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n.<strong>16</strong><br />

LUCA<br />

TRAZZI<br />

Vi racconto il design


sommario<br />

in questo numero<br />

12 .<br />

14.<br />

26.<br />

34.<br />

40.<br />

50.<br />

48.<br />

46.<br />

58.<br />

72.<br />

78.<br />

90.<br />

96.<br />

Chiara Lizzani<br />

Luca Trazzi<br />

Boccioni<br />

2050, breve storia del futuro<br />

Sergio Linzi<br />

Mendini<br />

Notre Dame De Paris<br />

Cinema<br />

Musica<br />

Sapori<br />

Libri: Mantanius, Lumera<br />

Franco Fontana<br />

Zapping<br />

n.<strong>16</strong><br />

Iscritta con l’autorizzazione del Tribunale<br />

di Milano al numero 335 del 25/10/2013<br />

www.itaeventi.it<br />

www.facebook.com/itaeventi<br />

twitter.com/itaeventi<br />

Direttore responsabile<br />

Guido Biondi<br />

Grafiche e impaginazione<br />

Massimiliano Pallai<br />

Hanno collaborato a questo numero:<br />

Bruno Quiriconi, Andrea Thomas, Erny Cat,<br />

Antonio Distefano<br />

Editore - Concessionaria di Pubblicità<br />

MediaAdv s.r.l.<br />

Via A. Panizzi, 6 - 20146 Milano<br />

Tel. +39 02 43986531<br />

info@mediaadv.it<br />

www.mediaadv.it<br />

Stampa<br />

Mediaprint s.r.l.<br />

Via Brenta, 7<br />

37047 San Giovanni Lupatoto (VR)<br />

finito di stampare aprile 20<strong>16</strong>


editoriale<br />

La settimana del Design è senza dubbio<br />

l’appuntamento più atteso nella città<br />

di Milano, con la sua enorme creatività<br />

aperta al pubblico e agli addetti ai lavori.<br />

L’eccellenza del Design richiama ogni<br />

anno un pubblico internazionale rendendo la città<br />

l’ombelico del mondo. Abbiamo chiesto all’Architetto<br />

Luca Trazzi di raccontarci cos’è il Design,<br />

dove nasce questa passione e la connessione<br />

con il mercato e le aziende. Tutti pensano erroneamente<br />

che dietro un oggetto di<br />

design ci sia una costruzione “a tavolino”,<br />

con riunioni di architetti, Amministratori<br />

di aziende ed esperti di marketing.<br />

In realtà, come si evince da<br />

una delle opere di Trazzi, l’input altro<br />

non è che una semplice idea, seguita<br />

dalla volontà di realizzarla. Così<br />

è stato, ad esempio, per l’Orologio a<br />

Cucù raffigurante il Duomo di Milano:<br />

tutto è nato dall’intuizione. “Ho suonato<br />

il campanello per parlare con<br />

qualcuno all’interno del Duomo, avevo<br />

questa idea di raffigurare il Duomo<br />

in un orologio a Cucù”. Il resto lo<br />

vedete nella foto, l’idea è stata perfettamente<br />

sviluppata e realizzata.<br />

“Quando Diamantini&Domeniconi<br />

mi ha proposto di disegnare un orologio<br />

a Cucù è stato spontaneo pensare<br />

alla forma del Duomo per questo<br />

progetto anche come omaggio<br />

al mio maestro Aldo Rossi. Mi ha<br />

colpito l’appello lanciato dalla Veneranda<br />

Fabbrica del Duomo che<br />

ha esortato i cittadini e le autorità<br />

della città affinché non si dimentichino<br />

di questo riferimento che è<br />

appunto la cattedrale, dedicata a<br />

Maria Nascente il 20 ottobre 1577.<br />

Un invito a fare e a riprendere piccole<br />

e grandi donazioni che hanno<br />

consentito attraverso le diverse<br />

epoche di mantenere l’immensa montagna di<br />

marmo dal 1386, anno in cui fu posata la prima<br />

pietra. Da qui l’idea di progettare 150 modelli<br />

della cattedrale, stilizzati e in scala ridotta, prodotti<br />

nei tanti materiali che la compongono; una<br />

sorta di epifania materica e formale declinata in<br />

un oggetto domestico e affettivo. Il ricavato delle<br />

donazioni per i Duomo Cucù sarà utilizzato per<br />

i restauri della Veneranda Fabbrica e ciò mi renderà<br />

felice e orgoglioso”. (G. B.)<br />

8<br />

ITA EVENTI


notes<br />

THE SOUND OF CITY<br />

Un progetto artistico ideato e curato da Chiara Luzzana con il supporto di Swatch.<br />

Creare la colonna sonora di ogni città a partire dai suoni caratteristici di ciascuna di esse.<br />

Il progetto ha inizio nel 2015 con la composizione<br />

della colonna sonora di Shanghai, città nella<br />

quale l’Artista vive, alternando i suoi ritorni a<br />

Milano. Per Chiara le città sono una fonte preziosa<br />

di riflessione. Ed è così che un semaforo diventa<br />

un sintetizzatore, un clacson un sassofono, tombini<br />

come drum machines e vociare in orchestre d’archi.<br />

Ogni rumore casuale, diventa musica. Il progetto<br />

si svilupperà in varie fasi, la prima delle quali<br />

verrà rivelata al pubblico con un evento a Shanghai<br />

ad Ottobre 20<strong>16</strong>. Per la città di Milano, l’Artista ha<br />

scelto il quartiere di Brera come anima sonora che<br />

possa descrivere al meglio passato e presente. E proprio<br />

a Milano il suo progetto The Sound Of City<br />

farà parte del Fuorisalone 20<strong>16</strong> e del Brera Design<br />

Design District, del quale è Ambassador; questa<br />

edizione ha come tema “Progettare è ascoltare”.<br />

“Ho girato il mondo ed in ogni luogo in cui sono stata,<br />

ho riconosciuto il carattere della città attraverso le mie<br />

orecchie, non gli occhi”, racconta Chiara. Ho ideato e<br />

creato il progetto mondiale The Sound of City per indagare<br />

l’intimo sonoro di ogni “giungla di cemento”.<br />

Ogni luogo ha qualcosa da raccontare ed un’anima<br />

da mostrare; io trasformo in musica quei suoni, quelle<br />

frequenze armoniche e quei rumori, che nella vita<br />

quotidiana passano inosservati. Le città per me sono<br />

come immensi strumenti musicali. Nel silenzio delle<br />

albe metropolitane, armata di microfoni e cuffia, mi<br />

ritrovo ad esplorare luoghi sconosciuti, lasciandomi<br />

accarezzare le orecchie dalle “contraddizioni” sonore<br />

che ogni città offre. Ed è come un viaggio in solitaria<br />

dentro le mie stesse contraddizioni. Attraverso la<br />

scoperta e trasformazione dei suoni, ho imparato a<br />

conoscermi, a trasformare il rumore dei pensieri in<br />

armonia, trovando un equilibrio tra forza e debolezza<br />

che mi ha reso una donna migliore”. Il video-documentario<br />

sarà presentato in esclusiva durante la<br />

Design Week, Martedì 12 aprile a Milano presso<br />

ClubHouse. (g.b.)<br />

www.thesoundof.city - www.chiaraluzzana.com<br />

12 ITA EVENTI


cover<br />

LUCA TRAZZI:<br />

IL DESIGN,<br />

SECONDO ME<br />

Veronese, ha collaborato per 14 anni con Aldo Rossi. Lavora<br />

a Milano e Shangai, progetta oggetti “che non seguono le<br />

mode”: nell’intervista racconta cos’è veramente un designer.<br />

La settimana internazionale<br />

del design è diventata, negli<br />

anni, il più importante<br />

appuntamento internazionale di<br />

Milano. Uno degli esponenti di<br />

spicco è l’Architetto e designer<br />

industriale Luca Trazzi, presente<br />

con le sue opere dal 12 al<br />

17 aprile al Museo Diocesiano<br />

(Corso di Porta Ticinese 95, dalle<br />

10 alle 24) con la mostra Cromataria<br />

e dall’11 al 17 aprile alle<br />

Gallerie d’Italia (Via Manzoni<br />

10, dalle 19,30 alle 23,30) con<br />

Fili di luce. Nato a Verona nel<br />

1962, ha lavorato per quattordici<br />

anni accanto ad Aldo Rossi, di<br />

cui è stato stretto collaboratore e<br />

assistente. Oggi si divide tra Milano<br />

e il suo studio a Shanghai;<br />

è inoltre il fondatore di designboom.com<br />

e progetta per i più<br />

prestigiosi marchi internazionali.<br />

Ama disegnare oggetti che non<br />

seguono le mode, facili da usare,<br />

da capire, belli da vedere. Parallelamente<br />

al design interpreta i<br />

luoghi, attraverso le installazioni:<br />

tra queste segnaliamo Cucù Duomo:<br />

l’orologio di Milano, a favore<br />

della Veneranda Fabbrica del<br />

Duomo; Yellow Tower per Veuve<br />

Clicquot, T garden e T energy,<br />

all’Università Statale di Milano;<br />

Nuvole d’oro, l’installazione<br />

luminosa realizzata nella storica<br />

via Dante a Milano. Gli abbiamo<br />

chiesto di raccontarci il suo<br />

percorso e di farci capire cos’è –<br />

per lui – il design: “Il mio lavoro<br />

è alimentato da una forte passione”,<br />

racconta Luca, “Mi piace<br />

iniziare citando il grande scrittore<br />

e visionario Italo Calvino:<br />

La vita di ognuno di noi è come<br />

un’enciclopedia, una biblioteca,<br />

un inventario di oggetti e di relazioni<br />

che si tessono e intrecciano in<br />

una tela. Una trama che conduce<br />

a divagazioni e ad aprirsi ad altre<br />

storie che al contempo tessono e<br />

si intrecciano tra loro e alla trama<br />

personale della nostra vita. Il<br />

design è vita, anima, racconto. E<br />

vorrei aggiungervi: Senza… gli<br />

eccessi per nulla somiglianti agli<br />

antichi splendori. Il designer progetta<br />

con la trama della propria<br />

vita, con ricordi, immagini, oggetti;<br />

ciascuno proprio, unico e<br />

irripetibile: il design è “il lusso”<br />

nascosto nell’anima. È l’eleganza<br />

autonoma come sostiene il grande<br />

esteta Gillo Dorfles. Il design<br />

Sopra: Installazione Museo Diocesiano<br />

è un linguaggio espressivo i cui<br />

cardini sono la leggerezza, la<br />

rapidità, la molteplicità, la visibilità<br />

e l’esattezza, come aveva<br />

anticipato Italo Calvino nelle<br />

sue Lezioni Americane. Al centro<br />

dello spazio gli oggetti svelano<br />

un’anima perché protagonisti di<br />

una storia fatta di personaggi che<br />

li fanno vivere, ne tessono il loro<br />

racconto, la loro origine e riflettono<br />

i volti, le mani, la minuta<br />

dedizione, il tempo e il pensiero<br />

di chi li crea. Il mestiere del<br />

designer sta al centro tra il progetto<br />

e il mercato. Il concetto di<br />

mercato ha spesso una accezione<br />

negativa, dove il consumismo<br />

eccessivo crea le regole. Io invece<br />

ritengo che il mercato sia l’unica<br />

realtà: il vero banco di confronto<br />

fra il prodotto, immaginato, progettato<br />

e realizzato e i consumatori.<br />

Oggi la vera innovazione sta<br />

soltanto nella tecnologia: innova<br />

il nostro modo di vivere e il mercato.<br />

Il nuovo design è il rover<br />

Opportunity che va su Marte, è<br />

l’air bus, è l’Iphone. Ma in questo<br />

spazio-tempo tecnologico,<br />

dove ogni “pulviscolo”, come lo<br />

chiamo io, o tweet o pixel o social,<br />

ci comunica sempre qualcosa<br />

o ci impone qualcosa, ecco la<br />

possibilità di far nascere e vivere<br />

oggetti già nostri in una chiave<br />

più familiare e assolutamente<br />

personale.<br />

14 ITA EVENTI


Installazione cromateria<br />

museo diocesiano<br />

Installazione fili di luce<br />

ITA EVENTI 17


Mi riferisco a quelli che usiamo<br />

ogni giorno, che segnano i momenti<br />

delle nostre giornate. Il<br />

design torna ad essere vincente<br />

se impara ad accostarsi alla tecnologia,<br />

lasciando ad essa l’innovazione<br />

e portando invece più<br />

vicino a ciascuno di noi oggetti<br />

che ci appartengono emotivamente.<br />

La maturità di un vero<br />

progettista è sapersi adattare,<br />

non innamorarsi del proprio<br />

progetto ed essere pronti a modificarlo.<br />

Il nostro lavoro è notare<br />

cosa non funziona. Quando tutti<br />

si rassegnano ad un metodo,<br />

ad una standardizzazione… è<br />

lì che dobbiamo dare qualcosa<br />

di più. Nel campo del design<br />

ho progettato nella mia carriera<br />

per aziende anche molto distanti<br />

e diverse tra loro, ciascuna con<br />

una propria identità: Alfi, Audi,<br />

Chicco, Fiorucci, FrancisFrancis!,<br />

Fiat, Guzzini, Illy, Italesse,<br />

Kreon, Pedrini, Porsche, Plank,<br />

Martini, Swatch, SchönhuberFranchi,<br />

Viceversa, Wmf, Zucchetti<br />

Robotica, Barilla, Foppapedretti,<br />

Mr & Mrs Fragrance,<br />

Pantone, Serax, Zucchi Bassetti,<br />

Diamantini & Domeniconi,<br />

Moneta, Veuve Clicquot, Aperol,<br />

Campari. L’appartenenza<br />

emotiva è la fase progettuale del<br />

design. Io sono nato a Verona e<br />

mi sono laureato in architettura<br />

a Venezia. Dall’architettura ho<br />

appreso l’importanza dell’idea e<br />

del progetto che sta alla base di<br />

ogni creazione. Il mio grande<br />

Maestro Aldo Rossi mi ha insegnato<br />

proprio questo: progettare<br />

innanzitutto, dall’idea alla realizzazione.<br />

Da lui ho imparato a<br />

trasferire la visione del progetto<br />

architetturale agli oggetti. La<br />

fase progettuale è la trama della<br />

nostra vita: ecco tornare i ricordi,<br />

le radici, le emozioni, ecco<br />

nascere la Macchina da caffè dal<br />

ricordo del cruscotto della Fiat<br />

cinquecento, della mamma, che<br />

guidavo per andare in stazione,<br />

per poi prendere il locale fino a<br />

Venezia. Fiat 500 ancora oggi<br />

usata in famiglia, in circolazione<br />

baldanzosa con la sua targa di<br />

auto storica. Perfetto esempio di<br />

felice design ed efficace e duratura<br />

funzionalità. La macchina<br />

da caffè X1 per Francis Francis<br />

possiede un design semplice,<br />

accattivante caratterizzato dal<br />

termometro centrale e dagli interruttori<br />

in metallo, un design<br />

contro la moda che non invecchia,<br />

che ricorda alcuni dettagli<br />

del cruscotto della Fiat 500.<br />

Questo è il design e il lavoro di<br />

designer. In anni in cui nessuno<br />

ancora osava farlo, sono partito<br />

per la Cina, aprendo a Shanghai<br />

una succursale del mio studio.<br />

Non ho mai smesso, in questo<br />

viaggio progettuale che per me<br />

è il design, di adattarmi aggiustando<br />

il tiro, crescendo, con<br />

curiosità e passione. Per allargare<br />

gli orizzonti di pensiero ho fondato<br />

nel 2000 DesignBoom, il<br />

più importante e.zine sul design<br />

e dagli oggetti sono passato anche<br />

ad interpretare, in modo più<br />

artistico, i luoghi, attraverso le<br />

installazioni che rappresentano<br />

la mia più forte identità progettuale,<br />

la ‘messa in scena’, quasi<br />

in un teatro a cielo aperto, delle<br />

mie visioni e dei miei pensieri<br />

più profondi”.<br />

ITA EVENTI 19


Luca Trazzi architetto e designer industriale, è nato a Verona nel 1962. Insignito già in giovane età<br />

del premio Carlo Scarpa, ha lavorato per quattordici anni accanto ad Aldo Rossi, di cui è stato stretto<br />

collaboratore e assistente. Oggi si divide tra Milano e il suo studio a Shanghai; è inoltre il fondatore<br />

di designboom.com e progetta per i più prestigiosi marchi internazionali. Luca Trazzi ama disegnare<br />

oggetti che non seguono le mode, oggetti da toccare, accarezzare, oggetti che ci accompagnano nella<br />

giornata e nei nostri gesti quotidiani. Oggetti facili da usare, da capire, belli da vedere. Oggetti dalle<br />

forme semplici, accattivanti, linee che non passano di moda. L’attenzione al particolare e al dettaglio è la<br />

caratteristica che viene letta nel lavoro di Luca Trazzi. Parallelamente al design interpreta i luoghi, in modo<br />

artistico, attraverso le installazioni che rappresentano la ‘messa in scena’, quasi in un teatro a cielo aperto,<br />

delle sue visioni e dei suoi pensieri. In quest’ambito ricordiamo gli allestimenti: “Cucù Duomo: l’orologio<br />

di Milano”, a favore della Veneranda Fabbrica del Duomo, “Yellow Tower” per Veuve Clicquot, nel cortile<br />

principale dell’Università Statale di Milano, “T garden”, nel cortile principale dell’Università Statale di<br />

Milano, “T energy” nel cortile Farmacia dell’Università Statale di Milano, “Nuvole d’oro” l’installazione<br />

luminosa realizzata nella storica via Dante a Milano.<br />

22 ITA EVENTI


ITA EVENTI 23


24 ITA EVENTI


arte<br />

UMBERTO<br />

BOCCIONI:<br />

GENIO E<br />

MEMORIA<br />

Nella ricorrenza del primo centenario della<br />

morte dell’artista (1882-19<strong>16</strong>), il Comune di<br />

Milano lo celebra con una mostra che ne<br />

evidenzia il percorso artistico e la levatura<br />

internazionale con particolare riguardo per la<br />

sua attività milanese. di Andrea Thomas<br />

Frutto di un progetto di ricerca curato dal Gabinetto<br />

dei Disegni della Soprintendenza del<br />

Castello Sforzesco, Umberto Boccioni (1882<br />

- 19<strong>16</strong>) Genio e Memoria è una mostra promossa<br />

da Comune di Milano-Cultura, prodotta e organizzata<br />

da Castello Sforzesco, Museo del Novecento<br />

e Palazzo Reale con la casa editrice Electa.<br />

L’iniziativa fa parte del programma di Ritorni al<br />

futuro, il palinsesto culturale pensato per la primavera<br />

20<strong>16</strong> dal Comune di Milano che propone<br />

oltre cento appuntamenti tra mostre, concerti,<br />

spettacoli teatrali, proiezioni cinematografiche e<br />

incontri, con l’obiettivo di portare al centro della<br />

riflessione pubblica l’idea di futuro che abbiamo<br />

oggi confrontandola con quelle che hanno abitato<br />

il pensiero creativo in altre stagioni della storia. La<br />

mostra ospita circa 280 opere tra disegni, dipinti,<br />

sculture, incisioni, fotografie d’epoca, libri, riviste<br />

e documenti. Curata da Francesca Rossi con Agostino<br />

Contò, l’iniziativa si avvale di un comitato<br />

di consultazione scientifica composto da Flavio<br />

Fergonzi, Danka Giacon, Mariastella Margozzi,<br />

Antonello Negri, Federica Rovati, Aurora Scotti,<br />

Cristina Sonderegger, Paola Zatti e della collaborazione<br />

tecnico-scientifica dell’Opificio delle Pietre<br />

Dure di Firenze ed è sostenuta da prestiti di importanti<br />

istituzioni museali e collezioni private di tutto<br />

il mondo. Umberto Boccioni (1882 - 19<strong>16</strong>) Genio e<br />

Memoria è una mostra ricca di novità, concepita<br />

dai curatori con un originale taglio critico che offre<br />

un percorso selettivo sulle fonti visive che hanno<br />

contribuito alla formazione artistica e all’evoluzione<br />

dello stile dell’artista. Per la prima volta Milano<br />

riunisce il ricchissimo patrimonio dell’artista dalle<br />

Sopra: Umberto Boccioni, Autoritratto, 1909.<br />

Carboncino, tempera e pastello su carta, 435 × 383 mm.<br />

Milano, Civico Gabinetto dei Disegni del Castello Sforzesco;<br />

Sotto: Umberto Boccioni, Atlante delle immagini, 1895-1909.<br />

22 tavole con ritagli di riproduzioni artistiche e altri materiali<br />

a stampa su carta color paglierino, 59 × 39 cm ciascuna.<br />

Verona, Biblioteca Civica, Fondo Callegari-Boccioni<br />

tav. A2r. Grafica: Dürer, ritrattistica, figura femminile,<br />

capilettera ornati per l’illustrazione editoriale, imprese<br />

sforzesche<br />

26 ITA EVENTI


Sopra: Umberto Boccioni, Il sogno - Paolo e Francesca,<br />

1908-1909. Olio su tela, 140 x 130 cm. Collezione privata<br />

collezioni e dagli archivi dei suoi musei (Camera<br />

di Commercio, Castello Sforzesco, Galleria d’arte<br />

Moderna, Gallerie d’Italia, Museo del Novecento,<br />

Pinacoteca di Brera) il primo al mondo per consistenza<br />

e rappresentatività. Le opere, in relazione<br />

con le nuove fonti, saranno esposte insieme al corpus<br />

integrale dei 60 disegni del Castello Sforzesco<br />

filo conduttore del percorso espositivo. Si tratta di<br />

un nucleo di eccezionale qualità capace di per sé di<br />

riassumere le linee essenziali del percorso artistico<br />

di Boccioni tra il 1906 al 19<strong>16</strong>: un documento originalissimo<br />

– in particolare -, è l’atlante di modelli,<br />

una sorta di ‘book’ elaborato da Boccioni nella sua<br />

fase prefuturista, utilizzato per studiare ma anche<br />

come diario visivo che incrocia in modo fluido e<br />

dinamico ricordi intimi con una ricognizione di<br />

forme artistiche del passato e della modernità. Alcune<br />

delle opere citate in questo Atlante saranno<br />

presentate in mostra (Richard Miller, La Vecchia,<br />

Genova, Raccolte Frugone; Sir Frederic Leighton,<br />

Le fanciulle greche che giocano a palla, Kilmanorck,<br />

The Dick Institute; Jacques Emile Blanche, Il Cherubino<br />

di Mozart, Reims, Musée des Beaux-Arts;<br />

Frank Brangwyn, I fabbri, Leeds Art Galleries) e<br />

saranno per la prima volta poste accanto a quelle<br />

opere di Boccioni per verificarne la relazione artistica<br />

(La Nonna, Venezia, Fondazione di Venezia).<br />

Esempi talvolta di una cultura figurativa che spazia<br />

dal XV secolo alla contemporaneità, come il Ritratto<br />

di Massimiliano I imperatore d’Asburgo di Giovanni<br />

Ambrogio De Predis del Kunsthistorisches<br />

Museum di Vienna (1502), le stampe di Albrecht<br />

Dürer (una delle quali appartenuta a Boccioni),<br />

o il Ruscello dello svedese Anders Zorn presentato<br />

alla Biennale di Venezia del 1905. Tutti questi<br />

materiali saranno esposti in una sequenza articolata<br />

che approfondisce temi e aspetti cruciali della<br />

poetica di Boccioni quali lo sviluppo del concetto<br />

del dinamismo in rapporto alla figura umana (La<br />

donna al caffè, Milano, Museo del Novecento), al<br />

ritratto (Materia, raffigurante il ritratto della madre,<br />

collezione Mattioli), alla veduta paesaggistica e<br />

urbana (Le officine di Porta Romana, Milano, Gallerie<br />

d’Italia). Il Museo del Novecento, che custodisce<br />

il nucleo pittorico e scultoreo di Boccioni più<br />

consistente al mondo in una collezione pubblica e<br />

che presta al percorso di mostra 11 delle sue opere,<br />

partecipa alle celebrazioni che Milano dedica<br />

al maestro del movimento futurista presentando<br />

nelle sue sale un percorso temporaneo dedicato<br />

alla stagione “prefuturista”, dove il legame con la<br />

tradizione e lo slancio verso la modernità è particolarmente<br />

evidente nelle opere di Balla, Carrà,<br />

Russolo e, naturalmente, Boccioni – poi firmatari<br />

del primo Manifesto della pittura futurista del 1910.<br />

“Questo percorso, insieme alle altre opere del Museo<br />

del Novecento non esposte nelle adiacenti sale di Palazzo<br />

Reale, costituisce per i visitatori un’occasione<br />

imperdibile per completare la conoscenza dell’artista<br />

e per comprendere a fondo la portata rivoluzionaria<br />

del suo lavoro – ha proseguito l’assessore Del Corno –.<br />

Proprio per consentire un’esperienza di visita a 360<br />

gradi, il Comune di Milano ha previsto che il biglietto<br />

di ingresso alla mostra ‘Umberto Boccioni (1882<br />

- 19<strong>16</strong>). Genio e Memoria’ comprenda anche l’ingresso<br />

al Museo del Novecento”. Il percorso di mostra è<br />

suddiviso in due ampie sezioni:<br />

BOCCIONI: LA FORMAZIONE<br />

La sala introduttiva presenta la struttura narrativa<br />

della mostra con una serie di opere guida. L’Autoritratto<br />

del Castello Sforzesco rappresenta simbolicamente<br />

Boccioni stesso che racconta al visitatore<br />

il percorso della mostra e la linea tracciata lungo i<br />

disegni. I tre Diari di Boccioni, stesi tra il 1907 e<br />

il 1908, eccezionalmente concessi in prestito dalla<br />

Getty Research Library di Los Angeles, sono una<br />

delle fonti documentarie di riferimento fondamentali<br />

della mostra. Nei diari sono registrate numerose<br />

opere presenti in mostra come l’Autoritratto<br />

di Brera, il Romanzo di una cucitrice, Campagna<br />

lombarda e Beata Solitudo Sola Beatitudo. Un rilievo<br />

votivo antico raffigurante Mnemosyne e le Muse,<br />

sue figlie che insegnano l’arte e l’ispirazione agli<br />

uomini (un’immagine inclusa tra i ritagli dell’Atlante)<br />

evoca la dimensione psicologica del giovane<br />

ITA EVENTI 27


alle prese con la propria formazione intellettuale e<br />

suggerisce i contenuti e la complessità delle fonti<br />

visive consultate nel suo lavoro. La mostra prende<br />

avvio da La fidanzata a Villa Borghese di Giacomo<br />

Balla della Galleria d’Arte Moderna di Milano,<br />

un’opera esemplare della pittura divisionista che<br />

sarà esposta a fianco di Campagna romana della<br />

Collezione Città di Lugano, dipinto che Boccioni<br />

eseguì a Roma mentre era allievo di Balla, nel<br />

1903, e fu poi significativamente venduto a Gabriele<br />

Chiattone poco dopo l’arrivo dell’artista a<br />

Milano. Il percorso si sviluppa quindi seguendo<br />

le temperie e le influenze delle diverse correnti figurative<br />

europee coeve e della tradizione classica e<br />

rinascimentale, con le prime prove nell’ambito del<br />

futurismo ancora profondamente legate alle esperienze<br />

del divisionismo e dell’espressionismo alle<br />

quali Boccioni si accosta, tra Venezia e Milano.<br />

La mostra darà particolare evidenza agli esempi di<br />

Segantini, Previati e Fornara, dei quali il giovane<br />

artista ammira le opere presentate nel 1907 alla<br />

Biennale di Venezia e al Salon parigino dei pittori<br />

divisionisti, tra i capitoli fondamentali del periodo<br />

milanese fino al 1910 (Tre donne, Milano, Gallerie<br />

d’Italia). In particolare, la ricerca artistica e teorica<br />

di Previati, che frequenta dall’inizio del 1908, lo<br />

colpisce profondamente, e il divisionismo simbolista<br />

di quest’ultimo, distinto da modalità di stesura<br />

del colore estremamente libere, fungerà da base<br />

imprescindibile per la successiva stagione futurista.<br />

BOCCIONI FUTURISTA: PRATICA E TEORIA<br />

Seguendo il filo conduttore dei nuclei tematici rappresentati<br />

dai considerevoli - per numero e qualità<br />

- disegni del Castello Sforzesco, la seconda sezione<br />

del percorso indaga l’applicazione dei principi<br />

teorici espressi dall’artista nei suoi interventi e negli<br />

scritti programmatici, verificando il modo di<br />

procedere e i rapporti posti in atto nel passaggio<br />

Sopra:Umberto Boccioni, Ritratto di bimbo, 1908-1909.<br />

Olio su tela, 110,3 × 65,2 cm. Collezione privata;<br />

Sotto: Umberto Boccioni, Romanzo di una cucitrice, 1908.<br />

Olio su tela, 150 x 170 cm.<br />

Parma, Collezioni Barilla di Arte Moderna<br />

dall’elaborazione grafica all’opera pittorica o plastica<br />

finita. La sezione apre quindi con un excursus<br />

attraverso le rappresentazioni della città e della periferia<br />

di Milano, dalle prove divisioniste realizzate<br />

nel 1908 sino a Forze di una strada dell’Osaka City<br />

Museum of Art e al primo approdo programmatico<br />

al dinamismo plastico espresso in Elasticità del<br />

Museo del Novecento, tra i massimi capolavori di<br />

Boccioni dedicati alla rappresentazione futurista<br />

della città industriale moderna. Si prosegue considerando<br />

le tappe segnate nella pittura e nella scultura<br />

da soggetti come Antigrazioso, Materia, il Dinamismo<br />

di un Ciclista, Cavallo + cavaliere + case,<br />

Forme uniche della continuità dello spazio, la serie<br />

dei Dinamismi di un corpo umano e la ritrattistica<br />

matura, nella quale si impone con autorevolezza<br />

la nuova direzione espressiva a cui Boccioni si era<br />

rivolto poco prima della scomparsa prematura: un<br />

ritorno alla figuratività pregno di originali riflessi<br />

28 ITA EVENTI


Umberto Boccioni, Tre donne, 1909-1910.<br />

Olio su tela, 170 × 124 cm.<br />

Milano, Collezione Intesa Sanpaolo,<br />

Gallerie d’Italia – Piazza Scala


Sopra: Umberto Boccioni, Cavallo + cavaliere + case, 1914.<br />

Matita nera, inchiostro nero a penna e acquerello azzurro su<br />

carta, 393 × 563 mm.<br />

Milano, Civico Gabinetto dei Disegni del Castello Sforzesco;<br />

A sinistra: Umberto Boccioni, Antigrazioso, 1912-1913.<br />

Olio su tela, 80 x 80 cm. Torino, Fondazione F.C. per l’Arte<br />

della lezione cézanniana e cubista (Sintesi di figura<br />

plastica seduta, Roma, Galleria Nazionale d’Arte<br />

Moderna con due disegni riferiti all’elaborazione<br />

del soggetto). In questo ampio capitolo futurista,<br />

che tocca un vertice qualitativo altissimo con<br />

dipinti come Materia e Dinamismo di un Ciclista<br />

della collezione Mattioli, saranno presentate opere<br />

di artisti che Boccioni conobbe in occasione dei<br />

suoi frequenti soggiorni parigini come Rodin (in<br />

mostra il bronzo L’uomo che cammina del Musée<br />

Rodin di Parigi), Archipenko (in mostra la scultura<br />

Camminando, Roma, Galleria Nazionale d’Arte<br />

Moderna). Il ritmo dell’intensa vicenda futurista<br />

sarà scandito dagli scritti di Boccioni e da una<br />

vasta rassegna stampa futurista datata dal 1911 al<br />

19<strong>16</strong>, appartenuta alla sorella dell’artista, raccolta<br />

da Marinetti e Boccioni, anch’essa tra i documenti<br />

riscoperti nella biblioteca veronese, presentata per<br />

la prima volta al pubblico per l’occasione. La mostra<br />

è accompagnata da un catalogo Electa di 300<br />

pagine, un ricchissimo apparato iconografico delle<br />

opere in mostra e una selezione di saggi dei più importanti<br />

studiosi di Boccioni in Italia.<br />

30 ITA EVENTI


Umberto Boccioni, Forze di una strada, 1911.<br />

Olio su tela, 99,5 × 80,5 cm.<br />

Osaka City Museum of Modern Art


A sinistra: Giovanni Segantini, L’angelo della vita, 1894.<br />

Olio su tela, 276 × 212 cm. Milano, Galleria d’Arte Moderna<br />

A destra: Anders Zorn, Ruscello (Frileuse), 1894.<br />

Olio su tela, 98 × 66 cm. Stoccolma, Prins Eugens<br />

Waldemarsudde;<br />

Sotto: Umberto Boccioni, Antigrazioso, 1913. (fusione del<br />

1950-1951). Bronzo, 58,4 × 53,3 × 41,9 cm.<br />

New York, The Metropolitan Museum of Art ©Archivio Scala<br />

Group //© 20<strong>16</strong>. Image copyright The Metropolitan Museum<br />

of Art/Art Resource/Scala, Firenze<br />

La mostra sarà allestita in seconda sede al MART<br />

di Rovereto dal 4 novembre 20<strong>16</strong> al 19 febbraio<br />

2017. In occasione della mostra, Orticola di Lombardia,<br />

associazione botanica senza scopo di lucro<br />

che dal 2005 collabora con il Comune di Milano<br />

e con i musei cittadini con progetti dedicati, grazie<br />

a Hermès e in collaborazione con IoDonna, il<br />

settimanale del Corriere della Sera, allestisce un<br />

giardino su progetto dell’architetto e paesaggista<br />

Marco Bay con la realizzazione dei Vivai Nespoli,<br />

ospitato nello spazio all’aperto retrostante il Palazzo<br />

Reale. Il giardino “La primavera futurista a Palazzo<br />

Reale”, trae ispirazione dal gesto futurista e<br />

intende suggerire, attraverso l’utilizzo delle piante e<br />

dei fiori, la vibrazione del colore e della luce, parametri<br />

fondamentali del movimento futurista tipici<br />

della pittura di Boccioni, volti a creare la peculiare<br />

«sensazione dinamica».<br />

UMBERTO BOCCIONI (1882 - 19<strong>16</strong>).<br />

GENIO E MEMORIA<br />

Palazzo Reale, Piazza Duomo 12, Milano<br />

dal 23 marzo al 10 luglio 20<strong>16</strong><br />

Il biglietto include anche l’ingresso alla mostra<br />

‘2050. Breve storia del futuro’ e offre la possibiltà di<br />

visitare gratuitamente il Museo del Novecento.<br />

info: 0292800821<br />

www.palazzorealemilano.it<br />

32 ITA EVENTI


Umberto Boccioni, Dinamismo di un corpo umano, 1913.<br />

Olio su tela, 100 x 100 cm. Milano, Museo del Novecento


arte<br />

2050<br />

BREVE STORIA DEL FUTURO<br />

Quarantasei grandi artisti internazionali in una esposizione ispirata al saggio di Jaques Attali.<br />

di Bruno Quiriconi<br />

Sopra: Thu Van Tran, Rainbow<br />

herbicides, 2014<br />

Graphite on Canson paper, spray can<br />

paint, 76 x 111 cm. Courtesy the artist<br />

and Meessen De Clercq, Brussels ©<br />

Philippe De Gobert, courtesy of the<br />

artist and the gallery;<br />

A sinistra: Hans Op de Beeck, Anke<br />

[detail], 2007<br />

Sculpture, mixed media (polyamide)<br />

height 159 (sculpture and pedestal) x<br />

23 (diameter) cm. Hans Op de Beeck ©<br />

Hans Op de Beeck<br />

Dipinti, sculture, foto, video,<br />

installazioni: cinquanta<br />

opere d’arte contemporanea<br />

di quarantasei<br />

grandi artisti internazionali, indagano<br />

il nostro futuro in una<br />

esposizione ispirata al saggio Breve<br />

storia del futuro di Jacques Attali<br />

(pubblicato nel 2006 e rieditato<br />

nel 20<strong>16</strong> da Fazi Editore,<br />

aggiornato ai nuovi scenari globali).<br />

La mostra, a cura di Pierre-Yves<br />

Desaive e Jennifer Beauloye,<br />

presenta attraverso una<br />

selezione di opere recenti, il<br />

modo in cui gli artisti contemporanei<br />

osservano il presente per<br />

condurre una riflessione sul futuro<br />

così come esso si delinea<br />

ai nostri occhi. Conflitti globali,<br />

mutazioni genetiche, diseguaglianze<br />

sociale ed economiche,<br />

sfruttamento delle risorse naturali<br />

compongono il complesso<br />

panorama dei prossimi decenni;<br />

gli artisti di 2050 interpretano<br />

queste tematiche complesse e invitano<br />

a ri-pensare il tempo che<br />

verrà con visioni anche costruttive<br />

e talvolta ironiche.<br />

34 ITA EVENTI


Sopra: Little Sun, Little Sun in 2<br />

minutes, 2012<br />

Video of the Little Sun project by Olafur<br />

Eliasson and Frederik Ottesen © Little<br />

Sun;<br />

A destra: Bodys Isek Kingelez,<br />

Kimbembele Ihunga(detail), 1994<br />

Paper, cardboard and other found<br />

materials, 130 x 330 x 210 cm. CAAC -<br />

The Pigozzi Collection,<br />

Geneva / photos: Marc Halevi © CAAC<br />

– The Pigozzi Collection, Geneva<br />

La mostra è promossa e prodotta<br />

dal Comune di Milano - Cultura,<br />

Palazzo Reale e la casa editrice<br />

Electa, in collaborazione<br />

con i Musées Royaux des Beaux-Arts<br />

de Belgique a Bruxelles<br />

dove il progetto ha preso vita<br />

con una doppia esposizione (Musées<br />

Royaux - Louvre) terminata<br />

a gennaio 20<strong>16</strong>. Il percorso di<br />

mostra, diviso in otto sezioni, è<br />

articolato intorno a diversi nuclei,<br />

liberamente ispirati agli interrogativi<br />

sviluppati nel saggio<br />

di Attali. Tutto ha inizio negli<br />

anni Ottanta a Los Angeles (evocata<br />

nei lavori di Chris Burden,<br />

Edward Burtynsky, Edward Ruscha,<br />

Tracey Snelling…), la città<br />

natale del microprocessore che,<br />

in arte, ha ispirato le sperimentazioni<br />

con il computer di Charles<br />

Csuri e Masao Kohmura. Al<br />

fermento della modernità della<br />

Silicon Valley, al consumismo e<br />

al capitalismo segue poi il decli-<br />

no dell’Impero americano, identificato<br />

in mostra con gli attentati<br />

dell’11 settembre 2001 nelle<br />

immagini di Wolfgang Staehle e<br />

Hiroshi Sugimoto; la tragica vicenda<br />

segna uno sconvolgimento<br />

politico su scala planetaria di cui<br />

ci parlano i lavori di Mark Napier,<br />

Alighiero Boetti, Mona Hatoum.<br />

36 ITA EVENTI


Hiroshi Sugimoto, World Trade<br />

Center, 1997<br />

gelatin silver print, 149,2 x 111,9 cm.<br />

Hiroshi Sugimoto. Courtesy of<br />

Koyanagi Gallery<br />

© Hiroshi Sugimoto. Courtesy of<br />

Gallery Koyanagi


Sopra: David LaChapelle,<br />

Gas Shell, 2012<br />

C-print on dibond, 137 x 222 x 6,5 cm.<br />

Courtesy Jablonka Maruani Mercier<br />

Gallery. © David LaChapelle Studio,<br />

courtesy Jablonka Maruani Mercier<br />

Gallery;<br />

Sotto: Sara Rahbar, Flag #10, 2008<br />

Mixed media textile, <strong>16</strong>5 x 89 cm.<br />

Collection Salomé Garboua, Paris ©<br />

Sara Rahbar, Courtesy Carbon 12<br />

Jacques Attali descrive in questa<br />

fase storica l’avvento di un<br />

“iperimpero” nel quale le diseguaglianze<br />

economiche diventano<br />

la norma, una tematica testimoniata<br />

nelle opere in mostra<br />

di AES+F, Andres Serrano, Aaron<br />

Koblin o Gavin Turk. L’iperimpero,<br />

nel quale anche il tempo<br />

diventa merce (con le opere<br />

di Gustavo Romano, Roman<br />

Opalka, On Kawara) e dove il<br />

corpo umano si trasforma per<br />

incontrare la macchina (i lavori<br />

di Stelarc, Hans Op de Beeck),<br />

si deve confrontare con<br />

molteplici calamità: sovraconsumo<br />

(John Isaacs), sovrapopolazione<br />

(Michael Wolf, Yang Yongliang)<br />

e sovrasfruttamento delle<br />

risorse naturali e inquinamento<br />

(Olga Kisseleva, Robert Mundt).<br />

Quando le tensioni nate da tali<br />

disequilibri diventano insostenibili,<br />

sopraggiunge “l’iperconflitto”,<br />

sempre nel pensiero di Attali,<br />

agevolato da un crescente accesso<br />

alle armi di distruzione di massa<br />

(Gregory Green) e sostenuto<br />

da ideologie religiose distorte<br />

(Al Farrow). A fianco di questa<br />

visione catastrofica, l’esposizione<br />

propone anche opere che fanno<br />

eco alla “iperdemocrazia” definita<br />

da Jacques Attali, la quinta<br />

ondata del futuro che potrebbe<br />

sfociare in un mondo migliore,<br />

così come lo evocano i lavori di<br />

Bodys Isek Kingelez, Mark Titchner,<br />

Gonçalo Mabunda, Jean<br />

Katembayi Mukendi o il progetto<br />

Little Sun. La mostra è realizzata<br />

con il sostegno di Alcantara.<br />

Jacques Attali: economista, giornalista,<br />

consigliere di Stato di<br />

Mitterrand, è stato primo presidente<br />

della Banca Europea per la<br />

Ricostruzione e lo Sviluppo, oltre<br />

a essere direttore e cofondatore<br />

di ONG a favore dei paesi<br />

del Secondo e Terzo Mondo. Intellettuale<br />

di fama internazionale<br />

ha scritto numerosi libri tra saggi<br />

(su una varietà di temi che vanno<br />

dalla matematica all’economia<br />

alla musica), memorie, biografie<br />

e anche libri per bambini.<br />

Nel suo celebre saggio Breve storia<br />

del futuro (Fazi editore) analizza<br />

come l’umanità, fin dalle<br />

sue origini, sia passata attraverso<br />

38 ITA EVENTI


AES+F, The Feast of Trimalchio,<br />

Still #2-1-01, 2009–2010<br />

HD video installation: single channel<br />

version. Presented by Multimedia Art<br />

Museum, Moscow, with the support of<br />

the Triumph Gallery (Moscow)<br />

© AES+F. Courtesy Multimedia Art<br />

Museum, Moscow & Triumph Gallery,<br />

Moscow<br />

diversi “ordini”: l’ordine religioso,<br />

l’ordine militare e infine quello<br />

mercantile – vale a dire il capitalismo<br />

liberale –, che finisce per<br />

imporsi in Occidente all’inizio<br />

del XIII secolo. La storia di questo<br />

sviluppo economico si articola<br />

intorno a nove diverse città,<br />

indicate dall’autore come altrettanti<br />

“cuori” che hanno potuto<br />

trasformare le evoluzioni tecnologiche<br />

in motori economici<br />

(Venezia e la galera mercantile,<br />

Anversa e la stampa, Londra<br />

e la macchina a vapore, Boston<br />

e il motore a scoppio…). Il nono<br />

e ultimo cuore della storia è Los<br />

Angeles con il microprocessore,<br />

la cui comparsa forgerà il mondo<br />

nel quale viviamo oggi. La storia<br />

allora cambia ritmo per assumere<br />

la forma di cinque “ondate<br />

del futuro” per i prossimi cin-<br />

quant’anni:<br />

1. Il declino relativo dell’Impero<br />

americano. Oggi l’Impero americano<br />

è in declino, come lo fu<br />

a suo tempo l’Impero romano.<br />

La maggior parte dell’umanità<br />

adotta i valori occidentali, senza<br />

che un nuovo impero domini il<br />

mondo.<br />

2. Un mondo policentrico. Dodici<br />

nazioni più potenti delle<br />

altre tentano di organizzare una<br />

parvenza di ordine mondiale, ma<br />

non possono instaurare uno stato<br />

di diritto planetario giusto e sostenibile<br />

né controllare il clima.<br />

3. L’iperimpero. Le grandi aziende<br />

impongono al mondo le proprie<br />

regole e assicurano l’ordine<br />

attraverso strumenti privati di<br />

sorveglianza, poi di autosorveglianza<br />

e di autosanzione. Tutto<br />

diventa merce: il tempo, le idee,<br />

le persone e i loro amori, fino a<br />

trasformare gli esseri umani in<br />

robot, cloni di robot.<br />

4. L’iperconflitto. Le autorità militari,<br />

sulla base di nuove ideologie<br />

che aspirano a dare un significato<br />

al lungo termine, tentano<br />

di imporre soluzioni totalitarie.<br />

Queste violenze convergono in<br />

un conflitto globale nel quale entità<br />

statali e non statali si distruggono<br />

a vicenda.<br />

5. L’iperdemocrazia. Dopo l’iperconflitto<br />

(se l’umanità sopravvive)<br />

o al suo posto (se si riesce a<br />

evitarlo), si instaura una “società<br />

positiva” che concilia l’interesse<br />

delle generazioni future con le<br />

esigenze della libertà. Ciò presuppone<br />

la fondazione di un ordine<br />

di diritto democratico, armonioso<br />

e duraturo, planetario e locale,<br />

basato sulla forma più intelligente<br />

dell’egoismo, l’altruismo.<br />

2050. BREVE STORIA DEL<br />

FUTURO<br />

Palazzo Reale, Piazza Duomo<br />

12, Milano<br />

dal 23 marzo 20<strong>16</strong> al 29<br />

maggio 20<strong>16</strong><br />

Il biglietto d’ingresso include<br />

anche l’ingresso alla mostra<br />

Umberto Boccioni<br />

(1882 - 19<strong>16</strong>).Genio e Memoria<br />

e offre la possibiltà di visitare<br />

gratuitamente il Museo del<br />

Novecento<br />

info 0292800821<br />

www.palazzorealemilano.it<br />

ITA EVENTI 39


arte<br />

Albero a sipario 2014 - pannelli decorativi 2013<br />

barca irene 2015<br />

L’AUTSTRALIA<br />

NEL CUORE<br />

Sergio Linzi esprime il design attraverso<br />

forme che possono evocare una<br />

comunicazione non verbale ma di<br />

carica visiva ed enegetica.<br />

di Guido Biondi<br />

“Sono cresciuto per buona<br />

parte dell’infanzia<br />

in Australia. Marchiato<br />

culturalmente da<br />

questo continente, ho<br />

iniziato in Italia un percorso<br />

di ricerca espressiva<br />

in vari campi: dagli<br />

studi sulla meccanica mi<br />

sono spinto successivamente ad intraprendere<br />

esperienze artigianali, stabilizzandomi<br />

infine a collaborare con laboratori artistici<br />

nei quali mi sono occupato di scenografia,<br />

decoro, restauro e design”.<br />

40 ITA EVENTI


L’INDIPENDENZA CREATIVA<br />

“Oggi esprimo il mio stile e la mia visione attingendo<br />

dalla natura e dal patrimonio poetico di ogni<br />

cosa. La mia indipendenza creativa decolla quasi<br />

per gioco, dopo una richiesta di un’amica parrucchiera<br />

che desiderava cambiare il look di casa sua<br />

per dare una svolta alla sua vita dopo una delusione<br />

d’amore. Così nasce il terreno dove esprimo il mio<br />

stile e l’influenza interpretativa “naturale” degli<br />

ambienti attraverso forme che possono evocare una<br />

comunicazione non verbale, ma di carica visiva ed<br />

energetica”.<br />

A destra: Forest hanger 60x150 2015 mix materials;<br />

A Sinistra: Lampada calla 2015 cedro pasta di legno altezza 100<br />

EMOZIONI PRIMARIE<br />

La mia infanzia di quasi un decennio trascorsa ad<br />

Adelaide, nel sud dell’Australia, lo stile di vita libero,<br />

“easy”, tra mare e deserto, con una vicinanza<br />

di animali allo stato selvaggio, gli spazi immensi di<br />

una natura potente e misteriosa che entra nel cuore<br />

e rimane radicata, mi ha profondamente marchiato.<br />

Così come l’arte aborigena mi ha catturato<br />

nell’essenza per il suo modo di portare alla luce<br />

eventi ed emozioni primarie che ci legano alla natura.<br />

Tutto ciò rimane una colonna portante per i<br />

miei progetti presenti e futuri e il mio stile artistico<br />

si esprime attraverso la realizzazione di oggetti di<br />

design e quadri ispirati alla natura nella sua essenza<br />

poetica e orientati a suscitare emozioni.<br />

ITA EVENTI 41


Fresh materiali misti 110x130 2015<br />

Leaf w in progress 130x75 2015 mix materials<br />

I PROGETTI<br />

Contestualmente, ho iniziato a collaborare con lo<br />

scultore Michele Vitaloni con cui condivido valori<br />

artistici. Eventi di rilievo sono stati: nel 2010 a<br />

Londra, presso The Royal Geographical Society,<br />

ho coadiuvato l’allestimento di Species e successivamente,<br />

nel 2014, l’Orticolario a Villa Erba di Cernobbio<br />

e una esposizione di sculture presso l’Hotel<br />

B4 e il Boscolo Exedra. Le sinergie professionali<br />

con Michele ci hanno consentito la realizzazione<br />

di molti progetti nel mondo delle mostre d’arte e<br />

tutto ciò ha creato i presupposti per fondare assieme<br />

l’Associazione MUVI, associazione culturale<br />

no profit che promuove l’espressione artistica legata<br />

alla natura e ad uno spirito libero ed indipendente<br />

e aperta ad accogliere e ospitare altri artisti che abbracciano<br />

la stessa filosofia. Attualmente sono tra<br />

i soci fondatori del MUVI e mi occupo in particolar<br />

modo della Direzione Allestimenti e design.<br />

Tra le tante iniziative promosse dal MUVI, svolte<br />

fino ad oggi, posso citare: la prima edizione italiana<br />

di BambolArt; la prima edizione italiana Wild<br />

Life Art Italy; “Visoes brasileras”, evento Fuori salone<br />

con il patrocinio del Consolato Brasiliano. Ho<br />

collaborato con le riviste Oasis e Ponti per l’arte.<br />

Il mio prossimo progetto – dal 14 aprile - sarà un<br />

evento fuori salone dell’Art Design District presso<br />

lo spazio espositivo KKM Viaggi, in via Bertolazzi<br />

20 a Milano: saranno in mostra alcuni mie opere<br />

di design. sergio.linzi@gmail.com<br />

42 ITA EVENTI


design<br />

CODICE MENDINI<br />

Di grande impatto visuale, il volume si impone come l’opera più completa<br />

mai pubblicata su Mendini e raccoglie il meglio del suo lavoro, offrendo<br />

una lettura trasversale della sua poliedrica attività. di Bruno Quiriconi<br />

1: CODICE MENDINI, Le regole per progettare, Electa;<br />

Architetto, artista, designer, teorico e scrittore,<br />

Alessandro Mendini (Milano 1931)<br />

è una delle personalità dominanti - in piena<br />

attività - nella storia del progetto estetico del<br />

XX e del XXI secolo. A lui dobbiamo alcune delle<br />

più celebrate icone della contemporaneità, come<br />

la Poltrona Proust declinata negli anni in tante<br />

versioni diverse. Direttore di riviste (Ollo, Modo,<br />

Casabella, Domus), membro di gruppi di lavoro<br />

(dai Radicals ad Alchimia), associato dal 2000<br />

al fratello Francesco nell’omonimo Atelier milanese,<br />

Mendini ha esercitato un’enorme influenza<br />

sulle tendenze estetiche del design internazionale,<br />

da lui trasformato in un formidabile strumento<br />

espressivo dello stato d’animo dell’uomo moderno,<br />

che oscilla tra disagio e felicità. Di grande<br />

impatto visuale, il volume si impone come l’opera<br />

più completa mai pubblicata su Mendini e raccoglie<br />

il meglio del suo lavoro, offrendo una lettura<br />

trasversale della sua poliedrica attività. Attraverso<br />

l’individuazione di 9 temi (o regole, secondo Mendini),<br />

questo “atlante” propone al lettore – in una<br />

catena di libere associazioni - alcune chiavi di accesso<br />

del codice progettuale di Mendini, un vero<br />

e proprio caleidoscopio di immagini e di parole<br />

che, come ricorda Fulvio Irace, autore del libro,<br />

risulta “intrinsecamente legato alle ragioni della biografia<br />

sentimentale, intriso di umori più che ideologie,<br />

quasi ciclico in un andamento che al principio<br />

di evoluzione preferisce la pratica della ruminanza”.<br />

Codice Mendini dunque non è un catalogo né un<br />

repertorio sistematico, ma la ricomposizione vi-<br />

44 ITA EVENTI


1: Copertina di “Domus” durante la direzione di Mendini<br />

(2010-2011).<br />

Ritratto di Lorenzo Mattotti, N. 943, 2011: Wim Wenders<br />

2: Alessandro Mendini con il suo autoritratto, 2014<br />

(Ottone serigrafato, cm 74x74);<br />

3: Museo Universale, 1978.<br />

(Tecnica mista su carta, cm 21x30)<br />

Disegno per la mostra “Documenta 8”, Kassel, Germania;<br />

4: Alessandro “Sub-Specie” di lampadario, 2006<br />

(Disegno, tecnica mista su carta, cm 21x30);<br />

suale per pagine di un itinerario mentale che con<br />

lucidità, disperazione, ottimismo e un pizzico di<br />

ironica follia ci accompagna dentro le contraddizioni<br />

della nostra epoca. Ogni capitolo (Biografismi,<br />

Utopie, Gulliver, Fragilismi, Metodo Proust,<br />

Oggetto romanzo, Stanze, Progettare è Dipingere,<br />

Togheter), messo a fuoco dai testi di Fulvio Irace e<br />

accompagnato dalle parole dello stesso Mendini, è<br />

sempre riassunto attraverso un manifesto autografo<br />

dell’architetto-designer. Attingendo all’archivio<br />

personale, il volume include oltre 500 illustrazioni<br />

che raccontano un percorso artistico - che dura<br />

da più di 50 anni - attraverso i principali capolavori:<br />

dalla Poltrona Proust al Cavallino di Venini,<br />

dai cavatappi Alessi alla serie dei vasi-viso, fino alla<br />

Bovisa Tech. A conclusione del libro, un’appendice,<br />

oltre a segnalare le pubblicazioni, restituisce un<br />

aggiornato regesto delle opere, degli allestimenti e<br />

delle mostre di Mendini. Codice Mendini aspira ad<br />

essere la biografia commentata dell’ultimo “maestro”<br />

di una generazione insuperata del design italiano.<br />

Il libro e la copertina sono realizzati in stretta<br />

collaborazione con Alessandro Mendini.<br />

ITA EVENTI 45


cinema<br />

a cura di Andrea Thomas<br />

Commedia, 20<strong>16</strong>, U.S.A., dal 13/4<br />

Regia di Don Mazer<br />

Con Zac Efron, Robert De Niro, Zoey Deutch<br />

Una storia divertente, riproposizione di Hollywood dei due personaggi dei<br />

Soliti idioti. Anche qui abbiamo un nonno “sopra le righe” contrapposto ad<br />

un nipote tutto d’un pezzo. Quando il nipote deciderà di sposarsi si troverà<br />

ad accompagnare il nonno in un viaggio in Florida.<br />

Drammatico, 20<strong>16</strong>, U.S.A., dal 21/4<br />

Regia di Peter Landesman<br />

Con Will Smith, Alec Baldwin.<br />

Il ritorno sul grande schermo di Will Smith in un film tratto da una storia<br />

realmente accaduta. Un neuropatologo, durante le sue ricerche, scopre una<br />

torbida vicenda dietro alla salute di molti atleti e si adopera per smascherare<br />

le società a loro collegate.<br />

Commedia, 20<strong>16</strong>, Spagna, dal 21/4<br />

Regia di Ella Lemhagen.<br />

Con Sarah Jessica Parker, Rosie Day, Raoul Bova, Claudia Cardinale.<br />

La protagonista della serie Sex and The City è un’insegnante di New York.<br />

Un giorno decide di viaggiare in Italia in compagnia della figlia adolescente.<br />

Troverà un suo ex amante con il quale ci sarà un ritorno di fiamma. Ma una<br />

serie di imprevisti renderanno tutto molto complicato.<br />

Documentario, 20<strong>16</strong>, Italia, dal 2/5<br />

Regia di Luca Lucini, Nico Malaspina.<br />

Con Vincenzo Amato, Cristina Capotondi, Alessandro Haber. Rosie Day, Raoul<br />

Bova, Claudia Cardinale.<br />

Leonardo esperto di pittura, scultura, musica, anatomia, fisica. E ancora:<br />

architetto, inventore, praticamente genio. Il film si propone di raccontare gli<br />

anni di Leonardo trascorsi a Milano, toccando i diversi aspetti della sua vita<br />

e della sua arte.<br />

46 ITA EVENTI


teatro<br />

NOTRE DAME DE PARIS<br />

di Erny Cat<br />

48 ITA EVENTI


Dopo anni di assenza dalle<br />

scene ritorna uno dei<br />

musical più apprezzati<br />

dell’ultimo decennio: Notre dame<br />

de Paris; interpretato dal cast originale<br />

con musiche di Riccardo<br />

Cocciante e parole di Pasquale<br />

Panella per l’edizione italiana.<br />

Lo spettacolo toccherà tutta l’Italia.<br />

Non stupisce la popolarità<br />

di questa rappresentazione vista<br />

l’elevata qualità dello spettacolo;<br />

per chi è amante di questo genere<br />

musicale è un obbligo andare<br />

a vederlo. Un successo non solo<br />

in Italia ma anche in Inghilterra,<br />

Svizzera, Russia, Cina, Giappone,<br />

Corea, Canada, con un<br />

record di presenze di pubblico<br />

invidiabile, dovuto anche al fatto<br />

che gli artisti sono selezionati<br />

personalmente da Cocciante, il<br />

quale sta già facendo i primi provini<br />

per il nuovo cast. Bravissimi<br />

i protagonisti, tutti all’altezza del<br />

proprio ruolo; attraverso le musiche<br />

di Cocciante, sono capaci di<br />

tramettere allo spettatore tutto il<br />

dramma con la potenza delle loro<br />

voci. Anche le piccole imperfezioni<br />

fonetiche - che possono<br />

insinuarsi durante lo spettacolo<br />

- scivolano via fondendosi con la<br />

musicalità che avvolge il teatro;<br />

tutto l’insieme di canzoni balli e<br />

coreografia portano lo spettatore<br />

fuori dalla realtà per tutta la durata<br />

del musical. La scenografia e<br />

gli effetti sonori sono coinvolgenti<br />

e grazie alla bravura di tutto il<br />

cast il pubblico si sente partecipe<br />

della storia. Il corpo di ballo, formato<br />

da professionisti di tutto il<br />

mondo, è una vera sorpresa; non<br />

solo ballano divinamente ma si<br />

muovono e volteggiano con una<br />

semplicità disarmante. Nonostante<br />

la trama del racconto sia<br />

drammatica, l’empatia tra gli<br />

artisti fa si che lo spettacolo non<br />

risulti angoscioso ma coinvolgente<br />

e piacevole da seguire. Sicuramente<br />

anche questa tournée<br />

avrà un successo spettacolare.<br />

I NUMERI E IL TOUR 20<strong>16</strong>. Notre Dame de Paris è stata cantata in 7<br />

lingue diverse: Francese, Inglese, Italiano, Spagnolo, Russo, Coreano e<br />

Olandese. La versione francese è stata rappresentata in: Francia, Canada,<br />

Belgio, Svizzera, Monaco, Italia, Libano, Cina, Corea del Sud, Taiwan<br />

e Singapore, totalizzando 1.277 rappresentazioni. La versione inglese<br />

è stata rappresentata in: USA, Inghilterra, Cina, Corea del Sud, Russia,<br />

Taiwan, Giappone, Singapore, Lussemburgo, Turchia per un totale di 975<br />

rappresentazioni. In 18 anni, Notre Dame de Paris nel mondo è stata rappresentata<br />

4.046 volte. Notre Dame de Paris in Italia, dal 2001 è stata vista<br />

da oltre 2 milioni e mezzo di spettatori con 40 città visitate in 10 anni.<br />

915 repliche complessive Il Tour 20<strong>16</strong> è partito da Milano al Teatro LinearCiak<br />

il 3 marzo e proseguirà a Trieste al Politeama Rossetti dal 6 al 10<br />

aprile, a Bari al PalaFlorio dal 14 al 18, a Napoli al Teatro Palapartenope,<br />

dal 20 al 25, a Eboli al PalaSele il 30 aprile e il 1 maggio, a Firenze al<br />

Mandela Forum, dal 11 al <strong>16</strong> maggio, a Torino al PalaAlpitour, dal 19 al<br />

22, a Pesaro all’Adriatic Arena, dal 26 al 29, a Perugia al PalaEvangelisti<br />

dal 3 al 5 giugno, a Roma al Centrale Live, dal 9 giugno, a Parma a Piazza<br />

della Pillotta dal 3 al 9 luglio, a Palermo al Teatro di Verdura, dal <strong>16</strong> al<br />

24, ad Agrigento al Teatro Valle dei Templi dal 28 al 30, a Cagliari all’Arena<br />

Sant’Elia il 6 e 7 agosto, a Torre del Lago al Gran Teatro all’Aperto<br />

Giacomo Puccini, dal 15 al 19, a Chieti all’Anfiteatro La Civitella, dal 24 al<br />

27, all’Arena di Verona dal 1 settembre e a Reggio Calabria al PalaCalafiore<br />

il 25 e 26 novembre.<br />

ITA EVENTI 49


cinema<br />

LUI È TORNATO<br />

Un film di David Wnendt che fonde commedia e satira sociale per riflettere sul presente e su<br />

quanto siamo “vaccinati” contro la violenza e il nazismo. di Andrea Thomas<br />

Estate, giorni nostri. In una zona residenziale<br />

di Berlino Adolf Hitler si sveglia improvvisamente<br />

proprio nel luogo dove un tempo<br />

si trovava il suo bunker. Sono passati settant’anni<br />

dalla sua “scomparsa”. La guerra è finita, il suo<br />

partito non c’è più, la sua amata Eva non è lì per<br />

consolarlo e la società tedesca è completamente diversa<br />

da come la ricordava, tanto che anche i bambini<br />

che lo notano per primi si prendono gioco di<br />

lui. Lo riconosce però un reporter che lo filma e lo<br />

trova una perfetta imitazione dell’originale. Così,<br />

contro ogni probabilità, Adolf Hitler inizia una<br />

nuova carriera in televisione perché viene universalmente<br />

scambiato per un brillante comico, anche<br />

se lui è davvero chi sostiene di essere e le sue intenzioni<br />

non sono cambiate… È questa la trama di<br />

Lui è tornato, il film di David Wnendt tratto dal<br />

best seller di Timur Vermes pubblicato in Italia da<br />

Bompiani. Un libro fenomeno che è stato primo<br />

nella classifica della <strong>rivista</strong> Spiegel per venti settimane,<br />

ha venduto oltre due milioni di copie solo in<br />

Germania e vede traduzioni in corso in oltre quaranta<br />

paesi, tra cui Stati Uniti, Inghilterra, Francia,<br />

Russia, Giappone e Cina. Ma Lui è tornato, che<br />

arriva nelle sale italiane solo il 26, 27 e 28 aprile<br />

distribuito da Nexo Digital (elenco dei cinema disponibile<br />

su www.nexodigital.it), non è solo l’adattamento<br />

cinematografico di un romanzo nel senso<br />

comune. Infatti il protagonista Oliver Masucci<br />

(che interpreta Adolf Hitler) non solo recita accanto<br />

a colleghi di prima classe, come Fabian Busch,<br />

Christoph Maria Herbst e Katja Riemann, ma incontra<br />

anche l’uomo medio, i piccoli allevatori, gli<br />

imprenditori, personaggi famosi, giovani politici,<br />

50 ITA EVENTI


giornalisti, nipster e neonazisti. Sì, perché è proprio<br />

David Wnendt ad avere l’idea più interessante per<br />

trasporre le 400 pagine del libro sullo schermo suggerendo<br />

di mandare Hitler in giro per le strade e di<br />

combinare questi elementi documentari con il film<br />

stesso. “Ho trovato appassionante l’idea di mostrare<br />

Hitler non solo in una situazione artificiale attorniato<br />

da attori, ma piuttosto a piede libero tra la gente<br />

vera”, spiega David Wnendt. “Era il solo modo di<br />

suscitare delle risposte affidabili alle domande: cosa<br />

accadrebbe se Hitler tornasse oggi? Avrebbe davvero<br />

qualche possibilità?” E l’esperimento offre risultati<br />

spiazzanti: “Era come se le persone stessero incontrando<br />

una pop star- aggiunge Wnendt- anche sapendo<br />

perfettamente che non poteva trattarsi del vero Hitler,<br />

lo accettavano e si confidavano con lui”. Le 380 ore<br />

di materiale girato sono state quindi montate in un<br />

film che fonde commedia e satira sociale offrendo<br />

una riflessione sull’importanza della memoria nel<br />

suo senso più profondo ed attuale, sulla banalità<br />

del male e, talvolta, sulla forza mediatica che cela<br />

in sé. Oggi, nel 20<strong>16</strong>, Adolf Hitler avrebbe 127<br />

anni. Anche se non si fosse sparato il 30 aprile 1945,<br />

esattamente dieci giorni dopo il suo 56° compleanno<br />

ordinando che il suo cadavere fosse cremato per non<br />

cadere nelle mani del nemico, non sarebbe perciò possibile<br />

imbattersi in lui a Berlino. “Trasportare Hitler<br />

nel presente è un’operazione di fantasia che mi<br />

sono concesso” spiega Timur Vermes. In Germania<br />

il film ha portato in sala 500.000 persone ad una<br />

settimana dall’uscita ed è balzato in prima posizione<br />

dopo tre settimane, superando il film della<br />

Pixar Inside Out e diventando il film tedesco col<br />

maggiore incasso del 2015.<br />

ITA EVENTI 51


“WHERE TO<br />

INVADE NEXT”<br />

Dopo sei anni di silenzio, Michael Moore<br />

torna nelle sale dal 9 all’11 maggio<br />

con il suo ultimo pungente documentario.<br />

di Bruno Quiriconi<br />

Il regista Michael Moore arriva nelle sale con<br />

quello che si presenta probabilmente come il<br />

suo film più provocatorio ed esilarante, quello<br />

in cui il regista suggerisce al Pentagono di “ritirarsi”<br />

perché d’ora in poi sarà lui stesso ad occuparsi<br />

delle “invasioni in nome dell’America”. Dopo aver<br />

conquistato il botteghino americano, Where to Invade<br />

Next, che è stato presentato al Toronto International<br />

Film Festival e al Festival Internazionale<br />

del Cinema di Berlino, sarà nelle sale italiane dal 9<br />

all’11 maggio distribuito da Nexo Digital e Good<br />

Films (elenco delle sale su www.nexodigital.it). Si<br />

tratta di una commedia effervescente, divertente e<br />

sovversiva, in cui Michael Moore, interpretando il<br />

ruolo dell’“invasore”, fa visita ad una serie di nazioni<br />

per prenderne spunto e migliorare le prospettive<br />

degli USA. Il creatore di Fahrenheit 9/11 e Bowling<br />

for Columbine ritorna con questa esilarante e rivelatrice<br />

chiamata alle armi; e finisce per scoprire che<br />

le soluzioni ai problemi più radicati in America esistono<br />

già in altri paesi del mondo e, con molta probabilità,<br />

aspettano solo di essere adottate. È lo stesso<br />

Michael Moore a spiegare la genesi del film: “A<br />

19 anni, subito dopo aver abbandonato l’università,<br />

mi sono procurato un pass Eurail e una tessera degli<br />

Ostelli della Gioventù e ho trascorso un paio di mesi a<br />

viaggiare per l’Europa. Mi trovavo in Svezia, dove mi<br />

sono rotto un dito del piede e qualcuno mi ha mandato<br />

in una clinica. C’è poco da fare con un dito del piede<br />

rotto, ma hanno fatto quello che hanno potuto. Poi<br />

sono andato per pagare il conto, ma non c’era nessun<br />

conto da pagare. Non riuscivo proprio a capire. Davvero,<br />

non avevo mai sentito nulla del genere. Allora<br />

mi hanno spiegato come funzionava il loro sistema<br />

sanitario. In tutta l’Europa ho continuato ad imbattermi<br />

in piccole realtà di questo tipo e a pensare, “Che<br />

bella idea! Perché non lo facciamo anche noi? La mia<br />

idea iniziale era di andare ad “invadere” altri paesi e<br />

rubare loro qualcosa di diverso dal petrolio. E lo avrei<br />

fatto senza sparare un solo colpo. Mi ero dato tre regole:<br />

1) non sparare a nessuno; 2) non prendere neanche<br />

una goccia di petrolio; e 3) portare a casa qualcosa da<br />

poter utilizzare. Nel momento in cui abbiamo invaso<br />

questi paesi ci è parso evidente che sarebbe stato molto<br />

meglio fare un film sull’America senza girare un solo<br />

fotogramma in America. Come sarebbe stato un film<br />

così? Mi piaceva questa sfida”. Michael Moore, per<br />

la sua indagine, “invade” così diversi paesi Europei,<br />

tra cui Italia, Francia, Finlandia e Islanda e in ogni<br />

luogo in cui si reca conficca la bandiera a stelle e<br />

strisce. In questo pellegrinaggio Moore scopre che<br />

in Italia i lavoratori hanno un trattamento migliore<br />

rispetto ad altri paesi; in Francia le mense scolastiche<br />

servono quotidianamente piatti di alta cucina<br />

molto diversi da quelli americani; in Islanda il potere<br />

è in mano alle donne, le uniche che sembrano<br />

sapere come governare; in Finlandia il sistema<br />

scolastico è straordinario, uno dei più virtuosi al<br />

mondo... Aggiunge Moore: “Forse ho semplicemente<br />

trovato una maniera più sovversiva di gestire<br />

la rabbia che provo nei confronti delle condizioni in<br />

cui versa questo paese. Non sono mai stato un cinico,<br />

ho sempre creduto che il cinismo non fosse che un’altra<br />

forma di narcisismo. Credo nella bontà delle persone<br />

e credo che la maggior parte della gente abbia una coscienza<br />

e distingua il giusto dallo sbagliato. Penso che<br />

sappia cosa dovremmo fare e che sia solo spaventata o<br />

ignorante. E una volta risolti questi aspetti, quando<br />

smetteremo di vivere nella paura e di essere stupidi, le<br />

cose andranno meglio”.<br />

52 ITA EVENTI


SAN PIETRO E LE BASILICHE<br />

PAPALI DI ROMA 3D<br />

Un tour cinematografico con punti di vista inediti e riprese mai realizzate prima.<br />

San Pietro, San Giovanni in Laterano, Santa Maria Maggiore, San Paolo Fuori le Mura e le<br />

opere d’arte che custodiscono. di Andrea Thomas<br />

Dopo il successo di Musei Vaticani 3D e di<br />

Firenze e gli Uffizi 3D, arriva al cinema<br />

San Pietro e le Basiliche Papali di Roma 3D,<br />

la nuova produzione cinematografica firmata Sky<br />

3D che, assieme al Centro Televisivo Vaticano e in<br />

collaborazione con Nexo Digital, Magnitudo Film<br />

e Sky Arte HD, propone un viaggio attraverso le<br />

quattro Basiliche Papali di Roma e i loro tesori: San<br />

Pietro (una delle 25 mete più visitate dai viaggiatori<br />

di tutto il mondo), San Giovanni in Laterano,<br />

Santa Maria Maggiore e San Paolo Fuori le Mura.<br />

Quattro edifici maestosi - ognuno con un prezioso<br />

altare papale, scrigno di opere d’arte senza tempo<br />

e meta nei secoli di milioni di viaggiatori e pellegrini<br />

- diventano così protagonisti del nuovo tour<br />

cinematografico che è stato riconosciuto come film<br />

di interesse culturale dal Ministero dei Beni e delle<br />

Attività Culturali e del Turismo - Direzione Generale<br />

Cinema e che sarà distribuito nei cinema del<br />

mondo da Nexo Digital. L’occasione che ha portato<br />

alla realizzazione di San Pietro e le Basiliche Papali<br />

di Roma 3D, che sarà nei cinema italiani solo per<br />

3 giorni dall’11 al 13 aprile (elenco dei cinema disponibile<br />

su www.basilicheroma3D.it e su www.<br />

nexodigital.it), è il Giubileo Straordinario della<br />

Misericordia indetto da Papa Francesco. Il fil rouge<br />

narrativo, che si snoda dalla basilica paleocristiana<br />

su cui sorse San Pietro sino alla grandiosità del Barocco<br />

attraverso le preziose opere dell’arte medievale<br />

e rinascimentale, è offerto da alcuni brani di<br />

Passeggiate Romane di Stendhal (1783-1842), il celebre<br />

scrittore francese che nel primo Ottocento visitò<br />

le quattro chiese durante il suo Grand Tour in<br />

Italia. I brani di Stendhal sono interpretati nel film<br />

da Adriano Giannini, preparando emotivamente lo<br />

spettatore ad entrare in contatto con il mondo storico<br />

artistico dei quattro imponenti edifici attraverso<br />

gli occhi di questo colto viaggiatore di inizi ‘800.<br />

Nel corso dei 90 minuti di San Pietro e le Basiliche<br />

Papali di Roma 3D saranno quattro gli esperti che<br />

racconteranno le Basiliche e le opere che vi sono custodite:<br />

Antonio Paolucci, direttore dei Musei Vaticani,<br />

ci guiderà all’interno di San Pietro; Paolo Portoghesi,<br />

architetto di fama internazionale, proporrà<br />

54 ITA EVENTI


un appassionato approfondimento su San Giovanni<br />

in Laterano; Claudio Strinati, celebre storico dell’arte,<br />

saprà svelarci la storia e le leggende di Santa<br />

Maria Maggiore; Micol Forti, direttore collezione<br />

d’arte contemporanea dei Musei Vaticani, presenterà<br />

agli spettatori S.Paolo Fuori le Mura. All’interno<br />

di luoghi esclusivi del Vaticano (gli Ottagoni<br />

della Fabbrica di San Pietro, il Salone Sistino della<br />

Biblioteca Apostolica Vaticana e la Sala Ducale del<br />

Palazzo Apostolico Vaticano), gli esperti, ciascuno<br />

secondo il proprio punto di vista, descriveranno le<br />

basiliche in maniera originale e coinvolgente: la loro<br />

evoluzione nei secoli, le opere d’arte più note, le vite<br />

e le storie di Papi ed artisti - da Giotto a Bramante,<br />

da Michelangelo a Francesco Borromini, da Gian<br />

Lorenzo Bernini a Domenico Fontana, da Arnolfo<br />

di Cambio a Jacopo Torriti- le vicende che hanno<br />

reso questi luoghi immortali e la profonda spiritualità<br />

che emanano. Grazie a mezzi tecnici poderosi,<br />

in uso nelle più avanzate produzioni cinematografiche,<br />

sono state realizzate immagini sorprendenti,<br />

catturate da punti di vista esclusivi e inediti, resi<br />

possibili anche grazie all’utilizzo di elicotteri e bracci<br />

meccanici. A completare questo straordinario<br />

impianto visivo ci sarà la potenza del 3D, capace<br />

di far “immergere” lo spettatore, ponendolo al<br />

centro della scena e a contatto diretto con le opere.<br />

ITA EVENTI 55


LEONARDO DA VINCI. IL GENIO<br />

A MILANO<br />

Sul grande schermo il 2, 3 e 4 maggio il film che racconta il soggiorno milanese, le opere e le<br />

leggende sull’artista più ammirato di tutti i tempi. di Andrea Thomas<br />

Pittore, scultore, scienziato, musico, esperto<br />

di anatomia e di fisica, botanico, architetto,<br />

inventore: superando lo spirito del suo tempo,<br />

Leonardo viene oggi identificato con l’immagine<br />

del Genio. Era un uomo poliedrico l’artista<br />

di Vinci e lo dimostrano l’immenso patrimonio di<br />

studi e opere che ci ha lasciato, oltre alla lettera in<br />

cui, nel 1482, si presenta a Ludovico il Moro, signore<br />

di Milano. Così, partendo dalla mostra a Palazzo<br />

Reale organizzata da Skira e Comune di Milano<br />

nei mesi di Expo, Rai Com, Skira e Codice Atlantico<br />

hanno deciso, in collaborazione con Pirelli e<br />

Confagricoltura, di lavorare congiuntamente per<br />

raccontare in un docufilm proprio gli anni trascorsi<br />

da Leonardo a Milano, toccando i diversi aspetti<br />

della sua vita e della sua arte, approfondendo le caratteristiche<br />

della città del tempo, le personalità degli<br />

artisti che gli sono stati vicini, senza trascurare<br />

naturalmente le molte leggende che lo riguardano.<br />

Leonardo da Vinci. Il Genio a Milano esplora il<br />

soggiorno cittadino dell’artista, offrendo la chiave<br />

per trasformare in quadri cinematografici i numerosi<br />

scenari leonardeschi di Milano: il Castello<br />

Sforzesco, il Museo della Scienza e della Tecnologia<br />

“Leonardo da Vinci”, la Basilica di Santa Maria<br />

delle Grazie, i Navigli, la Vigna di Leonardo sino al<br />

celebre Cenacolo. Il film –in cui verranno mostrate<br />

e raccontate opere come La Belle Ferronnière, la<br />

Dama con l’ermellino, la Vergine delle Rocce, il<br />

Ritratto di musico, il San Giovanni Battista, l’Ultima<br />

Cena - arriverà nelle sale di tutto il mondo<br />

distribuito da Nexo Digital e sarà in programma in<br />

Italia il 2, 3 e 4 maggio all’interno del progetto della<br />

Grande Arte al Cinema che sta conquistando un<br />

pubblico sempre più vasto (l’elenco delle sale che<br />

lo proietteranno è disponibile su www.nexodigital.<br />

56 ITA EVENTI


it). Coinvolgendo Pietro Marani – curatore della<br />

mostra – alcuni tra i massimi esperti di Leonardo<br />

a livello mondiale e autori che ne hanno esplorato<br />

la personalità – Claudio Giorgione, Maria Teresa<br />

Fiorio, Richard Schofield, Vittorio Sgarbi, Daniela<br />

Pizzagalli – è nata infatti una storia capace di<br />

aprire nuove prospettive e svelare mondi straordinari.<br />

Com’è possibile raccontare la complessità del<br />

genio assoluto? Da dove s’inizia? Qual è il mistero<br />

che rende Leonardo l’artista più amato, discusso e<br />

studiato di tutti i tempi? Per rispondere a queste<br />

domande e approfondire ulteriormente il tema e<br />

le opere in mostra provenienti dal Louvre di Parigi,<br />

dalla National Gallery of Art di Washington<br />

e dalla Pinacoteca Ambrosiana, gli autori Jacopo<br />

Ghilardotti e Gabriele Scotti hanno ritenuto opportuno<br />

arricchire il racconto documentaristico,<br />

sviluppato con il regista Nico Malaspina, con<br />

l’aggiunta di alcune scene di fiction, per le quali è<br />

stato coinvolto il regista Luca Lucini. La storia di<br />

Leonardo a Milano ha potuto così allargarsi ed includere<br />

molti protagonisti del suo soggiorno milanese:<br />

Ludovico il Moro, signore di Milano, l’amico<br />

e allievo Salaì, Beatrice d’Este, Donato Bramante,<br />

Vincenzo Bandello e altri ancora. I personaggi storici<br />

saranno interpretati da attori noti come Vincenzo<br />

Amato, Cristiana Capotondi, Alessandro<br />

Haber, Gabriella Pession, Paolo Briguglia, Edoardo<br />

Natoli, Giampiero Judica, Nicola Nocella, mentre<br />

la voce narrante sarà quella di Sandro Lombardi.<br />

ITA EVENTI 57


musica<br />

a cura di Bruno Quiriconi<br />

18-19-20 aprile<br />

Tunnel, Milano<br />

<strong>16</strong> aprile<br />

Mediolanum Forum, Milano<br />

4 maggio<br />

Auditorium Parco<br />

della musica, Roma<br />

6 maggio<br />

Barcalys Teatro<br />

Nazionale<br />

Milano<br />

29 aprile,<br />

Mediolanum<br />

Forum, Milano<br />

7 maggio<br />

Palaottomatica<br />

Roma<br />

13 maggio<br />

Stadium 105<br />

Rimini<br />

7 maggio<br />

Live Club<br />

Trezzo<br />

sull’Adda (MI)<br />

12 maggio<br />

Barcalys<br />

Teatro Nazionale<br />

Milano<br />

58 ITA EVENTI


musica<br />

IL RITORNO DI RENATO ZERO<br />

Esce in questi giorni Alt, il nuovo album dell’artista romano. La presentazioni dei nuovi brani<br />

all’Arena di Verona, con due concerti l’1 e 2 giugno. di Andrea Thomas<br />

Atre anni dal doppio progetto di Amo, incentrato<br />

su tematiche più intime e riflessive,<br />

Renato Zero torna, forte di rinnovata<br />

passione e spirito di denuncia, ai grandi temi sociali<br />

e alle battaglie civili con Alt, il nuovo disco<br />

prodotto da Zero e Danilo Madonia.<br />

I temi della fede, della violenza, dei giovani, del lavoro,<br />

del destino dell’arte, dell’amore in tutte le sue<br />

declinazioni, dell’ecologia, delle politiche d’accoglienza<br />

e dei nuclei affettivi sono nei 14 brani inediti<br />

dell’album, scritti dall’artista romano insieme<br />

ad autori e compositori come Vincenzo Incenzo,<br />

Danilo Madonia, Maurizio Fabrizio, Phil Palmer,<br />

Valentina Parisse, Luca Chiaravalli, Mario Fanizzi<br />

e Valentina Siga.<br />

A due anni di distanza dall’ultimo tour, Renato<br />

Zero sarà l’1 e il 2 giugno, infatti, all’Arena di Verona;<br />

è possibile acquistare in prevendita i biglietti<br />

online su www.ticketone.it e nei punti vendita abituali.<br />

28 album in studio, 3 raccolte, più di cinquecento<br />

canzoni, 45 milioni di dischi venduti. Vi<br />

proponiamo, di seguito, i commenti dell’artista su<br />

ogni nuova traccia di Alt.<br />

CHIEDI<br />

Sempre troppo poche le domande e quindi sempre<br />

meno le risposte. E c’è chi si rallegra di questo.<br />

Mettendo in atto sperequazioni di ogni genere a discapito<br />

dell’ormai rassegnato contribuente. Sia esso<br />

fresco di placenta o in età di pannolone.<br />

IN QUESTO MISERO SHOW<br />

Non c’è di che sentirsi appagati se bastano così poche<br />

energie per farsi catturare da una telecamera<br />

od essere braccati da un discografico. Ciò che rese<br />

famosi e felici gli artisti stagionati fu la fatica, le rinunce<br />

e la severità di una platea molto più esigente<br />

di quella di oggi. Forse quell’Italia fu meglio rappresentata<br />

e più soddisfatta... chissà?<br />

LA LISTA<br />

Donne sottostimate se non addirittura annullate.<br />

Dall’altra parte della barricata maschietti spesso<br />

inesperti e superficiali che fuggono via prima della<br />

consumazione per paura di essere tanati. Ma la vera<br />

forza della donna consiste nell’essere costantemente<br />

spettatrice di se stessa...<br />

60 ITA EVENTI


IN APPARENZA<br />

Attori di grande talento?<br />

O involontari illusionisti<br />

pur di non cedere ad una<br />

realtà troppo cruda e insostenibile?<br />

IL CIELO È DEGLI ANGELI<br />

Chi vuole essere felice farà<br />

di tutto per esserlo. Riuscendo<br />

persino a giustificare<br />

un calo della passione.<br />

Senza necessariamente<br />

attribuire a nessuno un<br />

tale evento.<br />

Una coppia di amici che<br />

si raccontano di quando<br />

furono innamorati pazzi<br />

l’uno dell’altra. Questo è<br />

un tramonto da non perdersi...<br />

IL TUO SORRISO<br />

La serenità è facile d’estate come è meravigliosa nel<br />

gelo dell’inverno. Il sorriso non deve subordinarla<br />

a nessun periodo della vita. Costante dovrebbe<br />

manifestarsi l’ottimismo nelle varie fasi della vita.<br />

Oggi dovrebbe essere obbligatorio.<br />

PERCHÉ NON MI PORTI CON TE<br />

La mutualità di un rapporto dovrebbe essere sufficiente<br />

a garantire una certa immunità dalla solitudine.<br />

Dalla noia e dal malessere. La qualità di ciò<br />

che diamo. Di come lo diamo, determina la nostra<br />

soddisfazione ed il nostro benessere organico e<br />

mentale.<br />

GESÙ<br />

Dal “non nominare il nome di Dio invano” al non<br />

nominarlo più ce ne corre...<br />

Eppure per chi trovasse il coraggio di ricercarLo, di<br />

benefici ne otterrebbe tanti...<br />

Il vero miracolo tra tutti... alla fine credo sia proprio<br />

avere fede.<br />

LA VOCE CHE TI DO<br />

Sulla mia pelle nessun segno. Nessuna traccia di<br />

inchiostro. Eppure credo di essere uno dei soggetti<br />

più tatuati del pianeta. Mi sono lasciato tatuare un<br />

po’ da tutti. Per motivi diversi. In svariate circostanze.<br />

Ma sempre con consapevole partecipazione.<br />

Aquile. Nomi. Facce. Date. Areoplani<br />

e tramonti. La vita passa e si<br />

deposita sulla pelle in forma indelebile<br />

e definitiva. E io la amo per<br />

questo!<br />

NEMICI MIEI<br />

Non ho mai posseduto una tessera di<br />

partito quindi non saprò mai cosa si<br />

prova a smarrirla. Una cosa che non<br />

vorrei mai perdere è la fiducia nella<br />

mia gente. Nella Piazza che non è lo<br />

Stadio. In una partita in cui si rischia<br />

di perdere qualcosa di diverso dallo<br />

scudetto. Mi sono sognato un pullman<br />

zeppo di anziani che venivano<br />

condotti dalla Trattoria al Seggio<br />

Elettorale: senza passare per il Via!<br />

Ma il gioco non era il Monopoli...<br />

62 ITA EVENTI


VI ASSOLVERETE MAI<br />

Quanti ne ho visti bruciarsi per un giudizio. Su<br />

Ponte Vittorio Emanuele II a Roma, qualcuno<br />

a bordo di una Lambretta nel 1968 mi gridò con<br />

esagerata soddisfazione: - “A froscio!!!”.<br />

Gli risposi, anch’io esagerando<br />

nella soddisfazione: “Potessi<br />

annà ‘nfroscia!!!”. Fui esaudito!!!<br />

Si sta bene a farsi i fatti propri. A<br />

comprendere e sostenere, caso mai,<br />

le battaglie altrui, senza distinzioni<br />

di sorta. E poi quei signori degli apostrofi<br />

chissà come ci saranno restati<br />

male quando hanno scoperto che<br />

quello su ponte Vittorio Emanuele II<br />

sarebbe diventato Renato Zero.<br />

ALLA TUA FESTA<br />

Festeggiarsi è necessario. È un diritto<br />

sacrosanto. Rallegrarsi di esserci.<br />

Di avere un peso. Una consistenza.<br />

Il fascino è di chi osa e magari abusa...<br />

Prendere tempo il più possibile.<br />

Sottrarlo alla noia. Al malessere. Ai<br />

menagrami. A tutti gli altri che non<br />

partecipano... le nostre condoglianze!<br />

RIVOLUZIONE<br />

....fatta e rifatta! Vissuta di faccia e di<br />

cuore. Mai banalmente o in forma ridotta.<br />

La Rivoluzione investe tutta un’esistenza.<br />

Le scelte. Le compagnie. Incidendo fortemente<br />

sull’esito del proprio futuro. La mia<br />

Rivoluzione ha paura di restare sola. Di<br />

non trovare nuove alleanze, ma facili compromessi<br />

o scorciatoie. A questo punto,<br />

con i miei precedenti amerei che i ragazzi<br />

di questo tempo avvertissero l’esigenza<br />

del cambiamento. A dire: “Sì! - c’è sempre<br />

tempo”.<br />

GLI ANNI MIEI RACCONTANO<br />

Né nasconderli né addomesticarli.<br />

Sono “i miei anni” gli devo tutto il rispetto<br />

e la gratitudine che si meritano.<br />

L’idea di una “replica” mi è sempre<br />

balenata. A chi non è successo? Rivivrei<br />

nello stesso tempo con le stesse<br />

modalità, ma spenderei più sguardi.<br />

Più abbracci e carezze. Ringrazierei di<br />

più mio padre e mia madre. Starei di<br />

più con gli amici. Ma soprattutto farei il<br />

possibile affinché non andassero via come troppe<br />

volte è accaduto! Bella la vita che se ne va... Bella la<br />

vita che ritorna!<br />

64 ITA EVENTI


enessere<br />

DR. “THE FACE”<br />

LIFTING:<br />

ANALISI<br />

INTROSPETTIVA<br />

Il volto, delle donne in particolare, è come<br />

un’ opera d’arte che non si dovrebbe<br />

modificare mai senza conoscere il progetto.<br />

di Antonio Distefano<br />

Il volto, delle donne in particolare, è come un’<br />

opera d’arte che non si dovrebbe modificare<br />

mai senza conoscere il progetto, l’idea dell’artista.<br />

Non dissimile è il lavoro del chirurgo plastico<br />

al quale parimenti si richiede non un cambiamento<br />

ma una correzione, un alleggerimento come fosse<br />

la pulizia e il restauro di un’opera d’arte di grande<br />

valore. Ogni volto ha una una struttura che il<br />

chirurgo deve osservare e analizzare molte volte per<br />

scegliere la tecnica più appropriata per un risultato<br />

consono alla sua forma e all’età della paziente.<br />

Ogni viso possiede uno scheletro, una muscolatura<br />

dalla quale d’impatto, istintivamente si riconosce<br />

non solo la sua storia ma anche la chiave corretta<br />

per poter intervenire efficacemente col massimo<br />

della naturalezza quasi da non indurre a fare, in chi<br />

ci osserva dopo l’intervento, la solita affermazione:<br />

“ Ha fatto qualcosa al viso, ha cambiato faccia”. In<br />

questo senso mi spaventa la leggerezza e la frettolosità<br />

con la quale alcune donne affidano la cura<br />

del proprio volto a coloro che possono sconvolgerne<br />

l’equilibrio dei lineamenti. Così come mi spaventano<br />

coloro che non solo pretendono di “cambiare”<br />

il proprio volto per essere più belli o seducenti ma<br />

che includono nell’intervento la risoluzione di disagi<br />

di altra origine. Un lifting non potrà mai convertire<br />

una persona timida ad una estroversa, una<br />

depressa ad una felice. Il lifting non determinerà<br />

un cambio radicale nella vita emozionale di una<br />

persona. Permetterà di amplificarne qualità , stati<br />

emotivi , passioni, istinti già presenti attraverso una<br />

maggiore autostima verso se stessi. Parimenti non<br />

illudiamoci di eliminare le borse di grasso sotto le<br />

palpebre o di far risalire il collo di 5 cm faticando<br />

3 ore in palestra tutti i giorni, non mangiando o<br />

rinunciando ad un sano calice di vino al giorno,<br />

Sopra: Dr. Antonio Distefano, Specialista in Chirurgia<br />

Plastica Ricostruttiva ed Estetica<br />

perché tutto questo non potrà lontanamente risanare<br />

gli inestetismi di un viso che ha perso tonicità<br />

e forma. Cosi come non bisogna illudersi che un<br />

sano lifting porterà indietro il tempo di 20 anni,<br />

riconquistando amori perduti, seminando cuori<br />

infranti o procurando avanzamenti di carriera perché<br />

questo parimenti non si verificherà. Il lifting<br />

è un atto d’amore solo verso se stessi. Una forma<br />

di rispetto, di relativismo dal quale si riparte per<br />

raggiungere un assoluto: il proprio Io. Un viaggio<br />

unico e meraviglioso che mai potrà avere eguali.<br />

L’imbarco verso un microcosmo dove chirurgo e<br />

paziente affronteranno insieme le gioie di una meta<br />

comune: l’approdo verso un macrocosmo nuovo.<br />

Non il perseguimento di una bellezza perfetta o<br />

idealizzata. La bellezza non sempre è sinonimo di<br />

perfezione perche la stessa è camaleontica ed evolutiva.<br />

La bellezza è anche imperfezione, valore che<br />

rende unico il volto di ogni persona, che amplificherà<br />

e che gli darà un valore aggiunto. E’erroneo<br />

ritenere che tutte le donne si sottopongano ad un<br />

lifting per frivolezza o per narcisismo. E’ plausibile<br />

che lo facciano anche per disagi della propria vita<br />

di relazione o per un istinto ancora vivo che reclama<br />

diverse necessità di conferma che famiglia e lavoro<br />

hanno intorpidito. Bisogni di concedersi degli<br />

spazi di “ sano egoismo”. Cosa certa e di diversa<br />

origine è invece la difficoltà di saper invecchiare serenamente,<br />

indipendentemente da altri fattori. Presuppone<br />

sacrifici e molta volontà. Invecchiare male<br />

è tipico di moltissime persone; invecchiare al meglio<br />

non è impossibile ed è la richiesta sempre più<br />

crescente ma che non deve essere una missione ob-<br />

66 ITA EVENTI


ligatoria e maniacale dal momento che i chirurghi<br />

possono fare molto ma non certamente miracoli.<br />

Ciò che personalmente mi impaurisce non è la tecnicità<br />

dell’intervento, la difficoltà della correzione<br />

ma “ l’angolo buio” che può celarsi dietro gli occhi<br />

delle pazienti. Un buon risultato sarà fallimentare<br />

se dietro ad esso si celerà una persona ombrosa<br />

, se la luce nei suoi occhi sarà spenta. Si può avere<br />

la stessa luce negli occhi a sessanta e settant’anni<br />

come a venti continuando a essere curiosi di ogni<br />

nuovo giorno perché a partire da una certa età il<br />

passato e il futuro sono solo desideri che non devono<br />

diventare una meta forzata. Volti stanchi e spesso<br />

timorosi che, nei colloqui con il chirurgo, non<br />

sono espressione di incertezze o di indecisioni della<br />

ferma volontà di invecchiare bene ma testimonial<br />

anche di paure come quella di non riconoscersi<br />

dopo l’intervento. Tengo a precisare che un moderno<br />

e corretto lifting vettoriale non può modificare<br />

nessun lineamento e che la paura è probabilmente<br />

legata alla abitudine della propria immagine che<br />

l’occhio ha scolpito dentro la nostra mente dalla<br />

quale non ci si vuole distaccare, inducendo nella<br />

paziente la falsa idea di una modifica e non di una<br />

correzione. Assuefarsi per troppi anni ad un viso<br />

appesantito, dove non si riconosce più il confine fra<br />

il contorno mandibolare e il collo, dove le guance<br />

si presentano incavate per il rilassamento dei muscoli<br />

mimici che si adagiano e si ripiegano nelle<br />

depressioni ossee dello scheletro facciale, fa perdere<br />

aderenza a ciò che allo specchio la paziente da una<br />

parte vede e riconosce come self ma che dall’ altra<br />

parte si scontra o con il desiderio di migliorare correggendone<br />

la pesantezza o con la non accettazione<br />

del tempo che passa (disconoscimento del proprio<br />

self ). Tutte ferite che offuscano la mente e che ogni<br />

chirurgo deve saper cucire lasciando nessun segno<br />

visibile possibile. Artista di un involucro saldamente<br />

legato ad un contenuto sano che non perderà la<br />

sua compattezza al minimo bradisismo, lontano<br />

da quella protezione che io medico chirurgo non<br />

potrò garantire quando, alla fine del viaggio, dovrò<br />

lasciare ogni paziente alla propria vita, alla curiosità<br />

di percepire ciò che dentro il proprio Sé dovrà<br />

ricominciare a vivere e a strutturare secondo livelli<br />

“altri” da quelli vissuti nel nostro viaggio. Livelli<br />

superiori che vigileranno per una vita inter relazionale<br />

più alta dove l’insicurezza per un addome non<br />

perfetto o un seno non conico verranno travolti da<br />

sovrastrutture che disintegreranno qualsiasi interferenza<br />

di uno specchio meno impietoso che non<br />

proietterà più quotidiani confronti obbligati. Il lifting<br />

come iter personalizzato che va oltre la pura<br />

correzione dell’eccesso muscolo-cutaneo, di un’ovale<br />

perduto o di un collo cadente e ondeggiante<br />

per agire più profondamente intervenendo su una<br />

migliore percezione dell’Io corporeo globale quasi<br />

a volersi liberare di una forma non più riconosciuta<br />

come “self “ ma che vuole intercettare una nuova<br />

essenza di sé.<br />

www.antoniodistefano.it<br />

ITA EVENTI 67


notes<br />

ESET PARENTAL CONTROL<br />

PER ANDROID,<br />

L’APP A MISURA DI BAMBINO<br />

I genitori possono aiutare i propri figli a esplorare Internet in modo sicuro. di Bruno Quiriconi<br />

Per i genitori è molto importante poter contare<br />

su uno strumento in grado di gestire<br />

ciò che fanno i propri figli sui loro tablet<br />

e smartphone. Un sondaggio richiesto da ESET<br />

mostra che l’88% dei genitori è preoccupato dei<br />

contenuti online a cui possono accedere i propri<br />

figli. Dal sondaggio emerge inoltre che l’81% dei<br />

genitori si dicono turbati dall’idea che i propri figli<br />

possano visitare pagine web inappropriate; il 71%<br />

è preoccupato che i propri ragazzi possano inviare<br />

informazioni personali a degli sconosciuti; mentre<br />

il 61% ha sottolineato l’eccessivo tempo che trascorrono<br />

sui dispositivi. Il sondaggio ha però rilevato<br />

che, nonostante i timori dei genitori, soltanto<br />

pochi di loro hanno installato un app di parental<br />

control che gli permette di gestire le esperienze<br />

online dei propri figli. Per accedere a Internet, i<br />

bambini stanno velocemente passando dall’utilizzo<br />

dei PC a quello dei dispositivi mobile. Le statistiche<br />

mostrano che Facebook da solo vanta un<br />

miliardo di utenti attivi al mese che si connettono<br />

attraverso i dispositivi mobile. E tra i bambini, la<br />

piattaforma mobile più utilizzata è Android: secondo<br />

le previsioni, ci saranno oltre un miliardo<br />

di dispositivi Android nel 2017 e questi, anche<br />

grazie ai costi contenuti, vengono preferiti dai più<br />

giovani rispetto ad altri prodotti. L’app ESET Parental<br />

Control per Android difende i bambini che<br />

usano i dispositivi mobile garantendo loro un’eccellente<br />

protezione e una sana esperienza online,<br />

senza limitare le prestazioni. Si tratta di un sistema<br />

di protezione per la famiglia a misura di bambino<br />

che permette ai genitori di creare un rapporto basato<br />

sul rispetto con i propri figli che utilizzano i<br />

loro smartphone o tablet. Progettato per aiutare<br />

i genitori a proteggere i propri figli dalle minacce<br />

di Internet e dalle pagine web inappropriate, l’app<br />

vanta tantissime funzionalità per la protezione dei<br />

bambini e un’interfaccia grafica davvero intuitiva.<br />

ESET Parental Control per Android è disponibile<br />

su Google Play Store, sul portale my.eset.com o attraverso<br />

i partner ESET.<br />

FUTURE TIME è il distributore esclusivo dei prodotti<br />

ESET per l’Italia, nonché suo partner tecnologico.<br />

Fondata a Roma nel 2001, Future Time nasce<br />

dalla sinergia di due preesistenti aziende attive da<br />

anni nel campo della sicurezza informatica. Future<br />

Time, con Paolo Monti e Luca Sambucci, fa parte<br />

della WildList Organization International, ente no<br />

profit a livello mondiale composto da esperti e<br />

aziende antivirus che hanno il compito di riportare<br />

mensilmente tipologia e e numero dei virus diffusi<br />

in ogni Paese. Per maggiori info: www.eset.it<br />

68 ITA EVENTI


PROVA SUBITO ATTRAVERSO IL QR CODE<br />

ESET, fondata nel 1992, è uno dei fornitori globali<br />

di software per la sicurezza informatica di pubbliche<br />

amministrazioni, aziende e utenti privati.<br />

Il software ESET NOD32 Antivirus fornisce una<br />

protezione in tempo reale da virus, worm, spyware<br />

e altri pericoli, conosciuti e non, offrendo il più<br />

elevato livello di protezione disponibile alla massima<br />

velocità e con il minimo impiego di risorse di<br />

sistema. NOD32 è l’antivirus che ha vinto il maggior<br />

numero di certificazioni Virus Bulletin 100% e<br />

dal 1998 non ha mai mancato l’individuazione di<br />

un virus ItW (in fase di diffusione). ESET NOD32<br />

Antivirus, ESET Smart Security e ESET Cybersecurity<br />

per Mac rappresentano le soluzioni per la sicurezza<br />

informatica più raccomandate a livello mondiale,<br />

avendo ottenuto la fiducia di oltre 100 milioni<br />

di utenti. L’azienda è presente in 180 Paesi. Per<br />

quattro anni di seguito ESET è stata inclusa fra le<br />

aziende Technology Fast 500 EMEA da Deloitte e<br />

per dieci anni consecutivi fra le aziende Technology<br />

Fast 50 Central Europe.<br />

Per maggiori info: www.eset.it<br />

Le funzionalità includono:<br />

Controllo delle applicazioni: blocca i contenuti in<br />

base all’età del bambino.<br />

Gestione del tempo: permette ai genitori di limitare<br />

il tempo che il proprio figlio può trascorrere<br />

a giocare o a utilizzare altre app, persino quando il<br />

bambino è fuori casa.<br />

- Controllo Web: l’app blocca automaticamente<br />

delle categorie predefinite di siti web, come quelle<br />

che presentano contenuti offensivi o per soli adulti,<br />

in base all’età del bambino. Possono essere aggiunte<br />

ulteriori categorie o specifici siti web.<br />

- Posizione figlio: consente ai genitori di richiedere<br />

in qualsiasi momento l’attuale posizione del dispositivo<br />

del figlio.<br />

- Messaggio del genitore: un SMS inviato da determinati<br />

numeri del genitore bloccherà lo schermo<br />

del telefono del figlio fin quando non verrà premuto<br />

un pulsante di conferma dal figlio stesso.<br />

- Rapporti per i genitori: rapporti dettagliati<br />

sull’utilizzo delle app e sulle pagine web visitate.<br />

- I rapporti possono essere visualizzati in qualsiasi<br />

momento utilizzando l’app in modalità genitore; o<br />

attraverso my.eset.com o possono essere inviati periodicamente<br />

agli indirizzi email dei genitori.<br />

- L’app contiene un’opzione aggiuntiva che consente<br />

ai figli di chiedere ai propri genitori speciali<br />

permessi per accedere a determinate app o a particolari<br />

contenuti web, o la possibilità di aumentare<br />

il tempo per il gioco o la navigazione web.<br />

ITA EVENTI 69


sapori<br />

I FIORI DELL’ATELIER DEI SAPORI<br />

Collocata nel cuore di Milano, la sede dell’associazione Atelier dei Sapori offre un modo<br />

diverso e originale per passare alcune ore all’insegna della cultura gastronomica, accuditi dalle<br />

tre maestre di cucina: Paola, Patrizia e Cristina.<br />

Si sceglie il tema della lezione, si cucina assieme,<br />

si discute appassionatamente tra teoria e<br />

pratica, appagando non solo il gusto ma anche<br />

vista, olfatto, tatto e udito. Ampia la scelta delle<br />

proposte dell’Atelier dei sapori: serate gastronomiche<br />

(anche in lingua inglese, francese, tedesco),<br />

corsi individuali o per piccoli gruppi, eventi privati<br />

(addio al nubilato, compleanni, anniversari, battesimi,<br />

team building aziendali, bambini e ragazzi).<br />

Dulcis in fundo, la lezione può diventare un’idea<br />

regalo. Vi presentiamo due ricette a base di fiori:<br />

non tutti sono commestibili e quelli che lo sono<br />

non devono essere stati trattati con agenti chimici.<br />

Sono commestibili i crisantemi giapponesi, i fiori<br />

di zucca, il garofano, il gelsomino, il geranio, il<br />

sambuco, l’iris, il girasole, la margherita, le dalie,<br />

le petunie, le viole, le violette, le rose, la boraggine,<br />

la camomilla, il glicine, la malva, il dente di leone,<br />

i piccolissimi fiori delle erbe aromatiche, i fiori<br />

di alcuni alberi come l’arancio e il pesco. Noi li abbiamo<br />

usati con la nostra fantasia realizzando cibi<br />

buonissimi e belli da vedere.<br />

www.atelierdeisapori.it<br />

Facebook: AtelierDeiSaporiMilano<br />

Twitter: atelier_sapori<br />

72 ITA EVENTI


Risotto vestito<br />

di rosa canina<br />

INGREDIENTI<br />

250g di riso Carnaroli<br />

½ cipolla<br />

100g di burro<br />

10 fiori di zucca<br />

6 rose canine<br />

100g di parmigiano<br />

brodo vegetale<br />

vino bianco<br />

Per la salsa:<br />

2 bustine di zafferano<br />

brodo vegetale<br />

maizena<br />

sale e pepe<br />

PREPARAZIONE<br />

Tostate la cipolla tritata con il riso e i fiori di zucca<br />

Bagnate con il vino e fate evaporare.<br />

Unite gradualmente il brodo mescolando e portate<br />

a cottura. Trascorsi 18-20 minuti allontanate<br />

la pentola dal fuoco e mantecate con il burro, il<br />

parmigiano e i petali tritati di due rose.<br />

Con le rimanenti rosa foderate degli stampini, riempite<br />

con il riso e girateli su un piatto. Servite<br />

con la salsa di zafferano.<br />

Tartufini al formaggio in fiore<br />

INGREDIENTI<br />

200 g di formaggio tipo philadelphia<br />

300 g di formaggio tipo caprino<br />

50 g di nocciole tritate<br />

buccia grattugiata di limone<br />

sale, pepe<br />

piccoli fiori o petali di fiori commestibili<br />

PREPARAZIONE<br />

Amalgamare gli ingredienti e regolare di sale e<br />

pepe.<br />

Con le mani formare delle palline grandi come<br />

una noce.<br />

Disporle su di un piatto adeguato e guarnire<br />

ogni pallina con petali o piccoli fiori di colori<br />

diversi.<br />

Esempi di fiori commestibili adatti alla ricetta:<br />

garofanini, gelsomini, gerani, iris, petali di girasole,<br />

margheritine, dalie, petunie, violette, roselline<br />

o petali, borraggine, camomilla, glicine,<br />

malva, dente di leone, piccolissimi fiori delle erbe<br />

aromatiche, fiori d’arancio e di pesco.<br />

ITA EVENTI 73


sapori<br />

MANGIA<br />

SMART<br />

Maria Papavasileiou, dietologa e star del web, da anni svolge la sua attività di nutrizionista.<br />

Una dieta così golosa che non viene voglia di trasgredire. di Andrea Thomas<br />

Vi proponiamo un estratto dal suo nuovo libro<br />

Mangia Smart, edito per Mondadori.<br />

Ogni giorno posta le foto dei piatti che ha preparato<br />

sulla sua pagina Facebook: le sue ricette sono<br />

condivise, commentate e riproposte in diverse<br />

varianti da tutte le sue fan (è seguita da oltre 800<br />

mila persone). La dottoressa Maria Papavasileiou è<br />

laureata in Dietologia e Nutrizione umana all’università<br />

ATEI di Salonicco; dopo un ciclo di studi in<br />

biologia molecolare alla Staffordshire University si<br />

è trasferita a Milano, dove attualmente lavora come<br />

nutrizionista. Il suo sito ufficiale è www.dieta-personalizzata.it<br />

. Vi proponiamo un estratto dal suo<br />

nuovo libro Mangia Smart, edito per Mondadori.<br />

Il mio metodo nutrizionale si basa sulle ricette che<br />

fornisco sempre ai miei pazienti. Le preparazioni<br />

che consiglio sono sane e gustose, e rendono la<br />

“dieta” molto più piacevole da seguire. In questo<br />

libro troverete una selezione delle mie ricette, suddivise<br />

in “salate” e “dolci”, più una sezione dedicata<br />

specificamente a chi soffre di particolari disturbi<br />

gastrointestinali. Inoltre vi fornirò suggerimenti<br />

su come cuocere i cibi per conservare al meglio le<br />

loro proprietà organolettiche e su come utilizzare<br />

le spezie al posto del sale e di altri condimenti che<br />

fanno ingrassare. Le quantità dipendono dallo stile<br />

di vita e dal fabbisogno giornaliero di ciascuno,<br />

quindi cambiano da persona a persona. Vi consiglio<br />

però di rispettare la regola dei cinque pasti al<br />

giorno: colazione, pranzo, cena e due spuntini, uno<br />

a metà mattina e uno a metà pomeriggio. Per rimanere<br />

in forma è fondamentale cominciare dalla prima<br />

colazione. Non va mai saltata, perché altrimenti<br />

il metabolismo rallenta: chi lo fa d’abitudine tende<br />

infatti a essere in sovrappeso. In generale, è da<br />

preferirsi una colazione ricca di fibre, minerali e vitamine,<br />

utili per affrontare la giornata. Questi elementi<br />

li trovate in alimenti come i cereali integrali,<br />

la frutta, lo yogurt e il latte di soia. Ricordate che a<br />

tavola non è importante solo la qualità, ma anche la<br />

varietà: alternate frutta fresca e secca, fette e cereali,<br />

e per i più golosi anche pancakes e cookies fatti<br />

in casa con ingredienti genuini. Per fare il pieno di<br />

energie, preparatevi in più una bella spremuta o un<br />

centrifugato. Mangiare cereali integrali a colazione<br />

è molto importante, perché forniscono una riserva<br />

di energia che dura a lungo: il rilascio di glucosio,<br />

infatti, è più lento e quindi il senso di sazietà prolungato.<br />

Al contrario, gli zuccheri semplici di una<br />

normale brioche vengono assorbiti rapidamente,<br />

causando presto un calo energetico. Insomma, la<br />

fame arriva prima. Avena, crusca e cereali integrali<br />

in generale sono inoltre ricchi di vitamina B, alleata<br />

della concentrazione e del buonumore.<br />

74 ITA EVENTI


Produzione<br />

e commercializzazione<br />

del Limone<br />

di Sorrento I.G.P.<br />

Via Pantanello, II Trav DX - Zona Industriale - 04022 Fondi (LT)<br />

tel. 0771 531807 - www.la-costiera.com -<br />

F.LLI VINACCIA S.r.l.


Un vero e proprio investimento, che vi farà sentire<br />

in forma e sorridenti per tutta la giornata! Per il<br />

pranzo e la cena, potete sperimentare le ricette salate<br />

che trovate nella prima parte del libro. Si tratta di<br />

piatti unici, che contengono tutti i nutrienti di cui il<br />

corpo necessita per affrontare al meglio la giornata.<br />

Anche se siete sempre di fretta, cercate di non saltare<br />

mai i pasti. È buona norma spezzare il digiuno<br />

a metà mattina e a metà pomeriggio con uno spuntino.<br />

La frutta secca è un’ottima soluzione. Oppure<br />

concedetevi una porzione dei dolci che trovate nella<br />

seconda sezione del libro. Sì, avete capito bene: dolci!<br />

Perché un modo per continuare a godersi il più<br />

gustoso dei peccati c’è: basta prepararli con ingredienti<br />

freschi e non raffinati, che non fanno ingrassare<br />

e sono ricchi di proprietà nutritive. Innazitutto,<br />

usate farine integrali al posto di quelle bianche,<br />

che favoriscono l’accumulo di grassi. E zucchero di<br />

canna anziché il normale zucchero raffinato: non<br />

solo rende i dolci più leggeri ma è anche ricco di sali<br />

minerali e vitamine. Altri ingredienti da preferire<br />

sono la panna e il latte di origine vegetale, come ad<br />

esempio quelli di mandorle, riso o soia: non contengono<br />

colesterolo, sono ricchi di proteine che<br />

fanno bene al cuore e sono un concentrato di vitamina<br />

B, la principale fonte del buonumore. Ovviamente<br />

non bisogna esagerare: i dolci che consiglio<br />

nelle mie ricette sono ottimi per la prima colazione,<br />

come spuntini di metà mattina o pomeriggio e<br />

come dessert ma, se state cercando di perdere peso,<br />

è meglio evitarli dopo pranzo e cena. Se proprio<br />

non potete fare a meno di un po’ di dolcezza a fine<br />

pasto, optate piuttosto per un sorbetto di sola frutta.<br />

La mia guida si chiude con una sezione dedicata<br />

a chi soffre di particolari patologie gastrointestinali,<br />

come gonfiore addominale e colon irritabile. In<br />

questa parte troverete un’introduzione ai disturbi<br />

più comuni, causati molto spesso dallo stress e da<br />

uno stile di vita scorretto. Le ricette che consiglio<br />

sono facili e gustose e, pur non sostituendo una terapia<br />

mirata, permettono di contrastare i sintomi<br />

più diffusi. Ricordate, non esistono cibi «proibiti»:<br />

quello che conta è un’alimentazione equilibrata,<br />

sana, accompagnata da molta attività fisica. Non<br />

mi stancherò mai di ripetere che una dieta bilanciata<br />

e uno stile di vita corretto ci permettono di<br />

rimanere in forma senza fatica, di perdere peso naturalmente<br />

oltre a prevenire il rischio di malattie.<br />

Mangiare correttamente non significa rinunciare<br />

ai piaceri della tavola: come imparerete leggendo<br />

questo libro, basta saper scegliere gli alimenti giusti<br />

e aggiungere un pizzico di creatività per preparare<br />

piatti sani, deliziosi e golosissimi. Così golosi che<br />

non avrete più voglia di tuffarvi nel cibo spazzatura!<br />

76 ITA EVENTI


libri<br />

Un piccolo aspide dalle guance morbide come quelle<br />

di un bebè, nascosto nella tasca di una giacca; le<br />

rane, le salamandre e i tritoni di un fiume salvati dalla<br />

morte; una sacra famiglia di cani randagi osservati<br />

con stupore affettuoso da un convinto gattofilo. Una<br />

tenia sbarazzina come la Lolita di Nabokov, una<br />

mantide religiosa socievole e ubriacona, e anche<br />

un gruppo di Narcisi che parlano e cantano l’antica<br />

lingua ebrea del Nord Africa, un accampamento di<br />

Iris-guerrieri di un’audacia e di una bellezza terrificanti.<br />

Questi sono solo alcuni degli eroi che popolano<br />

il Marocco magico di Umberto Pasti, raccontato con<br />

la libertà e la grazia di un poeta. Limpidi e delicati i<br />

disegni di Pierre Le-Tan che illustrano le nove storie<br />

che compongono il libro. L’autore sa umanizzare gli<br />

animali di ogni specie, rispettandone al tempo stesso<br />

la misteriosa estraneità; è un libro che spiega la<br />

filosofia attraverso il mondo degli animali. Umberto<br />

Pasti, autore originario milanese, appassionato di<br />

botanica ma, soprattutto, della natura del medio<br />

oriente. Da Milano a Tangeri si è imbattuto nella<br />

seducente e incredibile natura del Marocco dove<br />

ha deciso di stabilirsi. Nel racconto che apre il libro,<br />

“Carolina amore mio”, un ragazzo adolescente cerca<br />

di fare amicizia con Carolina, una coronella austriaca<br />

(un serpentello) che ha comprato di nascosto in un<br />

negozio di animali. Il mondo però glielo impedisce: ”Le giornate erano molto difficili: eravamo come amanti<br />

clandestini pieni di desiderio, e privi di un luogo per realizzarlo. Mai, prima, mi ero reso conto di quanto l’uomo<br />

possa essere nemico della felicità dell’uomo”. Nelle sue storie ricorre lo sguardo degli animali che rimanda ad<br />

un mondo migliore e la sensazione dell’uomo di venir escluso. La luna di miele è, però, breve: è costretto a<br />

separarsi dalla sua amata liberandola in un bosco dove, “bella come un drago” e “ebbra di libertà”, Carolina<br />

scompare tra le foglie. Il dolore del ragazzo è grande: “Il mondo in cui mi aveva abbandonato era troppo ingiusto.<br />

Un giorno avrei fatto come lei, me ne sarei andato”. È difficile riuscire a rimanere in sintonia con le altre<br />

specie viventi; dividerci è la nostra sorte e spesso ci risulta incomprensibile. Tuttavia stare con gli animali e in<br />

mezzo alla natura è importante soprattutto per i bambini: può dare un senso a noi e agli altri e può insegnarci<br />

a percepire l’armonia con quello che ci circonda. (E. B.)<br />

Il sottotitolo sintetizza l’esprit dell’opera: “come un élite ha preso un continente<br />

e come possiamo riprendercelo”. Un tema attuale e molto sentito: una guerra<br />

sotterranea per l’integrità e i valori dell’Unione Europea, un Governo europeo<br />

troppo burocratico, distante e troppo concentrato su banche e dogmi sull’economia.<br />

Yanis Varoufakis sostiene che non è vero che “non vi è alternativa”.<br />

Eppure dopo otto anni di crisi finanziaria l’Europa è stremata dall’austerità e<br />

dalle disuguaglianze tra i paesi più ricchi e quelli più periferici. La democrazia<br />

nazionale è - di fatto – esautorata a livello locale. L’Euro, la moneta unica, è<br />

sempre di più sul banco degli imputati. Il libro individua nelle élite europee i<br />

protagonisti dello sfruttamento della crisi economica per imporre politiche per<br />

i loro interessi. Secondo gli autori la soluzione per uscire dalla crisi non passa<br />

né da una maggior integrazione né per l’uscita dalla moneta unica. L’unica soluzione<br />

è l’apertura di un conflitto tra periferia e centro che parta dalla disubbidienza<br />

ai memorandum della “troika” per delineare un’espilicta alternativa<br />

all’attuale assetto istituzionale dell’unione monetaria. Il libro, già pubblicato in<br />

Gran Bretagna, ha riscosso il vivo interesse del pubblico inglese. (G.B.)<br />

78 ITA EVENTI


Luca, figlio italiano di Audrey Hepburn, nato dal matrimonio con lo psichiatra<br />

Andrea Dotti poco dopo l’allontanamento dalle scene di Hollywood, racconta<br />

una mamma diversa dalla sua immagine pubblica. Una donna presente<br />

nella famiglia e inaspettatamente bravissima cuoca. Oltre alle numerose<br />

ricette presenti nel volume, Dotti descrive i ricordi e gli aneddoti illustrando<br />

appunti, fotografie in gran parte inediti. L’incipit del libro è questo: “Non<br />

ho mai conosciuto Audrey Hepburn”, a significare il distacco siderale tra<br />

l’attrice di fama internazionale e la mamma descritta dal figlio. E se qualcuno<br />

ha ancora dubbi in merito un’altra frase nel libro mette un punto e a capo:<br />

“Alcuni possono pensare che rinunciare alla mia carriera sia stato un grande<br />

sacrificio fatto per la mia famiglia, ma non è per niente così. È la cosa che più<br />

desideravo fare”. (A.T.)<br />

“Sono cresciuta con la regola del niente. Niente giocattoli. Niente bambole.<br />

Niente regali. Niente ricorrenze. Niente di niente”. È così che può iniziare<br />

una vita, in fuga da una stanza senza quadri alle pareti, da una casa senza<br />

dolcezza, senza amore, senza infanzia. E allora la voglia di libertà diventa<br />

più forte di tutto, più forte del ricatto e di qualsiasi convenzione. Così cominciano<br />

le bravate di chi è costretto a rompere le regole con l’esagerazione, gli<br />

anni del terzetto Loredana, Mimì (Mia Martini, sorella di Loredana, ndr) e Renato<br />

Zero in perenne scorribanda per Roma, in fuga dagli alberghi, calandosi<br />

dalla finestra con le lenzuola annodate perché i soldi per pagare il conto<br />

non c’erano. Finché arriveranno, inaspettati, i primi successi, “Sei bellissima” e<br />

“Non sono una signora”, gli incontri straordinari, l’America di Andy Warhol e<br />

ritorno. Il grande amore per un bel tennista svedese e il disastro di un altro sogno<br />

infranto. Sempre in guerra, sempre in cerca di altri voli. Ma quale musica<br />

leggera! Il palco più difficile è quello di Sanremo, nel 1997, quando Loredana<br />

salirà per cantare “Luna”, per urlare all’Italia dei canone-paganti la rabbia e il<br />

dolore per la morte di Mimì, la sorella maggiore che aveva cercato di proteggerla<br />

dall’inferno dell’infanzia e che nessuno era stato in grado di proteggere<br />

dalla vita. Sono gli anni del buio, della solitudine che fa più paura, del dolore<br />

che spezza il fiato. Se la vita non ha fatto sconti a Loredana, lei non fa sconti<br />

in questo racconto, in cui restituisce tutta la brutalità e l’esuberanza della sua<br />

vita in perenne ribellione, sempre in bilico tra la tragedia e la farsa. (G.B)<br />

Dobbiamo ringraziare Galfard per farci comprendere le più bizzarre e incredibili<br />

verità della scienza toccando temi trascendenti come l’esistenza di Dio.<br />

Domande che tutti noi ci siamo posti almeno una volta: dubbi amletici sull’inizio<br />

del tempo. Un modo nuovo e intrigante di divulgare, raccontando storie.<br />

L’autore vi farà volare per tutto il libro sulla superficie del Sole, nei meandri di<br />

una galassia, fin dentro un buco nero, dove tutto si confonde, tempo, spazio,<br />

materia e energia. Nell’ipotetico viaggio il lettore si confronta con temi che<br />

fanno della fisica una delle discipline più stupefacenti e popolari nelle librerie:<br />

dalla meccanica quantistica, alla relatività generale alla teoria delle stringhe.<br />

Christophe Galfard ha collaborato con Stephen Hawking allo studio del cosiddetto<br />

paradosso dell’informazione del buco nero. È stato, tra l’altro, autore<br />

di uno spettacolo originale in 3D sull’universo, che si è tenuto alla Défense di<br />

Parigi, alla presenza di oltre 60.000 persone. (B.Q.)<br />

ITA EVENTI 79


libri<br />

IL PERFETTO EQUILIBRIO<br />

TRA MUSICA CLASSICA E ROCK<br />

Si intitola Beethoven e la ragazza coi capelli blu, edito da Mondadori, il nuovo libro di Matthieu<br />

Mantanus. L’autore costruisce un canovaccio nel quale un giovane artista rock viene sedotto da<br />

una ragazza che suona il contrabbasso, innamorata della musica classica. di Guido Biondi<br />

L’<br />

obiettivo non dichiarato è quello di calamitare<br />

qualche lettore pop e rock nel “salotto<br />

buono” della musica classica. In realtà<br />

Mantanus vuole abbattere la leggenda della torre<br />

d’avorio che da sempre circonda la musica colta in<br />

favore di una divulgazione sposata perfettamente<br />

con la formula romanzo. Un libro apparentemente<br />

leggero, nell’accezione migliore, con una storia<br />

avvincente e l’ombra<br />

della scintilla dell’amore.<br />

I protagonisti sono<br />

un cantante rock – di<br />

origini di buona famiglia<br />

aristocratica – e una<br />

contrabbassista di estrazione<br />

classica (coi capelli<br />

blu), turnista per gruppi<br />

rock. La scena cruciale<br />

si trova nelle pagine iniziali,<br />

quando la ragazza,<br />

da poco entrata nel<br />

gruppo per sostituire un<br />

componente, esce dallo<br />

studio di registrazione<br />

per rilassarsi su una<br />

collina della campagna<br />

toscana. La raggiunge il<br />

leader del gruppo: complice<br />

un aneddoto sulla<br />

vita di Beethoven, tra i<br />

due inizia una conversazione<br />

non ordinaria destinata<br />

ad abbattere ogni<br />

steccato tra i due mondi<br />

musicali. Il leader del<br />

gruppo metterà a frutto<br />

tutto ciò che ha imparato attraverso i racconti<br />

dettagliati e appassionati della bassista: Schubert,<br />

Schumann, Horowitz, Debussy e tanti altri. Per<br />

ciascuno dei compositori si narra vita privata, i loro<br />

successi cercando di contestualizzare le loro opere<br />

nel loro tempo, analizzando la società di allora. Il<br />

frutto di questo strano connubio porterà entrambi<br />

i protagonisti a rivoluzionare se stessi. Il finale non<br />

ci è concesso di svelarlo ma è tutto fuorché banale.<br />

Una delle caratteristiche di questo divertente ed<br />

interessante libro, grazie al talento riconosciuto di<br />

Mantanus di “divulgare senza annoiare”, è la possibilità<br />

– anche attraverso la playlist presente sul sito<br />

dell’autore – di ascoltare e, progressivamente, conoscere<br />

realtà altrimenti sconosciute per ogni amante<br />

della musica rock. Ci<br />

si ritrova, senza neanche<br />

accorgersene, a studiare<br />

la Sagra della primavera,<br />

a cercare un quadro<br />

di Monet, a discettare di<br />

Stravinskij sino a rivalutare<br />

il Concerto grosso<br />

dei New Trolls e Andrew<br />

Lloyd Webber, l’autore<br />

di Jesus Christ Superstar.<br />

Mantanus, Direttore<br />

d’orchestra e pianista<br />

di origine svizzero-belga,<br />

è stato assistente di Lorin<br />

Maazel. Come narratore<br />

ha pubblicato per Feltrinelli<br />

Una giornata eroica,<br />

un libro destinato ai<br />

più piccoli. Molti l’hanno<br />

conosciuto attraverso<br />

la sua partecipazione<br />

a Che tempo che fa, condotto<br />

da Fabio Fazio,<br />

scoprendone le indubbie<br />

doti di divulgatore, quasi<br />

un Piero Angela Jr. della<br />

musica classica. L’abbiamo<br />

intervistato in occasione della presentazione<br />

del suo nuovo libro. “È lo scopo per il quale ho scritto<br />

e strutturato il libro: far conoscere la musica classica<br />

in una dimensione piacevole”, racconta Mantanus,<br />

“è il mondo dal quale provengo ma ho sempre<br />

amato parallelamente anche la musica rock, i Queen<br />

in particolare”.<br />

80 ITA EVENTI


Una delle tematiche principali del suo libro<br />

è portare la musica classica nell’arena dei linguaggi<br />

contemporanei.<br />

Il mondo nel quale viviamo ha una tale vastità di<br />

cultura, soprattutto come accesso alle informazioni,<br />

mai visto prima. Nelle generazioni che io<br />

chiamo social-mediatiche vedo una disponibilità<br />

e un interesse a tutto quello che è nuovo ed intrigante.<br />

È una cosa che dovremmo interiorizzare: ci<br />

rivolgiamo a un pubblico diverso con una cultura,<br />

un linguaggio e una sensibilità cambiata completamente<br />

negli ultimi vent’anni. L’approccio con<br />

la musica è stato rivoluzionato: è tutto molto più<br />

rapido e visivo. Diverso non significa peggiorato.<br />

Uno dei più grandi errori è considerare la musica<br />

classica come un genere tra gli altri. La classica è<br />

– in realtà – il tronco comune di tutto quello che<br />

l’umanità ha prodotto di musica negli ultimi duemila<br />

anni. Non ha senso dire che “io faccio musica<br />

classica”. E non ha senso ghettizzare i diversi generi<br />

musicali. Mai come oggi vi è un totale incrocio fra<br />

i diversi stili musicali. Noi consideriamo la storia<br />

musicale come un filo: stile barocco, classico etc.<br />

Io preferisco vederlo come un albero: noi stiamo<br />

crescendo, accumulando musica, sensibilità, esperienze<br />

e tutto questo – alla fine – è il nostro albero.<br />

Anche chi non ascolta musica classica ha al suo<br />

interno – poiché vive in questo mondo – questo<br />

seme. Si può fare un parallelo con i miti greci:<br />

anche se non li conosci bene la tua civiltà è stata<br />

costruita su questi elementi. Bisogna vedere oggi<br />

quello che definiamo musica classica in quest’ottica:<br />

un patrimonio che deve vivere insieme al contemporaneo.<br />

Il panorama rock vive spesso di contaminazioni:<br />

dalle incursioni di Sting nella musica classica<br />

all’ultimo album di Bowie con musicisti di<br />

free-jazz. Il romanzo cerca di far incuriosire il<br />

lettore attraverso le contaminazioni reciproche<br />

dei due protagonisti.<br />

Io ho una formazione tipica della musica classica:<br />

ho studiato al Conservatorio, ho imparato uno<br />

strumento etc. Significa che ho “subito” – lo dico<br />

tra virgolette – l’incanalamento sociale di questo<br />

tipo di formazione. Visto che consideriamo la classica<br />

come un genere io sono stato “inserito” nel genere<br />

classico. Ovviamente è impossibile fare astrazione<br />

del resto del mondo: ero un grande fan dei<br />

Queen, dei Pink Floyd, dei R.e.m.; oggi è un po’<br />

archeologia del rock (ride, n.d.r.). La musica rock<br />

l’ho vissuta un po’ in sordina durante l’adolescenza<br />

perché non sapevo come avrebbe reagito l’ambiente<br />

che frequentavo, forse non benissimo.<br />

82 ITA EVENTI


Come vede questi due mondi tra vent’anni? Ancora<br />

separati o contaminati?<br />

Io spero ardentemente che ci sia dialogo e confronto.<br />

Credo che il “mondo” della musica classica abbia<br />

molto da imparare dal rock e dal suo modo di<br />

stare al mondo, anche nella comunicazione e nella<br />

produzione economica. Anche nel libro affronto<br />

questo argomento: la mediazione tra obblighi produttivi<br />

e risultato artistico. È una dialettica che,<br />

secondo me, il “mondo” della classica dovrebbe<br />

acquisire. Allo stesso tempo il rock ha molto da<br />

imparare dalla classica: molte delle scoperte e delle<br />

innovazioni appartengono – in realtà – alla produzione<br />

classica.<br />

Assisteremo mai a una scrittura classica di un<br />

brano rock? Qualcosa è già stato fatto…<br />

Non necessariamente nella struttura classica, si<br />

può creare con parametri nuovi. Mi ritrovo molto<br />

nel percorso del rock progressivo: sono musicisti<br />

che hanno una formazione classica ma hanno<br />

deciso di suonare uno stile diverso proponendo, di<br />

fatto, un legame tra culture. Questo è affascinante.<br />

Abbiamo tutto da guadagnare a conoscere meglio<br />

il nostro passato per creare un futuro ancora più<br />

interessante.<br />

Tra le tante cose di cui si occupa c’è la presentazione<br />

delle serate di musica classica su Rai 5.<br />

Si, non ho un programma specifico; presento le dirette<br />

dei concerti di musica classica sul canale culturale<br />

della Rai. Promuovere la musica sinfonica a<br />

un pubblico televisivo non è semplice: cerco più che<br />

altro di essere una guida. Cerco di spiegare i trucchi<br />

compositivi o com’è strutturata una partitura. Una<br />

cosa che mi piacerebbe molto è non confondere divulgazione<br />

e didattica. Didattica mira a dare delle<br />

nozioni, insegnare qualcosa. Io se faccio l’artista e voglio<br />

fare divulgazione ovvero portare alla gente qualcosa,<br />

non è detto che devo fare didattica. Penso che<br />

la musica possa essere divulgata senza fare didattica.<br />

Questa è una delle considerazioni d’obbligo<br />

dopo la lettura del suo libro.<br />

Nel libro non voglio insegnare qualcosa perché<br />

non è il mio lavoro. Preferisco essere un divulgatore<br />

rispetto a salire in cattedra. Devo fare in modo<br />

che la persona che mi segue abbia piacere e si faccia<br />

l’esperienza. I protagonisti del mio romanzo<br />

sono due personaggi di confine che dimostrano<br />

come questi due mondi – la classica e il rock –<br />

possono benissimo coesistere. C’è una bellissima<br />

frase nel libro: “siamo rami dello stesso albero”.


Ci sono molti preconcetti sulla musica rock da parte<br />

del mondo della classica: credo che più di tutto paghi<br />

il difetto che molta della musica rock non abbia<br />

la partitura scritta. Siamo abituati a leggere musica<br />

scritta quando si tratta di classica. La musica scritta<br />

è quella che resta. È un problema che il mondo del<br />

rock dovrebbe porsi. Tra cento anni, a forza di cover,<br />

rimarrà qualcosa? Di Mercury, dei Pink Floyd?<br />

Ci sono gli spartiti…<br />

Spartiti che sono molto semplici. Siam tornati all’epoca<br />

barocca. La linea del basso, i numeri… Se<br />

questa musica vuole durare dovrebbe essere trascritta<br />

in un modo canonico o permettere comunque<br />

di tornare alla sorgente. Nel libro spiego il legame<br />

tra rock progressivo e musica barocca con l’esempio<br />

dei New Trolls; Stravinskij fa un altro tipo di<br />

lavoro riprendendo la musica barocca agli inizi<br />

del Novecento. È la stessa cosa? No, certamente.<br />

Tutto questo pero’ si basa sul fatto che c’è qualcosa<br />

di scritto e tramandato quindi possibile da reinterpretare.<br />

Per fare una cover c’è chi si basa solo sull’orecchio;<br />

questo significa che è avvenuto ascoltando<br />

una registrazione. Si pensa che la registrazione sia<br />

ciò che rimarrà e verrà tramandato.<br />

Magari verrà una tempesta magnetica e si cancellerà<br />

ogni registrazione…<br />

O molto più semplicemente le cose invecchiano.<br />

Tra cento anni che strumenti avremo? Adesso abbiamo<br />

l’elettronica e tra cento anni? Tutto potrebbe<br />

essere superato.<br />

Perché Beethoven nel titolo?<br />

È un momento-chiave nella storia della musica e noi,<br />

ancora oggi, ne subiamo i contraccolpi. È l’ingresso<br />

dell’intimità nell’espressione artistica. Non è scontato<br />

per niente scrivere qualcosa che ti rappresenta.<br />

84 ITA EVENTI


libri<br />

LA CURA DEL<br />

PERDONO<br />

Daniel Lumera è l’autore di un prezioso<br />

libro nato da una sua esperienza personale.<br />

Oggi si occupa di trasmettere - attraverso<br />

corsi e conferenze - la profondità<br />

dell’autorealizzazione. di Andrea Thomas<br />

“Ho cercato di raccontare nel libro quello che mi<br />

è successo negli ultimi dieci anni”, racconta l’autore,<br />

“parallelamente ho portato nelle scuole, nelle<br />

conferenze e nelle Università il tema del perdono.<br />

Questo tema mi ha cambiato la vita: ho dovuto<br />

reinterpretare non solo il concetto ma, soprattutto,<br />

la modalità del perdono nella vita di tutti i giorni.<br />

Raccontare un nuovo senso, una nuova idea, una<br />

nuova esperienza: inizialmente pensavo fosse destinato<br />

a un piccolo gruppo di persone, magari le<br />

più sensibili o quelle con un intenso percorso spirituale.<br />

Il perdono è importantissimo per la qualità<br />

della vita, della salute e nella scelta consapevole<br />

della felicità. Lavorando in Università ho scoperto<br />

che esistono più di trecento articoli scientifici che<br />

dimostrano l’impatto profondo del perdono nel<br />

sistema circolatorio e più in generale nella salute”.<br />

Il suo punto di vista sul perdono è quindi completamente<br />

laico?<br />

Totalmente. È un valore universale. Non è legato a<br />

nessuna religione. Viaggiando moltissimo ho trovato<br />

tracce di perdono in protocolli che hanno più<br />

di quattromila anni, nella cultura latina, nella cultura<br />

ayurvedica. Noi pensiamo erroneamente che<br />

sia qualcosa di esclusivo della religione cristiana.<br />

Nel libro descrive il suo difficile e tormentato<br />

percorso prima di approdare al perdono.<br />

Ho avuto una crisi pazzesca nella quale sono svaniti<br />

tutti i punti di riferimento: relazioni, vita professionale,<br />

vita di coppia, salute… Tutto è crollato. Io<br />

avevo un approccio patriarcale sulla vita, ero fissato<br />

con la determinazione, la realizzazione, tutti principi<br />

maschili. L’emozione era sconosciuta. Il primo<br />

step è stato un percorso di perdono rivolto a me<br />

stesso. Il perdono per me è l’abilità di trasformare<br />

qualsiasi cosa ci succede, positiva o negativa. E di<br />

evitare di attaccarci alla sofferenza o al lavoro o a<br />

qualsiasi altra cosa. Perdonare è trasformare qualsiasi<br />

esperienza in una risorsa. Nei miei corsi la prima<br />

cosa che chiedo a tutti è “perché perdonare?”. Mi<br />

rispondono quasi sempre “per stare meglio”, “per<br />

recuperare una relazione”. Nessuno che mi risponda<br />

per donare. Perdonare viene collegato alla colpa,<br />

alla condanna, al tradimento. Perdonare, per me,<br />

è una strada di autorealizzazione. È la capacità di<br />

ascoltarsi, di assumersi l’assoluta responsabilità della<br />

propria vita. Dare delle risposte a se stessi, comprendere<br />

e accogliere la vita in tutte le sue manifestazioni,<br />

anche quelle più dolorose. Quando questa<br />

accoglienza è completa si ha una forza incredibile.<br />

Ho visto, durante i miei corsi, persone trasformarsi<br />

completamente. Il perdono è un balzo, una cura.<br />

Lei tiene corsi e conferenze, come si sviluppa il<br />

feedback con le persone che la seguono?<br />

Ho iniziato con i corsi di formazione nel 2008 e<br />

in seguito mi hanno chiamato nella Cattedra di<br />

Impresa familiare in Spagna e da poco collaboro<br />

con l’Università Sapienza di Roma. In Spagna mi<br />

chiamarono perché un numero altissimo di manager<br />

si stava suicidando per la crisi economica: bisognava<br />

inserire dei protocolli per gestire il conflitto e<br />

lo stress e abbattere l’identificazione con l’impresa.<br />

Ho introdotto degli elementi di consapevolezza e<br />

dei percorsi di perdono ottenendo risultati enormi.<br />

86 ITA EVENTI


Dove nasce questo conflitto nei manager?<br />

Si tratta di una crisi di valori più che economica.<br />

Secondo me manca una educazione di consapevolezza.<br />

Ci hanno insegnato che la felicità dipende<br />

dal nostro guadagno. È l’errore più grande che abbiamo<br />

commesso. La felicità dipende della consapevolezza<br />

dell’essere. Invece rincorriamo un<br />

modello di successo basato sull’apparire. Io<br />

rivoluzionavo il concetto di economia: invece<br />

dell’accumulare costruire il proprio<br />

successo sul donare. Questa decontestualizzazione<br />

ha aperto nuove prospettive a<br />

molti di questi manager che ho conosciuto.<br />

Molti hanno capito che anche la<br />

crisi più nera è un momento di crescita.<br />

Crescita di valori, di virtù. Bisogna andare<br />

al di là di noi stessi. Nel libro spiego<br />

il mio punto di vista sulla giustizia<br />

e sul terrorismo: vogliamo far cessare<br />

l’odio con altro odio? Correggere l’errore<br />

con un altro errore? Dobbiamo trovare<br />

altre soluzioni. Pensiamo a Nelson<br />

Mandela che è stato torturato per moltissimi<br />

anni e poi ha iniziato a governare<br />

perdonando i suoi torturatori plasmando<br />

milioni di coscienze. È l’amore che cambia<br />

le cose. Ci vuole un coraggio,<br />

inteso come avere cuore,<br />

anche solo per promuovere<br />

questa soluzione.


fotografia<br />

FRANCO<br />

FONTANA:<br />

QUELLO CHE<br />

HO IMPARATO<br />

SULL’ARTE,<br />

LA CREATIVITÀ<br />

E LE IMMAGINI<br />

LO ZEN E LA FOTOGRAFIA<br />

La mia forma preferita è il cerchio: contiene tutto<br />

eppure è vuoto. Filosoficamente parlando, ha una<br />

caratteristica rara: come ogni cosa ha un inizio e<br />

una fine, solo che nessuno li troverà mai. Eraclito,<br />

che non giocava in una squadra di calcio, nel suo<br />

trattato Sulla natura ha scritto<br />

che coincidono. Affascinante,<br />

vero? Anche per questo il<br />

cerchio è la forma perfetta.<br />

La filosofia zen – che di perfezione<br />

se ne intende – vi identifica<br />

la condizione originaria,<br />

quando lo spirito è presente<br />

dappertutto, senza bisogno di<br />

sostegno. In Lo zen e il tiro con<br />

l’arco, si dice: “Simile all’acqua<br />

che riempie uno stagno ma<br />

è sempre pronta a defluirne,<br />

lo spirito può ogni volta agire<br />

con la sua inesauribile forza,<br />

perché è libero, e aprirsi a tutto<br />

perché è vuoto”. “Vuoto”: a<br />

noi occidentali fa paura anche<br />

solo la parola; figuriamoci il<br />

concetto. È sbagliato. Il vuoto<br />

non è la camera del diavolo:<br />

è lo spazio della crescita. Solo<br />

facendo il vuoto dentro di voi<br />

potrete conquistare liberà a sufficienza per imboccare<br />

una strada davvero vostra, senza fardelli né<br />

pesi morti. La mente libera contiene tutto, come<br />

il cerchio. Dovete fare in modo che contenga anche<br />

la macchina fotografica: la macchina non deve<br />

Brano tratto dal libro di Franco Fontana,<br />

Fotografia creativa, Mondadori Editore<br />

essere nelle vostre mani, ma nel vostro pensiero e<br />

nel vostro cuore. Deve essere parte di voi, costituire<br />

con voi un’unità inscindibile, perché solo quando<br />

la macchina fotografica sarà nel fotografo e il fotografo<br />

nella macchina fotografica potranno fluire<br />

creativià e indipendenza. Io<br />

faccio così quando fotografo.<br />

A volte mi succede di trovare<br />

un paesaggio così irresistibile<br />

che dimentico tutto il resto.<br />

Lascio andare desideri, rancori,<br />

aspettative, la fretta. Lascio andare<br />

l’idea del passato e quella<br />

del futuro e rimango solo io,<br />

con la mia macchina e il paesaggio.<br />

Me ne lascio permeare:<br />

io divento il paesaggio e il paesaggio<br />

diventa me. Lo vivo.<br />

Permetto al paesaggio di riempire<br />

il mio vuoto, ne gioisco,<br />

e solo allora scatto. Mi piace<br />

dire che il paesaggio attraverso<br />

di me si fa l’autoritratto. Questo<br />

libro raccoglie le riflessioni<br />

nate in più di trent’anni di corsi<br />

di fotografia. Ho scelto di<br />

cominciarlo parlando proprio<br />

del cerchio perché la sua forma<br />

disegna un percorso simile a quello che vi suggerirò<br />

di compiere: partire per poi ritornare a voi stessi,<br />

accettando di fare il vuoto dentro di voi, per accogliere<br />

una verità che vi assomiglia più di una cartolina<br />

e imparare a significarla al meglio.<br />

90 ITA EVENTI


BAIA DELLE ZAGARE, 1970. La luce era splendida e la foto è venuta tecnicamente bene subito. Per dare rilievo<br />

ai contrasti, ho puntato sulla parte più luminosa e chiara dell’immagine, le altre si sono saturate e così sono riuscito<br />

a valorizzare al massimo i colori. Ricordo di aver usato una Kodacrom 25 ASA, la migliore pellicola mai inventata,<br />

ancora perfetta dopo più di quarant’anni.<br />

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FOTOGRAFARE È UN ATTO DI CONOSCENZA<br />

Quando qualcuno mi chiede che macchina fotografica<br />

uso, mi picchietto la testa con un dito, sorrido<br />

e rispondo: “Questa”. La macchina da sola non<br />

fa niente. Nessuna attrezzatura costosa e nessuna<br />

tecnologia, per quanto avanzatissima, avranno mai<br />

il potere che ha lo sguardo, inteso come frutto del<br />

pensiero e del cuore. Lo sguardo ridisegna la realtà;<br />

la macchina fa soltanto clic, tanto quanto la penna,<br />

da sola, disegna semplicemente un tratto. La mia la<br />

uso come un arco: punto, inquadro e colpisco; ma<br />

sono io a decidere dove puntare, a scegliere cosa inquadrare,<br />

come e, soprattutto, perché. C’è poco da<br />

fare: scattare è una questione di pensiero. Bisogna<br />

fotografare quello che si pensa, non quello che si<br />

vede. Si scatta con la mente, non con le dita. Le immagini<br />

sono un’emanazione del fotografo, traducono<br />

in un linguaggio universalmente comprensibile<br />

la sua interpretazione del mondo. Con “immagini”<br />

non intendo le illustrazioni. Per quanto l’ennesima<br />

veduta di Venezia possa essere perfetta (con la luce<br />

giusta, il contrasto giusto, i colori giusti), rimarrà<br />

sterile e muta se il suo autore non è stato prima disposto<br />

a scendere nelle proprie viscere e a scoprire<br />

cosa, di sé, intende comunicare. Bando alle cartoline,<br />

sto parlando di fotografie, una forma d’arte.<br />

L’artista non ritrae la realtà: la possiede, la “violenta”<br />

per piegarla al suo pensiero. Interpretandola,<br />

crea un mondo. Voglio proporvi un esempio. Anni<br />

fa, alcuni amici sono andati in vacanza in Provenza.<br />

Al ritorno, mi hanno detto: “Franco, ci dovevi<br />

essere, abbiamo visto i tuoi paesaggi!”. I miei paesaggi?<br />

I paesaggi della Provenza c’erano ben prima<br />

di me e ci saranno dopo: perché li attribuivano<br />

proprio a me? Perché prima delle mie fotografie,<br />

evidentemente, nessuno li aveva mai interpretati<br />

in quel modo, nessuno aveva conferito loro quella<br />

specifica identità, e i miei amici non li avevano mai<br />

visti così. Questo significa che il paesaggio da solo<br />

“non esiste”. Il paesaggio non sa di esserci: è l’artista<br />

a testimoniarlo. Quando affermo che la fotografia<br />

è un atto di conoscenza, intendo proprio questo:<br />

l’artista, fotografando, inventa soggettivamente la<br />

sua realtà. Vladimir Majakovskij diceva: “L’arte<br />

non è lo specchio in cui riflettere il mondo, ma un<br />

martello per forgiarlo”. Se questo non accade, se<br />

nessuno impugna quel martello e forgia la realtà,<br />

la realtà non esiste. Come si verifica invece l’altro<br />

processo? Come, cioè, l’artista arriva a significare<br />

se stesso? Grazie a una particolare sinergia: solo<br />

annullandosi davanti al suo soggetto, dissolvendosi<br />

nella simbiosi con esso, il fotografo crea un’immagine<br />

significante, una foto di pensiero. Parlo di<br />

“foto di pensiero” con cognizione di causa, perché<br />

quello che finisce impresso nell’immagine non è un<br />

semplice ritratto bidimensionale di ciò che l’artista<br />

aveva davanti, ma una rappresentazione dell’artista<br />

stesso. Prendiamo una delle mie fotografie, quella<br />

scattata a Baia delle Zagare.<br />

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È<br />

del 1970, avevo ancora qualche capello nero.<br />

In quel periodo andavo a caccia di foto con<br />

alcuni cari amici che purtroppo non ci sono<br />

più. Partivamo per un weekend, ci alzavamo all’alba<br />

e andavamo in giro fino al tramonto. A farci da<br />

guida in Puglia era Renzo Cambi, un modenese<br />

che abitava a Foggia da prima della guerra. Ciascuno<br />

ha poi visto le cose a suo modo, ma a condurci<br />

sui “luoghi del delitto” è stato lui. Secondo il New<br />

York Times, Baia delle Zagare è una delle coste<br />

più belle del mondo. È proprietà di un privato che<br />

negli anni Settanta, al tempo di questa fotografia,<br />

aveva appena aperto un albergo. Prima di scendere<br />

in spiaggia, ci siamo fermati su un balconcino.<br />

Eravamo in quattro ma, di fronte alla medesima<br />

materia prima, ciascuno di noi ha scattato in modo<br />

diverso. Cambi fece un paesaggio in bianco e nero.<br />

Era un fotoamatore pluridecorato: con i suoi paesaggi,<br />

tutti diversi dai miei, aveva vinto un sacco<br />

di premi. Gli altri hanno ripreso chi la donna in<br />

bikini sdraiata al sole, chi il faraglione davanti<br />

alla costa. Io ho scattato così. Ho trovato ciò che<br />

avevo dentro, togliendo il superfluo per eleggere il<br />

necessario. Non ho fatto tante fotografie: solo una,<br />

e quell’una potevo farla solo io, perché mi apparteneva.<br />

Questa immagine è una delle icone del mio<br />

lavoro. Finì in un volume che riuniva i miei paesaggi,<br />

Skyline, uscito nel 1978 sia in Italia per Punto<br />

e Virgola, fondata da Luigi Ghirri, sia in Francia<br />

per Contrejour, guidata da Claude Nori. In Francia<br />

Skyline ebbe un notevole successo, tanto che venne<br />

ristampato a una sola settimana dall’uscita. Una<br />

funzionaria del ministero della Cultura francese<br />

vide la foto, mi chiamò per dirmi che, secondo lei,<br />

esprimeva perfettamente lo spirito del loro Paese, e<br />

mi chiese il permesso di utilizzarla su un manifesto<br />

per la diffusione del “pensiero francese”. Quel manifesto<br />

(insieme ad annessi e connessi, ricordo con<br />

sicurezza un catalogo) è stato distribuito in tutte le<br />

ambasciate e i consolati di Francia. Più avanti, la<br />

stessa foto è stata utilizzata anche sulla copertina<br />

di un libro di filosofia, A Companion to Environmental<br />

Philosophy di Dale Jamieson. Non è un caso<br />

che questo destino sia toccato proprio a quella foto.<br />

È stata scattata sul Gargano, ma non ritrae le coste<br />

pugliesi. È un archetipo, un paesaggio assoluto,<br />

slegato dalla verità geografica. A fare la differenza è<br />

il pensiero sotteso all’immagine: i francesi l’hanno<br />

capito e l’hanno scelta per rappresentare, guarda<br />

caso, proprio il loro “pensiero”. (Brano tratto dal<br />

libro di Franco Fontana, Fotografia creativa, Mondadori<br />

Editore)<br />

94 ITA EVENTI


Franco Fontana, nato a Modena nel<br />

1933, è uno dei protagonisti assoluti<br />

della fotografia italiana. Comincia a<br />

fotografare nel 1961, in modo amatoriale,<br />

collaborando con il Circolo Fotografico<br />

Modenese. Da subito trascura<br />

il bianco e nero in favore del colore,<br />

che diventerà la sua cifra distintiva. Attraverso<br />

una inedita analisi del paesaggio<br />

naturale e strutturato, Fontana<br />

ha infatti “reinventato” il colore<br />

come mezzo espressivo: i suoi paesaggi<br />

sono quasi metafisici e si situano al<br />

confine tra rappresentazione e astrazione.<br />

Il suo primo portfolio, corredato<br />

da un testo di Piero Racanicchi, viene<br />

pubblicato da “Popular Photography”<br />

nel 1964, mentre la sua prima mostra<br />

personale si tiene a Modena nel 1968,<br />

presso la Galleria della Sala di Cultura,<br />

con presentazione di Piero Racanicchi,<br />

Franco Vaccari, Candido Bonvicini<br />

e Claudio Altarocca; ma l’artista<br />

ha già esposto (alla terza Biennale Internazionale<br />

del Colore di Vienna, nel<br />

1963, e alla Società Fotografica Subalpina<br />

di Torino, nel 1965). Da allora,<br />

Franco Fontana ha esposto in tutto il<br />

mondo, partecipando a oltre 400 mostre,<br />

tra collettive e personali. Tra le location<br />

più significative, citiamo gli Scavi<br />

Scaligeri di Verona, la GAM di Torino,<br />

il Metropolitan Museum di Tokyo,<br />

il Palazzo Reale di Milano, il Museo de<br />

Arte di Buenos Aires e la Maison Européenne<br />

de la Photographie di Parigi.<br />

Le sue opere sono state acquisite<br />

da oltre 50 musei, fra i quali ricordiamo<br />

il Musée d’Art Moderne di Parigi,<br />

il Victoria & Albert Museum di Londra,<br />

il Fine Arts Museum di San Francisco,<br />

l’International Museum of Photography<br />

“George Eastman House” di Rochester, il Metropolitan<br />

Museum di Tokyo e la National Gallery di Pechino.<br />

Dal 1978, anno in cui, su richiesta del fondatore Lucien<br />

Clergue, tiene il suo primo workshop a Les Rencontres<br />

d’Arles, Fontana ha diretto il suo seminario di fotografia<br />

in tre continenti (Europa, America e Asia), su richiesta<br />

dei più celebri festival e istituzioni. Tra gli altri,<br />

ricordiamo il Guggenheim Museum di New York, l’Institute<br />

of Technology di Tokyo, l’Accademia delle Belle<br />

Arti di Bruxelles, l’Università di Toronto, il Politecnico<br />

e la Visual School di Torino, la Galleria d’Arte Rondanini<br />

e l’Università Luiss di Roma. Dal 1992 è direttore artistico<br />

del Toscana Foto Festival, che si tiene ogni anno<br />

a Massa Marittima (GR). Per mantenere vivo il rapporto<br />

con i suoi allievi e dare al loro lavoro una chance di<br />

visibilità, organizza periodicamente la mostra collettiva<br />

Fontana & Quelli di Fontana, per la quale seleziona<br />

i migliori tra i progetti che gli sottopongono gli studenti<br />

del suo workshop. Nel 2006 la facoltà di Architettura<br />

del Politecnico di Torino l’ha insignito della laurea honoris<br />

causa in Design del prodotto ecocompatibile. Tra<br />

i vari premi che ha ricevuto, impossibile non citare il XX-<br />

VIII Ragno d’Oro, Premio per l’Arte dell’Unesco (1984),<br />

il Premio della Cultura della Presidenza del Consiglio<br />

dei Ministri (1989), The 150 Years of Photography Photographer<br />

Award della Photographic Society of Japan<br />

(1990), il Premio FIAF, con il quale la Federazione Italiana<br />

Associazioni Fotografiche l’ha nominato Maestro<br />

Fotografo Italiano (1995), e l’onorificenza di Commendatore<br />

della Repubblica per meriti artistici (2000). Per<br />

diversi anni Fontana ha messo il suo lavoro artistico al<br />

servizio della pubblicità, firmando campagne per aziende<br />

come Fiat, Volkswagen, Volvo, Piaggio, Ferrovie dello<br />

Stato, Sony, Canon, Kodak, Snam, Versace, Hermès<br />

e numerosi altri marchi. Ha inoltre collaborato con tutte<br />

le maggiori riviste e quotidiani, tra i quali ricordiamo<br />

“Vogue America”, “Vogue France”, “The New York Times”,<br />

“il Venerdì di Repubblica”, “Sette del Corriere della<br />

Sera”, “Panorama”, “Epoca”, “Class” e “Frankfurter<br />

Allgemeine”. Ha pubblicato oltre 60 libri, tra i quali evidenziamo<br />

le monografie Retrospettiva, con testi di Allan<br />

D. Coleman e Giuliana Scime (Logos, Modena 2003),<br />

e Franco Fontana. Full Color, con testo di Denis Curti<br />

(Marsilio, Venezia 2014).<br />

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zapping<br />

START!<br />

LA VITA A PORTATA DI APP<br />

Un viaggio alla scoperta dei migliori servizi digitali sviluppati da startup italiane.<br />

Un nuovo programma in onda su Rai 2 il mercoledì alle 24.15, in coda a The Voice of Italy.<br />

di Bruno Quiriconi<br />

Francesco Mandelli e Federico Russo<br />

Francesco Mandelli e Federico Russo, le due<br />

“guide” del programma, si ritroveranno a risolvere<br />

piccoli e grandi problemi quotidiani<br />

andando a sperimentare e conoscere le idee e le applicazioni<br />

che si sono sviluppate grazie a Internet e<br />

alle nuove Reti. Un’occasione per scoprire i servizi<br />

più innovativi e la realtà italiana dei giovani startupper.<br />

Nella prima puntata, per esempio, con l’aiuto<br />

di smartphone e computer, Francesco Mandelli<br />

e Federico Russo si serviranno di tre startup per<br />

organizzare un pranzo a casa con amici “sconosciuti”<br />

(Gnammo); faranno spesa di frutta, verdura e<br />

altri prodotti genuini, capaci di coniugare etica, gusto<br />

e passione (Cortilia). E infine, faranno le pulizie<br />

in modo rapido ed efficace con l’aiuto di un’applicazione<br />

(Helping). Il “viaggio” consentirà anche di<br />

conoscere i creatori di app e servizi impensabili fino<br />

a qualche anno fa. Il programma, prodotto da Zerostudios,<br />

è presentato e realizzato da TIM. Gli autori<br />

sono Domenico Brandellero, Massimo Chiellini<br />

e Fabrizio Gasparetto. Hanno partecipato alla<br />

scrittura Francesco Mandelli e Federico Russo. La<br />

regia è di Marco Porotti. Ogni mercoledì su Rai 2<br />

in coda a The Voice Of Italy, intorno alle 24,15.<br />

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