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SPECIALE DESIGN<br />
FABIO NOVEMBRE vs SETTIMIO BENEDUSI<br />
Lorenzo Palmeri Wim Wenders Pietro Leeman<br />
Linus Roberto Bolle<br />
n.9
Sommario<br />
fabio novembre vs settimio benedusi, 18<br />
lorenzo palmeri, 32<br />
wim wenders, 37<br />
linus, 46<br />
lorenzo bianchi hoesch, 59<br />
roberto bolle, 62<br />
saturnino, 68<br />
pietro leeman, 80<br />
pieretta puccinelli, 84<br />
costantino della gherardesca, 92<br />
moda, 8 design week, 16 musica, 45 elita, 52 arte, 56 cinema, 65<br />
libri, 70 notes, 72/96 viaggiare, 76 profumo d’italia, 88<br />
www.itaeventi.it<br />
www.facebook.com/itaeventi<br />
twitter.com/itaeventi<br />
Iscritta con l’autorizzazione del Tribunale<br />
di Milano al numero 335 del 25/10/2013<br />
Direttore responsabile<br />
guido biondi<br />
Art director<br />
massimiliano pallai<br />
n.9<br />
Hanno collaborato a questo numero:<br />
bruno quiriconi, valeria vario,<br />
armando costantino<br />
Editore - Concessionaria di Pubblicità<br />
MediaAdv s.r.l.<br />
Vi A. Panizzi, 6 - 20146 Milano<br />
Tel. +39 02 43986531<br />
info@mediaadv.it<br />
www.mediaadv.it<br />
Stampa<br />
Mediaprint s.r.l.<br />
Via Brenta, 7<br />
37047 San Giovanni Lupatoto (Vr)<br />
finito di stampare aprile 2015
Editoriale<br />
Quello che avete tra le mani è un manufatto completamente rinnovato – nella<br />
grafica, nei contenuti, nella distribuzione ma soprattutto nello spirito – con<br />
una piccola ambizione: unire il piacere della lettura alla curiosità di conoscere<br />
gli eventi più stimolanti nelle nostre città. È stato realizzato in contemporanea<br />
con lo sbocciare dei ciliegi. Ogni artista di qualunque declinazione, fotografo,<br />
regista, designer, chef, compositore coinvolto ha contribuito con spunti e idee<br />
alla sua realizzazione: è e sarà la nostra inedita redazione. C’è un filo rosso<br />
tra tutti i servizi proposti: il design in tutte le sue sfumature, dalle creazioni<br />
vegetariane di Pietro Leeman alla danza di Roberto Bolle; dall’architetto di<br />
RadioDeejay, Linus, alle icone a tutto tondo Saturnino e Costantino Della<br />
Gherardesca. I protagonisti di questo numero, oltre a voi lettori, non sono<br />
casuali; sono le eccellenze ciascuno nel proprio ambito professionale, tutti legati<br />
da un profondo gusto estetico, uno sguardo diverso e profondo, una visione<br />
obliqua. Troverete il concetto di alterità espresso dal designer Lorenzo Palmeri,<br />
dal compositore emergente Lorenzo Bianchi Hoesch e dal grande regista Wim<br />
Wenders. E, soprattutto, nel servizio di copertina dedicato a Fabio Novembre<br />
e Settimio Benedusi, due numeri uno nel design e nella fotografia. Nel nostro<br />
ipotetico ring si sono confrontati in una conversazione-manifesto delle loro idee,<br />
attraverso un flusso di coscienza. Il tema della loro collaborazione è il corpo<br />
femminile, la musa ispiratrice. Si parla anche di audience, un tema attuale<br />
collegato ai social network e l’ossessione ai follower. Qual è il committente<br />
ideale? Essere irrilevanti sembra essere la preoccupazione del nostro tempo.<br />
Durante la lavorazione del numero ho letto il libro La fonte meravigliosa<br />
di Ayn Rand, il cui protagonista è Howard Roark, un architetto non incline<br />
ai compromessi, alla corruzione dell’anima; piuttosto di correggere un suo<br />
progetto preferisce lavorare nelle cave di marmo. L’indomito Roark dovrebbe<br />
essere il vero eroe dei nostri tempi, un ideale da inseguire. La sua filosofia si<br />
rivela in questa semplice frase: “Questo è quello che volevo perché fa piacere a<br />
me, non perché costringe i miei simili a guardarmi a bocca aperta”. (g.b.)<br />
ITA EVENTI<br />
7
Moda&Accessori<br />
SPRING AFFAIR<br />
Luca Larenza<br />
Collezione P/E 2015<br />
- www.lucalarenza.com<br />
8<br />
ITA EVENTI
Leitmotiv<br />
T-Shirt in cotone con applicazione in seta fantasia - www.leit-motiv.com<br />
O.X.S Sneaker in pelle, fondo gomma - www.oxs.com<br />
ITA EVENTI 9
Eton - www.nathaliejean.com<br />
Cravatta in seta stampata<br />
Camicia in twill di cotone fantasia palme<br />
collo estremo alla francese, polsini a contrasto<br />
10 ITA EVENTI
Abito lungo in organza con ricamo arricchito da cinture e colletto, in cotone e con ricami<br />
Vivetta<br />
Collezione P/E 2015 - www.vivetta.it<br />
ITA EVENTI 11
E’ con un antico disegno di botanica che Nice Things sceglie di celebrare l’Earth day<br />
del 22 aprile 2015. Mezza manica, forme morbide, scollo rotondo: un capo leggero<br />
da indossare come omaggio alla Terra e alle sue più antiche e solide radici.<br />
Jungle Mini<br />
Nathalie Jean<br />
Tutti i pezzi sono fatti a mano nel suo laboratorio, sono pezzi unici, edizioni limitate.<br />
La boutique Nathalie Jean si trova in via Solferino 48, Milano in zona Brera<br />
www.nathaliejean.com<br />
12 ITA EVENTI
Damiani Collezione Anima<br />
Collana/spilla in oro bianco con diamanti, zaffiri azzurri e acquamarina<br />
www.damiani.com<br />
Berwich Pantaloni di cotone con fantasia<br />
floreale ed interni a contrasto.<br />
www.berwich.com<br />
ITA EVENTI 13
Il filo conduttore della collezione è un viaggio che parte dalle spiagge di Malibu, percorre<br />
Alysi Collezione P/E 2015<br />
il famoso molo di Santa Monica e raggiunge lo zoo di San Diego, tramonti e scorci di oceano.<br />
www.alysi.it<br />
Sandali Alesya by Scarpe&Scarpe<br />
www.scarpescarpe.eu<br />
14 ITA EVENTI
Particolare ciondolo ed orecchini Collezione Polpo in oro bianco e rosa 18 kt con diamanti<br />
Massimo Izzo Jeweler<br />
taglio a brillante, corallo moro provenienza Giappone e turchese naturale. Pe zi Unici.<br />
www.massimoizzo.com<br />
Coccinelle P/E 2015 Maxi Clutch Vitello Stampa Alce<br />
www.coccinelle.com<br />
ITA EVENTI 15
SALONE DEL MOBILE<br />
E EVENTI FUORISALONE.<br />
BENVENUTI NELLA<br />
DESIGN WEEK DI MILANO.<br />
Salone del Mobile<br />
Il Salone del mobile di Milano non ha bisogno<br />
di presentazioni. Da diversi anni contende, con<br />
il mondo della moda, quella definita dagli insiders<br />
la settimana più di tendenza dell’anno. Merito<br />
soprattutto degli eventi Fuorisalone, della creatività<br />
scatenata intorno ad ogni store, piccolo negozio, atelier:<br />
con la primavera sbocciano nella città le installazioni<br />
degli artisti, i dj set, i colori, le anteprime degli<br />
oggetti di design. E tutto questo a disposizione non<br />
solo degli addetti ai lavori ma di ogni curioso in giro<br />
per Milano. Nelle pagine seguenti troverete il programma<br />
di Elita, la manifestazione ormai consolidata<br />
durante la settimana del Salone del mobile con i<br />
migliori artisti e Dj del pianeta. Itaeventi vi propone<br />
alcuni appuntamenti dal 14 al 19 aprile della Tortona<br />
Design Week. Sono solo alcuni highlits di un<br />
percorso vario e variopinto tutto da scoprire. Buon<br />
divertimento.<br />
TORTONA DESIGN WEEK 2015<br />
Sarà l’immancabile punto di riferimento del prossimo<br />
Fuorisalone; il distretto che per primo ha raccolto<br />
attorno agli affascinanti spazi ex industriali<br />
che popolano la zona, i più importanti brand del<br />
design italiano e internazionale, insieme a progettisti<br />
di fama, giovani talenti, incubatori che ne fanno da<br />
sempre una destinazione attesa e visitata da migliaia<br />
di persone. E’ un circuito di grande vitalità quello<br />
che si snoda tra via Savona, via Tortona e via Forcella<br />
durante tutto l’anno e ancora di più nella settimana<br />
del Fuorisalone. L’anima industriale che rappresenta<br />
il dna naturale di questo territorio abbraccia così<br />
il design, diventando il punto d’incontro ideale fra<br />
produzione e fermento creativo, alla scoperta delle<br />
ultime novità svelate dalle aziende, ma anche la<br />
vetrina più ambita per i giovani designer e il luogo<br />
di ispirazione per tantissimi appassionati e visitatori<br />
curiosi di scoprire i trend più innovativi. Tra le principali<br />
presenze internazionali di quest’anno vi sono,<br />
tra gli altri: una grande collettiva del miglior design<br />
cinese, a firma del colosso di furniture design Red<br />
Star Macalline negli spazi di Superstudio Più insieme<br />
alla collettiva di artisti e designer Islamopolitan<br />
(Islam + Cosmopolitan) del Maraya Art Centre di<br />
Sharjah, Capitale della Cultura Islamica nel 2014;<br />
nell’Ex-Ansaldo lo stile provocatorio e punk dei Designers<br />
Block inglesi convive con il design francese<br />
nelle due esposizioni di France Design dedicate a<br />
designer di primo piano ed emergenti; all’Opificio<br />
31 Rio+Design propone le tendenze che animano la<br />
ricerca del design brasiliano. All'interno dello spazio<br />
Vetraio, un collettivo di giovani talenti irlandesi<br />
Irish Design 2015 si presenta per la prima volta al<br />
Fuorisalone milanese. I creativi olandesi di Tuttobene<br />
partecipano anche quest’anno al circuito di Tortona<br />
con il progetto curatoriale Meet & Matter in<br />
Via Novi, per svelare i passaggi del processo creativo<br />
alla base del prodotto finale. Dopo il successo della<br />
scorsa edizione al 58 di Via Tortona ritorna inoltre<br />
Tokyo Design Week, che presenta la creatività di<br />
Tokyo applicata al Design, all’Arte, alla Moda, alla<br />
Tecnologia e al Cibo.<br />
www.tortonadesignweek.com<br />
16 ITA EVENTI
GLI EVENTI IN PROGRAMMA<br />
VIA TORTONA 15 | HOTEL MAGNA PARS SUITES MILANO - EVENT SPACE<br />
#26 Motivi per fare Arte è un concorso nato dall’idea di Vittorio Gucci per valorizzare le espressioni artistiche<br />
di tanti giovani che non trovano supporto dalle istituzioni e dagli enti culturali. La Giuria, presieduta da Vittorio<br />
Sgarbi, ha selezionato e decretato 26 vincitori che verranno premiati durante un grande evento presso il Magna<br />
Pars Event Space.<br />
VIA TORTONA 20 | ASUS DESIGN CENTER<br />
Il progetto di quest’edizione è firmato dall’ASUS Design Center: l’esibizione dal titolo ZENsation trae origine dalla<br />
filosofia Zen, tema ispiratore di gran parte della più recente produzione firmata Asus.<br />
VIA TORTONA 32 | LEXUS<br />
Lexus presenterà A journey of the Senses, un’installazione preparata in collaborazione con il designer Philippe<br />
Nigro e lo chef Hajime Yoneda, un viaggio per stimolare i sensi.<br />
VIA TORTONA 27 | SUPERSTUDIO PIÙ<br />
Superstudio Group festeggia 15 anni di protagonista del Design internazionale a Milano con il nuovo format<br />
Superdesign show - progetto evolutivo di Gisella Borioli, direzione artistica dell’architetto Carolina Nisivoccia<br />
- che prende il posto e incorpora il successo del Temporary Museum for New Design. In mostra al Superstudio<br />
Più su 10.000 mq di spazi espositivi, la più interessante produzione italiana e internazionale, ma anche progetti<br />
e proposte life-style che hanno il design come punto di partenza, per ipotizzare il presente e il futuro delle nostre<br />
case, dei luoghi del lavoro e della conoscenza, dell’habitat urbano, delle nostre vite.<br />
Salone del Mobile<br />
VIA TORTONA 31 | OPIFICIO 31<br />
L’itinerario prosegue giungendo all’Opificio 31, village espositivo dove un tempo vivevano attività manifatturiere,<br />
in parte ancora esistenti dove saranno presenti LEFF Amsterdam, Graypants, Peugeot, NLXL, Kosho Ueshima,<br />
Città Castello Designed to be Authentic, SEE with MIDO, Rio+Design, Contemporary Mood e Livingooh.<br />
VIA TORTONA 54 | DESIGN CENTER EX-ANSALDO<br />
France Design promuoverà il design francese con due esposizioni: VIA Design 2015 dove saranno presentati 14<br />
prototipi, pronti per la produzione, nell’ambito furniture e lighting creati da 12 designer emergenti; la seconda<br />
mostra Talents & Economy proporrà una riflessione sul ruolo del design e sulla sua funzione di creare un valore<br />
aggiunto in termini di funzionalità, estetica ed emozionalità, attraverso un’esposizione di 80 oggetti di uso quotidiano<br />
appartenenti a diversi settori, creati da brand di riferimento, designer francesi di primo piano ed emergenti.<br />
VIA TORTONA 58 | TOKYO DESIGN WEEK<br />
In Via Tortona 58 sarà presente Tokyo Design Week che esplora i vari ambiti creativi e le contaminazione tra<br />
essi. Dopo il successo dell’anno scorso, l’evento presenterà la creatività di Tokyo applicata al Design, all’Arte, alla<br />
Moda, alla Tecnologia e al Cibo a cui quest’anno si aggiungono anche il Cool & Kawaii, l’ Edo & Tokyo al fine<br />
di attrarre diversi target di visitatori e per affermare questa creatività anche nella preparazione per le Olimpiadi<br />
di Tokyo del 2020.<br />
VIA SAVONA 35 | MOOOI, WHIRLPOOL, SCALO MILANO, STONE ISLAND, SIA, COTTO<br />
Anche quest’anno, nel bellissimo spazio di Via Savona 56 sarà presente Moooi, per stupirci con le creazioni e le<br />
installazioni del famoso designer Marcel Wanders. In Via Savona 35 si potrà assistere all’evento di Whirlpool,<br />
The Experience of Design<br />
VIA VIGEVANO 39 | HANS BOODT ITALIA<br />
Hans Boodt Italia, realtà leader nei manichini da esposizione con prodotti a cavallo tra moda e design, inaugura<br />
il nuovo showroom di circa 400 mq in via Vigevano 39.<br />
ITA EVENTI 17
Cover<br />
FABIO NOVEMBRE<br />
vs<br />
SETTIMIO BENEDUSI<br />
Sul ring di Itaeventi il grande designer e il grande fotografo si confrontano, scontrano,<br />
osservano, raccontano. In realtà sono amici di lunga data e collaborano spesso alla<br />
realizzazione delle proprie idee.Senza filtri, il microfono è acceso, tutto nasce<br />
dal corpo della musa, la donna.<br />
F: Fabio Novembre S: Settimio Benedusi Vfc: Voce fuori campo<br />
F Entrambi consideriamo il corpo nudo di una donna<br />
la massima aspirazione per un uomo. Ma questo<br />
traendolo dalla tradizione classica, la musa ispiratrice<br />
e la prostituta adagiata sul divano e trasformata<br />
nella Venere di turno, nella Dea da adorare. Questa<br />
assoluta passione per il corpo femminile ci ha sempre<br />
accomunato e ci accomunerà sempre e sarà il<br />
registro di tutta questa nostra conversazione. La illustreremo<br />
con immagini che ci vedono coinvolti su<br />
progetti comuni ma che hanno sempre, comunque,<br />
il corpo della donna come nucleo centrale, come<br />
minimo comune denominatore.<br />
Vfc Questo è il punto di partenza e il vostro connubio.<br />
F Si. Credo che un po’ si sia persa questa prospettiva<br />
del nudo femminile così forte nella storia dell’arte.<br />
Pensa quando Gustave Courbet viene fuori nel 1866<br />
con L’origine Du Monde… Io l’ho proposto una decina<br />
di anni fa come grande parete di mosaico di<br />
una discoteca e i clienti, persone non particolarmente<br />
ferrate sulla storia dell’arte, commentavano<br />
in questo modo: “Fabio ma questa è un’immagine<br />
pornografica”. Un’immagine del 1866... conservata<br />
al Museo d’Orsay di uno dei più grandi artisti francesi<br />
dello scorso secolo.<br />
S C’è stata recentemente una polemica su Facebook:<br />
la presenza di un post con quel quadro è bastata<br />
a bandire il profilo dell’utente. È stata fatta una causa<br />
alla società di Facebook affinché il quadro possa<br />
essere regolarmente pubblicato e, in giudizio, sarà<br />
competente il Tribunale di Parigi.<br />
F Facciamo una cosa molto semplice, un ragiona-<br />
18 ITA EVENTI
mento: sono abbastanza ossessionato dal concetto di<br />
nudità. Ma se risaliamo alle parole della Bibbia sappiamo<br />
che Adamo ed Eva erano nudi ed erano felici.<br />
Tutto il concetto del pudore nasce con il peccato<br />
originale. Hai bisogno di coprirti mentre prima era<br />
tutto naturale. Allora riportiamo il concetto ai nostri<br />
tempi: nell’ottocento c’è il trionfo del nudo femminile<br />
– pensiamo anche a Déjeuner sur l’herbe di<br />
Manet –, ci sono delle persone che stanno facendo<br />
un picnic in una foresta e una di loro è nuda. Il messaggio<br />
è fortissimo. È quanto di più naturale, istintivo<br />
ci possa essere. Oggi, invece, i social network,<br />
gestiti da ragazzi giovani cresciuti in questi anni,<br />
aboliscono il nudo. Questo perché? Cerchiamo di<br />
capirlo. Non credo che il capo di Facebook Mark<br />
Zuckerberg sia un cretino. C’è solo da constatare<br />
che il porno dilaga. Ma tra il porno e il nudo c’è una<br />
differenza enorme. La nudità non va temuta. E anche<br />
sul porno ci sarebbe veramente da rivedere tutto.<br />
Il sesso è gioia. Il sesso è una danza. Se noi cerchiamo<br />
di guardarlo con occhi diversi, il sesso è la cosa<br />
più naturale del mondo. È un inno alla vita. È una<br />
danza che fa nascere quel seme che diverrà persona.<br />
Quanto di più bello? Poi volgarizzare, purtroppo, è<br />
sempre un problema culturale. Ormai non divido<br />
più le persone in stronzi, bravi, bastardi. Io parlo<br />
sempre di livelli di coscienza. Se tu parli di livelli di<br />
coscienza molto bassi, il porno è veramente orrendo.<br />
Ma se i livelli di coscienza sono alti persino il porno<br />
può essere una cosa meravigliosa. Pensiamo a Made<br />
In Heaven di Jeff Koons. Jeff sceglie Ilona Staller, la<br />
diva porno di quel momento storico, il 1990; ci fa<br />
un’opera nella quale l’artista – Koons appunto – si<br />
unisce al corpo nudo della pornostar di turno e tra<br />
l’altro fanno anche un bambino. Il piccolo Ludwig<br />
che nasce da quell’unione. Poi loro si sono divisi,<br />
con una battaglia legale per l’affidamento, ma resta<br />
– lasciando perdere tutto quello che è successo<br />
dopo tra di loro – questa grande intuizione dell’artista<br />
contemporaneo più esposto e famoso del nostro<br />
tempo: sceglie la pornostar e la trasforma nella sua<br />
Eva. E si ricostruisce un paradiso nel 1990, al nostro<br />
tempo. Credo che il corpo nudo femminile, musa<br />
ispiratrice di due maschi quali io e Settimio siamo,<br />
sia la cosa più naturale del mondo. Io, ad esempio,<br />
dietro la mia scrivania ho opere erotiche di Rankin<br />
a destra e David Bailey a sinistra, in mezzo c’è Mario<br />
Schifano: è ispirazione continua. Nel 1999, appena<br />
fidanzato con colei che è diventata mia moglie,<br />
ho fatto un ritratto di famiglia rappresentante me<br />
stesso intento a praticarle un cunnilingus. In una<br />
cornice barocca. Ha viaggiato tantissimo come immagine.<br />
Ed è ancora esposta nella nostra camera da<br />
letto. E le mie bambine la vedono. È purezza, naturalità.<br />
Senza senso del peccato. Vogliamo ignorare,<br />
dribblare – ma con coscienza e cultura – lo stupido<br />
senso del peccato che si annida dietro ogni angolo<br />
del nostro percorso.<br />
Vfc Il sesso per te è elevazione.<br />
F Per me lo è sempre stato. Il rapporto con la donna<br />
è sempre stato elevazione.<br />
Vfc Il porno è stato sdoganato, è pop. Lo si vede anche<br />
nei programmi trash in tv.<br />
F Qualche tempo fa è stata realizzata una pubblicità<br />
della Diesel con alcune scene tratte da film porno<br />
dai quali venivano modificati dettagli e il risultato<br />
era decisamente interessante. Gli occhi di chi guarda<br />
fanno la differenza.<br />
ITA EVENTI 19
Vfc Come si riceve l’immagine...<br />
F Torno a Gustave Courbet nel 1866 – dico sempre<br />
che non è casuale la data, cento anni prima<br />
della mia nascita... – realizza un quadro porno, una<br />
donna a gambe aperte con i genitali ben visibili. E<br />
lui la chiama L’origine Du Monde. Dribbla tutto il<br />
problema della sessualità perversa e del porno dando<br />
al dipinto un titolo che è un triplo salto mortale carpiato<br />
teorico. Nasciamo tutti da una vagina. È meraviglioso.<br />
L’uomo è per certi versi condannato: noi<br />
nasciamo da una vagina e in una vagina vogliamo<br />
rientrare. La donna è più in equilibrio perché nasce<br />
da una vagina ma rimane in equilibrio nel pianeta.<br />
Vfc Arte e religione. Un argomento così delicato in<br />
Italia può suonare blasfemo.<br />
F L’Italia è un paese molto strano, anche se per certi<br />
aspetti è molto permissivo. Ad esempio gli americani<br />
sono peggio di noi: qualsiasi piccolo scandalo<br />
sensuale sotterra il politico di turno.<br />
Vfc Puritani.<br />
F Puritanesimo di facciata, molto teorico. Nella<br />
pratica ci sono molti più bordelli in America. Credo<br />
che questo senso dell’unità femminile come massima<br />
aspirazione per un uomo sia un argomento molto<br />
importante per chi, come noi, viaggia nei territori<br />
dell’arte, della ricerca formale. Nulla ispira più del<br />
corpo di una donna.<br />
Vfc È la vostra cifra stilistica. Settimio nel fotografare<br />
avrà la massima concentrazione soprattutto nello<br />
sguardo: diverso, profondo.<br />
S Assolutamente. In verità a me piace andare ancora<br />
di più – rispetto a Fabio –incontro alla naturalezza<br />
femminile. Nel senso che durante i miei lavori<br />
o anche quelli che realizziamo utilizzando il corpo<br />
femminile…<br />
F (interviene) Scusami se ti correggo: non è utilizzare<br />
che è brutto, diciamo ispirazione del corpo femminile.<br />
Diventa materia di ricerca, frontiera.<br />
Vfc Vedervi in corso d’opera dev’essere uno spettacolo!<br />
Vi siete mai menati? (Scoppiano a ridere) Immagino<br />
una povera modella quanto possa sentirsi in<br />
soggezione con voi! (Di nuovo a ridere)<br />
S Il corpo femminile lo racconto sempre in maniera<br />
estremamente naturale. Per me fotografare un<br />
corpo femminile – ispirato dai grandi fotografi soprattutto<br />
americani degli anni trenta, in particolare<br />
Edward Weston – significa immaginare un essere<br />
assolutamente naturale. Da diversi anni realizzo un<br />
calendario e mi piace fotografare il corpo all’interno<br />
della natura come parte integrante della stessa. Dico<br />
sempre – non per sminuirlo, anzi – che è come se<br />
fotografassi un animale, un delfino, un gabbiano…<br />
Un gabbiano non ha certo vestiti. La naturalezza<br />
assoluta. Spesso e volentieri trovo volgare – se di volgarità<br />
bisogna parlare – una modella con una scarpa,<br />
un’autoreggente… Preferisco fotografarle nude.<br />
Nude così come sono nate. Nude così come siamo<br />
nati. Due anni fa ho realizzato una fotografia che<br />
poteva essere stata scattata duemila anni fa: una modella<br />
in un paesaggio incontaminato nel quale non<br />
c’è nulla, nessun palazzo, nessun intervento contemporaneo<br />
dell’uomo. Solo il corpo di una donna<br />
in quel preciso momento. E avrebbe potuto essere<br />
lì in qualunque momento storico. È la purezza. Il<br />
paradigma della femminilità. La femminilità quasi<br />
astratta, così astratta da essere concreta. Questo<br />
è ciò che mi piace fare. Portare questi corpi in uno<br />
stato naturale.<br />
F Credo sia molto significativo che questa conversazione<br />
si svolga in compagnia di mia figlia di sei anni<br />
accanto a noi.<br />
Vfc Manifesta concretamente il tuo pensiero esposto<br />
prima…<br />
Vfc Settimio, Wim Wenders nel suo ultimo libro<br />
Inventare la pace, scritto a quattro mani con Mary<br />
Zournazi, si sofferma sull’abuso contemporaneo<br />
dell’immagine, inflazionata da smartphone e tablet.<br />
E ancora, la purezza, lo sguardo. Citando anche i<br />
film di Ozu. Un concetto espresso anche da Oliviero<br />
Toscani.<br />
S Le donne, soprattutto, nel ’68 si toglievano il<br />
reggiseno e lo buttavano nella spazzatura dando a<br />
questo gesto un significato simbolico di libertà. Per<br />
tanto tempo il femminismo praticante e politico<br />
ha dato alla libertà della donna una grande importanza.<br />
Trovo abbastanza bizzarro – e forse Fabio ci<br />
può aiutare a capire il fenomeno – che dopo anni<br />
di richiesta delle donne di autonomia e di libertà,<br />
nel momento in cui le donne hanno in mano questo<br />
oggetto – una macchina fotografica incorporata<br />
nell’iPhone –, lo usano per farsi un selfie allo specchio<br />
del bagno in reggiseno, ammiccando... Nel<br />
momento in cui hanno loro le redini della gestione<br />
della loro immagine fanno tutto ciò che per anni<br />
hanno tenacemente rifiutato.<br />
22 ITA EVENTI
F È il loro oggetto di critica.<br />
S Si. È bizzarro eh! Sono anni – lo dico con il massimo<br />
affetto – che sento dire “il corpo è mio”, “buttiamo<br />
i reggiseni”, “la verità, la naturalezza”. Se uno<br />
dovesse riassumere la foto nel 2015 della donna…<br />
Una donna nel cesso che fa un selfie ammiccando<br />
col reggiseno di pizzo.<br />
Vfc Non è il mezzo che incide?<br />
F Proprio qualche tempo fa ne parlavo con un amico:<br />
se spegni il cellulare si crea un effetto specchio,<br />
esattamente come lo specchio d’acqua di Narciso.<br />
Ti ci specchi proprio. È diventato un momento storico<br />
esattamente così: il narcisismo trionfa sovrano.<br />
S E cosa ne pensi di quello che ho detto prima?<br />
F La vezzosità femminile per quanto fosse negata<br />
dal femminismo è proprio genetica. Io ho due figlie<br />
piccole… È ineliminabile. Non la insegni. La ritrovi<br />
proprio in una piccola donna di sei anni. Quindi<br />
quello che dici tu è l’evoluzione della vezzosità molto<br />
stereotipata, se vuoi. La grande critica a ciò che hai<br />
descritto è che è tutto stereotipato. Non c’è nulla di<br />
veramente naturale. Sono surgelati precotti, tirati<br />
fuori all’occorrenza. A me non reca fastidio. Era più<br />
innaturale la femminista che faceva il maschio. Non<br />
viene bene a una donna fare il maschio. Pensiamo<br />
alla donna manager: quando capisce che non deve<br />
assomigliare al suo collega uomo per essere più forte<br />
di lui allora diventa veramente una tosta.<br />
Vfc Avete alcuni canali di diffusione che potremmo<br />
definire di nicchia e altri di massa?<br />
F Tutto quello che fai alla fine è una torta a strati.<br />
E ciascuno si ferma allo strato che vuole. C’è chi si<br />
accontenta della panna in superficie e chi scava per<br />
cercare l’ultima cialdina croccante all’interno della<br />
torta. È veramente un problema di livelli di coscienza.<br />
E di approfondimento culturale. Io una delle<br />
persone più colte che conosco è Lorenzo Cherubini<br />
in arte Jovanotti. Non è andato oltre il liceo eppure<br />
oggi è una delle persone più colte che io conosca: divora<br />
i libri come se fossero patatine. Ha una capacità<br />
di approfondimento pazzesca, una concentrazione<br />
incredibile.<br />
Vfc Ed è un artista pop.<br />
F Ed è un artista pop! Ogni sua manifestazione artistica<br />
è veramente una torta a strati. Puoi canticchiare<br />
il ritornello o puoi arrovellarti su una frase fortissima<br />
che ti rimane veramente dentro. Un seme che<br />
poi ti cresce dentro. È veramente un problema personale.<br />
La cultura e la coscienza. Io mi sono sempre<br />
immaginato un po’ così: un blocco di marmo con<br />
accanto un martello e uno scalpello. Noi siamo tutti<br />
così all’inizio, quando nasciamo. Dopo è un tuo<br />
problema se vuoi impugnare quel martello e quello<br />
scalpello per iniziare a cesellare il blocco di marmo.<br />
E renderlo un’epifania canoviana. Vuoi lasciarlo<br />
così? Lascia questo menhir e non rompere!<br />
Vfc (Risate collettive) Siamo a 2001 Odissea nello<br />
spazio.<br />
F Esattamente.<br />
Vfc Avete fatto delle opere insieme?<br />
S Si molte<br />
Vfc Quando immaginate di realizzare qualcosa insieme<br />
a chi pensate di rivolgervi? Qual è il vostro<br />
committente?<br />
F Io credo che non esista artista o professionista che<br />
vuole rivolgersi a un pubblico esiguo. Non esiste.<br />
L’underground è una condizione non scelta. Capita<br />
che parli a pochi perché sei esoterico nella tua maniera<br />
di comunicare. Noi cerchiamo sempre il più<br />
vasto pubblico possibile. L’audience deve essere sempre<br />
nelle premesse, nelle aspettative, nei desideri. Il<br />
desiderata è una vastissima audience. Il desiderata<br />
– tornando a Jovanotti – è il tour negli stadi. Poi se<br />
finisci nel baretto dell’angolo va bene uguale.<br />
Vfc Per voi è più complicato, il messaggio è più sottile;<br />
la canzone arriva prima.<br />
F È identico. Che sia una campagna pubblicitaria<br />
per Settimio o un oggetto di design per me, dobbiamo<br />
confrontarci con i numeri. Per il bene dell’azienda<br />
e le persone che ci lavorano. È lo stesso circuito<br />
virtuoso. Se io o Settimio falliamo un nostro progetto<br />
sono problemi. C’è un investimento economico<br />
dietro il progetto. Devi caricarti di tutti pesi<br />
senza sentirti schiacciato. È questa la forza dell’artista<br />
contemporaneo, anzi di ogni tempo. Se ti senti<br />
schiacciato dal Papa che ti ha commissionato la<br />
Cappella Sistina allora non sei Michelangelo. E non<br />
la farai. Mai sentirsi schiacciati dalle aspettative del<br />
cliente o del pubblico.<br />
Vfc Bisogna divertirsi lavorando…<br />
F Ci deve essere quel senso di incoscienza, di gioco…<br />
Lo crei mantenendo sempre vivo, sveglio e attivo<br />
il bambino che è in te. Il puer. La curiosità è dei<br />
bambini. Chi spegne la sua curiosità spegne la sua<br />
capacità di apprendimento. Chi la spegne diventa<br />
24 ITA EVENTI
vecchio subito. La vecchiaia non è un dato anagrafico.<br />
S Con Fabio questa progettualità si esaspera ulteriormente<br />
rispetto a quando lavoro da solo. Una<br />
cosa per me molto utile. Nei lavori realizzati con<br />
Fabio la progettualità è l’aspetto maggiore della sua<br />
forma mentis. Il fatto di meditare e pensare molto a<br />
lungo cosa si vuole fare e perché la si vuol fare. Una<br />
delle frasi tipiche di Fabio quando sta elaborando<br />
un progetto da realizzare è “ha un senso?” Se lo<br />
chiede in continuazione.<br />
Vfc Curiosità: si può stabilire il momento preciso<br />
nel quale viene generata una vostra idea?<br />
F È talmente individuale… poi dipende anche dal<br />
periodo. Se sorge il sole se piove… L’ispirazione<br />
è quanto di più volatile e introvabile. È un colibrì,<br />
troppi battiti d’ali al secondo.<br />
Vfc Non dipende anche dalla concentrazione?<br />
F È fondamentale. Io ho sempre detto che cultura<br />
non è altro che la terza C. Prima della terza C di<br />
cultura ci sono curiosità e concentrazione. Prima c’è<br />
la curiosità del bambino, poi la capacità di mettere a<br />
fuoco che è la concentrazione: mettere a frutto tutto<br />
ciò che ti ha colpito, riuscire a “zoomare”, entrarci<br />
dentro. Questo è quello che la gente definisce cultura.<br />
Per me sono ingredienti semplici e fondamentali.<br />
S Concordo. Sulla creatività e l’ispirazione che<br />
arrivano per caso resto perplesso. Io trovo sia fondamentale<br />
– ed è sempre stato così nei lavori svolti<br />
insieme – che ci sia un problema da risolvere. Avere<br />
uno scopo, un senso, un obiettivo.<br />
Vfc La disciplina.<br />
S La disciplina aiuta a raggiungere uno scopo. Parlo<br />
di quello che conosco meglio, la fotografia. Spesso il<br />
fotografare viene visto come un momento del tutto<br />
casuale. Il momento dello scatto non è che arriva<br />
come un fulmine all’improvviso…<br />
F Anche così.<br />
S Si, ma se penso a quelli che mi scrivono sul blog,<br />
quelli che vogliono sapere come fare le cose… È<br />
chiaro che le ricette sono tante ma semplificare dicendo<br />
che uno sta camminando e tac arriva l’ispirazione<br />
dal cielo… Forse è più importante avere una<br />
committenza…Toscani dice spesso una frase: “io<br />
mi sento libero quando sono costretto dentro un<br />
recinto”. Il fatto di essere costretti in un recinto –<br />
un redazionale per un giornale, una campagna fotografica<br />
– significa avere dei paletti, delle esigenze,<br />
dei problemi da risolvere. E questo rende – anche<br />
dal mio punto di vista – un creativo libero. Prendi<br />
l’esempio di prima della Cappella Sistina. Aveva da<br />
fare quel lavoro, ne ha fatto un capolavoro – commissionata<br />
dal Papa – con una tempistica, un posto<br />
difficile da dipingere… Non è che qualcuno gli ha<br />
detto vai e fai quello che vuoi.<br />
F Se la vuoi leggere così è chiaro che chi fa musica sa
che un brano deve durare dai due minuti e mezzo a<br />
quattro altrimenti poi le persone si rompono le palle.<br />
O chi fa cinema sa che mediamente un film dura<br />
dagli ottantacinque a centoventi minuti. Non fa un<br />
film di sette ore. I limiti ci sono in ogni mestiere.<br />
Ma sono limiti funzionali.<br />
S Durata e tempo.<br />
F Se non ci fosse stata la Cappella Sistina Michelangelo<br />
avrebbe dipinto il soffitto di casa sua per<br />
esprimere quello che aveva dentro. Quindi i limiti<br />
contestualizzando ma…<br />
Vfc Tra voi due si inzia a vedere un quadro di complementarità<br />
(Scoppiano a ridere).<br />
Settimio pare molto più disciplinato e Fabio anarchico.<br />
(Ridono di nuovo)<br />
F Noi siamo degli irrequieti… Lui è un po’ più disciplinato.<br />
In generale il creativo – brutta parola –,<br />
diciamo l’irrequieto…<br />
Vfc È fertile…<br />
F Torno a dire: Michelangelo se non avesse fatto la<br />
Cappella Sistina avrebbe dipinto il soffitto di casa<br />
sua.<br />
Vfc Quando c’è la Design week siete contenti? O la<br />
vivete come un appassionato di musica vive la settimana<br />
di San Remo, qualcosa di dozzinale?<br />
F Galleggiamo entrambi intorno ai cinquant’anni.<br />
Chi più chi meno. (ridono di gusto)<br />
E siamo in una fase della nostra vita in cui è finito<br />
il tempo del far tardi. L’irrequietezza ha preso altre<br />
forme. Tutto il lato festaiolo di queste manifestazioni<br />
– parlo per me – mi rompe le palle. Non è snobismo.<br />
Forse è vecchiaia? Maturità? Saggezza?<br />
Vfc Pacificazione?<br />
S È anche una questione fisica. Quando ricevo delle<br />
mail con inviti alle feste scarto quelli che iniziano<br />
alle 23 e tengo quelli che partono alle 19 (ride).<br />
Quindi io rientro nel target delle 19.<br />
F Si cambia come cambiano i sapori. Io adesso<br />
mangio delle cose che da piccolo non mi piacevano…<br />
L’essere umano si evolve.<br />
Vfc Siete vegetariani?<br />
F Diciamo tendenza vegetariano. Non riesco a negarmi<br />
la carne; credo dipenda anche dal mio gruppo<br />
sanguigno, l’avevo letto da qualche parte. Sono 0<br />
rh positivo, un predatore...<br />
S Anche io sono 0 rh positivo!<br />
Vfc Ecco un’altra cosa che vi unisce! (ridono)<br />
F Negarsi completamente una parte della tua natura<br />
credo sia sbagliato per certi aspetti. Riportiamo<br />
la frase al nostro argomento principale, la donna. Io<br />
credo che l’architettura, il design siano molto asessuati<br />
in questo periodo storico. Oggi è tutto particolarmente<br />
asessuato. È come se non fosse mai il<br />
punto nodale mentre per me lo è. Io sono fermo al<br />
Simposio di Platone, per Aristofane noi eravamo due<br />
metà. L’uomo e una donna erano un intero. Io credo<br />
che se non c’è quella scintilla che chiamiamo amore,<br />
sesso – tra un uomo e una donna, fra un uomo e<br />
un uomo, fra una donna e una donna – non si va<br />
da nessuna parte. Senza questo desiderio, questo<br />
senso di completarsi… Penso alla complementarietà<br />
tra il corpo maschile e quello femminile. L’uomo e<br />
la donna, quando si uniscono, formano quell’unità<br />
originale che era perfetta. Faceva invidia agli Dei ed<br />
è esattamente per questo che hanno pensato di dividerla<br />
in due metà, l’uomo e la donna. Ecco perché<br />
si cercano sulla superficie di questo pianeta, all’infinito.<br />
Io le mie bambine me le sbaciucchio tutto il<br />
giorno.<br />
Vfc Contatto fisico…<br />
F Fondamentale! Se noi ci dimentichiamo di essere<br />
fatti di sangue e carne è finita. Ma è impossibile dimenticarsene<br />
perché sentiamo il bisogno di mangiare,<br />
di bere, di unirci.<br />
Vfc Settimio, tu non potresti scattare via Skype…<br />
S Mi è capitato un servizio nel quale io non ero<br />
presente ma ho dato le istruzioni alla modella via<br />
Skype. Praticamente l’ha fatto da sola. Aveva una<br />
base teorica questo servizio. Come dico spesso anche<br />
la fotografia – come le altre arti – è basata non<br />
sull’istinto di uno che va in giro a fare click ma necessita<br />
di disciplina, risoluzioni di problemi etc. Volevo<br />
dimostrare che era possibile fare un servizio alla<br />
ITA EVENTI 29
mia maniera pur non facendolo io. E così è stato.<br />
Vfc Qual è l’aspetto più divertente del realizzare il<br />
vostro lavoro, la vostra arte?<br />
F I momenti di felicità ricevuti dal mio lavoro sono<br />
attimi, sprazzi. La soddisfazione dura un attimo.<br />
Penso a quando abbraccio mia figlia: quello è un<br />
tempo maggiore. Un piacere lungo. Il mio lavoro –<br />
invece – mi porta delle frustate, delle scariche. Ma<br />
non dura mai a lungo. Ecco perché secondo me chi<br />
pensa che la soddisfazione arrivi solo dal lavoro, si<br />
perde.<br />
Vfc La vostra è anche una condizione di necessità.<br />
Se vi sentite appagati, arrivati, è finita…<br />
F Il nostro lavoro è una necessità. È come se avessi<br />
una serie di input che devi trasformare in output.<br />
Perché altrimenti vai in collisione con te stesso. Implodi.<br />
Qualcosa ti esplode dentro. Le soddisfazioni,<br />
l’affetto, il calore e la durata di un sentimento non<br />
possono essere legati al lavoro. Sono legati alla vita.<br />
S Per me l’appagamento maggiore, quando faccio<br />
un servizio fotografico - commissionato da un giornale<br />
o da una campagna pubblicitaria -, si divide in<br />
due momenti. Il primo è quando nella mia testa risolvo<br />
come lo farò.<br />
Vfc La visione<br />
S L’altro momento meraviglioso è dopo che l’ho<br />
scattato, quando sono nel mio letto la sera e rivedo –<br />
come una vecchia camera oscura – ogni singola foto<br />
che ho fatto. E penso: quella ha funzionato, quella<br />
no. L’aspetto che uno pensa sia quello più bello ovvero<br />
scattare le fotografie io lo vivo ormai come una<br />
inevitabile routine.<br />
F Mi pare che sia lo stesso per te, sono due sprazzi.<br />
Prima e dopo. Hai presente quando uno scrive<br />
un libro e mette sempre una frase di qualcun altro<br />
all’inizio? È una consuetudine. Quando ho scritto<br />
il mio primo libro A Sud di Memphis nel 1995 ho<br />
voluto mettere una frase di Majakovskij come introduzione<br />
al libro: “Ogni minimo granello di sostanza<br />
vivente è più prezioso di quanto farò e ho fatto”. Lo<br />
diceva Vladimir Majakovskij, poeta maledetto, che<br />
muore suicida. Quindi voglio dire, se l’ha capito lui<br />
in un momento così alto… Lui dice: qualsiasi verso,<br />
qualsiasi cosa io farò, non varrà mai la vita. Perché la<br />
vita quasi non ci appartiene.<br />
Vfc Tu fai una scissione netta.<br />
F È per questo che il corpo di donna per noi è un<br />
simulacro. È il simbolo della vita. Se dobbiamo<br />
chiudere il cerchio di tutta questa conversazione è il<br />
simulacro di tutto quello che stiamo dicendo. L’inno<br />
alla vita è un corpo di donna, nudo. E basta.<br />
S Sono d’accordo.<br />
30 ITA EVENTI
Design<br />
UN PONTE TRA<br />
MUSICA E DESIGN<br />
Si definisce un progettista, fuori dalla “comfort zone”<br />
a cavallo tra il suono e “un pianeta”: un mondo dietro<br />
l’oggetto. Spesso le due discipline si abbracciano.<br />
E, intanto, cresce la visione di una figura nuova,<br />
capace di unirle indissolubilmente.<br />
di Lorenzo Palmeri<br />
Vivo nell’attimo dello switch<br />
“È la mia caratteristica. La zona nella quale mi sono buttato, per varie<br />
ragioni: la posizione tra musica e design. Dopo essermi laureato in architettura<br />
ho iniziato a lavorare presso alcuni designer italiani con un<br />
grande maestro quale è Bruno Munari e poi con Isao Hosoe ma avevo<br />
continuamente in testa questa frase: prima o poi sceglierò cosa fare. O<br />
questo o quello. In realtà non avevo nessuna intenzione di scegliere e<br />
ho preferito portare avanti entrambe le passioni. A mia misura e come<br />
potevo, evidentemente. Qualche piccolo segnale iniziò ad arrivare da<br />
entrambe le parti e questo mi ha convinto a non recedere. Al di là della<br />
mia natura – a suo agio nel crinale tra questi due flussi - devo ammettere<br />
che il momento che preferisco è quando avviene lo switch da una<br />
parte all’altra e il reset che ne consegue successivamente. Un tema che<br />
trovo divertente è la percezione esterna di questo scambio: succede che<br />
nel mondo della musica alcuni mi vedono solo per ciò che suono e lo<br />
stesso capita nell’ambito del design. E succede anche l’opposto: chi la-<br />
32 ITA EVENTI
Il nuovo album Erbamatta,<br />
pubblicato con l’etichetta<br />
Mescal, 2014.<br />
vora nel design mi considera solo un musicista. C’è<br />
una sorta di fatica a comprendere il mio ruolo, quello<br />
di una terza figura. Sono in una posizione un po’<br />
pericolosa”.<br />
Il visual designer<br />
“Ho iniziato già ad occuparmi di questa interessante<br />
nuova figura professionale per Elita e credo che si<br />
svilupperà sempre di più in una versione 2.0. Poiché<br />
la dimensione dei concerti, della musica dal vivo<br />
oggi è predominante rispetto alla vendita dei dischi<br />
credo si possa immaginare una regia comprensiva<br />
di diversi segmenti di uno spettacolo, riconducibili<br />
a una voce che oggi è ridimensionata nel termine<br />
“allestimento”. Oltre all’ottimizzazione dei costi per<br />
un artista avrebbe un ruolo chiave per la creatività<br />
e lo spettacolo complessivo. Prendersi cura. Non c’è<br />
ancora una fenomenologia da raccontare in modo<br />
chiaro su questo. La sto costruendo adesso. Trovo<br />
interessante questa zona, non saprei bene come definirla,<br />
diciamo una zona di mezzo”.<br />
L’alterità<br />
Sto capendo, andando avanti nella vita, che questo<br />
è lo spazio a mia immagine e somiglianza. Un luogo<br />
fuori dalla comfort zone. Scomodo ma interessante e,<br />
soprattutto, creativo. Oppure diciamo una zona che<br />
ha un comfort tutto suo. La sto analizzando. È un<br />
po’ come quando Saturnino racconta dell’arte della<br />
fuga. Ho fatto recentemente il curatore di un Festival<br />
di design insieme ad altri colleghi e a un certo punto<br />
è arrivato Alessandro Mendini: ha fatto una lezione<br />
sull’alterità, facendo vedere una serie di evocazioni,<br />
di immagini raccolte da arte varia che spostavano<br />
tutto in un’altra dimensione. Questa altra dimensione,<br />
che per me assomiglia alla terza posizione nella<br />
quale sono a mio agio, tratta di cose non riconoscibili,<br />
non immediatamente classificabili in una parentesi<br />
in modo chiaro. Quindi zone d’ombra. Zone<br />
vergini”.<br />
Erbamatta<br />
wall paper<br />
design: Lorenzo Palmeri<br />
azienda: Jannelli&Volpi, 2014<br />
Due versioni, una pop in tessuto<br />
non tessuto e una seconda su supporto<br />
Yanvel in collaborazione con Velcro Italia.<br />
Erbamatta<br />
“È il mio secondo album. Nel primo, Preparativi per<br />
la pioggia, ho collaborato molto con Franco Battiato,<br />
un amico: abbiamo anche composto una canzone<br />
insieme. In entrambi suonano Saturnino ed altri<br />
ospiti tra i quali Andy dei Bluvertigo. In Erbamatta<br />
c’è un brano con Pacifico, un grande autore che stimo<br />
tantissimo soprattutto per la sua storia: abbiamo<br />
un background comune. Ho presentato il mio<br />
nuovo disco alla Triennale di Milano: stiamo pianificando<br />
un tour per l’estate e sto preparando - intanto<br />
– delle musiche per alcune installazioni al Salone<br />
del mobile. Ho iniziato il mio percorso musicale con<br />
un viaggio a Istanbul, in Turchia e in parte del medio-oriente.<br />
Un ambiente incredibile, ha avuto una<br />
grande influenza su di me. Nel mio primo gruppo<br />
musicale suonavamo musica elettronica contaminata<br />
con strumenti arabi antichi”.<br />
Tarassaco + centocchio<br />
design: Lorenzo Palmeri;<br />
azienda: Nodus, 2014<br />
Erbamatta è una collezione<br />
di tappeti disegnati per Nodus,<br />
formata dai due modelli<br />
“tarassaco” e “centocchio”<br />
ITA EVENTI 33
La Scrittura<br />
“Sono molto pignolo sulla scrittura, la mia. Cerco<br />
un suono nella scrittura e questo diventa a volte un<br />
problema: non sono mai soddisfatto fino in fondo”.<br />
Il Design<br />
“È difficile che le aziende oggi ti chiedano semplicemente<br />
un tavolo, una sedia o una lampada. In realtà<br />
si aspettano da te una visione. Loro la chiamano la<br />
storia ma in realtà vogliono un mondo dietro all’oggetto.<br />
E questo mondo non ha a che fare esclusivamente<br />
con la vendita di questo tavolo o sedia o<br />
lampada ma evoca tutta una serie di apparati che<br />
possono avvicinarsi alla grafica, alla musica, alla<br />
comunicazione, al modo di far vivere l’oggetto. Un<br />
pianeta quindi, non una singola cosa. Questo è ciò<br />
che sta accadendo. E io penso che noi tutti siamo<br />
già occupati in varie attività, tutti i giorni. C’è una<br />
resistenza a questo ma nello stesso tempo ciascuno<br />
di noi lo vive quotidianamente. Anche solo andare<br />
a pagare le tasse o a fare la spesa o spedire una<br />
raccomandata in posta o occuparti di tuo figlio.<br />
Sono tutte attività differenti che noi non etichettiamo<br />
come esclusive, autonome. Semplificando<br />
perché non generano un indotto economico diretto.<br />
Per questa ragione non siamo disposti a catalogarle<br />
ma siamo già pronti a fare tutte queste cose. L’altro<br />
aspetto, quello “dark side” - che detesto -, è invece<br />
l’idea che chiunque possa fare tutto. Questa è una<br />
grandissima deriva in questo momento storico. Mi<br />
è capitato di incontrare persone che scambiano in<br />
modo evidente la creatività con il delirio. Persone<br />
che raccontano idee e progetti e mentre parlano ti<br />
rendi conto che stanno delirando. Forse un vizio<br />
italiano. Questo è un grave errore e una mancanza<br />
di professionalità. Io mi sento uno che non fa tutto,<br />
ma musica e design. Anzi ne faccio una: sono<br />
un progettista. Punto. Ed è una categoria, quella<br />
dell’essere un progettista – per come la vivo io, non<br />
dico in generale – da porre sopra le discipline. Le<br />
discipline sono strumenti di una certa attitudine, di<br />
una certa modalità. Io mi sento un progettista che<br />
sposa due discipline: il design e la musica. Il design<br />
è – a sua volta – una disciplina che non accetta<br />
definizioni: sono cinquant’anni che ci provano a<br />
farlo e nessuno c’è mai riuscito. C’è una gara, una<br />
pletora di tentativi ma inutili. Ogni tesi non è mai<br />
convincente e inoltre tutto si trasforma così velocemente<br />
– come mestiere – che la definizione appena<br />
formulata è già superata. Questo è un tema che mi<br />
appassiona e che secondo me oggi ha una vera urgenza.<br />
L’agricoltore sa bene che chi si occupa della<br />
terra non si occupa di una cosa ma di un ciclo di<br />
cose e questo è il modello al quale io mi riferisco.<br />
Altrimenti sei un cialtrone (tutto è toccabile, tutto è<br />
manipolabile, etc.)”.<br />
La chitarra Paraffina<br />
“Io l’ho disegnata e basta. Non ho pensato a nessuno.<br />
L’ho disegnata per l’azienda che l’ha commissionata.<br />
Poi magari inconsciamente avevo in mente<br />
Lou Reed. Chi lo sa”.<br />
1
Lorenzo Palmeri è un musicista ed è un designer. Una figura unica nel<br />
panorama italiano. Come designer ha lavorato per le più importanti<br />
aziende, accreditandosi tra le figure di spicco del nuovo design italiano<br />
e progettando in ambiti diversi: dalla progettazione d’interni al prodotto<br />
industriale, dalla direzione artistica di diverse aziende fino ai cioccolatini<br />
per Ernst Knam. Tra i suoi maestri, Bruno Munari e Isao Hosoe,<br />
con cui ha collaborato per diverso tempo. I suoi progetti sono stati<br />
esposti in musei di tutto il mondo; ha vinto vari premi ed è stato chiamato<br />
a insegnare e a tenere lezioni nelle più importanti università italiane<br />
e straniere. Ha realizzato Paraffina, chitarra in alluminio esposta<br />
in diversi musei del design, diventata la preferita di Lou Reed che in seguito<br />
ha voluto dedicarle la copertina del suo libro The Lou Reed Songbook.<br />
In campo musicale ha scritto colonne sonore per teatro, performance<br />
e installazioni. Tra i vari side projects, i concerti in duo con il<br />
Maestro Elio Marchesini (percussionista della Scala) con brani di musica<br />
d’ambiente e sperimentale. Ha all’attivo due album: Preparativi per<br />
la pioggia (2009) e Erbamatta (2014).<br />
1. Home (is where I want to be)<br />
design: Lorenzo Palmeri, azienda: Ernst Knam<br />
Progetto di un cioccolatino d’autore<br />
che diventa souvenir per la vista e il gusto.<br />
A seconda del luogo cambiano il disegno,<br />
la composizione e le fragranze.<br />
3<br />
2. Stone Italiana, Marmomacc 2012<br />
progetto: Lorenzo Palmeri<br />
3. Paraffina, chitarra in alluminio.<br />
Lou Reed è rimasto folgorato<br />
della sua stessa essenza.<br />
La storia è ben raccontata nel libro<br />
di Saturnino Testa di Basso.<br />
2<br />
ITA EVENTI 35
Arte<br />
WIM WENDERS,<br />
L’IMPORTANZA<br />
DELL’IMMAGINE<br />
ITA EVENTI 37
Il regista de Il cielo sopra Berlino, premiato con l’Orso d’oro alla carriera cinematografica,<br />
ci svela la sua vera passione: la fotografia. E il suo rapporto con Sebastião Salgado,<br />
l’Italia e la sua compagna Donata. <strong>ITAeventi</strong> l’ha incontrato durante la mostra America<br />
a Villa Panza a Varese di Wim Wenders<br />
Fotografare e fare il regista, due realta’ inconciliabili<br />
Io ho deciso di tirare una riga netta tra la mia passione<br />
di fotografo e la professione di regista. Quando<br />
lavoro a un film sono io che decido la storia e traccio<br />
il soggetto personalmente e poi vado a cercare<br />
un posto per raccontare quella storia. Quando invece<br />
viaggio come fotografo ho un programma totalmente<br />
diverso: non ho una storia da portare con<br />
me e cerco di mettermi in una modalità ricettiva<br />
per ascoltare il luogo che sto attraversando. Nessuna<br />
delle foto che ho scattato ha poi portato alla realizzazione<br />
di un film. Viaggio per fotografare oppure<br />
per girare un film, non riesco a fare entrambe le cose<br />
contemporaneamente. Addirittura se sto girando un<br />
film non porto mai con me la macchina fotografica<br />
proprio perché mi manca quell’apertura fondamentale<br />
per l’ascolto del paesaggio.<br />
La fotografia<br />
Le mie fotografie sono esposte in un grande formato,<br />
non tanto perché grande è bello – a volte anche<br />
le cose più piccole hanno il loro fascino – ma per<br />
portare lo spettatore in un posto, accompagnarlo<br />
nei luoghi che hanno impressionato me e tradurre<br />
queste impressioni all’interno delle fotografie. La dimensione<br />
è la metafora dell’esperienza. Come fotografo<br />
sono spinto dal desiderio di incontrare il luogo,<br />
altri fotografi sono più preparati sul sociale e tendono<br />
a raccontare le persone; io – invece – testimonio i<br />
luoghi. Lavoro per trasmettere quello che viene chiamato<br />
“il senso del luogo”. Oggi con i nostri iphone<br />
e smartphone ne abbiamo perso il senso. Credo di<br />
averlo ancora molto spiccato, per leggere tra le righe<br />
i posti che visito. Per decifrare la storia che ha un po-<br />
In Italia, in attesa di vedere il nuovo<br />
lungometraggio di Wenders<br />
Everything Will Be Fine<br />
- presentato al Festival di Berlino -,<br />
arriverà sugli schermi dal 21 aprile<br />
Cattedrali della cultura 3d con<br />
un episodio (su sei) firmato dal regista<br />
tedesco: un’opera ambiziosa per mostrare<br />
come alcuni edifici siano – in realtà –<br />
custodi della memoria,<br />
delle manifestazioni materiali<br />
del pensiero e dell’azione umana.<br />
1<br />
38 ITA EVENTI
2<br />
1. Street Front in Butte, Montana, 2000<br />
2. Indian Cemetery, Montana, 2000<br />
4. Used Book Store in Butte, Montana, 2000<br />
(foto tratte della recente esposizione<br />
fotografica a Villa Panza di Varese)<br />
3. Square with Cut-Out Figures in Butte, Montana<br />
“Ho girato l’angolo al centro di Butte, ed ecco<br />
quelle silhouette nere. Si aggiravano intorno<br />
alla piazza come fantasmi, le ombre delle persone<br />
scomparse dalle poltrone colorate che avevo<br />
fotografato anni addietro a Gila Bend, in Arizona.<br />
Poi, all’angolo successivo, ho trovato l’hotel<br />
degli Spettri e, nella libreria locale, quella stessa<br />
sera un sacco di libri sui fantasmi del Montana”.<br />
sto. Non m’interessa tanto la natura, quella è un’altra<br />
professione, il fotografo naturalista. Mi concentro<br />
sui luoghi che ci hanno incontrato durante il nostro<br />
cammino. Ed è curioso scoprire quello che hanno<br />
da comunicare a noi come persone. Ecco perché son<br />
convinto che un luogo non contenga delle persone:<br />
se le trovate significa che è uno scatto dedicato a<br />
loro. In assenza delle persone i luoghi diventano più<br />
aperti. Questo mi porta ad essere curioso nell’ascoltare<br />
ogni dettaglio che un posto può offrire. Quindi<br />
quando visitate una mostra prendetevi del tempo ad<br />
ascoltare la storia che i luoghi hanno da raccontare.<br />
È anche una questione di modestia: spesso siamo tenuti<br />
a considerarci i più grandi, coloro che controllano<br />
la terra quando invece è esattamente il contrario:<br />
sono i luoghi, le città e la cultura che ci plasmano. Le<br />
mie fotografie sono tutte realizzate “alla vecchia ma-<br />
3<br />
niera”, sono ancora stampate dai negativi e non c’è<br />
nessun tipo di manipolazione. Le foto che vediamo<br />
oggi sono spesso il risultato di contraffazione, non<br />
sappiamo se esistono realmente; sono spesso un artifizio.<br />
Alcuni fotografi oggi si prendono molte libertà:<br />
cancellano le rughe, modificano i luoghi, fanno<br />
diventare tutti apparentemente più belli. Nelle mie<br />
foto quello che si vede è esattamente ciò che io ho<br />
scattato e sviluppato senza aggiungere niente di artificiale.<br />
Nell’ambito cinematografico – invece – utilizzo<br />
la tecnologia digitale, ad esempio pensando a<br />
Pina ho utilizzato il 3d. Buena vista social club è stato<br />
il primo film che ho girato in ambito digitale. Come<br />
fotografo tendo ad essere sempre da solo a differenza<br />
di quando sto girando un film. Non riesco a scattare<br />
se c’è qualcuno accanto a me. Mi impedirebbe di<br />
ascoltare ciò che il luogo ha da dirmi.<br />
4<br />
ITA EVENTI 39
Wim e Donata Wenders<br />
Donata<br />
Anche quando sono con Donata<br />
in qualche città che desidero<br />
visitare, se esco per fotografare,<br />
appena usciti insieme dall’hotel<br />
io vado a sinistra e lei a destra.<br />
Quando poi ci ritroviamo per sviluppare<br />
le nostre fotografie (anche<br />
Donata è un’appassionata fotografa)<br />
spesso vede uno scatto e<br />
mi chiede “di cosa si tratta?” E io,<br />
stupito, le ricordo che eravamo<br />
nello stesso posto insieme.<br />
L’America<br />
L’America è sempre stata un sogno,<br />
la terra promessa degli anni<br />
’50 e ’60 e lo è stata anche per<br />
me quando ci sono andato. La<br />
cultura americana poteva aiutare<br />
gli Europei a capire e a radicare<br />
il loro senso di appartenenza.<br />
Io stesso ho dovuto viverci 20<br />
anni per capire che nel mio cuore<br />
e nella mia professione ero europeo.<br />
Andare in America è il passo<br />
per mettere in dubbio la propria<br />
identità. Ogni volta che mi capita<br />
di andarci mi sento vivo, curioso:<br />
resta per me sempre un luogo<br />
di scoperta. La curiosità è la base<br />
della cultura.<br />
“Ho dedicato la mostra fotografica<br />
America a Villa Panza a Dennis<br />
Hopper, mio caro amico e grande<br />
artista, purtroppo scomparso”<br />
40 ITA EVENTI
L’Italia<br />
Per noi tedeschi l’Italia ha sempre<br />
rappresentato un posto mitico,<br />
nell’accezione più positiva del termine;<br />
un luogo sinonimo di gioia di vivere<br />
mentre noi – come ben sapete –<br />
siamo più rinomati per essere seriosi<br />
e poco dotati di senso dell’umorismo.<br />
Più che altro strutturati. Quindi la<br />
mia scoperta dell’Italia – i primi tempi<br />
– è stata una luce completamente<br />
nuova: tanto casino ma anche tanta<br />
vitalità. I miei incontri con la cultura<br />
italiana hanno plasmato il mio percorso<br />
formativo; uno dei miei primi<br />
eroi – dal punto di vista della fotografia<br />
– è stato Luigi Ghirri: mi regalò<br />
uno scatto che ancora oggi conservo<br />
sulla mia scrivania. L’Italia è stata anche<br />
una grande fonte di ispirazione<br />
dal punto di vista cinematografico:<br />
Antonioni mi ha davvero aperto gli<br />
occhi e mi ha dato idealmente una<br />
tela bianca su cui scrivere. E poi Pasolini,<br />
Bertolucci hanno rappresentato<br />
un nuovo inizio nel cinema italiano.<br />
Un altro mio eroe nella musica, si<br />
chiama Fabrizio De André. Ricevo<br />
sempre dei grandi spunti di cultura<br />
dall’Italia: a Palermo dall’affresco<br />
Trionfo sulla morte è partito tutto il<br />
film Palermo Shooting. Se dovessi trovare<br />
una sintesi direi che dall’Italia<br />
ricevo soprattutto la vitalità.<br />
Ground Zero<br />
Mi sono trovato a Ground Zero poco<br />
dopo quanto tragicamente accaduto.<br />
Continuava ad essere nei miei incubi,<br />
non riuscivo a liberarmene. Ho pensato<br />
che l’unico modo per superare la<br />
tortura del pensiero fisso era recarmi<br />
sul luogo. Vederlo con i propri occhi<br />
è la soluzione per poter gestire questa<br />
profonda inquietudine. Un giorno,<br />
grazie a un amico fotografo e al suo<br />
pass, sono riuscito ad entrare nel cantiere<br />
di Ground Zero. Ho cercato di<br />
documentare con la fotografia l’esperienza<br />
di quel luogo, un luogo ferito.<br />
Una ferita profonda nell’umanità.<br />
Ground Zero aveva un messaggio<br />
da comunicare che purtroppo alcune<br />
settimane dopo è stato completamente<br />
stravolto dai politici statunitensi:<br />
guerra e rivalsa con la lotta<br />
al terrorismo. Ma il luogo aveva un<br />
altro messaggio e credo trapeli dalle<br />
fotografie che ho scattato: non ci deve<br />
essere più violenza.<br />
ITA EVENTI 41
Il sale della terra (2014)<br />
ha vinto il premio César<br />
ed è stato nominato all’Oscar.<br />
Il sale della terra<br />
Ero curioso di conoscere Sebastião Salgado, un<br />
grandissimo artista del ventesimo secolo. La sua fotografia<br />
è unica nel suo genere e riesce ad avere una<br />
grandissima umanità. Sapevo che quest’uomo era<br />
animato da una grande disperazione, da terribili<br />
esperienze e mi chiedevo come la sua anima avesse<br />
potuto sopravvivere così a lungo. Così ho deciso di<br />
fare un film. E nel girarlo ho scoperto le risposte<br />
alle mie domande e una vita completamente diversa<br />
dell’artista da come l’avevo immaginata. Era stato ferito<br />
in modo terribile ed è stato il motivo per il quale<br />
ha iniziato la sua carriera da fotografo. Ho cercato di<br />
cogliere e far emergere il suo messaggio di speranza:<br />
lui ha dimostrato che i danni alla natura possono<br />
essere riparati in modo eccellente. Mi ha sorpreso<br />
il suo lavoro, la sua visione: l’aspetto curativo di un<br />
luogo. Il film doveva essere una sorta di ringraziamento<br />
per tutto quello che mi ha insegnato. A volte<br />
grazie a una fotografia riusciamo a vedere chi siamo.<br />
Il ritratto di una donna cieca di Sebastião Salgado<br />
è la foto che mi guarda ogni giorno dal mio studio;<br />
una donna che è consapevole di essere fotografata e<br />
che trasmette la tristezza di non riuscire a vedere il<br />
fotografo.<br />
42 ITA EVENTI
Musica<br />
NEGRITA<br />
18 aprile, Mediolanum Forum Assago<br />
LIGABUE<br />
16/17/18 aprile<br />
Palaottomatica<br />
Roma<br />
7/8 maggio,<br />
Mediolanum<br />
Forum<br />
Assago<br />
MARIO BIONDI<br />
12 maggio<br />
Teatro degli<br />
Arcimboldi, Milano<br />
GIANNA NANNINI<br />
4 maggio, Mandela Forum, Firenze<br />
7 maggio, Palaottomatica, Roma<br />
12 maggio, Palapartenope, Napoli<br />
16 maggio, Mediolanum<br />
Forum Assago<br />
NINA ZILLI<br />
4 maggio, Teatro Del Verme, Milano<br />
9 maggio, Auditorium Parco<br />
della musica, sala Sinopoli, Roma<br />
12 maggio, Teatro Colosseo, Torino<br />
JAMES TAYLOR<br />
18 aprile, Auditorium Lingotto, Torino<br />
19 aprile, Auditorium Parco della musica, Roma<br />
25 aprile, Teatro degli Arcimboldi, Milano<br />
LITFIBA<br />
22/23 aprile<br />
Alcatraz, Milano<br />
DANIEL<br />
LANOIS<br />
20 aprile<br />
Salumeria<br />
della Musica<br />
Milano<br />
ROXETTE<br />
10 maggio<br />
Teatro degli<br />
Arcimboldi<br />
Milano<br />
MARTIN GARRIX<br />
30 aprile, Estathe Market Sound, Milano<br />
JACKSON BROWNE<br />
25 maggio, Auditorium<br />
Teatro Manzoni, Bologna<br />
ITA EVENTI 45
Musica<br />
LINUS,<br />
L’ARCHITETTO<br />
DELL’ETERE<br />
46 ITA EVENTI
Grazie alla sua direzione RadioDeejay ha tagliato il traguardo dei 33 anni,<br />
festeggiati al Fabrique di Milano con oltre 3000 ascoltatori.<br />
È il conduttore – insieme a Nicola Savino – della trasmissione più apprezzata dell’Fm.<br />
Linus ci svela i segreti della programmazione e il rapporto con i suoi artisti<br />
di Guido Biondi<br />
Ha da poco festeggiato 33 anni di vita di RadioDeejay,<br />
con una festa al Fabrique di Milano<br />
e un tema decisamente originale: il vinile,<br />
una filosofia di vita – analogica – per chiunque ha<br />
fatto il Dj iniziando qualche anno fa. È solo una<br />
appendice del party ancora più maiuscolo per i 30<br />
anni della radio, culminato con un Forum gremito e<br />
la partecipazione di tutti i personaggi passati nell’orbita<br />
della creatura di Via Massena a Milano. Linus è<br />
il Direttore dell’emittente più creativa dell’Fm italiano,<br />
con l’onore e ònere di scegliere i protagonisti delle<br />
varie fasce orarie oltre all’ultima parola sulla programmazione<br />
musicale. Di questo e altro abbiamo<br />
discusso con lui per tracciare una linea d’orizzonte<br />
proiettata sul panorama radiofonico italiano.<br />
“Noi abbiamo una lunga tradizione di feste<br />
di questo genere. Siamo una radio con<br />
una vicinanza particolare al nostro<br />
pubblico e spesso ci viene chiesto di<br />
organizzare qualcosa per vederci<br />
insieme. Quella dei 30 anni è stata<br />
l’apoteosi come evento, era anche<br />
un modo per chiudere un ciclo…<br />
Quest’anno, con la coincidenza<br />
di questo numero 33, che per<br />
uno che fa il nostro mestiere può<br />
anche essere blasfemo ma non<br />
mi vengono in mente gli anni di<br />
Cristo e nemmeno il dottore che<br />
dice 33: penso subito al 33 giri.<br />
Alla festa l’imperativo categorico<br />
era di vedere se noi di Radiodeejay<br />
avevamo ancora l’abilità di suonare<br />
solo dischi in vinile. Alla fine<br />
hanno suonato una decina di Dj,<br />
ciascuno con il suo periodo di riferimento<br />
ed è andato tutto molto<br />
bene, sono tornato a fare il Dj del<br />
Rolling Stone e ho messo i Police e<br />
i Clash”.<br />
RadioDeejay è la più longeva in<br />
Fm?<br />
Credo sia 105. È nata prima di noi. Per<br />
me è come se non esistesse.<br />
Ci sono dei conflitti tra le varie radio<br />
in Fm?<br />
Abbastanza, non tantissimo. Ci sono stati<br />
dei momenti. Ad esempio qualche anno fa<br />
c’è stato un programma su 105 che ha avuto un momento<br />
di splendore (Lo zoo di 105, ndr) e popolarità<br />
puntando proprio sull’attaccare noi. E quindi abbiamo<br />
avuto un paio di anni di rapporti antipatici poi si<br />
è tutto smussato.<br />
Gentleman agreement? Tu sei politically correct?<br />
Io sono una persona educata quando gli altri sono<br />
educati con me. Sono comunque del segno zodiacale<br />
dello scorpione… Diffidate sempre dalla collera di<br />
un uomo tranquillo.<br />
Deejay chiama Italia è senza dubbio il programma<br />
radiofonico più seguito e stimato da pubblico<br />
e artisti, desiderosi di presentare il proprio<br />
disco, libro o film. Ogni tanto con qualcuno succede<br />
di avere dei contrasti, ad esempio è successo<br />
con Sting…<br />
Io Sting l’ho sempre venerato, in particolare quando<br />
suonava coi Police. Non sono mai stato un grande<br />
fan del suo percorso solista. Curiosamente non l’avevo<br />
mai incontrato in trent’anni di radio e quando è<br />
finalmente successo – durante la promozione del suo<br />
ultimo album – mi ero informato su come si rapportava<br />
nelle interviste e tutti mi dicevano di tenere<br />
presente la sua scontrosità. Ed in effetti aveva questo<br />
distacco, molto british. Dicono che gli americani<br />
possono essere irritanti, quasi ipocriti perché dopo<br />
due minuti sembrano grandi amici ed è chiaro che<br />
è falso; certamente ti rendono il lavoro più semplice.<br />
Sempre parlando di british ho avuto in studio Annie<br />
Lennox, una che non ti perdona niente. Alla domanda<br />
come sta Dave Stewart (a suo tempo la metà degli<br />
Eurythmics e suo compagno di vita, ndr) e mi ha<br />
risposto di andare su Google a cercare news. Una risposta<br />
non proprio morbida.<br />
Tutti dicono che la radio o il suo modello comunicativo<br />
è superato. Sono fandonie? Eppure in<br />
ogni luogo, ufficio, bar è sempre in sottofondo<br />
Deejay chiama Italia e gli stessi artisti fanno a<br />
gara a venire da voi.<br />
Va detto che negli ultimi anni c’è stata poca innovazione,<br />
lo dico anche pensando a noi stessi. Abbiamo<br />
bisogno di scoprire qualche talento nuovo. Nell’universo<br />
radiofonico, al di fuori di noi, forse l’unico<br />
fenomeno nuovo è La Zanzara di Cruciani. Furbissimo<br />
e anche bravo a modo suo. Deejay chiama Italia<br />
è uno spazio garantista, come si diceva una volta: se<br />
un ospite non mi piace non lo invito. Salvo ricredermi.<br />
Canavacciuolo ad esempio mi incuriosiva,<br />
ITA EVENTI 47
lo vedevo in televisione, con la sua barba nera e mi<br />
piaceva l’idea di confrontarmi con lui. Di persona<br />
impressiona perché è fisicamente imponente, ma alla<br />
fine mi pare molto timido e riservato. Per molti ospiti<br />
è un po’ difficile confrontarsi con noi perché le domande<br />
sono fatte da due persone e ci si sente a volte<br />
accerchiati. Chiaramente se devo fare una domanda<br />
scomoda la faccio, mi sento in dovere di farlo, senza<br />
voler essere pruriginoso. Abbiamo un atteggiamento<br />
molto naturale con gli ospiti e penso che sia la chiave<br />
del nostro successo.<br />
Mezz’ora consentita all’ospite non è poco rispetto<br />
alle due ore complessive del programma?<br />
Dipende da chi viene. Se ho qualcuno che penso mi<br />
possa dare molto allargo i tempi.<br />
Quindi se viene la Bellucci raddoppi lo spazio?<br />
Non lo so, non mi pare una persona particolarmente<br />
esuberante dal punto di vista verbale. Se viene Lorenzo<br />
Jovanotti – ad esempio – amplio a un’ora.<br />
Capita – a volte – anche di scoprire nuovi talenti<br />
passando una canzone nuova, penso a Mario<br />
Biondi e “This Is What You Are”. Oppure di<br />
ascoltare brani di Mina o artisti che difficilmente<br />
passano in radio.<br />
Sono il padrone di me stesso e cerco sempre di essere<br />
responsabile: da una parte cerco di non abusare<br />
come fanno certi colleghi disposti ad andare anche<br />
contro il proprio interesse pur di soddisfare la propria<br />
libidine. Il dj radiofonico talvolta cade in questo<br />
narcisismo. Pur di farti vedere quanto sono figo.<br />
Tanto i dati di ascolto della radio non sono precisi<br />
come quelli della tv. E quindi il rischio è di suonare<br />
delle cose che fanno scappare parte degli ascoltatori.<br />
Quando scelgo una canzone al di fuori del coro cerco<br />
di capire se rientra nel target della trasmissione.<br />
È fondamentale. Piuttosto alcune cose me le ascolto<br />
in macchina. Anzi va detto che la programmazione<br />
musicale nella mia macchina è molto differente da<br />
quella in radio. Inevitabilmente, anche per sopravvivere.<br />
Programmazione radiofonica: copia e incolla,<br />
playlist sature di brani tutti uguali. La tua po-<br />
48 ITA EVENTI
sizione è critica su questo tema? Una volta hai<br />
dichiarato che spesso ascolti Onda verde perché<br />
almeno la programmazione è random e diversa<br />
dalle altre radio.<br />
Forse perché la mia vita è talmente piena di canzoni<br />
che ho bisogno di essere sorpreso e non di essere rassicurato.<br />
Anche se probabilmente io non rappresento<br />
l’ascoltatore medio. Credo che esistano radio create<br />
per essere degli zerbini, fatte di tappezzeria e per essere<br />
consumate come tali. E per questo tipo di radio<br />
vanno benissimo le programmazioni copia e incolla.<br />
Una radio come la nostra che ha molta personalità,<br />
dove ogni singolo conduttore ha una sua identità sta<br />
cercando di trovare un compromesso – e non è facile<br />
– tra l’identità di chi è in onda e la radio. Penso a<br />
una colonna sonora più che a una programmazione.<br />
Fabio Volo, con il quale ho litigato tanti anni per le<br />
sue scelte musicali, fa parte della categoria che descrivevo<br />
prima: quelli che pensano alla propria libidine<br />
personale, mettendo a volte pezzi suicidi per<br />
soddisfare il suo ego. Pero’ alla fine è giusto che la<br />
musica di Fabio gli assomigli un pochino.<br />
Molti lo trovano irritante oltre ogni ragionevole<br />
misura…<br />
È dura in effetti… (ride, ndr)<br />
Durante una manifestazione di beneficenza Platinette<br />
ha preso il suo posto nella fascia oraria<br />
delle 9 di mattina stravolgendo la programmazione<br />
musicale: ha inserito brani ricercati, allegri<br />
e divertenti, ed è stato veramente qualcosa di<br />
inedito. Cosa ne pensi?<br />
Ecco vedi, ti ha sorpreso! Dovremmo recuperare<br />
questo spirito. Avere coraggio.<br />
RadioDeejay nella sua programmazione ha sempre<br />
avuto una sua personalità definita, le sue<br />
caratteristiche: ha abbracciato la new wave, la<br />
british invasion ed ha sempre avuto un’apertura<br />
musicale più ampia rispetto agli altri network. Si<br />
può osare di più?<br />
Prima di tutto siamo schiavi dei numeri nel senso<br />
che i numeri sono la nostra prigione e la nostra libertà.<br />
Finché seguitiamo a fare numeri di un certo livel<br />
ITA EVENTI 49
Linus (a destra) e Nicola Savino (a sinistra),<br />
insieme conducono Deejay chiama Italia<br />
in onda tutte le mattine su RadioDeejay<br />
lo nessuno ci viene a dire niente. Credo di avere un<br />
privilegio unico nel nostro paese: io gestisco una realtà<br />
e nessuno mai mi ha detto quello che devo fare.<br />
Tranne “fai bene”. Questo per me è la base di tutto.<br />
È difficile trovare un compromesso: forse mancano<br />
anche le persone in grado di farlo. Oltre che gli indirizzi<br />
precisi. Nel 1982 quando è nata RadioDeejay<br />
era un momento molto identificato per la musica:<br />
arrivava talmente tanto che era inevitabile selezionare<br />
il meglio. Oggi la scelta è molto dispersiva e si<br />
rischia di chiudersi in una piccola nicchia.<br />
In ogni caso se c’è una bella canzone, ad esempio<br />
“Take Me To Church” di Hozier emerge comunque.<br />
Noi pero’ ci siamo arrivati prima di tanti altri.<br />
Come facciamo sempre, pur essendo una radio<br />
mainstream.<br />
Fai spesso autocritica?<br />
La radio non è più attenta alla programmazione musicale<br />
come dovrebbe essere: i nostri dj radiofonici<br />
- come quelli di tutte le radio - sono talmente innamorati<br />
di se stessi da mettere davanti prima loro; è<br />
più importante quello che dicono rispetto a quello<br />
che suonano. E non hanno quel tipo di malizia che<br />
un dj dovrebbe avere.<br />
Mi pare che il più innovativo come ricerca musicale<br />
e linguaggio sia Nikki.<br />
Nikki secondo me è il più intelligente. Da notare<br />
che fino a cinque anni fa era il dj con il quale era più<br />
difficile relazionarsi. Poi ha trovato un buon equilibrio<br />
tra essere propositivo ed essere rassicurante. Da<br />
lui senti cose particolari ma non c’è ostentazione.<br />
Mentre invece il dj provinciale cerca di dimostrare –<br />
in modo patetico – quanto è figo.<br />
È dura riuscire a dare una impostazione senza<br />
passare per la “maestra”?<br />
Lo è, senz’altro. Ho scelto la strada peggiore perché<br />
non ho dj anonimi e sarebbe tutto più facile. Ma<br />
non sarebbe più RadioDeejay. Diciamo che è una<br />
tassa da pagare.<br />
Perché è andato via Alessio Bertallot? Troppo<br />
alternativo?<br />
La sua dipartita è avvenuta in modo molto sereno.<br />
La mia sensazione è che il suo momento era passato<br />
e gliel’ho detto. Io mi sono innamorato di lui<br />
ma credo che poi ciò che ha scoperto sia divenuto a<br />
sua volta mainstream. In questa sua eterna ricerca di<br />
qualcosa che fosse avanti rispetto al presente è divenuto<br />
un po’ manieristico. Un po’ fine a se stesso. Lui<br />
non ha saputo fare il percorso che ha fatto Nikki.<br />
Alessio aveva un bellissimo modo di porsi in radio:<br />
la voce, il suono… ma non ha mai accettato di essere<br />
un po’ più “largo” ma ha scelto di essere sempre e<br />
solo alternativo.<br />
Cosa ne pensi degli Youtubers? Non pensi che siano<br />
troppo sopravvalutati dai media?<br />
Gli Youtubers lasciano un po’ il tempo che trovano<br />
perché comunque devi pensare che il pubblico a cui<br />
si rivolgono è quello di un ragazzino di undici anni,<br />
sono i fan di Favij. A me vedere Favij nella homepage<br />
di Repubblica…<br />
Il passaggio di Deejay Tv al gruppo Discovery è<br />
una buona cosa?<br />
È stato inevitabile. Il nostro è un gruppo editoriale<br />
(L’espresso, ndr) che un giorno si è trovato in casa<br />
questa televisione figlia di scelte fatte da altri. Non è<br />
mai stata nelle loro corde e nel loro Dna, non l’hanno<br />
mai capita e in più è capitata nel momento in cui<br />
la crisi ha messo davanti alla televisione molte altre<br />
priorità. Non abbiamo mai avuto i mezzi e il tempo<br />
per farla crescere e sviluppare. Tra le tante braccia<br />
ove andare a finire quelle di Discovery mi sembrano<br />
quelle più accoglienti, anche perché credo siano i più<br />
vergini da un punto di vista televisivo. Hanno grande<br />
entusiasmo e mezzi. Sono molto fiducioso: per<br />
me e credo anche per loro è una grande occasione.<br />
RadioDeejay è spesso solidale con onlus e attività<br />
per i più deboli, come nel caso di Dynamo<br />
Camp…<br />
Sono nel board dell’associazione; Dynamo Camp è<br />
un posto bellissimo, nel cuore della Toscana, a San<br />
Marcello Pistoiese sull’Abetone. L’associazione rende<br />
possibile fare una settimana di vacanza gratuita<br />
a bambini con patologie gravi, per un totale di 1.200<br />
bambini in un anno, in un posto da favola.<br />
50 ITA EVENTI
Un’Oasi di Benessere nel cuore di Abano Terme<br />
Hotel Helvetia è un elegante albergo 4 stelle situato<br />
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ed il riposo nelle nostre accoglienti camere,<br />
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Musica<br />
ELITADESIGN<br />
WEEK<br />
FESTIVAL<br />
Puntuale come ogni anno arriva la decima<br />
edizione per il festival che ha introdotto la<br />
dimensione dell’intrattenimento all’interno<br />
della Design Week milanese, con un tema - #BOR-<br />
DERLESS - che sottolinea l’ampiezza della proposta<br />
artistica e culturale e di una programmazione transnazionale<br />
in cui i confini tra elettronica e contaminazione<br />
sono sempre più labili. Elita Design Week<br />
Festival ha raccontato per dieci anni l’evoluzione di<br />
una cultura comunemente definita clubbing, ma che<br />
Elita ha sempre, semplicemente, considerato contemporanea.<br />
Il contesto di riferimento di Elita è fonte<br />
inesauribile di energie e ha invaso tutte le zone e i<br />
territori, spinto sempre più verso il centro del Fuorisalone<br />
che quest’anno sarà il vero portale di ingresso<br />
ad Expo, in una sorta di inaugurazione dell’evento<br />
più atteso in Italia nell’ultimo decennio. Il Design<br />
Week Festival presenta nel 2015 un programma musicale<br />
senza confini, borderless, che include i maestri<br />
Ikeda, Gilles Peterson, Benny Benassi, Henrik<br />
Schwarz e Cerrone, veri pionieri dei propri generi di<br />
riferimento, insieme agli astri Dixon, Guy Boratto,<br />
Machinedrum, Kiasmos, Kindness, Shabazz Palaces,<br />
Portico, il talento di Bob Moses, Kate Tempest,<br />
Coma e una nutrita schiera di italiani di cui essere<br />
fieri, da Popolous a Durdust. Nuovi spazi e progetti<br />
tra musica, cultura e design che legheranno ancora<br />
una volta Elita al Fuorisalone. Tra questi, il Milano<br />
Design Award, l’unico premio della design week, dedicato<br />
ai migliori progetti di allestimento; la mostra<br />
DSegno sui giovani illustratori italiani; i workshop<br />
con IED Milano sull’evoluzione del sound design.<br />
www.designweekfestival.com<br />
52 ITA EVENTI
PROGRAMMA<br />
MARTEDI’ 14 APRILE<br />
Teatro Franco Parenti, ore 21:30 BENJAMIN CLEMENTINE live<br />
MERCOLEDI’ 15 APRILE<br />
Il Diurno Cobianchi, dalle ore 14.00 alle ore 22.00<br />
14:00 - 22:00 EXTRAS’MALL DESIGN SPECIAL EDITION market & exhibition<br />
18:30 - 19:30 YOUAREHERE live<br />
19:30 - 20:30 AMATORSKI live<br />
Teatro Franco Parenti, h. 19:30 - 00:45<br />
FOYER<br />
19:00 - 19:30 IISO live<br />
MAIN ROOM<br />
19:30 - 20:10 AUCAN live<br />
20:20 - 21:05 RYOJI IKEDA live<br />
21:10 - 22:40 HENRIK SCHWARZ live<br />
22:45 - 00:45 DIXON djset<br />
Tom, dalle ore 23:30 alle ore 03:30<br />
23:30 - 00:30 G-AMP djset<br />
00:30 - 01:30 MARCO UNZIP djset<br />
01:30 - 03:30 OBJEKT djset<br />
GIOVEDI’ 16 APRILE<br />
Il Diurno Cobianchi, dalle ore 14.00 alle ore 22.00<br />
14:00 – 22:00 EXTRAS’MALL DESIGN SPECIAL EDITION market & exhibition<br />
16:30 - 18:00 PERSPECTIVES AND FRONTIERS OF SOUND DESIGN Ied<br />
18:30 - 19:30 YAKAMOTO KOTZUGA live<br />
19:30 - 20:30 SEKUOIA live<br />
Teatro Franco Parenti, dalle ore 19:30 alle ore 00:45<br />
19:30 - 20:15 THE KVB live<br />
20:30 - 21:30 POPULOUS live<br />
21:45 - 23:00 BOB MOSES live<br />
23:15 - 00:45 MACHINEDRUM djset<br />
Rocket<br />
SALA A<br />
00:00 - 04:00 Richey V - Sofia T<br />
SALA B<br />
00:30 - 04:00 BEN UFO vs. PEARSON SOUND djset<br />
VENERDI’ 17 APRILE<br />
Il Diurno Cobianchi, dalle ore 14.00 alle ore 22.00<br />
14:00 – 22:00 EXTRAS’MALL DESIGN SPECIAL EDITION market & exhibition<br />
18:30 - 19:30 FADE live<br />
19:30 - 20:30 GHOST CULTURE live<br />
Teatro Franco Parenti, dalle ore 19:30 alle ore 00:45<br />
20:15 - 21:00 KATE TEMPEST live<br />
21:15 - 22:15 PORTICO live<br />
22:30 - 23:30 KINDNESS live<br />
23:45 - 00:45 KIASMOS live<br />
Tunnel Club, dalle ore 23:30 alle ore 05:00 ft. Voyage<br />
23:30 - 02:00 MARCY djset<br />
02:00 - 05:00 BODDIKA & JOY ORBISON djset<br />
Fabrique<br />
RESET! Djset<br />
CERRONE djset<br />
BENNY BENASSI djset
SABATO 18 APRILE<br />
Il Diurno Cobianchi, dalle ore 14.00 alle ore 22.00<br />
14:00 – 22:00 EXTRAS’MALL DESIGN SPECIAL EDITION market & exhibition<br />
16:30 - 18:00 Presentazione iniziativa editoriale Speech Lescahiers<br />
18:30 - 19:30 DRYWET live<br />
19:30 - 20:30 VESSELS live<br />
20:30 - 21:30 APES ON TAPES live<br />
Teatro Franco Parenti, dalle ore 14:30 alle ore 01:00<br />
FOYER<br />
14:30 - 16:00 Apertura porte + iscrizioni<br />
16:30 - 18:10 Red Bull BC One Milan Cypher<br />
18:10 - 19:00 Warm Up Final - Dj Uragan<br />
MAIN ROOM<br />
19:00 - 20:20 Red Bull BC One Milan Cypher Final<br />
20:20 - 20:45 BREAK-STRA ft. ICE ONE & P-FUNKING BAND live<br />
21:00 - 21:50 MECNA #Laska special live set<br />
22:05 - 23:35 SHABAZZ PALACES live<br />
23:45 - 01:00 DJ PREMIER djset<br />
Tunnel Club<br />
dalle ore 22:30 alle ore 04:30 ft. Le Cannibale<br />
23:30 - 02:15 UABOS djset<br />
02:15 - 03:15 FALTY DL live<br />
03:15 - 04:30 MARGOT live<br />
Fabrique, dalle ore 23:00 alle ore 05:00<br />
elita & m2o pres.<br />
23:00 - 00:00 LELE SACCHI b2b ENROLL AKA RAME djset<br />
00:00 - 05:00 SOLOMUN djset<br />
DOMENICA 19 APRILE<br />
Il Diurno Cobianchi, dalle ore 12:00 alle ore 20:00<br />
12:00 – 20:00 EXTRAS’MALL DESIGN SPECIAL EDITION market & exhibition<br />
05:00 – 06:00 MIKAEL SEIFU live<br />
Teatro Franco Parenti, dalle ore 19:00 alle ore 00:45<br />
19:00 - 19:30 DARDUST live<br />
19:45 - 20:45 COMA live<br />
21:00 - 22:00 GUI BORATTO live<br />
22:10 - 22:45 NINOS DU BRASIL live<br />
23:00 - 00:45 GILLES PETERSON djset + MC EARL ZINGER<br />
Tom, dalle ore 00:00 alle ore 03:30<br />
PIGRO ON SOFA djset<br />
+ SPECIAL GUEST<br />
INDIRIZZI<br />
Teatro Franco Parenti<br />
Via Pier Lombardo 14, Milano<br />
Tom<br />
Molino delle Armi angolo Via della Chiusa, Milano<br />
Rocket<br />
Alzaia Naviglio Grande 98, Milano<br />
Tunnel<br />
Via Sammartini 30, Milano<br />
Fabrique<br />
Via Fantoli 9, Milano
Arte<br />
DALLA SCAPIGLIATURA AL DIVISIONISMO.<br />
LE ORIGINI DELLA MODERNITÀ<br />
Trenta opere ripercorrono la straordinaria stagione artistica lombarda di secondo<br />
Ottocento nata con la Scapigliatura e culminata con il Divisionismo.<br />
Fino al al 30 Maggio 2015<br />
Galleria Bottegantica, Milano<br />
ITALIA INSIDE OUT<br />
L’esposizione, concepita per<br />
essere un’unica iniziativa scandita<br />
in due momenti: sino 21<br />
giugno con i fotografi italiani<br />
e dal 1°luglio al 27 settembre<br />
con i fotografi del mondo,<br />
attraverso 600 immagini dei<br />
più importanti autori italiani e<br />
internazionali.<br />
Fino al 27 Settembre 2015<br />
Palazzo della Ragione,<br />
Milano<br />
LEONARDO<br />
Creando un ideale collegamento<br />
con il capolavoro del<br />
Cenacolo, la mostra presenta<br />
opere fondamentali del soggiorno<br />
milanese del maestro<br />
toscano. Con oltre cento<br />
disegni autografi di alcuni<br />
modelli storici di macchine<br />
di sua invenzione prestati dal<br />
Museo della Scienza e della<br />
Tecnologia di Milano.<br />
Fino al 19 luglio 2015<br />
Palazzo Reale, Milano<br />
ESCHER<br />
Escher, dopo il grande successo della tappa romana con i suoi oltre<br />
200.000 visitatori, arriva a Bologna portando costruzioni impossibili,<br />
esplorazioni infinite, giochi di specchi,motivi e<br />
geometrie interconnesse.<br />
Fino al 19 Luglio 2015<br />
Palazzo Albergati, Bologna<br />
DA BOLDINI A SEGANTINI.<br />
RIFLESSI DELL’IMPRESSIONISMO IN ITALIA<br />
La mostra presenta 35 opere, molte mai esposte a Milano,<br />
di alcuni tra gli indiscussi protagonisti dell’arte<br />
italiana dell’Ottocento.<br />
Fino al 28 Giugno 2015<br />
GAMManzoni, Milano<br />
56 ITA EVENTI
BRASSAÏ. POUR L’AMOUR DE PARIS<br />
La mostra, una selezione di circa 260 fotografie originali, è stata ideata per il Comune<br />
di Parigi da Philippe Ribeyrolles, nipote di Brassaï e gestore dell’omonimo Archivio<br />
(Estate Brassaï).<br />
Fino al 28 Giugno 2015<br />
Palazzo Morando - Costume Moda Immagine, Milano<br />
HENRI MATISSE.<br />
ARABESQUE<br />
Oltre cento opere di Matisse<br />
con alcuni capolavori assoluti<br />
– per la prima volta in<br />
Italia – dai maggiori musei del<br />
mondo: Tate, MET, MoMa,<br />
Puškin, Ermitage, Pompidou,<br />
Orangerie, Philadelphia,<br />
Washington solo per citarne<br />
alcuni.<br />
Fino al 21 Giugno 2015<br />
Scuderie del Quirinale,<br />
Roma<br />
GIPI AL MUSEO<br />
LUZZATI DI GENOVA<br />
Gipi, al secolo Gianni<br />
Pacinotti, sarà protagonista<br />
della prima mostra antologica<br />
a lui dedicata. In mostra oltre<br />
150 opere originali, molti i<br />
lavori inediti, molto diversi<br />
tra loro: Gipi è fumettista,<br />
illustratore e regista.<br />
Fino al 27 Settembre 2015<br />
Museo Luzzati di Porta<br />
Siberia, Genova<br />
GIORGIO MORANDI<br />
1890-1964<br />
La mostra documenta la<br />
vicenda artistica del pittore<br />
bolognese attraverso un<br />
numero cospicuo di opere<br />
di grande rilevanza inclusi<br />
alcuni capolavori meno noti al<br />
grande pubblico.<br />
Fino al 21 Giugno 2015<br />
Complesso del Vittoriano,<br />
Roma<br />
MILANO ASIAN<br />
ART 2015<br />
È l’unica manifestazione italiana<br />
dedicata all’arte e alla cultura<br />
orientale, nata nel 2010<br />
in occasione della mostra di<br />
Palazzo Reale Giappone.<br />
Fino al 30 Maggio 2015<br />
Museo Poldi Pezzoli e altre<br />
sedi, Milano<br />
ITA EVENTI 57
AFRICA. LA TERRA DEGLI SPIRITI<br />
La mostra racconta l’arte africana dal Medioevo ad oggi, esponendo duecento celebri e monumentali<br />
capolavori selezionati in base al gusto occidentale e proponendo le opere più vicine alla tradizione<br />
e alla sensibilità africane.<br />
Fino al 30 Agosto 2015<br />
Museo delle Culture, Milano<br />
MARC CHAGALL.<br />
SEGNI E COLORI<br />
DELL’ANIMA<br />
Un’esposizione volta a<br />
restituire tutta la poetica<br />
del fortunato incontro tra la<br />
forza del segno e del colore<br />
dell’artista bielorusso con le<br />
tecniche della stampa d’arte,<br />
tra il simbolismo e gli archetipi<br />
del suo vocabolario pittorico<br />
con i temi delle favole e del<br />
messaggio biblico.<br />
Fino al 28 Giugno 2015<br />
Marte Mediateca Arte<br />
Eventi, Cava de’ Tirreni,<br />
Salerno<br />
TAMARA<br />
DE LEMPICKA<br />
La mostra presenta circa cento<br />
opere in un percorso tematico<br />
di sei sezioni che permetterà<br />
al pubblico di conoscere nuovi<br />
aspetti della vita e dei lavori<br />
della famosissima artista,<br />
le cui opere sono icone<br />
universalmente riconosciute.<br />
Fino al 30 Agosto 2015<br />
Palazzo Chiablese, Torino<br />
MY EAST<br />
IS YOUR WEST<br />
Il progetto nasce come un<br />
impulso utopico a ri-tracciare<br />
un complesso clima di<br />
relazioni storiche tra le due<br />
nazioni-stato sudasiatiche di<br />
India e Pakistan, nella forma<br />
di una mostra che dia voce<br />
a due artisti contemporanei<br />
eccezionali<br />
Fino al 31 Ottobre 2015<br />
Palazzo Benzon, Venezia<br />
LA ROSA DI FUOCO - LA BARCELLONA DI<br />
PICASSO E GAUDÍ<br />
La rosa di fuoco, o meglio La Rosa de Foc, per dirla alla catalana,<br />
per gli anarchici indicava all’inizio del Novecento il nome in codice di<br />
Barcellona. Nome che evoca, allo stesso tempo, il fermento che a cavallo<br />
del secolo infiammava la vita politica, sociale e culturale della capitale<br />
catalana, ma anche i violenti attentati dinamitardi di cui fu teatro la città.<br />
Fino al 19 Luglio 2015<br />
Fondazione Ferrara Arte, Ferrara<br />
58 ITA EVENTI
Arte<br />
CERVELLI ALL’ESTERO?<br />
ANCHE SI.<br />
Da Milano a Parigi. Da un computer Atari acquistato da adolescente alle commissioni<br />
per Groupe de Recherche Musical, Biennale di Venezia, Opera of Gothenburg, Ballet<br />
National de Marseille, Festival Sant’Arcangelo, Roma Europa, Ater Balletto. Storia di una<br />
passione legata alla musica, alla danza, al teatro.<br />
di Lorenzo Bianchi Hoesch<br />
Ho comprato il primo computer a 17 anni, un<br />
Atari dedicato alla musica, un mito ancora<br />
oggi. Con i primi sintetizzatori - trovati<br />
usati in giro per negozi - ho imparato, in maniera<br />
pratica e con diversi tentativi, tutto quello che so<br />
ora. Soprattutto ho sviluppato il mio orecchio; in<br />
maniera inconsapevole stavo formando il mio gusto<br />
e mi stavo costruendo come artista. Rimaneva purtroppo<br />
(o per fortuna) un percorso autodidatta poiché<br />
negli anni ‘90 a Milano non vi erano scuole né<br />
esistevano ancora le meravigliose comunità virtuali<br />
- oggi disponibili su internet - che condividono con<br />
chiunque il sapere. Poco dopo mi sono iscritto ad<br />
Architettura, un po’ per far piacere ai miei genitori<br />
e anche perché il progetto era nelle mie corde; nel<br />
frattempo studiavo musica, in maniera tradizionale,<br />
pianoforte e clarinetto. Ma il mio interesse principale<br />
era era suonare, mixare, comporre e progredire<br />
nel mondo dell’ elettronica, in camera mia. Il tema<br />
della mia tesi di laurea era in qualche modo già rivelatore<br />
del mio futuro in quanto ruotava intorno al<br />
“paesaggio sonoro” e alla spazializzazione del suono.<br />
Proprio durante le ricerche di materiali per la tesi ho<br />
capito che all’estero, in particolare in Francia, vi era<br />
un network di artisti, strutture, centri di ricerca, e<br />
conservatori, che si occupavano in maniera profonda<br />
di argomenti che ormai facevano parte di me.<br />
Sono così partito a Parigi subito dopo la laurea con<br />
una borsa di studio e uno stage in una piccola casa<br />
di produzione di nuove tecnologie applicate all’arte<br />
contemporanea: sensori, software... Mi sono anche<br />
finalmente iscritto al Conservatorio, fuori Parigi,<br />
dove ho seguito il cursus di “composition electroacoustique”<br />
ottenendo poi il “prix de composition”.<br />
In sostanza in quegli anni - poco più di una decina<br />
-, ho cominciato a crearmi una professione con quello<br />
che fino a quel giorno era il mio percorso laterale,<br />
limitrofo e personale. Ho conosciuto molta gente<br />
con percorsi simili, degli outsiders che erano in realtà<br />
formati, come me, all’adattamento, alla ricerca<br />
e all’apprendimento autonomo. Questa era la forza<br />
della loro attitudine. Sapersi declinare, saper tirare<br />
le somme da una situazione d’avanguardia e saperne<br />
creare qualcosa di preciso e personale. Attraverso<br />
ITA EVENTI 59
questo network di professionalità distinte (produttori,<br />
artisti sonori e visivi, agenti) sono entrato in relazione<br />
con l’Ircam, il centro di ricerca voluto da Pierre<br />
Boulez all’interno del Centre Pompidou a Parigi e<br />
ho cominciato a produrre musica elettronica e a fare<br />
ricerca nelle “équipe de recherche” che più mi interessavano:<br />
tra queste, come per caso, proprio quella<br />
di “spazializzazione del suono”. Ora continuo a collaborare<br />
con loro, ho ormai molti amici all’Ircam,<br />
e insegno composizione elettronica all’Università<br />
della Franche Conté e al conservatorio di Montbeliard<br />
(dove ho effettuato i miei studi). Ma questo é il<br />
lato istituzionale del mio mestiere. In realtà, del mio<br />
lavoro di musicista, adoro tutti i progetti personali<br />
che realizzo di anno in anno. Si basano certamente<br />
sulle conoscenze che ho acquisito in questi anni ma<br />
in qualche modo ne sono anche slegati. Sono installazioni,<br />
concerti, musiche per danza, teatro, video e<br />
documentari. Concepisco ogni progetto in stretta<br />
relazione con gli altri. In maniera intuitiva e non<br />
programmatica sono anni che un progetto nutre<br />
l’altro in un cammino variegato ma coerente. Così<br />
capita che la musica per una installazione interattiva<br />
divenga declinata differentemente: un’idea per uno<br />
spettacolo, o per un concerto. O viceversa la musica<br />
concepita per una performance di danza contemporanea,<br />
diviene poi l’ispirazione per la colonna sonora<br />
di un film o di un disco. In questo momento, ad<br />
esempio, sto realizzando un ciclo di assoli di musica<br />
strettamente elettronica per laptop e controllers<br />
che é letteralmente fuoriuscito da un precedente<br />
progetto con la compagnia di danza contemporanea<br />
MK, Le Tour Du Monde En 80 Jours. Sono delle<br />
improvvisazioni elettroniche che hanno per tema il<br />
viaggio, lo spazio, lo spaesamento, l’altrove. Ogni<br />
assolo é differente e ha il nome di una città (Jodjakarta,<br />
Paris, Novosibirsk). Il primo è stato realizzato<br />
alla “Gaité Lyrique”, una nuova sala meravigliosa<br />
nel cuore di Parigi, e poi ne sono seguiti molti altri.<br />
Per ogni performance mi interrogo sul materiale di<br />
partenza da cui cominciare a comporre nell’idea di<br />
fuggire ogni spirito etnomusicologo cercando di restare<br />
in un linguaggio sperimentale e artistico. Mia<br />
peculiarità è quella di realizzare i sistemi software<br />
necessari alle mie opere. Sono software differenti,<br />
capaci di adattarsi allo spirito e all’idea artistica che<br />
sottende il tutto. Sono come dei recipienti reattivi<br />
che possono piegarsi alle mie esigenze durante la<br />
performance o l’installazione. In questo modo mi<br />
assicuro un certo livello di coerenza derivante dal<br />
materiale usato e una libertà espressiva che ogni volta<br />
produce qualcosa di diverso e, in qualche misura,<br />
capace di stupire anche me stesso. Improvviso anche<br />
con altri musicisti sia acustici (pianoforte, sax, violino,<br />
tromboni) che elettronici ed è bello riuscire a<br />
trovare una sintesi tra questi universi. L’elettronica<br />
60 ITA EVENTI
scaturisce in tempo reale dal suono degli strumenti<br />
acustici che vengono trattati dal computer in modo<br />
da costruire un interplay inedito tra acustica e elettronica.<br />
Scrivo poi anche per altri interpreti: strumenti<br />
solisti ed elettronica, oppure per video e per<br />
documentari ma gran parte dei miei progetti sono<br />
relativi al mondo del teatro e soprattutto della danza<br />
contemporanea e della performance. Adoro scrivere<br />
per queste forme artistiche poiché se da un lato l’importanza<br />
della musica è cruciale, dall’altro il margine<br />
di libertà nelle scelte, nella forma, nelle sonorità è<br />
molto ampio. E così per una commissione all’Opera<br />
di Gothenburg - in collaborazione con il coreografo<br />
R. Siegal e il designer Didier Faustino (The World<br />
To Darkness And To Me) -, ho realizzato una musica<br />
per un sistema molto sofisticato di quaranta casse<br />
sparse in giro per il teatro; una sorta di cupola sonora<br />
sulle teste degli spettatori. Ho registrato l’orchestra<br />
residente dell’Opera per avere materiale sonoro<br />
per la composizione trasformandola in una musica<br />
che circonda gli spettatori in maniera immersiva e<br />
molto aggressiva. Per il festival Uovo 2015 son stato<br />
invitato insieme ad altri artisti (MK, Roberta Mosca,<br />
Luca Trevisani Margherita Morgantin, che a<br />
sua volta ha coinvolto Maia Sambonet) a occupare<br />
lo spazio della Fondazione Pini, in corso Garibaldi<br />
a Milano. Michele di Stefano ha dato le linee guida<br />
e noi, come un gruppo, abbiamo ipotizzato i nostri<br />
interventi. Il tema dal festival era il “confine” e io<br />
ho ipotizzato un lavoro che si interrogasse e che in<br />
qualche modo rompesse la relazione tra interno e<br />
esterno della casa alto borghese milanese in cui il<br />
suono era immerso. Nel tentativo di non essere in<br />
nessun modo invasivo ho progettato un sistema di<br />
radio e radioline che ho appoggiato in giro per la<br />
casa. Innocue. Le radio sono delle finestre verso un<br />
altrove, sono delle antenne in grado di captare l’invisibile,<br />
sono oggetti domestici ma che ci uniscono<br />
con l’esterno. Ascoltare la radio non è solo ascoltare<br />
voci o musiche, ma connettersi col mondo e con il<br />
pensiero. La mia idea era di portare in quel salotto<br />
un esterno esotico, uno stereotipo sonoro del viaggio<br />
inteso come evasione borghese, una sorta di meteorologia<br />
sonora interrotta da musica elettronica a<br />
tratti fragile a tratti molto aggressiva. Molte radio,<br />
uno stereo e una cassa nascosta in una stanza lontana<br />
della Fondazione mi ha permesso di giocare con<br />
questi elementi spaziali a me cari per infrangere la<br />
relazione con l’esterno e concentrare intorno a quel<br />
tappeto tutto un pianeta stereotipato e riconoscibile.<br />
Ho quindi realizzato un sistema di trasmissione FM<br />
attraverso il quale ero in grado di diffondere la mia<br />
musica su determinate frequenze delle radio. Roberta<br />
Mosca, appena uscita dalla compagnia di W. Forsythe,<br />
ha poi realizzato un assolo meraviglioso nel<br />
centro di questa tempesta.<br />
MK | LUCA TREVISANI | ROBERTA MOSCA |<br />
MARGHERITA MORGANTIN | LORENZO BIANCHI<br />
HOESCH, SUB I.II.III., Uovo performing arts festival<br />
Milano, Fondazione Adolfo Pini<br />
Lorenzo Bianchi Hoesch - nato a Milano nel<br />
1973 e residente a Parigi -, é compositore e performer:<br />
musica per concerti, album, installazioni,<br />
teatro, e danza. Ha ricevuto commissioni da<br />
svariate istituzioni internazionali quali Groupe de<br />
Recherche Musical (GRM), Biennale di Venezia,<br />
Opera of Gothenburg, Ballet National de Marseille,<br />
Festival Sant’Arcangelo, Roma Europa,<br />
Ater Balletto. Ha suonato in giro per il mondo:<br />
Europa, Giappone, Cina, Indonesia, USA. Collabora<br />
con diversi artisti, in particolare con MK<br />
e con l’Ircam/ Centre Pompidou di Parigi. É professore<br />
di composizione elettroacustica all’Università<br />
della Franche-Comté e al Conservatorio<br />
di Montbeliard, Francia.<br />
ITA EVENTI 61
Teatro<br />
ORGOGLIO<br />
E AMORE<br />
Un nuovo libro e un tour internazionale<br />
per un grande ambasciatore di arte<br />
e cultura italiana nel mondo<br />
di Roberto Bolle<br />
62 ITA EVENTI
Nel nostro Paese, le possibilità che vi stiate<br />
spostando da un posto meraviglioso ad un<br />
altro posto meraviglioso sono altissime.<br />
Molto più alte che nella maggior parte degli altri Paesi.<br />
L’Italia è la culla delle arti, della bellezza, dell’eleganza.<br />
Ogni città è piena di monumenti, edifici,<br />
palazzi e chiese dallo straordinario valore artistico ed<br />
estetico. Ognuno di noi è stato nutrito da tale bellezza<br />
– a volte anche inconsciamente – e queste caratteristiche<br />
sono entrate nel nostro DNA, fanno parte<br />
di noi, tassello imprescindibile della nostra identità<br />
e del nostro valore, così tanto apprezzato all’estero.<br />
Essere divenuto ambasciatore della cultura e dell’arte<br />
italiana nel mondo è forse il riconoscimento che mi<br />
inorgoglisce di più. Io amo il nostro Paese. Sembra<br />
cosa scontata, ma non lo è e mai come in questi anni<br />
è rivendicazione da fare sempre, in ogni occasione.<br />
Amore ed orgoglio. Di tante formule per la ripresa,<br />
io credo che nessuna possa sopravvivere ed essere<br />
efficace se non si alimenta costantemente di orgoglio<br />
e amore. Dobbiamo ripartire dalla nostra arte e<br />
dalla cultura. Prendercene cura, valorizzarle, cercare<br />
Il libro Viaggio nella bellezza con le fotografie<br />
di Fabrizio Ferri e Luciano Romano<br />
è pubblicato da Rcs.<br />
nuovi metodi e risorse per potenziarne la gestione e<br />
renderle finalmente, modernamente, una fonte di<br />
ricchezza, non solo morale e civile, ma anche economica.<br />
Viaggio nella bellezza è il libro di un innamorato.<br />
C’è tanto amore e orgoglio in questo libro.<br />
Orgoglio di essere nato in un Paese così straordinario,<br />
amore per quello che è e che siamo. È un libro<br />
che parla dell’incontro della danza con i grandi luoghi<br />
simbolo d’Italia: dal Colosseo a Piazza Duomo<br />
di Milano, da Taormina a Firenze, Venezia, e molti<br />
altri. Sono foto di scena in cui la bellezza eterna dei<br />
luoghi si intreccia con quella effimera del movimento<br />
e rimane cristallizzata per sempre. Alle immagini<br />
dei luoghi dove ho portato il mio Gala finora,<br />
abbiamo voluto aggiungere un viaggio a Pompei,<br />
dove danzerò per la prima volta il prossimo luglio.<br />
Mi sembrava immancabile questo luogo, icona di<br />
un’Italia così straordinaria, ma insieme così fragile,<br />
che rinasce sempre dalle ceneri, ma teme la polvere<br />
e l’immobilismo. Dobbiamo ripartire da qui, dalla<br />
nostra storia, cultura, dal nostro patrimonio artistico<br />
che è unico e tutto il mondo ci invidia. Ci vuole<br />
un moto di orgoglio. Amore e orgoglio.<br />
ROBERTO BOLLE AND FRIENDS TOUR 2015<br />
10 e 12/07 Los Angeles (USA)<br />
18 e 19/07 Teatro Lirico, Cagliari<br />
22/07 Arena di Verona<br />
25/07 Pompei<br />
27/07 Terme di Caracalla, Roma<br />
29 e 30/07 Teatro Ariston, Sanremo<br />
18-19-20/09 Teatro Bellini, Catania<br />
3-4-5/10 Teatro Petruzzelli, Bari<br />
22-23-24/10 Teatro Regio, Parma<br />
ITA EVENTI 63
Cinema<br />
BLACK SEA.<br />
LE ORIGINI DELLA MODERNITÀ<br />
Thriller, 2014, Gran Bretagna.<br />
Regia di Kevin MacDonald.<br />
Con Jude Law, Scoot McNairy.<br />
Protagonista del film è il capitano Robinson, alle prese<br />
con un licenziamento dalla azienda di recupero relitti.<br />
Divorziato, con un rapporto inesistente con suo figlio,<br />
decide di tentare un’impresa impossibile: cercherà di<br />
recuperare il prezioso carico d’oro da un sommergibile<br />
tedesco sul fondo del Mar Nero. Con un equipaggio<br />
approssimativo e un mezzo poco sicuro Robinson partirà<br />
per un’avventura tutt’altro che facile.<br />
AVENGERS: AGE OF ULTRON<br />
Fantasy, U.s.a., 2015.<br />
Regia di Joss Whedon.<br />
Con Robert Downey Jr., Scarlett Johansson.<br />
Altra produzione Marvel comics con tanto di cameo del fondatore<br />
Stan Lee. Il gruppo dei Vendicatori è composto da Iron<br />
Man, Thor, Capitan America, Hulk, la Vedova nera e Occhio di<br />
Falco. Questa volta dovrenno affrontare la terribile minaccia<br />
di Ultron. Nel film verranno incontro al gruppo due nuovi super-eroi,<br />
molto conosciuti dai lettori storici dei fumetti Marvel:<br />
Wanda e Pietro, due fratelli mutanti. E per il gran final del film<br />
si vedrà – per la prima volta sul grande schermo – la Visione.<br />
MIA MADRE. Drammatico, Italia, 2015.<br />
Regia di Nanni Moretti.<br />
Con Margherita Buy, John Turturrro.<br />
Prodotto da Nanni Moretti e da Domenico Procacci in coproduzione con Le Pacte – Arte Film Boutique con<br />
un budget di tutto rispetto per un film italiano. Margherita Buy recita la parte di un… attrice sul set di un<br />
film con un attore italoamericano (John Turturro). La sua vita privata è assorbita dalla madre e da una storia<br />
d’amore arrivata al capolinea. Sarà il fratello (Nanni Moretti) a sparigliare le carte.<br />
CATTEDRALI DELLA CULTURA 3D<br />
Documentario, Germania, 2014.<br />
Regia di Wim Wenders, Michael Glawogger,<br />
Michael Madsen, Robert Redford,<br />
Margreth Olin, Karim Ainouz.<br />
Ci sono edifici che hanno un’anima: così grande da poterne regalare un po’ a ogni visitatore. Sono i centri vivi<br />
della cultura e dell’esperienza artistica. Cattedrali della Cultura 3D è l’originale progetto in 3D di Wim Wenders<br />
dopo il successo di Pina 3D, il tributo a Pina Bausch. Questa volta darà voce a sei edifici chiave della storia<br />
umana, per la prima volta messi in scena nel loro vivere quotidiano. Sei episodi con altrettanti registi: Wenders si<br />
dedica alla Filarmonica di Berlino, Michael Glawogger racconta la Biblioteca Nazionale Russa; Michael Madsen<br />
il carcere di Halden; Robert Redford il Salk Institute; Margreth Olin il Palazzo dell’Opera di Oslo e Karim Ainouz<br />
il Centre Pompidou. Il film sarà nei cinema solo il 21 aprile.<br />
ITA EVENTI 65
Cinema<br />
L’ATTACCO DEI GIGANTI,<br />
IL FILM<br />
È il film che ha rivoluzionato il mondo degli anime, sarà sul grande schermo il 12 e il 13<br />
maggio. A seguire Mobile Suit Gundam-The origin e Ghost In the Shell Arise-Part 2.<br />
Tra il 2013 e il 2014 il progetto<br />
degli Anime al cinema di<br />
Nexo Digital e Dynit ha conquistato<br />
il botteghino portando in<br />
sala oltre 150 mila spettatori grazie a<br />
titoli come Akira, Evangelion, Ghost<br />
in the Shell, Space Battleship Yamato<br />
e Il Giardino delle Parole, che difficilmente<br />
avrebbero potuto trovare<br />
spazio al cinema sino a qualche<br />
anno fa. Oggi la rassegna torna a far<br />
parlare di sé grazie all’annuncio di<br />
un nuovo appassionante ciclo che riporta<br />
gli anime su grande schermo e<br />
che inaugura il 12 e 13 maggio (solo<br />
per due giorni) un appuntamento<br />
da veri cultori: L’attacco dei giganti-Il<br />
Film: parte I. L’arco e la freccia<br />
cremisi. L’anime, tratto dall’acclamato<br />
manga di Hajime Isayama,<br />
propone scene inedite rispetto agli<br />
episodi televisivi. Intriso di suspence<br />
e realismo, il film ci trascina a<br />
Shigashina. Per oltre cento anni le<br />
mura che la circondano hanno difeso<br />
la cittadina da un pericolo: chi<br />
desidera esplorare il mondo esterno<br />
viene bollato come pazzo e guardato<br />
con disprezzo. Il giovane Eren sogna<br />
di unirsi al Corpo di ricerca per<br />
scoprire la realtà esterna: una notte<br />
sogna l’attacco di esseri giganteschi.<br />
Qualche giorno dopo un immenso<br />
Titano apre la breccia nelle mura di<br />
protezione. Il racconto della trama,<br />
per ovvie ragioni, si ferma qui. Ai<br />
primi cento spettatori di ogni cinema<br />
sarà assegnato in omaggio l’esclusivo<br />
Shikishi dedicato al film. La<br />
rassegna prevede anche la proiezione<br />
di Mobile Suit Gundam - The origin<br />
il 23 e 24 giugno e Ghost In The<br />
Shell Arise - Parte 2 il 7 e 8 luglio.<br />
Per essere aggiornati in tempo reale:<br />
www.nexodigital.it<br />
66 ITA EVENTI
Cinema<br />
L’OPERA<br />
SUL GRANDE SCHERMO<br />
Duplice appuntamento Live Hd dal Metropolitan Opera di New York nelle sale<br />
cinematografiche italiane.<br />
Martedì 28 aprile, alle 19,00, approderà in oltre 100<br />
cinema d’Italia, in Live HD, la prima produzione<br />
del Met, in 45 anni, delle due opere del verismo popolare<br />
più amate dal pubblico. Tratta dalla novella<br />
di Giovanni Verga, Cavalleria Rusticana racconta la<br />
storia di un giovane innamorato: siamo in Sicilia, il<br />
giovane Turiddu intona una serenata a Lola, la ragazza<br />
a cui si era promesso prima di andar soldato e<br />
che, al suo ritorno, ha ritrovato sposa a compar Alfio,<br />
un carrettiere benestante. Nella piazza di un villaggio<br />
nei dintorni di Catania, mentre ci si appresta<br />
a festeggiare la Pasqua, l’amante di Turiddu, Santuzza,<br />
scomunicata per la sua scandalosa relazione con<br />
il giovane, appare disperata, rosa dal fondato sospetto<br />
che il suo amante abbia ripreso a vedersi con Lola.<br />
Dopo un acceso confronto con Turiddu, la donna<br />
decide di rivelare tutto ad Alfio, che, dopo la messa<br />
pasquale, sfida il rivale in amore. Turiddu, saluta<br />
la madre Lucia affidandole la povera Santuzza che,<br />
disonorata a causa della loro relazione, senza di lui<br />
si ritroverebbe sola al mondo. Pagliacci,<br />
l’opera più rappresentata di Ruggero<br />
Leoncavallo, fu tratta da<br />
una delle storie di cui era stato<br />
testimone suo padre, magistrato<br />
regio. In un caldo mezzogiorno<br />
di ferragosto, nella<br />
Calabria del 1865, una<br />
compagnia teatrale irrompe<br />
nella piazza centrale del paese<br />
per annunciare lo spettacolo che,<br />
di lì a poco, metterà in scena<br />
per festeggiare la<br />
ricorrenza dell’Assunta. Poco prima della rappresentazione<br />
Canio, marito geloso, sorprende Nedda con<br />
l’amante, Silvio, che le strappa una promessa d’amore<br />
prima di riuscire a fuggire via senza essere riconosciuto<br />
da Canio. La scenata di gelosia che ne segue<br />
viene interrotta per lasciar spazio allo spettacolo che<br />
sta per cominciare. Sul baraccone Colombina, interpretata<br />
da Nedda, è in procinto di tradire, con Arlecchino,<br />
il marito Taddeo, interpretato da Canio.<br />
Davanti alla folla interessata, la commedia va avanti<br />
mentre si interseca e si confonde con la realtà. David<br />
McVicar cura la regia della nuova produzione,<br />
la prima in 45 anni al Metropolitan Opera di New<br />
York, del duplice programma del verismo popolare,<br />
con Marcelo Álvarez che debutta nelle parti da tenore<br />
di entrambe le opere: l’incorreggibile Turiddu<br />
e il pagliaccio Canio. Eva-Maria Westbroek dà voce<br />
a Santuzza, l’amante abbandonata di Cavalleria Rusticana,<br />
mentre Željko Lucic è il cavalleresco Alfio.<br />
Patricia Racette interpreta Nedda, moglie dell’infelice<br />
Canio in Pagliacci, con George Gagnidze<br />
nella sua prima esibizione al Met nei<br />
panni di Tonio. Il Direttore Principale<br />
del Metropolitan Opera, Fabio Luisi,<br />
dirige entrambe le opere. Il 12<br />
maggio l’appuntamento è con<br />
Rigoletto a Mantova per la regia<br />
di Marco Bellocchio, la fotografia<br />
di Vittorio Storaro e Placido Domingo<br />
per la prima volta nei panni<br />
di Rigoletto. Il Maestro Zubin Mehta<br />
dirige l’Orchestra Sinfonica Nazionale<br />
della Rai.<br />
ITA EVENTI 67
Letture<br />
SATURNINO<br />
con Massimo Poggini<br />
TESTA DI BASSO<br />
Le meravigliose avventure di Saturnino Celani. Salani Editore<br />
Come si fa ad avere successo ?<br />
Fino ad una decina di anni fa, molti ragazzi che cercavano<br />
di trasformare la loro passione per la musica<br />
in professione mi chiedevano di ascoltare i loro pezzi,<br />
o di fare da tramite per fargli ascoltare ad altri.<br />
Ricordo che Claudio Cecchetto ogni volta che andava<br />
al ristorante raccontava: “Ieri sera sono uscito ‘soltanto’<br />
con cinque cd e due cassette”. Lui appartiene<br />
a quella generazione che ha visto l’evoluzione di tutti<br />
i formati: una volta c’erano<br />
il vinile e le cassette, poi i<br />
compact disc, quindi sono<br />
arrivate le chiavette. Adesso<br />
invece tutti mi segnalano<br />
i loro brani da ascoltare su<br />
SoundCloud. Ma la cosa che<br />
mi sconvolge è che negli<br />
ultimi anni i musicisti che<br />
vogliono farmi ascoltare i<br />
propri pezzi sono quasi spariti.<br />
Al loro posto ci sono i<br />
genitori che ti domandano:<br />
“Conosci qualcuno per<br />
far partecipare mio figlio a<br />
un talent?”. Te lo chiedono<br />
senza nemmeno farti<br />
ascoltare qualcosa. Va bene<br />
che per un genitore i figli<br />
sono sempre iper-talentuosi,<br />
ma questa cosa mi fa un<br />
po’ paura. Io non seguo i<br />
talent. Non sono abbonato<br />
a Sky e in generale<br />
guardo poca televisione. E<br />
comunque ormai, appena<br />
succede qualcosa, c’è sempre<br />
qualcuno che te lo segnala immediatamente<br />
utilizzando Twitter o Facebook e subito dopo puoi<br />
rivederlo su YouTube. Anche per questo motivo, raramente<br />
guardo una trasmissione per intero. Del resto<br />
i tempi cambiano rapidamente. Questa è l’epoca<br />
del cosiddetto “short&deep”: tutto deve durare poco<br />
ed essere estremamente conciso. Tempo fa ho letto<br />
un articolo molto divertente di Beppe Severgnini.<br />
brano tratto dal libro di Saturnino<br />
con Massimo Poggini, Testa di basso,<br />
Adriano Salani Editore<br />
Raccontava di un sessantenne che rifiutava la Rete,<br />
come se fosse il demonio. Quella stessa persona, osservava<br />
il giornalista, da ragazzino quasi certamente<br />
si era gasata tantissimo per l’avvento della televisione.<br />
Ma per i sessantenni di allora pure la televisione e<br />
il telefono erano invenzioni demoniache. Insomma,<br />
i detrattori di qualsiasi novità ci sono sempre stati.<br />
Ogni epoca ha avuto i suoi bastian contrari, quelli<br />
che invece di entusiasmarsi per il nuovo sono contro.<br />
A prescindere, come<br />
diceva Totò. In ogni caso<br />
ho trovato l’ultima edizione<br />
di XFactor molto ben fatta.<br />
Ha avuto un riscontro mediatico<br />
forte, anche sul web:<br />
su Twitter, Facebook e You-<br />
Tube se ne è parlato molto.<br />
Personalmente lo trovo un<br />
format migliore di quello<br />
che è, ad esempio, Amici.<br />
Siccome ogni tanto me<br />
lo domandano, rispondo<br />
che se un giorno dovessero<br />
chiedermi di fare il giudice<br />
di XFactor accetterei volentieri.<br />
Credo sia sbagliato<br />
precludersi possibilità per<br />
partito preso. Ma stavo parlando<br />
di come si fa, oggi, ad<br />
avere successo. Un giorno, a<br />
pranzo, stavo conversando<br />
con il produttore cinematografico<br />
Marco Cohen. Mi<br />
stava raccontando la storia<br />
di uno sceneggiatore italiano<br />
che sta vivendo un vero<br />
e proprio sogno: ha mandato una sua sceneggiatura<br />
a diverse case di produzione, sia italiane, sia americane.<br />
Diciamo che ha lanciato il suo messaggio in bottiglia<br />
nell’immenso mare della Rete. Dall’Italia non<br />
ha ricevuto nessuna risposta. Mentre l’hanno contattato<br />
dalla Danimarca: era la produttrice e socia<br />
di Nicolas Winding Refn, regista di quel capolavoro<br />
che è Drive con Ryan Gosling (per intenderci, quello<br />
68 ITA EVENTI
di Blu Valentine, Le idi di marzo e un’altra dozzina di<br />
film). Personalmente mi è successo più di una volta<br />
di conoscere persone che poi avrebbero prodotto il<br />
lavoro di altri da cui erano stati contattati tramite<br />
Internet. Peccato che in Italia sono casi più unici che<br />
rari. Secondo me limitarsi a frequentare il proprio<br />
ambiente è controproducente. Penso che il segreto<br />
per avere successo sia mescolarsi a persone provenienti<br />
da ambienti diversi da quello che ti appassiona.<br />
Se vali qualcosa, saranno loro gli anelli che prima<br />
o poi ti troveranno il contatto giusto. È la famosa<br />
teoria dei sei gradi di separazione, nella quale credo<br />
ciecamente. Io all’inizio frequentavo solo musicisti,<br />
ma ben presto mi resi conto che così facendo sarei rimasto<br />
in un ambiente stagnante, dove tutti si lamentavano<br />
di tutto. Ricordo che una volta entrai negli<br />
studi Jungle Sound e stava provando Laura Pausini,<br />
artista che stimo moltissimo. Al termine delle prove,<br />
sentii uno dei suoi musicisti – che credo abbia anche<br />
fatto un tour con lei - che si lamentava della sua musica<br />
e di un sacco di altre cose. Allora pensai: “Ma<br />
che cazzo ci suoni a fare?” Naturalmente mi sono<br />
guardato bene dall’esternare il mio pensiero, perché<br />
in quel momento l’ho considerato poco intelligente<br />
e non credo valga la pena mettersi a discutere con<br />
persone così. Bazzicando New York, invece, ho scoperto<br />
che lì gli artisti prendono il lavoro molto sul<br />
serio. Quando, dopo un’audizione, gli comunicano<br />
che sono stati presi, fanno i salti dalla gioia. Se uno<br />
lavora in campo artistico gode di grande considerazione,<br />
al contrario di quanto avviene in Italia. Da noi<br />
l’arte, soprattutto certi tipi di arte – come la musica<br />
pop – non è considerata meritevole di attenzione , a<br />
meno che tu non sia una star. Insomma, da noi se fai<br />
un cinepanettone ti considerano un incapace. Invece<br />
in America se reciti in una commedia, anche leggera,<br />
nessuno ti sbeffeggia. Come dice Lady Gaga: “Io ero<br />
famosa anche prima di esserlo, solo che non lo sapeva<br />
nessuno”. Concludo con un consiglio per i giovani:<br />
se sognate una carriera artistica , passate meno<br />
tempo a lamentarvi in Rete o sui social network. Invece<br />
di parlare di altri artisti (spesso male) che qualcosa<br />
di buono sono riusciti a combinarlo, rimboccatevi<br />
le maniche, studiate e lavorate. Lasciate la vostra<br />
città se necessario. Mettendoci sempre tutta l’energia<br />
e l’entusiasmo di cui siete capaci.<br />
ITA EVENTI 69
Libri<br />
GLI ANNI AL CONTRARIO<br />
Nadia Terranova, Einaudi<br />
Ci troviamo a Messina alla fine degli anni ’70. Aurora e Giovanni<br />
sono due studenti universitari. Aurora è una ragazza che ha sempre<br />
cercato di emergere ed emanciparsi; suo padre è direttore di carcere<br />
e simpatizzante di destra. Giovanni è, invece, il terzogenito di un<br />
avvocato comunista. Svogliato, ribelle e inaffidabile abbraccerà<br />
l’ideologia marxista-leninista. Gli stessi ideali politici che li avevano<br />
uniti in seguito li divideranno. Dal loro amore nasce una bambina e<br />
decidono di chiamarla Mara come la protagonista nel romanzo La<br />
ragazza di Bube per Aurora, come Mara Cagol, la moglie di Renato<br />
Curcio, per Giovanni. Il loro distacco comincia già dalla visione del<br />
nome della figlia. “Non abbiamo mai usato lo stesso dizionario.Parole<br />
uguali, significati diversi. Dicevamo famiglia: io pensavo a costruire e<br />
tu a circoscrivere; dicevamo politica: io ero entusiasta e tu diffidente.<br />
Io combattevo, tu ti rifugiavi. Se non ci fosse stata Mara ci saremmo<br />
persi subito, ma almeno non avremmo continuato a incolparci per<br />
le nostre solitudini. Quando penso agli anni trascorsi mi sembra che<br />
siano andati tutti al contrario”. Mara è una bambina piena di candore,<br />
dal corpo esile: “scrivere, rileggere, sigillare, incollare il francobollo:<br />
ogni settimana la bambina ripeteva i rituali aggiustando un dettaglio<br />
che la faceva sempre più autonoma”. Il suo rifugio emotivo sarà il<br />
carteggio esclusivo con il padre, idealmente un eroe senza macchia.<br />
TUTTA LA VERITÀ SULL’AMORE<br />
Franco Bolelli e Manuela Mantegazza<br />
Sperling & Kupfer<br />
Il filosofo scrive a quattro mani con la sua compagna un pamphlet per celebrare la loro<br />
stessa unione, esponendo suggerimenti tratti dalla loro esperienza. La parola chiave è<br />
– ancora una volta – slancio: nei sentimenti, nel costruire e intelaiare un rapporto senza<br />
perdersi in luoghi comuni e stereotipi tipici della coppia a lunga scadenza. L’obiettivo<br />
della coppia – non troppo celato – è rimodulare le tesi dello psicologo Massimo Recalcati<br />
e del suo libro Niente è più come prima, quasi l’antitesi per approccio e soluzioni<br />
proposte.<br />
PURE TU VUOI FARE LO CHEF?<br />
Antonino Canavacciuolo<br />
Mondadori Electa<br />
Il titolo del secondo libro dello Chef partenopeo è fuorviante. La provocazione – relativa<br />
ai molti, forse troppi aspiranti Masterchef italiani – è, in realtà, l’introduzione a<br />
un mondo - descritto nei dettagli -, nel quale non c’è spazio se non per la fatica e il<br />
sudore. Antonino traferisce nelle parole la sua forza prorompente, la stessa trapelata<br />
dalla trasmissione Cucine da incubo, per spronare a migliorarsi e prendere coscienza<br />
del proprio destino, come un vero coach. Ma la cucina – oltre ad essere parte integrante<br />
della sua vita – è solo un pretesto: la saggezza dello Chef si può applicare a<br />
largo spettro, sempre con un pizzico di humour.<br />
70 ITA EVENTI
CAMMINO CONTROCORRENTE<br />
Ilaria Borletti Buitoni, Mondadori<br />
Controcorrente è il percorso descritto dall’autrice, nipote del fondatore della<br />
Rinascente di Milano e testimone di una generazione a cavallo tra gli anni ’50<br />
e ’60 formata da capitani di ventura, industriali illuminati e, soprattutto, buone<br />
maniere. L’autrice racconta la sua esperienza politica – ancora in corso – ma è<br />
solo un capitolo tra i tanti della sua esperienza di vita, ricca di incontri con artisti,<br />
poeti, scrittori. Un patrimonio culturale conservato attraverso lettere di D’Annunzio<br />
e interazioni con personaggi di spicco sin dalla tenera età. Forse la parte<br />
meno sviluppata del libro è quella inerente alla direzione dei Fai: leggendo si<br />
percepisce la sensazione di una fase estremamente felice e aderente ai principi<br />
calvinisti della Borletti Buitoni. Non solo rigore pero’: Cammino controcorrente<br />
ha una pulizia morale e uno spessore d’antan, uniti a una forza d’animo davvero<br />
non comune.<br />
NON TEMETE PER NOI LA NOSTRA VITA SARÀ<br />
MERAVIGLIOSA.<br />
STORIE DI RAGAZZI CHE NON HANNO<br />
AVUTO PAURA DI DIVENTARE GRANDI<br />
Mario Calabresi, Mondadori<br />
La testimonianza non di una fuga di cervelli, tema ricorrente e attuale,<br />
ma dell’investimento sulla propria passione. A costo di lasciare il proprio<br />
Paese, amici e famigliari. Tra responsabilità e incoscienza (calcolata,<br />
non ostentata) i protagonisti si muovono su territori scomodi, senza<br />
certezze ma con una grande fede nella vita. Colpisce, in particolare, la<br />
storia della zia del Direttore de La Stampa: negli anni ’70, dopo essersi<br />
sposata, decide – insieme al suo compagno – di stilare un’insolita lista<br />
di nozze. Non regali superflui ma richieste di letti, lenzuola, elettrocardiografo,<br />
attrezzi per la chirurgia. Apriranno un ospedale in Africa costruendo<br />
un tessuto di relazioni umanamente profonde, tali da renderli<br />
appagati e realizzati per il resto della loro vita.<br />
RIVISTA LETTERARIA<br />
Racconti pubblicati senza<br />
condizionamenti editoriali.<br />
Qualcosa di nuovo si muove nel panorama delle iniziative indipendenti.<br />
Si tratta di una <strong>rivista</strong> letteraria - con un taglio da<br />
fanzine punk – quadrimestrale, nella quale si possono leggere<br />
racconti di scrittori italiani ed internazionali. È curata dal giornalista<br />
Alberto Motta ed è nata ufficialmente nell’ottobre del<br />
2013 in un bar di Via Melzo a Milano, il Picchio. La <strong>rivista</strong> –<br />
oltre agli autori conosciuti e contattati da Motta – è aperta agli<br />
aspiranti scrittori: in quarta di copertina è segnalata la mail per<br />
chi volesse proporre un racconto (rvstletteraria@gmail.com). È<br />
distribuita in varie città attraverso librerie, biblioteche, circuito<br />
Arci e alcuni luoghi di “frontiera” (caffè letterari, luoghi di ritrovo):<br />
la lista è aggiornata sul profilo di facebook. Si può ottenere<br />
una copia gratuita semplicemente scrivendo via mail. Anche<br />
all’estero.<br />
twitter.com/RvstLttrr<br />
facebook.com/<strong>rivista</strong>letteraria<br />
ITA EVENTI 71
Notes<br />
FORMAZIONE, REALE<br />
OPPORTUNITA’ DI CRESCITA<br />
Spada: “Siamo cresciuti del 50%. La nostra sfida: raggiungere il 30% di imprese<br />
che ancora non aderisce ad alcun fondo”<br />
La formazione, specialmente in questi anni<br />
di crisi, ha rappresentato una vera e propria<br />
occasione di rilancio per molte aziende che,<br />
attraverso un suo utilizzo strategico, hanno provveduto<br />
a innovarsi, a sviluppare prodotti alternativi<br />
e a intercettare nuove collocazioni nei mercati internazionali.<br />
Il Ministero del lavoro e delle politiche<br />
sociali, per mezzo dell’Isfol (Istituto per lo sviluppo<br />
della formazione professionale dei lavoratori), nel<br />
XV Rapporto sulla formazione continua parla di un<br />
«lento e progressivo incremento del sistema formativo<br />
italiano» a supporto dell’intero tessuto economico.<br />
Lo fa raffrontando numeri, strumenti e<br />
metodi, anche quelli dei fondi paritetici<br />
interprofessionali. A proposito<br />
di fondi, abbiamo parlato con<br />
Rossella Spada, direttore<br />
del fondo Formazienda,<br />
«che ha visto una crescita<br />
delle adesioni superiore<br />
rispetto alla media».<br />
Il Rapporto annuale<br />
sulla formazione<br />
continua parla di un<br />
incremento dell’8%<br />
delle adesioni ai fondi<br />
interprofessionali dal<br />
2013 al 2014. Segnali da<br />
leggere come una ripresa<br />
imminente?<br />
Il 2013 è stato un anno critico, caratterizzato<br />
dalla chiusura di circa 60mila imprese,<br />
con una media di 54 imprese al giorno (dati<br />
CRIF). Anche la formazione continua ne ha risentito,<br />
a cominciare dal noto prelievo forzoso, attuato<br />
dallo Stato (per sostenere il reddito dei lavoratori in<br />
cassa integrazione e in mobilità) nei confronti del sistema<br />
della formazione che ha gravato - e continuerà<br />
a gravare - sul contributo che i fondi interprofessionali<br />
destinano alle imprese aderenti per il finanziamento<br />
dei piani formativi. Tuttavia, proprio l’incremento<br />
della adesioni del 2014 evidenzia, accanto al<br />
naturale riassestamento della situazione economica<br />
globale, come la formazione sia un investimen-<br />
Rossella Spada<br />
Direttore del<br />
Fondo Formazienda<br />
to cui le imprese hanno deciso di non rinunciare.<br />
Formazienda risulta ancora in crescita.<br />
Quest’anno viene citato come uno dei fondi che<br />
matura più della media. Si parla del 50%. Cosa<br />
ci dice?<br />
Credo che la crescita dell’adesione a Formazienda da<br />
parte delle imprese sia ascrivibile anzitutto alla capacità<br />
del consiglio di amministrazione di dare progettualità<br />
alle attività del fondo. Queste attività giungono<br />
a concretizzarsi grazie alla tenacia con cui lo<br />
staff porta avanti gli obiettivi fissati, unitamente alle<br />
aziende, agli stakeholder e alle altre realtà istituzionali<br />
che collaborano in modo serio<br />
ed efficace. Le faccio un esempio.<br />
Abbiamo ideato nuove modalità<br />
di accesso ai finanziamenti<br />
da parte delle imprese, così<br />
che possano avviare le<br />
attività formative concordate<br />
entro l’arco<br />
di un solo mese dalla<br />
presentazione del piano<br />
formativo. Così promuoviamo<br />
in concreto<br />
l’incontro tra domanda<br />
e offerta, cioè aziende e<br />
fondo. Quanto alla crescita<br />
di circa il 50% registrata<br />
nel 2014 rispetto all’anno precedente<br />
è un ottimo riscontro: è<br />
il fondo cresciuto di più in assoluto.<br />
Ma il nostro lavoro non può terminare<br />
qui. Ora dobbiamo rivolgerci – in proporzione<br />
alle nostre possibilità - a quel 30% di imprese che<br />
ancora non aderisce ad alcun fondo, affinché non<br />
si precludano interessanti opportunità formative.<br />
Ci sono dei settori, o dei territori, maggiormente<br />
rappresentati?<br />
Per quanto riguarda i settori rappresentati, il 57%<br />
delle imprese aderenti appartiene al mondo del commercio,<br />
dei servizi e del manifatturiero; se parliamo,<br />
invece, dei territori maggiormente rappresentati, la<br />
gran parte delle imprese aderenti risiede nel nord<br />
72 ITA EVENTI
Italia (59%); seguono il sud e le isole (30%), ultimo<br />
il centro Italia (11%).<br />
Come può aderire al vostro fondo l’impresa non<br />
ancora iscritta?<br />
Aderire a Formazienda è semplice e non comporta<br />
per l’impresa nessun costo aggiuntivo. É sufficiente<br />
inserire il codice FORM nella denuncia contributiva<br />
e retributiva mensile (modello UNIEMENS).<br />
L’adesione, ricordiamo, può essere espressa anche<br />
per le aziende agricole (modello DMAG). Il fondo<br />
Formazienda accoglie anche il contributo versato<br />
dalle imprese per le figure dirigenziali. Per ulteriori<br />
informazioni circa le modalità di adesione si può visitare<br />
il nostro sito internet e/o prendere contatti con<br />
i nostri uffici.<br />
Focus<br />
Cos’e’ il fondo Formazienda<br />
Formazienda è uno dei 22 fondi paritetici interprofessionali<br />
nazionali per la formazione continua. Il<br />
Fondo Formazienda è stato autorizzato ad operare<br />
con decreto del Ministero del Lavoro e delle Politiche<br />
Sociali del 31 ottobre 2008. Il Fondo Formazienda<br />
promuove e finanzia piani formativi aziendali,<br />
territoriali, settoriali e individuali concordati<br />
tra le parti sociali – la confederazione generale dei<br />
sindacati autonomi dei lavoratori (Confsal) e la confederazione<br />
autonoma italiana del commercio, del<br />
turismo, dei servizi, delle professioni e delle PMI<br />
(Sistema Commercio e Impresa) - nonché eventuali<br />
DATI SINTETICI<br />
Le aziende che hanno scelto Formazienda sono oltre<br />
60.000 e rappresentano circa 390.000 lavoratori.<br />
Il 2014 segna un aumento di adesioni del 50%<br />
di imprese. I finanziamenti ad oggi approvati ammontano<br />
a circa 26 milioni di euro. A Formazienda<br />
è stata attribuita la best practice del Ministero del<br />
lavoro e delle politiche sociali nel rapporto stilato<br />
dall’Isfol sulla formazione continua nell’anno 2011<br />
relativamente alle politiche di integrazione di risorse<br />
realizzate tra Fondo e regioni. Al Fondo sono<br />
stati conferiti dalla casa editrice Le Fonti negli anni<br />
2012, 2013 e 2014 i premi di “Miglior Fondo interprofessionale”<br />
e di “Innovazione e buone prassi”.<br />
ulteriori iniziative propedeutiche e comunque direttamente<br />
connesse a detti piani concordate tra le parti.<br />
Il Fondo è l’unico ad aver sede nel nord Italia, in<br />
Lombardia, a Crema (CR).<br />
Cosa finanzia<br />
Il Fondo Formazienda promuove e finanzia piani<br />
formativi aziendali, territoriali, settoriali e individuali<br />
concordati tra le parti sociali.<br />
I destinatari<br />
L’obiettivo principale di Formazienda è rendere<br />
semplice ed accessibile alle aziende (anche quelle di<br />
piccolissime dimensioni) l’utilizzo della formazione<br />
come leva strategica per favorire l’innovazione e lo<br />
sviluppo. Sono destinatari della formazione finanziata:<br />
apprendisti, operai, impiegati, quadri, dirigenti,<br />
collaboratori.<br />
Come accedere ai finanziamenti<br />
Le aziende che hanno aderito a Formazienda possono<br />
accedere ai finanziamenti partecipando agli<br />
Avvisi che il Fondo emanerà durante l’anno. Le<br />
imprese aderenti potranno inoltrare l’istanza di finanziamento<br />
del progetto formativo direttamente al<br />
Fondo o delegando le strutture formative accreditate<br />
allo stesso.<br />
PER INFORMAZIONI<br />
Formazienda<br />
Via Olivetti, 17 - 26013 Crema<br />
Tel. 0373.472168 / Fax. 0373.472163<br />
info@formazienda.com<br />
www.formazienda.com<br />
ITA EVENTI 73
Viaggiare<br />
A BORDO DI UN WESTFALIA<br />
Viaggiare e scoprire luoghi affascinanti, intrecciarsi con culture e tradizioni, assaporare<br />
la libertà e gestire il proprio tempo nella maniera ottimale.<br />
Non è questo forse il sogno di molti? di Armando Costantino<br />
I<br />
sogni possono sempre trasformarsi<br />
in realtà, e in<br />
queste righe di presentazione<br />
vorrei condividere come io e<br />
mia moglie abbiamo tramutato<br />
il nostro stile di vita, da sedentario<br />
a nomadico. Mi chiamo Armando,<br />
ho 38 anni e sono nato<br />
in Italia. Mia moglie si chiama<br />
Mel, ha 41 anni ed è originaria<br />
del Montana, USA. Da quasi tre<br />
anni viaggiamo, lavoriamo e viviamo<br />
a bordo del nostro piccolo<br />
camper Westfalia chiamato<br />
Mork. Per definizione siamo due<br />
nomadi digitali: portiamo avanti<br />
le nostre professioni grazie all’utilizzo<br />
di internet, con cui possiamo<br />
comunicare da qualsiasi<br />
luogo con i nostri clienti sparsi in<br />
ogni angolo del pianeta. Più nel<br />
dettaglio io mi occupo di produzione<br />
e post produzione video,<br />
realizzo filmati in maggior<br />
parte come contenuti per la rete<br />
per diverse società e per altre invece<br />
ricevo del materiale video<br />
già esistente e lo rispedisco indietro<br />
dopo averlo montato al computer.<br />
Mia moglie invece scrive<br />
per diversi blog, recensioni di libri<br />
e di viaggi e gestisce i social<br />
network di diverse aziende. Ecco<br />
in poche righe come manteniamo<br />
il nostro viaggio senza rinunciare<br />
ad una vita “normale”, fatta<br />
di quotidianità. Non ci siamo inventati<br />
un lavoro, ma entrambi,<br />
dopo esperienze più che ventennali<br />
nei rispetttivi settori, abbiamo<br />
scoperto che cosa mancava<br />
davvero nella nostra vita: l’esperienza<br />
del viaggio. L’unico modo<br />
per scoprire questa vita è stato rinunciare<br />
alle comodità e alla sicurezza<br />
di una vita “normale” e<br />
partire verso l’avventura. Una<br />
volta alleggeriti della zavorra, lo<br />
spicco e successivamente il volo è<br />
stato molto più semplice. La soluzione<br />
perfetta per noi è stata di<br />
trovare un mezzo, adatto ad un<br />
continuo ma lento spostamento<br />
ed ecco arrivare Mork: casa, ufficio,<br />
automobile. Tutto in uno.<br />
Sembra impossibile guardando<br />
indietro negli anni, ma è solo<br />
76 ITA EVENTI
Armando e Mel a bordo del loro<br />
camper itinerante. Abbiamo chiesto<br />
loro di raccontarci - dal prossimo<br />
numero - le future mete attraverso<br />
Itaeventi. Il loro sito web è<br />
www.westfaliadigitalnomads.com<br />
andando avanti che si impara.<br />
Questo è lo spirito che ci porta<br />
avanti, nella scoperta della nostra<br />
vita attraverso il viaggio. Nessun<br />
luogo conosciuto dove dover<br />
tornare, ma solo nuovi spazi da<br />
esplorare. Nella stessa maniera<br />
abbiamo affrontato l’aspetto finanziario<br />
e lavorativo del nostro<br />
nuovo stile di vita, trovando soluzioni<br />
“out of the box”. In questi<br />
anni abbiamo lavorato molto<br />
per costruire una reputazione<br />
online per la professionalità che<br />
offriamo ai nostri clienti e le soddisfazioni<br />
non hanno tardato ad<br />
arrivare. Trovo moltissimi aspetti<br />
positivi in questa nostra scelta:<br />
non avere lo stesso lavoro ogni<br />
giorno, non dover presentarsi in<br />
un ufficio ogni giorno, non essere<br />
soggetto a costrizioni, essere<br />
il padrone assoluto del nostro<br />
tempo e riuscire a portare avanti<br />
le nostre passioni e il nostro lavoro<br />
indipendentemente dal luogo<br />
dove parcheggiamo. Dalla penisola<br />
di Nida in Lituania a Berlino<br />
centro città. Nel bagaglio delle<br />
nostre esperienze degli ultimi<br />
tre anni non rientrano il numero<br />
di paesi visitati, ma le esperienze<br />
personali vissute, a contatto con<br />
le persone del luogo, che hanno<br />
condiviso con noi la loro cultura<br />
e le loro antiche tradizioni.<br />
Ci sono alcuni ostacoli in questo<br />
stile di vita, ma come del resto<br />
anche in altri stili. L’importante<br />
è avere costanza e continuare<br />
per il proprio cammino. La strada<br />
non potrà mai essere solo diritta,<br />
ma sono proprio dietro una<br />
curva o un dosso le scoperte più<br />
affascinanti. Non rimpiangiamo<br />
nulla del passato per il semplice<br />
motivo che questa vita ci offre la<br />
possibilità di assaporare quanto<br />
di più bello: la felicità.<br />
ITA EVENTI 77
Chef<br />
PIETRO LEEMAN:<br />
JOIA, UNA FILOSOFIA DI VITA<br />
Lo Chef svizzero ma milanese d’adozione ci apre le porte del suo celebre ristorante.<br />
Una ricerca profonda per abbinare il cibo ad un percorso spirituale, condiviso<br />
con i suoi ospiti. E nel suo nuovo libro Il sale della vita si racconta attraverso<br />
le sue esperienze più intime di Guido Biondi<br />
Ristoranti vegetariani – non improvvisati –<br />
ce ne sono pochi anche se sono in costante<br />
aumento; a Milano il Joia ha una sua storia<br />
consolidata e, soprattutto, un percorso in evoluzione<br />
costante grazie al suo ideatore, co-fondatore e attuale<br />
proprietario nonché Chef stellato: Pietro Leeman. La<br />
cucina vegetariana si può definire superficialmente la<br />
sua cifra stilistica, in realtà, approfondendo la conoscenza<br />
dell’uomo e dell’artista (lo è, indubbiamente)<br />
si scoprono sfumature – ciascuna nel proprio ambito<br />
– sintetizzabili in una unica radice: una filosofia<br />
di vita. Spiritualità, norme comportamentali, ricerca<br />
spasmodica, cultura dell’ingrediente e del ciclo<br />
di lavorazione, medicina, chimica e – su un fronte<br />
complementare – letteratura e una costante voglia di<br />
viaggiare esplorando nuovi territori, persone, cose,<br />
conoscenze, in particolar modo dell’oriente. Poi ci<br />
sono i premi, col loro reverbero attraverso la stampa<br />
e i media (anche qualche invito dai colleghi di Masterchef<br />
), ma sono una naturale conseguenza dell’eccellenza<br />
e della volontà indomita di offrire al cliente<br />
soprattutto un’esperienza. L’organizzazione dietro le<br />
quinte del Joia è figlia del rigore di Leeman, con una<br />
squadra di collaboratori formata da un gruppo consolidato<br />
di cuochi, aiutanti e addetti al servizio: una<br />
cura maniacale e una preparazione soltanto avvertita<br />
dall’ospite. La statura di un uomo non si vede solo<br />
dalla sua professione ma dall’ombra più ampia pro-<br />
80 ITA EVENTI
Pietro Leemann, nato in Svizzera nel 1961,<br />
dopo la scuola di istruzione alberghiera intuisce<br />
l’importanza del cibo come veicolo di relazione e<br />
ne intravede la complessità. Si dedica quindi alla<br />
cucina dai 16 ai 29 anni, attraverso lo studio, il<br />
lavoro e i viaggi in giro per il mondo. Dopo una<br />
formazione classica vive di persona la rivoluzione<br />
della nouvelle cuisine e della cucina creativa,<br />
facendo pratica con maestri del calibro di Angelo<br />
Conti Rossini, suo mentore, Gualtiero Marchesi e<br />
Fredy Girardet, illustri promotori degli importanti<br />
cambiamenti avvenuti in campo alimentare negli<br />
ultimi quarant’anni. Sempre più vicino all’idea che<br />
noi siamo ciò che mangiamo e amando profondamente<br />
gli animali, si radica in lui la scelta di<br />
diventare vegetariano. Affascinato dalle culture<br />
orientali nel 1986 approda in Estremo Oriente,<br />
dove soggiorna per due anni tra Cina e Giappone<br />
studiandone la cucina e la cultura, che si sono<br />
radicate nel suo pensiero e ne hanno determinato<br />
l’evoluzione. Nel 1989, assieme a un gruppo di<br />
amici lungimiranti, fonda a Milano il ristorante Joia,<br />
insignito negli anni di varie onorificenze e primo<br />
ristorante europeo vegetariano ad aver ricevuto nel<br />
1996 la stella Michelin. Il Joia oggi è un punto di<br />
riferimento nel panorama europeo per una cucina<br />
sana e di qualità, un esempio di successo green,<br />
nel rispetto della natura e di chi la abita.<br />
iettata o percepita.<br />
Ci sono ancora pregiudizi su un ristorante vegetariano<br />
di grande livello?<br />
Il presupposto è che i ristoranti vegetariani gourmet<br />
in tutto il mondo non sono più di una decina.<br />
Questo per vari motivi. Il vegetarianesimo è stato<br />
approcciato dalle persone con punti di partenza diversi<br />
per motivi etici, salutisti, filosofici. Tutto questo<br />
non è stato ben capito dal mercato e chi si è lanciato<br />
sino ad oggi a fare questo tipo di ristoranti si è rivelato<br />
spesso un idealista con poca praticità e capacità<br />
di fare. I cuochi sono prettamente carnivori e magari<br />
poco aperti alla cucina vegetariana. Eppure se<br />
guardiamo al giorno d’oggi è pieno boom di questa<br />
tipologia: la domanda è maggiore dell’offerta. In<br />
Italia siamo al dieci per cento del totale, in costante<br />
crescita. Il Joia è sempre pieno con le prenotazioni,<br />
se ne parla molto ed ha un grande successo. Essendo<br />
stato anche il primo in Italia è diventato – col tempo<br />
– uno status symbol. Nulla è lasciato al caso. È<br />
un ristorante di grandi intenti: quindici cuochi per<br />
cinquanta coperti; la ricerca è esasperata, i prodotti<br />
biologici e biodinamici con produttori che coltivano<br />
esclusivamente per noi. Da poco abbiamo creato il<br />
nostro orto sinergico a pochi chilometri dal locale,<br />
vicino ad Abbiategrasso. È un ristorante proiettato<br />
al futuro per quello che per me e per molti dovrebbe<br />
essere l’alimentazione. La cucina deve curare non<br />
ITA EVENTI 81
Uno dei tavoli all’interno del Joia, ristorante di alta<br />
cucina naturale a Milano dello Chef Pietro Leeman<br />
solo l’aspetto del cibo ma soprattutto la salute.<br />
Sembrerebbe quasi un’opera di pedagogia.<br />
Siamo soprattutto un esempio per i colleghi, sensibili<br />
alla nostra cucina. Ben vengano altri ristoranti<br />
vegetariani, è un successo anche per noi. Noi abbiamo<br />
aperto 25 anni fa. C’è stato un cambio epocale<br />
rispetto a quando ho iniziato: è aumentata la cultura<br />
ed è diventata un valore. In questa ottica insieme a<br />
un gruppo di amici giornalisti abbiamo organizzato<br />
un concorso, Vegetarian Chanche, nel quale i<br />
cuochi si sfidano ed anche un modo per stimolare<br />
il pensiero. Tutte queste trasformazioni stanno accadendo<br />
molto rapidamente. Oggi gli Chef sono sulla<br />
cresta dell’onda e molto visibili anche grazie ai talent<br />
show, di conseguenza dovrebbero essere altrettanto<br />
responsabili. Quando la persona ci guarda deve imparare<br />
qualcosa che fa stare bene.<br />
Lei è diventato vegetariano molti anni fa. Oggi<br />
può anche essere considerata una moda e un business<br />
questa formula.<br />
Sicuramente. Ma la trasformazione è in corso. Noi<br />
siamo ciò che mangiamo. La scelta di essere vegetariani<br />
comporta un cambiamento di stile di vita.<br />
Una nuova visione. Ho assistito molte volte a queste<br />
trasformazioni: le persone sbocciano. La carne appesantisce<br />
la coscienza e ne abbassa il livello. Appesantisce<br />
il fisico. Chi cessa di cibarsi di carne sente un<br />
cambiamento radicale.<br />
Cipriani seguita a salutare “democraticamente”<br />
ogni cliente ai tavoli, la sua presenza è rassicurante;<br />
capita anche a Lei o preferisce soffermarsi<br />
in cucina?<br />
Io amo moltissimo stare in sala e conversare con i<br />
clienti. Ogni volta che posso prendo io personalmente<br />
la comanda e chiedo sempre “com’è andata?”.<br />
Faccio da ponte tra ciò che si vede dai tavoli e il “dietro<br />
le quinte” in cucina. C’è un approccio filosofico<br />
e poi – ovviamente – l’ospite è qui per degustare e<br />
passare una bella serata. Non faccio mai proselitismo.<br />
Se qualcuno mi chiede un approfondimento<br />
sono sempre disponibile e lo faccio con molto piacere<br />
e con altrettanta discrezione. La cosa per me<br />
più interessante è che io possa portare avanti un<br />
messaggio: non prevedendo violenza sugli animali è<br />
un messaggio virtuoso, del quale mi nutro e che mi<br />
rende felice. I piatti nascono come idee. Poi vengono<br />
realizzati, elaborati insieme ai miei collaboratori. Ma<br />
è altrettanto importante il rapporto con i clienti, ed<br />
è anche molto divertente. La nostra vita succede attraverso<br />
le relazioni, il resto è un corollario. Nel 1989<br />
insieme ad un gruppo di amici abbiamo aperto il<br />
Joia. Eravamo idealisti. L’idealismo spesso non basta<br />
ma nel nostro caso abbiamo trovato il modo di trasformarlo<br />
e realizzarlo in qualcosa di valido.<br />
Chi mangia del pesce ed esclude la carne come si<br />
può definire?<br />
Non è un vegetariano ma è sulla strada potenziale<br />
per diventarlo. Anche io sono stato onnivoro. E non<br />
è che adesso mi senta migliore degli altri. Le mie figlie<br />
non sono vegetariane. Chiunque arrivi a questa<br />
teoria è frutto di una scelta.<br />
Se in futuro la invitassero a riprodurre il suo ristorante<br />
a New York o a Tokyo accetterebbe?<br />
Il Joia è un locale molto efficace per portare il mio<br />
messaggio. Per cenare qui i clienti vengono da ogni<br />
parte del mondo. Anche i ristoratori vengono a visitarci.<br />
Quindi sto in Italia.<br />
A pranzo i prezzi sono decisamente contenuti.<br />
La nostra idea è che l’ospite possa spendere dai 15 ai<br />
110 euro a seconda della sua scelta. Per molti anni il<br />
Joia è stato un posto elitario, dal punto di vista economico.<br />
Ma io trovo che la cucina che fa bene debba<br />
essere alla portata di tutti. Non vedo perché chi è<br />
ricco debba consumare tutte le energie solo perché<br />
consuma di più.<br />
82 ITA EVENTI
Stanno proliferando i supermercati biologici,<br />
qual’è la sua impressione?<br />
L’aspetto più interessante di questo momento storico<br />
che stiamo vivendo è il fatto che moltissime persone,<br />
soprattutto chi pensa profondamente, non accetta<br />
più di mangiare in un certo modo approssimativo<br />
ma vuole determinare personalmente la sua scelta.<br />
Quindi non crede più a certi messaggi della pubblicità.<br />
Le persone riflettono e grazie alla disponibilità<br />
della rete sono collegate tra loro; è una comunità che<br />
si sviluppa e diventa sempre più grande in barba a<br />
qualsiasi tentativo di contenerla. È affascinante.<br />
A proposito di web, ha postato una foto di un<br />
negozio artigianale prossimo alla chiusura<br />
scrivendo di essere rimasto colpito e commosso<br />
dall’anziana proprietaria ed invitando i suoi<br />
followers ad andarla a trovare anche solo per<br />
scambiare due chiacchiere. Anche questo piccolo<br />
esempio stigmatizza la sua differenza rispetto<br />
agli Chef tradizionali. Una grande umanità e altrettanta<br />
umiltà.<br />
È un messaggio di scambio. Io porto la mia esperienza<br />
sul web ma in questo caso ho parlato dell’esperienza<br />
di questa signora. È fondamentale l’umiltà: io<br />
commetto molti errori, sono tutt’altro che perfetto e<br />
mi metto sinceramente in gioco con il massimo delle<br />
possibilità con i limiti oggettivi che ho. Ci sono molte<br />
persone sincere conosciute da me e spesso cerco di<br />
condividere con chi mi segue questi incontri. L’ho<br />
fatto recentemente anche con un panettiere romano<br />
che incontro appena posso, vegano. Divulgare è<br />
sempre importante. È il mio fine quello di divulgare<br />
il più possibile questo mondo. Lo faccio anche attraverso<br />
i libri, l’ultimo è Il sale della vita appena pubblicato<br />
per Mondadori. Io sono convinto della grande<br />
responsabilità che ha chiunque voglia divulgare di<br />
cucina. Ciò che è successo è che ci si è disgiunti da<br />
quello che si fa; questo è un grave errore. Noi raccogliamo<br />
anche le conseguenze di quello che facciamo<br />
quindi bisogna essere molto vigili. Si è rotto il rapporto<br />
causa-effetto. Il mio lavoro nasce da una passione.<br />
Non è focalizzante ma è strumentale al mio<br />
lavoro e all’evoluzione della mia cucina. Se la mia coscienza<br />
migliora, ne beneficiano le relazioni, i tempi,<br />
i piatti. La vita è un viaggio nel quale ogni giorno ci<br />
si mette alla prova, ci si confronta. E se si è determinati<br />
si può migliorare: mi sento più equilibrato oggi<br />
a 53 anni di quando ero più giovane nel pieno delle<br />
mie forze fisiche. È un approccio spirituale e penso<br />
che la vita debba avere un senso compiuto o diventa<br />
un percorso vuoto. La sostanza dei nostri piatti<br />
è naturale: ciò che facciamo ci corrisponde. Questa<br />
naturalezza va a toccare nel profondo chi assaggia i<br />
nostri piatti. Il fatto che alcuni abbiano deviato verso<br />
l’artificialità è un errore di fondo. Chi viene da noi<br />
è predisposto al cambiamento e questo è bellissimo.<br />
Dall’infanzia alla maturità, dai viaggi in giro per il<br />
mondo alla ricerca della verità e di se stesso, dai<br />
molti incontri al vissuto in grandi ristoranti alla nascita<br />
del Joia, in questo libro Pietro Leemann racconta<br />
la sua vita e la sua formazione, che lo hanno<br />
portato a diventare uno dei più stimati e interessanti<br />
chef nel panorama italiano ed europeo. Il suo<br />
percorso si svolge attraverso una lunga esperienza<br />
personale, in cui Leemann, estimatore del buono<br />
e del giusto, ha cercato di unire il benessere fisico<br />
a quello spirituale, nell’intento di armonizzare e di<br />
unire, attraverso una cucina naturale, rispettosa<br />
dell’ambiente e di tutte le creature, anima e corpo.<br />
Una vita da viaggiatore curioso e da ricercatore,<br />
dedicata alla conoscenza e all’alimentazione come<br />
strumenti essenziali per elevarsi spiritualmente,<br />
coltivando una vita sana nel fisico, nella psiche e<br />
nel Sé. Vita e studi sono divenuti la sua cucina, non<br />
statica ma in continua evoluzione, che è diventata<br />
a sua volta motore propulsivo della sua crescita<br />
interiore. Leemann affronta anche i dubbi che lo<br />
hanno accompagnato nelle sue scelte, uno sguardo<br />
sincero e senza filtri con l’intento di acquisire<br />
una sempre maggiore rettitudine interiore. Da<br />
un vero maestro della cucina naturale, un libro<br />
per capire quali motivazioni lo hanno portato a<br />
diventare vegetariano e a occuparsi del ruolo del<br />
cibo nella nostra vita nei suoi vari aspetti, fisico,<br />
psichico ed evolutivo. Nulla avviene per caso,<br />
siamo noi che determiniamo ogni cosa attraverso<br />
quelle scelte che possono proiettarci verso vette<br />
luminose e ricche di sostanza. Un modo di mangiare<br />
che unisce e non divide, a favore della pace<br />
e della fratellanza tra tutti gli esseri.<br />
ITA EVENTI 83
Ritratti<br />
84 ITA EVENTI
L’UNIVERSO<br />
DI PIERETTA<br />
La Trattoria La Ruota ha da poco festeggiato<br />
il cinquantesimo anniversario.<br />
La tradizione della cucina toscana<br />
è rappresentata da una protagonista<br />
indiscussa. Ancora oggi felice di essere<br />
una ristoratrice.<br />
La trattoria La Ruota è il punto di partenza e<br />
il fulcro dell’attività che oggi è rappresentata<br />
dall’intero gruppo Rp, esperti nell’eccellenza<br />
dell’ospitalità con i loro hotel, agriturismo, ristoranti<br />
e catering tra Milano e la Toscana. La storia della<br />
famiglia Puccinelli, dei figli Marzia e Massimo e<br />
del babbo Romano ha nella signora Rosetta il suo<br />
centravanti di sfondamento. Una forza della natura<br />
e una persona dolcissima ma all’occorrenza vigile e<br />
determinata, capace di trascinare con il suo entusiasmo<br />
tutti i collaboratori della trattoria La Ruota<br />
a San Giuliano Milanese. Trattoria perché i ristoratori<br />
toscani hanno saputo trasmettere un’accezione<br />
nobile a questo usurato sostantivo. Trattoria quale<br />
ristorante superlativo, luogo di relazioni importanti<br />
e sano piacere del cibo; degustazione accompagnata<br />
dalla cultura dei vini del Chianti o del Brunello<br />
di Montalcino. Scelta degli ingredienti come forma<br />
suprema di meditazione. Sapori che si uniscono, si<br />
intersecano sino a giungere nel piatto. Nella Trattoria<br />
della signora Pieretta i clienti sono amici discreti,<br />
quasi parte della famiglia ma con un distacco che è<br />
rispetto della persona. Nella storia della cucina toscana<br />
un dettaglio poco esplorato è il bacino di affetto<br />
palpabile e percepibile sviluppato con la clientela:<br />
è una prerogativa tutta toscana e trova il suo<br />
zenit nella signora Pieretta. Insieme al lungimirante<br />
marito Romano sono diventati una coppia vincente:<br />
dalla Toscana si sono trasferiti a Milano, iniziando<br />
l’attività con un bar vicino al Teatro Lirico.<br />
1964-2014 50 anni del ristorante<br />
“Quando abbiamo scoperto questo posto alle porte<br />
di Milano non aveva nulla intorno, nessun edificio,<br />
fabbrica, negozi ma solo terreni in aperta campagna”<br />
racconta la Signora Pieretta, “Il locale era più<br />
piccolo di come l’abbiamo trasformato in seguito.<br />
L’ingresso è identico ad oggi ma tutto il resto è stato<br />
cambiato: pensate che c’era anche una sala da ballo”.<br />
Pieretta Puccinelli e la figlia Marzia.<br />
L’intuizione ha dato ottimi frutti: il milanese – già<br />
all’epoca – aveva voglia di fare una gita fuori città<br />
ma non troppo lontano per una proverbiale pigrizia.<br />
Asparagi, fagioli, olio, vino, fiorentina: ingredienti<br />
importati da Chiesina Uzzanese, storico borgo di<br />
intere generazioni di ristoratori, in provincia di Pistoia.<br />
Pieretta è sempre stata la cuoca in un’epoca<br />
nella quale non era neppure immaginata la figura<br />
ITA EVENTI 85
86 ITA EVENTI<br />
odierna dello Chef. Cuoca significava e significa<br />
ancora autentico amore per la preparazione dei<br />
piatti in cucina, attenzione agli acquisti, controllo<br />
dei fornitori e, soprattutto, le relazioni con i clienti,<br />
punto cruciale dell’arte del ristoratore; s’impara solo<br />
sul campo. “La clientela de La Ruota ha avuto e ha<br />
ancora oggi tantissimi personaggi celebri nel mondo<br />
dello sport, dello spettacolo. Vent’anni per tante ore<br />
al giorno, non sapevo neppure di che colore era il<br />
cielo”, prosegue Rosetta, “Adesso ci sono Marzia e<br />
Massimo, i miei figli: entrambi seguono le attività<br />
a Milano e in Toscana. Io e mio marito abbiamo lavorato<br />
tantissimo e ci siamo anche divertiti nel farlo;<br />
per loro è ancora più difficile e complicato per come<br />
vanno le cose oggi nel mondo ma sono bravissimi”.<br />
Romano, Marzia e Massimo<br />
“Il successo della Trattoria La Ruota è stato costante<br />
nel tempo” racconta Marzia, “un posto rustico, con<br />
le tovaglie a quadri. Importavano dalla Toscana gli<br />
asparagi di Pescia, l’olio, i prosciutti e, soprattutto, la<br />
carne. Se contestualizziamo l’ambiente cinquant’anni<br />
fa, in mezzo alla campagna, con i prodotti genuini<br />
e la voglia di fare dei miei genitori si può meglio<br />
comprendere le ragioni del loro successo”. Alcune<br />
persone con le quali iniziarono a collaborare prima<br />
erano delle mondine. “Oppure facevano la raccolta<br />
dei fiori, le viole mammole” interviene Rosetta.<br />
Nel 1967 dopo che la trattoria si era già ampliata per<br />
soddisfare l’afflusso della clientela, Romano – insieme<br />
ai suoi fratelli - iniziò ad investire in Toscana<br />
con un complesso chiamato Parco delle rose - a Chiesina<br />
Uzzanese -, comprendente il ristorante Trenino,<br />
una sala da ballo, una gelateria e una piscina. Nel<br />
periodo degli anni settanta la sala da ballo chiamata<br />
Don Carlos divenne il crocevia delle più famose<br />
popstar: con l’avvento della discomusic il locale<br />
ospitò Donna Summer oltre ai cantanti più popolari<br />
quali Umberto Tozzi, Gianni Bella, Alan Sorrenti<br />
e il fuoriclasse Domenico Modugno. Solo la Bussola<br />
di Marina di Pietrasanta ha saputo sviluppare<br />
qualcosa di analogo. “Il villaggio ospitava anche<br />
la prima piscina di tutta la Valdinievole”, racconta<br />
Marzia, “mio padre dopo la cessione del complesso<br />
disse di aver venduto il suo miglior quadro. Tornando<br />
alle sue intuizioni va menzionato il Santa Barbara<br />
a Montecatini Alto, albergo e ristorante, con un<br />
menù rigorosamente di pesce. Bisogna considerare<br />
– sempre contestualizzando i tempi -, la rivoluzione<br />
di portare piatti di pesce in aperta campagna, a una<br />
clientela che non era abituata a mangiarlo. E anche<br />
le altre strutture Rp in Toscana – arrivate nel tempo<br />
– hanno goduto e ancora beneficiano del passaparola<br />
attraverso i clienti della trattoria La Ruota. Molti<br />
volevano visitare la Toscana e approfittavano per<br />
fermarsi nei nostri alberghi e ristoranti”.<br />
Una signora d’altri tempi
“In cucina abbiamo iniziato tanti anni fa a fare le<br />
paste, soprattutto la paglie e fieno. Poi la polenta col<br />
brasato e il risotto con quaglie, la carne alla brace<br />
con i cannellini. La carne chianina tagliata, battuta<br />
e cotta sul piatto” racconta Pieretta e Marzia<br />
aggiunge: “Inoltre abbiamo la nostra produzione<br />
d’olio e nella fattoria Settepassi abbiamo i pomodori<br />
e altre piccole cose ma l’idea è di sviluppare la produzione<br />
degli ingredienti direttamente dalla Toscana.<br />
La qualità è il nostro faro, è quello che i nostri<br />
clienti apprezzano più di ogni altra cosa: il mangiar<br />
bene. Non abbiamo mai risparmiato sulla spesa degli<br />
ingredienti. Intanto Andrea, il cuoco, ci porta<br />
spesso l’insalata del suo orto (sempre in Toscana),<br />
soprattutto il cavolo nero. A La Ruota non manca<br />
mai la pappa al pomodoro, il farro alla lucchese e<br />
la ribollita, insieme a molte altre zuppe”. Incalza<br />
Pieretta: “Un cliente qualche tempo fa mi disse: La<br />
ribollita come la preparate voi non me la sa fare mia<br />
moglie! Vorrei raccontare un’altra cosa che mi ha<br />
colpito: sono entrata in banca a Chiesina Uzzanese<br />
e una signora mi ha riconosciuta e mi ha chiesto di<br />
riferire anche a mio marito questa frase: le persone<br />
di questo paese che hanno lavorato con voi si sono<br />
comprate tutti la casa. Tra tutti i complimenti possibili<br />
questo è senza dubbio il più bello” chiosa Rosetta,<br />
“Il ristorante nonostante il grande impegno è un<br />
ambiente pieno di calore e le relazioni con i clienti<br />
che ti regalano i fiori, ti restituiscono l’affetto e ti<br />
ringraziano di cuore ti fanno sorridere e dimentichi<br />
la fatica. Tutto questo mi rende felice”. (g.b.)<br />
Trattoria La Ruota<br />
Via Roma, 57 - 20098 San Giuliano Milanese (MI)<br />
Tel. 02.98 48 394 / Fax. 02.98 24 1984<br />
laruota@rphotels.com - www.rphotels.com<br />
ITA EVENTI 87
Food<br />
“PROFUMO D’ITALIA”<br />
IL BELPAESE<br />
RACCONTATO AI TEDESCHI<br />
Nel libro di storie brevi “Profumo d’Italia” la scrittrice giornalista Valeria Vairo racconta in venti<br />
storie senza tempo al pubblico tedesco con grande ironia, sensibilità e tenerezza difetti e pregi<br />
degli italiani: pasticcioni, simpatici, un po’ maldestri ma sempre affascinanti di Valeria Vairo<br />
In ogni cultura quando si<br />
guarda il diverso lo si fa attraverso<br />
lo stereotipo. Non a<br />
caso si dice: “Gli italiani stimano<br />
i tedeschi ma non li amano e<br />
i tedeschi amano gli italiani ma<br />
non li stimano”, e spesso è proprio<br />
così. L’Italia è ancora vista come<br />
“il paese della Dolce vita”, è ancora<br />
amata come meta turistica,<br />
altrettanto apprezzata e diffusa è<br />
la cucina italiana, ormai la seconda<br />
per importanza in Germania<br />
dopo quella locale, e così la moda<br />
e la nostra creatività. Ma esistono<br />
anche cliché negativi: l’italiano<br />
come fanfarone, inaffidabile e<br />
poco organizzato è un’immagine<br />
abbastanza diffusa, anche perché,<br />
purtroppo viene troppo spesso<br />
confermata dai nostri fatti di cronaca<br />
riportati dai media tedeschi.<br />
Diciamo che da qualche anno si<br />
percepisce una grande sfiducia nel<br />
nostro Paese. Il mio libro contiene<br />
racconti accompagnati da informazioni<br />
giornalistiche sul Belpaese.<br />
I tedeschi sono curiosi di tutto<br />
quello che riguarda l’Italia. Ho<br />
voluto giocare io stessa con alcuni<br />
stereotipi con l’intenzione però di<br />
superarli in seconda battuta e creare<br />
empatia tra il lettore e i miei<br />
personaggi. Solo così, superando<br />
il pregiudizio si può creare una<br />
vera comunicazione e comprensione<br />
tra culture diverse qualunque<br />
esse siano. Un libro quindi<br />
per aiutare i tedeschi a superare gli<br />
stereotipi giocando con essi.<br />
L’Italia che mi è rimasta nel cuore,<br />
l’Italia del mare, del sole e degli<br />
affetti. Credo che ogni emigrato<br />
a un certo punto si accorga che il<br />
suo Paese gli manca. Non succede<br />
subito, perché nei primi anni sei<br />
concentrato a integrarti nel luogo<br />
che ti ospita, imparare la lingua<br />
ma non solo, imparare le regole<br />
non scritte, gli atteggiamenti<br />
accettati o meno, adeguarti alla<br />
mentalità. Questo tipo di integrazione<br />
assorbe tantissime energie,<br />
solo quando questo primo passo<br />
è compiuto, e può durare anni,<br />
ti tranquillizzi e inizi a pensare...<br />
in quel momento mi sono accorta<br />
di quanto l’Italia mi mancasse e<br />
non ho potuto fare altro che scrivere.<br />
I racconti non sono collocati<br />
in un preciso momento storico,<br />
sono semplicemente schizzi di<br />
scene italiane legate alla quotidianità<br />
del nostro paese, come<br />
il prendere il caffè, l’abbronzarsi<br />
in spiaggia, ma anche il rapporto<br />
con la religione e la famiglia. Ho<br />
potuto scrivere il libro da quello<br />
che definisco un “osservatorio<br />
privilegiato”: essendo italiana e<br />
vivendo in Germania, sono abbastanza<br />
italiana per capire e amare<br />
la mia gente, ma anche abbastanza<br />
“straniera” per vederne i difetti,<br />
le incongruenze, le esagerazioni<br />
per poterci anche ridere sopra. I<br />
miei genitori sono entrambi pugliesi<br />
e si sono trasferiti da oltre<br />
cinquant’anni a Como. Io sono<br />
nata a Como ma la mia vita si è<br />
svolta in “un mondo di mezzo“<br />
(uso questa definizione da prima<br />
“Profumo d’Italia - Ein Hauch<br />
Italien” (Deutscher Taschenbuch<br />
Verlag). Dal prossimo numero Valeria<br />
Vairo commenterà episodi del suo<br />
“Vivere in un mondo di mezzo”<br />
tra la Germania e l’Italia<br />
dei fatti di cronaca criminale su<br />
Mafia capitale che l’hanno resa<br />
negativa). Non ero del Sud ma<br />
non ero neanche del Nord e ora<br />
non sono tedesca ma neanche più<br />
tanto italiana.<br />
Il vivere in questo “mondo di<br />
mezzo“ dà la possibilità di essere<br />
un osservatore più oggettivo delle<br />
realtà in cui ci si trova e questo è<br />
a mio parere un grandissimo vantaggio<br />
per affrontare la vita. Si ha<br />
la possibilità di prendere dalle diverse<br />
culture che si vengono a conoscere<br />
quello che è più giusto per<br />
se stessi e di allontanare gli aspetti<br />
che non piacciono in una costante<br />
crescita personale.<br />
88 ITA EVENTI
Valeria Vairo, vive dal 2000 a Monaco di Baviera dove lavora<br />
come giornalista e direttrice di una <strong>rivista</strong> per la ristorazione italiana<br />
in Germania. Nel marzo dello scorso anno ha debuttato come<br />
scrittrice. Il suo primo libro Profumo d’Italia, in versione bilingue<br />
(italiano-tedesco), è un successo editoriale che ha stimolato ma<br />
anche confermato l’interesse dei lettori tedeschi per il Belpaese e<br />
per il nostro modo di vivere e di essere. Un libro pieno di ironia,<br />
che aiuta i tedeschi a capire come siamo noi italiani e noi italiani a<br />
guardarci dall’esterno.<br />
“Aroma di Caffe”, estratto dal<br />
libro Profumo d’Italia<br />
Anche nonno Leo beveva il caffè.<br />
Ma in America, dove aveva vissuto,<br />
aveva imparato a berlo in un<br />
modo tutto speciale, raccontava.<br />
I nipotini non lo potevano nemmeno<br />
assaggiare il caffè di nonno<br />
Leo. “C’è dentro il whisky!” dicevano<br />
con gli occhioni sbarrati,<br />
come se anche il solo pronunciare<br />
la parola potesse avere conseguenze<br />
terribili. Nessuno sapeva esattamente<br />
cosa avrebbe potuto fare<br />
così male ai piccoli che non avrebbe<br />
fatto male anche al nonno, ma<br />
lui, per spaventarli, li minacciava<br />
con profezie di ferite sanguinanti<br />
e contorcimenti di budella se<br />
si fossero soltanto “azzardati”<br />
(questo verbo, pronunciato solennemente<br />
con l’indice alzato gli<br />
piaceva tanto) a bere un piccolissimo<br />
sorso del pericoloso elisir. La<br />
famiglia si riuniva a casa di nonno<br />
Leo in estate. Anche i nipotini,<br />
che vivevano al nord, durante i<br />
tre mesi di vacanze scolastiche<br />
andavano dai nonni al sud dove,<br />
insieme agli altri cuginetti, trascorrevano<br />
indimenticabili momenti<br />
di gioco e di calore familiare,<br />
e respiravano aria di mare e<br />
di allegria. In quei pomeriggi d’estate<br />
l’afa era soffocante. Nel sud<br />
Italia, durante la stagione calda,<br />
le ore del pomeriggio che vanno<br />
dall’una alle tre sono ore morte.<br />
È il momento della “controra”.<br />
Sono ore in cui l’asfalto si scioglie<br />
sotto i raggi a picco del sole<br />
impietoso e i muri bianchi delle<br />
case riflettono la luce abbagliante<br />
quasi a voler espellere quell’aria<br />
cocente che brucia occhi e pelle.<br />
Anche le pietre che lastricano le<br />
vie diventano bollenti e qualche<br />
cane randagio cerca inquieto un<br />
angolo d’ombra dove rifugiarsi e<br />
potersi finalmente rinfrescare. Le<br />
strade sono deserte, le persone si<br />
guardano bene dal lasciare le case<br />
e si abbandonano a un’atmosfera<br />
di stordimento, di oblio collettivo.<br />
Anche nonno Leo e la sua<br />
famiglia in quelle ore rimanevano<br />
a casa. Le finestre erano socchiuse,<br />
le persiane verde bottiglia<br />
regalavano frescura. I bambini<br />
passavano il tempo cercando di<br />
sorprendere con l’acchiappamosche<br />
quelle scocciatrici estive dai<br />
grandi occhi che, intrufolatesi<br />
in qualche modo nella fitta rete<br />
delle zanzariere alle finestre, speravano<br />
di scampare all’afa, ignare<br />
del destino altrettanto crudele<br />
che le attendeva. Dopo pranzo le<br />
donne di casa erano indaffarate<br />
a pulire, sparecchiare, scopare e<br />
lavare i piatti, cinguettando tra<br />
loro gli ultimi pettegolezzi e novità;<br />
i bambini aiutavano senza fare<br />
troppo rumore perché il nonno<br />
era andato a riposare. Solo al suo<br />
risveglio sarebbe ricominciata la<br />
vita. Finalmente, verso le quattro,<br />
il nonno si alzava e arrivava in cucina.<br />
Come era sua consuetudine<br />
si sarebbe preparato per la partita<br />
a briscola o a scala quaranta con<br />
la nonna e sua sorella, passatempo<br />
a cui era dedicato il pomeriggio.<br />
Ma prima c’era qualcosa di molto<br />
più importante…<br />
Come per incanto la cucina si<br />
impregnava improvvisa mente<br />
di un profumo speciale: nonno<br />
Leo versava il caffè appena fatto<br />
nel bicchiere di vetro e, con movimento<br />
lento e sovrano, si alzava<br />
e prendeva la bottiglia di whisky<br />
dallo sportello più alto della credenza,<br />
la apriva e ne metteva un<br />
goccio nel caffè. Il whisky per il<br />
nonno era l’America. Valentina<br />
e gli altri nipotini lo osservavano<br />
imbambolati già pregustando<br />
quel mondo lontano di cui avrebbe<br />
raccontato di lì a poco. Nonno<br />
Leo era alto e biondo, aveva gli<br />
occhi blu, la pelle così chiara da<br />
sembrare trasparente. Il suo corpo<br />
magro e compatto era testimonianza<br />
di una vita di duro lavoro.<br />
Aveva una grande cicatrice che<br />
obliqua gli tagliava il petto e la<br />
pancia e che contribuiva a conferirgli<br />
quell’alone di mistero legato<br />
ai suoi anni passati così lontano.<br />
Poi nonno Leo con le sue grandi<br />
mani prendeva Valentina, la sollevava<br />
e se la metteva a sedere sulle<br />
ginocchia; lei sapeva che stava per<br />
raccontarle delle belle storie ed<br />
era ansiosa di viaggiare con lui e<br />
con la fantasia. “Bagna solo la lingua,<br />
senti com’è buono”, le diceva<br />
all’improvviso in segreto, facendo<br />
attenzione che la nonna e gli altri<br />
nipotini non sentissero.<br />
“Ma nonno, non fa male?” sussurrava<br />
Valentina, “No, se bagni<br />
solo un po’ la lingua no” rispondeva<br />
lui in un bisbiglio. La piccola<br />
chiudeva gli occhi sporgendo lentamente<br />
le labbra, lambiva con la<br />
lingua delicatamente la bevanda<br />
magica e, non appena sentiva il<br />
bruciore dell’alcool nelle narici la<br />
tirava subito indietro. In quei pochi<br />
istanti di trasgressione autorizzata<br />
con quel sapore solo sfiorato<br />
e intuito di caffè e whisky, la piccola<br />
Valentina si sentiva grande e<br />
anche un po’ americana.<br />
www.vairo.info<br />
ITA EVENTI 89
Zapping<br />
HAIR, ARIA FRESCA<br />
Su Real Time va in onda il programma più divertente, ironico e intelligente dell’arco<br />
costituzionale televisivo. Ladies & Gentleman: Costantino Della Gherardesca.<br />
Com’è nata l’idea di portare in tv un format<br />
come Hair? Quanto ha inciso la tua persona<br />
nell’adattamento alla versione italiana?<br />
Abbiamo stravolto il format originale inglese, ma<br />
hanno apprezzato: quando c’è stata la visione alla<br />
BBC hanno riso e addirittura applaudito.<br />
Come sono stati scelti i partecipanti e qual’è, secondo,<br />
te la chiave per ottenere la vittoria?<br />
Siamo stati attenti a dare spazio a ragazzi giovani,<br />
puliti, perbene. Persone ossessionate dai capelli che<br />
vogliono seriamente intraprendere la carriera del<br />
parrucchiere. Non sono un bacchettone ma credo<br />
che in questo momento storico le persone in cerca<br />
della celebrità solipsistica, come le ragazze con i jeans<br />
stretti e l’ombelico di fuori che abbiamo visto per<br />
anni al Grande Fratello, siano fuori moda. La chiave<br />
per ottenere la vittoria è la creatività e la follia, il genere<br />
che si può trovare in una giovane inconsapevole<br />
promessa dell’arte contemporanea, per intenderci.<br />
Hai all’attivo diversi programmi per altrettanti<br />
canali televisivi. Hai rifiutato delle proposte?<br />
Cosa ti spinge ad accettare una trasmissione anziché<br />
un’altra?<br />
Ho rifiutato molte proposte che avevano a che vedere<br />
con lo “star system”; io sono contrario ad una televisione<br />
troppo liturgica. Provo una certa malinconia<br />
quando vedo i presentatori che gridano rivolgendosi<br />
ad una fantomatica platea che si estende nei salotti<br />
privati dei telespettatori.<br />
Oltre ad Hair a quale tipo di programma ti piacerebbe<br />
partecipare. Hai mai pensato a qualcosa<br />
di completamente tuo?<br />
Hair e Pechino Express hanno molta farina del mio<br />
sacco. Detto questo ho idee chiarissime su cosa<br />
vorrei fare nei prossimi anni. Il vero problema nella<br />
televisione, in quasi tutto il mondo, non sono i programmi<br />
di intrattenimento, bensì quelli di servizio<br />
pubblico. Fa più disinformazione un programma sul<br />
pattinaggio o un telegiornale? Continuano a proporci<br />
una visione del mondo come un posto ostile,<br />
pericoloso. Secondo me un programma divulgativo<br />
avente oggetto le altre culture, come succedeva con<br />
leggerezza durante il “viaggio” di Pechino Express,<br />
potrebbe rappresentare la realtà quotidiana dei paesi<br />
islamici, africani… e sovvertire l’immaginario pessimista<br />
e xenofobo che ci impongono.<br />
Non appena sarai libero da questo impegno cosa<br />
ti piacerebbe fare? Un libro? Partecipare a un<br />
92 ITA EVENTI
film? Un disco magari?<br />
Il mio interesse principale, oltre la televisione, è la<br />
musica. Ho un programma su Radio2 chiamato<br />
Acapulco, nel quale metto musica emergente africana,<br />
giamaicana, sudamericana. È sempre interessante<br />
proporre, senza il filtro della critica occidentale, i<br />
fenomeni culturali degli altri paesi.<br />
Sei entrato di diritto tra coloro che hanno saputo<br />
innovare un linguaggio televisivo stagnante.<br />
Se dovessi fare una tabella in una lavagna con i<br />
buoni e i cattivi, innovatori e conservatori, chi ci<br />
scriveresti?<br />
Tra i buoni ci metterei: Alessandro Cattelan, Victoria<br />
Cabello, Pif, Federico Russo. Tra i conservatori ci<br />
metterei tutti quelli che tengono in piedi la televisione<br />
che cavalca le emozioni primarie dei telespettatori<br />
e dei poveri cristi che partecipano ai loro programmi.<br />
Penso che i miei gusti personali siano irrilevanti<br />
e che nell’intrattenimento tutto sia lecito, quindi<br />
metterei tra i cattivi solo i direttori dei telegiornali.<br />
Eccetto forse Enrico Mentana. Amo molto anche<br />
Gad Lerner: è un uomo civile, beneducato e simpatico.<br />
Un caso più unico che raro nella nostra tv.<br />
Quanto ha cambiato, nel tuo modo di valutare la<br />
tv, l’approccio con Chiambretti?<br />
Piero ha un talento eccezionale, una mente velocissima:<br />
tutto quello che so sui tempi televisivi l’ho imparato<br />
da lui. Gli sono molto riconoscente.<br />
L’ironia è molto difficile da trovare nei palinsesti<br />
attuali. Se tu avessi la bacchetta magica come<br />
direttore della Rai o di Mediaset quali cambiamenti<br />
immediati metteresti in moto?<br />
Con la bacchetta magica privatizzerei quasi tutti i<br />
canali Rai. Terrei la radio, ed un paio di canali televisivi<br />
la cui linea editoriale sarebbe simile a PBS<br />
negli Stati Uniti, ma un filino meno noiosa. Ci sarebbero<br />
anche dei programmi di satira e dei telegiornali<br />
completamente liberi dal controllo della politica.<br />
L’incantesimo a Mediaset non sarebbe da meno:<br />
le donne tutto ad un tratto si ritroverebbero vestite<br />
Jil Sander e, assieme agli uomini, sarebbero truccate<br />
due tonalità più chiare.<br />
Quali sono i tuoi svaghi preferiti nel tempo libero?<br />
Sono molto solitario. Non ho svaghi, al massimo<br />
vado al ristorante.<br />
Qual’era il tuo sogno da bambino? Cosa avresti<br />
voluto fare “da grande”?<br />
Da bambino avevo solo una missione: mangiare<br />
dolci. Il mio sogno era fare la pubblicità delle merendine,<br />
la cui azienda mi avrebbe foraggiato con<br />
scatoloni dei loro prodotti. Vedevo i ragazzini che<br />
pubblicizzavano il cioccolato Kinder come inarrivabili,<br />
grazie a loro ho imparato a rosicare. (g.b.)<br />
ITA EVENTI 93
Web<br />
Shop online: KITSUNÉ<br />
Kitsuné è una factory: etichetta discografica, promoter<br />
di eventi e Maison di moda di Parigi. È nata nel 2002<br />
da un’idea di Gildas Loaëc e da Masaya Kuroki. Il loro<br />
band esporta vestiti in oltre 300 negozi in tutto il mondo<br />
e pubblica vinili e cd oltre ad organizzare dj set e<br />
concerti. Gildas, è la mente per la parte musicale; è un<br />
ex collaboratore dei Daft Punk. Masaya è uno stilista.<br />
kitsune.fr<br />
ITA EVENTI 95
Notes<br />
KIDS DESIGN WEEK<br />
La settimana milanese dedicata al design ha – a sorpresa – anche un evento<br />
dedicato ai più piccoli.<br />
Con la Kids Design Week si<br />
può partecipare agli workshop<br />
di Sanks realizzati<br />
dal collettivo olandese KruxAmsterdam,<br />
saltare sui mobili volutamente<br />
sproporzionati di Lago,<br />
creare sculture con Stick-lets,<br />
gareggiare con i passeggini di<br />
Bugaboo o perdersi in una città<br />
di triangoli creata con Tukluk. E<br />
molto altro ancora. Così, fare cultura<br />
per Kids Design Week è da un<br />
lato esporre e promuovere ciò che<br />
di meglio c’è sul mercato, dall’altro<br />
permetterne un’esperienza un<br />
po’ sregolata rispetto agli standard<br />
di una fiera e di un museo<br />
e per questo altrimenti preziosa.<br />
A KDW partecipano anche, tra<br />
gli altri: Kalon Studio, Dearkids,<br />
Policosmos, Affinità Moderne,<br />
My Prototype, Afilii, L&Z,<br />
Richard Lampert, Moluk, Parsprototo,<br />
Pliet, Charlie Craine,<br />
protipi di Giulio Iacchetti, Paolo<br />
Ulian, Matteo Ragni, esperimenti<br />
di Francois Dumas, Erasmus<br />
Scherjon, Ghero Asmut. Inoltre,<br />
nell’ambito di KDW, il Museo<br />
Nazionale della Scienza e della<br />
Tecnologia proporrà nella sua<br />
Tinkering Zone un workshop per<br />
designer e professionisti su giocattoli<br />
e nuove tecnologie open source<br />
in cui sperimentare un modo<br />
diverso di progettare oggetti e far<br />
nascere nuove idee. KDW nasce<br />
dalla collaborazione tra il Museo<br />
della Scienza e della Tecnologia,<br />
Uovokids e Actant Visuelle. Con<br />
il sostegno del Consolato Olandese,<br />
la sponsorizzazione tecnica<br />
di Jannelli&Volpi e il contributo<br />
di Regione Lombardia e Unioncamere<br />
Lombardia.<br />
MUSEO NAZIONALE DELLA<br />
SCIENZA E DELLA<br />
TECNOLOGIA<br />
“LEONARDO DA VINCI”<br />
Ingresso Via Olona 6/BIs Milano<br />
14 APRILE: ORE 11-20<br />
15 APRILE: ORE 11-21<br />
(AFTER-noon-PARTY ORE 16)<br />
16 APRILE: ORE 11-17<br />
17 E 18 APRILE: ORE 11-20<br />
19 APRILE: ORE 11-18<br />
www.kidsdesignweek.it<br />
96 ITA EVENTI