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n.<strong>15</strong><br />
GABRIELLA<br />
MAGNONI<br />
DOMPÉ<br />
Una storia di donne
sommario<br />
in questo numero<br />
14.<br />
26.<br />
Storie di donne:<br />
Gabriella Magnoni Dompé<br />
Barbara Stefanelli:<br />
Alla ventisettesima ora<br />
32.<br />
36.<br />
Picasso e le sue passioni<br />
Hernandez Art Gallery<br />
42.<br />
Daniele Colombo:<br />
Glitter e torte “finte”<br />
54.<br />
62.<br />
70.<br />
74 .<br />
80.<br />
86.<br />
92.<br />
Lorenzo Suraci: Very normal people<br />
Libri: Fabio Canino<br />
Ernst Knam<br />
Pietro Leeman<br />
Giallo Zafferano<br />
Raul Cremona<br />
Sio<br />
n.<strong>15</strong><br />
Iscritta con l’autorizzazione del Tribunale<br />
di Milano al numero 335 del 25/10/2013<br />
www.itaeventi.it<br />
www.facebook.com/itaeventi<br />
twitter.com/itaeventi<br />
Direttore responsabile<br />
Guido Biondi<br />
Grafiche e impaginazione<br />
Massimiliano Pallai<br />
Hanno collaborato a questo numero:<br />
HeLLeR, Bruno Quiriconi, Andrea Thomas,<br />
Alessandro Biondi.<br />
Editore - Concessionaria di Pubblicità<br />
MediaAdv s.r.l.<br />
Via A. Panizzi, 6 - 20146 Milano<br />
Tel. +39 02 43986531<br />
info@mediaadv.it<br />
www.mediaadv.it<br />
Stampa<br />
Mediaprint s.r.l.<br />
Via Brenta, 7<br />
37047 San Giovanni Lupatoto (VR)<br />
finito di stampare febbraio 2016
editoriale<br />
Una storia di donne è il titolo dell’intervista<br />
a Gabriella Magnoni Dompé.<br />
Una famiglia matriarcale, una donna<br />
imprenditrice, l’impegno nel sociale.<br />
Esperienze tramandate di madre in<br />
figlia. Il titolo poteva essere La forza delle donne.<br />
Non solo bellezza ma, soprattutto, creatività,<br />
comunicazione, network. Sono tutti fattori nei<br />
quali le donne contemporanee eccellono. Basta<br />
leggere l’intervista alla ViceDirettrice del Corriere<br />
della Sera Barbara Stefanelli, un carattere forte e<br />
una grande competenza in un mondo nel quale i<br />
vertici sono ancora quasi tutti di segno maschile.<br />
Chi meglio di Sonia Peronaci, protagonista del<br />
blog Giallo Zafferano, è riuscita a conquistare<br />
il pubblico del web? Per bilanciare il numero<br />
abbiamo pubblicato le interviste al patron di Rtl<br />
102.5 Lorenzo Suraci, allo Chef stellato Pietro Leeman<br />
del Ristorante Joia, al Re del cioccolato Ernst<br />
Knam al mago Raul Cremona, al fumettista Sio e<br />
all’artista Daniele Colombo. Buona lettura. (G.B.)<br />
8<br />
ITA EVENTI
moda&accessori<br />
ALTALEN<br />
Antonina Nafì De Luca ed Elena<br />
Todros nel 2012 hanno creato<br />
un brand che unisce in simbiosi<br />
due visioni distinte: quella della<br />
bellezza - l’arma più importante<br />
per combattere in un mondo<br />
che ne è spesso privo - e quella<br />
del gioco, gioco bambinesco<br />
che offre uno sguardo incantatore<br />
Il progetto ha avuto come fine<br />
quello di creare un atelier<br />
di cappelli, e altri accessori<br />
su richiesta.<br />
Tutti Pezzi unici su misura con<br />
rivisitazioni di materiali di ogni<br />
genere, usando anche tecniche di<br />
pittura e tintura per ogni singolo<br />
pezzo: la sperimentazione su<br />
materiali e forme è una loro<br />
caratteristica; è anche possibile<br />
noleggiare per eventi speciali.<br />
Organizzano sedute di “hat<br />
therapy”, il potere benefico che ha<br />
un cappello sulla testa. Essendo<br />
l’alto artigianato il principio<br />
dell’arte cercano costantemente<br />
condivisioni nell’ambito dell’arte<br />
e della fotografia, con auterovoli<br />
artisti quali Settimio Benedusi,<br />
Giovann Gastel, Toni Thorimbert,<br />
Brigitte Niedermair, e molti altri.
ITA EVENTI 11
web<br />
Shop online: COLETTE<br />
Aperto nel 1997, il concept-store Colette è unanimamente<br />
risconosciuto come uno degli store<br />
cult per il design, la moda e gli accessori (con<br />
qualche divagazione nella musica di tendenza<br />
e nell’high-tech). Inoltre i brand e gli artisti<br />
più famosi fanno la fila per firmare una limited<br />
edition di un prodotto o di una collezione appositamente<br />
creata per Colette. www.colette.fr<br />
12 ITA EVENTI
cover<br />
UNA STORIA DI DONNE<br />
Gabriella Magnoni Dompé oltre ad essere imprenditrice si dedica da molti anni all’impegno<br />
sociale con diversi progetti. Un impegno trasmesso da sua madre e che a sua volta cerca di<br />
tramandare a sua figlia. di Guido Biondi<br />
“Io vengo da una famiglia matriarcale, nella quale<br />
l’elemento femminile è sempre stato predominante.<br />
Mia madre ha dovuto inventarsi imprenditrice, io<br />
sono stata “formata” per essere imprenditrice.<br />
Cosa le ha insegnato sua madre?<br />
Mia madre mi ha insegnato la responsabilità sociale<br />
e la cura dei valori. Io non volevo fare l’imprenditrice:<br />
avrei voluto essere una interprete giurata<br />
all’O.N.U. e, di conseguenza, studiare lingue. Purtroppo<br />
non mi è stato possibile perché figlia unica,<br />
senza padre: avevo un’azienda e una tradizione<br />
famigliare da portare avanti. Quindi, dagli Stati<br />
Uniti sono rientrata in Italia e mi sono laureata<br />
in Analisi delle decisioni strategiche all’Università<br />
Bocconi di Milano. Solo negli anni 2000 ho potuto<br />
conseguire un master nel settore immobiliare, in<br />
quanto negli anni ottanta non esisteva simile specializzazione<br />
a Milano.<br />
E la sua vita privata?<br />
Mi sono sposata due volte: una in giovanissima età<br />
e una seconda volta a 32 anni. Il secondo matrimonio<br />
è stato con il padre di mia figlia Rosyana,<br />
Sergio Dompé. Con lui ho vissuto un’epoca di entusiasmo<br />
e innovazione: nascevano le biotecnologie.<br />
La mia passione per la “comunicazione” è stata<br />
appagata, sono venuta in contatto con persone di<br />
grandissima levatura internazionale. Sono ancora<br />
grande amica del premio Nobel Kary Mullis<br />
e di sua moglie Nancy. Mullis è stato l’autore del<br />
processo di clonazione del DNA (PCR), grazie al<br />
quale abbiamo oggi il test del DNA. Dopo la separazione<br />
sono ripartita da me stessa nel mio lavoro<br />
e in un lungo percorso di aiuto verso il prossimo.<br />
Può sembrare strano ma è così. Il modo migliore<br />
per rendersi utile è regalare ciò di cui più prezioso<br />
abbiamo: la nostra esperienza, e l’esperienza dei<br />
nostri problemi. Ho iniziato in qualità di figlia a<br />
occuparmi dell’associazione “Emergenza Anziani”,<br />
di cui sono stata vicepresidente. Nota ai più per la<br />
famosa campagna “adotta un nonno” dei primi<br />
anni 2000 sostenuta dal Comune di Milano e da<br />
Renato Pozzetto. Come figlia mi sono occupata di<br />
anziani perché avevo una mamma anziana e conoscevo<br />
molto bene i suoi/miei problemi di ogni giorno;<br />
come donna e come mamma mi sono dedicata<br />
alle problematiche dei bambini e delle donne. Ogni<br />
associazione che sostengo è scelta dal momento di<br />
vita in cui mi trovo: solo così sono certa di dare me<br />
stessa.<br />
Qual è il progetto che l’ha coinvolta maggiormente?<br />
Senza dubbio la Casa Pediatrica di cui sono Ambassador.<br />
Un progetto in continuo divenire con<br />
iniziative legate a problematiche mediche e psicologiche<br />
relative ai bambini. Ultimamente stiamo<br />
ricoprendo la facciata d’ingresso di via Fatebenesorelle,<br />
tappezzandola con le figure di super-eroi, ideati<br />
dall’artista Domenico Pellegrino. Tutti hanno<br />
lo sguardo rivolto alle finestre dell’ospedale perché<br />
sono gli eroi che vegliano sui piccoli pazienti.<br />
Come si è sviluppato il progetto?<br />
L’idea base è stata di unire il pubblico al privato in<br />
una sinergia in grado di creare un reparto pediatrico<br />
diverso. Abbiamo affidato a una trentina di<br />
artisti (Guerriero, Fiorucci, Guercino, Veneziano<br />
tra gli altri) il compito di decorare gratuitamente<br />
le ventiquattro camere ad oggi funzionanti dando<br />
vita a una galleria permanente.
Foto di GianMarco Chieregano<br />
ITA EVENTI <strong>15</strong>
16 ITA EVENTI<br />
Foto di Stefania D’Alessandro
Foto di GianMarco Chieregato
Il reparto diretto dal Dottor Luca Bernardo, è stato<br />
inaugurato l’8 maggio 20<strong>15</strong> alla presenza del Sindaco<br />
Giuliano Pisapia e del Presidente della Regione<br />
Roberto Maroni, e dai vertici dell’Ospedale<br />
Fatebenefratelli. Si chiama Casa e non Reparto<br />
proprio perché i bambini – seppur nei limiti - hanno<br />
la sensazione di stare in un ambiente confortevole<br />
che ricorda il più possibile il calore di una<br />
casa. Sappiamo quanto sia importante il legame tra<br />
psiche e il corpo, per questo nella Casa Pediatrica si<br />
cerca di mantenerlo intatto per sopportare al meglio<br />
la malattia.<br />
Cosa comporta il suo ruolo di Ambassador?<br />
Ho accettato con piacere il ruolo di Ambassador<br />
per la Casa Pediatrica: in qualità di mamma perché<br />
per un genitore la peggior malattia è quella del proprio<br />
figlio; in qualità di figlia perché ho pensato che<br />
il più bel regalo che si possa fare a un genitore, che<br />
non è più con noi, è dedicargli un gesto concreto,<br />
che possa significare la volontà di trasferire l’eredità<br />
dei suoi valori alle generazioni successive. Credo<br />
che per fare della beneficienza vera e concreta bisogna<br />
conoscere bene la causa che si sposa e seguirla<br />
il più possibile nei vari passaggi. Casa Pedriatica<br />
significa assistenza gratuita per tutti i bambini in<br />
una struttura sanitaria pubblica. Un luogo allegro<br />
e pieno di colori, con un’equipe fantastica. Ho dedicato<br />
una stanza in memoria di mia madre. Credo<br />
che questo sia un valido esempio per mia figlia:<br />
leggere il nome della nonna in un luogo creato per<br />
aiutare tanti altri bambini. Nella Casa Pediatrica<br />
nulla è stato lasciato al caso. I colori scelti sono stati<br />
studiati da psicologici con la massima attenzione<br />
alla cromoterapia. Si è aggiunta recentemente una<br />
pet-therapy: si possono portare i propri animali in<br />
una zona esterna appositamente creata. Se un bambino<br />
desidera avere un piccolo animale di compagnia,<br />
e non lo possiede, gli viene portato dalla Lega<br />
Antivivisezione.<br />
Ha curato personalmente la divulgazione del<br />
progetto?<br />
Sì. Devo anche ringraziare tutti gli organi di<br />
stampa per il loro supporto utile a far conoscere il<br />
progetto e nell’accogliere e rilanciare il nostro messaggio.<br />
Un esempio su tutti sono i tavolini regalati<br />
da un artista di Lugano subito dopo aver letto del<br />
progetto su Io Donna.<br />
Quali altri cause ha sposato recentemente?<br />
Seguendo il mio amore per la fotografia ho sostenuto<br />
come Ambassador Colortaste, un progetto nel<br />
quale gli Chef stellati si trasformavano in artisti e i<br />
loro piatti in opere d’arte grazie al lavoro di Alfonso<br />
Catalano che ha girato l’Italia per immortalare<br />
i nostri Chef più rappresentativi con i loro piatti.<br />
La vendita delle opere si è concretizzata in un aiuto<br />
all’Associazione Pane Quotidiano per l’accoglienza<br />
agli stranieri e sempre più anche ai milanesi stessi.<br />
Nel campo della moda sono co-chair di amfAR,<br />
Fondazione che si occupa dal 1985 della ricerca<br />
contro l’Aids. La Fondazione organizza serate di<br />
found raising in varie città del mondo. Io sostengo<br />
la serata di gala milanese che è l’evento principale<br />
della Fashion Week.<br />
Qual è il suo ultimo impegno in ordine cronologico?<br />
“Un Angolo contro”, un progetto di Alberto Loro,<br />
bancario e pittore, anche lui multitasking come<br />
me. La casa Pediatrica è la principale struttura nel<br />
nord Italia per il bullismo. Luca Bernardo è il responsabile<br />
è il capo dell’unità italiana di crisi contro<br />
il bullismo. Se penso a mia figlia dodicenne il<br />
bullismo e il cyber-bullismo sono due tematiche<br />
molto attuali. Ho deciso di sostenere questa campagna<br />
chiamata “Un angolo contro”, che è soprattutto<br />
una campagna di comunicazione fotografica<br />
senza scopo di lucro, per denunciare ogni forma di<br />
discriminazione (omofobia, violenza sulle donne,<br />
razzismo) attraverso la collaborazione di testimonial<br />
forti.<br />
18 ITA EVENTI
Foto di Alfonso Catalano
Con Benedetta Parodi.<br />
Foto di Alfonso Catalano
Campagna “Un angolo contro”<br />
opera di Alberto Loro,<br />
foto di Ivan Muselli.<br />
22 ITA EVENTI
Chi sono gli attori coinvolti nel progetto?<br />
Il progetto coinvolge il giornalista, l’imprenditore,<br />
lo sportivo, e altri personaggi forti per far capire<br />
che anche delle figure vincenti possono essere<br />
passate per angoli diversi. Ad ogni testimonial<br />
vengono poste due domande: “Cosa significa essere<br />
messo all’angolo per te” e “Come uscirne”? L’angolo<br />
diventa una metafora artistica per spiegare l’isolamento<br />
fisico e psicologico, ma anche la riflessione<br />
che può portare a svariate vie d’uscita.<br />
Qual è il fil rouge del suo impegno attuale?<br />
Cerco sempre di mantenere una coerenza tra i vari<br />
progetti che sostengo. La Casa Pediatrica, infatti,<br />
ha uno sportello aperto 24/24 a disposizione di<br />
chiunque abbia bisogno di aiuto contro i fenomeni<br />
di bullismo e connessi. Ci sono specialisti psichiatri<br />
e operatori che fanno ricerca sul web contro il<br />
cyberbullismo, il tutto a disposizione di tutti gratuitamente.<br />
È fondamentale la prevenzione, soprattutto<br />
nelle chat, verso i soggetti deboli che vengono<br />
adescati in rete. Bisogna anche tener presente che<br />
la difficoltà per le famiglie e i soggetti coinvolti è<br />
capire a chi rivolgersi, anche per questioni di mezzi<br />
e possibilità: si pensa subito allo psicoterapeuta, ma<br />
la visita specialistica costa. Ecco perché un numero<br />
verde per chi vuol comunicare con un nostro operatore.<br />
Questo è ciò che succede nella Casa Pediatrica.<br />
Il titolo di Cavaliere al merito della Repubblica<br />
è una gratificazione per il suo impegno?<br />
Senza dubbio ed è arrivato grazie al mio impegno<br />
sociale. Lo vivo come una prima tappa in un percorso<br />
senza fine che necessita continuamente di<br />
sviluppo e dedizione.<br />
La Casa Pediatrica di Milano e il Prof. Luca Bernardo<br />
CASA PEDIATRICA<br />
Numero telefonico attivo 24 ore su 24:<br />
02 63632903<br />
Sito: www.casapediatrica.it<br />
Compatibilmente alla sua attività imprenditoriale<br />
si vede un giorno proiettata in una carica<br />
internazionale?<br />
Sì, potrebbe essere anche questo un sogno. Ma<br />
sono una persona concreta e finché ho una figlia<br />
piccola non me la sento perché ciò comporterebbe<br />
una forte presenza all’estero. Per il momento mi<br />
concentro nel portare avanti i miei impegni nel<br />
mio paese e nella mia città, fino in fondo, cercando<br />
di creare sinergia tra lavoro di ogni giorno e progetti<br />
che si presenteranno. Ma la vita è imprevedibile<br />
ed io sono pronta.<br />
24 ITA EVENTI
itratti<br />
26 ITA EVENTI
ALLA VENTISETTESIMA ORA<br />
Barbara Stefanelli, Vicedirettore vicario del Corriere della Sera, ha ideato un blog di<br />
successo, crocevia di tematiche femminili e della coppia, della famiglia e del lavoro.<br />
Perché alle donne 24 ore non sono mai sufficienti. di Guido Biondi<br />
IIl suo ufficio è poco distante dalla sala Albertini,<br />
stanza deputata alle riunioni di redazione,<br />
un piccolo tempio del giornalismo italiano.<br />
Vicino alla sua scrivania ci sono alcuni disegni di<br />
sua figlia Mila, qualche email stampata, comunicati<br />
del giornale, idee da sviluppare e, soprattutto,<br />
un quadro di Indro Montanelli, storica firma del<br />
Corriere. Barbara Stefanelli è una mosca bianca nel<br />
giornalismo italiano: è una rarità vedere una donna<br />
arrivare ai vertici, dopo un grande impegno profuso<br />
nella sezione esteri. Oltre al supplemento La<br />
lettura, uno dei fiori all’occhiello del giornale, vero<br />
successo editoriale, Barbara ha ideato La ventisettesima<br />
ora, l’anima femminile più visibile e realizzata<br />
all’interno del quotidiano di Via Solferino a Milano.<br />
L’abbiamo intervistata durante un week-end,<br />
perché più si sale di livello più aumentano le responsabilità<br />
e i sacrifici.<br />
Partiamo dalla Ventisettesima ora, il blog al<br />
femminile del Corriere, indubbiamente un’intuizione<br />
di successo. È stata una sua idea?<br />
Si. Nel 2011 quando è stato creato il blog ero ossessionata<br />
da questa definizione di essere il primo<br />
Vicedirettore donna (nominata nel 2009, ndr) dal<br />
1876. Eppure non mi sembrava una cosa così importante:<br />
avevo una lunga esperienza nel giornale<br />
alla sezione esteri. I vice direttori uomini venivano<br />
definiti in quanto specialisti di politica, di economia<br />
etc. Per un paio d’anni non dico che io abbia<br />
scalciato ma quasi e quindi ho cercato di portare<br />
questa mia esperienza femminile di Vicedirettrice<br />
donna in un progetto che poteva essere utile al<br />
giornale e interessante per i lettori e le lettrici (e<br />
magari sensato per me). Così è nato il blog, ideato<br />
come uno spazio in più del Corriere della Sera<br />
nel quale potessero esprimersi soprattutto le firme<br />
femminili.<br />
Perché ha scelto il web e non il giornale cartaceo?<br />
Nel giornale cartaceo ci sono più problemi di spazio;<br />
si trattava di un progetto sperimentale: un test<br />
che avrebbe potuto portare le tematiche del blog<br />
anche sul quotidiano nei suoi spazi istituzionali.<br />
Inoltre mi divertiva molto l’idea di provare un blog<br />
atipico del Corriere che non fosse di una persona<br />
sola: un luogo di discussione aperto, che chiamasse<br />
direttamente le firme del giornale in modo non<br />
gerarchico, dalla collaboratrice al Direttore. Uno<br />
spazio completamente libero che avesse come scelta<br />
un codice molto limitato di principi nei quali io<br />
credo e tutte crediamo, con la possibilità di portare<br />
spunti in contraddizione l’uno con l’altro.<br />
Ha stabilito lei le principali tematiche del blog?<br />
Si e no, sono arrivate strada facendo; non doveva<br />
ripercorrere i temi già presenti sul giornale. Era abbastanza<br />
naturale andare di più verso la società, le<br />
questioni d’identità che fossero femminili e anche<br />
maschili. L’idea iniziale molto forte era quella della<br />
conciliazione – una parola sulla quale abbiamo a<br />
lungo lavorato – dei tempi: della vita professionale,<br />
privata, personale. Una delle cose più importanti<br />
per le donne. La Ventisettesima ora era uno studio<br />
della Camera di Commercio di Milano del 2011<br />
che diceva che la giornata delle donne, di una popolazione<br />
urbana, impegnate su più fronti, arrivava<br />
a durare ventisette ore e non ventiquattro. Quindi<br />
tre ore di multitasking. Di fatto, pero’, questa idea<br />
di creare uno spazio vicino al Corriere della sera, è<br />
diventata un’apertura anche su questioni di identità<br />
sessuale, di riflessione sentimentale: non solo lavoro,<br />
famiglia e maternità. Sono entrate molte firme<br />
maschili in questi anni: più di settecento autori –<br />
quasi tutti i giornalisti e collaboratori del Corriere<br />
– oltre alle lettrici. Con spunti non esclusivamente<br />
femminili anche la stessa parola conciliazione tutto<br />
sommato si è modificata e si è spostata verso quella<br />
che noi definiamo la condivisione, secondo me più<br />
centrata sui nostri tempi. La conciliazione porta in<br />
sé una traccia, un retaggio negativo, quasi di rassegnazione<br />
e di limitazione mentre la condivisione significa<br />
che per conciliare i tempi hai bisogno di un<br />
sacco di cose, di mettere in mezzo molte delle attività<br />
che vengono definite femminili e che sono sempre<br />
di più maschili. Difatti uno dei temi più presenti<br />
del blog è diventato quello dei nuovi padri: come<br />
sono, cosa fanno, quanto lavorano, quanto vogliono<br />
andare a prendere i figli all’asilo; il padre che stira,<br />
fa i compiti e magari impiega meno tempo per<br />
far carriera. Piace a quelle donne che da una parte<br />
lo chiamano e lo vogliono – la parte razionale -, e<br />
dall’altra – quella inconscia – lo desiderano meno.<br />
ITA EVENTI 27
Il maschio alfa e beta è stato un tema molto discusso<br />
sul blog.<br />
Il giornale si è aperto moltissimo a questi temi in<br />
generale, che sono “le cose della vita” come canta<br />
Eros Ramazzotti e come ha detto una volta anche<br />
Claudio Magris. Il blog ovviamente non è stato<br />
solo le cose della vita – diciamo più intima -, perché<br />
una delle cose più presenti è il dibattito sul velo per<br />
citare un tema più politicamente sensibile. Ha sempre<br />
a che fare con quello che tu vedi e fai durante<br />
le giornate ma tocca anche elementi di discussione<br />
che sono legati a delle politiche.<br />
Qual’è il feedback con i lettori del blog? Ci sono<br />
haters e estremismo tipico dei social network?<br />
L’estremismo c’è. All’inizio avevamo una predisposizione<br />
a pubblicare tutto, ci sembrava insensato<br />
aprire uno spazio, chiamare alla circolazione delle<br />
idee e poi censurare dei commenti. Poi ci siamo resi<br />
conto che era indispensabile farlo. Ci sono haters<br />
che pensano che un blog che si definisce più femminile,<br />
di una testata istituzionale quale il Corriere<br />
sia uno spazio ideale per sparare<br />
sugli spalti o sui giocatori;<br />
quindi abbiamo dovuto<br />
cambiare policy.<br />
Immagino che il blog<br />
avrà portato nuovi utenti unici al sito del Corriere<br />
oltre ad essere alfiere di iniziative per organizzare<br />
dibattiti aperti alla società.<br />
Si, soprattutto è fortemente riconosciuta La Ventisettesima<br />
ora nel senso che viene chiamata per<br />
partecipare a molti convegni. Quello che abbiamo<br />
tentato è di non precluderci nessuna rete di donne<br />
attive: attorno al blog ci sono associazioni di manager<br />
e imprenditrici quale ad esempio la Fondazione<br />
Bellisario; da Valeria Fedeli alla suora di clausura<br />
- che pero’ scrive per noi -, da ragazze molto giovani<br />
che detestano l’otto marzo a una femminista<br />
storica come Lea Melandri. Questa diversità di opinioni<br />
è il nostro punto fermo, per nulla scontato:<br />
quando ti presenti nella società reale come Ventisettesima<br />
ora non sei identificabile come una parte<br />
sola, hai un’identità più vasta – per scelta -, quindi<br />
non sei riconosciuta e assorbita negli schieramenti<br />
presenti.<br />
Ha avuto supporto dal giornale, dalla Direzione?<br />
Devo dire che il Corriere ne ha fatto uno dei suoi<br />
punti di forza. Mi sono sempre chiesta: “Chissà<br />
quanti Direttori sopporterebbero di avere il gruppo<br />
delle giornaliste organizzate e attive sotto di sé”.<br />
Ma non c’è mai stato un problema.<br />
Nel giornalismo italiano le donne spesso non<br />
Nata a Milano nel 1965 è giornalista al Corriere della Sera. Dal 2009 è Vicedirettore,<br />
è stata caporedattore centrale e caporedattore Esteri. Nel 2011 ha curato il lancio<br />
dell’inserto culturale “La Lettura”. Ha progettato il Blog collettivo La 27esima Ora,<br />
nato con una prevalenza femminile ma aperto a tutte le firme del Corriere. Con La<br />
27esima ora ha pubblicato con Marsilio il libro Questo non è amore, inchiesta sulla violenza<br />
contro le donne. Sullo stesso modello ha progettato i blog Solferino28/anni, dedicato<br />
ai ventenni di Italia, e Gli Invisibili, uno spazio sulla disabilità. Nella serie Storie dal Quotidiano,<br />
una collana di libri Bompiani dedicati ai ragazzi che vede impegnate alcune firme del Corriere, ha scritto Piccole<br />
Coraggiose Donne pubblicato nel 2013. Ha vinto il premio “Marisa Belisario” edizione 2010 e il premio<br />
“Matilde Serao” edizione 2013. Laureata in Germanistica, ha studiato a Heidelberg e Vienna.<br />
28 ITA EVENTI
arrivano ai vertici se escludiamo poche realtà –<br />
e non attuali -, ad esempio Concita De Gregorio<br />
all’Unità, come mai?<br />
Il motivo è probabilmente quello più semplice: perché<br />
tutto sommato noi abbiamo sostenuto la legge<br />
sulle quote Golfo-Mosca che pure molte donne<br />
non vogliono perché la considerano una sconfitta.<br />
Una legge che imponga alle società quotate in borsa<br />
pubbliche e private un graduale innalzamento<br />
della presenza di donne nei board; graduale perché<br />
deve arrivare seguendo il rinnovo dei Cda ad avere<br />
il 33% di presenza femminile. Se tu non arrivi a<br />
forzare i sistemi…<br />
Perché sostiene che le donne non sono d’accordo<br />
con questa battaglia?<br />
Perché pochissime donne amano e capiscono la<br />
legge sulle quote. Il lavoro che abbiamo fatto anche<br />
noi è spiegare che non ci piace questa legge perché<br />
impone comunque una forzatura del sistema ma<br />
sono graditi i suoi effetti. I sistemi tendono a riprodurre<br />
se stessi cercando di limitare i cambiamenti<br />
perché questo è rassicurante per chi sta già al vertice<br />
del sistema; è evidente che quando tu fai una scelta<br />
e metti degli elementi di varietà – se condivisione<br />
mi sembra meglio di conciliazione, varietà la preferisco<br />
a diversità -, crei un effetto di smottamento<br />
rispetto a chi già è in pieno controllo della situazione.<br />
Quindi è una cosa più o meno inconsapevole<br />
nominare persone che ti somigliano maggiormente<br />
accanto a te ai vertici di qualunque organizzazione<br />
e istituzione. Portar dentro le donne significa<br />
chiamare un equilibrio diverso, meno asimmetrico<br />
rispetto a quello precedente; non è una scelta facile.<br />
Da qui l’idea che una legge come quella sulle quote<br />
potesse esser utile all’Italia, a un sistema che non si<br />
muoveva da molti anni. E l’abbiamo sostenuta con<br />
de Bortoli e con gli economisti di questo giornale<br />
con grande convinzione e penso che in qualche<br />
modo abbiamo contribuito a farla passare.<br />
All’estero la situazione è la medesima per quanto<br />
concerne la direzione delle testate e dei media?<br />
Ci sono state due donne Direttrici che sono cadute<br />
rapidamente (Jill Abramson del New York Times e<br />
Natalie Nougayrède di Le Monde), sono state nomine<br />
fatte in periodi particolarmente problematici<br />
che poi non hanno tenuto alla prova del tempo. Attualmente<br />
ci sono Zanny Minton Beddoes dell’Economist<br />
e Katharine Viner del Guardian e sono<br />
probabilmente una realtà di fasi successive alla<br />
grandissima crisi che ha investito i giornali anglosassoni:<br />
penso che queste ultime nomine sono destinate<br />
a tenere. In Italia – come sempre – con maggiore<br />
lentezza le cose stanno andando nella stessa<br />
direzione: in un sistema dove non c’è equilibrio tra<br />
la partecipazione degli uomini e delle donne ma ci<br />
sopra: la sala Albertini, sede delle riunioni dei<br />
giornalisti del Corriere della Sera; sotto: il blog della<br />
Ventisettesima ora, http://27esimaora.corriere.it<br />
sono stati dei punti di accelerazione. Abbiamo un<br />
Governo che è partito con la parità assoluta poi c’è<br />
stato il cambiamento di Federica Mogherini, un<br />
Parlamento in cui – grazie all’impegno di alcuni<br />
partiti quali il Pd e il M5s – la presenza delle donne<br />
è molto aumentata. Ci sono state le nomine nelle<br />
società quotate pubbliche importanti fatte volutamente<br />
cercando di avere in testa una forma di equilibrio.<br />
È un Paese che chiaramente ha avuto delle<br />
spinte – secondo me positive -, anche se è un sistema<br />
che ancora in equilibrio non è arrivato. Tutti<br />
quei luoghi dove un’accelerazione non è stata spinta<br />
il processo è più lento, anche nei giornali.<br />
Gli editori hanno un comportamento diverso<br />
rispetto a una figura femminile all’interno del<br />
Corriere?<br />
Non ho mai riscontrato una differenza, neppure<br />
economica.<br />
Ad alcuni uomini fa paura una donna al vertice?<br />
Può essere che faccia “strano” più che paura. Io<br />
sono cresciuta qui dentro e non ho avvertito nulla<br />
ITA EVENTI 29
Un ritratto di Indro Montanelli, storica firma del Corriere<br />
di anomalo e non penso di aver fatto mai paura;<br />
sono entrata al Corriere da praticante e sono Vicedirettore<br />
vicario.<br />
Spieghiamo ai lettori cosa significa questa carica.<br />
Di fatto sei il numero due. Ci sono tanti vicedirettori<br />
e uno è vicario: la sua funzione è quella – in<br />
assenza del Direttore – di farne le veci. C’è una gerarchia<br />
come in tutti i gruppi di lavoro organizzati:<br />
soprattutto in questa direzione – e anche in quella<br />
precedente – c’è un rapporto molto armonioso. L’ex<br />
Direttore era stato chiamato ad uscire e, nonostante<br />
questo, c’è stata molta serenità in questi mesi.<br />
Il saluto alla redazione dell’ex Direttore de Bortoli<br />
– come testimonia il video girato nella sala<br />
Albertini – è stato commovente e applaudito<br />
per diversi minuti. Qualcosa di più di un atto<br />
formale. Stando a Dagospia si era fatto anche il<br />
suo nome per la nuova Direzione sino all’avvento<br />
di Luciano Fontana.<br />
Ci siamo schierati in moltissimi accanto alla candidatura<br />
di Fontana che era il Condirettore di de<br />
Bortoli; non c’è mai stato qui dentro il dubbio che<br />
la partita fosse la sua.<br />
Candidatura unanime quindi.<br />
Assolutamente. In totale sincerità mi sono augurata<br />
che andasse a finire esattamente in questo modo.<br />
Anche nell’inserto domenicale La lettura c’è il<br />
suo imprinting; da qualche mese è venduta separatamente<br />
dal quotidiano…<br />
Si, un cambiamento con lo scopo di potenziarla;<br />
esce la domenica che è il giorno di maggior vendita<br />
del quotidiano ed ha portato delle copie in<br />
più rispetto al sabato e al venerdì, giorni con altri<br />
supplementi sul Corriere. La formula de La lettura<br />
è simile alla Ventisettesima ora: aprire delle cose<br />
che nascono o vengono concepite o percepite come<br />
chiuse nei mondi culturali con innesti molto più<br />
liberi. La caratteristica a cui il Corriere sta attaccato<br />
con consapevolezza: far si che sia una piazza molto<br />
libera, con punti fermi ma mai prevedibile.<br />
Quanto ha influito il suo impegno su La lettura?<br />
Il progetto mi è stato affidato da Ferruccio de<br />
Bortoli nel 2011, ho partecipato all’ideazione sin<br />
dall’inizio; la realizzazione è tutta della redazione<br />
Cultura guidata da Antonio Troiano. La lettura<br />
per noi è stata fondamentale perché ha portato una<br />
moltitudine di scrittori lontani dal Corriere al suo<br />
interno: penso a Piperno, Trevi, Genovesi, Paolo<br />
Giordano, Veronesi, Silvia Avallone… Sono alcuni<br />
nomi ma l’elenco è lunghissimo: autori entrati dalla<br />
finestra de La lettura.<br />
Tornando al Corriere della sera come si svolge<br />
il suo lavoro nell’arco della giornata?<br />
Ci sono giorni in cui si fa tutto, partiamo comunque<br />
tutti insieme. Ci sono delle aree nelle quali i<br />
vicedirettori sono più presenti: ad esempio Daniele<br />
Manca che è stato a lungo caporedattore dell’economia<br />
chiaramente ha un mandato molto forte<br />
nella sezione, anche se la discussione è collegiale.<br />
Alla fine il bello del quotidiano è il lavoro di gruppo<br />
su tutto.<br />
E come inizia la giornata “privata” di Barbara<br />
Stefanelli?<br />
(Ride, ndr) Mi alzo presto, leggo i quotidiani<br />
sull’iPad - che è molto più semplice -, così si evita<br />
l’arrivo della mazzetta e puoi archiviare facilmente.<br />
Questa è una notizia, niente cartaceo… Solo<br />
quotidiani italiani?<br />
Più alcuni esteri, in particolare il New York Times,<br />
Financial Times, Die Zeit…<br />
Anche settimanali e mensili?<br />
Pochi… The Atlantic, i francesi soprattutto.<br />
La prima riunione al giornale a che ora inizia?<br />
Alle undici; alle dieci e mezza c’è una pre-riunione.<br />
Uno dei progetti da attuare dopo l’estate è quello di<br />
anticipare la riunione alle nove circa.<br />
Qual è l’ultimo periodo utile per cambiare una<br />
notizia “in corsa”?<br />
Alle dieci e mezza, undici.<br />
Chiusura definitiva?<br />
Alle undici, undici e mezza la prima edizione, all’una<br />
di notte la seconda. La seconda edizione è quella<br />
che si trova sull’iPad e in gran parte delle edicole.<br />
30 ITA EVENTI
arte<br />
PICASSO<br />
E LE SUE<br />
PASSIONI<br />
Una mostra originale,<br />
un percorso completo<br />
nell’opera dell’artista.<br />
Un viaggio tra circo,<br />
tauromachia, donne e<br />
politica. di Andrea Thomas<br />
Fino al 20 marzo 2016 è<br />
possibile visitare a Pavia a<br />
Palazzo Vistarino l’esposizione<br />
Picasso e le sue passioni,<br />
curata da Lola Duran, con oltre<br />
duecento opere tra disegni, ceramiche<br />
e oli, provenienti da importanti<br />
raccolte private di tutto<br />
il mondo e dal Museo di Mija<br />
Malaga. Il focus è sui contenuti<br />
più autentici, i temi e le passioni<br />
che hanno dato vita alla creatività<br />
di Pablo Picasso e ne hanno<br />
influenzato l’esperienza umana e<br />
artistica. Il settecentesco Palazzo<br />
Vistarino, oggi sede della Fondazione<br />
universitaria Alma Ma-<br />
ter Ticinensis, farà da scrigno con<br />
le sue sale affrescate, le dorature<br />
e gli specchi, alle opere dell’artista.<br />
La mostra è organizzata dalla<br />
Fondazione universitaria Alma<br />
Mater Ticinensis e dall’Associazione<br />
Culturale ViviPavia, in<br />
partnership con MUSA Group<br />
e in collaborazione con il Comune<br />
e l’Università di Pavia. Il teatro<br />
e il circo, la tauromachia, le<br />
donne e la politica: queste le passioni<br />
che danno titolo alla mostra:<br />
temi centrali nell’immaginario<br />
artistico di Pablo Picasso<br />
e nel contesto del XX secolo. Tematiche<br />
illustrate attraverso una<br />
32 ITA EVENTI
grande varietà di tecniche: le incisioni<br />
del ciclo La Suite des saltimbanques<br />
(1913) all’esperienza<br />
più matura delle opere grafiche<br />
- disegni e litografie - dedicate<br />
a La Célestine del 1971. Un nucleo<br />
tematico importante è costituito<br />
dalle ceramiche, una delle<br />
poche collezioni complete in<br />
possesso di un privato, con il ciclo<br />
Tauromachia (1959), cui Picasso<br />
si è dedicato dopo la fine<br />
della Seconda guerra mondiale.<br />
La sperimentazione di oggetti<br />
in ceramica (vasi, piatti, brocche,<br />
mattonelle dipinte) ha infatti accompagnato<br />
gli ultimi vent’anni<br />
di vita dell’artista, intrecciandosi<br />
indissolubilmente con le sculture,<br />
la grafica e soprattutto i lavori<br />
su tela. Picasso e le sue passioni offre<br />
un’esposizione eterogenea per<br />
temi ed eclettica per ricerca stilistica,<br />
che culmina nei due dipinti<br />
a olio: Tête de femme, 1943<br />
(olio su cartone intelato, 66x51)<br />
e Autoritratto del 1967 (gouache<br />
e inchiostro di china, 75x56,5)<br />
esposti nella “sala della marchesa”<br />
di Palazzo Vistarino. La donna<br />
è il soggetto più sentito nella<br />
pittura di Pablo Picasso; la verità<br />
più nascosta, il cavallo di battaglia<br />
più sicuro nella guerra di<br />
conquista della realtà è un simbolo<br />
limpido, l’inesauribile tesoro<br />
e la nemica che non depone<br />
mai le armi. È la joie de vivre<br />
e nello stesso tempo è l’ossessione<br />
a cui dare forma, la sua inseparabile<br />
compagna e la sua regina.<br />
Alcuni biografi attribuiscono alla<br />
presenza di Dora Maar l’influsso<br />
esercitato nella vita di Picasso<br />
dal 1935 al 1943 e anche nel suo<br />
radicale cambiamento dello stile<br />
pittorico. Il temperamento forte,<br />
nevrotico e intellettualmente<br />
isterico della sua compagna porta<br />
l’artista all’esasperazione del suo<br />
espressionismo estetico, sia nella<br />
ITA EVENTI 33
34 ITA EVENTI
scomposizione dei piani prospettici<br />
sia nella profondità e acutezza<br />
interpretativa del carattere di<br />
lei. Tête de femme, 1943 – olio su<br />
cartone intelato, 66x51 – esposto<br />
a Pavia è l’ultimo – e forse il<br />
più completo – di una sequenza<br />
di quattro ritratti realizzati tutti<br />
nello stesso giorno il 3 giugno del<br />
1943, quasi una sorta di addio<br />
a Dora Maar, immediatamente<br />
prima che l’artista incontrasse la<br />
sua prossima conquista e novella<br />
musa, la giovanissima Françoise<br />
Gilot. Nei numerosi autoritratti<br />
realizzati nel corso della sua lunga<br />
carriera Pablo Picasso in fondo<br />
ha sempre svelato l’autentica<br />
passione della sua vita: quella per<br />
se stesso. In Autoritratto, 1967 –<br />
gouache e inchiostro di china,<br />
cm 75x56,5 – l’artista rivela tutta<br />
l’identità e l’alterità del suo doppio.<br />
Qui Picasso è l’uomo, l’artista,<br />
l’alchimista, ma è anche il<br />
Minotauro, il toro, il demone: è<br />
l’ombra che affiora dall’inconscio<br />
per tradire l’identità nascosta.<br />
Nella sua costante decostruzione<br />
dell’Ego, Picasso si ritrae<br />
davanti allo specchio dell’anima<br />
nell’ossessione drammatica di rivelare<br />
la sua identità segreta prima<br />
di tutto a se stesso.<br />
PICASSO E LE SUE PASSIONI<br />
Fino al 20 marzo 2016<br />
Palazzo Vistarino<br />
Via sant’Ennodio 26, Pavia<br />
lunedì: 14-19<br />
martedì-sabato: 9-19<br />
domenica: 10-19<br />
info@picassoelesue<br />
passionipavia.it<br />
ITA EVENTI 35
arte<br />
HERNANDEZ ART GALLERY<br />
La cifra stilistica dell’art director Consuelo Hernandez è quella di contaminare arte, teatro e musica.<br />
L’elenco comprende una mostra fotografica dedicata a Storm Torgeson, ideatore delle copertine<br />
dei Pink Floyd, David Bowie, l’artista cubana Zaida Del Rio, e tanti altri. di Andrea Thomas<br />
La Hernandez Art Gallery,<br />
ubicata nei locali della<br />
ex stamperia Linati, luogo<br />
intriso di arte già dai primi<br />
anni Settanta, nella zona più tecnologica<br />
di grande sviluppo di<br />
Milano quale quella compresa<br />
tra Gioia e Porta Nuova, è stata<br />
completamente ristrutturata nel<br />
2012 e adattata a plasmarsi alle<br />
più disparate esigenze espositive.<br />
Essendo suddivisa in due piani<br />
completamente distinti e dialoganti<br />
fra loro anche sotto il profilo<br />
architettonico con l’ampio<br />
piano superiore che interpreta un<br />
design milanese lineare e pulito<br />
e il piano inferiore che, al contrario,<br />
mantiene la memoria storica<br />
della Vecchia Milano con i<br />
suoi archi a botte e il pavimento<br />
in serizio. Si è inoltre pensato<br />
a un’area attrezzata per le proiezioni<br />
e uno spazio sempre attivo<br />
per conferenze, incontri e dibattiti<br />
che possano animare la<br />
vita milanese. Grande importanza,<br />
pertanto, si è voluto riservare<br />
al dialogo sempre aperto con lo<br />
stesso territorio cittadino realizzando<br />
progetti pubblici ideati in<br />
collaborazione con le Istituzioni<br />
Territoriali e con le Missioni<br />
Diplomatiche mantenendo<br />
fede alla stessa mission della<br />
Hernandez Art Gallery: il dialogo<br />
interculturale. Itaeventi ha incontrato<br />
l’art director Consuelo<br />
Hernandez: “Sono figlia d’arte,<br />
mio padre Simon Hernandez era<br />
un pittore”.<br />
Come è nata l’intuizione di<br />
aprire la sua Galleria a milano?<br />
Sono cresciuta nel quartiere di<br />
Brera a Milano, conoscendo tanti<br />
artisti sin dalla tenera età. Mio<br />
padre era venezuelano, è venu-<br />
36 ITA EVENTI
to a studiare Storia dell’arte a<br />
Roma nel 1958. Io dopo gli studi<br />
ho lavorato a diverse gallerie:<br />
alla Miniaci Art Gallery incontro<br />
il Vice Console del Venezuela<br />
e inizio a collaborare con loro<br />
come consulente per molti eventi<br />
artistici ed in seguito sono stata<br />
assunta come Capo ufficio stampa<br />
e pubbliche relazioni. Nel<br />
2012 decido di aprire la mia galleria<br />
in Via Copernico 8 a Milano<br />
iniziando subito a proporre<br />
arte latino-americana e italiana<br />
grazie ai contatti che ho acquisito<br />
nel tempo.<br />
ITA EVENTI 37
Arte, tetro e musica, anche<br />
quest’ultima è una sua passione?<br />
Complice mio marito, un musicista,<br />
ho ampliato la commistione<br />
tra musica – soprattutto jazz<br />
- e arti figurative, con un palco<br />
vero e proprio in una parte della<br />
galleria. È stata fondamentale la<br />
collaborazione con Franco Mussida,<br />
ex Premiata Forneria Marconi,<br />
con il quale ho organizzato<br />
- insieme a Marina Corgniati –<br />
un evento alla Triennale, “Musica:<br />
respiro celeste”. Una collaborazione<br />
che porterà nel prossimo<br />
mese di ottobre a una personale<br />
di Mussida nella mia galleria.<br />
Sempre pensando alla forma tetro-canzone<br />
abbiamo organizzato<br />
la mostra Rock City, dedicata<br />
a David Bowie, curata da Luigi<br />
Pedrazzi e una bellissima mostra<br />
dedicata a Storm Torgeson, che<br />
ha realizzato le più belle copertine<br />
dei Pink Floyd.<br />
Consuelo Hernandez<br />
La mostra dedicata a David<br />
Bowie era stata programmata<br />
in concomitanza con l’uscita<br />
dell’ultimo album Blackstar?<br />
L’avevamo programmata dai primi<br />
di dicembre con una coda ai<br />
primi di gennaio, in contemporanea<br />
con l’uscita del disco e in<br />
omaggio alla data del compleanno<br />
dell’artista, 8 gennaio. In realtà<br />
quando è mancato ci hanno<br />
chiamato tantissime persone<br />
chiedendo di prolungarla fino<br />
alla fine del mese; avendola lanciata<br />
a dicembre non siamo caduti<br />
nell’equivoco di speculare<br />
sull’artista.<br />
A Londra c’è una mostra itinerante,<br />
ufficializzata dall’artista,<br />
chiamata David Bowie<br />
Is, prossimamente in altre città<br />
del mondo: potreste essere<br />
interessati a portarla in Italia?<br />
Bisognerebbe controllare i con-<br />
40 ITA EVENTI
tratti degli organizzatori, dipende<br />
tutto da quello. Luigi Pedrazzi<br />
è riuscito ad organizzare una<br />
mostra su Storm Torgeson, mancato<br />
nel 2013, oltre ad aver portato<br />
in Italia alcune foto di Lou<br />
Reed. La mostra di Torgeson,<br />
inizialmente, avrebbe dovuto essere<br />
allestita anche alla Fabbrica<br />
del vapore; purtroppo, è venuto<br />
meno l’accordo. È sempre una<br />
questione di contratti.<br />
A quale delle mostre presentate<br />
in Galleria si sente più legata?<br />
Sono molte le mostre delle quali<br />
sono orgogliosa. Oltre a Torgeson<br />
e alle sue splendide foto voglio<br />
ricordare che ho riportato<br />
a Milano, dopo vent’anni, una<br />
delle artiste cubane più famose,<br />
Zaida Del Rio, con la collaborazione<br />
dell’Ambasciata cubana.<br />
La sua personale si chiamava Rituales.<br />
Inoltre su esplicita richiesta<br />
dell’Ambasciata abbiamo arredato<br />
con le sue opere la cena di<br />
gala di Msc Crocere, della quale<br />
abbiamo organizzato anche<br />
la parte musicale. Purtroppo di<br />
questa mostra non abbiamo avuto<br />
una grande risonanza mediatica.<br />
Poi la mostra “Il Tempio<br />
dell’Apu” di Alejandro Fernandez,<br />
realizzata in collaborazione<br />
con il Consolato Generale del<br />
Perù a Milano. La mostra è stata<br />
realizzata contemporaneamente<br />
in due sedi, presso la Hernandez<br />
Art Gallery e la Fabbrica del<br />
Vapore sempre a Milano, all’interno<br />
della quale l’artista ha eseguito<br />
due differenti performance.<br />
Infine la mostra “Musica:<br />
Respiro Celeste” di Franco Mussida<br />
a cura di Martina Corgnati<br />
dove la Hernandez Performing<br />
Arts è stata presente nell’organizzazione<br />
insieme al CPM. Voglio<br />
ricordare anche il nostro artista<br />
Claudio Taddei che nel 2013<br />
ha esposto in galleria “Colores<br />
de musica”, mostra personale a<br />
cura di Chiara Canali realizzata<br />
con la collaborazione del Consolato<br />
dell’Uruguay, con il patrocinio<br />
dell’Ambasciata di Uruguay<br />
in Italia.<br />
Quali saranno le prossime<br />
mostre in programma in Galleria?<br />
Nel mese di aprile 2016 ospiteremo<br />
una mostra di un’artista polacca<br />
a cura di Zbigniew Janasik,<br />
che aveva già scelto la galleria<br />
l’anno scorso per una mostra in<br />
collaborazione con l’Associazione<br />
dei Polacchi a Milano esponendo<br />
l’artista Krzysztof Rapsa.<br />
A maggio una personale dell’artista<br />
Juan Caiza in collaborazione<br />
con il Consolato dell’Ecuador a<br />
Milano e a ottobre una personale<br />
del Maestro Franco Mussida<br />
con il titolo “Musica è fortuna”.<br />
GALLERIA HERNANDEZ<br />
Art director: Consuelo Hernandez<br />
Via Niccolò Copernico 8, Milano<br />
info: Tel. 02 67490252<br />
info@galleriahernandez.com<br />
www.galleriahernandez.com<br />
ITA EVENTI 41
arte<br />
DANIELE COLOMBO<br />
GLITTER E… TORTE “FINTE”<br />
A tre anni ha disegnato una giraffa e da allora non si è più fermato. L’artista ci presenta<br />
i suoi quadri e la sua produzione di torte molto particolari. di Bruno Quiriconi<br />
“La scintilla è nata all’età di tre anni, quando ho<br />
preso in mano – per la prima volta – le matite. Il<br />
primo soggetto è stata una giraffa (con tre gambe).<br />
Non facevo i capricci davanti ai negozi di giocattoli<br />
ma appena vedevo le vetrine di un colorificio. A<br />
sette anni ho iniziato a seguire mio padre in giro in<br />
tutta Europa per lavoro; ricordo, in particolare, una<br />
“tappa” in Spagna, a Madrid. In quella occasione<br />
mio padre mi propose di andare a vedere la Corrida<br />
ma risposi che avrei preferito visitare il Museo del<br />
Prado. Lo stupore della mia famiglia per questa richiesta<br />
è stata l’anticamera e l’inizio vero e proprio<br />
della mia carriera di artista. Da quel momento non<br />
mi sono più fermato nella produzione di qualsiasi<br />
cosa, dai quadri a ogni tipo d’immagine. Ho frequentato<br />
il liceo artistico anche se, in realtà, il mio<br />
obiettivo principale era socializzare con le persone.<br />
Quindi l’Accademia di Belle Arti di Brera, sezione<br />
Scenografia, con ottimi risultati e soddisfazioni.<br />
Dopo aver terminato il servizio militare mi sono<br />
chiesto: “Perché non inizio a dipingere?”. Ho iniziato<br />
a prendere in mano l’olio: è affascinante l’alchimia<br />
tra i colori ad olio e il pennello. Mi sono<br />
specializzato con i ritratti e riuscivo anche ad organizzare<br />
delle personali e delle collettive, con ottimi<br />
successi. Poi ho avuto un rallentamento e sono entrato<br />
in una sorta di crisi esistenziale: a Lisbona mi<br />
sono accorto che alcuni artisti, pur facendo cose insensate,<br />
riuscivano a guadagnare moltissimo a differenza<br />
di me che impiegavo più di un mese per<br />
realizzare un unico quadro. Così ho iniziato a studiare<br />
qualcosa di “sciocco” o almeno così definivo<br />
quello che stavo cercando allora. Qualcosa diretto<br />
a chi non riusciva a capire la mia pittura ad olio ma<br />
cercava altro. Ho iniziato ad avvicinarmi alla street-art<br />
conoscendo diversi artisti oggi molto famosi.<br />
42 ITA EVENTI
Abbiamo fatto insieme anche delle esposizioni comuni,<br />
con quella che io chiamo art-attack: applicando<br />
delle fotocopie o disegni elaborati su carta,<br />
di sera; la mattina dopo non c’erano più perché i ragazzini<br />
staccavano i fogli di carta per attaccarli sui<br />
loro diari. Quasi per gioco ho iniziato ad applicare<br />
sui quadri il glitter perché ero affascinato dal brillantino.<br />
Da quel momento ho iniziato ad avere dei<br />
veri clienti che apprezzavano questo tipo di arte,<br />
considerata molto pop. I soggetti richiesti sono personaggi<br />
della cinematografia, musica e arti: dal ritratto<br />
di Andy Wharol a Madonna, da Chanel a<br />
Mina, tutti con il glitter. All’inizio la mia tecnica<br />
era di dividere per metà il quadro con il glitter e<br />
l’altra con pastello o acquerello ma oggi uso solo il<br />
glitter. Questa mia tecnica viene considerata come<br />
se lavorassi su un mandala: parto dai colori più<br />
scuri a quelli più chiari. Alcuni quadri sono esposti<br />
al bar +39Zerodue di Milano (Via Michelangelo<br />
Buonarroti 39). Ultimamente, un po’ per ridere<br />
e per curiosità mi sto dedicando anche alla realizzazione<br />
di bambole artistiche: ho presentato alla mostra<br />
BambolArt - un po’ per sfregio – delle parodie<br />
di Ken (il compagno di Barbie, ndr) in versione<br />
sado-maso, quasi un “benservito” alla Barbie, stanchi<br />
di essere controfigura di un personaggio ormai<br />
famosissimo. Hanno preso coscienza del loro essere<br />
e hanno fatto outing. I tre Ken che ho presentato<br />
erano all’interno di un Peep-Show in miniatura.<br />
Ho visto molto interesse per i miei Ken e adesso sto<br />
lavorando per una prossima mostra per il mese di<br />
marzo. Ho avuto un trapianto bipolmonare lo scorso<br />
aprile; sarò sempre grato a Paolo, il mio donatore.<br />
Uno dei miei sogni è trasferirmi all’estero, credo<br />
che potrei trovare maggiori possibilità per esprimere<br />
la mia arte.”.<br />
ITA EVENTI 43
44 ITA EVENTI
ITA EVENTI 45
46 ITA EVENTI
Daniele Colombo, artista milanese poliedrico con particolare attenzione alla ricerca continua di nuove tecniche<br />
d’espressione. Nel 2006 si avvicina al mondo della “Street Art” per ampliare e comunicare la sua arte.<br />
Sceglie così la sua impronta come immagine decorativa, diventando in breve tempo un segnale di “passaggio”<br />
nel suo percorso. Le sue installazioni se pur di breve vita, sono definite passeggiate. La sua impronta,<br />
diventa subito arte di casa, grazie alle svariate richieste, crea una collezione unica nel suo genere, una sorta<br />
di passeggiata sulle tele inserendo svariate tecniche decorative, quali: Glitter, sabbia, legno, pietre, conchiglie,<br />
etc. Il soggetto è unico, ma le tecniche sono svariate. In questo modo, la sua opera si completa grazie<br />
al riciclo degli oggetti trovati nelle strade durante le sue passeggiate.<br />
Per contattare l’artista per i quadri Glitter: c.daniele08@yahoo.it<br />
Per contattare l’artista per le “torte finte”: tortefinte@yahoo.it - www.tortefinte.com<br />
ITA EVENTI 47
Torte “finte”<br />
“In contemporanea con il glitter ho iniziato ad occuparmi<br />
anche di torte. Tutto è nato perché ogni<br />
volta che mi invitavano ad una cena portavo sempre<br />
una torta come dolce. Un giorno, stanco di<br />
questa consuetudine, al compleanno di una mia<br />
amica ho portato una torta che ho chiamato “dei<br />
desideri”: all’esterno una classica torta con una<br />
candelina da soffiare per esprimere un desiderio,<br />
riutilizzabile e da appoggiare su una mensola.Alla<br />
cena c’erano delle clienti che hanno espresso curiosità<br />
e interesse e hanno iniziato a richiedermi altre<br />
torte finte e così ho deciso di produrle. Sono<br />
già sei anni che la produzione continua e sono presente<br />
anche su internet; tra i clienti ci sono fotografi,<br />
riviste di moda e pasticceri che non avendo<br />
il frigorifero in vetrina mi chiedono di riprodurre<br />
le loro torte. Il contenuto è di gesso (al posto della<br />
crema)”.<br />
48 ITA EVENTI
cinema<br />
a cura di Andrea Thomas<br />
Documentario, 2016, U.S.A., dal 16/2<br />
Regia di Paola Di Florio<br />
Con George Harrison, Anupam Kher, Russell Simmons<br />
Un approfondito documentario sulla vita di Paramahansa Yogananda, filosofo<br />
e mistico indiano, basato soprattutto sulla permanenza negli Stati Uniti, per<br />
divulgare i suoi insegnamenti di meditazione. Il suo libro Autobiografia di uno<br />
Yogi è stato ed è ancora oggi un classico dello yoga e della meditazione; un<br />
best seller tradotto in 35 lingue.<br />
Documentario, 2016, Francia, dal 29/2<br />
Regia di Yann Arthus-Bertrand<br />
Durante le riprese del documentario il regista ha filmato 2020 interviste<br />
in sessanta nazioni diverse. Il microfono è stato dato agli “ultimi” anche se<br />
si sentono solo le voci: le immagini ci portano in splendidi paesaggi della<br />
natura. Introspezione e significato della vita sono l’oggetto delle domande:<br />
un progetto controcorrente rispetto alle produzioni a cui siamo abituati.<br />
Commedia, 2016, U.S.A., dal 10/3<br />
Regia di Ethan e Joel Coen<br />
Con George Clooney, Josh Brolin, Tida Swinton<br />
L’agente cinematografico Eddie Mannix è colui che si occupa di “filtrare”<br />
attori e star, onde evitare di far emergere alla stampa pettegolezzi, storie di<br />
droga e di sesso. Il film si svolge a Hollywood durante gli anni cinquanta:<br />
ogni scandalo doveva essere sempre “coperto” per non rovinare la carriera<br />
delle star e, soprattutto, il business.<br />
Musicale, 2016, Canada, dal 2/3<br />
Regia di Dick Carruthers<br />
Con Imagine Dragons<br />
Esce sul grande schermo in contemporanea in tutto il mondo - solo il 2 marzo<br />
– il concerto degli Imagine Dragons ripreso a Toronto davanti a <strong>15</strong>.000<br />
spettatori. Un evento per una delle band più significative del momento e<br />
un omaggio al loro tour Smoke + Mirrors. Tra i brani più conosciuti spiccano<br />
“Demons”, “I Bet My Life” e “Radioactive”.<br />
50 ITA EVENTI
musica<br />
a cura di Bruno Quiriconi<br />
1-2 marzo, Barcalys Teatro Nazionale, Milano<br />
8 marzo, Teatro Carlo Felice, Torino<br />
22 marzo, Santeria social club, Genova<br />
27-28-29 marzo<br />
Nelson Mandela<br />
Forum, Firenze<br />
2-3-4-5 marzo<br />
Palapartenope<br />
Napoli<br />
7 marzo<br />
Palaottomatica<br />
Roma<br />
3-4 marzo<br />
Palaottomatica<br />
Roma<br />
6 marzo<br />
Palaalpitour<br />
Torino<br />
7 marzo<br />
Mediolanum Forum<br />
Assago (MI)<br />
28 febbraio<br />
Teatro Verdi<br />
Firenze<br />
16-17-19-20 marzo<br />
Auditorium<br />
Conciliazione<br />
Roma<br />
18 marzo, Carisport, Cesena<br />
31 marzo, Teatro Massimo<br />
(sala 1), Pescara<br />
28 febbraio, Teatro Verdi, Firenze<br />
16-17-19-20 marzo<br />
Auditorium<br />
Conciliazione<br />
Roma
musica<br />
LORENZO SURACI,<br />
L’ARTIGIANO DI RTL 102.5<br />
54 ITA EVENTI
Da qualche anno è la radio più ascoltata in Italia. Il suo fondatore e attuale responsabile ci<br />
racconta le origini e la “filosofia” del network radiofonico: very normal people. di Guido Biondi<br />
“Mio papà voleva farmi frequentare il Politecnico<br />
di Milano per diventare ingegnere. Mi sono diplomato<br />
al liceo scientifico di Vibo Valentia nel 1968.<br />
Sono vissuto a Vibo Valentia solo nei cinque anni<br />
dedicati allo studio: i miei genitori facevano la spola<br />
tra Bergamo e questo paese. In quegli anni eravamo<br />
tutti molto politicizzati, gli ultimi due anni<br />
praticamente era tutto un susseguirsi di scioperi.<br />
Poi ho iniziato a frequentare l’Università a Milano<br />
e, nel frattempo, lavoravo con mio zio nel campo<br />
della musica: orchestrine e balere a Bergamo. Poco<br />
dopo essermi sposato ho ritrovato un mio vecchio<br />
compagno della scuola media, l’Architetto Tebaldi,<br />
con il quale ho creato una piccola azienda partendo<br />
da zero, senza una lira, per gestire una discoteca,<br />
il Capriccio di Bergamo. Un concorrente faceva<br />
pubblicità della sua discoteca su Radio Zeta e così<br />
ho cercato di fare la stessa cosa e nel 1987 ho comprato<br />
Rtl. Da una piccola radio con il solo scopo di<br />
fare pubblicità alla discoteca si è presto creata una<br />
vera passione per il mezzo: le mie origini calabresi<br />
mi hanno suggerito un’unica frequenza fino al<br />
mare…”<br />
Esiste ancora la sua discoteca di Bergamo?<br />
Si ma è chiusa da quindici anni. Non l’abbiamo<br />
mai venduta. In realtà nessuno ci ha chiesto di<br />
comprarla… In questi ultimi anni la discoteca ha<br />
subito molte trasformazioni; oggi dare in gestione<br />
un luogo del genere senza sapere con chi hai a che<br />
fare…<br />
Rtl è nata per pubblicizzare la sua discoteca:<br />
quando ha iniziato a trasformarsi in un vero<br />
network nazionale?<br />
Nel 1990 stava uscendo una nuova legge sulle<br />
emittenti e mi è servita la competenza di ex-postale:<br />
quando ho capito i contenuti della legge Mammì<br />
ho portato il segnale ancora più lontano da Roma<br />
e, nel giro di un anno, abbiamo diffuso la radio<br />
sino in Sicilia. E, sottolineo, con grandi debiti.<br />
Quanto vi è di suo nel modello della radio, nella<br />
sua organizzazione e nelle scelte editoriali?<br />
Più di attribuire a me il “modello” direi che è nostro:<br />
ho sempre cercato una squadra e, col passare<br />
degli anni, è sempre la stessa. Da mio fratello ad<br />
Umberto ad Angelo, Paolo, Mario, dovrei fare tanti<br />
nomi… Lavora con noi anche il nostro ex Dj al<br />
Capriccio (ride, ndr). Mio fratello mentre amministrava<br />
continuava a studiare… Oggi siamo in 250.<br />
I dati di ascolto collocano Rtl 102.5 la più<br />
ascoltata in Italia da qualche anno. Si ricorda<br />
la sua reazione la prima volta che è arrivato a<br />
questo risultato? Che responsabilità comporta<br />
essere la radio in vetta alle rilevazioni?<br />
Una grandissima responsabilità se pensiamo che la<br />
radio è nata quasi per gioco. Quando si fanno dei<br />
debiti il gioco cessa di esistere: ai tempi ho investito<br />
140 milioni… Parliamo di un periodo in pieno<br />
scompiglio dell’etere radiofonico. Quando ho<br />
compreso che, uscendo dal territorio di Bergamo,<br />
la radio non si riusciva più a sentire, mi sentivo fregato.<br />
Da quel momento è iniziata la costruzione di<br />
un’azienda vera e propria: agli esordi la radio era in<br />
mano agli umori dei Dj. Alcuni di loro venivano<br />
a suonare al Capriccio: ad esempio Alex Peroni -<br />
che lavorava a 105 e poi è venuto da noi -, Federico<br />
“l’olandese volante” e il più bravo di tutti, Leopardo,<br />
un numero uno (Leonardo Re Cecconi, ndr).<br />
Noi oggi abbiamo una concessione nazionale che<br />
significa grandi numeri. Abbiamo una radio con<br />
un prodotto che possa soddisfare al massimo le esigenze<br />
di tutti. Ecco perché – ad esempio – è nata<br />
subito l’informazione. Già dal 1990 abbiamo avuto<br />
24 edizioni dirette da Fabio Santini. Prima ancora<br />
di Canale 5! Poi il calcio e gli eventi, U2 a Sarajevo<br />
su tutti.<br />
Ascoltando il notiziario di Rtl la percezione è<br />
di trovarsi su un canale Rai…<br />
Il mio modello di ispirazione è stata proprio la Rai!<br />
A differenza dei network quali Radio Deejay,<br />
Rtl si contraddistingue per un grande marchio<br />
senza nessun protagonismo dei personaggi e<br />
dei Dj presenti.<br />
Tutte le persone che lavorano a Rtl sono dei numeri<br />
uno. Se per numeri uno significa fare il proprio<br />
lavoro in maniera seria ed onesta. Avendo qualche<br />
anno più degli speaker cerco sempre di fare in<br />
modo che restino con i piedi per terra, “very normal”.<br />
Nel nostro ambiente succedono tante cose:<br />
quando c’è il successo ci vuole poco per perdere il<br />
contatto con la realtà.<br />
ITA EVENTI 55
Vale anche per gli artisti che seguo direttamente,<br />
come i Dear Jack e i Kolors (Suraci è, insieme a<br />
Rds e RadioItalia-solomusicaitaliana, proprietario<br />
dell’etichetta Ultrasuoni, con Modà, Kolors,<br />
Dear Jack e altri artisti, ndr). Quando sono usciti<br />
da Amici avevano un tale successo da creare qualche<br />
problema per i singoli ragazzi. Il mio compito è<br />
fare in modo che questa parabola non si esaurisca,<br />
soprattutto quando l’exploit del successo arriva in<br />
fretta. Barnabei dopo neppure un anno di successo<br />
ha deciso di mettersi in proprio. A volte la giovane<br />
età non aiuta e si rischia di perdere la bussola.<br />
L’etichetta discografica Ultrasuoni è stata una<br />
sua idea? Non c’è conflitto di interesse?<br />
Ultrasuoni è arrivata insieme ai Modà, come etichetta<br />
nostra avevamo Baraonda. Insieme ai colleghi<br />
di Rds e RadioItalia abbiamo provato a fare le<br />
cose in grande ed è nata l’idea di Ultrasuoni. Conflitto<br />
d’interessi? Balle. Io faccio questo mestiere<br />
non vengo dalla farmaceutica! Noi cerchiamo personaggi<br />
funzionali alla radio: di conseguenza è automatico<br />
che poi abbiano passaggi radiofonici. L’unica<br />
cosa non scontata è che poi abbiano successo.<br />
Quando le comunicano che i Modà hanno due<br />
date sold out allo stadio di San Siro come reagisce?<br />
E cosa pensa delle critiche al gruppo?<br />
Una l’hanno esaurita in quindici giorni. La seconda<br />
sta andando benissimo. È molto semplice.<br />
I giornalisti radical chic fanno fatica a riconoscere<br />
che un gruppo come i Modà fanno musica. Per<br />
loro sarebbero da torturare.<br />
Se Caterina Caselli avesse una situazione analoga<br />
con un network radiofonico, facendo radio<br />
e la discografica a lei darebbe fastidio?<br />
No, assolutamente. Purtroppo quando si parla di<br />
conflitti d’interesse si parla di invidie e gelosie. Mi<br />
sveglio al mattino, bevo un bicchiere d’acqua e partono<br />
subito le invidie e le gelosie. Ma non me ne<br />
importa nulla. E comunque la Caselli fa delle figate,<br />
io non sono capace.<br />
L’ultimo speaker arrivato è Platinette.<br />
No, è arrivato Mauro Coruzzi!<br />
È Coruzzi che sposa la filosofia di Rtl o viceversa?<br />
È Coruzzi che sposa la filosofia di Rtl 102.5. Noi<br />
non sposiamo la filosofia di nessuno.<br />
Coruzzi porta il suo “mondo” e la sua esperienza,<br />
come ha fatto il Conte Galè con successo.<br />
Ma certo. Con garbo. Dico sempre a tutti che l’azienda<br />
mette a disposizione un microfono grazie al<br />
quale si amplifica la parola, una risata, un’espressione.<br />
E questo merita rispetto, ci vuole responsabilità.<br />
Quanto conta avere una frequenza unica nel<br />
frastagliato panorama dell’Fm?<br />
Mi sono accorto che c’era Isoradio, la radio della<br />
Rai con un’unica frequenza e mi sono detto: se lo<br />
fa la Rai posso farlo anch’io. Credevo fermamente<br />
dell’importanza di una frequenza unica a differenza<br />
dei partecipanti dell’associazione radiofonica;<br />
tutte le altre radio erano sparse in mille frequenze.<br />
Quando poi sono arrivati i grandi numeri dell’ascolto<br />
mi hanno detto che non avevo avvisato nessuno.<br />
Cosa ne pensa dell’ingresso di Mediaset nelle<br />
reti di Finelco (Radio 105, Montecarlo, Virgin,<br />
Mc2)?<br />
Se vuole una risposta politica le dico che penso sia<br />
un bene e mi auguro che grazie al loro ingresso si<br />
possa stare bene tutti. Lo dicevo anche quando il<br />
gruppo Espresso è entrato in RadioDeejay e Capital.<br />
Mi auguro solo che non mettano insieme solo<br />
dei numeri da vendere altrimenti siamo sempre al<br />
vecchio gioco della vecchia repubblica. Bisogna<br />
vendere le specifiche delle radio. L’unica preoccupazione<br />
è nelle tecniche di vendita. Quello che ha<br />
fatto Mediaset con Finelco è da fotografare: sono<br />
un’azienda da migliaia di miliardi e non credo che<br />
rompano le palle per una fettina così piccola di business.<br />
Con 101 Mediaset si è trovata nelle sabbie mobili.<br />
Perché secondo lei Hazan ha accettato di<br />
vendere?<br />
Gira e rigira è sempre business. So che è restato<br />
all’interno del nuovo gruppo e che ha chiuso la<br />
concessionaria di pubblicità. L’esperienza di 101 è<br />
stata la peggiore dell’anno trascorso: c’era un vuoto<br />
di gestione. Aveva una personalità precisa fintanto<br />
che la gestiva Mandelli. Poi ha avuto un paio di<br />
cambiamenti sino ai tempi attuali.<br />
Secondo lei sono vere le voci di un possibile disimpegno<br />
del Gruppo DeBenedetti dalle radio?<br />
Non credo sia possibile. Il gruppo Espresso è stato<br />
l’unico – in questo Paese – che ha davvero creduto<br />
nella radio. Tanto di cappello.<br />
Lei non vuole impegnarsi con un canale televisivo?<br />
Mai. Noi abbiamo fatto crescere la radiovisione.<br />
Ha la sua collocazione. Ci sono ancora Mtv e altre<br />
tv musicali. Nei locali è molto seguita, evidentemente<br />
soddisfiamo le esigenze. È solo questo il<br />
56 ITA EVENTI
ITA EVENTI 57
problema: per la gente e<br />
con la gente; non funziona<br />
“ti impongo questo”. Grandi<br />
numeri significa popolare:<br />
il nostro claim è “very<br />
normal people”.<br />
Di chi è stata l’idea del<br />
vostro – efficace - slogan?<br />
Della prima agenzia qualificata<br />
e professionale con<br />
la quale abbiamo lavorato;<br />
prima non avevamo le risorse.<br />
È stato fondamentale<br />
perché non riuscivo a mettere<br />
a fuoco il claim. Ho<br />
sempre invidiato quello di<br />
RadioDeejay, “one nation,<br />
one station”: sono stati loro a dare per primi una<br />
connotazione particolare dell’emittente.<br />
Da poco vi occupate anche di Radio Zeta.<br />
Ecco, “Radio Zeta balla la vita”: facciamo ballare<br />
la vita, altro claim. Vogliamo fare qualcosa di italiano.<br />
Io credo fortemente nell’Italia: siamo stati a<br />
fianco di Expo anche nel momento in cui sono venuti<br />
fuori i grandi scandali. Siamo stati contenti del<br />
successo di Expo: se hai un’opportunità nella vita<br />
saresti scemo a sciuparla. RadioZeta è una radio<br />
molto musicale, ci sono solo due notiziari e molti<br />
speaker di Rtl 102.5. Crediamo molto nel marchio<br />
RadioZeta e ci lavoreremo molto nei prossimi mesi.<br />
Chi è oggi il competitor di Rtl 102.5?<br />
Non ho il tempo per pensare chi ho dietro di me.<br />
Sento l’alito sul collo, questo si (e mi infastidisce<br />
molto, soprattutto negli ultimi anni). So che sembro<br />
una persona prepotente.<br />
Forte dei suoi ascoltatori, ha mai ricevuto una<br />
chiamata dalla Rai per dirigere una radio?<br />
Mai. Con mio grande piacere. Quando il mercato<br />
delle radio aveva ancora molta mobilità anche<br />
noi abbiamo ricevuto diverse telefonate, anche da<br />
Mondadori. Ma il nostro gruppo ha ancora tanto<br />
da fare.<br />
Rtl 102.5 si può definire artigianato.<br />
Senz’altro. Se entra un grande gruppo editoriale<br />
poi arrivano i manager. E oggi i manager – guardando<br />
anche quello che succede in televisione –<br />
non è che… La radio bisogna gestirla e fare crescere<br />
le persone. Quelle che sono con me sono persone<br />
serie, cresciute con me. Alla Rai ci sono state poche<br />
innovazioni rispetto alle radio private dove i cambiamenti<br />
sono stati enormi.<br />
L’intervista si conclude con l’ascolto – attraverso<br />
lo smartphone di Suraci – dell’ultima hit<br />
dei Pooh, del quale è orgoglioso ed entusiasta<br />
perché, dice, “ho dato qualche suggerimento<br />
sull’arrangiamento”.<br />
58 ITA EVENTI
itratti<br />
GIOIELLI INDOSSATI<br />
DA PERSONE FELICI<br />
Una conversazione con Andrea & Piero Gregori, uno dei due fratelli rappresentanti<br />
la quarta generazione in attività, in attesa di vedere se arriverà la quinta.<br />
Una lunga storia di passione culminata con un’espansione internazionale.<br />
Con l’unico obiettivo di unire creatività e professionalità al desiderio di chi vuole<br />
trasmettere emozioni. di Bruno Quiriconi<br />
ITA EVENTI 59
Le origini<br />
“Tutto è partito a fine ‘800: due fratelli, Giovanni<br />
e Giuseppe – uno orafo e l’altro sarto – hanno iniziato<br />
a creare gioielli. Questo connubio tra moda e<br />
gioielli oggi sembra assolutamente normale e consolidato<br />
ma bisogna contestualizzare le due figure<br />
all’inizio del secolo scorso per capire il loro estro e<br />
la giusta intuizione; insieme hanno sviluppato l’estetica<br />
dei gioielli I Gregori. Hanno aperto il primo<br />
punto vendita – ancora oggi esistente – in zona<br />
nord Milano (Piazza Dergano) utilizzandolo anche<br />
come laboratorio. In seguito i loro figli Luigi<br />
ed Andrea, hanno continuato l’operato sino agli<br />
anni ’50 passando a loro volta il testimone alla terza<br />
generazione ovvero i nostri genitori fino alla fine<br />
degli anni novanta. Oggi la quarta generazione è<br />
composta da noi due e operiamo principalmente<br />
nel flagship store di via Marghera a Milano”.<br />
La realizzazione dei gioielli<br />
Andrea e Piero oggi sono gli ideatori dei gioielli I<br />
Gregori: ne seguono tutta la filiera, dalla preparazione,<br />
al disegno, alla produzione, alla commercializzazione<br />
e i rapporti con l’estero. L’ispirazione è<br />
sempre la donna; una donna che anela ad un anello<br />
regalato da un uomo, pegno tangibile del desiderio.<br />
Del resto cambiano i tempi ma per la persona amata<br />
si pensa ad un gioiello di valore quale miglior<br />
forma di slancio per testimoniare il proprio impeto.<br />
“È l’uomo il protagonista assoluto del regalo pensato<br />
e selezionato con cura. Non per niente le nostre<br />
ultime collezioni si chiamano Abbracci e Glamour,<br />
proprio perché sono pensate e ideate per rendere felice<br />
una donna, per farla sentire desiderata e amata.<br />
Nature e Flowers sono, invece, ispirate alla natura”.<br />
Esclusi i diamanti quali altre pietre preziose sono<br />
di maggiore interesse? “Rubino, smeraldo e zaffiro<br />
sono allo stesso livello, sempre dopo il diamante,<br />
spesso abbinati insieme”.<br />
Diamonds are the girl best friend<br />
“Oggi come ieri è ancora il diamante l’oggetto del<br />
desiderio più ambito. Sin dalla storia più remota<br />
ogni guerriero portava alla sua donna un diamante,<br />
simbolo dell’invincibilità. È un richiamo atavico. E<br />
60 ITA EVENTI
la sua bellezza, come pietra è indiscutibile. Più che<br />
il diamante solitario, i gioielli con diamanti sono la<br />
nostra cifra stilistica. Ed è - in assoluto – la richiesta<br />
costante dei nostri clienti. Anelli, bracciali, orecchini<br />
in oro bianco, oro rosa, con fantasie e diamanti”.<br />
La fantasia in contrapposizione al gusto classico,<br />
un mix di innovazione e tradizione; ma quale delle<br />
due declinazioni è predominante? “A livello nazionale<br />
e cittadino la nostra è un’immagine classica; la<br />
nostra comunicazione a livello internazionale tende<br />
ad evidenziare il gioiello ricercato ed elaborato”.<br />
Made in italy<br />
“Una decina di anni fa abbiamo iniziato un processo<br />
di internalizzazione con esposizione in fiere<br />
in tutto il mondo: da Honk Kong a Tokyo sino a<br />
Las Vegas e Basilea. Un approccio trasversale che<br />
consente al cliente internazionale di trovare i nostri<br />
gioielli presso i concessionari del globo intero”.<br />
Esclusa l’Italia qual è il mercato più importante per<br />
I Gregori? “Posto che tutto cambia molto velocemente,<br />
in questo momento senza dubbio il mondo<br />
asiatico. Vendere gioielli al mondo asiatico potrebbe<br />
apparire come uno che vende ghiaccio agli<br />
eschimesi poiché loro sono grandi produttori. Abbiamo<br />
chiuso all’inizio dell’anno un accordo con<br />
una azienda distributrice cinese e questo significa<br />
che siamo presenti anche sul loro mercato”. Il<br />
Made in Italy ha ancora il suo appeal? “Assolutamente<br />
si. Soprattutto oggi dopo aver passato qualche<br />
anno in sofferenza a causa della globalizzazione<br />
e dell’impatto dei nuovi mercati, diciamo dal 2008<br />
al 2010. Dalla fine dell’anno scorso c’è un inversione<br />
di tendenza, il consumatore orientale ha necessità<br />
di qualcosa di diverso: un po’ come noi italiani<br />
negli anni sessanta, tutti un po’ esterofili. Questo<br />
fenomeno di crescita sta iniziando anche dall’altra<br />
parte del mondo; aiutati dal cambio euro-dollaro<br />
favorevole, dai costi di produzione in salita da<br />
loro e in leggera discesa da noi”. Viene percepito<br />
all’estero il blasone della continuità della dinastia?<br />
“Si, è un valore aggiunto. Molti produttori di questi<br />
paesi vengono proprio da noi per avere qualcosa<br />
di distintivo. Il Made in Italy è ancora oggi – a<br />
mio parere – il brand più famoso nel mondo: i nostri<br />
gioielli sono certificati con questo brand. Sicuramente<br />
è un plus”.<br />
Gioielli indossati da persone felici<br />
Aneddoti? Un cliente facoltoso che ha volutamente<br />
esagerato nel comprare un set completo di gioielli<br />
e accessori? “Il cliente per antonomasia è l’uomo<br />
che vuole trasmettere il proprio amore alla sua donna;<br />
capita spesso di vedere acquistare un anello e<br />
qualche giorno dopo gli orecchini e magari ancora<br />
qualcosa da abbinare la settimana successiva. Non<br />
è mai un iperbole comunque: noi proponiamo gioielli<br />
in oro e diamanti, hanno un loro significato<br />
intrinseco, sono quasi sempre la conseguenza di un<br />
pensiero che si legherà nel tempo a un momento<br />
importante della vita. Dico spesso che i nostri gioielli<br />
sono indossati da persone felici, vengono abbinati<br />
a un momento di gioia: può essere una nascita,<br />
l’innamoramento, una data da ricordare, un anniversario.<br />
Quindi è felice chi lo indossa e chi lo regala”.<br />
Intanto è già stato spezzato un classico tabù: la<br />
terza è generalmente il capolinea delle generazioni<br />
continuative in una azienda. A questo punto sorge<br />
spontanea l’ultima domanda: la vostra “dinastia”<br />
andrà avanti? “Pensiamo e ci auguriamo di si; abbiamo<br />
dei figli e notiamo che ci sono dei piccoli segnali<br />
in questo senso nonostante la loro età ancora<br />
acerba; cerchiamo di trasmettere loro - senza mai<br />
esagerare – la nostra passione”.<br />
ITA EVENTI 61
libri<br />
RAINBOW REPUBLIC<br />
Il primo romanzo di Fabio Canino racconta del viaggio di un moderno Ulisse. Con la consueta<br />
dote di ironia. di Bruno Quiriconi<br />
“È il mio primo romanzo, ha<br />
una valenza importantissima<br />
perché io sono un grande lettore<br />
e ho un grande rispetto per chi<br />
scrive; inoltre su Radio 2 Rai<br />
presento un programma che si<br />
chiama Miracolo italiano, il sabato<br />
e la domenica dalle 9 alle<br />
10,30, nel quale parliamo sempre<br />
di un paio di libri e presentiamo<br />
le interviste agli scrittori.<br />
Quindi ho avuto sempre un pudore<br />
rispetto al libro romanzo.”<br />
Quando ha iniziato a scriverlo?<br />
Avevo questa idea del mio romanzo<br />
da dieci anni, una Repubblica<br />
che improvvisamente<br />
diventa gay. A una cena con<br />
Ricky Cavallero di Mondadori<br />
ho raccontato di questa idea<br />
e lui mi ha subito fatto capire<br />
che la considerava perfetta per<br />
pubblicarla in un libro. Sul momento<br />
ho subito fatto cadere la<br />
cosa perché non me la sentivo di<br />
intraprendere la scrittura di un<br />
romanzo per davvero ma ha insistito<br />
e così ho promesso che ci<br />
avrei provato. Quando ha visto<br />
le prime bozze era entusiasta. Il<br />
primo problema da risolvere durante<br />
la scrittura è stato quello di<br />
fare un libro divertente e ironico;<br />
ma desideravo anche scrivere<br />
delle cose mie, soprattutto fare<br />
delle ricerche come sulla Pink<br />
Economy. In un primo momento<br />
volevo fare una guida turistica<br />
ma avrebbe preso un’altra strada.<br />
Poi è finalmente arrivata l’idea<br />
giusta: come sarebbe stata l’Italia<br />
confrontata con questa Repubblica<br />
gay emergente? Prima di<br />
tutto non avrebbe avuto rapporti<br />
diplomatici perché l’Italia è considerata<br />
una omofoba Repubblica<br />
italo-vaticana. Mi è venuto<br />
in mente quando i giornalisti<br />
italiani non potevano andare in<br />
Cina e, nel caso, ci fossero riusciti,<br />
avevano obbligatoriamente<br />
una guida ufficiale per andare<br />
nei posti “concordati” dalle autorità.<br />
Così ho iniziato la storia<br />
di un giornalista italiano – di<br />
chiara fama e politicamente non<br />
schierato -, finalmente invitato<br />
nella nuova Repubblica gay, accompagnato<br />
da una ragazza. E<br />
piano piano mi sono ritrovato a<br />
scrivere di questi due personaggi,<br />
il giornalista e la ragazza, e<br />
del loro innamorarsi un po’ per<br />
volta. Io non ci credevo quando<br />
qualcuno me lo raccontava ma<br />
è vero che il libro si scrive “scrivendolo”.<br />
Mi piaceva che in uno<br />
stato gestito da Gay ci fosse una<br />
storia d’amore eterosessuale, un<br />
gioco di contrasti. Finché dopo<br />
qualche tempo mi sono ritrovato<br />
in mano una copia di Rainbow<br />
Republic, romanzo distopico gay.<br />
Perché ha deciso di ambientarlo<br />
in Grecia?<br />
Prima di tutto perché ho sempre<br />
avuto un grande amore per<br />
il Paese. E nel libro descrivo alcuni<br />
luoghi della Grecia lontani<br />
dai soliti luoghi comuni come<br />
Mikonos. E, di fatto, può anche<br />
essere una piccola guida nel<br />
viaggio di Ulisse. Il mio viaggio<br />
di Ulisse. Un altro motivo è perché<br />
il copyright gay è soprattutto<br />
greco, è nato tutto lì; scrivo anche<br />
dei rimandi storici “alleggeriti”<br />
per non prendermi troppo<br />
sul serio. Mi piace unire l’alto e<br />
il basso. Sono un fautore della<br />
superficialità, fondamentale: più<br />
le cose sono inutili, più sono utili.<br />
Poi il guardarsi da una dovuta<br />
distanza: chi si prende troppo sul<br />
serio ritiene le proprie azioni talmente<br />
importanti per la società<br />
da obbligarci a seguire il pensiero.<br />
Invece è bene pensare che se<br />
ne può fare tranquillamente a<br />
meno. E poi non ti diverti. Finché<br />
potrò seguiterò a divertirmi<br />
- io sono un attore, autore, scrittore<br />
– non lavorando. Almeno<br />
finché qualcuno se ne accorgerà<br />
(ride, ndr).<br />
Cronache marziane è stato<br />
un programma di successo e<br />
molto innovativo; non avrebbe<br />
il desiderio di fare una nuova<br />
trasmissione tv?<br />
Cronache marziane è stato un<br />
episodio nella mia vita professionale<br />
e privata pazzesco. Non<br />
tutti hanno capito il mio desiderio<br />
di mescolare l’alto e il basso.<br />
Del resto sono terrorizzato<br />
quando qualcosa di mio piace a<br />
tutti. Dopo questo programma<br />
mi hanno riproposto delle brutte<br />
copie e ovviamente ho declinato.<br />
62 ITA EVENTI
Devo dire che ho visto distruggere<br />
quello che avevamo fatto<br />
con Cronache marziane facendone<br />
delle copie gradite ai bigotti.<br />
Inoltre noi il trash lo usavamo<br />
come critica, consapevolmente,<br />
non era fine a se stesso.<br />
Chiambretti è trash?<br />
È finto trash. Lui non va mai<br />
oltre il “lecito”: la maestà televisiva<br />
gli dice di fare il cattivo e<br />
il birichino ma senza farlo mai<br />
veramente. Il mio problema è<br />
che – invece – andavo oltre, ogni<br />
qualvolta sento l’urgenza di dire<br />
la mia. Era l’unico programma<br />
“vero” non fatto per la televisione.<br />
Inoltre quando un programma<br />
funziona così bene ti fai anche<br />
tanti nemici: io ero l’ultimo<br />
arrivato, senza raccomandazioni…<br />
Anche quando è ospite di programmi<br />
mainstream la sua è<br />
sempre la parte del borderline,<br />
molto sottile...<br />
Io sono consapevole che, in base<br />
al mezzo che usi, il codice di<br />
comunicazione deve cambiare.<br />
Quindi se sono su Rai Uno non<br />
sono su Italia Uno o su La7, capisco<br />
che il pubblico è diverso. A<br />
me fa anche piacere che non tutti<br />
capiscono tutto anche se è una<br />
frase un po’ snob. Se dico una<br />
cosa molti pensano che sia pazzo<br />
e magari qualcuno a casa invece<br />
ha capito cosa volevo comunicare.<br />
Ad esempio a Ballando sotto<br />
le stelle devo dire che Milly Carlucci<br />
ha insistito per avermi sin<br />
dalla prima edizione perché all’inizio<br />
io non ne volevo sapere,<br />
credevo di risultare incompreso.<br />
Ma grazie proprio a Milly - che è<br />
una che vede lontano -, devo dire<br />
che mi sono sempre trovato bene<br />
e anche che mi sono divertito, un<br />
po’ come i vecchietti del Muppet<br />
Show.<br />
Su Gay Tv faceva una divertente<br />
parodia di Raffaella Carrà.<br />
Purtroppo hanno chiuso tutto<br />
perché costava troppo e nessuno<br />
in Italia voleva fare lo sponsor<br />
di un programma gay. Mi trovo<br />
sempre in situazioni nelle quali<br />
arrivo troppo presto, quasi un<br />
pioniere. Poi quando lo fanno<br />
altri dieci anni dopo tutti a dire<br />
che è geniale; ma non puoi mai<br />
commentare altrimenti sembra<br />
che rosichi. Se posso, ultimamente<br />
non guardo molto la televisione,<br />
al massimo le serie televisive<br />
e tanto internet, la radio<br />
più di tutto. E sono un grande<br />
lettore di libri.<br />
Il suo nuovo libro avrà un seguito<br />
o è puro divertissment?<br />
Puro divertissment! Sono fierissimo<br />
di come è venuto fuori perché<br />
è esattamente come lo volevo<br />
e questa è la cosa più importante.<br />
Il finale del romanzo è una vera<br />
sorpresa, ed è un’idea che mi è<br />
venuta in progress, mentre stavo<br />
scrivendo, pochi giorni prima<br />
della consegna delle bozze.<br />
Una notte meravigliosa mi sono<br />
svegliato e mi sono detto: “Caro<br />
Ulisse, ti cambio il finale!”. Credo<br />
di avergli dato una mano nel<br />
prosieguo della sua vita e di tutti<br />
gli altri Ulisse che conosco.<br />
Se finisce primo in classifica?<br />
Scappo, faccio il giro del mondo!<br />
64 ITA EVENTI
enessere<br />
L’ARTE DEL “RITOCCHINO”<br />
Conversazione con il Dott. Antonio Distefano di ArtEstetica sui presidi non chirurgici per ridurre<br />
i segni del tempo sul nostro volto. di HeLLeR<br />
III I “ritocchini” detti anche “punturine” sono<br />
il mezzo più rapido ed efficace per attenuare gli<br />
inestetismi del volto.<br />
Distinguiamo l’acido ialuronico, il botulino e<br />
le vitamine.<br />
È importante sottolineare che i benefici, pur validi,<br />
sono temporanei in quanto i filler utilizzati sono<br />
riassorbibili in un arco di tempo che va da 6 mesi<br />
ad 1 anno. L’acido ialuronico è un costituente fondamentale<br />
del derma conferendo idratazione, compattezza,<br />
tonicità e luminosità alla cute del viso. La<br />
sua diminuzione con l’avanzare degli anni e con<br />
l’esposizione eccessiva agli agenti atmosferici determina<br />
un indebolimento della pelle promuovendo<br />
la formazione di rughe ed inestetismi. Il botulino<br />
non ha una longevità come l’acido ialuronico. Gli<br />
effetti permangono per quattro/cinque mesi. Il riassorbimento<br />
sia dell’acido ialuronico che del botulino<br />
dipendono dalla capacità e dalla velocità dei<br />
nostri enzimi di degradarli più o meno lentamente<br />
nei mesi successivi al loro utilizzo. Le vitamine<br />
sono costituenti fisiologici che hanno il compito di<br />
revitalizzare, ristrutturare e biostimolare la matrice<br />
dermica al fine di ricompattare i tessuti disidratati,<br />
poco luminosi e atrofici attraverso anche un’azione<br />
indiretta sui fibroblasti che hanno perso la capacità<br />
di produrre collagene ed elastina.<br />
Qual’é la durata dei complessi vitaminici?<br />
I complessi vitaminici utilizzabili sono molti e di<br />
soddisfacente efficacia; di solito una seduta non è<br />
sufficiente per riconferire luminosità, compattezza<br />
e tonicità alla pelle del viso. Per avere un buon risultato<br />
è necessario eseguire in un anno tre cicli da<br />
tre sedute ciascuno. In alcuni casi si eseguono quattro/cinque<br />
cicli di vitamine l’anno. Non agiscono<br />
volumizzando il volto ma contribuiscono a levigare<br />
piccoli solchi e finissime rughe.<br />
Chi richiede questo tipo di trattamento e quali<br />
sono le motivazioni che spingono a farlo?<br />
L’utilizzo del botulino e dei filler è praticabile dai<br />
35 anni per le donne e dai 40 per gli uomini sino<br />
all’età dei 70 anni. Chi desidera fare le “punturine”?<br />
Soprattutto chi ha una pelle disidratata con<br />
molte rughe ovvero con poco collagene e fibre elastiche.<br />
Per volumizzare gli zigomi o per chi vuole<br />
migliorare le labbra correggendone l’eccessiva sottigliezza<br />
che conferisce al viso un aspetto troppo se-<br />
vero. Il botulino è indicato per la parte superiore<br />
del viso ovvero la regione frontale, sopraccigliare e<br />
intorno agli occhi ovvero per le cosiddette “rughe<br />
dinamiche” che derivano da una eccessiva contrazione<br />
muscolare. Il filler è indicato per le “rughe<br />
statiche” ovvero per inestetismi che si formano o<br />
a causa del fotoaging o a seguito della discesa della<br />
muscolatura che, trazionando verso il basso la cute<br />
soprastante, determina solchi, rughe e depressioni<br />
cutanee fino a vere e proprie aree di atrofia.<br />
L’utilizzo di questi prodotti, soprattutto di acido<br />
ialuronico e botulino, se eseguiti correttamente,<br />
offrono benefici alla salute e alla bellezza<br />
del viso?<br />
Le vitamine e l’acido ialuronico vengono utilizzati<br />
per sopperire e integrare i costituenti fondamentali<br />
del derma diminuiti a causa del fotoaging e dell’avanzare<br />
dell’età : fibre collagene ed elastiche. Fungono<br />
anche da biostimolatori dei fibroblasti a produrre<br />
i costituenti della matrice dermica da cui<br />
dipende il benessere della pelle. La tossina botuli-<br />
66 ITA EVENTI
nica non nutre il derma. È un presidio per conferire<br />
alla parte superiore del viso un aspetto più rilassato<br />
e riposato.<br />
Com’è possibile che alcuni studi medici propongano<br />
dei trattamenti a prezzi stracciati?<br />
Partiamo dal principio che il viso va analizzato attentamente<br />
conoscendone bene le strutture anatomiche<br />
e i volumi che lo costituiscono. Non illudiamoci<br />
che con una fiala di acido ialuronico<br />
correggiamo tutte le imperfezioni presenti! Il corretto<br />
uso del filler necessita di specifiche conoscenze<br />
anatomo-chirurgiche. Molti pazienti lamentano<br />
che vedono scomparire dopo pochi mesi gli effetti<br />
di un trattamento. A questo proposito è importante<br />
scegliere un filler di alta qualità ed elevata<br />
performance, la appropriata quantità necessaria a<br />
correggere gli inestetismi presenti e la corretta informazione<br />
data al paziente circa i vantaggi reali<br />
del trattamento e i suoi limiti nel raggiungimento<br />
di un obiettivo condivisibile da medico e paziente.<br />
www.antoniodistefano.it<br />
ITA EVENTI 67
enessere<br />
GLACIAL SPA:<br />
BENESSERE E RELAX CON LA<br />
“REGINA DELLE ACQUE”<br />
Riportare il corpo al suo equilibrio naturale attraverso le proprietà rigeneranti dell’acqua<br />
cristallina dei laghi glaciali, custodita nelle profondità della Terra da più di mille anni.<br />
di Andrea Thomas<br />
centro benessere è stato realizzato<br />
all’interno del Resort Špik, una<br />
L’innovativo<br />
delle strutture di punta del Gruppo Hit,<br />
inaugurato nel 2009 a Gozd Martuljek, a soli 3<br />
km dal centro di Kranjska Gora e dalle sue piste di<br />
sci. Diverse ricerche scientifiche hanno dimostrato<br />
che nel sottosuolo della località esistono alcuni laghi<br />
di origine glaciale lasciati in eredità dello scioglimento<br />
dei ghiacciai che ricoprivano l’intera regione.<br />
L’acqua di questi bacini di origine glaciale è<br />
purissima e totalmente priva di agenti inquinanti,<br />
perché non è soggetta al naturale ciclo idrologico.<br />
A ciò si aggiungono cinque proprietà fondamentali<br />
che hanno un effetto positivo sui trattamenti<br />
benessere: percentuale di oligominerali superiore<br />
alla media; rapporto ideale tra calcio e magnesio<br />
(2:1); ph neutro; proprietà diuretiche; basso contenuto<br />
di sodio.All’interno della nuova Glacial Spa<br />
si può provare l’esperienza di immergersi e nuotare<br />
nell’acqua glaciale e sono disponibili trattamenti<br />
specifici viso e corpo che combinano le proprietà<br />
di quella che spesso viene definita la “regine delle<br />
acque” con gli effetti benefici degli altri elementi<br />
naturali della Terra: l’aria, il vapore e le pietre glaciali.<br />
Per un benessere a 360° è disponibile anche<br />
un menù speciale a base di ricette semplici, con ingredienti<br />
naturali e di stagione, a basso contenuto<br />
calorico. In occasione del lancio della Glacial<br />
Spa, il Gruppo Hit ha predisposto pacchetti speciali<br />
validi per tutta la stagione: includono il soggiorno<br />
in hotel con trattamento di mezza pensione,<br />
la possibilità di accedere alle piscine di acqua<br />
glaciale – anche di notte nei weekend – un massaggio<br />
corpo con pietre glaciali, l’ingresso alla sauna<br />
e un programma di animazione e sport all’aria<br />
aperta, con nordic walking, ciclismo e momenti<br />
di meditazione. Per il divertimento, inoltre, tutti i<br />
pacchetti offrono l’accesso ai casinò Larix e Korona,<br />
le migliori strutture di gioco gestite dal Gruppo<br />
Hit a Kranjska Gora.<br />
68 ITA EVENTI
Nel 2014 il Gruppo Hit (www.hit.si), principale<br />
corporate turistica slovena, ha festeggiato i<br />
30 anni di attività delle sue strutture Hit Casinos,<br />
i centri di gioco ed intrattenimento dotati di<br />
ogni comfort e pionieri in Europa del vincente<br />
modello americano, che vede casinò, alberghi,<br />
ristoranti & bar, centri wellness e sale convegni<br />
convivere “sotto un unico tetto”. Un traguardo<br />
frutto della solida esperienza che il Gruppo<br />
Hit detiene in quanto leader nella promozione<br />
del turismo legato al divertimento in Slovenia,<br />
Bosnia ed Erzegovina e Montenegro. Attraverso<br />
l’offerta di pacchetti che includono l’accesso<br />
ai Casinò e speciali agevolazioni sugli altri servizi,<br />
incluso il trasporto in pullman o in aereo, il<br />
Gruppo Hit si candida a diventare un player innovativo<br />
e rilevante nel panorama turistico italiano.<br />
Nella sua attività quotidiana, il Gruppo<br />
Hit persegue uno sviluppo socialmente responsabile<br />
del gioco e del divertimento ed è particolarmente<br />
sensibile alla tutela dell’ambiente,<br />
attraverso l’adozione di tecnologie di approvvigionamento<br />
energetico basate sull’utilizzo di<br />
fonti alternative e su sistemi di cogenerazione.
itratti<br />
IL RE (INDISCUSSO)<br />
DEL CIOCCOLATO<br />
Il pasticcere tedesco naturalizzato italiano Ernst Friedrich Knam si racconta a <strong>ITAeventi</strong>. Dalle<br />
origini con Gualtiero Marchesi con il quale è stato amore a prima vista sino all’approdo in tv.<br />
di Andrea Thomas<br />
Le origini e Milano<br />
Ho girato il mondo lavorando presso grandi Chef<br />
imparando l’inglese e il francese e, in seguito, desideravo<br />
imparare l’italiano: ho scelto di venire a<br />
Milano e ho iniziato a collaborare con Gualtiero<br />
Marchesi, perché era l’unico Chef italiano con tre<br />
stelle Michelin. Avevo lavorato con Chef con una o<br />
due stelle ma tre stelle mai. Con Gualtiero è stato<br />
amore a prima vista: considero Gualtiero colui che<br />
ha portato la cucina italiana a un livello superiore.<br />
Grazie a lui la percezione dei cuochi nel nostro paese<br />
è cambiata. Dopo tre anni di intensa collaborazione<br />
mi sono chiesto: e adesso cosa posso fare? Ho<br />
preso la bicicletta e insieme a un amico ho fatto il<br />
giro delle migliori pasticcerie di Milano ed esattamente<br />
23 anni fa ho deciso di aprire la pasticceria<br />
in via Anfossi. All’epoca non c’era la concorrenza<br />
odierna: presi la decisione di non fare mignon<br />
e caffetteria ma di dedicarmi all’alta pasticceria e<br />
oggi posso dire che la scommessa ha funzionato. E<br />
devo ringraziare anche il piccolo schermo che ha<br />
aiutato le persone a conoscermi: ancora oggi non<br />
mi rendo conto del potere della tv ma ne vedo gli<br />
effetti della popolarità.<br />
TV<br />
Quattro anni fa un produttore è venuto da me offrendomi<br />
l’opportunità di condurre un nuovo for-<br />
70 ITA EVENTI
Home (is where I want to be)<br />
design: Lorenzo Palmeri<br />
azienda: Ernst Knam<br />
mat chiamato Il Re del cioccolato. La mia reazione<br />
istintiva è stata quella di mandarlo a casa: non avevo<br />
nessuna intenzione di fare tv. Dopo diversi mesi<br />
e grazie all’intercessione di un amico comune e alla<br />
sua insistenza ho deciso di accettare. Abbiamo registrato<br />
una puntata di prova ed è piaciuta molto e<br />
così mi sono ritrovato sul piccolo schermo: con tre<br />
serie di circa 10-12 puntate più gli extra del programma<br />
e lo spin off A scuola. In più ho fatto una<br />
serie chiamata Che diavolo di pasticceria! e stiamo<br />
girando Bake Off 3: cinque programmi in tre anni.<br />
Del successo in tv devo ammettere che non ci avrei<br />
scommesso un centesimo! Aggiungo che la modalità<br />
di Sky e Real Time di interpretare la tv mi piace<br />
molto: sono trasmissione oneste, non artificiali<br />
e consentono di dare un contributo al pubblico a<br />
casa. Anche se durante la settimana sono impegnato<br />
a registrare le puntate delle trasmissioni ci tengo<br />
a precisare che il sabato e la domenica chi mi vuole<br />
incontrare mi trova sempre in pasticceria dietro il<br />
banco.<br />
Il team, le 48 ore quotidiane<br />
(e la moglie…)<br />
Il lavoro per me è come una squadra di calcio: chi<br />
gioca da solo non è nessuno. E una squadra senza<br />
allenatore non va da nessuna parte. Ci vogliono i<br />
giocatori e un dirigente. La mia giornata è fatta di<br />
48 ore, non 24: riesco a fare tutto velocemente e<br />
dormo quattro ore per notte, quindi ho quaranta<br />
ore disponibili. Inoltre ho dietro di me una grandissima<br />
moglie che coordina tutto ed infine tanti<br />
giovani ragazzi con una gran voglia di lavorare e<br />
– aggiungo – di ascoltarmi per imparare. Cerco<br />
sempre di scegliere ragazzi giovani senza nessuna<br />
esperienza: se scelgo chi ne ha già non posso poi indirizzarli<br />
come desidero. Inoltre un pasticciere “già<br />
pronto” è logicamente molto orgoglioso e quindi<br />
risulta poi difficile che sia disposto ad apprendere<br />
da me. In laboratorio e pasticceria siamo in una<br />
dozzina di persone: non tutti funzionano, all’inizio<br />
sembrano tutti dei fenomeni ma non siamo computer;<br />
c’è una selezione naturale. Una ragazza di<br />
nome Emanuela è con me da diciotto anni e l’ho<br />
vista praticamente crescere e oggi ha un ruolo importante.<br />
Sono soddisfatto quando vedo dei ragazzi<br />
che sono stati con me oltre dieci anni aprire delle<br />
pasticcerie, come nel caso di Camilla che ha aperto<br />
a Bergamo, qualcuno anche a New York. Se guardo<br />
ai miei quattro figli vedo che i due grandi stanno<br />
andando in una direzione diversa dalla mia e va<br />
benissimo così mentre una delle piccole vorrebbe<br />
fare la pasticciera e mi auguro che cambi idea così<br />
tra qualche anno potrò godermi la pensione!<br />
ITA EVENTI 71
I maestri<br />
Alla mia età non ho bisogno di idoli ma essendo<br />
stato giovane anch’io devo ammettere di aver avuto<br />
dei maestri impressionanti: ad esempio ho lavorato<br />
a Londra con Anton Mosimann, uomo di grande<br />
sapienza. E Antonio Continelli del Dorchester<br />
di Londra: spesso chi sta nelle retrovie non viene<br />
nominato ma uno come lui è davvero un elemento<br />
che fa la differenza. E come non citare nuovamente<br />
l’amico e maestro Gualtiero Marchesi? È<br />
l’uomo che ha fatto svoltare la cucina italiana; è il<br />
padre di tutti i grandi nomi venuti dopo: Oldani,<br />
Cracco e così via. Io un cuoco come Gualtiero in<br />
Italia non lo vedo ancora: non parlo solo dei piatti<br />
e della creatività in cucina ma, soprattutto, della<br />
sua immensa cultura. E i suoi piatti sono ancora<br />
insuperabili: dentro troviamo creatività, cultura e<br />
arte. Oggi vedo i cuochi più come superstar televisive…<br />
mentre è importante stare dietro ai fornelli.<br />
Se devo scegliere un ristorante cerco un posto dove<br />
si mangia bene, onesto.<br />
72 ITA EVENTI
chef<br />
PIETRO LEEMAN:<br />
JOIA, UNA FILOSOFIA DI VITA<br />
Lo Chef svizzero ma milanese d’adozione ci apre le porte del suo celebre ristorante.<br />
Una ricerca profonda per abbinare il cibo ad un percorso spirituale, condiviso<br />
con i suoi ospiti. E nel suo nuovo libro Il sale della vita si racconta attraverso<br />
le sue esperienze più intime di Bruno Quiriconi<br />
Ristoranti vegetariani – non improvvisati –<br />
ce ne sono pochi anche se sono in costante<br />
aumento; a Milano il Joia ha una sua storia<br />
consolidata e, soprattutto, un percorso in evoluzione<br />
costante grazie al suo ideatore, co-fondatore<br />
e attuale proprietario nonché Chef stellato: Pietro<br />
Leeman. La cucina vegetariana si può definire superficialmente<br />
la sua cifra stilistica, in realtà, approfondendo<br />
la conoscenza dell’uomo e dell’artista<br />
(lo è, indubbiamente) si scoprono sfumature – ciascuna<br />
nel proprio ambito – sintetizzabili in una<br />
unica radice: una filosofia di vita. Spiritualità, norme<br />
comportamentali, ricerca spasmodica, cultura<br />
dell’ingrediente e del ciclo di lavorazione, medicina,<br />
chimica e – su un fronte complementare – letteratura<br />
e una costante voglia di viaggiare esplorando<br />
nuovi territori, persone, cose, conoscenze,<br />
in particolar modo dell’oriente. Poi ci sono i premi,<br />
col loro reverbero attraverso la stampa e i media<br />
(anche qualche invito dai colleghi di Masterchef ),<br />
ma sono una naturale conseguenza dell’eccellenza<br />
e della volontà indomita di offrire al cliente soprattutto<br />
un’esperienza. L’organizzazione dietro le<br />
quinte del Joia è figlia del rigore di Leeman, con<br />
una squadra di collaboratori formata da un gruppo<br />
consolidato di cuochi, aiutanti e addetti al servizio:<br />
una cura maniacale e una preparazione soltanto<br />
avvertita dall’ospite. La statura di un uomo non si<br />
vede solo dalla sua professione ma dall’ombra più<br />
ampia proiettata o percepita.<br />
Ci sono ancora pregiudizi su un ristorante vegetariano<br />
di grande livello?<br />
Il presupposto è che i ristoranti vegetariani gourmet<br />
in tutto il mondo non sono più di una decina.<br />
Questo per vari motivi. Il vegetarianesimo è stato<br />
approcciato dalle persone con punti di partenza diversi<br />
per motivi etici, salutisti, filosofici.<br />
74 ITA EVENTI
Pietro Leemann, nato in Svizzera nel 1961, dopo la<br />
scuola di istruzione alberghiera intuisce l’importanza<br />
del cibo come veicolo di relazione e ne intravede<br />
la complessità. Si dedica quindi alla cucina<br />
dai 16 ai 29 anni, attraverso lo studio, il lavoro e i<br />
viaggi in giro per il mondo. Dopo una formazione<br />
classica vive di persona la rivoluzione della nouvelle<br />
cuisine e della cucina creativa, facendo pratica<br />
con maestri del calibro di Angelo Conti Rossini,<br />
suo mentore, Gualtiero Marchesi e Fredy Girardet,<br />
illustri promotori degli importanti cambiamenti<br />
avvenuti in campo alimentare negli ultimi quarant’anni.<br />
Sempre più vicino all’idea che noi siamo<br />
ciò che mangiamo e amando profondamente gli<br />
animali, si radica in lui la scelta di diventare vegetariano.<br />
Affascinato dalle culture orientali nel 1986<br />
approda in Estremo Oriente, dove soggiorna per<br />
due anni tra Cina e Giappone studiandone la cucina<br />
e la cultura, che si sono radicate nel suo pensiero<br />
e ne hanno determinato l’evoluzione. Nel<br />
1989, assieme a un gruppo di amici lungimiranti,<br />
fonda a Milano il ristorante Joia, insignito negli<br />
anni di varie onorificenze e primo ristorante europeo<br />
vegetariano ad aver ricevuto nel 1996 la stella<br />
Michelin. Il Joia oggi è un punto di riferimento nel<br />
panorama europeo per una cucina sana e di qualità,<br />
un esempio di successo green, nel rispetto della<br />
natura e di chi la abita.<br />
Tutto questo non è stato ben capito dal mercato e<br />
chi si è lanciato sino ad oggi a fare questo tipo di<br />
ristoranti si è rivelato spesso un idealista con poca<br />
praticità e capacità di fare. I cuochi sono prettamente<br />
carnivori e magari poco aperti alla cucina<br />
vegetariana. Eppure se guardiamo al giorno d’oggi<br />
è pieno boom di questa tipologia: la domanda<br />
è maggiore dell’offerta. In Italia siamo al dieci per<br />
cento del totale, in costante crescita. Il Joia è sempre<br />
pieno con le prenotazioni, se ne parla molto ed<br />
ha un grande successo. Essendo stato anche il primo<br />
in Italia è diventato – col tempo – uno status<br />
symbol. Nulla è lasciato al caso. È un ristorante di<br />
grandi intenti: quindici cuochi per cinquanta coperti;<br />
la ricerca è esasperata, i prodotti biologici e<br />
biodinamici con produttori che coltivano esclusivamente<br />
per noi. Da poco abbiamo creato il nostro<br />
orto sinergico a pochi chilometri dal locale, vicino<br />
ad Abbiategrasso. È un ristorante proiettato al futuro<br />
per quello che per me e per molti dovrebbe<br />
essere l’alimentazione. La cucina deve curare non<br />
solo l’aspetto del cibo ma soprattutto la salute.<br />
Sembrerebbe quasi un’opera di pedagogia.<br />
Siamo soprattutto un esempio per i colleghi, sensibili<br />
alla nostra cucina. Ben vengano altri ristoranti<br />
vegetariani, è un successo anche per noi. Noi abbiamo<br />
aperto 25 anni fa. C’è stato un cambio epocale<br />
rispetto a quando ho iniziato: è aumentata la<br />
cultura ed è diventata un valore. In questa ottica<br />
insieme a un gruppo di amici giornalisti abbiamo<br />
organizzato un concorso, Vegetarian Chanche, nel<br />
quale i cuochi si sfidano ed anche un modo per<br />
stimolare il pensiero. Tutte queste trasformazioni<br />
stanno accadendo molto rapidamente. Oggi gli<br />
Chef sono sulla cresta dell’onda e molto visibili anche<br />
grazie ai talent show, di conseguenza dovrebbero<br />
essere altrettanto responsabili.<br />
ITA EVENTI 75
Uno dei tavoli all’interno del Joia, ristorante di alta<br />
cucina naturale a Milano dello Chef Pietro Leeman<br />
Quando la persona ci guarda deve imparare qualcosa<br />
che fa stare bene.<br />
Lei è diventato vegetariano molti anni fa. Oggi<br />
può anche essere considerata una moda e un<br />
business questa formula.<br />
Sicuramente. Ma la trasformazione è in corso. Noi<br />
siamo ciò che mangiamo. La scelta di essere vegetariani<br />
comporta un cambiamento di stile di vita.<br />
Una nuova visione. Ho assistito molte volte a queste<br />
trasformazioni: le persone sbocciano. La carne<br />
appesantisce la coscienza e ne abbassa il livello.<br />
Appesantisce il fisico. Chi cessa di cibarsi di carne<br />
sente un cambiamento radicale.<br />
Cipriani seguita a salutare “democraticamente”<br />
ogni cliente ai tavoli, la sua presenza è rassicurante;<br />
capita anche a Lei o preferisce soffermarsi<br />
in cucina?<br />
Io amo moltissimo stare in sala e conversare con i<br />
clienti. Ogni volta che posso prendo io personalmente<br />
la comanda e chiedo sempre “com’è andata?”.<br />
Faccio da ponte tra ciò che si vede dai tavoli<br />
e il “dietro le quinte” in cucina. C’è un approccio<br />
filosofico e poi – ovviamente – l’ospite è qui per<br />
degustare e passare una bella serata. Non faccio<br />
mai proselitismo. Se qualcuno mi chiede un approfondimento<br />
sono sempre disponibile e lo faccio<br />
con molto piacere e con altrettanta discrezione. La<br />
cosa per me più interessante è che io possa portare<br />
avanti un messaggio: non prevedendo violenza sugli<br />
animali è un messaggio virtuoso, del quale mi<br />
nutro e che mi rende felice. I piatti nascono come<br />
idee. Poi vengono realizzati, elaborati insieme ai<br />
miei collaboratori. Ma è altrettanto importante il<br />
rapporto con i clienti, ed è anche molto divertente.<br />
La nostra vita succede attraverso le relazioni, il resto<br />
è un corollario. Nel 1989 insieme ad un gruppo<br />
di amici abbiamo aperto il Joia. Eravamo idealisti.<br />
L’idealismo spesso non basta ma nel nostro caso<br />
abbiamo trovato il modo di trasformarlo e realizzarlo<br />
in qualcosa di valido.<br />
Chi mangia del pesce ed esclude la carne come<br />
si può definire?<br />
Non è un vegetariano ma è sulla strada potenziale<br />
per diventarlo. Anche io sono stato onnivoro. E<br />
non è che adesso mi senta migliore degli altri. Le<br />
mie figlie non sono vegetariane. Chiunque arrivi a<br />
questa teoria è frutto di una scelta.<br />
Se in futuro la invitassero a riprodurre il suo<br />
ristorante a New York o a Tokyo accetterebbe?<br />
Il Joia è un locale molto efficace per portare il mio<br />
messaggio. Per cenare qui i clienti vengono da ogni<br />
parte del mondo. Anche i ristoratori vengono a visitarci.<br />
Quindi sto in Italia.<br />
A pranzo i prezzi sono decisamente contenuti.<br />
La nostra idea è che l’ospite possa spendere dai <strong>15</strong> ai<br />
110 euro a seconda della sua scelta. Per molti anni<br />
il Joia è stato un posto elitario, dal punto di vista<br />
economico. Ma io trovo che la cucina che fa bene<br />
debba essere alla portata di tutti. Non vedo perché<br />
chi è ricco debba consumare tutte le energie solo<br />
perché consuma di più.<br />
Stanno proliferando i supermercati biologici,<br />
qual’è la sua impressione?<br />
L’aspetto più interessante di questo momento storico<br />
che stiamo vivendo è il fatto che moltissime<br />
persone, soprattutto chi pensa profondamente, non<br />
76 ITA EVENTI
accetta più di mangiare in un certo modo approssimativo<br />
ma vuole determinare personalmente la<br />
sua scelta. Quindi non crede più a certi messaggi<br />
della pubblicità. Le persone riflettono e grazie alla<br />
disponibilità della rete sono collegate tra loro; è<br />
una comunità che si sviluppa e diventa sempre più<br />
grande in barba a qualsiasi tentativo di contenerla.<br />
È affascinante.<br />
A proposito di web, ha postato una foto di un<br />
negozio artigianale prossimo alla chiusura<br />
scrivendo di essere rimasto colpito e commosso<br />
dall’anziana proprietaria ed invitando i suoi<br />
followers ad andarla a trovare anche solo per<br />
scambiare due chiacchiere. Anche questo piccolo<br />
esempio stigmatizza la sua differenza rispetto<br />
agli Chef tradizionali. Una grande umanità e<br />
altrettanta umiltà.<br />
È un messaggio di scambio. Io porto la mia esperienza<br />
sul web ma in questo caso ho parlato dell’esperienza<br />
di questa signora. È fondamentale l’umiltà:<br />
io commetto molti errori, sono tutt’altro che<br />
perfetto e mi metto sinceramente in gioco con il<br />
massimo delle possibilità con i limiti oggettivi che<br />
ho. Ci sono molte persone sincere conosciute da<br />
me e spesso cerco di condividere con chi mi segue<br />
questi incontri. L’ho fatto recentemente anche con<br />
un panettiere romano che incontro appena posso,<br />
vegano. Divulgare è sempre importante. È il mio<br />
fine quello di divulgare il più possibile questo mondo.<br />
Lo faccio anche attraverso i libri, l’ultimo è Il<br />
sale della vita appena pubblicato per Mondadori.<br />
Io sono convinto della grande responsabilità che<br />
ha chiunque voglia divulgare di cucina. Ciò che<br />
è successo è che ci si è disgiunti da quello che si<br />
fa; questo è un grave errore. Noi raccogliamo anche<br />
le conseguenze di quello che facciamo quindi<br />
bisogna essere molto vigili. Si è rotto il rapporto<br />
causa-effetto. Il mio lavoro nasce da una passione.<br />
Non è focalizzante ma è strumentale al mio lavoro<br />
e all’evoluzione della mia cucina. Se la mia coscienza<br />
migliora, ne beneficiano le relazioni, i tempi, i<br />
piatti. La vita è un viaggio nel quale ogni giorno ci<br />
si mette alla prova, ci si confronta. E se si è determinati<br />
si può migliorare: mi sento più equilibrato<br />
oggi a 53 anni di quando ero più giovane nel pieno<br />
delle mie forze fisiche. È un approccio spirituale e<br />
penso che la vita debba avere un senso compiuto o<br />
diventa un percorso vuoto. La sostanza dei nostri<br />
piatti è naturale: ciò che facciamo ci corrisponde.<br />
Questa naturalezza va a toccare nel profondo chi<br />
assaggia i nostri piatti. Il fatto che alcuni abbiano<br />
deviato verso l’artificialità è un errore di fondo. Chi<br />
viene da noi è predisposto al cambiamento e questo<br />
è bellissimo.<br />
Dall’infanzia alla maturità, dai viaggi in giro per<br />
il mondo alla ricerca della verità e di se stesso,<br />
dai molti incontri al vissuto in grandi ristoranti alla<br />
nascita del Joia, in questo libro Pietro Leemann<br />
racconta la sua vita e la sua formazione, che lo<br />
hanno portato a diventare uno dei più stimati e<br />
interessanti chef nel panorama italiano ed europeo.<br />
Il suo percorso si svolge attraverso una lunga<br />
esperienza personale, in cui Leemann, estimatore<br />
del buono e del giusto, ha cercato di unire il<br />
benessere fisico a quello spirituale, nell’intento di<br />
armonizzare e di unire, attraverso una cucina naturale,<br />
rispettosa dell’ambiente e di tutte le creature,<br />
anima e corpo. Una vita da viaggiatore<br />
curioso e da ricercatore, dedicata alla conoscenza<br />
e all’alimentazione come strumenti essenziali<br />
per elevarsi spiritualmente, coltivando una vita<br />
sana nel fisico, nella psiche e nel Sé. Vita e studi<br />
sono divenuti la sua cucina, non statica ma in<br />
continua evoluzione, che è diventata a sua volta<br />
motore propulsivo della sua crescita interiore.<br />
Leemann affronta anche i dubbi che lo hanno<br />
accompagnato nelle sue scelte, uno sguardo<br />
sincero e senza filtri con l’intento di acquisire una<br />
sempre maggiore rettitudine interiore. Da un vero<br />
maestro della cucina naturale, un libro per capire<br />
quali motivazioni lo hanno portato a diventare<br />
vegetariano e a occuparsi del ruolo del cibo nella<br />
nostra vita nei suoi vari aspetti, fisico, psichico<br />
ed evolutivo. Nulla avviene per caso, siamo<br />
noi che determiniamo ogni cosa attraverso quelle<br />
scelte che possono proiettarci verso vette luminose<br />
e ricche di sostanza. Un modo di mangiare<br />
che unisce e non divide, a favore della pace e<br />
della fratellanza tra tutti gli esseri.<br />
ITA EVENTI 77
notes<br />
L’OLIO? SUPREMO!<br />
Tono e lucentezza solo con ingredienti naturali.<br />
L’<br />
Olio Supremo Erbaflor nasce dallo studio<br />
della ricetta ideale di un cosmetico naturale<br />
per la pelle di tutto il corpo; un prodotto di<br />
facile utilizzo e di sperimentata efficacia. Per ottenere<br />
questo risultato Erbaflor ha utilizzato quattro<br />
oli naturali e riconosciuti per<br />
le loro proprietà elasticizzanti,<br />
nutrienti e tonificanti. Opportunatamente<br />
miscelati sino a otenere un super olio:<br />
facile da stendere, leggermente profumato e di rapido<br />
assorbimento. L’Olio Supremo può essere applicato<br />
sul viso la sera come trattamento anti-age; sul<br />
corpo prima e dopo il bagno, per un finish effetto<br />
seta; infine sui capelli come impacco,<br />
per guadagnare in tono<br />
e lucentezza. (b.q.)<br />
78 ITA EVENTI
gourmet<br />
UNA VITA COLOR<br />
GIALLO ZAFFERANO<br />
L’idea vincente e lungimirante di Sonia Peronaci oggi è una realtà con numeri impressionanti<br />
sul web sconfinata in una serie di libri e una trasmissione televisiva. E nei momenti di relax<br />
non si fa mai mancare un piatto di spätzle. di Bruno Quiriconi<br />
Un percorso iniziato per puro diletto?<br />
In realtà non solo; io e Francesco - il mio compagno<br />
- abbiamo unito una passione comune per il<br />
cibo e per il web. Abbiamo immaginato qualcosa<br />
che potesse diventare il nostro futuro lavoro: il web<br />
nel 2006 non era ancora un business come oggi;<br />
noi avevamo già una visione di quello che sarebbe<br />
potuto essere GialloZafferano e siamo ufficialmente<br />
partiti il 6/6/2006.<br />
Più che una data casuale pare un trattato di<br />
Cabala.<br />
Esatto (ride, ndr). Il supporto sul web me l’ha dato<br />
il mio compagno, che aveva già all’attivo il sito più<br />
importante sul fisco – del resto faceva il commercialista<br />
-, quindi aveva un discreto know-how. A lui<br />
l’hardware a me il contenuto: cibo e cucina.<br />
Una coppia che condivide il lavoro ha una marcia<br />
in più?<br />
Sono assolutamente convinta di questo. Tra l’altro<br />
non siamo solo una coppia perché anche nostra figlia<br />
Debora lavora con noi già dal progetto iniziale.<br />
Sembra davvero la storia del “mulino bianco”,<br />
rallegramenti!<br />
È vero! Ci credevamo tutti quanti. Mia figlia,<br />
quando abbiamo iniziato, aveva 22 anni: insieme<br />
a me si è occupata - da subito - dei contenuti. Nel<br />
frattempo il mio compagno si dedicava all’indicizzazione<br />
e al Seo (il posizionamento dei link sui motori<br />
di ricerca, ndr) e seguiva, attraverso un programmatore,<br />
l’impaginazione del sito.<br />
Il primo input è stato proporre le ricette?<br />
La prima cosa che ci è venuta in mente guardando i<br />
contenuti sul web, nel 2006, è stata la pessima raffigurazione<br />
delle ricette: non c’erano immagini, foto,<br />
video, dettagli ma solo qualche dato dozzinale. Ricordo<br />
che parliamo di un periodo ancora lontano<br />
dall’esplosione dei blog. Mancava, inoltre, completamente<br />
la spiegazione visiva della preparazione di<br />
un piatto: se ad esempio volevo fare una gubana,<br />
un dolce tipico friuliano, non trovavo nulla in rete.<br />
80 ITA EVENTI
Sonia Peronaci<br />
ha fondato nel 2006,<br />
col marito<br />
Francesco Lopes,<br />
il sito web e video<br />
blog di cucina<br />
GialloZafferano
Sonia Peronaci è la chef più amata del web da quando, alcuni anni<br />
fa, ha cominciato a deliziare i suoi utenti inventandosi Giallozafferano.it.<br />
È stata protagonista di un programma televisivo, In cucina<br />
con Giallozafferano, andato in onda su FoxLife. Ha pubblicato<br />
tre libri per Mondadori: Le mie migliori ricette, Divertiti cucinando e<br />
Guarda che buono! Giallozafferano è il più seguito e importante<br />
sito italiano di cucina: sono oltre un milione e mezzo i visitatori che<br />
lo frequentano ogni giorno, 7.000 i blogger che pubblicano sotto<br />
il suo cappello e innumerevole la community fedelissima di persone<br />
che animano e commentano le ricette con grande passione.<br />
Quindi all’inizio il blog aveva un profilo soprattutto<br />
divulgativo.<br />
Senza dubbio. E anche di avvicinare le persone che<br />
non sapevano cucinare mostrando loro la preparazione,<br />
le immagini e il percorso per fare un piatto.<br />
Con una specifica: noi siamo molto pignoli con<br />
le dosi, non usiamo le frasi “quanto basta”, “a piacere”,<br />
preferiamo essere precisi indicando la giusta<br />
quantità e i tempi di cottura. Anche nella preparazione<br />
non diamo niente per scontato: non troverete<br />
mai la frase “con la crema pasticcera” ma “come<br />
fare la crema pasticcera”, con un video apposito (i<br />
video sono stati aggiunti dal 2009, ndr).<br />
Partecipano anche grandi aziende al vostro<br />
blog?<br />
Quando abbiamo visto che c’era una massiccia<br />
adesione delle persone e stava iniziando a funzionare<br />
bene ci siamo resi conto che mancavano gli investimenti<br />
delle aziende: nel 2006 il web non era – da<br />
loro – minimamente considerato.<br />
E non c’era Masterchef, la grande ondata mediatica<br />
degli Chef e tutto il condotto, a differenza<br />
della Francia. Vi siete ispirati oltralpe?<br />
In realtà ci siamo ispirati a Marta Stewart e al suo<br />
sito, ci piaceva moltissimo. Non nascondo che all’inizio<br />
volevamo fare un sito che parlasse non solo di<br />
cucina ma di tutto quello che gravita intorno alla<br />
casa: la Stewart oltre alle ricette ha la sezione giardinaggio,<br />
cucito e hobbistica varia. Ma alla fine ci<br />
siamo dedicati interamente alle ricette che andavano<br />
fortissimo: per prepararle siamo in ventisette in<br />
redazione.<br />
Ventisette persone? Possibile?<br />
Confermo. Nel 2009 siamo stati acquisiti da un<br />
gruppo editoriale web chiamato Banzai, il quale ha<br />
finanziato una struttura nella quale rendere professionale<br />
ciò che avevamo iniziato a fare nella mia cucina.<br />
Adesso abbiamo due cucine vere, una redazione,<br />
luci, videocamere e tutto quanto occorre per<br />
i video delle ricette.<br />
Definirvi un blog forse è limitativo… Meglio<br />
un portale, quasi un giornale.<br />
Si. Noi nasciamo come sito e siamo esattamente<br />
come un giornale di cucina online. Abbiamo un’agenzia<br />
pubblicitaria esterna per i banner online, per<br />
valorizzare i prodotti delle aziende o fare delle videoricette<br />
apposite.<br />
Oggi che siete diventati leader del vostro settore<br />
è possibile che le grandi aziende vi considerino<br />
insider?<br />
Certo, succede. Spesso desiderano parlare direttamente<br />
con me per condividere la loro filosofia<br />
aziendale; quasi tutti i brand capiscono la potenzialità<br />
del web e adesso questo flusso è più semplice.<br />
Ci viene riconosciuta la qualità, l’impegno e il<br />
dettaglio nel nostro lavoro. Anche aziende poco conosciute<br />
ci affidano il loro prodotto per farlo conoscere.<br />
Vi siete cimentati anche nella ricerca del biologico?<br />
Ci stiamo dedicando soprattutto al mondo delle<br />
intolleranze: noi diciamo sempre di iniziare a cucinare<br />
dagli ingredienti e non dai preparati. Ad<br />
esempio consigliamo di preparare la besciamella e<br />
non di comprare quella pronta; la buccia di un limone<br />
deve essere non trattata e così via. Oltre a me<br />
ci sono dei volti nuovi nel blog, ciascuno con la sua<br />
competenza: ad esempio la cucina vegana, la cucina<br />
senza glutine, la cucina etnica e l’ultima novità è<br />
la cucina veloce che non significa cibi preparati, ma<br />
piatti da preparare in venti minuti.<br />
Siete stati contattati da Masterchef o dalla Parodi<br />
o altre realtà televisive?<br />
In realtà abbiamo già fatto un format televisivo –<br />
In cucina con GialloZafferano - su FoxLife, oltre<br />
120 puntate da dodici minuti l’una facendo delle<br />
ricette con una narrazione più composita. Abbiamo<br />
anche all’attivo tre libri usciti per Mondadori,<br />
tutti andati piuttosto bene.<br />
82 ITA EVENTI
Parliamo di numeri e di utenti unici.<br />
Nei momenti di tranquillità il sito arriva a<br />
1.500.000 di utenti unici al giorno con picchi di<br />
2.200.000. E visto che parlavamo dei libri il primo<br />
ha sorpassato le cinquantamila copie.<br />
Essendo un vero team, un collettivo, non vi volete<br />
cimentare nell’apertura di un ristorante?<br />
Ce l’hanno chiesto in tanti pero’ il tempo che impieghiamo<br />
per realizzare GialloZafferano è molto:<br />
dalle 9 di mattina alle 18.30; avere un locale significherebbe<br />
delegare qualcuno in redazione o nel ristorante.<br />
Un locale è molto impegnativo, lo so per<br />
esperienza perché i miei genitori hanno avuto un<br />
ristorante a Milano. A me l’idea piace, non lo nego;<br />
non escludo di pensarci in futuro.<br />
Dalla risposta si evince che per lei il blog non è<br />
solo business ma soprattutto passione.<br />
Senza la passione GialloZafferano non esisterebbe.<br />
Abbiamo lavorato davvero tantissimo<br />
e affrontato tante cose;<br />
poi è comodo guadagnare un<br />
bello stipendio nella vita ma la<br />
cosa che ci rende più orgogliosi<br />
è che siamo noi oggi a poter<br />
pagare lo stipendio alle persone<br />
che collaborano con noi, in un<br />
momento storico non propriamente<br />
facile.<br />
Com’è il rapporto con il vostro<br />
pubblico?<br />
Quando le persone che seguono<br />
il blog mi incontrano per<br />
strada mi fermano e hanno l’atteggiamento<br />
di incontrare una<br />
amica vera e questo mi rende<br />
felice; la frase più ricorrente è<br />
“grazie che mi salvi sempre la<br />
cena”. Noi abbiamo un target abbastanza giovane,<br />
in maggioranza dai 25 ai 45 e quindi persone che<br />
spesso iniziano a voler imparare a cucinare. L’interazione<br />
è anche sulle ricette: c’è un “botta e risposta”<br />
continuo sul blog, dialoghiamo ogni giorno in<br />
mille modi diversi anche facendo presentazioni e<br />
raduni per vederci di persona.<br />
Avete molta concorrenza? Vi guardate le spalle?<br />
In fondo siete anche un modello di business…<br />
Dopo la grande moda dei blog adesso stanno nascendo<br />
diversi siti di cucina basati sul nostro modello.<br />
Penso sia una cosa fisiologica: c’è sempre uno<br />
che parte e gli altri copiano.<br />
Quanto ha influito che una realtà come Banzai?<br />
Tantissimo. Senza il loro supporto non saremmo<br />
arrivati dove siamo oggi. Banalmente quando andavamo<br />
a bussare alle porte ci dicevano: voi cosa<br />
fate? E noi rispondevamo, il web. E la reazione era<br />
tagliente: ah ma quelli che hanno fatto web sono<br />
falliti.<br />
Avete scommesso in tempi nei quali nessuno<br />
investiva o aveva lungimiranza.<br />
Sicuramente: bisogna anche tenere presente che<br />
per quattro anni non abbiamo preso un centesimo.<br />
E quando è entrata Banzai abbiamo preferito continuare<br />
un anno senza ritorni economici ma investendo<br />
sui collaboratori.<br />
Secondo lei questo vostro “modello” è esportabile<br />
anche in altri settori quali musica, libri,<br />
film o no? E avete pensato anche a un magazine<br />
cartaceo?<br />
Io credo che si possa guardare tutto ciò che ci circonda<br />
con occhi diversi ed inventarsi un lavoro.<br />
Quindi in qualsiasi campo. Dico sempre ai ragazzi<br />
di capire come vedono una cosa oggi e come<br />
potrebbe essere domani, che è quello che ho fatto<br />
io all’epoca. Per il magazine<br />
ci vorrebbe una redazione per<br />
poter fare un mensile accurato<br />
e in Italia si tende più ad acquistare<br />
un giornale di cucina straniero<br />
o comunque “importato”<br />
e “italianizzato”; sono magazine<br />
con budget di multinazionali.<br />
I grandi Chef come vi considerano?<br />
Non lo so. Ma so che il nostro<br />
blog lo consultano un po’ tutti<br />
più che altro per le idee. Con<br />
alcuni di loro ho parlato spesso,<br />
mi dicono che nei loro ristoranti<br />
guardano qualche ricetta<br />
per prendere spunto. Ci hanno<br />
chiamato da Mastechef per<br />
ospitarci nella fascia quotidiana<br />
della trasmissione, sono andata come ospite nelle<br />
prime due edizioni. Sottolineo che il nostro target<br />
sono le famiglie, le persone semplici che amano<br />
la cucina, noi parliamo a tutti anche e soprattutto a<br />
chi vuole imparare a cucinare.<br />
Domanda finale: a quale piatto in particolare<br />
non rinuncerebbe mai?<br />
Secondo me sono sempre quelli che ti ricordano<br />
la tua infanzia. Io avevo la nonna austriaca<br />
che mi preparava gli spätzle, conosciuti molto anche<br />
in Trentino e Alto adige. Sono molto veloci da<br />
fare, con erba cipollina, burro e parmigiano o con<br />
gli spinaci e ogni volta che li preparo torno davvero<br />
bambina. Ho preso da mia madre altoatesina<br />
la precisione e da mio padre calabrese l’ospitalità<br />
e l’allegria.<br />
È sempre dall’unione dei contrasti che vengono<br />
i successi.<br />
84 ITA EVENTI
zapping<br />
RAUL CREMONA,<br />
L’ARTE DELL’ILLUSIONE<br />
Ha realizzato uno dei suoi sogni, un Festival della magia al Teatro Manzoni con una serie<br />
di sold-out. Oltre al suo show itinerante è in uscita il libro Il grande Zirmani. Nell’intervista<br />
a Itaeventi racconta la sua passione per la magia. di Andrea Thomas<br />
“Un mago non deve mai fare i complimenti a se<br />
stesso, deve prima esibirsi…”<br />
Quando ha capito di voler fare l’illusionista?<br />
Noi dell’ambiente diciamo che si tratta del “bacillus<br />
magicus”. È un qualcosa che scatta ad un certo<br />
punto della vita non sapendo bene il perché. Nel<br />
mio caso lo ricordo bene: avevo otto anni quando<br />
mia nonna mi regalò una scatola, era il 1968.<br />
Qundi prima ancora dell’avvento in tv di Silvan<br />
avvenuto nel 1969 con la trasmissione Scala reale<br />
condotta da Peppino De Filippo. In questo programma<br />
il mago produceva con le mani delle carte<br />
con la scritta Scala reale. Prima ancora ricordo<br />
di aver visto – durante la Tv dei ragazzi – due mani<br />
bianche che spuntavano dal nero: credo fossero di<br />
un prestigiatore inglese e la trasmissione si chiamava<br />
Occhio al trucco. Quelle mani mi catturarono subito<br />
insieme alla scatola regalata di mia nonna contenente<br />
un libricino di Ranieri Bustelli, un famoso<br />
illusionista del secolo scorso. Nel Festival della magia<br />
che ho organizzato lo scorso gennaio al Teatro<br />
Manzoni di Milano, ho cercato di riproporre proprio<br />
quei sapori tipici di Bustelli. Nella scatola c’erano<br />
anche le carte, la bacchetta e il cilindro.<br />
Quindi era il sogno che voleva realizzare “da<br />
grande”?<br />
Per me è stata subito passione; credo si<br />
tratti di attrazione come succede spesso<br />
quando scopri la musica: prendi la chitarra,<br />
la guardi, la giri, ti<br />
accorgi della forma e provi<br />
a suonarla.<br />
Quando ha iniziato ad esibirsi?<br />
All’inizio davanti agli amici verso i diciassette<br />
anni. Mi iscrissi al Circolo magico<br />
di Milano, del quale oggi sono Presidente.<br />
Si possono iscrivere anche i bambini?<br />
Direi che va bene per i bambini che sono dentro gli<br />
adulti. È un arte un po’ complessa: l’ideale è iniziare<br />
verso i quattordici anni. Molti iniziano guardando<br />
You Tube, soprattutto per i giochi con le carte.<br />
Anche se credo che la vera consapevolezza si raggiunge<br />
verso i diciassette anni. Nella prestigiazione<br />
ci sono tantissime discipline: la chimica, la fisica,<br />
psicologia, recitazione, un insieme di parametri<br />
complessi come il linguaggio del corpo ad esempio.<br />
Molti lasciano perdere dopo un po’ di tempo, alcuni<br />
hanno una passione innata: prosegue chi ha un<br />
microcosmo dentro.<br />
Prestigiatore e illusionista sono due “professioni”<br />
diverse?<br />
È la stessa cosa: mago, illusionista, prestigiatore.<br />
A queste parole si possono dare molti significati.<br />
Mago può essere un sacerdote, un rabbino; nella<br />
cultura ebraica lo erano anche i cabalisti. È mago<br />
anche chi fa i giochi di prestigio.<br />
86 ITA EVENTI
ITA EVENTI 87
Lei sul palco propone illusionismo?<br />
Si, grandi illusioni: la donna entra in una scatola<br />
poi sparisce e ne appare un’altra. Un’illusione.<br />
Quindi non c’è la velleità di fare qualcosa di soprannaturale?<br />
La velleità è quella di simulare il soprannaturale.<br />
In realtà in questo teatro del soprannaturale si cerca<br />
di trasformare la realtà, che poi è quello che avviene<br />
nel teatro.<br />
Ma nel privato viene mai voglia di tentare qualcosa<br />
di soprannaturale?<br />
Parliamo di malandrini:<br />
uscirà a breve un mio libro<br />
nel mese di maggio<br />
che si chiamerà Il grande<br />
Zirmani. È la storia di<br />
un veggente che è vissuto<br />
nel secolo scorso. E anche<br />
un pretesto per raccontare<br />
una biografia lacunosa<br />
di un personaggio che<br />
vive abusando della prestigiazione.<br />
Si può abusare<br />
della prestigiazione<br />
per millantare poteri soprannaturali.<br />
Quindi la<br />
risposta è questa: si può<br />
usare l’illusionismo per<br />
imbrogliare mentre la<br />
professione del prestigiatore<br />
è una carriera tutta<br />
improntata a divertire il<br />
pubblico e a smascherare<br />
tutti coloro che usano<br />
l’illusionismo. È una vocazione<br />
artistica.<br />
C’è anche l’ipnosi nelle sfumature<br />
dell’illusionista?<br />
Si. Ventriloquia, mentalismo, chimica, scienza, fisica.<br />
Se io gratto il muro e vedi una macchia e lo<br />
faccio passare come illusionismo, lo diventa. È l’arte<br />
di far credere agli altri di simulare il soprannaturale.<br />
Quindi – nella sostanza – un illusionista che<br />
sale su un palco è un personaggio istrionico che<br />
cerca di affabulare?<br />
Prendiamo l’esempio del manipolatore di tortore:<br />
l’autore fa lo stesso numero per tutta la vita e dura<br />
in totale undici minuti. Lui sostiene che quando<br />
appaiono le tortore nelle sue mani non crede ci sia<br />
una tecnica. È convinto che appaiono veramente<br />
nelle sue mani. Del resto se me ne convinco io forse<br />
si convince anche il pubblico. L’arte dell’illusionismo<br />
è anche una compenetrazione dell’artista nel<br />
ruolo ovvero “io sono il mago e faccio la magia”.<br />
Il Festival della magia durato alcuni giorni è<br />
stato un grande successo, sempre sold out. Diventerà<br />
un appuntamento fisso? Ci sarà anche<br />
un suo tour individuale? E in tv?<br />
Lo spettacolo teatrale che porto in giro si chiama<br />
Prestigi. Ho investito molto sul Festival della magia<br />
al Teatro Manzoni di Milano: non sto pensando<br />
di farlo diventare un appuntamento itinerante<br />
ma ripeterlo come appuntamento fisso proprio<br />
a Milano, soprattutto vista<br />
la grandissima risposta<br />
del pubblico. Ogni<br />
mago ha una città nella<br />
quale è più popolare di<br />
altri: se vado a Cremona<br />
trovo il mio pubblico ma<br />
a Firenze c’è chi –magari<br />
– preferisce un toscano<br />
e così via.<br />
La sua formula è un<br />
misto di illusionismo e<br />
cabaret e il pubblico la<br />
gradisce molto.<br />
Il cabaret è nato in televisione<br />
con Zelig del quale<br />
sono socio fondatore.<br />
Uno dei primi spettacoli<br />
di questo tipo, una pedana<br />
vera. È arrivato al suo<br />
punto massimo di esposizione.<br />
Noi venivamo<br />
da una scuola che prevedeva<br />
nipoti del varietà:<br />
quindici anni di gavetta,<br />
minimo. Adesso basta<br />
mettersi su You Tube e via.<br />
Con questa comunicazione veloce è facile anche<br />
accellerare in tv e altrettanto facilmente andarsene.<br />
Invece la nostra scuola significava vivere di Drive in<br />
per dieci anni, di Mai dire gol per sei. Oggi se qualcosa<br />
dura un anno è tanto.<br />
In questi tempi di frammentazione diventare<br />
Silvan oggi è impossibile?<br />
Impossibile perché quel tipo di illusionismo era contemplato<br />
nel varietà. Il varietà non esiste più, è anacronistico.<br />
È bello pensare un Silvan nella tradizione<br />
piuttosto che nella continuità. I Silvan di oggi si<br />
chiamano Dynamo, Derren Brown, Criss Angel…<br />
88 ITA EVENTI
ITA EVENTI 89
Ha ancora sogni nel cassetto?<br />
Mi piacerebbe – nella mia fase di maturità – avvicinarmi<br />
a un pubblico giovane. Per giovane<br />
non intendo i ragazzini: a loro dedico un programma<br />
ideato da me su Rai Gulp che si chiama<br />
Magic. In Italia la magia non può funzionare:<br />
l’illusionista classico deve andare all’estero perché<br />
si lavora a differenza che da noi. Soprattutto<br />
da noi c’è poca richiesta, abbiamo pochi teatri<br />
dedicati a questo; poi siamo tartassati di tasse. Io<br />
porto artisti internazionali su un palco dal vivo,<br />
non in tv. Riesco – nonostante tutto – a investire<br />
grazie alla mia grande passione, quella nata con<br />
la scatola della nonna.<br />
90 ITA EVENTI
fumetti<br />
SIO, DA SCOTTECS<br />
A TOPOLINO<br />
A cinque anni sognava di disegnare fumetti. Oggi è il più<br />
popolare tra i fumettisti italiani attraverso i canali YouTube e<br />
altri social e il suo Scottecs magazine. In attesa di realizzare<br />
un cd con le parodie di grandi successi internazionali e il<br />
suo primo videogame, è approdato al suo primo traguardo:<br />
disegnare Topolino. di Alessandro Biondi<br />
Nato a Verona, ventisette<br />
anni, Simone Albrigi<br />
detto Sio è il nuovo astro<br />
nascente dei fumetti italiani. I<br />
suoi personaggi sono divertenti,<br />
ironici, intelligenti, imprevedibili<br />
e “smart”. Nascono per<br />
confluire su YouTube, Facebook,<br />
Twitter e Instagram e, subito<br />
dopo, attraverso libri e Scottecs<br />
magazine, il suo vero e proprio<br />
“giornalino”. Scrive storie per<br />
Topolino, da sempre il più importante<br />
fumetto in Italia. Le<br />
sue parodie dei successi internazionali<br />
sono la colonna sonora<br />
dei bambini e dei ragazzini,<br />
grazie a un linguaggio “nuovo”<br />
e esilarante. Impossibile non imbattersi<br />
nel video della parodia<br />
della presentazione dell’iPhone:<br />
i suoi disegni animati uniti alla<br />
sua voce creano un mix di risate<br />
e riflessioni. Itaeventi lo incontra<br />
a Verona, anche se da poco vive<br />
a Venezia, in sella a un prototipo<br />
di bicicletta “piegabile” e ai suoi<br />
due inseparabili laptop e l’immancabile<br />
zaino. La sua immagine<br />
è quella di un cittadino del<br />
mondo o, se preferite, un piccolo<br />
marziano.<br />
Ecco l’insolita prima domanda:<br />
anche se il focus sono i<br />
fumetti ha ottenuto un grande<br />
successo con il suo canale<br />
YouTube per le parodie delle<br />
hit internazionali, ad esempio<br />
Adele ( “Hello” diventa<br />
“Ciaone”) e Daft Punk, oltre<br />
che per alcuni brani inediti<br />
(“Cactus su uno skateboard”).<br />
Per non parlare delle collaborazioni<br />
con artisti affermati<br />
(Elio e le storie tese, Lo stato<br />
sociale). Non sarebbe l’ora di<br />
pubblicare un cd? Nelle scuole<br />
elementari i ragazzi sanno tutti<br />
i brani a memoria…<br />
Vero, Elio e le storie tese mi<br />
hanno contattato per fare il video<br />
di “Luigi il pugilista”. Le<br />
parodie delle canzoni sono realizzate<br />
con Google translate e<br />
in parte con mie “aggiunte”. È<br />
importante che la traduzione di<br />
Google sia divertente altrimenti<br />
rinuncio a fare la parodia. Alla<br />
pubblicazione di un album ci ho<br />
già pensato, sono già in contatto<br />
con una casa discografica. Ma la<br />
mia priorità, almeno in questo<br />
momento, sono i fumetti. L’anno<br />
scorso la priorità è stata iniziare,<br />
quest’anno sarà “espandersi”. È<br />
importante per me concentrarmi<br />
principalmente sul fumetto, tutte<br />
le altre cose mi divertono ma<br />
vengono dopo.<br />
Ci racconta quando è nata<br />
la passione per il fumetto e<br />
quando si è trasformata in un<br />
vero e proprio lavoro?<br />
Tutto è cominciato con Topolino.<br />
Quando avevo cinque anni<br />
ho iniziato a leggerlo e un anno<br />
dopo avevo già deciso di diventare<br />
un realizzatore di fumetti.<br />
92 ITA EVENTI
Quale dei personaggi di Topolino<br />
l’ha ispirata di più?<br />
Paperino da subito; Paperinik e<br />
Pk nella mia adolescenza. Ho conosciuto<br />
il loro staff di disegnatori<br />
e ho fatto una cena con loro<br />
durante la fiera Lucca Comics ed<br />
ero imbarazzatissimo, circondato<br />
da tutti questi “mostri sacri”<br />
della mia infanzia. È bellissimo<br />
vedere che sono delle persone<br />
meravigliose.<br />
Cosa si prova ad aver realizzato<br />
il proprio sogno di bambino?<br />
Sono la persona più felice del<br />
mondo. Sto facendo esattamente<br />
quello che volevo da bambino.<br />
Quando ha iniziato a fare<br />
qualcosa di concreto nel mondo<br />
dei fumetti?<br />
Alla scuola elementare. Mi facevo<br />
dare dei diari in più - perché<br />
ne distribuivano alcuni gratis a<br />
scuola – e in questo modo ne tenevo<br />
uno per i compiti e uno per<br />
disegnare i fumetti. Alle scuole<br />
elementari ero uno studente abbastanza<br />
bravo e disegnavo fuori<br />
dalle ore di lezione. Andando<br />
avanti con l’età ho disegnato<br />
“anche” durante le ore di insegnamento.<br />
Fino all’iperbole di<br />
fotocopiare una <strong>rivista</strong> che mi<br />
autoproducevo nelle ore di lezione<br />
alla scuola superiore, dicevo<br />
sempre ai professori che dovevo<br />
andare in bagno (ride, ndr).<br />
I personaggi dei suoi primi<br />
fumetti sono quelli che conosciamo<br />
oggi o altri?<br />
L’uomo Scottecs, l’uomo lumaca<br />
e l’albero saggio sono sempre stati<br />
il nucleo dei miei personaggi.<br />
L’uomo Scottecs è quello a cui<br />
sono più affezionato.<br />
I suoi genitori la incoraggiavano?<br />
Mi sostenevano e mi facevano<br />
anche qualche complimento.<br />
Io, nel frattempo, ho detto loro<br />
che andavo a laurearmi in lingue<br />
orientali, giapponese per la precisione.<br />
Perché proprio il giapponese?<br />
Per i manga? Per Mazinga e<br />
Goldrake? Lupin?<br />
No, Mazinga e Goldrake non<br />
mi è mai capitato di vederli, sono<br />
della generazione sbagliata; Lupin<br />
invece si. E anche per i manga<br />
e anime. Soprattutto perché<br />
mi piacciono le lingue. Il ragionamento<br />
era più o meno questo:<br />
non posso fare fumetti subito e la<br />
scuola internazionale di Comics<br />
costa cinquemila euro all’anno (e<br />
non ne dispongo). Oggi di scuole<br />
di fumetto ce ne sono oltre<br />
diciotto, in molte città. Quindi<br />
mi son detto: vado – intanto -<br />
a studiare all’Università. Cosa<br />
scegliere? Giurisprudenza no,<br />
Economia & commercio? LOL<br />
(risata negli emoticon, ndr), arte<br />
e lingue anche si. Io volevo fare i<br />
fumetti ma non studiare arte, al<br />
massimo tantissimi fumetti.<br />
Non ha ancora citato la Marvel…<br />
Sono a secco dei fumetti Marvel,<br />
zero. Tanti della mia generazione<br />
leggono questi fumetti ma<br />
io, non avendo mai avuto molti<br />
soldi in tasca, ho fatto una scelta<br />
e prendevo solo fumetti Disney e<br />
qualche manga. Mi ha anche un<br />
po’ allontanato la parte relativa<br />
ai contenuti, questi universi paralleli:<br />
mi piace leggere una storia<br />
non appesantita da universi<br />
paralleli.<br />
Alla fine quale Università ha<br />
scelto?<br />
Lingue e letteratura orientale.<br />
Durante l’Università son andato<br />
a studiare tre mesi a Sapporo in<br />
Giappone dove la vita non costa<br />
come a Tokyo, soprattutto l’affitto<br />
di una casa. Volevo imparare<br />
soprattutto la lingua, adoro sia<br />
l’inglese e il giapponese che parlo<br />
correttamente. E insegnavo<br />
in sei scuole – tra queste anche<br />
un asilo - inglese e italiano ai<br />
giapponesi. Ho anche aggiustato<br />
computer nel frattempo. Poi<br />
dopo l’Università son tornato in<br />
Giappone e lì ho aperto il mio<br />
canale YouTube.<br />
Quanti follower ha oggi su<br />
YouTube?<br />
Un milione.<br />
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Li stessi di Favij.<br />
No, lui ne ha un milione e mezzo.<br />
L’ho conosciuto ed è una persona<br />
in gamba e poi lavora come<br />
un mulo, tantissimo.<br />
Oltre alla parodie delle hit<br />
musicali cosa ha iniziato a postare<br />
su YouTube, le strisce di<br />
fumetti?<br />
Attenzione: la striscia cosiddetta<br />
è composta da tre, quattro vignette,<br />
il fumetto è tutto quello che<br />
comprende le vignette stampate.<br />
All’inizio sul canale di YouTube<br />
proponevo cose indefinibili:<br />
video con vignette non animate.<br />
Poi i corti di animazione.<br />
Ad esempio la parodia della<br />
presentazione del nuovo iPhone,<br />
veramente esilarante.<br />
Si, comunque delle animazioni.<br />
Prima di YouTube ho aperto un<br />
blog di fumetti nel 2006. Nel<br />
2008 ho ricevuto la telefonata<br />
delle edizioni Schockdom dopo<br />
che ho fatto parte di Nuvole elettriche,<br />
un circuito di webcomiche<br />
italiane. Grazie a un accordo<br />
di Nuvole elettriche con Schockdom<br />
è venuto fuori che il mio<br />
lavoro piaceva molto e mi hanno<br />
chiesto di pubblicare qualcosa di<br />
monografico. E tra le altre cose<br />
non cercatela perché è bruttissima<br />
(ride, ndr).<br />
La verità è che lei non è mai<br />
soddisfatto dei suoi lavori,<br />
vorrebbe sempre migliorarli<br />
come tutti i perfezionisti.<br />
Infatti è appena uscito Scottecs<br />
magazine n.5 e già lo odio.<br />
Quando sono tornato dal Giappone<br />
in Italia ho scoperto che<br />
con YouTube avevo un feedback<br />
di migliaia di persone e così ho<br />
deciso di pubblicare ogni giorno<br />
una striscia su Facebook. E da<br />
due anni mantengo l’impegno.<br />
Dal Giappone non riuscivo a<br />
rendermi conto del seguito ma<br />
una volta rientrato in Italia ho<br />
trovato duecento persone alla<br />
presentazione di un mio libro,<br />
per molto tempo eravamo al<br />
massimo in tre.<br />
Significa aver avuto tenacia<br />
e costanza fuori dal comune;<br />
evidentemente ci credeva molto<br />
nel suo talento.<br />
Io sapevo che avrei fatto questo.<br />
Mi sono solo stupito di quanto<br />
sia avvenuto in fretta.<br />
Quando è arrivata la chiamata<br />
dalla redazione di Topolino?<br />
Con un approccio online con<br />
Tito Faraci, storico disegnatore<br />
dell’albo. Avevo fatto una piccola<br />
intervista sul web nella quale<br />
parlavo di Ridi Topolino, una<br />
collana interamente disegnata<br />
da Faraci: era superdemenziale<br />
ed è una delle cose che più mi<br />
ha influenzato nella mia carriera<br />
artistica. Mi diverto tantissimo<br />
a fare i fumetti per Topolino.<br />
Hanno pubblicato a novembre<br />
anche un albo chiamato “Topolino<br />
incontra Sio”!<br />
Su YouTube ha aperto anche<br />
un altro canale chiamato<br />
Bonsai con una serie di storie<br />
brevi.<br />
Dunque, le fiabe brevi le facciamo<br />
io e Francesco Muzzopappa, lui<br />
le scrive e io le animo e metto la<br />
voce. Bonsai Tv è il canale del mio<br />
network, ci fa avere anche qualche<br />
pubblicità e qualche soldino.<br />
Produce guadagni il canale di<br />
YouTube?<br />
Diciamo che è sempre più difficile:<br />
la quantità di valore che crei<br />
per YouTube è estremamente<br />
sproporzionata rispetto al ritorno<br />
economico. È ancora più difficile<br />
per chi fa animazione: per produrre<br />
un minuto di animazione<br />
ci metti una giornata intera. Per<br />
YouTube la metrica più importante<br />
è la quantità di tempo che<br />
le persone passano sul canale.<br />
Quindi se un video è lungo è<br />
meglio mentre i miei sono tutti<br />
cortissimi. Parlavo l’altro giorno<br />
con lo staff del mio network<br />
americano (il mio canale inglese)<br />
e mi spiegavano che i miei video<br />
producono grande engagement.<br />
Sta cercando di “fare il botto”<br />
anche all’estero?<br />
Certamente! È il progetto a lungo<br />
termine.<br />
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Per farsi conoscere è più funzionale<br />
YouTube o Facebook,<br />
Twitter o Instagram?<br />
Per raggiungere il pubblico You-<br />
Tube e Facebook insieme. Preferisco<br />
Instagram a Twitter, c’è<br />
un engagement pazzesco! Se sul<br />
mio profilo Twitter (30.000 followers)<br />
posto qualcosa di molto<br />
figo ho magari centro re-tweet o<br />
like mentre sul profilo di Instagram<br />
(25.000 followers) se posto<br />
una foto ho un feedback di oltre<br />
duemila like.<br />
Poi ci sono i suoi libri e il magazine<br />
Scottecs, arrivato al<br />
quinto numero.<br />
Ho fatto diversi libri di fumetti<br />
oltre a pubblicare il trimestrale<br />
Scottecs magazine. Ci metto un<br />
mese a completarlo. Inoltre sono<br />
in preparazione due progetti ma<br />
super-segreti.<br />
Ha uno zaino con due computer,<br />
qualunque luogo può essere<br />
il suo “ufficio”?<br />
Esattamente. Ho un piccolo<br />
Mac e un altro computer per<br />
disegnare, posso fare tutto in un<br />
luogo qualunque.<br />
Si è mai ispirato ad alcuni modelli<br />
di fumetti italiani?<br />
I miei punti di riferimento sono<br />
Tito Faraci e Silvia Ziche dal<br />
mondo Disney. Un fumetto che<br />
mi piace molto è Calvin & Hobbes<br />
di Bill Watterson.<br />
La comicità di Calvin & Hobbes<br />
è molto sottile, delicata. E<br />
ha molti livelli di lettura.<br />
È proprio per questo che mi<br />
piace: riuscire a fare quel tipo di<br />
umorismo che colpisce esattamente<br />
dove vuoi tu.<br />
Essendomi innamorato soprattutto<br />
del formato striscia Calvin<br />
& Hobbes è insuperabile. Il mio<br />
obiettivo è riuscire a diventare<br />
Bill Watterson da grande.<br />
Ci sono altri disegnatori contemporanei<br />
in Italia che le<br />
piacciono?<br />
Daw ovvero Davide Bearardi.<br />
Mentre in Francia da molti<br />
decenni il fumetto è sempre<br />
stato considerato cultura esattamente<br />
come un romanzo in<br />
Italia questo “salto di qualità”<br />
è avvenuto solo recentemente.<br />
E le fiere del fumetto<br />
sono gremite di pubblico.<br />
Adesso in Italia c’è una fiera del<br />
fumetto quasi ogni settimana.<br />
Comicon di Napoli è una di<br />
quelle che sta crescendo di più,<br />
in una location bellissima e ottimamente<br />
organizzata. La fiera<br />
di Lucca è una cosa a parte,<br />
è diventata un vero e proprio<br />
punto di riferimento per indie e<br />
mainstream.<br />
Qual è il suo prossimo goal?<br />
Finire il mio primo videogioco,<br />
Super cane magik Zero.<br />
Lo stiamo preparando e, nel<br />
frattempo, sono uscite alcune<br />
realease per computer.<br />
Una volta compiuto uscirà su<br />
tutte le piattaforme possibili:<br />
Wii, Playstation, Xbox etc.<br />
Il suo desiderio principale è<br />
quello di far uscire il bambino<br />
che si nasconde in ognuno<br />
di noi?<br />
Quando mi dicevano tutti<br />
“guarda che poi si cresce, si<br />
cambia” io rispondevo sempre<br />
“io non voglio cambiare”. Voglio<br />
continuare a divertirmi. E,<br />
incidentalmente, succede che<br />
faccio divertire anche molti altri.<br />
A me piace stare a casa a fare<br />
i fumetti.<br />
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