseca di

rivelare facciate e impronte degli

edifici, permettendo dunque di

individuare eventuali danni non

visibili dal tradizionale punto di

vista nadirale. Di conseguenza,

ciò ha incoraggiato l’uso delle

immagini oblique in applicazioni

di Rapid Mapping, nonostante

si tratti ancora di soluzioni

ingombranti, costose e che necessitano

di un’adeguata progettazione

del volo per far fronte

ad alcuni problemi non ancora

del tutto gestibili dai software di

post-elaborazione (quali, variazione

di scala, occlusioni multiple,

ecc.).

Pensate e progettate per le piattaforme

UAV, negli ultimi anni

sono state lanciate sul mercato

diverse soluzioni di fotoca-

GEOmedia n°5-2016 23


REPORT

mere digitali di piccolo-medio

formato e variabile risoluzione

spettrale (visibile, NIR, TIR

e microonde). Oltre ai sensori

RGB, la cui maturazione ha

permesso lo sviluppo di fotocamere

di alta qualità e risoluzione

adatte al payload di UAV micro/

mini/tattici, esistono oggi diversi

modelli di piccoli sensori

multi-spettrali e iperspettrali,

che consentono una sempre più

accurata classificazione delle immagini

acquisite. Infine, notevoli

progressi si sono registrati anche

nella miniaturizzazione dei

sensori termici, che offrono oggi

soluzioni di piccole dimensioni

e pesi, adatte per la ricognizione

e la mappatura a distanza delle

aree di pericolo (ad esempio, in

caso di incendio).

La descrizione dei più recenti

sensori specificamente sviluppati

per piattaforme UAV può essere

trovata in (Colomina e Molina,

2014; GIM-International UAS,

2016; Nex & Remondino,

2014; Remondino, 2011), mentre

un esempio è riportato in

Fig. 2 (Hasselblad H5D-60).

Per quanto riguarda i sensori

ottici attivi (es. LiDAR - Light

Detection and Ranging), numerose

soluzioni sono state sviluppate

per le piattaforme aeree

(ALS – Aerial Laser Scanner):

esse sono in grado di acquisire

direttamente informazioni metriche

della superfice rilevata

da cui ricavare DEM e DTM

(Digital Elevation Model, Digital

Terrain Model) di alta qualità

e risoluzione. Se tali prodotti

risultano utili per l’analisi del

terreno, per monitorare frane e

mappare flussi di detriti, ecc.,

essi sono di difficile interpretazione

visiva (in quanto viene registrata

solo la geometria, senza

l’informazione RGB). Pertanto,

l’uso di ALS è di solito associato

a quello di fotocamere digitali

di medio formato, dalla cui integrazione

derivano numerosi

vantaggi, quali: la penetrazione

della vegetazione, la generazione

diretta di DTM e la produzione

rapida di ortofoto.

Infine, sono state recentemente

sviluppate numerose soluzioni

commerciali multi-sensore, pensate

per fornire all’utente finale

dei sistemi all-in-one (hardware

e software) adatti per Rapid

Mapping.

Tipologia di

disastro

Dati da rilevare

Principali tecnologia

e/o prodotti

Note

Terremoti

Stato degli edifici (intatto,

parzialmente danneggiato,

distrutto, ecc.)

Condizioni della rete stradale

Ricerca dei superstiti

Immagini oblique

Immagini nadirali

Immagini termiche

Ortofoto

SAR / Interferometria

Mappe di deformazione

In caso di fitta vegetazione, risulta

utile l’impiego di LiDAR per

mappare le tracce superficiali delle

faglie

Frane e

valanghe

Localizzazione delle persone

sepolte

Zonizzazione delle aree e

infrastrutture impattate

Presenza di strati instabili di

neve

Immagini termiche (utili se le persone

sono sepolte vicino alla superficie)

Immagini nadirali e oblique

LiDAR

DSM

Il LiDAR può essere utile per

mappare la frana e fornire dati di

pendenza e di volume del materiale

franato

Alluvioni

Area impattata

Dati volumetrici e DEM/DTM

Immagini nadirali

Ortofoto

LiDAR

DSM/DTM

Il DSM/DTM può essere utile per

fornire dati da inserire nei modelli

di pericolo (es. rugosità delle

superfici)

Precipitazioni

violente

Stato degli edifici (intatto,

parzialmente danneggiato,

distrutto, ecc.)

Condizioni della rete stradale

Ricerca delle persone da

evacuare

Immagini oblique

Immagini nadirali

Immagini termiche

LiDAR

DSM/DTM

DSM/DTM possono essere utile

per fornire dati da inserire nei

software di modellazione del flusso

d’acqua e ricavare informazioni

geo-morfologiche di interesse

IR è utile per la ricognizione

diurna e notturna di incendi:

Incendi

Localizzazione degli hot spots

Direzione di avanzamento

dell’incendio e sua evoluzione

temporale

Valutazione dell’efficienza

dell’azione dei vigili del fuoco

Immagini RGB e termiche

24 Tab. GEOmedia 5 – Correlazione n°5-2016 tra tipi di disastro naturale, informazioni rilevanti da mappare e tecnologie/prodotti utili per rilevarle.

• Mid-IR rileva forti emissioni di

radiazioni;

• Far-IR rileva la radiazione

naturale;

• NIR può essere utilizzato per

fornire dati più precisi eliminando

i falsi positivi (oggetti luminosi

rilevati durante il giorno).


REPORT

Comunemente essi integrano sensori di rilievo (sia

attivi che passivi), sensori di posizionamento e navigazione

(GNSS/IMU) e un’unità di controllo che

sincronizza e combina l’acquisizione delle informazioni

geometriche e di posizionamento. Tutti i sensori

sono integrati su una piattaforma mobile, come

ad esempio aerei, elicotteri o UAV. Inoltre, il sistema

è spesso integrato con una soluzione software che

elabora i dati grezzi per produrre prodotti a valore

aggiunto (ad esempio, ortofoto georeferenziate).

Tra le più recenti soluzioni commerciali si segnalano:

Trimble/Applanix DSS 500, Helimap System®

(Fig.2), Siteco Sky-Scanner, TopoDrone-4Scight e

eBee RTK senseFly.

In Tabella 5 viene fornita una sintesi che correla i

diversi tipi di disastro naturale, le informazioni rilevanti

da mappare e le tecnologie/prodotti utili per

rilevare in modo efficiente tali informazioni.

Conclusioni

in presenza di una situazione di emergenza, numerose

sono le possibili opzioni di intervento per fare

Rapid Mapping, sia in termini di strumentazione

(piattaforma e sensore) per l’acquisizione dei dati,

sia in relazione all’approccio di elaborazione degli

stessi. In molti casi, la decisione finale dipenderà

dalle attrezzature a disposizione, dalla posizione ed

estensione dell’area impattata e, spesso, dalle risorse

economiche stanziate per coprire l’intervento. La

gestione del tempo rimane la priorità: i prodotti a

valore aggiunto devono essere consegnati entro qualche

ora (o, addirittura, in tempo reale) e in formato

standard (ovvero, documentabile). Tra le soluzioni

più flessibili per l’acquisizione dei dati trova spazio

soprattutto l’impiego di elicotteri (talvolta associato

a sistemi di acquisizione hand-held) e di piattaforme

UAV. Queste ultime, in particolare, dimostrano

numerosi vantaggi utili per il Rapid Mapping, quali:

accessibilità a siti pericolosi senza mettere a rischio

la sicurezza dell’operatore, elevata flessibilità e monovrabilità

e possibilità di acquisire viste sia nadirali

che oblique ad elevata risoluzione spaziale. Inoltre,

lo sviluppo tecnologico nella direzione di soluzioni

che favoriscano il trasferimento dei dati in tempo reale

e l’adattamento dei nuovi sensori al p a y l o a d

dalle piattaforme UAV, rappresenterà in futuro

un’ulteriore spinta verso l’impiego di tali sistemi in

applicazioni di Rapid Mapping. Tuttavia una serie

di problematiche rimangono ancora aperte, come

quelle relative alla stabilità della piattaforma, alle limitazioni

in termini di copertura areale e tempo di

volo e alla accuratezza perseguibile con approccio di

geo-referenziazione diretta.

BIBLIOGRAFIA

Boccardo, P. (2016): Geomatics and Emergency

Management. Workshop “Multidisciplinary and transnational

applications of Geomatics, Congresso SIFET 2016

Colomina, I., & Molina, P. (2014): Unmanned aerial systems

for photogrammetry and remote sensing: A review.

ISPRS Journal of Photogrammetry and Remote Sensing, 92,

79-97.

Edwards, E., Frey, E., Jones, P. A., Jungquist, R. K., Lareau,

A. G., Lebarron, J., King, C. S., Komazaki, K., Toth, C.,

Walker, S., Whittaker, E. F., Zavattero, P., & Zuegge,

H. (2013): Cameras and sensing systems. In: Manual of

Photogrammetry, J. Chris McGlone (Ed.), ASPRS, Sixth

Edition, 1318.

GIM-International UAS edition (2016): www.geomatching.com/category/id64-uas-for-mapping-and-3dmodelling.html

Grenzdörffer, G. (2008): Medium format digital cameras—a

EuroSDR project. International Archives of the

Photogrammetry, Remote Sensing and Spatial Information

Sciences, 37, 1043-1050.

Nedjati, A., Vizvari, B., & Izbirak, G. (2016): Postearthquake

response by small UAV helicopters. Natural

Hazards, 80(3), 1669-1688.

Nex, F., & Remondino, F. (2014): UAV for 3D mapping

applications: a review. Applied Geomatics, 6(1), 1-15.

Petrie, G. (2010): Current Developments in Airborne

Digital Frame Cameras as displayed in the Intergeo 2010

Exhibition. GeoInformatics, 13(8), 34-40.

Remondino, F., & Gerke, M. (2015): Oblique Aerial

Imagery – A Review. Proc. Week 2015, Dieter Fritsch

(Ed.), 75-83.

Remondino, F. (2011): Heritage recording and 3D modeling

with photogrammetry and 3D scanning. Remote

Sensing, 3(6), 1104-1138.

UNEP - United Nations Environment Programme

(2012): Early Warning Systems: A State of the Art Analysis

and Future Directions. Division of Early Warning and

Assessment (DEWA), United Nations Environment

Programme (UNEP).

UN-SPIDER- United Nations Platform “SPace-based

Information for Disaster management and Emergency

Response”. http://www.un-spider.org/space-applicationmatrix.

PAROLE CHIAVE

Rapid Mapping; emrgenza; efficienza; tempo;

piattaforme; sensore; satellite; aereo; UAV

ABSTRACT

Natural hazards demand a rapid surveying of the crisis situation by

means of Geomatics platforms, sensors and techniques. Remote sensing

can provide a valuable source of broad scale information at each stage

of the disaster management cycle, supporting scientists and authorities

in the decision-making process. Geomatics-based procedures and techniques

can be especially exploited in the emergency mapping domain

and this research work provides a review of the current state-of-the-art

of remote sensing techniques (platforms, sensors and commercial solutions)

for rapid mapping applications. The management of time is defined

as a priority and several solutions are discussed in order to pursue

efficiency in both data acquisition and processing.

AUTORE

Isabella Toschi, ricercatrice 3D Optical Metrology

unit,

Fondazione Bruno Kessler, Trento – toschi@fbk.eu

Fabio Remondino, responsabile 3D Optical Metrology

unit,

Fondazione Bruno Kessler, Trento – remondino@

fbk.eu

GEOmedia n°5-2016 25


REPORT

VGI ed emergenze

di Flavio Lupia, Marco Minghini, Maurizio Napolitano, Alessandro Palmas e Alessandro Sarretta

Voluntereed

Geographic

Information (VGI)

per mappature

partecipative

come risorsa

per la gestione

delle emergenze:

esperienze durante

i recenti eventi

sismici italiani.

Fig. 1 - Schermata di OpenStreetMap relativa all'area urbana di Amatrice con la geolocalizzazione di varie strutture

per la gestione dell'emergenza post-terremoto (https://goo.gl/49xDoz).

Gli equilibri tra la dimensione

antropica e l’ambiente

sono messi a dura

prova in occasione di eventi calamitosi

(terremoti, inondazioni,

uragani, ecc.), come accaduto a

livello globale negli ultimi anni,

evidenziando l’estrema vulnerabilità

dei vari sistemi e l’impatto

devastante sul territorio. In

questi contesti, il monitoraggio

e la valutazione degli effetti dei

vari eventi e la pianificazione

delle attività emergenziali e postemergenziali

trovano sostegno

nell’impiego di varie tecnologie

geospaziali—GIS e telerilevamento

in primis—e nelle infrastrutture

geospaziali dei vari enti

preposti. Tuttavia, la disponibilità

in tempi brevi di dati aggiornati

sulle aree colpite non sempre

risulta agevole ed immediata

e presenta costi ragguardevoli

che limitano l’esecuzione di monitoraggi

frequenti del territorio

ed incrementano l’obsolescenza

delle corrispondenti informazioni

spaziali.

L’Informazione Geografica

Volontaria

A questo scenario si contrappone

da ormai un decennio una

nuova realtà in cui chiunque,

grazie alle tecnologie disponibili,

può creare contenuti informativi

geografici. Questa nuova

tipologia di dati, strabordante

e in costante aumento, è stata

etichettata da Goodchild (2007)

come Informazione Geografica

Volontaria (Volunteered

Geographic Information o VGI).

Si tratta di un fenomeno spesso,

e in modo più o meno esatto,

identificato anche come

crowdsourcing geografico e

Citizen Science (See et al. 2016).

Alla base dell’esplosione del VGI

vi è l’intersezione di vari elementi,

tra cui il Web dinamico

o 2.0, la diffusione di dispositivi

mobili dotati di sensori GPS,

la pervasività dei social media

e dell’Internet mobile, la nascita

dei portali multi-dimensionali

per la visualizzazione della cosiddetta

Terra Digitale (vedi

Google Earth, Google Maps

e Microsoft Bing Maps) e di

iniziative di mappatura collaborativa

come il famoso progetto

di VGI OpenStreetMap (Jokar

Arsanjani et al. 2015). Un altro

elemento non trascurabile nella

comprensione del VGI è anche

l’evidenza che molto spesso i

contenuti informativi geografici

forniti dagli enti ufficiali (amministrazioni

provinciali, comuni,

catasto, Protezioni Civili, ecc.)

sono difficilmente accessibili. I

dati VGI trovano oggi molteplici

applicazioni pratiche, tra le quali

ad esempio la mappatura umanitaria

(descritta nella sezione

successiva), l’identificazione di

eventi, la classificazione o validazione

di mappe di uso del suolo

(Fritz et al. 2012) e il monitoraggio

ambientale (Connors et al.

2012).

Al contrario, OpenStreetMap

fornisce un insieme omogeneo

di informazioni con un’interfaccia

unica di accesso, rendendo

quindi immediatamente di-

26 GEOmedia n°5-2016


REPORT

sponibili moltissime categorie

di dati senza doversi porre il

problema di dove siano ed in

quale standard o sistema di riferimento

cartografico. L’utilizzo

e la possibilità di integrazione di

questi dati sono facilitati anche

dal grandissimo numero di strumenti

disponibili per accedervi

ed elaborarli.

In generale, c’è da osservare

come il VGI possa risultare sia

da attività implicite che esplicite

da parte degli utenti. Nel

primo caso, gli utenti possono

non essere consapevoli che le

loro interazioni ed attività stiano

producendo informazioni georeferenziate,

come nel caso di

applicazioni web o mobili aventi

finalità diverse dalla raccolta

specifica di informazioni geografiche.

Nel caso esplicito, invece,

il paradigma geospaziale è dominante

e definisce anche la motivazione

principale di cui l’utente

ha piena consapevolezza.

All’ampia disponibilità di tali

dataset geografici si contrappone

il problema della loro qualità,

un cardine per l’utilizzabilità in

applicazioni reali come quelle

emergenziali. I dubbi sulla qualità

del VGI sono in genere legati

anche alla sua difficile valutazione:

è stato infatti ampiamente

verificato come i protocolli per i

dati spaziali impiegati per i dataset

ufficiali (es. ISO TC19157,

ISO 2010) non si adattino alle

caratteristiche del VGI. Infatti,

i dati VGI sono creati mediante

procedure radicalmente differenti

rispetto a quelle, rigorosamente

strutturate e ripetibili,

dei dati ufficiali (basti pensare

all’utilizzo di smartphone) e

da utenti non necessariamente

esperti in ambito geografico o

informatico, con competenze e

background culturali estremamente

variegati. Tali dati sono

quindi tipicamente eterogenei in

termini di copertura, accuratezza

(temporale, spaziale, semantica),

completezza, aggiornamento,

ecc. Tuttavia, sono stati sviluppati

approcci alternativi che

consentono di apprezzare diversi

parametri qualitativi tenendo

conto della natura specifica di

questi dati (es. metodi basati su

caratteristiche intrinseche come

lunghezza delle feature lineari,

numero delle modifiche eseguite

su una stessa feature, relazioni tra

densità di popolazione e completezza/accuratezza

posizionale dei

dati, conoscenza locale, motivazione,

reputazione, ecc.).

OpenStreetMap

nelle emergenze

Nato nel Regno Unito nel 2004,

OpenStreetMap (OSM, http://

www.openstreetmap.org) è

oggi senza dubbio il progetto

VGI più popolare al mondo.

Inizialmente focalizzato sulla sola

mappatura delle strade, in seguito

si è esteso a qualunque elemento

georiferibile (da edifici e

corsi d’acqua fino ad alberi, panchine

e cestini dell’immondizia),

generando il database geografico

più grande, diversificato, completo

e (spesso) aggiornato oggi

disponibile a livello mondiale.

Sulla falsariga di Wikipedia,

OSM è nato dalla necessità

di avere libero accesso ai dati

geografici per la generazione

di mappe. Al contrario però

di moltissime altre sorgenti di

informazioni geografiche, il database

di OSM è disponibile con

un’opportuna licenza aperta, la

ODbL (Open Database License,

http://opendatacommons.org/

licenses/odbl), che lo fa diventare

un bene comune, garantendo

a chiunque di poter utilizzare,

distribuire e modificare i dati

per qualsiasi scopo, a patto di rispettare

alcune condizioni, come

l’attribuzione della loro paternità

agli utenti contributori e l’obbligo

di lasciare la base dati sempre

accessibile tramite la medesima

licenza. Con più di 3 milioni di

utenti registrati a dicembre 2016

(http://wiki.openstreetmap.

org/wiki/Stats), di cui qualche

migliaio attivo giornalmente

Fig. 2a - Schermata di OSM Tasking Manager relativa al progetto “#18 - Terremoto Norcia

30-10-2016”. Le celle rappresentano le aree mappate o da mappare. Il messaggio principale

per i volontari inizialmente è “mappare il mappabile con le immagini satellitari”, successivamente

sono sempre più mirati verso le esigenza prioritarie. Gli aggiornamenti sulle attività

ed il flusso di comunicazione della comunità avviene sulla mailing list italiana e su Twitter

(http://osmit-tm.wmflabs.org/project/18).

Fig. 2b - Statistiche sull’attività di mappatura completata ed in

corso per il progetto “#18 - Terremoto Norcia 30-10-2016” per il

periodo 31 ottobre-9 novembre 2016.

GEOmedia n°5-2016 27


REPORT

(http://osmstats.neis-one.org),

OSM ha oggi raggiunto una

popolarità senza precedenti, attirando

un fortissimo interesse da

parte della comunità accademica

e divenendo sempre più utilizzato

da aziende, governi, enti

ed organizzazioni (Mooney e

Minghini, in stampa).

La mappa di OSM ora appare

su tantissimi siti italiani, è

anche utilizzata come sfondo

nella pagina dei terremoti registrati

da INGV. Gli esempi

di applicazioni del VGI, ed in

particolare di OSM, in contesti

emergenziali sono diversi e sono

oggetto di studi approfonditi a

livello accademico e governativo.

Il caso più celebre è il terremoto

di Haiti nel gennaio 2010,

quando un’intera comunità di

volontari distribuita su tutto il

globo si è mobilitata a sostegno

della fase post-emergenziale

mappando in OSM i territori

colpiti. Le mappature collaborative

e gli strumenti nati intorno

al progetto OSM sono divenuti

determinanti in tutti quei contesti

territoriali in via di sviluppo,

dove non esistono informazioni

geospaziali ufficiali e/o la qualità

e l’aggiornamento dei dati

esistenti non sono adeguati. Un

esempio è la favela Kibera a sud

di Nairobi, dove l’unica mappa

aggiornata e completa è proprio

OSM (http://mapkibera.org).

Grazie ai contributi praticamente

istantanei di chi partecipa al

progetto, OSM diventa estremamente

duttile nelle emergenze per

supportare la pianificazione ottimale

della logistica e varie attività,

tra cui: individuazione della posizione

delle persone da soccorrere,

identificazione di strade impraticabili

e di aree per lo smistamento

di persone e materiali, ecc..Gli

strumenti che ruotano intorno ad

OSM permettono inoltre scenari

di raccolta e fruizione dei dati di

estrema semplicità e funzionalità.

Ad esempio, la raccolta può

avvenire con applicazioni per

smartphone ma anche semplicemente

su carta (da riportare facilmente

poi su computer) grazie

a field papers (http://fieldpapers.

org).

Il software OSMAnd (http://

osmand.net) permette di usufruire

di navigatori che non

richiedono collegamento ad

internet, mentre il servizio

OpenRouteService (http://openrouteservice.org)

permette di

creare percorsi adeguati a diverse

tipologie di mezzi fra cui anche

mezzi pesanti in situazioni di

soccorso.

Il successo in ambito umanitario

ha dato vita alla ONG HOT

(Humanitarian OpenStreetMap

Team) che, a sua volta, ha cominciato

a sviluppare strumenti

di supporto come il Tasking

Manager (http://tasks.hotosm.

org), progettato per coordinare

il lavoro di mappatura ed evitare

sovrapposizioni e conflitti

nell’inserimento dati. Il sistema

consente di impostare delle

missioni sulla tipologia di dati

da raccogliere, in particolare

attraverso la digitalizzazione da

foto aeree configurabili. Infine,

è possibile monitorare l’evoluzione

e l’omogeneità delle varie

attività, nonché sottoporre ad

ulteriore convalida i dati raccolti

(vedi Fig. 1, Fig. 2).

Fig. 3 - Confronto tra gli edifici presenti nel database di OSM all’inizio del 2016 (sopra) e al 30

novembre 2016 (sotto) nella zona di Amatrice, generato tramite OpenStreetMap Analytics (http://

osm-analytics.org/#/compare/bbox:13.16299,42.60368,13.49464,42.67934/2016...now/buildings).

La mappatura dei volontari ha incrementato il numero di edifici da 7 a 4931.

Il caso del terremoto in

centro Italia

Gli eventi sismici che hanno

sconvolto quest’anno il centro

Italia, con le scosse principali di

fine agosto e fine ottobre, hanno

messo in moto numerosi volontari

che, in modo complementare

ai molti che sono intervenuti

direttamente sul posto, hanno

contribuito alle operazioni di

valutazione e monitoraggio dei

danni da remoto, utilizzando le

proprie competenze di “mappatori

digitali”. Nei giorni immediatamente

successivi al sisma,

la comunità di OSM infatti si è

subito attivata per aggiornare la

mappa dei luoghi colpiti con il

28 GEOmedia n°5-2016


REPORT

Copernicus (http://www.copernicus.eu)

è il programma europeo di osservazione

satellitare della terra; per il supporto delle

emergenze umanitarie viene utilizzata la

flotta di satelliti Sentinel-2 che può fornire

immagini ad altissima risoluzione.

Ithaca (http://www.ithacaweb.org) è

una organizzazione no-profit, con base a

Torino, che si occupa dell’acquisizione ed

elaborazione di dati geografici e cartografici

rivolta ai programmi umanitari e al pronto

rilascio di dati in situazioni di emergenza.

Fig. 4 - di OpenStreetMap con sovrapposta la valutazione dei danni agli edifici fornita da CopernicusEMS,

per la zona di Amatrice (http://osmit3.wmflabs.org/check/sisma_Rieti_2016/

map_earthquake_2016.html)

maggior numero di informazioni

possibili (vedi Fig. 3). Hanno

collaborato alla raccolta dei dati

circa 160 utenti da ogni parte

del mondo.

I dati disponibili in OSM sono

stati in seguito utilizzati, insieme

ad altre fonti, come mappa

di riferimento dal progetto

CopernicusEMS che, incrociando

immagini satellitari e aeree

acquisite subito dopo il sisma, ha

effettuato una prima valutazione

dei danni agli edifici e alle infrastrutture.

In un continuo ciclo virtuoso,

reso possibile anche dalle licenze

aperte applicate ai dati sia in

OSM che in Copernicus, le mappe

di valutazione dei danni create

da CopernicusEMS sono successivamente

state reintegrate nuovamente

in OSM, rendendo disponibile

in un’unica mappa le decine

di mappe di analisi presenti

in CopernicusEMS (vedi Fig. 4).

Oltre all’utilizzo di Copernicus

(per mezzo dell’italiana Ithaca)

per generare le prime mappe, la

cartografia OSM è stata utilizzata

sia dai VVF che, per quel che

riguarda la mappatura di campi

e aree di ammassamento, dalla

Protezione Civile nazionale.

OSM era infatti l’unica mappa

che riportava le zone degli insediamenti

dei soccorritori e degli

sfollati.

Conclusioni e

prospettive future

L’incessante evoluzione delle

tecnologie ha ormai ampiamente

dimostrato l’efficacia del nuovo

modello, impensabile solo un

decennio fa, basato sulla diffusione

pervasiva di informazioni

geografiche prodotte da amatori.

In contesti come quelli di gestione

delle emergenze si possono

ormai concretamente immaginare

scenari di integrazione multisorgente

(ufficiali ed amatoriali)

di informazioni geospaziali che,

opportunamente sintetizzate in

termini spazio-temporali, possano

fornire un contributo in termini

gestionali. Gli attuali livelli

di ricerca ed utilizzo operativo

del VGI suggeriscono un trend

futuro con ulteriori evoluzioni e

potenzialità applicative. Fattori

quali banda ultralarga, decremento

dei costi degli apparati

hardware, diffusione di sensori

in ambito urbano e sensori

indossabili, sistemi di mappatura

indoor, e diminuzione del

digital divide (il divario nell’accesso

all’ICT della popolazione

mondiale) costituiranno le basi

evolutive per il VGI (Antoniou,

2016).

Nel dominio del VGI il progetto

OSM si è ormai affermato globalmente

come un’alternativa

non solo valida, ma spesso anche

Humanitarian OpenStreetMap Team

(HOT)

HOT (http://hotosm.org) è un’organizzazione

no-profit operante a livello globale

impegnata a creare e fornire mappe aggiornate

e ad accesso libero alle organizzazioni

attive in contesti emergenziali caratterizzati

dalla presenza di comunità vulnerabili e

prive di risorse cartografiche, con particolare

riguardo alle aree colpite da disastri e

crisi umanitarie. L’organizzazione opera

attraverso una rete di volontari impegnati

nella creazione di mappe online in cui sono

coinvolte le comunità locali, anche per supportarne

lo sviluppo socio-economico. Ad

oggi, con quasi 3500 volontari il team ha

realizzato circa 12 milioni di aggiornamenti

su OSM contribuendo alla mappatura di

aree con una popolazione complessiva di

ben 7.5 milioni di persone.

Wikimedia Foundation

Wikimedia Foundation, Inc. (https://wikimediafoundation.org)

è un’organizzazione

internazionale no-profit che supporta la

crescita, lo sviluppo e la distribuzione di

contenuti liberi multilingua al pubblico,

gratuitamente con progetti basati sul wiki.

L’organizzazione gestisce alcuni dei più

grandi progetti di collaborazione mondiali,

primo tra tutti Wikipedia.

Wikimedia Italia

Capitolo italiano della Wikimedia

Foundation creato nel 2005, Wikimedia

Italia (http://www.wikimedia.it) è recentemente

(gennaio 2016) divenuto anche capitolo

italiano ufficiale di OpenStreetMap.

Svolge compiti di supporto e sviluppo

della comunità; promuove l’incremento e

il riuso dei dati cartografici o assimilabili in

OpenStreetMap dialogando con la P.A., le

aziende, il mondo della ricerca e della gestione

delle emergenze. Tramite server della

Wikimedia Foundation eroga gratuitamente

servizi e strumenti per OSM (Tasking

Manager, estratti cartografici, ecc..).

GEOmedia n°5-2016 29


REPORT

indispensabile, ai database

geografici ufficiali. Il successo

di OSM permette a

tutti di confrontarsi con

una comunità molto attenta

e in forte crescita,

che quotidianamente produce

interessanti novità e

strumenti. La creazione di

mappe risulta spesso essere

un’attività affascinante e

coinvolgente verso cui far

convergere la conoscenza

del territorio con l’apprendimento

di tecnologie digitali.

Promuovere il progetto

OSM ed incentivarne la

partecipazione secondo la

filosofia del fornire dati con

licenza aperta (open data)

per favorirne la crescita

sono attività semplici, ma

che possono contribuire

in modo determinante al

miglioramento della nostra

società.

RIFERIMENTI

Antoniou, V. (2016). Volunteered Geographic Information measuring

quality, understanding the value. GEOmedia, 2016(1).

Connors, J.P., Lei, S., Kelly, M. (2012) Citizen science in the age

of neogeography: Utilizing volunteered geographic information

for environmental monitoring. Annals of the Association of

American Geographers, 102, 1267–1289. doi:10.1080/000456

08.2011.627058

Fritz, S., McCallum, I., Schill, C.. Perger, C., See, L.,

Schepaschenko, D., van der Velde, M., Kraxner, F., Obersteiner,

M. (2012) Geo-Wiki: An online platform for improving global

land cover. Environmental Modelling &Software, 31, 110–123.

doi:10.1016/j.envsoft.2011.11.015

Goodchild, M. F. (2007). Citizens as sensors: the world of volunteered

geography. GeoJournal, 69 (4), 211–221. doi:10.1007/

s10708-007-9111-y

ISO, ISO/CD 19157 Geographic Information—Data Quality;

ISO: Geneva, Switzerland, 2010.

Jokar Arsanjani, J., Zipf, A., Mooney, P., Helbich, M.

(2015). An Introduction to OpenStreetMap in Geographic

Information Science: Experiences, Research, and Applications.

In: OpenStreetMap in GIScience. Springer International

Publishing, 1–15.

Mooney, P. and Minghini, M. (in stampa). A review of

OpenStreetMap data. In: Foody, G.M., See, L., Fritz, S.,

Fonte, C.C., Mooney, P., Olteanu-Raimond, A.-M., Antoniou,

V. (Eds.), Mapping and the Citizen Sensor. Ubiquity Press,

London, UK.

Open Database License - http://opendatacommons.org/licenses/

odbl

OpenStreetMap (OSM) - http://www.openstreetmap.org

See, L., Mooney, P., Foody, G., Bastin, L., Comber, A., Estima,

J., Fritz, S., Kerle, N., Jiang, B., Laakso, M., Liu, H. Y.,

Milčinski, G., Nikšič, M., Painho, M., Pődör, A., Olteanu-

Raimond, A.-M. and Rutzinger, M. (2016). Crowdsourcing,

Citizen Science or Volunteered Geographic Information? The

Current State of Crowdsourced Geographic Information.

ISPRS International Journal of Geo-Information, 5(5), 55.

doi:10.3390/ijgi5050055

PAROLE CHIAVE

VGI; OSM; emergenza,

Volunteered Geographic Information

ABSTRACT

Availability of up-to-date geographic datasets, including the information

voluntarily created by ordinary people, is crucial for

disaster management in areas affected by catastrophic events and

humanitarian crises. OpenStreetMap (OSM) is the most popular

Volunteered Geographic Information (VGI) project that has been

extensively used for collaborative mapping in areas affected by

natural disasters. This article provides an overview on how OSM

data are exploited in disaster response scenarios and illustrates

their specific application during the recent Italian earthquakes.

AUTORE

Flavio Lupia

Consiglio per la Ricerca in Agricoltura

e l’analisi dell’Economia Agraria - CREA

Via Po, 14 - 00191 Roma

flavio.lupia@crea.gov.it

Marco Minghini

Politecnico di Milano

Polo Territoriale di Como, Dipartimento

di Ingegneria Civile e Ambientale

Via Valleggio 11 - 22100 Como

marco.minghini@polimi.it

Maurizio Napolitano

Digital Commons Lab, centro ICT

Fondazione Bruno Kessler

Via Sommarive 18, 38123 Povo (TN)

napolitano@fbk.eu

Alessandro Palmas

Wikimedia Italia/OpenStreetMap Italia

BASE Milano, Via Bergognone 34

20144 Milano

alessandro.palmas@wikimedia.it

Alessandro Sarretta

Istituto di Scienze Marine,

Consiglio Nazionale delle Ricerche

(CNR-ISMAR)

Arsenale - Tesa 104, Castello 2737/F,

30122 Venezia

alessandro.sarretta@ismar.cnr.it

30 GEOmedia n°5-2016


REPORT

GEOmedia n°5-2016 31


VADEMECUM

VADEMECUM CARTOGRAFIA EMERGENZA

Alcuni consigli da seguire nell’emergenza

NECESSITÀ PRE-EVENTO

Costituire un set di dati geospaziali preventivo

È necessario che il paese crei una SDI (Spatial Data Infrastructure,


Cartografia adatta

È di fondamentale importanza avere a disposizione una cartografia a grande scala per le zone urbane (1:200. 1:1000, 1:500), di elevata precisione,

in formato vettoriale (per permettere analisi spaziali quali il routing, il geocoding, il fleet management), aggiornata, con valenza legale, in formato e

riferimento standard ufficiale per poter essere integrata con altri archivi digitali.

Qualità dei dati e formati

È necessario promuovere azioni di verifica della correttezza dei dati presenti nelle banche dati, condividendoli e mettendoli a disposizione, utilizzando

esclusivamente gli standard e i formati ufficiali previsti dal Dlgs. 32/2010 e pubblicati tramite il Geoportale Nazionale http://www.pcn.minambiente.it.

che rappresenta la banca dati centralizzata, in grado di aggregare dati provenienti da soggetti pubblici diversi, attraverso la condivisione di

regole e l’adozione di standard.

Licenze d’uso

Da non lasciare irrisolte affinché i dati geografici siano disponibili liberamente, per gli usi a scopi umanitari, evitando i problemi spesso riscontrati in

passato relativi alla proprietà e alla licenza d’uso dei prodotti.

Open Data

Bisogna avere più coraggio nell’aprire i dati e nell’accompagnare questa operazione ad azioni di divulgazione, in modo da far crescere questa cultura

del dato di cui abbiamo tanto bisogno (per esempi e direttive: http://italiasicura.governo.it/ ; http://www.openricostruzione.it/ ).

OpenStreetMap

Inizialmente focalizzato sulla sola mappatura delle strade, in seguito si è esteso a qualunque elemento georiferibile (da edifici e corsi d’acqua fino ad

alberi, panchine e arredo urbano). È un progetto da promuovere incentivandone la partecipazione.

Dati Istat integrati alla cartografia

Ai fini del soccorso è importante l’integrazione della cartografia con le variabili censuarie Istat contenenti i dati relativi a popolazione, edifici e attività

produttive; tale integrazione rende disponibili informazioni che si rivelano decisive nella fase di soccorso.

Integrabilità delle informazioni

Si deve predisporre l’integrabilità delle informazioni che derivano dalla cooperazione degli utenti in rete, su piattaforme web e sui social (Twitter,

Facebook, Youtube, Google Maps, etc.).

Catasto per le PA

Per tutte le Pubbliche Amministrazioni , attraverso il portale dell’Agenzia delle Entrate, è disponibile il “Sistema di Interscambio”, il cui accesso avviene

mediante servizi di cooperazione applicativa. I servizi di download, gratuiti per tutte le Pubbliche Amministrazioni, riguardano la cartografia

catastale in formato vettoriale, i dati censuari del Catasto Terreni e del Catasto Urbano, i dati metrici delle UIU (Unità Immobiliari Urbane) e altro.

Catasto per i Comuni

Per tutti i Comuni (esclusi i Comuni delle province autonome di Trento e Bolzano) è disponibile, attraverso il portale dell’Agenzia delle Entrate,

una specifica piattaforma per l’interscambio gratuito dei dati (il “Portale per i Comuni”), dove è possibile scaricare, gratuitamente, per il territorio di

propria competenza, la cartografia catastale in formato vettoriale, i dati censuari del Catasto Terreni e del Catasto Urbano, i dati metrici delle UIU,

gli atti di aggiornamento, le note di trascrizione, i fabbricati mai dichiarati in Catasto, ecc.

Aggiornamento dei dati Catastali

I Comuni devono presentare al Catasto gli atti tecnici per l’aggiornamento delle strade e degli edifici, di proprietà del Comune stesso.

Aggiornare l’anagrafe dei numeri civici

I Comuni devono provvedere alle verifiche dei numeri civici e alla loro eventuale attribuzione (eliminando la dicitura s.n.c.) sul “Portale per i

Comuni” dell’Agenzia delle Entrate, nell’apposito spazio ed inserire informazioni aggiornate e verificate.

Repertorio nazionale dei dati territoriali

Il catalogo nazionale dei metadati http://www.rndt.gov.it risponde all’esigenza di ricerca di dati e servizi geografici necessari per supportare il processo

decisionale e pertanto le Amministrazioni sono tenute ad aggiornarlo costantemente con informazioni tempestive e attendibili.

DURANTE L’EMERGENZA

Aggiornamento cartografico con Droni

Esce consolidato ed affermato dalle recenti esperienze che il rilievo da UAV (Unmanned Aerial Vehicle, usualmente chiamato drone) si affianca al telerilevamento

da satellite per derivare cartografie anche approssimate e rappresentazioni della situazione post evento. L’attuale tecnologia più diffusa per i

mezzi ad ala fissa consente, in un tempo medio inferiore ai 20 minuti, di coprire, volando ad un’altezza di 150 metri, una zona ampia qualche km 2.

32 GEOmedia n°5-2015


VADEMECUM

La disponibilità di batterie e piattaforme ridondanti elimina il tempo d’inattività tra un volo e l’altro.

Per il raggiungimento di buone precisioni (anche al fine di un successivo utilizzo delle immagini acquisite) e considerando che è necessario trovare il

giusto compromesso tra il numero di punti rilevabili a terra nel tempo disponibile, l’accessibilità del sito e i mezzi a disposizione, si consiglia di:

- eseguire voli con ricoprimenti dell’ordine del 75-80%, sia in senso longitudinale che trasversale.

- considerare che l’aumento dei punti di controllo a terra conduce al miglioramento della qualità metrica dei rilievi.

- operare, al posto di una presa semplice, con uno schema di ripresa incrociato.

Si consideri che risoluzioni a terra dell’ordine di 4-5 cm in fase di presa, possono portare ad accuratezze ragionevoli migliorabili con una ottimale

distribuzione di punti di appoggio ed uso di processi di restituzione fotogrammetrici, anche attivabili in fasi successive all’evento.

Considerazioni sulla normativa ENAC per Droni

In condizioni di grave evento i perimetri di sorvolo si trovano all’interno delle cosiddette “zone rosse”, per le quali è già di per sé garantita l’assenza

di popolazione. In questa situazione, i tecnici addetti alla sicurezza sono già in qualche misura in contatto con le sale operative, ottemperando di

fatto alla situazione prescritta dall’art. 27 del regolamento che richiede che le persone in area di sorvolo siano sotto il diretto controllo dell’operatore

SAPR.

Sulle aree colpite da emergenza viene solitamente dichiarata, attraverso un NOTAM, una no fly zone che preclude tutte le autorizzazioni eventualmente

in corso, lasciando quindi alle determinazioni conseguenti il nuovo stato dei luoghi le indicazioni in merito ai permessi di sorvolo;

Per i mezzi di proprietà dei Vigili del Fuoco e delle forze di Polizia viene ordinariamente applicata la normativa prescritta dall’art. 744 comma 4 del

Codice della Navigazione, che consente maggiori flessibilità di utilizzo per gli Aeromobili di Stato. In tali evenienze, nel caso in cui il pilota di questi

mezzi dovesse essere un tecnico non appartenente all’Amministrazione, verrebbe rilasciata una qualifica di Ausiliario di Polizia Giudiziaria / Pubblica

Sicurezza , con la conseguente possibilità di operare.

Software usato per restituzione da Droni

È necessario ponderare l’uso di software speditivi come ad esempio quelli derivati dall’approccio Structure from Motion (SfM), che derivano una

prima ricostruzione 3D sparsa della scena rilevata, presentando innegabili vantaggi in termini di velocità e automazione in fase di elaborazione. Nei

casi in cui le immagini non siano state acquisite correttamente e il processo di elaborazione verificato, i risultati all’apparenza ‘gradevoli’ possono

occultare in realtà errori o deformazioni geometriche.

Ufficialità dei rilievi da Drone

I dati rilevati possono avere una accuratezza anche al di sotto dei 10 cm se si verifica l’attendibilità del prodotto intermedio del DTM. Prassi da consigliare

e rendere obbligatoria nel caso in cui le elaborazioni debbano essere impiegate in restituzioni con carattere di ufficialità.

Popolazione Residente

Il dato della popolazione residente è fondamentale già nelle prime fasi della ricerca dei dispersi. L’incrocio dei dati relativi alle particelle catastali con

quelli relativi alla popolazione residente consente di orientare correttamente i soccorsi e di mappare efficacemente le attività svolte.

Google Street View

Il servizio di Google Street View, disponibile sulle strade di grandi e piccoli centri, consente di visualizzare le immagini dei fronti stradali degli

edifici pre-evento per avere informazioni vitali per la ricerca dei dispersi. Tramite apposite app è possibile combinare dinamicamente planimetrie, ad

esempio quelle catastali, con lo scorrere a schermo dei fronti stradali.

(per la copertura vedi http://www.google.com/help/maps/streetview/learn/where-is-street-view.html )

Entità “Fabbricato” del Catasto

Per meglio localizzare eventuali dispersi, possono essere di utilità le nuove informazioni associate alla entità catastale “Fabbricato” che riguardano:

elenco delle UIU e relative planimetrie, numero delle UIU, tipologia (residenziale, commerciale, residenziale promiscuo, ville e villini ecc.),

superficie dell’impronta al suolo, superficie di piano (minima, media e massima), destinazione d’uso prevalente (residenziale, commerciale,

produttivo ecc.), numero di UIU raggruppate per categoria (abitazioni, negozi, ospedali, scuole, uffici pubblici, opifici, alberghi, teatri, ecc.),

indirizzo certificato dal Comune, anno di costruzione, numero dei piani (fuori terra ed entro terra).

Debolezza della georeferenziazione GNSS su smartphone

La georeferenziazione con GNSS, a fronte di una sua diffusione potente nei comuni smartphone e semplici dispositivi portatili, rende disponibile

un posizionamento carente della precisione adeguata alla necessità di localizzazione negli scenari emergenziali, tale da rendere spesso preferibile

l’individuazione dei punti relativi alle operazioni a mano su carta stampata. I recenti sviluppi tecnologici e metodologici si stanno comunque

muovendo verso la realizzazione di strumenti di posizionamento più precisi (Galileo) e soluzioni assistite per canyon urbani e interni.

Attivazione del sistema di emergenza Copernicus (EMS)

Possono attivare il sistema di Emergenza Copernicus per la produzione di mappe di danno rilevate da confronto di immagini da satellite o da aereo:

- Authorized Users (National Focal Point negli Stati Membri e nei paesi appartenenti al meccanismo europeo di Protezione civile -i servizi EC e la

Situation Room dell‘European

External Action Service) compilando un modulo di Richiesta di Servizio disponibile sul portale Copernicus EMS all’indirizzo http://emergency.

copernicus.eu/mapping/ems/how-use-service.

Il modulo dovrà essere inviato a ECHOERCC@ec.europa.eu, facendo seguire all’invio del modulo una chiamata alla centrale operativa situata a

Bruxelles (+32- 2-29-21112).

- Associated Users (organizzazioni governative internazionali od organizzazioni non governative nazionali e internazionali, enti e istituzioni nel

perimetro dell’European External Action Service) contattando il proprio Focal Point nazionale, se noto, o rivolgendosi direttamente all’ERCC per

supporto.

Gli altri utenti General Public Users non sono autorizzati ad attivare il servizio, ma possono accedere a tutte le informazioni e ai dati sulle attivazioni

in corso e passate attraverso il portale: http://emergency.copernicus.eu

GEOmedia n°5-2015 33


REPORT

L’importante ruolo degli

open data nelle emergenze

di Maurizio Napolitano

Icone dal progetto Noun Project create da Luis Prado, Five by Five e Vaibhav Radhakrishnan

Durante le emergenze

l’informazione

geografica riveste un

ruolo molto importante

e delicato: diventa lo

strumento principale per

capire cosa è accaduto

e prendere decisioni. I

dati rivestono pertanto

un ruolo cruciale. La

disponibilità di questi

il prima possibile con

la garanzia che siano

corretti è un aspetto non

banale.

Davanti alle emergenze

cadono anche quelle resistenze

nel distribuire i

dati e lasciare che vengano usati.

Certo, lo scopo per cui vengono

usati è ben definito, e quindi le

barriere si abbassano in maniera

naturale.

Il concetto di open data non è

molto diverso in quanto la definizione

più semplice dice: dati

il cui riuso è concesso (e spesso

anche incentivato) a qualsiasi

scopo. D’altronde open data letteralmente

significa “dati aperti”,

il contrario di aperti è chiusi

e chiuso fa ben capire quale è la

condizione di permesso di accesso

al dato.

Il codice di

amministrazione digitale

Se vogliamo andare sul tecnico, il

codice di amministrazione digitale

all’articolo 68 comma 3b definisce

gli open data come “[...] dati

che presentano le seguenti caratteristiche:

1) sono disponibili secondo i

termini di una licenza che ne permetta

l'utilizzo da parte di chiunque

[= soggetti giuridici], anche per

finalità commerciali, in formato disaggregato;

2) sono accessibili attraverso

le tecnologie dell'informazione

e della comunicazione, ivi comprese

le reti telematiche pubbliche e private,

in formati aperti ai sensi della

lettera a), sono adatti all'utilizzo

automatico da parte di programmi

per elaboratori e sono provvisti dei

relativi metadati [..]” 1

34 GEOmedia n°5-2016


REPORT

Si tratta di una definizione molto

precisa e tecnica che evidenzia

l’accesso ai dati su tre livelli: il

permesso di riuso (= la licenza),

il fatto di essere in formati strutturati

in moda da essere automatizzati

(= quindi processabili da

software come i GIS) e quello di

essere provvisti di documentazione

(= i metadati necessari per

capire i dati).

Il caso del codice di amministrazione

digitale è rivolto in

particolare alle pubbliche amministrazioni

dove, l’apertura

dei dati, spesso è vista come un

atto naturale in quanto, avendo

il mandato di gestire il bene comune,

mettere a disposizione i

dati è una conseguenza. L’open

data comunque può essere una

iniziativa a cui si rivolgono

anche privati o comunità (il

caso più importante è senza

ombra di dubbio quello di

OpenStreetMap). In ogni caso

l’apertura deve essere guidata

dal realizzare o ottenere un beneficio.

Una azienda privata, ad

esempio, può decidere di aprire

dei dati per mostrare il proprio

valore sociale o, meglio, per aprire

delle collaborazioni fra coloro

che cominceranno a riusarli.

La qualità dei dataset open data

In Italia, il fenomeno open data

ha avuto inizio a fine 2011 e,

da lì in poi si è visto un numero

sempre più crescente di dataset

disponibili. Purtroppo però

molte di queste iniziative producono

dati di scarso interesse,

molto spesso non aggiornato o,

ancora peggio, privi della documentazione

necessaria per essere

capiti. Un caso divenuto famoso

in Italia è quello dello shape file

di un comune dove, una colonna

degli attributi, aveva nome

“giancarlo” e da qui l’hashtag

#chiègiancarlo. 2

L’essere guidati dal produrre dei

benefici è importante per fare

crescere l’intera comunità.

Le emergenze, nella loro disgrazia,

sono un esempio per capire

la rilevanza degli open data inoltre

si portano dietro altre caratteristiche

fondamentali come la

completezza, l’aggiornamento e

la metadatazione che si possono

riassumere nella sola parola di

“qualità ”. I dati di qualità sono

quelli in grado di creare crescita.

Nelle emergenze c’è in gioco

la vita di molti e dati sbagliati

possono causare ulteriori danni.

Davanti a questa consapevolezza,

nei momenti in cui non si è in

emergenza, c’è chi preferisce non

divulgare, lasciare i dati nelle

mani di pochi esperti del settore

come forma di sicurezza.

Il mondo dell’open source ha

però dimostrato che, molto

spesso, il concetto di “security

by oscurity” 3 (sicurezza tramite

segretezza) ottiene l’effetto opposto

in quanto più persone hanno

la possibilità di verificare, e più

saranno i contributi al loro miglioramento.

OpenStreeMap funziona sullo

stesso principio e, per quanto

possa sembrare strano, ha moltissimi

casi di successo.

Offrire open data vuol dire anche

contribuire ad aumentare il

know-how: quanti sono i casi

di studenti che imparano le tecnologie

dei sistemi informativi

territoriali e che poi si trovano in

difficoltà ad avere dati per mettere

in pratica quanto imparato?

Anche se ora la situazione sta

cambiando, fino a qualche anno

fa, era più facile avere dati territoriali

accessibili a qualsiasi scopo

visitando il sito della USGS 4

- United States Geological

Survey che quello delle agenzie

italiane, creando questa imbarazzane

situazione del trovare più

risposte sull’Italia usando i dati

prodotti negli Stati Uniti.

La società moderna sta producendo

sempre più dati in

formato digitale e, il know-how

necessario per capire, elaborare e

gestire dati diventa ogni giorno

sempre più importante. Creare

cultura del dato è la parola chia-

ve di tutto questo. Più cultura

riusciamo a creare e maggiore

sarà la qualità dei dati e ancora

più velocemente saremo in grado

di affrontare le emergenze.

Sappiamo benissimo che le

emergenze si affrontano anche

con la prevenzione.

In Italia abbiamo già qualche

base dati aperta che aiuta (il progetto

“Italia Sicura” 5 è uno di

questi) a capire quando mettersi

in allerta. Abbiamo anche bisogno

di dati aperti per gestire la

ricostruzione dopo la catastrofe

per evitare errori futuri o per

monitorare che il lavoro sia fatto

correttamente (il caso del progetto

‘Open Ricostruzione” 6 è uno

di questi). Abbiamo la comunità

italiana di OpenStreetMap

che si mostra molto reattiva.

Dobbiamo solo avere più coraggio

nell’aprire i dati e nell’accompagnare

questa operazione

ad azioni di divulgazione in

modo da far crescere questa

cultura del dato di cui abbiamo

tanto bisogno.

NOTE

http://www.agid.gov.it/cad/art-68-analisi-comparativasoluzioni

http://blog.spaziogis.it/2013/03/19/2013-anno-degliopengeodata-lentusiasmo-mio-e-calante/

https://en.wikipedia.org/wiki/Security_through_obscurity

https://www.usgs.gov/

http://italiasicura.governo.it/

http://www.openricostruzione.it/

PAROLE CHIAVE

open data, openstreetmap, agid

ABSTRACT

The important role of open data in emergencies

During emergencies, the geographic information plays a

very important and delicate role becoming the main tool

to understand what happened and to take decisions. The

data therefore will play a crucial role. The availability of

data as soon as possible, with the guarantee that they are

correct, is a non-trivial aspect.

AUTORE

Maurizio Napolitano

Digital Commons Lab, centro ICT

Fondazione Bruno Kessler

Via Sommarive 18, 38123 Povo (TN)

napolitano@fbk.eu

GEOmedia n°5-2016 35


REPORT

Il sistema cartografico del Catasto quale

strumento di supporto alla gestione delle emergenze

di Flavio Celestino Ferrante e Maurizio Ambrosanio

Centro abitato del Comune di Visso. Particolare della mappa elaborata dal

Copernicus Emergency Management Service, in formato immagine.

Il Catasto, incorporato nell'Agenzia delle Entrate

dal 1° dicembre 2012, si presenta oggi come

una realtà complessa e dinamica, caratterizzata

dal massivo utilizzo di tecnologie all’avanguardia

che gli consentono di colloquiare a distanza

con i propri utenti attraverso piattaforme web.

Elevato è il grado di informatizzazione raggiunto

nell’aggiornamento dei dati, ma soprattutto nella

scelta e nello sviluppo di soluzioni tecnologiche

innovative che permettono l’aggiornamento

in tempo reale degli archivi cartografici e

censuari nel rispetto della totale trasparenza dei

procedimenti amministrativi.

Il Catasto, forte delle sue

radici e consapevole della

necessità di un proprio costante

aggiornamento, mette oggi

al servizio del Paese le proprie

informazioni, le competenze, le

conoscenze e i saperi per l’attuazione

di una moderna governance

del territorio.

I dati e le tecnologie per la

gestione del territorio

Il vero punto di forza dell’Agenzia

delle Entrate, ramo Territorio,

costituito dal patrimonio di

conoscenze e di dati relativi agli

immobili italiani, articolato su tre

sistemi informativi: Catasto, con

oltre 85 milioni di particelle, 18

milioni di fabbricati, 63 milioni

di Unità Immobiliari Urbane

(UIU) e 53 milioni di intestati;

la Pubblicità Immobiliare, con

oltre 45 milioni di note meccanizzate

e 40 milioni di note in

formato digitale, per l’individuazione

dei titolari dei diritti reali

sugli immobili; Osservatorio del

Mercato Immobiliare, con oltre

160.000 valori immobiliari relativi

a 27.500 zone di osservazione

per 17 tipologie edilizie.

Grazie all’investimento di

notevoli risorse, l’Agenzia è

attualmente impegnata nella

implementazione di un’evoluta e

innovativa infrastruttura, realizzata

con tecnologia Web-Gis, denominata

Anagrafe Immobiliare

Integrata, rivolta a tutte le amministrazioni,

enti, professionisti

e cittadini che si occupano del

governo del territorio, frutto

dell’integrazione dei tre sistemi

informativi appena descritti.

Una componente dell’Anagrafe

Immobiliare Integrata è

rappresentata dal SIT (Sistema

Integrato Territorio), che è un’evoluzione

dell’attuale sistema

catastale e cartografico. Il SIT

supera l’attuale caratterizzazione

dei sistemi basata dalla separazione

dei vari archivi (cartografico,

censuario terreni e urbano, planimetrico)

e l’architettura distribuita

sui 101 Uffici Provinciali

e consente la navigazione e la

ricerca su base geografica delle informazioni

cartografiche, grafiche

e censuarie gestite dal Catasto.

Il patrimonio cartografico

del Catasto

L’Agenzia gestisce per conto dello

Stato il sistema informativo degli

immobili in Italia, sotto il profilo

della individuazione, della descrizione

delle caratteristiche tecniche,

della valutazione economica

e della registrazione dei diritti.

La geolocalizzazione degli immobili

è basata sul sistema cartografico

catastale.

Il Catasto, a partire dal 1960, in

qualità di Organo Cartografico

Ufficiale dello Stato, è responsabile

della gestione della cartografia

catastale e soprattutto del suo

costante aggiornamento.

Il sistema cartografico del

36 GEOmedia n°5-2016


REPORT

Catasto, completo e omogeneo

sull’intero territorio nazionale,

è basato su cartografia a grande

scala e conta oltre 300.000 fogli

di mappa alla scala di 1:2000 (i

centri urbani sono in scala di

1:1000); è gestito completamente

in formato vettoriale ed

è disponibile in tutti i sistemi di

coordinate, nazionali e globali; è

collegato agli archivi amministrativo-censuari

attraverso un identificativo

univoco, per l’intero

territorio nazionale: il numero di

particella.

Il Sistema di aggiornamento

cartografico e censuario del

Catasto

Il legame indissolubile tra la componente

tecnica e giuridica della

mappa e la componente amministrativo-censuaria,

rappresentato

dall’identificativo catastale, deve

essere mantenuto costantemente

allineato in entrambi gli archivi

durante tutti i processi di aggiornamento,

al fine di rendere

efficace l’informazione catastale

nei procedimenti fiscali, civili e di

gestione del territorio.

L’aggiornamento dei dati in archivi

separati con il mantenimento

della loro congruenza nel tempo

ha sempre rappresentato per il

Catasto, una sfida e un obiettivo

da perseguire a tutti i costi.

Nel più generale quadro d’interscambio

di informazioni con

gli altri Enti territoriali, in cui le

Banche Dati catastali assumono e

si caricano di grandi potenzialità

di utilizzo per rispondere alle esigenze

di conoscenza territoriale,

risulta di fondamentale importanza

il puntuale e tempestivo

aggiornamento degli archivi

con procedure automatizzate e

standardizzate, che assicurino la

costante attualizzazione e sincronizzazione

delle informazioni

contenute nei diversi archivi

catastali.

Per far fronte ad oltre 400.000

atti di aggiornamento presentati

annualmente presso gli Uffici

provinciali del Catasto e che

movimentano mediamente un

milione di particelle, il sistema

di aggiornamento della cartografia

e dell’archivio censuario del

Catasto dei Terreni è stato totalmente

automatizzato.

L’aggiornamento viene eseguito

in tempo reale e senza alcun intervento

umano, anche di notte

e nei giorni festivi, direttamente

dallo studio dei professionisti abilitati,

attraverso una infrastruttura

tecnologica ed un modello organizzativo

basati sulla procedura

elaborativa Pregeo.

La congruenza dei dati cartografici

con i dati censuari

del Catasto dei Terreni e

del Catasto Urbano

Le mappe ed i corrispondenti

archivi censuari, sono, come già

ricordato, tra loro strettamente

correlati e devono risultare costantemente

aggiornati e congruenti

per assolvere a tutte le

funzioni fiscali e civili di un catasto

moderno.

Attualmente, ma già dalla fine

degli anni ’80, gli archivi cartografici

e censuari vengono

aggiornati simultaneamente con

la procedura Pregeo cui si è fatto

cenno precedentemente: viene

così garantita la completa congruenza

degli archivi sui flussi di

dati oggetto di aggiornamento.

Il Catasto dei Fabbricati, come

è noto, è stato istituito alla

fine degli anni ’30 del secolo

scorso, ed è stato, per alcune

aree geografiche, basato su una

mappa urbana completamente

avulsa dalla

mappa del Catasto

dei Terreni:

questa condizione

ha generato nel

tempo dei disallineamenti

tra i

dati cartografici e

censuari del Catasto

dei Terreni

con i dati censuari del Catasto

Urbano.

Il Catasto, consapevole della

necessità di rendere congruenti

i due archivi, già da oltre un

decennio è impegnato, con notevoli

risorse qualificate interne, a

realizzare la correlazione tra i dati

cartografici e censuari del Catasto

terreni con quelli del Catasto

urbano; al momento le attività

sono in fase di completamento.

La coerenza dei dati negli archivi

catastali getta il ponte per la geolocalizzazione

diretta, sulla mappa

catastale, delle UIU presenti

nell’archivio del Catasto Urbano.

Si creano così le condizioni che

consentono di sfruttare appieno

le potenzialità dei moderni sistemi

GIS. E’ appena il caso di

evidenziare come l’efficacia delle

analisi spaziali sugli immobili dipendano

fortemente dal grado di

correlazione degli archivi.

L’archivio “Fabbricati”

Come è noto, l’elemento inventariale

minimo del Catasto dei

Terreni è la «Particella» caratterizzata

da una sua rappresentazione

cartografica e da una serie di attributi

mentre l’elemento minimo

inventariale del Catasto Urbano

è la «Unità Immobiliare Urbana»

caratterizzata da una rappresentazione

grafica (planimetria) e da

una serie di attributi.

Nessuna informazione sul “fabbricato”

era presente in Catasto.

Per supportare il progetto di revisione

degli estimi, è stato istituito

un nuovo oggetto catastale: il

fabbricato.

Il fabbricato è una entità logica

Centro abitato del Comune di Visso.

Particolare della mappa catastale con la sovrapposizione

dei dati vettoriali, relativi alla tematizzazione dei danni sui fabbricati,

scaricati dal Copernicus Emergency Management Service

GEOmedia n°5-2016 37


REPORT

complessa del sistema catastale

e per sua definizione deriva dal

corpo di fabbrica.

Tutti i dati del fabbricato (attributi)

sono stati desunti dagli

atti catastali elaborando le informazioni

delle singole UIU

che insistono sulla medesima

particella. Si riportano a titolo

esemplificativo gli attributi più

significativi del fabbricato, che

rilevano ai fini di questo contributo

orientato al servizio di protezione

civile: elenco delle UIU

e relative planimetrie, numero

delle UIU, tipologia (residenziale,

commerciale, residenziale promiscuo,

ville e villini ecc.), superficie

dell’impronta al suolo, superficie

di piano (minima, media e massima),

destinazione d’uso prevalente

(residenziale, commerciale,

produttivo ecc.), numero di UIU

raggruppate per categoria (abitazioni,

negozi, ospedali, scuole,

uffici pubblici, opifici, alberghi,

teatri, ecc.), indirizzo certificato

dal comune, anno di costruzione,

numero dei piani (fuori terra ed

entro terra).

Le piattaforme tecnologiche

per la condivisione dei dati

Per la fruibilità dei dati catastali

(consultazione e download), l’Agenzia

ha realizzato, già da tempo,

specifiche piattaforme tecnologiche,

accessibili via internet, a

favore di cittadini, professionisti e

Pubbliche Amministrazioni.

Per i cittadini la piattaforma è

“fisconline”, attraverso la quale

si può accedere gratuitamente,

previa autenticazione, a tutte le

informazioni relative ai propri

beni immobili, comprese le planimetrie

delle UIU.

Per i professionisti è stata realizzata

la piattaforma “SisTer”, attraverso

cui sono disponibili i servizi

di “visura catastale”, di richiesta e

fornitura degli estratti della mappa

ed il servizio di trasmissione

telematica degli atti di aggiornamento

del Catasto.

Per tutte le Pubbliche

Amministrazioni, è disponibile

il “Sistema di Interscambio”, il cui

accesso avviene attraverso servizi

di cooperazione applicativa. I servizi

di download, gratuiti per tutte

le Pubbliche Amministrazioni,

pubblicati su specifica richiesta

e con cadenza stabilita dall’Ente

Cooperante, riguardano la cartografia

catastale in formato vettoriale,

i dati censuari del Catasto

Terreni e del Catasto Urbano, i

dati metrici delle UIU, ecc.. Al

momento hanno attivato i servizi

18 Regioni e 5 Enti Centrali, tra

cui il Dipartimento di Protezione

Civile.

Per i Comuni è stata realizzata

una specifica piattaforma per

l’interscambio gratuito dei dati

“il portale per i Comuni”; alcuni

dei servizi di download, erogati a

tutti i Comuni, vengono pubblicati

su specifica richiesta dei

Comuni stessi ( la cartografia

catastale in formato vettoriale, i

dati censuari del Catasto Terreni

e del Catasto Urbano, i dati metrici

delle UIU, ecc.), mentre altri

servizi vengono pubblicati con

cadenza periodica (atti di aggiornamento

Docfa e Pregeo, note

di trascrizione, fabbricati mai

dichiarati in catasto ecc.)

Legenda della mappa elaborata dal Copernicus

Emergency Management Service

Il sistema cartografico del

Catasto nella gestione della

emergenza del sisma che ha

colpito l’Italia centrale

Fin dalle prime ore successive

all’evento sismico del 24 agosto,

l’Agenzia delle Entrate, attraverso

il Settore Cartografico del

Catasto, ha fornito supporto qualificato

nelle attività di soccorso.

In un’interlocuzione costante con

il Corpo Nazionale dei Vigili del

Fuoco, sono state fornite a tutti i

presìdi sul campo, per il tramite

dell’Ufficio TAS ( Topografia

Applicata al Soccorso) dello stesso

Corpo, le informazioni cartografiche

catastali, che, in forza del

loro grado di dettaglio e aggiornamento,

sono state efficacemente

utilizzate già durante la fase dei

soccorsi per l’individuazione e

l’analisi delle zone abitate, delle

case sparse e dei singoli edifici

danneggiati dal sisma. La cartografia

è stata fornita nei formati

vettoriali standard e nei sistemi

di riferimento nazionali e globali

e quindi direttamente integrabile

con altre informazioni in disponibilità

dei Vigili del Fuoco. La

presenza negli archivi catastali di

informazioni storiche, desunte

dal “quadro di unione” dei fogli

di mappa, ha rappresentato un

ulteriore elemento di utilità,

consentendo l’immediata localizzazione

e corretta denominazione

di tutte le 69 frazioni del comune

di Amatrice.

L’importanza strategica della

cartografia catastale è stata sottolineata

dal Capo del Corpo

Nazionale dei Vigili del Fuoco,

che in una nota di ringraziamento

inviata all’Agenzia delle

Entrate, per l’aiuto fornito nelle

operazioni di soccorso tecnico

urgente, ha auspicato una collaborazione

istituzionale da regolamentare

con apposito accordo.

La cartografia catastale e tutte le

informazioni nella disponibilità

dell’Agenzia, relative alle aree

progressivamente colpite dagli

eventi sismici, sono state inoltre

richieste dal Dipartimento di

Protezione Civile per la gestione

38 GEOmedia n°5-2016


REPORT

delle fasi di soccorso e soprattutto

di superamento dell’emergenza.

Le informazioni cartografiche

catastali, consentendo l’identificazione

univoca di qualsiasi

immobile (terreno o fabbricato)

sull’intero territorio nazionale,

costituiscono naturalmente un

indispensabile elemento per la

gestione dei molteplici processi

tecnici ed amministrativi avviati

nelle fasi successive al primo

soccorso ed ovviamente tuttora

in corso (dalla realizzazione delle

aree di accoglienza per l’insediamento

di infrastrutture di emergenza,

alle verifiche di agibilità,

alle stime delle indennità di occupazione

e di espropriazione dei

terreni presi in possesso, ecc.).

E’ proprio sulla base di questa

ultima tragica esperienza che

l’Agenzia delle Entrate e il Dipartimento

di Protezione Civile

hanno stipulato, in data 26 settembre

u.s., un Accordo Quadro

per regolamentare un rapporto

di collaborazione organico e

continuativo, della durata di 10

anni, che sarà disciplinato da

specifici accordi tecnici esecutivi,

allo scopo di: valorizzare, tutti

i dati catastali, in particolare la

cartografia ed i dati tecnici relativi

ai fabbricati, che l’Agenzia

gestisce e tiene costantemente

aggiornati, anche predisponendo

specifici servizi di interoperabilità;

integrare i dati catastali e fiscali

nel Sistema Informativo del

DPC; supportare il DPC, ovvero

i soggetti da esso delegati in

caso di intervento emergenziale

nella conoscenza e comprensione

dei dati catastali sia nella fase

di pianificazione che in quella

della emergenza e della postemergenza;

supportare il DPC

nella definizione delle procedure

per l’occupazione d’urgenza

delle aree utili all’insediamento

di infrastrutture di emergenza,

con la redazione dello stato di

consistenza e del verbale di immissione

in possesso; effettuare

le stime delle indennità di occupazione

e di espropriazione dei

terreni presi in possesso.

L’accordo tra i due Enti ha trovato

una pratica applicazione

con l’immediato utilizzo della

cartografia catastale nell’ambito

di attività già avviate, come nel

caso del Copernicus Emergency

Management Service.

Su richiesta del Dipartimento di

Protezione Civile, i dati cartografici

catastali relativi ai fabbricati

sono stati infatti utilizzati e rielaborati

nell’ambito del programma

europeo Copernicus per il

supporto alla individuazione dei

danni sull’edificato e per la relativa

tematizzazione su base cartografica,

condotta fin dai momenti

immediatamente successivi

agli eventi sismici che hanno

interessato l’Italia centrale dallo

scorso 26 ottobre. Al momento

la cartografia catastale è stata

utilizzata per tali attività, su 19

comuni delle province di Ascoli

Piceno, Fermo e Macerata. Le

immagini e i dati vettoriali risultanti

dalle elaborazioni sono stati

resi disponibili attraverso il sito

web del Copernicus Emergency

Management Service

(http://emergency.copernicus.

eu/mapping/list-of-components/

EMSR190).

Conclusioni

Nel corso delle attività svolte

e dalle analisi congiunte con

il Dipartimento di Protezione

Civile e del Corpo Nazionale dei

Vigili del Fuoco, sono emersi

elementi di riflessione riguardo

alle potenzialità dell’informazione

geografica catastale nelle

emergenze, a partire dalle attività

di previsione e prevenzione, non

solamente in termini di conoscenza

di base, ma anche di modellazioni

e analisi spaziali realizzabili

attraverso l’integrazione con altre

banche dati, in primo luogo con

quelle fiscali ed economiche gestite

dalla stessa Agenzia delle Entrate.

Con le attività messe in campo

per la gestione degli eventi

sismici in Italia centrale, sopra

sinteticamente descritte, si è intrapreso

un percorso virtuoso, tra

Pubbliche Amministrazioni, per

dare effettiva applicazione alla

necessaria condivisione di dati.

Per cogliere e valorizzare efficacemente

le opportunità derivanti

dalla disponibilità ed interoperabilità

di un così importante e

unico patrimonio informativo

basato sulla cartografia catastale,

quello in disponibilità dell’Agenzia

delle Entrate, non è sufficiente

soltanto un’azione limitata alla

mera fornitura dei dati stessi, ma

risultano essenziali la conoscenza

degli obiettivi istituzionali delle

Amministrazioni coinvolte, dei

rispettivi sistemi informativi, lo

scambio di competenze, la definizione

dei processi e la condivisione

degli strumenti tecnici.

BIBLIOGRAFIA

DI FILIPPO, S.; ., FERRANTE, F.; ., GARNERO, G.; ., GNESIVO,

P. R., RAO, S. (2005),: Unificazione dei sistemi d'asse catastali di piccola

estensione, Atti del Convegno Nazionale SIFET 2005, Palermo-

Mondello, giugno-luglio 2005

FERRANTE, F.: . (2009), Il nuovo sistema di aggiornamento del

Catasto dei Terreni, Rivista dell’Agenzia del Territorio, n. 2/2009

GARNERO, G.; ., FERRANTE, F.: . (2009) La valorizzazione delle

mappe originali di impianto del catasto per la ricostruzione delle congruenze

topologiche tra fogli adiacenti, Atti della XIII Conferenza Nazionale

ASITA, Bari, dicembre 2009

FERRANTE, F. (2010),: Il sistema di aggiornamento della cartografia

catastale, Un tesoro Ritrovato, Cangemi Editore 2010.

CINA, A.; ., FERRANTE, F.;, PIRAS, M.;, PORPORATO,

C.:(2012), La trasformazione dal Datum Catastale al Datum Roma

1940 e ETRF2000, Territorio Italia, n. 1/2012.

FERRANTE, F.; GARNERO, G. :Tecnologie e dati spaziali per una

moderna governance del territorio. Strumenti a supporto della riforma

del Catasto. Territorio Italia n. 1 del 2013

PAROLE CHIAVE

Cartografia Catastale; Catasto;

Agenzia delle Entrate

ABSTRACT

The mapping system of Italian Cadastre as a support tool for emergency

management.

The Italian Cadastre, incorporated in the Agenzia delle Entrate from 1

December 2012, is today a complex and dynamic reality, characterized

by the massive use of advanced technologies that allow to remotely communicate

with external users through web platforms. Today is higher

the degree of computerization achieved in managing such data, but

especially in the selection and development of innovative technological

solutions that allow real-time updating of cartographic and census

archives in respect of the total transparency of administrative procedures.

AUTORE

Flavio Celestino Ferrante

flavio.ferrante@agenziaentrate.it

Responsabile Settore Servizi Cartografici

Maurizio Ambrosiano

maurizio.ambrosanio@agenziaentrate.it

Settore Servizi Cartografici

AGENZIA DELLE ENTRATE GEOmedia n°5-2016 39


REPORT

Uso consapevole di software

speditivi per ricostruzioni 3D

di Erica Nocerino e Fabio Remondino

Fig. 1 -Esempio di risultato basato su SfM dove, nononstante un messaggio di processamento completo e un

basso errore di riproiezione del bundle adjustment, ci sono delle camere orientate non correttamente.

Da qualche anno, grazie ai miglioramenti delle prestazioni dei computer

ma soprattutto a nuovi algoritmi di image processing e computer vision, la

fotogrammetria è tornata ad essere una metodologia di rilievo molto competitiva e in

grado di fornire, in maniera automatica, nuvole di punti 3D dense e modelli digitali di

oggetti, monumenti e territori. Ma l'automazione nasconde diversi problemi.

I

recenti sviluppi sono stati

principalmente due:

l’automazione della fase di

orientamento delle immagini:

mentre fino a qualche anno

fa un operatore doveva manualmente

individuare i punti

omologhi (naturali o signalizzati)

nelle immagini, oggigiorno

esistono algoritmi (ad es. SIFT,

SURF, ORB, ecc.) che sono in

grado di identificare automaticamente

i punti d’interesse

nelle immagini e di trovare le

corrispondenze tra le immagini

applicando stimatori robusti

(ad es. RANSAC, LmedS,

ecc.). Queste corrispondenze

(tie points) sono poi utilizzate

per la stima delle grandezze

incognite (parametri d’orientamento

interno ed esterno, e

coordinate 3D dei tei points).

La stima ai minimi quadrati

(bundle adjustment) di queste

grandezze viene spesso eseguita

calcolando contemporaneamente

tutte le incognite e viene

chiamata Structure from Motion

(SfM) o self-calibrating bundle

adjustment.

La creazione automatica di nuvole

di punti dense: grazie ad algoritmi

di dense image matching

(Remondino et al., 2014) è

oggi possibile restituire nuvole

di punti con densità molto

elevate (quasi pixel-per-pixel).

Algoritmi quali il Semi-Global

Matching (SGM, Hirschmueller

2008) possono restituire nuvole

‘colorate’ e geometricamente

paragonabili a quelle ottenibili

con strumenti laser scanner.

Tali sviluppi, unitamente alla

diffusione di camere e tecnologia

di calcolo a basso costo, hanno

portato ad un uso di massa della

fotogrammetria (soprattutto terrestre

e da drone), consentendo

anche ad utenti non esperti di

ricostruire scene in 3D a partire

spesso da immagini acquisite

senza un’adeguata pianificazione

nè sufficiente conoscenza

della tecnica fotogrammetrica.

Lo Structure from Motion

L’approccio SfM, definito da

Ullman nel 1979, calcola simultaneamente

i parametri interni delle

camere, la posizione degli scatti

(motion) e una prima ricostruzione

3D sparsa (structure) della scena

rilevata. Questo approccio, che

presenta innegabili vantaggi in

termini di velocità e automazione

in fase di elaborazione, può però

fornire, soprattutto nei casi in cui

le immagini non siano state acquisite

correttamente e il processo

di elaborazione stesso verificato,

risultati all’apparenza ‘gradevoli’

ma che nascondono in realta’

errori (Fig.1) o deformazioni geometriche

(Fig.2).

Se, dunque, scopo primario del

rilievo e modellazione fotogrammetrica

è la generazione di prodotti

metrici, di cui siano definiti

a priori risoluzioni e accuratezze,

diventa fondamentale un uso

consapevole dei software oggi disponibili.

Prima ancora della fase di elaborazione,

è cruciale la pianificazione

del rilievo che deve essere specificamente

adattato in funzione

dello scopo finale del lavoro. A

seconda della risoluzione o della

scala di rappresentazione del prodotto

da realizzare (DTM, ortofoto,

prospetto, ecc.), occorre definire

il valore del GSD (Ground

Sample Distance) delle immagini

e conseguentemente, fissati i parametri

della fotocamera utilizzata,

40 GEOmedia n°5-2016


REPORT

Fig. 5 - Blocco fotogrammetrico con camere nadirali (piramidi

verdi) e oblique (piramidi rosse).

Fig. 2 - Esempio di deformazione geometrica di una facciata di un edificio ricostruito con metodi SfM

senza utilizzare Ground Control Points (GCP).

Fig. 3 - Blocco fotogrammetrico da elicottero su un terreno piatto: è evidente la deformazione

del modello ricostruito senza l’impiego di GCPs (SfM o free-netwrork bundle adjustment).

Fig. 4 - Correzione della deformazione del modello fotogrammetrico grazie

all’inserimento di GCP nel bundle adjustment.

la distanza di presa dall’oggetto.

Altro parametro fondamentale e’

la distanza tra due scatti consecutivi

(‘base di presa’), che deve

essere tale da assicurare un numero

elevato di corrispondenze (tie

points) non solo tra due immagini

consecutive, ma possibilmente tra

molteplici immagini che riprendono

la stessa scena. Purtroppo

negli attuali software basati su

SfM non è sempre immediato o

talvolta addirittura impossibile

eliminare dal calcolo i punti che

sono visibili in sole due immagini

o con angoli di intersezione

piccoli. In un calcolo rigoroso,

invece, tali osservazioni andrebbero

filtrate in maniera da assicurare

ridondanza e robustezza al bundle

adjustment.

Un altro accorgimento importante

è quello di bloccare le impostazioni

della camera e dell'obiettivo

per renderli consistenti durante

le acquisizioni ed evitare di sovrastimare

il numero di incognite nel

bundle adjustment. Infine è utile

inserire immagini inclinate e ruotate

nel blocco fotogrammetrico

per renderlo più rigido.

Per verificare il risultato dell’elaborazione,

ovvero che eventuali

deformazioni del modello fotogrammetrico

siano inferiori alle

tolleranze definite dalle specifiche

di progetto, l’utilizzo di punti di

controllo (Ground Control Points

- GCP) diventa fondamentale.

Tali punti dovrebbero essere misurati

con una tecnica diversa e

indipendente da quella fotogrammetrica

tale da garantire un’accuratezza

almeno 2-3 volte superiore

al GSD delle immagini. E’ buona

norma che la distribuzione dei

GCP ricopra uniformemente l’intera

estensione dell’area da rilevare

e che questi punti siano utilizzati

nel bundle adjustment per vincolare

la soluzione SfM (e non solo

per eseguire una trasformazione di

Helmert).

Molti software commerciali basati

su SfM forniscono attualmente

la possibilità di inserire GCP nel

calcolo: rimane però prerogativa

dell’utilizzatore capire quale sia la

qualità e distribuzione dei GCP

più appropriata per controllare

opportunamente la soluzione e infine

verificare il risultato attraverso

gli errori su dei Check Points (CP)

non inseriti nel calcolo.

Le deformazioni geometriche

avvengono qualora il blocco di

immagini non è sufficientemente

robusto per la stima simultanea

di tutte le incognite (es. Fig. 3-4)

ma anche nel caso di blocchi piu’

complessi. La Fig. 5 presenta un

blocco di immagini UAV (sia

nadirali – piramidi verdi, che obli-

GEOmedia n°5-2016 41


REPORT

que – piramidi rosse) su un area

di ca 50 x 50 m. Le elaborazioni

(Nocerino et al., 2013) mostrano

come anche un blocco complesso

composto di sole immagini

nadirali e processato senza GCP

può portare a deformazioni fino

a 50 mm (Fig. 6b). Va infine ricordato

che utilizzare il solo errore

di riproiezione nelle immagini

per valuare la qualità del bundle

adjustment non è utile a capire se

ci sono deformazioni nel blocco o

altri errori di calcolo.

Pertanto l'impiego di soluzione

automatiche basate su SfM aiuta

a generare modelli 3D da qualunque

blocco di immagini ma non

assicura qualità se non si segue

un protocollo preciso nelle acquisizioni

delle immagini, nel loro

processamento e nel controllo dei

risultati.

Fig. 6 - Confronto tra DSM ottenuti interpolando i tie points generati da SfM con e senza

GCP (a). Confronto tra DSM ottenuti interpolando i tie point generati da SfM con le immagini

sia nadirali che oblique e da SfM con le sole immagini nadirali (b).

BIBLIOGRAFIA

Hirschmueller, H., 2008: Stereo processing by semi-global

matching and mutual information. IEEE Transactions on

Pattern Analysis and Machine Intelligence, 30(2): 328-341.

Nocerino, E., Menna, F., Remondino, F., Saleri, R., 2013:

Accuracy and block deformation analysis in automatic UAV

and terrestrial photogrammetry - Lesson learnt. ISPRS Annals

of the Photogrammetry, Remote Sensing and Spatial Information

Sciences, Vol. II(5/W1), pp. 203-208

Nocerino, E., Menna, F., Remondino, F., 2014: Accuracy of

typical photogrammetric networks in cultural heritage 3D

modeling projects. ISPRS Archives of the Photogrammetry,

Remote Sensing and Spatial Information Sciences, Vol. XL-5, pp.

465-472. ISPRS Commission V Symposium, 23–25 June

2014, Riva del Garda, Italy

Remondino, F., Spera, M.G., Nocerino, E., Menna, F., Nex,

F., 2014: State of the art in high density image matching. The

Photogrammetric Record, Vol. 29(146), pp. 144-166

Remondino, F., Gaiani, M., Apollonio, F., Ballabeni, A.,

Ballabeni, M. and Morabito, D., 2016: 3D Documentation of

40 Kilometers of Historical Porticoes - the Challenge. ISPRS

Archives of the Photogrammetry, Remote Sensing and Spatial

Information Sciences, Vol. XLI-B5, pp. 711-718

Ullman, S., 1979: The interpretation of visual motion. MIT

Press, Cambridge, MA, USA

PAROLE CHIAVE

Fotogrammetria; Structure from Motion,

Deformazioni, Punti di Controllo (GCP)

ABSTRACT

The availability of fully automated photogrammetric

software allows almost anyone with a camera, even

low-quality mobile phones, to generate 3D models for

various purposes. Researchers and practitioners employ

photogrammetry as a means of 3D reconstruction

for excavation and archaeological units, museum

artefacts, monuments, cities, landscapes, etc. However,

the majority of image-based users are often unaware of

the strengths and weakness of the used software, employing

it much like a black-box where they can drop

photographs in one end, and retrieve a completed 3D

models on the other end. Structure from Motion (SfM)

methods and software have nevertheless changed the way

many people concive the 3D reconstruction approach

and are nowadays providing the possibility to digitally

model any scene.

AUTORE

Erica Nocerino

nocerino@fbk.eu

Ricercatrice 3D Optical Metrology unit,

Fondazione Bruno Kessler, Trento

http://3dom.fbk.eu

Fabio Remondino,

remondino@fbk.eu

Responsabile 3D Optical Metrology unit,

Fondazione Bruno Kessler, Trento

• Rilievi batimetrici automatizzati

• Fotogrammetria delle sponde

• Acquisizione dati e immagini

• Mappatura parametri ambientali

• Attività di ricerca

Vendita – Noleggio - Servizi chiavi in mano, anche con strumentazione cliente

42 GEOmedia n°5-2016


REPORT

GEOmedia n°5-2016 43


REPORT

Il supporto satellitare dell'Europa per le emergenze

di Pier Francesco Cardillo, Domenico Grandoni e Anna Laura Di Federico

Il satellite gioca un ruolo importante

nella gestione delle emergenze ed è

alla base dei servizi di e-GEOS per il

supporto alle emergenze.

In ambito europeo questo strumento

è stato inserito come asset operativo

del progetto Copernicus EMS, che

supporta i diversi paesi nella prima

fase di mappatura del territorio dopo

un evento calamitoso e monitora le

fasi immediatamente successive sulla

base di specifiche regole di ingaggio.

Grafico esplicativo dell’attivazione del servizio EMS

Copernicus è il programma

coordinato e gestito

dalla Commissione

Europea per dotare l’Europa

di una propria capacità

di Osservazione della Terra.

Questo programma, oltre alle

missioni satellitari SENTINEL,

per le quali il Centro Spaziale di

Matera di e-GEOS è una delle

tre stazioni del Core Ground

Segment, comprende servizi

operativi dedicati alla diffusione

di prodotti utili agli utenti coinvolti

nelle più importanti fasi

della gestione ordinaria e straordinaria

del territorio.

L’Emergency Mapping di

Copernicus è un servizio operativo

ormai da 9 anni, dopo

5 anni di attività sperimentale

nell’ambito di programmi FP7.

Fornisce alla Commissione

Europea informazioni geospaziali

e mappe satellitari

delle aree colpite da emergenze,

offrendo alle protezioni civili

e alle autorità competenti dei

Paesi dell’Unione e alle organizzazioni

umanitarie internazionali

la disponibilità dei dati necessari

alla gestione di eventi catastrofici.

Il servizio, operativo

24 ore su 24 e 365 giorni l’anno,

ha una capacità produttiva

dedicata alle situazioni di crisi

(alluvioni, terremoti, incendi,

disastri tecnologici) ed è operato

per conto della Commissione

Europea da e-GEOS, alla guida

di un consorzio formato dalla

controllata tedesca GAF, dalla

società italiana Ithaca e dalla

francese SIRS.

Il servizio Copernicus

Emergency Mapping

Il servizio Copernicus

Emergency Mapping attivato

dalla Commissione Europea, a

seguito di una richiesta formale

da parte di uno degli Stati,

fornisce mappe digitali (pronte

anche per la stampa) e file vettoriali

relativi alla situazione

pre-evento e post-evento.

La tipologia di prodotti certificati

disponibili varia in base al

tipo di evento calamitoso occorso

e prevede la realizzazione,

con tempistiche certe, di:

reference maps: mappe di

riferimento che forniscono conoscenze

di base sul territorio

e sul suo patrimonio sulla base

dei dati disponibili prima del

disastro, tra cui elementi lineari,

areali o puntuali come le reti di

trasporto, gli insediamenti e le

infrastrutture;

delineation maps: mappe atte

a fornire una prima valutazione

dell’estensione geografica

colpita, sulla base di immagini

satellitari acquisite subito dopo

l’evento disastro. Le “delineation

maps” possono indicare,

ad esempio, le aree bruciate o

allagate, o la zona colpita da un

terremoto;

grading maps: forniscono

una valutazione dell’impatto e

l’ordine di grandezza dei danni

causati da un evento. Le mappe

sono derivate da rilievi satellitari

pre e post-evento. Il prodotto

quindi include una valutazione

della misura, del tipo e dell’entità

dei danni specifici sulla base

della tipologia di evento calamitoso.

44 GEOmedia n°5-2016


REPORT

Come si attiva (e quando

può essere attivato)

Vi sono tre distinte categorie

di utenti in Copernicus EMS,

ai quali corrispondo differenti

flussi informativi e decisionali ai

fini dell’attivazione del servizio:

Authorized Users: possono

attivare il servizio contattando

direttamente l’Emergency

Response Coordination

Centre (ERCC) operato da

DG ECHO, la Direzione

Europea per gli aiuti

Umanitari e la Protezione

Civile.

Gli Authorized Users possono

attivare Copernicus EMS

compilando un modulo di

Richiesta di Servizio disponibile

sul portale Copernicus EMS

all’indirizzo http://emergency.

copernicus.eu/mapping/ems/

how-use-service. Il modulo

dovrà essere inviato a ECHO-

ERCC@ec.europa.eu, facendo

seguire all’invio del modulo

una chiamata alla centrale operativa

situata a Bruxelles (+32-

2-29-21112).

Gli Associated Users potranno

attivare il servizio contattando

il proprio Focal Point nazionale,

se noto, o rivolgendosi

direttamente all’ERCC per

supporto.

Ad essi appartengono:

National Focal Point negli

Stati Membri e nei paesi

appartenenti al meccanismo

europeo di Protezione civile

i servizi EC e la Situation

Room dell‘European External

Action Service

Associated Users: possono

attivare il servizio attraverso

un Authorized User (ad essi

appartengono enti pubbliche

regionali e locali)

organizzazioni governative

internazionali quali le agenzie

delle Nazioni Unite, la Banca

Mondiale od organizzazioni

non governative nazionali e

internazionali

enti e istituzioni nel perimetro

dell’European External

Action Service, come ad

esempio le delegazioni UE,

l’INTCEN e il Satellite

Centre dell’Unione Europea

General Public Users: non

sono autorizzati ad attivare il

servizio, ma possono accedere

a tutte le informazioni e ai

dati sulle attivazioni in corso

e passate attraverso il portale

emergency.copernicus.eu

Il terremoto Centro Italia

Il servizio COPERNICUS

EMS è stato attivato immediatamente

dalla protezione Civile

Italiana e dall’Agenzia Spaziale

Italiana già dopo poche ore dal

sisma l’emergency center iniziava

le attività di analisi del territorio

con acquisizioni satellitari

Ottiche e Radar.

Grafici esplicativi e momenti dell’attivazione del

processo EMS e chat del terremoto del 26 agosto.

Intervista a R. Battiston presidente

ASI sul ruolo dello spazio

L’Italia è un paese all’avanguardia nel

settore spaziale, con una filiera industriale

completa e tecnologicamente avanzata. In

particolare, le tecnologie e le applicazioni

per l’osservazione della Terra - dove abbiamo

tradizione ed eccellenza - influenzano

sempre di più e positivamente la nostra vita.

La costellazione di satelliti di COSMO-

SkyMed è uno strumento fondamentale

a disposizione dell’Italia e della comunità

internazionale per la valutazione del danno

nel caso di disastri naturali come terremoti

e alluvioni e per il supporto delle operazioni

di soccorso. Inoltre in caso di eventi sismici è

uno strumento fondamentale per lo sviluppo

di un modello geofisico delle aeree colpite.

COSMO-SkyMed proseguirà con lo sviluppo

di due satelliti di seconda generazione, con

prestazioni ulteriormente migliorate in grado

di fornire nuove possibilità applicative.

Intervista a Massimo Claudio

Comparini (AD di e-GEOS)

I recenti casi di emergenze che hanno colpito

purtroppo l’Italia ci hanno visti costantemente

all’opera nella erogazione dei dati come

operatori del sistema Cosmo Skymed e nella

generazione di prodotti a valore aggiunto

a supporto della Commissione Europea

e della Agenzia Spaziale Italiana. In tale

contesto abbiamo proseguito lo sviluppo di

tecniche di fusione dati dalle diverse sorgenti

satellitari e la sperimentazione dell’utilizzo di

informazioni georeferenziate dei social media

per la generazione di mappe in tempi rapidi,

funzionali all’utilizzo nelle immediate fasi

post evento e nella successiva valutazione di

impatto e dei danni. Un esempio concreto

del grande valore delle tecnologie spaziali

percepito in modo crescente dal pubblico e

della evoluzione delle applicazioni geospaziali

verso l’internet delle cose.

GEOmedia n°5-2016 45


REPORT

La Protezione Civile, sempre

nell’ambito dello sfruttamento

dei dati satellitari ha attivato al

meglio lo strumento Europeo

COPERNICUS EMS per la

fornitura urgente di mappe e

cartografia vettoriale da utilizzare

immediatamente in campo.

Durante i due eventi, il team internazionale

guidato dall’italiana

e-GEOS, ha prodotto nell’ambito

del progetto oltre 100mappe

delle aree colpite sfruttando

tutti i dati disponibili dal satellite

Ottico a quello Radar, dalle

Sentinelle a COSMO-SkyMed,

dai voli aerei ai dati disponibili

sui social media per ottenere i

dati più affidabili possibile, nel

minor tempo.

La Costellazione italiana

COSMO-SkyMed ha giocato un

ruolo importante poiché è stato

utilizzato per valutare immediatamente

l’estensione dei danni,

l’impatto addirittura con misure

centimetriche sul territorio

(Monte Vettore) e ha svolto un

ruolo di change detection (monitoraggio

delle variazioni) tra le

due scosse.

Sperimentazioni in progress

Un particolare caso di interesse

consiste nell’uso di COSMO-

SkyMed come strumento per

monitorare i crolli. Solo una

costellazione di 4 satelliti identici

è stata in grado di acquisire

immagini identiche (necessarie

per questo tipo di analisi) a

distanza di un giorno. I satelliti

radar, infatti, già il 30 Ottobre

hanno acquisito una immagine

alle 5.50 poco prima delle

nuove scosse. Il 31 alla stessa

ora, grazie al quarto satellite

della costellazione italiana, sono

state acquisite nuove immagini

su Norcia, interferometriche

(identiche) con quelle dei giorni

precedenti.

Nelle immagini della pagina

precedente possiamo vedere in

rosso evidenziate le variazioni

dovute a nuovi crolli. Grazie a

COSMO-SkyMed e ad un algoritmo

che aiuta ad eliminare

le zone vegetate (che potrebbero

indurre i sistemi automatici in

errore) infatti, è possibile vedere

spostamenti centimetrici dell’edificato.

Il risultato è quello che viene

definito una “damage proxy

map” che identifica una provabilità

di danno. In questo caso il

sensore vede piccolissime variazioni,

quindi sarà poi necessario

verificare con ulteriori sopralluoghi

visto l’entità del sisma.

PAROLE CHIAVE

Copernicus; emergency management service;

satellite; terremoto

e-GEOS (Leonardo)

e-GEOS è una joint venture tra Telespazio (Leonardo/Thales) e l’Agenzia Spaziale

Italiana, che opera nel settore della geo-informazione da oltre 9 anni. L’azienda, infatti,

porta con se tutte le competenze tecniche della Capogruppo Telespazio che ha operato

nelle settore dell’Osservazione della terra fin dagli albori di questa scienza, oggi è diventata

parte integrante delle attività operative in molti settori civili e militari. L’evoluzione

tecnologica e gli investimenti fatti da e-GEOS nell’ambito della cosiddetta “info on

demand”, che prevede cartografia tecnica e tematica realizzata in tempi rapidissimi,

rendono possibile un supporto dedicato a tutte le realità pubbliche e private che devono

monitorare un asset primario sia in tempo ordinario che nel periodo di emergenza.

Per questo motivo e-GEOS è dotata, presso il centro spaziale di Matera, di un “data hub”

con capacità di pianificazione e acquisizione di dati da satellite unica in Italia e tra le più

avanzate al mondo. I satelliti ottici e radar transitando nell’area di interesse dalla stazione

scaricano dati disponibili in tempo reale per usi emergenziali. Nel centro Spaziale,

e-GEOS è in grado di ricevere oltre a COSMO-SkyMed, Sentinel, DigitalGlobe, IRS etc.

A Roma invece è presente l’Emergency Center dal quale vengono erogati tutti i servizi

emergenziali di e-GEOS. Questa capacità operativa consente alla compagnia italiana

i offrire dati e servizi a supporto degli enti preposti in qualunque giorno e con i tempi

minori possibili. L’operare anche per progetti come Copernicus EMS consente di avere

standard qualitativi estremamente codificati sulla base delle emergenze e delle urgenze ad

esse collegate. In questo senso e-GEOS è operativa anche in situazione non previste dal

progetto Copernicus.

ABSTRACT

Satellite plays an imported role in emergency management

and is the basis of e-GEOS activities under the emergency

support services. In Europe this instrument was inserted as

the Copernicus EMS operating assets, which supports the

different countries in the first phase of mapping the territory

after a disaster and monitors the phases immediately after the

engagement.

AUTORE

Pier Francesco Cardillo,

pierfrancesco.cardillo@e-geos.it

Domenico Grandoni

domenico.grandoni@e-geos.it

Anna Laura Di Federico

annalaura.difederico@e-geos.it

http://e-GEOS.it

46 GEOmedia n°5-2016


MERCATO

Topcon Delta Solutions:

una soluzione

per il monitoraggio

delle deformazioni

Utilizzando un sistema formato

da componenti software

e hardware (Delta Link,

Delta Log, Delta Watch,

Delta Sat e la stazione totale

MS AXII) il sistema Delta

Solutions è stato ideato per

fornire misurazioni di monitoraggio

accurate e affidabili

e un reporting associato, per

la tutela degli asset.

Il sistema Delta Solutions

utilizza la stazione totale

Topcon MS AXII unita

al software Topcon Delta

Watch realizzato per monitorare,

gestire e valutare i dati

di monitoraggio oltre ad attivare

facoltativamente allarmi.

“Come software indipendente,

Delta Watch offre dati

accurati e affidabili in una

serie di formati di report per

soddisfare al meglio le esigenze

di progetto, ha affermato

Ian Stilgoe, vice presidente

della gestione del portafoglio

di Topcon Positioning

Group. “I dati provenienti

dalle stazioni totali, dai ricevitori

GNSS, dai dispositivi

di livellamento e dai sensori,

possono essere elaborati

e analizzati singolarmente o

come soluzioni di rete compensata.

“Topcon Delta Link offre

una comunicazione di supporto

all’hardware per un

funzionamento autonomo

sul campo,” ha affermato.

“Delta Link gestisce ogni

fonte di alimentazione massimizzando

la disponibilità

del sistema.”

Le opzioni di comunicazione

includono Ethernet, Wi-Fi e

un modem cellulare integrato

approvato a livello globale.

Delta Log, a cui si può accedere

tramite un portale web

sicuro, è realizzato per fornire

un’interfaccia intuitiva per

gestire le osservazioni, i tipi

di target e la programmazione

delle misurazioni. “Delta

Log offre una piattaforma

semplice per funzionalità

avanzate: funzioni esclusive

Topcon come la 'matrix detection'

vengono controllate

intuitivamente attraverso

il software,” ha affermato

Stilgoe.

“Delta Log continuerà a far

funzionare la stazione totale

nel caso in cui dovesse venire

meno la comunicazione con

il database Delta Watch,” ha

affermato. “Una volta ripristinata

la comunicazione, i

dati vengono sincronizzati e

il database principale viene

aggiornato.”

Delta Watch include il modulo

di elaborazione facoltativo

DeltaSatGNSS, che

consente il monitoraggio

GNSS indipendente o combinato

con compensazione di

rete, GNSS e stazione totale.

Topcon Delta Solutions è il

risultato di una partnership

tra Topcon e lo specialista

di monitoraggio delle deformazioni

e tunneling, VMT

GmbH.

Per maggiori informazioni,

visitare il sito topconpositioning.com.

(Fonte: Topcon Positioning)

Strada Antica di None 2

10092 Beinasco (TO)

Tel: +39 011.397.11.56

Fax +39 011.397.26.14

info@mesasrl.it

GEOmedia www.mesasrl.it

n°5-2016 47


MERCATO

Planetek e European Space

Imaging insieme per supportare

le operazioni di soccorso

nelle aree colpite dal terremoto

con le immagini gratuite

del satellite WorldView-2

European Space Imaging e Planetek

Italia, partner commerciali da lungo

tempo, si sono attivati per supportare

l’emergenza terremoto che ha colpito il

centro Italia fornendo nelle prime ore

del 24 Agosto 2016 le

prime immagini satellitari ad altissima

risoluzione disponibili agli operatori

nelle attività di soccorso e ai media.

Le immagini acquisite dal satellite

WorldView-2 sulle aree colpite hanno

mostrato subito l’entità dei danni.

L’immagine è stata resa disponibile in

poco tempo alla Protezione Civile italiana.

Alle ore 3:30 del mattino del 24

agosto un terremoto di magnitudo 6.2

ha colpito una vasta area dell’Italia centrale,

causando la distruzione di interi

paesi (Amatrice, Accumoli, Pescara del

Tronto e Arquata del Tronto, tra i più

colpiti) ed un pesante bilancio in termini

di vite umane.

Per supportare la macchina umanitaria

e le operazioni di soccorso, tutti i principali

provider mondiali di dati satellitari

si sono mobilitati contribuendo

attivamente, con acquisizioni di dati e

immagini ad altissima risoluzione delle

aree colpite. Tali dati normalmente

vengono resi disponibili gratuitamente

per favorire con la massima rapidità la

conoscenza sullo stato dei luoghi.

L'Unione Europea ha immediatamente

mobilitato il team Copernicus EMS,

per fornire alla Protezione Civile italiana

le immagini dei satelliti europei

Copernicus Sentinel e le mappe del terremoto.

Già dalle prime ore del mattino,

Planetek si è attivata, collaborando

con la European Space Imaging, che

gestisce la programmazione dei satelliti

WorldView e GeoEye-1 sul territorio

europeo, per acquisire immagini in altissima

risoluzione sulle aree colpite.

Pochissime ore dopo il sisma, intorno

alle 11:20, il satellite WorlView-2 ha effettuato

la prima acquisizione sulla città

di Amatrice, la quale è stata immediatamente

messa a disposizione da Planetek

Italia ai volontari del Humanitarian

OpenStreetMap Team (HOT).

"La capacità dei satelliti per raccogliere

le immagini su grandi aree, la vista

dall'alto delle zone colpite da una situazione

di emergenza e il confronto con

le immagini precedenti aiuta a riconoscere

rapidamente le modifiche e capire

dove per affrontare il primo soccorso"

dice Giovanni Sylos Labini, CEO di

Planetek Italia.

In qualità di fornitore leader di immagini

satellitari ad altissima risoluzione,

la European Space Imaging conosce

l'importanza di rendere le immagini

disponibili rapidamente.

"Quando una catastrofe accade in

Europa, siamo pronti ad agire rapidamente.

Il nostro team operativo di

esperti valuta la situazione e cerca di

ottenere le migliori immagini possibili

con il primo accesso satellitare della

giornata. Una volta acquisiti i dati

sulla zona interessata, prepariamo le

immagini e le condividiamo", spiega

Michaela Neumann, Director of

Sales and Marketing, European Space

Imaging.

L'immagine satellitare acquisita è stata

immediatamente messa a disposizione

dei volontari del Humanitarian

OpenStreetMap Team (HOT) e di

chiunque volesse contribuire ad individuare

e mappare gli edifici e le strutture

danneggiate e crollate. Un lavoro di

team che mira a rendere disponibili alle

istituzioni e alle forze in campo informazioni

utili per affrontare l'emergenza,

ma anche il post-emergenza.

Maggiori informazioni:

Per l’Europa: European Space Imaging,

marketing@euspaceimaging.com,

www.euspaceimaging.com

Per l’Italia: Planetek Italia, info@planetek.it,

www.planetek.it

(Fonte: Planetek Italia)

48 GEOmedia n°5-2016


MERCATO

Reti tecnologiche: da ENEA il software per

prevedere i rischi da eventi naturali

CIPCast, il software "sentinella" che consente di prevedere e

gestire i rischi da eventi naturali particolarmente intensi su infrastrutture

di reti per energia, acqua e telecomunicazioni.

L’aspetto più innovativo di questo software è la possibilità di

integrare previsioni meteo con dati georeferenziati, sull’assetto

idrogeologico e sulla frequenza di eventi naturali, per elaborare

mappe di previsione dell’impatto di fenomeni particolarmente

intensi (nubifragi, alluvioni e frane) su infrastrutture e servizi.

CIPCast è in grado di fornire previsioni realistiche sullo sviluppo

dello scenario di crisi, il ripristino degli elementi danneggiati

e gli interventi per ridurre l’impatto sui servizi e sul sistema

sociale ed economico (cittadini, sistema delle imprese, servizi

pubblici). Il software è anche in grado di simulare le ricadute

sulle infrastrutture di eventi estremi come terremoti e nubifragi,

valutarne l’impatto e predisporre di conseguenza i relativi

piani di emergenza. “CIPCast è uno strumento flessibile, in

grado quindi di elaborare sia scenari reali con dati da sensori

e previsioni meteo, sia scenari da eventi naturali simulati per

pianificare le opportune azioni in caso di massima allerta -

spiega Vittorio Rosato, responsabile del Laboratorio Analisi e

Protezione delle Infrastrutture Critiche dell’ENEA -. ENEA

insieme ad importanti partner internazionali sta cercando di

costruire Centri di Competenza Nazionali, da federare a livello

europeo, in grado di

supportare operatori delle infrastrutture, Enti Locali e

Protezione Civile con l’obiettivo di ridurre l’impatto delle calamità

naturali e contribuire a migliorare la resilienza dei sistemi

tecnologici a livello locale e nazionale”.

“Una volta acquisiti i dati da sensori e previsioni meteo –

spiega Vittorio Rosato – l’applicazione elabora gli scenari di

rischio, identifica gli elementi delle infrastrutture in pericolo,

stima l’impatto sui servizi e quantifica gli effetti che la loro

eventuale interruzione potrebbe produrre su cittadini e sistema

produttivo. Avere a disposizione queste informazioni– prosegue

Rosato –consente non solo all’azienda di energia elettrica,

ma anche a chi amministra la città e si occupa della sua sicurezza

di gestire situazioni di crisi e predisporre strumenti efficaci

per interventi rapidi”.

Tra il 2010 e i primi mesi del 2015 in Italia sono stati 43 i

giorni di blackout elettrici a causa del maltempo. A Roma tra

il 2013 ed il 2014 si sono verificati ben 5 casi di allagamenti

in vaste aree del territorio comunale, tutti episodi legati alle

forti piogge concentrate nell’arco di pochissime ore. Sempre

a Roma, in poco più di 5 anni di monitoraggio (da ottobre

2010 a tutto il 2015), sono stati 15 gli eventi estremi registrati

sulla mappa del rischio climatico e 24 i giorni di stop

a metropolitane e treni urbani a causa delle piogge intense.

(Dati dal dossier di Legambiente "Le città italiane alla sfida del

clima", elaborato in collaborazione con il Ministero dell'Ambiente

e della Tutela del Territorio e del Mare.) Il software

CIPCast è stato realizzato nell’ambito del progetto europeo

“Critical Infrastructures Preparedness and Resilience Research

Network” (CIPRNet) e poi sviluppato ulteriormente per il

progetto RoMA (Resilience enhancement of Metropolitan

Areas), finanziato dal Ministero dell’Istruzione, Università e

Ricerca per le “Smart Cities” denominato.

(Fonte: ENEA)

GEOmedia n°5-2016 49


REPORT

La Cartografia ISTAT come supporto

per le emergenze territoriali

di Stefano Mugnoli, Damiano Abbatini, Raffaella Chiocchini e Fabio Lipizzi

Le località Istat tematizzate secondo la popolazione residente rilevata nelle SdC

Le Basi Territoriali (BT) dell’ISTAT, aggiornate prima di ogni rilevazione

censuaria, rappresentano la base cartografica per la descrizione statistica

dell’intero territorio nazionale e possono essere un valido supporto sia

nelle fasi di previsione e prevenzione di un evento calamitoso sia nella fase

successiva di pianificazione degli interventi post evento.

La loro stratificazione tematica in località abitate e produttive e sezioni di

censimento, infatti, permette con semplici elaborazioni GIS la restituzione

di cartografia tematica a varie scale di dettaglio che risulta molto utile

soprattutto nei momenti immediatamente successivi all’evento.

Inoltre, a supporto della pianificazione post evento, integrando i dati delle

Bt con il database ISTAT del censimento degli edifici e delle abitazioni

si possono fornire ulteriori importanti informazioni relative allo stato del

patrimonio abitativo al 2011, anno dell’ultimo censimento, che restituisce

una fotografia sullo stato e sull’utilizzo dell’edificato pre-evento calamitoso.

In questo breve contributo si descrivono le principali caratteristiche delle

BT illustrando alcuni loro possibili utilizzi in situazioni di emergenza dovuta

ad eventi calamitosi che possono interessare il territorio Italiano.

Tra gli adempimenti legislativi

che l’Istituto

Nazionale di Statistica

deve osservare è prevista la produzione

di una cartografia nazionale

ad una scala subcomunale. Tale

strato geografico grazie alla sua

risoluzione è diventato, ormai da

anni, anche il punto di riferimento

nazionale per lo studio e la valutazione

di numerosi fenomeni

socio-demografici ed economici

tra loro collegati nonché per le

usuali finalità statistiche interne

all’Istituto (Lipizzi et altri 2016).

Lo strato geografico in oggetto

denominato Base territoriale (Bt),

è il supporto cartografico ufficiale

per le operazioni di raccolta e diffusione

dei dati rilevati in occasione

dei censimenti generali (Istat

1997). Le Bt sono una fotografia

aggiornata delle delimitazioni

territoriali adottate includendo,

all’interno dei nuovi confini delle

località abitate, anche le aree con

edifici di recente costruzione. In

questo senso le Bt sono la rappresentazione

di oggetti geografici

che descrivono il mosaico insediativo

che caratterizza il Paese e

la sua evoluzione nel medio lungo

periodo.

Dunque, lo sforzo prodotto

dall’Istat per ottenere informazioni

statistiche su una maglia

territoriale così fine è un’attività

determinante per soddisfare il

crescente bisogno informativo

del Paese e in questo ambito le

Bt possono anche essere utilizzate

per analisi territoriali successive

ad eventi calamitosi naturali (Istat

2016). Sono state inoltre, effettuate

significative sperimentazioni

d’integrazione di dati geografici,

sulla copertura e l’uso del suolo,

per aggiungere queste informazioni

sullo strato informativo

50 GEOmedia n°5-2016


REPORT

delle Bt (Chiocchini R., Mugnoli

S. 2014). In altre parole, pur con

le dovute cautele e con lo sviluppo

di ulteriori progetti mirati al

miglioramento dell’attuale qualità

delle Bt, non c’è dubbio che

queste giocheranno un ruolo di

primo piano nelle rinnovate sfide

d’informazione statistica geocodificata

che la collettività ci pone.

Ad oggi la fonte legislativa di

riferimento per la definizione

e l’aggiornamento delle Bt è il

Regolamento anagrafico, D.P.R.

223/1989, che demanda all’Istat

il compito di definire “le norme

tecniche per l’esecuzione degli

adempimenti dei comuni in materia

topografica ed ecografica al

fine di assicurarne uniformità e

omogeneità d’applicazione” (Istat

1992).

In questo contributo si descrivono

le più importanti caratteristiche

delle Bt, in particolare dello

strato più di dettaglio, quello

delle Sezioni di censimento (SdC)

e del database ISTAT degli edifici

e delle abitazioni nonché le loro

potenzialità come supporto per la

gestione delle emergenze.

Utilizzo delle Bt in fase di

previsione e prevenzione e

nella pianificazione delle emergenze

Da quanto detto sopra i dati cartografici

relativi alle SdC sono un

valido strumento per effettuare

una pianificazione territoriale di

tutto ciò che riguarda la popolazione

residente. Infatti le analisi

di previsione e prevenzione di un

evento calamitoso, sia di origine

naturale che antropica, utilizzano

prioritariamente la distribuzione

territoriale della popolazione residente

e la delimitazione delle aree

in cui essa risiede come target per

l’intervento sul territorio. Inoltre

la distribuzione della popolazione

è uno dei principali elementi di

interesse su cui definire i piani di

emergenza. In fase di pianificazione

dell’emergenza i dati delle Bt e

i dati relativi agli edifici, vengono

utilizzati sia durante l’elaborazione

dei piani di emergenza

sia nella fase successiva di attuazione

di questi ultimi. Nel corso

della pianificazione, il possesso

di una cartografia così dettagliata

con la localizzazione della

popolazione residente esposta

ad un eventuale evento calamitoso,

aiuta a definire dove posizionare

le aree e le infrastrutture

strategiche da utilizzare durante

l’emergenza; inoltre offre una

mappa che identifica i luoghi

più idonei dove convogliare la

popolazione, sia che si tratti di un

evento calamitoso di origine naturale

che di origine antropica.

Nella fase successiva all’evento, i

dati cartografici delle Bt permettono,

se associati ad altre fonti di

dati, di individuare le aree dove

posizionare nuovi campi di accoglienza,

gli eventuali insediamenti

temporanei e la collocazione

territoriale dei moduli abitativi,

qualora si verifichino danni

strutturali gravi agli edifici come

crolli o lesioni che comportano

la totale o temporanea inagibilità

dell’edificio.

Va precisato che le Bt essendo

inoltre integrate, oltre che al censimento

degli edifici e abitazioni,

anche al censimento dell’agricoltura

e industria e servizi sono di

aiuto durante la fase di stima dei

danni subiti dalle aziende che

operano nel territorio colpito.

Tutti i dati statistici forniti dai tre

diversi censimenti e collegati alle

Bt, permettono quindi di avere

una visione globale delle attività

antropiche sul territorio. Queste

informazioni consentono, insieme

al monitoraggio e le ricognizioni

dei tecnici preposti, direttamente

in situ nell’area colpita,

gli interventi ricostruttivi post

evento che dovranno riportare

ad una ripresa della vita sociale e

dell’economia dell'area coinvolta.

Allo stato attuale, le Bt sono state

anche utilizzate in un progetto

Sezione di censimento (SdC)

Unità minima di rilevazione del Comune sulla

cui base è organizzata la rilevazione censuaria.

E’ costituita da un solo corpo delimitato da una

linea spezzata chiusa. A partire dalle sezioni di

censimento sono ricostruibili, per somma, le entità

geografiche ed amministrative di livello superiore

(località abitate, aree sub-comunali, collegi elettorali

ed altre). Ciascuna sezione di censimento deve

essere completamente contenuta all’interno di

una ed una sola località. Il territorio comunale

deve essere esaustivamente suddiviso in sezioni

di censimento; la somma di tutte le sezioni di

censimento ricostruisce l’intero territorio nazionale.

congiunto Istat - Ispra – Nucleo

di valutazione e analisi per la

programmazione (Presidenza del

Consiglio dei Ministri), per la definizione

di alcuni indicatori sul

rischio idrogeologico in cui è prevista

la stima della popolazione a

rischio; si tratta di: popolazione

esposta a rischio frane e di popolazione

esposta a rischio alluvioni.

I dati che hanno permesso il calcolo

dei due indicatori sono stati

ottenuti dall’intersezione delle

SdC 2001 e 2011 con le aree in

frana provenienti dal progetto

IFFI (Inventario dei fenomeni

franosi in Italia) e con le aree

esondabili derivate dai PAI (Piani

di assetto idrogeologico) del

Ministero dell’Ambiente e della

Tutela del Territorio e del Mare.

I dati sono stati elaborati per

comune e poi aggregati a livello

provinciale e regionale. Questi

indicatori sono inseriti all’interno

dell’Accordo di Partenariato

2014-2020 che monitora l’applicazione

dei programmi comunitari

per il nuovo ciclo di programmazione

di ripartizione dei fondi

comunitari.

Per la previsione e prevenzione

del rischio sismico, le Bt e i dati

censuari provenienti dal censimento

degli edifici e delle abitazioni

sono stati utilizzati da parte

del Dipartimento della Protezione

Civile per la definizione di un

indicatore sintetico che prende in

considerazione specificamente i

GEOmedia n°5-2016 51


REPORT

dati sulla vulnerabilità degli edifici.

Tale indicatore è disponibile a

livello comunale ed è contenuto

nella Strategia comunitaria sulle

Aree Interne del paese. Le Aree

Interne sono state definite attraverso

una metodologia proposta e

approvata da un comitato tecnico

scientifico in cui anche l’ISTAT

insieme agli altri organi governativi

è stata chiamata a partecipare;

tale progetto è stato gestito prima

dal Dipartimento delle Politiche

di Sviluppo del Ministero del

Tesoro e ora dall’Agenzia per la

Coesione Territoriale.

Nell'immagine a pagina 50

le località Istat del comune di

Tolentino tematizzate secondo

la popolazione residente rilevata

nelle SdC; le gradazioni più scure

indicano le zone con maggior

popolazione. In giallo i confini

comunali.

I dati del censimento degli

edifici e delle abitazioni

I dati raccolti in occasione del

censimento della popolazione e

delle abitazioni sono, tra le statistiche

ufficiali, la fonte principale

per disporre di informazioni a

una griglia territoriale molto fine

che arriva sino al livello di sezione

di censimento. Le sezioni ‘di censimento’,

infatti, nascono proprio

per organizzare la raccolta dei

dati censuari (di qui la specificazione

del complemento) e il loro

disegno, in origine, rispondeva a

criteri di equi-numerosità delle

famiglie tra una sezione e l’altra

al fine di distribuire in modo

equilibrato il lavoro sul campo tra

i rilevatori.

Le innovazioni di processo introdotte

con la tornata censuaria del

2011 hanno gettato le basi per

un superamento – in termini di

organizzazione della rilevazione

– delle sezioni di censimento: nel

2011, infatti, per la prima volta

l’Istat ha utilizzato direttamente

gli indirizzi della popolazione

residente iscritta in anagrafe per

inviare, tramite vettore postale,

i questionari alle famiglie e gli

stessi indirizzi sono stati usati per

gestire e monitorare l’andamento

del lavoro sul campo tramite un

apposito Sistema informatico

di Gestione della Rilevazione

(SGR). Si è prodotto quindi un

cambio complessivo di strategia

censuaria, passando da un censimento

tradizionale con rilevazione

esaustiva della sezione a un

censimento assistito da lista (nello

specifico, la Lista Anagrafica

Comunale - LAC). Ai dati raccolti

nel 2011 su famiglie e abitazioni

è stata quindi associata e

memorizzata digitalmente, per la

prima volta, anche l’informazione

relativa all’indirizzo. Attraverso

un’attività piuttosto complessa,

cominciata prima e proseguita

durante e dopo le fasi di lavoro

sul campo, tutti gli indirizzi raccolti

sono stati geocodificati ed è

quindi stato possibile assegnare

una sezione di censimento alle

unità rilevate.

Per comprendere fino in fondo

le potenzialità, ma anche i limiti,

dell’informazione prodotta, si devono

però tenere in conto alcuni

elementi specifici del processo di

produzione e del contesto normativo

che ha governato l’intera

operazione censuaria.

Innanzitutto, il censimento della

popolazione e delle abitazioni

è, come tutte le altre indagini

dell’Istituto nazionale di statistica,

un’indagine con finalità principalmente

statistiche. Questa affermazione,

che si configura quasi

come una tautologia (un’indagine

statistica che ha finalità statistiche),

va invece tenuta ben presente

per valutare correttamente

il supporto che tali statistiche

possono fornire all’utenza esterna.

La tornata censuaria 2011

è stata disciplinata per la prima

volta da un regolamento Europeo

(Eurostat), il Regolamento quadro

sul censimento 763/2008,

che prevedeva, oltre a un preciso

piano di diffusione (quali variabili,

quali incroci tra variabili e a

quale livello territoriale), anche

la tempistica delle operazioni e

fissava il rilascio definitivo dei

dati entro ventisette mesi dalla

fine dell’anno censuario di riferimento,

ovvero entro il 31 marzo

2014.

È all’interno di questa cornice

normativa, ma anche di innovazioni

tecniche di produzione

censuaria, che si inquadra la

rilevazione degli edifici e delle

abitazioni.

Rilevazione dei Numeri Civici

Le informazioni relative al patrimonio

edilizio sono state raccolte

in due momenti diversi: nei centri

abitati dei comuni capoluogo

di provincia e nei comuni sopra

i 20mila abitanti i dati sono stati

raccolti durante la Rilevazione dei

Numeri Civici (RNC) svoltasi tra

la fine del 2010 e l’inizio dell’anno

successivo. Nella parte rimanente

del territorio (comuni sotto

i 20mila abitanti e sezioni non

di centro abitato dei comuni più

grandi) la rilevazione ha avuto

luogo contestualmente alle altre

operazioni censuarie del 2011.

La RNC è stata effettuata con tre

obiettivi principali. Innanzitutto

realizzare, prima dell’inizio del

Censimento, un archivio di numeri

civici validato da ciascun

Comune e geocodificato alle sezioni

di censimento aggiornate al

2010; secondariamente, disporre

delle informazioni necessarie per

realizzare una lista comunale di

dati volta a facilitare, durante la

rilevazione censuaria del 2011, le

operazioni di recupero della eventuale

sottocopertura della LAC;

terzo, raccogliere le informazioni

relative al numero degli edifici e

alle loro caratteristiche strutturali

anticipando una parte consistente

del lavoro dei comuni per il censimento

degli edifici.

Per la rilevazione sul campo

della RNC, svoltasi dalla metà

52 GEOmedia n°5-2016


REPORT

novembre del 2010 alla fine di

marzo 2011 con un calendario

differenziato per classe demografica

dei comuni, gli stessi avevano

a disposizione ortoimmagini del

territorio integrate con le carte

tecniche catastali geocodificate

alle sezioni di censimento 2010 e

liste di numeri civici precompilati

in formato digitale, ordinati per

sezione di censimento e arco di

strada.

Le operazioni di rilevazione sul

campo prevedevano che ciascun

rilevatore percorresse gli archi

di strada di ciascuna sezione di

censimento a lui assegnata orientandosi

con l’aiuto della mappa

cartografica. Per ciascun arco di

strada dovevano essere controllati

tutti i numeri civici riportati nel

modello precompilato (Mod.

Istat RNC.1), correggendo eventuali

errori e integrando, quando

necessario, con indirizzi non presenti

nel modello. Per ciascun numero

civico, inoltre, il rilevatore

doveva registrare il codice di edificio,

individuando sulla mappa

cartografica della sezione fornita

dall’Istat l’edificio cui apparteneva

il numero civico e il codice corrispondente.

Per ciascun edificio

il rilevatore registrava il codice di

edificio sul modello di rilevazione

degli edifici (Mod. Istat EDI.1),

rilevando le caratteristiche

dell’edificio e il numero di unità

immobiliari, distinte in abitative

e non abitative, e registrando le

informazioni nelle apposite caselle

del modello. A supporto della

rilevazione sul campo il Comune

poteva avvalersi anche di dati già

presenti nei propri archivi, nel

caso in cui questi fossero ritenuti

realmente affidabili sotto il profilo

della qualità e dell’aggiornamento

dei dati in essi contenuti.

Per la RNC i dati raccolti dai

rilevatori comunali sul campo,

mediante il modello cartaceo,

sono stati poi registrati in acquisizione

controllata, attraverso le

funzionalità di un portale dedicato

in cui i comuni accedevano

e registravano le informazioni.

Le informazioni registrate erano

quindi inviate all’Istat utilizzando

un’apposita funzione del portale;

l’operazione a cura del responsabile

tecnico comunale certificava

la qualità dei dati contenuti nei

file prodotti. I dati trasmessi dai

comuni sono stati comunque

sottoposti dall’Istat a procedure di

controllo e validazione e quindi

caricati sul Sistema di Gestione

della Rilevazione (SGR) del 15°

Censimento generale della popolazione

e delle abitazioni e resi

disponibili prima delle operazioni

censuarie.

La parte rimanente del censimento

degli edifici si è servita invece

dei modelli cartacei CP.ED,

compilati dai rilevatori comunali

e registrati in parte (codice identificativo

del modello e indirizzo/i

dell’immobile) nel sistema di gestione

della rilevazione (SGR), in

parte e (le caratteristiche dell’immobile:

epoca di costruzione,

tipo di materiale, etc.) acquisiti

in lettura ottica. Va precisato che

queste ultime informazioni sono

anche le più consistenti.

Il lavoro di raccolta sul campo

nel modo qui brevemente riassunto

ha prodotto una rilevante e

preziosa mole di dati che ha sviluppato,

alla fine delle operazioni

censuarie, circa quarantacinque

milioni di unità rilevate, tra edifici

e abitazioni. L’enorme quantità

di materiale generato e i vincoli in

termini di tempo e risorse umane

a disposizione hanno orientato

le operazioni di controllo e

correzione dei dati (analisi delle

incongruenze, imputazione delle

mancate risposte, risoluzione dei

problemi di linkage tra indirizzi

degli edifici e indirizzi delle famiglie

residenti, confronti con i

dati di benchmark disponibili per

i diversi archivi, controllo della

corretta localizzazione territoriale

alla sezione di censimento, etc.)

principalmente alle finalità statistiche

della rilevazione, ovvero al

controllo delle distribuzioni previste

dal piano di diffusione.

È anche per questo genere di

motivazioni che attualmente l’Istat

è impegnato in un profondo

rinnovamento della rilevazione

degli edifici e delle abitazioni con

l’obiettivo di produrre un registro

statistico degli edifici e delle

abitazioni geocodificato a partire

dai dati del 15° censimento della

popopolazione e integrato dall'archivio

nazionale dei numeri civici

e delle strade urbane (ANNCSU)

e di altri registri e/o indagini

statistiche disponibili in Istat.

Un registro che risponda sempre

meglio alle numerose e motivate

richieste di un’utenza esperta.

BIBLIOGRAFIA

Istat 1997. La progettazione dei Censimenti 1991. Basi territoriali, organizzazione

della rete di rilevazione, campagna di informazione, piano

dei controlli (Vol.1). Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato – Salario;

Istat 2016, Caratteristiche dei territori colpiti dal sisma del 24 agosto

2016 – Statistiche focus

http://www.istat.it/it/files/2016/09/Focus-sisma-15sett2016.

pdf?title=Territori+colpiti+dal+sisma+del+24+agosto+2016+-

+15%2Fset%2F2016+-+Testo+integrale+e+nota+metodologica.pdf

Chiocchini R, Mugnoli S. 2014. Land Cover and Census integration

geographic datasets to realize a statistics synthetic map. The European

Forum for Geography and Statistics. Krakow, 22-24 Ottobre 2014.

http://geo.stat.gov.pl/efgs/programme

Lipizzi F., Mugnoli S., Esposto A., Lombardo G., Minguzzi R., Tanganelli

C., Endennani G., Arcasenza M., 2016. L’evoluzioni delle Basi

Territoriali dell’ISTAT per l’analisi geostatistica del Paese. 12a Conferenza

Nazionale di statistica. Roma 2016

http://www.istat.it/storage/Conf12File/posterImg/059.jpg

PAROLE CHIAVE

Censimento; numeri civici; basi territoriali

ABSTRACT

Official ISTAT Cartography and its related data, updated in advance

of each census survey, not only represent the base for statistical description

of the entire Italian territory but can be used as an useful help in

emergency situation too.

Their partition into residential and production areas and enumeration

areas, in fact, allows to realize thematic maps, through very simple GIS

algorithm, very useful overall during the early stages of the emergency.

Buildings and houses ISTAT database can further provide some

specific information about buildings and houses state (Census 2011

data).

AUTORE

Stefano Mugnoli

mugnoli@istat.it

Damiano Abbatini

abbatini@istat.it

Raffaella Chiocchini

rachiocc@istat.it

Fabio Lipizzi

lipizzi@istat.it

ISTAT (Istituto Nazionale di Statistica)

GEOmedia n°5-2016 53


REPORT

Un possibile ruolo del RNDT per l’accesso e l’utilizzo

dei dati territoriali nella gestione delle emergenze

di Gabriele Ciasullo e Antonio Rotundo

Durante la gestione delle

emergenze è necessario

garantire un'agevole

individuazione dei dati per

la loro efficace condivisione

e integrazione. Il Repertorio

Nazionale dei Dati

Territoriali può diventare

una risposta a tali esigenze

se le amministrazioni

forniscono informazioni

attendibili e aggiornate e

adottano appropriate policy

di accesso, condivisione e

riutilizzo del dato.

Fig. 1 - Le tipologie di dati documentati nel RNDT sulla base dei temi INSPIRE

La gestione delle crisi e delle

emergenze, come quella del

terremoto che ha colpito

l’Italia Centrale, richiede informazioni

- per lo più connotate

da una dimensione geografica -

tempestive e di qualità per poter

supportare opportunamente il

processo decisionale. Nella maggior

parte dei casi, è necessario

garantire che i dati coinvolti possano

essere agevolmente condivisi

e integrati, soprattutto se provenienti

da svariate fonti e afferenti

a territori diversi, proprio perché

i confini sono solo riferimenti

astratti che non trovano rispondenza

nei fenomeni reali.

Nel caso dei recenti eventi sismici,

per esempio, sono quattro

le Regioni coinvolte (Abruzzo,

Lazio, Marche e Umbria), con

dati provenienti oltre che dalle

stesse organizzazioni regionali

anche da Enti centrali e locali che

hanno specifiche competenze sul

territorio interessato.

L’importanza e la necessità di avere

dati armonizzati e facilmente

integrabili, soprattutto in situazioni

di crisi, sono efficacemente

spiegate in un video pubblicato

recentemente che illustra come

INSPIRE, framework di riferimento

per i dati territoriali, nasca

proprio per la creazione di un’infrastruttura

per condividere informazioni

territoriali tra le autorità

pubbliche in Europa [1].

Del resto, non sfugge l’impegno

profuso anche a livello nazionale,

negli ultimi anni, da parte delle

amministrazioni italiane, nell’adozione

di regole tecniche comuni

per la formazione e l’armonizzazione

dei dati territoriali.

Parlando di qualità, la buona

pratica richiederebbe che i dati

rispettino alcune caratteristiche

individuate dallo Standard ISO/

IEC 25012:2008 , alcune peraltro

espressamente richiamate da

AgID con la determinazione n.

68/2013 DIG [2] ( accuratezza,

coerenza, completezza e tempestività

di aggiornamento).

Garantire la qualità, però, sebbene

ineluttabile, non è sufficiente,

in quanto bisogna assicurare

quella che con un termine inglese

è chiamata discoverability dei dati

per fare in modo che essi siano

effettivamente accessibili e utilizzabili.

In altre parole, non è sufficiente

che i dati esistano e che, auspicabilmente,

siano di qualità; è

necessario anche che sia possibile

ricercarli e trovarli per valutare la

loro utilizzabilità in rapporto alle

specifiche esigenze.

Il catalogo dei metadati, qual

54 GEOmedia n°5-2016


REPORT

è il Repertorio Nazionale dei

Dati Territoriali (RNDT) [3],

risponde proprio a questa funzione

precipua. Funzione di cui

si intuisce ancora meglio l’importanza

proprio in occasione di

questi eventi. Avere un punto di

accesso centralizzato tramite cui

conoscere le informazioni disponibili

e soprattutto come e dove

poterle acquisire, riduce il tempo

e le risorse impiegati nella ricerca

che, come indicato nel preambolo

della Direttiva INSPIRE, rappresenta

un ostacolo decisivo allo

sfruttamento ottimale dei dati.

In altre parole, se non ci fosse un

catalogo nazionale, si dovrebbe

fare la “trafila” tra i vari (geo)portali,

se disponibili, delle singole

amministrazioni (analogamente

a quanto si faceva fisicamente, e

in alcuni casi si fa ancora, presso i

vari uffici pubblici).

Va da sé che la pre-condizione

di quanto innanzi esposto è che

le amministrazioni si preoccupino

di adempiere a quanto loro

richiesto popolando il catalogo

con informazioni attendibili e

aggiornate.

Dall’ultimo report pubblicato

qualche settimana fa da AgID

risulta che le risorse geografiche

-distinte in dataset (17.482), serie

di dataset (307) e servizi (1.519)

- documentate nel RNDT siano

circa 20.000. Un numero certamente

importante, paragonabile

alla situazione degli altri principali

Stati Membri europei. Ma che

rappresenta, tuttavia, una parte

(ancora piccola) del consistente

patrimonio informativo gestito

dalle amministrazioni pubbliche.

Analizzando il report dal punto

di vista qualitativo, in riferimento

ai temi INSPIRE, si evince che

sono "utilizzo del territorio",

“parcelle catastali”, "nomi geografici",

"zone sottoposte a gestione

e limitazioni", "orto immagini",

"reti di trasporto" e "idrografia" le

categorie più utilizzate; sul totale,

il 35% dei dati rientra tra i temi

Fig. 2 - Ricerca e utilizzo dei dati e dei servizi documentati nel RNDT con QGis

INSPIRE di cui all'allegato III

della Direttiva, quelli più prettamente

ambientali, tra i quali è

presente anche “Zone a rischio

naturale” di interesse per la tematica

in oggetto (v. figura 1).

Com'è noto, tali dati non sono

direttamente accessibili e utilizzabili,

nel senso che i metadati

forniscono in generale una rappresentazione

in riferimento alla

disponibilità. La possibilità di accedere

e di utilizzare i dati attiene

alla policy di cessione del dato di

competenza delle singole amministrazioni.

In riferimento a ciò, da quanto

riportato nei metadati, si possono

avere tre situazioni:

- sono indicati soltanto i termini

e le condizioni sotto cui ottenere

il dato, oltre ai riferimenti del

punto di contatto a cui bisogna

necessariamente rivolgersi;

- in aggiunta alle informazioni di

cui sopra, è indicato anche che i

dati sono fruibili tramite servizi

di visualizzazione (WMS, tra

gli altri) di cui si fornisce il relativo

endpoint;

- in alternativa o in aggiunta al

punto precedente, è indicato

che i dati sono fruibili per il

download attraverso specifici

servizi di cui si fornisce, anche

qui, l’endpoint. In questo caso,

generalmente, è (o dovrebbe

essere) indicata anche un’appropriata

licenza open.

Negli ultimi due casi, i dati sono

accessibili e utilizzabili direttamente

dall’utente finale, sia esso

professionista o altra amministrazione

pubblica.

Il servizio di ricerca del RNDT,

implementato sulla base degli

standard OGC per i CSW, infatti,

consente di essere agganciato

e interrogato da appositi client

disponibili con le applicazioni

GIS più diffuse, sia open-source

che proprietarie. Attraverso detti

client, si possono effettuare

specifiche ricerche sulle risorse

descritte nei cataloghi impostando

opportuni criteri e ottenere

l’elenco dei dataset e/o dei servizi

che rispondono a quei criteri

con la visualizzazione dei relativi

metadati. Se la risorsa è fruibile

attraverso un servizio web OGC

o è disponibile eventualmente

per il download, allora è possibile

aggiungere il servizio o il dataset

stessi direttamente nell’ambiente

di lavoro.

Il generico operatore GIS ha,

quindi, la possibilità, in un unico

ambiente di lavoro e senza spostarsi

dalla propria postazione,

di verificare le risorse disponibili

presso le amministrazioni pubbliche

e, valutata la loro idoneità

ai propri scopi attraverso l’analisi

dei metadati, utilizzarle aggiungendo

gli eventuali servizi disponibili

(WMS, WFS, ...) oppure

effettuandone il download, ove

previsto. Nella figura 2 viene

fornito un esempio della ricerca

GEOmedia n°5-2016 55


REPORT

e dell’utilizzo dei dati a partire da RNDT, utilizzando

QGis, diffuso software GIS open source.

In generale, ciò è comunque possibile con tutte le

applicazioni che utilizzano le librerie GDAL/OGR

[4].

Nulla di trascendentale, si dirà. Se, però, le condizioni

al contorno, di seguito evidenziate, fossero

garantite, l'uso del catalogo diventerebbe certamente

una risposta appropriata all’esigenza indicata

all’inizio.

In conclusione, per poter agevolare il lavoro del

nostro operatore GIS e supportare i decisori ad

assumere le scelte più opportune soprattutto in fase

di emergenza, esaltando, altresì, in questo modo, le

potenzialità del RNDT, è necessario un impegno

ulteriore per assicurare quelle condizioni al contorno

che possono essere riassunte nei seguenti punti:

- procedere al popolamento del RNDT da parte

di quelle amministrazioni ancora inadempienti

in modo da avere la rappresentazione completa

della disponibilità delle informazioni e dei servizi

territoriali;

- assicurare il costante aggiornamento delle informazioni

riportate nei metadati;

- garantire opportuni livelli di qualità di dati e metadati;

- non limitarsi a rappresentare solo la disponibilità

delle informazioni detenute, ma adottare policy

di accesso, condivisione e riutilizzo del dato in

linea con le più recenti disposizioni normative

nazionali ed europee in tema di public sector information

(PSI).

RIFERIMENTI

[1] http://inspire.ec.europa.eu/

[2]http://www.agid.gov.it/sites/default/files/circolari/dt_cs_n.68_-_2013dig_-

regole_tecniche_basi_dati_critiche_art_2bis_dl_179-2012_sito.pdf

[3] http://www.rndt.gov.it

[4] Alcuni esempi basati sul RNDT sono disponibili qui: http://blog.spaziogis.

it/2015/07/31/gdal-ogr-per-accedere-a-cataloghi-geografici-csw/

PAROLE CHIAVE

RNDT; AgID; dati; spatial data; gestione emergenze; PA

ABSTRACT

A possible role of RNDT to access and use spatial data in emergency management.

In the emergency management, an easy discovery of spatial data should be ensured

for their effective sharing and integration. The National Catalogue for Spatial Data

(Repertorio Nazionale dei Dati Territoriali) can be an answer to those needs if the

public administrations provide reliable and updated information and implement

appropriate policies on access, sharing and reuse of data.

AUTORE

Gabriele Ciasullo

ciasullo@agid.gov.it

Antonio Rotundo

antonio.rotundo@agid.gov.it

AGID Agenzia per l’Italia Digitale

http://www.rndt.gov.it

56 GEOmedia n°5-2016


REPORT

SOLUZIONI DI GEOPOSIZIONAMENTO

topconpositioning.com/gt-series

PRESENTA LA SERIE GT

VELOCITÀ SUPERSONICA

180° AL

SECONDO

30% PIÙ

PICCOLO

SOLUZIONE

VERSATILE

AFFIDABILITÀ

GARANTITA

LO STRUMENTO ROBOTICO PIÙ VELOCE, PIÙ PICCOLO E PIÙ LEGGERO DISPONIBILE

Testate il più rapido ed accurato tracciamento del prisma, possibile. I motori UltraSonic sono i più compatti,

leggeri e potenti sul mercato. Potrete vedere e sentire immediatamente la differenza.

© 2016 Topcon Positioning Group

GEOmedia n°5-2016 57


REPORT

Il Geoportale Nazionale: un’infrastruttura

a supporto delle emergenze

di Alberto Conte, Maria Paola Bonofoglio e Laura Petriglia

Fig. 1 - Esempio di

modello digitale del

terreno (DTM Digital

Terrain Model)

Gli ultimi eventi sismici verificatisi nel territorio italiano hanno riportato in

auge l’importanza di avere facilmente e rapidamente informazioni territoriali

sulle aree colpite, mirate inizialmente alla tempestività ed efficacia dei

soccorsi. Come spesso accade in situazioni di emergenza, le difficoltà

riscontrate evidenziano le lacune ad oggi esistenti dovute ad una mole di

dati prodotta da enti differenti spesso non prontamente integrabili tra loro.

La frammentarietà dell’informazione

geografica

nel nostro Paese è un

tema che da tempo è oggetto

di discussione tra i produttori

di dati e rientra nella più vasta

esigenza riconosciuta su tutto il

territorio europeo. Nell’ultimo

decennio, infatti, la Commissione

europea, con la Direttiva

2007/2/CE, meglio nota come

Direttiva INSPIRE, ha promosso

la realizzazione di infrastrutture

di dati territoriali negli

Stati membri, viste come

nodi di un’unica infrastruttura

europea. Tra gli scopi della

Direttiva c’è proprio quello di

facilitare l’accesso all’informazione

geografica, rendendola

innanzitutto disponibile e

facilmente rintracciabile

In Italia, la Direttiva IN-

SPIRE è stata recepita con il

D.Lgs. 32/2010, che conferisce

al Ministero dell’Ambiente e

della Tutela del Territorio e

del Mare il titolo di autorità

competente per la sua attuazione.

Con lo stesso decreto si

individua, nel portale cartografico

dello stesso Ministero,

il Geoportale Nazionale,

definito come punto di accesso

nazionale all’informazione

territoriale e ambientale (per

le finalità del decreto stesso).

Da un punto di vista istituzionale,

il Geoportale Nazionale

rappresenta, dunque, lo strumento

attraverso cui accedere

ai dati geografici prodotti dalle

Pubbliche Amministrazioni,

tramite l’implementazione di

opportuni servizi di rete che

ne permettono la condivisione,

senza alcuna duplicazione

e, soprattutto, preservandone

la proprietà e la responsabilità

all’ente che li fornisce. Il

processo presuppone che ogni

ente produttore di dati adegui

le proprie banche dati, corredate

dei propri metadati, agli

standard e che vengano poi

successivamente pubblicati

attraverso servizi di rete basati

su standard OGC (Open Geospatial

Consortium). Se da

un punto di vista tecnologico

i tempi sono maturi affinché

il processo abbia un’ampia

diffusione, nella pratica ci si

scontra spesso con la difficoltà

da parte dei vari produttori di

dati di adeguarsi agli standard

e di provvedere all’implementazione

di un’infrastruttura per

la pubblicazione dei dati. Tale

infrastruttura, comprensiva del

personale con competenze specifiche,

non è spesso realizzabile

in particolar modo da parte

di enti più piccoli, per motivi

di natura economica. Le pubbliche

amministrazioni locali

sono quelle che più risentono

delle difficoltà di adeguamento,

pur essendo quelle deputate

a fornire dati a grande scala,

quindi di maggior dettaglio.

La banca dati del Geoportale

Nazionale si compone di tutte

le informazioni raccolte nel

corso del tempo nell’ambito di

diversi progetti realizzati dal

Ministero dell’Ambiente, quale

il Piano Straordinario di Telerilevamento

Ambientale e dai

contributi derivanti dagli oltre

300 protocolli d’intesa stipulati

con vari enti pubblici centrali e

locali per lo scambio dati.

58 GEOmedia n°5-2016


REPORT

I dati esposti dal GN, proprio

perché provenienti da fonti

ufficiali, sono tutti validati

dagli enti produttori e hanno

tempi di aggiornamento propri

dell’Amministrazione che li

realizza.

Tra le iniziative a supporto

del processo di integrazione,

nel 2016, il MATTM ha dato

avvio al progetto pilota “Geoportale

in Comune”, nell’area

metropolitana di Roma. Lo

scopo del progetto è di facilitare

l’interoperabilità tra le PA

locali e il Geoportale Nazionale

attraverso un processo di censimento,

catalogazione e condivisione

dei dati territoriali.

Nell’ambito dello stesso progetto

è stata avviata un’iniziativa

che ha visto la realizzazione

di laboratori di educazione ambientale

nelle scuole, mirati alla

conoscenza del territorio attraverso

l’utilizzo del Geoportale

Nazionale. L’iniziativa, che ha

riscosso molto interesse, ha lo

scopo di sensibilizzare insegnanti

e alunni nell’importanza

dell’informazione territoriale

per la conoscenza del territorio

e la prevenzione dei rischi dovuti

ai fenomeni che vi insistono

(dissesti, sismicità, ecc.).

Appare ovvio come l’obiettivo

che il Geoportale Nazionale

si prefigga di raggiungere sia

proprio quello di rappresentare

una banca dati centralizzata,

quanto più completa possibile,

in grado di aggregare dati provenienti

da soggetti pubblici

diversi, attraverso la condivisione

di regole e l’adozione di

standard: la standardizzazione

è la condizione necessaria per

mettere in relazione informazioni

di diversa natura e proveniente

da fonti differenti.

Ad oggi il GN, si compone

di un proprio catalogo di metadati,

che offre la possibilità

di ricercare i dati di proprio

interesse, di un WebGIS, che

consente la visualizzazione e

l’interrogazione dei dati presenti

anche ad un utente non

esperto e, infine, di servizi

di rete a standard OGC che

permettono ad un pubblico

più esperto (utente specialista)

di accedere alle informazioni,

talora scaricarle, e poterle integrare

con altri layer, il tutto

tramite l’utilizzo di un client

GIS, anche open source, come

il diffusissimo QGIS.

Tra i dati di sicuro interesse in

fase di emergenza, il GN annovera

una successione di 5 serie

temporali, in ordine cronologico,

di ortofoto a copertura

nazionale, più precisamente dal

1988 alle ultime realizzate da

AGEA nel triennio 2009/2012

ad alta risoluzione (50 cm). La

visualizzazione è disponibile sul

WebGIS e attraverso i servizi

WMS (web map service). Tra

le funzionalità del WebGIS c’è

anche la possibilità di effettuare

un‘analisi diacronica della

zona d’interesse affiancando

ortofoto restituite in periodi

differenti e stimarne l’evoluzione

nel tempo. Molti sono

i tematismi pubblicati: basti

pensare che sono presenti 107

servizi WMS e 60 servizi WFS.

Di particolare rilevanza nelle

fasi sia di pianificazione che di

risposta alle emergenze, sono

i dati provenienti dal Piano

Straordinario di Telerilevamento

(vedi focus) i quali

Fig. 2 - Esempio di

modello digitale della

superficie (DSM Digital

Surface Model)

ad esempio, in occasione del

sisma del 24 agosto 2016 avvenuto

in Italia centrale, sono

stati utilizzati per la gestione

dell’emergenza. A mero titolo

esemplificativo, nei giorni

subito dopo l’evento sismico,

la Direzione di Comando e

Controllo (Di.Coma.C) del

Dipartimento della Protezione

Civile ha inviato alla Direzione

Generale per la Salvaguardia

del Territorio e delle Acque del

MATTM una richiesta di dati

DTM LiDAR, con risoluzione

a terra di 1 metro, nel Bacino

del Fiume Tronto. La richiesta,

evasa immediatamente, rispondeva

all’esigenza di avere dati

di dettaglio sulle situazioni di

rischio idraulico nel bacino

d’interesse, ai fini dell’allestimento

delle aree di emergenza

e la costruzione di moduli abitativi

e scolastici temporanei,

nonché del potenziamento del

sistema di allertamento nelle

aree del cratere.

La disponibilità della banca

dati del PST è verificabile attraverso

il GN e si può richiedere

attraverso una semplice

domanda inviata via mail. Ad

oggi sono stati distribuiti dati

per una copertura areale di

oltre 4.000.000 km 2 corrispondente

a più di 1000 richieste

evase, provenienti da Pubbliche

Amministrazioni (Comuni,

Province, Regioni, Ministeri,

Aree Marine, Parchi, Autori-

GEOmedia n°5-2016 59


REPORT

tà di Bacino), Enti di ricerca

(CNR, INGV, ISPRA, ecc),

Università, società, studi professionali

e privati cittadini.

L’impegno nel prossimo futuro

del GN è di favorire la crescita,

direttamente e indirettamente,

della banca dati centralizzata e

di renderla sempre più fruibile

anche ad un pubblico non solo

di esperti affinché si attui una

politica di condivisione reale

sia delle informazioni territoriali

che delle best practices con

fine ultimo di contribuire a

rendere il Paese più efficiente

nelle fasi di pianificazione,

monitoraggio e di risposta alle

emergenze.

Il Piano Straordinario

di Telerilevamento

Ambientale (PST-A)

Al fine di ridurre l’incidenza

di eventi tragici e l’impatto

socio-economico dei dissesti il

MATTM ha realizzato da alcuni

anni il Piano Straordinario

di Telerilevamento Ambientale,

volto all’acquisizione di dati telerilevati

ad altissima risoluzione

con l’impiego delle tecnologie

più evolute da piattaforme

satellitari e aeromobili.

Il Piano Straordinario di Telerilevamento

è uno strumento

fondamentale per il potenziamento

della conoscenza e per

il rafforzamento delle capacità

di osservazione e controllo del

territorio mediante l’utilizzo

di tecniche di telerilevamento

all’avanguardia. Nell’ottica di

condivisione e del riuso dei

dati territoriali e ambientali, il

MATTM ha voluto estendere

l’utilizzo dei dati acquisiti

nell’ambito del PST a tutte

le problematiche di tipo ambientale

(Piano Straordinario

di Telerilevamento Ambientale

- PST-A); di conseguenza,

la banca dati del Progetto è

orientata non solo al rischio

idrogeologico, ma anche ad altre

importanti aree di interesse

ambientale.

Nell’ambito della commissione

del tavolo tecnico PST-A

sono state definite le tecniche

da utilizzare: il Laser Scanning

LiDAR (Light Detection And

Ranging) e l’Interferometria

differenziale SAR (Synthetic

Aperture Radar).

Il Laser Scanning

LiDAR e il DTM

I dati ottenuti con la tecnica

Laser Scanning LiDAR (Light

Detection And Ranging) sono

modelli digitali del terreno

(DTM) e delle superfici (DSM

First e Last) di elevatissimo

dettaglio (risoluzione 1-2 m,

accuratezza altimetrica ± 15

cm, accuratezza planimetrica

± 30 cm), che riproducono

fedelmente la morfologia del

territorio indagato. Queste

informazioni consentono, per

esempio, di studiare i versanti

con morfologie soggette allo

sviluppo di fenomeni franosi,

di monitorare l’erosione costiera,

di delimitare con maggior

precisione le aree a potenziale

rischio di inondazione, di realizzare

e aggiornare le sezioni

fluviali trasversali ad integrazione

dei rilievi topografici.

Per quanto detto, i dati LiDAR

forniscono un valido supporto

per le analisi di stabilità dei

versanti, utile per l’aggiornamento

e la verifica dei Piani di

Assetto Idrogeologico (PAI),

per la progettazione di opere

per la difesa del suolo, per le

attività di pianificazione territoriale

ad ogni livello, per la

progettazione di infrastrutture

a rete, ecc.. Soprattutto, i modelli

matematici delle superfici

ottenuti con tecnica LiDAR

sono fondamentali per eseguire

le modellazioni idrauliche

necessarie alla perimetrazione

delle aree potenzialmente inondabili

previste dalla Direttiva

Alluvioni 2007/60/CE, recepita

con D.Lgs 49/2010, in cui,

si fa esplicitamente riferimento

all’utilizzo dei dati del PST-A

per la “delimitazione e aggiornamento

delle aree a pericolosità

idraulica e delle aree a rischio

idraulico, nonché’ ai fini

delle attività di protezione dal

rischio di alluvione” (allegato 1

parte C punto 3).

Il DTM rappresenta la superficie

del terreno privata della

vegetazione e dei manufatti

antropici (Figura 1), quindi è

utile per la topografia, l’individuazione

del reticolo idrografico

e la modellistica idraulica.

Il DSM (Figura 2) rappresenta,

invece, il modello della superficie

reale, composta da tutti

i suoi elementi (vegetazione,

edifici, infrastrutture, ecc..) ed

è impiegato nella progettazione,

nel rilievo di infrastrutture,

nella modellazione urbana e

vegetazionale.

Il PST-A, in sinergia con le

Pubbliche Amministrazioni

centrali e locali, ha garantito

a partire dal 2008, nell’ottica

del contenimento della spesa

pubblica, la pianificazione

integrata dei rilievi che hanno

interessato tutta la fascia

costiera, il reticolo fluviale

principale e alcune aree che

presentano particolari criticità

idrogeologiche, per un totale

di quasi 104.000 km2, pari al

34,5 % del territorio nazionale.

A questi rilievi si vanno a sommare

quelli realizzati da altre

Pubbliche Amministrazioni e

condivisi nell’ambito del PST-

A, che interessano un’area di

oltre 35.000 km2, portando

la percentuale di copertura

nazionale al 46%. Nel corso

dell’ultima fase di attuazione

del PST-A, su richiesta di Autorità

di Bacino e Regioni, è

60 GEOmedia n°5-2016


REPORT

stata realizzata la copertura del

reticolo idrografico secondario

per un ulteriore incremento

areale di 23.000 km2.

Persistent Scatteres

Interfeometry

La tecnica interferometrica

(Persistent Scatteres Interfeometry)

consente di individuare

e monitorare lo spostamento

di bersagli a terra (Persistent

Scatteres - PS) valutandone la

velocità di spostamento (mm/

anno) rispetto al sensore tra

due passaggi successivi del satellite.

I dati ottenuti con questa

metodologia possono essere

utilizzati nel monitoraggio di

fenomeni franosi oppure per

l’individuazione di aree soggette

a subsidenza o compattazioni

locali dei terreni. I dati

interferometrici rappresentano,

quindi, un valido ausilio per il

costante aggiornamento delle

mappe di pericolosità geomorfologica

o dell’Inventario dei

Fenomeni Franosi (Progetto

IFFI), come supporto alla

mappatura e per la determinazione

dello stato di attività

dei fenomeni, oltre che per lo

studio della loro evoluzione nel

tempo.

Il dataset dei dati interferometrici

ha copertura nazionale ed

è costituito da immagini radar

e cluster di punti Permanent

Scatterers (PS) da esse derivati.

Le immagini radar, sia per l’orbita

ascendente che per quella

discendente, sono state acquisite

dai satelliti ERS-1/2 (1992

– 2000), ENVISAT (2003

– 2009) e COSMO Sky-Med

(aree test, 2008 – 2010), garantendo

una copertura temporale

pressoché continua dal

1992 al 2010. Alla luce degli

ottimi risultati conseguiti

dall’elaborazione dei dati CO-

SMO Sky-Med nelle tre aree

test, il dataset dei dati interferometrici

è stato ulteriormente

aggiornato con l’elaborazione

di 100 frame (40 x 40 km) di

immagini COSMO SkyMed

acquisite dall’ASI (Agenzia

Spaziale Italiana) nell’ambito

del progetto Map Italy nel periodo

2010-2015.

PAROLE CHIAVE

DTM; DSM; geoportale; LiDAR; permanent

scatterers; telerilevamento ambientale

ABSTRACT

The Italian National Geoportal as a supporting infrastructure

for emergencies

The recent seismic events in the Italian territory have revived

the importance of spatial information easily and quickly on the

affected areas, targeted initially to the timeliness and effectiveness

of the rescues. As often happens, in emergency situations,

the difficulties encountered highlight the gaps existing due to

an amount of data produced by different institutions often

not readily integrated with each another. The Italian National

Geoportal is the hub to concentrate the access to all geospatial

information.

AUTORE

Alberto Conte

conte.alberto@minambiente.it

Funzionario Delegato PST (MATTM)

Maria Paola Bonofiglio

bonofiglio.mariapaola@minambiente.it

Unità Assistenza Tecnica Sogesid S.p.A.

Laura Petriglia

petriglia.laura@minambiente.it

Unità Assistenza Tecnica Sogesid S.p.A.

Ministero dell’Ambiente e della Tutela del

Territorio e del Mare

GEOmedia n°5-2016 61


AGENDA

23-25 gennaio 2017

Londra (Inghilterra)

Defence Geospatial Intelligence

Conference

www.geoforall.it/k9cwc

8-11 febbraio

Genova

FOSS4G-IT 2017

www.geoforall.it/kwppx

1-3 marzo 2017

Nafplio (Grecia)

International Workshop ISPRS/

CIPA 3D-ARCH

www.geoforall.it/k9yx4

05-07 marzo 2017

Dubai (UAE)

JURSE 2017 URBAN 2017

URS 2017

www.geoforall.it/k9cwu

14-16 marzo 2017

Munich (Germania)

Munich Satellite Navigation

Summit 2017

www.geoforall.it/k9cu4

29 marzo 2017

Roma

“UAV & SAR: i droni nelle

operazioni di salvataggio"

www.geoforall.it/k9cy3

10-12 Aprile 2017

Roma

AIIT International Congress

TIS Rome 2017

www.geoforall.it/k9c46

18-20 aprile 2017

Sharjah (UAE)

ASCMCES-17

www.geoforall.it/k9cw6

24–26 aprile 2017

Vienna (Austria)

Geosciences Information For

Teachers (GIFT) workshop by

EGU

www.geoforall.it/k9crp

27-28 aprile 2017

Porto (Portugal)

GISTAM 2017 3rd

International Conference on

Geographical Information

Systems Theory, Applications

and Management

www.geoforall.it/kx9wx

06-08 maggio 2017

Cairo (Egypt)

10th International Symposium

On Mobile Mapping

Technology and Summer

School on mobile Mapping

www.geoforall.it/k9cw8

10-11 maggio 2017

Roma

Conferenza Esri Italia 2017

www.geoforall.it/k9cyk

23-24 maggio 2017

London (UK)

GEO Business 2017

www.geoforall.it/k9cwd

29 maggio - 2 giugno 2017

Salzburg (Austria)

GNC 2017 10th ESA GNC

Conference

www.geoforall.it/k9chh

06-09 giugno 2017

Hannover (Germany)

ISPRS WG Hannover

Workshop HRIGI 17 – CMRT

17 – EuroCOW 17 Joint

Meeting

www.geoforall.it/k9cw4

25 giugno-1 luglio 2017

Zagreb (Croatia)

XXX International Geodetic

Student Meeting

www.geoforall.it/kxpff

4 - 7 luglio 2017

Salzburg (Austria)

GI_Forum 2017

www.geoforall.it/k9cup

16-22 luglio 2017

Obergurgl (Austria)

Innsbruck Summer School of

Alpine Research 2017 Close

Range Sensing Techniques in

Alpine Terrain Venue

www.geoforall.it/k9cwh

CATTURA IL MONDO IN 3D,

IN MODO RAPIDO, SEMPLICE

E PRECISO

Dal 1986 Teorema srl

lavora a fianco del professionista fornendo

la tecnologia più avanzata, la migliore consulenza

e un’accurata assistenza post-vendita

per rendere affidabile e produttivo il vostro lavoro.

3D DISTO

Misuratore

Laser 3D

LEICA 3D DISTO

❚❚Misura di posizione, altezza e distanza nelle

tre direzioni dello spazio

❚❚Assistenza utente intuitiva mediante

procedure guidate

❚❚E’ possibile misurare ciascun punto

mirandolo con il punto laser visibile, senza

doversi avvicinare al bersaglio

❚❚Misura anche di punti difficilmente

accessibili, ad es. degli spigoli dei tetti

❚❚Misura di superfici di soffitti, pavimenti

e tetti, volumi, inclinazioni, pendenze,

differenze di altezza, angoli

❚❚Messa a piombo di punti, spostamento parallelo

di assi, registrazione di altezze, sfasamento di

punti posti alla stessa altezza su pareti.

❚❚Rappresentazione in tempo reale delle

misure in un grafico sul display

❚❚Rappresentazione precisa dei punti misurati

nella vista fotocamera

❚❚Calcolatrice

❚❚Documentazione in tabelle standard,

fotografie, file DXF, file di testo con la

semplice pressione di un tasto

❚❚Misure eseguibili con comando a distanza

❚❚Importazione ed esportazione dei dati su PC

e penna USB

❚❚Scansioni Automatiche di Sezioni orizzontali,

verticali ed oblique


FIBER MANAGER ®

TUTTA LA TUA RETE A PORTATA DI MANO

GESTISCI L’INFRASTRUTTURA CON UN SOLO GEODATABASE INTEGRATO

Con FiberManager® puoi gestire le reti di telecomunicazione con un unico geodatabase che consente la

visione globale ed integrata dell’intera infrastruttura di rete. In questo modo hai a disposizione uno strumento

di business intelligence geografica centralizzato, da cui puoi estrarre tutti i report, gli schemi e i documenti

necessari a progettare, costruire, sviluppare e gestire la tua rete nel modo più efficace possibile.

FiberManager® mette a fattor comune la piattaforma GIS leader nel mondo con il modello dati e le funzionalità

smart implementate da una community network di aziende di telecomunicazioni operanti in vari paesi nel

mondo.

FiberManager® è una verticalizzazione della suite ArcFM® di Schneider Electric, di cui Sinergis è rivenditore

esclusivo in Italia.

www.sinergis.it

More magazines by this user
Similar magazines