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n.<strong>15</strong><br />

GABRIELLA<br />

MAGNONI<br />

DOMPÉ<br />

Una storia di donne


sommario<br />

in questo numero<br />

14.<br />

26.<br />

Storie di donne:<br />

Gabriella Magnoni Dompé<br />

Barbara Stefanelli:<br />

Alla ventisettesima ora<br />

32.<br />

36.<br />

Picasso e le sue passioni<br />

Hernandez Art Gallery<br />

42.<br />

Daniele Colombo:<br />

Glitter e torte “finte”<br />

54.<br />

62.<br />

70.<br />

74 .<br />

80.<br />

86.<br />

92.<br />

Lorenzo Suraci: Very normal people<br />

Libri: Fabio Canino<br />

Ernst Knam<br />

Pietro Leeman<br />

Giallo Zafferano<br />

Raul Cremona<br />

Sio<br />

n.<strong>15</strong><br />

Iscritta con l’autorizzazione del Tribunale<br />

di Milano al numero 335 del 25/10/2013<br />

www.itaeventi.it<br />

www.facebook.com/itaeventi<br />

twitter.com/itaeventi<br />

Direttore responsabile<br />

Guido Biondi<br />

Grafiche e impaginazione<br />

Massimiliano Pallai<br />

Hanno collaborato a questo numero:<br />

HeLLeR, Bruno Quiriconi, Andrea Thomas,<br />

Alessandro Biondi.<br />

Editore - Concessionaria di Pubblicità<br />

MediaAdv s.r.l.<br />

Via A. Panizzi, 6 - 20146 Milano<br />

Tel. +39 02 43986531<br />

info@mediaadv.it<br />

www.mediaadv.it<br />

Stampa<br />

Mediaprint s.r.l.<br />

Via Brenta, 7<br />

37047 San Giovanni Lupatoto (VR)<br />

finito di stampare febbraio 2016


editoriale<br />

Una storia di donne è il titolo dell’intervista<br />

a Gabriella Magnoni Dompé.<br />

Una famiglia matriarcale, una donna<br />

imprenditrice, l’impegno nel sociale.<br />

Esperienze tramandate di madre in<br />

figlia. Il titolo poteva essere La forza delle donne.<br />

Non solo bellezza ma, soprattutto, creatività,<br />

comunicazione, network. Sono tutti fattori nei<br />

quali le donne contemporanee eccellono. Basta<br />

leggere l’intervista alla ViceDirettrice del Corriere<br />

della Sera Barbara Stefanelli, un carattere forte e<br />

una grande competenza in un mondo nel quale i<br />

vertici sono ancora quasi tutti di segno maschile.<br />

Chi meglio di Sonia Peronaci, protagonista del<br />

blog Giallo Zafferano, è riuscita a conquistare<br />

il pubblico del web? Per bilanciare il numero<br />

abbiamo pubblicato le interviste al patron di Rtl<br />

102.5 Lorenzo Suraci, allo Chef stellato Pietro Leeman<br />

del Ristorante Joia, al Re del cioccolato Ernst<br />

Knam al mago Raul Cremona, al fumettista Sio e<br />

all’artista Daniele Colombo. Buona lettura. (G.B.)<br />

8<br />

ITA EVENTI


moda&accessori<br />

ALTALEN<br />

Antonina Nafì De Luca ed Elena<br />

Todros nel 2012 hanno creato<br />

un brand che unisce in simbiosi<br />

due visioni distinte: quella della<br />

bellezza - l’arma più importante<br />

per combattere in un mondo<br />

che ne è spesso privo - e quella<br />

del gioco, gioco bambinesco<br />

che offre uno sguardo incantatore<br />

Il progetto ha avuto come fine<br />

quello di creare un atelier<br />

di cappelli, e altri accessori<br />

su richiesta.<br />

Tutti Pezzi unici su misura con<br />

rivisitazioni di materiali di ogni<br />

genere, usando anche tecniche di<br />

pittura e tintura per ogni singolo<br />

pezzo: la sperimentazione su<br />

materiali e forme è una loro<br />

caratteristica; è anche possibile<br />

noleggiare per eventi speciali.<br />

Organizzano sedute di “hat<br />

therapy”, il potere benefico che ha<br />

un cappello sulla testa. Essendo<br />

l’alto artigianato il principio<br />

dell’arte cercano costantemente<br />

condivisioni nell’ambito dell’arte<br />

e della fotografia, con auterovoli<br />

artisti quali Settimio Benedusi,<br />

Giovann Gastel, Toni Thorimbert,<br />

Brigitte Niedermair, e molti altri.


ITA EVENTI 11


web<br />

Shop online: COLETTE<br />

Aperto nel 1997, il concept-store Colette è unanimamente<br />

risconosciuto come uno degli store<br />

cult per il design, la moda e gli accessori (con<br />

qualche divagazione nella musica di tendenza<br />

e nell’high-tech). Inoltre i brand e gli artisti<br />

più famosi fanno la fila per firmare una limited<br />

edition di un prodotto o di una collezione appositamente<br />

creata per Colette. www.colette.fr<br />

12 ITA EVENTI


cover<br />

UNA STORIA DI DONNE<br />

Gabriella Magnoni Dompé oltre ad essere imprenditrice si dedica da molti anni all’impegno<br />

sociale con diversi progetti. Un impegno trasmesso da sua madre e che a sua volta cerca di<br />

tramandare a sua figlia. di Guido Biondi<br />

“Io vengo da una famiglia matriarcale, nella quale<br />

l’elemento femminile è sempre stato predominante.<br />

Mia madre ha dovuto inventarsi imprenditrice, io<br />

sono stata “formata” per essere imprenditrice.<br />

Cosa le ha insegnato sua madre?<br />

Mia madre mi ha insegnato la responsabilità sociale<br />

e la cura dei valori. Io non volevo fare l’imprenditrice:<br />

avrei voluto essere una interprete giurata<br />

all’O.N.U. e, di conseguenza, studiare lingue. Purtroppo<br />

non mi è stato possibile perché figlia unica,<br />

senza padre: avevo un’azienda e una tradizione<br />

famigliare da portare avanti. Quindi, dagli Stati<br />

Uniti sono rientrata in Italia e mi sono laureata<br />

in Analisi delle decisioni strategiche all’Università<br />

Bocconi di Milano. Solo negli anni 2000 ho potuto<br />

conseguire un master nel settore immobiliare, in<br />

quanto negli anni ottanta non esisteva simile specializzazione<br />

a Milano.<br />

E la sua vita privata?<br />

Mi sono sposata due volte: una in giovanissima età<br />

e una seconda volta a 32 anni. Il secondo matrimonio<br />

è stato con il padre di mia figlia Rosyana,<br />

Sergio Dompé. Con lui ho vissuto un’epoca di entusiasmo<br />

e innovazione: nascevano le biotecnologie.<br />

La mia passione per la “comunicazione” è stata<br />

appagata, sono venuta in contatto con persone di<br />

grandissima levatura internazionale. Sono ancora<br />

grande amica del premio Nobel Kary Mullis<br />

e di sua moglie Nancy. Mullis è stato l’autore del<br />

processo di clonazione del DNA (PCR), grazie al<br />

quale abbiamo oggi il test del DNA. Dopo la separazione<br />

sono ripartita da me stessa nel mio lavoro<br />

e in un lungo percorso di aiuto verso il prossimo.<br />

Può sembrare strano ma è così. Il modo migliore<br />

per rendersi utile è regalare ciò di cui più prezioso<br />

abbiamo: la nostra esperienza, e l’esperienza dei<br />

nostri problemi. Ho iniziato in qualità di figlia a<br />

occuparmi dell’associazione “Emergenza Anziani”,<br />

di cui sono stata vicepresidente. Nota ai più per la<br />

famosa campagna “adotta un nonno” dei primi<br />

anni 2000 sostenuta dal Comune di Milano e da<br />

Renato Pozzetto. Come figlia mi sono occupata di<br />

anziani perché avevo una mamma anziana e conoscevo<br />

molto bene i suoi/miei problemi di ogni giorno;<br />

come donna e come mamma mi sono dedicata<br />

alle problematiche dei bambini e delle donne. Ogni<br />

associazione che sostengo è scelta dal momento di<br />

vita in cui mi trovo: solo così sono certa di dare me<br />

stessa.<br />

Qual è il progetto che l’ha coinvolta maggiormente?<br />

Senza dubbio la Casa Pediatrica di cui sono Ambassador.<br />

Un progetto in continuo divenire con<br />

iniziative legate a problematiche mediche e psicologiche<br />

relative ai bambini. Ultimamente stiamo<br />

ricoprendo la facciata d’ingresso di via Fatebenesorelle,<br />

tappezzandola con le figure di super-eroi, ideati<br />

dall’artista Domenico Pellegrino. Tutti hanno<br />

lo sguardo rivolto alle finestre dell’ospedale perché<br />

sono gli eroi che vegliano sui piccoli pazienti.<br />

Come si è sviluppato il progetto?<br />

L’idea base è stata di unire il pubblico al privato in<br />

una sinergia in grado di creare un reparto pediatrico<br />

diverso. Abbiamo affidato a una trentina di<br />

artisti (Guerriero, Fiorucci, Guercino, Veneziano<br />

tra gli altri) il compito di decorare gratuitamente<br />

le ventiquattro camere ad oggi funzionanti dando<br />

vita a una galleria permanente.


Foto di GianMarco Chieregano<br />

ITA EVENTI <strong>15</strong>


16 ITA EVENTI<br />

Foto di Stefania D’Alessandro


Foto di GianMarco Chieregato


Il reparto diretto dal Dottor Luca Bernardo, è stato<br />

inaugurato l’8 maggio 20<strong>15</strong> alla presenza del Sindaco<br />

Giuliano Pisapia e del Presidente della Regione<br />

Roberto Maroni, e dai vertici dell’Ospedale<br />

Fatebenefratelli. Si chiama Casa e non Reparto<br />

proprio perché i bambini – seppur nei limiti - hanno<br />

la sensazione di stare in un ambiente confortevole<br />

che ricorda il più possibile il calore di una<br />

casa. Sappiamo quanto sia importante il legame tra<br />

psiche e il corpo, per questo nella Casa Pediatrica si<br />

cerca di mantenerlo intatto per sopportare al meglio<br />

la malattia.<br />

Cosa comporta il suo ruolo di Ambassador?<br />

Ho accettato con piacere il ruolo di Ambassador<br />

per la Casa Pediatrica: in qualità di mamma perché<br />

per un genitore la peggior malattia è quella del proprio<br />

figlio; in qualità di figlia perché ho pensato che<br />

il più bel regalo che si possa fare a un genitore, che<br />

non è più con noi, è dedicargli un gesto concreto,<br />

che possa significare la volontà di trasferire l’eredità<br />

dei suoi valori alle generazioni successive. Credo<br />

che per fare della beneficienza vera e concreta bisogna<br />

conoscere bene la causa che si sposa e seguirla<br />

il più possibile nei vari passaggi. Casa Pedriatica<br />

significa assistenza gratuita per tutti i bambini in<br />

una struttura sanitaria pubblica. Un luogo allegro<br />

e pieno di colori, con un’equipe fantastica. Ho dedicato<br />

una stanza in memoria di mia madre. Credo<br />

che questo sia un valido esempio per mia figlia:<br />

leggere il nome della nonna in un luogo creato per<br />

aiutare tanti altri bambini. Nella Casa Pediatrica<br />

nulla è stato lasciato al caso. I colori scelti sono stati<br />

studiati da psicologici con la massima attenzione<br />

alla cromoterapia. Si è aggiunta recentemente una<br />

pet-therapy: si possono portare i propri animali in<br />

una zona esterna appositamente creata. Se un bambino<br />

desidera avere un piccolo animale di compagnia,<br />

e non lo possiede, gli viene portato dalla Lega<br />

Antivivisezione.<br />

Ha curato personalmente la divulgazione del<br />

progetto?<br />

Sì. Devo anche ringraziare tutti gli organi di<br />

stampa per il loro supporto utile a far conoscere il<br />

progetto e nell’accogliere e rilanciare il nostro messaggio.<br />

Un esempio su tutti sono i tavolini regalati<br />

da un artista di Lugano subito dopo aver letto del<br />

progetto su Io Donna.<br />

Quali altri cause ha sposato recentemente?<br />

Seguendo il mio amore per la fotografia ho sostenuto<br />

come Ambassador Colortaste, un progetto nel<br />

quale gli Chef stellati si trasformavano in artisti e i<br />

loro piatti in opere d’arte grazie al lavoro di Alfonso<br />

Catalano che ha girato l’Italia per immortalare<br />

i nostri Chef più rappresentativi con i loro piatti.<br />

La vendita delle opere si è concretizzata in un aiuto<br />

all’Associazione Pane Quotidiano per l’accoglienza<br />

agli stranieri e sempre più anche ai milanesi stessi.<br />

Nel campo della moda sono co-chair di amfAR,<br />

Fondazione che si occupa dal 1985 della ricerca<br />

contro l’Aids. La Fondazione organizza serate di<br />

found raising in varie città del mondo. Io sostengo<br />

la serata di gala milanese che è l’evento principale<br />

della Fashion Week.<br />

Qual è il suo ultimo impegno in ordine cronologico?<br />

“Un Angolo contro”, un progetto di Alberto Loro,<br />

bancario e pittore, anche lui multitasking come<br />

me. La casa Pediatrica è la principale struttura nel<br />

nord Italia per il bullismo. Luca Bernardo è il responsabile<br />

è il capo dell’unità italiana di crisi contro<br />

il bullismo. Se penso a mia figlia dodicenne il<br />

bullismo e il cyber-bullismo sono due tematiche<br />

molto attuali. Ho deciso di sostenere questa campagna<br />

chiamata “Un angolo contro”, che è soprattutto<br />

una campagna di comunicazione fotografica<br />

senza scopo di lucro, per denunciare ogni forma di<br />

discriminazione (omofobia, violenza sulle donne,<br />

razzismo) attraverso la collaborazione di testimonial<br />

forti.<br />

18 ITA EVENTI


Foto di Alfonso Catalano


Con Benedetta Parodi.<br />

Foto di Alfonso Catalano


Campagna “Un angolo contro”<br />

opera di Alberto Loro,<br />

foto di Ivan Muselli.<br />

22 ITA EVENTI


Chi sono gli attori coinvolti nel progetto?<br />

Il progetto coinvolge il giornalista, l’imprenditore,<br />

lo sportivo, e altri personaggi forti per far capire<br />

che anche delle figure vincenti possono essere<br />

passate per angoli diversi. Ad ogni testimonial<br />

vengono poste due domande: “Cosa significa essere<br />

messo all’angolo per te” e “Come uscirne”? L’angolo<br />

diventa una metafora artistica per spiegare l’isolamento<br />

fisico e psicologico, ma anche la riflessione<br />

che può portare a svariate vie d’uscita.<br />

Qual è il fil rouge del suo impegno attuale?<br />

Cerco sempre di mantenere una coerenza tra i vari<br />

progetti che sostengo. La Casa Pediatrica, infatti,<br />

ha uno sportello aperto 24/24 a disposizione di<br />

chiunque abbia bisogno di aiuto contro i fenomeni<br />

di bullismo e connessi. Ci sono specialisti psichiatri<br />

e operatori che fanno ricerca sul web contro il<br />

cyberbullismo, il tutto a disposizione di tutti gratuitamente.<br />

È fondamentale la prevenzione, soprattutto<br />

nelle chat, verso i soggetti deboli che vengono<br />

adescati in rete. Bisogna anche tener presente che<br />

la difficoltà per le famiglie e i soggetti coinvolti è<br />

capire a chi rivolgersi, anche per questioni di mezzi<br />

e possibilità: si pensa subito allo psicoterapeuta, ma<br />

la visita specialistica costa. Ecco perché un numero<br />

verde per chi vuol comunicare con un nostro operatore.<br />

Questo è ciò che succede nella Casa Pediatrica.<br />

Il titolo di Cavaliere al merito della Repubblica<br />

è una gratificazione per il suo impegno?<br />

Senza dubbio ed è arrivato grazie al mio impegno<br />

sociale. Lo vivo come una prima tappa in un percorso<br />

senza fine che necessita continuamente di<br />

sviluppo e dedizione.<br />

La Casa Pediatrica di Milano e il Prof. Luca Bernardo<br />

CASA PEDIATRICA<br />

Numero telefonico attivo 24 ore su 24:<br />

02 63632903<br />

Sito: www.casapediatrica.it<br />

Compatibilmente alla sua attività imprenditoriale<br />

si vede un giorno proiettata in una carica<br />

internazionale?<br />

Sì, potrebbe essere anche questo un sogno. Ma<br />

sono una persona concreta e finché ho una figlia<br />

piccola non me la sento perché ciò comporterebbe<br />

una forte presenza all’estero. Per il momento mi<br />

concentro nel portare avanti i miei impegni nel<br />

mio paese e nella mia città, fino in fondo, cercando<br />

di creare sinergia tra lavoro di ogni giorno e progetti<br />

che si presenteranno. Ma la vita è imprevedibile<br />

ed io sono pronta.<br />

24 ITA EVENTI


itratti<br />

26 ITA EVENTI


ALLA VENTISETTESIMA ORA<br />

Barbara Stefanelli, Vicedirettore vicario del Corriere della Sera, ha ideato un blog di<br />

successo, crocevia di tematiche femminili e della coppia, della famiglia e del lavoro.<br />

Perché alle donne 24 ore non sono mai sufficienti. di Guido Biondi<br />

IIl suo ufficio è poco distante dalla sala Albertini,<br />

stanza deputata alle riunioni di redazione,<br />

un piccolo tempio del giornalismo italiano.<br />

Vicino alla sua scrivania ci sono alcuni disegni di<br />

sua figlia Mila, qualche email stampata, comunicati<br />

del giornale, idee da sviluppare e, soprattutto,<br />

un quadro di Indro Montanelli, storica firma del<br />

Corriere. Barbara Stefanelli è una mosca bianca nel<br />

giornalismo italiano: è una rarità vedere una donna<br />

arrivare ai vertici, dopo un grande impegno profuso<br />

nella sezione esteri. Oltre al supplemento La<br />

lettura, uno dei fiori all’occhiello del giornale, vero<br />

successo editoriale, Barbara ha ideato La ventisettesima<br />

ora, l’anima femminile più visibile e realizzata<br />

all’interno del quotidiano di Via Solferino a Milano.<br />

L’abbiamo intervistata durante un week-end,<br />

perché più si sale di livello più aumentano le responsabilità<br />

e i sacrifici.<br />

Partiamo dalla Ventisettesima ora, il blog al<br />

femminile del Corriere, indubbiamente un’intuizione<br />

di successo. È stata una sua idea?<br />

Si. Nel 2011 quando è stato creato il blog ero ossessionata<br />

da questa definizione di essere il primo<br />

Vicedirettore donna (nominata nel 2009, ndr) dal<br />

1876. Eppure non mi sembrava una cosa così importante:<br />

avevo una lunga esperienza nel giornale<br />

alla sezione esteri. I vice direttori uomini venivano<br />

definiti in quanto specialisti di politica, di economia<br />

etc. Per un paio d’anni non dico che io abbia<br />

scalciato ma quasi e quindi ho cercato di portare<br />

questa mia esperienza femminile di Vicedirettrice<br />

donna in un progetto che poteva essere utile al<br />

giornale e interessante per i lettori e le lettrici (e<br />

magari sensato per me). Così è nato il blog, ideato<br />

come uno spazio in più del Corriere della Sera<br />

nel quale potessero esprimersi soprattutto le firme<br />

femminili.<br />

Perché ha scelto il web e non il giornale cartaceo?<br />

Nel giornale cartaceo ci sono più problemi di spazio;<br />

si trattava di un progetto sperimentale: un test<br />

che avrebbe potuto portare le tematiche del blog<br />

anche sul quotidiano nei suoi spazi istituzionali.<br />

Inoltre mi divertiva molto l’idea di provare un blog<br />

atipico del Corriere che non fosse di una persona<br />

sola: un luogo di discussione aperto, che chiamasse<br />

direttamente le firme del giornale in modo non<br />

gerarchico, dalla collaboratrice al Direttore. Uno<br />

spazio completamente libero che avesse come scelta<br />

un codice molto limitato di principi nei quali io<br />

credo e tutte crediamo, con la possibilità di portare<br />

spunti in contraddizione l’uno con l’altro.<br />

Ha stabilito lei le principali tematiche del blog?<br />

Si e no, sono arrivate strada facendo; non doveva<br />

ripercorrere i temi già presenti sul giornale. Era abbastanza<br />

naturale andare di più verso la società, le<br />

questioni d’identità che fossero femminili e anche<br />

maschili. L’idea iniziale molto forte era quella della<br />

conciliazione – una parola sulla quale abbiamo a<br />

lungo lavorato – dei tempi: della vita professionale,<br />

privata, personale. Una delle cose più importanti<br />

per le donne. La Ventisettesima ora era uno studio<br />

della Camera di Commercio di Milano del 2011<br />

che diceva che la giornata delle donne, di una popolazione<br />

urbana, impegnate su più fronti, arrivava<br />

a durare ventisette ore e non ventiquattro. Quindi<br />

tre ore di multitasking. Di fatto, pero’, questa idea<br />

di creare uno spazio vicino al Corriere della sera, è<br />

diventata un’apertura anche su questioni di identità<br />

sessuale, di riflessione sentimentale: non solo lavoro,<br />

famiglia e maternità. Sono entrate molte firme<br />

maschili in questi anni: più di settecento autori –<br />

quasi tutti i giornalisti e collaboratori del Corriere<br />

– oltre alle lettrici. Con spunti non esclusivamente<br />

femminili anche la stessa parola conciliazione tutto<br />

sommato si è modificata e si è spostata verso quella<br />

che noi definiamo la condivisione, secondo me più<br />

centrata sui nostri tempi. La conciliazione porta in<br />

sé una traccia, un retaggio negativo, quasi di rassegnazione<br />

e di limitazione mentre la condivisione significa<br />

che per conciliare i tempi hai bisogno di un<br />

sacco di cose, di mettere in mezzo molte delle attività<br />

che vengono definite femminili e che sono sempre<br />

di più maschili. Difatti uno dei temi più presenti<br />

del blog è diventato quello dei nuovi padri: come<br />

sono, cosa fanno, quanto lavorano, quanto vogliono<br />

andare a prendere i figli all’asilo; il padre che stira,<br />

fa i compiti e magari impiega meno tempo per<br />

far carriera. Piace a quelle donne che da una parte<br />

lo chiamano e lo vogliono – la parte razionale -, e<br />

dall’altra – quella inconscia – lo desiderano meno.<br />

ITA EVENTI 27


Il maschio alfa e beta è stato un tema molto discusso<br />

sul blog.<br />

Il giornale si è aperto moltissimo a questi temi in<br />

generale, che sono “le cose della vita” come canta<br />

Eros Ramazzotti e come ha detto una volta anche<br />

Claudio Magris. Il blog ovviamente non è stato<br />

solo le cose della vita – diciamo più intima -, perché<br />

una delle cose più presenti è il dibattito sul velo per<br />

citare un tema più politicamente sensibile. Ha sempre<br />

a che fare con quello che tu vedi e fai durante<br />

le giornate ma tocca anche elementi di discussione<br />

che sono legati a delle politiche.<br />

Qual’è il feedback con i lettori del blog? Ci sono<br />

haters e estremismo tipico dei social network?<br />

L’estremismo c’è. All’inizio avevamo una predisposizione<br />

a pubblicare tutto, ci sembrava insensato<br />

aprire uno spazio, chiamare alla circolazione delle<br />

idee e poi censurare dei commenti. Poi ci siamo resi<br />

conto che era indispensabile farlo. Ci sono haters<br />

che pensano che un blog che si definisce più femminile,<br />

di una testata istituzionale quale il Corriere<br />

sia uno spazio ideale per sparare<br />

sugli spalti o sui giocatori;<br />

quindi abbiamo dovuto<br />

cambiare policy.<br />

Immagino che il blog<br />

avrà portato nuovi utenti unici al sito del Corriere<br />

oltre ad essere alfiere di iniziative per organizzare<br />

dibattiti aperti alla società.<br />

Si, soprattutto è fortemente riconosciuta La Ventisettesima<br />

ora nel senso che viene chiamata per<br />

partecipare a molti convegni. Quello che abbiamo<br />

tentato è di non precluderci nessuna rete di donne<br />

attive: attorno al blog ci sono associazioni di manager<br />

e imprenditrici quale ad esempio la Fondazione<br />

Bellisario; da Valeria Fedeli alla suora di clausura<br />

- che pero’ scrive per noi -, da ragazze molto giovani<br />

che detestano l’otto marzo a una femminista<br />

storica come Lea Melandri. Questa diversità di opinioni<br />

è il nostro punto fermo, per nulla scontato:<br />

quando ti presenti nella società reale come Ventisettesima<br />

ora non sei identificabile come una parte<br />

sola, hai un’identità più vasta – per scelta -, quindi<br />

non sei riconosciuta e assorbita negli schieramenti<br />

presenti.<br />

Ha avuto supporto dal giornale, dalla Direzione?<br />

Devo dire che il Corriere ne ha fatto uno dei suoi<br />

punti di forza. Mi sono sempre chiesta: “Chissà<br />

quanti Direttori sopporterebbero di avere il gruppo<br />

delle giornaliste organizzate e attive sotto di sé”.<br />

Ma non c’è mai stato un problema.<br />

Nel giornalismo italiano le donne spesso non<br />

Nata a Milano nel 1965 è giornalista al Corriere della Sera. Dal 2009 è Vicedirettore,<br />

è stata caporedattore centrale e caporedattore Esteri. Nel 2011 ha curato il lancio<br />

dell’inserto culturale “La Lettura”. Ha progettato il Blog collettivo La 27esima Ora,<br />

nato con una prevalenza femminile ma aperto a tutte le firme del Corriere. Con La<br />

27esima ora ha pubblicato con Marsilio il libro Questo non è amore, inchiesta sulla violenza<br />

contro le donne. Sullo stesso modello ha progettato i blog Solferino28/anni, dedicato<br />

ai ventenni di Italia, e Gli Invisibili, uno spazio sulla disabilità. Nella serie Storie dal Quotidiano,<br />

una collana di libri Bompiani dedicati ai ragazzi che vede impegnate alcune firme del Corriere, ha scritto Piccole<br />

Coraggiose Donne pubblicato nel 2013. Ha vinto il premio “Marisa Belisario” edizione 2010 e il premio<br />

“Matilde Serao” edizione 2013. Laureata in Germanistica, ha studiato a Heidelberg e Vienna.<br />

28 ITA EVENTI


arrivano ai vertici se escludiamo poche realtà –<br />

e non attuali -, ad esempio Concita De Gregorio<br />

all’Unità, come mai?<br />

Il motivo è probabilmente quello più semplice: perché<br />

tutto sommato noi abbiamo sostenuto la legge<br />

sulle quote Golfo-Mosca che pure molte donne<br />

non vogliono perché la considerano una sconfitta.<br />

Una legge che imponga alle società quotate in borsa<br />

pubbliche e private un graduale innalzamento<br />

della presenza di donne nei board; graduale perché<br />

deve arrivare seguendo il rinnovo dei Cda ad avere<br />

il 33% di presenza femminile. Se tu non arrivi a<br />

forzare i sistemi…<br />

Perché sostiene che le donne non sono d’accordo<br />

con questa battaglia?<br />

Perché pochissime donne amano e capiscono la<br />

legge sulle quote. Il lavoro che abbiamo fatto anche<br />

noi è spiegare che non ci piace questa legge perché<br />

impone comunque una forzatura del sistema ma<br />

sono graditi i suoi effetti. I sistemi tendono a riprodurre<br />

se stessi cercando di limitare i cambiamenti<br />

perché questo è rassicurante per chi sta già al vertice<br />

del sistema; è evidente che quando tu fai una scelta<br />

e metti degli elementi di varietà – se condivisione<br />

mi sembra meglio di conciliazione, varietà la preferisco<br />

a diversità -, crei un effetto di smottamento<br />

rispetto a chi già è in pieno controllo della situazione.<br />

Quindi è una cosa più o meno inconsapevole<br />

nominare persone che ti somigliano maggiormente<br />

accanto a te ai vertici di qualunque organizzazione<br />

e istituzione. Portar dentro le donne significa<br />

chiamare un equilibrio diverso, meno asimmetrico<br />

rispetto a quello precedente; non è una scelta facile.<br />

Da qui l’idea che una legge come quella sulle quote<br />

potesse esser utile all’Italia, a un sistema che non si<br />

muoveva da molti anni. E l’abbiamo sostenuta con<br />

de Bortoli e con gli economisti di questo giornale<br />

con grande convinzione e penso che in qualche<br />

modo abbiamo contribuito a farla passare.<br />

All’estero la situazione è la medesima per quanto<br />

concerne la direzione delle testate e dei media?<br />

Ci sono state due donne Direttrici che sono cadute<br />

rapidamente (Jill Abramson del New York Times e<br />

Natalie Nougayrède di Le Monde), sono state nomine<br />

fatte in periodi particolarmente problematici<br />

che poi non hanno tenuto alla prova del tempo. Attualmente<br />

ci sono Zanny Minton Beddoes dell’Economist<br />

e Katharine Viner del Guardian e sono<br />

probabilmente una realtà di fasi successive alla<br />

grandissima crisi che ha investito i giornali anglosassoni:<br />

penso che queste ultime nomine sono destinate<br />

a tenere. In Italia – come sempre – con maggiore<br />

lentezza le cose stanno andando nella stessa<br />

direzione: in un sistema dove non c’è equilibrio tra<br />

la partecipazione degli uomini e delle donne ma ci<br />

sopra: la sala Albertini, sede delle riunioni dei<br />

giornalisti del Corriere della Sera; sotto: il blog della<br />

Ventisettesima ora, http://27esimaora.corriere.it<br />

sono stati dei punti di accelerazione. Abbiamo un<br />

Governo che è partito con la parità assoluta poi c’è<br />

stato il cambiamento di Federica Mogherini, un<br />

Parlamento in cui – grazie all’impegno di alcuni<br />

partiti quali il Pd e il M5s – la presenza delle donne<br />

è molto aumentata. Ci sono state le nomine nelle<br />

società quotate pubbliche importanti fatte volutamente<br />

cercando di avere in testa una forma di equilibrio.<br />

È un Paese che chiaramente ha avuto delle<br />

spinte – secondo me positive -, anche se è un sistema<br />

che ancora in equilibrio non è arrivato. Tutti<br />

quei luoghi dove un’accelerazione non è stata spinta<br />

il processo è più lento, anche nei giornali.<br />

Gli editori hanno un comportamento diverso<br />

rispetto a una figura femminile all’interno del<br />

Corriere?<br />

Non ho mai riscontrato una differenza, neppure<br />

economica.<br />

Ad alcuni uomini fa paura una donna al vertice?<br />

Può essere che faccia “strano” più che paura. Io<br />

sono cresciuta qui dentro e non ho avvertito nulla<br />

ITA EVENTI 29


Un ritratto di Indro Montanelli, storica firma del Corriere<br />

di anomalo e non penso di aver fatto mai paura;<br />

sono entrata al Corriere da praticante e sono Vicedirettore<br />

vicario.<br />

Spieghiamo ai lettori cosa significa questa carica.<br />

Di fatto sei il numero due. Ci sono tanti vicedirettori<br />

e uno è vicario: la sua funzione è quella – in<br />

assenza del Direttore – di farne le veci. C’è una gerarchia<br />

come in tutti i gruppi di lavoro organizzati:<br />

soprattutto in questa direzione – e anche in quella<br />

precedente – c’è un rapporto molto armonioso. L’ex<br />

Direttore era stato chiamato ad uscire e, nonostante<br />

questo, c’è stata molta serenità in questi mesi.<br />

Il saluto alla redazione dell’ex Direttore de Bortoli<br />

– come testimonia il video girato nella sala<br />

Albertini – è stato commovente e applaudito<br />

per diversi minuti. Qualcosa di più di un atto<br />

formale. Stando a Dagospia si era fatto anche il<br />

suo nome per la nuova Direzione sino all’avvento<br />

di Luciano Fontana.<br />

Ci siamo schierati in moltissimi accanto alla candidatura<br />

di Fontana che era il Condirettore di de<br />

Bortoli; non c’è mai stato qui dentro il dubbio che<br />

la partita fosse la sua.<br />

Candidatura unanime quindi.<br />

Assolutamente. In totale sincerità mi sono augurata<br />

che andasse a finire esattamente in questo modo.<br />

Anche nell’inserto domenicale La lettura c’è il<br />

suo imprinting; da qualche mese è venduta separatamente<br />

dal quotidiano…<br />

Si, un cambiamento con lo scopo di potenziarla;<br />

esce la domenica che è il giorno di maggior vendita<br />

del quotidiano ed ha portato delle copie in<br />

più rispetto al sabato e al venerdì, giorni con altri<br />

supplementi sul Corriere. La formula de La lettura<br />

è simile alla Ventisettesima ora: aprire delle cose<br />

che nascono o vengono concepite o percepite come<br />

chiuse nei mondi culturali con innesti molto più<br />

liberi. La caratteristica a cui il Corriere sta attaccato<br />

con consapevolezza: far si che sia una piazza molto<br />

libera, con punti fermi ma mai prevedibile.<br />

Quanto ha influito il suo impegno su La lettura?<br />

Il progetto mi è stato affidato da Ferruccio de<br />

Bortoli nel 2011, ho partecipato all’ideazione sin<br />

dall’inizio; la realizzazione è tutta della redazione<br />

Cultura guidata da Antonio Troiano. La lettura<br />

per noi è stata fondamentale perché ha portato una<br />

moltitudine di scrittori lontani dal Corriere al suo<br />

interno: penso a Piperno, Trevi, Genovesi, Paolo<br />

Giordano, Veronesi, Silvia Avallone… Sono alcuni<br />

nomi ma l’elenco è lunghissimo: autori entrati dalla<br />

finestra de La lettura.<br />

Tornando al Corriere della sera come si svolge<br />

il suo lavoro nell’arco della giornata?<br />

Ci sono giorni in cui si fa tutto, partiamo comunque<br />

tutti insieme. Ci sono delle aree nelle quali i<br />

vicedirettori sono più presenti: ad esempio Daniele<br />

Manca che è stato a lungo caporedattore dell’economia<br />

chiaramente ha un mandato molto forte<br />

nella sezione, anche se la discussione è collegiale.<br />

Alla fine il bello del quotidiano è il lavoro di gruppo<br />

su tutto.<br />

E come inizia la giornata “privata” di Barbara<br />

Stefanelli?<br />

(Ride, ndr) Mi alzo presto, leggo i quotidiani<br />

sull’iPad - che è molto più semplice -, così si evita<br />

l’arrivo della mazzetta e puoi archiviare facilmente.<br />

Questa è una notizia, niente cartaceo… Solo<br />

quotidiani italiani?<br />

Più alcuni esteri, in particolare il New York Times,<br />

Financial Times, Die Zeit…<br />

Anche settimanali e mensili?<br />

Pochi… The Atlantic, i francesi soprattutto.<br />

La prima riunione al giornale a che ora inizia?<br />

Alle undici; alle dieci e mezza c’è una pre-riunione.<br />

Uno dei progetti da attuare dopo l’estate è quello di<br />

anticipare la riunione alle nove circa.<br />

Qual è l’ultimo periodo utile per cambiare una<br />

notizia “in corsa”?<br />

Alle dieci e mezza, undici.<br />

Chiusura definitiva?<br />

Alle undici, undici e mezza la prima edizione, all’una<br />

di notte la seconda. La seconda edizione è quella<br />

che si trova sull’iPad e in gran parte delle edicole.<br />

30 ITA EVENTI


arte<br />

PICASSO<br />

E LE SUE<br />

PASSIONI<br />

Una mostra originale,<br />

un percorso completo<br />

nell’opera dell’artista.<br />

Un viaggio tra circo,<br />

tauromachia, donne e<br />

politica. di Andrea Thomas<br />

Fino al 20 marzo 2016 è<br />

possibile visitare a Pavia a<br />

Palazzo Vistarino l’esposizione<br />

Picasso e le sue passioni,<br />

curata da Lola Duran, con oltre<br />

duecento opere tra disegni, ceramiche<br />

e oli, provenienti da importanti<br />

raccolte private di tutto<br />

il mondo e dal Museo di Mija<br />

Malaga. Il focus è sui contenuti<br />

più autentici, i temi e le passioni<br />

che hanno dato vita alla creatività<br />

di Pablo Picasso e ne hanno<br />

influenzato l’esperienza umana e<br />

artistica. Il settecentesco Palazzo<br />

Vistarino, oggi sede della Fondazione<br />

universitaria Alma Ma-<br />

ter Ticinensis, farà da scrigno con<br />

le sue sale affrescate, le dorature<br />

e gli specchi, alle opere dell’artista.<br />

La mostra è organizzata dalla<br />

Fondazione universitaria Alma<br />

Mater Ticinensis e dall’Associazione<br />

Culturale ViviPavia, in<br />

partnership con MUSA Group<br />

e in collaborazione con il Comune<br />

e l’Università di Pavia. Il teatro<br />

e il circo, la tauromachia, le<br />

donne e la politica: queste le passioni<br />

che danno titolo alla mostra:<br />

temi centrali nell’immaginario<br />

artistico di Pablo Picasso<br />

e nel contesto del XX secolo. Tematiche<br />

illustrate attraverso una<br />

32 ITA EVENTI


grande varietà di tecniche: le incisioni<br />

del ciclo La Suite des saltimbanques<br />

(1913) all’esperienza<br />

più matura delle opere grafiche<br />

- disegni e litografie - dedicate<br />

a La Célestine del 1971. Un nucleo<br />

tematico importante è costituito<br />

dalle ceramiche, una delle<br />

poche collezioni complete in<br />

possesso di un privato, con il ciclo<br />

Tauromachia (1959), cui Picasso<br />

si è dedicato dopo la fine<br />

della Seconda guerra mondiale.<br />

La sperimentazione di oggetti<br />

in ceramica (vasi, piatti, brocche,<br />

mattonelle dipinte) ha infatti accompagnato<br />

gli ultimi vent’anni<br />

di vita dell’artista, intrecciandosi<br />

indissolubilmente con le sculture,<br />

la grafica e soprattutto i lavori<br />

su tela. Picasso e le sue passioni offre<br />

un’esposizione eterogenea per<br />

temi ed eclettica per ricerca stilistica,<br />

che culmina nei due dipinti<br />

a olio: Tête de femme, 1943<br />

(olio su cartone intelato, 66x51)<br />

e Autoritratto del 1967 (gouache<br />

e inchiostro di china, 75x56,5)<br />

esposti nella “sala della marchesa”<br />

di Palazzo Vistarino. La donna<br />

è il soggetto più sentito nella<br />

pittura di Pablo Picasso; la verità<br />

più nascosta, il cavallo di battaglia<br />

più sicuro nella guerra di<br />

conquista della realtà è un simbolo<br />

limpido, l’inesauribile tesoro<br />

e la nemica che non depone<br />

mai le armi. È la joie de vivre<br />

e nello stesso tempo è l’ossessione<br />

a cui dare forma, la sua inseparabile<br />

compagna e la sua regina.<br />

Alcuni biografi attribuiscono alla<br />

presenza di Dora Maar l’influsso<br />

esercitato nella vita di Picasso<br />

dal 1935 al 1943 e anche nel suo<br />

radicale cambiamento dello stile<br />

pittorico. Il temperamento forte,<br />

nevrotico e intellettualmente<br />

isterico della sua compagna porta<br />

l’artista all’esasperazione del suo<br />

espressionismo estetico, sia nella<br />

ITA EVENTI 33


34 ITA EVENTI


scomposizione dei piani prospettici<br />

sia nella profondità e acutezza<br />

interpretativa del carattere di<br />

lei. Tête de femme, 1943 – olio su<br />

cartone intelato, 66x51 – esposto<br />

a Pavia è l’ultimo – e forse il<br />

più completo – di una sequenza<br />

di quattro ritratti realizzati tutti<br />

nello stesso giorno il 3 giugno del<br />

1943, quasi una sorta di addio<br />

a Dora Maar, immediatamente<br />

prima che l’artista incontrasse la<br />

sua prossima conquista e novella<br />

musa, la giovanissima Françoise<br />

Gilot. Nei numerosi autoritratti<br />

realizzati nel corso della sua lunga<br />

carriera Pablo Picasso in fondo<br />

ha sempre svelato l’autentica<br />

passione della sua vita: quella per<br />

se stesso. In Autoritratto, 1967 –<br />

gouache e inchiostro di china,<br />

cm 75x56,5 – l’artista rivela tutta<br />

l’identità e l’alterità del suo doppio.<br />

Qui Picasso è l’uomo, l’artista,<br />

l’alchimista, ma è anche il<br />

Minotauro, il toro, il demone: è<br />

l’ombra che affiora dall’inconscio<br />

per tradire l’identità nascosta.<br />

Nella sua costante decostruzione<br />

dell’Ego, Picasso si ritrae<br />

davanti allo specchio dell’anima<br />

nell’ossessione drammatica di rivelare<br />

la sua identità segreta prima<br />

di tutto a se stesso.<br />

PICASSO E LE SUE PASSIONI<br />

Fino al 20 marzo 2016<br />

Palazzo Vistarino<br />

Via sant’Ennodio 26, Pavia<br />

lunedì: 14-19<br />

martedì-sabato: 9-19<br />

domenica: 10-19<br />

info@picassoelesue<br />

passionipavia.it<br />

ITA EVENTI 35


arte<br />

HERNANDEZ ART GALLERY<br />

La cifra stilistica dell’art director Consuelo Hernandez è quella di contaminare arte, teatro e musica.<br />

L’elenco comprende una mostra fotografica dedicata a Storm Torgeson, ideatore delle copertine<br />

dei Pink Floyd, David Bowie, l’artista cubana Zaida Del Rio, e tanti altri. di Andrea Thomas<br />

La Hernandez Art Gallery,<br />

ubicata nei locali della<br />

ex stamperia Linati, luogo<br />

intriso di arte già dai primi<br />

anni Settanta, nella zona più tecnologica<br />

di grande sviluppo di<br />

Milano quale quella compresa<br />

tra Gioia e Porta Nuova, è stata<br />

completamente ristrutturata nel<br />

2012 e adattata a plasmarsi alle<br />

più disparate esigenze espositive.<br />

Essendo suddivisa in due piani<br />

completamente distinti e dialoganti<br />

fra loro anche sotto il profilo<br />

architettonico con l’ampio<br />

piano superiore che interpreta un<br />

design milanese lineare e pulito<br />

e il piano inferiore che, al contrario,<br />

mantiene la memoria storica<br />

della Vecchia Milano con i<br />

suoi archi a botte e il pavimento<br />

in serizio. Si è inoltre pensato<br />

a un’area attrezzata per le proiezioni<br />

e uno spazio sempre attivo<br />

per conferenze, incontri e dibattiti<br />

che possano animare la<br />

vita milanese. Grande importanza,<br />

pertanto, si è voluto riservare<br />

al dialogo sempre aperto con lo<br />

stesso territorio cittadino realizzando<br />

progetti pubblici ideati in<br />

collaborazione con le Istituzioni<br />

Territoriali e con le Missioni<br />

Diplomatiche mantenendo<br />

fede alla stessa mission della<br />

Hernandez Art Gallery: il dialogo<br />

interculturale. Itaeventi ha incontrato<br />

l’art director Consuelo<br />

Hernandez: “Sono figlia d’arte,<br />

mio padre Simon Hernandez era<br />

un pittore”.<br />

Come è nata l’intuizione di<br />

aprire la sua Galleria a milano?<br />

Sono cresciuta nel quartiere di<br />

Brera a Milano, conoscendo tanti<br />

artisti sin dalla tenera età. Mio<br />

padre era venezuelano, è venu-<br />

36 ITA EVENTI


to a studiare Storia dell’arte a<br />

Roma nel 1958. Io dopo gli studi<br />

ho lavorato a diverse gallerie:<br />

alla Miniaci Art Gallery incontro<br />

il Vice Console del Venezuela<br />

e inizio a collaborare con loro<br />

come consulente per molti eventi<br />

artistici ed in seguito sono stata<br />

assunta come Capo ufficio stampa<br />

e pubbliche relazioni. Nel<br />

2012 decido di aprire la mia galleria<br />

in Via Copernico 8 a Milano<br />

iniziando subito a proporre<br />

arte latino-americana e italiana<br />

grazie ai contatti che ho acquisito<br />

nel tempo.<br />

ITA EVENTI 37


Arte, tetro e musica, anche<br />

quest’ultima è una sua passione?<br />

Complice mio marito, un musicista,<br />

ho ampliato la commistione<br />

tra musica – soprattutto jazz<br />

- e arti figurative, con un palco<br />

vero e proprio in una parte della<br />

galleria. È stata fondamentale la<br />

collaborazione con Franco Mussida,<br />

ex Premiata Forneria Marconi,<br />

con il quale ho organizzato<br />

- insieme a Marina Corgniati –<br />

un evento alla Triennale, “Musica:<br />

respiro celeste”. Una collaborazione<br />

che porterà nel prossimo<br />

mese di ottobre a una personale<br />

di Mussida nella mia galleria.<br />

Sempre pensando alla forma tetro-canzone<br />

abbiamo organizzato<br />

la mostra Rock City, dedicata<br />

a David Bowie, curata da Luigi<br />

Pedrazzi e una bellissima mostra<br />

dedicata a Storm Torgeson, che<br />

ha realizzato le più belle copertine<br />

dei Pink Floyd.<br />

Consuelo Hernandez<br />

La mostra dedicata a David<br />

Bowie era stata programmata<br />

in concomitanza con l’uscita<br />

dell’ultimo album Blackstar?<br />

L’avevamo programmata dai primi<br />

di dicembre con una coda ai<br />

primi di gennaio, in contemporanea<br />

con l’uscita del disco e in<br />

omaggio alla data del compleanno<br />

dell’artista, 8 gennaio. In realtà<br />

quando è mancato ci hanno<br />

chiamato tantissime persone<br />

chiedendo di prolungarla fino<br />

alla fine del mese; avendola lanciata<br />

a dicembre non siamo caduti<br />

nell’equivoco di speculare<br />

sull’artista.<br />

A Londra c’è una mostra itinerante,<br />

ufficializzata dall’artista,<br />

chiamata David Bowie<br />

Is, prossimamente in altre città<br />

del mondo: potreste essere<br />

interessati a portarla in Italia?<br />

Bisognerebbe controllare i con-<br />

40 ITA EVENTI


tratti degli organizzatori, dipende<br />

tutto da quello. Luigi Pedrazzi<br />

è riuscito ad organizzare una<br />

mostra su Storm Torgeson, mancato<br />

nel 2013, oltre ad aver portato<br />

in Italia alcune foto di Lou<br />

Reed. La mostra di Torgeson,<br />

inizialmente, avrebbe dovuto essere<br />

allestita anche alla Fabbrica<br />

del vapore; purtroppo, è venuto<br />

meno l’accordo. È sempre una<br />

questione di contratti.<br />

A quale delle mostre presentate<br />

in Galleria si sente più legata?<br />

Sono molte le mostre delle quali<br />

sono orgogliosa. Oltre a Torgeson<br />

e alle sue splendide foto voglio<br />

ricordare che ho riportato<br />

a Milano, dopo vent’anni, una<br />

delle artiste cubane più famose,<br />

Zaida Del Rio, con la collaborazione<br />

dell’Ambasciata cubana.<br />

La sua personale si chiamava Rituales.<br />

Inoltre su esplicita richiesta<br />

dell’Ambasciata abbiamo arredato<br />

con le sue opere la cena di<br />

gala di Msc Crocere, della quale<br />

abbiamo organizzato anche<br />

la parte musicale. Purtroppo di<br />

questa mostra non abbiamo avuto<br />

una grande risonanza mediatica.<br />

Poi la mostra “Il Tempio<br />

dell’Apu” di Alejandro Fernandez,<br />

realizzata in collaborazione<br />

con il Consolato Generale del<br />

Perù a Milano. La mostra è stata<br />

realizzata contemporaneamente<br />

in due sedi, presso la Hernandez<br />

Art Gallery e la Fabbrica del<br />

Vapore sempre a Milano, all’interno<br />

della quale l’artista ha eseguito<br />

due differenti performance.<br />

Infine la mostra “Musica:<br />

Respiro Celeste” di Franco Mussida<br />

a cura di Martina Corgnati<br />

dove la Hernandez Performing<br />

Arts è stata presente nell’organizzazione<br />

insieme al CPM. Voglio<br />

ricordare anche il nostro artista<br />

Claudio Taddei che nel 2013<br />

ha esposto in galleria “Colores<br />

de musica”, mostra personale a<br />

cura di Chiara Canali realizzata<br />

con la collaborazione del Consolato<br />

dell’Uruguay, con il patrocinio<br />

dell’Ambasciata di Uruguay<br />

in Italia.<br />

Quali saranno le prossime<br />

mostre in programma in Galleria?<br />

Nel mese di aprile 2016 ospiteremo<br />

una mostra di un’artista polacca<br />

a cura di Zbigniew Janasik,<br />

che aveva già scelto la galleria<br />

l’anno scorso per una mostra in<br />

collaborazione con l’Associazione<br />

dei Polacchi a Milano esponendo<br />

l’artista Krzysztof Rapsa.<br />

A maggio una personale dell’artista<br />

Juan Caiza in collaborazione<br />

con il Consolato dell’Ecuador a<br />

Milano e a ottobre una personale<br />

del Maestro Franco Mussida<br />

con il titolo “Musica è fortuna”.<br />

GALLERIA HERNANDEZ<br />

Art director: Consuelo Hernandez<br />

Via Niccolò Copernico 8, Milano<br />

info: Tel. 02 67490252<br />

info@galleriahernandez.com<br />

www.galleriahernandez.com<br />

ITA EVENTI 41


arte<br />

DANIELE COLOMBO<br />

GLITTER E… TORTE “FINTE”<br />

A tre anni ha disegnato una giraffa e da allora non si è più fermato. L’artista ci presenta<br />

i suoi quadri e la sua produzione di torte molto particolari. di Bruno Quiriconi<br />

“La scintilla è nata all’età di tre anni, quando ho<br />

preso in mano – per la prima volta – le matite. Il<br />

primo soggetto è stata una giraffa (con tre gambe).<br />

Non facevo i capricci davanti ai negozi di giocattoli<br />

ma appena vedevo le vetrine di un colorificio. A<br />

sette anni ho iniziato a seguire mio padre in giro in<br />

tutta Europa per lavoro; ricordo, in particolare, una<br />

“tappa” in Spagna, a Madrid. In quella occasione<br />

mio padre mi propose di andare a vedere la Corrida<br />

ma risposi che avrei preferito visitare il Museo del<br />

Prado. Lo stupore della mia famiglia per questa richiesta<br />

è stata l’anticamera e l’inizio vero e proprio<br />

della mia carriera di artista. Da quel momento non<br />

mi sono più fermato nella produzione di qualsiasi<br />

cosa, dai quadri a ogni tipo d’immagine. Ho frequentato<br />

il liceo artistico anche se, in realtà, il mio<br />

obiettivo principale era socializzare con le persone.<br />

Quindi l’Accademia di Belle Arti di Brera, sezione<br />

Scenografia, con ottimi risultati e soddisfazioni.<br />

Dopo aver terminato il servizio militare mi sono<br />

chiesto: “Perché non inizio a dipingere?”. Ho iniziato<br />

a prendere in mano l’olio: è affascinante l’alchimia<br />

tra i colori ad olio e il pennello. Mi sono<br />

specializzato con i ritratti e riuscivo anche ad organizzare<br />

delle personali e delle collettive, con ottimi<br />

successi. Poi ho avuto un rallentamento e sono entrato<br />

in una sorta di crisi esistenziale: a Lisbona mi<br />

sono accorto che alcuni artisti, pur facendo cose insensate,<br />

riuscivano a guadagnare moltissimo a differenza<br />

di me che impiegavo più di un mese per<br />

realizzare un unico quadro. Così ho iniziato a studiare<br />

qualcosa di “sciocco” o almeno così definivo<br />

quello che stavo cercando allora. Qualcosa diretto<br />

a chi non riusciva a capire la mia pittura ad olio ma<br />

cercava altro. Ho iniziato ad avvicinarmi alla street-art<br />

conoscendo diversi artisti oggi molto famosi.<br />

42 ITA EVENTI


Abbiamo fatto insieme anche delle esposizioni comuni,<br />

con quella che io chiamo art-attack: applicando<br />

delle fotocopie o disegni elaborati su carta,<br />

di sera; la mattina dopo non c’erano più perché i ragazzini<br />

staccavano i fogli di carta per attaccarli sui<br />

loro diari. Quasi per gioco ho iniziato ad applicare<br />

sui quadri il glitter perché ero affascinato dal brillantino.<br />

Da quel momento ho iniziato ad avere dei<br />

veri clienti che apprezzavano questo tipo di arte,<br />

considerata molto pop. I soggetti richiesti sono personaggi<br />

della cinematografia, musica e arti: dal ritratto<br />

di Andy Wharol a Madonna, da Chanel a<br />

Mina, tutti con il glitter. All’inizio la mia tecnica<br />

era di dividere per metà il quadro con il glitter e<br />

l’altra con pastello o acquerello ma oggi uso solo il<br />

glitter. Questa mia tecnica viene considerata come<br />

se lavorassi su un mandala: parto dai colori più<br />

scuri a quelli più chiari. Alcuni quadri sono esposti<br />

al bar +39Zerodue di Milano (Via Michelangelo<br />

Buonarroti 39). Ultimamente, un po’ per ridere<br />

e per curiosità mi sto dedicando anche alla realizzazione<br />

di bambole artistiche: ho presentato alla mostra<br />

BambolArt - un po’ per sfregio – delle parodie<br />

di Ken (il compagno di Barbie, ndr) in versione<br />

sado-maso, quasi un “benservito” alla Barbie, stanchi<br />

di essere controfigura di un personaggio ormai<br />

famosissimo. Hanno preso coscienza del loro essere<br />

e hanno fatto outing. I tre Ken che ho presentato<br />

erano all’interno di un Peep-Show in miniatura.<br />

Ho visto molto interesse per i miei Ken e adesso sto<br />

lavorando per una prossima mostra per il mese di<br />

marzo. Ho avuto un trapianto bipolmonare lo scorso<br />

aprile; sarò sempre grato a Paolo, il mio donatore.<br />

Uno dei miei sogni è trasferirmi all’estero, credo<br />

che potrei trovare maggiori possibilità per esprimere<br />

la mia arte.”.<br />

ITA EVENTI 43


44 ITA EVENTI


ITA EVENTI 45


46 ITA EVENTI


Daniele Colombo, artista milanese poliedrico con particolare attenzione alla ricerca continua di nuove tecniche<br />

d’espressione. Nel 2006 si avvicina al mondo della “Street Art” per ampliare e comunicare la sua arte.<br />

Sceglie così la sua impronta come immagine decorativa, diventando in breve tempo un segnale di “passaggio”<br />

nel suo percorso. Le sue installazioni se pur di breve vita, sono definite passeggiate. La sua impronta,<br />

diventa subito arte di casa, grazie alle svariate richieste, crea una collezione unica nel suo genere, una sorta<br />

di passeggiata sulle tele inserendo svariate tecniche decorative, quali: Glitter, sabbia, legno, pietre, conchiglie,<br />

etc. Il soggetto è unico, ma le tecniche sono svariate. In questo modo, la sua opera si completa grazie<br />

al riciclo degli oggetti trovati nelle strade durante le sue passeggiate.<br />

Per contattare l’artista per i quadri Glitter: c.daniele08@yahoo.it<br />

Per contattare l’artista per le “torte finte”: tortefinte@yahoo.it - www.tortefinte.com<br />

ITA EVENTI 47


Torte “finte”<br />

“In contemporanea con il glitter ho iniziato ad occuparmi<br />

anche di torte. Tutto è nato perché ogni<br />

volta che mi invitavano ad una cena portavo sempre<br />

una torta come dolce. Un giorno, stanco di<br />

questa consuetudine, al compleanno di una mia<br />

amica ho portato una torta che ho chiamato “dei<br />

desideri”: all’esterno una classica torta con una<br />

candelina da soffiare per esprimere un desiderio,<br />

riutilizzabile e da appoggiare su una mensola.Alla<br />

cena c’erano delle clienti che hanno espresso curiosità<br />

e interesse e hanno iniziato a richiedermi altre<br />

torte finte e così ho deciso di produrle. Sono<br />

già sei anni che la produzione continua e sono presente<br />

anche su internet; tra i clienti ci sono fotografi,<br />

riviste di moda e pasticceri che non avendo<br />

il frigorifero in vetrina mi chiedono di riprodurre<br />

le loro torte. Il contenuto è di gesso (al posto della<br />

crema)”.<br />

48 ITA EVENTI


cinema<br />

a cura di Andrea Thomas<br />

Documentario, 2016, U.S.A., dal 16/2<br />

Regia di Paola Di Florio<br />

Con George Harrison, Anupam Kher, Russell Simmons<br />

Un approfondito documentario sulla vita di Paramahansa Yogananda, filosofo<br />

e mistico indiano, basato soprattutto sulla permanenza negli Stati Uniti, per<br />

divulgare i suoi insegnamenti di meditazione. Il suo libro Autobiografia di uno<br />

Yogi è stato ed è ancora oggi un classico dello yoga e della meditazione; un<br />

best seller tradotto in 35 lingue.<br />

Documentario, 2016, Francia, dal 29/2<br />

Regia di Yann Arthus-Bertrand<br />

Durante le riprese del documentario il regista ha filmato 2020 interviste<br />

in sessanta nazioni diverse. Il microfono è stato dato agli “ultimi” anche se<br />

si sentono solo le voci: le immagini ci portano in splendidi paesaggi della<br />

natura. Introspezione e significato della vita sono l’oggetto delle domande:<br />

un progetto controcorrente rispetto alle produzioni a cui siamo abituati.<br />

Commedia, 2016, U.S.A., dal 10/3<br />

Regia di Ethan e Joel Coen<br />

Con George Clooney, Josh Brolin, Tida Swinton<br />

L’agente cinematografico Eddie Mannix è colui che si occupa di “filtrare”<br />

attori e star, onde evitare di far emergere alla stampa pettegolezzi, storie di<br />

droga e di sesso. Il film si svolge a Hollywood durante gli anni cinquanta:<br />

ogni scandalo doveva essere sempre “coperto” per non rovinare la carriera<br />

delle star e, soprattutto, il business.<br />

Musicale, 2016, Canada, dal 2/3<br />

Regia di Dick Carruthers<br />

Con Imagine Dragons<br />

Esce sul grande schermo in contemporanea in tutto il mondo - solo il 2 marzo<br />

– il concerto degli Imagine Dragons ripreso a Toronto davanti a <strong>15</strong>.000<br />

spettatori. Un evento per una delle band più significative del momento e<br />

un omaggio al loro tour Smoke + Mirrors. Tra i brani più conosciuti spiccano<br />

“Demons”, “I Bet My Life” e “Radioactive”.<br />

50 ITA EVENTI


musica<br />

a cura di Bruno Quiriconi<br />

1-2 marzo, Barcalys Teatro Nazionale, Milano<br />

8 marzo, Teatro Carlo Felice, Torino<br />

22 marzo, Santeria social club, Genova<br />

27-28-29 marzo<br />

Nelson Mandela<br />

Forum, Firenze<br />

2-3-4-5 marzo<br />

Palapartenope<br />

Napoli<br />

7 marzo<br />

Palaottomatica<br />

Roma<br />

3-4 marzo<br />

Palaottomatica<br />

Roma<br />

6 marzo<br />

Palaalpitour<br />

Torino<br />

7 marzo<br />

Mediolanum Forum<br />

Assago (MI)<br />

28 febbraio<br />

Teatro Verdi<br />

Firenze<br />

16-17-19-20 marzo<br />

Auditorium<br />

Conciliazione<br />

Roma<br />

18 marzo, Carisport, Cesena<br />

31 marzo, Teatro Massimo<br />

(sala 1), Pescara<br />

28 febbraio, Teatro Verdi, Firenze<br />

16-17-19-20 marzo<br />

Auditorium<br />

Conciliazione<br />

Roma


musica<br />

LORENZO SURACI,<br />

L’ARTIGIANO DI RTL 102.5<br />

54 ITA EVENTI


Da qualche anno è la radio più ascoltata in Italia. Il suo fondatore e attuale responsabile ci<br />

racconta le origini e la “filosofia” del network radiofonico: very normal people. di Guido Biondi<br />

“Mio papà voleva farmi frequentare il Politecnico<br />

di Milano per diventare ingegnere. Mi sono diplomato<br />

al liceo scientifico di Vibo Valentia nel 1968.<br />

Sono vissuto a Vibo Valentia solo nei cinque anni<br />

dedicati allo studio: i miei genitori facevano la spola<br />

tra Bergamo e questo paese. In quegli anni eravamo<br />

tutti molto politicizzati, gli ultimi due anni<br />

praticamente era tutto un susseguirsi di scioperi.<br />

Poi ho iniziato a frequentare l’Università a Milano<br />

e, nel frattempo, lavoravo con mio zio nel campo<br />

della musica: orchestrine e balere a Bergamo. Poco<br />

dopo essermi sposato ho ritrovato un mio vecchio<br />

compagno della scuola media, l’Architetto Tebaldi,<br />

con il quale ho creato una piccola azienda partendo<br />

da zero, senza una lira, per gestire una discoteca,<br />

il Capriccio di Bergamo. Un concorrente faceva<br />

pubblicità della sua discoteca su Radio Zeta e così<br />

ho cercato di fare la stessa cosa e nel 1987 ho comprato<br />

Rtl. Da una piccola radio con il solo scopo di<br />

fare pubblicità alla discoteca si è presto creata una<br />

vera passione per il mezzo: le mie origini calabresi<br />

mi hanno suggerito un’unica frequenza fino al<br />

mare…”<br />

Esiste ancora la sua discoteca di Bergamo?<br />

Si ma è chiusa da quindici anni. Non l’abbiamo<br />

mai venduta. In realtà nessuno ci ha chiesto di<br />

comprarla… In questi ultimi anni la discoteca ha<br />

subito molte trasformazioni; oggi dare in gestione<br />

un luogo del genere senza sapere con chi hai a che<br />

fare…<br />

Rtl è nata per pubblicizzare la sua discoteca:<br />

quando ha iniziato a trasformarsi in un vero<br />

network nazionale?<br />

Nel 1990 stava uscendo una nuova legge sulle<br />

emittenti e mi è servita la competenza di ex-postale:<br />

quando ho capito i contenuti della legge Mammì<br />

ho portato il segnale ancora più lontano da Roma<br />

e, nel giro di un anno, abbiamo diffuso la radio<br />

sino in Sicilia. E, sottolineo, con grandi debiti.<br />

Quanto vi è di suo nel modello della radio, nella<br />

sua organizzazione e nelle scelte editoriali?<br />

Più di attribuire a me il “modello” direi che è nostro:<br />

ho sempre cercato una squadra e, col passare<br />

degli anni, è sempre la stessa. Da mio fratello ad<br />

Umberto ad Angelo, Paolo, Mario, dovrei fare tanti<br />

nomi… Lavora con noi anche il nostro ex Dj al<br />

Capriccio (ride, ndr). Mio fratello mentre amministrava<br />

continuava a studiare… Oggi siamo in 250.<br />

I dati di ascolto collocano Rtl 102.5 la più<br />

ascoltata in Italia da qualche anno. Si ricorda<br />

la sua reazione la prima volta che è arrivato a<br />

questo risultato? Che responsabilità comporta<br />

essere la radio in vetta alle rilevazioni?<br />

Una grandissima responsabilità se pensiamo che la<br />

radio è nata quasi per gioco. Quando si fanno dei<br />

debiti il gioco cessa di esistere: ai tempi ho investito<br />

140 milioni… Parliamo di un periodo in pieno<br />

scompiglio dell’etere radiofonico. Quando ho<br />

compreso che, uscendo dal territorio di Bergamo,<br />

la radio non si riusciva più a sentire, mi sentivo fregato.<br />

Da quel momento è iniziata la costruzione di<br />

un’azienda vera e propria: agli esordi la radio era in<br />

mano agli umori dei Dj. Alcuni di loro venivano<br />

a suonare al Capriccio: ad esempio Alex Peroni -<br />

che lavorava a 105 e poi è venuto da noi -, Federico<br />

“l’olandese volante” e il più bravo di tutti, Leopardo,<br />

un numero uno (Leonardo Re Cecconi, ndr).<br />

Noi oggi abbiamo una concessione nazionale che<br />

significa grandi numeri. Abbiamo una radio con<br />

un prodotto che possa soddisfare al massimo le esigenze<br />

di tutti. Ecco perché – ad esempio – è nata<br />

subito l’informazione. Già dal 1990 abbiamo avuto<br />

24 edizioni dirette da Fabio Santini. Prima ancora<br />

di Canale 5! Poi il calcio e gli eventi, U2 a Sarajevo<br />

su tutti.<br />

Ascoltando il notiziario di Rtl la percezione è<br />

di trovarsi su un canale Rai…<br />

Il mio modello di ispirazione è stata proprio la Rai!<br />

A differenza dei network quali Radio Deejay,<br />

Rtl si contraddistingue per un grande marchio<br />

senza nessun protagonismo dei personaggi e<br />

dei Dj presenti.<br />

Tutte le persone che lavorano a Rtl sono dei numeri<br />

uno. Se per numeri uno significa fare il proprio<br />

lavoro in maniera seria ed onesta. Avendo qualche<br />

anno più degli speaker cerco sempre di fare in<br />

modo che restino con i piedi per terra, “very normal”.<br />

Nel nostro ambiente succedono tante cose:<br />

quando c’è il successo ci vuole poco per perdere il<br />

contatto con la realtà.<br />

ITA EVENTI 55


Vale anche per gli artisti che seguo direttamente,<br />

come i Dear Jack e i Kolors (Suraci è, insieme a<br />

Rds e RadioItalia-solomusicaitaliana, proprietario<br />

dell’etichetta Ultrasuoni, con Modà, Kolors,<br />

Dear Jack e altri artisti, ndr). Quando sono usciti<br />

da Amici avevano un tale successo da creare qualche<br />

problema per i singoli ragazzi. Il mio compito è<br />

fare in modo che questa parabola non si esaurisca,<br />

soprattutto quando l’exploit del successo arriva in<br />

fretta. Barnabei dopo neppure un anno di successo<br />

ha deciso di mettersi in proprio. A volte la giovane<br />

età non aiuta e si rischia di perdere la bussola.<br />

L’etichetta discografica Ultrasuoni è stata una<br />

sua idea? Non c’è conflitto di interesse?<br />

Ultrasuoni è arrivata insieme ai Modà, come etichetta<br />

nostra avevamo Baraonda. Insieme ai colleghi<br />

di Rds e RadioItalia abbiamo provato a fare le<br />

cose in grande ed è nata l’idea di Ultrasuoni. Conflitto<br />

d’interessi? Balle. Io faccio questo mestiere<br />

non vengo dalla farmaceutica! Noi cerchiamo personaggi<br />

funzionali alla radio: di conseguenza è automatico<br />

che poi abbiano passaggi radiofonici. L’unica<br />

cosa non scontata è che poi abbiano successo.<br />

Quando le comunicano che i Modà hanno due<br />

date sold out allo stadio di San Siro come reagisce?<br />

E cosa pensa delle critiche al gruppo?<br />

Una l’hanno esaurita in quindici giorni. La seconda<br />

sta andando benissimo. È molto semplice.<br />

I giornalisti radical chic fanno fatica a riconoscere<br />

che un gruppo come i Modà fanno musica. Per<br />

loro sarebbero da torturare.<br />

Se Caterina Caselli avesse una situazione analoga<br />

con un network radiofonico, facendo radio<br />

e la discografica a lei darebbe fastidio?<br />

No, assolutamente. Purtroppo quando si parla di<br />

conflitti d’interesse si parla di invidie e gelosie. Mi<br />

sveglio al mattino, bevo un bicchiere d’acqua e partono<br />

subito le invidie e le gelosie. Ma non me ne<br />

importa nulla. E comunque la Caselli fa delle figate,<br />

io non sono capace.<br />

L’ultimo speaker arrivato è Platinette.<br />

No, è arrivato Mauro Coruzzi!<br />

È Coruzzi che sposa la filosofia di Rtl o viceversa?<br />

È Coruzzi che sposa la filosofia di Rtl 102.5. Noi<br />

non sposiamo la filosofia di nessuno.<br />

Coruzzi porta il suo “mondo” e la sua esperienza,<br />

come ha fatto il Conte Galè con successo.<br />

Ma certo. Con garbo. Dico sempre a tutti che l’azienda<br />

mette a disposizione un microfono grazie al<br />

quale si amplifica la parola, una risata, un’espressione.<br />

E questo merita rispetto, ci vuole responsabilità.<br />

Quanto conta avere una frequenza unica nel<br />

frastagliato panorama dell’Fm?<br />

Mi sono accorto che c’era Isoradio, la radio della<br />

Rai con un’unica frequenza e mi sono detto: se lo<br />

fa la Rai posso farlo anch’io. Credevo fermamente<br />

dell’importanza di una frequenza unica a differenza<br />

dei partecipanti dell’associazione radiofonica;<br />

tutte le altre radio erano sparse in mille frequenze.<br />

Quando poi sono arrivati i grandi numeri dell’ascolto<br />

mi hanno detto che non avevo avvisato nessuno.<br />

Cosa ne pensa dell’ingresso di Mediaset nelle<br />

reti di Finelco (Radio 105, Montecarlo, Virgin,<br />

Mc2)?<br />

Se vuole una risposta politica le dico che penso sia<br />

un bene e mi auguro che grazie al loro ingresso si<br />

possa stare bene tutti. Lo dicevo anche quando il<br />

gruppo Espresso è entrato in RadioDeejay e Capital.<br />

Mi auguro solo che non mettano insieme solo<br />

dei numeri da vendere altrimenti siamo sempre al<br />

vecchio gioco della vecchia repubblica. Bisogna<br />

vendere le specifiche delle radio. L’unica preoccupazione<br />

è nelle tecniche di vendita. Quello che ha<br />

fatto Mediaset con Finelco è da fotografare: sono<br />

un’azienda da migliaia di miliardi e non credo che<br />

rompano le palle per una fettina così piccola di business.<br />

Con 101 Mediaset si è trovata nelle sabbie mobili.<br />

Perché secondo lei Hazan ha accettato di<br />

vendere?<br />

Gira e rigira è sempre business. So che è restato<br />

all’interno del nuovo gruppo e che ha chiuso la<br />

concessionaria di pubblicità. L’esperienza di 101 è<br />

stata la peggiore dell’anno trascorso: c’era un vuoto<br />

di gestione. Aveva una personalità precisa fintanto<br />

che la gestiva Mandelli. Poi ha avuto un paio di<br />

cambiamenti sino ai tempi attuali.<br />

Secondo lei sono vere le voci di un possibile disimpegno<br />

del Gruppo DeBenedetti dalle radio?<br />

Non credo sia possibile. Il gruppo Espresso è stato<br />

l’unico – in questo Paese – che ha davvero creduto<br />

nella radio. Tanto di cappello.<br />

Lei non vuole impegnarsi con un canale televisivo?<br />

Mai. Noi abbiamo fatto crescere la radiovisione.<br />

Ha la sua collocazione. Ci sono ancora Mtv e altre<br />

tv musicali. Nei locali è molto seguita, evidentemente<br />

soddisfiamo le esigenze. È solo questo il<br />

56 ITA EVENTI


ITA EVENTI 57


problema: per la gente e<br />

con la gente; non funziona<br />

“ti impongo questo”. Grandi<br />

numeri significa popolare:<br />

il nostro claim è “very<br />

normal people”.<br />

Di chi è stata l’idea del<br />

vostro – efficace - slogan?<br />

Della prima agenzia qualificata<br />

e professionale con<br />

la quale abbiamo lavorato;<br />

prima non avevamo le risorse.<br />

È stato fondamentale<br />

perché non riuscivo a mettere<br />

a fuoco il claim. Ho<br />

sempre invidiato quello di<br />

RadioDeejay, “one nation,<br />

one station”: sono stati loro a dare per primi una<br />

connotazione particolare dell’emittente.<br />

Da poco vi occupate anche di Radio Zeta.<br />

Ecco, “Radio Zeta balla la vita”: facciamo ballare<br />

la vita, altro claim. Vogliamo fare qualcosa di italiano.<br />

Io credo fortemente nell’Italia: siamo stati a<br />

fianco di Expo anche nel momento in cui sono venuti<br />

fuori i grandi scandali. Siamo stati contenti del<br />

successo di Expo: se hai un’opportunità nella vita<br />

saresti scemo a sciuparla. RadioZeta è una radio<br />

molto musicale, ci sono solo due notiziari e molti<br />

speaker di Rtl 102.5. Crediamo molto nel marchio<br />

RadioZeta e ci lavoreremo molto nei prossimi mesi.<br />

Chi è oggi il competitor di Rtl 102.5?<br />

Non ho il tempo per pensare chi ho dietro di me.<br />

Sento l’alito sul collo, questo si (e mi infastidisce<br />

molto, soprattutto negli ultimi anni). So che sembro<br />

una persona prepotente.<br />

Forte dei suoi ascoltatori, ha mai ricevuto una<br />

chiamata dalla Rai per dirigere una radio?<br />

Mai. Con mio grande piacere. Quando il mercato<br />

delle radio aveva ancora molta mobilità anche<br />

noi abbiamo ricevuto diverse telefonate, anche da<br />

Mondadori. Ma il nostro gruppo ha ancora tanto<br />

da fare.<br />

Rtl 102.5 si può definire artigianato.<br />

Senz’altro. Se entra un grande gruppo editoriale<br />

poi arrivano i manager. E oggi i manager – guardando<br />

anche quello che succede in televisione –<br />

non è che… La radio bisogna gestirla e fare crescere<br />

le persone. Quelle che sono con me sono persone<br />

serie, cresciute con me. Alla Rai ci sono state poche<br />

innovazioni rispetto alle radio private dove i cambiamenti<br />

sono stati enormi.<br />

L’intervista si conclude con l’ascolto – attraverso<br />

lo smartphone di Suraci – dell’ultima hit<br />

dei Pooh, del quale è orgoglioso ed entusiasta<br />

perché, dice, “ho dato qualche suggerimento<br />

sull’arrangiamento”.<br />

58 ITA EVENTI


itratti<br />

GIOIELLI INDOSSATI<br />

DA PERSONE FELICI<br />

Una conversazione con Andrea & Piero Gregori, uno dei due fratelli rappresentanti<br />

la quarta generazione in attività, in attesa di vedere se arriverà la quinta.<br />

Una lunga storia di passione culminata con un’espansione internazionale.<br />

Con l’unico obiettivo di unire creatività e professionalità al desiderio di chi vuole<br />

trasmettere emozioni. di Bruno Quiriconi<br />

ITA EVENTI 59


Le origini<br />

“Tutto è partito a fine ‘800: due fratelli, Giovanni<br />

e Giuseppe – uno orafo e l’altro sarto – hanno iniziato<br />

a creare gioielli. Questo connubio tra moda e<br />

gioielli oggi sembra assolutamente normale e consolidato<br />

ma bisogna contestualizzare le due figure<br />

all’inizio del secolo scorso per capire il loro estro e<br />

la giusta intuizione; insieme hanno sviluppato l’estetica<br />

dei gioielli I Gregori. Hanno aperto il primo<br />

punto vendita – ancora oggi esistente – in zona<br />

nord Milano (Piazza Dergano) utilizzandolo anche<br />

come laboratorio. In seguito i loro figli Luigi<br />

ed Andrea, hanno continuato l’operato sino agli<br />

anni ’50 passando a loro volta il testimone alla terza<br />

generazione ovvero i nostri genitori fino alla fine<br />

degli anni novanta. Oggi la quarta generazione è<br />

composta da noi due e operiamo principalmente<br />

nel flagship store di via Marghera a Milano”.<br />

La realizzazione dei gioielli<br />

Andrea e Piero oggi sono gli ideatori dei gioielli I<br />

Gregori: ne seguono tutta la filiera, dalla preparazione,<br />

al disegno, alla produzione, alla commercializzazione<br />

e i rapporti con l’estero. L’ispirazione è<br />

sempre la donna; una donna che anela ad un anello<br />

regalato da un uomo, pegno tangibile del desiderio.<br />

Del resto cambiano i tempi ma per la persona amata<br />

si pensa ad un gioiello di valore quale miglior<br />

forma di slancio per testimoniare il proprio impeto.<br />

“È l’uomo il protagonista assoluto del regalo pensato<br />

e selezionato con cura. Non per niente le nostre<br />

ultime collezioni si chiamano Abbracci e Glamour,<br />

proprio perché sono pensate e ideate per rendere felice<br />

una donna, per farla sentire desiderata e amata.<br />

Nature e Flowers sono, invece, ispirate alla natura”.<br />

Esclusi i diamanti quali altre pietre preziose sono<br />

di maggiore interesse? “Rubino, smeraldo e zaffiro<br />

sono allo stesso livello, sempre dopo il diamante,<br />

spesso abbinati insieme”.<br />

Diamonds are the girl best friend<br />

“Oggi come ieri è ancora il diamante l’oggetto del<br />

desiderio più ambito. Sin dalla storia più remota<br />

ogni guerriero portava alla sua donna un diamante,<br />

simbolo dell’invincibilità. È un richiamo atavico. E<br />

60 ITA EVENTI


la sua bellezza, come pietra è indiscutibile. Più che<br />

il diamante solitario, i gioielli con diamanti sono la<br />

nostra cifra stilistica. Ed è - in assoluto – la richiesta<br />

costante dei nostri clienti. Anelli, bracciali, orecchini<br />

in oro bianco, oro rosa, con fantasie e diamanti”.<br />

La fantasia in contrapposizione al gusto classico,<br />

un mix di innovazione e tradizione; ma quale delle<br />

due declinazioni è predominante? “A livello nazionale<br />

e cittadino la nostra è un’immagine classica; la<br />

nostra comunicazione a livello internazionale tende<br />

ad evidenziare il gioiello ricercato ed elaborato”.<br />

Made in italy<br />

“Una decina di anni fa abbiamo iniziato un processo<br />

di internalizzazione con esposizione in fiere<br />

in tutto il mondo: da Honk Kong a Tokyo sino a<br />

Las Vegas e Basilea. Un approccio trasversale che<br />

consente al cliente internazionale di trovare i nostri<br />

gioielli presso i concessionari del globo intero”.<br />

Esclusa l’Italia qual è il mercato più importante per<br />

I Gregori? “Posto che tutto cambia molto velocemente,<br />

in questo momento senza dubbio il mondo<br />

asiatico. Vendere gioielli al mondo asiatico potrebbe<br />

apparire come uno che vende ghiaccio agli<br />

eschimesi poiché loro sono grandi produttori. Abbiamo<br />

chiuso all’inizio dell’anno un accordo con<br />

una azienda distributrice cinese e questo significa<br />

che siamo presenti anche sul loro mercato”. Il<br />

Made in Italy ha ancora il suo appeal? “Assolutamente<br />

si. Soprattutto oggi dopo aver passato qualche<br />

anno in sofferenza a causa della globalizzazione<br />

e dell’impatto dei nuovi mercati, diciamo dal 2008<br />

al 2010. Dalla fine dell’anno scorso c’è un inversione<br />

di tendenza, il consumatore orientale ha necessità<br />

di qualcosa di diverso: un po’ come noi italiani<br />

negli anni sessanta, tutti un po’ esterofili. Questo<br />

fenomeno di crescita sta iniziando anche dall’altra<br />

parte del mondo; aiutati dal cambio euro-dollaro<br />

favorevole, dai costi di produzione in salita da<br />

loro e in leggera discesa da noi”. Viene percepito<br />

all’estero il blasone della continuità della dinastia?<br />

“Si, è un valore aggiunto. Molti produttori di questi<br />

paesi vengono proprio da noi per avere qualcosa<br />

di distintivo. Il Made in Italy è ancora oggi – a<br />

mio parere – il brand più famoso nel mondo: i nostri<br />

gioielli sono certificati con questo brand. Sicuramente<br />

è un plus”.<br />

Gioielli indossati da persone felici<br />

Aneddoti? Un cliente facoltoso che ha volutamente<br />

esagerato nel comprare un set completo di gioielli<br />

e accessori? “Il cliente per antonomasia è l’uomo<br />

che vuole trasmettere il proprio amore alla sua donna;<br />

capita spesso di vedere acquistare un anello e<br />

qualche giorno dopo gli orecchini e magari ancora<br />

qualcosa da abbinare la settimana successiva. Non<br />

è mai un iperbole comunque: noi proponiamo gioielli<br />

in oro e diamanti, hanno un loro significato<br />

intrinseco, sono quasi sempre la conseguenza di un<br />

pensiero che si legherà nel tempo a un momento<br />

importante della vita. Dico spesso che i nostri gioielli<br />

sono indossati da persone felici, vengono abbinati<br />

a un momento di gioia: può essere una nascita,<br />

l’innamoramento, una data da ricordare, un anniversario.<br />

Quindi è felice chi lo indossa e chi lo regala”.<br />

Intanto è già stato spezzato un classico tabù: la<br />

terza è generalmente il capolinea delle generazioni<br />

continuative in una azienda. A questo punto sorge<br />

spontanea l’ultima domanda: la vostra “dinastia”<br />

andrà avanti? “Pensiamo e ci auguriamo di si; abbiamo<br />

dei figli e notiamo che ci sono dei piccoli segnali<br />

in questo senso nonostante la loro età ancora<br />

acerba; cerchiamo di trasmettere loro - senza mai<br />

esagerare – la nostra passione”.<br />

ITA EVENTI 61


libri<br />

RAINBOW REPUBLIC<br />

Il primo romanzo di Fabio Canino racconta del viaggio di un moderno Ulisse. Con la consueta<br />

dote di ironia. di Bruno Quiriconi<br />

“È il mio primo romanzo, ha<br />

una valenza importantissima<br />

perché io sono un grande lettore<br />

e ho un grande rispetto per chi<br />

scrive; inoltre su Radio 2 Rai<br />

presento un programma che si<br />

chiama Miracolo italiano, il sabato<br />

e la domenica dalle 9 alle<br />

10,30, nel quale parliamo sempre<br />

di un paio di libri e presentiamo<br />

le interviste agli scrittori.<br />

Quindi ho avuto sempre un pudore<br />

rispetto al libro romanzo.”<br />

Quando ha iniziato a scriverlo?<br />

Avevo questa idea del mio romanzo<br />

da dieci anni, una Repubblica<br />

che improvvisamente<br />

diventa gay. A una cena con<br />

Ricky Cavallero di Mondadori<br />

ho raccontato di questa idea<br />

e lui mi ha subito fatto capire<br />

che la considerava perfetta per<br />

pubblicarla in un libro. Sul momento<br />

ho subito fatto cadere la<br />

cosa perché non me la sentivo di<br />

intraprendere la scrittura di un<br />

romanzo per davvero ma ha insistito<br />

e così ho promesso che ci<br />

avrei provato. Quando ha visto<br />

le prime bozze era entusiasta. Il<br />

primo problema da risolvere durante<br />

la scrittura è stato quello di<br />

fare un libro divertente e ironico;<br />

ma desideravo anche scrivere<br />

delle cose mie, soprattutto fare<br />

delle ricerche come sulla Pink<br />

Economy. In un primo momento<br />

volevo fare una guida turistica<br />

ma avrebbe preso un’altra strada.<br />

Poi è finalmente arrivata l’idea<br />

giusta: come sarebbe stata l’Italia<br />

confrontata con questa Repubblica<br />

gay emergente? Prima di<br />

tutto non avrebbe avuto rapporti<br />

diplomatici perché l’Italia è considerata<br />

una omofoba Repubblica<br />

italo-vaticana. Mi è venuto<br />

in mente quando i giornalisti<br />

italiani non potevano andare in<br />

Cina e, nel caso, ci fossero riusciti,<br />

avevano obbligatoriamente<br />

una guida ufficiale per andare<br />

nei posti “concordati” dalle autorità.<br />

Così ho iniziato la storia<br />

di un giornalista italiano – di<br />

chiara fama e politicamente non<br />

schierato -, finalmente invitato<br />

nella nuova Repubblica gay, accompagnato<br />

da una ragazza. E<br />

piano piano mi sono ritrovato a<br />

scrivere di questi due personaggi,<br />

il giornalista e la ragazza, e<br />

del loro innamorarsi un po’ per<br />

volta. Io non ci credevo quando<br />

qualcuno me lo raccontava ma<br />

è vero che il libro si scrive “scrivendolo”.<br />

Mi piaceva che in uno<br />

stato gestito da Gay ci fosse una<br />

storia d’amore eterosessuale, un<br />

gioco di contrasti. Finché dopo<br />

qualche tempo mi sono ritrovato<br />

in mano una copia di Rainbow<br />

Republic, romanzo distopico gay.<br />

Perché ha deciso di ambientarlo<br />

in Grecia?<br />

Prima di tutto perché ho sempre<br />

avuto un grande amore per<br />

il Paese. E nel libro descrivo alcuni<br />

luoghi della Grecia lontani<br />

dai soliti luoghi comuni come<br />

Mikonos. E, di fatto, può anche<br />

essere una piccola guida nel<br />

viaggio di Ulisse. Il mio viaggio<br />

di Ulisse. Un altro motivo è perché<br />

il copyright gay è soprattutto<br />

greco, è nato tutto lì; scrivo anche<br />

dei rimandi storici “alleggeriti”<br />

per non prendermi troppo<br />

sul serio. Mi piace unire l’alto e<br />

il basso. Sono un fautore della<br />

superficialità, fondamentale: più<br />

le cose sono inutili, più sono utili.<br />

Poi il guardarsi da una dovuta<br />

distanza: chi si prende troppo sul<br />

serio ritiene le proprie azioni talmente<br />

importanti per la società<br />

da obbligarci a seguire il pensiero.<br />

Invece è bene pensare che se<br />

ne può fare tranquillamente a<br />

meno. E poi non ti diverti. Finché<br />

potrò seguiterò a divertirmi<br />

- io sono un attore, autore, scrittore<br />

– non lavorando. Almeno<br />

finché qualcuno se ne accorgerà<br />

(ride, ndr).<br />

Cronache marziane è stato<br />

un programma di successo e<br />

molto innovativo; non avrebbe<br />

il desiderio di fare una nuova<br />

trasmissione tv?<br />

Cronache marziane è stato un<br />

episodio nella mia vita professionale<br />

e privata pazzesco. Non<br />

tutti hanno capito il mio desiderio<br />

di mescolare l’alto e il basso.<br />

Del resto sono terrorizzato<br />

quando qualcosa di mio piace a<br />

tutti. Dopo questo programma<br />

mi hanno riproposto delle brutte<br />

copie e ovviamente ho declinato.<br />

62 ITA EVENTI


Devo dire che ho visto distruggere<br />

quello che avevamo fatto<br />

con Cronache marziane facendone<br />

delle copie gradite ai bigotti.<br />

Inoltre noi il trash lo usavamo<br />

come critica, consapevolmente,<br />

non era fine a se stesso.<br />

Chiambretti è trash?<br />

È finto trash. Lui non va mai<br />

oltre il “lecito”: la maestà televisiva<br />

gli dice di fare il cattivo e<br />

il birichino ma senza farlo mai<br />

veramente. Il mio problema è<br />

che – invece – andavo oltre, ogni<br />

qualvolta sento l’urgenza di dire<br />

la mia. Era l’unico programma<br />

“vero” non fatto per la televisione.<br />

Inoltre quando un programma<br />

funziona così bene ti fai anche<br />

tanti nemici: io ero l’ultimo<br />

arrivato, senza raccomandazioni…<br />

Anche quando è ospite di programmi<br />

mainstream la sua è<br />

sempre la parte del borderline,<br />

molto sottile...<br />

Io sono consapevole che, in base<br />

al mezzo che usi, il codice di<br />

comunicazione deve cambiare.<br />

Quindi se sono su Rai Uno non<br />

sono su Italia Uno o su La7, capisco<br />

che il pubblico è diverso. A<br />

me fa anche piacere che non tutti<br />

capiscono tutto anche se è una<br />

frase un po’ snob. Se dico una<br />

cosa molti pensano che sia pazzo<br />

e magari qualcuno a casa invece<br />

ha capito cosa volevo comunicare.<br />

Ad esempio a Ballando sotto<br />

le stelle devo dire che Milly Carlucci<br />

ha insistito per avermi sin<br />

dalla prima edizione perché all’inizio<br />

io non ne volevo sapere,<br />

credevo di risultare incompreso.<br />

Ma grazie proprio a Milly - che è<br />

una che vede lontano -, devo dire<br />

che mi sono sempre trovato bene<br />

e anche che mi sono divertito, un<br />

po’ come i vecchietti del Muppet<br />

Show.<br />

Su Gay Tv faceva una divertente<br />

parodia di Raffaella Carrà.<br />

Purtroppo hanno chiuso tutto<br />

perché costava troppo e nessuno<br />

in Italia voleva fare lo sponsor<br />

di un programma gay. Mi trovo<br />

sempre in situazioni nelle quali<br />

arrivo troppo presto, quasi un<br />

pioniere. Poi quando lo fanno<br />

altri dieci anni dopo tutti a dire<br />

che è geniale; ma non puoi mai<br />

commentare altrimenti sembra<br />

che rosichi. Se posso, ultimamente<br />

non guardo molto la televisione,<br />

al massimo le serie televisive<br />

e tanto internet, la radio<br />

più di tutto. E sono un grande<br />

lettore di libri.<br />

Il suo nuovo libro avrà un seguito<br />

o è puro divertissment?<br />

Puro divertissment! Sono fierissimo<br />

di come è venuto fuori perché<br />

è esattamente come lo volevo<br />

e questa è la cosa più importante.<br />

Il finale del romanzo è una vera<br />

sorpresa, ed è un’idea che mi è<br />

venuta in progress, mentre stavo<br />

scrivendo, pochi giorni prima<br />

della consegna delle bozze.<br />

Una notte meravigliosa mi sono<br />

svegliato e mi sono detto: “Caro<br />

Ulisse, ti cambio il finale!”. Credo<br />

di avergli dato una mano nel<br />

prosieguo della sua vita e di tutti<br />

gli altri Ulisse che conosco.<br />

Se finisce primo in classifica?<br />

Scappo, faccio il giro del mondo!<br />

64 ITA EVENTI


enessere<br />

L’ARTE DEL “RITOCCHINO”<br />

Conversazione con il Dott. Antonio Distefano di ArtEstetica sui presidi non chirurgici per ridurre<br />

i segni del tempo sul nostro volto. di HeLLeR<br />

III I “ritocchini” detti anche “punturine” sono<br />

il mezzo più rapido ed efficace per attenuare gli<br />

inestetismi del volto.<br />

Distinguiamo l’acido ialuronico, il botulino e<br />

le vitamine.<br />

È importante sottolineare che i benefici, pur validi,<br />

sono temporanei in quanto i filler utilizzati sono<br />

riassorbibili in un arco di tempo che va da 6 mesi<br />

ad 1 anno. L’acido ialuronico è un costituente fondamentale<br />

del derma conferendo idratazione, compattezza,<br />

tonicità e luminosità alla cute del viso. La<br />

sua diminuzione con l’avanzare degli anni e con<br />

l’esposizione eccessiva agli agenti atmosferici determina<br />

un indebolimento della pelle promuovendo<br />

la formazione di rughe ed inestetismi. Il botulino<br />

non ha una longevità come l’acido ialuronico. Gli<br />

effetti permangono per quattro/cinque mesi. Il riassorbimento<br />

sia dell’acido ialuronico che del botulino<br />

dipendono dalla capacità e dalla velocità dei<br />

nostri enzimi di degradarli più o meno lentamente<br />

nei mesi successivi al loro utilizzo. Le vitamine<br />

sono costituenti fisiologici che hanno il compito di<br />

revitalizzare, ristrutturare e biostimolare la matrice<br />

dermica al fine di ricompattare i tessuti disidratati,<br />

poco luminosi e atrofici attraverso anche un’azione<br />

indiretta sui fibroblasti che hanno perso la capacità<br />

di produrre collagene ed elastina.<br />

Qual’é la durata dei complessi vitaminici?<br />

I complessi vitaminici utilizzabili sono molti e di<br />

soddisfacente efficacia; di solito una seduta non è<br />

sufficiente per riconferire luminosità, compattezza<br />

e tonicità alla pelle del viso. Per avere un buon risultato<br />

è necessario eseguire in un anno tre cicli da<br />

tre sedute ciascuno. In alcuni casi si eseguono quattro/cinque<br />

cicli di vitamine l’anno. Non agiscono<br />

volumizzando il volto ma contribuiscono a levigare<br />

piccoli solchi e finissime rughe.<br />

Chi richiede questo tipo di trattamento e quali<br />

sono le motivazioni che spingono a farlo?<br />

L’utilizzo del botulino e dei filler è praticabile dai<br />

35 anni per le donne e dai 40 per gli uomini sino<br />

all’età dei 70 anni. Chi desidera fare le “punturine”?<br />

Soprattutto chi ha una pelle disidratata con<br />

molte rughe ovvero con poco collagene e fibre elastiche.<br />

Per volumizzare gli zigomi o per chi vuole<br />

migliorare le labbra correggendone l’eccessiva sottigliezza<br />

che conferisce al viso un aspetto troppo se-<br />

vero. Il botulino è indicato per la parte superiore<br />

del viso ovvero la regione frontale, sopraccigliare e<br />

intorno agli occhi ovvero per le cosiddette “rughe<br />

dinamiche” che derivano da una eccessiva contrazione<br />

muscolare. Il filler è indicato per le “rughe<br />

statiche” ovvero per inestetismi che si formano o<br />

a causa del fotoaging o a seguito della discesa della<br />

muscolatura che, trazionando verso il basso la cute<br />

soprastante, determina solchi, rughe e depressioni<br />

cutanee fino a vere e proprie aree di atrofia.<br />

L’utilizzo di questi prodotti, soprattutto di acido<br />

ialuronico e botulino, se eseguiti correttamente,<br />

offrono benefici alla salute e alla bellezza<br />

del viso?<br />

Le vitamine e l’acido ialuronico vengono utilizzati<br />

per sopperire e integrare i costituenti fondamentali<br />

del derma diminuiti a causa del fotoaging e dell’avanzare<br />

dell’età : fibre collagene ed elastiche. Fungono<br />

anche da biostimolatori dei fibroblasti a produrre<br />

i costituenti della matrice dermica da cui<br />

dipende il benessere della pelle. La tossina botuli-<br />

66 ITA EVENTI


nica non nutre il derma. È un presidio per conferire<br />

alla parte superiore del viso un aspetto più rilassato<br />

e riposato.<br />

Com’è possibile che alcuni studi medici propongano<br />

dei trattamenti a prezzi stracciati?<br />

Partiamo dal principio che il viso va analizzato attentamente<br />

conoscendone bene le strutture anatomiche<br />

e i volumi che lo costituiscono. Non illudiamoci<br />

che con una fiala di acido ialuronico<br />

correggiamo tutte le imperfezioni presenti! Il corretto<br />

uso del filler necessita di specifiche conoscenze<br />

anatomo-chirurgiche. Molti pazienti lamentano<br />

che vedono scomparire dopo pochi mesi gli effetti<br />

di un trattamento. A questo proposito è importante<br />

scegliere un filler di alta qualità ed elevata<br />

performance, la appropriata quantità necessaria a<br />

correggere gli inestetismi presenti e la corretta informazione<br />

data al paziente circa i vantaggi reali<br />

del trattamento e i suoi limiti nel raggiungimento<br />

di un obiettivo condivisibile da medico e paziente.<br />

www.antoniodistefano.it<br />

ITA EVENTI 67


enessere<br />

GLACIAL SPA:<br />

BENESSERE E RELAX CON LA<br />

“REGINA DELLE ACQUE”<br />

Riportare il corpo al suo equilibrio naturale attraverso le proprietà rigeneranti dell’acqua<br />

cristallina dei laghi glaciali, custodita nelle profondità della Terra da più di mille anni.<br />

di Andrea Thomas<br />

centro benessere è stato realizzato<br />

all’interno del Resort Špik, una<br />

L’innovativo<br />

delle strutture di punta del Gruppo Hit,<br />

inaugurato nel 2009 a Gozd Martuljek, a soli 3<br />

km dal centro di Kranjska Gora e dalle sue piste di<br />

sci. Diverse ricerche scientifiche hanno dimostrato<br />

che nel sottosuolo della località esistono alcuni laghi<br />

di origine glaciale lasciati in eredità dello scioglimento<br />

dei ghiacciai che ricoprivano l’intera regione.<br />

L’acqua di questi bacini di origine glaciale è<br />

purissima e totalmente priva di agenti inquinanti,<br />

perché non è soggetta al naturale ciclo idrologico.<br />

A ciò si aggiungono cinque proprietà fondamentali<br />

che hanno un effetto positivo sui trattamenti<br />

benessere: percentuale di oligominerali superiore<br />

alla media; rapporto ideale tra calcio e magnesio<br />

(2:1); ph neutro; proprietà diuretiche; basso contenuto<br />

di sodio.All’interno della nuova Glacial Spa<br />

si può provare l’esperienza di immergersi e nuotare<br />

nell’acqua glaciale e sono disponibili trattamenti<br />

specifici viso e corpo che combinano le proprietà<br />

di quella che spesso viene definita la “regine delle<br />

acque” con gli effetti benefici degli altri elementi<br />

naturali della Terra: l’aria, il vapore e le pietre glaciali.<br />

Per un benessere a 360° è disponibile anche<br />

un menù speciale a base di ricette semplici, con ingredienti<br />

naturali e di stagione, a basso contenuto<br />

calorico. In occasione del lancio della Glacial<br />

Spa, il Gruppo Hit ha predisposto pacchetti speciali<br />

validi per tutta la stagione: includono il soggiorno<br />

in hotel con trattamento di mezza pensione,<br />

la possibilità di accedere alle piscine di acqua<br />

glaciale – anche di notte nei weekend – un massaggio<br />

corpo con pietre glaciali, l’ingresso alla sauna<br />

e un programma di animazione e sport all’aria<br />

aperta, con nordic walking, ciclismo e momenti<br />

di meditazione. Per il divertimento, inoltre, tutti i<br />

pacchetti offrono l’accesso ai casinò Larix e Korona,<br />

le migliori strutture di gioco gestite dal Gruppo<br />

Hit a Kranjska Gora.<br />

68 ITA EVENTI


Nel 2014 il Gruppo Hit (www.hit.si), principale<br />

corporate turistica slovena, ha festeggiato i<br />

30 anni di attività delle sue strutture Hit Casinos,<br />

i centri di gioco ed intrattenimento dotati di<br />

ogni comfort e pionieri in Europa del vincente<br />

modello americano, che vede casinò, alberghi,<br />

ristoranti & bar, centri wellness e sale convegni<br />

convivere “sotto un unico tetto”. Un traguardo<br />

frutto della solida esperienza che il Gruppo<br />

Hit detiene in quanto leader nella promozione<br />

del turismo legato al divertimento in Slovenia,<br />

Bosnia ed Erzegovina e Montenegro. Attraverso<br />

l’offerta di pacchetti che includono l’accesso<br />

ai Casinò e speciali agevolazioni sugli altri servizi,<br />

incluso il trasporto in pullman o in aereo, il<br />

Gruppo Hit si candida a diventare un player innovativo<br />

e rilevante nel panorama turistico italiano.<br />

Nella sua attività quotidiana, il Gruppo<br />

Hit persegue uno sviluppo socialmente responsabile<br />

del gioco e del divertimento ed è particolarmente<br />

sensibile alla tutela dell’ambiente,<br />

attraverso l’adozione di tecnologie di approvvigionamento<br />

energetico basate sull’utilizzo di<br />

fonti alternative e su sistemi di cogenerazione.


itratti<br />

IL RE (INDISCUSSO)<br />

DEL CIOCCOLATO<br />

Il pasticcere tedesco naturalizzato italiano Ernst Friedrich Knam si racconta a <strong>ITAeventi</strong>. Dalle<br />

origini con Gualtiero Marchesi con il quale è stato amore a prima vista sino all’approdo in tv.<br />

di Andrea Thomas<br />

Le origini e Milano<br />

Ho girato il mondo lavorando presso grandi Chef<br />

imparando l’inglese e il francese e, in seguito, desideravo<br />

imparare l’italiano: ho scelto di venire a<br />

Milano e ho iniziato a collaborare con Gualtiero<br />

Marchesi, perché era l’unico Chef italiano con tre<br />

stelle Michelin. Avevo lavorato con Chef con una o<br />

due stelle ma tre stelle mai. Con Gualtiero è stato<br />

amore a prima vista: considero Gualtiero colui che<br />

ha portato la cucina italiana a un livello superiore.<br />

Grazie a lui la percezione dei cuochi nel nostro paese<br />

è cambiata. Dopo tre anni di intensa collaborazione<br />

mi sono chiesto: e adesso cosa posso fare? Ho<br />

preso la bicicletta e insieme a un amico ho fatto il<br />

giro delle migliori pasticcerie di Milano ed esattamente<br />

23 anni fa ho deciso di aprire la pasticceria<br />

in via Anfossi. All’epoca non c’era la concorrenza<br />

odierna: presi la decisione di non fare mignon<br />

e caffetteria ma di dedicarmi all’alta pasticceria e<br />

oggi posso dire che la scommessa ha funzionato. E<br />

devo ringraziare anche il piccolo schermo che ha<br />

aiutato le persone a conoscermi: ancora oggi non<br />

mi rendo conto del potere della tv ma ne vedo gli<br />

effetti della popolarità.<br />

TV<br />

Quattro anni fa un produttore è venuto da me offrendomi<br />

l’opportunità di condurre un nuovo for-<br />

70 ITA EVENTI


Home (is where I want to be)<br />

design: Lorenzo Palmeri<br />

azienda: Ernst Knam<br />

mat chiamato Il Re del cioccolato. La mia reazione<br />

istintiva è stata quella di mandarlo a casa: non avevo<br />

nessuna intenzione di fare tv. Dopo diversi mesi<br />

e grazie all’intercessione di un amico comune e alla<br />

sua insistenza ho deciso di accettare. Abbiamo registrato<br />

una puntata di prova ed è piaciuta molto e<br />

così mi sono ritrovato sul piccolo schermo: con tre<br />

serie di circa 10-12 puntate più gli extra del programma<br />

e lo spin off A scuola. In più ho fatto una<br />

serie chiamata Che diavolo di pasticceria! e stiamo<br />

girando Bake Off 3: cinque programmi in tre anni.<br />

Del successo in tv devo ammettere che non ci avrei<br />

scommesso un centesimo! Aggiungo che la modalità<br />

di Sky e Real Time di interpretare la tv mi piace<br />

molto: sono trasmissione oneste, non artificiali<br />

e consentono di dare un contributo al pubblico a<br />

casa. Anche se durante la settimana sono impegnato<br />

a registrare le puntate delle trasmissioni ci tengo<br />

a precisare che il sabato e la domenica chi mi vuole<br />

incontrare mi trova sempre in pasticceria dietro il<br />

banco.<br />

Il team, le 48 ore quotidiane<br />

(e la moglie…)<br />

Il lavoro per me è come una squadra di calcio: chi<br />

gioca da solo non è nessuno. E una squadra senza<br />

allenatore non va da nessuna parte. Ci vogliono i<br />

giocatori e un dirigente. La mia giornata è fatta di<br />

48 ore, non 24: riesco a fare tutto velocemente e<br />

dormo quattro ore per notte, quindi ho quaranta<br />

ore disponibili. Inoltre ho dietro di me una grandissima<br />

moglie che coordina tutto ed infine tanti<br />

giovani ragazzi con una gran voglia di lavorare e<br />

– aggiungo – di ascoltarmi per imparare. Cerco<br />

sempre di scegliere ragazzi giovani senza nessuna<br />

esperienza: se scelgo chi ne ha già non posso poi indirizzarli<br />

come desidero. Inoltre un pasticciere “già<br />

pronto” è logicamente molto orgoglioso e quindi<br />

risulta poi difficile che sia disposto ad apprendere<br />

da me. In laboratorio e pasticceria siamo in una<br />

dozzina di persone: non tutti funzionano, all’inizio<br />

sembrano tutti dei fenomeni ma non siamo computer;<br />

c’è una selezione naturale. Una ragazza di<br />

nome Emanuela è con me da diciotto anni e l’ho<br />

vista praticamente crescere e oggi ha un ruolo importante.<br />

Sono soddisfatto quando vedo dei ragazzi<br />

che sono stati con me oltre dieci anni aprire delle<br />

pasticcerie, come nel caso di Camilla che ha aperto<br />

a Bergamo, qualcuno anche a New York. Se guardo<br />

ai miei quattro figli vedo che i due grandi stanno<br />

andando in una direzione diversa dalla mia e va<br />

benissimo così mentre una delle piccole vorrebbe<br />

fare la pasticciera e mi auguro che cambi idea così<br />

tra qualche anno potrò godermi la pensione!<br />

ITA EVENTI 71


I maestri<br />

Alla mia età non ho bisogno di idoli ma essendo<br />

stato giovane anch’io devo ammettere di aver avuto<br />

dei maestri impressionanti: ad esempio ho lavorato<br />

a Londra con Anton Mosimann, uomo di grande<br />

sapienza. E Antonio Continelli del Dorchester<br />

di Londra: spesso chi sta nelle retrovie non viene<br />

nominato ma uno come lui è davvero un elemento<br />

che fa la differenza. E come non citare nuovamente<br />

l’amico e maestro Gualtiero Marchesi? È<br />

l’uomo che ha fatto svoltare la cucina italiana; è il<br />

padre di tutti i grandi nomi venuti dopo: Oldani,<br />

Cracco e così via. Io un cuoco come Gualtiero in<br />

Italia non lo vedo ancora: non parlo solo dei piatti<br />

e della creatività in cucina ma, soprattutto, della<br />

sua immensa cultura. E i suoi piatti sono ancora<br />

insuperabili: dentro troviamo creatività, cultura e<br />

arte. Oggi vedo i cuochi più come superstar televisive…<br />

mentre è importante stare dietro ai fornelli.<br />

Se devo scegliere un ristorante cerco un posto dove<br />

si mangia bene, onesto.<br />

72 ITA EVENTI


chef<br />

PIETRO LEEMAN:<br />

JOIA, UNA FILOSOFIA DI VITA<br />

Lo Chef svizzero ma milanese d’adozione ci apre le porte del suo celebre ristorante.<br />

Una ricerca profonda per abbinare il cibo ad un percorso spirituale, condiviso<br />

con i suoi ospiti. E nel suo nuovo libro Il sale della vita si racconta attraverso<br />

le sue esperienze più intime di Bruno Quiriconi<br />

Ristoranti vegetariani – non improvvisati –<br />

ce ne sono pochi anche se sono in costante<br />

aumento; a Milano il Joia ha una sua storia<br />

consolidata e, soprattutto, un percorso in evoluzione<br />

costante grazie al suo ideatore, co-fondatore<br />

e attuale proprietario nonché Chef stellato: Pietro<br />

Leeman. La cucina vegetariana si può definire superficialmente<br />

la sua cifra stilistica, in realtà, approfondendo<br />

la conoscenza dell’uomo e dell’artista<br />

(lo è, indubbiamente) si scoprono sfumature – ciascuna<br />

nel proprio ambito – sintetizzabili in una<br />

unica radice: una filosofia di vita. Spiritualità, norme<br />

comportamentali, ricerca spasmodica, cultura<br />

dell’ingrediente e del ciclo di lavorazione, medicina,<br />

chimica e – su un fronte complementare – letteratura<br />

e una costante voglia di viaggiare esplorando<br />

nuovi territori, persone, cose, conoscenze,<br />

in particolar modo dell’oriente. Poi ci sono i premi,<br />

col loro reverbero attraverso la stampa e i media<br />

(anche qualche invito dai colleghi di Masterchef ),<br />

ma sono una naturale conseguenza dell’eccellenza<br />

e della volontà indomita di offrire al cliente soprattutto<br />

un’esperienza. L’organizzazione dietro le<br />

quinte del Joia è figlia del rigore di Leeman, con<br />

una squadra di collaboratori formata da un gruppo<br />

consolidato di cuochi, aiutanti e addetti al servizio:<br />

una cura maniacale e una preparazione soltanto<br />

avvertita dall’ospite. La statura di un uomo non si<br />

vede solo dalla sua professione ma dall’ombra più<br />

ampia proiettata o percepita.<br />

Ci sono ancora pregiudizi su un ristorante vegetariano<br />

di grande livello?<br />

Il presupposto è che i ristoranti vegetariani gourmet<br />

in tutto il mondo non sono più di una decina.<br />

Questo per vari motivi. Il vegetarianesimo è stato<br />

approcciato dalle persone con punti di partenza diversi<br />

per motivi etici, salutisti, filosofici.<br />

74 ITA EVENTI


Pietro Leemann, nato in Svizzera nel 1961, dopo la<br />

scuola di istruzione alberghiera intuisce l’importanza<br />

del cibo come veicolo di relazione e ne intravede<br />

la complessità. Si dedica quindi alla cucina<br />

dai 16 ai 29 anni, attraverso lo studio, il lavoro e i<br />

viaggi in giro per il mondo. Dopo una formazione<br />

classica vive di persona la rivoluzione della nouvelle<br />

cuisine e della cucina creativa, facendo pratica<br />

con maestri del calibro di Angelo Conti Rossini,<br />

suo mentore, Gualtiero Marchesi e Fredy Girardet,<br />

illustri promotori degli importanti cambiamenti<br />

avvenuti in campo alimentare negli ultimi quarant’anni.<br />

Sempre più vicino all’idea che noi siamo<br />

ciò che mangiamo e amando profondamente gli<br />

animali, si radica in lui la scelta di diventare vegetariano.<br />

Affascinato dalle culture orientali nel 1986<br />

approda in Estremo Oriente, dove soggiorna per<br />

due anni tra Cina e Giappone studiandone la cucina<br />

e la cultura, che si sono radicate nel suo pensiero<br />

e ne hanno determinato l’evoluzione. Nel<br />

1989, assieme a un gruppo di amici lungimiranti,<br />

fonda a Milano il ristorante Joia, insignito negli<br />

anni di varie onorificenze e primo ristorante europeo<br />

vegetariano ad aver ricevuto nel 1996 la stella<br />

Michelin. Il Joia oggi è un punto di riferimento nel<br />

panorama europeo per una cucina sana e di qualità,<br />

un esempio di successo green, nel rispetto della<br />

natura e di chi la abita.<br />

Tutto questo non è stato ben capito dal mercato e<br />

chi si è lanciato sino ad oggi a fare questo tipo di<br />

ristoranti si è rivelato spesso un idealista con poca<br />

praticità e capacità di fare. I cuochi sono prettamente<br />

carnivori e magari poco aperti alla cucina<br />

vegetariana. Eppure se guardiamo al giorno d’oggi<br />

è pieno boom di questa tipologia: la domanda<br />

è maggiore dell’offerta. In Italia siamo al dieci per<br />

cento del totale, in costante crescita. Il Joia è sempre<br />

pieno con le prenotazioni, se ne parla molto ed<br />

ha un grande successo. Essendo stato anche il primo<br />

in Italia è diventato – col tempo – uno status<br />

symbol. Nulla è lasciato al caso. È un ristorante di<br />

grandi intenti: quindici cuochi per cinquanta coperti;<br />

la ricerca è esasperata, i prodotti biologici e<br />

biodinamici con produttori che coltivano esclusivamente<br />

per noi. Da poco abbiamo creato il nostro<br />

orto sinergico a pochi chilometri dal locale, vicino<br />

ad Abbiategrasso. È un ristorante proiettato al futuro<br />

per quello che per me e per molti dovrebbe<br />

essere l’alimentazione. La cucina deve curare non<br />

solo l’aspetto del cibo ma soprattutto la salute.<br />

Sembrerebbe quasi un’opera di pedagogia.<br />

Siamo soprattutto un esempio per i colleghi, sensibili<br />

alla nostra cucina. Ben vengano altri ristoranti<br />

vegetariani, è un successo anche per noi. Noi abbiamo<br />

aperto 25 anni fa. C’è stato un cambio epocale<br />

rispetto a quando ho iniziato: è aumentata la<br />

cultura ed è diventata un valore. In questa ottica<br />

insieme a un gruppo di amici giornalisti abbiamo<br />

organizzato un concorso, Vegetarian Chanche, nel<br />

quale i cuochi si sfidano ed anche un modo per<br />

stimolare il pensiero. Tutte queste trasformazioni<br />

stanno accadendo molto rapidamente. Oggi gli<br />

Chef sono sulla cresta dell’onda e molto visibili anche<br />

grazie ai talent show, di conseguenza dovrebbero<br />

essere altrettanto responsabili.<br />

ITA EVENTI 75


Uno dei tavoli all’interno del Joia, ristorante di alta<br />

cucina naturale a Milano dello Chef Pietro Leeman<br />

Quando la persona ci guarda deve imparare qualcosa<br />

che fa stare bene.<br />

Lei è diventato vegetariano molti anni fa. Oggi<br />

può anche essere considerata una moda e un<br />

business questa formula.<br />

Sicuramente. Ma la trasformazione è in corso. Noi<br />

siamo ciò che mangiamo. La scelta di essere vegetariani<br />

comporta un cambiamento di stile di vita.<br />

Una nuova visione. Ho assistito molte volte a queste<br />

trasformazioni: le persone sbocciano. La carne<br />

appesantisce la coscienza e ne abbassa il livello.<br />

Appesantisce il fisico. Chi cessa di cibarsi di carne<br />

sente un cambiamento radicale.<br />

Cipriani seguita a salutare “democraticamente”<br />

ogni cliente ai tavoli, la sua presenza è rassicurante;<br />

capita anche a Lei o preferisce soffermarsi<br />

in cucina?<br />

Io amo moltissimo stare in sala e conversare con i<br />

clienti. Ogni volta che posso prendo io personalmente<br />

la comanda e chiedo sempre “com’è andata?”.<br />

Faccio da ponte tra ciò che si vede dai tavoli<br />

e il “dietro le quinte” in cucina. C’è un approccio<br />

filosofico e poi – ovviamente – l’ospite è qui per<br />

degustare e passare una bella serata. Non faccio<br />

mai proselitismo. Se qualcuno mi chiede un approfondimento<br />

sono sempre disponibile e lo faccio<br />

con molto piacere e con altrettanta discrezione. La<br />

cosa per me più interessante è che io possa portare<br />

avanti un messaggio: non prevedendo violenza sugli<br />

animali è un messaggio virtuoso, del quale mi<br />

nutro e che mi rende felice. I piatti nascono come<br />

idee. Poi vengono realizzati, elaborati insieme ai<br />

miei collaboratori. Ma è altrettanto importante il<br />

rapporto con i clienti, ed è anche molto divertente.<br />

La nostra vita succede attraverso le relazioni, il resto<br />

è un corollario. Nel 1989 insieme ad un gruppo<br />

di amici abbiamo aperto il Joia. Eravamo idealisti.<br />

L’idealismo spesso non basta ma nel nostro caso<br />

abbiamo trovato il modo di trasformarlo e realizzarlo<br />

in qualcosa di valido.<br />

Chi mangia del pesce ed esclude la carne come<br />

si può definire?<br />

Non è un vegetariano ma è sulla strada potenziale<br />

per diventarlo. Anche io sono stato onnivoro. E<br />

non è che adesso mi senta migliore degli altri. Le<br />

mie figlie non sono vegetariane. Chiunque arrivi a<br />

questa teoria è frutto di una scelta.<br />

Se in futuro la invitassero a riprodurre il suo<br />

ristorante a New York o a Tokyo accetterebbe?<br />

Il Joia è un locale molto efficace per portare il mio<br />

messaggio. Per cenare qui i clienti vengono da ogni<br />

parte del mondo. Anche i ristoratori vengono a visitarci.<br />

Quindi sto in Italia.<br />

A pranzo i prezzi sono decisamente contenuti.<br />

La nostra idea è che l’ospite possa spendere dai <strong>15</strong> ai<br />

110 euro a seconda della sua scelta. Per molti anni<br />

il Joia è stato un posto elitario, dal punto di vista<br />

economico. Ma io trovo che la cucina che fa bene<br />

debba essere alla portata di tutti. Non vedo perché<br />

chi è ricco debba consumare tutte le energie solo<br />

perché consuma di più.<br />

Stanno proliferando i supermercati biologici,<br />

qual’è la sua impressione?<br />

L’aspetto più interessante di questo momento storico<br />

che stiamo vivendo è il fatto che moltissime<br />

persone, soprattutto chi pensa profondamente, non<br />

76 ITA EVENTI


accetta più di mangiare in un certo modo approssimativo<br />

ma vuole determinare personalmente la<br />

sua scelta. Quindi non crede più a certi messaggi<br />

della pubblicità. Le persone riflettono e grazie alla<br />

disponibilità della rete sono collegate tra loro; è<br />

una comunità che si sviluppa e diventa sempre più<br />

grande in barba a qualsiasi tentativo di contenerla.<br />

È affascinante.<br />

A proposito di web, ha postato una foto di un<br />

negozio artigianale prossimo alla chiusura<br />

scrivendo di essere rimasto colpito e commosso<br />

dall’anziana proprietaria ed invitando i suoi<br />

followers ad andarla a trovare anche solo per<br />

scambiare due chiacchiere. Anche questo piccolo<br />

esempio stigmatizza la sua differenza rispetto<br />

agli Chef tradizionali. Una grande umanità e<br />

altrettanta umiltà.<br />

È un messaggio di scambio. Io porto la mia esperienza<br />

sul web ma in questo caso ho parlato dell’esperienza<br />

di questa signora. È fondamentale l’umiltà:<br />

io commetto molti errori, sono tutt’altro che<br />

perfetto e mi metto sinceramente in gioco con il<br />

massimo delle possibilità con i limiti oggettivi che<br />

ho. Ci sono molte persone sincere conosciute da<br />

me e spesso cerco di condividere con chi mi segue<br />

questi incontri. L’ho fatto recentemente anche con<br />

un panettiere romano che incontro appena posso,<br />

vegano. Divulgare è sempre importante. È il mio<br />

fine quello di divulgare il più possibile questo mondo.<br />

Lo faccio anche attraverso i libri, l’ultimo è Il<br />

sale della vita appena pubblicato per Mondadori.<br />

Io sono convinto della grande responsabilità che<br />

ha chiunque voglia divulgare di cucina. Ciò che<br />

è successo è che ci si è disgiunti da quello che si<br />

fa; questo è un grave errore. Noi raccogliamo anche<br />

le conseguenze di quello che facciamo quindi<br />

bisogna essere molto vigili. Si è rotto il rapporto<br />

causa-effetto. Il mio lavoro nasce da una passione.<br />

Non è focalizzante ma è strumentale al mio lavoro<br />

e all’evoluzione della mia cucina. Se la mia coscienza<br />

migliora, ne beneficiano le relazioni, i tempi, i<br />

piatti. La vita è un viaggio nel quale ogni giorno ci<br />

si mette alla prova, ci si confronta. E se si è determinati<br />

si può migliorare: mi sento più equilibrato<br />

oggi a 53 anni di quando ero più giovane nel pieno<br />

delle mie forze fisiche. È un approccio spirituale e<br />

penso che la vita debba avere un senso compiuto o<br />

diventa un percorso vuoto. La sostanza dei nostri<br />

piatti è naturale: ciò che facciamo ci corrisponde.<br />

Questa naturalezza va a toccare nel profondo chi<br />

assaggia i nostri piatti. Il fatto che alcuni abbiano<br />

deviato verso l’artificialità è un errore di fondo. Chi<br />

viene da noi è predisposto al cambiamento e questo<br />

è bellissimo.<br />

Dall’infanzia alla maturità, dai viaggi in giro per<br />

il mondo alla ricerca della verità e di se stesso,<br />

dai molti incontri al vissuto in grandi ristoranti alla<br />

nascita del Joia, in questo libro Pietro Leemann<br />

racconta la sua vita e la sua formazione, che lo<br />

hanno portato a diventare uno dei più stimati e<br />

interessanti chef nel panorama italiano ed europeo.<br />

Il suo percorso si svolge attraverso una lunga<br />

esperienza personale, in cui Leemann, estimatore<br />

del buono e del giusto, ha cercato di unire il<br />

benessere fisico a quello spirituale, nell’intento di<br />

armonizzare e di unire, attraverso una cucina naturale,<br />

rispettosa dell’ambiente e di tutte le creature,<br />

anima e corpo. Una vita da viaggiatore<br />

curioso e da ricercatore, dedicata alla conoscenza<br />

e all’alimentazione come strumenti essenziali<br />

per elevarsi spiritualmente, coltivando una vita<br />

sana nel fisico, nella psiche e nel Sé. Vita e studi<br />

sono divenuti la sua cucina, non statica ma in<br />

continua evoluzione, che è diventata a sua volta<br />

motore propulsivo della sua crescita interiore.<br />

Leemann affronta anche i dubbi che lo hanno<br />

accompagnato nelle sue scelte, uno sguardo<br />

sincero e senza filtri con l’intento di acquisire una<br />

sempre maggiore rettitudine interiore. Da un vero<br />

maestro della cucina naturale, un libro per capire<br />

quali motivazioni lo hanno portato a diventare<br />

vegetariano e a occuparsi del ruolo del cibo nella<br />

nostra vita nei suoi vari aspetti, fisico, psichico<br />

ed evolutivo. Nulla avviene per caso, siamo<br />

noi che determiniamo ogni cosa attraverso quelle<br />

scelte che possono proiettarci verso vette luminose<br />

e ricche di sostanza. Un modo di mangiare<br />

che unisce e non divide, a favore della pace e<br />

della fratellanza tra tutti gli esseri.<br />

ITA EVENTI 77


notes<br />

L’OLIO? SUPREMO!<br />

Tono e lucentezza solo con ingredienti naturali.<br />

L’<br />

Olio Supremo Erbaflor nasce dallo studio<br />

della ricetta ideale di un cosmetico naturale<br />

per la pelle di tutto il corpo; un prodotto di<br />

facile utilizzo e di sperimentata efficacia. Per ottenere<br />

questo risultato Erbaflor ha utilizzato quattro<br />

oli naturali e riconosciuti per<br />

le loro proprietà elasticizzanti,<br />

nutrienti e tonificanti. Opportunatamente<br />

miscelati sino a otenere un super olio:<br />

facile da stendere, leggermente profumato e di rapido<br />

assorbimento. L’Olio Supremo può essere applicato<br />

sul viso la sera come trattamento anti-age; sul<br />

corpo prima e dopo il bagno, per un finish effetto<br />

seta; infine sui capelli come impacco,<br />

per guadagnare in tono<br />

e lucentezza. (b.q.)<br />

78 ITA EVENTI


gourmet<br />

UNA VITA COLOR<br />

GIALLO ZAFFERANO<br />

L’idea vincente e lungimirante di Sonia Peronaci oggi è una realtà con numeri impressionanti<br />

sul web sconfinata in una serie di libri e una trasmissione televisiva. E nei momenti di relax<br />

non si fa mai mancare un piatto di spätzle. di Bruno Quiriconi<br />

Un percorso iniziato per puro diletto?<br />

In realtà non solo; io e Francesco - il mio compagno<br />

- abbiamo unito una passione comune per il<br />

cibo e per il web. Abbiamo immaginato qualcosa<br />

che potesse diventare il nostro futuro lavoro: il web<br />

nel 2006 non era ancora un business come oggi;<br />

noi avevamo già una visione di quello che sarebbe<br />

potuto essere GialloZafferano e siamo ufficialmente<br />

partiti il 6/6/2006.<br />

Più che una data casuale pare un trattato di<br />

Cabala.<br />

Esatto (ride, ndr). Il supporto sul web me l’ha dato<br />

il mio compagno, che aveva già all’attivo il sito più<br />

importante sul fisco – del resto faceva il commercialista<br />

-, quindi aveva un discreto know-how. A lui<br />

l’hardware a me il contenuto: cibo e cucina.<br />

Una coppia che condivide il lavoro ha una marcia<br />

in più?<br />

Sono assolutamente convinta di questo. Tra l’altro<br />

non siamo solo una coppia perché anche nostra figlia<br />

Debora lavora con noi già dal progetto iniziale.<br />

Sembra davvero la storia del “mulino bianco”,<br />

rallegramenti!<br />

È vero! Ci credevamo tutti quanti. Mia figlia,<br />

quando abbiamo iniziato, aveva 22 anni: insieme<br />

a me si è occupata - da subito - dei contenuti. Nel<br />

frattempo il mio compagno si dedicava all’indicizzazione<br />

e al Seo (il posizionamento dei link sui motori<br />

di ricerca, ndr) e seguiva, attraverso un programmatore,<br />

l’impaginazione del sito.<br />

Il primo input è stato proporre le ricette?<br />

La prima cosa che ci è venuta in mente guardando i<br />

contenuti sul web, nel 2006, è stata la pessima raffigurazione<br />

delle ricette: non c’erano immagini, foto,<br />

video, dettagli ma solo qualche dato dozzinale. Ricordo<br />

che parliamo di un periodo ancora lontano<br />

dall’esplosione dei blog. Mancava, inoltre, completamente<br />

la spiegazione visiva della preparazione di<br />

un piatto: se ad esempio volevo fare una gubana,<br />

un dolce tipico friuliano, non trovavo nulla in rete.<br />

80 ITA EVENTI


Sonia Peronaci<br />

ha fondato nel 2006,<br />

col marito<br />

Francesco Lopes,<br />

il sito web e video<br />

blog di cucina<br />

GialloZafferano


Sonia Peronaci è la chef più amata del web da quando, alcuni anni<br />

fa, ha cominciato a deliziare i suoi utenti inventandosi Giallozafferano.it.<br />

È stata protagonista di un programma televisivo, In cucina<br />

con Giallozafferano, andato in onda su FoxLife. Ha pubblicato<br />

tre libri per Mondadori: Le mie migliori ricette, Divertiti cucinando e<br />

Guarda che buono! Giallozafferano è il più seguito e importante<br />

sito italiano di cucina: sono oltre un milione e mezzo i visitatori che<br />

lo frequentano ogni giorno, 7.000 i blogger che pubblicano sotto<br />

il suo cappello e innumerevole la community fedelissima di persone<br />

che animano e commentano le ricette con grande passione.<br />

Quindi all’inizio il blog aveva un profilo soprattutto<br />

divulgativo.<br />

Senza dubbio. E anche di avvicinare le persone che<br />

non sapevano cucinare mostrando loro la preparazione,<br />

le immagini e il percorso per fare un piatto.<br />

Con una specifica: noi siamo molto pignoli con<br />

le dosi, non usiamo le frasi “quanto basta”, “a piacere”,<br />

preferiamo essere precisi indicando la giusta<br />

quantità e i tempi di cottura. Anche nella preparazione<br />

non diamo niente per scontato: non troverete<br />

mai la frase “con la crema pasticcera” ma “come<br />

fare la crema pasticcera”, con un video apposito (i<br />

video sono stati aggiunti dal 2009, ndr).<br />

Partecipano anche grandi aziende al vostro<br />

blog?<br />

Quando abbiamo visto che c’era una massiccia<br />

adesione delle persone e stava iniziando a funzionare<br />

bene ci siamo resi conto che mancavano gli investimenti<br />

delle aziende: nel 2006 il web non era – da<br />

loro – minimamente considerato.<br />

E non c’era Masterchef, la grande ondata mediatica<br />

degli Chef e tutto il condotto, a differenza<br />

della Francia. Vi siete ispirati oltralpe?<br />

In realtà ci siamo ispirati a Marta Stewart e al suo<br />

sito, ci piaceva moltissimo. Non nascondo che all’inizio<br />

volevamo fare un sito che parlasse non solo di<br />

cucina ma di tutto quello che gravita intorno alla<br />

casa: la Stewart oltre alle ricette ha la sezione giardinaggio,<br />

cucito e hobbistica varia. Ma alla fine ci<br />

siamo dedicati interamente alle ricette che andavano<br />

fortissimo: per prepararle siamo in ventisette in<br />

redazione.<br />

Ventisette persone? Possibile?<br />

Confermo. Nel 2009 siamo stati acquisiti da un<br />

gruppo editoriale web chiamato Banzai, il quale ha<br />

finanziato una struttura nella quale rendere professionale<br />

ciò che avevamo iniziato a fare nella mia cucina.<br />

Adesso abbiamo due cucine vere, una redazione,<br />

luci, videocamere e tutto quanto occorre per<br />

i video delle ricette.<br />

Definirvi un blog forse è limitativo… Meglio<br />

un portale, quasi un giornale.<br />

Si. Noi nasciamo come sito e siamo esattamente<br />

come un giornale di cucina online. Abbiamo un’agenzia<br />

pubblicitaria esterna per i banner online, per<br />

valorizzare i prodotti delle aziende o fare delle videoricette<br />

apposite.<br />

Oggi che siete diventati leader del vostro settore<br />

è possibile che le grandi aziende vi considerino<br />

insider?<br />

Certo, succede. Spesso desiderano parlare direttamente<br />

con me per condividere la loro filosofia<br />

aziendale; quasi tutti i brand capiscono la potenzialità<br />

del web e adesso questo flusso è più semplice.<br />

Ci viene riconosciuta la qualità, l’impegno e il<br />

dettaglio nel nostro lavoro. Anche aziende poco conosciute<br />

ci affidano il loro prodotto per farlo conoscere.<br />

Vi siete cimentati anche nella ricerca del biologico?<br />

Ci stiamo dedicando soprattutto al mondo delle<br />

intolleranze: noi diciamo sempre di iniziare a cucinare<br />

dagli ingredienti e non dai preparati. Ad<br />

esempio consigliamo di preparare la besciamella e<br />

non di comprare quella pronta; la buccia di un limone<br />

deve essere non trattata e così via. Oltre a me<br />

ci sono dei volti nuovi nel blog, ciascuno con la sua<br />

competenza: ad esempio la cucina vegana, la cucina<br />

senza glutine, la cucina etnica e l’ultima novità è<br />

la cucina veloce che non significa cibi preparati, ma<br />

piatti da preparare in venti minuti.<br />

Siete stati contattati da Masterchef o dalla Parodi<br />

o altre realtà televisive?<br />

In realtà abbiamo già fatto un format televisivo –<br />

In cucina con GialloZafferano - su FoxLife, oltre<br />

120 puntate da dodici minuti l’una facendo delle<br />

ricette con una narrazione più composita. Abbiamo<br />

anche all’attivo tre libri usciti per Mondadori,<br />

tutti andati piuttosto bene.<br />

82 ITA EVENTI


Parliamo di numeri e di utenti unici.<br />

Nei momenti di tranquillità il sito arriva a<br />

1.500.000 di utenti unici al giorno con picchi di<br />

2.200.000. E visto che parlavamo dei libri il primo<br />

ha sorpassato le cinquantamila copie.<br />

Essendo un vero team, un collettivo, non vi volete<br />

cimentare nell’apertura di un ristorante?<br />

Ce l’hanno chiesto in tanti pero’ il tempo che impieghiamo<br />

per realizzare GialloZafferano è molto:<br />

dalle 9 di mattina alle 18.30; avere un locale significherebbe<br />

delegare qualcuno in redazione o nel ristorante.<br />

Un locale è molto impegnativo, lo so per<br />

esperienza perché i miei genitori hanno avuto un<br />

ristorante a Milano. A me l’idea piace, non lo nego;<br />

non escludo di pensarci in futuro.<br />

Dalla risposta si evince che per lei il blog non è<br />

solo business ma soprattutto passione.<br />

Senza la passione GialloZafferano non esisterebbe.<br />

Abbiamo lavorato davvero tantissimo<br />

e affrontato tante cose;<br />

poi è comodo guadagnare un<br />

bello stipendio nella vita ma la<br />

cosa che ci rende più orgogliosi<br />

è che siamo noi oggi a poter<br />

pagare lo stipendio alle persone<br />

che collaborano con noi, in un<br />

momento storico non propriamente<br />

facile.<br />

Com’è il rapporto con il vostro<br />

pubblico?<br />

Quando le persone che seguono<br />

il blog mi incontrano per<br />

strada mi fermano e hanno l’atteggiamento<br />

di incontrare una<br />

amica vera e questo mi rende<br />

felice; la frase più ricorrente è<br />

“grazie che mi salvi sempre la<br />

cena”. Noi abbiamo un target abbastanza giovane,<br />

in maggioranza dai 25 ai 45 e quindi persone che<br />

spesso iniziano a voler imparare a cucinare. L’interazione<br />

è anche sulle ricette: c’è un “botta e risposta”<br />

continuo sul blog, dialoghiamo ogni giorno in<br />

mille modi diversi anche facendo presentazioni e<br />

raduni per vederci di persona.<br />

Avete molta concorrenza? Vi guardate le spalle?<br />

In fondo siete anche un modello di business…<br />

Dopo la grande moda dei blog adesso stanno nascendo<br />

diversi siti di cucina basati sul nostro modello.<br />

Penso sia una cosa fisiologica: c’è sempre uno<br />

che parte e gli altri copiano.<br />

Quanto ha influito che una realtà come Banzai?<br />

Tantissimo. Senza il loro supporto non saremmo<br />

arrivati dove siamo oggi. Banalmente quando andavamo<br />

a bussare alle porte ci dicevano: voi cosa<br />

fate? E noi rispondevamo, il web. E la reazione era<br />

tagliente: ah ma quelli che hanno fatto web sono<br />

falliti.<br />

Avete scommesso in tempi nei quali nessuno<br />

investiva o aveva lungimiranza.<br />

Sicuramente: bisogna anche tenere presente che<br />

per quattro anni non abbiamo preso un centesimo.<br />

E quando è entrata Banzai abbiamo preferito continuare<br />

un anno senza ritorni economici ma investendo<br />

sui collaboratori.<br />

Secondo lei questo vostro “modello” è esportabile<br />

anche in altri settori quali musica, libri,<br />

film o no? E avete pensato anche a un magazine<br />

cartaceo?<br />

Io credo che si possa guardare tutto ciò che ci circonda<br />

con occhi diversi ed inventarsi un lavoro.<br />

Quindi in qualsiasi campo. Dico sempre ai ragazzi<br />

di capire come vedono una cosa oggi e come<br />

potrebbe essere domani, che è quello che ho fatto<br />

io all’epoca. Per il magazine<br />

ci vorrebbe una redazione per<br />

poter fare un mensile accurato<br />

e in Italia si tende più ad acquistare<br />

un giornale di cucina straniero<br />

o comunque “importato”<br />

e “italianizzato”; sono magazine<br />

con budget di multinazionali.<br />

I grandi Chef come vi considerano?<br />

Non lo so. Ma so che il nostro<br />

blog lo consultano un po’ tutti<br />

più che altro per le idee. Con<br />

alcuni di loro ho parlato spesso,<br />

mi dicono che nei loro ristoranti<br />

guardano qualche ricetta<br />

per prendere spunto. Ci hanno<br />

chiamato da Mastechef per<br />

ospitarci nella fascia quotidiana<br />

della trasmissione, sono andata come ospite nelle<br />

prime due edizioni. Sottolineo che il nostro target<br />

sono le famiglie, le persone semplici che amano<br />

la cucina, noi parliamo a tutti anche e soprattutto a<br />

chi vuole imparare a cucinare.<br />

Domanda finale: a quale piatto in particolare<br />

non rinuncerebbe mai?<br />

Secondo me sono sempre quelli che ti ricordano<br />

la tua infanzia. Io avevo la nonna austriaca<br />

che mi preparava gli spätzle, conosciuti molto anche<br />

in Trentino e Alto adige. Sono molto veloci da<br />

fare, con erba cipollina, burro e parmigiano o con<br />

gli spinaci e ogni volta che li preparo torno davvero<br />

bambina. Ho preso da mia madre altoatesina<br />

la precisione e da mio padre calabrese l’ospitalità<br />

e l’allegria.<br />

È sempre dall’unione dei contrasti che vengono<br />

i successi.<br />

84 ITA EVENTI


zapping<br />

RAUL CREMONA,<br />

L’ARTE DELL’ILLUSIONE<br />

Ha realizzato uno dei suoi sogni, un Festival della magia al Teatro Manzoni con una serie<br />

di sold-out. Oltre al suo show itinerante è in uscita il libro Il grande Zirmani. Nell’intervista<br />

a Itaeventi racconta la sua passione per la magia. di Andrea Thomas<br />

“Un mago non deve mai fare i complimenti a se<br />

stesso, deve prima esibirsi…”<br />

Quando ha capito di voler fare l’illusionista?<br />

Noi dell’ambiente diciamo che si tratta del “bacillus<br />

magicus”. È un qualcosa che scatta ad un certo<br />

punto della vita non sapendo bene il perché. Nel<br />

mio caso lo ricordo bene: avevo otto anni quando<br />

mia nonna mi regalò una scatola, era il 1968.<br />

Qundi prima ancora dell’avvento in tv di Silvan<br />

avvenuto nel 1969 con la trasmissione Scala reale<br />

condotta da Peppino De Filippo. In questo programma<br />

il mago produceva con le mani delle carte<br />

con la scritta Scala reale. Prima ancora ricordo<br />

di aver visto – durante la Tv dei ragazzi – due mani<br />

bianche che spuntavano dal nero: credo fossero di<br />

un prestigiatore inglese e la trasmissione si chiamava<br />

Occhio al trucco. Quelle mani mi catturarono subito<br />

insieme alla scatola regalata di mia nonna contenente<br />

un libricino di Ranieri Bustelli, un famoso<br />

illusionista del secolo scorso. Nel Festival della magia<br />

che ho organizzato lo scorso gennaio al Teatro<br />

Manzoni di Milano, ho cercato di riproporre proprio<br />

quei sapori tipici di Bustelli. Nella scatola c’erano<br />

anche le carte, la bacchetta e il cilindro.<br />

Quindi era il sogno che voleva realizzare “da<br />

grande”?<br />

Per me è stata subito passione; credo si<br />

tratti di attrazione come succede spesso<br />

quando scopri la musica: prendi la chitarra,<br />

la guardi, la giri, ti<br />

accorgi della forma e provi<br />

a suonarla.<br />

Quando ha iniziato ad esibirsi?<br />

All’inizio davanti agli amici verso i diciassette<br />

anni. Mi iscrissi al Circolo magico<br />

di Milano, del quale oggi sono Presidente.<br />

Si possono iscrivere anche i bambini?<br />

Direi che va bene per i bambini che sono dentro gli<br />

adulti. È un arte un po’ complessa: l’ideale è iniziare<br />

verso i quattordici anni. Molti iniziano guardando<br />

You Tube, soprattutto per i giochi con le carte.<br />

Anche se credo che la vera consapevolezza si raggiunge<br />

verso i diciassette anni. Nella prestigiazione<br />

ci sono tantissime discipline: la chimica, la fisica,<br />

psicologia, recitazione, un insieme di parametri<br />

complessi come il linguaggio del corpo ad esempio.<br />

Molti lasciano perdere dopo un po’ di tempo, alcuni<br />

hanno una passione innata: prosegue chi ha un<br />

microcosmo dentro.<br />

Prestigiatore e illusionista sono due “professioni”<br />

diverse?<br />

È la stessa cosa: mago, illusionista, prestigiatore.<br />

A queste parole si possono dare molti significati.<br />

Mago può essere un sacerdote, un rabbino; nella<br />

cultura ebraica lo erano anche i cabalisti. È mago<br />

anche chi fa i giochi di prestigio.<br />

86 ITA EVENTI


ITA EVENTI 87


Lei sul palco propone illusionismo?<br />

Si, grandi illusioni: la donna entra in una scatola<br />

poi sparisce e ne appare un’altra. Un’illusione.<br />

Quindi non c’è la velleità di fare qualcosa di soprannaturale?<br />

La velleità è quella di simulare il soprannaturale.<br />

In realtà in questo teatro del soprannaturale si cerca<br />

di trasformare la realtà, che poi è quello che avviene<br />

nel teatro.<br />

Ma nel privato viene mai voglia di tentare qualcosa<br />

di soprannaturale?<br />

Parliamo di malandrini:<br />

uscirà a breve un mio libro<br />

nel mese di maggio<br />

che si chiamerà Il grande<br />

Zirmani. È la storia di<br />

un veggente che è vissuto<br />

nel secolo scorso. E anche<br />

un pretesto per raccontare<br />

una biografia lacunosa<br />

di un personaggio che<br />

vive abusando della prestigiazione.<br />

Si può abusare<br />

della prestigiazione<br />

per millantare poteri soprannaturali.<br />

Quindi la<br />

risposta è questa: si può<br />

usare l’illusionismo per<br />

imbrogliare mentre la<br />

professione del prestigiatore<br />

è una carriera tutta<br />

improntata a divertire il<br />

pubblico e a smascherare<br />

tutti coloro che usano<br />

l’illusionismo. È una vocazione<br />

artistica.<br />

C’è anche l’ipnosi nelle sfumature<br />

dell’illusionista?<br />

Si. Ventriloquia, mentalismo, chimica, scienza, fisica.<br />

Se io gratto il muro e vedi una macchia e lo<br />

faccio passare come illusionismo, lo diventa. È l’arte<br />

di far credere agli altri di simulare il soprannaturale.<br />

Quindi – nella sostanza – un illusionista che<br />

sale su un palco è un personaggio istrionico che<br />

cerca di affabulare?<br />

Prendiamo l’esempio del manipolatore di tortore:<br />

l’autore fa lo stesso numero per tutta la vita e dura<br />

in totale undici minuti. Lui sostiene che quando<br />

appaiono le tortore nelle sue mani non crede ci sia<br />

una tecnica. È convinto che appaiono veramente<br />

nelle sue mani. Del resto se me ne convinco io forse<br />

si convince anche il pubblico. L’arte dell’illusionismo<br />

è anche una compenetrazione dell’artista nel<br />

ruolo ovvero “io sono il mago e faccio la magia”.<br />

Il Festival della magia durato alcuni giorni è<br />

stato un grande successo, sempre sold out. Diventerà<br />

un appuntamento fisso? Ci sarà anche<br />

un suo tour individuale? E in tv?<br />

Lo spettacolo teatrale che porto in giro si chiama<br />

Prestigi. Ho investito molto sul Festival della magia<br />

al Teatro Manzoni di Milano: non sto pensando<br />

di farlo diventare un appuntamento itinerante<br />

ma ripeterlo come appuntamento fisso proprio<br />

a Milano, soprattutto vista<br />

la grandissima risposta<br />

del pubblico. Ogni<br />

mago ha una città nella<br />

quale è più popolare di<br />

altri: se vado a Cremona<br />

trovo il mio pubblico ma<br />

a Firenze c’è chi –magari<br />

– preferisce un toscano<br />

e così via.<br />

La sua formula è un<br />

misto di illusionismo e<br />

cabaret e il pubblico la<br />

gradisce molto.<br />

Il cabaret è nato in televisione<br />

con Zelig del quale<br />

sono socio fondatore.<br />

Uno dei primi spettacoli<br />

di questo tipo, una pedana<br />

vera. È arrivato al suo<br />

punto massimo di esposizione.<br />

Noi venivamo<br />

da una scuola che prevedeva<br />

nipoti del varietà:<br />

quindici anni di gavetta,<br />

minimo. Adesso basta<br />

mettersi su You Tube e via.<br />

Con questa comunicazione veloce è facile anche<br />

accellerare in tv e altrettanto facilmente andarsene.<br />

Invece la nostra scuola significava vivere di Drive in<br />

per dieci anni, di Mai dire gol per sei. Oggi se qualcosa<br />

dura un anno è tanto.<br />

In questi tempi di frammentazione diventare<br />

Silvan oggi è impossibile?<br />

Impossibile perché quel tipo di illusionismo era contemplato<br />

nel varietà. Il varietà non esiste più, è anacronistico.<br />

È bello pensare un Silvan nella tradizione<br />

piuttosto che nella continuità. I Silvan di oggi si<br />

chiamano Dynamo, Derren Brown, Criss Angel…<br />

88 ITA EVENTI


ITA EVENTI 89


Ha ancora sogni nel cassetto?<br />

Mi piacerebbe – nella mia fase di maturità – avvicinarmi<br />

a un pubblico giovane. Per giovane<br />

non intendo i ragazzini: a loro dedico un programma<br />

ideato da me su Rai Gulp che si chiama<br />

Magic. In Italia la magia non può funzionare:<br />

l’illusionista classico deve andare all’estero perché<br />

si lavora a differenza che da noi. Soprattutto<br />

da noi c’è poca richiesta, abbiamo pochi teatri<br />

dedicati a questo; poi siamo tartassati di tasse. Io<br />

porto artisti internazionali su un palco dal vivo,<br />

non in tv. Riesco – nonostante tutto – a investire<br />

grazie alla mia grande passione, quella nata con<br />

la scatola della nonna.<br />

90 ITA EVENTI


fumetti<br />

SIO, DA SCOTTECS<br />

A TOPOLINO<br />

A cinque anni sognava di disegnare fumetti. Oggi è il più<br />

popolare tra i fumettisti italiani attraverso i canali YouTube e<br />

altri social e il suo Scottecs magazine. In attesa di realizzare<br />

un cd con le parodie di grandi successi internazionali e il<br />

suo primo videogame, è approdato al suo primo traguardo:<br />

disegnare Topolino. di Alessandro Biondi<br />

Nato a Verona, ventisette<br />

anni, Simone Albrigi<br />

detto Sio è il nuovo astro<br />

nascente dei fumetti italiani. I<br />

suoi personaggi sono divertenti,<br />

ironici, intelligenti, imprevedibili<br />

e “smart”. Nascono per<br />

confluire su YouTube, Facebook,<br />

Twitter e Instagram e, subito<br />

dopo, attraverso libri e Scottecs<br />

magazine, il suo vero e proprio<br />

“giornalino”. Scrive storie per<br />

Topolino, da sempre il più importante<br />

fumetto in Italia. Le<br />

sue parodie dei successi internazionali<br />

sono la colonna sonora<br />

dei bambini e dei ragazzini,<br />

grazie a un linguaggio “nuovo”<br />

e esilarante. Impossibile non imbattersi<br />

nel video della parodia<br />

della presentazione dell’iPhone:<br />

i suoi disegni animati uniti alla<br />

sua voce creano un mix di risate<br />

e riflessioni. Itaeventi lo incontra<br />

a Verona, anche se da poco vive<br />

a Venezia, in sella a un prototipo<br />

di bicicletta “piegabile” e ai suoi<br />

due inseparabili laptop e l’immancabile<br />

zaino. La sua immagine<br />

è quella di un cittadino del<br />

mondo o, se preferite, un piccolo<br />

marziano.<br />

Ecco l’insolita prima domanda:<br />

anche se il focus sono i<br />

fumetti ha ottenuto un grande<br />

successo con il suo canale<br />

YouTube per le parodie delle<br />

hit internazionali, ad esempio<br />

Adele ( “Hello” diventa<br />

“Ciaone”) e Daft Punk, oltre<br />

che per alcuni brani inediti<br />

(“Cactus su uno skateboard”).<br />

Per non parlare delle collaborazioni<br />

con artisti affermati<br />

(Elio e le storie tese, Lo stato<br />

sociale). Non sarebbe l’ora di<br />

pubblicare un cd? Nelle scuole<br />

elementari i ragazzi sanno tutti<br />

i brani a memoria…<br />

Vero, Elio e le storie tese mi<br />

hanno contattato per fare il video<br />

di “Luigi il pugilista”. Le<br />

parodie delle canzoni sono realizzate<br />

con Google translate e<br />

in parte con mie “aggiunte”. È<br />

importante che la traduzione di<br />

Google sia divertente altrimenti<br />

rinuncio a fare la parodia. Alla<br />

pubblicazione di un album ci ho<br />

già pensato, sono già in contatto<br />

con una casa discografica. Ma la<br />

mia priorità, almeno in questo<br />

momento, sono i fumetti. L’anno<br />

scorso la priorità è stata iniziare,<br />

quest’anno sarà “espandersi”. È<br />

importante per me concentrarmi<br />

principalmente sul fumetto, tutte<br />

le altre cose mi divertono ma<br />

vengono dopo.<br />

Ci racconta quando è nata<br />

la passione per il fumetto e<br />

quando si è trasformata in un<br />

vero e proprio lavoro?<br />

Tutto è cominciato con Topolino.<br />

Quando avevo cinque anni<br />

ho iniziato a leggerlo e un anno<br />

dopo avevo già deciso di diventare<br />

un realizzatore di fumetti.<br />

92 ITA EVENTI


Quale dei personaggi di Topolino<br />

l’ha ispirata di più?<br />

Paperino da subito; Paperinik e<br />

Pk nella mia adolescenza. Ho conosciuto<br />

il loro staff di disegnatori<br />

e ho fatto una cena con loro<br />

durante la fiera Lucca Comics ed<br />

ero imbarazzatissimo, circondato<br />

da tutti questi “mostri sacri”<br />

della mia infanzia. È bellissimo<br />

vedere che sono delle persone<br />

meravigliose.<br />

Cosa si prova ad aver realizzato<br />

il proprio sogno di bambino?<br />

Sono la persona più felice del<br />

mondo. Sto facendo esattamente<br />

quello che volevo da bambino.<br />

Quando ha iniziato a fare<br />

qualcosa di concreto nel mondo<br />

dei fumetti?<br />

Alla scuola elementare. Mi facevo<br />

dare dei diari in più - perché<br />

ne distribuivano alcuni gratis a<br />

scuola – e in questo modo ne tenevo<br />

uno per i compiti e uno per<br />

disegnare i fumetti. Alle scuole<br />

elementari ero uno studente abbastanza<br />

bravo e disegnavo fuori<br />

dalle ore di lezione. Andando<br />

avanti con l’età ho disegnato<br />

“anche” durante le ore di insegnamento.<br />

Fino all’iperbole di<br />

fotocopiare una <strong>rivista</strong> che mi<br />

autoproducevo nelle ore di lezione<br />

alla scuola superiore, dicevo<br />

sempre ai professori che dovevo<br />

andare in bagno (ride, ndr).<br />

I personaggi dei suoi primi<br />

fumetti sono quelli che conosciamo<br />

oggi o altri?<br />

L’uomo Scottecs, l’uomo lumaca<br />

e l’albero saggio sono sempre stati<br />

il nucleo dei miei personaggi.<br />

L’uomo Scottecs è quello a cui<br />

sono più affezionato.<br />

I suoi genitori la incoraggiavano?<br />

Mi sostenevano e mi facevano<br />

anche qualche complimento.<br />

Io, nel frattempo, ho detto loro<br />

che andavo a laurearmi in lingue<br />

orientali, giapponese per la precisione.<br />

Perché proprio il giapponese?<br />

Per i manga? Per Mazinga e<br />

Goldrake? Lupin?<br />

No, Mazinga e Goldrake non<br />

mi è mai capitato di vederli, sono<br />

della generazione sbagliata; Lupin<br />

invece si. E anche per i manga<br />

e anime. Soprattutto perché<br />

mi piacciono le lingue. Il ragionamento<br />

era più o meno questo:<br />

non posso fare fumetti subito e la<br />

scuola internazionale di Comics<br />

costa cinquemila euro all’anno (e<br />

non ne dispongo). Oggi di scuole<br />

di fumetto ce ne sono oltre<br />

diciotto, in molte città. Quindi<br />

mi son detto: vado – intanto -<br />

a studiare all’Università. Cosa<br />

scegliere? Giurisprudenza no,<br />

Economia & commercio? LOL<br />

(risata negli emoticon, ndr), arte<br />

e lingue anche si. Io volevo fare i<br />

fumetti ma non studiare arte, al<br />

massimo tantissimi fumetti.<br />

Non ha ancora citato la Marvel…<br />

Sono a secco dei fumetti Marvel,<br />

zero. Tanti della mia generazione<br />

leggono questi fumetti ma<br />

io, non avendo mai avuto molti<br />

soldi in tasca, ho fatto una scelta<br />

e prendevo solo fumetti Disney e<br />

qualche manga. Mi ha anche un<br />

po’ allontanato la parte relativa<br />

ai contenuti, questi universi paralleli:<br />

mi piace leggere una storia<br />

non appesantita da universi<br />

paralleli.<br />

Alla fine quale Università ha<br />

scelto?<br />

Lingue e letteratura orientale.<br />

Durante l’Università son andato<br />

a studiare tre mesi a Sapporo in<br />

Giappone dove la vita non costa<br />

come a Tokyo, soprattutto l’affitto<br />

di una casa. Volevo imparare<br />

soprattutto la lingua, adoro sia<br />

l’inglese e il giapponese che parlo<br />

correttamente. E insegnavo<br />

in sei scuole – tra queste anche<br />

un asilo - inglese e italiano ai<br />

giapponesi. Ho anche aggiustato<br />

computer nel frattempo. Poi<br />

dopo l’Università son tornato in<br />

Giappone e lì ho aperto il mio<br />

canale YouTube.<br />

Quanti follower ha oggi su<br />

YouTube?<br />

Un milione.<br />

94 ITA EVENTI


Li stessi di Favij.<br />

No, lui ne ha un milione e mezzo.<br />

L’ho conosciuto ed è una persona<br />

in gamba e poi lavora come<br />

un mulo, tantissimo.<br />

Oltre alla parodie delle hit<br />

musicali cosa ha iniziato a postare<br />

su YouTube, le strisce di<br />

fumetti?<br />

Attenzione: la striscia cosiddetta<br />

è composta da tre, quattro vignette,<br />

il fumetto è tutto quello che<br />

comprende le vignette stampate.<br />

All’inizio sul canale di YouTube<br />

proponevo cose indefinibili:<br />

video con vignette non animate.<br />

Poi i corti di animazione.<br />

Ad esempio la parodia della<br />

presentazione del nuovo iPhone,<br />

veramente esilarante.<br />

Si, comunque delle animazioni.<br />

Prima di YouTube ho aperto un<br />

blog di fumetti nel 2006. Nel<br />

2008 ho ricevuto la telefonata<br />

delle edizioni Schockdom dopo<br />

che ho fatto parte di Nuvole elettriche,<br />

un circuito di webcomiche<br />

italiane. Grazie a un accordo<br />

di Nuvole elettriche con Schockdom<br />

è venuto fuori che il mio<br />

lavoro piaceva molto e mi hanno<br />

chiesto di pubblicare qualcosa di<br />

monografico. E tra le altre cose<br />

non cercatela perché è bruttissima<br />

(ride, ndr).<br />

La verità è che lei non è mai<br />

soddisfatto dei suoi lavori,<br />

vorrebbe sempre migliorarli<br />

come tutti i perfezionisti.<br />

Infatti è appena uscito Scottecs<br />

magazine n.5 e già lo odio.<br />

Quando sono tornato dal Giappone<br />

in Italia ho scoperto che<br />

con YouTube avevo un feedback<br />

di migliaia di persone e così ho<br />

deciso di pubblicare ogni giorno<br />

una striscia su Facebook. E da<br />

due anni mantengo l’impegno.<br />

Dal Giappone non riuscivo a<br />

rendermi conto del seguito ma<br />

una volta rientrato in Italia ho<br />

trovato duecento persone alla<br />

presentazione di un mio libro,<br />

per molto tempo eravamo al<br />

massimo in tre.<br />

Significa aver avuto tenacia<br />

e costanza fuori dal comune;<br />

evidentemente ci credeva molto<br />

nel suo talento.<br />

Io sapevo che avrei fatto questo.<br />

Mi sono solo stupito di quanto<br />

sia avvenuto in fretta.<br />

Quando è arrivata la chiamata<br />

dalla redazione di Topolino?<br />

Con un approccio online con<br />

Tito Faraci, storico disegnatore<br />

dell’albo. Avevo fatto una piccola<br />

intervista sul web nella quale<br />

parlavo di Ridi Topolino, una<br />

collana interamente disegnata<br />

da Faraci: era superdemenziale<br />

ed è una delle cose che più mi<br />

ha influenzato nella mia carriera<br />

artistica. Mi diverto tantissimo<br />

a fare i fumetti per Topolino.<br />

Hanno pubblicato a novembre<br />

anche un albo chiamato “Topolino<br />

incontra Sio”!<br />

Su YouTube ha aperto anche<br />

un altro canale chiamato<br />

Bonsai con una serie di storie<br />

brevi.<br />

Dunque, le fiabe brevi le facciamo<br />

io e Francesco Muzzopappa, lui<br />

le scrive e io le animo e metto la<br />

voce. Bonsai Tv è il canale del mio<br />

network, ci fa avere anche qualche<br />

pubblicità e qualche soldino.<br />

Produce guadagni il canale di<br />

YouTube?<br />

Diciamo che è sempre più difficile:<br />

la quantità di valore che crei<br />

per YouTube è estremamente<br />

sproporzionata rispetto al ritorno<br />

economico. È ancora più difficile<br />

per chi fa animazione: per produrre<br />

un minuto di animazione<br />

ci metti una giornata intera. Per<br />

YouTube la metrica più importante<br />

è la quantità di tempo che<br />

le persone passano sul canale.<br />

Quindi se un video è lungo è<br />

meglio mentre i miei sono tutti<br />

cortissimi. Parlavo l’altro giorno<br />

con lo staff del mio network<br />

americano (il mio canale inglese)<br />

e mi spiegavano che i miei video<br />

producono grande engagement.<br />

Sta cercando di “fare il botto”<br />

anche all’estero?<br />

Certamente! È il progetto a lungo<br />

termine.<br />

ITA EVENTI 95


Per farsi conoscere è più funzionale<br />

YouTube o Facebook,<br />

Twitter o Instagram?<br />

Per raggiungere il pubblico You-<br />

Tube e Facebook insieme. Preferisco<br />

Instagram a Twitter, c’è<br />

un engagement pazzesco! Se sul<br />

mio profilo Twitter (30.000 followers)<br />

posto qualcosa di molto<br />

figo ho magari centro re-tweet o<br />

like mentre sul profilo di Instagram<br />

(25.000 followers) se posto<br />

una foto ho un feedback di oltre<br />

duemila like.<br />

Poi ci sono i suoi libri e il magazine<br />

Scottecs, arrivato al<br />

quinto numero.<br />

Ho fatto diversi libri di fumetti<br />

oltre a pubblicare il trimestrale<br />

Scottecs magazine. Ci metto un<br />

mese a completarlo. Inoltre sono<br />

in preparazione due progetti ma<br />

super-segreti.<br />

Ha uno zaino con due computer,<br />

qualunque luogo può essere<br />

il suo “ufficio”?<br />

Esattamente. Ho un piccolo<br />

Mac e un altro computer per<br />

disegnare, posso fare tutto in un<br />

luogo qualunque.<br />

Si è mai ispirato ad alcuni modelli<br />

di fumetti italiani?<br />

I miei punti di riferimento sono<br />

Tito Faraci e Silvia Ziche dal<br />

mondo Disney. Un fumetto che<br />

mi piace molto è Calvin & Hobbes<br />

di Bill Watterson.<br />

La comicità di Calvin & Hobbes<br />

è molto sottile, delicata. E<br />

ha molti livelli di lettura.<br />

È proprio per questo che mi<br />

piace: riuscire a fare quel tipo di<br />

umorismo che colpisce esattamente<br />

dove vuoi tu.<br />

Essendomi innamorato soprattutto<br />

del formato striscia Calvin<br />

& Hobbes è insuperabile. Il mio<br />

obiettivo è riuscire a diventare<br />

Bill Watterson da grande.<br />

Ci sono altri disegnatori contemporanei<br />

in Italia che le<br />

piacciono?<br />

Daw ovvero Davide Bearardi.<br />

Mentre in Francia da molti<br />

decenni il fumetto è sempre<br />

stato considerato cultura esattamente<br />

come un romanzo in<br />

Italia questo “salto di qualità”<br />

è avvenuto solo recentemente.<br />

E le fiere del fumetto<br />

sono gremite di pubblico.<br />

Adesso in Italia c’è una fiera del<br />

fumetto quasi ogni settimana.<br />

Comicon di Napoli è una di<br />

quelle che sta crescendo di più,<br />

in una location bellissima e ottimamente<br />

organizzata. La fiera<br />

di Lucca è una cosa a parte,<br />

è diventata un vero e proprio<br />

punto di riferimento per indie e<br />

mainstream.<br />

Qual è il suo prossimo goal?<br />

Finire il mio primo videogioco,<br />

Super cane magik Zero.<br />

Lo stiamo preparando e, nel<br />

frattempo, sono uscite alcune<br />

realease per computer.<br />

Una volta compiuto uscirà su<br />

tutte le piattaforme possibili:<br />

Wii, Playstation, Xbox etc.<br />

Il suo desiderio principale è<br />

quello di far uscire il bambino<br />

che si nasconde in ognuno<br />

di noi?<br />

Quando mi dicevano tutti<br />

“guarda che poi si cresce, si<br />

cambia” io rispondevo sempre<br />

“io non voglio cambiare”. Voglio<br />

continuare a divertirmi. E,<br />

incidentalmente, succede che<br />

faccio divertire anche molti altri.<br />

A me piace stare a casa a fare<br />

i fumetti.<br />

96 ITA EVENTI

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