Filosofia del presente

dominicipi

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Filosofia del presente

Collana sottoposta a un processo

di double-blind peer review

Direttori:

Laura Candiotto (University of Edinburgh)

e Luigi Vero Tarca (Università Ca’ Foscari di Venezia)

Comitato scientifico:

Francesca Brezzi, Università Roma Tre, Società Filosofica Italiana

Giuseppe Ferraro, Università degli studi di Napoli Federico II

Carla Francalanci, Universidad do Rio de Janeiro

Francesca Gambetti, Università Roma Tre, Società Filosofica Italiana

Stefano Maso, Università Ca’ Foscari di Venezia, Società Filosofica Italiana

María Carmen Segura Peraita, Universidad Complutense de Madrid


A cura di

LAURA CANDIOTTO e FRANCESCA GAMBETTI

IL DIRITTO

ALLA FILOSOFIA

QUALE FILOSOFIA PER IL TERZO MILLENNIO?


COPERTINA

Jimmy Knows S.C.P.,

Barcelona (ES)

www.jimmyknows.net

IMPAGINAZIONE

Giulio Venturi

ISBN

978-88-9363-024-5

CASA EDITRICE

© Diogene Multimedia

via Marconi 36, 40122 Bologna

Prima edizione: ottobre 2016


INDICE

Perché anche un diritto alla filosofia? 7

Abstracts in inglese 15

1. DIRITTO ALLA FILOSOFIA E DIRITTI UMANI 29

Carlo Altini, Quale tipo di diritto è il diritto alla filosofia? 31

Marcello Ghilardi, La filosofia e il diritto alla redenzione 39

Giuseppe Limone, La miseria delle scienze e il diritto alla filosofia 47

Mirella Napodano, Diritto alla filosofia e comunità civile 57

Livio Rossetti, Diritto al dialogo? 65

Luigi Vero Tarca, Il giudizio universale. Chi ha il diritto di chiamarsi filosofo oggi? 73

2. FORME CONTEMPORANEE DEL FILOSOFARE 83

Enrico Cerasi, L’ermeneutica del dolore.

Per un dialogo tra Nietzsche e Miguel de Unamuno 85

Salvatore Lavecchia, Filosofare nella luce del bene. Per un futuro agatologico del soggetto 93

Eugenio Mazzarella, Che cos’è la filosofia? La filosofia, cioè l’uomo 101

Annalisa Rossi, Filosofia e interruzione 109

Stefania Tarantino, L’obbligo di pensare.

Una riflessione a partire da Hannah Arendt, Simone Weil e Jeanne Hersch 117

Marco Vozza, Estetica dell’esistenza: l’eredità di Foucault 125

3. QUALE FILOSOFIA PER IL TERZO MILLENNIO 133

Valentina Aruta, La comparazione, una questione aperta per la filosofia interculturale 135

Marco Bastianelli, Ripensare il futuro: la filosofia oltre l’ideologia della crisi 143

Laura Candiotto, La vulnerabilità dell’impossibile 151


Ioannis Christodoulou, Philosophy’s regaining lost ground.

The example of Diogenes the Cynic 161

Piero Dominici, La filosofia come ‘dispositivo’ di risposta

alla società asimmetrica e ipercomplessa 169

Stefano Maso, Filosofia: rischio, decisione, responsabilità 179

4. LA FILOSOFIA E GLI ALTRI SAPERI 187

Laura Boella, Fare filosofia contro la filosofia 189

Francesca Brezzi, Alle frontiere della filosofia. Poesia e filosofia 195

Roberto Garaventa, La filosofia tra scientismo e fondamentalismo 203

Fulvio Longato, Trasversalità della filosofia 211

Davide Sisto, Impulso a essere di casa ovunque: la filosofia come narrazione 221

Adele Spedicati, La filosofia e la scienza nella società della conoscenza 229

5. DIRITTO ALLA FILOSOFIA, SCUOLA, SOCIETÀ 237

Beatriz Bossi, El filósofo platónico y la prescindibilidad de la filosofía 239

Igor Cannonieri, “Come se” esistesse un diritto alla filosofia.

Giochi di ruolo intorno alla professione docente 247

Christopher Ulloa Chaves, Artes Liberales: Philosophia Advancing Humanitas 255

Ennio De Bellis, Una prospettiva storico-filosofica:

lo sviluppo delle capacità critiche come diritto civile nella società della conoscenza 265

Jerome Fayle, Why philosophical discourse has the right to finally move

beyond the “Eye-I” coordinates 271

Francesca Gambetti, La SFI e il diritto alla filosofia

tra vecchie battaglie e nuove sfide globali 281

6. PROSPETTIVE 289

Dorella Cianci, Il diritto alla filosofia in chiave bioetica 291

Francesco Coniglione, Il diritto alla filosofia, a quali condizioni 295

Massimo Iiritano, Prove di rientro. La filosofia torna a casa 301

Léo Peruzzo Júnior, A natureza da Filosofia segundo Wittgenstein:

divergências e convergências 305

Lauso Zagato e Sara De Vido, Sulla natura del diritto alla filosofia

alla luce del diritto internazionale dei diritti umani 311

Biografie degli autori 317


7

Perché anche un diritto alla filosofia?

Tra i molti diritti che sono proclamati e difesi in questi tempi, questo volume

propone di puntare i rilettori su un diritto per molti versi nuovo e innominato: il

diritto alla ilosoia. Ma perché sostenere anche un diritto alla ilosoia, proprio in

questo momento storico, nel quale molti diritti sono sbandierati e rivendicati? Da

dove nasce questa urgenza?

Jacques Derrida aveva già posto la questione del diritto alla ilosoia agli inizi

degli anni Novanta, in un particolare frangente in cui l’insegnamento della ilosoia

in Francia era messo a rischio, proprio quando, nello stesso periodo in Italia

invece, si veriicava un paradossale fenomeno, per cui se da un lato la ilosoia era

sotto attacco, minacciata dal sopravanzare delle scienze sociali e dall’incombere

di riforme ministeriali che ne volevano ridurre la presenza nel curriculo liceale,

dall’altro si assisteva a un ampio movimento di rinnovamento dell’insegnamento

della ilosoia, portato avanti tra gli altri dalla Società Filosoica Italiana, volto al

superamento del tradizionale impianto storicistico e manualistico, in favore di un

approccio tematico-problematico e della lettura diretta dei testi. Molti sono ancora

oggi gli attacchi che da più parti minacciano la sopravvivenza della ilosoia nella

scuola secondaria superiore, questo volume, però, non è un manifesto partigiano

scritto da alcuni professori di ilosoia che sentono minata alle radici la loro possibilità

di esistenza, ma si propone di aprire uno spazio di rilessione per l’elabora-


8

zione di nuove categorie e pratiche della ilosoia nel XXI secolo, a scuola e in altri

ambiti formativi, attraverso un’indagine della natura, contestualità e speciicità del

diritto alla ilosoia.

Negli ultimi due anni, l’Associazione Amica Soia si è fatta promotrice della

domanda sul diritto alla ilosoia in svariati contesti – da academia.edu alla Domenica

del Sole 24 Ore, dalla rivista Amica Soia Magazine al convegno internazionale

sul diritto alla ilosoia organizzato presso la Università Ca’ Foscari nell’ottobre

del 2015. Il volume vorrebbe essere al contempo una testimonianza di tale appassionante

percorso e uno strumento per rilanciare la questione in nuovi contesti,

approfondendo le questioni teoriche a esso collegate.

Diverse persone, associazioni e istituzioni hanno avuto un ruolo centrale in questa

impresa per svariati motivi, la sinergia e l’impegno condiviso sono stati a nostro

parere ciò che ne ha permesso la realizzazione. In particolare, vorremmo menzionare

il ruolo propulsivo svolto da un membro storico dell’associazione Amica Soia,

Livio Rossetti, che per primo ha proposto la domanda sul diritto alla ilosoia e l’ha

saputa rendere virale. La Domenica del Sole 24 Ore, in particolare attraverso Dorella

Cianci, ha permesso alla discussione di assumere un carattere nazionale, coinvolgendo

insigni intellettuali, da Remo Bodei a Ermanno Bencivenga, a Umberto

Eco. La collaborazione tra l’Università Ca’ Foscari di Venezia, attraverso il Dipartimento

di Filosoia e Beni Culturali e il suo direttore Luigi Perissinotto, il Master

in Consulenza ilosoica (COFIL) e il Centro studi sui diritti umani (CESTUDIR)

e la Società Filosoica Italiana – sia come direttivo nazionale, sia come sezioni di

Venezia e Treviso – è stato il trampolino di lancio internazionale per far assumere

al tema la dignità di autentica ricerca scientiica. Su questo fronte la collaborazione

tra Laura Candiotto, Francesco Coniglione, Francesca Gambetti e Stefano Maso è

stata estremamente fertile e il sostegno della Direzione generale MIUR, attraverso

la presenza di Carla Guetti, ha inserito l’iniziativa nel più degno contesto istituzionale.

Il convegno ha ricevuto anche il sostegno della Fondazione Collegio San

Carlo di Modena, che da molti anni è impegnata nella promozione della ilosoia

nella società, specialmente attraverso sperimentazioni nel campo della ilosoia con

i bambini. L’iniziativa, inoltre, non si sarebbe potuta realizzare senza l’appassionato

supporto dei numerosi studenti che si sono offerti come volontari per la gestione

pratica del convegno.

Crediamo di non fare a torto all’etichetta scientiica del volume nel ricordare

l’entusiasmo e la condivisione che si ‘respiravano’ a Venezia durante le giornate di

lavoro, frutto di una reale passione per la pratica della ilosoia, comune alla gran

parte dei relatori e favorito dall’humus amichevole offerto dal seminario aperto di

pratiche ilosoiche, attivo da più di 15 anni nella città lagunare, grazie all’impegno

di Luigi Vero Tarca.

Il convegno, tenutosi a Venezia dal 19 al 21 ottobre 2015, ha visto la partecipazione

di oltre 65 relatori nazionali e internazionali, che hanno animato 5 sessioni

plenarie, una tavola rotonda e 16 sessioni parallele, che hanno contribuito a rico-


struire un ampio quadro sullo stato attuale della ricerca ilosoica nelle sue diverse

sfaccettature teoretiche e in molte delle sue forme pratiche che si rivolgono al vasto

pubblico della società civile. La call for papers per il convegno è stata gettonatissima,

attirando più di 100 contributi e dimostrando come questo tema sia sentito a

più livelli e da più persone che in vario modo si occupano di ilosoia. I contributi

qui raccolti rappresentano un’ampia selezione (attraverso double peer review) dei

testi presentati, ma alcune altre comunicazioni sono state pubblicate sulla rivista

elettronica Comunicazione Filosoica (http://www.si.it/210/rivista_telematica.

html) a cura della Società Filosoica Italiana e ci auspichiamo che altre iniziative

editoriali possano vedere la luce nei prossimi anni.

Il volume è composto di sei sezioni – contenenti sei saggi, ad eccezione dell’ultima

che ne contiene cinque – che rappresentano altrettanti snodi di un itinerario

teorico, che va dall’analisi delle implicazioni giuridiche di un diritto alla ilosoia

ino alla delineazione delle forme contemporanee del ilosofare, alla prospettazione

di possibili declinazioni della ilosoia per il nuovo millennio appena iniziato, ai

rapporti con le altre branche del sapere, al suo ruolo nella società e nella scuola.

Sono messi a disposizione anche gli abstracts in inglese di tutti i contributi perché

crediamo che questo vivace dibattito italiano possa essere fecondo anche a livello

internazionale.

Nella prima sezione, “Diritto alla ilosoia e diritti umani”, tale nozione è declinata

sia in senso tecnico giuridico (Altini), sia in un’accezione più generale che

riguarda la società civile (Napodano e Rossetti), sia nel senso di un’attivazione o

riscoperta dell’autentico ilosofare (Ghilardi, Limone e Tarca).

Il diritto alla ilosoia, infatti, rientrerebbe tra i diritti fondamentali dell’umanità,

e secondo Carlo Altini non sarebbe un diritto di terza e quarta generazione, cioè

uno di quei diritti che riguardano la collettività o i beni immateriali, né un diritto

di seconda generazione, cioè posto dallo stato a tutela del cittadino, ma sarebbe un

diritto di prima generazione, perseguibile da tutti anche in povertà o in situazioni

politiche avverse, che appartiene all’individuo, senza essere determinato dallo stato

o da altre istituzioni, avendo per obiettivo la salvaguardia della sua libertà, in

primis quella di pensiero.

Un diritto al pensiero che Marcello Ghilardi interpreta come esigenza di uscire

dalla razionalità univoca e omologante, che porti allo sviluppo di una concezione

plurale, attraverso il riconoscimento del carattere contestuale e pratico della ilosoia,

intesa come pratica trasformativa e redentrice, che con il suo urgente domandare

riattiva il philein e spinge verso il rinnovamento del mondo.

Tale rinnovamento per Giuseppe Limone si esprime come sguardo sull’intero e

come riscoperta del valore della vita, a partire dalle singole vite. Un pensare autenticamente

ilosoico, infatti, innescherebbe almeno tre rivoluzioni: ripensare tutto

daccapo, iniziando dalla propria persona; rompere ogni paratia disciplinare, a partire

dall’intuizione dell’intero, che consente sempre nuovi punti di vista; riuscire

a ricominciare sempre daccapo, istituendo un dia-logo vero con le altre persone.

9


10

Proprio il dialogo inteso nel senso della pratica di una reciproca maieutica,

secondo Mirella Napodano, è una delle tante modalità nelle quali la ilosoia oggi

è praticata in diversi ambiti formativi, focus di quella ilosoia civile discussa anche

da Livio Rossetti, che la intende, appunto, come ilosoia dialogica, risultato della

società non autoritaria, che promuove la curiosità e l’interesse nelle idee dell’altro,

particolarmente feconda nelle pratiche con i bambini e con i soggetti svantaggiati.

Anche per Luigi Vero Tarca, oggi più che mai, è importante riscoprire l’autentica

natura del ilosofo esempliicata da Socrate, e ripensare l’insegnamento della ilosoia,

sia in ambito scolastico che universitario, approfondendo il legame tra ilosoia

e diritto, nella dimensione universale del giudizio, che entrambi si propongano di

dischiudere.

Nella seconda sezione, “Forme contemporanee del ilosofare”, il tema del diritto

alla ilosoia è preso in considerazione attraverso l’analisi semantica dei termini

stessi, mediante la deinizione di che cosa sia la ilosoia, quale sia la sua vera natura,

e soprattutto quali forme e declinazioni ha assunto nella società contemporanea.

Se secondo Enrico Cerasi la ilosoia è soprattutto l’espressione di un bisogno

profondo, creazione dell’uomo per dare voce al proprio dolore abissale, per Salvatore

Lavecchia, al contrario, partendo dalla tradizione socratica e platonica, la

ilosoia, come modello per pensare la soggettività dal punto di vista relazionale,

è un bene, per cui parlare di diritto alla ilosoia signiica considerare e desiderare

che ogni persona ne possa godere. Eugenio Mazzarella, invece, nel solco della

prospettiva heideggeriana, evidenzia il valore antropologicamente fondante della

domanda “che cos’è la ilosoia?”, la quale – aldilà del suo essere anche un sapere,

e quindi una tecnica, e al di fuori di ogni orizzonte esclusivamente greco o occidentale

– coincide essenzialmente con l’uomo che prende la parola esercitando un

pensiero meditante su se stesso e sul mondo. Di qui l’importanza del contributo

della prospettiva femminile di tre ilosofe come Simone Weil, Hannah Arendt e

Jeanne Hersch, che per Stefania Tarantino hanno avuto il merito di parlare di un

dovere e di una responsabilità della ilosoia, prima di tutto verso se stessi e poi

verso gli altri, del pensare ‘a partire da’, in relazione con, come base della dimensione

politica della vita umana. La signiicanza pratica della ilosoia è discussa

anche nel contributo di Marco Vozza che, a partire dall’estetica dell’esistenza di

Michel Foucault, propone una ilosoia come forma di vita, che nel passaggio dal

conosci te stesso al prenditi cura di te, attraverso l’analisi dell’esempio dei Cinici,

diventa anche pratica oltraggiosa che altera e trasigura la realtà introducendo stili

di vita indipendenti e non convenzionali. Una ilosoia che è corto circuito, e che

per dirla con Annalisa Rossi si fa interruzione, rilessione critica che attraverso il

dubbio, le domande e le antinomie interrompe il pensiero irrilesso con la inalità

di creare consapevolezza circa l’ambivalenza del pensare e delle parole, e la possibilità

di costruire identità libere ed emancipate. Naturalmente non vi è alcuna

pretesa di esaurire la descrizione di tutte le forme del ilosofare, anzi molte altre

sarebbero potute essere menzionate, ma ci auguriamo che questo breve affresco


possa ispirare molte altre ricerche sul diritto alla ilosoia proprio “a partire dalle

sue molteplici declinazioni contemporanee”.

Alla terza sezione, “Quale ilosoia per il terzo millennio?”, è afidato il compito

propulsivo dell’elaborazione di nuove forme del ilosofare. Se Valentina Aruta

trova una feconda prospettiva nella ilosoia interculturale – imperniata non solo

sul metodo comparativo, sulla scorta di autori come Fournet-Betancourt e Jullien,

ma soprattutto sullo statuto intrinsecamente comparativo della ilosoia, sostenuto

da Pasqualotto – Marco Bastianelli parte dalle rilessioni di Benasayag e Schmidt,

e – offrendo uno spaccato della situazione giovanile contemporanea caratterizzata

dalla crisi e dalle cosiddette passioni tristi – ritiene che la ilosoia debba considerare

se stessa non una mera disciplina letteraria, ma un’incubatrice di idee

in grado di generare progresso umano sostenibile. Per Laura Candiotto, ancora,

la ilosoia, come capacità di aspirazione, si manifesta sempre più come esercizio

di “resistenza”. Una resistenza appassionata, incarnata e contestuale, intesa come

possibilità di immaginare nuovi modelli di pensiero e di azione, che assume forza

dal riconoscimento che ciò che si propone come “impossibile” in verità presenta

un alto potenziale di trasformazione.

Una ilosoia che per Piero Dominici non deve rinunciare alla sua funzione

educativa e che dovrebbe fornire modelli interpretativi per riconoscere l’ipercomplessità

della società, come dispositivo per contrastare le asimmetrie sociali,

specialmente per quanto riguarda l’accesso, la condivisione e l’elaborazione della

conoscenza. Per Ioannis Christodoulou, invece, la ilosoia dovrebbe riscoprire

una delle igure più controverse del passato come Diogene il Cinico, non solo rivalutando

la portata teoretica delle sue rilessioni, ma soprattutto assumendolo come

modello del modo in cui i ilosoi dovrebbero tornare ad affermare il loro ruolo

nella società civile.

La terza sezione si chiude con la proposta di Stefano Maso, per il quale la ilosoia,

come pratica della ragione tesa a elaborare strategie di dissolvimento, è esposta

doppiamente al rischio posto dall’esistenza e al rischio della propria frantumazione,

nell’assunzione di una responsabilità radicale che però a sua volta costituisce lo

stesso fascino del ilosofare.

Nella quarta sezione, “La ilosoia e gli altri saperi”, è posta la questione dell’interdisciplinarietà

della ilosoia, che notoriamente per propria natura è abituata a

intessere continuamente stretti rapporti con gli altri ambiti della conoscenza.

Per Laura Boella la ilosoia, aldilà delle numerose tradizioni e mode che la

hanno attraversata, ha trovato nelle drammatiche vicende storiche del Novecento

il suo fondo e il suo limite, vicende che hanno fatto emergere la ilosoia femminile

come resistenza e congedo dalla ilosoia dell’universale, tipica del maschile, e

come proposta di una “contro ilosoia” che si fa contestuale e capace di abbracciare

anche forme espressive diverse da quelle tradizionalmente ascritte al ilosoico,

nel senso di un pensiero della crisi che si fa drammatico e performativo, e che si

scopre come forma di vita, come scelta eminentemente etica e politica.

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Particolarmente intriganti sono i rapporti tra ilosoia e scienza. Roberto Garaventa

si interroga sull’autonomia e sulle inalità della ilosoia rispetto alle scienze

naturali e alle religioni rivelate, che generalmente sono portatici di verità ultimative,

e ritiene che il compito della ilosoia non sia quello di sminuire l’importanza delle

scienze naturali né quella di negare la dimensione metaisica dell’esistenza umana,

ma quella di esercitare la critica nei confronti di ogni tipo di superstizione scientiica

e di fondamentalismo religioso. Secondo Davide Sisto il mancato dialogo tra la

ilosoia e le altre discipline ha reso questa astratta e attenta ai formalismi, mentre

dovrebbe riappropriarsi di un ruolo autorevole all’interno dello spazio pubblico, per

rispondere alle questioni più urgenti poste dalla società civile, come quelle ad esempio

legate all’ambito biomedico. Per Adele Spedicati, invece, la scienza, seguendo i

grandi cambiamenti dell’economia si è tramutata in un’economia della conoscenza,

mentre la ilosoia è stata ridotta a critica del sapere scientiico. Proprio per questa

funzione critica, la ilosoia dovrebbe assumere la forma di rilessione fondativa dei

metodi e delle procedure scientiiche, dovrebbe uniicare e dare un senso complessivo

alle varie branche del sapere e dovrebbe contribuire a costruire una visione

umanistica della scienza nella contemporanea società della conoscenza.

Altre ancora sono le contaminazioni della ilosoia esplorate da Francesca

Brezzi e Fulvio Longato rispettivamente con la letteratura e l’economia. Francesca

Brezzi, partendo dall’assunto di Ricouer che la ilosoia per essere prima deve

essere seconda, analizza le implicazioni ilosoiche della letteratura, in particolare

della tragedia greca, che da sempre è motore di ricerca per la rilessione etica, e di

un autore come Borges, le cui vertiginose domande metaisiche assumono la forma

di un pensare altrimenti ovvero di un pensiero poetante. Fulvio Longato, invece,

analizzando le interconnessioni tra ilosoia ed economia, discute i problemi morali

sollevati all’interno delle pratiche economiche dalla gestione delle imprese,

dall’ambiente e dal capitale umano, e criticando il ruolo conservativo o compensatorio

assegnato generalmente alle humanities, mette in risalto l’esempio fruttuoso

del “capability approach”.

La quinta sezione, “Diritto alla ilosoia, scuola e società”, vuole valorizzare

l’importante ruolo formativo svolto dalla ilosoia nell’istituzioni scolastiche e nella

società.

Beatriz Bossi – presentando una lettera indirizzata al Ministro dell’Educazione

spagnolo, José Ignacio Wert, il quale ha portato avanti una riforma scolastica che

ha previsto l’abolizione di uno dei due insegnamenti della ilosoia (quello in storia

della ilosoia) previsti per il liceo in favore dell’economia – critica tale scelta legislativa,

richiamandosi agli antichi insegnamenti di Socrate e Platone, e sostiene il

valore formativo e civile della ilosoia, in grado di liberare l’uomo da una vita grigia,

mediocre e impersonale, insegnandogli a rimanere vigile contro i falsi obiettivi

che i soisti di tutti i tempi vogliono imporre.

Per Igor Cannonieri se c’è un diritto alla ilosoia, questo passa anche attraverso

le forme istituzionali che questa storicamente ha assunto, quelle della scuola e


dell’università, nelle quali non dovrebbe dipendere dagli ordini dei governi, ma

dovrebbe essere libera, nel senso kantiano di libertà, ovvero non come arbitrio,

ma come fondamento infondato, come qualcosa di non dato ma di costitutivo.

È compito degli insegnati assumere l’esistenza di un tale diritto alla ilosoia e in

questa assunzione di fatto realizzarlo. Christopher Ulloa Chaves, invece, auspica

un ritorno della ilosoia nelle strade, secondo l’autentico magistero socratico, e un

suo più ampio impiego anche nella formazione scolastica, dove attualmente non

è presente, come strumento in grado di promuovere il pensiero critico e creativo,

permeato dalla rilessione etica sempre più necessaria nella soluzione dei problemi

reali. Similmente, anche Ennio De Bellis sostiene l’urgenza della formazione ilosoica,

specialmente come pensiero critico, ed evidenzia come essa faccia la differenza

nella formazione di lavoratori preparati e di cittadini consapevoli, nell’attuale

fase storica dominata dall’economia della conoscenza, che alla terra, alle materie

prime e ai mezzi di produzione ha sostituito la scienza, la tecnologia e l’informazione.

Jerome Fayle, a partire dagli studi etnograici e dalla sua esperienza di pratiche

ilosoiche nelle scuole per ciechi, criticando il paradigma della conoscenza come

visione che ha egemonizzato la storia della ilosoia occidentale, propone la ricerca

e l’utilizzo di una più ampia gamma di sensi nella pratica ilosoica, in grado di

generare nuovi modelli epistemici.

Conclude la sezione Francesca Gambetti la quale, ripercorrendo gli obiettivi

assunti dalla Società Filosoica Italiana (SFI), la più antica associazione ilosoica

del nostro paese, evidenzia come la ilosoia, nel nostro paese, sia sempre stata

compresa nella sua funzione educativa e formativa. La sida che però si pone oggi

alla formazione ilosoica è quella di allargare gli orizzonti di ricerca anche alle tradizioni

ilosoiche non occidentali, ritenendo questa l’unica via per la promozione

di un’autentica identità europea e per una paciica convivenza globale.

Conclude il volume la sezione “Prospettive”, nella quale alcuni studiosi che

hanno partecipato attivamente al convegno veneziano in veste di moderatori o

rappresentanti di enti partner, immaginano alcuni possibili sviluppi della ricerca

ilosoica. Dorella Cianci ritiene che l’approfondimento del tema diritto alla

ilosoia giochi un ruolo chiave soprattutto in campo bioetico, mentre Massimo

Iiritano pensa che sia importante ripensare la ilosoia con i bambini e rinunciare

alla pretesa di insegnare un modello di ragionevolezza e di pensiero precostituito

e rigidamente omologante. Lauso Zagato e Sara De Vido, diversamente da quanto

sostenuta da Altini, ritengono che il diritto alla ilosoia possa essere eficacemente

compreso all’interno dei diritti di terza generazione, i quali hanno la peculiarità di

connettere l’identità individuale con quella culturale e collettiva.

Due, invece, i contributi che suggeriscono una meditazione sulla nozione stessa

di ilosoia: Lèo Peruzzo ricorda, a partire dalla prospettiva wittgensteiniana,

il carattere autocritico della ilosoia e ripropone come urgente la domanda sui

limiti del discorso ilosoico. Francesco Coniglione, invece, rimarca l’importanza

della permeabilità della ricerca scientiica alla ilosoia, come fattore in grado di

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14

aumentare esponenzialmente il tasso di speculatività della ricerca stessa, nel senso

della creatività, dell’intraprendere nuove strade d’indagine, dell’immaginare nuove

teorie.

Per concludere vorremmo sottolineare come la multiformità di prospettive nelle

quali il diritto alla ilosoia è stato discusso in questo volume ci sembra il migliore

indicatore per mostrare la fecondità di una categoria come quella del “diritto alla

ilosoia” che, da un lato spinge a ripensare il ruolo formativo, educativo e civile

della ilosoia, dall’altro ci fa immaginare già da oggi nuovi percorsi, speriamo sempre

più condivisi e partecipati, in grado di promuovere una cittadinanza autentica

e consapevole. Vogliamo in ultimo dedicare questo volume alla scuola italiana,

come istituzione esempliicativa di una lunga tradizione d’insegnamento, e in particolare

a tutti quei docenti che ogni giorno, pur tra mille dificoltà, continuano

con grande dedizione e impegno a praticare e diffondere l’autentica passione per

la ilosoia. Ma soprattutto il nostro pensiero va a tutti gli studenti che nella difesa

del diritto alla ilosoia vedono affermato il loro diritto a “coltivare l’umanità”.

Laura Candiotto e Francesca Gambetti

Edimburgo e Roma, 15 settembre 2016


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ABSTRACTS

1. RIGHT TO PHILOSOPHY AND HUMAN RIGHTS

Carlo Altini, What kind of right is the right to philosophy?

“Right to philosophy” is an expression deceptively simple. This expression involves

both a question about the nature of philosophy and a relection on the

meaning of right, which here expresses a singular case of the great family of the

modern rights. The right to philosophy is therefore a right among the many

modern rights. Is this right individual or collective? Is it due to the human being

as such or is the product of a speciic cultural structure? And, is maybe the

philosophy a universal wisdom or must it be localized in a concrete historical

context?

KEYWORDS: philosophy, rights, history, liberalism, democracy

Marcello Ghilardi, Philosophy and the right to redemption

At the beginning of the Twenty-irst century we may talk about a “right” to

(or “of”) philosophy if a serious confrontation with the need to get out of


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the doldrums of a unique form of rationality would be allowed, in order to

develop a concept of plural thinking. In fact, thinking is always a situated

and contingent practice, even if it aims to overwhelm its bounded character.

Arguably, it may be regarded as a transformative practice. If redemption, in

its etymological sense (from the Latin redimere) means “to be liberated (from

the condition of slavery)”, then the philosophical thought can be understood

as a practice for breaking free from being unconsciously “acted out”. And, in

this perspective, philosophy is a form of exercise – as conceptual creation –

to dwell in the world through the force and the urgency of questioning, and

through a re-activation of a positive desire (philein), going through time and

pointing beyond it.

KEYWORDS: redemption, transit, practice, initiation, inter-culture

Giuseppe Limone, The misery of the sciences and the right to philosophy

In the new era, the course of philosophy is to be radically rethought. In order to

grasp some new coordinates, an introductory fable might be useful, from which

it is noted that, in regard to the issue of the whole and the issue of the values,

an invisible “passing the buck” takes place within the scientiic knowledge. On

the other hand, it should be considered that the modern science has operated

according to two dogmas, which were the source of his strength and which are

now the cause of his dangerous fragility: the renunciation of the whole and the

renunciation to the world of values. The result is the need for a new philosophy,

understood as a philosophical practice, born by a time that occurs on the planetary

stage for the irst time. Let’s look at some key features: complexity, speed,

liquidity, scientism. Two steps must be made in this regard: what it means today,

essentially, a “right to philosophy”; how this right has to be exactly located inside

the so-called “generation of rights”. A right to philosophy (for adults and

children) as a legal, moral and cultural urgency within the contemporary world.

The practice of philosophy is revealed, in the end, as the indicator of the lack

of oxygen in a planet that still ignores the vital necessity of thinking as a way to

be safe.

KEYWORDS: right to philosophy, complexity, liquidity, children philosophy,

world of life

Mirella Napodano, Right to philosophy and civil community

The widespread informal modalities of philosophical practices demonstrate

how much urgent is today the question of a Civil Philosophy addressed to the

citizenship beyond speciic cultural prerequisites. It invites to let oneself involved

in the philosophical dialogue like a real right to think, disseminating the

practice of a reciprocal maieutics in the civil society. It should be recognized to


everyone the right to philosophy as a self-knowledge experience that exorcises

the fundamentalism.

KEYWORDS: civil philosophy, identity, reciprocal maieutics, enquiring,

self-knowledge

Livio Rossetti, Right to dialogue?

In this paper I irst argue that we are accustomed with a dialogue conceived as

a quiet mutual curiosity for the other and his/her opinions, but this model can

afirm itself only in a non-authoritarian society. Therefore it is not by chance

that it emerged in Western Europe, esp. after the Second World War. To come

to acknowledge the dignity of the opinions possibly held by ‘disadvantaged’

people as children and teenagers, aged persons and detainees, to offer them

an opportunity to be manifested and taken a priori for worth of one’s interest

is a conquest of our times. While to launch an idea and then encourage these

sorts of people to discuss it would mean to leave the initiative to an adult

who is not part of the group, why not to begin by asking which topic seems

relevant to the group and then exchange ideas on this topic? This seems to

me not just better, but qualifying. Children and other ‘disadvantaged’ groups

have the right to develop their opinions and confront them with those of their

pairs.

KEYWORDS: dialogue, mutual curiosity, children, “disasvantaged” people,

non-authoritarian society

Luigi Vero Tarca, The universal judgment. Who has the right to call himself a

philosopher today?

Law (jurisprudence) and Philosophy are both based on the “universal judgment”.

Its value depends on its negativity (precisely on its being negative towards

the negative): truth is the negation of falsity, and judgment is the sentence,

i.e. the condemnation of the guilt. The judgment is truly positive only insofar

as it is positive even regards the negative. In the age of Anthropotechnique, the

universal judgment takes, in its negative feature, the form of the Last Judgment

(Apocalypse). On the contrary, in its positive valence, it represents the fulilling

of the human life, being the overcoming of pain, suffering and death. Thus, in

order to detect who are the real philosophers nowadays, we have to understand

who are the subjects who deliver the universal judgment - both in its positive

and negative value. Moreover, we have to ask which are the relations between

these subjects and the professors/teachers of philosophy.

KEYWORDS: universal judgment, anthropotechnique, apocalypse,

philosopher, professors of philosophy

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18

2. CONTEMPORARY FORMS OF PHILOSOPHIZING

Enrico Cerasi, Hermeneutics of pain. For a dialogue between Nietzsche and

Miguel de Unamuno

In this essay I suggest that philosophy should relect about the pain and that,

reciprocally, the sense of the pain can be grasped only in the light of philosophical

thought. This goal is pursued in this chapter comparing the Christian work

of Miguel de Unamuno with the new-pagan and anti-Christian philosophy of

Friedrich Nietzsche. But the difference between Nietzsche and Unamuno is not

a religious or dogmatic one and, in some respects, the two philosophers seem to

be quite similar. They represent two possible relationships between philosophy

and pain and the task of the philosophy would be, if not a synthesis, a dialogue

between them.

KEYWORDS: tragedy, philosophy, pain, Nietzsche, Unamuno

Salvatore Lavecchia, Philosophy in the light of the good. An agathological

future for the notion of subject

Basing on Socrates’ and Plato’s legacy, the subject of the right to philosophy

might be characterized as an instantiation of unconditional relationality, that is

hypostasizing a notion of good which implies unrestricted self-givingness. This

eminently relational constitution of the subject seems to be mirrored in the results

of the most recent research on the neurophysiology of human perception.

This aspect points to the interest of an agathological perspective among an interdisciplinary

relexion on subjectivity.

KEYWORDS: Socrates, subject, good, self-givingness, relationality

Eugenio Mazzarella, What is philosophy? Philosophy as humanity

Philosophy has always been a trade with the world. It emerges in order to live

there through knowledge, science and ethics, and thus to beneit the anthropos,

the rational animal. In this sense, philosophy, or wisdom, is a technique, in the

sense of “production”, poiesis, the irst and the founding: the production of the

humanity itself, and of its conditions of possibility.

KEYWORDS: philosophy, humanity, knowledge, technique, production

Annalisa Rossi, Philosophy and interruption

I focused on the idea that philosophy interrupts our thoughts and afirmations

for the purpose of creating awareness. Philosophical interruption refers to

theoretical as well as to practical aspects of the dialogue. Doubt, questioning


and antinomies are philosophical methods wielded by classical philosophers –

Socrates, Descartes, Kant, Heidegger, Derrida. Moreover the same are being

applied in philosophical practice. In the last part I connected the concepts of

interruption and ambivalence.

KEYWORDS: philosophy, interruption, questioning, ambivalence, antinomy

Stefania Tarantino, The obligation of thinking. A reflection from Hannah

Arendt, Simone Weil and Jeanne Hersch

Before any claim of right, there are obligation and responsibility. First, we have

an obligation towards ourselves. This il rouge is detectable in the thinking of

some female philosophers of the Twentieth Century, e.g. Simone Weil, Hannah

Arendt and Jeanne Hersch. As a matter of fact, there is no thinking without any

real relationship with ourselves. This deep conviction has direct implications

for the political relevance of our capacity to think, which is one of the deepest

expressions of our singularity amidst human plurality.

KEYWORDS: right, obligation, responsibility, female philosophers, plurality

Marco Vozza, Aesthetics of existence: the legacy of Foucault

“Aesthetics of existence” is an expression formulated by Michel Foucault during

his latest philosophical activity, aimed at inding and interpreting the turning

point, occurred in the Greek world, between the ideal of “knowing yourself”

and a much larger concept of “taking care of yourself”. The philosophical

life becomes the expression of truth as an evidence given through the ethos,

i.e. a way of life, namely a style that shapes oneself, structuring the subject and

making it singular in his hermeneutical self-constitution. “Aesthetics of existence”

hints both a will-to-art (Kunstwollen) and a truthful use that might, and

sometimes should, emerge aggressively and improperly, as in the emblematic

case of cynic philosophers. In fact, their behaviour, marked by outrageous practices,

alters and transigures the reality beyond conventions; it introduces very

singular and idiosyncratic styles of independence and eventually structures an

ethics of provocation.

KEYWORDS: genealogy, actuality, parrhesia, style of life, testimony

3. WHICH PHILOSOPHY FOR THE THIRD MILLENNIUM?

Valentina Aruta, The comparison, an open issue for Intercultural Philosophy

This paper analyses the question of the use of comparative method in the ield

of Intercultural Philosophy. Through the problem of the method, I intend to

clarify what is meant by this new theoretical horizon, answering the needs of

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the present period for trying to comprehend and converse with the “other”. In

particular, I consider the theories of Fornet-Betancourt, Jullien and Pasqualotto

about the meaning of comparative method, and I highlight the requirement

of defending Pasqualotto’s proposal of moving from the conception of “comparative

philosophy”, to the “philosophy as a comparison”.

KEYWORDS: intercultural philosophy, comparison, pluralism, other, dialogue

Marco Bastianelli, Reshaping the future: philosophy beyond the ideology of

the crisis

According to Hippocrates, a crisis is the best moment for a physician to judge

the condition of a patient and possibly to resolve the illness. Following this suggestion,

the paper is divided into 4 sections: 1. The illness; 2. The diagnosis; 3.

The prognosis; 4. The therapy. The evidence for the illness comes from the remark

that young people, which today are 14-18 years old and in 2008 were just

6-10, give to the term “crisis” only a negative meaning. This attitude seems to

be caused by the fact that, since 2008, they have been growing up in the culture

of economic crisis. The Diagnosis is also that the illness is not the crisis. It is on

the contrary the moment to take a irm decision regarding the future, freeing

our culture from the idea that we have lost a kind of paradise. The Prognosis is

therefore optimistic, but only if one is able to interpret the signs of a new cultural

frame which is indeed already here. A new future can be redeined through

the overcoming of the GDP as indicator of wellbeing. Philosophy may have a

fundamental role in the critical process of reshaping the future, on the condition

that it considers itself not as a mere literary discipline. On the contrary, it

should reconsider the technical reason as a part of itself, and not as an enemy,

in order to think an effective idea of sustainable human progress. As a consequence,

it should be able to express itself not only as an academic humanistic

discipline, but also as a practice and a form of thought, which can be involved

both in relation to other disciplines and in civil institutions.

KEYWORDS: crisis, GDP, PIL, BES, Bauman, wellbeing, philosophy

Laura Candiotto, Vulnerable Impossibility

I claim that the notion of “resistance”, understood within the framework designed

by Michel Foucault and Gilles Deleuze, is very helpful for sketching the

contemporary practice of philosophy as right. Contrary to a dialectical ight, the

philosophical resistance may be the capacity to aspire to the future (Appadurai

2004), as the transformative potentiality of the reality. Disclosing spaces of freedom,

it permits to understand the present through new models of thinking,

and imaging new paths for our collective agency. In this paper I argue that it

is exactly in the notion of “impossible” that the philosophical resistance may


e effective, being its vulnerability. Therefore, focusing on the transformative

power of a passionate, dynamic, and embedded agency, I develop some of the

political goals of an embodied philosophical practice.

KEYWORDS: resistance, aspiration, philosophical practice, embodiment,

emotions

Piero Dominici, Philosophy: a ‘device’ to response to the asymmetric and

hypercomplex Society

The main objective of this paper is to highlight the existing connections between

the particular historical and cultural contexts, and the increasingly demand

for philosophy as right, intended as a capacity to relect and critically

analysis of the possible solutions to the problems of one’s own existence. In an

increasingly asymmetrical society, characterized by a rigid social stratiication,

in which the possibility to access, share and elaborate information and knowledge,

is more and more highlighting some asymmetries, this issue of the right

to philosophy affects irst of all the marginalized, the deviant individuals, the

“invisible”, or we might call them the “not-persons’’, i.e. those who live on the

fringes of the hyper-complex and interconnected society. Then, at a further

level, this right might determine the socio cultural conditions for an education

which does not set some a priori principles, but it is built on a philosophical

discourse, founded on the awareness and training in logical thinking and critical

analysis. But in many cases, some fundamental prerequisites are not even at

least granted, as for the ability to discuss about inclusion, equal starting conditions

and, more particularly, the feasibility ones that the right to philosophy

seems to require and grant. Therefore, new forms of inequality are emerging,

that should be analysed in a systemic perspective. Moreover, we need to ind a

way to translate philosophy into new devices to involve and include all social

actors. Arguably, the right to philosophy is a ‘device’ which is fundamental in

deining interpretative models, good practices and ‘well-built heads’, as Montaigne

has claimed.

KEYWORDS: hypercomplexity, citizenship, social inclusion, asymmetry, social

cohesion

Ioannis Christodoulou, Philosophy’s regaining lost ground. The example of

Diogenes the Cynic

The most representative case of an ancient philosopher who notoriously claimed

the right to Philosophy is Diogenes the Cynic. Diogenes’ considerable theoretical

equipment gives him the right to claim the right to Philosophy both for himself

and his hearers. Thanks to his distinctive theory and his outstanding teaching

method, Diogenes managed to gain a vast amount of the attention of his con-

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temporaries. Diogenes’ example is of incomparable value for all times, since it

showcases the way a prominent philosopher claims his social role.

KEYWORDS: Diogenes the Cynic, teaching, humanity, kalokagathia, self-suficiency

Stefano Maso, Philosophy: risk, decision, responsibility

“Philosophy” is very pretentious and requires at least two things from who

evokes it: a) the decision not to remain ignorant; b) the decision to act consistently:

that is, to be coherent over the irst assumption. Who remain ignorant

it will be because he has decided not “to risk” for his own salvation. For the

ancient Greeks, kindynos was something to which we must oppose, something

that we have to control with logos. Today, reason (i.e. philosophy) demands that

we should be saved venturing “to know” how to control the risk. In this sense

the risk is nice and we have to be “enchanted” by it, as Plato said. We have the

right to risk.

KEYWORDS: adventure, decision, logos, responsibility, risk

4. LA FILOSOFIA E GLI ALTRI SAPERI

Laura Boella, Philosophizing against philosophy

The philosophy of our time has neglected one of the most important legacies

of the 20th century, the one who assigned to philosophy itself the task of activating

the conlict, the difference between the ideal level and that one of the

historical and political reality. Not recognizing such neglect means reducing

the philosophy to empty rumor or academic exercise. Philosophy must then

return to be dramatic thought, to experience new forms of thought, language,

writing and living, as for Adorno and Benjamin. Philosophy has to place itself

at the intersection between the turning point we are living and the planetary

crisis model of development and consumption, returning to play its function of

critical thought.

KEYWORDS: Adorno, Benjamin, critical thought, crisis of philosophy, ethics

Francesca Brezzi, To the borders of philosophy. Poetry and philosophy

The paper argues for a debate on the role of philosophy in our troubled times,

grasping the importance of philosophical research, as quaerere and not as afirmare;

to ight the common enemy of the loss of sense, it is important not to erect

defensive barriers against the unavoidable paradoxes of our time, facing all the

challenges. In particular, it argues that philosophy, as conceptual prism, is in

a fruitful connection with other disciplines and with the other than self. The


paper examines furthermore the relationship philosophy-literature or poetry,

assuming an author like J.L. Borges and his “dizzying metaphysical questions”.

The meeting takes place on the ground of a poetizing thought, of which the

Twentieth century has offered the highest examples.

KEYWORDS: philosophical borders, poetry, Borges, knowledge connection,

the other than self

Roberto Garaventa, Philosophy between scientism and fundamentalism

This paper deals with the right, the autonomy and the task of philosophical

thought in the contemporary world, in which normally the natural sciences or

the revealed religions are considered as the instances of the inal truth. Philosophy

is to be strictly distinguished both from the natural sciences, which

convey universal truths, but always deal only with a part of the world and can

give no answer to the last fundamental questions of life, and from the revealed

religions, which raise the illegitimate claim to be in possession of the only valid

revelation of God. Philosophy should neither diminish the importance of the

sciences nor deny the metaphysical dimension of human existence, but it has

the task to criticize harshly any kind of scientiic superstition and religious fundamentalism.

KEYWORDS: philosophy, scientism, fundamentalism, criticism, rationality, God

Fulvio Longato, The transversal nature of philosophy

The essay emphasizes the transversality of philosophical research in the network-cooperation

which increasingly characterizes the inter- and transdisciplinary

relations between humanities and hard sciences. Contesting a merely conservative

or compensatory role of humanities in the current knowledge-based

society, the capacity of innovation of the philosophical tradition is highlighted

through the example of the “Capability approach”.

KEYWORDS: capability approach, innovation, inter- and transdisciplinary,

human science, philosophy, transversality

Davide Sisto, Impulse to be at home everywhere: philosophy as narration

The starting point of this essay is the awareness that a specialised philosophical

thought is ineffective when it deals with the issues of contemporary society.

Therefore, I will try to compare two philosophical methods: one that I consider

inadequate, as it states that concepts can exhaust reality in themselves, and one

that I consider adequate, as it states that reality always precedes the concept

and the latter must adapt to the features of reality. Starting from these considerations,

the essay comes to the conclusion that philosophy should be intended as

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24

narration, i.e. a practice capable of dealing with the issues of public space from

an interdisciplinary perspective.

KEYWORDS: narration, complexity, philosophical method, analysis, reality

Adele Spedicati, Philosophy and science in the knowledge society

This contribution has turned attention, in a postmodern perspective, to the

philosophical discussion that has had a strong impact on the epistemological

thought of science. This article highlights the fact that science has radically

lost her original cognitive function, and that the change in the structures of the

whole modern economy has led to the birth of the idea of “knowledge economy”.

It is shown that the “knowledge economy” has become one of the most

important pillars and principles of “knowledge society”, which is characterized,

in all its areas, by a high level of technical and scientiic knowledge. However,

in this process of profound change, the article emphasizes the opportunity to

consider the contents of science useful for the recovery of the original purposes

of the social ideals of the Enlightenment in order to put them into practice.

KEYWORDS: debate, twentieth century, philosophy, science, knowledge

society

5. RIGHT TO PHILOSOPHY, SCHOOL, SOCIETY

Beatriz Bossi, The Platonic philosopher and the dispensability of philosophy

In this paper I present a letter addressed to the Minister of Education J.I. Wert

who was responsible for the lomce, new law of education that has removed Philosophy

from the second course of High Education. Then I offer the Platonic

proiles of the philosopher, the sophist and the politician in order to show how

philosophy can help us get rid of a mediocre impersonal life.

KEYWORDS: philosophy, history, sophist, politician, self

Igor Cannonieri, “As if” a right to philosophy existed. Role-plays about the

teaching profession

Regarding institutions as a privileged place of organized knowledge, Kant was

here elected as the point of reference to explore the meaning and the fertile

ambiguity of iction to which he appeals in The conlict of the Faculties. In this

text he referred to the University as if it was an invention of a mythical author.

His famous formula as if (als ob) - intentionally plagiarized in the title of this

communication - provides resources to face both: the conceptual content as

well as the real and determinate conditions of philosophizing.

KEYWORDS: als ob, Kant, university, freedom, ideology


Christopher Ulloa Chaves, Artes Liberales: Philosophia Advancing Humanitas

The article presents the idea that philosophy, as a foundational Socratic educational

experience, has informed the development of the liberal arts and sciences curricula

which, ultimately, incorporated the humanities, social sciences, and applied

sciences. The search for truth, also currently understood in the scientiic world as

the scientiic method, requires the ancient and current philosophic tools of critical

thinking as criteria for analyzing and evaluating our philosophic and scientiic realities.

The article also advances the idea that thinking creatively to improve the world

around us can be accomplished effectively by using the philosopher’s main tool: the

question. Finally, both thinking critically and creatively to understand and solve

real problems in the world should be informed by one of philosophy’s key theoretical

tools: ethics. Ethical theory can inform greater justice in current and future

realities by inserting the diverse universal value systems that should be considered

when human decisions, organizational policies, or application technologies will impact

all sentient beings. In this way, philosophy returns to the world’s street level, as

Socrates did, to help solve many problems in the world from the bottom up.

KEYWORDS: philosophy, liberal arts, critical thinking, creative thinking,

ethics, humanities

Ennio De Bellis, A historical-philosophical perspective: the development of

critical skills as civil right in the society of knowledge

The purpose of this article is to show how philosophy may be a right if it will be

considered as critical knowledge. In fact, the contemporary society requires a

continuous training for workers in order to overcome the obsolescence of knowledge

and the highest information for citizens in order to defend democracy. On

the other hand, the postmodern tradition, following Lyotard’s thinking, theorized

the inability to achieve a rational knowledge of the world. Furthermore, the philosophy

of science, following Kuhn’s thinking, theorized the uselessness of predeined

epistemological models. Arguably, these points highlight the needs to

return to the study of philosophy, since it provides the critical resources necessary

for the mastery of the four knowledges – the know-what, know-why, know-how

and know-who – and determines the very possibility for our action in the world.

KEYWORDS: history of philosophy, postmodern thinking, philosophy of

science, knowledge society, human rights

Jerome Fayle, Why philosophical discourse has the right to finally move beyond

the “Eye-I” coordinates.

The history of sight in philosophy is also a history of the hegemonic, ocularcentric

use of the visual. This has resulted in the lack of a more nuanced an-

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thropology and self-understating of the “I” including the world of the “blinded

I”. Following Jacques Derrida and using various actual ethnographies of the

visually impaired, this article seeks to show how different methods not only

redress former hegemonies of sight but also potentially provide for a richer

understanding of the role of the senses in philosophy and phenomenology and

are therefore helpful for the practice of philosophy and all who strive to lead

others to greater self and philosophical insight.

KEYWORDS: ocularcentric, ethnography, the blind, the visual sense, Derrida

Francesca Gambetti, SFI and the Right to philosophy between old battles and

new global challenges

The Italian Philosophical Society (SFI), since its foundation, has always been

working for the defense and promotion of philosophy both in secondary

schools, the university system, and within the civil society. It has always paid

particular attention to school, held as a place dedicated to the education of

future citizens, and then the focal point of the life of a nation. After the battles

carried out in the past years to defend the presence of philosophy in the

high school and after the commitment to renew programs and educational

practices, new challenges await SFI in the third millennium, both at national

level and at the international one. Open educational practices in comparison

with other philosophical traditions (African, Eastern, South American,

etc.) in a truly intercultural perspective made increasingly necessary by the

important migration lows that are affecting our country; combine the fundamental

questions of the philosophical tradition to the most urgent issues

of the contemporary world, involving closely the younger generation in the

construction of the self and in the delineation of their own future; promote

the Italian high school teaching model of philosophy within the European

counterparts curricula in the conviction that the study of our philosophical

tradition represents the only way to promote an authentic and conscious

European identity.

KEYWORDS: history of philosophy, intercultural philosophy, education, global

citizenship, Italian Philosophical Society

6. PERSPECTIVES

Dorella Cianci, The right to philosophy in the light of Bioethics

The concept of law and that of philosophy may seem very different and irreconcilable.

Bioethics instead joins the right to philosophy in the different interpretations

attributed to the person. In this paper, by examining the various


meanings of the word “person” in Ethics and Bioethics, I will offer a further

deepening of the right to philosophy.

KEYWORDS: ethics, bioethics, the right to philosophy, person, reasoning

Francesco Coniglione, Right to philosophy, under what conditions

The paradox of philosophy today is that if on one hand the general public

shows great interest and need for philosophy, on the other we are seeing a general

underestimation of the humanities. The article focuses on the importance

of philosophy for basic research, being able to increase the speculative rate of

scientists who do not conine themselves in their own specialism. The encounter

between philosophy and hard sciences is fruitful not only for the latter, but

also for philosophy itself. The right to philosophy therefore also implies a duty

to philosophy that society must assume towards itself, to its economic, civil and

cultural growth.

KEYWORDS: society of knowledge, scientiic research, physics, development,

contamination of knowledge

Massimo Iiritano, Return tests. Philosophy comes home

The right to philosophy indicates an utopian space, opens up a broader horizon,

and indeinite: a sort of new apeiron. Not necessarily functional for democratic

citizenship, the legitimacy of pure rules of life and pre-formed thought. A

creative impetus, therefore, to ind, to re-open, to guarantee: this is the right to

philosophy. Manifesting the right to philosophy, away from children, it means

this: give to the children, and then to everyone, the possibility and the right to

think creatively, to philosophize, to dialogue with oneself and with others, in

search of a horizon of thought that cannot be rooted in nothing than in their

concerns, questions, curiosity. By this way, philosophy comes back to its true

home: from the Plato’s Academia to the original Socrate’s agorà.

KEYWORDS: utopia, children, creativity, dialogue, Socrates

Léo Peruzzo Júnior, The nature of philosophy according to Wittgenstein:

convergences and divergences

Ludwig Wittgenstein has been called “gênio da desintegração” by Ferrater

Mora and it is notable that his Tractatus Lógico-Philosophicus (1922) has a deep

auto-critic valence. In fact, his thought and writing have revealed the mythological

meaning of the traditional philosophy. The paper aims to analyse this

speciic notion of “philosophy” and, moving from Wittgenstein, underlines the

limits of its discourse.

Keywords: philosophy, language, discourse, linguistic turn, Wittgenstein

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Lauso Zagato e Sara De Vido, On the nature of the right to philosophy in the

light of international human rights

The note focuses on one question: is the right to philosophy a human right? This

right is included neither in international human rights instruments nor in regional

ones. The two authors argue irst that this right can be enshrined in the right

to education according to article 13 of the Covenant on Economic Social and

Cultural Rights, in line with Derrida’s view. Secondly, that this right can present

a collective dimension whether considered as the right to “take part in cultural

life” (article 15 of the Covenant on Economic Social and Cultural Rights). The

authors then try to push the boundaries of their reasoning by afirming that this

right can be deemed as part of the evolving process leading to the afirmation of

the right of everyone, alone or collectively, “to beneit from the cultural heritage

and to contribute towards its enrichment”. This wording, included in the Faro

Convention of the Council of Europe, demonstrate the emergence of human

rights of “third generation”, such as the right to identify oneself with a community

and, as a consequence, to contribute to its development.

KEYWORDS: international human rights, the right to education, Derrida, collectivity,

Faro Convention


Francesca GAMBE T T I è Dottore di Ricerca in Filosofia e Teoria delle Scienze Umane e docente

a contratto presso l’Università Roma Tre. Ha insegnato presso la SSIS Lazio e presso il TFA

dell’Università Sapienza di Roma. Da anni si occupa di didattica della filosofia e

dell’aggiornamento dei docenti della scuola secondaria. Coordinatore scientifico di diverse

iniziative di approfondimento filosofico rivolte agli studenti dei licei romani oltre che dell’Agone

Eleatico e del Certamen Velinum, competizioni nazionali di traduzione dal greco e dal latino e

commento filosofico. Dal 2013 è il Segretario della Società Filosofica Italiana. Nel comitato di

redazione della rivista B@bel di cui ha curato insieme a Mariannina Failla il fascicolo monografico

Chaos/Kosmos (2013). Curatrice con Stefania Giombini del IV volume della serie ELEATICA, Da

Parmenide di Elea al Parmenide di Platone, presso l’editore Accademia V erlag (2015).

francesca.gambetti@uniroma3.it

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