La Toscana febbraio

toscanacultura

TOSCANA

la

Toscana Cultura - Anno 5 - Numero 2 - Febbraio 2017 - Registrazione Tribunale di Firenze n. 5905 del 6-2-2013 - Iscriz. Roc. 23227. E 1

Poste Italiane SpA Spedizione in Abbonamento Postale D.L. 353/2003 (conv.in L 27/02/2004 n°46) art.1 comma 1 C1/FI


Dal 1936 la famiglia Cirri-Fusi svolge ininterrottamente

l’attività di ristorazione.

L’attuale gestione è condotta da Livio, grande esperto e

conoscitore di carni, affiancato dai figli Enrico e Gianna

coadiuvati da validissimi collaboratori.

Nel ristorante ci sono due accoglienti sale, dai colori caldi

dove possono essere ospitate circa 50 persone; all’esterno,

un piccolo giardino dove nei mesi più caldi la sera i clienti

possono consumare la cena.

L’uso di materie prime di qualità permette alla nostra

cucina di mantenere nel tempo piatti dai sapori altrimenti

dimenticati.

Produciamo il nostro olio biologico da olivi situati nella

collina di fronte al ristorante.

Abbiamo un piccolo allevamento suino dal quale

ricaviamo i nostri salumi.

L’uso di padelle di ferro per friggere permette di avere una

leggera ed eccezionale frittura di carni e verdure, avendo

con questo tradizionale metodo la possibilità di cambiare

l’olio molto più spesso di una friggitrice.

Ristorante Il Focolare

Via Volterrana Nord, 175

50025 Montespertoli (FI)

Tel. 0571 671132

ilfocolare.montagnana@gmail.com


Sommario

Dopo il libro fotografico Firenze nascosta (2015), pubblicato in

formato ebook dalla casa editrice fiorentina goWare, l’artista

Ghenadie Popic (1982) si accinge a pubblicare nel mese di

febbraio un secondo libro fotografico dal titolo Viaggio notturno in

Toscana con immagini scattate nelle principali città della nostra

regione. Anche in questo caso sarà la goWare a curare l’edizione

ebook che potrà essere acquistato sul sito www.goware-apps.com

e su Amazon.

Per informazioni contattare: ghenadie.popic@yahoo.it

In copertina: Giovanni Maranghi, Neo exxxcess, resina, cm. 150x150

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Giovanni Maranghi alla Ca’ dei Carraresi di Treviso

Le “Sfaccettature fiorentine” di Giorgia Armellini

Il viaggio nel Carnevale di Barbara Santoro

Valeria Vitti, attrice per passione

Cristina Acidini “racconta” la casa studio di Luca Alinari

Il poeta del mese: Luca Vitali Rosati

Le foto di Fulvio Rottichieri al Florence Dance Center

Case d’artista: nel mondo incantato di Andrea Stella

Poesia e musica nei quadri di Roberto Guerri

Elisabeth Prayer Tucci espone alla Galleria Gadarte

Il restauro dei tabernacoli fiorentini

Slobodanka Malovic: pittrice e artista per scommessa

La mostra di Silvia Baldacci al Palazzo del Pegaso

Immagina 2017 all’Auditorium del Palazzo del Pegaso

La nuova silloge della poetessa greca Paraskevi Zerva

Dalla terra al cielo: l’arte di Pia Cristina Zavatti

La riscoperta della pittrice fiorentina Matilde Luchini

La scomparsa della pittrice Sandra Brunetti

Alle Giubbe Rosse il postmacchiaiolo Ottorino Razzauti

Sei Rotary Club insieme all'Holtel 500 di Campi Bisenzio

Maria Rosa Neri: moda, arte, formazione e coaching

I prossimi eventi in "rosa" di Arkiwine

Il romanzo d'esordio dello scrittore Giacomo Grifoni

Il Paese dei Balocchi: il Carnevale di Sesto Fiorentino

Alla Soffitta Spazio delle Arti: Don Milani un prete maestro

I colori della solidarietà: un concerto per il popolo saharawi

L’Auser di Sesto Fiorentino: aggregazione e servizi alla persona

I sapori della solidarietà: il cibo non solo come alimentazione

La Banca dell’Esperienza per tramandare la memoria

La mostra del pittore Paolo Fattori a Sesto Fiorentino

La nuova sede espositiva di LiberArte alla Pieve di San Martino

la TOSCANA

Periodico di attualità, arte e cultura

dell’Associazione Toscana Cultura

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Anno 5 - Numero 2 - Febbraio 2017

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Daniela Pronestì

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Luca Venturi

Foto:

Jacopo Chiostri

Roberto Cinatti

Maria Grazia Dainelli

Foto Ammannati

Foto Frighi

Michela Goretti

Roberto Guerri

Nicola Langellotti

Lapo Maranghi

Guglielmo Meucci

Cristina Panduri

Andrea Petracchi

Pino Pini

Ghenadie Popic

Elena Maria Petrini

Raffaele Provinciali

Mario Rizzuti

Fulvio Rottichieri

Riccardo Vannetti

La Toscana

Periodico di attualità,

arte e cultura

Con il patrocinio della

Regione Toscana

Associazione

firenzeintralice

Con il patrocinio del

Comune di Bagno a Ripoli

Lucia Pugliese Editore - Il Pozzo di Micene

indice il

CONCORSO LETTERARIO NAZIONALE

Il concorso si compone di due sezioni: RACCONTO INEDITO

e POESIA INEDITA ambedue in lingua italiana.

Presidente di Giuria Pier Francesco Listri

Vice Presidente Marco Vichi - per la poesia Caterina Trombetti.

Regolamento, dettagli e scheda di partecipazione:

www.ilpozzodimicene.it


MAISON

GIULIACARLA

CECCHI

Performance realizzata nel Salone de’

Cinquecento durante il Gran Galà di ANT.

Abiti indossati dalle ballerine classiche

del Balletto di Toscana

GiuliaCarla Cecchi

Via Jacopo da Diacceto, 14 - 50123 Firenze

Uffici: Tel. 055 284269 - polacecchi@gmail.com

Foto Michela Goretti

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Giovanni Maranghi

con “Rumore di fondo” alla

prestigiosa Ca’ dei Carraresi

di Filippo Lotti

Foto opere di Riccardo Vannetti

Foto inaugurazione di Lapo Maranghi

TREVISO. L’arte di Giovanni Maranghi approda, per

la prima volta, in Veneto. E lo fa nella splendida cornice

della prestigiosa Casa dei Carraresi di Treviso,

in concomitanza con la mostra del grande artista

irlandese Francis Bacon.

L’esposizione, patrocinata dal Comune di Treviso e organizzata

dalla Casa d'Arte San Lorenzo, dal titolo “Rumore di fondo”, è

stata inaugurata lo scorso 14 gennaio alla presenza di un folto

pubblico di appassionati e collezionisti provenienti da tutta

Italia.

Quella trevigiana è una tappa fondamentale per l’artista fiorentino,

dove si rappresenta attraverso il proprio universo stilistico

fatto di “dame e regine, femmes fatale e moderne veneri”.

Un percorso frutto di un intero anno di intenso lavoro dove tradizione

e sperimentazione trovano, in questa mostra, il giusto

equilibrio.

Sono circa 35 le opere esposte a Casa dei Carraresi e daranno

al visitatore una visione d’insieme dell’intera opera dell’artista

Giovanni Maranghi (foto Guglielmo Meucci)

toscano: dalle preziose resine agli innovativi “kristall”, dalle

eleganti tecniche miste su carta alle sculture in alluminio e

plexiglass - qui esposte al grande pubblico per la prima volta

- fino ad arrivare ai tappetti in resina morbida, opere che negli

ultimi mesi hanno riscosso grande successo nell’interesse dei

collezionisti più raffinati. Infine, due lavori ad olio, di grandi

dimensioni, oramai “datati”, sono a dare il benvenuto agli

Sera, resina, cm. 130x110

Castel, Ivan Quaroni, Giovanni Maranghi, Filippo Lotti e Paolo Bacchereti

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Giovanni Maranghi


Maranghi dedica il catalogo a Luca Giavi, direttore Consorzio di Tutela del

Prosecco DOC

Lode ai fiori, resina morbida, cm. 168x158

intervenuti quasi come fantomatici guardiani. In essi, due “pomone”,

di indescrivibile leggerezza e felliniana memoria, danno all’intera esposizione

un piglio antologico. Una mostra dedicata esclusivamente alle

donne, muse ideali dell’intera cifra stilistica di Maranghi, tant’è vero

che il professor Ivan Quaroni, curatore dell’esposizione, nel suo testo

critico sottolinea: “Quando si scrive delle donne, sosteneva Denis Diderot,

bisogna intingere la penna nell’arcobaleno. La donna è, infatti, la

Un momento dell'inaugurazione

L'artista davanti all'ingresso della mostra. Sotto Ca' dei Carraresi

Daniel Buso, Ivan Quaroni, Giovanni Maranghi e Roberto Milani durante la

presentazione della mostra

Giovanni Maranghi

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Bumper, kristal, cm. 125x110

musa per eccellenza non solo dei poeti e dei letterati. Si potrebbe

agilmente riassumere la storia dell’arte in una lunga pletora

di ritratti femminili, riuscendo comunque a tracciare una fedele

cronaca delle sue evoluzioni.”

“Il soggetto femminile - continua Quaroni - è quel che si definisce

un evergreen, iconografia intramontabile che non passa

mai di moda perché è sempre essenziale, necessaria, vitale e

Giovanni Maranghi non si sottrae a questa lunga e feconda consuetudine,

facendo della bellezza muliebre il principale soggetto

dei suoi dipinti. O, perlomeno, un tipo particolare di bellezza,

quella morbida, piena, florida che richiama alla memoria tanto la

carnale avvenenza delle muse barocche, quanto la prorompente

seduzione delle eroine del cinema felliniano.

Al di là delle sue prorompenti caratteristiche fisiche - seni grandi

e turgidi, cosce tornite, piedi lunghi e dita rastremate come fusi -

la donna di Maranghi è soprattutto un soggetto ideale, stilizzato,

che compendia e distilla tutti gli attributi dell’eterno femminino

in forme squisitamente esornative. Forme capaci, però, di evocare

nella linea dolce e un po’ arricciata del suo tratto disegnativo

e nella piacevolezza ornamentale di certe soluzioni grafiche, una

sensualità calda e avvolgente.”

La donna, quindi, iconografia prediletta di Maranghi; il lato sen-

Una delle sale di Ca' dei Carraresi in occasione della mostra

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Giovanni Maranghi


Un altro scorcio delle opere in esposizione

Ed ho in mente te, resina, cm. 110x125

timentale dell’esistenza e musa ispiratrice dell’artista. Spesso, la

figura femminile, è in un atteggiamento quasi di dolente abbandono,

in altri casi esprime solo se stessa e quel che è nel suo spirito, cioè

quel vivere attraverso i variegati mondi della realtà. Questo è il mondo

di Giovanni Maranghi.

Nel viso e nel corpo femminile una conturbante e coinvolgente trappola

sensuale ma che manifestano anche un’inquietante interiorità

ed un’emotività che si identifica con la loro natura stessa.

Una mostra appassionante, allestita in modo eccellente, che illustra

al visitatore - come già detto - i variegati ambiti artistici con cui Maranghi

si è confrontato. Visitare questa mostra e carpirne lo spirito

è entrare nel fantastico e variegato mondo dell’artista. Un artista

che anche stavolta è riuscito ad esprimersi con maestria realizzando

opere di grande impatto. Una nuova maturità data da una rinnovata

spinta vitale che attraversa ormai da qualche anno Maranghi che,

con mostre importanti e presenze di rilievo, propone i suoi lavori in

tutta Europa con un grande consenso della critica.

Troppo di tutto, kristal, cm. 120x115

A fare gli onori di casa di questa esperienza trevigiana sono stati l’assessore

alla Cultura del Comune di Treviso, Luciano Franchin, e Daniel

Buso, direttore di Artika, che cura gli eventi a Casa dei Carraresi.

Al vernissage era presente anche il regista Viacheslav Zakharov, che

sta lavorando ad un video su Maranghi e che, attraverso la sua prossima

produzione, ci farà vedere e scoprire un ulteriore spaccato della

vita artistica ed umana dell’artista signese.

A documentare la mostra anche un prezioso catalogo, realizzato

appositamente per l’occasione, edito per i tipi della Bandecchi &

Vivaldi di Pontedera, con all’interno il contributo critico del curatore,

professor Ivan Quaroni, ed un testo del professor Antonio Natali, già

direttore della Galleria degli Uffizi di Firenze.

La mostra resterà aperta ai visitatori fino al 12 marzo, dal martedì

al giovedì 12.00 - 18.00 e dal venerdì alla domenica 10.00 - 20.00.

Martedì 28 febbraio: 10.00 - 20.00. Chiuso il lunedì. Ingresso a pagamento.

Dentro i miei occhi, resina, cm. 110x125

Per info: Casa d’Arte San Lorenzo

Via A. Gramsci, 119/a - 56028 San Miniato (PI)

Tel. 0571 43595

galleria@arte-sanlorenzo.it

www.arte-sanlorenzo.it

Giovanni Maranghi

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Sfaccettature

Fiorentine

di Giorgia Armellini

Nella Firenze del 1300 il termine “pallottole”

non aveva niente a che vedere con le armi,

molto più semplicemente venivano così

chiamate le bocce.

Il gioco delle pallottole era uno dei passatempi più

amati e praticati dai fiorentini dell'epoca. Si giocava

liberamente nelle strade, nelle piazze, sulle rive

dell'Arno in qualsiasi momento del giorno e della

notte senza curarsi troppo della confusione, degli

Lo studio fiorentino

e i suoi “goliardi”

Via dello Studio conserva ancora

il nome dell'antica università

fiorentina chiamata appunto

“Lo Studio”, che svolgeva la maggior

parte delle proprie attività in quella zona.

Le aule, le sale studio, i seminari, le abitazioni

degli studenti e dei professori

erano tutte strutture della Famiglia Tebaldini.

E questi nobili fiorentini pare che

vivessero unicamente di rendita dell'affitto

richiesto per tutti questi immobili.

Ovviamente lo Studio Fiorentino aveva a

disposizione anche le grandi biblioteche

di Santa Croce e Santa Maria Novella,

Via dello Studio

Piazza delle pallottole

schiamazzi e delle risse che il gioco

provocava. Così fu necessario prendere

dei provvedimenti. In seguito

alle numerose proteste dei cittadini

Piazza delle pallottole

dove tenevano propri corsi di studio i monaci

domenicani e frati francescani.

Ancora oggi si può ammirare l'ultimo palazzetto

che faceva parte del gruppo di case

che originariamente formavano lo Studio

Fiorentino (in via dello Studio all'angolo

con via della Canonica); la casa appare

perfettamente conservata nella sua struttura

in pietra; sulla volta della porta è stata

messa una lapide che ricorda la nascita

nel 1389, proprio in quella abitazione, di

Sant'Antonino Pierozzi, domenicano, divenuto

Arcivescovo di Firenze nel 1446. Fondata

attorno al 1350, l'Università fiorentina

è di poco posteriore a quelle più famose di

Bologna, Parigi e Oxford; in pochi anni contava

già 500 studenti, provenienti in prevalenza

dalla Toscana e dal Centro Italia,

e una quarantina di maestri tra cui spiccavano

Agnolo Poliziano, Cristoforo Landino,

Leonardo Dati e Carlo Marsuppini.

La leggenda narra che i termini “goliardo”

e “goliardia”, siano derivati proprio dallo

Studio Fiorentino. Sembra infatti che gli

studenti avessero scelto come loro protettore

il gigante Golia, forte e prepotente,

al quale si ispiravano per le loro giovanili

bravate ricche di donne, vino, pochi soldi e

vita spensierata.

Così il popolo fiorentino, come al solito per

scherno - e anche un po' per rabbia - li etichettò

con il nome di “Goliardi”. Un termine

che, con un'accezione simile, è giunto

fino ai nostri giorni!

che non sopportavano più quegli eccessi

i Signori Otto di Balia, ufficiali preposti al

mantenimento dell'ordine e della pulizia

della città, fecero, inizialmente, affiggere

dei bandi in cui si proclamava il divieto

“di giuoco di palla et pallottole” in prossimità

di chiese ed edifici notabili; poi decisero

di delimitare uno spazio e adibirlo

esclusivamente a questo passatempo.

L'attuale piazza delle Pallottole, tra

l'abside del Duomo e l'inizio di via del

Proconsolo, è appunto il terreno entro il

quale era consentito ai fiorentini questo

gioco ed ha rappresentato forse il primo

bocciodromo di cui si abbia avuto notizia.

I’ sasso di Dante

Tra piazza delle Pallottole e via dello Studio c'è

il “Sasso di Dante”. La pietra, posta ai piedi

di una delle case che si affacciano in piazza

Duomo, ricorda il luogo dove Dante era solito sedersi,

scrivere, meditare, riposare, dialogare animatamente

con amici e artisti o semplicemente guardare i lavori

di Santa Maria del Fiore la cui costruzione era appena

iniziata. La leggenda narra di un episodio che ebbe

come protagonisti, proprio in quel punto, lo stesso

Dante ed un mercante suo vecchio amico; il venditore

tentava di portare avanti una conversazione di argomento

culinario con il Sommo Poeta che stava seduto

su una pietra assorto nei suoi pensieri. Prima di andare

via, per non disturbare oltre l'amico pensieroso, il

mercante chiese un ultima cosa: “Oh Dante secondo

te, quale l'è i' cibo più gustoso?” e Dante: “L'ovo!”.

Passò un po' di tempo ed il venditore ritornò a Firenze

per affari; per curiosità volle vedere a che punto

erano i lavori della cattedrale e ritrovò Dante dove lo

aveva lasciato l'ultima volta: seduto sulla stessa pietra

sempre altrove con la mente. Così decise di fargli

uno scherzo. Ricordandosi le ultime battute scambiate

tra loro, si avvicinò quatto quatto alle spalle del

poeta e gli chiese a bruciapelo: “Con che cosa?” e

Dante senza scomporsi rispose: “Co' i' sale!”, dimostrando

di avere un’eccezionale memoria. La solita

genialità dei fiorentini!!!

10 Sfaccettature Fiorentine


Carnevale

a cura di Barbara Santoro

Quando finiscono le feste legate al Natale, in realtà

comincia il Carnevale.

Il nome, con molta probabilità, deriva dal latino

(carne-levare) cioè eliminare la carne, o meglio

dire addio al banchetto che si teneva l’ultimo giorno di Carnevale

(Martedì Grasso) prima di iniziare un periodo di astinenza

e digiuno durante la Quaresima.

Infatti il Mercoledì delle Ceneri indica l’inizio di questo periodo

di penitenza.

C’è un'opera bellissima e significativa di Pieter Bruegel il Vecchio

(1525-1569) che mette in risalto la “lotta” tra il Carnevale

e la Quaresima, eseguita dall’artista nel 1559 e oggi conservata

nel Kunsthistorishes Museum di Vienna.

Un olio su tela di grandi dimensioni (118x164,5 cm) in cui è

descritta una scena paesana dove il Carnevale (nella metà di

sinistra) combatte simbolicamente con la Quaresima (nella

metà di destra). Il primo è rappresentato da un uomo grasso a

cavallo di un barile con in mano uno spiedo succulento, mentre

la Quaresima è una donna pallida e smunta con in mano

una pala con due aringhe.

Il Carnevale è spinto da due uomini in maschera, mentre la

Quaresima è trainata da un frate e una monaca.

I personaggi a sinistra sono intenti al mangiare, al bere e alla

rappresentazione di scene teatrali burlesche, tipiche del festoso

periodo carnevalesco,

mentre a destra sono

inscenati sacrifici e sofferenze.

Anche l'architettura

entra in gioco per

identificare i due gruppi: a

sinistra si vede infatti un'osteria,

mentre a destra è rappresentata

una chiesa.

Al centro del dipinto si vede una coppia

di spalle guidata da un buffone: la donna ha una lanterna

spenta legata in vita, che allude forse all'avanzare al buio dei

due credi religiosi dell'epoca, il Cattolicesimo, simboleggiato

dalla Quaresima, e il Luteranesimo dal Carnevale. Si tratta

però di una rappresentazione che non prende posizione, nel

clima chiassoso e sarcastico generale.

Il carnevale, come festività, ha origini molto antiche, come per

esempio le dionisiache greche o i saturnali romani. Durante

questo periodo si realizzava un temporaneo scioglimento dagli

obblighi sociali e dalle gerarchie per lasciar posto al rovesciamento

dell'ordine, allo scherzo e anche alla dissolutezza. Da

un punto di vista storico e religioso il carnevale rappresentò,

dunque, un periodo di festa ma soprattutto di rinnovamento

simbolico, durante il quale il caos sostituiva l'ordine costituito,

che però, una volta esaurito il periodo festivo, riemergeva

nuovo o rinnovato e garantito per un ciclo valido fino all'inizio

del carnevale seguente.

Parlare delle manifestazioni carnevalesche in Italia appare

subito complicato.

Ho perciò privilegiato nella mia scelta la storia di tre carnevali:

quella di Venezia, quello di Viareggio e quello di Ivrea.

Carnevale

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Carnevale di

Venezia

Nel 1797, con l'occupazione francese di Napoleone e con quella

successiva austriaca, nel centro storico la lunghissima tradizione

del Carnevale veneziano fu interrotta per timore di ribellioni e disordini

da parte della popolazione. Solamente nei centri maggiori

della Laguna di Venezia, come Burano e Murano, i festeggiamenti

di Carnevale proseguirono il loro corso, anche se in tono minore,

conservando un certo vigore ed allegria. Quasi due secoli dopo, nel

1979, la secolare tradizione del Carnevale di Venezia risorse e nel

giro di poche edizioni tornò a ricalcare con grande successo le orme

dell'antica manifestazione.,Ogni anno il Carnevale ha un tema centrale,

al quale si ispirano le feste e gli eventi culturali di contorno.

Famoso il ballo a Palazzo Pisani Moretta sul Canal Grande, grande

e spettacolare evento turistico, che richiama migliaia di visitatori

da tutto il mondo.

Il Carnevale di Venezia, se non il più grandioso, è sicuramente il

più conosciuto per il fascino che esercita e il mistero che continua

a possedere .

Un tempo il Carnevale consentiva ai veneziani di lasciar da parte

le occupazioni per dedicarsi totalmente ai divertimenti, si costruivano

palchi nei campi principali, lungo la Riva degli Schiavoni, in Piazzetta e

in Piazza San Marco. La gente accorreva per ammirare le attrazioni, le

più varie: i giocolieri, i saltimbanchi, gli animali danzanti, gli acrobati;

trombe, pifferi e tamburi venivano quasi consumati dall’uso, i venditori

ambulanti vendevano frutta secca, castagne e fritòle (le frittelle) e dolci

di ogni tipo, ben attenti a far notare la provenienza da paesi lontani

delle loro mercanzie. Venezia, grande città commerciale, ha sempre

avuto un legame privilegiato con l’Oriente fin dai tempi del viaggio di

Marco Polo verso la Cina alla corte di Qubilai Khan dove visse per circa

venticinque anni.

D'altronde sia Casanova che Goldoni erano veneziani e certamente

hanno, ognuno a suo modo, contribuito alla diffusione del Carnevale.

Goldoni scriveva:

“Qui la moglie e là il marito

Ognuno va dove gli par

Ognun corre a qualche invito,

chi a giocar chi a ballar”

Carnevale di

Viareggio

La prima sfilata di carrozze addobbate a festa nella storica

Via Regia, nel cuore della città vecchia, è datata

1873. Fu la prima edizione del grande spettacolo che è

oggi il Carnevale di Viareggio. L’idea di una sfilata per

festeggiare il Carnevale sbocciò tra i giovani della ”Viareggio bene”

di allora che frequentavano il Caffè del Casinò. Era il 24 febbraio

1873: il giorno del Martedì Grasso. Da quel primo nucleo si è

sviluppato il Carnevale di Viareggio così come oggi è conosciuto:

evento spettacolare tra i più belli e grandiosi del mondo. La fama

del Corso Mascherato di Viareggio è cresciuta di pari passo con la

crescita delle dimensioni dei carri allegorici. Sul finire del secolo

comparvero in sfilata i carri trionfali, monumenti costruiti in legno,

scagliola e juta, modellati da scultori locali ed allestiti da carpentieri

e fabbri che in Darsena lavoravano nei cantieri navali. Grazie al trasferimento

del circuito delle sfilate dalla Via Regia alla Passeggiata

a mare, all'inizio del Novecento, lo spettacolo poté godere di un palcoscenico

straordinario, quanto spazioso, che stimolò la fantasia e


Carnevale

di Ivrea

la creatività dei maestri carristi. Neppure la prima guerra mondiale

riuscì a distruggere la manifestazione. Che si fermò, ma poi riprese

i suoi festeggiamenti. Nel 1930 Uberto Bonetti, pittore e grafico futurista,

ideò Burlamacco, la maschera simbolo di Viareggio, che, nel

manifesto del 1931, sullo sfondo dei moli protesi sul mare, apparve

in compagnia di Ondina, bagnante simbolo della stagione estiva.

Prendendo spunto dalle maschere della Commedia dell'Arte e disegnandola

in chiave futurista, Bonetti volle riassumere nella maschera

i due momenti ”clou” della vita della città di Viareggio: l'estate

(con i colori bianco e rosso tipici degli ombrelloni sulle spiagge negli

anni Trenta) e il Carnevale.

Nel 1960 il rogo dei baracconi di via Cairoli, dove venivano costruiti

i carri, non riuscì a mandare in fumo il Carnevale, che si trasferì per

quarant'anni negli hangar di via Marco Polo. Nel 1984 la Lotteria nazionale

di Viareggio venne abbinata al concorso dei carri di prima categoria

e nel biennio 1988-1989 il sabato sera televisivo degli italiani,

su Rai Uno, venne dedicato ai coriandoli di Viareggio. Nel 2001 è

stata inaugurata la nuova Cittadella del Carnevale, straordinario

Lo Storico Carnevale di Ivrea, famoso per il suo momento

culminante della Battaglia delle Arance, è considerato

uno tra i più antichi e particolari al mondo, seguendo un

cerimoniale più volte modificatosi nel corso dei secoli.

L'intero carnevale rappresenta, sotto forma di allegoria, la rivolta dei

cittadini per la libertà dal tiranno

della città, probabilmente

Ranieri di Biandrate,

ucciso dalla mugnaia su cui

si apprestava a esercitare

lo ius primae noctis. Fu

quell'evento a innescare la

guerra civile rappresentata

dalla battaglia tra il popolo

e le truppe reali che viene

rievocata durante il carnevale,

dove le squadre di Aranceri a piedi (ossia il popolo) difendono

le loro piazze dagli Aranceri su carri (ossia l'esercito) a colpi di

arance a rappresentare le frecce, mentre tra le vie della città sfila

il Corteo della Mugnaia che lancia dolci e regali alla popolazione.

Carnevale

ambrosiano

Esiste inoltre un Carnevale Ambrosiano che va oltre il

tempo delle Ceneri. La tradizione vuole che il vescovo

sant'Ambrogio fosse impegnato in un pellegrinaggio e

avesse annunciato il proprio ritorno per carnevale, per

celebrare i primi riti della Quaresima in città. La popolazione di Milano

lo aspettò prolungando il carnevale sino al suo arrivo, posticipando

il rito delle Ceneri alla prima domenica di Quaresima. Questo

carnevale, presente con diverse tradizioni anche in altre parti

dell'Italia, prende il nome di carnevalone. Dove si osserva il rito ambrosiano,

ovvero nella maggior parte delle chiese dell'arcidiocesi di

Milano e in alcune delle diocesi vicine, il Carnevale finisce 4 giorni

dopo rispetto al martedì grasso in cui termina quello di rito romano.

complesso architettonico, interamente dedicato alla creazione e alla

conservazione del Carnevale di Viareggio. Su una gigantesca piazza

ellittica, arena per grandi spettacoli all'aperto in estate, si affacciano

sedici hangar-laboratori in cui i costruttori forgiano le loro idee e

intuizioni. Qui vengono creati i giganteschi carri. Due i musei: uno

dedicato alla storia dei carri del Carnevale e l'altro al Carnevalotto,

preziosa collezione di opere d'arte di grandi firme contemporanee

ispirate al Carnevale di Viareggio. Il Carnevale di Viareggio riempie

un mese intero di feste diurne e notturne, con sfilate di carri mastodontici,

feste rionali, veglioni in maschera e rassegne di ogni genere.


Maschere

regionali

L’Italia ha una grande ricchezza di maschere

regionali di carnevale, di origine diversa: alcune

sono nate dal teatro dei burattini, dalla

Commedia dell’Arte e da tradizioni arcaiche,

altre sono state ideate appositamente come simboli dei

festeggiamenti carnevaleschi di varie città.

Ogni regione ha una maschera caratteristica ma non tutte

hanno la stessa fama. Mi sia consentito scegliere fra

quelle più note.

Pulcinella insieme ad Arlecchino

impersona il carattere napoletano in

tutti i suoi aspetti, positivi e negativi.

A Bologna c’è il Dottor Balanzone,

professore sapientone e presuntuoso,

proveniente dalla Commedia dell’arte.

A Roma c’è Rugantino, che ha avuto

varie evoluzioni e che impersona il

romano tipico menefreghista. In Liguria

c’è Capitan Spaventa un soldato

sognatore, colto e di buon senso. A

Milano c’è Meneghino diminutivo del

nome Domenico (milanese Domenegh

e Menegh). La scelta di questo nome

è da ricercare nel fatto che all’epoca i

Pulcinella

signori più facoltosi potevano permettersi

molti domestici; i nobili che non

avevano la possibilità di mantenere un domestico fisso, almeno il

giorno della domenica, assumevano un domestico per la giornata.

Inoltre riappare Arlecchino insieme a Brighella tipica maschera

di Bergamo. Brighella deve il suo nome al suo

carattere attaccabrighe, insolente e dispettoso. È

il migliore amico di Arlecchino ed entrambi sono

i servi della Commedia dell’Arte. In Piemonte c’è

Gianduia, personaggio allegro e godereccio. Dal

suo nome deriva quello della cioccolata di tipo gianduia

e del relativo cioccolatino gianduiotto con la

quale è confezionato,

entrambi specialità

torinesi. I cioccolatini

venivano distribuiti

dalla maschera durante

la festa del carnevale.

In Toscana ci sono due

maschere con origine

Stenterello

diversa: Stenterello,

proviene dalla Commedia

dell’Arte e rappresenta il popolano

fiorentino, di bassa estrazione, il quale,

oppresso da avversità ed ingiustizie, ha

in sé sempre la forza di ridere e scherzare.

L’altra maschera è Burlamacco,

nata nel 1930 come simbolo del Carnevale

di Viareggio insieme alla sua compagna

Ondina. A Venezia sono tante le

Dottor Balanzone

Arlecchino

maschere celebri provenienti dalla Commedia

dell’Arte: Pantalone, mercante vecchio, avaro

e lussurioso, sua figlia Rosaura pettegola

e chiacchierona e Colombina furba ed astuta

servetta; Arlecchino e Brighella, pur provenienti

da Bergamo, hanno anche cittadinanza veneziana,

perché secondo la tradizione lavoravano

come servi nel capoluogo veneto.

La Bauta è l'antica maschera facciale che garantiva

l’anonimato ai partecipanti al carnevale

di Venezia.

La bauta-maschera è la sola “larva” inizialmente

di colore nero, poi bianca, fatta in gesso,

cartapesta o cuoio.

La bauta-costume è il travestimento nel suo insieme che comprende

la larva, il roccolo di pizzo, il tricorno e il mantello nero. Tutt’ora

usatissima anche dai nobili che tirano fuori dai loro bauli i costumi

settecenteschi, ben conservati, e dopo averli indossati si pavoneggiano

seduti sulle poltroncine del Caffè Florian.

È questo il più antico caffè italiano e, insieme al Café Procope di

Il Caffè Florian di Venezia

Parigi, il caffè più antico del mondo. Venne inaugurato il 29 dicembre

1720 da Floriano Francesconi ma da subito i veneziani dicevano

semplicemente “andemo da Florian”, dal nome del proprietario nel

dialetto veneziano. Qui Giacomo Casanova

corteggiava le dame e Carlo Goldoni vi entrò

fin da ragazzo. Lo frequentarono illustri personaggi

come Gasparo Gozzi, Giuseppe Parini,

Silvio Pellico, Lord Byron, Ugo Foscolo,

Charles Dickens, Goethe, Rousseau, Gabriele

d’Annunzio.

Un altro famoso caffè veneziano è il Caffè

Quadri che si affaccia come il Florian sulla

Piazza di San Marco. Il locale apre nel 1638

con il nome “Il Rimedio”, dovuto al vino malvasia

venduto all’interno che si riteneva “rinvigorisse

le membra e risvegliasse lo spirito”. Il 28

maggio 1775, Giorgio Quadri sbarca a Venezia

dopo aver lasciato Corfù insieme alla moglie

Naxina, che ebbe l’idea di investire gli averi di

famiglia in un locale che vendesse “l’acqua negra

bollente”. I due innamorati acquistarono quindi l’allora Rimedio,

sotto le Procuratie Vecchie. Inizia così la storia del Grancaffè Quadri,

che avrà un altro passaggio cruciale nel 1830, quando la gestione

passa ai fratelli Vaerini. I due imprenditori ristrutturano gli interni

aggiungendo il Ristorante Quadri al piano superiore. Con l’ingresso

della famiglia Alajmo nel 2011 il Grancaffè ha riacquisito la sua estetica

originaria e migliorato la proposta. Wagner, Proust e Stendhal

insieme a Woody Allen sono alcuni dei celebri frequentatori.

14 Carnevale


Valeria Vitti

attrice per passione

Ha intensamente

lavorato sia in teatro

che in cinema

di Giampiero Masieri

Foto archivio Valeria Vitti

Un inchino al proscenio, pubblico in piedi, applausi,

sipario. Centinaia di momenti così belli, e mai

uguali, ha vissuto e vive Valeria Vitti, attrice fiorentina

molto amata. Fiorentina delle Cure, per

la precisione.

Cominciò a recitare quando aveva otto anni con l’Accademia

dei Piccoli. È stata in tanti teatri, ha recitato con Dory Cei,

Valeria Vitti con Leonardo Pieraccioni

Wanda Pasquini e Giovanni Nannini, ha fatto cinema e rivista.

E c’è anche una vicenda che sembra inverosimile, e che invece arricchisce

la sua carriera. Tanto tempo fa, quando Evaristo Caroli, detto

il Gratta, aveva un piccolo circo viaggiante da una parte all’altra di

Firenze e soprattutto al Campo di Marte, Valeria Vitti era lì a esibirsi

con le figlie del Gratta, Ornella, Marisa e Graziella. Faceva rock

acrobatico. Non solo, ma tempo fa Valeria era in scena alle Laudi

nella commedia in due atti scritta da Stefano De Rosa sulla storia

del Circo Gratta ed anche qui bravissima. Un applauso non basta.

È stata anche “La ragazza di Bube”, era Mara, indimenticabile.

Prossimamente al Teatro del Cestello eccola nel Decameron.

Film? Con Pieraccioni e Benvenuti. Detto per curiosità, la madre era

un’atleta, correva gli 800 metri e partecipò addirittura alle Olimpiadi

di Amsterdam. Una zia era nello spettacolo. Non una famiglia

qualsiasi, no? Valeria è così innamorata della sua arte che sarebbe

stato quasi offensivo, o almeno banale, da parte nostra chiederle

quale spettacolo fra tutti è nel suo cuore. Da spettatori, da ammiratori,

desideriamo soltanto vederla in scena, gli applausi per lei

non sono casuali, o di semplice buona educazione, un battimani e

via. Valeria fa parte della nostra vita di piccola gente da teatro e

noi la vogliamo così.

Valeria Vitti

15


LUCA ALINARI

La casa-studio del maestro immersa

in una quiete profonda animata dai

ritmi e dai suoni della natura

di Cristina Acidini

Foto di Pino Pini

La dimora di Luca Alinari si offre, all'arrivo, su un vassoio

erboso orlato dai grandi alberi di una proda in discesa,

proiettandosi verso giardini a balze in una valletta, con

vista sulla valle dell'Arno in quel di Rignano, appena

fuori dal confine di Bagno a Ripoli. Le case rurali fra boschi e poderi

dei paesaggi che si attraversano, già narrano della proporzionata

radice toscana dei quadri di Alinari, che pure vengono ricondotti alla

Metafisica e al Surrealismo.

Dall'ingresso della casa, lo sguardo attraversa il pianterreno dritto e

certo come una freccia, per incontrare in fondo la trasparenza d'una

porta vetrata che dà sulla mobile luce del cielo diurno, crepuscolare o

notturno, sereno o nuvoloso, offrendo a questa casa d'artista il quadro

più mutevole e incontrollabile. L'edificio, lo si direbbe d'impianto

secentesco, di forme nobili e semplici, restaurato con misura e con

sottigliezza. La pietra dorata e l'intonaco bianco parlano lo schietto

idioma architettonico toscano; i bossi, i cipressi, i limoni in giardino

mettono cangianti sfumature verdi nell'armonia pittorica della veduta,

da lunetta dell'Utens. Una quiete profonda, solo animata dai ritmi

e dai suoni della natura o dagli echi lontani d'una qualche adiacente

attività umana, regna nel dominio di Luca e d'Ivana, lasciando che le

rispettive creatività si esprimano e si confrontino.

Non è sempre stato così. Alinari ha abitato a lungo in via Scipione

Ammirato, nel villino Broggi-Caraceni, costruito nel 1910 su progetto

di Giovanni Michelazzi, e non si abita senza conseguenze in

un edificio del genere. Capolavoro del Liberty fiorentino, il villino è

modellato in sinuosi sbalzi, balconi, torrette e tettoie, ospita stanze

dagli angoli acuti, risplende di pitture, vetrate, intagli. Nei quadri di

Alinari, mi pare che molte di queste suggestioni siano trasmigrate

fissandosi nel suo linguaggio: i volumi affilati, gli angoli aguzzi, gl'innesti

ambigui, gli spazi arrovesciati, le finestre impossibili, debbono

qualcosa al Liberty spericolato e spiazzante di Michelazzi.

La casa-studio Alinari d'ora, così rassicurante e posata in confronto,

16 Luca Alinari


ti, il lungo collo, l'incarnato liscio e

l'espressione remota li hanno presi

dalle sante contegnose della collezione.

E non diversamente, i Bambini

Gesù benedicenti hanno magari suggerito

certi gesti sperticati di braccia

che si alzano come snodate, arti lisci

e disossati, angoli innaturali, mosse

insostenibili. E nei volti delle statue

e statuette, rassicuranti e pie al primo

sguardo, non manca di rivelarsi

in certi scorci una sorta di sarcasmo

inafferrabile, di astuzia beffarda che

affiora dalle sembianze compunte e

subito scompare. È forse in esse il

racchiude tuttavia al suo interno i segni di un genius

loci fantasioso e duale. Le stanze per la vita e l'accoglienza

sono arredate con squisito gusto tradizionale:

rarefatti mobili ottocenteschi dalle semplici linee puriste,

infinite librerie, cuscini ricamati. Alle pareti, dove i

quadri dell'artista padrone di casa potrebbero addensarsi,

domina invece il candore dell'intonaco libero, su

cui fioriscono rare tele chiare o risaltano cornici vuote,

racchiudenti tutt'al più un gingillo. Qui è distribuita, su

mobili e piedistalli, una raffinata collezione di statue

e statuette d'arte sacra d'epoca: busti

lignei di fanciulle soavi, Gesù Bambini

lisci e rosei.

Ma, salite le nobili scale in pietra, al

primo piano ci si avvicina alla zona di

lavoro di Alinari: e allora la temperatura

estetica ed emotiva sale, e si capisce

che entrando nelle stanze-studio si troverà

un'officina vulcanica in perenne

eruzione. I materiali dell'arte in attesa

di raggiungere le tele (o supporti diversi)

si spandono intorno come i lapilli di una

poetica pioggia piroclastica: oggettini,

piume, perline, palline e paillettes, in

compagnia di reti e fili, di tubetti di vernici,

di matite e colori. Qui hanno avuto

e hanno tuttora luogo gli incessanti

esperimenti artistici, di composizione,

di tecnica e di stile che hanno fatto di

Alinari un artista non soltanto celebre

fin dalla gioventù, ma anche ammirato

e apprezzato per la sua continua tensione

verso nuove ricerche, e dunque

in costante mutamento, pur restando

autenticamente se stesso. Non si contano

i riconoscimenti, le pubblicazioni,

le mostre: tra le più recenti, quella nella

Galleria d'Arte Moderna in Palazzo Pitti

a Firenze nel 2016. Anche la sua ultima

espressione pittorica, dove il rigore d'un

impeccabile disegno "classico" si coniuga

con interpolazioni e apparizioni ironiche

e surreali, lo rappresenta mentre

inventa nuovi, labirintici percorsi intorno

al proprio nucleo creativo.

Tra i due piani della casa non vi è solo

una comunicazione funzionale, ma anche

uno scambio sottile e silenzioso,

grazie alla continuità d'ispirazione in

cui l'artista salda, come solo un artista

sa fare, contemplazione e creatività. Le

donne dei quadri di Alinari, quell'ovale

purissimo incorniciato di capelli raccol-

punto di partenza per la tribù umana

che ha popolato negli anni le tele di

Alinari, quelli con le facce acute e

sghembe, gli sguardi svagati, i nasi

appuntiti o arricciolati a cavatappi?...

In Luca Alinari, grazie a quel teatro

di emozionanti esperienze visive che

è la sua casa, il gusto misurato del

collezionista e la fantasia visionaria

dell'artista si uniscono in una miscela

rara a trovarsi. Anche per questo la

sua arte non manca di sorprendere,

rinnovando il suo fascino ad ogni nuova

svolta inventiva e stilistica.

Luca Alinari

17


Rime sparse: la voce dei poeti

Incontro con

Luca Vitali Rosati

Il passaggio

Una stilla cade verticale

sulla pozzanghera ivi formata

a ritmo del tempo. Con eleganza

Pïoggia la fa precipitare

come mille altre è assorbita

dalla vita senza quietanza.

L’affetto

Un sospiro di vita,

nella vita arriva:

siam insieme in riva

d’un fiume: e ‘l vento alita

l’unione tanto ambita.

Pria l’alma alla deriva

era, ché sol saliva

la vita, or addolcita

dal sentimento nato,

coniugato con l’arte,

unente le persone.

Lo scopo egemone

s’è compiuto, e forte

più dello stesso fato.

La stanza chiusa

Ascolto il silenzio

entro un confine illimitato.

Prigioniero di muri

di cartapesta e

dell’assenza di finestre.

Ma come l’onda d’urto

d’una bomba, ‘l pensiero

propaga il suo aroma,

e sposta i muri

in confini sempre

più lontani.

Pria un miraggio,

ora la salvezza v’è,

fatta d’uno schizzo

nel mare infinito.

LUCA VITALI ROSATI

Nasce il primo giorno di giugno, nel

1985, a Fiesole, comune in collina

della città di Firenze. Fin da piccolo dimostra

confidenza con la scrittura (i temi

sono l’attività preferita), che scaturisce

(anche se non precocemente) in, fin’ora,

due raccolte di poesie: "Alere Flammam 2"

e "Frammenti", e una raccolta di racconti

"Racconti del terrore". Durante la sua vita,

l’autore vive tante esperienze diverse; inoltre,

egli ha due malattie psichiche, che non

gli fanno vivere una vita facile, che lo condizionano, perciò, proprio nel vivere

quotidiano. Single, attualmente l’autore studia da autodidatta (parallelamente

all’attività di scrittura), avendo lasciato l'università anzitempo,

per incompatibilità dello stesso autore per alcune materie e, in generale,

della facoltà in cui s'era iscritto.

ludecade@gmail.com

18 Luca Vitali


Etoile Toy / Visual Arts Florence

Rassegna di Arti Visive promossa dal

Florence Dance Center diretto da Marga Nativo

Tempo nella Vita e Vita nel Tempo

Mostra personale di Fulvio Rottichieri

Dal 14 gennaio al 14 febbraio - A cura di Daniela Pronestì

Performance a cura di FloDance Corps

di Daniela Pronestì

Foto di Fulvio Rottichieri

Al Florence Dance Center diretto da

Marga Nativo (Firenze, via Borgo

Stella 23 r) prosegue la rassegna

di arti visive Etoile Toy / Visual Art

Florence con la mostra del fotografo milanese

Fulvio Rottichieri dal titolo Tempo nella Vita e

Vita nel Tempo. Da sempre attento ad avvalersi

della fotografia come strumento di conoscenza

dell’uomo e dei suoi spazi vitali - dal paesaggio

urbano all’ambiente naturale -, in questo ciclo

di opere Rottichieri indaga il concetto di tempo,

mettendo in rapporto la qualità istantanea

dell’immagine fotografica e il perenne fluire degli

eventi umani e naturali. A questo proposito,

l’artista distingue tra un tempo fotografico “misurato

dalle fotocamere in secondi e frazioni

di secondo” e un tempo “assoluto ed infinito”

che abbraccia la vita presente, passata e futura

dell’uomo, ponendosi sia come dimensione interiore dell’individuo

sia come insieme di accadimenti che descrivono in maniera

oggettiva la storia dell’umanità e il suo cammino evolutivo. In altre

parole: se la fotografia cattura la brevità di un attimo bloccandolo

nella fissità dell’immagine, Rottichieri “rimette in moto” questa temporalità

“congelata”, riconnettendola con la concezione dinamica

del tempo. Un risultato raggiunto contrapponendo alla staticità del

paesaggio naturale - una marina al tramonto, un notturno al chiaro

Fulvio Rottichieri con Marga Nativo, a sinistra, e

Daniela Pronestì durante il vernissage

di luna, uno scenario dall’atmosfera surreale - i

passi di danza delle ballerine, espressione di

un movimento che rimanda al continuo divenire

delle cose. Come nota l’artista, prolungando

i tempi di esposizione è possibile “cogliere e

dilatare” l’istantaneità di un gesto, la successione

di fasi che scandiscono un movimento,

rendendo “lungo” un tempo di per sé breve e

difficilmente percepibile dall’occhio umano; al

contrario, l’obiettivo che immortala uno spettacolo

naturale concentra nell’istantaneità dello

scatto un tempo indeterminato ed illimitato. È

un modo per riflettere sul medium fotografico,

considerandone le specificità linguistiche e

quasi forzandole per ampliare i confini semantici

dell’immagine. Ne deriva un uso espressionistico

del colore e della luce, che prevede l’alternanza

di toni notturni e tinte sature, bianchi

luminosi e neri profondi, ampie zone monocrome

e “pennellate” di luce. Come sempre al Florence

Dance Center, anche in quest’occasione l’inaugurazione della

mostra è stata arricchita dalla performance del corpo di ballo della

scuola (FloDanceCorps) ideata dalla coreografa Arianna Benedetti.

La mostra si protrarrà fino al 14 febbraio e sarà visitabile negli orari

di apertura della scuola.

Per informazioni contattare: info@florencedance.org

fulvio@arteXumani.it - oppure visitare il sito: www.arteXumani.it

La locandina della mostra

Il FloDance Corps prima dell'inizio della performance

Florence Dance Center

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Andrea Stella

Un pittore straordinario, una casa

divertente e intrigante, fra campi e

vigneti alle pendici della Consuma

di Barbara Santoro

Foto di Giorgia Armellini

Avevo conosciuto Andrea Stella a Lucca tre anni fa e mi ero sempre ripromessa

di andarlo a scovare nel suo “nido” d’arte fra i campi e i vigneti dei nobili

Frescobaldi a pochi passi dal Castello di Nipozzano lungo la strada che porta

alla Consuma.

Quest’uomo dalla chioma fluente e nera, ci accoglie con un grande sorriso sulla faccia

bella, tonda (che forse ad un bambino può richiamare la luna piena ma a noi piuttosto il

viso di un paffuto cherubino).

Il pittore ci scruta con due occhi scuri da dio greco, occhi magnetici che ti toccano nel

profondo. Andrea, dall’apparenza informale, ci accoglie nel suo studio e lì esplode ad

ondate sempre più forti la “magia” delle emozioni più recondite. Una grande stanza

preceduta da pochi scalini, diventa un mondo ancestrale che ti avviluppa e affascina

con le miriadi di colori. Ritorni fanciulla accanto ai grandi “teleri”, dove Alì Babà ti

osserva, o due mute figurine dorate si fanno incontro per prenderti per mano e portarti

nel fatato mondo di epopee, saghe e romanzi persiani. Da una parte ci osservano muti

Calaf il principe in cerca dell’amore eterno, dall’altra Turandot la principessa del regno

d’Oriente che decisa a sposarsi poneva ai suoi spasimanti difficili domande a cui nessuno

sapeva rispondere .

Ti attirano e ti intrigano fino quasi a farti perdere l’equilibrio, mazzi di fiori sfaccettati,

le cui corolle riflesse creano bagliori, e cuspidi di cattedrali bizantine o serie di casette

uscite dalla “lega anseatica”che sembrano evadere dalla tela con le loro luminescenze

sfaccettate. Occhieggiano porzioni di navi che solcano mari spumeggianti e materici

costruiti con un azzurro così particolare che non potrei né saprei definire . Qua e là

sono gettati alla rinfusa pezzi di legno, asticelle sottili, cannicci arrotolati, che sembrano

voler contenere o disegnare uno spazio sempre in divenire, sempre dilatato che

20 Andrea Stella


ti guida verso quel mondo misterioso che canta e ti incanta. Sono presenti qui nello

studio dell’artista, con il loro bagaglio di emozioni e ricordi, funghi giganteschi le cui

“teste” oblunghe irregolari sembrano ammonirti di un pericolo. Percepisci il fascino

misterioso della Cappadocia, con le enormi “cappelle di pietra” (i cosi detti “Camini

delle Fate”) dove gli abitanti locali hanno costruito al loro interno: chiese, monasteri e

vere e proprie città sotterranee scavate nella roccia. Quasi un mago-stregone Andrea

presenta le sue creature con l’umiltà dei “grandi” tirando fuori da quel “cilindro” intagli

ed incisioni, piume svolazzanti, pezzi di vetro colorato, carte argentate e dorate,

sagome di cartone e stagnola, biglie fluorescenti, tubetti di colori e vasetti di polveri

create appositamente per lui. Alcuni sassi iridescenti, prismi rutilanti e cocci trovati

nella sua costante ricerca di “bottega”, scoprono quella materia che è alla base della

sua arte. Una “materia” sedimentata, vissuta, costantemente studiata e rivisitata,

che dopo tanti anni di sperimentazioni e di ricerche ha dato vita ad un tessuto

unico e irripetibile che ha una sola firma: Andrea Stella.

Per lui infatti è stato coniato di nuovo la parola Neorinascimento, quasi a voler

riscoprire gli antichi temi che venivano usati nella bottega dell’artista del

Quattrocento e Cinquecento, dove mai niente era lasciato al caso, ma curato

e studiato nei minimi particolari, come una musica che esercita l’arte di costruire

suoni e rumori nel corso del tempo e dello spazio. Ed è una musica di

sottofondo quella che accoglie il visitatore nello studio dell’artista. Ma ”musica”

intesa anche come derivazione

da “le Muse”, le figure della mitologia

greca che con le loro Arti definivano

qualcosa di “perfetto”. Non per niente

Andrea Stella ha scelto di vivere e lavorare

in un antico convento, nei pressi

di Pelago, a Bibbiano: un antico piviere

situato fra il fiume Sieve e la strada

della Consuma, dove sembra avessero

signoria i Conti Guidi, e dove si racconta

si facevano le prime Bibbie. Un luogo

immerso nel silenzio della campagna

toscana fra i boschi e i vigneti per appropriarsi

di nuovo di quelle tradizioni

che hanno fatto grandiosa nel mondo

l’arte fiorentina. La casa del maestro

ubicata accanto allo studio, mantiene

anche lei, la stessa magia. Attraverso

una porta entriamo nel salotto, dove la

parete finale tinteggiata in un rosso brillante,

fa da fondo scena alle grandi tele

di Andrea. Sulla sinistra una scala rustica

ma sapientemente colorata e sottolineata da un nastro

stile “greca” dalla gentile signora Fulvia, ci accompagna al

piano superiore. Qui, su un corridoio rettangolare, si aprono

lo studio del pittore, le camere e la curiosa stanza degli

armadi color caffè, dove Fulvia si diletta in mille modi. Ci

osserva dall'alto un vecchio rosone (che faceva parte della

antica costruzione della chiesa prima che la facciata fosse

orientata dalla parte opposta) mentre ci sediamo sul divano

rivestito da una stoffa marrone a pois bianchi con deliziose

rifiniture a fiocchi bianchi. Qui il pittore ci fa ascoltare le

note vibranti di una chitarra con cui si diletta in maniera

professionale. Non vorremmo mai interrompere l’incanto

e aspetto solo il momento di accompagnare gli amici che

verranno a primavera a godere di questa “meraviglia”. Vi

assicuro: non ve ne pentirete.

La visita è fissata per il 21 di marzo con le proprie auto.

Appuntamento alle ore 15:00 davanti all'Obihall, Lungarno

Aldo Moro, 3. Chi è interessato può chiamare il: 328 6577705

perché non possiamo essere in troppi!

Andrea Stella

21


Roberto Guerri

Poesia e musica supporto indispensabile

per il suo limpido figurativo pittorico

di Lucia Raveggi

Foto di Roberto Guerri

È

nato il 31 ottobre 1955 a Monte San Savino

(AR) e vive a Firenze. Si è diplomato in materie

tecniche e parallelamente si è dedicato allo

studio del disegno artistico, alla grafica ed

alla pittura in tutte le sue espressioni, dall’iperrealismo

all’astratto, e con tutte le tecniche: olio, acrilico, acquerello,

affreschi, ecc….

Cura l’immagine artistica di aziende industriali. Ama la

poesia e la musica, fa anche parte del coro della Basilica

di San Marco in Firenze. Ha allestito molte mostre personali,

sia in Italia che all’estero, e partecipato a varie collettive

ed a numerosi concorsi ottenendo ottimi risultati.

Di lui hanno scritto:

“…Artista poliedrico che sa abbinare ad un limpido

figurativo pittorico il tratto sapiente del grafico.

L’arte di Roberto Guerri è un caleidoscopio ricco

di emozioni che il valido autore fiorentino riesce a

trasmettere con il pennello agli osservatori delle

sue opere…”

Claudia Cencini

Firenze. Loggiato degli Uffizi, acrilico su tela, cm. 50x80

Firenze - Porta San Niccolò, acrilico su tela, cm. 50x70

“…tende all’indipendenza fantastica dal motivo

che lo colpisce…Insiste su impressioni irreali,

su combinazioni insolite, questo mi sembra il suo

dato caratterizzante. Insieme all’amore e ricerca

dell’inedito, dell’inusuale in ogni tema, dai pae-

Firenze. Pescaia di Santa Rosa, acrilico su tela, cm. 50x70

Roberto Guerri

Firenze - Veduta dell'Arno dagli Uffizi,

acrilico su tela, cm. 50x70

saggi ai particolari, cioè il bisogno di inventare il dato

reale non di subirne attrattiva o doverne risentire l’influsso

passivamente…”

Elvio Natali

“…Una prospettica del tutto sui generis, ottenuta

in particolar modo con tecnica acrilica ma anche con

l’olio e tramite la semplice grafite, il segno preciso,

mai eccedente, molto evidenziato ma ben amalgamato

nella cromia, tale da conferire una gradazione

ampia e profonda, in ogni caso percepibile a tutto

tondo nelle sue opere…campiture in estremo rilievo,

naturalmente evidenziate con pochi segni essenziali

e senza difficoltà apparente: lo studio dell’anatomia

umana, bozzetti in grafite di muscoli e nervi ed organi

allo scoperto vi ha certamente contribuito. Fin

dalle sue prime opere, ispirate alla scuola giottesca

e leonardesca, il segno si presenta quasi scultoreo,

quasi classico, pur nella modernità dell’impianto e

del punto prospettico…”

Duccia Camiciotti

“…Roberto Guerri sente e vive con entusiasmo questo

linguaggio pittorico donando alle proprie tele un

segno indelebile della sua personalità di uomo e di

artista…”

Fernanda Banchi

“…Roberto Guerri lavora con una generosità di colori

e di linee che fa di lui un paesaggista corposo ed

un ritrattista che riesce a far parlare gli sguardi…”

Carmelina Rotundo

Roberto Guerri Via Pisana, 478 - 50143 Firenze - Tel. 055 713987 - Cell. 339.5019156 - guerri.arte@virgilio.it

22 Roberto Guerri


I colori della musica

Dal 17 al 30 marzo la Galleria Gadarte

di Firenze ospiterà la mostra di pittura

di Elisabeth Payer Tucci, un’artista che

ha la creatività nel sangue

di Donatella Bonaccorsi

Elisabeth Payer Tucci è nata a

Praga, ha vissuto gli anni formativi

della giovinezza a Vienna

e nella maturità è diventata

elbana di adozione. Dopo esser stata

negli anni Ottanta e Novanta una soprano

di successo che ha cantato in tutto il mondo

a fianco delle maggiori voci maschili

a lei contemporanee, si è resa conto che

la sua innata vena pittorica stava diventando

prorompente. Innamorata dell’isola

in cui ha deciso di vivere, propone insoliti

ed emozionanti squarci della splendida

natura dell’amata Elba con un linguaggio

inconfondibile, frutto della sua intensa e

appassionata sensibilità.

Tecnica mista su tela, 2015, cm. 80x100

Acrilico su tela, 2016, cm. 80x120

“Io dipingo sempre per istinto: ecco perché

ogni momento può diventare il mio momento,

il momento giusto per esprimere un mio stato

d’animo, una mia emozione, uno stimolo che

mi induce a dire qualcosa non con le parole,

ma con il colore e con la luce. I miei quadri

sono infatti la trasposizione su tela di un improvviso

batticuore che la mia emotività ha

tramutato in una visione trasognata che io

amo rappresentare, ma il ricordo di un sogno

non può che essere soffuso di malinconia”.

Elisabeth Payer Tucci

Acrilico su tela, 2016, cm. 50x70

Elisabeth Payer Tucci - Cell. 388 469 5417

elisabethpayer10@gmail.com

Acrilico su tavola, 2015, cm. 90x110

Tecnica mista su tela, 2013, cm. 120x100

Elisabeth Payer Tucci

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Tabernacoli

Fiorentini

di Giorgia Armellini

Particolare del tabernacolo di piazza Piattellina: Madonna

con Bambino e San Giovannino

Mercoledì 1 febbraio nella Sala

Vanni di piazza del Carmine

sono stati presentati i restauri di

due tabernacoli: quello di piazza

Piattellina che raffigura “Madonna con Bambino

e San Giovannino” e quello di piazza del

Carmine che ritrae una “Madonna con Bambino,

San Michele e San Raffaele Arcangelo e i

donatori” del Maestro di San Martino a Men-

sola. Per questo secondo restauro è stato scelto

il giovedì 26 novembre, “Giorno del Ringraziamento”,

per improntare una cena nell’indimenticabile

cornice del Ponte Vecchio a ricordo di

questa festa di origine cristiana celebrata negli

Stati Uniti ed in Canada in segno di gratitudine

verso Dio per il raccolto e per quanto ricevuto

nel corso dell’anno. Il Golden View Open Bar si

è offerto di fare tutto questo e i 120 ospiti che

vi hanno partecipato hanno potuto gustare l’immancabile

tacchino e il tipico menù americano.

Con i soldi raccolti durante la splendida cena,

la presidente del Friends of Florence Simonetta

Brandolini D’Adda insieme agli altri componenti

dell’associazione, ha potuto restaurare un altro

pezzo del patrimonio artistico fiorentino. Questo

è infatti il terzo tabernacolo che la fondazione

ha scelto di restaurare dopo quello di via San

Giovanni e quello di via Sant’Agostino.

Particolare del tabernacolo di piazza del Carmine: Madonna

con Bambino, Santi e donatori di San Martino a

Mensola

patrocinio

partners

4 e 5

11 e 12

18 e 19

Febbraio 2017

ore 16-19

organizzazione generale

INGRESSO LIBERO

24

Via Valdichiana, 42 50127 - Firenze

Tel. 055 9336468 - toscanacultura@gmail.com

organizzazione tecnica

e allestimenti

Inaugurazione

4 febbraio ore 17.00

Spazio ICLAB

Viale Guidoni,103

50127 - Firenze


Slobodanka Malovic

Pittrice ed artista “per scommessa”

di Luca Venturi

Facciamo la conoscenza Solobodanka Malovic, pittrice

ed artista di origine bosniaca, ma italiana a tutti

gli effetti.

Slobodanka (Beba, come tutti la chiamano per semplificare

un nome proprio di difficile pronuncia e comprensione,

che vuol dire Libera) è giunta in Italia, per lavoro, nel 1994 lasciando

in Bosnia la famiglia.

Fin da subito, assieme al suo lavoro, pur non avendo compiuto

studi artistici, ha continuato a coltivare la sua passione ed

il suo hobby che sono sempre stati la pittura e tutto quanto è

manualità.

"Ho iniziato a dipingere quasi per scherzo, per vincere una scommessa

con una persona che conoscevo e che non credeva assolutamente

potessi essere capace di “rifare” un quadro famoso

(I Papaveri di Monet); da allora di tele e colori ne ho consumate

molte".

All’inizio, come dicevamo, Slobodanka ha continuato un percorso

di produzione artistica finalizzato al soddisfacimento personale

e come rivincita nei confronti di chi non la riteneva capace

di tradurre in opere concrete la sua grande capacità artistica

che si traduce non solo in quadri di vario genere, ma anche in

sculture ed in opere eseguite con tecnica mista.

La sua pittura (che è anche la disciplina artistica preferita), spazia

della esecuzione di “copia fedele” di un’opera, alla sua interpretazione

e rivisitazione personale, alla ricerca creativa sia sul

moderno che sull’antico. Nella sua “bottega” di Figline e Incisa

Valdarno, oltre ai quadri fatti o in lavorazione, possiamo vedere,

in bella mostra, alcuni riconoscimenti ottenuti a seguito della

partecipazione a svariate mostre e concorsi sia nel suo paese

natale che in Italia.

"Adesso sto lavorando alla preparazione di alcuni ritratti di soggetti

che mi hanno commissionato l’opera".

Come abbiamo detto in precedenza il suo approccio alla pittura

La Madonna del Ciclista, olio su tela,

cm. 50x70

Leda, olio su tela, cm. 60x80

Successivamente ha sviluppato una poetica pittorica sempre rivolta al

“classico” nei suoi vari soggetti, paesaggi, ritratti, nature morte etc.

cercando di dare un’interpretazione la più attinente possibile alla realtà

in quanto vuole tradurre sulla tela quello che l’occhio vede realmente e

non quello che la mente può elaborare con fantasia e con ragionamenti

talvolta contorti.

Nelle opere di “Beba” traspare tutto il suo animo che non è altro che un

sentire la necessità di una costante ricerca del “bello”, della precisione

e del particolare che possano dare a chi vede l’opera una lettura dello

stato d’animo e del sentimento dell'artista che è di amore verso tutto

quanto è positivo, generoso verso tutto e tutti; insomma, un canone che

potremmo definire “classico” in senso originale del termine, ma che si

traspone alla perfezione anche nelle realizzazioni moderne effettuate

con tecnica mista.

Insomma “il bello mi deve far riconoscere”, questo in sintesi è il suo

“motto” artistico. Premesso che la tecnica che le permette la migliore

espressione è l’olio su tela, ha iniziato anche l’utilizzo di colori acrilici

impiegati su vari materiali; ne è dimostrazione tangibile anche la realizzazione

di due drappi

- 41ª e 42ª edizione - del

“Palio di San Rocco” (la

manifestazione folcloristica

che si svolge a Figline

Valdarno in occasione

delle Feste del Perdono di

settembre).

Han Pijesak, Il mio Paese, olio su tela, cm. 100x50

è stato puramente casuale. Poi, come di solito succede, ti innamori

di quest’arte che vorresti abbracciare in ogni sua parte e dunque

anche l’espressione risente di questa condizione d’animo.

Infatti la prima parte di attività dell’artista Malovic è stata quella

della esecuzione di copie di quadri famosi (Dama con l'ermellino,

Madonna della Seggiola, Arcimboldo, etc).

"Beba" durante il suo lavoro di pittrice

Tra i vari premi ricordiamo: 1° Premio Sezione Arte Figurativa “Tema

Mugello” nel Premio Internazionale “Nuovi Occhi sul Mugello”; 2ª

classificata nella sezione “Estemporanea” nella 6ª e 7ª edizione

del premio Città del Mobile - Comune di Ponsacco (PI).

Cell. 347 3469352

slobodanka.malovic@gmail.com

Slobodanka Malovic

25


Silvia Baldacci

Le opere della pittrice in mostra

al Palazzo del Pegaso di Firenze

di Jacopo Chiostri

Foto di Jacopo Chiostri

A fianco, la Sala degli

Affreschi del Palazzo del

Pegaso durante il vernissage.

In alto, Silvia

Baldacci con il professor

De Rosa e signora

Il Consiglio Regionale della Toscana ospita

l’esposizione della pittrice fiorentina Silvia

Baldacci. La mostra inaugurata il 26 gennaio

si chiude l’otto di febbraio ed è visitabile

tutti i giorni dalle dieci compresa la mattina di

sabato ed esclusa la domenica. Nella prestigiosa

Sala degli Affreschi sono stati Stefano De Rosa,

critico e storico dell’arte, nonché curatore dell’evento,

assieme a Paolo Becattini, Capo Gabinetto

della Presidenza del Consiglio Regionale, in rappresentanza

del Presidente Eugenio Giani, a dare

il saluto al pubblico e a commentare il lavoro della

giovane pittrice fiorentina. Un saluto lo ha portato

anche Jacopo Chiostri in rappresentanza delle

Giubbe Rosse. E il saluto dello storico Caffè letterario

non è casuale, È, infatti, alle Giubbe Rosse che Silvia Baldacci ha

tenuto una memorabile ‘personale’ ai primi di giugno del 2016, nella

quale ha presentato le sue opere primitive e le opere più recenti mettendo

a confronto lo spessore artistico dei primi lavori a graffite o ad

olio, con i nuovi orizzonti della sua ricerca pittorica sfociata in anni

recenti in uno stile inconfondibile, ricco di colore e di forme personalissime.

Dalle Giubbe Rosse è iniziato per la Baldacci un percorso ‘accelerato’

che l’ha portata nel 2016 ad esporre in ben cinque collettive

e una ‘personale’.

Nata in una famiglia di appassionati del ‘bello’ - il babbo è Gianni Baldacci,

un antiquario molto noto in città, lo zio Luigi Baldacci è critico

e collezionista d’arte, infine l’altro zio Lapo Baldacci è un noto geniale

progettista e designer di prodotti elettromeccanici - Silvia è pittrice di

grandi potenzialità, non ancora del tutto espresse.

Non fatica, infatti, ad ammettere di essere pronta a lasciare l’attuale

produzione per esplorare nuove vie; il coraggio non le manca

come ha dimostrato stravolgendo il suo stile: dal rigore delle prime

nature morte e di lavori come la riproduzione con graffite del Mosè

di Michelangelo alle opere attuali, gioiose, piene di colore e di

forme ripetute, frutto di una libertà espressiva che, se riuscirà a

individuare la sua ‘via di fuga’ promette grosse cose.

Come ha detto Stefano de Rosa nel suo intervento in Regione,

Silvia riesce a far dialogare ‘tecnica e estro, poesia e colore’; il

tutto dà origine a una pittura che appare di pronta lettura, mentre

proprio in questa apparente immediatezza sta l’‘inganno’ che non

è sfuggito peraltro ai critici più attenti. La pittura di Silvia Baldacci

richiede una lettura attenta e approfondita, ed è solo dopo che è

possibile capire e apprezzare il complesso lavoro di ricerca creativa

che produce le sue cromie e la sua composizione, così impeccabile

anche quando l’artista strizza l’occhio alla propria voglia di

galleggiare e magari pone un mare, maliziosamente increspato, al

di sopra dell’ordinato skyline di begli alberi verdi.

26 Silvia Baldacci


Immagina 2017

Venerdì 24 febbraio alle 20,30 nell'Auditorium

del Palazzo del Pegaso in via Cavour 4, sede del

Consiglio Regionale della Toscana, si terrà una

rassegna di audiovisivi fotografici e multivisione

di Emio Lanini

Il Triangolo Magico Multivisioni e il G.A.T. (Gruppo Audiovisivi

Toscana) all’Auditorium del Consiglio Regionale Toscano per

una serata evento di proiezione di immagini fotografiche in

multivisione.

Nel variegato mondo culturale fiorentino le attività artistiche fotografiche

hanno da sempre avuto un loro spazio e una loro valenza

anche a livello nazionale. La serata è promossa dal Triangolo Magico

Multivisione, associazione culturale costituita nel 2012 che si

occupa della realizzazione e divulgazione della multivisione intesa

come proiezione di immagini fotografiche e video accompagnate da

inserti musicali, vocali e suoni, da riprodurre su schermi in sala o

spazi eterogenei all’aperto.

L’altra associazione, il GAT, è stata costituita da un paio d’anni da

appassionati di audiovisivismo, disciplina artistica formatasi a partire

dalla fine degli anni Sessanta sull’evoluzione della proiezione

di diapositive organizzate e proposte su argomenti a soggetto e accompagnate

da inserti musicali.

L’idea di questa serata nasce dalla volontà degli organizzatori di

riproporre una tradizione fiorentina, purtroppo interrotta per motivi

contingenti, di due festival che proponevano annualmente diverse

serate di proiezioni di diaporama e audiovisivi che vivacizzavano e

accumunavano i fotografi e gli appassionati del settore audiovisivo.

Il programma della serata, ad ingresso libero previa esibizione di

documento di identità, sarà costituito dalla presentazione e proiezioni

di dodici lavori di autori aderenti alle due associazioni promotrici.

Una breve introduzione alla serata sarà presentata da Fabrizio

Borghini di Toscana Cultura, la terza associazione che ha contribuito

alla fattibilità dell’evento, e dai responsabili del Consiglio Regionale

che hanno concesso la disponibilità della sala e delle attrezzature.

La serata sarà condotta da Carlo Ciappi e Maria Grazia Dainelli.

Immagina 2017

27


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Paraskevi Zerva

“Sento le ali ma vivo la terra”: la

nuova silloge della poetessa greca

in questi giorni nelle librerie

di Fabrizio Borghini

La poetessa greca ritorna dopo il suo volume multi-premiato,

La Sacra Danza dell’essere, Masso delle Fate Edizioni.

È nelle librerie on-line (Mondadori, Amazon, Feltrinelli)

e a breve nelle librerie in tutto il territorio italiano

la nuova silloge di Paraskevi Zerva col titolo Sento le ali ma vivo

la terra, un iter poetico che racconta l’intimo sentire di una donna

che sa donarsi alla vita, consumarsi con coraggio senza perdere mai

l’ascolto della sua anima, del suo spirito. “L’essere umano è come

un tempio, una chiesa”, racconta la Paraskevi. “Il corpo accoglie lo

spirito ma è possibile avere un dialogo, una convivenza pacifica fra

corpo e spirito attraverso l’anima. Un poeta attinge al suo cuore per

dialogare, un poeta non può che avere un cuore aperto per sentire sé

stesso e gli altri. Avere un cuore aperto è generosità e sacrificio nei

nostri tempi. Ma è l’unico modo per fare onore alla vita.”

Martedì 28 febbraio alle 16,30 il Circolo degli Artisti di Casa di Dante

ospita la presentazione del volume, con l’intervento di Lia Bronzi

e Silvia Ranzi. A seguire, il 3 marzo presso il Museo CAD (Museo-

Fondazione Amalia Ciardi Duprè) alle 17,30 che accoglierà l’evento

con l’accompagnamento dei brani dell’arpista Simona Bertini.

Fra Terra e Cielo

Sento le ali

Ma vivo la terra.

Lo sguardo basso, guarda i piedi

inaspettatamente…

grata di questo.

Mi attraversa il cuore

il vento del cambiamento dei tempi.

Di fuoco, il desiderio ha un retrogusto;

l’inevitabile teme e brama e tutto l’essere urla,

“Vai, brucia

ma vivi,

non volar via senza sapere.”

Paraskevi Zerva

“Sento le Ali ma...un itinerario musicale questo che può essere

percorso lungo una serie di suggestioni in un aprirsi ad una visione

iniziatica, per quella luce segreta dell’animo che irradia tutta la lirica,

mentre con piacere avvertiamo quel sapore di terra e di vita, che

fa bella la poesia come si evince dalle altre liriche, (Vivo la Terra”)

quale sintesi di un atto di intelligenza e di amore ed anelito verso

la speranza. La poetessa sa dare un senso alla vita umana, secondo

un respiro generoso e vitale che diviene linguaggio universale, attraverso

immagini metaforiche, mitiche e simboliche…

Dalla prefazione di Lia Bronzi

Contatti: zervaparaskevi@gmail.com

http://www.pegasusedition.it

Paraskevi Zerva

31


Pia Cristina Zavatti

Dalla terra al cielo

Neve, olio, cm. 10 0x55

Pia Cristina Zavatti

Pia Cristina Zavatti nasce a Firenze nel

1951. Il suo primo dipinto ad olio viene

esposto al Palazzo della Permanente

a Milano nel 1964 dopo essere stato

selezionato al concorso nazionale patrocinato dal

Touring Club Italiano. Dopo essersi diplomata nel

1969 presso il Liceo Artistico di Firenze, consegue

l’abilitazione all’insegnamento di Educazione Artistica

nelle scuole medie e all’insegnamento di

Storia dell’Arte nei licei. Approfondisce la propria

esperienza artistica frequentando come allieva lo

studio del pittore Bruno Saetti, occupandosi prevalentemente

del restauro dei suoi affreschi. Frequenta

a Firenze i seminari dell’U.I.A. (Università

Internazionale dell’Arte). Con la tesi “Indagine statistico-geometrica

della cupola del Brunelleschi di

Santa Maria del Fiore”, nel 1976 si laurea con lode

in Architettura all’università di Firenze.

Dipinge principalmente a spatola ma utilizza anche

la pittura a pennello. Predilige l’uso della tavola rispetto

alla tela, perché si presta meglio all’utilizzo

della spatola. Ama variare con curiosità di ricerca,

creando anche alcuni collage ed usando l’inchiodi

Amedeo Menci

Tronchi, olio, cm. 10 0x50

Cambiamento, olio, cm. 46x36

32 Pia Cristina Zavatti


Frammenti, co llage-china, cm. 98x76

Cipressi, olio, cm. 57x75

Fiore, olio, cm. 46x36

stro. Nei suoi quadri spesso i fondi sono un po’ pastosi, come

in “Inverno” nel quale con la presenza di sabbia il tronco è

corposo e ruvido. Nei suoi lavori si gravita sempre intorno

alla natura ed al suo rapporto con l’uomo. Si coglie “un dispiacere

per la desolazione, la paura di un qualcosa che verrà

perso, perché uomo e natura sono la stessa cosa”. Lo si può

notare in “Cambiamento”: il cambiamento è l’unica costante

nella realtà, fa parte della vita e della natura, come il nascere

e il morire. La stagione preferita da Pia Cristina è l’inverno:

“Tutto è sommerso, da scoprire; la vita è nascosta ma c’è, è

presente”, ce lo mostra l’omonimo dipinto.

I suoi quadri sono stati esposti in alcune mostre: Fiera di

Firenze (2014), Teatro Magnolfi Nuovo (Prato, 2015), Antico

Mulino della Badia di Montepiano (Prato, 2016).

Primavera, olio, cm. 57x75

Inverno, olio, cm. 57x75

Pia Cristina Zavatti Cell. 333 2812249 - martiniezavatti@virgilio.it

www.piacristinazavatti.com - www.piacristinazavatti.it

Pia Cristina Zavatti

33


Matilde Luchini

In mostra a Firenze le opere che

collocano l'artista fiorentina nel

realismo pittorico di fine Ottocento

di Daniela Pronestì

Foto di Ghenadie Popic

“ Una giovane e gentile signora

mi rivelò in che cosa consistesse

la pittura; e accese

in me la speranza di poter

dipingere”: con queste parole tratte dalla

sua autobiografia, Gino Severini attribuisce

all’artista Matilde Luchini il merito di averlo

iniziato ai segreti della pittura. L’incontro tra

i due avvenne nel borgo medievale di Radicofani,

dove Severini, originario di Cortona, si

trasferì per seguire il padre, usciere presso la

pretura del comune. All’epoca era un adolescente

dal carattere turbolento, espulso dalle

scuole del regno a seguito di una bravata.

Un’inquietudine giovanile pienamente compensata

dalla passione per la pittura, che lo

spinse ad avvicinare un’artista già affermata

come Matilde Luchini. Figlia di Odoardo,

avvocato, docente di diritto e senatore del

Regno d’Italia, era nata a Firenze nel 1871

e qui si era formata alla scuola di Filadelfo

Ritratto di giovane uomo a torso nudo, olio su tela, 1899,

coll. Chiavacci

Ritratto di giovane donna, olio su tela, 1892, coll. Chiavacci

Ritratto di signora (forse autoritratto dell'artista), olio su

tela, datazione incerta, coll. Chiavacci

Simi. Le origini della sua famiglia erano a

Radicofani, dove i Luchini si recavano nel

periodo estivo. Quando conobbe Severini,

la giovane Matilde si era già distinta per

la sua attività pittorica, partecipando alla

Promotrice di Belle Arti (1891-1892) e alla

mostra del ritratto di San Remo (1892).

Specializzata nel ritratto, dipingeva con

una pennellata “a macchie” - così la definisce

Severini - “che si armonizzavano a

distanza”. Una tecnica che non può dirsi né

del tutto divisionista né vicina al contrasto

chiaroscurale della pittura di macchia; si

tratta, piuttosto, di una stesura morbida

e vaporosa del colore, tale da preservare

l’immediatezza espressiva del soggetto

raffigurato. Nota costante della sua

produzione è il delicato intimismo delle

figure, che la collocano a pieno titolo nel

realismo pittorico di fine secolo. La storia

del ritratto nell’Ottocento conferma l’evoluzione

che questo genere conobbe nel

corso del secolo, soprattutto dopo l’invenzione

della fotografia. Alla staticità

del ritratto in posa, spesso realizzato su

di uno sfondo neutro, si preferì l’espressione

spontanea del soggetto inserito in

una cornice ambientale, all’interno della

quale gli aspetti del vivere quotidiano

concorrevano al racconto dell’individualità.

In ambito toscano fu la pittura

macchiaiola a farsi interprete di questa

adesione al “vero”, preferendo alla solennità

della ritrattistica tradizionale il

tono confidenziale della figura ambientata.

Su percorsi affini si mossero gli artisti

postmacchiaioli, proponendo una ritrattistica

antiretorica, osservata e trascritta

con vivacità. La figura femminile divenne

protagonista di questo nuovo modo

di rappresentare l’essere umano: dalle

donne ora angelicate ora sensuali della

34 Matilde Luchini


pittura preraffaellita alle umili contadine del realismo francese, procedendo,

verso la fine del secolo, da una visione del femminile del

tutto integrata nella modernità alla silhouette leziosa ed accattivante

della Belle Époque. Anche il ruolo delle donne nell’arte mutò in

maniera sostanziale, di pari passo con la nascita del femminismo e

delle prime battaglie condotte per l’estensione del diritto al voto. Un

lento e non facile processo di emancipazione che permise loro di accedere

alla formazione accademica, istituire scuole d’arte ed esporre

in importanti manifestazioni. La vicenda di Matilde Luchini si svolse

in questo clima di maggiore apertura verso l’arte al femminile; le

furono d’aiuto le sue origini altolocate e la sensibilità mostrata dal

padre senatore verso i diritti delle donne. Analogamente, fu a suo

favore l’essere nata in una città, Firenze, dove le donne erano ammesse

in accademia e dove sul limitare del secolo si tenne la prima

Autoritratto, olio su tela, 1933, coll. privata

collettiva di artiste italiane dal

titolo “Beatrice” (1890), seguita

qualche anno dopo da due grandi

esposizioni di sole donne (1899 e

1900). Il suo percorso artistico si

sviluppò, dunque, senza particolari

difficoltà, così da consentirle,

ancora giovanissima, di avviare

una scuola d’arte e diventare

un’apprezzata ritrattista. Quando

il padre morì nel 1906, si avventurò

in un’impresa giudicata poco

consona ad una donna del suo

rango: trasformare la casa di Radicofani

in una pensione di lusso,

dove, fra il 1912 e il 1942, transitarono

artisti, scrittori, personaggi

illustri ed intellettuali di varie

nazionalità. Al pari di una moderna imprenditrice, Matilde decise

ogni aspetto riguardante la pensione: dal nome Vertunno, omaggio

alla storia etrusca di quei luoghi, al colore delle stanze decorate con

tinte diverse l’una dall’altra. Un’attività che non le impedì di dedicarsi

con continuità alla pittura, affiancando all’immagine dell’artista

impegnata il più tradizionale ruolo di moglie e di madre. Le opere

giunte fino a noi raccontano di una donna che ha saputo conciliare le

Ritratto di Ranieri Luchini, olio su tela, 1896, coll.

Chiavacci

Matilde con i figli Luchino e Alberto in una

foto del 1901

ragioni dell’arte con un forte attaccamento alla famiglia. Un’esigenza

che spesso la portò a ritrarre gli affetti più cari, cercando in quei

volti amati un’occasione per affinare le sue qualità introspettive. Per

niente secondario fu l’esercizio della tecnica, che la vide spaziare

dall’olio al pastello, alternando ad una resa analitica dei tratti fisionomici

una descrizione più rapida ed essenziale. In entrambi i casi,

l’attenzione è costantemente rivolta allo sguardo, su cui l’artista

indugia con effetti di luce dipinti in punta di pennello. La naturalezza

della posa prevale nelle opere che ritraggono la figura in un angolo

della casa, spesso variando il punto di osservazione da frontale ad

obliquo. Altre volte, invece, la scena è dominata dal volto, con un

taglio stretto dell’immagine ed uno sfondo neutro su cui si staglia il

profilo della figura. Nei ritratti dei figli Alberto e Luchino e della nipote

Isabella si respira un’atmosfera di calorosa affettuosità, accentuata

dall’atteggiamento

vivace e dallo sguardo

curioso e sbarazzino dei

giovanissimi protagonisti.

La materia pittorica è minuta,

quasi pulviscolare,

sottilmente intrisa di una

luminosità priva di contrasti.

Nei ritratti del nonno

Ranieri Luchini e di un’anziana

signora - forse la madre

Isabella Andreucci - il

gioco calcolatissimo delle

ombre e delle luci mette

in risalto l’incarnato dei

volti, raggiungendo esiti

di straordinaria intensità

espressiva. Nel Ritratto di

giovane uomo a torso nudo

(1899) siamo al cospetto

di una perfezione formale portata al limite del gusto iperrealista: il

volume delle spalle e del capo adagiato sulle mani giunte risalta per

l’estrema nitidezza ed acribia anatomica. Un virtuosismo che non

interferisce con la spontaneità del soggetto colto in un’attitudine

pensosa. Pur dialogando con l’arte italiana ed europea dell’Ottocento

e dei primi Novecento, la sua pittura lascia intuire una profonda

conoscenza della tradizione fiorentina, veneta e fiamminga. Consapevole

delle sue doti artistiche ed intellettuali, Matilde Luchini

si affacciò al secolo breve con il piglio di una donna moderna ed

anticonformista, che, al pari di molte altre artiste attive in quegli

anni, fu pioniera di un rinnovato modo d’intendere il femminile nella

società e nella cultura.

Ritratto di anziana signora (forse Isabella Andreucci,

madre dell'artista), olio su tela, 1895, coll. Chiavacci

Alcuni ritratti e paesaggi dipinti da Matilde Luchini

(1871-1948) tra gli anni Novanta dell’Ottocento e i

primi decenni del Novecento, tutti provenienti dalla

collezione del noto antiquario fiorentino Marcello Chiavacci,

saranno esposti in occasione della mostra Donne dell’Arte in

Toscana che si terrà allo Spazio Iclab di Firenze (viale Guidoni

103) dal 25 febbraio all’8 marzo. In conclusione della mostra,

nel giorno della Festa della donna, verrà illustrato il profilo biografico

ed artistico di Matilde Luchini nel corso di una presentazione

tenuta dalla storica dell’arte Daniela Pronestì.

Matilde Luchini

35


L’Associazione Artistico Culturale

dalle Terre di Giotto e dell’Angelico presenta

PROGRAMMA

2017

Da domenica 29 gennaio al 12 febbraio l’Associazione e il Comune

di Vicchio presentano la mostra degli allievi con inaugurazione domenica

29 gennaio alle ore 17

Domenica 19 febbraio “Festa del Beato Angelico” Patrono degli

artisti e di tutte le arti

ore 11.00: Santa Messa presso la Pieve S. Giovanni Battista a Vicchio.

ore 13.00: Pranzo sociale presso il Circolo “Il Cistio”, via Vicchio.

ore 16.30: Presentazione del libro “Beato Angelico” di monsignor Timothy

Verdon, curatore Giorgio Bonsanti - alla Casa di Giotto

Lunedì 27 febbraio Inizio dei Corsi alla Bottega di Giotto di pittura,

disegno, acquerello, intaglio e scultura, mosaico, arazzo e di fotografia

Domenica 9 aprile Gita in pullman ad Assisi organizzata con il professor

Marco Pinelli

Da martedì 18 aprile Inizio Corso per bambini da 4 a 6 anni “Le

piccole mani di Casa Giotto”

Sabato 29 aprile Evento “L’oro di Dio” codici miniati del 1300

presentato da David Cantina, Mariapaola Corona, Valerio Rollo, Sebastiana

Gangemi

Sabato 6 maggio ore 16: Consegna del Premio Letterario 4ª edizione

“Giotto - Colle di Vespignano”

Da metà maggio Corsi estivi per adulti e bambini

Domenica 28 maggio ore 16 Presentazione al pubblico e

alla stampa del libro “Giotto, la Casa e il Colle di Vespignano”

con inaugurazione della Collettiva delle opere del libro. Con

l'occasione verrà predisposto un apposito annullo filatelico per i

750 anni dalla nascita di Giotto

Venerdi 2 giugno Lettura drammatizzata del testo di Jacques Copeau

“Giotto e il poverello di Assisi” con Antonio Rugani, Nadia

Cappocchini, Saverio Pivi, con proiezione degli affreschi commentati

dallo storico d'arte Paolo Marini

Domenica 11 giugno Premio Giotto e l’Angelico (9ª edizione)

- ore 15.30: Onoranze ai Caduti di Vespignano con deposizione della

corona (interverranno le autorità e alcune associazioni)

- ore 16.30: Cerimonia di consegna del “Premio Giotto e l’Angelico” da

parte del Comune di Vicchio e dell’associazione

Domenica 25 giugno ore 16 Libro “Giotto, la Casa e il Colle di

Vespignano” Conferenza “Vespignano dalle origini al XIV secolo”

Domenica 2 luglio dalle ore 9 fino al tramonto: “Da sole a sole”

Giornata per dipingere insieme alla Casa di Giotto

Domenica 16 luglio ore 16 Libro “Giotto, la Casa e il Colle di Vespignano”

Conferenza “L'arte del Maestro”

Domenica 6 agosto ore 16 Libro “Giotto, la Casa e il Colle di Vespignano”

Conferenza “Giotto nell'Ottocento”

Domenica 10 settembre ore 16 Libro “Giotto, la Casa e il Colle di

Vespignano” Conferenza “Leggende e racconti fantastici su Giotto”

Alle fine di settembre Inizio dei Corsi autunnali alla Bottega di

Giotto

Nel mese di ottobre verrà programmata una visita guidata agli affreschi

di Giotto della Chiesa di S. Croce a Firenze, Cappelle Bardi e

Peruzzi (data da decidere)

Dal sabato 2 dicembre al 7 gennaio 2018 Collettiva di Fine Anno

di pittura, scultura, fotografia e poesia, con inaugurazione domenica 3

dicembre alle ore 15


Sandra Brunetti

LA RECENTE SCOMPARSA

DI UNA GRANDE PITTRICE

di Barbara Santoro

Foto archivio di Sandra Brunetti

Ho appreso con grande

rammarico della scomparsa

di Sandra Brunetti,

ottima pittrice ed anche

cara amica.

L’avevo conosciuta qualche anno prima

della bella mostra ospitata al Museo

Marini nel dicembre 2009, curata da

Giovanna Giusti e dal titolo: “Ritratti

nel tempo: oggi e ieri”. Fui immensamente

felice del successo di quest’evento

perché Sandra, ottima artista ma

fuori dalle correnti usuali, fece scoprire

alla città di Firenze con quanta abilità

sapeva trattare i tanti materiali. Ho

chiesto perciò all’amica Patrizia Pietrabissa

di tratteggiarne un suo profilo.

Autoritratto con occhiali di Sandra Bertini

Sandra Brunetti

Nata a Roma nel 1925 da genitori

emiliani, fu allieva di Capogrossi,

Mazzacurati e Purificato.

Prima a Roma e poi a Firenze dal

1956, Sandra ha maturato una sorprendente

capacità nel dominare la tecnica,

un uso del tutto personale di mutuazioni

dal fare degli antichi maestri, nei

quali ha sempre cercato comprensione

e guida, mantenendo un rapporto di

autonomia nella ricerca di affinità ed

Ritratto di Patrizia Pietrabissa

ispirazione ma mai di confronto.

La Brunetti fu incoraggiata anche da De Chirico che le riconosceva

una grande bravura sperimentata su un suo ritratto.

Importanti personaggi del mondo della cultura hanno attinto alla sua

arte e sempre lei ha saputo coglierne il fascino inserendoli in un’area

neo-rinascimentale tra Carpaccio e Bronzino, tra Raffaello e De

Chirico, tra Botticelli e Donghi.

Colta e raffinata, schiva ed appartata, isolata in un suo mondo interiore

di grande spessore, Sandra ha cavalcato questo secolo portando,

sempre, al centro della sua arte i veri valori: di forma, di colore,

di plasticità, d’espressione e di sentimento. Soprattutto nei ritratti è

arrivata ad essere una pittrice di grande qualità. Per questo è stata

scelta da Piero Bargellini, Primo Conti, Sara Churchill, Giorgio De

Chirico, il ministro Lamberto Dini con la moglie Donatella e la figlia

Paola, Nicola Lisi, Raffaele Monti, Giovanni Papini, Papa Benedetto

XVI, Alberto Savinio, Sergio Scatizzi,Vittorio Sgarbi, Antonietta Sicuteri,

Marcello Vannucci, Cristina Acidini, Enrico

Luchinat, Patrizia Pietrabissa, Jan-Thomas

Sauerwein, Stella Sala, Enrica Piccolomini e

altri. Due sono gli autoritratti, uno voluto da

Sandra Pinto nel 1979 per la Galleria d’Arte

Moderna di Palazzo Pitti e quello ripreso dalla

“Vocazione di San Matteo”di Caravaggio del

1982, in cui la Brunetti prossima ad una cecità

annunciata si sostituisce nella figura di San

Matteo ritraendosi con occhiali da sole. Le sue

opere si trovano nel Convento di San Domenico

a Pistoia, nel Chiostro di San Domenico

a Fiesole, nella collezione della Volksbank di

Magonza, nella collezione della Banca Toscana, nella Cattedrale di

Llyalpur in Pakistan, nella cappella delle Suore Domenicane di Colonia,

nella Chiesa di San Gabriele Arcangelo a Roma, al Centro Studi

Cattolici di Firenze e presso importanti collezioni private in Italia e

all’estero.

Di Sandra Brunetti, particolare e cara amica, oltre alle eccezionali

doti di artista, ho sempre apprezzato la dirittura morale e intellettuale.

Non è mai scesa a compromessi di nessun genere, purtroppo

rimanendo spesso ignorata in un mondo di ‘sgomitatori seriali’ che

riescono ad accaparrarsi spazi e visibilità che non sempre meritano.

Mi auguro che la città di Firenze sappia accordare, a questa sua

artista illustre, uno spazio istituzionale per una grande , mostra commemorativa

che tanti suoi ammiratori aspettano da tempo.

Patrizia Pietrabissa

Sandra Brunetti

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Ottorino Razzauti

Un postmacchiaiolo alle

Giubbe Rosse di Firenze

di Daniela Pronestì

Foto di Raffaele Provinciali e Jacopo Chiostri

Prosegue la riscoperta dell’artista postmacchiaiolo

Ottorino Razzauti (Livorno 1881 - Castiglioncello 1976)

con la retrospettiva in corso dal 28 gennaio al 17 febbraio

presso il caffè storico letterario “Giubbe Rosse” di

Firenze. Come già la mostra dello scorso agosto ai Bagni Salvadori

di Castiglioncello, l’esposizione fiorentina offre uno spaccato sulla

storia artistica di Razzauti, riunendo oltre quaranta opere tra dipinti

e bozzetti, da cui si evincono le sue qualità coloristiche e la capacità

di trascrizione lirica del dato paesaggistico. Pittore di natura, si

formò nella Livorno di fine Ottocento, dove alla lezione macchiaiola,

ancora molto radicata negli artisti dell’epoca, si univano le esperienze

di una giovane avanguardia desiderosa di confrontarsi con

la cultura artistica europea. Fu in questo clima di generale rinnovamento

dell’arte italiana che Razzauti maturò una visione originale

e libera della pittura, senza mai vincolarsi ad una scuola nè ad un

movimento. Il trasferimento a Castiglioncello nel 1911 lo allontanò

dai clamori della vita cittadina, senza impedirgli tuttavia di essere

sempre informato sulle questioni artistiche dibattute in quegli anni

tra Firenze e Parigi. Lo aiutarono in questo continuo aggiornamento

culturale i viaggi all’estero, le buone letture e i contatti con alcuni

protagonisti della scena artistica toscana d’inizio Novecento. Tra

questi, Mario Tinti, illustre critico d’arte a cui fu legato da un vincolo

di parentela, e l’artista Mario Puccini, con cui condivise, insieme ad

una fraterna amicizia, un fervido scambio intellettuale. La stesura

Il litorale visto attraverso gli alberi, olio su tavola

Dalla finestra, olio su tavola

Di seguito alcune caricature realizzate da Razzauti

38 Ottorino Razzauti


Pagliai, olio su tavola

Campagna, olio su tavola

L'albero, olio su tavola

tratteggiata e corposa del

colore, con effetti di stampo

pucciniano nelle pennellate

oblique del cielo, accentua

la resa delle masse e dei

volumi, attestando una sintesi

compositiva che procede

dagli scorci ampi ed

ariosi dei primi anni ad una

metrica coloristica ben più

semplificata nelle opere mature.

La presenza ricorrente

di alcuni soggetti, come i

Un momento dell'inaugurazione

covoni di fieno e gli alberi,

sembra dirci di un’attenzione

rivolta tanto agli aspetti formali della pittura quanto alla ricerca di

una chiave interpretativa della natura indagata nelle sue molteplici

sfaccettature. Nelle realizzazioni più tarde il lungo esercizio del dato

paesaggistico confluisce in un’immagine mentale, rarefatta, ormai

del tutto interiore. Poco incline alla pittura di figure, Razzauti esercita

il suo talento di disegnatore nella caricatura, mostrandosi fine

indagatore dell’animo umano e delle sue debolezze. Animato da una

fervida fede politica, spesso motivo di contrasto con il regime fascista,

riconobbe nel linguaggio caricaturale uno strumento di critica e

di denuncia, supportato da una verve satirica e pungente, del tutto

in sintonia con le sue origini labroniche.

La mostra, inserita nella rassegna Artisti & Autori alle “Giubbe Rosse”

a cura del giornalista Jacopo Chiostri e della teologa e scrittrice

Anita Tosi, si protrarrà fino al 17 febbraio e sarà visitabile negli

orari di apertura delle Giubbe Rosse (Piazza della Repubblica 13/14r

www. giubberosse.it - pagina Facebook: Caffè Storico Letterario

Giubbe Rosse).

Il ponte romano di Vada, olio su tavola

Paesaggio, olio su tavola

Nato nel 1881 a Livorno, nel

quartiere di San Jacopo in Acquaviva,

frequenta le scuole

tecniche e dipinge da autodidatta. Fa

parte della cerchia dei pittori livornesi

Oscar Ghiglia, Mario Puccini, Benvenuto

Benvenuti e Amedeo Modigliani.

Ancora giovane, perde la vista ad un

occhio, cosa che gli impedirà di percepire

il senso della profondità visiva.

Nel 1911 si trasferisce da Livorno a Caletta

(Castiglioncello), dove incontra e

sposa nel 1914 Margherita Grimaldi.

Crea una piccola azienda di decorazione e nel frattempo continua a dedicarsi

alla pittura. Mario Tinti, illustre critico d’arte livornese e marito

di sua sorella Vittoria, lo esorta con frequenti lettere a lasciare Caletta,

troppo “stretta” per le “sue facoltà e i suoi meriti”. Socialista convinto,

rifiuta di aderire al regime fascista, e per questa ragione viene

considerato un sovversivo. Nel 1946 viene eletto consigliere nel primo

Consiglio Comunale di Rosignano Marittimo. Dagli anni Cinquanta fino

ai primi anni Settanta è invitato a diverse mostre, a cui rifiuta di partecipare

per il suo carattere schivo e contestatore. Il suo nome è citato

negli annuari dei Pittori Toscani e nel libro "Virtù degli Artisti Labronici"

di Gastone Razzaguta. Muore a Castiglioncello nel 1976.

Ottorino Razzauti

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All’Hotel 500 di Campi Bisenzio

sei Rotary Club uniti per raccogliere

fondi a favore della città di

Amandola colpita dal terremoto

di Elena Maria Petrini

Nell'Hotel 500 Firenze a Campi Bisenzio in provincia

di Firenze, nell'antica villa d’epoca già conosciuta

come Villa Permoli e detta anche Villa di Tomerello

dal nome della località il cui toponimo sembra

derivi dall’espressione “a toma di Morello”, ossia al riparo dal

Monte Morello, si è svolta questa magnifica serata di beneficenza

per raccolta fondi pro-terremotati, per gli eventi sismici

del centro italia del 2016, organizzata da Rotary Area Toscana 1

insieme ai partner Radio Toscana, Banca Mediolanum e Apice

Firenze srl.

La villa conserva le prime documentazioni edite nel XVI secolo in

cui i capitani di Parte Guelfa la rappresentano come un semplice

edificio di tipo residenziale del popolo di S. Stefano di proprietà

della famiglia Ganucci. Nel XVI secolo il fabbricato è di proprietà

dello Spedale degli Innocenti che aveva la propria sede nello

storico edificio fiorentino progettato da Filippo Brunelleschi.

Tale attribuzione è anche testimoniata dal bassorilievo posto

sopra il portale d’entrata del prospetto sud che, insieme alle

due porte simbolo dell’Arte della Seta e l’infante dell’Ospedale,

riporta la data del 1558 come probabile ultimazione della costruzione

della sede campigiana dell’orfanotrofio fiorentino. Nei

Fabio Giannarini e Franco Galletta di Banca Mediolanum insieme ad altri ospiti: Marcelo Andreola,

Maria Rosa Neri, Maria Rehman, Edoardo Luccaccini, Carlo Frittelli, Maria Mercedes De Azcuenaga,

Mario Carmignani e Massimo Cremaschi

Alessandro Masti, da sinistra, insieme

ai sei Presidenti: Sauro Vallucci per il

Rotary Club Mugello, Flavio Bindi per il

Rotary Club Scandicci, Marco Baillot

per il Rotary Club Sesto-Calenzano,

Chiara Scirè e Lorenza Natali, rispettivamente

assessore e funzionario Sviluppo

Turistico del Comune di Amandola,

e gli altri tre presidenti, Michele

Taccetti per il Rotary Club Fiesole,

Giampaolo Pacini per il Rotary Club

San Casciano Chianti e Carlo Cossi per

il Rotary Club Firenze Valdisieve

40 Rotary


Tavoli presidenziali Rotary Club

primi anni del XIX secolo, a seguito dello scioglimento

dei beni ecclesiastici voluto dal granduca Pietro

Leopoldo, la proprietà passò, appunto, alla famiglia

Permoli assumendo il nuovo il toponimo

di Villa Permoli. Successivamente nel 1935

passò alla famiglia Rucellai, che ne aveva

fatto una delle proprie residenze di campagna;

il complesso è stato progressivamente

abbandonato per essere quindi recuperato

dalla famiglia Vaiani con gli ultimi interventi

di restauro e reso sede dell’elegante complesso

dotato di confortevoli camere e prestigiose sale

per eventi: l’Hotel 500 Firenze.

La sinergia dei sei Club Rotary rappresentati dai presidenti:

Michele Taccetti per il Rotary Club Fiesole, Marco Baillot per il Rotary

Club Sesto-Calenzano, Carlo Cossi per il Rotary Club Firenze Valdisieve,

Sauro Vallucci per il Rotary Club Mugello, Giampaolo Pacini per

il Rotary Club San Casciano Chianti e Flavio Bindi per il Rotary Club

Scandicci che hanno voluto fortemente realizzare questa beneficenza

in favore delle aree terremotate,

e che si distinguono sempre più per

l'alta qualità delle attività promosse,

hanno visto come ospiti il professor

Gabriele Barucca, funzionario della

Soprintendenza per i Beni Storici e

Artistici delle Marche, il presidente

incoming Rotary Club Ascoli, Vincent

Mazzone, l'assessore del Comune di

Amandola, Chiara Scirè, la responsabile

dello Sviluppo Turistico comune

di Amandola, Lorenza Natali ed il

presidente del Consiglio Regionale

della Toscana Eugenio Giani.

Nonostante che il pensiero sia andato

alle persone colpite da questo disastro

la serata si è svolta cercando

di dare un messaggio positivo di continuità

e ripresa, anche attraverso la

meravigliosa voce della cantante lirica

Veronica Granatiero, i simpatici

scherzi in diretta su Radio Toscana di

Lapo Sergi di APICE Firenze Srl

Alessandro Masti ed alle musiche di Lorenzo Baglioni,

oltre alla presenza dell'attrice Valentina Carnelutti.

I risultati ottenuti sono stati davvero eccellenti,

come spiega il presidente Giampaolo Pacini,

del Rotary Club San Casciano Chianti: «Sono

molto contento del risultato della nostra

iniziativa, insieme agli altri 5 club abbiamo

raccolto quasi 13.000 euro e il Distretto della

Toscana aggiungerà probabilmente il doppio,

dovremmo così raggiungere la cifra di 26.000

euro. Il successo di questa iniziativa è dovuto in

primo luogo ai nostri soci che hanno partecipato

numerosi alla serata, ma anche al grande affiatamento

e coinvolgimento che è nato tra noi sei presidenti dei

Club Rotary (Fiesole, Sesto-Calenzano, Firenze Valdisieve, Mugello,

San Casciano Chianti e Scandicci) che ci ha spinto a mettere in campo

le nostre conoscenze ed i rapporti professionali per organizzare

al meglio questa serata.

Il Rotary è proprio questo: un punto di incontro di uomini e donne

intraprendenti, amici, professionisti e imprenditori che escono dalla

logica personalistica, cui quotidianamente sono dediti, ed entrano in

quella altruistica impegnandosi a risolvere i problemi più pressanti,

scambiare idee, agire ed apportare cambiamenti positivi e duraturi

nella comunità».

Alessandro Masti di Lady Radio con il cantautore Lorenzo Baglioni

Rotary

41


Maria Rosa Neri

Una vita professionale tra moda,

arte, formazione e coaching

di Elena Maria Petrini

“ Vestirsi è ritenuto uno di quei compiti scontati per la

maggior parte delle donne. Si alzano, si dirigono verso

l’armadio e prendono la prima cosa che capita a portata

di mano pensando non ho mai niente da mettermi”.

Le righe che avete letto fanno parte del primo paragrafo della guida

Oltre lo Stile che trovate in www.mariarosaneri.it, il blog di Maria

Rosa Neri, consulente di Immagine & Coach.

Maria Rosa Neri una vita professionale trascorsa tra moda, arte,

formazione e coaching ci spiega come ognuna di noi può imparare a

valorizzarsi in pochi incontri.

Maria Rosa Neri

Maria Rosa raccontaci un pò in cosa consiste la tua professione,

cosa fa una consulente di immagine?

Beh come prima cosa tengo a sottolineare che il mio focus non è

sulla Moda ma sulle persone. Ho messo a punto un mio metodo,

“Oltre lo Stile” che è un vero e proprio percorso di valorizzazione della

immagine attraverso la conoscenza di noi stesse e l’espressione

della propria personalità. Il mio percorso permette alle persone di

avere una immagine più armonica: nei colori, nelle proporzioni, con

il trucco e parrucco.

Spesso le persone non sanno che il giusto tono di colore ha un vero

e proprio effetto photoshop sul nostro volto, a costo zero! E questo

concerne non solo l’abbigliamento ma anche il trucco.

In questo momento si

parla molto di personal

brand: la professionalità

passa anche tramite

l’immagine? Quindi l’abito

fa il monaco?

Ebbene sì, l’abito fa il

monaco: l’immagine è

il nostro primo biglietto

da visita. In tempi così veloci è fondamentale che l’immagine sia

allineata con chi siamo per far arrivare un messaggio coerente. La

coerenza comunicativa (e l’immagine è una parte importante della

comunicazione) permette di abbattere dubbi e favorire l’empatia,

quindi di coltivare relazioni su un terreno più fertile. Ti faccio un

esempio: sceglieresti un professionista che ha una immagine sgualcita

e approssimativa? Onestamente ti viene il dubbio che anche il

suo lavoro possa essere approssimativo? Magari è un eccellente

professionista ma si insinua il dubbio che essere approssimativo

sia una sua componente e l’ultima cosa che vuoi è un professionista

approssimativo…

Quale è la differenza tra stile e moda?

Premetto che amo la moda, da sempre, e la considero una delle

espressioni più significative della nostra società, influenzata dalla

diverse culture: per esempio in occidente il colore rosso viene

identificato con l’energia, la passione, in Cina è il colore destinato

ai funerali. Stile e moda sono due concetti completamente diversi:

puoi essere alla moda

senza avere stile e avere

stile senza seguire la

moda. Lo stile è derivato

dall’armonia (ma anche

dal contrasto: Iris Apfel è

decisamente una donna

che ha un suo stile), dalla

cura del dettaglio, dalla

postura, dai modi, dal sorriso. Lo stile è essere, non avere.

Come possono i nostri lettori avvicinarsi alla tua professione e conoscerti

meglio?

Visitando il mio blog www.mariarosaneri.it dove troveranno tanti

suggerimenti applicabili subito, oltre alla guida Oltre lo Stile che

possono scaricare gratuitamente sul proprio pc. Oppure partecipando

al workshop True Colors che avrà luogo il 18 febbraio nella splendida

location del Boutique Hotel Cellai, Firenze.

https://www.facebook.com/events/741441436014583/

Un evento unico durante il quale le partecipanti scopriranno la loro

grande bellezza, con leggerezza e divertimento.

Per informazioni e prenotazioni:

mail@mariarosaneri.it

42 Maria Rosa Neri


Arkiwine: prossimi eventi...

e solidarietà in Rosa!

di Elena Maria Petrini

Luigi Benassai in arte Grey The Mime, un

performan, mimo, ex clown ospedaliero, insieme

a Silvia Noferi, Tiziana Chiappelli e

Lorella Zanardo (foto di Mario Rizzuti)

L'Associazione Culturale Arkiwine promuove, ogni anno, storia

arte e cultura del territorio italiano attraverso degustazioni

ed approfondimenti culturali, che per il 2017 si susseguiranno

in un fine settima all'interno del primo Festival del

Libro nella città di Firenze, che si svolgerà il 17-18-19 febbraio presso

la Fortezza.

Venerdì 17 febbraio dalle 15:00 alle 16:00 Padiglione Spadolini "Caffè

letterario" (sala open space per 100 persone):

15:00 "Vini da raccontare" presentazione del libro "Ali-Mental Strategy"

Nutri la mente e raggiungi l'eccellenza seguita da percorsi gustativi;

15:15 "Vini da raccontare" presentazione del nuovo ricettario Arkiwine

"L'uovo di Colombo" in fase di redazione, con ricette degli chef Marco

Stabile e Stefano Pinciaroli, con gli abbinamenti a cura di Elena Maria

Petrini e con la supervisione del coordinamento scientifico composto da

grandi esperti, come: Paolo Pellegrini, Renzo Cotarella, Sonia Donati,

Donato Creti, Natasha Santandrea, ...

15:30 "Vini per viaggiare" presentazione dei libri della scrittrice Lorella

Zanardo intitolati: "Il corpo delle donne" e "Senza chiedere il permesso"

con gli interventi di Tiziana Chiappelli, docente di Pedagogia di Comunità

presso l'università di Firenze e Silvia Noferi consigliere del Comune

di Firenze;

15:45 percorsi gustativi con i prodotti

delle aziende sponsor

Sabato 18 febbraio dalle 15:00

alle 16:00 Padiglione Spadolini

"Caffè letterario" (sala open space

per 100 persone)

15:00 "Vini da raccontare" presentazione

libro dello scrittore Roberto

Giacinti (fondatore e presidente

della "Compagnia di Babbo Natale"

di Firenze) intitolato: "Giallo

sull'isola di…Elba, Moofushi,

Mohafushivaru, Pantelleria, Santo

Janni, Cavallo, Capri, Maddalena";

15:20 "Vini da leggere" presentazione del libro dello scrittore Aldo Fittante

intitolato "Brand, Industrial design e Made in Italy: la tutela giuridica"

15:40 percorsi gustativi con i prodotti delle aziende sponsor

Domenica 19 febbraio dalle 17:00 alle 18:00 Padiglione Spadolini

"caffè letterario" (sala open space per 100 persone)

17:00 "Vini da leggere" presentazione libri del giornalista e scrittore

Maurizio Pratelli intitolati "33 giri di vino rosso" e "45 giri di vino bianco"

17:15 "Vino e poesia" col poeta e produttore di vino Leonardo Manetti

17,30 "Vino e poesia" con i poeti Carlo Confalone e Rita D'Angelo Grifoni

17,45 performance del soprano Paola Occhi; seguiranno degustazioni

con i prodotti delle aziende sponsor con sciabolata finale.

Presso lo spazio creato all'interno dello stand Massari Editore, con cui

l'associazione culturale Arkiwine ha condiviso i programmi per la valoriz-

Maria Rosa Neri, presso il Quartiere 2 di Firenze, durante il suo seminario intitolato

"Oltre lo Stile" (foto di Cristina Panduri)

zazione della cultura editoriale italiana e delle opere degli autori

che si alterneranno in questa tre giorni, oltre alla cultura enogastronomica

italiana, sará possibile avere momenti di scambio

anche con gli autori e con i titolari delle aziende sponsor, coronando

il tutto con una beneficenza alla Onlus Speranza Futura

per poter concludere i lavori di un dispensario medico infantile in

Madagascar, rappresentata dall'architetto Gianni Aquila

L'associazione culturale Arkiwine, è sempre stata sensibile a

creare sinergia per la beneficenza delle persone più in difficoltà,

come i bambini malati di tumore dell'Ospedale Pediatrico

Meyer di Firenze, oltre a contribuire con cene di beneficenza

organizzate dai Leo, e ricordiamo quella per sostenere l'associazione

di Bebe Vio, e quella del Distretto Leo 108 La di Firenze

per la sensibilizzazione sui disturbi alimentari, con la partecipazione

della giornalista del Corriere della Sera Margherita De

Bac e la nutrizionista Flavia Fondelli; in quest'ultima sono stati

devoluti alla Caritas Firenze circa 1200 pasti caldi.

Arkiwine prosegue in rosa con la sensibilizzazione sulla questione

femminile, dalla violenza sulle donne alle pari opportunità,

promossa da Silvia Noferi del Gruppo Consiliare Movimento

5 Stelle del Comune di Firenze, insieme alla Docente di Pedagogia

di Comunità all’università di Firenze Tiziana Chiappelli,

e la scrittrice Lorella Zanardo autrice di due libri che verranno

presentati nella tre giorni alla Fortezza da basso sopra riportata.

Si premette che comunque l'associazione Arkiwine rimane

apartitica, apolitica e aconfessionale per suo statuto, ma sarà

sempre solidale verso queste tematicità e conclude con la promozione

della rete professionale al femminile promossa dal

presidente del Quartiere 2 di Firenze, Michele Pierguidi, e la

vice presidente di Rete al Femminile Firenze, Angie Claire Testai,

insieme a Maria Rosa Neri ed altre professioniste che si

susseguiranno fino al mese di giugno.

Arkiwine

43


Giacomo Grifoni

La casa dalle nuvole dentro”, il suo primo

romanzo, rappresenta uno spunto di

riflessione sulla fragilità delle relazioni affettive

che possono distruggere, ma anche guarire!

di Elisabetta Mereu

Tornare al punto di

partenza qualche volta

serve a rimettere

ordine nella propria

vita, i cui equilibri sono stati totalmente

ribaltati da eventi improvvisi.

Grazie all’affetto dei suoi

parenti e all’aiuto di un terapeuta,

Andrea riesce a ricostruire dalle

proprie ceneri un nuovo uomo,

ciò che non è riuscito ad essere

nei 30 anni precedenti! Una trama

avvincente e tutta da scoprire

quella tessuta in quasi 300 pagine

da Giacomo Grifoni, psicologo e

psicoterapeuta, che negli ultimi

anni ha scritto molti altri testi e

saggi prettamente legati alla sua

professione, ma al suo esordio

come autore di romanzi con “La

casa dalle nuvole dentro”, edito

da AmicoLibro (Casa Editrice nata

nel 2013 con l’intento di creare

uno scambio di energia positiva

e crescita personale fra lettori

Giacomo Grifoni alla presentazione del romanzo

e scrittori ndr.). Abituato com’è a scandagliare

l’animo umano con tutte le sue fragilità per far

emergere dai sentimenti contrastanti e negativi

la parte migliore di ogni persona, Grifoni anche

in questo racconto riallaccia il fil rouge con i due

precedenti libri: "Non esiste una giustificazione:

l'uomo che agisce violenza verso il cambiamento”

e la recente riedizione di questo "L'uomo

maltrattante: dall'accoglienza all'intervento con

l'autore di violenza domestica”.

“Questo romanzo che abbiamo presentato nei

giorni scorsi a Firenze - dice Grifoni - unisce in

modo creativo la mia grande passione per la

scrittura con la mia attività professionale, in cui

la pratica clinica si alterna ad una costante azione

di sensibilizzazione sul territorio, finalizzata

alla promozione di una nuova cultura di tipo psi-

cologico ed all’uso di modalità non

violente nelle relazioni umane.” È

socio fondatore e Responsabile della

Formazione del Centro Ascolto Uomini

Maltrattanti di Firenze, dal 2009 il

primo centro di riferimento in Italia

per quegli uomini, violenti nelle relazioni

affettive, che vogliano intraprendere

un percorso di cambiamento

ed assumersi la responsabilità dei

comportamenti maltrattanti, agiti dal

punto di vista fisico e/o psicologico,

economico, sessuale. Insomma, che

si espleti con la scrittura, con la

professione o tramite l’attività di divulgazione

in convegni e seminari di

formazione in giro per l’Italia, quella

di Giacomo Grifoni è una concreta

missione culturale indirizzata su vari

fronti di grande attualità: sensibilizzare

la gente sul fatto che la violenza

nasce da piccole cose, lavorare sulla

paternità come fattore di crescita

esperienziale degli uomini e recuperare

la sfera della comunità degli

affetti affinché diventino il terreno

fertile su cui far sviluppare un cambiamento!

”Credo che per avvicinare le persone

a temi scomodi e difficili come la

violenza - ha aggiunto l’autore - la

letteratura, l’arte e il cinema possano

essere strumenti molto efficaci e

come tali siano canali da utilizzare

per abbattere resistenze e luoghi comuni.

Ecco perché per far conoscere

questo mio ultimo libro ho pensato di

fare anche un book trailer (https://vimeo.com/199814875),

curato da mio

fratello Francesco, attore. Questo

modo di comunicare è un valore aggiunto

per creare un filo conduttore

tra poesia, arte visiva, letteratura, ricerca

scientifica e impegno sociale.”

44 Giacomo Grifoni


Speciale

Sesto Fiorentino

Il Carnevale di Sesto Fiorentino

Da domenica 19 al 28 febbraio sfilate

di carri e tanti eventi nel solco di una

tradizione iniziata nel lontano 1956

di Alessandro Baldi

Foto archivio Pro Loco Sesto Fiorentino

di San Martino riprende vita il Carnevale dei Ragazzi con una nuova

impostazione: Carri allegorici più piccoli, un corso mascherato concentrato

in piazza Lavagnini e, per la prima volta, una inedita Sagra

delle Budella e del Roventino, prodotti gastronomici tipici della tradizione

sestese. Centinaia sono i volontari impegnati nelle domeniche

di Carnevale e nella lunga preparazione autunnale della manifestazione,

ma i risultati sono eccezionali dando vita ad un evento che

richiama migliaia di persone da tutta la provincia di Firenze durante

le domeniche di Carnevale. La manifestazione ruota sempre intorno

al Centro Turistico Giovanile e alla Parrocchia di San Martino con

volontari sia dell’associazione che impegnati nell’oratorio, tra questi

i principali animatori Giacomo, Marcello, Mario, Roberto, Paolo,

Cristina e tanti ragazzi.

Questa impostazione del nuovo Carnevale dei Ragazzi prosegue fino

alla fine degli anni Novanta con un corso mascherato caratterizzato

da due attrazioni che sono la gioia dei bambini: la riproduzione del

Il Carnevale di Sesto Fiorentino 2017, si inserisce nella tradizione

pluridecennale dei Carnevali nella nostra città e nella

esperienza maturata in questi ultimi anni dalla Pro Loco nella

promozione di un evento che intende essere evento di piazza,

evento di e per la città, evento di famiglie e ragazzi.

Il Carnevale a Sesto nella seconda metà del XIX secolo acquisisce

una forma che va oltre alle tanto varie e fantasiose iniziative spontanee

o di circolo e oratori; nel 1956 intorno alla Parrocchia di San

Martino ad opera di un gruppo di giovani adulti e ragazzi che hanno

costituito il Centro Turistico Giovanile - gruppo Terza Punta - prende

vita il Carnevale dei Ragazzi, manifestazione strutturata incentrata

su carri allegorici e corso mascherato.

Così dal 1956 al 1970 ogni anno le vie del centro cittadino da piazza

Vittorio Veneto a piazza della Chiesa, via Cavallotti e via Alighieri

si animano di carri allegorici competitivi con quelli di Borgo San

Lorenzo o di altri medio grandi Carnevali toscani, attirando migliaia

di persone.

Un Carnevale fatto di cartapesta, di lunghi mesi di preparazione

serale nei capannoni dietro la Pieve di San Martino che coinvolge

tanti giovani e adulti a partire, citando solo alcuni nomi senza voler

far torto ai tanti volontari, Delfo, Marcello, Giacomo, Carlo, Paolo,

Roberto e tanti altri.

Si susseguono alcuni anni di difficoltà che impediscono la realizzazione

dei carri allegorici e dei corsi mascherati, ma nel 1976 su

iniziativa di un gruppo di adulti (alcuni provenienti dalla passata

esperienza degli anni Sessanta) e da nuovi ragazzi della parrocchia

primo treno italiano impiegato sulla linea Napoli - Portici con la sua

strepitosa locomotiva Bayard e un carro - battello ispirato ai leggendari

battelli a pale del Mississipi. Intorno alla sagra e al corso

mascherato ruotano una serie di iniziative tra cui spicca il concorso

di disegni rivolto alle scuole sestesi per la scelta del manifesto annuale

del Carnevale dei Ragazzi.

Il Carnevale dei Ragazzi affronta un altro periodo di crisi, con alcuni

edizioni sostenute e organizzate da altre associazioni sestesi fino

alla rinascita nel 2010 su stimolo dell’Ufficio cultura del Comune di

Sesto Fiorentino e ad opera della Pro Loco, che in questi anni si è

riorganizzata.

Un Carnevale forse più modesto, senza i grandi carri allegorici degli

anni Cinquanta e Sessanta, senza le suggestive realizzazioni

Carnevale di Sesto Fiorentino

45


Speciale

Sesto Fiorentino

degli anni Ottanta e Novanta, ma con un coinvolgimento di varie

esperienze cittadine, riportando in piazza il Carnevale, legando il

Carnevale al nome della città e ad uno dei “personaggi di fantasia”

a buon diritto concittadino di questa città: Pinocchio.

Prende il via il terzo ciclo del Carnevale a Sesto Fiorentino che

cambia nome sottolineando il legame con il territorio: Carnevale

di Sesto Fiorentino, e assumendo un sottotitolo legato alla fiaba di

Pinocchio Il Paese dei Balocchi.

Il Carnevale di Sesto Fiorentino e Pinocchio

Ricerche storiche, pubblicazioni di vari esperti identificano il territorio

tra Castello, Sesto, Firenze come luoghi da cui Carlo Lorenzini

(Collodi) ha tratto ispirazione e in cui ha contestualizzato il famoso

romanzo. Già un progetto del Quartiere 5 di Firenze e del Comune di

Sesto Fiorentino aveva individuato sul nostro territorio precise ambientazione

che hanno o potrebbero avere ispirato Carlo Lorenzini

nella stesura delle Avventure di Pinocchio (dall’osteria del Gambero

Rosso a Colonnata, al Campo dei miracoli a Villa Gerini, al Paese dei

balocchi a Sesto, sede ogni anno nel XIX secolo di una grande fiera

del bestiame con annesse attrazioni di giochi e giostre).

Sesto Fiorentino: Il Paese dei Balocchi

Già nel 1800 Sesto era sede di un’importante fiera del bestiame che

richiamava molta gente dai Firenze e dai comuni toscani; la fiera era

occasione per mettere in piazza vari tipi di attrazioni e giochi. Anche

oggi Sesto Fiorentino vuole essere una località di attrazione per famiglie

e ragazzi che vogliono riscoprire il piacere del Carnevale di paese,

fatto di maschere, varie attrazioni, animazioni, sapori antichi e

nuovi. Il progetto del Carnevale di Sesto Fiorentino è organizzato dal

Comune e dalla Pro Loco di Sesto Fiorentino, con la collaborazione di

tanti soggetti protagonisti nella vita cittadina, dalle associazioni di

cultura e volontariato, dalle associazioni di categoria agli operatori

commerciali e della ristorazione, dalla Sezione soci Coop al Centro

Commerciale Naturale e al Centro Commerciale integrato, ai circoli.

Per informazioni sul calendario degli eventi:

www.prolocosestofiorentino.it

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Speciale

Sesto Fiorentino

La Soffitta Spazio delle

Arti racconta la storia di

“Don Milani, un prete maestro”

A Sesto Fiorentino dal 5 febbraio al

5 marzo una mostra sul sacerdote di

Barbiana nel 50° della sua scomparsa

di Stefano Bandinelli

© Archivio Fondazione Don Lorenzo Milani

L’evento si è aperto domenica 5 febbraio al Circolo Arci-

Unione Operaia di Colonnata a Sesto Fiorentino. L’esposizione

resterà aperta sino al 5 marzo. Il progetto, è

stato realizzato grazie al supporto delle Amministrazioni

comunali di Sesto Fiorentino, Calenzano e Vicchio e alla collaborazione

di Fondazione Don Lorenzo Milani, che espone un estratto

della mostra fotografica “Barbiana e la sua scuola”, Gruppo Don

Lorenzo Milani di San Donato di Calenzano, che ha fornito materiale

legato agli anni di San Donato, e Centro Formazione e Ricerca

Don Lorenzo Milani e Scuola di Barbiana di Vicchio, che ha portato

immagini storiche dei luoghi di Don Milani. Collegati alla mostra si

terranno due importanti eventi. Giovedì 23 febbraio, alle ore 17 alla

biblioteca comunale Ernesto Ragionieri di Doccia a Sesto Fiorentino,

ci sarà il convegno “Dentro l’opera di Don Milani”. Interverranno

Marco Bontempi, docente di sociologia all’Università di Firenze e

Don Lorenzo coi ragazzi della scuola elementare, 1955, Archivio FDLM

Barbiana, 1959 circa, foto Ammannati, Archivio FDLM

Uno scorcio della mostra nello Spazio delle Arti La Soffitta

dell’Istituzione culturale e Centro di documentazione Don Lorenzo

Milani e Scuola di Barbiana di Vicchio, aprirà con “Perché ci dovrebbe

interessare l’esperienza di Barbiana oggi?”; poi Maresco Ballini,

presidente del Gruppo Don Lorenzo Milani di San Donato di Calenzano,

racconterà “I sette anni di Don Milani a Calenzano e l’esperienza

unica della Scuola Popolare”; Sandra Gesualdi, della Fondazione

Don Lorenzo Milani, parlerà di “Don Lorenzo Milani. L’esilio di Barbiana”

prendendo spunto dall’omonimo volume di Michele Gesualdi

uscito nel novembre scorso; infine Mario Lancisi, giornalista e scrittore,

analizzerà il complesso tema del “Processo all’obbedienza. La

vera storia di Don Milani” trattato nel suo libro pubblicato nel 2016.

Il secondo evento è in calendario venerdì 24 febbraio. Alle ore 21

nel Teatro del Circolo Arci-Operaio di Colonnata si terrà lo spettaco-

48 Don Milani


Speciale

Sesto Fiorentino

Don Lorenzo Milani a San Donato di Calenzano durante la costruzione della scuola popolare

per ragazze, 1953-54, Archivio Gruppo Don Milani

Don Milani a Barbiana con i primi ragazzi della sua scuola, febbraio 1958, foto Frighi,

Archivio FDLM

Francesco Mariani e Matteo, uno dei volontari de La Soffitta, osservano le foto

lo di teatro narrato “Un viaggio lungo un mondo”. L’opera è scritta

da Claudia Cappellini e ha la regia di Gionni Voltan che sarà anche

l’attore-guida sul palco incaricato di evocare le figure che racconteranno,

con la loro voce, le emozioni dei momenti passati con Don

Milani. A sottolineare l’utilità, oggi, di un progetto che celebri don

Lorenzo Milani e ne metta in risalto il pensiero e le opere, è Tomaso

Montanari. Fiorentino, 45 anni, è docente di storia dell’arte moderna

all’Università di Napoli, storico dell’arte.

“Don Milani è attuale oggi più che mai perché, da profeta qual era,

vedeva il futuro. Lui divideva il mondo fra oppressori e oppressi e

fra ricchi e poveri. Oggi le divisioni si basano apparentemente su

nazionalità o appartenenza religiosa, ma la vera distinzione resta

quella che diceva don Lorenzo: oppressori e oppressi, ricchi e poveri.

Diceva che il centro di tutto era la scuola che serviva non per creare

una classe dirigente, ma una massa cosciente con un senso critico

per formare una nazione fatta di cittadini sovrani colmi dei giusti

valori. Sono molto felice che si parli di don Lorenzo Milani a Sesto

Fiorentino, nella sua terra, una terra che ai suoi tempi non l’ha capito

gran che e che oggi può fare da cassa di risonanza a un pensiero

sempre attuale e che ci può spiegare, in ogni situazione, qual è la

parte giusta dove stare”. Il responsabile del Gruppo La Soffitta Francesco

Mariani, ha dichiarato: “L’essere riusciti ad allestire questa

Lezione di geografia a Barbiana, 1956, foto Ammannati, Archivio FDLM

mostra retrospettiva su don Lorenzo Milani ci riempie d’orgoglio. Ci

sono testimonianze emozionanti della sua vita, tra foto e documenti,

e un video imperdibile che in 20 minuti porta lo spettatore nel vero

clima degli anni di Barbiana”.

All’inaugurazione della mostra hanno partecipato, il sindaco e il

vicesindaco di Sesto Fiorentino, Lorenzo Falchi e Damiano Sforzi,

il sindaco di Calenzano, Alessio Biagioli, Sandra Gesualdi della Fondazione

Don Lorenzo Milani, Maresco Ballini, presidente del Gruppo

Don Lorenzo Milani di San Donato di Calenzano.

Don Milani, un prete maestro La Soffitta Spazio delle Arti - c/o Circolo

Arci di Colonnata - Piazza M. Rapisardi, 6 - Sesto Fiorentino (FI).

Orari: feriali 21-23, sabato 10-13, domenica 10,30-12,30 e 16-19, lunedì

chiuso. Visite scolastiche su appuntamento. Info 335 6136979.

Don Milani

49


Speciale

Sesto Fiorentino

I colori della solidarietà

Un concerto di Carnevale per il popolo

saharawi a Sesto alla chiesa di Santa

Maria e San Bartolomeo a Padule

di Barbara Calamai Direttore del Coro Free Music Ensemble

Il coro “Free Music Ensemble” e l’associazione di solidarietà con

il Popolo saharawi “Ban Slout Larbi”, sono un binomio storico

perché ormai da anni il nostro coro collabora con l’associazione

nei molti eventi a favore del popolo saharawi.

Fin dal lontano 2004, anno in cui è nato il coro, abbiamo deciso di affrontare

un genere, il Gospel, che, al di là della musica e del ritmo così

coinvolgente e suggestivo, riuscisse a trasmettere anche il messaggio

e la testimonianza di migliaia di uomini e donne strappati alla loro terra

per essere tenuti schiavi. In questi canti, oltre alla melodia e alle parole,

ci sono le vibrazioni di quella sofferenza, c’è l’anima di chi l’ha urlata

nel vento per la prima volta, c’è la speranza della libertà.

La stessa libertà che il popolo saharawi chiede al mondo da tanti anni.

Il coro si caratterizza nel cosiddetto stile “a cappella”, cioè con il solo

uso delle voci senza supporto strumentale anche se fanno parte del

repertorio alcuni brani con accompagnamento di pianoforte o chitarra.

Foto Associazione Ban Slout Larbi e coro Free Music Ensemble

Il coro Free Music Ensemble

Associazione di Solidarietà

con il Popolo Saharawi

Ban Slout Larbi

È con gioia che abbiamo deciso di partecipare a questo nuovo

evento il cui titolo “I colori della solidarietà” esprime al meglio

lo spirito dell’essere vicini e del condividere.

Il nostro lavoro e le nostre convinzioni che la pace ed il rispetto

delle diversità siano la base di una società civile, hanno fatto

sì che dal 2014 il nostro coro sia membro onorario del Centro

Unesco di Firenze.

I COLORI DELLA

SOLIDARIETA’

Concerto di Carnevale per i Saharawi

Coro Free Music Ensemble

Direttrice Barbara Calamai

Sabato 18 Febbraio 2017 ore 21,15

Chiesa di Santa Maria e San Bartolomeo a Padule

Piazza San Bartolomeo 10, Sesto Fiorentino

Durante la serata raccoglieremo offerte

da destinare all’accoglienza dei bambini Saharawi

Con il patrocinio del

La locandina dell'iniziativa

50

Saharawi


Auser Sesto Fiorentino

Speciale

Sesto Fiorentino

Nella sede di via Pasolini tanti servizi

rivolti alla persona, dall'accompagnamento

ai pasti a domicilio e la mensa sociale

di Renato Campinoti

Foto di Andrea Petracchi

L’Auser Volontariato Sesto Fiorentino ha

visto sviluppare in questi anni la propria

attività sia nel campo dei servizi

alle persone che in quello delle nuove

attività rivolte ai propri associati.

Per quanto riguarda l’attività di volontariato è cresciuta

la domanda di accompagnamento sociale

verso le persone con difficoltà di movimento verso

le visite sanitarie come pure per le patologie

ripetute nel tempo. In questo senso Auser Sesto

auspica che la Regione, come più volte sottolineato

dall’assessore Stefania Saccardi, possa giungere

alla stesura delle Linee Guida che, d’intesa con le

La sede di via Pasolini con il parco auto per l'accompagnamento delle persone ccon disabilità

associazioni di volontariato, permetta di svolgere al

meglio questo importante servizio.

Nel frattempo Auser Volontariato di Sesto si è dotata

di un ulteriore auto per lo svolgimento di questo

servizio che permette anch’esso, come gli altri

mezzi di Auser Sesto, di accompagnare anche le

persone con particolari disabilità.

Particolarmente interessanti altre iniziative come

La Banca dell'Esperienza” rivolta ai ragazzi delle

scuole dove gli anziani di Auser trasmettono ai ragazzi

le loro esperienze professionali e non solo.

Accanto a questa attività si è sviluppata negli ultimi

anni, grazie alla convenzione con la Società della

Salute e al contributo del Comune di Sesto Fiorentino

(con i cui uffici dei Servizi Sociali si realizza una

stretta collaborazione), l’attività dei pasti a domicilio

e di mensa sociale per gli iscritti Auser che ha

comportato la realizzazione di una vera e propria

cucina per la cottura dei pasti medesimi e una crescita dei volontari impegnati sia

nel servizio di trasporto dei pasti a domicilio per 365 giorni all’anno che di cottura

dei medesimi.

Per dare continuità a questa attività, che si affianca alla gestione del bar che ha rilevato

la precedente, del tutto insoddisfacente, si è rafforzata l’autonomia dell’Associazione

di Promozione sociale Auser Zambra, con propri autonomi organismi sociali,

che sviluppa anche iniziative rivolte agli associati come le cene per i volontari,

gli incontri con i ragazzi saharawi ospitati nel territorio di Sesto e altri momenti di

socialità. Da un anno, su iniziativa di un gruppo di insegnanti e studenti dell'Istituto

Calamandrei, è nata "ExLibris - Auser" che sta raccogliendo molti successi con

molteplici iniziative culturali.

AUSER Sesto Fiorentino

Via P. P. Pasolini, 105

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Telefono: 055 449 4075

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Auser Sesto Fiorentino

51


I SAPORI DELLA

SOLIDARIETA’

Il cibo come nutrimento ma anche

elemento di comunicazione e di servizio

Speciale

Sesto Fiorentino

di Cesare Colombo e Andrea Petracchi

Foto di Andrea Petracchi

a domicilio ed è basata su menù variati giorno per giorno e, se necessario,

personalizzati sulle condizioni di salute del destinatario,

evitando però menù rinunciatari che possono indurre elementi di

malnutrizione (l’alimentazione a brodini, semolini, caffelatte etc, ripetuti

all’infinito). È quindi necessario poter preparare alimenti che

si possano porzionare e conservare per più tempo in modo da poterli

offrire in maniera variegata senza appesantire la produzione. I cibi

prodotti possono anche essere offerti in modalità take away (asporto).

La ristorazione del collettivo si basa sullo stare insieme cioè su

eventi, quali pranzi/cene tematici, feste eventi quali compleanni,

matrimoni o congressi-convegni in associazione all’offerta della

sala convegni, come momenti di socializzazione collettiva. La cucina

La ristorazione commerciale ha come obiettivo quello

di offrire prodotti alimentari in base alla domanda del

consumatore. Il progetto “I Sapori della Solidarietà” si

propone invece di offrire solidarietà come fine e di utilizzare

il cibo come elemento di comunicazione e di servizio e quindi

non solo alimentazione o consumo ma nutrimento fisico e psichico,

basandosi sul fatto che l’alimentazione deve essere un fatto sociale

della vita e che si “gusta” con la mente prima ancora che col palato.

Quindi il progetto si basa essenzialmente su 3 tipologie di servizio

La ristorazione sociale

La ristorazione dello “stare insieme” o del collettivo

La cucina della conoscenza

La ristorazione cosiddetta sociale si propone di organizzare pasti da

somministrare in loco o di prepararli per la consegna ed il consumo

della conoscenza invece ha come obiettivo quello di creare consapevolezza

nella costruzione dei menù delle famiglie e si basa sulla spiegazione

dei valori nutrizionali degli alimenti e sulle modalità di usarli nella

vita domestica. È un’alternativa, per i nostri associati ma anche per i

cittadini che vogliano accostarsi al progetto, alla dilagante passività

culturale che viene dai programmi di cucina mediatici televisivi, ma può

essere anche un momento di crescita culturale per i volontari che vanno

nelle case degli assistiti e si propone di aiutare i volontari a fotografare

e leggere le dispense e le cucine di casa e di offrire le opportune

variazioni in termini nutrizionali, edonistici e di sicurezza alimentare ed

ambientale. Le attrezzature necessarie per arredare la cucina ma anche

la sala di ristorazione del bar devono quindi adeguarsi alla progettualità

che verrà scelta. Si suggerisce ricercare un main sponsor da associare

al progetto. Sulla base delle decisioni prese si procederà ad una più

dettagliata esposizione dei progetti operativi e del lay out necessario.

52

Auser Sesto Fiorentino


La Banca

Speciale

Sesto Fiorentino

dell’Esperienza

Un "deposito" di esperienze di uomini

e donne per tramandare la memoria

Testo e foto di Andrea Petracchi

La banca della esperienza è un gruppo di persone, non un

luogo, né un’impresa. La banca sono proprio che costituiscono

il gruppo, che conservano e fanno fruttare l’esperienza

che hanno vissuto. Il progetto nasce nel 2000

con l’intento di aggregare persone interessate a lavorare sui temi

dell’intergenerazionalità, della trasmissione della memoria. Non si

tratte però di un contenitore ricreativo, chiuso e autoreferenziale,

sul filo dei ricordi, ma di una iniziativa che attiva circuiti virtuosi di

scambio e comunicazione tra giovani e anziani.

La BANCA COME DEPOSITO DI ESPERIENZE - riguarda il passato di

donne e uomini che hanno il desiderio di raccontare e raccontarsi

per fissare e tramandare la memoria, per lasciare una traccia del

proprio vissuto, per testimoniare ciò che è stato.

La BANCA come risorsa - si rivolge alle giovani generazioni per trasmettere

saperi, abilità, per comprendere, imparare, educare, per

tessere trame di rapporti attraverso narrazioni, confronto delle idee,

relazioni.

Il primo risultato raggiunto è dato dalla capacità generativa del gruppo:

la crescita di idee e iniziative, lo sviluppo di relazioni di scambio,

l’acquisizione di una autonomia progettuale e organizzativa.

Il secondo grande risultato è stato sicuramente l’integrazione; giovani

e anziani si incontrano, lavorano insieme, condividono linguaggi

anche multimediali, che in genere gli anziani sono un pò ostici.

Il terzo risultato è testimoniato dal successo di pubblico: l’entusiasmo

dei ragazzi, la gratitudine e la collaborazione degli insegnanti,

l’impegno degli Enti Locali. Quindi una iniziativa che nel favorire l’integrazione

fra le persone, sviluppa e sostiene l’immagine di AUSER

sul territorio.

Auser Sesto Fiorentino

53


SESTO

Speciale

Sesto Fiorentino

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SESTO ARTE, nasce nel 1994 come laboratorio per

la creazione e la vendita di cornici. Dal 2005 siamo

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Milano Bruschi che l'aveva aperto

nel 1958. Mentre frequentavo l'Istituto

d'arte nella sezione Arredamento,

nel pomeriggio andavo alla Tappezzeria

Landi in Borgo SS. Apostoli, una

delle più accreditate di Firenze, a imparare

il mestiere. Poi ho completato

il mio percorso artigianale andando a

lavorare dal Perini, un altro bravissimo

tappezziere fiorentino, finché nel

1973 mi sono messo in proprio.


Paolo Fattori

Speciale

Sesto Fiorentino

La recente mostra nella sala espositiva

Pro Loco di Sesto Fiorentino ha

riscosso l'apprezzamento del pubblico

di Paolo Fattori

Da sempre la semplicità e l'immediatezza degli acquerelli

mi hanno appassionato.

Proprio i volti delle persone vicine, familiari ed amici,

sono stati fonte di ispirazione per i miei dipinti.

L'uso dei colori ad acqua mi ha guidato verso sfumature e tonalità

uniche nell'espressività del volto: proprio per questo ho cercato di

creare colori nuovi che rispondessero alle mie esigenze.

Creare un volto da un foglio bianco è come far nascere una realtà,

dove alcuni tratti ne definiscono bene l'essenza, mentre altri mi permettono

di liberare la mia fantasia.

E man mano che procedo nel lavoro la tensione di sbagliare cede

il posto ad un piacere distensivo e al gusto per il quadro a cui sto

lavorando.

La buona manualità che mi ha accompagnato per tutta la vita mi ha

permesso di esprimermi con una pittura attenta al particolare, il più

possibile vicino alla realtà.

Per anni ho donato o tenuto per me i miei lavori, per poi finalmente

esporli nell'unica recente mostra, nella sala espositiva Pro Loco di

Sesto Fiorentino, dove l'apprezzamento dei visitatori mi ha gratificato

e invogliato ad andare avanti.

Ho capito che non è mai domenica né vacanza per chi, come me, il

dipingere non è un mestiere.

Paolo Fattori

N

asce a Firenze nel 1948. Frequenta

una scuola tecnica scoprendo le sue

capacità manuali. Comincia a dipingere ad

olio ed acquerello da autodidatta all’età

di 20 anni e solo in età matura si dedica

completamente all’acquerello, studiandone

la tecnica e le qualità estetiche. I volti sono

la principale sua espressione artistica.

Paolo Fattori

55


Speciale

Sesto Fiorentino


Speciale

Sesto Fiorentino

Tutti i prodotti beneficiano di queste qualità, dalla Linea Viso Prima

Spremitura BIO alla Linea Corpo Naturale, dalla Linea Cortesia e

Amenities per Hotel e Agriturismi, alla Linea Benessere. I prodotti

sono prevalentemente decorati con l’esclusivo motivo dell'Olivo e

l’offerta è integrata da pregevoli prodotti come la Linea Arredo Olfattivo

(carta profumata per cassetti che portano all’interno dell’abitazione

un raffinato tocco di classe e allegria, candele profumate

Il marchio Idea Toscana nasce nel 2002, con l’intenzione di

produrre e commercializzare prodotti cosmetici Naturali e

Biologici per uso personale, regalistica e accessori decorativi

per la casa.

Nel 2008 viene creata Prima Spremitura, la prima Linea Cosmetica

Certificata che utilizza Olio Extra Vergine di Oliva “Toscano IGP”

Biologico, avvalorata dell’autorizzazione del Consorzio per la tutela

dell’Olio Extra Vergine di Oliva Toscano (IGP) che, proprio per i prodotti

Prima Spremitura, ha acconsentito al cambiamento di destinazione

d’uso: da materia prima esclusivamente alimentare a materia

prima cosmetica.

L’olio utilizzato nei prodotti fa bene alla pelle, infatti è stato provato

scientificamente che l’olio Toscano è particolarmente indicato

come schermo contro i radicali liberi, causa dell’invecchiamento, in

quanto ricco di grassi monoinsaturi e polinsaturi, ha una bassissima

acidità ed è facilmente metabolizzabile dall'organismo umano, oltre

ad essere ricco di polifenoli e tocoferoli fra cui la vitamina E.

in diverse forme e colori, profumi per ambienti), la Cartoleria (lapis,

blocchi per appunti, quaderni, carta per decoupage, biglietti per ringraziamento

e auguri), la Linea Terrecotte Invetriate (manufatti di

altissimo artigianato, fatti e dipinti a mano), fino a un’intera Linea di

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Un’attenzione speciale è dedicata al design apprezzato dai molteplici

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57


Speciale

Sesto Fiorentino

ASSOCIAZIONE CULTURALE

Inaugurata con una mostra collettiva la

nuova sede espositiva: è la sala San

Sebastiano della Pieve di San Martino

di Maria Grazia Dainelli

Foto di Roberto Cinatti

Con una mostra collettiva dei suoi artisti, LiberArte inaugura

un nuovo prestigioso spazio espositivo a Sesto Fiorentino.

Si tratta della Sala San Sebastiano dell'antica

Pieve di San Martino in piazza della Chiesa.

Questa location va ad aggiungersi a un altro storico ambiente sestese,

la Villa San Lorenzo di via degli Scardassieri, dove l'associazione

culturale ha la propria sede e dove svolge da un decennio attività

espositive e culturali.

Infatti LiberArte affianca da sempre alle mostre d'arte collettive e

personali (la prossima sarà dedicata a Giuliano Pini uno dei maggiori

artisti italiani del Novecento), presentazioni di libri, conferenze, serate

di poesia, rappresentazioni teatrali.

Ricco e articolato anche il programma del 2017 che prevede importanti

appuntamenti fra i quali campeggia il concorso nazionale di

racconti e poesia che avrà come sempre il suo epilogo al Cinema

Grotta, ormai stabile sede della cerimonia di premiazione che si ter-

I soci di LiberArte riuniti nella Sala San Sebastiano in occasione del vernissage

Il referente delle arti visive Felice Giannelli intervistato da Fabrizio Borghini

Il vice presidente Fabrizio Finetti durante la trasmissione Incontri con l'arte

Il presidente Guido Nardi con don Daniele e Lenio Vallati referente dell'attività letteraria

58

LiberArte


Speciale

Sesto Fiorentino

Lino Speranza referente sponsorizzazioni

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La Pieve di San Martino di Sesto Fiorentino

rà nel prossimo mese di maggio.

Dopo Pamela Villoresi, Umberto Cecchi, Marco Vichi, Caterina

Trombetti, un altro importante personaggio, il cui nome verrà

comunicato fra qualche settimana, farà da testimonial alla manifestazione.

Anche lui, come i suoi predecessori, riceverà l'ambito

Fiorino d'Oro realizzato dal maestro orafo fiorentino Paolo

Penko.

Intanto hanno preso il via i corsi di dizione tenuti dall'attrice di

prosa Ilaria Bucchioni e a breve inizieranno i cicli di conferenze

sui classici che si terranno alla Biblioteca Comunale di Sesto

Fiorentino a cura del professor Andrea Matucci dell'università di

Siena con interventi dell'attore Alessandro Calonaci, che è anche

il direttore artistico della rassegna teatrale di quattro giorni

che si terrà sempre in Biblioteca, e degli attori della compagnia

teatrale Maldestro.

Nel mese di agosto LiberArte promuoverà, grazie a uno dei suoi

soci più attivi, Ledo Fabbri, la mostra biennale di Falsi d'Autore

che si terrà nel Palagio Fiorentino di Stia in Casentino.

Esposizioni di dimensioni più contenute, invece, continueranno a

tenersi nella saletta Sandra Cherici del Bar Lumi di via Mazzini,

ovviamente a Sesto Fiorentino, che ormai da qualche anno ha

aperto le sue stanze agli artisti soci di LiberArte.

SAN SEBASTIANO

Centro Espositivo Culturale

SESTO F.NO - CALENZANO • Via D. Alighieri, 72 • Calenzano (FI)

Tel. 055 8827266 • Tel. 055 4200557 • www.alfieriauto.it

Per maggiori informazioni sull'attività del sodalizio, è consigliabile

visitare il sito www.liberartesesto.net oppure richiederle

all'indirizzo mail liberarteseto@virgilio.it.

Chi preferisce usare il telefono, può contattare:

Fabrizio Finetti: 338 5252537 vicepresidente

Felice Giannelli: 349 6062629 referente arti visive

Lenio Vallati: 338 5053274 referente attività letterarie

Lino Speranza: 338 2289783 referente sponsorizzazioni

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