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SPECIALE DESIGN<br />

FABIO NOVEMBRE vs SETTIMIO BENEDUSI<br />

Lorenzo Palmeri Wim Wenders Pietro Leeman<br />

Linus Roberto Bolle<br />

n.9


Sommario<br />

fabio novembre vs settimio benedusi, 18<br />

lorenzo palmeri, 32<br />

wim wenders, 37<br />

linus, 46<br />

lorenzo bianchi hoesch, 59<br />

roberto bolle, 62<br />

saturnino, 68<br />

pietro leeman, 80<br />

pieretta puccinelli, 84<br />

costantino della gherardesca, 92<br />

moda, 8 design week, 16 musica, 45 elita, 52 arte, 56 cinema, 65<br />

libri, 70 notes, 72/96 viaggiare, 76 profumo d’italia, 88<br />

www.itaeventi.it<br />

www.facebook.com/itaeventi<br />

twitter.com/itaeventi<br />

Iscritta con l’autorizzazione del Tribunale<br />

di Milano al numero 335 del 25/10/2013<br />

Direttore responsabile<br />

guido biondi<br />

Art director<br />

massimiliano pallai<br />

n.9<br />

Hanno collaborato a questo numero:<br />

bruno quiriconi, valeria vario,<br />

armando costantino<br />

Editore - Concessionaria di Pubblicità<br />

MediaAdv s.r.l.<br />

Vi A. Panizzi, 6 - 20146 Milano<br />

Tel. +39 02 43986531<br />

info@mediaadv.it<br />

www.mediaadv.it<br />

Stampa<br />

Mediaprint s.r.l.<br />

Via Brenta, 7<br />

37047 San Giovanni Lupatoto (Vr)<br />

finito di stampare aprile 2015


Editoriale<br />

Quello che avete tra le mani è un manufatto completamente rinnovato – nella<br />

grafica, nei contenuti, nella distribuzione ma soprattutto nello spirito – con<br />

una piccola ambizione: unire il piacere della lettura alla curiosità di conoscere<br />

gli eventi più stimolanti nelle nostre città. È stato realizzato in contemporanea<br />

con lo sbocciare dei ciliegi. Ogni artista di qualunque declinazione, fotografo,<br />

regista, designer, chef, compositore coinvolto ha contribuito con spunti e idee<br />

alla sua realizzazione: è e sarà la nostra inedita redazione. C’è un filo rosso<br />

tra tutti i servizi proposti: il design in tutte le sue sfumature, dalle creazioni<br />

vegetariane di Pietro Leeman alla danza di Roberto Bolle; dall’architetto di<br />

RadioDeejay, Linus, alle icone a tutto tondo Saturnino e Costantino Della<br />

Gherardesca. I protagonisti di questo numero, oltre a voi lettori, non sono<br />

casuali; sono le eccellenze ciascuno nel proprio ambito professionale, tutti legati<br />

da un profondo gusto estetico, uno sguardo diverso e profondo, una visione<br />

obliqua. Troverete il concetto di alterità espresso dal designer Lorenzo Palmeri,<br />

dal compositore emergente Lorenzo Bianchi Hoesch e dal grande regista Wim<br />

Wenders. E, soprattutto, nel servizio di copertina dedicato a Fabio Novembre<br />

e Settimio Benedusi, due numeri uno nel design e nella fotografia. Nel nostro<br />

ipotetico ring si sono confrontati in una conversazione-manifesto delle loro idee,<br />

attraverso un flusso di coscienza. Il tema della loro collaborazione è il corpo<br />

femminile, la musa ispiratrice. Si parla anche di audience, un tema attuale<br />

collegato ai social network e l’ossessione ai follower. Qual è il committente<br />

ideale? Essere irrilevanti sembra essere la preoccupazione del nostro tempo.<br />

Durante la lavorazione del numero ho letto il libro La fonte meravigliosa<br />

di Ayn Rand, il cui protagonista è Howard Roark, un architetto non incline<br />

ai compromessi, alla corruzione dell’anima; piuttosto di correggere un suo<br />

progetto preferisce lavorare nelle cave di marmo. L’indomito Roark dovrebbe<br />

essere il vero eroe dei nostri tempi, un ideale da inseguire. La sua filosofia si<br />

rivela in questa semplice frase: “Questo è quello che volevo perché fa piacere a<br />

me, non perché costringe i miei simili a guardarmi a bocca aperta”. (g.b.)<br />

ITA EVENTI<br />

7


Moda&Accessori<br />

SPRING AFFAIR<br />

Luca Larenza<br />

Collezione P/E 2015<br />

- www.lucalarenza.com<br />

8<br />

ITA EVENTI


Leitmotiv<br />

T-Shirt in cotone con applicazione in seta fantasia - www.leit-motiv.com<br />

O.X.S Sneaker in pelle, fondo gomma - www.oxs.com<br />

ITA EVENTI 9


Eton - www.nathaliejean.com<br />

Cravatta in seta stampata<br />

Camicia in twill di cotone fantasia palme<br />

collo estremo alla francese, polsini a contrasto<br />

10 ITA EVENTI


Abito lungo in organza con ricamo arricchito da cinture e colletto, in cotone e con ricami<br />

Vivetta<br />

Collezione P/E 2015 - www.vivetta.it<br />

ITA EVENTI 11


E’ con un antico disegno di botanica che Nice Things sceglie di celebrare l’Earth day<br />

del 22 aprile 2015. Mezza manica, forme morbide, scollo rotondo: un capo leggero<br />

da indossare come omaggio alla Terra e alle sue più antiche e solide radici.<br />

Jungle Mini<br />

Nathalie Jean<br />

Tutti i pezzi sono fatti a mano nel suo laboratorio, sono pezzi unici, edizioni limitate.<br />

La boutique Nathalie Jean si trova in via Solferino 48, Milano in zona Brera<br />

www.nathaliejean.com<br />

12 ITA EVENTI


Damiani Collezione Anima<br />

Collana/spilla in oro bianco con diamanti, zaffiri azzurri e acquamarina<br />

www.damiani.com<br />

Berwich Pantaloni di cotone con fantasia<br />

floreale ed interni a contrasto.<br />

www.berwich.com<br />

ITA EVENTI 13


Il filo conduttore della collezione è un viaggio che parte dalle spiagge di Malibu, percorre<br />

Alysi Collezione P/E 2015<br />

il famoso molo di Santa Monica e raggiunge lo zoo di San Diego, tramonti e scorci di oceano.<br />

www.alysi.it<br />

Sandali Alesya by Scarpe&Scarpe<br />

www.scarpescarpe.eu<br />

14 ITA EVENTI


Particolare ciondolo ed orecchini Collezione Polpo in oro bianco e rosa 18 kt con diamanti<br />

Massimo Izzo Jeweler<br />

taglio a brillante, corallo moro provenienza Giappone e turchese naturale. Pe zi Unici.<br />

www.massimoizzo.com<br />

Coccinelle P/E 2015 Maxi Clutch Vitello Stampa Alce<br />

www.coccinelle.com<br />

ITA EVENTI 15


SALONE DEL MOBILE<br />

E EVENTI FUORISALONE.<br />

BENVENUTI NELLA<br />

DESIGN WEEK DI MILANO.<br />

Salone del Mobile<br />

Il Salone del mobile di Milano non ha bisogno<br />

di presentazioni. Da diversi anni contende, con<br />

il mondo della moda, quella definita dagli insiders<br />

la settimana più di tendenza dell’anno. Merito<br />

soprattutto degli eventi Fuorisalone, della creatività<br />

scatenata intorno ad ogni store, piccolo negozio, atelier:<br />

con la primavera sbocciano nella città le installazioni<br />

degli artisti, i dj set, i colori, le anteprime degli<br />

oggetti di design. E tutto questo a disposizione non<br />

solo degli addetti ai lavori ma di ogni curioso in giro<br />

per Milano. Nelle pagine seguenti troverete il programma<br />

di Elita, la manifestazione ormai consolidata<br />

durante la settimana del Salone del mobile con i<br />

migliori artisti e Dj del pianeta. Itaeventi vi propone<br />

alcuni appuntamenti dal 14 al 19 aprile della Tortona<br />

Design Week. Sono solo alcuni highlits di un<br />

percorso vario e variopinto tutto da scoprire. Buon<br />

divertimento.<br />

TORTONA DESIGN WEEK 2015<br />

Sarà l’immancabile punto di riferimento del prossimo<br />

Fuorisalone; il distretto che per primo ha raccolto<br />

attorno agli affascinanti spazi ex industriali<br />

che popolano la zona, i più importanti brand del<br />

design italiano e internazionale, insieme a progettisti<br />

di fama, giovani talenti, incubatori che ne fanno da<br />

sempre una destinazione attesa e visitata da migliaia<br />

di persone. E’ un circuito di grande vitalità quello<br />

che si snoda tra via Savona, via Tortona e via Forcella<br />

durante tutto l’anno e ancora di più nella settimana<br />

del Fuorisalone. L’anima industriale che rappresenta<br />

il dna naturale di questo territorio abbraccia così<br />

il design, diventando il punto d’incontro ideale fra<br />

produzione e fermento creativo, alla scoperta delle<br />

ultime novità svelate dalle aziende, ma anche la<br />

vetrina più ambita per i giovani designer e il luogo<br />

di ispirazione per tantissimi appassionati e visitatori<br />

curiosi di scoprire i trend più innovativi. Tra le principali<br />

presenze internazionali di quest’anno vi sono,<br />

tra gli altri: una grande collettiva del miglior design<br />

cinese, a firma del colosso di furniture design Red<br />

Star Macalline negli spazi di Superstudio Più insieme<br />

alla collettiva di artisti e designer Islamopolitan<br />

(Islam + Cosmopolitan) del Maraya Art Centre di<br />

Sharjah, Capitale della Cultura Islamica nel 2014;<br />

nell’Ex-Ansaldo lo stile provocatorio e punk dei Designers<br />

Block inglesi convive con il design francese<br />

nelle due esposizioni di France Design dedicate a<br />

designer di primo piano ed emergenti; all’Opificio<br />

31 Rio+Design propone le tendenze che animano la<br />

ricerca del design brasiliano. All'interno dello spazio<br />

Vetraio, un collettivo di giovani talenti irlandesi<br />

Irish Design 2015 si presenta per la prima volta al<br />

Fuorisalone milanese. I creativi olandesi di Tuttobene<br />

partecipano anche quest’anno al circuito di Tortona<br />

con il progetto curatoriale Meet & Matter in<br />

Via Novi, per svelare i passaggi del processo creativo<br />

alla base del prodotto finale. Dopo il successo della<br />

scorsa edizione al 58 di Via Tortona ritorna inoltre<br />

Tokyo Design Week, che presenta la creatività di<br />

Tokyo applicata al Design, all’Arte, alla Moda, alla<br />

Tecnologia e al Cibo.<br />

www.tortonadesignweek.com<br />

16 ITA EVENTI


GLI EVENTI IN PROGRAMMA<br />

VIA TORTONA 15 | HOTEL MAGNA PARS SUITES MILANO - EVENT SPACE<br />

#26 Motivi per fare Arte è un concorso nato dall’idea di Vittorio Gucci per valorizzare le espressioni artistiche<br />

di tanti giovani che non trovano supporto dalle istituzioni e dagli enti culturali. La Giuria, presieduta da Vittorio<br />

Sgarbi, ha selezionato e decretato 26 vincitori che verranno premiati durante un grande evento presso il Magna<br />

Pars Event Space.<br />

VIA TORTONA 20 | ASUS DESIGN CENTER<br />

Il progetto di quest’edizione è firmato dall’ASUS Design Center: l’esibizione dal titolo ZENsation trae origine dalla<br />

filosofia Zen, tema ispiratore di gran parte della più recente produzione firmata Asus.<br />

VIA TORTONA 32 | LEXUS<br />

Lexus presenterà A journey of the Senses, un’installazione preparata in collaborazione con il designer Philippe<br />

Nigro e lo chef Hajime Yoneda, un viaggio per stimolare i sensi.<br />

VIA TORTONA 27 | SUPERSTUDIO PIÙ<br />

Superstudio Group festeggia 15 anni di protagonista del Design internazionale a Milano con il nuovo format<br />

Superdesign show - progetto evolutivo di Gisella Borioli, direzione artistica dell’architetto Carolina Nisivoccia<br />

- che prende il posto e incorpora il successo del Temporary Museum for New Design. In mostra al Superstudio<br />

Più su 10.000 mq di spazi espositivi, la più interessante produzione italiana e internazionale, ma anche progetti<br />

e proposte life-style che hanno il design come punto di partenza, per ipotizzare il presente e il futuro delle nostre<br />

case, dei luoghi del lavoro e della conoscenza, dell’habitat urbano, delle nostre vite.<br />

Salone del Mobile<br />

VIA TORTONA 31 | OPIFICIO 31<br />

L’itinerario prosegue giungendo all’Opificio 31, village espositivo dove un tempo vivevano attività manifatturiere,<br />

in parte ancora esistenti dove saranno presenti LEFF Amsterdam, Graypants, Peugeot, NLXL, Kosho Ueshima,<br />

Città Castello Designed to be Authentic, SEE with MIDO, Rio+Design, Contemporary Mood e Livingooh.<br />

VIA TORTONA 54 | DESIGN CENTER EX-ANSALDO<br />

France Design promuoverà il design francese con due esposizioni: VIA Design 2015 dove saranno presentati 14<br />

prototipi, pronti per la produzione, nell’ambito furniture e lighting creati da 12 designer emergenti; la seconda<br />

mostra Talents & Economy proporrà una riflessione sul ruolo del design e sulla sua funzione di creare un valore<br />

aggiunto in termini di funzionalità, estetica ed emozionalità, attraverso un’esposizione di 80 oggetti di uso quotidiano<br />

appartenenti a diversi settori, creati da brand di riferimento, designer francesi di primo piano ed emergenti.<br />

VIA TORTONA 58 | TOKYO DESIGN WEEK<br />

In Via Tortona 58 sarà presente Tokyo Design Week che esplora i vari ambiti creativi e le contaminazione tra<br />

essi. Dopo il successo dell’anno scorso, l’evento presenterà la creatività di Tokyo applicata al Design, all’Arte, alla<br />

Moda, alla Tecnologia e al Cibo a cui quest’anno si aggiungono anche il Cool & Kawaii, l’ Edo & Tokyo al fine<br />

di attrarre diversi target di visitatori e per affermare questa creatività anche nella preparazione per le Olimpiadi<br />

di Tokyo del 2020.<br />

VIA SAVONA 35 | MOOOI, WHIRLPOOL, SCALO MILANO, STONE ISLAND, SIA, COTTO<br />

Anche quest’anno, nel bellissimo spazio di Via Savona 56 sarà presente Moooi, per stupirci con le creazioni e le<br />

installazioni del famoso designer Marcel Wanders. In Via Savona 35 si potrà assistere all’evento di Whirlpool,<br />

The Experience of Design<br />

VIA VIGEVANO 39 | HANS BOODT ITALIA<br />

Hans Boodt Italia, realtà leader nei manichini da esposizione con prodotti a cavallo tra moda e design, inaugura<br />

il nuovo showroom di circa 400 mq in via Vigevano 39.<br />

ITA EVENTI 17


Cover<br />

FABIO NOVEMBRE<br />

vs<br />

SETTIMIO BENEDUSI<br />

Sul ring di Itaeventi il grande designer e il grande fotografo si confrontano, scontrano,<br />

osservano, raccontano. In realtà sono amici di lunga data e collaborano spesso alla<br />

realizzazione delle proprie idee.Senza filtri, il microfono è acceso, tutto nasce<br />

dal corpo della musa, la donna.<br />

F: Fabio Novembre S: Settimio Benedusi Vfc: Voce fuori campo<br />

F Entrambi consideriamo il corpo nudo di una donna<br />

la massima aspirazione per un uomo. Ma questo<br />

traendolo dalla tradizione classica, la musa ispiratrice<br />

e la prostituta adagiata sul divano e trasformata<br />

nella Venere di turno, nella Dea da adorare. Questa<br />

assoluta passione per il corpo femminile ci ha sempre<br />

accomunato e ci accomunerà sempre e sarà il<br />

registro di tutta questa nostra conversazione. La illustreremo<br />

con immagini che ci vedono coinvolti su<br />

progetti comuni ma che hanno sempre, comunque,<br />

il corpo della donna come nucleo centrale, come<br />

minimo comune denominatore.<br />

Vfc Questo è il punto di partenza e il vostro connubio.<br />

F Si. Credo che un po’ si sia persa questa prospettiva<br />

del nudo femminile così forte nella storia dell’arte.<br />

Pensa quando Gustave Courbet viene fuori nel 1866<br />

con L’origine Du Monde… Io l’ho proposto una decina<br />

di anni fa come grande parete di mosaico di<br />

una discoteca e i clienti, persone non particolarmente<br />

ferrate sulla storia dell’arte, commentavano<br />

in questo modo: “Fabio ma questa è un’immagine<br />

pornografica”. Un’immagine del 1866... conservata<br />

al Museo d’Orsay di uno dei più grandi artisti francesi<br />

dello scorso secolo.<br />

S C’è stata recentemente una polemica su Facebook:<br />

la presenza di un post con quel quadro è bastata<br />

a bandire il profilo dell’utente. È stata fatta una causa<br />

alla società di Facebook affinché il quadro possa<br />

essere regolarmente pubblicato e, in giudizio, sarà<br />

competente il Tribunale di Parigi.<br />

F Facciamo una cosa molto semplice, un ragiona-<br />

18 ITA EVENTI


mento: sono abbastanza ossessionato dal concetto di<br />

nudità. Ma se risaliamo alle parole della Bibbia sappiamo<br />

che Adamo ed Eva erano nudi ed erano felici.<br />

Tutto il concetto del pudore nasce con il peccato<br />

originale. Hai bisogno di coprirti mentre prima era<br />

tutto naturale. Allora riportiamo il concetto ai nostri<br />

tempi: nell’ottocento c’è il trionfo del nudo femminile<br />

– pensiamo anche a Déjeuner sur l’herbe di<br />

Manet –, ci sono delle persone che stanno facendo<br />

un picnic in una foresta e una di loro è nuda. Il messaggio<br />

è fortissimo. È quanto di più naturale, istintivo<br />

ci possa essere. Oggi, invece, i social network,<br />

gestiti da ragazzi giovani cresciuti in questi anni,<br />

aboliscono il nudo. Questo perché? Cerchiamo di<br />

capirlo. Non credo che il capo di Facebook Mark<br />

Zuckerberg sia un cretino. C’è solo da constatare<br />

che il porno dilaga. Ma tra il porno e il nudo c’è una<br />

differenza enorme. La nudità non va temuta. E anche<br />

sul porno ci sarebbe veramente da rivedere tutto.<br />

Il sesso è gioia. Il sesso è una danza. Se noi cerchiamo<br />

di guardarlo con occhi diversi, il sesso è la cosa<br />

più naturale del mondo. È un inno alla vita. È una<br />

danza che fa nascere quel seme che diverrà persona.<br />

Quanto di più bello? Poi volgarizzare, purtroppo, è<br />

sempre un problema culturale. Ormai non divido<br />

più le persone in stronzi, bravi, bastardi. Io parlo<br />

sempre di livelli di coscienza. Se tu parli di livelli di<br />

coscienza molto bassi, il porno è veramente orrendo.<br />

Ma se i livelli di coscienza sono alti persino il porno<br />

può essere una cosa meravigliosa. Pensiamo a Made<br />

In Heaven di Jeff Koons. Jeff sceglie Ilona Staller, la<br />

diva porno di quel momento storico, il 1990; ci fa<br />

un’opera nella quale l’artista – Koons appunto – si<br />

unisce al corpo nudo della pornostar di turno e tra<br />

l’altro fanno anche un bambino. Il piccolo Ludwig<br />

che nasce da quell’unione. Poi loro si sono divisi,<br />

con una battaglia legale per l’affidamento, ma resta<br />

– lasciando perdere tutto quello che è successo<br />

dopo tra di loro – questa grande intuizione dell’artista<br />

contemporaneo più esposto e famoso del nostro<br />

tempo: sceglie la pornostar e la trasforma nella sua<br />

Eva. E si ricostruisce un paradiso nel 1990, al nostro<br />

tempo. Credo che il corpo nudo femminile, musa<br />

ispiratrice di due maschi quali io e Settimio siamo,<br />

sia la cosa più naturale del mondo. Io, ad esempio,<br />

dietro la mia scrivania ho opere erotiche di Rankin<br />

a destra e David Bailey a sinistra, in mezzo c’è Mario<br />

Schifano: è ispirazione continua. Nel 1999, appena<br />

fidanzato con colei che è diventata mia moglie,<br />

ho fatto un ritratto di famiglia rappresentante me<br />

stesso intento a praticarle un cunnilingus. In una<br />

cornice barocca. Ha viaggiato tantissimo come immagine.<br />

Ed è ancora esposta nella nostra camera da<br />

letto. E le mie bambine la vedono. È purezza, naturalità.<br />

Senza senso del peccato. Vogliamo ignorare,<br />

dribblare – ma con coscienza e cultura – lo stupido<br />

senso del peccato che si annida dietro ogni angolo<br />

del nostro percorso.<br />

Vfc Il sesso per te è elevazione.<br />

F Per me lo è sempre stato. Il rapporto con la donna<br />

è sempre stato elevazione.<br />

Vfc Il porno è stato sdoganato, è pop. Lo si vede anche<br />

nei programmi trash in tv.<br />

F Qualche tempo fa è stata realizzata una pubblicità<br />

della Diesel con alcune scene tratte da film porno<br />

dai quali venivano modificati dettagli e il risultato<br />

era decisamente interessante. Gli occhi di chi guarda<br />

fanno la differenza.<br />

ITA EVENTI 19


Vfc Come si riceve l’immagine...<br />

F Torno a Gustave Courbet nel 1866 – dico sempre<br />

che non è casuale la data, cento anni prima<br />

della mia nascita... – realizza un quadro porno, una<br />

donna a gambe aperte con i genitali ben visibili. E<br />

lui la chiama L’origine Du Monde. Dribbla tutto il<br />

problema della sessualità perversa e del porno dando<br />

al dipinto un titolo che è un triplo salto mortale carpiato<br />

teorico. Nasciamo tutti da una vagina. È meraviglioso.<br />

L’uomo è per certi versi condannato: noi<br />

nasciamo da una vagina e in una vagina vogliamo<br />

rientrare. La donna è più in equilibrio perché nasce<br />

da una vagina ma rimane in equilibrio nel pianeta.<br />

Vfc Arte e religione. Un argomento così delicato in<br />

Italia può suonare blasfemo.<br />

F L’Italia è un paese molto strano, anche se per certi<br />

aspetti è molto permissivo. Ad esempio gli americani<br />

sono peggio di noi: qualsiasi piccolo scandalo<br />

sensuale sotterra il politico di turno.<br />

Vfc Puritani.<br />

F Puritanesimo di facciata, molto teorico. Nella<br />

pratica ci sono molti più bordelli in America. Credo<br />

che questo senso dell’unità femminile come massima<br />

aspirazione per un uomo sia un argomento molto<br />

importante per chi, come noi, viaggia nei territori<br />

dell’arte, della ricerca formale. Nulla ispira più del<br />

corpo di una donna.<br />

Vfc È la vostra cifra stilistica. Settimio nel fotografare<br />

avrà la massima concentrazione soprattutto nello<br />

sguardo: diverso, profondo.<br />

S Assolutamente. In verità a me piace andare ancora<br />

di più – rispetto a Fabio –incontro alla naturalezza<br />

femminile. Nel senso che durante i miei lavori<br />

o anche quelli che realizziamo utilizzando il corpo<br />

femminile…<br />

F (interviene) Scusami se ti correggo: non è utilizzare<br />

che è brutto, diciamo ispirazione del corpo femminile.<br />

Diventa materia di ricerca, frontiera.<br />

Vfc Vedervi in corso d’opera dev’essere uno spettacolo!<br />

Vi siete mai menati? (Scoppiano a ridere) Immagino<br />

una povera modella quanto possa sentirsi in<br />

soggezione con voi! (Di nuovo a ridere)<br />

S Il corpo femminile lo racconto sempre in maniera<br />

estremamente naturale. Per me fotografare un<br />

corpo femminile – ispirato dai grandi fotografi soprattutto<br />

americani degli anni trenta, in particolare<br />

Edward Weston – significa immaginare un essere<br />

assolutamente naturale. Da diversi anni realizzo un<br />

calendario e mi piace fotografare il corpo all’interno<br />

della natura come parte integrante della stessa. Dico<br />

sempre – non per sminuirlo, anzi – che è come se<br />

fotografassi un animale, un delfino, un gabbiano…<br />

Un gabbiano non ha certo vestiti. La naturalezza<br />

assoluta. Spesso e volentieri trovo volgare – se di volgarità<br />

bisogna parlare – una modella con una scarpa,<br />

un’autoreggente… Preferisco fotografarle nude.<br />

Nude così come sono nate. Nude così come siamo<br />

nati. Due anni fa ho realizzato una fotografia che<br />

poteva essere stata scattata duemila anni fa: una modella<br />

in un paesaggio incontaminato nel quale non<br />

c’è nulla, nessun palazzo, nessun intervento contemporaneo<br />

dell’uomo. Solo il corpo di una donna<br />

in quel preciso momento. E avrebbe potuto essere<br />

lì in qualunque momento storico. È la purezza. Il<br />

paradigma della femminilità. La femminilità quasi<br />

astratta, così astratta da essere concreta. Questo<br />

è ciò che mi piace fare. Portare questi corpi in uno<br />

stato naturale.<br />

F Credo sia molto significativo che questa conversazione<br />

si svolga in compagnia di mia figlia di sei anni<br />

accanto a noi.<br />

Vfc Manifesta concretamente il tuo pensiero esposto<br />

prima…<br />

Vfc Settimio, Wim Wenders nel suo ultimo libro<br />

Inventare la pace, scritto a quattro mani con Mary<br />

Zournazi, si sofferma sull’abuso contemporaneo<br />

dell’immagine, inflazionata da smartphone e tablet.<br />

E ancora, la purezza, lo sguardo. Citando anche i<br />

film di Ozu. Un concetto espresso anche da Oliviero<br />

Toscani.<br />

S Le donne, soprattutto, nel ’68 si toglievano il<br />

reggiseno e lo buttavano nella spazzatura dando a<br />

questo gesto un significato simbolico di libertà. Per<br />

tanto tempo il femminismo praticante e politico<br />

ha dato alla libertà della donna una grande importanza.<br />

Trovo abbastanza bizzarro – e forse Fabio ci<br />

può aiutare a capire il fenomeno – che dopo anni<br />

di richiesta delle donne di autonomia e di libertà,<br />

nel momento in cui le donne hanno in mano questo<br />

oggetto – una macchina fotografica incorporata<br />

nell’iPhone –, lo usano per farsi un selfie allo specchio<br />

del bagno in reggiseno, ammiccando... Nel<br />

momento in cui hanno loro le redini della gestione<br />

della loro immagine fanno tutto ciò che per anni<br />

hanno tenacemente rifiutato.<br />

22 ITA EVENTI


F È il loro oggetto di critica.<br />

S Si. È bizzarro eh! Sono anni – lo dico con il massimo<br />

affetto – che sento dire “il corpo è mio”, “buttiamo<br />

i reggiseni”, “la verità, la naturalezza”. Se uno<br />

dovesse riassumere la foto nel 2015 della donna…<br />

Una donna nel cesso che fa un selfie ammiccando<br />

col reggiseno di pizzo.<br />

Vfc Non è il mezzo che incide?<br />

F Proprio qualche tempo fa ne parlavo con un amico:<br />

se spegni il cellulare si crea un effetto specchio,<br />

esattamente come lo specchio d’acqua di Narciso.<br />

Ti ci specchi proprio. È diventato un momento storico<br />

esattamente così: il narcisismo trionfa sovrano.<br />

S E cosa ne pensi di quello che ho detto prima?<br />

F La vezzosità femminile per quanto fosse negata<br />

dal femminismo è proprio genetica. Io ho due figlie<br />

piccole… È ineliminabile. Non la insegni. La ritrovi<br />

proprio in una piccola donna di sei anni. Quindi<br />

quello che dici tu è l’evoluzione della vezzosità molto<br />

stereotipata, se vuoi. La grande critica a ciò che hai<br />

descritto è che è tutto stereotipato. Non c’è nulla di<br />

veramente naturale. Sono surgelati precotti, tirati<br />

fuori all’occorrenza. A me non reca fastidio. Era più<br />

innaturale la femminista che faceva il maschio. Non<br />

viene bene a una donna fare il maschio. Pensiamo<br />

alla donna manager: quando capisce che non deve<br />

assomigliare al suo collega uomo per essere più forte<br />

di lui allora diventa veramente una tosta.<br />

Vfc Avete alcuni canali di diffusione che potremmo<br />

definire di nicchia e altri di massa?<br />

F Tutto quello che fai alla fine è una torta a strati.<br />

E ciascuno si ferma allo strato che vuole. C’è chi si<br />

accontenta della panna in superficie e chi scava per<br />

cercare l’ultima cialdina croccante all’interno della<br />

torta. È veramente un problema di livelli di coscienza.<br />

E di approfondimento culturale. Io una delle<br />

persone più colte che conosco è Lorenzo Cherubini<br />

in arte Jovanotti. Non è andato oltre il liceo eppure<br />

oggi è una delle persone più colte che io conosca: divora<br />

i libri come se fossero patatine. Ha una capacità<br />

di approfondimento pazzesca, una concentrazione<br />

incredibile.<br />

Vfc Ed è un artista pop.<br />

F Ed è un artista pop! Ogni sua manifestazione artistica<br />

è veramente una torta a strati. Puoi canticchiare<br />

il ritornello o puoi arrovellarti su una frase fortissima<br />

che ti rimane veramente dentro. Un seme che<br />

poi ti cresce dentro. È veramente un problema personale.<br />

La cultura e la coscienza. Io mi sono sempre<br />

immaginato un po’ così: un blocco di marmo con<br />

accanto un martello e uno scalpello. Noi siamo tutti<br />

così all’inizio, quando nasciamo. Dopo è un tuo<br />

problema se vuoi impugnare quel martello e quello<br />

scalpello per iniziare a cesellare il blocco di marmo.<br />

E renderlo un’epifania canoviana. Vuoi lasciarlo<br />

così? Lascia questo menhir e non rompere!<br />

Vfc (Risate collettive) Siamo a 2001 Odissea nello<br />

spazio.<br />

F Esattamente.<br />

Vfc Avete fatto delle opere insieme?<br />

S Si molte<br />

Vfc Quando immaginate di realizzare qualcosa insieme<br />

a chi pensate di rivolgervi? Qual è il vostro<br />

committente?<br />

F Io credo che non esista artista o professionista che<br />

vuole rivolgersi a un pubblico esiguo. Non esiste.<br />

L’underground è una condizione non scelta. Capita<br />

che parli a pochi perché sei esoterico nella tua maniera<br />

di comunicare. Noi cerchiamo sempre il più<br />

vasto pubblico possibile. L’audience deve essere sempre<br />

nelle premesse, nelle aspettative, nei desideri. Il<br />

desiderata è una vastissima audience. Il desiderata<br />

– tornando a Jovanotti – è il tour negli stadi. Poi se<br />

finisci nel baretto dell’angolo va bene uguale.<br />

Vfc Per voi è più complicato, il messaggio è più sottile;<br />

la canzone arriva prima.<br />

F È identico. Che sia una campagna pubblicitaria<br />

per Settimio o un oggetto di design per me, dobbiamo<br />

confrontarci con i numeri. Per il bene dell’azienda<br />

e le persone che ci lavorano. È lo stesso circuito<br />

virtuoso. Se io o Settimio falliamo un nostro progetto<br />

sono problemi. C’è un investimento economico<br />

dietro il progetto. Devi caricarti di tutti pesi<br />

senza sentirti schiacciato. È questa la forza dell’artista<br />

contemporaneo, anzi di ogni tempo. Se ti senti<br />

schiacciato dal Papa che ti ha commissionato la<br />

Cappella Sistina allora non sei Michelangelo. E non<br />

la farai. Mai sentirsi schiacciati dalle aspettative del<br />

cliente o del pubblico.<br />

Vfc Bisogna divertirsi lavorando…<br />

F Ci deve essere quel senso di incoscienza, di gioco…<br />

Lo crei mantenendo sempre vivo, sveglio e attivo<br />

il bambino che è in te. Il puer. La curiosità è dei<br />

bambini. Chi spegne la sua curiosità spegne la sua<br />

capacità di apprendimento. Chi la spegne diventa<br />

24 ITA EVENTI


vecchio subito. La vecchiaia non è un dato anagrafico.<br />

S Con Fabio questa progettualità si esaspera ulteriormente<br />

rispetto a quando lavoro da solo. Una<br />

cosa per me molto utile. Nei lavori realizzati con<br />

Fabio la progettualità è l’aspetto maggiore della sua<br />

forma mentis. Il fatto di meditare e pensare molto a<br />

lungo cosa si vuole fare e perché la si vuol fare. Una<br />

delle frasi tipiche di Fabio quando sta elaborando<br />

un progetto da realizzare è “ha un senso?” Se lo<br />

chiede in continuazione.<br />

Vfc Curiosità: si può stabilire il momento preciso<br />

nel quale viene generata una vostra idea?<br />

F È talmente individuale… poi dipende anche dal<br />

periodo. Se sorge il sole se piove… L’ispirazione<br />

è quanto di più volatile e introvabile. È un colibrì,<br />

troppi battiti d’ali al secondo.<br />

Vfc Non dipende anche dalla concentrazione?<br />

F È fondamentale. Io ho sempre detto che cultura<br />

non è altro che la terza C. Prima della terza C di<br />

cultura ci sono curiosità e concentrazione. Prima c’è<br />

la curiosità del bambino, poi la capacità di mettere a<br />

fuoco che è la concentrazione: mettere a frutto tutto<br />

ciò che ti ha colpito, riuscire a “zoomare”, entrarci<br />

dentro. Questo è quello che la gente definisce cultura.<br />

Per me sono ingredienti semplici e fondamentali.<br />

S Concordo. Sulla creatività e l’ispirazione che<br />

arrivano per caso resto perplesso. Io trovo sia fondamentale<br />

– ed è sempre stato così nei lavori svolti<br />

insieme – che ci sia un problema da risolvere. Avere<br />

uno scopo, un senso, un obiettivo.<br />

Vfc La disciplina.<br />

S La disciplina aiuta a raggiungere uno scopo. Parlo<br />

di quello che conosco meglio, la fotografia. Spesso il<br />

fotografare viene visto come un momento del tutto<br />

casuale. Il momento dello scatto non è che arriva<br />

come un fulmine all’improvviso…<br />

F Anche così.<br />

S Si, ma se penso a quelli che mi scrivono sul blog,<br />

quelli che vogliono sapere come fare le cose… È<br />

chiaro che le ricette sono tante ma semplificare dicendo<br />

che uno sta camminando e tac arriva l’ispirazione<br />

dal cielo… Forse è più importante avere una<br />

committenza…Toscani dice spesso una frase: “io<br />

mi sento libero quando sono costretto dentro un<br />

recinto”. Il fatto di essere costretti in un recinto –<br />

un redazionale per un giornale, una campagna fotografica<br />

– significa avere dei paletti, delle esigenze,<br />

dei problemi da risolvere. E questo rende – anche<br />

dal mio punto di vista – un creativo libero. Prendi<br />

l’esempio di prima della Cappella Sistina. Aveva da<br />

fare quel lavoro, ne ha fatto un capolavoro – commissionata<br />

dal Papa – con una tempistica, un posto<br />

difficile da dipingere… Non è che qualcuno gli ha<br />

detto vai e fai quello che vuoi.<br />

F Se la vuoi leggere così è chiaro che chi fa musica sa


che un brano deve durare dai due minuti e mezzo a<br />

quattro altrimenti poi le persone si rompono le palle.<br />

O chi fa cinema sa che mediamente un film dura<br />

dagli ottantacinque a centoventi minuti. Non fa un<br />

film di sette ore. I limiti ci sono in ogni mestiere.<br />

Ma sono limiti funzionali.<br />

S Durata e tempo.<br />

F Se non ci fosse stata la Cappella Sistina Michelangelo<br />

avrebbe dipinto il soffitto di casa sua per<br />

esprimere quello che aveva dentro. Quindi i limiti<br />

contestualizzando ma…<br />

Vfc Tra voi due si inzia a vedere un quadro di complementarità<br />

(Scoppiano a ridere).<br />

Settimio pare molto più disciplinato e Fabio anarchico.<br />

(Ridono di nuovo)<br />

F Noi siamo degli irrequieti… Lui è un po’ più disciplinato.<br />

In generale il creativo – brutta parola –,<br />

diciamo l’irrequieto…<br />

Vfc È fertile…<br />

F Torno a dire: Michelangelo se non avesse fatto la<br />

Cappella Sistina avrebbe dipinto il soffitto di casa<br />

sua.<br />

Vfc Quando c’è la Design week siete contenti? O la<br />

vivete come un appassionato di musica vive la settimana<br />

di San Remo, qualcosa di dozzinale?<br />

F Galleggiamo entrambi intorno ai cinquant’anni.<br />

Chi più chi meno. (ridono di gusto)<br />

E siamo in una fase della nostra vita in cui è finito<br />

il tempo del far tardi. L’irrequietezza ha preso altre<br />

forme. Tutto il lato festaiolo di queste manifestazioni<br />

– parlo per me – mi rompe le palle. Non è snobismo.<br />

Forse è vecchiaia? Maturità? Saggezza?<br />

Vfc Pacificazione?<br />

S È anche una questione fisica. Quando ricevo delle<br />

mail con inviti alle feste scarto quelli che iniziano<br />

alle 23 e tengo quelli che partono alle 19 (ride).<br />

Quindi io rientro nel target delle 19.<br />

F Si cambia come cambiano i sapori. Io adesso<br />

mangio delle cose che da piccolo non mi piacevano…<br />

L’essere umano si evolve.<br />

Vfc Siete vegetariani?<br />

F Diciamo tendenza vegetariano. Non riesco a negarmi<br />

la carne; credo dipenda anche dal mio gruppo<br />

sanguigno, l’avevo letto da qualche parte. Sono 0<br />

rh positivo, un predatore...<br />

S Anche io sono 0 rh positivo!<br />

Vfc Ecco un’altra cosa che vi unisce! (ridono)<br />

F Negarsi completamente una parte della tua natura<br />

credo sia sbagliato per certi aspetti. Riportiamo<br />

la frase al nostro argomento principale, la donna. Io<br />

credo che l’architettura, il design siano molto asessuati<br />

in questo periodo storico. Oggi è tutto particolarmente<br />

asessuato. È come se non fosse mai il<br />

punto nodale mentre per me lo è. Io sono fermo al<br />

Simposio di Platone, per Aristofane noi eravamo due<br />

metà. L’uomo e una donna erano un intero. Io credo<br />

che se non c’è quella scintilla che chiamiamo amore,<br />

sesso – tra un uomo e una donna, fra un uomo e<br />

un uomo, fra una donna e una donna – non si va<br />

da nessuna parte. Senza questo desiderio, questo<br />

senso di completarsi… Penso alla complementarietà<br />

tra il corpo maschile e quello femminile. L’uomo e<br />

la donna, quando si uniscono, formano quell’unità<br />

originale che era perfetta. Faceva invidia agli Dei ed<br />

è esattamente per questo che hanno pensato di dividerla<br />

in due metà, l’uomo e la donna. Ecco perché<br />

si cercano sulla superficie di questo pianeta, all’infinito.<br />

Io le mie bambine me le sbaciucchio tutto il<br />

giorno.<br />

Vfc Contatto fisico…<br />

F Fondamentale! Se noi ci dimentichiamo di essere<br />

fatti di sangue e carne è finita. Ma è impossibile dimenticarsene<br />

perché sentiamo il bisogno di mangiare,<br />

di bere, di unirci.<br />

Vfc Settimio, tu non potresti scattare via Skype…<br />

S Mi è capitato un servizio nel quale io non ero<br />

presente ma ho dato le istruzioni alla modella via<br />

Skype. Praticamente l’ha fatto da sola. Aveva una<br />

base teorica questo servizio. Come dico spesso anche<br />

la fotografia – come le altre arti – è basata non<br />

sull’istinto di uno che va in giro a fare click ma necessita<br />

di disciplina, risoluzioni di problemi etc. Volevo<br />

dimostrare che era possibile fare un servizio alla<br />

ITA EVENTI 29


mia maniera pur non facendolo io. E così è stato.<br />

Vfc Qual è l’aspetto più divertente del realizzare il<br />

vostro lavoro, la vostra arte?<br />

F I momenti di felicità ricevuti dal mio lavoro sono<br />

attimi, sprazzi. La soddisfazione dura un attimo.<br />

Penso a quando abbraccio mia figlia: quello è un<br />

tempo maggiore. Un piacere lungo. Il mio lavoro –<br />

invece – mi porta delle frustate, delle scariche. Ma<br />

non dura mai a lungo. Ecco perché secondo me chi<br />

pensa che la soddisfazione arrivi solo dal lavoro, si<br />

perde.<br />

Vfc La vostra è anche una condizione di necessità.<br />

Se vi sentite appagati, arrivati, è finita…<br />

F Il nostro lavoro è una necessità. È come se avessi<br />

una serie di input che devi trasformare in output.<br />

Perché altrimenti vai in collisione con te stesso. Implodi.<br />

Qualcosa ti esplode dentro. Le soddisfazioni,<br />

l’affetto, il calore e la durata di un sentimento non<br />

possono essere legati al lavoro. Sono legati alla vita.<br />

S Per me l’appagamento maggiore, quando faccio<br />

un servizio fotografico - commissionato da un giornale<br />

o da una campagna pubblicitaria -, si divide in<br />

due momenti. Il primo è quando nella mia testa risolvo<br />

come lo farò.<br />

Vfc La visione<br />

S L’altro momento meraviglioso è dopo che l’ho<br />

scattato, quando sono nel mio letto la sera e rivedo –<br />

come una vecchia camera oscura – ogni singola foto<br />

che ho fatto. E penso: quella ha funzionato, quella<br />

no. L’aspetto che uno pensa sia quello più bello ovvero<br />

scattare le fotografie io lo vivo ormai come una<br />

inevitabile routine.<br />

F Mi pare che sia lo stesso per te, sono due sprazzi.<br />

Prima e dopo. Hai presente quando uno scrive<br />

un libro e mette sempre una frase di qualcun altro<br />

all’inizio? È una consuetudine. Quando ho scritto<br />

il mio primo libro A Sud di Memphis nel 1995 ho<br />

voluto mettere una frase di Majakovskij come introduzione<br />

al libro: “Ogni minimo granello di sostanza<br />

vivente è più prezioso di quanto farò e ho fatto”. Lo<br />

diceva Vladimir Majakovskij, poeta maledetto, che<br />

muore suicida. Quindi voglio dire, se l’ha capito lui<br />

in un momento così alto… Lui dice: qualsiasi verso,<br />

qualsiasi cosa io farò, non varrà mai la vita. Perché la<br />

vita quasi non ci appartiene.<br />

Vfc Tu fai una scissione netta.<br />

F È per questo che il corpo di donna per noi è un<br />

simulacro. È il simbolo della vita. Se dobbiamo<br />

chiudere il cerchio di tutta questa conversazione è il<br />

simulacro di tutto quello che stiamo dicendo. L’inno<br />

alla vita è un corpo di donna, nudo. E basta.<br />

S Sono d’accordo.<br />

30 ITA EVENTI


Design<br />

UN PONTE TRA<br />

MUSICA E DESIGN<br />

Si definisce un progettista, fuori dalla “comfort zone”<br />

a cavallo tra il suono e “un pianeta”: un mondo dietro<br />

l’oggetto. Spesso le due discipline si abbracciano.<br />

E, intanto, cresce la visione di una figura nuova,<br />

capace di unirle indissolubilmente.<br />

di Lorenzo Palmeri<br />

Vivo nell’attimo dello switch<br />

“È la mia caratteristica. La zona nella quale mi sono buttato, per varie<br />

ragioni: la posizione tra musica e design. Dopo essermi laureato in architettura<br />

ho iniziato a lavorare presso alcuni designer italiani con un<br />

grande maestro quale è Bruno Munari e poi con Isao Hosoe ma avevo<br />

continuamente in testa questa frase: prima o poi sceglierò cosa fare. O<br />

questo o quello. In realtà non avevo nessuna intenzione di scegliere e<br />

ho preferito portare avanti entrambe le passioni. A mia misura e come<br />

potevo, evidentemente. Qualche piccolo segnale iniziò ad arrivare da<br />

entrambe le parti e questo mi ha convinto a non recedere. Al di là della<br />

mia natura – a suo agio nel crinale tra questi due flussi - devo ammettere<br />

che il momento che preferisco è quando avviene lo switch da una<br />

parte all’altra e il reset che ne consegue successivamente. Un tema che<br />

trovo divertente è la percezione esterna di questo scambio: succede che<br />

nel mondo della musica alcuni mi vedono solo per ciò che suono e lo<br />

stesso capita nell’ambito del design. E succede anche l’opposto: chi la-<br />

32 ITA EVENTI


Il nuovo album Erbamatta,<br />

pubblicato con l’etichetta<br />

Mescal, 2014.<br />

vora nel design mi considera solo un musicista. C’è<br />

una sorta di fatica a comprendere il mio ruolo, quello<br />

di una terza figura. Sono in una posizione un po’<br />

pericolosa”.<br />

Il visual designer<br />

“Ho iniziato già ad occuparmi di questa interessante<br />

nuova figura professionale per Elita e credo che si<br />

svilupperà sempre di più in una versione 2.0. Poiché<br />

la dimensione dei concerti, della musica dal vivo<br />

oggi è predominante rispetto alla vendita dei dischi<br />

credo si possa immaginare una regia comprensiva<br />

di diversi segmenti di uno spettacolo, riconducibili<br />

a una voce che oggi è ridimensionata nel termine<br />

“allestimento”. Oltre all’ottimizzazione dei costi per<br />

un artista avrebbe un ruolo chiave per la creatività<br />

e lo spettacolo complessivo. Prendersi cura. Non c’è<br />

ancora una fenomenologia da raccontare in modo<br />

chiaro su questo. La sto costruendo adesso. Trovo<br />

interessante questa zona, non saprei bene come definirla,<br />

diciamo una zona di mezzo”.<br />

L’alterità<br />

Sto capendo, andando avanti nella vita, che questo<br />

è lo spazio a mia immagine e somiglianza. Un luogo<br />

fuori dalla comfort zone. Scomodo ma interessante e,<br />

soprattutto, creativo. Oppure diciamo una zona che<br />

ha un comfort tutto suo. La sto analizzando. È un<br />

po’ come quando Saturnino racconta dell’arte della<br />

fuga. Ho fatto recentemente il curatore di un Festival<br />

di design insieme ad altri colleghi e a un certo punto<br />

è arrivato Alessandro Mendini: ha fatto una lezione<br />

sull’alterità, facendo vedere una serie di evocazioni,<br />

di immagini raccolte da arte varia che spostavano<br />

tutto in un’altra dimensione. Questa altra dimensione,<br />

che per me assomiglia alla terza posizione nella<br />

quale sono a mio agio, tratta di cose non riconoscibili,<br />

non immediatamente classificabili in una parentesi<br />

in modo chiaro. Quindi zone d’ombra. Zone<br />

vergini”.<br />

Erbamatta<br />

wall paper<br />

design: Lorenzo Palmeri<br />

azienda: Jannelli&Volpi, 2014<br />

Due versioni, una pop in tessuto<br />

non tessuto e una seconda su supporto<br />

Yanvel in collaborazione con Velcro Italia.<br />

Erbamatta<br />

“È il mio secondo album. Nel primo, Preparativi per<br />

la pioggia, ho collaborato molto con Franco Battiato,<br />

un amico: abbiamo anche composto una canzone<br />

insieme. In entrambi suonano Saturnino ed altri<br />

ospiti tra i quali Andy dei Bluvertigo. In Erbamatta<br />

c’è un brano con Pacifico, un grande autore che stimo<br />

tantissimo soprattutto per la sua storia: abbiamo<br />

un background comune. Ho presentato il mio<br />

nuovo disco alla Triennale di Milano: stiamo pianificando<br />

un tour per l’estate e sto preparando - intanto<br />

– delle musiche per alcune installazioni al Salone<br />

del mobile. Ho iniziato il mio percorso musicale con<br />

un viaggio a Istanbul, in Turchia e in parte del medio-oriente.<br />

Un ambiente incredibile, ha avuto una<br />

grande influenza su di me. Nel mio primo gruppo<br />

musicale suonavamo musica elettronica contaminata<br />

con strumenti arabi antichi”.<br />

Tarassaco + centocchio<br />

design: Lorenzo Palmeri;<br />

azienda: Nodus, 2014<br />

Erbamatta è una collezione<br />

di tappeti disegnati per Nodus,<br />

formata dai due modelli<br />

“tarassaco” e “centocchio”<br />

ITA EVENTI 33


La Scrittura<br />

“Sono molto pignolo sulla scrittura, la mia. Cerco<br />

un suono nella scrittura e questo diventa a volte un<br />

problema: non sono mai soddisfatto fino in fondo”.<br />

Il Design<br />

“È difficile che le aziende oggi ti chiedano semplicemente<br />

un tavolo, una sedia o una lampada. In realtà<br />

si aspettano da te una visione. Loro la chiamano la<br />

storia ma in realtà vogliono un mondo dietro all’oggetto.<br />

E questo mondo non ha a che fare esclusivamente<br />

con la vendita di questo tavolo o sedia o<br />

lampada ma evoca tutta una serie di apparati che<br />

possono avvicinarsi alla grafica, alla musica, alla<br />

comunicazione, al modo di far vivere l’oggetto. Un<br />

pianeta quindi, non una singola cosa. Questo è ciò<br />

che sta accadendo. E io penso che noi tutti siamo<br />

già occupati in varie attività, tutti i giorni. C’è una<br />

resistenza a questo ma nello stesso tempo ciascuno<br />

di noi lo vive quotidianamente. Anche solo andare<br />

a pagare le tasse o a fare la spesa o spedire una<br />

raccomandata in posta o occuparti di tuo figlio.<br />

Sono tutte attività differenti che noi non etichettiamo<br />

come esclusive, autonome. Semplificando<br />

perché non generano un indotto economico diretto.<br />

Per questa ragione non siamo disposti a catalogarle<br />

ma siamo già pronti a fare tutte queste cose. L’altro<br />

aspetto, quello “dark side” - che detesto -, è invece<br />

l’idea che chiunque possa fare tutto. Questa è una<br />

grandissima deriva in questo momento storico. Mi<br />

è capitato di incontrare persone che scambiano in<br />

modo evidente la creatività con il delirio. Persone<br />

che raccontano idee e progetti e mentre parlano ti<br />

rendi conto che stanno delirando. Forse un vizio<br />

italiano. Questo è un grave errore e una mancanza<br />

di professionalità. Io mi sento uno che non fa tutto,<br />

ma musica e design. Anzi ne faccio una: sono<br />

un progettista. Punto. Ed è una categoria, quella<br />

dell’essere un progettista – per come la vivo io, non<br />

dico in generale – da porre sopra le discipline. Le<br />

discipline sono strumenti di una certa attitudine, di<br />

una certa modalità. Io mi sento un progettista che<br />

sposa due discipline: il design e la musica. Il design<br />

è – a sua volta – una disciplina che non accetta<br />

definizioni: sono cinquant’anni che ci provano a<br />

farlo e nessuno c’è mai riuscito. C’è una gara, una<br />

pletora di tentativi ma inutili. Ogni tesi non è mai<br />

convincente e inoltre tutto si trasforma così velocemente<br />

– come mestiere – che la definizione appena<br />

formulata è già superata. Questo è un tema che mi<br />

appassiona e che secondo me oggi ha una vera urgenza.<br />

L’agricoltore sa bene che chi si occupa della<br />

terra non si occupa di una cosa ma di un ciclo di<br />

cose e questo è il modello al quale io mi riferisco.<br />

Altrimenti sei un cialtrone (tutto è toccabile, tutto è<br />

manipolabile, etc.)”.<br />

La chitarra Paraffina<br />

“Io l’ho disegnata e basta. Non ho pensato a nessuno.<br />

L’ho disegnata per l’azienda che l’ha commissionata.<br />

Poi magari inconsciamente avevo in mente<br />

Lou Reed. Chi lo sa”.<br />

1


Lorenzo Palmeri è un musicista ed è un designer. Una figura unica nel<br />

panorama italiano. Come designer ha lavorato per le più importanti<br />

aziende, accreditandosi tra le figure di spicco del nuovo design italiano<br />

e progettando in ambiti diversi: dalla progettazione d’interni al prodotto<br />

industriale, dalla direzione artistica di diverse aziende fino ai cioccolatini<br />

per Ernst Knam. Tra i suoi maestri, Bruno Munari e Isao Hosoe,<br />

con cui ha collaborato per diverso tempo. I suoi progetti sono stati<br />

esposti in musei di tutto il mondo; ha vinto vari premi ed è stato chiamato<br />

a insegnare e a tenere lezioni nelle più importanti università italiane<br />

e straniere. Ha realizzato Paraffina, chitarra in alluminio esposta<br />

in diversi musei del design, diventata la preferita di Lou Reed che in seguito<br />

ha voluto dedicarle la copertina del suo libro The Lou Reed Songbook.<br />

In campo musicale ha scritto colonne sonore per teatro, performance<br />

e installazioni. Tra i vari side projects, i concerti in duo con il<br />

Maestro Elio Marchesini (percussionista della Scala) con brani di musica<br />

d’ambiente e sperimentale. Ha all’attivo due album: Preparativi per<br />

la pioggia (2009) e Erbamatta (2014).<br />

1. Home (is where I want to be)<br />

design: Lorenzo Palmeri, azienda: Ernst Knam<br />

Progetto di un cioccolatino d’autore<br />

che diventa souvenir per la vista e il gusto.<br />

A seconda del luogo cambiano il disegno,<br />

la composizione e le fragranze.<br />

3<br />

2. Stone Italiana, Marmomacc 2012<br />

progetto: Lorenzo Palmeri<br />

3. Paraffina, chitarra in alluminio.<br />

Lou Reed è rimasto folgorato<br />

della sua stessa essenza.<br />

La storia è ben raccontata nel libro<br />

di Saturnino Testa di Basso.<br />

2<br />

ITA EVENTI 35


Arte<br />

WIM WENDERS,<br />

L’IMPORTANZA<br />

DELL’IMMAGINE<br />

ITA EVENTI 37


Il regista de Il cielo sopra Berlino, premiato con l’Orso d’oro alla carriera cinematografica,<br />

ci svela la sua vera passione: la fotografia. E il suo rapporto con Sebastião Salgado,<br />

l’Italia e la sua compagna Donata. <strong>ITAeventi</strong> l’ha incontrato durante la mostra America<br />

a Villa Panza a Varese di Wim Wenders<br />

Fotografare e fare il regista, due realta’ inconciliabili<br />

Io ho deciso di tirare una riga netta tra la mia passione<br />

di fotografo e la professione di regista. Quando<br />

lavoro a un film sono io che decido la storia e traccio<br />

il soggetto personalmente e poi vado a cercare<br />

un posto per raccontare quella storia. Quando invece<br />

viaggio come fotografo ho un programma totalmente<br />

diverso: non ho una storia da portare con<br />

me e cerco di mettermi in una modalità ricettiva<br />

per ascoltare il luogo che sto attraversando. Nessuna<br />

delle foto che ho scattato ha poi portato alla realizzazione<br />

di un film. Viaggio per fotografare oppure<br />

per girare un film, non riesco a fare entrambe le cose<br />

contemporaneamente. Addirittura se sto girando un<br />

film non porto mai con me la macchina fotografica<br />

proprio perché mi manca quell’apertura fondamentale<br />

per l’ascolto del paesaggio.<br />

La fotografia<br />

Le mie fotografie sono esposte in un grande formato,<br />

non tanto perché grande è bello – a volte anche<br />

le cose più piccole hanno il loro fascino – ma per<br />

portare lo spettatore in un posto, accompagnarlo<br />

nei luoghi che hanno impressionato me e tradurre<br />

queste impressioni all’interno delle fotografie. La dimensione<br />

è la metafora dell’esperienza. Come fotografo<br />

sono spinto dal desiderio di incontrare il luogo,<br />

altri fotografi sono più preparati sul sociale e tendono<br />

a raccontare le persone; io – invece – testimonio i<br />

luoghi. Lavoro per trasmettere quello che viene chiamato<br />

“il senso del luogo”. Oggi con i nostri iphone<br />

e smartphone ne abbiamo perso il senso. Credo di<br />

averlo ancora molto spiccato, per leggere tra le righe<br />

i posti che visito. Per decifrare la storia che ha un po-<br />

In Italia, in attesa di vedere il nuovo<br />

lungometraggio di Wenders<br />

Everything Will Be Fine<br />

- presentato al Festival di Berlino -,<br />

arriverà sugli schermi dal 21 aprile<br />

Cattedrali della cultura 3d con<br />

un episodio (su sei) firmato dal regista<br />

tedesco: un’opera ambiziosa per mostrare<br />

come alcuni edifici siano – in realtà –<br />

custodi della memoria,<br />

delle manifestazioni materiali<br />

del pensiero e dell’azione umana.<br />

1<br />

38 ITA EVENTI


2<br />

1. Street Front in Butte, Montana, 2000<br />

2. Indian Cemetery, Montana, 2000<br />

4. Used Book Store in Butte, Montana, 2000<br />

(foto tratte della recente esposizione<br />

fotografica a Villa Panza di Varese)<br />

3. Square with Cut-Out Figures in Butte, Montana<br />

“Ho girato l’angolo al centro di Butte, ed ecco<br />

quelle silhouette nere. Si aggiravano intorno<br />

alla piazza come fantasmi, le ombre delle persone<br />

scomparse dalle poltrone colorate che avevo<br />

fotografato anni addietro a Gila Bend, in Arizona.<br />

Poi, all’angolo successivo, ho trovato l’hotel<br />

degli Spettri e, nella libreria locale, quella stessa<br />

sera un sacco di libri sui fantasmi del Montana”.<br />

sto. Non m’interessa tanto la natura, quella è un’altra<br />

professione, il fotografo naturalista. Mi concentro<br />

sui luoghi che ci hanno incontrato durante il nostro<br />

cammino. Ed è curioso scoprire quello che hanno<br />

da comunicare a noi come persone. Ecco perché son<br />

convinto che un luogo non contenga delle persone:<br />

se le trovate significa che è uno scatto dedicato a<br />

loro. In assenza delle persone i luoghi diventano più<br />

aperti. Questo mi porta ad essere curioso nell’ascoltare<br />

ogni dettaglio che un posto può offrire. Quindi<br />

quando visitate una mostra prendetevi del tempo ad<br />

ascoltare la storia che i luoghi hanno da raccontare.<br />

È anche una questione di modestia: spesso siamo tenuti<br />

a considerarci i più grandi, coloro che controllano<br />

la terra quando invece è esattamente il contrario:<br />

sono i luoghi, le città e la cultura che ci plasmano. Le<br />

mie fotografie sono tutte realizzate “alla vecchia ma-<br />

3<br />

niera”, sono ancora stampate dai negativi e non c’è<br />

nessun tipo di manipolazione. Le foto che vediamo<br />

oggi sono spesso il risultato di contraffazione, non<br />

sappiamo se esistono realmente; sono spesso un artifizio.<br />

Alcuni fotografi oggi si prendono molte libertà:<br />

cancellano le rughe, modificano i luoghi, fanno<br />

diventare tutti apparentemente più belli. Nelle mie<br />

foto quello che si vede è esattamente ciò che io ho<br />

scattato e sviluppato senza aggiungere niente di artificiale.<br />

Nell’ambito cinematografico – invece – utilizzo<br />

la tecnologia digitale, ad esempio pensando a<br />

Pina ho utilizzato il 3d. Buena vista social club è stato<br />

il primo film che ho girato in ambito digitale. Come<br />

fotografo tendo ad essere sempre da solo a differenza<br />

di quando sto girando un film. Non riesco a scattare<br />

se c’è qualcuno accanto a me. Mi impedirebbe di<br />

ascoltare ciò che il luogo ha da dirmi.<br />

4<br />

ITA EVENTI 39


Wim e Donata Wenders<br />

Donata<br />

Anche quando sono con Donata<br />

in qualche città che desidero<br />

visitare, se esco per fotografare,<br />

appena usciti insieme dall’hotel<br />

io vado a sinistra e lei a destra.<br />

Quando poi ci ritroviamo per sviluppare<br />

le nostre fotografie (anche<br />

Donata è un’appassionata fotografa)<br />

spesso vede uno scatto e<br />

mi chiede “di cosa si tratta?” E io,<br />

stupito, le ricordo che eravamo<br />

nello stesso posto insieme.<br />

L’America<br />

L’America è sempre stata un sogno,<br />

la terra promessa degli anni<br />

’50 e ’60 e lo è stata anche per<br />

me quando ci sono andato. La<br />

cultura americana poteva aiutare<br />

gli Europei a capire e a radicare<br />

il loro senso di appartenenza.<br />

Io stesso ho dovuto viverci 20<br />

anni per capire che nel mio cuore<br />

e nella mia professione ero europeo.<br />

Andare in America è il passo<br />

per mettere in dubbio la propria<br />

identità. Ogni volta che mi capita<br />

di andarci mi sento vivo, curioso:<br />

resta per me sempre un luogo<br />

di scoperta. La curiosità è la base<br />

della cultura.<br />

“Ho dedicato la mostra fotografica<br />

America a Villa Panza a Dennis<br />

Hopper, mio caro amico e grande<br />

artista, purtroppo scomparso”<br />

40 ITA EVENTI


L’Italia<br />

Per noi tedeschi l’Italia ha sempre<br />

rappresentato un posto mitico,<br />

nell’accezione più positiva del termine;<br />

un luogo sinonimo di gioia di vivere<br />

mentre noi – come ben sapete –<br />

siamo più rinomati per essere seriosi<br />

e poco dotati di senso dell’umorismo.<br />

Più che altro strutturati. Quindi la<br />

mia scoperta dell’Italia – i primi tempi<br />

– è stata una luce completamente<br />

nuova: tanto casino ma anche tanta<br />

vitalità. I miei incontri con la cultura<br />

italiana hanno plasmato il mio percorso<br />

formativo; uno dei miei primi<br />

eroi – dal punto di vista della fotografia<br />

– è stato Luigi Ghirri: mi regalò<br />

uno scatto che ancora oggi conservo<br />

sulla mia scrivania. L’Italia è stata anche<br />

una grande fonte di ispirazione<br />

dal punto di vista cinematografico:<br />

Antonioni mi ha davvero aperto gli<br />

occhi e mi ha dato idealmente una<br />

tela bianca su cui scrivere. E poi Pasolini,<br />

Bertolucci hanno rappresentato<br />

un nuovo inizio nel cinema italiano.<br />

Un altro mio eroe nella musica, si<br />

chiama Fabrizio De André. Ricevo<br />

sempre dei grandi spunti di cultura<br />

dall’Italia: a Palermo dall’affresco<br />

Trionfo sulla morte è partito tutto il<br />

film Palermo Shooting. Se dovessi trovare<br />

una sintesi direi che dall’Italia<br />

ricevo soprattutto la vitalità.<br />

Ground Zero<br />

Mi sono trovato a Ground Zero poco<br />

dopo quanto tragicamente accaduto.<br />

Continuava ad essere nei miei incubi,<br />

non riuscivo a liberarmene. Ho pensato<br />

che l’unico modo per superare la<br />

tortura del pensiero fisso era recarmi<br />

sul luogo. Vederlo con i propri occhi<br />

è la soluzione per poter gestire questa<br />

profonda inquietudine. Un giorno,<br />

grazie a un amico fotografo e al suo<br />

pass, sono riuscito ad entrare nel cantiere<br />

di Ground Zero. Ho cercato di<br />

documentare con la fotografia l’esperienza<br />

di quel luogo, un luogo ferito.<br />

Una ferita profonda nell’umanità.<br />

Ground Zero aveva un messaggio<br />

da comunicare che purtroppo alcune<br />

settimane dopo è stato completamente<br />

stravolto dai politici statunitensi:<br />

guerra e rivalsa con la lotta<br />

al terrorismo. Ma il luogo aveva un<br />

altro messaggio e credo trapeli dalle<br />

fotografie che ho scattato: non ci deve<br />

essere più violenza.<br />

ITA EVENTI 41


Il sale della terra (2014)<br />

ha vinto il premio César<br />

ed è stato nominato all’Oscar.<br />

Il sale della terra<br />

Ero curioso di conoscere Sebastião Salgado, un<br />

grandissimo artista del ventesimo secolo. La sua fotografia<br />

è unica nel suo genere e riesce ad avere una<br />

grandissima umanità. Sapevo che quest’uomo era<br />

animato da una grande disperazione, da terribili<br />

esperienze e mi chiedevo come la sua anima avesse<br />

potuto sopravvivere così a lungo. Così ho deciso di<br />

fare un film. E nel girarlo ho scoperto le risposte<br />

alle mie domande e una vita completamente diversa<br />

dell’artista da come l’avevo immaginata. Era stato ferito<br />

in modo terribile ed è stato il motivo per il quale<br />

ha iniziato la sua carriera da fotografo. Ho cercato di<br />

cogliere e far emergere il suo messaggio di speranza:<br />

lui ha dimostrato che i danni alla natura possono<br />

essere riparati in modo eccellente. Mi ha sorpreso<br />

il suo lavoro, la sua visione: l’aspetto curativo di un<br />

luogo. Il film doveva essere una sorta di ringraziamento<br />

per tutto quello che mi ha insegnato. A volte<br />

grazie a una fotografia riusciamo a vedere chi siamo.<br />

Il ritratto di una donna cieca di Sebastião Salgado<br />

è la foto che mi guarda ogni giorno dal mio studio;<br />

una donna che è consapevole di essere fotografata e<br />

che trasmette la tristezza di non riuscire a vedere il<br />

fotografo.<br />

42 ITA EVENTI


Musica<br />

NEGRITA<br />

18 aprile, Mediolanum Forum Assago<br />

LIGABUE<br />

16/17/18 aprile<br />

Palaottomatica<br />

Roma<br />

7/8 maggio,<br />

Mediolanum<br />

Forum<br />

Assago<br />

MARIO BIONDI<br />

12 maggio<br />

Teatro degli<br />

Arcimboldi, Milano<br />

GIANNA NANNINI<br />

4 maggio, Mandela Forum, Firenze<br />

7 maggio, Palaottomatica, Roma<br />

12 maggio, Palapartenope, Napoli<br />

16 maggio, Mediolanum<br />

Forum Assago<br />

NINA ZILLI<br />

4 maggio, Teatro Del Verme, Milano<br />

9 maggio, Auditorium Parco<br />

della musica, sala Sinopoli, Roma<br />

12 maggio, Teatro Colosseo, Torino<br />

JAMES TAYLOR<br />

18 aprile, Auditorium Lingotto, Torino<br />

19 aprile, Auditorium Parco della musica, Roma<br />

25 aprile, Teatro degli Arcimboldi, Milano<br />

LITFIBA<br />

22/23 aprile<br />

Alcatraz, Milano<br />

DANIEL<br />

LANOIS<br />

20 aprile<br />

Salumeria<br />

della Musica<br />

Milano<br />

ROXETTE<br />

10 maggio<br />

Teatro degli<br />

Arcimboldi<br />

Milano<br />

MARTIN GARRIX<br />

30 aprile, Estathe Market Sound, Milano<br />

JACKSON BROWNE<br />

25 maggio, Auditorium<br />

Teatro Manzoni, Bologna<br />

ITA EVENTI 45


Musica<br />

LINUS,<br />

L’ARCHITETTO<br />

DELL’ETERE<br />

46 ITA EVENTI


Grazie alla sua direzione RadioDeejay ha tagliato il traguardo dei 33 anni,<br />

festeggiati al Fabrique di Milano con oltre 3000 ascoltatori.<br />

È il conduttore – insieme a Nicola Savino – della trasmissione più apprezzata dell’Fm.<br />

Linus ci svela i segreti della programmazione e il rapporto con i suoi artisti<br />

di Guido Biondi<br />

Ha da poco festeggiato 33 anni di vita di RadioDeejay,<br />

con una festa al Fabrique di Milano<br />

e un tema decisamente originale: il vinile,<br />

una filosofia di vita – analogica – per chiunque ha<br />

fatto il Dj iniziando qualche anno fa. È solo una<br />

appendice del party ancora più maiuscolo per i 30<br />

anni della radio, culminato con un Forum gremito e<br />

la partecipazione di tutti i personaggi passati nell’orbita<br />

della creatura di Via Massena a Milano. Linus è<br />

il Direttore dell’emittente più creativa dell’Fm italiano,<br />

con l’onore e ònere di scegliere i protagonisti delle<br />

varie fasce orarie oltre all’ultima parola sulla programmazione<br />

musicale. Di questo e altro abbiamo<br />

discusso con lui per tracciare una linea d’orizzonte<br />

proiettata sul panorama radiofonico italiano.<br />

“Noi abbiamo una lunga tradizione di feste<br />

di questo genere. Siamo una radio con<br />

una vicinanza particolare al nostro<br />

pubblico e spesso ci viene chiesto di<br />

organizzare qualcosa per vederci<br />

insieme. Quella dei 30 anni è stata<br />

l’apoteosi come evento, era anche<br />

un modo per chiudere un ciclo…<br />

Quest’anno, con la coincidenza<br />

di questo numero 33, che per<br />

uno che fa il nostro mestiere può<br />

anche essere blasfemo ma non<br />

mi vengono in mente gli anni di<br />

Cristo e nemmeno il dottore che<br />

dice 33: penso subito al 33 giri.<br />

Alla festa l’imperativo categorico<br />

era di vedere se noi di Radiodeejay<br />

avevamo ancora l’abilità di suonare<br />

solo dischi in vinile. Alla fine<br />

hanno suonato una decina di Dj,<br />

ciascuno con il suo periodo di riferimento<br />

ed è andato tutto molto<br />

bene, sono tornato a fare il Dj del<br />

Rolling Stone e ho messo i Police e<br />

i Clash”.<br />

RadioDeejay è la più longeva in<br />

Fm?<br />

Credo sia 105. È nata prima di noi. Per<br />

me è come se non esistesse.<br />

Ci sono dei conflitti tra le varie radio<br />

in Fm?<br />

Abbastanza, non tantissimo. Ci sono stati<br />

dei momenti. Ad esempio qualche anno fa<br />

c’è stato un programma su 105 che ha avuto un momento<br />

di splendore (Lo zoo di 105, ndr) e popolarità<br />

puntando proprio sull’attaccare noi. E quindi abbiamo<br />

avuto un paio di anni di rapporti antipatici poi si<br />

è tutto smussato.<br />

Gentleman agreement? Tu sei politically correct?<br />

Io sono una persona educata quando gli altri sono<br />

educati con me. Sono comunque del segno zodiacale<br />

dello scorpione… Diffidate sempre dalla collera di<br />

un uomo tranquillo.<br />

Deejay chiama Italia è senza dubbio il programma<br />

radiofonico più seguito e stimato da pubblico<br />

e artisti, desiderosi di presentare il proprio<br />

disco, libro o film. Ogni tanto con qualcuno succede<br />

di avere dei contrasti, ad esempio è successo<br />

con Sting…<br />

Io Sting l’ho sempre venerato, in particolare quando<br />

suonava coi Police. Non sono mai stato un grande<br />

fan del suo percorso solista. Curiosamente non l’avevo<br />

mai incontrato in trent’anni di radio e quando è<br />

finalmente successo – durante la promozione del suo<br />

ultimo album – mi ero informato su come si rapportava<br />

nelle interviste e tutti mi dicevano di tenere<br />

presente la sua scontrosità. Ed in effetti aveva questo<br />

distacco, molto british. Dicono che gli americani<br />

possono essere irritanti, quasi ipocriti perché dopo<br />

due minuti sembrano grandi amici ed è chiaro che<br />

è falso; certamente ti rendono il lavoro più semplice.<br />

Sempre parlando di british ho avuto in studio Annie<br />

Lennox, una che non ti perdona niente. Alla domanda<br />

come sta Dave Stewart (a suo tempo la metà degli<br />

Eurythmics e suo compagno di vita, ndr) e mi ha<br />

risposto di andare su Google a cercare news. Una risposta<br />

non proprio morbida.<br />

Tutti dicono che la radio o il suo modello comunicativo<br />

è superato. Sono fandonie? Eppure in<br />

ogni luogo, ufficio, bar è sempre in sottofondo<br />

Deejay chiama Italia e gli stessi artisti fanno a<br />

gara a venire da voi.<br />

Va detto che negli ultimi anni c’è stata poca innovazione,<br />

lo dico anche pensando a noi stessi. Abbiamo<br />

bisogno di scoprire qualche talento nuovo. Nell’universo<br />

radiofonico, al di fuori di noi, forse l’unico<br />

fenomeno nuovo è La Zanzara di Cruciani. Furbissimo<br />

e anche bravo a modo suo. Deejay chiama Italia<br />

è uno spazio garantista, come si diceva una volta: se<br />

un ospite non mi piace non lo invito. Salvo ricredermi.<br />

Canavacciuolo ad esempio mi incuriosiva,<br />

ITA EVENTI 47


lo vedevo in televisione, con la sua barba nera e mi<br />

piaceva l’idea di confrontarmi con lui. Di persona<br />

impressiona perché è fisicamente imponente, ma alla<br />

fine mi pare molto timido e riservato. Per molti ospiti<br />

è un po’ difficile confrontarsi con noi perché le domande<br />

sono fatte da due persone e ci si sente a volte<br />

accerchiati. Chiaramente se devo fare una domanda<br />

scomoda la faccio, mi sento in dovere di farlo, senza<br />

voler essere pruriginoso. Abbiamo un atteggiamento<br />

molto naturale con gli ospiti e penso che sia la chiave<br />

del nostro successo.<br />

Mezz’ora consentita all’ospite non è poco rispetto<br />

alle due ore complessive del programma?<br />

Dipende da chi viene. Se ho qualcuno che penso mi<br />

possa dare molto allargo i tempi.<br />

Quindi se viene la Bellucci raddoppi lo spazio?<br />

Non lo so, non mi pare una persona particolarmente<br />

esuberante dal punto di vista verbale. Se viene Lorenzo<br />

Jovanotti – ad esempio – amplio a un’ora.<br />

Capita – a volte – anche di scoprire nuovi talenti<br />

passando una canzone nuova, penso a Mario<br />

Biondi e “This Is What You Are”. Oppure di<br />

ascoltare brani di Mina o artisti che difficilmente<br />

passano in radio.<br />

Sono il padrone di me stesso e cerco sempre di essere<br />

responsabile: da una parte cerco di non abusare<br />

come fanno certi colleghi disposti ad andare anche<br />

contro il proprio interesse pur di soddisfare la propria<br />

libidine. Il dj radiofonico talvolta cade in questo<br />

narcisismo. Pur di farti vedere quanto sono figo.<br />

Tanto i dati di ascolto della radio non sono precisi<br />

come quelli della tv. E quindi il rischio è di suonare<br />

delle cose che fanno scappare parte degli ascoltatori.<br />

Quando scelgo una canzone al di fuori del coro cerco<br />

di capire se rientra nel target della trasmissione.<br />

È fondamentale. Piuttosto alcune cose me le ascolto<br />

in macchina. Anzi va detto che la programmazione<br />

musicale nella mia macchina è molto differente da<br />

quella in radio. Inevitabilmente, anche per sopravvivere.<br />

Programmazione radiofonica: copia e incolla,<br />

playlist sature di brani tutti uguali. La tua po-<br />

48 ITA EVENTI


sizione è critica su questo tema? Una volta hai<br />

dichiarato che spesso ascolti Onda verde perché<br />

almeno la programmazione è random e diversa<br />

dalle altre radio.<br />

Forse perché la mia vita è talmente piena di canzoni<br />

che ho bisogno di essere sorpreso e non di essere rassicurato.<br />

Anche se probabilmente io non rappresento<br />

l’ascoltatore medio. Credo che esistano radio create<br />

per essere degli zerbini, fatte di tappezzeria e per essere<br />

consumate come tali. E per questo tipo di radio<br />

vanno benissimo le programmazioni copia e incolla.<br />

Una radio come la nostra che ha molta personalità,<br />

dove ogni singolo conduttore ha una sua identità sta<br />

cercando di trovare un compromesso – e non è facile<br />

– tra l’identità di chi è in onda e la radio. Penso a<br />

una colonna sonora più che a una programmazione.<br />

Fabio Volo, con il quale ho litigato tanti anni per le<br />

sue scelte musicali, fa parte della categoria che descrivevo<br />

prima: quelli che pensano alla propria libidine<br />

personale, mettendo a volte pezzi suicidi per<br />

soddisfare il suo ego. Pero’ alla fine è giusto che la<br />

musica di Fabio gli assomigli un pochino.<br />

Molti lo trovano irritante oltre ogni ragionevole<br />

misura…<br />

È dura in effetti… (ride, ndr)<br />

Durante una manifestazione di beneficenza Platinette<br />

ha preso il suo posto nella fascia oraria<br />

delle 9 di mattina stravolgendo la programmazione<br />

musicale: ha inserito brani ricercati, allegri<br />

e divertenti, ed è stato veramente qualcosa di<br />

inedito. Cosa ne pensi?<br />

Ecco vedi, ti ha sorpreso! Dovremmo recuperare<br />

questo spirito. Avere coraggio.<br />

RadioDeejay nella sua programmazione ha sempre<br />

avuto una sua personalità definita, le sue<br />

caratteristiche: ha abbracciato la new wave, la<br />

british invasion ed ha sempre avuto un’apertura<br />

musicale più ampia rispetto agli altri network. Si<br />

può osare di più?<br />

Prima di tutto siamo schiavi dei numeri nel senso<br />

che i numeri sono la nostra prigione e la nostra libertà.<br />

Finché seguitiamo a fare numeri di un certo livel<br />

ITA EVENTI 49


Linus (a destra) e Nicola Savino (a sinistra),<br />

insieme conducono Deejay chiama Italia<br />

in onda tutte le mattine su RadioDeejay<br />

lo nessuno ci viene a dire niente. Credo di avere un<br />

privilegio unico nel nostro paese: io gestisco una realtà<br />

e nessuno mai mi ha detto quello che devo fare.<br />

Tranne “fai bene”. Questo per me è la base di tutto.<br />

È difficile trovare un compromesso: forse mancano<br />

anche le persone in grado di farlo. Oltre che gli indirizzi<br />

precisi. Nel 1982 quando è nata RadioDeejay<br />

era un momento molto identificato per la musica:<br />

arrivava talmente tanto che era inevitabile selezionare<br />

il meglio. Oggi la scelta è molto dispersiva e si<br />

rischia di chiudersi in una piccola nicchia.<br />

In ogni caso se c’è una bella canzone, ad esempio<br />

“Take Me To Church” di Hozier emerge comunque.<br />

Noi pero’ ci siamo arrivati prima di tanti altri.<br />

Come facciamo sempre, pur essendo una radio<br />

mainstream.<br />

Fai spesso autocritica?<br />

La radio non è più attenta alla programmazione musicale<br />

come dovrebbe essere: i nostri dj radiofonici<br />

- come quelli di tutte le radio - sono talmente innamorati<br />

di se stessi da mettere davanti prima loro; è<br />

più importante quello che dicono rispetto a quello<br />

che suonano. E non hanno quel tipo di malizia che<br />

un dj dovrebbe avere.<br />

Mi pare che il più innovativo come ricerca musicale<br />

e linguaggio sia Nikki.<br />

Nikki secondo me è il più intelligente. Da notare<br />

che fino a cinque anni fa era il dj con il quale era più<br />

difficile relazionarsi. Poi ha trovato un buon equilibrio<br />

tra essere propositivo ed essere rassicurante. Da<br />

lui senti cose particolari ma non c’è ostentazione.<br />

Mentre invece il dj provinciale cerca di dimostrare –<br />

in modo patetico – quanto è figo.<br />

È dura riuscire a dare una impostazione senza<br />

passare per la “maestra”?<br />

Lo è, senz’altro. Ho scelto la strada peggiore perché<br />

non ho dj anonimi e sarebbe tutto più facile. Ma<br />

non sarebbe più RadioDeejay. Diciamo che è una<br />

tassa da pagare.<br />

Perché è andato via Alessio Bertallot? Troppo<br />

alternativo?<br />

La sua dipartita è avvenuta in modo molto sereno.<br />

La mia sensazione è che il suo momento era passato<br />

e gliel’ho detto. Io mi sono innamorato di lui<br />

ma credo che poi ciò che ha scoperto sia divenuto a<br />

sua volta mainstream. In questa sua eterna ricerca di<br />

qualcosa che fosse avanti rispetto al presente è divenuto<br />

un po’ manieristico. Un po’ fine a se stesso. Lui<br />

non ha saputo fare il percorso che ha fatto Nikki.<br />

Alessio aveva un bellissimo modo di porsi in radio:<br />

la voce, il suono… ma non ha mai accettato di essere<br />

un po’ più “largo” ma ha scelto di essere sempre e<br />

solo alternativo.<br />

Cosa ne pensi degli Youtubers? Non pensi che siano<br />

troppo sopravvalutati dai media?<br />

Gli Youtubers lasciano un po’ il tempo che trovano<br />

perché comunque devi pensare che il pubblico a cui<br />

si rivolgono è quello di un ragazzino di undici anni,<br />

sono i fan di Favij. A me vedere Favij nella homepage<br />

di Repubblica…<br />

Il passaggio di Deejay Tv al gruppo Discovery è<br />

una buona cosa?<br />

È stato inevitabile. Il nostro è un gruppo editoriale<br />

(L’espresso, ndr) che un giorno si è trovato in casa<br />

questa televisione figlia di scelte fatte da altri. Non è<br />

mai stata nelle loro corde e nel loro Dna, non l’hanno<br />

mai capita e in più è capitata nel momento in cui<br />

la crisi ha messo davanti alla televisione molte altre<br />

priorità. Non abbiamo mai avuto i mezzi e il tempo<br />

per farla crescere e sviluppare. Tra le tante braccia<br />

ove andare a finire quelle di Discovery mi sembrano<br />

quelle più accoglienti, anche perché credo siano i più<br />

vergini da un punto di vista televisivo. Hanno grande<br />

entusiasmo e mezzi. Sono molto fiducioso: per<br />

me e credo anche per loro è una grande occasione.<br />

RadioDeejay è spesso solidale con onlus e attività<br />

per i più deboli, come nel caso di Dynamo<br />

Camp…<br />

Sono nel board dell’associazione; Dynamo Camp è<br />

un posto bellissimo, nel cuore della Toscana, a San<br />

Marcello Pistoiese sull’Abetone. L’associazione rende<br />

possibile fare una settimana di vacanza gratuita<br />

a bambini con patologie gravi, per un totale di 1.200<br />

bambini in un anno, in un posto da favola.<br />

50 ITA EVENTI


Un’Oasi di Benessere nel cuore di Abano Terme<br />

Hotel Helvetia è un elegante albergo 4 stelle situato<br />

nel cuore di Abano Terme, a soli 30 metri<br />

dalla zona pedonale, che accoglie i vostri desideri<br />

di relax e benessere.<br />

Camere elegantemente arredate e dotate di ogni<br />

comfort, cucina creativa fatta di colori, profumi e<br />

sapori della nostra terra, giochi d’acqua nelle piscine<br />

e giochi di luce nei giardini che circondano<br />

l’hotel, reparto salute ed estetica con personale<br />

altamente qualificato. Immergetevi nelle nostre<br />

acque termali… e sarà finalmente benessere!<br />

Hotel Terme Helvetia Via Marzia, 49 - 35031 Abano Terme (PD)<br />

Tel.+39 049 86 698 11 - Fax.+39 049 86 66 348 - E-mail info@termehelvetia.it<br />

Prego accomodatevi… Benvenuti nel relax!<br />

Hotel Terme Roma è un elegante e confortevole 4 stelle situato all’inizio della zona<br />

pedonale di Abano Terme. Circondato da un territorio ricco di sorprese e verdi colline,<br />

il nostro hotel vi offre una cucina ricca di sapore<br />

ed il riposo nelle nostre accoglienti camere,<br />

esperienze wellness nella nostra nuovissima SPA<br />

con esperti qualificati e trattamenti dermocosmetici<br />

di ultimissima generazione, rigeneranti<br />

immersioni nelle nostre piscine ad acqua termale,<br />

tutta la salute che solo il nostro fango maturo e<br />

le nostre antiche acque termali possono donarvi.<br />

Accomodatevi dunque, benvenuti nel relax!<br />

Hotel Terme Roma Via Mazzini, 1 - 35031 Abano Terme (PD)<br />

Tel. +39 049 86 69 127 - Fax. +39 049 863 02 11 - E-mail roma@termeroma.it


Musica<br />

ELITADESIGN<br />

WEEK<br />

FESTIVAL<br />

Puntuale come ogni anno arriva la decima<br />

edizione per il festival che ha introdotto la<br />

dimensione dell’intrattenimento all’interno<br />

della Design Week milanese, con un tema - #BOR-<br />

DERLESS - che sottolinea l’ampiezza della proposta<br />

artistica e culturale e di una programmazione transnazionale<br />

in cui i confini tra elettronica e contaminazione<br />

sono sempre più labili. Elita Design Week<br />

Festival ha raccontato per dieci anni l’evoluzione di<br />

una cultura comunemente definita clubbing, ma che<br />

Elita ha sempre, semplicemente, considerato contemporanea.<br />

Il contesto di riferimento di Elita è fonte<br />

inesauribile di energie e ha invaso tutte le zone e i<br />

territori, spinto sempre più verso il centro del Fuorisalone<br />

che quest’anno sarà il vero portale di ingresso<br />

ad Expo, in una sorta di inaugurazione dell’evento<br />

più atteso in Italia nell’ultimo decennio. Il Design<br />

Week Festival presenta nel 2015 un programma musicale<br />

senza confini, borderless, che include i maestri<br />

Ikeda, Gilles Peterson, Benny Benassi, Henrik<br />

Schwarz e Cerrone, veri pionieri dei propri generi di<br />

riferimento, insieme agli astri Dixon, Guy Boratto,<br />

Machinedrum, Kiasmos, Kindness, Shabazz Palaces,<br />

Portico, il talento di Bob Moses, Kate Tempest,<br />

Coma e una nutrita schiera di italiani di cui essere<br />

fieri, da Popolous a Durdust. Nuovi spazi e progetti<br />

tra musica, cultura e design che legheranno ancora<br />

una volta Elita al Fuorisalone. Tra questi, il Milano<br />

Design Award, l’unico premio della design week, dedicato<br />

ai migliori progetti di allestimento; la mostra<br />

DSegno sui giovani illustratori italiani; i workshop<br />

con IED Milano sull’evoluzione del sound design.<br />

www.designweekfestival.com<br />

52 ITA EVENTI


PROGRAMMA<br />

MARTEDI’ 14 APRILE<br />

Teatro Franco Parenti, ore 21:30 BENJAMIN CLEMENTINE live<br />

MERCOLEDI’ 15 APRILE<br />

Il Diurno Cobianchi, dalle ore 14.00 alle ore 22.00<br />

14:00 - 22:00 EXTRAS’MALL DESIGN SPECIAL EDITION market & exhibition<br />

18:30 - 19:30 YOUAREHERE live<br />

19:30 - 20:30 AMATORSKI live<br />

Teatro Franco Parenti, h. 19:30 - 00:45<br />

FOYER<br />

19:00 - 19:30 IISO live<br />

MAIN ROOM<br />

19:30 - 20:10 AUCAN live<br />

20:20 - 21:05 RYOJI IKEDA live<br />

21:10 - 22:40 HENRIK SCHWARZ live<br />

22:45 - 00:45 DIXON djset<br />

Tom, dalle ore 23:30 alle ore 03:30<br />

23:30 - 00:30 G-AMP djset<br />

00:30 - 01:30 MARCO UNZIP djset<br />

01:30 - 03:30 OBJEKT djset<br />

GIOVEDI’ 16 APRILE<br />

Il Diurno Cobianchi, dalle ore 14.00 alle ore 22.00<br />

14:00 – 22:00 EXTRAS’MALL DESIGN SPECIAL EDITION market & exhibition<br />

16:30 - 18:00 PERSPECTIVES AND FRONTIERS OF SOUND DESIGN Ied<br />

18:30 - 19:30 YAKAMOTO KOTZUGA live<br />

19:30 - 20:30 SEKUOIA live<br />

Teatro Franco Parenti, dalle ore 19:30 alle ore 00:45<br />

19:30 - 20:15 THE KVB live<br />

20:30 - 21:30 POPULOUS live<br />

21:45 - 23:00 BOB MOSES live<br />

23:15 - 00:45 MACHINEDRUM djset<br />

Rocket<br />

SALA A<br />

00:00 - 04:00 Richey V - Sofia T<br />

SALA B<br />

00:30 - 04:00 BEN UFO vs. PEARSON SOUND djset<br />

VENERDI’ 17 APRILE<br />

Il Diurno Cobianchi, dalle ore 14.00 alle ore 22.00<br />

14:00 – 22:00 EXTRAS’MALL DESIGN SPECIAL EDITION market & exhibition<br />

18:30 - 19:30 FADE live<br />

19:30 - 20:30 GHOST CULTURE live<br />

Teatro Franco Parenti, dalle ore 19:30 alle ore 00:45<br />

20:15 - 21:00 KATE TEMPEST live<br />

21:15 - 22:15 PORTICO live<br />

22:30 - 23:30 KINDNESS live<br />

23:45 - 00:45 KIASMOS live<br />

Tunnel Club, dalle ore 23:30 alle ore 05:00 ft. Voyage<br />

23:30 - 02:00 MARCY djset<br />

02:00 - 05:00 BODDIKA & JOY ORBISON djset<br />

Fabrique<br />

RESET! Djset<br />

CERRONE djset<br />

BENNY BENASSI djset


SABATO 18 APRILE<br />

Il Diurno Cobianchi, dalle ore 14.00 alle ore 22.00<br />

14:00 – 22:00 EXTRAS’MALL DESIGN SPECIAL EDITION market & exhibition<br />

16:30 - 18:00 Presentazione iniziativa editoriale Speech Lescahiers<br />

18:30 - 19:30 DRYWET live<br />

19:30 - 20:30 VESSELS live<br />

20:30 - 21:30 APES ON TAPES live<br />

Teatro Franco Parenti, dalle ore 14:30 alle ore 01:00<br />

FOYER<br />

14:30 - 16:00 Apertura porte + iscrizioni<br />

16:30 - 18:10 Red Bull BC One Milan Cypher<br />

18:10 - 19:00 Warm Up Final - Dj Uragan<br />

MAIN ROOM<br />

19:00 - 20:20 Red Bull BC One Milan Cypher Final<br />

20:20 - 20:45 BREAK-STRA ft. ICE ONE & P-FUNKING BAND live<br />

21:00 - 21:50 MECNA #Laska special live set<br />

22:05 - 23:35 SHABAZZ PALACES live<br />

23:45 - 01:00 DJ PREMIER djset<br />

Tunnel Club<br />

dalle ore 22:30 alle ore 04:30 ft. Le Cannibale<br />

23:30 - 02:15 UABOS djset<br />

02:15 - 03:15 FALTY DL live<br />

03:15 - 04:30 MARGOT live<br />

Fabrique, dalle ore 23:00 alle ore 05:00<br />

elita & m2o pres.<br />

23:00 - 00:00 LELE SACCHI b2b ENROLL AKA RAME djset<br />

00:00 - 05:00 SOLOMUN djset<br />

DOMENICA 19 APRILE<br />

Il Diurno Cobianchi, dalle ore 12:00 alle ore 20:00<br />

12:00 – 20:00 EXTRAS’MALL DESIGN SPECIAL EDITION market & exhibition<br />

05:00 – 06:00 MIKAEL SEIFU live<br />

Teatro Franco Parenti, dalle ore 19:00 alle ore 00:45<br />

19:00 - 19:30 DARDUST live<br />

19:45 - 20:45 COMA live<br />

21:00 - 22:00 GUI BORATTO live<br />

22:10 - 22:45 NINOS DU BRASIL live<br />

23:00 - 00:45 GILLES PETERSON djset + MC EARL ZINGER<br />

Tom, dalle ore 00:00 alle ore 03:30<br />

PIGRO ON SOFA djset<br />

+ SPECIAL GUEST<br />

INDIRIZZI<br />

Teatro Franco Parenti<br />

Via Pier Lombardo 14, Milano<br />

Tom<br />

Molino delle Armi angolo Via della Chiusa, Milano<br />

Rocket<br />

Alzaia Naviglio Grande 98, Milano<br />

Tunnel<br />

Via Sammartini 30, Milano<br />

Fabrique<br />

Via Fantoli 9, Milano


Arte<br />

DALLA SCAPIGLIATURA AL DIVISIONISMO.<br />

LE ORIGINI DELLA MODERNITÀ<br />

Trenta opere ripercorrono la straordinaria stagione artistica lombarda di secondo<br />

Ottocento nata con la Scapigliatura e culminata con il Divisionismo.<br />

Fino al al 30 Maggio 2015<br />

Galleria Bottegantica, Milano<br />

ITALIA INSIDE OUT<br />

L’esposizione, concepita per<br />

essere un’unica iniziativa scandita<br />

in due momenti: sino 21<br />

giugno con i fotografi italiani<br />

e dal 1°luglio al 27 settembre<br />

con i fotografi del mondo,<br />

attraverso 600 immagini dei<br />

più importanti autori italiani e<br />

internazionali.<br />

Fino al 27 Settembre 2015<br />

Palazzo della Ragione,<br />

Milano<br />

LEONARDO<br />

Creando un ideale collegamento<br />

con il capolavoro del<br />

Cenacolo, la mostra presenta<br />

opere fondamentali del soggiorno<br />

milanese del maestro<br />

toscano. Con oltre cento<br />

disegni autografi di alcuni<br />

modelli storici di macchine<br />

di sua invenzione prestati dal<br />

Museo della Scienza e della<br />

Tecnologia di Milano.<br />

Fino al 19 luglio 2015<br />

Palazzo Reale, Milano<br />

ESCHER<br />

Escher, dopo il grande successo della tappa romana con i suoi oltre<br />

200.000 visitatori, arriva a Bologna portando costruzioni impossibili,<br />

esplorazioni infinite, giochi di specchi,motivi e<br />

geometrie interconnesse.<br />

Fino al 19 Luglio 2015<br />

Palazzo Albergati, Bologna<br />

DA BOLDINI A SEGANTINI.<br />

RIFLESSI DELL’IMPRESSIONISMO IN ITALIA<br />

La mostra presenta 35 opere, molte mai esposte a Milano,<br />

di alcuni tra gli indiscussi protagonisti dell’arte<br />

italiana dell’Ottocento.<br />

Fino al 28 Giugno 2015<br />

GAMManzoni, Milano<br />

56 ITA EVENTI


BRASSAÏ. POUR L’AMOUR DE PARIS<br />

La mostra, una selezione di circa 260 fotografie originali, è stata ideata per il Comune<br />

di Parigi da Philippe Ribeyrolles, nipote di Brassaï e gestore dell’omonimo Archivio<br />

(Estate Brassaï).<br />

Fino al 28 Giugno 2015<br />

Palazzo Morando - Costume Moda Immagine, Milano<br />

HENRI MATISSE.<br />

ARABESQUE<br />

Oltre cento opere di Matisse<br />

con alcuni capolavori assoluti<br />

– per la prima volta in<br />

Italia – dai maggiori musei del<br />

mondo: Tate, MET, MoMa,<br />

Puškin, Ermitage, Pompidou,<br />

Orangerie, Philadelphia,<br />

Washington solo per citarne<br />

alcuni.<br />

Fino al 21 Giugno 2015<br />

Scuderie del Quirinale,<br />

Roma<br />

GIPI AL MUSEO<br />

LUZZATI DI GENOVA<br />

Gipi, al secolo Gianni<br />

Pacinotti, sarà protagonista<br />

della prima mostra antologica<br />

a lui dedicata. In mostra oltre<br />

150 opere originali, molti i<br />

lavori inediti, molto diversi<br />

tra loro: Gipi è fumettista,<br />

illustratore e regista.<br />

Fino al 27 Settembre 2015<br />

Museo Luzzati di Porta<br />

Siberia, Genova<br />

GIORGIO MORANDI<br />

1890-1964<br />

La mostra documenta la<br />

vicenda artistica del pittore<br />

bolognese attraverso un<br />

numero cospicuo di opere<br />

di grande rilevanza inclusi<br />

alcuni capolavori meno noti al<br />

grande pubblico.<br />

Fino al 21 Giugno 2015<br />

Complesso del Vittoriano,<br />

Roma<br />

MILANO ASIAN<br />

ART 2015<br />

È l’unica manifestazione italiana<br />

dedicata all’arte e alla cultura<br />

orientale, nata nel 2010<br />

in occasione della mostra di<br />

Palazzo Reale Giappone.<br />

Fino al 30 Maggio 2015<br />

Museo Poldi Pezzoli e altre<br />

sedi, Milano<br />

ITA EVENTI 57


AFRICA. LA TERRA DEGLI SPIRITI<br />

La mostra racconta l’arte africana dal Medioevo ad oggi, esponendo duecento celebri e monumentali<br />

capolavori selezionati in base al gusto occidentale e proponendo le opere più vicine alla tradizione<br />

e alla sensibilità africane.<br />

Fino al 30 Agosto 2015<br />

Museo delle Culture, Milano<br />

MARC CHAGALL.<br />

SEGNI E COLORI<br />

DELL’ANIMA<br />

Un’esposizione volta a<br />

restituire tutta la poetica<br />

del fortunato incontro tra la<br />

forza del segno e del colore<br />

dell’artista bielorusso con le<br />

tecniche della stampa d’arte,<br />

tra il simbolismo e gli archetipi<br />

del suo vocabolario pittorico<br />

con i temi delle favole e del<br />

messaggio biblico.<br />

Fino al 28 Giugno 2015<br />

Marte Mediateca Arte<br />

Eventi, Cava de’ Tirreni,<br />

Salerno<br />

TAMARA<br />

DE LEMPICKA<br />

La mostra presenta circa cento<br />

opere in un percorso tematico<br />

di sei sezioni che permetterà<br />

al pubblico di conoscere nuovi<br />

aspetti della vita e dei lavori<br />

della famosissima artista,<br />

le cui opere sono icone<br />

universalmente riconosciute.<br />

Fino al 30 Agosto 2015<br />

Palazzo Chiablese, Torino<br />

MY EAST<br />

IS YOUR WEST<br />

Il progetto nasce come un<br />

impulso utopico a ri-tracciare<br />

un complesso clima di<br />

relazioni storiche tra le due<br />

nazioni-stato sudasiatiche di<br />

India e Pakistan, nella forma<br />

di una mostra che dia voce<br />

a due artisti contemporanei<br />

eccezionali<br />

Fino al 31 Ottobre 2015<br />

Palazzo Benzon, Venezia<br />

LA ROSA DI FUOCO - LA BARCELLONA DI<br />

PICASSO E GAUDÍ<br />

La rosa di fuoco, o meglio La Rosa de Foc, per dirla alla catalana,<br />

per gli anarchici indicava all’inizio del Novecento il nome in codice di<br />

Barcellona. Nome che evoca, allo stesso tempo, il fermento che a cavallo<br />

del secolo infiammava la vita politica, sociale e culturale della capitale<br />

catalana, ma anche i violenti attentati dinamitardi di cui fu teatro la città.<br />

Fino al 19 Luglio 2015<br />

Fondazione Ferrara Arte, Ferrara<br />

58 ITA EVENTI


Arte<br />

CERVELLI ALL’ESTERO?<br />

ANCHE SI.<br />

Da Milano a Parigi. Da un computer Atari acquistato da adolescente alle commissioni<br />

per Groupe de Recherche Musical, Biennale di Venezia, Opera of Gothenburg, Ballet<br />

National de Marseille, Festival Sant’Arcangelo, Roma Europa, Ater Balletto. Storia di una<br />

passione legata alla musica, alla danza, al teatro.<br />

di Lorenzo Bianchi Hoesch<br />

Ho comprato il primo computer a 17 anni, un<br />

Atari dedicato alla musica, un mito ancora<br />

oggi. Con i primi sintetizzatori - trovati<br />

usati in giro per negozi - ho imparato, in maniera<br />

pratica e con diversi tentativi, tutto quello che so<br />

ora. Soprattutto ho sviluppato il mio orecchio; in<br />

maniera inconsapevole stavo formando il mio gusto<br />

e mi stavo costruendo come artista. Rimaneva purtroppo<br />

(o per fortuna) un percorso autodidatta poiché<br />

negli anni ‘90 a Milano non vi erano scuole né<br />

esistevano ancora le meravigliose comunità virtuali<br />

- oggi disponibili su internet - che condividono con<br />

chiunque il sapere. Poco dopo mi sono iscritto ad<br />

Architettura, un po’ per far piacere ai miei genitori<br />

e anche perché il progetto era nelle mie corde; nel<br />

frattempo studiavo musica, in maniera tradizionale,<br />

pianoforte e clarinetto. Ma il mio interesse principale<br />

era era suonare, mixare, comporre e progredire<br />

nel mondo dell’ elettronica, in camera mia. Il tema<br />

della mia tesi di laurea era in qualche modo già rivelatore<br />

del mio futuro in quanto ruotava intorno al<br />

“paesaggio sonoro” e alla spazializzazione del suono.<br />

Proprio durante le ricerche di materiali per la tesi ho<br />

capito che all’estero, in particolare in Francia, vi era<br />

un network di artisti, strutture, centri di ricerca, e<br />

conservatori, che si occupavano in maniera profonda<br />

di argomenti che ormai facevano parte di me.<br />

Sono così partito a Parigi subito dopo la laurea con<br />

una borsa di studio e uno stage in una piccola casa<br />

di produzione di nuove tecnologie applicate all’arte<br />

contemporanea: sensori, software... Mi sono anche<br />

finalmente iscritto al Conservatorio, fuori Parigi,<br />

dove ho seguito il cursus di “composition electroacoustique”<br />

ottenendo poi il “prix de composition”.<br />

In sostanza in quegli anni - poco più di una decina<br />

-, ho cominciato a crearmi una professione con quello<br />

che fino a quel giorno era il mio percorso laterale,<br />

limitrofo e personale. Ho conosciuto molta gente<br />

con percorsi simili, degli outsiders che erano in realtà<br />

formati, come me, all’adattamento, alla ricerca<br />

e all’apprendimento autonomo. Questa era la forza<br />

della loro attitudine. Sapersi declinare, saper tirare<br />

le somme da una situazione d’avanguardia e saperne<br />

creare qualcosa di preciso e personale. Attraverso<br />

ITA EVENTI 59


questo network di professionalità distinte (produttori,<br />

artisti sonori e visivi, agenti) sono entrato in relazione<br />

con l’Ircam, il centro di ricerca voluto da Pierre<br />

Boulez all’interno del Centre Pompidou a Parigi e<br />

ho cominciato a produrre musica elettronica e a fare<br />

ricerca nelle “équipe de recherche” che più mi interessavano:<br />

tra queste, come per caso, proprio quella<br />

di “spazializzazione del suono”. Ora continuo a collaborare<br />

con loro, ho ormai molti amici all’Ircam,<br />

e insegno composizione elettronica all’Università<br />

della Franche Conté e al conservatorio di Montbeliard<br />

(dove ho effettuato i miei studi). Ma questo é il<br />

lato istituzionale del mio mestiere. In realtà, del mio<br />

lavoro di musicista, adoro tutti i progetti personali<br />

che realizzo di anno in anno. Si basano certamente<br />

sulle conoscenze che ho acquisito in questi anni ma<br />

in qualche modo ne sono anche slegati. Sono installazioni,<br />

concerti, musiche per danza, teatro, video e<br />

documentari. Concepisco ogni progetto in stretta<br />

relazione con gli altri. In maniera intuitiva e non<br />

programmatica sono anni che un progetto nutre<br />

l’altro in un cammino variegato ma coerente. Così<br />

capita che la musica per una installazione interattiva<br />

divenga declinata differentemente: un’idea per uno<br />

spettacolo, o per un concerto. O viceversa la musica<br />

concepita per una performance di danza contemporanea,<br />

diviene poi l’ispirazione per la colonna sonora<br />

di un film o di un disco. In questo momento, ad<br />

esempio, sto realizzando un ciclo di assoli di musica<br />

strettamente elettronica per laptop e controllers<br />

che é letteralmente fuoriuscito da un precedente<br />

progetto con la compagnia di danza contemporanea<br />

MK, Le Tour Du Monde En 80 Jours. Sono delle<br />

improvvisazioni elettroniche che hanno per tema il<br />

viaggio, lo spazio, lo spaesamento, l’altrove. Ogni<br />

assolo é differente e ha il nome di una città (Jodjakarta,<br />

Paris, Novosibirsk). Il primo è stato realizzato<br />

alla “Gaité Lyrique”, una nuova sala meravigliosa<br />

nel cuore di Parigi, e poi ne sono seguiti molti altri.<br />

Per ogni performance mi interrogo sul materiale di<br />

partenza da cui cominciare a comporre nell’idea di<br />

fuggire ogni spirito etnomusicologo cercando di restare<br />

in un linguaggio sperimentale e artistico. Mia<br />

peculiarità è quella di realizzare i sistemi software<br />

necessari alle mie opere. Sono software differenti,<br />

capaci di adattarsi allo spirito e all’idea artistica che<br />

sottende il tutto. Sono come dei recipienti reattivi<br />

che possono piegarsi alle mie esigenze durante la<br />

performance o l’installazione. In questo modo mi<br />

assicuro un certo livello di coerenza derivante dal<br />

materiale usato e una libertà espressiva che ogni volta<br />

produce qualcosa di diverso e, in qualche misura,<br />

capace di stupire anche me stesso. Improvviso anche<br />

con altri musicisti sia acustici (pianoforte, sax, violino,<br />

tromboni) che elettronici ed è bello riuscire a<br />

trovare una sintesi tra questi universi. L’elettronica<br />

60 ITA EVENTI


scaturisce in tempo reale dal suono degli strumenti<br />

acustici che vengono trattati dal computer in modo<br />

da costruire un interplay inedito tra acustica e elettronica.<br />

Scrivo poi anche per altri interpreti: strumenti<br />

solisti ed elettronica, oppure per video e per<br />

documentari ma gran parte dei miei progetti sono<br />

relativi al mondo del teatro e soprattutto della danza<br />

contemporanea e della performance. Adoro scrivere<br />

per queste forme artistiche poiché se da un lato l’importanza<br />

della musica è cruciale, dall’altro il margine<br />

di libertà nelle scelte, nella forma, nelle sonorità è<br />

molto ampio. E così per una commissione all’Opera<br />

di Gothenburg - in collaborazione con il coreografo<br />

R. Siegal e il designer Didier Faustino (The World<br />

To Darkness And To Me) -, ho realizzato una musica<br />

per un sistema molto sofisticato di quaranta casse<br />

sparse in giro per il teatro; una sorta di cupola sonora<br />

sulle teste degli spettatori. Ho registrato l’orchestra<br />

residente dell’Opera per avere materiale sonoro<br />

per la composizione trasformandola in una musica<br />

che circonda gli spettatori in maniera immersiva e<br />

molto aggressiva. Per il festival Uovo 2015 son stato<br />

invitato insieme ad altri artisti (MK, Roberta Mosca,<br />

Luca Trevisani Margherita Morgantin, che a<br />

sua volta ha coinvolto Maia Sambonet) a occupare<br />

lo spazio della Fondazione Pini, in corso Garibaldi<br />

a Milano. Michele di Stefano ha dato le linee guida<br />

e noi, come un gruppo, abbiamo ipotizzato i nostri<br />

interventi. Il tema dal festival era il “confine” e io<br />

ho ipotizzato un lavoro che si interrogasse e che in<br />

qualche modo rompesse la relazione tra interno e<br />

esterno della casa alto borghese milanese in cui il<br />

suono era immerso. Nel tentativo di non essere in<br />

nessun modo invasivo ho progettato un sistema di<br />

radio e radioline che ho appoggiato in giro per la<br />

casa. Innocue. Le radio sono delle finestre verso un<br />

altrove, sono delle antenne in grado di captare l’invisibile,<br />

sono oggetti domestici ma che ci uniscono<br />

con l’esterno. Ascoltare la radio non è solo ascoltare<br />

voci o musiche, ma connettersi col mondo e con il<br />

pensiero. La mia idea era di portare in quel salotto<br />

un esterno esotico, uno stereotipo sonoro del viaggio<br />

inteso come evasione borghese, una sorta di meteorologia<br />

sonora interrotta da musica elettronica a<br />

tratti fragile a tratti molto aggressiva. Molte radio,<br />

uno stereo e una cassa nascosta in una stanza lontana<br />

della Fondazione mi ha permesso di giocare con<br />

questi elementi spaziali a me cari per infrangere la<br />

relazione con l’esterno e concentrare intorno a quel<br />

tappeto tutto un pianeta stereotipato e riconoscibile.<br />

Ho quindi realizzato un sistema di trasmissione FM<br />

attraverso il quale ero in grado di diffondere la mia<br />

musica su determinate frequenze delle radio. Roberta<br />

Mosca, appena uscita dalla compagnia di W. Forsythe,<br />

ha poi realizzato un assolo meraviglioso nel<br />

centro di questa tempesta.<br />

MK | LUCA TREVISANI | ROBERTA MOSCA |<br />

MARGHERITA MORGANTIN | LORENZO BIANCHI<br />

HOESCH, SUB I.II.III., Uovo performing arts festival<br />

Milano, Fondazione Adolfo Pini<br />

Lorenzo Bianchi Hoesch - nato a Milano nel<br />

1973 e residente a Parigi -, é compositore e performer:<br />

musica per concerti, album, installazioni,<br />

teatro, e danza. Ha ricevuto commissioni da<br />

svariate istituzioni internazionali quali Groupe de<br />

Recherche Musical (GRM), Biennale di Venezia,<br />

Opera of Gothenburg, Ballet National de Marseille,<br />

Festival Sant’Arcangelo, Roma Europa,<br />

Ater Balletto. Ha suonato in giro per il mondo:<br />

Europa, Giappone, Cina, Indonesia, USA. Collabora<br />

con diversi artisti, in particolare con MK<br />

e con l’Ircam/ Centre Pompidou di Parigi. É professore<br />

di composizione elettroacustica all’Università<br />

della Franche-Comté e al Conservatorio<br />

di Montbeliard, Francia.<br />

ITA EVENTI 61


Teatro<br />

ORGOGLIO<br />

E AMORE<br />

Un nuovo libro e un tour internazionale<br />

per un grande ambasciatore di arte<br />

e cultura italiana nel mondo<br />

di Roberto Bolle<br />

62 ITA EVENTI


Nel nostro Paese, le possibilità che vi stiate<br />

spostando da un posto meraviglioso ad un<br />

altro posto meraviglioso sono altissime.<br />

Molto più alte che nella maggior parte degli altri Paesi.<br />

L’Italia è la culla delle arti, della bellezza, dell’eleganza.<br />

Ogni città è piena di monumenti, edifici,<br />

palazzi e chiese dallo straordinario valore artistico ed<br />

estetico. Ognuno di noi è stato nutrito da tale bellezza<br />

– a volte anche inconsciamente – e queste caratteristiche<br />

sono entrate nel nostro DNA, fanno parte<br />

di noi, tassello imprescindibile della nostra identità<br />

e del nostro valore, così tanto apprezzato all’estero.<br />

Essere divenuto ambasciatore della cultura e dell’arte<br />

italiana nel mondo è forse il riconoscimento che mi<br />

inorgoglisce di più. Io amo il nostro Paese. Sembra<br />

cosa scontata, ma non lo è e mai come in questi anni<br />

è rivendicazione da fare sempre, in ogni occasione.<br />

Amore ed orgoglio. Di tante formule per la ripresa,<br />

io credo che nessuna possa sopravvivere ed essere<br />

efficace se non si alimenta costantemente di orgoglio<br />

e amore. Dobbiamo ripartire dalla nostra arte e<br />

dalla cultura. Prendercene cura, valorizzarle, cercare<br />

Il libro Viaggio nella bellezza con le fotografie<br />

di Fabrizio Ferri e Luciano Romano<br />

è pubblicato da Rcs.<br />

nuovi metodi e risorse per potenziarne la gestione e<br />

renderle finalmente, modernamente, una fonte di<br />

ricchezza, non solo morale e civile, ma anche economica.<br />

Viaggio nella bellezza è il libro di un innamorato.<br />

C’è tanto amore e orgoglio in questo libro.<br />

Orgoglio di essere nato in un Paese così straordinario,<br />

amore per quello che è e che siamo. È un libro<br />

che parla dell’incontro della danza con i grandi luoghi<br />

simbolo d’Italia: dal Colosseo a Piazza Duomo<br />

di Milano, da Taormina a Firenze, Venezia, e molti<br />

altri. Sono foto di scena in cui la bellezza eterna dei<br />

luoghi si intreccia con quella effimera del movimento<br />

e rimane cristallizzata per sempre. Alle immagini<br />

dei luoghi dove ho portato il mio Gala finora,<br />

abbiamo voluto aggiungere un viaggio a Pompei,<br />

dove danzerò per la prima volta il prossimo luglio.<br />

Mi sembrava immancabile questo luogo, icona di<br />

un’Italia così straordinaria, ma insieme così fragile,<br />

che rinasce sempre dalle ceneri, ma teme la polvere<br />

e l’immobilismo. Dobbiamo ripartire da qui, dalla<br />

nostra storia, cultura, dal nostro patrimonio artistico<br />

che è unico e tutto il mondo ci invidia. Ci vuole<br />

un moto di orgoglio. Amore e orgoglio.<br />

ROBERTO BOLLE AND FRIENDS TOUR 2015<br />

10 e 12/07 Los Angeles (USA)<br />

18 e 19/07 Teatro Lirico, Cagliari<br />

22/07 Arena di Verona<br />

25/07 Pompei<br />

27/07 Terme di Caracalla, Roma<br />

29 e 30/07 Teatro Ariston, Sanremo<br />

18-19-20/09 Teatro Bellini, Catania<br />

3-4-5/10 Teatro Petruzzelli, Bari<br />

22-23-24/10 Teatro Regio, Parma<br />

ITA EVENTI 63


Cinema<br />

BLACK SEA.<br />

LE ORIGINI DELLA MODERNITÀ<br />

Thriller, 2014, Gran Bretagna.<br />

Regia di Kevin MacDonald.<br />

Con Jude Law, Scoot McNairy.<br />

Protagonista del film è il capitano Robinson, alle prese<br />

con un licenziamento dalla azienda di recupero relitti.<br />

Divorziato, con un rapporto inesistente con suo figlio,<br />

decide di tentare un’impresa impossibile: cercherà di<br />

recuperare il prezioso carico d’oro da un sommergibile<br />

tedesco sul fondo del Mar Nero. Con un equipaggio<br />

approssimativo e un mezzo poco sicuro Robinson partirà<br />

per un’avventura tutt’altro che facile.<br />

AVENGERS: AGE OF ULTRON<br />

Fantasy, U.s.a., 2015.<br />

Regia di Joss Whedon.<br />

Con Robert Downey Jr., Scarlett Johansson.<br />

Altra produzione Marvel comics con tanto di cameo del fondatore<br />

Stan Lee. Il gruppo dei Vendicatori è composto da Iron<br />

Man, Thor, Capitan America, Hulk, la Vedova nera e Occhio di<br />

Falco. Questa volta dovrenno affrontare la terribile minaccia<br />

di Ultron. Nel film verranno incontro al gruppo due nuovi super-eroi,<br />

molto conosciuti dai lettori storici dei fumetti Marvel:<br />

Wanda e Pietro, due fratelli mutanti. E per il gran final del film<br />

si vedrà – per la prima volta sul grande schermo – la Visione.<br />

MIA MADRE. Drammatico, Italia, 2015.<br />

Regia di Nanni Moretti.<br />

Con Margherita Buy, John Turturrro.<br />

Prodotto da Nanni Moretti e da Domenico Procacci in coproduzione con Le Pacte – Arte Film Boutique con<br />

un budget di tutto rispetto per un film italiano. Margherita Buy recita la parte di un… attrice sul set di un<br />

film con un attore italoamericano (John Turturro). La sua vita privata è assorbita dalla madre e da una storia<br />

d’amore arrivata al capolinea. Sarà il fratello (Nanni Moretti) a sparigliare le carte.<br />

CATTEDRALI DELLA CULTURA 3D<br />

Documentario, Germania, 2014.<br />

Regia di Wim Wenders, Michael Glawogger,<br />

Michael Madsen, Robert Redford,<br />

Margreth Olin, Karim Ainouz.<br />

Ci sono edifici che hanno un’anima: così grande da poterne regalare un po’ a ogni visitatore. Sono i centri vivi<br />

della cultura e dell’esperienza artistica. Cattedrali della Cultura 3D è l’originale progetto in 3D di Wim Wenders<br />

dopo il successo di Pina 3D, il tributo a Pina Bausch. Questa volta darà voce a sei edifici chiave della storia<br />

umana, per la prima volta messi in scena nel loro vivere quotidiano. Sei episodi con altrettanti registi: Wenders si<br />

dedica alla Filarmonica di Berlino, Michael Glawogger racconta la Biblioteca Nazionale Russa; Michael Madsen<br />

il carcere di Halden; Robert Redford il Salk Institute; Margreth Olin il Palazzo dell’Opera di Oslo e Karim Ainouz<br />

il Centre Pompidou. Il film sarà nei cinema solo il 21 aprile.<br />

ITA EVENTI 65


Cinema<br />

L’ATTACCO DEI GIGANTI,<br />

IL FILM<br />

È il film che ha rivoluzionato il mondo degli anime, sarà sul grande schermo il 12 e il 13<br />

maggio. A seguire Mobile Suit Gundam-The origin e Ghost In the Shell Arise-Part 2.<br />

Tra il 2013 e il 2014 il progetto<br />

degli Anime al cinema di<br />

Nexo Digital e Dynit ha conquistato<br />

il botteghino portando in<br />

sala oltre 150 mila spettatori grazie a<br />

titoli come Akira, Evangelion, Ghost<br />

in the Shell, Space Battleship Yamato<br />

e Il Giardino delle Parole, che difficilmente<br />

avrebbero potuto trovare<br />

spazio al cinema sino a qualche<br />

anno fa. Oggi la rassegna torna a far<br />

parlare di sé grazie all’annuncio di<br />

un nuovo appassionante ciclo che riporta<br />

gli anime su grande schermo e<br />

che inaugura il 12 e 13 maggio (solo<br />

per due giorni) un appuntamento<br />

da veri cultori: L’attacco dei giganti-Il<br />

Film: parte I. L’arco e la freccia<br />

cremisi. L’anime, tratto dall’acclamato<br />

manga di Hajime Isayama,<br />

propone scene inedite rispetto agli<br />

episodi televisivi. Intriso di suspence<br />

e realismo, il film ci trascina a<br />

Shigashina. Per oltre cento anni le<br />

mura che la circondano hanno difeso<br />

la cittadina da un pericolo: chi<br />

desidera esplorare il mondo esterno<br />

viene bollato come pazzo e guardato<br />

con disprezzo. Il giovane Eren sogna<br />

di unirsi al Corpo di ricerca per<br />

scoprire la realtà esterna: una notte<br />

sogna l’attacco di esseri giganteschi.<br />

Qualche giorno dopo un immenso<br />

Titano apre la breccia nelle mura di<br />

protezione. Il racconto della trama,<br />

per ovvie ragioni, si ferma qui. Ai<br />

primi cento spettatori di ogni cinema<br />

sarà assegnato in omaggio l’esclusivo<br />

Shikishi dedicato al film. La<br />

rassegna prevede anche la proiezione<br />

di Mobile Suit Gundam - The origin<br />

il 23 e 24 giugno e Ghost In The<br />

Shell Arise - Parte 2 il 7 e 8 luglio.<br />

Per essere aggiornati in tempo reale:<br />

www.nexodigital.it<br />

66 ITA EVENTI


Cinema<br />

L’OPERA<br />

SUL GRANDE SCHERMO<br />

Duplice appuntamento Live Hd dal Metropolitan Opera di New York nelle sale<br />

cinematografiche italiane.<br />

Martedì 28 aprile, alle 19,00, approderà in oltre 100<br />

cinema d’Italia, in Live HD, la prima produzione<br />

del Met, in 45 anni, delle due opere del verismo popolare<br />

più amate dal pubblico. Tratta dalla novella<br />

di Giovanni Verga, Cavalleria Rusticana racconta la<br />

storia di un giovane innamorato: siamo in Sicilia, il<br />

giovane Turiddu intona una serenata a Lola, la ragazza<br />

a cui si era promesso prima di andar soldato e<br />

che, al suo ritorno, ha ritrovato sposa a compar Alfio,<br />

un carrettiere benestante. Nella piazza di un villaggio<br />

nei dintorni di Catania, mentre ci si appresta<br />

a festeggiare la Pasqua, l’amante di Turiddu, Santuzza,<br />

scomunicata per la sua scandalosa relazione con<br />

il giovane, appare disperata, rosa dal fondato sospetto<br />

che il suo amante abbia ripreso a vedersi con Lola.<br />

Dopo un acceso confronto con Turiddu, la donna<br />

decide di rivelare tutto ad Alfio, che, dopo la messa<br />

pasquale, sfida il rivale in amore. Turiddu, saluta<br />

la madre Lucia affidandole la povera Santuzza che,<br />

disonorata a causa della loro relazione, senza di lui<br />

si ritroverebbe sola al mondo. Pagliacci,<br />

l’opera più rappresentata di Ruggero<br />

Leoncavallo, fu tratta da<br />

una delle storie di cui era stato<br />

testimone suo padre, magistrato<br />

regio. In un caldo mezzogiorno<br />

di ferragosto, nella<br />

Calabria del 1865, una<br />

compagnia teatrale irrompe<br />

nella piazza centrale del paese<br />

per annunciare lo spettacolo che,<br />

di lì a poco, metterà in scena<br />

per festeggiare la<br />

ricorrenza dell’Assunta. Poco prima della rappresentazione<br />

Canio, marito geloso, sorprende Nedda con<br />

l’amante, Silvio, che le strappa una promessa d’amore<br />

prima di riuscire a fuggire via senza essere riconosciuto<br />

da Canio. La scenata di gelosia che ne segue<br />

viene interrotta per lasciar spazio allo spettacolo che<br />

sta per cominciare. Sul baraccone Colombina, interpretata<br />

da Nedda, è in procinto di tradire, con Arlecchino,<br />

il marito Taddeo, interpretato da Canio.<br />

Davanti alla folla interessata, la commedia va avanti<br />

mentre si interseca e si confonde con la realtà. David<br />

McVicar cura la regia della nuova produzione,<br />

la prima in 45 anni al Metropolitan Opera di New<br />

York, del duplice programma del verismo popolare,<br />

con Marcelo Álvarez che debutta nelle parti da tenore<br />

di entrambe le opere: l’incorreggibile Turiddu<br />

e il pagliaccio Canio. Eva-Maria Westbroek dà voce<br />

a Santuzza, l’amante abbandonata di Cavalleria Rusticana,<br />

mentre Željko Lucic è il cavalleresco Alfio.<br />

Patricia Racette interpreta Nedda, moglie dell’infelice<br />

Canio in Pagliacci, con George Gagnidze<br />

nella sua prima esibizione al Met nei<br />

panni di Tonio. Il Direttore Principale<br />

del Metropolitan Opera, Fabio Luisi,<br />

dirige entrambe le opere. Il 12<br />

maggio l’appuntamento è con<br />

Rigoletto a Mantova per la regia<br />

di Marco Bellocchio, la fotografia<br />

di Vittorio Storaro e Placido Domingo<br />

per la prima volta nei panni<br />

di Rigoletto. Il Maestro Zubin Mehta<br />

dirige l’Orchestra Sinfonica Nazionale<br />

della Rai.<br />

ITA EVENTI 67


Letture<br />

SATURNINO<br />

con Massimo Poggini<br />

TESTA DI BASSO<br />

Le meravigliose avventure di Saturnino Celani. Salani Editore<br />

Come si fa ad avere successo ?<br />

Fino ad una decina di anni fa, molti ragazzi che cercavano<br />

di trasformare la loro passione per la musica<br />

in professione mi chiedevano di ascoltare i loro pezzi,<br />

o di fare da tramite per fargli ascoltare ad altri.<br />

Ricordo che Claudio Cecchetto ogni volta che andava<br />

al ristorante raccontava: “Ieri sera sono uscito ‘soltanto’<br />

con cinque cd e due cassette”. Lui appartiene<br />

a quella generazione che ha visto l’evoluzione di tutti<br />

i formati: una volta c’erano<br />

il vinile e le cassette, poi i<br />

compact disc, quindi sono<br />

arrivate le chiavette. Adesso<br />

invece tutti mi segnalano<br />

i loro brani da ascoltare su<br />

SoundCloud. Ma la cosa che<br />

mi sconvolge è che negli<br />

ultimi anni i musicisti che<br />

vogliono farmi ascoltare i<br />

propri pezzi sono quasi spariti.<br />

Al loro posto ci sono i<br />

genitori che ti domandano:<br />

“Conosci qualcuno per<br />

far partecipare mio figlio a<br />

un talent?”. Te lo chiedono<br />

senza nemmeno farti<br />

ascoltare qualcosa. Va bene<br />

che per un genitore i figli<br />

sono sempre iper-talentuosi,<br />

ma questa cosa mi fa un<br />

po’ paura. Io non seguo i<br />

talent. Non sono abbonato<br />

a Sky e in generale<br />

guardo poca televisione. E<br />

comunque ormai, appena<br />

succede qualcosa, c’è sempre<br />

qualcuno che te lo segnala immediatamente<br />

utilizzando Twitter o Facebook e subito dopo puoi<br />

rivederlo su YouTube. Anche per questo motivo, raramente<br />

guardo una trasmissione per intero. Del resto<br />

i tempi cambiano rapidamente. Questa è l’epoca<br />

del cosiddetto “short&deep”: tutto deve durare poco<br />

ed essere estremamente conciso. Tempo fa ho letto<br />

un articolo molto divertente di Beppe Severgnini.<br />

brano tratto dal libro di Saturnino<br />

con Massimo Poggini, Testa di basso,<br />

Adriano Salani Editore<br />

Raccontava di un sessantenne che rifiutava la Rete,<br />

come se fosse il demonio. Quella stessa persona, osservava<br />

il giornalista, da ragazzino quasi certamente<br />

si era gasata tantissimo per l’avvento della televisione.<br />

Ma per i sessantenni di allora pure la televisione e<br />

il telefono erano invenzioni demoniache. Insomma,<br />

i detrattori di qualsiasi novità ci sono sempre stati.<br />

Ogni epoca ha avuto i suoi bastian contrari, quelli<br />

che invece di entusiasmarsi per il nuovo sono contro.<br />

A prescindere, come<br />

diceva Totò. In ogni caso<br />

ho trovato l’ultima edizione<br />

di XFactor molto ben fatta.<br />

Ha avuto un riscontro mediatico<br />

forte, anche sul web:<br />

su Twitter, Facebook e You-<br />

Tube se ne è parlato molto.<br />

Personalmente lo trovo un<br />

format migliore di quello<br />

che è, ad esempio, Amici.<br />

Siccome ogni tanto me<br />

lo domandano, rispondo<br />

che se un giorno dovessero<br />

chiedermi di fare il giudice<br />

di XFactor accetterei volentieri.<br />

Credo sia sbagliato<br />

precludersi possibilità per<br />

partito preso. Ma stavo parlando<br />

di come si fa, oggi, ad<br />

avere successo. Un giorno, a<br />

pranzo, stavo conversando<br />

con il produttore cinematografico<br />

Marco Cohen. Mi<br />

stava raccontando la storia<br />

di uno sceneggiatore italiano<br />

che sta vivendo un vero<br />

e proprio sogno: ha mandato una sua sceneggiatura<br />

a diverse case di produzione, sia italiane, sia americane.<br />

Diciamo che ha lanciato il suo messaggio in bottiglia<br />

nell’immenso mare della Rete. Dall’Italia non<br />

ha ricevuto nessuna risposta. Mentre l’hanno contattato<br />

dalla Danimarca: era la produttrice e socia<br />

di Nicolas Winding Refn, regista di quel capolavoro<br />

che è Drive con Ryan Gosling (per intenderci, quello<br />

68 ITA EVENTI


di Blu Valentine, Le idi di marzo e un’altra dozzina di<br />

film). Personalmente mi è successo più di una volta<br />

di conoscere persone che poi avrebbero prodotto il<br />

lavoro di altri da cui erano stati contattati tramite<br />

Internet. Peccato che in Italia sono casi più unici che<br />

rari. Secondo me limitarsi a frequentare il proprio<br />

ambiente è controproducente. Penso che il segreto<br />

per avere successo sia mescolarsi a persone provenienti<br />

da ambienti diversi da quello che ti appassiona.<br />

Se vali qualcosa, saranno loro gli anelli che prima<br />

o poi ti troveranno il contatto giusto. È la famosa<br />

teoria dei sei gradi di separazione, nella quale credo<br />

ciecamente. Io all’inizio frequentavo solo musicisti,<br />

ma ben presto mi resi conto che così facendo sarei rimasto<br />

in un ambiente stagnante, dove tutti si lamentavano<br />

di tutto. Ricordo che una volta entrai negli<br />

studi Jungle Sound e stava provando Laura Pausini,<br />

artista che stimo moltissimo. Al termine delle prove,<br />

sentii uno dei suoi musicisti – che credo abbia anche<br />

fatto un tour con lei - che si lamentava della sua musica<br />

e di un sacco di altre cose. Allora pensai: “Ma<br />

che cazzo ci suoni a fare?” Naturalmente mi sono<br />

guardato bene dall’esternare il mio pensiero, perché<br />

in quel momento l’ho considerato poco intelligente<br />

e non credo valga la pena mettersi a discutere con<br />

persone così. Bazzicando New York, invece, ho scoperto<br />

che lì gli artisti prendono il lavoro molto sul<br />

serio. Quando, dopo un’audizione, gli comunicano<br />

che sono stati presi, fanno i salti dalla gioia. Se uno<br />

lavora in campo artistico gode di grande considerazione,<br />

al contrario di quanto avviene in Italia. Da noi<br />

l’arte, soprattutto certi tipi di arte – come la musica<br />

pop – non è considerata meritevole di attenzione , a<br />

meno che tu non sia una star. Insomma, da noi se fai<br />

un cinepanettone ti considerano un incapace. Invece<br />

in America se reciti in una commedia, anche leggera,<br />

nessuno ti sbeffeggia. Come dice Lady Gaga: “Io ero<br />

famosa anche prima di esserlo, solo che non lo sapeva<br />

nessuno”. Concludo con un consiglio per i giovani:<br />

se sognate una carriera artistica , passate meno<br />

tempo a lamentarvi in Rete o sui social network. Invece<br />

di parlare di altri artisti (spesso male) che qualcosa<br />

di buono sono riusciti a combinarlo, rimboccatevi<br />

le maniche, studiate e lavorate. Lasciate la vostra<br />

città se necessario. Mettendoci sempre tutta l’energia<br />

e l’entusiasmo di cui siete capaci.<br />

ITA EVENTI 69


Libri<br />

GLI ANNI AL CONTRARIO<br />

Nadia Terranova, Einaudi<br />

Ci troviamo a Messina alla fine degli anni ’70. Aurora e Giovanni<br />

sono due studenti universitari. Aurora è una ragazza che ha sempre<br />

cercato di emergere ed emanciparsi; suo padre è direttore di carcere<br />

e simpatizzante di destra. Giovanni è, invece, il terzogenito di un<br />

avvocato comunista. Svogliato, ribelle e inaffidabile abbraccerà<br />

l’ideologia marxista-leninista. Gli stessi ideali politici che li avevano<br />

uniti in seguito li divideranno. Dal loro amore nasce una bambina e<br />

decidono di chiamarla Mara come la protagonista nel romanzo La<br />

ragazza di Bube per Aurora, come Mara Cagol, la moglie di Renato<br />

Curcio, per Giovanni. Il loro distacco comincia già dalla visione del<br />

nome della figlia. “Non abbiamo mai usato lo stesso dizionario.Parole<br />

uguali, significati diversi. Dicevamo famiglia: io pensavo a costruire e<br />

tu a circoscrivere; dicevamo politica: io ero entusiasta e tu diffidente.<br />

Io combattevo, tu ti rifugiavi. Se non ci fosse stata Mara ci saremmo<br />

persi subito, ma almeno non avremmo continuato a incolparci per<br />

le nostre solitudini. Quando penso agli anni trascorsi mi sembra che<br />

siano andati tutti al contrario”. Mara è una bambina piena di candore,<br />

dal corpo esile: “scrivere, rileggere, sigillare, incollare il francobollo:<br />

ogni settimana la bambina ripeteva i rituali aggiustando un dettaglio<br />

che la faceva sempre più autonoma”. Il suo rifugio emotivo sarà il<br />

carteggio esclusivo con il padre, idealmente un eroe senza macchia.<br />

TUTTA LA VERITÀ SULL’AMORE<br />

Franco Bolelli e Manuela Mantegazza<br />

Sperling & Kupfer<br />

Il filosofo scrive a quattro mani con la sua compagna un pamphlet per celebrare la loro<br />

stessa unione, esponendo suggerimenti tratti dalla loro esperienza. La parola chiave è<br />

– ancora una volta – slancio: nei sentimenti, nel costruire e intelaiare un rapporto senza<br />

perdersi in luoghi comuni e stereotipi tipici della coppia a lunga scadenza. L’obiettivo<br />

della coppia – non troppo celato – è rimodulare le tesi dello psicologo Massimo Recalcati<br />

e del suo libro Niente è più come prima, quasi l’antitesi per approccio e soluzioni<br />

proposte.<br />

PURE TU VUOI FARE LO CHEF?<br />

Antonino Canavacciuolo<br />

Mondadori Electa<br />

Il titolo del secondo libro dello Chef partenopeo è fuorviante. La provocazione – relativa<br />

ai molti, forse troppi aspiranti Masterchef italiani – è, in realtà, l’introduzione a<br />

un mondo - descritto nei dettagli -, nel quale non c’è spazio se non per la fatica e il<br />

sudore. Antonino traferisce nelle parole la sua forza prorompente, la stessa trapelata<br />

dalla trasmissione Cucine da incubo, per spronare a migliorarsi e prendere coscienza<br />

del proprio destino, come un vero coach. Ma la cucina – oltre ad essere parte integrante<br />

della sua vita – è solo un pretesto: la saggezza dello Chef si può applicare a<br />

largo spettro, sempre con un pizzico di humour.<br />

70 ITA EVENTI


CAMMINO CONTROCORRENTE<br />

Ilaria Borletti Buitoni, Mondadori<br />

Controcorrente è il percorso descritto dall’autrice, nipote del fondatore della<br />

Rinascente di Milano e testimone di una generazione a cavallo tra gli anni ’50<br />

e ’60 formata da capitani di ventura, industriali illuminati e, soprattutto, buone<br />

maniere. L’autrice racconta la sua esperienza politica – ancora in corso – ma è<br />

solo un capitolo tra i tanti della sua esperienza di vita, ricca di incontri con artisti,<br />

poeti, scrittori. Un patrimonio culturale conservato attraverso lettere di D’Annunzio<br />

e interazioni con personaggi di spicco sin dalla tenera età. Forse la parte<br />

meno sviluppata del libro è quella inerente alla direzione dei Fai: leggendo si<br />

percepisce la sensazione di una fase estremamente felice e aderente ai principi<br />

calvinisti della Borletti Buitoni. Non solo rigore pero’: Cammino controcorrente<br />

ha una pulizia morale e uno spessore d’antan, uniti a una forza d’animo davvero<br />

non comune.<br />

NON TEMETE PER NOI LA NOSTRA VITA SARÀ<br />

MERAVIGLIOSA.<br />

STORIE DI RAGAZZI CHE NON HANNO<br />

AVUTO PAURA DI DIVENTARE GRANDI<br />

Mario Calabresi, Mondadori<br />

La testimonianza non di una fuga di cervelli, tema ricorrente e attuale,<br />

ma dell’investimento sulla propria passione. A costo di lasciare il proprio<br />

Paese, amici e famigliari. Tra responsabilità e incoscienza (calcolata,<br />

non ostentata) i protagonisti si muovono su territori scomodi, senza<br />

certezze ma con una grande fede nella vita. Colpisce, in particolare, la<br />

storia della zia del Direttore de La Stampa: negli anni ’70, dopo essersi<br />

sposata, decide – insieme al suo compagno – di stilare un’insolita lista<br />

di nozze. Non regali superflui ma richieste di letti, lenzuola, elettrocardiografo,<br />

attrezzi per la chirurgia. Apriranno un ospedale in Africa costruendo<br />

un tessuto di relazioni umanamente profonde, tali da renderli<br />

appagati e realizzati per il resto della loro vita.<br />

RIVISTA LETTERARIA<br />

Racconti pubblicati senza<br />

condizionamenti editoriali.<br />

Qualcosa di nuovo si muove nel panorama delle iniziative indipendenti.<br />

Si tratta di una <strong>rivista</strong> letteraria - con un taglio da<br />

fanzine punk – quadrimestrale, nella quale si possono leggere<br />

racconti di scrittori italiani ed internazionali. È curata dal giornalista<br />

Alberto Motta ed è nata ufficialmente nell’ottobre del<br />

2013 in un bar di Via Melzo a Milano, il Picchio. La <strong>rivista</strong> –<br />

oltre agli autori conosciuti e contattati da Motta – è aperta agli<br />

aspiranti scrittori: in quarta di copertina è segnalata la mail per<br />

chi volesse proporre un racconto (rvstletteraria@gmail.com). È<br />

distribuita in varie città attraverso librerie, biblioteche, circuito<br />

Arci e alcuni luoghi di “frontiera” (caffè letterari, luoghi di ritrovo):<br />

la lista è aggiornata sul profilo di facebook. Si può ottenere<br />

una copia gratuita semplicemente scrivendo via mail. Anche<br />

all’estero.<br />

twitter.com/RvstLttrr<br />

facebook.com/<strong>rivista</strong>letteraria<br />

ITA EVENTI 71


Notes<br />

FORMAZIONE, REALE<br />

OPPORTUNITA’ DI CRESCITA<br />

Spada: “Siamo cresciuti del 50%. La nostra sfida: raggiungere il 30% di imprese<br />

che ancora non aderisce ad alcun fondo”<br />

La formazione, specialmente in questi anni<br />

di crisi, ha rappresentato una vera e propria<br />

occasione di rilancio per molte aziende che,<br />

attraverso un suo utilizzo strategico, hanno provveduto<br />

a innovarsi, a sviluppare prodotti alternativi<br />

e a intercettare nuove collocazioni nei mercati internazionali.<br />

Il Ministero del lavoro e delle politiche<br />

sociali, per mezzo dell’Isfol (Istituto per lo sviluppo<br />

della formazione professionale dei lavoratori), nel<br />

XV Rapporto sulla formazione continua parla di un<br />

«lento e progressivo incremento del sistema formativo<br />

italiano» a supporto dell’intero tessuto economico.<br />

Lo fa raffrontando numeri, strumenti e<br />

metodi, anche quelli dei fondi paritetici<br />

interprofessionali. A proposito<br />

di fondi, abbiamo parlato con<br />

Rossella Spada, direttore<br />

del fondo Formazienda,<br />

«che ha visto una crescita<br />

delle adesioni superiore<br />

rispetto alla media».<br />

Il Rapporto annuale<br />

sulla formazione<br />

continua parla di un<br />

incremento dell’8%<br />

delle adesioni ai fondi<br />

interprofessionali dal<br />

2013 al 2014. Segnali da<br />

leggere come una ripresa<br />

imminente?<br />

Il 2013 è stato un anno critico, caratterizzato<br />

dalla chiusura di circa 60mila imprese,<br />

con una media di 54 imprese al giorno (dati<br />

CRIF). Anche la formazione continua ne ha risentito,<br />

a cominciare dal noto prelievo forzoso, attuato<br />

dallo Stato (per sostenere il reddito dei lavoratori in<br />

cassa integrazione e in mobilità) nei confronti del sistema<br />

della formazione che ha gravato - e continuerà<br />

a gravare - sul contributo che i fondi interprofessionali<br />

destinano alle imprese aderenti per il finanziamento<br />

dei piani formativi. Tuttavia, proprio l’incremento<br />

della adesioni del 2014 evidenzia, accanto al<br />

naturale riassestamento della situazione economica<br />

globale, come la formazione sia un investimen-<br />

Rossella Spada<br />

Direttore del<br />

Fondo Formazienda<br />

to cui le imprese hanno deciso di non rinunciare.<br />

Formazienda risulta ancora in crescita.<br />

Quest’anno viene citato come uno dei fondi che<br />

matura più della media. Si parla del 50%. Cosa<br />

ci dice?<br />

Credo che la crescita dell’adesione a Formazienda da<br />

parte delle imprese sia ascrivibile anzitutto alla capacità<br />

del consiglio di amministrazione di dare progettualità<br />

alle attività del fondo. Queste attività giungono<br />

a concretizzarsi grazie alla tenacia con cui lo<br />

staff porta avanti gli obiettivi fissati, unitamente alle<br />

aziende, agli stakeholder e alle altre realtà istituzionali<br />

che collaborano in modo serio<br />

ed efficace. Le faccio un esempio.<br />

Abbiamo ideato nuove modalità<br />

di accesso ai finanziamenti<br />

da parte delle imprese, così<br />

che possano avviare le<br />

attività formative concordate<br />

entro l’arco<br />

di un solo mese dalla<br />

presentazione del piano<br />

formativo. Così promuoviamo<br />

in concreto<br />

l’incontro tra domanda<br />

e offerta, cioè aziende e<br />

fondo. Quanto alla crescita<br />

di circa il 50% registrata<br />

nel 2014 rispetto all’anno precedente<br />

è un ottimo riscontro: è<br />

il fondo cresciuto di più in assoluto.<br />

Ma il nostro lavoro non può terminare<br />

qui. Ora dobbiamo rivolgerci – in proporzione<br />

alle nostre possibilità - a quel 30% di imprese che<br />

ancora non aderisce ad alcun fondo, affinché non<br />

si precludano interessanti opportunità formative.<br />

Ci sono dei settori, o dei territori, maggiormente<br />

rappresentati?<br />

Per quanto riguarda i settori rappresentati, il 57%<br />

delle imprese aderenti appartiene al mondo del commercio,<br />

dei servizi e del manifatturiero; se parliamo,<br />

invece, dei territori maggiormente rappresentati, la<br />

gran parte delle imprese aderenti risiede nel nord<br />

72 ITA EVENTI


Italia (59%); seguono il sud e le isole (30%), ultimo<br />

il centro Italia (11%).<br />

Come può aderire al vostro fondo l’impresa non<br />

ancora iscritta?<br />

Aderire a Formazienda è semplice e non comporta<br />

per l’impresa nessun costo aggiuntivo. É sufficiente<br />

inserire il codice FORM nella denuncia contributiva<br />

e retributiva mensile (modello UNIEMENS).<br />

L’adesione, ricordiamo, può essere espressa anche<br />

per le aziende agricole (modello DMAG). Il fondo<br />

Formazienda accoglie anche il contributo versato<br />

dalle imprese per le figure dirigenziali. Per ulteriori<br />

informazioni circa le modalità di adesione si può visitare<br />

il nostro sito internet e/o prendere contatti con<br />

i nostri uffici.<br />

Focus<br />

Cos’e’ il fondo Formazienda<br />

Formazienda è uno dei 22 fondi paritetici interprofessionali<br />

nazionali per la formazione continua. Il<br />

Fondo Formazienda è stato autorizzato ad operare<br />

con decreto del Ministero del Lavoro e delle Politiche<br />

Sociali del 31 ottobre 2008. Il Fondo Formazienda<br />

promuove e finanzia piani formativi aziendali,<br />

territoriali, settoriali e individuali concordati<br />

tra le parti sociali – la confederazione generale dei<br />

sindacati autonomi dei lavoratori (Confsal) e la confederazione<br />

autonoma italiana del commercio, del<br />

turismo, dei servizi, delle professioni e delle PMI<br />

(Sistema Commercio e Impresa) - nonché eventuali<br />

DATI SINTETICI<br />

Le aziende che hanno scelto Formazienda sono oltre<br />

60.000 e rappresentano circa 390.000 lavoratori.<br />

Il 2014 segna un aumento di adesioni del 50%<br />

di imprese. I finanziamenti ad oggi approvati ammontano<br />

a circa 26 milioni di euro. A Formazienda<br />

è stata attribuita la best practice del Ministero del<br />

lavoro e delle politiche sociali nel rapporto stilato<br />

dall’Isfol sulla formazione continua nell’anno 2011<br />

relativamente alle politiche di integrazione di risorse<br />

realizzate tra Fondo e regioni. Al Fondo sono<br />

stati conferiti dalla casa editrice Le Fonti negli anni<br />

2012, 2013 e 2014 i premi di “Miglior Fondo interprofessionale”<br />

e di “Innovazione e buone prassi”.<br />

ulteriori iniziative propedeutiche e comunque direttamente<br />

connesse a detti piani concordate tra le parti.<br />

Il Fondo è l’unico ad aver sede nel nord Italia, in<br />

Lombardia, a Crema (CR).<br />

Cosa finanzia<br />

Il Fondo Formazienda promuove e finanzia piani<br />

formativi aziendali, territoriali, settoriali e individuali<br />

concordati tra le parti sociali.<br />

I destinatari<br />

L’obiettivo principale di Formazienda è rendere<br />

semplice ed accessibile alle aziende (anche quelle di<br />

piccolissime dimensioni) l’utilizzo della formazione<br />

come leva strategica per favorire l’innovazione e lo<br />

sviluppo. Sono destinatari della formazione finanziata:<br />

apprendisti, operai, impiegati, quadri, dirigenti,<br />

collaboratori.<br />

Come accedere ai finanziamenti<br />

Le aziende che hanno aderito a Formazienda possono<br />

accedere ai finanziamenti partecipando agli<br />

Avvisi che il Fondo emanerà durante l’anno. Le<br />

imprese aderenti potranno inoltrare l’istanza di finanziamento<br />

del progetto formativo direttamente al<br />

Fondo o delegando le strutture formative accreditate<br />

allo stesso.<br />

PER INFORMAZIONI<br />

Formazienda<br />

Via Olivetti, 17 - 26013 Crema<br />

Tel. 0373.472168 / Fax. 0373.472163<br />

info@formazienda.com<br />

www.formazienda.com<br />

ITA EVENTI 73


Viaggiare<br />

A BORDO DI UN WESTFALIA<br />

Viaggiare e scoprire luoghi affascinanti, intrecciarsi con culture e tradizioni, assaporare<br />

la libertà e gestire il proprio tempo nella maniera ottimale.<br />

Non è questo forse il sogno di molti? di Armando Costantino<br />

I<br />

sogni possono sempre trasformarsi<br />

in realtà, e in<br />

queste righe di presentazione<br />

vorrei condividere come io e<br />

mia moglie abbiamo tramutato<br />

il nostro stile di vita, da sedentario<br />

a nomadico. Mi chiamo Armando,<br />

ho 38 anni e sono nato<br />

in Italia. Mia moglie si chiama<br />

Mel, ha 41 anni ed è originaria<br />

del Montana, USA. Da quasi tre<br />

anni viaggiamo, lavoriamo e viviamo<br />

a bordo del nostro piccolo<br />

camper Westfalia chiamato<br />

Mork. Per definizione siamo due<br />

nomadi digitali: portiamo avanti<br />

le nostre professioni grazie all’utilizzo<br />

di internet, con cui possiamo<br />

comunicare da qualsiasi<br />

luogo con i nostri clienti sparsi in<br />

ogni angolo del pianeta. Più nel<br />

dettaglio io mi occupo di produzione<br />

e post produzione video,<br />

realizzo filmati in maggior<br />

parte come contenuti per la rete<br />

per diverse società e per altre invece<br />

ricevo del materiale video<br />

già esistente e lo rispedisco indietro<br />

dopo averlo montato al computer.<br />

Mia moglie invece scrive<br />

per diversi blog, recensioni di libri<br />

e di viaggi e gestisce i social<br />

network di diverse aziende. Ecco<br />

in poche righe come manteniamo<br />

il nostro viaggio senza rinunciare<br />

ad una vita “normale”, fatta<br />

di quotidianità. Non ci siamo inventati<br />

un lavoro, ma entrambi,<br />

dopo esperienze più che ventennali<br />

nei rispetttivi settori, abbiamo<br />

scoperto che cosa mancava<br />

davvero nella nostra vita: l’esperienza<br />

del viaggio. L’unico modo<br />

per scoprire questa vita è stato rinunciare<br />

alle comodità e alla sicurezza<br />

di una vita “normale” e<br />

partire verso l’avventura. Una<br />

volta alleggeriti della zavorra, lo<br />

spicco e successivamente il volo è<br />

stato molto più semplice. La soluzione<br />

perfetta per noi è stata di<br />

trovare un mezzo, adatto ad un<br />

continuo ma lento spostamento<br />

ed ecco arrivare Mork: casa, ufficio,<br />

automobile. Tutto in uno.<br />

Sembra impossibile guardando<br />

indietro negli anni, ma è solo<br />

76 ITA EVENTI


Armando e Mel a bordo del loro<br />

camper itinerante. Abbiamo chiesto<br />

loro di raccontarci - dal prossimo<br />

numero - le future mete attraverso<br />

Itaeventi. Il loro sito web è<br />

www.westfaliadigitalnomads.com<br />

andando avanti che si impara.<br />

Questo è lo spirito che ci porta<br />

avanti, nella scoperta della nostra<br />

vita attraverso il viaggio. Nessun<br />

luogo conosciuto dove dover<br />

tornare, ma solo nuovi spazi da<br />

esplorare. Nella stessa maniera<br />

abbiamo affrontato l’aspetto finanziario<br />

e lavorativo del nostro<br />

nuovo stile di vita, trovando soluzioni<br />

“out of the box”. In questi<br />

anni abbiamo lavorato molto<br />

per costruire una reputazione<br />

online per la professionalità che<br />

offriamo ai nostri clienti e le soddisfazioni<br />

non hanno tardato ad<br />

arrivare. Trovo moltissimi aspetti<br />

positivi in questa nostra scelta:<br />

non avere lo stesso lavoro ogni<br />

giorno, non dover presentarsi in<br />

un ufficio ogni giorno, non essere<br />

soggetto a costrizioni, essere<br />

il padrone assoluto del nostro<br />

tempo e riuscire a portare avanti<br />

le nostre passioni e il nostro lavoro<br />

indipendentemente dal luogo<br />

dove parcheggiamo. Dalla penisola<br />

di Nida in Lituania a Berlino<br />

centro città. Nel bagaglio delle<br />

nostre esperienze degli ultimi<br />

tre anni non rientrano il numero<br />

di paesi visitati, ma le esperienze<br />

personali vissute, a contatto con<br />

le persone del luogo, che hanno<br />

condiviso con noi la loro cultura<br />

e le loro antiche tradizioni.<br />

Ci sono alcuni ostacoli in questo<br />

stile di vita, ma come del resto<br />

anche in altri stili. L’importante<br />

è avere costanza e continuare<br />

per il proprio cammino. La strada<br />

non potrà mai essere solo diritta,<br />

ma sono proprio dietro una<br />

curva o un dosso le scoperte più<br />

affascinanti. Non rimpiangiamo<br />

nulla del passato per il semplice<br />

motivo che questa vita ci offre la<br />

possibilità di assaporare quanto<br />

di più bello: la felicità.<br />

ITA EVENTI 77


Chef<br />

PIETRO LEEMAN:<br />

JOIA, UNA FILOSOFIA DI VITA<br />

Lo Chef svizzero ma milanese d’adozione ci apre le porte del suo celebre ristorante.<br />

Una ricerca profonda per abbinare il cibo ad un percorso spirituale, condiviso<br />

con i suoi ospiti. E nel suo nuovo libro Il sale della vita si racconta attraverso<br />

le sue esperienze più intime di Guido Biondi<br />

Ristoranti vegetariani – non improvvisati –<br />

ce ne sono pochi anche se sono in costante<br />

aumento; a Milano il Joia ha una sua storia<br />

consolidata e, soprattutto, un percorso in evoluzione<br />

costante grazie al suo ideatore, co-fondatore e attuale<br />

proprietario nonché Chef stellato: Pietro Leeman. La<br />

cucina vegetariana si può definire superficialmente la<br />

sua cifra stilistica, in realtà, approfondendo la conoscenza<br />

dell’uomo e dell’artista (lo è, indubbiamente)<br />

si scoprono sfumature – ciascuna nel proprio ambito<br />

– sintetizzabili in una unica radice: una filosofia<br />

di vita. Spiritualità, norme comportamentali, ricerca<br />

spasmodica, cultura dell’ingrediente e del ciclo<br />

di lavorazione, medicina, chimica e – su un fronte<br />

complementare – letteratura e una costante voglia di<br />

viaggiare esplorando nuovi territori, persone, cose,<br />

conoscenze, in particolar modo dell’oriente. Poi ci<br />

sono i premi, col loro reverbero attraverso la stampa<br />

e i media (anche qualche invito dai colleghi di Masterchef<br />

), ma sono una naturale conseguenza dell’eccellenza<br />

e della volontà indomita di offrire al cliente<br />

soprattutto un’esperienza. L’organizzazione dietro le<br />

quinte del Joia è figlia del rigore di Leeman, con una<br />

squadra di collaboratori formata da un gruppo consolidato<br />

di cuochi, aiutanti e addetti al servizio: una<br />

cura maniacale e una preparazione soltanto avvertita<br />

dall’ospite. La statura di un uomo non si vede solo<br />

dalla sua professione ma dall’ombra più ampia pro-<br />

80 ITA EVENTI


Pietro Leemann, nato in Svizzera nel 1961,<br />

dopo la scuola di istruzione alberghiera intuisce<br />

l’importanza del cibo come veicolo di relazione e<br />

ne intravede la complessità. Si dedica quindi alla<br />

cucina dai 16 ai 29 anni, attraverso lo studio, il<br />

lavoro e i viaggi in giro per il mondo. Dopo una<br />

formazione classica vive di persona la rivoluzione<br />

della nouvelle cuisine e della cucina creativa,<br />

facendo pratica con maestri del calibro di Angelo<br />

Conti Rossini, suo mentore, Gualtiero Marchesi e<br />

Fredy Girardet, illustri promotori degli importanti<br />

cambiamenti avvenuti in campo alimentare negli<br />

ultimi quarant’anni. Sempre più vicino all’idea che<br />

noi siamo ciò che mangiamo e amando profondamente<br />

gli animali, si radica in lui la scelta di<br />

diventare vegetariano. Affascinato dalle culture<br />

orientali nel 1986 approda in Estremo Oriente,<br />

dove soggiorna per due anni tra Cina e Giappone<br />

studiandone la cucina e la cultura, che si sono<br />

radicate nel suo pensiero e ne hanno determinato<br />

l’evoluzione. Nel 1989, assieme a un gruppo di<br />

amici lungimiranti, fonda a Milano il ristorante Joia,<br />

insignito negli anni di varie onorificenze e primo<br />

ristorante europeo vegetariano ad aver ricevuto nel<br />

1996 la stella Michelin. Il Joia oggi è un punto di<br />

riferimento nel panorama europeo per una cucina<br />

sana e di qualità, un esempio di successo green,<br />

nel rispetto della natura e di chi la abita.<br />

iettata o percepita.<br />

Ci sono ancora pregiudizi su un ristorante vegetariano<br />

di grande livello?<br />

Il presupposto è che i ristoranti vegetariani gourmet<br />

in tutto il mondo non sono più di una decina.<br />

Questo per vari motivi. Il vegetarianesimo è stato<br />

approcciato dalle persone con punti di partenza diversi<br />

per motivi etici, salutisti, filosofici. Tutto questo<br />

non è stato ben capito dal mercato e chi si è lanciato<br />

sino ad oggi a fare questo tipo di ristoranti si è rivelato<br />

spesso un idealista con poca praticità e capacità<br />

di fare. I cuochi sono prettamente carnivori e magari<br />

poco aperti alla cucina vegetariana. Eppure se<br />

guardiamo al giorno d’oggi è pieno boom di questa<br />

tipologia: la domanda è maggiore dell’offerta. In<br />

Italia siamo al dieci per cento del totale, in costante<br />

crescita. Il Joia è sempre pieno con le prenotazioni,<br />

se ne parla molto ed ha un grande successo. Essendo<br />

stato anche il primo in Italia è diventato – col tempo<br />

– uno status symbol. Nulla è lasciato al caso. È<br />

un ristorante di grandi intenti: quindici cuochi per<br />

cinquanta coperti; la ricerca è esasperata, i prodotti<br />

biologici e biodinamici con produttori che coltivano<br />

esclusivamente per noi. Da poco abbiamo creato il<br />

nostro orto sinergico a pochi chilometri dal locale,<br />

vicino ad Abbiategrasso. È un ristorante proiettato<br />

al futuro per quello che per me e per molti dovrebbe<br />

essere l’alimentazione. La cucina deve curare non<br />

ITA EVENTI 81


Uno dei tavoli all’interno del Joia, ristorante di alta<br />

cucina naturale a Milano dello Chef Pietro Leeman<br />

solo l’aspetto del cibo ma soprattutto la salute.<br />

Sembrerebbe quasi un’opera di pedagogia.<br />

Siamo soprattutto un esempio per i colleghi, sensibili<br />

alla nostra cucina. Ben vengano altri ristoranti<br />

vegetariani, è un successo anche per noi. Noi abbiamo<br />

aperto 25 anni fa. C’è stato un cambio epocale<br />

rispetto a quando ho iniziato: è aumentata la cultura<br />

ed è diventata un valore. In questa ottica insieme a<br />

un gruppo di amici giornalisti abbiamo organizzato<br />

un concorso, Vegetarian Chanche, nel quale i<br />

cuochi si sfidano ed anche un modo per stimolare<br />

il pensiero. Tutte queste trasformazioni stanno accadendo<br />

molto rapidamente. Oggi gli Chef sono sulla<br />

cresta dell’onda e molto visibili anche grazie ai talent<br />

show, di conseguenza dovrebbero essere altrettanto<br />

responsabili. Quando la persona ci guarda deve imparare<br />

qualcosa che fa stare bene.<br />

Lei è diventato vegetariano molti anni fa. Oggi<br />

può anche essere considerata una moda e un business<br />

questa formula.<br />

Sicuramente. Ma la trasformazione è in corso. Noi<br />

siamo ciò che mangiamo. La scelta di essere vegetariani<br />

comporta un cambiamento di stile di vita.<br />

Una nuova visione. Ho assistito molte volte a queste<br />

trasformazioni: le persone sbocciano. La carne appesantisce<br />

la coscienza e ne abbassa il livello. Appesantisce<br />

il fisico. Chi cessa di cibarsi di carne sente un<br />

cambiamento radicale.<br />

Cipriani seguita a salutare “democraticamente”<br />

ogni cliente ai tavoli, la sua presenza è rassicurante;<br />

capita anche a Lei o preferisce soffermarsi<br />

in cucina?<br />

Io amo moltissimo stare in sala e conversare con i<br />

clienti. Ogni volta che posso prendo io personalmente<br />

la comanda e chiedo sempre “com’è andata?”.<br />

Faccio da ponte tra ciò che si vede dai tavoli e il “dietro<br />

le quinte” in cucina. C’è un approccio filosofico<br />

e poi – ovviamente – l’ospite è qui per degustare e<br />

passare una bella serata. Non faccio mai proselitismo.<br />

Se qualcuno mi chiede un approfondimento<br />

sono sempre disponibile e lo faccio con molto piacere<br />

e con altrettanta discrezione. La cosa per me<br />

più interessante è che io possa portare avanti un<br />

messaggio: non prevedendo violenza sugli animali è<br />

un messaggio virtuoso, del quale mi nutro e che mi<br />

rende felice. I piatti nascono come idee. Poi vengono<br />

realizzati, elaborati insieme ai miei collaboratori. Ma<br />

è altrettanto importante il rapporto con i clienti, ed<br />

è anche molto divertente. La nostra vita succede attraverso<br />

le relazioni, il resto è un corollario. Nel 1989<br />

insieme ad un gruppo di amici abbiamo aperto il<br />

Joia. Eravamo idealisti. L’idealismo spesso non basta<br />

ma nel nostro caso abbiamo trovato il modo di trasformarlo<br />

e realizzarlo in qualcosa di valido.<br />

Chi mangia del pesce ed esclude la carne come si<br />

può definire?<br />

Non è un vegetariano ma è sulla strada potenziale<br />

per diventarlo. Anche io sono stato onnivoro. E non<br />

è che adesso mi senta migliore degli altri. Le mie figlie<br />

non sono vegetariane. Chiunque arrivi a questa<br />

teoria è frutto di una scelta.<br />

Se in futuro la invitassero a riprodurre il suo ristorante<br />

a New York o a Tokyo accetterebbe?<br />

Il Joia è un locale molto efficace per portare il mio<br />

messaggio. Per cenare qui i clienti vengono da ogni<br />

parte del mondo. Anche i ristoratori vengono a visitarci.<br />

Quindi sto in Italia.<br />

A pranzo i prezzi sono decisamente contenuti.<br />

La nostra idea è che l’ospite possa spendere dai 15 ai<br />

110 euro a seconda della sua scelta. Per molti anni il<br />

Joia è stato un posto elitario, dal punto di vista economico.<br />

Ma io trovo che la cucina che fa bene debba<br />

essere alla portata di tutti. Non vedo perché chi è<br />

ricco debba consumare tutte le energie solo perché<br />

consuma di più.<br />

82 ITA EVENTI


Stanno proliferando i supermercati biologici,<br />

qual’è la sua impressione?<br />

L’aspetto più interessante di questo momento storico<br />

che stiamo vivendo è il fatto che moltissime persone,<br />

soprattutto chi pensa profondamente, non accetta<br />

più di mangiare in un certo modo approssimativo<br />

ma vuole determinare personalmente la sua scelta.<br />

Quindi non crede più a certi messaggi della pubblicità.<br />

Le persone riflettono e grazie alla disponibilità<br />

della rete sono collegate tra loro; è una comunità che<br />

si sviluppa e diventa sempre più grande in barba a<br />

qualsiasi tentativo di contenerla. È affascinante.<br />

A proposito di web, ha postato una foto di un<br />

negozio artigianale prossimo alla chiusura<br />

scrivendo di essere rimasto colpito e commosso<br />

dall’anziana proprietaria ed invitando i suoi<br />

followers ad andarla a trovare anche solo per<br />

scambiare due chiacchiere. Anche questo piccolo<br />

esempio stigmatizza la sua differenza rispetto<br />

agli Chef tradizionali. Una grande umanità e altrettanta<br />

umiltà.<br />

È un messaggio di scambio. Io porto la mia esperienza<br />

sul web ma in questo caso ho parlato dell’esperienza<br />

di questa signora. È fondamentale l’umiltà: io<br />

commetto molti errori, sono tutt’altro che perfetto e<br />

mi metto sinceramente in gioco con il massimo delle<br />

possibilità con i limiti oggettivi che ho. Ci sono molte<br />

persone sincere conosciute da me e spesso cerco di<br />

condividere con chi mi segue questi incontri. L’ho<br />

fatto recentemente anche con un panettiere romano<br />

che incontro appena posso, vegano. Divulgare è<br />

sempre importante. È il mio fine quello di divulgare<br />

il più possibile questo mondo. Lo faccio anche attraverso<br />

i libri, l’ultimo è Il sale della vita appena pubblicato<br />

per Mondadori. Io sono convinto della grande<br />

responsabilità che ha chiunque voglia divulgare di<br />

cucina. Ciò che è successo è che ci si è disgiunti da<br />

quello che si fa; questo è un grave errore. Noi raccogliamo<br />

anche le conseguenze di quello che facciamo<br />

quindi bisogna essere molto vigili. Si è rotto il rapporto<br />

causa-effetto. Il mio lavoro nasce da una passione.<br />

Non è focalizzante ma è strumentale al mio<br />

lavoro e all’evoluzione della mia cucina. Se la mia coscienza<br />

migliora, ne beneficiano le relazioni, i tempi,<br />

i piatti. La vita è un viaggio nel quale ogni giorno ci<br />

si mette alla prova, ci si confronta. E se si è determinati<br />

si può migliorare: mi sento più equilibrato oggi<br />

a 53 anni di quando ero più giovane nel pieno delle<br />

mie forze fisiche. È un approccio spirituale e penso<br />

che la vita debba avere un senso compiuto o diventa<br />

un percorso vuoto. La sostanza dei nostri piatti<br />

è naturale: ciò che facciamo ci corrisponde. Questa<br />

naturalezza va a toccare nel profondo chi assaggia i<br />

nostri piatti. Il fatto che alcuni abbiano deviato verso<br />

l’artificialità è un errore di fondo. Chi viene da noi<br />

è predisposto al cambiamento e questo è bellissimo.<br />

Dall’infanzia alla maturità, dai viaggi in giro per il<br />

mondo alla ricerca della verità e di se stesso, dai<br />

molti incontri al vissuto in grandi ristoranti alla nascita<br />

del Joia, in questo libro Pietro Leemann racconta<br />

la sua vita e la sua formazione, che lo hanno<br />

portato a diventare uno dei più stimati e interessanti<br />

chef nel panorama italiano ed europeo. Il suo<br />

percorso si svolge attraverso una lunga esperienza<br />

personale, in cui Leemann, estimatore del buono<br />

e del giusto, ha cercato di unire il benessere fisico<br />

a quello spirituale, nell’intento di armonizzare e di<br />

unire, attraverso una cucina naturale, rispettosa<br />

dell’ambiente e di tutte le creature, anima e corpo.<br />

Una vita da viaggiatore curioso e da ricercatore,<br />

dedicata alla conoscenza e all’alimentazione come<br />

strumenti essenziali per elevarsi spiritualmente,<br />

coltivando una vita sana nel fisico, nella psiche e<br />

nel Sé. Vita e studi sono divenuti la sua cucina, non<br />

statica ma in continua evoluzione, che è diventata<br />

a sua volta motore propulsivo della sua crescita<br />

interiore. Leemann affronta anche i dubbi che lo<br />

hanno accompagnato nelle sue scelte, uno sguardo<br />

sincero e senza filtri con l’intento di acquisire<br />

una sempre maggiore rettitudine interiore. Da<br />

un vero maestro della cucina naturale, un libro<br />

per capire quali motivazioni lo hanno portato a<br />

diventare vegetariano e a occuparsi del ruolo del<br />

cibo nella nostra vita nei suoi vari aspetti, fisico,<br />

psichico ed evolutivo. Nulla avviene per caso,<br />

siamo noi che determiniamo ogni cosa attraverso<br />

quelle scelte che possono proiettarci verso vette<br />

luminose e ricche di sostanza. Un modo di mangiare<br />

che unisce e non divide, a favore della pace<br />

e della fratellanza tra tutti gli esseri.<br />

ITA EVENTI 83


Ritratti<br />

84 ITA EVENTI


L’UNIVERSO<br />

DI PIERETTA<br />

La Trattoria La Ruota ha da poco festeggiato<br />

il cinquantesimo anniversario.<br />

La tradizione della cucina toscana<br />

è rappresentata da una protagonista<br />

indiscussa. Ancora oggi felice di essere<br />

una ristoratrice.<br />

La trattoria La Ruota è il punto di partenza e<br />

il fulcro dell’attività che oggi è rappresentata<br />

dall’intero gruppo Rp, esperti nell’eccellenza<br />

dell’ospitalità con i loro hotel, agriturismo, ristoranti<br />

e catering tra Milano e la Toscana. La storia della<br />

famiglia Puccinelli, dei figli Marzia e Massimo e<br />

del babbo Romano ha nella signora Rosetta il suo<br />

centravanti di sfondamento. Una forza della natura<br />

e una persona dolcissima ma all’occorrenza vigile e<br />

determinata, capace di trascinare con il suo entusiasmo<br />

tutti i collaboratori della trattoria La Ruota<br />

a San Giuliano Milanese. Trattoria perché i ristoratori<br />

toscani hanno saputo trasmettere un’accezione<br />

nobile a questo usurato sostantivo. Trattoria quale<br />

ristorante superlativo, luogo di relazioni importanti<br />

e sano piacere del cibo; degustazione accompagnata<br />

dalla cultura dei vini del Chianti o del Brunello<br />

di Montalcino. Scelta degli ingredienti come forma<br />

suprema di meditazione. Sapori che si uniscono, si<br />

intersecano sino a giungere nel piatto. Nella Trattoria<br />

della signora Pieretta i clienti sono amici discreti,<br />

quasi parte della famiglia ma con un distacco che è<br />

rispetto della persona. Nella storia della cucina toscana<br />

un dettaglio poco esplorato è il bacino di affetto<br />

palpabile e percepibile sviluppato con la clientela:<br />

è una prerogativa tutta toscana e trova il suo<br />

zenit nella signora Pieretta. Insieme al lungimirante<br />

marito Romano sono diventati una coppia vincente:<br />

dalla Toscana si sono trasferiti a Milano, iniziando<br />

l’attività con un bar vicino al Teatro Lirico.<br />

1964-2014 50 anni del ristorante<br />

“Quando abbiamo scoperto questo posto alle porte<br />

di Milano non aveva nulla intorno, nessun edificio,<br />

fabbrica, negozi ma solo terreni in aperta campagna”<br />

racconta la Signora Pieretta, “Il locale era più<br />

piccolo di come l’abbiamo trasformato in seguito.<br />

L’ingresso è identico ad oggi ma tutto il resto è stato<br />

cambiato: pensate che c’era anche una sala da ballo”.<br />

Pieretta Puccinelli e la figlia Marzia.<br />

L’intuizione ha dato ottimi frutti: il milanese – già<br />

all’epoca – aveva voglia di fare una gita fuori città<br />

ma non troppo lontano per una proverbiale pigrizia.<br />

Asparagi, fagioli, olio, vino, fiorentina: ingredienti<br />

importati da Chiesina Uzzanese, storico borgo di<br />

intere generazioni di ristoratori, in provincia di Pistoia.<br />

Pieretta è sempre stata la cuoca in un’epoca<br />

nella quale non era neppure immaginata la figura<br />

ITA EVENTI 85


86 ITA EVENTI<br />

odierna dello Chef. Cuoca significava e significa<br />

ancora autentico amore per la preparazione dei<br />

piatti in cucina, attenzione agli acquisti, controllo<br />

dei fornitori e, soprattutto, le relazioni con i clienti,<br />

punto cruciale dell’arte del ristoratore; s’impara solo<br />

sul campo. “La clientela de La Ruota ha avuto e ha<br />

ancora oggi tantissimi personaggi celebri nel mondo<br />

dello sport, dello spettacolo. Vent’anni per tante ore<br />

al giorno, non sapevo neppure di che colore era il<br />

cielo”, prosegue Rosetta, “Adesso ci sono Marzia e<br />

Massimo, i miei figli: entrambi seguono le attività<br />

a Milano e in Toscana. Io e mio marito abbiamo lavorato<br />

tantissimo e ci siamo anche divertiti nel farlo;<br />

per loro è ancora più difficile e complicato per come<br />

vanno le cose oggi nel mondo ma sono bravissimi”.<br />

Romano, Marzia e Massimo<br />

“Il successo della Trattoria La Ruota è stato costante<br />

nel tempo” racconta Marzia, “un posto rustico, con<br />

le tovaglie a quadri. Importavano dalla Toscana gli<br />

asparagi di Pescia, l’olio, i prosciutti e, soprattutto, la<br />

carne. Se contestualizziamo l’ambiente cinquant’anni<br />

fa, in mezzo alla campagna, con i prodotti genuini<br />

e la voglia di fare dei miei genitori si può meglio<br />

comprendere le ragioni del loro successo”. Alcune<br />

persone con le quali iniziarono a collaborare prima<br />

erano delle mondine. “Oppure facevano la raccolta<br />

dei fiori, le viole mammole” interviene Rosetta.<br />

Nel 1967 dopo che la trattoria si era già ampliata per<br />

soddisfare l’afflusso della clientela, Romano – insieme<br />

ai suoi fratelli - iniziò ad investire in Toscana<br />

con un complesso chiamato Parco delle rose - a Chiesina<br />

Uzzanese -, comprendente il ristorante Trenino,<br />

una sala da ballo, una gelateria e una piscina. Nel<br />

periodo degli anni settanta la sala da ballo chiamata<br />

Don Carlos divenne il crocevia delle più famose<br />

popstar: con l’avvento della discomusic il locale<br />

ospitò Donna Summer oltre ai cantanti più popolari<br />

quali Umberto Tozzi, Gianni Bella, Alan Sorrenti<br />

e il fuoriclasse Domenico Modugno. Solo la Bussola<br />

di Marina di Pietrasanta ha saputo sviluppare<br />

qualcosa di analogo. “Il villaggio ospitava anche<br />

la prima piscina di tutta la Valdinievole”, racconta<br />

Marzia, “mio padre dopo la cessione del complesso<br />

disse di aver venduto il suo miglior quadro. Tornando<br />

alle sue intuizioni va menzionato il Santa Barbara<br />

a Montecatini Alto, albergo e ristorante, con un<br />

menù rigorosamente di pesce. Bisogna considerare<br />

– sempre contestualizzando i tempi -, la rivoluzione<br />

di portare piatti di pesce in aperta campagna, a una<br />

clientela che non era abituata a mangiarlo. E anche<br />

le altre strutture Rp in Toscana – arrivate nel tempo<br />

– hanno goduto e ancora beneficiano del passaparola<br />

attraverso i clienti della trattoria La Ruota. Molti<br />

volevano visitare la Toscana e approfittavano per<br />

fermarsi nei nostri alberghi e ristoranti”.<br />

Una signora d’altri tempi


“In cucina abbiamo iniziato tanti anni fa a fare le<br />

paste, soprattutto la paglie e fieno. Poi la polenta col<br />

brasato e il risotto con quaglie, la carne alla brace<br />

con i cannellini. La carne chianina tagliata, battuta<br />

e cotta sul piatto” racconta Pieretta e Marzia<br />

aggiunge: “Inoltre abbiamo la nostra produzione<br />

d’olio e nella fattoria Settepassi abbiamo i pomodori<br />

e altre piccole cose ma l’idea è di sviluppare la produzione<br />

degli ingredienti direttamente dalla Toscana.<br />

La qualità è il nostro faro, è quello che i nostri<br />

clienti apprezzano più di ogni altra cosa: il mangiar<br />

bene. Non abbiamo mai risparmiato sulla spesa degli<br />

ingredienti. Intanto Andrea, il cuoco, ci porta<br />

spesso l’insalata del suo orto (sempre in Toscana),<br />

soprattutto il cavolo nero. A La Ruota non manca<br />

mai la pappa al pomodoro, il farro alla lucchese e<br />

la ribollita, insieme a molte altre zuppe”. Incalza<br />

Pieretta: “Un cliente qualche tempo fa mi disse: La<br />

ribollita come la preparate voi non me la sa fare mia<br />

moglie! Vorrei raccontare un’altra cosa che mi ha<br />

colpito: sono entrata in banca a Chiesina Uzzanese<br />

e una signora mi ha riconosciuta e mi ha chiesto di<br />

riferire anche a mio marito questa frase: le persone<br />

di questo paese che hanno lavorato con voi si sono<br />

comprate tutti la casa. Tra tutti i complimenti possibili<br />

questo è senza dubbio il più bello” chiosa Rosetta,<br />

“Il ristorante nonostante il grande impegno è un<br />

ambiente pieno di calore e le relazioni con i clienti<br />

che ti regalano i fiori, ti restituiscono l’affetto e ti<br />

ringraziano di cuore ti fanno sorridere e dimentichi<br />

la fatica. Tutto questo mi rende felice”. (g.b.)<br />

Trattoria La Ruota<br />

Via Roma, 57 - 20098 San Giuliano Milanese (MI)<br />

Tel. 02.98 48 394 / Fax. 02.98 24 1984<br />

laruota@rphotels.com - www.rphotels.com<br />

ITA EVENTI 87


Food<br />

“PROFUMO D’ITALIA”<br />

IL BELPAESE<br />

RACCONTATO AI TEDESCHI<br />

Nel libro di storie brevi “Profumo d’Italia” la scrittrice giornalista Valeria Vairo racconta in venti<br />

storie senza tempo al pubblico tedesco con grande ironia, sensibilità e tenerezza difetti e pregi<br />

degli italiani: pasticcioni, simpatici, un po’ maldestri ma sempre affascinanti di Valeria Vairo<br />

In ogni cultura quando si<br />

guarda il diverso lo si fa attraverso<br />

lo stereotipo. Non a<br />

caso si dice: “Gli italiani stimano<br />

i tedeschi ma non li amano e<br />

i tedeschi amano gli italiani ma<br />

non li stimano”, e spesso è proprio<br />

così. L’Italia è ancora vista come<br />

“il paese della Dolce vita”, è ancora<br />

amata come meta turistica,<br />

altrettanto apprezzata e diffusa è<br />

la cucina italiana, ormai la seconda<br />

per importanza in Germania<br />

dopo quella locale, e così la moda<br />

e la nostra creatività. Ma esistono<br />

anche cliché negativi: l’italiano<br />

come fanfarone, inaffidabile e<br />

poco organizzato è un’immagine<br />

abbastanza diffusa, anche perché,<br />

purtroppo viene troppo spesso<br />

confermata dai nostri fatti di cronaca<br />

riportati dai media tedeschi.<br />

Diciamo che da qualche anno si<br />

percepisce una grande sfiducia nel<br />

nostro Paese. Il mio libro contiene<br />

racconti accompagnati da informazioni<br />

giornalistiche sul Belpaese.<br />

I tedeschi sono curiosi di tutto<br />

quello che riguarda l’Italia. Ho<br />

voluto giocare io stessa con alcuni<br />

stereotipi con l’intenzione però di<br />

superarli in seconda battuta e creare<br />

empatia tra il lettore e i miei<br />

personaggi. Solo così, superando<br />

il pregiudizio si può creare una<br />

vera comunicazione e comprensione<br />

tra culture diverse qualunque<br />

esse siano. Un libro quindi<br />

per aiutare i tedeschi a superare gli<br />

stereotipi giocando con essi.<br />

L’Italia che mi è rimasta nel cuore,<br />

l’Italia del mare, del sole e degli<br />

affetti. Credo che ogni emigrato<br />

a un certo punto si accorga che il<br />

suo Paese gli manca. Non succede<br />

subito, perché nei primi anni sei<br />

concentrato a integrarti nel luogo<br />

che ti ospita, imparare la lingua<br />

ma non solo, imparare le regole<br />

non scritte, gli atteggiamenti<br />

accettati o meno, adeguarti alla<br />

mentalità. Questo tipo di integrazione<br />

assorbe tantissime energie,<br />

solo quando questo primo passo<br />

è compiuto, e può durare anni,<br />

ti tranquillizzi e inizi a pensare...<br />

in quel momento mi sono accorta<br />

di quanto l’Italia mi mancasse e<br />

non ho potuto fare altro che scrivere.<br />

I racconti non sono collocati<br />

in un preciso momento storico,<br />

sono semplicemente schizzi di<br />

scene italiane legate alla quotidianità<br />

del nostro paese, come<br />

il prendere il caffè, l’abbronzarsi<br />

in spiaggia, ma anche il rapporto<br />

con la religione e la famiglia. Ho<br />

potuto scrivere il libro da quello<br />

che definisco un “osservatorio<br />

privilegiato”: essendo italiana e<br />

vivendo in Germania, sono abbastanza<br />

italiana per capire e amare<br />

la mia gente, ma anche abbastanza<br />

“straniera” per vederne i difetti,<br />

le incongruenze, le esagerazioni<br />

per poterci anche ridere sopra. I<br />

miei genitori sono entrambi pugliesi<br />

e si sono trasferiti da oltre<br />

cinquant’anni a Como. Io sono<br />

nata a Como ma la mia vita si è<br />

svolta in “un mondo di mezzo“<br />

(uso questa definizione da prima<br />

“Profumo d’Italia - Ein Hauch<br />

Italien” (Deutscher Taschenbuch<br />

Verlag). Dal prossimo numero Valeria<br />

Vairo commenterà episodi del suo<br />

“Vivere in un mondo di mezzo”<br />

tra la Germania e l’Italia<br />

dei fatti di cronaca criminale su<br />

Mafia capitale che l’hanno resa<br />

negativa). Non ero del Sud ma<br />

non ero neanche del Nord e ora<br />

non sono tedesca ma neanche più<br />

tanto italiana.<br />

Il vivere in questo “mondo di<br />

mezzo“ dà la possibilità di essere<br />

un osservatore più oggettivo delle<br />

realtà in cui ci si trova e questo è<br />

a mio parere un grandissimo vantaggio<br />

per affrontare la vita. Si ha<br />

la possibilità di prendere dalle diverse<br />

culture che si vengono a conoscere<br />

quello che è più giusto per<br />

se stessi e di allontanare gli aspetti<br />

che non piacciono in una costante<br />

crescita personale.<br />

88 ITA EVENTI


Valeria Vairo, vive dal 2000 a Monaco di Baviera dove lavora<br />

come giornalista e direttrice di una <strong>rivista</strong> per la ristorazione italiana<br />

in Germania. Nel marzo dello scorso anno ha debuttato come<br />

scrittrice. Il suo primo libro Profumo d’Italia, in versione bilingue<br />

(italiano-tedesco), è un successo editoriale che ha stimolato ma<br />

anche confermato l’interesse dei lettori tedeschi per il Belpaese e<br />

per il nostro modo di vivere e di essere. Un libro pieno di ironia,<br />

che aiuta i tedeschi a capire come siamo noi italiani e noi italiani a<br />

guardarci dall’esterno.<br />

“Aroma di Caffe”, estratto dal<br />

libro Profumo d’Italia<br />

Anche nonno Leo beveva il caffè.<br />

Ma in America, dove aveva vissuto,<br />

aveva imparato a berlo in un<br />

modo tutto speciale, raccontava.<br />

I nipotini non lo potevano nemmeno<br />

assaggiare il caffè di nonno<br />

Leo. “C’è dentro il whisky!” dicevano<br />

con gli occhioni sbarrati,<br />

come se anche il solo pronunciare<br />

la parola potesse avere conseguenze<br />

terribili. Nessuno sapeva esattamente<br />

cosa avrebbe potuto fare<br />

così male ai piccoli che non avrebbe<br />

fatto male anche al nonno, ma<br />

lui, per spaventarli, li minacciava<br />

con profezie di ferite sanguinanti<br />

e contorcimenti di budella se<br />

si fossero soltanto “azzardati”<br />

(questo verbo, pronunciato solennemente<br />

con l’indice alzato gli<br />

piaceva tanto) a bere un piccolissimo<br />

sorso del pericoloso elisir. La<br />

famiglia si riuniva a casa di nonno<br />

Leo in estate. Anche i nipotini,<br />

che vivevano al nord, durante i<br />

tre mesi di vacanze scolastiche<br />

andavano dai nonni al sud dove,<br />

insieme agli altri cuginetti, trascorrevano<br />

indimenticabili momenti<br />

di gioco e di calore familiare,<br />

e respiravano aria di mare e<br />

di allegria. In quei pomeriggi d’estate<br />

l’afa era soffocante. Nel sud<br />

Italia, durante la stagione calda,<br />

le ore del pomeriggio che vanno<br />

dall’una alle tre sono ore morte.<br />

È il momento della “controra”.<br />

Sono ore in cui l’asfalto si scioglie<br />

sotto i raggi a picco del sole<br />

impietoso e i muri bianchi delle<br />

case riflettono la luce abbagliante<br />

quasi a voler espellere quell’aria<br />

cocente che brucia occhi e pelle.<br />

Anche le pietre che lastricano le<br />

vie diventano bollenti e qualche<br />

cane randagio cerca inquieto un<br />

angolo d’ombra dove rifugiarsi e<br />

potersi finalmente rinfrescare. Le<br />

strade sono deserte, le persone si<br />

guardano bene dal lasciare le case<br />

e si abbandonano a un’atmosfera<br />

di stordimento, di oblio collettivo.<br />

Anche nonno Leo e la sua<br />

famiglia in quelle ore rimanevano<br />

a casa. Le finestre erano socchiuse,<br />

le persiane verde bottiglia<br />

regalavano frescura. I bambini<br />

passavano il tempo cercando di<br />

sorprendere con l’acchiappamosche<br />

quelle scocciatrici estive dai<br />

grandi occhi che, intrufolatesi<br />

in qualche modo nella fitta rete<br />

delle zanzariere alle finestre, speravano<br />

di scampare all’afa, ignare<br />

del destino altrettanto crudele<br />

che le attendeva. Dopo pranzo le<br />

donne di casa erano indaffarate<br />

a pulire, sparecchiare, scopare e<br />

lavare i piatti, cinguettando tra<br />

loro gli ultimi pettegolezzi e novità;<br />

i bambini aiutavano senza fare<br />

troppo rumore perché il nonno<br />

era andato a riposare. Solo al suo<br />

risveglio sarebbe ricominciata la<br />

vita. Finalmente, verso le quattro,<br />

il nonno si alzava e arrivava in cucina.<br />

Come era sua consuetudine<br />

si sarebbe preparato per la partita<br />

a briscola o a scala quaranta con<br />

la nonna e sua sorella, passatempo<br />

a cui era dedicato il pomeriggio.<br />

Ma prima c’era qualcosa di molto<br />

più importante…<br />

Come per incanto la cucina si<br />

impregnava improvvisa mente<br />

di un profumo speciale: nonno<br />

Leo versava il caffè appena fatto<br />

nel bicchiere di vetro e, con movimento<br />

lento e sovrano, si alzava<br />

e prendeva la bottiglia di whisky<br />

dallo sportello più alto della credenza,<br />

la apriva e ne metteva un<br />

goccio nel caffè. Il whisky per il<br />

nonno era l’America. Valentina<br />

e gli altri nipotini lo osservavano<br />

imbambolati già pregustando<br />

quel mondo lontano di cui avrebbe<br />

raccontato di lì a poco. Nonno<br />

Leo era alto e biondo, aveva gli<br />

occhi blu, la pelle così chiara da<br />

sembrare trasparente. Il suo corpo<br />

magro e compatto era testimonianza<br />

di una vita di duro lavoro.<br />

Aveva una grande cicatrice che<br />

obliqua gli tagliava il petto e la<br />

pancia e che contribuiva a conferirgli<br />

quell’alone di mistero legato<br />

ai suoi anni passati così lontano.<br />

Poi nonno Leo con le sue grandi<br />

mani prendeva Valentina, la sollevava<br />

e se la metteva a sedere sulle<br />

ginocchia; lei sapeva che stava per<br />

raccontarle delle belle storie ed<br />

era ansiosa di viaggiare con lui e<br />

con la fantasia. “Bagna solo la lingua,<br />

senti com’è buono”, le diceva<br />

all’improvviso in segreto, facendo<br />

attenzione che la nonna e gli altri<br />

nipotini non sentissero.<br />

“Ma nonno, non fa male?” sussurrava<br />

Valentina, “No, se bagni<br />

solo un po’ la lingua no” rispondeva<br />

lui in un bisbiglio. La piccola<br />

chiudeva gli occhi sporgendo lentamente<br />

le labbra, lambiva con la<br />

lingua delicatamente la bevanda<br />

magica e, non appena sentiva il<br />

bruciore dell’alcool nelle narici la<br />

tirava subito indietro. In quei pochi<br />

istanti di trasgressione autorizzata<br />

con quel sapore solo sfiorato<br />

e intuito di caffè e whisky, la piccola<br />

Valentina si sentiva grande e<br />

anche un po’ americana.<br />

www.vairo.info<br />

ITA EVENTI 89


Zapping<br />

HAIR, ARIA FRESCA<br />

Su Real Time va in onda il programma più divertente, ironico e intelligente dell’arco<br />

costituzionale televisivo. Ladies & Gentleman: Costantino Della Gherardesca.<br />

Com’è nata l’idea di portare in tv un format<br />

come Hair? Quanto ha inciso la tua persona<br />

nell’adattamento alla versione italiana?<br />

Abbiamo stravolto il format originale inglese, ma<br />

hanno apprezzato: quando c’è stata la visione alla<br />

BBC hanno riso e addirittura applaudito.<br />

Come sono stati scelti i partecipanti e qual’è, secondo,<br />

te la chiave per ottenere la vittoria?<br />

Siamo stati attenti a dare spazio a ragazzi giovani,<br />

puliti, perbene. Persone ossessionate dai capelli che<br />

vogliono seriamente intraprendere la carriera del<br />

parrucchiere. Non sono un bacchettone ma credo<br />

che in questo momento storico le persone in cerca<br />

della celebrità solipsistica, come le ragazze con i jeans<br />

stretti e l’ombelico di fuori che abbiamo visto per<br />

anni al Grande Fratello, siano fuori moda. La chiave<br />

per ottenere la vittoria è la creatività e la follia, il genere<br />

che si può trovare in una giovane inconsapevole<br />

promessa dell’arte contemporanea, per intenderci.<br />

Hai all’attivo diversi programmi per altrettanti<br />

canali televisivi. Hai rifiutato delle proposte?<br />

Cosa ti spinge ad accettare una trasmissione anziché<br />

un’altra?<br />

Ho rifiutato molte proposte che avevano a che vedere<br />

con lo “star system”; io sono contrario ad una televisione<br />

troppo liturgica. Provo una certa malinconia<br />

quando vedo i presentatori che gridano rivolgendosi<br />

ad una fantomatica platea che si estende nei salotti<br />

privati dei telespettatori.<br />

Oltre ad Hair a quale tipo di programma ti piacerebbe<br />

partecipare. Hai mai pensato a qualcosa<br />

di completamente tuo?<br />

Hair e Pechino Express hanno molta farina del mio<br />

sacco. Detto questo ho idee chiarissime su cosa<br />

vorrei fare nei prossimi anni. Il vero problema nella<br />

televisione, in quasi tutto il mondo, non sono i programmi<br />

di intrattenimento, bensì quelli di servizio<br />

pubblico. Fa più disinformazione un programma sul<br />

pattinaggio o un telegiornale? Continuano a proporci<br />

una visione del mondo come un posto ostile,<br />

pericoloso. Secondo me un programma divulgativo<br />

avente oggetto le altre culture, come succedeva con<br />

leggerezza durante il “viaggio” di Pechino Express,<br />

potrebbe rappresentare la realtà quotidiana dei paesi<br />

islamici, africani… e sovvertire l’immaginario pessimista<br />

e xenofobo che ci impongono.<br />

Non appena sarai libero da questo impegno cosa<br />

ti piacerebbe fare? Un libro? Partecipare a un<br />

92 ITA EVENTI


film? Un disco magari?<br />

Il mio interesse principale, oltre la televisione, è la<br />

musica. Ho un programma su Radio2 chiamato<br />

Acapulco, nel quale metto musica emergente africana,<br />

giamaicana, sudamericana. È sempre interessante<br />

proporre, senza il filtro della critica occidentale, i<br />

fenomeni culturali degli altri paesi.<br />

Sei entrato di diritto tra coloro che hanno saputo<br />

innovare un linguaggio televisivo stagnante.<br />

Se dovessi fare una tabella in una lavagna con i<br />

buoni e i cattivi, innovatori e conservatori, chi ci<br />

scriveresti?<br />

Tra i buoni ci metterei: Alessandro Cattelan, Victoria<br />

Cabello, Pif, Federico Russo. Tra i conservatori ci<br />

metterei tutti quelli che tengono in piedi la televisione<br />

che cavalca le emozioni primarie dei telespettatori<br />

e dei poveri cristi che partecipano ai loro programmi.<br />

Penso che i miei gusti personali siano irrilevanti<br />

e che nell’intrattenimento tutto sia lecito, quindi<br />

metterei tra i cattivi solo i direttori dei telegiornali.<br />

Eccetto forse Enrico Mentana. Amo molto anche<br />

Gad Lerner: è un uomo civile, beneducato e simpatico.<br />

Un caso più unico che raro nella nostra tv.<br />

Quanto ha cambiato, nel tuo modo di valutare la<br />

tv, l’approccio con Chiambretti?<br />

Piero ha un talento eccezionale, una mente velocissima:<br />

tutto quello che so sui tempi televisivi l’ho imparato<br />

da lui. Gli sono molto riconoscente.<br />

L’ironia è molto difficile da trovare nei palinsesti<br />

attuali. Se tu avessi la bacchetta magica come<br />

direttore della Rai o di Mediaset quali cambiamenti<br />

immediati metteresti in moto?<br />

Con la bacchetta magica privatizzerei quasi tutti i<br />

canali Rai. Terrei la radio, ed un paio di canali televisivi<br />

la cui linea editoriale sarebbe simile a PBS<br />

negli Stati Uniti, ma un filino meno noiosa. Ci sarebbero<br />

anche dei programmi di satira e dei telegiornali<br />

completamente liberi dal controllo della politica.<br />

L’incantesimo a Mediaset non sarebbe da meno:<br />

le donne tutto ad un tratto si ritroverebbero vestite<br />

Jil Sander e, assieme agli uomini, sarebbero truccate<br />

due tonalità più chiare.<br />

Quali sono i tuoi svaghi preferiti nel tempo libero?<br />

Sono molto solitario. Non ho svaghi, al massimo<br />

vado al ristorante.<br />

Qual’era il tuo sogno da bambino? Cosa avresti<br />

voluto fare “da grande”?<br />

Da bambino avevo solo una missione: mangiare<br />

dolci. Il mio sogno era fare la pubblicità delle merendine,<br />

la cui azienda mi avrebbe foraggiato con<br />

scatoloni dei loro prodotti. Vedevo i ragazzini che<br />

pubblicizzavano il cioccolato Kinder come inarrivabili,<br />

grazie a loro ho imparato a rosicare. (g.b.)<br />

ITA EVENTI 93


Web<br />

Shop online: KITSUNÉ<br />

Kitsuné è una factory: etichetta discografica, promoter<br />

di eventi e Maison di moda di Parigi. È nata nel 2002<br />

da un’idea di Gildas Loaëc e da Masaya Kuroki. Il loro<br />

band esporta vestiti in oltre 300 negozi in tutto il mondo<br />

e pubblica vinili e cd oltre ad organizzare dj set e<br />

concerti. Gildas, è la mente per la parte musicale; è un<br />

ex collaboratore dei Daft Punk. Masaya è uno stilista.<br />

kitsune.fr<br />

ITA EVENTI 95


Notes<br />

KIDS DESIGN WEEK<br />

La settimana milanese dedicata al design ha – a sorpresa – anche un evento<br />

dedicato ai più piccoli.<br />

Con la Kids Design Week si<br />

può partecipare agli workshop<br />

di Sanks realizzati<br />

dal collettivo olandese KruxAmsterdam,<br />

saltare sui mobili volutamente<br />

sproporzionati di Lago,<br />

creare sculture con Stick-lets,<br />

gareggiare con i passeggini di<br />

Bugaboo o perdersi in una città<br />

di triangoli creata con Tukluk. E<br />

molto altro ancora. Così, fare cultura<br />

per Kids Design Week è da un<br />

lato esporre e promuovere ciò che<br />

di meglio c’è sul mercato, dall’altro<br />

permetterne un’esperienza un<br />

po’ sregolata rispetto agli standard<br />

di una fiera e di un museo<br />

e per questo altrimenti preziosa.<br />

A KDW partecipano anche, tra<br />

gli altri: Kalon Studio, Dearkids,<br />

Policosmos, Affinità Moderne,<br />

My Prototype, Afilii, L&Z,<br />

Richard Lampert, Moluk, Parsprototo,<br />

Pliet, Charlie Craine,<br />

protipi di Giulio Iacchetti, Paolo<br />

Ulian, Matteo Ragni, esperimenti<br />

di Francois Dumas, Erasmus<br />

Scherjon, Ghero Asmut. Inoltre,<br />

nell’ambito di KDW, il Museo<br />

Nazionale della Scienza e della<br />

Tecnologia proporrà nella sua<br />

Tinkering Zone un workshop per<br />

designer e professionisti su giocattoli<br />

e nuove tecnologie open source<br />

in cui sperimentare un modo<br />

diverso di progettare oggetti e far<br />

nascere nuove idee. KDW nasce<br />

dalla collaborazione tra il Museo<br />

della Scienza e della Tecnologia,<br />

Uovokids e Actant Visuelle. Con<br />

il sostegno del Consolato Olandese,<br />

la sponsorizzazione tecnica<br />

di Jannelli&Volpi e il contributo<br />

di Regione Lombardia e Unioncamere<br />

Lombardia.<br />

MUSEO NAZIONALE DELLA<br />

SCIENZA E DELLA<br />

TECNOLOGIA<br />

“LEONARDO DA VINCI”<br />

Ingresso Via Olona 6/BIs Milano<br />

14 APRILE: ORE 11-20<br />

15 APRILE: ORE 11-21<br />

(AFTER-noon-PARTY ORE 16)<br />

16 APRILE: ORE 11-17<br />

17 E 18 APRILE: ORE 11-20<br />

19 APRILE: ORE 11-18<br />

www.kidsdesignweek.it<br />

96 ITA EVENTI

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