16_rivista_ITAeventi
Trasformi i suoi PDF in rivista online e aumenti il suo fatturato!
Ottimizzi le sue riviste online per SEO, utilizza backlink potenti e contenuti multimediali per aumentare la sua visibilità e il suo fatturato.
n.<strong>16</strong><br />
LUCA<br />
TRAZZI<br />
Vi racconto il design
sommario<br />
in questo numero<br />
12 .<br />
14.<br />
26.<br />
34.<br />
40.<br />
50.<br />
48.<br />
46.<br />
58.<br />
72.<br />
78.<br />
90.<br />
96.<br />
Chiara Lizzani<br />
Luca Trazzi<br />
Boccioni<br />
2050, breve storia del futuro<br />
Sergio Linzi<br />
Mendini<br />
Notre Dame De Paris<br />
Cinema<br />
Musica<br />
Sapori<br />
Libri: Mantanius, Lumera<br />
Franco Fontana<br />
Zapping<br />
n.<strong>16</strong><br />
Iscritta con l’autorizzazione del Tribunale<br />
di Milano al numero 335 del 25/10/2013<br />
www.itaeventi.it<br />
www.facebook.com/itaeventi<br />
twitter.com/itaeventi<br />
Direttore responsabile<br />
Guido Biondi<br />
Grafiche e impaginazione<br />
Massimiliano Pallai<br />
Hanno collaborato a questo numero:<br />
Bruno Quiriconi, Andrea Thomas, Erny Cat,<br />
Antonio Distefano<br />
Editore - Concessionaria di Pubblicità<br />
MediaAdv s.r.l.<br />
Via A. Panizzi, 6 - 20146 Milano<br />
Tel. +39 02 43986531<br />
info@mediaadv.it<br />
www.mediaadv.it<br />
Stampa<br />
Mediaprint s.r.l.<br />
Via Brenta, 7<br />
37047 San Giovanni Lupatoto (VR)<br />
finito di stampare aprile 20<strong>16</strong>
editoriale<br />
La settimana del Design è senza dubbio<br />
l’appuntamento più atteso nella città<br />
di Milano, con la sua enorme creatività<br />
aperta al pubblico e agli addetti ai lavori.<br />
L’eccellenza del Design richiama ogni<br />
anno un pubblico internazionale rendendo la città<br />
l’ombelico del mondo. Abbiamo chiesto all’Architetto<br />
Luca Trazzi di raccontarci cos’è il Design,<br />
dove nasce questa passione e la connessione<br />
con il mercato e le aziende. Tutti pensano erroneamente<br />
che dietro un oggetto di<br />
design ci sia una costruzione “a tavolino”,<br />
con riunioni di architetti, Amministratori<br />
di aziende ed esperti di marketing.<br />
In realtà, come si evince da<br />
una delle opere di Trazzi, l’input altro<br />
non è che una semplice idea, seguita<br />
dalla volontà di realizzarla. Così<br />
è stato, ad esempio, per l’Orologio a<br />
Cucù raffigurante il Duomo di Milano:<br />
tutto è nato dall’intuizione. “Ho suonato<br />
il campanello per parlare con<br />
qualcuno all’interno del Duomo, avevo<br />
questa idea di raffigurare il Duomo<br />
in un orologio a Cucù”. Il resto lo<br />
vedete nella foto, l’idea è stata perfettamente<br />
sviluppata e realizzata.<br />
“Quando Diamantini&Domeniconi<br />
mi ha proposto di disegnare un orologio<br />
a Cucù è stato spontaneo pensare<br />
alla forma del Duomo per questo<br />
progetto anche come omaggio<br />
al mio maestro Aldo Rossi. Mi ha<br />
colpito l’appello lanciato dalla Veneranda<br />
Fabbrica del Duomo che<br />
ha esortato i cittadini e le autorità<br />
della città affinché non si dimentichino<br />
di questo riferimento che è<br />
appunto la cattedrale, dedicata a<br />
Maria Nascente il 20 ottobre 1577.<br />
Un invito a fare e a riprendere piccole<br />
e grandi donazioni che hanno<br />
consentito attraverso le diverse<br />
epoche di mantenere l’immensa montagna di<br />
marmo dal 1386, anno in cui fu posata la prima<br />
pietra. Da qui l’idea di progettare 150 modelli<br />
della cattedrale, stilizzati e in scala ridotta, prodotti<br />
nei tanti materiali che la compongono; una<br />
sorta di epifania materica e formale declinata in<br />
un oggetto domestico e affettivo. Il ricavato delle<br />
donazioni per i Duomo Cucù sarà utilizzato per<br />
i restauri della Veneranda Fabbrica e ciò mi renderà<br />
felice e orgoglioso”. (G. B.)<br />
8<br />
ITA EVENTI
notes<br />
THE SOUND OF CITY<br />
Un progetto artistico ideato e curato da Chiara Luzzana con il supporto di Swatch.<br />
Creare la colonna sonora di ogni città a partire dai suoni caratteristici di ciascuna di esse.<br />
Il progetto ha inizio nel 2015 con la composizione<br />
della colonna sonora di Shanghai, città nella<br />
quale l’Artista vive, alternando i suoi ritorni a<br />
Milano. Per Chiara le città sono una fonte preziosa<br />
di riflessione. Ed è così che un semaforo diventa<br />
un sintetizzatore, un clacson un sassofono, tombini<br />
come drum machines e vociare in orchestre d’archi.<br />
Ogni rumore casuale, diventa musica. Il progetto<br />
si svilupperà in varie fasi, la prima delle quali<br />
verrà rivelata al pubblico con un evento a Shanghai<br />
ad Ottobre 20<strong>16</strong>. Per la città di Milano, l’Artista ha<br />
scelto il quartiere di Brera come anima sonora che<br />
possa descrivere al meglio passato e presente. E proprio<br />
a Milano il suo progetto The Sound Of City<br />
farà parte del Fuorisalone 20<strong>16</strong> e del Brera Design<br />
Design District, del quale è Ambassador; questa<br />
edizione ha come tema “Progettare è ascoltare”.<br />
“Ho girato il mondo ed in ogni luogo in cui sono stata,<br />
ho riconosciuto il carattere della città attraverso le mie<br />
orecchie, non gli occhi”, racconta Chiara. Ho ideato e<br />
creato il progetto mondiale The Sound of City per indagare<br />
l’intimo sonoro di ogni “giungla di cemento”.<br />
Ogni luogo ha qualcosa da raccontare ed un’anima<br />
da mostrare; io trasformo in musica quei suoni, quelle<br />
frequenze armoniche e quei rumori, che nella vita<br />
quotidiana passano inosservati. Le città per me sono<br />
come immensi strumenti musicali. Nel silenzio delle<br />
albe metropolitane, armata di microfoni e cuffia, mi<br />
ritrovo ad esplorare luoghi sconosciuti, lasciandomi<br />
accarezzare le orecchie dalle “contraddizioni” sonore<br />
che ogni città offre. Ed è come un viaggio in solitaria<br />
dentro le mie stesse contraddizioni. Attraverso la<br />
scoperta e trasformazione dei suoni, ho imparato a<br />
conoscermi, a trasformare il rumore dei pensieri in<br />
armonia, trovando un equilibrio tra forza e debolezza<br />
che mi ha reso una donna migliore”. Il video-documentario<br />
sarà presentato in esclusiva durante la<br />
Design Week, Martedì 12 aprile a Milano presso<br />
ClubHouse. (g.b.)<br />
www.thesoundof.city - www.chiaraluzzana.com<br />
12 ITA EVENTI
cover<br />
LUCA TRAZZI:<br />
IL DESIGN,<br />
SECONDO ME<br />
Veronese, ha collaborato per 14 anni con Aldo Rossi. Lavora<br />
a Milano e Shangai, progetta oggetti “che non seguono le<br />
mode”: nell’intervista racconta cos’è veramente un designer.<br />
La settimana internazionale<br />
del design è diventata, negli<br />
anni, il più importante<br />
appuntamento internazionale di<br />
Milano. Uno degli esponenti di<br />
spicco è l’Architetto e designer<br />
industriale Luca Trazzi, presente<br />
con le sue opere dal 12 al<br />
17 aprile al Museo Diocesiano<br />
(Corso di Porta Ticinese 95, dalle<br />
10 alle 24) con la mostra Cromataria<br />
e dall’11 al 17 aprile alle<br />
Gallerie d’Italia (Via Manzoni<br />
10, dalle 19,30 alle 23,30) con<br />
Fili di luce. Nato a Verona nel<br />
1962, ha lavorato per quattordici<br />
anni accanto ad Aldo Rossi, di<br />
cui è stato stretto collaboratore e<br />
assistente. Oggi si divide tra Milano<br />
e il suo studio a Shanghai;<br />
è inoltre il fondatore di designboom.com<br />
e progetta per i più<br />
prestigiosi marchi internazionali.<br />
Ama disegnare oggetti che non<br />
seguono le mode, facili da usare,<br />
da capire, belli da vedere. Parallelamente<br />
al design interpreta i<br />
luoghi, attraverso le installazioni:<br />
tra queste segnaliamo Cucù Duomo:<br />
l’orologio di Milano, a favore<br />
della Veneranda Fabbrica del<br />
Duomo; Yellow Tower per Veuve<br />
Clicquot, T garden e T energy,<br />
all’Università Statale di Milano;<br />
Nuvole d’oro, l’installazione<br />
luminosa realizzata nella storica<br />
via Dante a Milano. Gli abbiamo<br />
chiesto di raccontarci il suo<br />
percorso e di farci capire cos’è –<br />
per lui – il design: “Il mio lavoro<br />
è alimentato da una forte passione”,<br />
racconta Luca, “Mi piace<br />
iniziare citando il grande scrittore<br />
e visionario Italo Calvino:<br />
La vita di ognuno di noi è come<br />
un’enciclopedia, una biblioteca,<br />
un inventario di oggetti e di relazioni<br />
che si tessono e intrecciano in<br />
una tela. Una trama che conduce<br />
a divagazioni e ad aprirsi ad altre<br />
storie che al contempo tessono e<br />
si intrecciano tra loro e alla trama<br />
personale della nostra vita. Il<br />
design è vita, anima, racconto. E<br />
vorrei aggiungervi: Senza… gli<br />
eccessi per nulla somiglianti agli<br />
antichi splendori. Il designer progetta<br />
con la trama della propria<br />
vita, con ricordi, immagini, oggetti;<br />
ciascuno proprio, unico e<br />
irripetibile: il design è “il lusso”<br />
nascosto nell’anima. È l’eleganza<br />
autonoma come sostiene il grande<br />
esteta Gillo Dorfles. Il design<br />
Sopra: Installazione Museo Diocesiano<br />
è un linguaggio espressivo i cui<br />
cardini sono la leggerezza, la<br />
rapidità, la molteplicità, la visibilità<br />
e l’esattezza, come aveva<br />
anticipato Italo Calvino nelle<br />
sue Lezioni Americane. Al centro<br />
dello spazio gli oggetti svelano<br />
un’anima perché protagonisti di<br />
una storia fatta di personaggi che<br />
li fanno vivere, ne tessono il loro<br />
racconto, la loro origine e riflettono<br />
i volti, le mani, la minuta<br />
dedizione, il tempo e il pensiero<br />
di chi li crea. Il mestiere del<br />
designer sta al centro tra il progetto<br />
e il mercato. Il concetto di<br />
mercato ha spesso una accezione<br />
negativa, dove il consumismo<br />
eccessivo crea le regole. Io invece<br />
ritengo che il mercato sia l’unica<br />
realtà: il vero banco di confronto<br />
fra il prodotto, immaginato, progettato<br />
e realizzato e i consumatori.<br />
Oggi la vera innovazione sta<br />
soltanto nella tecnologia: innova<br />
il nostro modo di vivere e il mercato.<br />
Il nuovo design è il rover<br />
Opportunity che va su Marte, è<br />
l’air bus, è l’Iphone. Ma in questo<br />
spazio-tempo tecnologico,<br />
dove ogni “pulviscolo”, come lo<br />
chiamo io, o tweet o pixel o social,<br />
ci comunica sempre qualcosa<br />
o ci impone qualcosa, ecco la<br />
possibilità di far nascere e vivere<br />
oggetti già nostri in una chiave<br />
più familiare e assolutamente<br />
personale.<br />
14 ITA EVENTI
Installazione cromateria<br />
museo diocesiano<br />
Installazione fili di luce<br />
ITA EVENTI 17
Mi riferisco a quelli che usiamo<br />
ogni giorno, che segnano i momenti<br />
delle nostre giornate. Il<br />
design torna ad essere vincente<br />
se impara ad accostarsi alla tecnologia,<br />
lasciando ad essa l’innovazione<br />
e portando invece più<br />
vicino a ciascuno di noi oggetti<br />
che ci appartengono emotivamente.<br />
La maturità di un vero<br />
progettista è sapersi adattare,<br />
non innamorarsi del proprio<br />
progetto ed essere pronti a modificarlo.<br />
Il nostro lavoro è notare<br />
cosa non funziona. Quando tutti<br />
si rassegnano ad un metodo,<br />
ad una standardizzazione… è<br />
lì che dobbiamo dare qualcosa<br />
di più. Nel campo del design<br />
ho progettato nella mia carriera<br />
per aziende anche molto distanti<br />
e diverse tra loro, ciascuna con<br />
una propria identità: Alfi, Audi,<br />
Chicco, Fiorucci, FrancisFrancis!,<br />
Fiat, Guzzini, Illy, Italesse,<br />
Kreon, Pedrini, Porsche, Plank,<br />
Martini, Swatch, SchönhuberFranchi,<br />
Viceversa, Wmf, Zucchetti<br />
Robotica, Barilla, Foppapedretti,<br />
Mr & Mrs Fragrance,<br />
Pantone, Serax, Zucchi Bassetti,<br />
Diamantini & Domeniconi,<br />
Moneta, Veuve Clicquot, Aperol,<br />
Campari. L’appartenenza<br />
emotiva è la fase progettuale del<br />
design. Io sono nato a Verona e<br />
mi sono laureato in architettura<br />
a Venezia. Dall’architettura ho<br />
appreso l’importanza dell’idea e<br />
del progetto che sta alla base di<br />
ogni creazione. Il mio grande<br />
Maestro Aldo Rossi mi ha insegnato<br />
proprio questo: progettare<br />
innanzitutto, dall’idea alla realizzazione.<br />
Da lui ho imparato a<br />
trasferire la visione del progetto<br />
architetturale agli oggetti. La<br />
fase progettuale è la trama della<br />
nostra vita: ecco tornare i ricordi,<br />
le radici, le emozioni, ecco<br />
nascere la Macchina da caffè dal<br />
ricordo del cruscotto della Fiat<br />
cinquecento, della mamma, che<br />
guidavo per andare in stazione,<br />
per poi prendere il locale fino a<br />
Venezia. Fiat 500 ancora oggi<br />
usata in famiglia, in circolazione<br />
baldanzosa con la sua targa di<br />
auto storica. Perfetto esempio di<br />
felice design ed efficace e duratura<br />
funzionalità. La macchina<br />
da caffè X1 per Francis Francis<br />
possiede un design semplice,<br />
accattivante caratterizzato dal<br />
termometro centrale e dagli interruttori<br />
in metallo, un design<br />
contro la moda che non invecchia,<br />
che ricorda alcuni dettagli<br />
del cruscotto della Fiat 500.<br />
Questo è il design e il lavoro di<br />
designer. In anni in cui nessuno<br />
ancora osava farlo, sono partito<br />
per la Cina, aprendo a Shanghai<br />
una succursale del mio studio.<br />
Non ho mai smesso, in questo<br />
viaggio progettuale che per me<br />
è il design, di adattarmi aggiustando<br />
il tiro, crescendo, con<br />
curiosità e passione. Per allargare<br />
gli orizzonti di pensiero ho fondato<br />
nel 2000 DesignBoom, il<br />
più importante e.zine sul design<br />
e dagli oggetti sono passato anche<br />
ad interpretare, in modo più<br />
artistico, i luoghi, attraverso le<br />
installazioni che rappresentano<br />
la mia più forte identità progettuale,<br />
la ‘messa in scena’, quasi<br />
in un teatro a cielo aperto, delle<br />
mie visioni e dei miei pensieri<br />
più profondi”.<br />
ITA EVENTI 19
Luca Trazzi architetto e designer industriale, è nato a Verona nel 1962. Insignito già in giovane età<br />
del premio Carlo Scarpa, ha lavorato per quattordici anni accanto ad Aldo Rossi, di cui è stato stretto<br />
collaboratore e assistente. Oggi si divide tra Milano e il suo studio a Shanghai; è inoltre il fondatore<br />
di designboom.com e progetta per i più prestigiosi marchi internazionali. Luca Trazzi ama disegnare<br />
oggetti che non seguono le mode, oggetti da toccare, accarezzare, oggetti che ci accompagnano nella<br />
giornata e nei nostri gesti quotidiani. Oggetti facili da usare, da capire, belli da vedere. Oggetti dalle<br />
forme semplici, accattivanti, linee che non passano di moda. L’attenzione al particolare e al dettaglio è la<br />
caratteristica che viene letta nel lavoro di Luca Trazzi. Parallelamente al design interpreta i luoghi, in modo<br />
artistico, attraverso le installazioni che rappresentano la ‘messa in scena’, quasi in un teatro a cielo aperto,<br />
delle sue visioni e dei suoi pensieri. In quest’ambito ricordiamo gli allestimenti: “Cucù Duomo: l’orologio<br />
di Milano”, a favore della Veneranda Fabbrica del Duomo, “Yellow Tower” per Veuve Clicquot, nel cortile<br />
principale dell’Università Statale di Milano, “T garden”, nel cortile principale dell’Università Statale di<br />
Milano, “T energy” nel cortile Farmacia dell’Università Statale di Milano, “Nuvole d’oro” l’installazione<br />
luminosa realizzata nella storica via Dante a Milano.<br />
22 ITA EVENTI
ITA EVENTI 23
24 ITA EVENTI
arte<br />
UMBERTO<br />
BOCCIONI:<br />
GENIO E<br />
MEMORIA<br />
Nella ricorrenza del primo centenario della<br />
morte dell’artista (1882-19<strong>16</strong>), il Comune di<br />
Milano lo celebra con una mostra che ne<br />
evidenzia il percorso artistico e la levatura<br />
internazionale con particolare riguardo per la<br />
sua attività milanese. di Andrea Thomas<br />
Frutto di un progetto di ricerca curato dal Gabinetto<br />
dei Disegni della Soprintendenza del<br />
Castello Sforzesco, Umberto Boccioni (1882<br />
- 19<strong>16</strong>) Genio e Memoria è una mostra promossa<br />
da Comune di Milano-Cultura, prodotta e organizzata<br />
da Castello Sforzesco, Museo del Novecento<br />
e Palazzo Reale con la casa editrice Electa.<br />
L’iniziativa fa parte del programma di Ritorni al<br />
futuro, il palinsesto culturale pensato per la primavera<br />
20<strong>16</strong> dal Comune di Milano che propone<br />
oltre cento appuntamenti tra mostre, concerti,<br />
spettacoli teatrali, proiezioni cinematografiche e<br />
incontri, con l’obiettivo di portare al centro della<br />
riflessione pubblica l’idea di futuro che abbiamo<br />
oggi confrontandola con quelle che hanno abitato<br />
il pensiero creativo in altre stagioni della storia. La<br />
mostra ospita circa 280 opere tra disegni, dipinti,<br />
sculture, incisioni, fotografie d’epoca, libri, riviste<br />
e documenti. Curata da Francesca Rossi con Agostino<br />
Contò, l’iniziativa si avvale di un comitato<br />
di consultazione scientifica composto da Flavio<br />
Fergonzi, Danka Giacon, Mariastella Margozzi,<br />
Antonello Negri, Federica Rovati, Aurora Scotti,<br />
Cristina Sonderegger, Paola Zatti e della collaborazione<br />
tecnico-scientifica dell’Opificio delle Pietre<br />
Dure di Firenze ed è sostenuta da prestiti di importanti<br />
istituzioni museali e collezioni private di tutto<br />
il mondo. Umberto Boccioni (1882 - 19<strong>16</strong>) Genio e<br />
Memoria è una mostra ricca di novità, concepita<br />
dai curatori con un originale taglio critico che offre<br />
un percorso selettivo sulle fonti visive che hanno<br />
contribuito alla formazione artistica e all’evoluzione<br />
dello stile dell’artista. Per la prima volta Milano<br />
riunisce il ricchissimo patrimonio dell’artista dalle<br />
Sopra: Umberto Boccioni, Autoritratto, 1909.<br />
Carboncino, tempera e pastello su carta, 435 × 383 mm.<br />
Milano, Civico Gabinetto dei Disegni del Castello Sforzesco;<br />
Sotto: Umberto Boccioni, Atlante delle immagini, 1895-1909.<br />
22 tavole con ritagli di riproduzioni artistiche e altri materiali<br />
a stampa su carta color paglierino, 59 × 39 cm ciascuna.<br />
Verona, Biblioteca Civica, Fondo Callegari-Boccioni<br />
tav. A2r. Grafica: Dürer, ritrattistica, figura femminile,<br />
capilettera ornati per l’illustrazione editoriale, imprese<br />
sforzesche<br />
26 ITA EVENTI
Sopra: Umberto Boccioni, Il sogno - Paolo e Francesca,<br />
1908-1909. Olio su tela, 140 x 130 cm. Collezione privata<br />
collezioni e dagli archivi dei suoi musei (Camera<br />
di Commercio, Castello Sforzesco, Galleria d’arte<br />
Moderna, Gallerie d’Italia, Museo del Novecento,<br />
Pinacoteca di Brera) il primo al mondo per consistenza<br />
e rappresentatività. Le opere, in relazione<br />
con le nuove fonti, saranno esposte insieme al corpus<br />
integrale dei 60 disegni del Castello Sforzesco<br />
filo conduttore del percorso espositivo. Si tratta di<br />
un nucleo di eccezionale qualità capace di per sé di<br />
riassumere le linee essenziali del percorso artistico<br />
di Boccioni tra il 1906 al 19<strong>16</strong>: un documento originalissimo<br />
– in particolare -, è l’atlante di modelli,<br />
una sorta di ‘book’ elaborato da Boccioni nella sua<br />
fase prefuturista, utilizzato per studiare ma anche<br />
come diario visivo che incrocia in modo fluido e<br />
dinamico ricordi intimi con una ricognizione di<br />
forme artistiche del passato e della modernità. Alcune<br />
delle opere citate in questo Atlante saranno<br />
presentate in mostra (Richard Miller, La Vecchia,<br />
Genova, Raccolte Frugone; Sir Frederic Leighton,<br />
Le fanciulle greche che giocano a palla, Kilmanorck,<br />
The Dick Institute; Jacques Emile Blanche, Il Cherubino<br />
di Mozart, Reims, Musée des Beaux-Arts;<br />
Frank Brangwyn, I fabbri, Leeds Art Galleries) e<br />
saranno per la prima volta poste accanto a quelle<br />
opere di Boccioni per verificarne la relazione artistica<br />
(La Nonna, Venezia, Fondazione di Venezia).<br />
Esempi talvolta di una cultura figurativa che spazia<br />
dal XV secolo alla contemporaneità, come il Ritratto<br />
di Massimiliano I imperatore d’Asburgo di Giovanni<br />
Ambrogio De Predis del Kunsthistorisches<br />
Museum di Vienna (1502), le stampe di Albrecht<br />
Dürer (una delle quali appartenuta a Boccioni),<br />
o il Ruscello dello svedese Anders Zorn presentato<br />
alla Biennale di Venezia del 1905. Tutti questi<br />
materiali saranno esposti in una sequenza articolata<br />
che approfondisce temi e aspetti cruciali della<br />
poetica di Boccioni quali lo sviluppo del concetto<br />
del dinamismo in rapporto alla figura umana (La<br />
donna al caffè, Milano, Museo del Novecento), al<br />
ritratto (Materia, raffigurante il ritratto della madre,<br />
collezione Mattioli), alla veduta paesaggistica e<br />
urbana (Le officine di Porta Romana, Milano, Gallerie<br />
d’Italia). Il Museo del Novecento, che custodisce<br />
il nucleo pittorico e scultoreo di Boccioni più<br />
consistente al mondo in una collezione pubblica e<br />
che presta al percorso di mostra 11 delle sue opere,<br />
partecipa alle celebrazioni che Milano dedica<br />
al maestro del movimento futurista presentando<br />
nelle sue sale un percorso temporaneo dedicato<br />
alla stagione “prefuturista”, dove il legame con la<br />
tradizione e lo slancio verso la modernità è particolarmente<br />
evidente nelle opere di Balla, Carrà,<br />
Russolo e, naturalmente, Boccioni – poi firmatari<br />
del primo Manifesto della pittura futurista del 1910.<br />
“Questo percorso, insieme alle altre opere del Museo<br />
del Novecento non esposte nelle adiacenti sale di Palazzo<br />
Reale, costituisce per i visitatori un’occasione<br />
imperdibile per completare la conoscenza dell’artista<br />
e per comprendere a fondo la portata rivoluzionaria<br />
del suo lavoro – ha proseguito l’assessore Del Corno –.<br />
Proprio per consentire un’esperienza di visita a 360<br />
gradi, il Comune di Milano ha previsto che il biglietto<br />
di ingresso alla mostra ‘Umberto Boccioni (1882<br />
- 19<strong>16</strong>). Genio e Memoria’ comprenda anche l’ingresso<br />
al Museo del Novecento”. Il percorso di mostra è<br />
suddiviso in due ampie sezioni:<br />
BOCCIONI: LA FORMAZIONE<br />
La sala introduttiva presenta la struttura narrativa<br />
della mostra con una serie di opere guida. L’Autoritratto<br />
del Castello Sforzesco rappresenta simbolicamente<br />
Boccioni stesso che racconta al visitatore<br />
il percorso della mostra e la linea tracciata lungo i<br />
disegni. I tre Diari di Boccioni, stesi tra il 1907 e<br />
il 1908, eccezionalmente concessi in prestito dalla<br />
Getty Research Library di Los Angeles, sono una<br />
delle fonti documentarie di riferimento fondamentali<br />
della mostra. Nei diari sono registrate numerose<br />
opere presenti in mostra come l’Autoritratto<br />
di Brera, il Romanzo di una cucitrice, Campagna<br />
lombarda e Beata Solitudo Sola Beatitudo. Un rilievo<br />
votivo antico raffigurante Mnemosyne e le Muse,<br />
sue figlie che insegnano l’arte e l’ispirazione agli<br />
uomini (un’immagine inclusa tra i ritagli dell’Atlante)<br />
evoca la dimensione psicologica del giovane<br />
ITA EVENTI 27
alle prese con la propria formazione intellettuale e<br />
suggerisce i contenuti e la complessità delle fonti<br />
visive consultate nel suo lavoro. La mostra prende<br />
avvio da La fidanzata a Villa Borghese di Giacomo<br />
Balla della Galleria d’Arte Moderna di Milano,<br />
un’opera esemplare della pittura divisionista che<br />
sarà esposta a fianco di Campagna romana della<br />
Collezione Città di Lugano, dipinto che Boccioni<br />
eseguì a Roma mentre era allievo di Balla, nel<br />
1903, e fu poi significativamente venduto a Gabriele<br />
Chiattone poco dopo l’arrivo dell’artista a<br />
Milano. Il percorso si sviluppa quindi seguendo<br />
le temperie e le influenze delle diverse correnti figurative<br />
europee coeve e della tradizione classica e<br />
rinascimentale, con le prime prove nell’ambito del<br />
futurismo ancora profondamente legate alle esperienze<br />
del divisionismo e dell’espressionismo alle<br />
quali Boccioni si accosta, tra Venezia e Milano.<br />
La mostra darà particolare evidenza agli esempi di<br />
Segantini, Previati e Fornara, dei quali il giovane<br />
artista ammira le opere presentate nel 1907 alla<br />
Biennale di Venezia e al Salon parigino dei pittori<br />
divisionisti, tra i capitoli fondamentali del periodo<br />
milanese fino al 1910 (Tre donne, Milano, Gallerie<br />
d’Italia). In particolare, la ricerca artistica e teorica<br />
di Previati, che frequenta dall’inizio del 1908, lo<br />
colpisce profondamente, e il divisionismo simbolista<br />
di quest’ultimo, distinto da modalità di stesura<br />
del colore estremamente libere, fungerà da base<br />
imprescindibile per la successiva stagione futurista.<br />
BOCCIONI FUTURISTA: PRATICA E TEORIA<br />
Seguendo il filo conduttore dei nuclei tematici rappresentati<br />
dai considerevoli - per numero e qualità<br />
- disegni del Castello Sforzesco, la seconda sezione<br />
del percorso indaga l’applicazione dei principi<br />
teorici espressi dall’artista nei suoi interventi e negli<br />
scritti programmatici, verificando il modo di<br />
procedere e i rapporti posti in atto nel passaggio<br />
Sopra:Umberto Boccioni, Ritratto di bimbo, 1908-1909.<br />
Olio su tela, 110,3 × 65,2 cm. Collezione privata;<br />
Sotto: Umberto Boccioni, Romanzo di una cucitrice, 1908.<br />
Olio su tela, 150 x 170 cm.<br />
Parma, Collezioni Barilla di Arte Moderna<br />
dall’elaborazione grafica all’opera pittorica o plastica<br />
finita. La sezione apre quindi con un excursus<br />
attraverso le rappresentazioni della città e della periferia<br />
di Milano, dalle prove divisioniste realizzate<br />
nel 1908 sino a Forze di una strada dell’Osaka City<br />
Museum of Art e al primo approdo programmatico<br />
al dinamismo plastico espresso in Elasticità del<br />
Museo del Novecento, tra i massimi capolavori di<br />
Boccioni dedicati alla rappresentazione futurista<br />
della città industriale moderna. Si prosegue considerando<br />
le tappe segnate nella pittura e nella scultura<br />
da soggetti come Antigrazioso, Materia, il Dinamismo<br />
di un Ciclista, Cavallo + cavaliere + case,<br />
Forme uniche della continuità dello spazio, la serie<br />
dei Dinamismi di un corpo umano e la ritrattistica<br />
matura, nella quale si impone con autorevolezza<br />
la nuova direzione espressiva a cui Boccioni si era<br />
rivolto poco prima della scomparsa prematura: un<br />
ritorno alla figuratività pregno di originali riflessi<br />
28 ITA EVENTI
Umberto Boccioni, Tre donne, 1909-1910.<br />
Olio su tela, 170 × 124 cm.<br />
Milano, Collezione Intesa Sanpaolo,<br />
Gallerie d’Italia – Piazza Scala
Sopra: Umberto Boccioni, Cavallo + cavaliere + case, 1914.<br />
Matita nera, inchiostro nero a penna e acquerello azzurro su<br />
carta, 393 × 563 mm.<br />
Milano, Civico Gabinetto dei Disegni del Castello Sforzesco;<br />
A sinistra: Umberto Boccioni, Antigrazioso, 1912-1913.<br />
Olio su tela, 80 x 80 cm. Torino, Fondazione F.C. per l’Arte<br />
della lezione cézanniana e cubista (Sintesi di figura<br />
plastica seduta, Roma, Galleria Nazionale d’Arte<br />
Moderna con due disegni riferiti all’elaborazione<br />
del soggetto). In questo ampio capitolo futurista,<br />
che tocca un vertice qualitativo altissimo con<br />
dipinti come Materia e Dinamismo di un Ciclista<br />
della collezione Mattioli, saranno presentate opere<br />
di artisti che Boccioni conobbe in occasione dei<br />
suoi frequenti soggiorni parigini come Rodin (in<br />
mostra il bronzo L’uomo che cammina del Musée<br />
Rodin di Parigi), Archipenko (in mostra la scultura<br />
Camminando, Roma, Galleria Nazionale d’Arte<br />
Moderna). Il ritmo dell’intensa vicenda futurista<br />
sarà scandito dagli scritti di Boccioni e da una<br />
vasta rassegna stampa futurista datata dal 1911 al<br />
19<strong>16</strong>, appartenuta alla sorella dell’artista, raccolta<br />
da Marinetti e Boccioni, anch’essa tra i documenti<br />
riscoperti nella biblioteca veronese, presentata per<br />
la prima volta al pubblico per l’occasione. La mostra<br />
è accompagnata da un catalogo Electa di 300<br />
pagine, un ricchissimo apparato iconografico delle<br />
opere in mostra e una selezione di saggi dei più importanti<br />
studiosi di Boccioni in Italia.<br />
30 ITA EVENTI
Umberto Boccioni, Forze di una strada, 1911.<br />
Olio su tela, 99,5 × 80,5 cm.<br />
Osaka City Museum of Modern Art
A sinistra: Giovanni Segantini, L’angelo della vita, 1894.<br />
Olio su tela, 276 × 212 cm. Milano, Galleria d’Arte Moderna<br />
A destra: Anders Zorn, Ruscello (Frileuse), 1894.<br />
Olio su tela, 98 × 66 cm. Stoccolma, Prins Eugens<br />
Waldemarsudde;<br />
Sotto: Umberto Boccioni, Antigrazioso, 1913. (fusione del<br />
1950-1951). Bronzo, 58,4 × 53,3 × 41,9 cm.<br />
New York, The Metropolitan Museum of Art ©Archivio Scala<br />
Group //© 20<strong>16</strong>. Image copyright The Metropolitan Museum<br />
of Art/Art Resource/Scala, Firenze<br />
La mostra sarà allestita in seconda sede al MART<br />
di Rovereto dal 4 novembre 20<strong>16</strong> al 19 febbraio<br />
2017. In occasione della mostra, Orticola di Lombardia,<br />
associazione botanica senza scopo di lucro<br />
che dal 2005 collabora con il Comune di Milano<br />
e con i musei cittadini con progetti dedicati, grazie<br />
a Hermès e in collaborazione con IoDonna, il<br />
settimanale del Corriere della Sera, allestisce un<br />
giardino su progetto dell’architetto e paesaggista<br />
Marco Bay con la realizzazione dei Vivai Nespoli,<br />
ospitato nello spazio all’aperto retrostante il Palazzo<br />
Reale. Il giardino “La primavera futurista a Palazzo<br />
Reale”, trae ispirazione dal gesto futurista e<br />
intende suggerire, attraverso l’utilizzo delle piante e<br />
dei fiori, la vibrazione del colore e della luce, parametri<br />
fondamentali del movimento futurista tipici<br />
della pittura di Boccioni, volti a creare la peculiare<br />
«sensazione dinamica».<br />
UMBERTO BOCCIONI (1882 - 19<strong>16</strong>).<br />
GENIO E MEMORIA<br />
Palazzo Reale, Piazza Duomo 12, Milano<br />
dal 23 marzo al 10 luglio 20<strong>16</strong><br />
Il biglietto include anche l’ingresso alla mostra<br />
‘2050. Breve storia del futuro’ e offre la possibiltà di<br />
visitare gratuitamente il Museo del Novecento.<br />
info: 0292800821<br />
www.palazzorealemilano.it<br />
32 ITA EVENTI
Umberto Boccioni, Dinamismo di un corpo umano, 1913.<br />
Olio su tela, 100 x 100 cm. Milano, Museo del Novecento
arte<br />
2050<br />
BREVE STORIA DEL FUTURO<br />
Quarantasei grandi artisti internazionali in una esposizione ispirata al saggio di Jaques Attali.<br />
di Bruno Quiriconi<br />
Sopra: Thu Van Tran, Rainbow<br />
herbicides, 2014<br />
Graphite on Canson paper, spray can<br />
paint, 76 x 111 cm. Courtesy the artist<br />
and Meessen De Clercq, Brussels ©<br />
Philippe De Gobert, courtesy of the<br />
artist and the gallery;<br />
A sinistra: Hans Op de Beeck, Anke<br />
[detail], 2007<br />
Sculpture, mixed media (polyamide)<br />
height 159 (sculpture and pedestal) x<br />
23 (diameter) cm. Hans Op de Beeck ©<br />
Hans Op de Beeck<br />
Dipinti, sculture, foto, video,<br />
installazioni: cinquanta<br />
opere d’arte contemporanea<br />
di quarantasei<br />
grandi artisti internazionali, indagano<br />
il nostro futuro in una<br />
esposizione ispirata al saggio Breve<br />
storia del futuro di Jacques Attali<br />
(pubblicato nel 2006 e rieditato<br />
nel 20<strong>16</strong> da Fazi Editore,<br />
aggiornato ai nuovi scenari globali).<br />
La mostra, a cura di Pierre-Yves<br />
Desaive e Jennifer Beauloye,<br />
presenta attraverso una<br />
selezione di opere recenti, il<br />
modo in cui gli artisti contemporanei<br />
osservano il presente per<br />
condurre una riflessione sul futuro<br />
così come esso si delinea<br />
ai nostri occhi. Conflitti globali,<br />
mutazioni genetiche, diseguaglianze<br />
sociale ed economiche,<br />
sfruttamento delle risorse naturali<br />
compongono il complesso<br />
panorama dei prossimi decenni;<br />
gli artisti di 2050 interpretano<br />
queste tematiche complesse e invitano<br />
a ri-pensare il tempo che<br />
verrà con visioni anche costruttive<br />
e talvolta ironiche.<br />
34 ITA EVENTI
Sopra: Little Sun, Little Sun in 2<br />
minutes, 2012<br />
Video of the Little Sun project by Olafur<br />
Eliasson and Frederik Ottesen © Little<br />
Sun;<br />
A destra: Bodys Isek Kingelez,<br />
Kimbembele Ihunga(detail), 1994<br />
Paper, cardboard and other found<br />
materials, 130 x 330 x 210 cm. CAAC -<br />
The Pigozzi Collection,<br />
Geneva / photos: Marc Halevi © CAAC<br />
– The Pigozzi Collection, Geneva<br />
La mostra è promossa e prodotta<br />
dal Comune di Milano - Cultura,<br />
Palazzo Reale e la casa editrice<br />
Electa, in collaborazione<br />
con i Musées Royaux des Beaux-Arts<br />
de Belgique a Bruxelles<br />
dove il progetto ha preso vita<br />
con una doppia esposizione (Musées<br />
Royaux - Louvre) terminata<br />
a gennaio 20<strong>16</strong>. Il percorso di<br />
mostra, diviso in otto sezioni, è<br />
articolato intorno a diversi nuclei,<br />
liberamente ispirati agli interrogativi<br />
sviluppati nel saggio<br />
di Attali. Tutto ha inizio negli<br />
anni Ottanta a Los Angeles (evocata<br />
nei lavori di Chris Burden,<br />
Edward Burtynsky, Edward Ruscha,<br />
Tracey Snelling…), la città<br />
natale del microprocessore che,<br />
in arte, ha ispirato le sperimentazioni<br />
con il computer di Charles<br />
Csuri e Masao Kohmura. Al<br />
fermento della modernità della<br />
Silicon Valley, al consumismo e<br />
al capitalismo segue poi il decli-<br />
no dell’Impero americano, identificato<br />
in mostra con gli attentati<br />
dell’11 settembre 2001 nelle<br />
immagini di Wolfgang Staehle e<br />
Hiroshi Sugimoto; la tragica vicenda<br />
segna uno sconvolgimento<br />
politico su scala planetaria di cui<br />
ci parlano i lavori di Mark Napier,<br />
Alighiero Boetti, Mona Hatoum.<br />
36 ITA EVENTI
Hiroshi Sugimoto, World Trade<br />
Center, 1997<br />
gelatin silver print, 149,2 x 111,9 cm.<br />
Hiroshi Sugimoto. Courtesy of<br />
Koyanagi Gallery<br />
© Hiroshi Sugimoto. Courtesy of<br />
Gallery Koyanagi
Sopra: David LaChapelle,<br />
Gas Shell, 2012<br />
C-print on dibond, 137 x 222 x 6,5 cm.<br />
Courtesy Jablonka Maruani Mercier<br />
Gallery. © David LaChapelle Studio,<br />
courtesy Jablonka Maruani Mercier<br />
Gallery;<br />
Sotto: Sara Rahbar, Flag #10, 2008<br />
Mixed media textile, <strong>16</strong>5 x 89 cm.<br />
Collection Salomé Garboua, Paris ©<br />
Sara Rahbar, Courtesy Carbon 12<br />
Jacques Attali descrive in questa<br />
fase storica l’avvento di un<br />
“iperimpero” nel quale le diseguaglianze<br />
economiche diventano<br />
la norma, una tematica testimoniata<br />
nelle opere in mostra<br />
di AES+F, Andres Serrano, Aaron<br />
Koblin o Gavin Turk. L’iperimpero,<br />
nel quale anche il tempo<br />
diventa merce (con le opere<br />
di Gustavo Romano, Roman<br />
Opalka, On Kawara) e dove il<br />
corpo umano si trasforma per<br />
incontrare la macchina (i lavori<br />
di Stelarc, Hans Op de Beeck),<br />
si deve confrontare con<br />
molteplici calamità: sovraconsumo<br />
(John Isaacs), sovrapopolazione<br />
(Michael Wolf, Yang Yongliang)<br />
e sovrasfruttamento delle<br />
risorse naturali e inquinamento<br />
(Olga Kisseleva, Robert Mundt).<br />
Quando le tensioni nate da tali<br />
disequilibri diventano insostenibili,<br />
sopraggiunge “l’iperconflitto”,<br />
sempre nel pensiero di Attali,<br />
agevolato da un crescente accesso<br />
alle armi di distruzione di massa<br />
(Gregory Green) e sostenuto<br />
da ideologie religiose distorte<br />
(Al Farrow). A fianco di questa<br />
visione catastrofica, l’esposizione<br />
propone anche opere che fanno<br />
eco alla “iperdemocrazia” definita<br />
da Jacques Attali, la quinta<br />
ondata del futuro che potrebbe<br />
sfociare in un mondo migliore,<br />
così come lo evocano i lavori di<br />
Bodys Isek Kingelez, Mark Titchner,<br />
Gonçalo Mabunda, Jean<br />
Katembayi Mukendi o il progetto<br />
Little Sun. La mostra è realizzata<br />
con il sostegno di Alcantara.<br />
Jacques Attali: economista, giornalista,<br />
consigliere di Stato di<br />
Mitterrand, è stato primo presidente<br />
della Banca Europea per la<br />
Ricostruzione e lo Sviluppo, oltre<br />
a essere direttore e cofondatore<br />
di ONG a favore dei paesi<br />
del Secondo e Terzo Mondo. Intellettuale<br />
di fama internazionale<br />
ha scritto numerosi libri tra saggi<br />
(su una varietà di temi che vanno<br />
dalla matematica all’economia<br />
alla musica), memorie, biografie<br />
e anche libri per bambini.<br />
Nel suo celebre saggio Breve storia<br />
del futuro (Fazi editore) analizza<br />
come l’umanità, fin dalle<br />
sue origini, sia passata attraverso<br />
38 ITA EVENTI
AES+F, The Feast of Trimalchio,<br />
Still #2-1-01, 2009–2010<br />
HD video installation: single channel<br />
version. Presented by Multimedia Art<br />
Museum, Moscow, with the support of<br />
the Triumph Gallery (Moscow)<br />
© AES+F. Courtesy Multimedia Art<br />
Museum, Moscow & Triumph Gallery,<br />
Moscow<br />
diversi “ordini”: l’ordine religioso,<br />
l’ordine militare e infine quello<br />
mercantile – vale a dire il capitalismo<br />
liberale –, che finisce per<br />
imporsi in Occidente all’inizio<br />
del XIII secolo. La storia di questo<br />
sviluppo economico si articola<br />
intorno a nove diverse città,<br />
indicate dall’autore come altrettanti<br />
“cuori” che hanno potuto<br />
trasformare le evoluzioni tecnologiche<br />
in motori economici<br />
(Venezia e la galera mercantile,<br />
Anversa e la stampa, Londra<br />
e la macchina a vapore, Boston<br />
e il motore a scoppio…). Il nono<br />
e ultimo cuore della storia è Los<br />
Angeles con il microprocessore,<br />
la cui comparsa forgerà il mondo<br />
nel quale viviamo oggi. La storia<br />
allora cambia ritmo per assumere<br />
la forma di cinque “ondate<br />
del futuro” per i prossimi cin-<br />
quant’anni:<br />
1. Il declino relativo dell’Impero<br />
americano. Oggi l’Impero americano<br />
è in declino, come lo fu<br />
a suo tempo l’Impero romano.<br />
La maggior parte dell’umanità<br />
adotta i valori occidentali, senza<br />
che un nuovo impero domini il<br />
mondo.<br />
2. Un mondo policentrico. Dodici<br />
nazioni più potenti delle<br />
altre tentano di organizzare una<br />
parvenza di ordine mondiale, ma<br />
non possono instaurare uno stato<br />
di diritto planetario giusto e sostenibile<br />
né controllare il clima.<br />
3. L’iperimpero. Le grandi aziende<br />
impongono al mondo le proprie<br />
regole e assicurano l’ordine<br />
attraverso strumenti privati di<br />
sorveglianza, poi di autosorveglianza<br />
e di autosanzione. Tutto<br />
diventa merce: il tempo, le idee,<br />
le persone e i loro amori, fino a<br />
trasformare gli esseri umani in<br />
robot, cloni di robot.<br />
4. L’iperconflitto. Le autorità militari,<br />
sulla base di nuove ideologie<br />
che aspirano a dare un significato<br />
al lungo termine, tentano<br />
di imporre soluzioni totalitarie.<br />
Queste violenze convergono in<br />
un conflitto globale nel quale entità<br />
statali e non statali si distruggono<br />
a vicenda.<br />
5. L’iperdemocrazia. Dopo l’iperconflitto<br />
(se l’umanità sopravvive)<br />
o al suo posto (se si riesce a<br />
evitarlo), si instaura una “società<br />
positiva” che concilia l’interesse<br />
delle generazioni future con le<br />
esigenze della libertà. Ciò presuppone<br />
la fondazione di un ordine<br />
di diritto democratico, armonioso<br />
e duraturo, planetario e locale,<br />
basato sulla forma più intelligente<br />
dell’egoismo, l’altruismo.<br />
2050. BREVE STORIA DEL<br />
FUTURO<br />
Palazzo Reale, Piazza Duomo<br />
12, Milano<br />
dal 23 marzo 20<strong>16</strong> al 29<br />
maggio 20<strong>16</strong><br />
Il biglietto d’ingresso include<br />
anche l’ingresso alla mostra<br />
Umberto Boccioni<br />
(1882 - 19<strong>16</strong>).Genio e Memoria<br />
e offre la possibiltà di visitare<br />
gratuitamente il Museo del<br />
Novecento<br />
info 0292800821<br />
www.palazzorealemilano.it<br />
ITA EVENTI 39
arte<br />
Albero a sipario 2014 - pannelli decorativi 2013<br />
barca irene 2015<br />
L’AUTSTRALIA<br />
NEL CUORE<br />
Sergio Linzi esprime il design attraverso<br />
forme che possono evocare una<br />
comunicazione non verbale ma di<br />
carica visiva ed enegetica.<br />
di Guido Biondi<br />
“Sono cresciuto per buona<br />
parte dell’infanzia<br />
in Australia. Marchiato<br />
culturalmente da<br />
questo continente, ho<br />
iniziato in Italia un percorso<br />
di ricerca espressiva<br />
in vari campi: dagli<br />
studi sulla meccanica mi<br />
sono spinto successivamente ad intraprendere<br />
esperienze artigianali, stabilizzandomi<br />
infine a collaborare con laboratori artistici<br />
nei quali mi sono occupato di scenografia,<br />
decoro, restauro e design”.<br />
40 ITA EVENTI
L’INDIPENDENZA CREATIVA<br />
“Oggi esprimo il mio stile e la mia visione attingendo<br />
dalla natura e dal patrimonio poetico di ogni<br />
cosa. La mia indipendenza creativa decolla quasi<br />
per gioco, dopo una richiesta di un’amica parrucchiera<br />
che desiderava cambiare il look di casa sua<br />
per dare una svolta alla sua vita dopo una delusione<br />
d’amore. Così nasce il terreno dove esprimo il mio<br />
stile e l’influenza interpretativa “naturale” degli<br />
ambienti attraverso forme che possono evocare una<br />
comunicazione non verbale, ma di carica visiva ed<br />
energetica”.<br />
A destra: Forest hanger 60x150 2015 mix materials;<br />
A Sinistra: Lampada calla 2015 cedro pasta di legno altezza 100<br />
EMOZIONI PRIMARIE<br />
La mia infanzia di quasi un decennio trascorsa ad<br />
Adelaide, nel sud dell’Australia, lo stile di vita libero,<br />
“easy”, tra mare e deserto, con una vicinanza<br />
di animali allo stato selvaggio, gli spazi immensi di<br />
una natura potente e misteriosa che entra nel cuore<br />
e rimane radicata, mi ha profondamente marchiato.<br />
Così come l’arte aborigena mi ha catturato<br />
nell’essenza per il suo modo di portare alla luce<br />
eventi ed emozioni primarie che ci legano alla natura.<br />
Tutto ciò rimane una colonna portante per i<br />
miei progetti presenti e futuri e il mio stile artistico<br />
si esprime attraverso la realizzazione di oggetti di<br />
design e quadri ispirati alla natura nella sua essenza<br />
poetica e orientati a suscitare emozioni.<br />
ITA EVENTI 41
Fresh materiali misti 110x130 2015<br />
Leaf w in progress 130x75 2015 mix materials<br />
I PROGETTI<br />
Contestualmente, ho iniziato a collaborare con lo<br />
scultore Michele Vitaloni con cui condivido valori<br />
artistici. Eventi di rilievo sono stati: nel 2010 a<br />
Londra, presso The Royal Geographical Society,<br />
ho coadiuvato l’allestimento di Species e successivamente,<br />
nel 2014, l’Orticolario a Villa Erba di Cernobbio<br />
e una esposizione di sculture presso l’Hotel<br />
B4 e il Boscolo Exedra. Le sinergie professionali<br />
con Michele ci hanno consentito la realizzazione<br />
di molti progetti nel mondo delle mostre d’arte e<br />
tutto ciò ha creato i presupposti per fondare assieme<br />
l’Associazione MUVI, associazione culturale<br />
no profit che promuove l’espressione artistica legata<br />
alla natura e ad uno spirito libero ed indipendente<br />
e aperta ad accogliere e ospitare altri artisti che abbracciano<br />
la stessa filosofia. Attualmente sono tra<br />
i soci fondatori del MUVI e mi occupo in particolar<br />
modo della Direzione Allestimenti e design.<br />
Tra le tante iniziative promosse dal MUVI, svolte<br />
fino ad oggi, posso citare: la prima edizione italiana<br />
di BambolArt; la prima edizione italiana Wild<br />
Life Art Italy; “Visoes brasileras”, evento Fuori salone<br />
con il patrocinio del Consolato Brasiliano. Ho<br />
collaborato con le riviste Oasis e Ponti per l’arte.<br />
Il mio prossimo progetto – dal 14 aprile - sarà un<br />
evento fuori salone dell’Art Design District presso<br />
lo spazio espositivo KKM Viaggi, in via Bertolazzi<br />
20 a Milano: saranno in mostra alcuni mie opere<br />
di design. sergio.linzi@gmail.com<br />
42 ITA EVENTI
design<br />
CODICE MENDINI<br />
Di grande impatto visuale, il volume si impone come l’opera più completa<br />
mai pubblicata su Mendini e raccoglie il meglio del suo lavoro, offrendo<br />
una lettura trasversale della sua poliedrica attività. di Bruno Quiriconi<br />
1: CODICE MENDINI, Le regole per progettare, Electa;<br />
Architetto, artista, designer, teorico e scrittore,<br />
Alessandro Mendini (Milano 1931)<br />
è una delle personalità dominanti - in piena<br />
attività - nella storia del progetto estetico del<br />
XX e del XXI secolo. A lui dobbiamo alcune delle<br />
più celebrate icone della contemporaneità, come<br />
la Poltrona Proust declinata negli anni in tante<br />
versioni diverse. Direttore di riviste (Ollo, Modo,<br />
Casabella, Domus), membro di gruppi di lavoro<br />
(dai Radicals ad Alchimia), associato dal 2000<br />
al fratello Francesco nell’omonimo Atelier milanese,<br />
Mendini ha esercitato un’enorme influenza<br />
sulle tendenze estetiche del design internazionale,<br />
da lui trasformato in un formidabile strumento<br />
espressivo dello stato d’animo dell’uomo moderno,<br />
che oscilla tra disagio e felicità. Di grande<br />
impatto visuale, il volume si impone come l’opera<br />
più completa mai pubblicata su Mendini e raccoglie<br />
il meglio del suo lavoro, offrendo una lettura<br />
trasversale della sua poliedrica attività. Attraverso<br />
l’individuazione di 9 temi (o regole, secondo Mendini),<br />
questo “atlante” propone al lettore – in una<br />
catena di libere associazioni - alcune chiavi di accesso<br />
del codice progettuale di Mendini, un vero<br />
e proprio caleidoscopio di immagini e di parole<br />
che, come ricorda Fulvio Irace, autore del libro,<br />
risulta “intrinsecamente legato alle ragioni della biografia<br />
sentimentale, intriso di umori più che ideologie,<br />
quasi ciclico in un andamento che al principio<br />
di evoluzione preferisce la pratica della ruminanza”.<br />
Codice Mendini dunque non è un catalogo né un<br />
repertorio sistematico, ma la ricomposizione vi-<br />
44 ITA EVENTI
1: Copertina di “Domus” durante la direzione di Mendini<br />
(2010-2011).<br />
Ritratto di Lorenzo Mattotti, N. 943, 2011: Wim Wenders<br />
2: Alessandro Mendini con il suo autoritratto, 2014<br />
(Ottone serigrafato, cm 74x74);<br />
3: Museo Universale, 1978.<br />
(Tecnica mista su carta, cm 21x30)<br />
Disegno per la mostra “Documenta 8”, Kassel, Germania;<br />
4: Alessandro “Sub-Specie” di lampadario, 2006<br />
(Disegno, tecnica mista su carta, cm 21x30);<br />
suale per pagine di un itinerario mentale che con<br />
lucidità, disperazione, ottimismo e un pizzico di<br />
ironica follia ci accompagna dentro le contraddizioni<br />
della nostra epoca. Ogni capitolo (Biografismi,<br />
Utopie, Gulliver, Fragilismi, Metodo Proust,<br />
Oggetto romanzo, Stanze, Progettare è Dipingere,<br />
Togheter), messo a fuoco dai testi di Fulvio Irace e<br />
accompagnato dalle parole dello stesso Mendini, è<br />
sempre riassunto attraverso un manifesto autografo<br />
dell’architetto-designer. Attingendo all’archivio<br />
personale, il volume include oltre 500 illustrazioni<br />
che raccontano un percorso artistico - che dura<br />
da più di 50 anni - attraverso i principali capolavori:<br />
dalla Poltrona Proust al Cavallino di Venini,<br />
dai cavatappi Alessi alla serie dei vasi-viso, fino alla<br />
Bovisa Tech. A conclusione del libro, un’appendice,<br />
oltre a segnalare le pubblicazioni, restituisce un<br />
aggiornato regesto delle opere, degli allestimenti e<br />
delle mostre di Mendini. Codice Mendini aspira ad<br />
essere la biografia commentata dell’ultimo “maestro”<br />
di una generazione insuperata del design italiano.<br />
Il libro e la copertina sono realizzati in stretta<br />
collaborazione con Alessandro Mendini.<br />
ITA EVENTI 45
cinema<br />
a cura di Andrea Thomas<br />
Commedia, 20<strong>16</strong>, U.S.A., dal 13/4<br />
Regia di Don Mazer<br />
Con Zac Efron, Robert De Niro, Zoey Deutch<br />
Una storia divertente, riproposizione di Hollywood dei due personaggi dei<br />
Soliti idioti. Anche qui abbiamo un nonno “sopra le righe” contrapposto ad<br />
un nipote tutto d’un pezzo. Quando il nipote deciderà di sposarsi si troverà<br />
ad accompagnare il nonno in un viaggio in Florida.<br />
Drammatico, 20<strong>16</strong>, U.S.A., dal 21/4<br />
Regia di Peter Landesman<br />
Con Will Smith, Alec Baldwin.<br />
Il ritorno sul grande schermo di Will Smith in un film tratto da una storia<br />
realmente accaduta. Un neuropatologo, durante le sue ricerche, scopre una<br />
torbida vicenda dietro alla salute di molti atleti e si adopera per smascherare<br />
le società a loro collegate.<br />
Commedia, 20<strong>16</strong>, Spagna, dal 21/4<br />
Regia di Ella Lemhagen.<br />
Con Sarah Jessica Parker, Rosie Day, Raoul Bova, Claudia Cardinale.<br />
La protagonista della serie Sex and The City è un’insegnante di New York.<br />
Un giorno decide di viaggiare in Italia in compagnia della figlia adolescente.<br />
Troverà un suo ex amante con il quale ci sarà un ritorno di fiamma. Ma una<br />
serie di imprevisti renderanno tutto molto complicato.<br />
Documentario, 20<strong>16</strong>, Italia, dal 2/5<br />
Regia di Luca Lucini, Nico Malaspina.<br />
Con Vincenzo Amato, Cristina Capotondi, Alessandro Haber. Rosie Day, Raoul<br />
Bova, Claudia Cardinale.<br />
Leonardo esperto di pittura, scultura, musica, anatomia, fisica. E ancora:<br />
architetto, inventore, praticamente genio. Il film si propone di raccontare gli<br />
anni di Leonardo trascorsi a Milano, toccando i diversi aspetti della sua vita<br />
e della sua arte.<br />
46 ITA EVENTI
teatro<br />
NOTRE DAME DE PARIS<br />
di Erny Cat<br />
48 ITA EVENTI
Dopo anni di assenza dalle<br />
scene ritorna uno dei<br />
musical più apprezzati<br />
dell’ultimo decennio: Notre dame<br />
de Paris; interpretato dal cast originale<br />
con musiche di Riccardo<br />
Cocciante e parole di Pasquale<br />
Panella per l’edizione italiana.<br />
Lo spettacolo toccherà tutta l’Italia.<br />
Non stupisce la popolarità<br />
di questa rappresentazione vista<br />
l’elevata qualità dello spettacolo;<br />
per chi è amante di questo genere<br />
musicale è un obbligo andare<br />
a vederlo. Un successo non solo<br />
in Italia ma anche in Inghilterra,<br />
Svizzera, Russia, Cina, Giappone,<br />
Corea, Canada, con un<br />
record di presenze di pubblico<br />
invidiabile, dovuto anche al fatto<br />
che gli artisti sono selezionati<br />
personalmente da Cocciante, il<br />
quale sta già facendo i primi provini<br />
per il nuovo cast. Bravissimi<br />
i protagonisti, tutti all’altezza del<br />
proprio ruolo; attraverso le musiche<br />
di Cocciante, sono capaci di<br />
tramettere allo spettatore tutto il<br />
dramma con la potenza delle loro<br />
voci. Anche le piccole imperfezioni<br />
fonetiche - che possono<br />
insinuarsi durante lo spettacolo<br />
- scivolano via fondendosi con la<br />
musicalità che avvolge il teatro;<br />
tutto l’insieme di canzoni balli e<br />
coreografia portano lo spettatore<br />
fuori dalla realtà per tutta la durata<br />
del musical. La scenografia e<br />
gli effetti sonori sono coinvolgenti<br />
e grazie alla bravura di tutto il<br />
cast il pubblico si sente partecipe<br />
della storia. Il corpo di ballo, formato<br />
da professionisti di tutto il<br />
mondo, è una vera sorpresa; non<br />
solo ballano divinamente ma si<br />
muovono e volteggiano con una<br />
semplicità disarmante. Nonostante<br />
la trama del racconto sia<br />
drammatica, l’empatia tra gli<br />
artisti fa si che lo spettacolo non<br />
risulti angoscioso ma coinvolgente<br />
e piacevole da seguire. Sicuramente<br />
anche questa tournée<br />
avrà un successo spettacolare.<br />
I NUMERI E IL TOUR 20<strong>16</strong>. Notre Dame de Paris è stata cantata in 7<br />
lingue diverse: Francese, Inglese, Italiano, Spagnolo, Russo, Coreano e<br />
Olandese. La versione francese è stata rappresentata in: Francia, Canada,<br />
Belgio, Svizzera, Monaco, Italia, Libano, Cina, Corea del Sud, Taiwan<br />
e Singapore, totalizzando 1.277 rappresentazioni. La versione inglese<br />
è stata rappresentata in: USA, Inghilterra, Cina, Corea del Sud, Russia,<br />
Taiwan, Giappone, Singapore, Lussemburgo, Turchia per un totale di 975<br />
rappresentazioni. In 18 anni, Notre Dame de Paris nel mondo è stata rappresentata<br />
4.046 volte. Notre Dame de Paris in Italia, dal 2001 è stata vista<br />
da oltre 2 milioni e mezzo di spettatori con 40 città visitate in 10 anni.<br />
915 repliche complessive Il Tour 20<strong>16</strong> è partito da Milano al Teatro LinearCiak<br />
il 3 marzo e proseguirà a Trieste al Politeama Rossetti dal 6 al 10<br />
aprile, a Bari al PalaFlorio dal 14 al 18, a Napoli al Teatro Palapartenope,<br />
dal 20 al 25, a Eboli al PalaSele il 30 aprile e il 1 maggio, a Firenze al<br />
Mandela Forum, dal 11 al <strong>16</strong> maggio, a Torino al PalaAlpitour, dal 19 al<br />
22, a Pesaro all’Adriatic Arena, dal 26 al 29, a Perugia al PalaEvangelisti<br />
dal 3 al 5 giugno, a Roma al Centrale Live, dal 9 giugno, a Parma a Piazza<br />
della Pillotta dal 3 al 9 luglio, a Palermo al Teatro di Verdura, dal <strong>16</strong> al<br />
24, ad Agrigento al Teatro Valle dei Templi dal 28 al 30, a Cagliari all’Arena<br />
Sant’Elia il 6 e 7 agosto, a Torre del Lago al Gran Teatro all’Aperto<br />
Giacomo Puccini, dal 15 al 19, a Chieti all’Anfiteatro La Civitella, dal 24 al<br />
27, all’Arena di Verona dal 1 settembre e a Reggio Calabria al PalaCalafiore<br />
il 25 e 26 novembre.<br />
ITA EVENTI 49
cinema<br />
LUI È TORNATO<br />
Un film di David Wnendt che fonde commedia e satira sociale per riflettere sul presente e su<br />
quanto siamo “vaccinati” contro la violenza e il nazismo. di Andrea Thomas<br />
Estate, giorni nostri. In una zona residenziale<br />
di Berlino Adolf Hitler si sveglia improvvisamente<br />
proprio nel luogo dove un tempo<br />
si trovava il suo bunker. Sono passati settant’anni<br />
dalla sua “scomparsa”. La guerra è finita, il suo<br />
partito non c’è più, la sua amata Eva non è lì per<br />
consolarlo e la società tedesca è completamente diversa<br />
da come la ricordava, tanto che anche i bambini<br />
che lo notano per primi si prendono gioco di<br />
lui. Lo riconosce però un reporter che lo filma e lo<br />
trova una perfetta imitazione dell’originale. Così,<br />
contro ogni probabilità, Adolf Hitler inizia una<br />
nuova carriera in televisione perché viene universalmente<br />
scambiato per un brillante comico, anche<br />
se lui è davvero chi sostiene di essere e le sue intenzioni<br />
non sono cambiate… È questa la trama di<br />
Lui è tornato, il film di David Wnendt tratto dal<br />
best seller di Timur Vermes pubblicato in Italia da<br />
Bompiani. Un libro fenomeno che è stato primo<br />
nella classifica della <strong>rivista</strong> Spiegel per venti settimane,<br />
ha venduto oltre due milioni di copie solo in<br />
Germania e vede traduzioni in corso in oltre quaranta<br />
paesi, tra cui Stati Uniti, Inghilterra, Francia,<br />
Russia, Giappone e Cina. Ma Lui è tornato, che<br />
arriva nelle sale italiane solo il 26, 27 e 28 aprile<br />
distribuito da Nexo Digital (elenco dei cinema disponibile<br />
su www.nexodigital.it), non è solo l’adattamento<br />
cinematografico di un romanzo nel senso<br />
comune. Infatti il protagonista Oliver Masucci<br />
(che interpreta Adolf Hitler) non solo recita accanto<br />
a colleghi di prima classe, come Fabian Busch,<br />
Christoph Maria Herbst e Katja Riemann, ma incontra<br />
anche l’uomo medio, i piccoli allevatori, gli<br />
imprenditori, personaggi famosi, giovani politici,<br />
50 ITA EVENTI
giornalisti, nipster e neonazisti. Sì, perché è proprio<br />
David Wnendt ad avere l’idea più interessante per<br />
trasporre le 400 pagine del libro sullo schermo suggerendo<br />
di mandare Hitler in giro per le strade e di<br />
combinare questi elementi documentari con il film<br />
stesso. “Ho trovato appassionante l’idea di mostrare<br />
Hitler non solo in una situazione artificiale attorniato<br />
da attori, ma piuttosto a piede libero tra la gente<br />
vera”, spiega David Wnendt. “Era il solo modo di<br />
suscitare delle risposte affidabili alle domande: cosa<br />
accadrebbe se Hitler tornasse oggi? Avrebbe davvero<br />
qualche possibilità?” E l’esperimento offre risultati<br />
spiazzanti: “Era come se le persone stessero incontrando<br />
una pop star- aggiunge Wnendt- anche sapendo<br />
perfettamente che non poteva trattarsi del vero Hitler,<br />
lo accettavano e si confidavano con lui”. Le 380 ore<br />
di materiale girato sono state quindi montate in un<br />
film che fonde commedia e satira sociale offrendo<br />
una riflessione sull’importanza della memoria nel<br />
suo senso più profondo ed attuale, sulla banalità<br />
del male e, talvolta, sulla forza mediatica che cela<br />
in sé. Oggi, nel 20<strong>16</strong>, Adolf Hitler avrebbe 127<br />
anni. Anche se non si fosse sparato il 30 aprile 1945,<br />
esattamente dieci giorni dopo il suo 56° compleanno<br />
ordinando che il suo cadavere fosse cremato per non<br />
cadere nelle mani del nemico, non sarebbe perciò possibile<br />
imbattersi in lui a Berlino. “Trasportare Hitler<br />
nel presente è un’operazione di fantasia che mi<br />
sono concesso” spiega Timur Vermes. In Germania<br />
il film ha portato in sala 500.000 persone ad una<br />
settimana dall’uscita ed è balzato in prima posizione<br />
dopo tre settimane, superando il film della<br />
Pixar Inside Out e diventando il film tedesco col<br />
maggiore incasso del 2015.<br />
ITA EVENTI 51
“WHERE TO<br />
INVADE NEXT”<br />
Dopo sei anni di silenzio, Michael Moore<br />
torna nelle sale dal 9 all’11 maggio<br />
con il suo ultimo pungente documentario.<br />
di Bruno Quiriconi<br />
Il regista Michael Moore arriva nelle sale con<br />
quello che si presenta probabilmente come il<br />
suo film più provocatorio ed esilarante, quello<br />
in cui il regista suggerisce al Pentagono di “ritirarsi”<br />
perché d’ora in poi sarà lui stesso ad occuparsi<br />
delle “invasioni in nome dell’America”. Dopo aver<br />
conquistato il botteghino americano, Where to Invade<br />
Next, che è stato presentato al Toronto International<br />
Film Festival e al Festival Internazionale<br />
del Cinema di Berlino, sarà nelle sale italiane dal 9<br />
all’11 maggio distribuito da Nexo Digital e Good<br />
Films (elenco delle sale su www.nexodigital.it). Si<br />
tratta di una commedia effervescente, divertente e<br />
sovversiva, in cui Michael Moore, interpretando il<br />
ruolo dell’“invasore”, fa visita ad una serie di nazioni<br />
per prenderne spunto e migliorare le prospettive<br />
degli USA. Il creatore di Fahrenheit 9/11 e Bowling<br />
for Columbine ritorna con questa esilarante e rivelatrice<br />
chiamata alle armi; e finisce per scoprire che<br />
le soluzioni ai problemi più radicati in America esistono<br />
già in altri paesi del mondo e, con molta probabilità,<br />
aspettano solo di essere adottate. È lo stesso<br />
Michael Moore a spiegare la genesi del film: “A<br />
19 anni, subito dopo aver abbandonato l’università,<br />
mi sono procurato un pass Eurail e una tessera degli<br />
Ostelli della Gioventù e ho trascorso un paio di mesi a<br />
viaggiare per l’Europa. Mi trovavo in Svezia, dove mi<br />
sono rotto un dito del piede e qualcuno mi ha mandato<br />
in una clinica. C’è poco da fare con un dito del piede<br />
rotto, ma hanno fatto quello che hanno potuto. Poi<br />
sono andato per pagare il conto, ma non c’era nessun<br />
conto da pagare. Non riuscivo proprio a capire. Davvero,<br />
non avevo mai sentito nulla del genere. Allora<br />
mi hanno spiegato come funzionava il loro sistema<br />
sanitario. In tutta l’Europa ho continuato ad imbattermi<br />
in piccole realtà di questo tipo e a pensare, “Che<br />
bella idea! Perché non lo facciamo anche noi? La mia<br />
idea iniziale era di andare ad “invadere” altri paesi e<br />
rubare loro qualcosa di diverso dal petrolio. E lo avrei<br />
fatto senza sparare un solo colpo. Mi ero dato tre regole:<br />
1) non sparare a nessuno; 2) non prendere neanche<br />
una goccia di petrolio; e 3) portare a casa qualcosa da<br />
poter utilizzare. Nel momento in cui abbiamo invaso<br />
questi paesi ci è parso evidente che sarebbe stato molto<br />
meglio fare un film sull’America senza girare un solo<br />
fotogramma in America. Come sarebbe stato un film<br />
così? Mi piaceva questa sfida”. Michael Moore, per<br />
la sua indagine, “invade” così diversi paesi Europei,<br />
tra cui Italia, Francia, Finlandia e Islanda e in ogni<br />
luogo in cui si reca conficca la bandiera a stelle e<br />
strisce. In questo pellegrinaggio Moore scopre che<br />
in Italia i lavoratori hanno un trattamento migliore<br />
rispetto ad altri paesi; in Francia le mense scolastiche<br />
servono quotidianamente piatti di alta cucina<br />
molto diversi da quelli americani; in Islanda il potere<br />
è in mano alle donne, le uniche che sembrano<br />
sapere come governare; in Finlandia il sistema<br />
scolastico è straordinario, uno dei più virtuosi al<br />
mondo... Aggiunge Moore: “Forse ho semplicemente<br />
trovato una maniera più sovversiva di gestire<br />
la rabbia che provo nei confronti delle condizioni in<br />
cui versa questo paese. Non sono mai stato un cinico,<br />
ho sempre creduto che il cinismo non fosse che un’altra<br />
forma di narcisismo. Credo nella bontà delle persone<br />
e credo che la maggior parte della gente abbia una coscienza<br />
e distingua il giusto dallo sbagliato. Penso che<br />
sappia cosa dovremmo fare e che sia solo spaventata o<br />
ignorante. E una volta risolti questi aspetti, quando<br />
smetteremo di vivere nella paura e di essere stupidi, le<br />
cose andranno meglio”.<br />
52 ITA EVENTI
SAN PIETRO E LE BASILICHE<br />
PAPALI DI ROMA 3D<br />
Un tour cinematografico con punti di vista inediti e riprese mai realizzate prima.<br />
San Pietro, San Giovanni in Laterano, Santa Maria Maggiore, San Paolo Fuori le Mura e le<br />
opere d’arte che custodiscono. di Andrea Thomas<br />
Dopo il successo di Musei Vaticani 3D e di<br />
Firenze e gli Uffizi 3D, arriva al cinema<br />
San Pietro e le Basiliche Papali di Roma 3D,<br />
la nuova produzione cinematografica firmata Sky<br />
3D che, assieme al Centro Televisivo Vaticano e in<br />
collaborazione con Nexo Digital, Magnitudo Film<br />
e Sky Arte HD, propone un viaggio attraverso le<br />
quattro Basiliche Papali di Roma e i loro tesori: San<br />
Pietro (una delle 25 mete più visitate dai viaggiatori<br />
di tutto il mondo), San Giovanni in Laterano,<br />
Santa Maria Maggiore e San Paolo Fuori le Mura.<br />
Quattro edifici maestosi - ognuno con un prezioso<br />
altare papale, scrigno di opere d’arte senza tempo<br />
e meta nei secoli di milioni di viaggiatori e pellegrini<br />
- diventano così protagonisti del nuovo tour<br />
cinematografico che è stato riconosciuto come film<br />
di interesse culturale dal Ministero dei Beni e delle<br />
Attività Culturali e del Turismo - Direzione Generale<br />
Cinema e che sarà distribuito nei cinema del<br />
mondo da Nexo Digital. L’occasione che ha portato<br />
alla realizzazione di San Pietro e le Basiliche Papali<br />
di Roma 3D, che sarà nei cinema italiani solo per<br />
3 giorni dall’11 al 13 aprile (elenco dei cinema disponibile<br />
su www.basilicheroma3D.it e su www.<br />
nexodigital.it), è il Giubileo Straordinario della<br />
Misericordia indetto da Papa Francesco. Il fil rouge<br />
narrativo, che si snoda dalla basilica paleocristiana<br />
su cui sorse San Pietro sino alla grandiosità del Barocco<br />
attraverso le preziose opere dell’arte medievale<br />
e rinascimentale, è offerto da alcuni brani di<br />
Passeggiate Romane di Stendhal (1783-1842), il celebre<br />
scrittore francese che nel primo Ottocento visitò<br />
le quattro chiese durante il suo Grand Tour in<br />
Italia. I brani di Stendhal sono interpretati nel film<br />
da Adriano Giannini, preparando emotivamente lo<br />
spettatore ad entrare in contatto con il mondo storico<br />
artistico dei quattro imponenti edifici attraverso<br />
gli occhi di questo colto viaggiatore di inizi ‘800.<br />
Nel corso dei 90 minuti di San Pietro e le Basiliche<br />
Papali di Roma 3D saranno quattro gli esperti che<br />
racconteranno le Basiliche e le opere che vi sono custodite:<br />
Antonio Paolucci, direttore dei Musei Vaticani,<br />
ci guiderà all’interno di San Pietro; Paolo Portoghesi,<br />
architetto di fama internazionale, proporrà<br />
54 ITA EVENTI
un appassionato approfondimento su San Giovanni<br />
in Laterano; Claudio Strinati, celebre storico dell’arte,<br />
saprà svelarci la storia e le leggende di Santa<br />
Maria Maggiore; Micol Forti, direttore collezione<br />
d’arte contemporanea dei Musei Vaticani, presenterà<br />
agli spettatori S.Paolo Fuori le Mura. All’interno<br />
di luoghi esclusivi del Vaticano (gli Ottagoni<br />
della Fabbrica di San Pietro, il Salone Sistino della<br />
Biblioteca Apostolica Vaticana e la Sala Ducale del<br />
Palazzo Apostolico Vaticano), gli esperti, ciascuno<br />
secondo il proprio punto di vista, descriveranno le<br />
basiliche in maniera originale e coinvolgente: la loro<br />
evoluzione nei secoli, le opere d’arte più note, le vite<br />
e le storie di Papi ed artisti - da Giotto a Bramante,<br />
da Michelangelo a Francesco Borromini, da Gian<br />
Lorenzo Bernini a Domenico Fontana, da Arnolfo<br />
di Cambio a Jacopo Torriti- le vicende che hanno<br />
reso questi luoghi immortali e la profonda spiritualità<br />
che emanano. Grazie a mezzi tecnici poderosi,<br />
in uso nelle più avanzate produzioni cinematografiche,<br />
sono state realizzate immagini sorprendenti,<br />
catturate da punti di vista esclusivi e inediti, resi<br />
possibili anche grazie all’utilizzo di elicotteri e bracci<br />
meccanici. A completare questo straordinario<br />
impianto visivo ci sarà la potenza del 3D, capace<br />
di far “immergere” lo spettatore, ponendolo al<br />
centro della scena e a contatto diretto con le opere.<br />
ITA EVENTI 55
LEONARDO DA VINCI. IL GENIO<br />
A MILANO<br />
Sul grande schermo il 2, 3 e 4 maggio il film che racconta il soggiorno milanese, le opere e le<br />
leggende sull’artista più ammirato di tutti i tempi. di Andrea Thomas<br />
Pittore, scultore, scienziato, musico, esperto<br />
di anatomia e di fisica, botanico, architetto,<br />
inventore: superando lo spirito del suo tempo,<br />
Leonardo viene oggi identificato con l’immagine<br />
del Genio. Era un uomo poliedrico l’artista<br />
di Vinci e lo dimostrano l’immenso patrimonio di<br />
studi e opere che ci ha lasciato, oltre alla lettera in<br />
cui, nel 1482, si presenta a Ludovico il Moro, signore<br />
di Milano. Così, partendo dalla mostra a Palazzo<br />
Reale organizzata da Skira e Comune di Milano<br />
nei mesi di Expo, Rai Com, Skira e Codice Atlantico<br />
hanno deciso, in collaborazione con Pirelli e<br />
Confagricoltura, di lavorare congiuntamente per<br />
raccontare in un docufilm proprio gli anni trascorsi<br />
da Leonardo a Milano, toccando i diversi aspetti<br />
della sua vita e della sua arte, approfondendo le caratteristiche<br />
della città del tempo, le personalità degli<br />
artisti che gli sono stati vicini, senza trascurare<br />
naturalmente le molte leggende che lo riguardano.<br />
Leonardo da Vinci. Il Genio a Milano esplora il<br />
soggiorno cittadino dell’artista, offrendo la chiave<br />
per trasformare in quadri cinematografici i numerosi<br />
scenari leonardeschi di Milano: il Castello<br />
Sforzesco, il Museo della Scienza e della Tecnologia<br />
“Leonardo da Vinci”, la Basilica di Santa Maria<br />
delle Grazie, i Navigli, la Vigna di Leonardo sino al<br />
celebre Cenacolo. Il film –in cui verranno mostrate<br />
e raccontate opere come La Belle Ferronnière, la<br />
Dama con l’ermellino, la Vergine delle Rocce, il<br />
Ritratto di musico, il San Giovanni Battista, l’Ultima<br />
Cena - arriverà nelle sale di tutto il mondo<br />
distribuito da Nexo Digital e sarà in programma in<br />
Italia il 2, 3 e 4 maggio all’interno del progetto della<br />
Grande Arte al Cinema che sta conquistando un<br />
pubblico sempre più vasto (l’elenco delle sale che<br />
lo proietteranno è disponibile su www.nexodigital.<br />
56 ITA EVENTI
it). Coinvolgendo Pietro Marani – curatore della<br />
mostra – alcuni tra i massimi esperti di Leonardo<br />
a livello mondiale e autori che ne hanno esplorato<br />
la personalità – Claudio Giorgione, Maria Teresa<br />
Fiorio, Richard Schofield, Vittorio Sgarbi, Daniela<br />
Pizzagalli – è nata infatti una storia capace di<br />
aprire nuove prospettive e svelare mondi straordinari.<br />
Com’è possibile raccontare la complessità del<br />
genio assoluto? Da dove s’inizia? Qual è il mistero<br />
che rende Leonardo l’artista più amato, discusso e<br />
studiato di tutti i tempi? Per rispondere a queste<br />
domande e approfondire ulteriormente il tema e<br />
le opere in mostra provenienti dal Louvre di Parigi,<br />
dalla National Gallery of Art di Washington<br />
e dalla Pinacoteca Ambrosiana, gli autori Jacopo<br />
Ghilardotti e Gabriele Scotti hanno ritenuto opportuno<br />
arricchire il racconto documentaristico,<br />
sviluppato con il regista Nico Malaspina, con<br />
l’aggiunta di alcune scene di fiction, per le quali è<br />
stato coinvolto il regista Luca Lucini. La storia di<br />
Leonardo a Milano ha potuto così allargarsi ed includere<br />
molti protagonisti del suo soggiorno milanese:<br />
Ludovico il Moro, signore di Milano, l’amico<br />
e allievo Salaì, Beatrice d’Este, Donato Bramante,<br />
Vincenzo Bandello e altri ancora. I personaggi storici<br />
saranno interpretati da attori noti come Vincenzo<br />
Amato, Cristiana Capotondi, Alessandro<br />
Haber, Gabriella Pession, Paolo Briguglia, Edoardo<br />
Natoli, Giampiero Judica, Nicola Nocella, mentre<br />
la voce narrante sarà quella di Sandro Lombardi.<br />
ITA EVENTI 57
musica<br />
a cura di Bruno Quiriconi<br />
18-19-20 aprile<br />
Tunnel, Milano<br />
<strong>16</strong> aprile<br />
Mediolanum Forum, Milano<br />
4 maggio<br />
Auditorium Parco<br />
della musica, Roma<br />
6 maggio<br />
Barcalys Teatro<br />
Nazionale<br />
Milano<br />
29 aprile,<br />
Mediolanum<br />
Forum, Milano<br />
7 maggio<br />
Palaottomatica<br />
Roma<br />
13 maggio<br />
Stadium 105<br />
Rimini<br />
7 maggio<br />
Live Club<br />
Trezzo<br />
sull’Adda (MI)<br />
12 maggio<br />
Barcalys<br />
Teatro Nazionale<br />
Milano<br />
58 ITA EVENTI
musica<br />
IL RITORNO DI RENATO ZERO<br />
Esce in questi giorni Alt, il nuovo album dell’artista romano. La presentazioni dei nuovi brani<br />
all’Arena di Verona, con due concerti l’1 e 2 giugno. di Andrea Thomas<br />
Atre anni dal doppio progetto di Amo, incentrato<br />
su tematiche più intime e riflessive,<br />
Renato Zero torna, forte di rinnovata<br />
passione e spirito di denuncia, ai grandi temi sociali<br />
e alle battaglie civili con Alt, il nuovo disco<br />
prodotto da Zero e Danilo Madonia.<br />
I temi della fede, della violenza, dei giovani, del lavoro,<br />
del destino dell’arte, dell’amore in tutte le sue<br />
declinazioni, dell’ecologia, delle politiche d’accoglienza<br />
e dei nuclei affettivi sono nei 14 brani inediti<br />
dell’album, scritti dall’artista romano insieme<br />
ad autori e compositori come Vincenzo Incenzo,<br />
Danilo Madonia, Maurizio Fabrizio, Phil Palmer,<br />
Valentina Parisse, Luca Chiaravalli, Mario Fanizzi<br />
e Valentina Siga.<br />
A due anni di distanza dall’ultimo tour, Renato<br />
Zero sarà l’1 e il 2 giugno, infatti, all’Arena di Verona;<br />
è possibile acquistare in prevendita i biglietti<br />
online su www.ticketone.it e nei punti vendita abituali.<br />
28 album in studio, 3 raccolte, più di cinquecento<br />
canzoni, 45 milioni di dischi venduti. Vi<br />
proponiamo, di seguito, i commenti dell’artista su<br />
ogni nuova traccia di Alt.<br />
CHIEDI<br />
Sempre troppo poche le domande e quindi sempre<br />
meno le risposte. E c’è chi si rallegra di questo.<br />
Mettendo in atto sperequazioni di ogni genere a discapito<br />
dell’ormai rassegnato contribuente. Sia esso<br />
fresco di placenta o in età di pannolone.<br />
IN QUESTO MISERO SHOW<br />
Non c’è di che sentirsi appagati se bastano così poche<br />
energie per farsi catturare da una telecamera<br />
od essere braccati da un discografico. Ciò che rese<br />
famosi e felici gli artisti stagionati fu la fatica, le rinunce<br />
e la severità di una platea molto più esigente<br />
di quella di oggi. Forse quell’Italia fu meglio rappresentata<br />
e più soddisfatta... chissà?<br />
LA LISTA<br />
Donne sottostimate se non addirittura annullate.<br />
Dall’altra parte della barricata maschietti spesso<br />
inesperti e superficiali che fuggono via prima della<br />
consumazione per paura di essere tanati. Ma la vera<br />
forza della donna consiste nell’essere costantemente<br />
spettatrice di se stessa...<br />
60 ITA EVENTI
IN APPARENZA<br />
Attori di grande talento?<br />
O involontari illusionisti<br />
pur di non cedere ad una<br />
realtà troppo cruda e insostenibile?<br />
IL CIELO È DEGLI ANGELI<br />
Chi vuole essere felice farà<br />
di tutto per esserlo. Riuscendo<br />
persino a giustificare<br />
un calo della passione.<br />
Senza necessariamente<br />
attribuire a nessuno un<br />
tale evento.<br />
Una coppia di amici che<br />
si raccontano di quando<br />
furono innamorati pazzi<br />
l’uno dell’altra. Questo è<br />
un tramonto da non perdersi...<br />
IL TUO SORRISO<br />
La serenità è facile d’estate come è meravigliosa nel<br />
gelo dell’inverno. Il sorriso non deve subordinarla<br />
a nessun periodo della vita. Costante dovrebbe<br />
manifestarsi l’ottimismo nelle varie fasi della vita.<br />
Oggi dovrebbe essere obbligatorio.<br />
PERCHÉ NON MI PORTI CON TE<br />
La mutualità di un rapporto dovrebbe essere sufficiente<br />
a garantire una certa immunità dalla solitudine.<br />
Dalla noia e dal malessere. La qualità di ciò<br />
che diamo. Di come lo diamo, determina la nostra<br />
soddisfazione ed il nostro benessere organico e<br />
mentale.<br />
GESÙ<br />
Dal “non nominare il nome di Dio invano” al non<br />
nominarlo più ce ne corre...<br />
Eppure per chi trovasse il coraggio di ricercarLo, di<br />
benefici ne otterrebbe tanti...<br />
Il vero miracolo tra tutti... alla fine credo sia proprio<br />
avere fede.<br />
LA VOCE CHE TI DO<br />
Sulla mia pelle nessun segno. Nessuna traccia di<br />
inchiostro. Eppure credo di essere uno dei soggetti<br />
più tatuati del pianeta. Mi sono lasciato tatuare un<br />
po’ da tutti. Per motivi diversi. In svariate circostanze.<br />
Ma sempre con consapevole partecipazione.<br />
Aquile. Nomi. Facce. Date. Areoplani<br />
e tramonti. La vita passa e si<br />
deposita sulla pelle in forma indelebile<br />
e definitiva. E io la amo per<br />
questo!<br />
NEMICI MIEI<br />
Non ho mai posseduto una tessera di<br />
partito quindi non saprò mai cosa si<br />
prova a smarrirla. Una cosa che non<br />
vorrei mai perdere è la fiducia nella<br />
mia gente. Nella Piazza che non è lo<br />
Stadio. In una partita in cui si rischia<br />
di perdere qualcosa di diverso dallo<br />
scudetto. Mi sono sognato un pullman<br />
zeppo di anziani che venivano<br />
condotti dalla Trattoria al Seggio<br />
Elettorale: senza passare per il Via!<br />
Ma il gioco non era il Monopoli...<br />
62 ITA EVENTI
VI ASSOLVERETE MAI<br />
Quanti ne ho visti bruciarsi per un giudizio. Su<br />
Ponte Vittorio Emanuele II a Roma, qualcuno<br />
a bordo di una Lambretta nel 1968 mi gridò con<br />
esagerata soddisfazione: - “A froscio!!!”.<br />
Gli risposi, anch’io esagerando<br />
nella soddisfazione: “Potessi<br />
annà ‘nfroscia!!!”. Fui esaudito!!!<br />
Si sta bene a farsi i fatti propri. A<br />
comprendere e sostenere, caso mai,<br />
le battaglie altrui, senza distinzioni<br />
di sorta. E poi quei signori degli apostrofi<br />
chissà come ci saranno restati<br />
male quando hanno scoperto che<br />
quello su ponte Vittorio Emanuele II<br />
sarebbe diventato Renato Zero.<br />
ALLA TUA FESTA<br />
Festeggiarsi è necessario. È un diritto<br />
sacrosanto. Rallegrarsi di esserci.<br />
Di avere un peso. Una consistenza.<br />
Il fascino è di chi osa e magari abusa...<br />
Prendere tempo il più possibile.<br />
Sottrarlo alla noia. Al malessere. Ai<br />
menagrami. A tutti gli altri che non<br />
partecipano... le nostre condoglianze!<br />
RIVOLUZIONE<br />
....fatta e rifatta! Vissuta di faccia e di<br />
cuore. Mai banalmente o in forma ridotta.<br />
La Rivoluzione investe tutta un’esistenza.<br />
Le scelte. Le compagnie. Incidendo fortemente<br />
sull’esito del proprio futuro. La mia<br />
Rivoluzione ha paura di restare sola. Di<br />
non trovare nuove alleanze, ma facili compromessi<br />
o scorciatoie. A questo punto,<br />
con i miei precedenti amerei che i ragazzi<br />
di questo tempo avvertissero l’esigenza<br />
del cambiamento. A dire: “Sì! - c’è sempre<br />
tempo”.<br />
GLI ANNI MIEI RACCONTANO<br />
Né nasconderli né addomesticarli.<br />
Sono “i miei anni” gli devo tutto il rispetto<br />
e la gratitudine che si meritano.<br />
L’idea di una “replica” mi è sempre<br />
balenata. A chi non è successo? Rivivrei<br />
nello stesso tempo con le stesse<br />
modalità, ma spenderei più sguardi.<br />
Più abbracci e carezze. Ringrazierei di<br />
più mio padre e mia madre. Starei di<br />
più con gli amici. Ma soprattutto farei il<br />
possibile affinché non andassero via come troppe<br />
volte è accaduto! Bella la vita che se ne va... Bella la<br />
vita che ritorna!<br />
64 ITA EVENTI
enessere<br />
DR. “THE FACE”<br />
LIFTING:<br />
ANALISI<br />
INTROSPETTIVA<br />
Il volto, delle donne in particolare, è come<br />
un’ opera d’arte che non si dovrebbe<br />
modificare mai senza conoscere il progetto.<br />
di Antonio Distefano<br />
Il volto, delle donne in particolare, è come un’<br />
opera d’arte che non si dovrebbe modificare<br />
mai senza conoscere il progetto, l’idea dell’artista.<br />
Non dissimile è il lavoro del chirurgo plastico<br />
al quale parimenti si richiede non un cambiamento<br />
ma una correzione, un alleggerimento come fosse<br />
la pulizia e il restauro di un’opera d’arte di grande<br />
valore. Ogni volto ha una una struttura che il<br />
chirurgo deve osservare e analizzare molte volte per<br />
scegliere la tecnica più appropriata per un risultato<br />
consono alla sua forma e all’età della paziente.<br />
Ogni viso possiede uno scheletro, una muscolatura<br />
dalla quale d’impatto, istintivamente si riconosce<br />
non solo la sua storia ma anche la chiave corretta<br />
per poter intervenire efficacemente col massimo<br />
della naturalezza quasi da non indurre a fare, in chi<br />
ci osserva dopo l’intervento, la solita affermazione:<br />
“ Ha fatto qualcosa al viso, ha cambiato faccia”. In<br />
questo senso mi spaventa la leggerezza e la frettolosità<br />
con la quale alcune donne affidano la cura<br />
del proprio volto a coloro che possono sconvolgerne<br />
l’equilibrio dei lineamenti. Così come mi spaventano<br />
coloro che non solo pretendono di “cambiare”<br />
il proprio volto per essere più belli o seducenti ma<br />
che includono nell’intervento la risoluzione di disagi<br />
di altra origine. Un lifting non potrà mai convertire<br />
una persona timida ad una estroversa, una<br />
depressa ad una felice. Il lifting non determinerà<br />
un cambio radicale nella vita emozionale di una<br />
persona. Permetterà di amplificarne qualità , stati<br />
emotivi , passioni, istinti già presenti attraverso una<br />
maggiore autostima verso se stessi. Parimenti non<br />
illudiamoci di eliminare le borse di grasso sotto le<br />
palpebre o di far risalire il collo di 5 cm faticando<br />
3 ore in palestra tutti i giorni, non mangiando o<br />
rinunciando ad un sano calice di vino al giorno,<br />
Sopra: Dr. Antonio Distefano, Specialista in Chirurgia<br />
Plastica Ricostruttiva ed Estetica<br />
perché tutto questo non potrà lontanamente risanare<br />
gli inestetismi di un viso che ha perso tonicità<br />
e forma. Cosi come non bisogna illudersi che un<br />
sano lifting porterà indietro il tempo di 20 anni,<br />
riconquistando amori perduti, seminando cuori<br />
infranti o procurando avanzamenti di carriera perché<br />
questo parimenti non si verificherà. Il lifting<br />
è un atto d’amore solo verso se stessi. Una forma<br />
di rispetto, di relativismo dal quale si riparte per<br />
raggiungere un assoluto: il proprio Io. Un viaggio<br />
unico e meraviglioso che mai potrà avere eguali.<br />
L’imbarco verso un microcosmo dove chirurgo e<br />
paziente affronteranno insieme le gioie di una meta<br />
comune: l’approdo verso un macrocosmo nuovo.<br />
Non il perseguimento di una bellezza perfetta o<br />
idealizzata. La bellezza non sempre è sinonimo di<br />
perfezione perche la stessa è camaleontica ed evolutiva.<br />
La bellezza è anche imperfezione, valore che<br />
rende unico il volto di ogni persona, che amplificherà<br />
e che gli darà un valore aggiunto. E’erroneo<br />
ritenere che tutte le donne si sottopongano ad un<br />
lifting per frivolezza o per narcisismo. E’ plausibile<br />
che lo facciano anche per disagi della propria vita<br />
di relazione o per un istinto ancora vivo che reclama<br />
diverse necessità di conferma che famiglia e lavoro<br />
hanno intorpidito. Bisogni di concedersi degli<br />
spazi di “ sano egoismo”. Cosa certa e di diversa<br />
origine è invece la difficoltà di saper invecchiare serenamente,<br />
indipendentemente da altri fattori. Presuppone<br />
sacrifici e molta volontà. Invecchiare male<br />
è tipico di moltissime persone; invecchiare al meglio<br />
non è impossibile ed è la richiesta sempre più<br />
crescente ma che non deve essere una missione ob-<br />
66 ITA EVENTI
ligatoria e maniacale dal momento che i chirurghi<br />
possono fare molto ma non certamente miracoli.<br />
Ciò che personalmente mi impaurisce non è la tecnicità<br />
dell’intervento, la difficoltà della correzione<br />
ma “ l’angolo buio” che può celarsi dietro gli occhi<br />
delle pazienti. Un buon risultato sarà fallimentare<br />
se dietro ad esso si celerà una persona ombrosa<br />
, se la luce nei suoi occhi sarà spenta. Si può avere<br />
la stessa luce negli occhi a sessanta e settant’anni<br />
come a venti continuando a essere curiosi di ogni<br />
nuovo giorno perché a partire da una certa età il<br />
passato e il futuro sono solo desideri che non devono<br />
diventare una meta forzata. Volti stanchi e spesso<br />
timorosi che, nei colloqui con il chirurgo, non<br />
sono espressione di incertezze o di indecisioni della<br />
ferma volontà di invecchiare bene ma testimonial<br />
anche di paure come quella di non riconoscersi<br />
dopo l’intervento. Tengo a precisare che un moderno<br />
e corretto lifting vettoriale non può modificare<br />
nessun lineamento e che la paura è probabilmente<br />
legata alla abitudine della propria immagine che<br />
l’occhio ha scolpito dentro la nostra mente dalla<br />
quale non ci si vuole distaccare, inducendo nella<br />
paziente la falsa idea di una modifica e non di una<br />
correzione. Assuefarsi per troppi anni ad un viso<br />
appesantito, dove non si riconosce più il confine fra<br />
il contorno mandibolare e il collo, dove le guance<br />
si presentano incavate per il rilassamento dei muscoli<br />
mimici che si adagiano e si ripiegano nelle<br />
depressioni ossee dello scheletro facciale, fa perdere<br />
aderenza a ciò che allo specchio la paziente da una<br />
parte vede e riconosce come self ma che dall’ altra<br />
parte si scontra o con il desiderio di migliorare correggendone<br />
la pesantezza o con la non accettazione<br />
del tempo che passa (disconoscimento del proprio<br />
self ). Tutte ferite che offuscano la mente e che ogni<br />
chirurgo deve saper cucire lasciando nessun segno<br />
visibile possibile. Artista di un involucro saldamente<br />
legato ad un contenuto sano che non perderà la<br />
sua compattezza al minimo bradisismo, lontano<br />
da quella protezione che io medico chirurgo non<br />
potrò garantire quando, alla fine del viaggio, dovrò<br />
lasciare ogni paziente alla propria vita, alla curiosità<br />
di percepire ciò che dentro il proprio Sé dovrà<br />
ricominciare a vivere e a strutturare secondo livelli<br />
“altri” da quelli vissuti nel nostro viaggio. Livelli<br />
superiori che vigileranno per una vita inter relazionale<br />
più alta dove l’insicurezza per un addome non<br />
perfetto o un seno non conico verranno travolti da<br />
sovrastrutture che disintegreranno qualsiasi interferenza<br />
di uno specchio meno impietoso che non<br />
proietterà più quotidiani confronti obbligati. Il lifting<br />
come iter personalizzato che va oltre la pura<br />
correzione dell’eccesso muscolo-cutaneo, di un’ovale<br />
perduto o di un collo cadente e ondeggiante<br />
per agire più profondamente intervenendo su una<br />
migliore percezione dell’Io corporeo globale quasi<br />
a volersi liberare di una forma non più riconosciuta<br />
come “self “ ma che vuole intercettare una nuova<br />
essenza di sé.<br />
www.antoniodistefano.it<br />
ITA EVENTI 67
notes<br />
ESET PARENTAL CONTROL<br />
PER ANDROID,<br />
L’APP A MISURA DI BAMBINO<br />
I genitori possono aiutare i propri figli a esplorare Internet in modo sicuro. di Bruno Quiriconi<br />
Per i genitori è molto importante poter contare<br />
su uno strumento in grado di gestire<br />
ciò che fanno i propri figli sui loro tablet<br />
e smartphone. Un sondaggio richiesto da ESET<br />
mostra che l’88% dei genitori è preoccupato dei<br />
contenuti online a cui possono accedere i propri<br />
figli. Dal sondaggio emerge inoltre che l’81% dei<br />
genitori si dicono turbati dall’idea che i propri figli<br />
possano visitare pagine web inappropriate; il 71%<br />
è preoccupato che i propri ragazzi possano inviare<br />
informazioni personali a degli sconosciuti; mentre<br />
il 61% ha sottolineato l’eccessivo tempo che trascorrono<br />
sui dispositivi. Il sondaggio ha però rilevato<br />
che, nonostante i timori dei genitori, soltanto<br />
pochi di loro hanno installato un app di parental<br />
control che gli permette di gestire le esperienze<br />
online dei propri figli. Per accedere a Internet, i<br />
bambini stanno velocemente passando dall’utilizzo<br />
dei PC a quello dei dispositivi mobile. Le statistiche<br />
mostrano che Facebook da solo vanta un<br />
miliardo di utenti attivi al mese che si connettono<br />
attraverso i dispositivi mobile. E tra i bambini, la<br />
piattaforma mobile più utilizzata è Android: secondo<br />
le previsioni, ci saranno oltre un miliardo<br />
di dispositivi Android nel 2017 e questi, anche<br />
grazie ai costi contenuti, vengono preferiti dai più<br />
giovani rispetto ad altri prodotti. L’app ESET Parental<br />
Control per Android difende i bambini che<br />
usano i dispositivi mobile garantendo loro un’eccellente<br />
protezione e una sana esperienza online,<br />
senza limitare le prestazioni. Si tratta di un sistema<br />
di protezione per la famiglia a misura di bambino<br />
che permette ai genitori di creare un rapporto basato<br />
sul rispetto con i propri figli che utilizzano i<br />
loro smartphone o tablet. Progettato per aiutare<br />
i genitori a proteggere i propri figli dalle minacce<br />
di Internet e dalle pagine web inappropriate, l’app<br />
vanta tantissime funzionalità per la protezione dei<br />
bambini e un’interfaccia grafica davvero intuitiva.<br />
ESET Parental Control per Android è disponibile<br />
su Google Play Store, sul portale my.eset.com o attraverso<br />
i partner ESET.<br />
FUTURE TIME è il distributore esclusivo dei prodotti<br />
ESET per l’Italia, nonché suo partner tecnologico.<br />
Fondata a Roma nel 2001, Future Time nasce<br />
dalla sinergia di due preesistenti aziende attive da<br />
anni nel campo della sicurezza informatica. Future<br />
Time, con Paolo Monti e Luca Sambucci, fa parte<br />
della WildList Organization International, ente no<br />
profit a livello mondiale composto da esperti e<br />
aziende antivirus che hanno il compito di riportare<br />
mensilmente tipologia e e numero dei virus diffusi<br />
in ogni Paese. Per maggiori info: www.eset.it<br />
68 ITA EVENTI
PROVA SUBITO ATTRAVERSO IL QR CODE<br />
ESET, fondata nel 1992, è uno dei fornitori globali<br />
di software per la sicurezza informatica di pubbliche<br />
amministrazioni, aziende e utenti privati.<br />
Il software ESET NOD32 Antivirus fornisce una<br />
protezione in tempo reale da virus, worm, spyware<br />
e altri pericoli, conosciuti e non, offrendo il più<br />
elevato livello di protezione disponibile alla massima<br />
velocità e con il minimo impiego di risorse di<br />
sistema. NOD32 è l’antivirus che ha vinto il maggior<br />
numero di certificazioni Virus Bulletin 100% e<br />
dal 1998 non ha mai mancato l’individuazione di<br />
un virus ItW (in fase di diffusione). ESET NOD32<br />
Antivirus, ESET Smart Security e ESET Cybersecurity<br />
per Mac rappresentano le soluzioni per la sicurezza<br />
informatica più raccomandate a livello mondiale,<br />
avendo ottenuto la fiducia di oltre 100 milioni<br />
di utenti. L’azienda è presente in 180 Paesi. Per<br />
quattro anni di seguito ESET è stata inclusa fra le<br />
aziende Technology Fast 500 EMEA da Deloitte e<br />
per dieci anni consecutivi fra le aziende Technology<br />
Fast 50 Central Europe.<br />
Per maggiori info: www.eset.it<br />
Le funzionalità includono:<br />
Controllo delle applicazioni: blocca i contenuti in<br />
base all’età del bambino.<br />
Gestione del tempo: permette ai genitori di limitare<br />
il tempo che il proprio figlio può trascorrere<br />
a giocare o a utilizzare altre app, persino quando il<br />
bambino è fuori casa.<br />
- Controllo Web: l’app blocca automaticamente<br />
delle categorie predefinite di siti web, come quelle<br />
che presentano contenuti offensivi o per soli adulti,<br />
in base all’età del bambino. Possono essere aggiunte<br />
ulteriori categorie o specifici siti web.<br />
- Posizione figlio: consente ai genitori di richiedere<br />
in qualsiasi momento l’attuale posizione del dispositivo<br />
del figlio.<br />
- Messaggio del genitore: un SMS inviato da determinati<br />
numeri del genitore bloccherà lo schermo<br />
del telefono del figlio fin quando non verrà premuto<br />
un pulsante di conferma dal figlio stesso.<br />
- Rapporti per i genitori: rapporti dettagliati<br />
sull’utilizzo delle app e sulle pagine web visitate.<br />
- I rapporti possono essere visualizzati in qualsiasi<br />
momento utilizzando l’app in modalità genitore; o<br />
attraverso my.eset.com o possono essere inviati periodicamente<br />
agli indirizzi email dei genitori.<br />
- L’app contiene un’opzione aggiuntiva che consente<br />
ai figli di chiedere ai propri genitori speciali<br />
permessi per accedere a determinate app o a particolari<br />
contenuti web, o la possibilità di aumentare<br />
il tempo per il gioco o la navigazione web.<br />
ITA EVENTI 69
sapori<br />
I FIORI DELL’ATELIER DEI SAPORI<br />
Collocata nel cuore di Milano, la sede dell’associazione Atelier dei Sapori offre un modo<br />
diverso e originale per passare alcune ore all’insegna della cultura gastronomica, accuditi dalle<br />
tre maestre di cucina: Paola, Patrizia e Cristina.<br />
Si sceglie il tema della lezione, si cucina assieme,<br />
si discute appassionatamente tra teoria e<br />
pratica, appagando non solo il gusto ma anche<br />
vista, olfatto, tatto e udito. Ampia la scelta delle<br />
proposte dell’Atelier dei sapori: serate gastronomiche<br />
(anche in lingua inglese, francese, tedesco),<br />
corsi individuali o per piccoli gruppi, eventi privati<br />
(addio al nubilato, compleanni, anniversari, battesimi,<br />
team building aziendali, bambini e ragazzi).<br />
Dulcis in fundo, la lezione può diventare un’idea<br />
regalo. Vi presentiamo due ricette a base di fiori:<br />
non tutti sono commestibili e quelli che lo sono<br />
non devono essere stati trattati con agenti chimici.<br />
Sono commestibili i crisantemi giapponesi, i fiori<br />
di zucca, il garofano, il gelsomino, il geranio, il<br />
sambuco, l’iris, il girasole, la margherita, le dalie,<br />
le petunie, le viole, le violette, le rose, la boraggine,<br />
la camomilla, il glicine, la malva, il dente di leone,<br />
i piccolissimi fiori delle erbe aromatiche, i fiori<br />
di alcuni alberi come l’arancio e il pesco. Noi li abbiamo<br />
usati con la nostra fantasia realizzando cibi<br />
buonissimi e belli da vedere.<br />
www.atelierdeisapori.it<br />
Facebook: AtelierDeiSaporiMilano<br />
Twitter: atelier_sapori<br />
72 ITA EVENTI
Risotto vestito<br />
di rosa canina<br />
INGREDIENTI<br />
250g di riso Carnaroli<br />
½ cipolla<br />
100g di burro<br />
10 fiori di zucca<br />
6 rose canine<br />
100g di parmigiano<br />
brodo vegetale<br />
vino bianco<br />
Per la salsa:<br />
2 bustine di zafferano<br />
brodo vegetale<br />
maizena<br />
sale e pepe<br />
PREPARAZIONE<br />
Tostate la cipolla tritata con il riso e i fiori di zucca<br />
Bagnate con il vino e fate evaporare.<br />
Unite gradualmente il brodo mescolando e portate<br />
a cottura. Trascorsi 18-20 minuti allontanate<br />
la pentola dal fuoco e mantecate con il burro, il<br />
parmigiano e i petali tritati di due rose.<br />
Con le rimanenti rosa foderate degli stampini, riempite<br />
con il riso e girateli su un piatto. Servite<br />
con la salsa di zafferano.<br />
Tartufini al formaggio in fiore<br />
INGREDIENTI<br />
200 g di formaggio tipo philadelphia<br />
300 g di formaggio tipo caprino<br />
50 g di nocciole tritate<br />
buccia grattugiata di limone<br />
sale, pepe<br />
piccoli fiori o petali di fiori commestibili<br />
PREPARAZIONE<br />
Amalgamare gli ingredienti e regolare di sale e<br />
pepe.<br />
Con le mani formare delle palline grandi come<br />
una noce.<br />
Disporle su di un piatto adeguato e guarnire<br />
ogni pallina con petali o piccoli fiori di colori<br />
diversi.<br />
Esempi di fiori commestibili adatti alla ricetta:<br />
garofanini, gelsomini, gerani, iris, petali di girasole,<br />
margheritine, dalie, petunie, violette, roselline<br />
o petali, borraggine, camomilla, glicine,<br />
malva, dente di leone, piccolissimi fiori delle erbe<br />
aromatiche, fiori d’arancio e di pesco.<br />
ITA EVENTI 73
sapori<br />
MANGIA<br />
SMART<br />
Maria Papavasileiou, dietologa e star del web, da anni svolge la sua attività di nutrizionista.<br />
Una dieta così golosa che non viene voglia di trasgredire. di Andrea Thomas<br />
Vi proponiamo un estratto dal suo nuovo libro<br />
Mangia Smart, edito per Mondadori.<br />
Ogni giorno posta le foto dei piatti che ha preparato<br />
sulla sua pagina Facebook: le sue ricette sono<br />
condivise, commentate e riproposte in diverse<br />
varianti da tutte le sue fan (è seguita da oltre 800<br />
mila persone). La dottoressa Maria Papavasileiou è<br />
laureata in Dietologia e Nutrizione umana all’università<br />
ATEI di Salonicco; dopo un ciclo di studi in<br />
biologia molecolare alla Staffordshire University si<br />
è trasferita a Milano, dove attualmente lavora come<br />
nutrizionista. Il suo sito ufficiale è www.dieta-personalizzata.it<br />
. Vi proponiamo un estratto dal suo<br />
nuovo libro Mangia Smart, edito per Mondadori.<br />
Il mio metodo nutrizionale si basa sulle ricette che<br />
fornisco sempre ai miei pazienti. Le preparazioni<br />
che consiglio sono sane e gustose, e rendono la<br />
“dieta” molto più piacevole da seguire. In questo<br />
libro troverete una selezione delle mie ricette, suddivise<br />
in “salate” e “dolci”, più una sezione dedicata<br />
specificamente a chi soffre di particolari disturbi<br />
gastrointestinali. Inoltre vi fornirò suggerimenti<br />
su come cuocere i cibi per conservare al meglio le<br />
loro proprietà organolettiche e su come utilizzare<br />
le spezie al posto del sale e di altri condimenti che<br />
fanno ingrassare. Le quantità dipendono dallo stile<br />
di vita e dal fabbisogno giornaliero di ciascuno,<br />
quindi cambiano da persona a persona. Vi consiglio<br />
però di rispettare la regola dei cinque pasti al<br />
giorno: colazione, pranzo, cena e due spuntini, uno<br />
a metà mattina e uno a metà pomeriggio. Per rimanere<br />
in forma è fondamentale cominciare dalla prima<br />
colazione. Non va mai saltata, perché altrimenti<br />
il metabolismo rallenta: chi lo fa d’abitudine tende<br />
infatti a essere in sovrappeso. In generale, è da<br />
preferirsi una colazione ricca di fibre, minerali e vitamine,<br />
utili per affrontare la giornata. Questi elementi<br />
li trovate in alimenti come i cereali integrali,<br />
la frutta, lo yogurt e il latte di soia. Ricordate che a<br />
tavola non è importante solo la qualità, ma anche la<br />
varietà: alternate frutta fresca e secca, fette e cereali,<br />
e per i più golosi anche pancakes e cookies fatti<br />
in casa con ingredienti genuini. Per fare il pieno di<br />
energie, preparatevi in più una bella spremuta o un<br />
centrifugato. Mangiare cereali integrali a colazione<br />
è molto importante, perché forniscono una riserva<br />
di energia che dura a lungo: il rilascio di glucosio,<br />
infatti, è più lento e quindi il senso di sazietà prolungato.<br />
Al contrario, gli zuccheri semplici di una<br />
normale brioche vengono assorbiti rapidamente,<br />
causando presto un calo energetico. Insomma, la<br />
fame arriva prima. Avena, crusca e cereali integrali<br />
in generale sono inoltre ricchi di vitamina B, alleata<br />
della concentrazione e del buonumore.<br />
74 ITA EVENTI
Produzione<br />
e commercializzazione<br />
del Limone<br />
di Sorrento I.G.P.<br />
Via Pantanello, II Trav DX - Zona Industriale - 04022 Fondi (LT)<br />
tel. 0771 531807 - www.la-costiera.com -<br />
F.LLI VINACCIA S.r.l.
Un vero e proprio investimento, che vi farà sentire<br />
in forma e sorridenti per tutta la giornata! Per il<br />
pranzo e la cena, potete sperimentare le ricette salate<br />
che trovate nella prima parte del libro. Si tratta di<br />
piatti unici, che contengono tutti i nutrienti di cui il<br />
corpo necessita per affrontare al meglio la giornata.<br />
Anche se siete sempre di fretta, cercate di non saltare<br />
mai i pasti. È buona norma spezzare il digiuno<br />
a metà mattina e a metà pomeriggio con uno spuntino.<br />
La frutta secca è un’ottima soluzione. Oppure<br />
concedetevi una porzione dei dolci che trovate nella<br />
seconda sezione del libro. Sì, avete capito bene: dolci!<br />
Perché un modo per continuare a godersi il più<br />
gustoso dei peccati c’è: basta prepararli con ingredienti<br />
freschi e non raffinati, che non fanno ingrassare<br />
e sono ricchi di proprietà nutritive. Innazitutto,<br />
usate farine integrali al posto di quelle bianche,<br />
che favoriscono l’accumulo di grassi. E zucchero di<br />
canna anziché il normale zucchero raffinato: non<br />
solo rende i dolci più leggeri ma è anche ricco di sali<br />
minerali e vitamine. Altri ingredienti da preferire<br />
sono la panna e il latte di origine vegetale, come ad<br />
esempio quelli di mandorle, riso o soia: non contengono<br />
colesterolo, sono ricchi di proteine che<br />
fanno bene al cuore e sono un concentrato di vitamina<br />
B, la principale fonte del buonumore. Ovviamente<br />
non bisogna esagerare: i dolci che consiglio<br />
nelle mie ricette sono ottimi per la prima colazione,<br />
come spuntini di metà mattina o pomeriggio e<br />
come dessert ma, se state cercando di perdere peso,<br />
è meglio evitarli dopo pranzo e cena. Se proprio<br />
non potete fare a meno di un po’ di dolcezza a fine<br />
pasto, optate piuttosto per un sorbetto di sola frutta.<br />
La mia guida si chiude con una sezione dedicata<br />
a chi soffre di particolari patologie gastrointestinali,<br />
come gonfiore addominale e colon irritabile. In<br />
questa parte troverete un’introduzione ai disturbi<br />
più comuni, causati molto spesso dallo stress e da<br />
uno stile di vita scorretto. Le ricette che consiglio<br />
sono facili e gustose e, pur non sostituendo una terapia<br />
mirata, permettono di contrastare i sintomi<br />
più diffusi. Ricordate, non esistono cibi «proibiti»:<br />
quello che conta è un’alimentazione equilibrata,<br />
sana, accompagnata da molta attività fisica. Non<br />
mi stancherò mai di ripetere che una dieta bilanciata<br />
e uno stile di vita corretto ci permettono di<br />
rimanere in forma senza fatica, di perdere peso naturalmente<br />
oltre a prevenire il rischio di malattie.<br />
Mangiare correttamente non significa rinunciare<br />
ai piaceri della tavola: come imparerete leggendo<br />
questo libro, basta saper scegliere gli alimenti giusti<br />
e aggiungere un pizzico di creatività per preparare<br />
piatti sani, deliziosi e golosissimi. Così golosi che<br />
non avrete più voglia di tuffarvi nel cibo spazzatura!<br />
76 ITA EVENTI
libri<br />
Un piccolo aspide dalle guance morbide come quelle<br />
di un bebè, nascosto nella tasca di una giacca; le<br />
rane, le salamandre e i tritoni di un fiume salvati dalla<br />
morte; una sacra famiglia di cani randagi osservati<br />
con stupore affettuoso da un convinto gattofilo. Una<br />
tenia sbarazzina come la Lolita di Nabokov, una<br />
mantide religiosa socievole e ubriacona, e anche<br />
un gruppo di Narcisi che parlano e cantano l’antica<br />
lingua ebrea del Nord Africa, un accampamento di<br />
Iris-guerrieri di un’audacia e di una bellezza terrificanti.<br />
Questi sono solo alcuni degli eroi che popolano<br />
il Marocco magico di Umberto Pasti, raccontato con<br />
la libertà e la grazia di un poeta. Limpidi e delicati i<br />
disegni di Pierre Le-Tan che illustrano le nove storie<br />
che compongono il libro. L’autore sa umanizzare gli<br />
animali di ogni specie, rispettandone al tempo stesso<br />
la misteriosa estraneità; è un libro che spiega la<br />
filosofia attraverso il mondo degli animali. Umberto<br />
Pasti, autore originario milanese, appassionato di<br />
botanica ma, soprattutto, della natura del medio<br />
oriente. Da Milano a Tangeri si è imbattuto nella<br />
seducente e incredibile natura del Marocco dove<br />
ha deciso di stabilirsi. Nel racconto che apre il libro,<br />
“Carolina amore mio”, un ragazzo adolescente cerca<br />
di fare amicizia con Carolina, una coronella austriaca<br />
(un serpentello) che ha comprato di nascosto in un<br />
negozio di animali. Il mondo però glielo impedisce: ”Le giornate erano molto difficili: eravamo come amanti<br />
clandestini pieni di desiderio, e privi di un luogo per realizzarlo. Mai, prima, mi ero reso conto di quanto l’uomo<br />
possa essere nemico della felicità dell’uomo”. Nelle sue storie ricorre lo sguardo degli animali che rimanda ad<br />
un mondo migliore e la sensazione dell’uomo di venir escluso. La luna di miele è, però, breve: è costretto a<br />
separarsi dalla sua amata liberandola in un bosco dove, “bella come un drago” e “ebbra di libertà”, Carolina<br />
scompare tra le foglie. Il dolore del ragazzo è grande: “Il mondo in cui mi aveva abbandonato era troppo ingiusto.<br />
Un giorno avrei fatto come lei, me ne sarei andato”. È difficile riuscire a rimanere in sintonia con le altre<br />
specie viventi; dividerci è la nostra sorte e spesso ci risulta incomprensibile. Tuttavia stare con gli animali e in<br />
mezzo alla natura è importante soprattutto per i bambini: può dare un senso a noi e agli altri e può insegnarci<br />
a percepire l’armonia con quello che ci circonda. (E. B.)<br />
Il sottotitolo sintetizza l’esprit dell’opera: “come un élite ha preso un continente<br />
e come possiamo riprendercelo”. Un tema attuale e molto sentito: una guerra<br />
sotterranea per l’integrità e i valori dell’Unione Europea, un Governo europeo<br />
troppo burocratico, distante e troppo concentrato su banche e dogmi sull’economia.<br />
Yanis Varoufakis sostiene che non è vero che “non vi è alternativa”.<br />
Eppure dopo otto anni di crisi finanziaria l’Europa è stremata dall’austerità e<br />
dalle disuguaglianze tra i paesi più ricchi e quelli più periferici. La democrazia<br />
nazionale è - di fatto – esautorata a livello locale. L’Euro, la moneta unica, è<br />
sempre di più sul banco degli imputati. Il libro individua nelle élite europee i<br />
protagonisti dello sfruttamento della crisi economica per imporre politiche per<br />
i loro interessi. Secondo gli autori la soluzione per uscire dalla crisi non passa<br />
né da una maggior integrazione né per l’uscita dalla moneta unica. L’unica soluzione<br />
è l’apertura di un conflitto tra periferia e centro che parta dalla disubbidienza<br />
ai memorandum della “troika” per delineare un’espilicta alternativa<br />
all’attuale assetto istituzionale dell’unione monetaria. Il libro, già pubblicato in<br />
Gran Bretagna, ha riscosso il vivo interesse del pubblico inglese. (G.B.)<br />
78 ITA EVENTI
Luca, figlio italiano di Audrey Hepburn, nato dal matrimonio con lo psichiatra<br />
Andrea Dotti poco dopo l’allontanamento dalle scene di Hollywood, racconta<br />
una mamma diversa dalla sua immagine pubblica. Una donna presente<br />
nella famiglia e inaspettatamente bravissima cuoca. Oltre alle numerose<br />
ricette presenti nel volume, Dotti descrive i ricordi e gli aneddoti illustrando<br />
appunti, fotografie in gran parte inediti. L’incipit del libro è questo: “Non<br />
ho mai conosciuto Audrey Hepburn”, a significare il distacco siderale tra<br />
l’attrice di fama internazionale e la mamma descritta dal figlio. E se qualcuno<br />
ha ancora dubbi in merito un’altra frase nel libro mette un punto e a capo:<br />
“Alcuni possono pensare che rinunciare alla mia carriera sia stato un grande<br />
sacrificio fatto per la mia famiglia, ma non è per niente così. È la cosa che più<br />
desideravo fare”. (A.T.)<br />
“Sono cresciuta con la regola del niente. Niente giocattoli. Niente bambole.<br />
Niente regali. Niente ricorrenze. Niente di niente”. È così che può iniziare<br />
una vita, in fuga da una stanza senza quadri alle pareti, da una casa senza<br />
dolcezza, senza amore, senza infanzia. E allora la voglia di libertà diventa<br />
più forte di tutto, più forte del ricatto e di qualsiasi convenzione. Così cominciano<br />
le bravate di chi è costretto a rompere le regole con l’esagerazione, gli<br />
anni del terzetto Loredana, Mimì (Mia Martini, sorella di Loredana, ndr) e Renato<br />
Zero in perenne scorribanda per Roma, in fuga dagli alberghi, calandosi<br />
dalla finestra con le lenzuola annodate perché i soldi per pagare il conto<br />
non c’erano. Finché arriveranno, inaspettati, i primi successi, “Sei bellissima” e<br />
“Non sono una signora”, gli incontri straordinari, l’America di Andy Warhol e<br />
ritorno. Il grande amore per un bel tennista svedese e il disastro di un altro sogno<br />
infranto. Sempre in guerra, sempre in cerca di altri voli. Ma quale musica<br />
leggera! Il palco più difficile è quello di Sanremo, nel 1997, quando Loredana<br />
salirà per cantare “Luna”, per urlare all’Italia dei canone-paganti la rabbia e il<br />
dolore per la morte di Mimì, la sorella maggiore che aveva cercato di proteggerla<br />
dall’inferno dell’infanzia e che nessuno era stato in grado di proteggere<br />
dalla vita. Sono gli anni del buio, della solitudine che fa più paura, del dolore<br />
che spezza il fiato. Se la vita non ha fatto sconti a Loredana, lei non fa sconti<br />
in questo racconto, in cui restituisce tutta la brutalità e l’esuberanza della sua<br />
vita in perenne ribellione, sempre in bilico tra la tragedia e la farsa. (G.B)<br />
Dobbiamo ringraziare Galfard per farci comprendere le più bizzarre e incredibili<br />
verità della scienza toccando temi trascendenti come l’esistenza di Dio.<br />
Domande che tutti noi ci siamo posti almeno una volta: dubbi amletici sull’inizio<br />
del tempo. Un modo nuovo e intrigante di divulgare, raccontando storie.<br />
L’autore vi farà volare per tutto il libro sulla superficie del Sole, nei meandri di<br />
una galassia, fin dentro un buco nero, dove tutto si confonde, tempo, spazio,<br />
materia e energia. Nell’ipotetico viaggio il lettore si confronta con temi che<br />
fanno della fisica una delle discipline più stupefacenti e popolari nelle librerie:<br />
dalla meccanica quantistica, alla relatività generale alla teoria delle stringhe.<br />
Christophe Galfard ha collaborato con Stephen Hawking allo studio del cosiddetto<br />
paradosso dell’informazione del buco nero. È stato, tra l’altro, autore<br />
di uno spettacolo originale in 3D sull’universo, che si è tenuto alla Défense di<br />
Parigi, alla presenza di oltre 60.000 persone. (B.Q.)<br />
ITA EVENTI 79
libri<br />
IL PERFETTO EQUILIBRIO<br />
TRA MUSICA CLASSICA E ROCK<br />
Si intitola Beethoven e la ragazza coi capelli blu, edito da Mondadori, il nuovo libro di Matthieu<br />
Mantanus. L’autore costruisce un canovaccio nel quale un giovane artista rock viene sedotto da<br />
una ragazza che suona il contrabbasso, innamorata della musica classica. di Guido Biondi<br />
L’<br />
obiettivo non dichiarato è quello di calamitare<br />
qualche lettore pop e rock nel “salotto<br />
buono” della musica classica. In realtà<br />
Mantanus vuole abbattere la leggenda della torre<br />
d’avorio che da sempre circonda la musica colta in<br />
favore di una divulgazione sposata perfettamente<br />
con la formula romanzo. Un libro apparentemente<br />
leggero, nell’accezione migliore, con una storia<br />
avvincente e l’ombra<br />
della scintilla dell’amore.<br />
I protagonisti sono<br />
un cantante rock – di<br />
origini di buona famiglia<br />
aristocratica – e una<br />
contrabbassista di estrazione<br />
classica (coi capelli<br />
blu), turnista per gruppi<br />
rock. La scena cruciale<br />
si trova nelle pagine iniziali,<br />
quando la ragazza,<br />
da poco entrata nel<br />
gruppo per sostituire un<br />
componente, esce dallo<br />
studio di registrazione<br />
per rilassarsi su una<br />
collina della campagna<br />
toscana. La raggiunge il<br />
leader del gruppo: complice<br />
un aneddoto sulla<br />
vita di Beethoven, tra i<br />
due inizia una conversazione<br />
non ordinaria destinata<br />
ad abbattere ogni<br />
steccato tra i due mondi<br />
musicali. Il leader del<br />
gruppo metterà a frutto<br />
tutto ciò che ha imparato attraverso i racconti<br />
dettagliati e appassionati della bassista: Schubert,<br />
Schumann, Horowitz, Debussy e tanti altri. Per<br />
ciascuno dei compositori si narra vita privata, i loro<br />
successi cercando di contestualizzare le loro opere<br />
nel loro tempo, analizzando la società di allora. Il<br />
frutto di questo strano connubio porterà entrambi<br />
i protagonisti a rivoluzionare se stessi. Il finale non<br />
ci è concesso di svelarlo ma è tutto fuorché banale.<br />
Una delle caratteristiche di questo divertente ed<br />
interessante libro, grazie al talento riconosciuto di<br />
Mantanus di “divulgare senza annoiare”, è la possibilità<br />
– anche attraverso la playlist presente sul sito<br />
dell’autore – di ascoltare e, progressivamente, conoscere<br />
realtà altrimenti sconosciute per ogni amante<br />
della musica rock. Ci<br />
si ritrova, senza neanche<br />
accorgersene, a studiare<br />
la Sagra della primavera,<br />
a cercare un quadro<br />
di Monet, a discettare di<br />
Stravinskij sino a rivalutare<br />
il Concerto grosso<br />
dei New Trolls e Andrew<br />
Lloyd Webber, l’autore<br />
di Jesus Christ Superstar.<br />
Mantanus, Direttore<br />
d’orchestra e pianista<br />
di origine svizzero-belga,<br />
è stato assistente di Lorin<br />
Maazel. Come narratore<br />
ha pubblicato per Feltrinelli<br />
Una giornata eroica,<br />
un libro destinato ai<br />
più piccoli. Molti l’hanno<br />
conosciuto attraverso<br />
la sua partecipazione<br />
a Che tempo che fa, condotto<br />
da Fabio Fazio,<br />
scoprendone le indubbie<br />
doti di divulgatore, quasi<br />
un Piero Angela Jr. della<br />
musica classica. L’abbiamo<br />
intervistato in occasione della presentazione<br />
del suo nuovo libro. “È lo scopo per il quale ho scritto<br />
e strutturato il libro: far conoscere la musica classica<br />
in una dimensione piacevole”, racconta Mantanus,<br />
“è il mondo dal quale provengo ma ho sempre<br />
amato parallelamente anche la musica rock, i Queen<br />
in particolare”.<br />
80 ITA EVENTI
Una delle tematiche principali del suo libro<br />
è portare la musica classica nell’arena dei linguaggi<br />
contemporanei.<br />
Il mondo nel quale viviamo ha una tale vastità di<br />
cultura, soprattutto come accesso alle informazioni,<br />
mai visto prima. Nelle generazioni che io<br />
chiamo social-mediatiche vedo una disponibilità<br />
e un interesse a tutto quello che è nuovo ed intrigante.<br />
È una cosa che dovremmo interiorizzare: ci<br />
rivolgiamo a un pubblico diverso con una cultura,<br />
un linguaggio e una sensibilità cambiata completamente<br />
negli ultimi vent’anni. L’approccio con<br />
la musica è stato rivoluzionato: è tutto molto più<br />
rapido e visivo. Diverso non significa peggiorato.<br />
Uno dei più grandi errori è considerare la musica<br />
classica come un genere tra gli altri. La classica è<br />
– in realtà – il tronco comune di tutto quello che<br />
l’umanità ha prodotto di musica negli ultimi duemila<br />
anni. Non ha senso dire che “io faccio musica<br />
classica”. E non ha senso ghettizzare i diversi generi<br />
musicali. Mai come oggi vi è un totale incrocio fra<br />
i diversi stili musicali. Noi consideriamo la storia<br />
musicale come un filo: stile barocco, classico etc.<br />
Io preferisco vederlo come un albero: noi stiamo<br />
crescendo, accumulando musica, sensibilità, esperienze<br />
e tutto questo – alla fine – è il nostro albero.<br />
Anche chi non ascolta musica classica ha al suo<br />
interno – poiché vive in questo mondo – questo<br />
seme. Si può fare un parallelo con i miti greci:<br />
anche se non li conosci bene la tua civiltà è stata<br />
costruita su questi elementi. Bisogna vedere oggi<br />
quello che definiamo musica classica in quest’ottica:<br />
un patrimonio che deve vivere insieme al contemporaneo.<br />
Il panorama rock vive spesso di contaminazioni:<br />
dalle incursioni di Sting nella musica classica<br />
all’ultimo album di Bowie con musicisti di<br />
free-jazz. Il romanzo cerca di far incuriosire il<br />
lettore attraverso le contaminazioni reciproche<br />
dei due protagonisti.<br />
Io ho una formazione tipica della musica classica:<br />
ho studiato al Conservatorio, ho imparato uno<br />
strumento etc. Significa che ho “subito” – lo dico<br />
tra virgolette – l’incanalamento sociale di questo<br />
tipo di formazione. Visto che consideriamo la classica<br />
come un genere io sono stato “inserito” nel genere<br />
classico. Ovviamente è impossibile fare astrazione<br />
del resto del mondo: ero un grande fan dei<br />
Queen, dei Pink Floyd, dei R.e.m.; oggi è un po’<br />
archeologia del rock (ride, n.d.r.). La musica rock<br />
l’ho vissuta un po’ in sordina durante l’adolescenza<br />
perché non sapevo come avrebbe reagito l’ambiente<br />
che frequentavo, forse non benissimo.<br />
82 ITA EVENTI
Come vede questi due mondi tra vent’anni? Ancora<br />
separati o contaminati?<br />
Io spero ardentemente che ci sia dialogo e confronto.<br />
Credo che il “mondo” della musica classica abbia<br />
molto da imparare dal rock e dal suo modo di<br />
stare al mondo, anche nella comunicazione e nella<br />
produzione economica. Anche nel libro affronto<br />
questo argomento: la mediazione tra obblighi produttivi<br />
e risultato artistico. È una dialettica che,<br />
secondo me, il “mondo” della classica dovrebbe<br />
acquisire. Allo stesso tempo il rock ha molto da<br />
imparare dalla classica: molte delle scoperte e delle<br />
innovazioni appartengono – in realtà – alla produzione<br />
classica.<br />
Assisteremo mai a una scrittura classica di un<br />
brano rock? Qualcosa è già stato fatto…<br />
Non necessariamente nella struttura classica, si<br />
può creare con parametri nuovi. Mi ritrovo molto<br />
nel percorso del rock progressivo: sono musicisti<br />
che hanno una formazione classica ma hanno<br />
deciso di suonare uno stile diverso proponendo, di<br />
fatto, un legame tra culture. Questo è affascinante.<br />
Abbiamo tutto da guadagnare a conoscere meglio<br />
il nostro passato per creare un futuro ancora più<br />
interessante.<br />
Tra le tante cose di cui si occupa c’è la presentazione<br />
delle serate di musica classica su Rai 5.<br />
Si, non ho un programma specifico; presento le dirette<br />
dei concerti di musica classica sul canale culturale<br />
della Rai. Promuovere la musica sinfonica a<br />
un pubblico televisivo non è semplice: cerco più che<br />
altro di essere una guida. Cerco di spiegare i trucchi<br />
compositivi o com’è strutturata una partitura. Una<br />
cosa che mi piacerebbe molto è non confondere divulgazione<br />
e didattica. Didattica mira a dare delle<br />
nozioni, insegnare qualcosa. Io se faccio l’artista e voglio<br />
fare divulgazione ovvero portare alla gente qualcosa,<br />
non è detto che devo fare didattica. Penso che<br />
la musica possa essere divulgata senza fare didattica.<br />
Questa è una delle considerazioni d’obbligo<br />
dopo la lettura del suo libro.<br />
Nel libro non voglio insegnare qualcosa perché<br />
non è il mio lavoro. Preferisco essere un divulgatore<br />
rispetto a salire in cattedra. Devo fare in modo<br />
che la persona che mi segue abbia piacere e si faccia<br />
l’esperienza. I protagonisti del mio romanzo<br />
sono due personaggi di confine che dimostrano<br />
come questi due mondi – la classica e il rock –<br />
possono benissimo coesistere. C’è una bellissima<br />
frase nel libro: “siamo rami dello stesso albero”.
Ci sono molti preconcetti sulla musica rock da parte<br />
del mondo della classica: credo che più di tutto paghi<br />
il difetto che molta della musica rock non abbia<br />
la partitura scritta. Siamo abituati a leggere musica<br />
scritta quando si tratta di classica. La musica scritta<br />
è quella che resta. È un problema che il mondo del<br />
rock dovrebbe porsi. Tra cento anni, a forza di cover,<br />
rimarrà qualcosa? Di Mercury, dei Pink Floyd?<br />
Ci sono gli spartiti…<br />
Spartiti che sono molto semplici. Siam tornati all’epoca<br />
barocca. La linea del basso, i numeri… Se<br />
questa musica vuole durare dovrebbe essere trascritta<br />
in un modo canonico o permettere comunque<br />
di tornare alla sorgente. Nel libro spiego il legame<br />
tra rock progressivo e musica barocca con l’esempio<br />
dei New Trolls; Stravinskij fa un altro tipo di<br />
lavoro riprendendo la musica barocca agli inizi<br />
del Novecento. È la stessa cosa? No, certamente.<br />
Tutto questo pero’ si basa sul fatto che c’è qualcosa<br />
di scritto e tramandato quindi possibile da reinterpretare.<br />
Per fare una cover c’è chi si basa solo sull’orecchio;<br />
questo significa che è avvenuto ascoltando<br />
una registrazione. Si pensa che la registrazione sia<br />
ciò che rimarrà e verrà tramandato.<br />
Magari verrà una tempesta magnetica e si cancellerà<br />
ogni registrazione…<br />
O molto più semplicemente le cose invecchiano.<br />
Tra cento anni che strumenti avremo? Adesso abbiamo<br />
l’elettronica e tra cento anni? Tutto potrebbe<br />
essere superato.<br />
Perché Beethoven nel titolo?<br />
È un momento-chiave nella storia della musica e noi,<br />
ancora oggi, ne subiamo i contraccolpi. È l’ingresso<br />
dell’intimità nell’espressione artistica. Non è scontato<br />
per niente scrivere qualcosa che ti rappresenta.<br />
84 ITA EVENTI
libri<br />
LA CURA DEL<br />
PERDONO<br />
Daniel Lumera è l’autore di un prezioso<br />
libro nato da una sua esperienza personale.<br />
Oggi si occupa di trasmettere - attraverso<br />
corsi e conferenze - la profondità<br />
dell’autorealizzazione. di Andrea Thomas<br />
“Ho cercato di raccontare nel libro quello che mi<br />
è successo negli ultimi dieci anni”, racconta l’autore,<br />
“parallelamente ho portato nelle scuole, nelle<br />
conferenze e nelle Università il tema del perdono.<br />
Questo tema mi ha cambiato la vita: ho dovuto<br />
reinterpretare non solo il concetto ma, soprattutto,<br />
la modalità del perdono nella vita di tutti i giorni.<br />
Raccontare un nuovo senso, una nuova idea, una<br />
nuova esperienza: inizialmente pensavo fosse destinato<br />
a un piccolo gruppo di persone, magari le<br />
più sensibili o quelle con un intenso percorso spirituale.<br />
Il perdono è importantissimo per la qualità<br />
della vita, della salute e nella scelta consapevole<br />
della felicità. Lavorando in Università ho scoperto<br />
che esistono più di trecento articoli scientifici che<br />
dimostrano l’impatto profondo del perdono nel<br />
sistema circolatorio e più in generale nella salute”.<br />
Il suo punto di vista sul perdono è quindi completamente<br />
laico?<br />
Totalmente. È un valore universale. Non è legato a<br />
nessuna religione. Viaggiando moltissimo ho trovato<br />
tracce di perdono in protocolli che hanno più<br />
di quattromila anni, nella cultura latina, nella cultura<br />
ayurvedica. Noi pensiamo erroneamente che<br />
sia qualcosa di esclusivo della religione cristiana.<br />
Nel libro descrive il suo difficile e tormentato<br />
percorso prima di approdare al perdono.<br />
Ho avuto una crisi pazzesca nella quale sono svaniti<br />
tutti i punti di riferimento: relazioni, vita professionale,<br />
vita di coppia, salute… Tutto è crollato. Io<br />
avevo un approccio patriarcale sulla vita, ero fissato<br />
con la determinazione, la realizzazione, tutti principi<br />
maschili. L’emozione era sconosciuta. Il primo<br />
step è stato un percorso di perdono rivolto a me<br />
stesso. Il perdono per me è l’abilità di trasformare<br />
qualsiasi cosa ci succede, positiva o negativa. E di<br />
evitare di attaccarci alla sofferenza o al lavoro o a<br />
qualsiasi altra cosa. Perdonare è trasformare qualsiasi<br />
esperienza in una risorsa. Nei miei corsi la prima<br />
cosa che chiedo a tutti è “perché perdonare?”. Mi<br />
rispondono quasi sempre “per stare meglio”, “per<br />
recuperare una relazione”. Nessuno che mi risponda<br />
per donare. Perdonare viene collegato alla colpa,<br />
alla condanna, al tradimento. Perdonare, per me,<br />
è una strada di autorealizzazione. È la capacità di<br />
ascoltarsi, di assumersi l’assoluta responsabilità della<br />
propria vita. Dare delle risposte a se stessi, comprendere<br />
e accogliere la vita in tutte le sue manifestazioni,<br />
anche quelle più dolorose. Quando questa<br />
accoglienza è completa si ha una forza incredibile.<br />
Ho visto, durante i miei corsi, persone trasformarsi<br />
completamente. Il perdono è un balzo, una cura.<br />
Lei tiene corsi e conferenze, come si sviluppa il<br />
feedback con le persone che la seguono?<br />
Ho iniziato con i corsi di formazione nel 2008 e<br />
in seguito mi hanno chiamato nella Cattedra di<br />
Impresa familiare in Spagna e da poco collaboro<br />
con l’Università Sapienza di Roma. In Spagna mi<br />
chiamarono perché un numero altissimo di manager<br />
si stava suicidando per la crisi economica: bisognava<br />
inserire dei protocolli per gestire il conflitto e<br />
lo stress e abbattere l’identificazione con l’impresa.<br />
Ho introdotto degli elementi di consapevolezza e<br />
dei percorsi di perdono ottenendo risultati enormi.<br />
86 ITA EVENTI
Dove nasce questo conflitto nei manager?<br />
Si tratta di una crisi di valori più che economica.<br />
Secondo me manca una educazione di consapevolezza.<br />
Ci hanno insegnato che la felicità dipende<br />
dal nostro guadagno. È l’errore più grande che abbiamo<br />
commesso. La felicità dipende della consapevolezza<br />
dell’essere. Invece rincorriamo un<br />
modello di successo basato sull’apparire. Io<br />
rivoluzionavo il concetto di economia: invece<br />
dell’accumulare costruire il proprio<br />
successo sul donare. Questa decontestualizzazione<br />
ha aperto nuove prospettive a<br />
molti di questi manager che ho conosciuto.<br />
Molti hanno capito che anche la<br />
crisi più nera è un momento di crescita.<br />
Crescita di valori, di virtù. Bisogna andare<br />
al di là di noi stessi. Nel libro spiego<br />
il mio punto di vista sulla giustizia<br />
e sul terrorismo: vogliamo far cessare<br />
l’odio con altro odio? Correggere l’errore<br />
con un altro errore? Dobbiamo trovare<br />
altre soluzioni. Pensiamo a Nelson<br />
Mandela che è stato torturato per moltissimi<br />
anni e poi ha iniziato a governare<br />
perdonando i suoi torturatori plasmando<br />
milioni di coscienze. È l’amore che cambia<br />
le cose. Ci vuole un coraggio,<br />
inteso come avere cuore,<br />
anche solo per promuovere<br />
questa soluzione.
fotografia<br />
FRANCO<br />
FONTANA:<br />
QUELLO CHE<br />
HO IMPARATO<br />
SULL’ARTE,<br />
LA CREATIVITÀ<br />
E LE IMMAGINI<br />
LO ZEN E LA FOTOGRAFIA<br />
La mia forma preferita è il cerchio: contiene tutto<br />
eppure è vuoto. Filosoficamente parlando, ha una<br />
caratteristica rara: come ogni cosa ha un inizio e<br />
una fine, solo che nessuno li troverà mai. Eraclito,<br />
che non giocava in una squadra di calcio, nel suo<br />
trattato Sulla natura ha scritto<br />
che coincidono. Affascinante,<br />
vero? Anche per questo il<br />
cerchio è la forma perfetta.<br />
La filosofia zen – che di perfezione<br />
se ne intende – vi identifica<br />
la condizione originaria,<br />
quando lo spirito è presente<br />
dappertutto, senza bisogno di<br />
sostegno. In Lo zen e il tiro con<br />
l’arco, si dice: “Simile all’acqua<br />
che riempie uno stagno ma<br />
è sempre pronta a defluirne,<br />
lo spirito può ogni volta agire<br />
con la sua inesauribile forza,<br />
perché è libero, e aprirsi a tutto<br />
perché è vuoto”. “Vuoto”: a<br />
noi occidentali fa paura anche<br />
solo la parola; figuriamoci il<br />
concetto. È sbagliato. Il vuoto<br />
non è la camera del diavolo:<br />
è lo spazio della crescita. Solo<br />
facendo il vuoto dentro di voi<br />
potrete conquistare liberà a sufficienza per imboccare<br />
una strada davvero vostra, senza fardelli né<br />
pesi morti. La mente libera contiene tutto, come<br />
il cerchio. Dovete fare in modo che contenga anche<br />
la macchina fotografica: la macchina non deve<br />
Brano tratto dal libro di Franco Fontana,<br />
Fotografia creativa, Mondadori Editore<br />
essere nelle vostre mani, ma nel vostro pensiero e<br />
nel vostro cuore. Deve essere parte di voi, costituire<br />
con voi un’unità inscindibile, perché solo quando<br />
la macchina fotografica sarà nel fotografo e il fotografo<br />
nella macchina fotografica potranno fluire<br />
creativià e indipendenza. Io<br />
faccio così quando fotografo.<br />
A volte mi succede di trovare<br />
un paesaggio così irresistibile<br />
che dimentico tutto il resto.<br />
Lascio andare desideri, rancori,<br />
aspettative, la fretta. Lascio andare<br />
l’idea del passato e quella<br />
del futuro e rimango solo io,<br />
con la mia macchina e il paesaggio.<br />
Me ne lascio permeare:<br />
io divento il paesaggio e il paesaggio<br />
diventa me. Lo vivo.<br />
Permetto al paesaggio di riempire<br />
il mio vuoto, ne gioisco,<br />
e solo allora scatto. Mi piace<br />
dire che il paesaggio attraverso<br />
di me si fa l’autoritratto. Questo<br />
libro raccoglie le riflessioni<br />
nate in più di trent’anni di corsi<br />
di fotografia. Ho scelto di<br />
cominciarlo parlando proprio<br />
del cerchio perché la sua forma<br />
disegna un percorso simile a quello che vi suggerirò<br />
di compiere: partire per poi ritornare a voi stessi,<br />
accettando di fare il vuoto dentro di voi, per accogliere<br />
una verità che vi assomiglia più di una cartolina<br />
e imparare a significarla al meglio.<br />
90 ITA EVENTI
BAIA DELLE ZAGARE, 1970. La luce era splendida e la foto è venuta tecnicamente bene subito. Per dare rilievo<br />
ai contrasti, ho puntato sulla parte più luminosa e chiara dell’immagine, le altre si sono saturate e così sono riuscito<br />
a valorizzare al massimo i colori. Ricordo di aver usato una Kodacrom 25 ASA, la migliore pellicola mai inventata,<br />
ancora perfetta dopo più di quarant’anni.<br />
ITA EVENTI 91
FOTOGRAFARE È UN ATTO DI CONOSCENZA<br />
Quando qualcuno mi chiede che macchina fotografica<br />
uso, mi picchietto la testa con un dito, sorrido<br />
e rispondo: “Questa”. La macchina da sola non<br />
fa niente. Nessuna attrezzatura costosa e nessuna<br />
tecnologia, per quanto avanzatissima, avranno mai<br />
il potere che ha lo sguardo, inteso come frutto del<br />
pensiero e del cuore. Lo sguardo ridisegna la realtà;<br />
la macchina fa soltanto clic, tanto quanto la penna,<br />
da sola, disegna semplicemente un tratto. La mia la<br />
uso come un arco: punto, inquadro e colpisco; ma<br />
sono io a decidere dove puntare, a scegliere cosa inquadrare,<br />
come e, soprattutto, perché. C’è poco da<br />
fare: scattare è una questione di pensiero. Bisogna<br />
fotografare quello che si pensa, non quello che si<br />
vede. Si scatta con la mente, non con le dita. Le immagini<br />
sono un’emanazione del fotografo, traducono<br />
in un linguaggio universalmente comprensibile<br />
la sua interpretazione del mondo. Con “immagini”<br />
non intendo le illustrazioni. Per quanto l’ennesima<br />
veduta di Venezia possa essere perfetta (con la luce<br />
giusta, il contrasto giusto, i colori giusti), rimarrà<br />
sterile e muta se il suo autore non è stato prima disposto<br />
a scendere nelle proprie viscere e a scoprire<br />
cosa, di sé, intende comunicare. Bando alle cartoline,<br />
sto parlando di fotografie, una forma d’arte.<br />
L’artista non ritrae la realtà: la possiede, la “violenta”<br />
per piegarla al suo pensiero. Interpretandola,<br />
crea un mondo. Voglio proporvi un esempio. Anni<br />
fa, alcuni amici sono andati in vacanza in Provenza.<br />
Al ritorno, mi hanno detto: “Franco, ci dovevi<br />
essere, abbiamo visto i tuoi paesaggi!”. I miei paesaggi?<br />
I paesaggi della Provenza c’erano ben prima<br />
di me e ci saranno dopo: perché li attribuivano<br />
proprio a me? Perché prima delle mie fotografie,<br />
evidentemente, nessuno li aveva mai interpretati<br />
in quel modo, nessuno aveva conferito loro quella<br />
specifica identità, e i miei amici non li avevano mai<br />
visti così. Questo significa che il paesaggio da solo<br />
“non esiste”. Il paesaggio non sa di esserci: è l’artista<br />
a testimoniarlo. Quando affermo che la fotografia<br />
è un atto di conoscenza, intendo proprio questo:<br />
l’artista, fotografando, inventa soggettivamente la<br />
sua realtà. Vladimir Majakovskij diceva: “L’arte<br />
non è lo specchio in cui riflettere il mondo, ma un<br />
martello per forgiarlo”. Se questo non accade, se<br />
nessuno impugna quel martello e forgia la realtà,<br />
la realtà non esiste. Come si verifica invece l’altro<br />
processo? Come, cioè, l’artista arriva a significare<br />
se stesso? Grazie a una particolare sinergia: solo<br />
annullandosi davanti al suo soggetto, dissolvendosi<br />
nella simbiosi con esso, il fotografo crea un’immagine<br />
significante, una foto di pensiero. Parlo di<br />
“foto di pensiero” con cognizione di causa, perché<br />
quello che finisce impresso nell’immagine non è un<br />
semplice ritratto bidimensionale di ciò che l’artista<br />
aveva davanti, ma una rappresentazione dell’artista<br />
stesso. Prendiamo una delle mie fotografie, quella<br />
scattata a Baia delle Zagare.<br />
92 ITA EVENTI
ITA EVENTI 93
È<br />
del 1970, avevo ancora qualche capello nero.<br />
In quel periodo andavo a caccia di foto con<br />
alcuni cari amici che purtroppo non ci sono<br />
più. Partivamo per un weekend, ci alzavamo all’alba<br />
e andavamo in giro fino al tramonto. A farci da<br />
guida in Puglia era Renzo Cambi, un modenese<br />
che abitava a Foggia da prima della guerra. Ciascuno<br />
ha poi visto le cose a suo modo, ma a condurci<br />
sui “luoghi del delitto” è stato lui. Secondo il New<br />
York Times, Baia delle Zagare è una delle coste<br />
più belle del mondo. È proprietà di un privato che<br />
negli anni Settanta, al tempo di questa fotografia,<br />
aveva appena aperto un albergo. Prima di scendere<br />
in spiaggia, ci siamo fermati su un balconcino.<br />
Eravamo in quattro ma, di fronte alla medesima<br />
materia prima, ciascuno di noi ha scattato in modo<br />
diverso. Cambi fece un paesaggio in bianco e nero.<br />
Era un fotoamatore pluridecorato: con i suoi paesaggi,<br />
tutti diversi dai miei, aveva vinto un sacco<br />
di premi. Gli altri hanno ripreso chi la donna in<br />
bikini sdraiata al sole, chi il faraglione davanti<br />
alla costa. Io ho scattato così. Ho trovato ciò che<br />
avevo dentro, togliendo il superfluo per eleggere il<br />
necessario. Non ho fatto tante fotografie: solo una,<br />
e quell’una potevo farla solo io, perché mi apparteneva.<br />
Questa immagine è una delle icone del mio<br />
lavoro. Finì in un volume che riuniva i miei paesaggi,<br />
Skyline, uscito nel 1978 sia in Italia per Punto<br />
e Virgola, fondata da Luigi Ghirri, sia in Francia<br />
per Contrejour, guidata da Claude Nori. In Francia<br />
Skyline ebbe un notevole successo, tanto che venne<br />
ristampato a una sola settimana dall’uscita. Una<br />
funzionaria del ministero della Cultura francese<br />
vide la foto, mi chiamò per dirmi che, secondo lei,<br />
esprimeva perfettamente lo spirito del loro Paese, e<br />
mi chiese il permesso di utilizzarla su un manifesto<br />
per la diffusione del “pensiero francese”. Quel manifesto<br />
(insieme ad annessi e connessi, ricordo con<br />
sicurezza un catalogo) è stato distribuito in tutte le<br />
ambasciate e i consolati di Francia. Più avanti, la<br />
stessa foto è stata utilizzata anche sulla copertina<br />
di un libro di filosofia, A Companion to Environmental<br />
Philosophy di Dale Jamieson. Non è un caso<br />
che questo destino sia toccato proprio a quella foto.<br />
È stata scattata sul Gargano, ma non ritrae le coste<br />
pugliesi. È un archetipo, un paesaggio assoluto,<br />
slegato dalla verità geografica. A fare la differenza è<br />
il pensiero sotteso all’immagine: i francesi l’hanno<br />
capito e l’hanno scelta per rappresentare, guarda<br />
caso, proprio il loro “pensiero”. (Brano tratto dal<br />
libro di Franco Fontana, Fotografia creativa, Mondadori<br />
Editore)<br />
94 ITA EVENTI
Franco Fontana, nato a Modena nel<br />
1933, è uno dei protagonisti assoluti<br />
della fotografia italiana. Comincia a<br />
fotografare nel 1961, in modo amatoriale,<br />
collaborando con il Circolo Fotografico<br />
Modenese. Da subito trascura<br />
il bianco e nero in favore del colore,<br />
che diventerà la sua cifra distintiva. Attraverso<br />
una inedita analisi del paesaggio<br />
naturale e strutturato, Fontana<br />
ha infatti “reinventato” il colore<br />
come mezzo espressivo: i suoi paesaggi<br />
sono quasi metafisici e si situano al<br />
confine tra rappresentazione e astrazione.<br />
Il suo primo portfolio, corredato<br />
da un testo di Piero Racanicchi, viene<br />
pubblicato da “Popular Photography”<br />
nel 1964, mentre la sua prima mostra<br />
personale si tiene a Modena nel 1968,<br />
presso la Galleria della Sala di Cultura,<br />
con presentazione di Piero Racanicchi,<br />
Franco Vaccari, Candido Bonvicini<br />
e Claudio Altarocca; ma l’artista<br />
ha già esposto (alla terza Biennale Internazionale<br />
del Colore di Vienna, nel<br />
1963, e alla Società Fotografica Subalpina<br />
di Torino, nel 1965). Da allora,<br />
Franco Fontana ha esposto in tutto il<br />
mondo, partecipando a oltre 400 mostre,<br />
tra collettive e personali. Tra le location<br />
più significative, citiamo gli Scavi<br />
Scaligeri di Verona, la GAM di Torino,<br />
il Metropolitan Museum di Tokyo,<br />
il Palazzo Reale di Milano, il Museo de<br />
Arte di Buenos Aires e la Maison Européenne<br />
de la Photographie di Parigi.<br />
Le sue opere sono state acquisite<br />
da oltre 50 musei, fra i quali ricordiamo<br />
il Musée d’Art Moderne di Parigi,<br />
il Victoria & Albert Museum di Londra,<br />
il Fine Arts Museum di San Francisco,<br />
l’International Museum of Photography<br />
“George Eastman House” di Rochester, il Metropolitan<br />
Museum di Tokyo e la National Gallery di Pechino.<br />
Dal 1978, anno in cui, su richiesta del fondatore Lucien<br />
Clergue, tiene il suo primo workshop a Les Rencontres<br />
d’Arles, Fontana ha diretto il suo seminario di fotografia<br />
in tre continenti (Europa, America e Asia), su richiesta<br />
dei più celebri festival e istituzioni. Tra gli altri,<br />
ricordiamo il Guggenheim Museum di New York, l’Institute<br />
of Technology di Tokyo, l’Accademia delle Belle<br />
Arti di Bruxelles, l’Università di Toronto, il Politecnico<br />
e la Visual School di Torino, la Galleria d’Arte Rondanini<br />
e l’Università Luiss di Roma. Dal 1992 è direttore artistico<br />
del Toscana Foto Festival, che si tiene ogni anno<br />
a Massa Marittima (GR). Per mantenere vivo il rapporto<br />
con i suoi allievi e dare al loro lavoro una chance di<br />
visibilità, organizza periodicamente la mostra collettiva<br />
Fontana & Quelli di Fontana, per la quale seleziona<br />
i migliori tra i progetti che gli sottopongono gli studenti<br />
del suo workshop. Nel 2006 la facoltà di Architettura<br />
del Politecnico di Torino l’ha insignito della laurea honoris<br />
causa in Design del prodotto ecocompatibile. Tra<br />
i vari premi che ha ricevuto, impossibile non citare il XX-<br />
VIII Ragno d’Oro, Premio per l’Arte dell’Unesco (1984),<br />
il Premio della Cultura della Presidenza del Consiglio<br />
dei Ministri (1989), The 150 Years of Photography Photographer<br />
Award della Photographic Society of Japan<br />
(1990), il Premio FIAF, con il quale la Federazione Italiana<br />
Associazioni Fotografiche l’ha nominato Maestro<br />
Fotografo Italiano (1995), e l’onorificenza di Commendatore<br />
della Repubblica per meriti artistici (2000). Per<br />
diversi anni Fontana ha messo il suo lavoro artistico al<br />
servizio della pubblicità, firmando campagne per aziende<br />
come Fiat, Volkswagen, Volvo, Piaggio, Ferrovie dello<br />
Stato, Sony, Canon, Kodak, Snam, Versace, Hermès<br />
e numerosi altri marchi. Ha inoltre collaborato con tutte<br />
le maggiori riviste e quotidiani, tra i quali ricordiamo<br />
“Vogue America”, “Vogue France”, “The New York Times”,<br />
“il Venerdì di Repubblica”, “Sette del Corriere della<br />
Sera”, “Panorama”, “Epoca”, “Class” e “Frankfurter<br />
Allgemeine”. Ha pubblicato oltre 60 libri, tra i quali evidenziamo<br />
le monografie Retrospettiva, con testi di Allan<br />
D. Coleman e Giuliana Scime (Logos, Modena 2003),<br />
e Franco Fontana. Full Color, con testo di Denis Curti<br />
(Marsilio, Venezia 2014).<br />
ITA EVENTI 95
zapping<br />
START!<br />
LA VITA A PORTATA DI APP<br />
Un viaggio alla scoperta dei migliori servizi digitali sviluppati da startup italiane.<br />
Un nuovo programma in onda su Rai 2 il mercoledì alle 24.15, in coda a The Voice of Italy.<br />
di Bruno Quiriconi<br />
Francesco Mandelli e Federico Russo<br />
Francesco Mandelli e Federico Russo, le due<br />
“guide” del programma, si ritroveranno a risolvere<br />
piccoli e grandi problemi quotidiani<br />
andando a sperimentare e conoscere le idee e le applicazioni<br />
che si sono sviluppate grazie a Internet e<br />
alle nuove Reti. Un’occasione per scoprire i servizi<br />
più innovativi e la realtà italiana dei giovani startupper.<br />
Nella prima puntata, per esempio, con l’aiuto<br />
di smartphone e computer, Francesco Mandelli<br />
e Federico Russo si serviranno di tre startup per<br />
organizzare un pranzo a casa con amici “sconosciuti”<br />
(Gnammo); faranno spesa di frutta, verdura e<br />
altri prodotti genuini, capaci di coniugare etica, gusto<br />
e passione (Cortilia). E infine, faranno le pulizie<br />
in modo rapido ed efficace con l’aiuto di un’applicazione<br />
(Helping). Il “viaggio” consentirà anche di<br />
conoscere i creatori di app e servizi impensabili fino<br />
a qualche anno fa. Il programma, prodotto da Zerostudios,<br />
è presentato e realizzato da TIM. Gli autori<br />
sono Domenico Brandellero, Massimo Chiellini<br />
e Fabrizio Gasparetto. Hanno partecipato alla<br />
scrittura Francesco Mandelli e Federico Russo. La<br />
regia è di Marco Porotti. Ogni mercoledì su Rai 2<br />
in coda a The Voice Of Italy, intorno alle 24,15.<br />
96 ITA EVENTI