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fingere di essere qualcun altro, la simulazione, il camaleonte.

Così fu, divenne il primo ballerino, iniziò a danzare di fronte a un’intera

platea, riuscendo ad incantarla per i primi due atti della commedia. Poi la

scena mutò: il pubblico notò qualcosa di diverso, e così iniziò a lanciare i

primi fischi, ma lui continuò perché era Bernard, il re dell’inganno, colui

che poteva tutto.

Il pubblico indignato iniziò a lanciare cartacce e fiori in segno di disprezzo

ma lui pensò: “Se mi lanciano fiori vuol dire che mi amano”. Povero

Bernard, che è rimasto impigliato nel suo personaggio. La gente del pubblico

non lo può sapere, non può capire e accettare la sua arroganza. Ma

una cosa Bernard l’aveva in quantità ed era la sua vitalità.

Il pubblico non era più in un teatro, ma in un’arena, erano tutti diventati

dei toreri e il povero Bernard un toro da abbattere; fino all’ultimo non si

è reso conto che i fischi non erano applausi, e che i fiori erano le sole cose

che il pubblico aveva da lanciare. Neppure quando lo stavano per linciare

lui si domandava perché; aveva troppo bisogno di credere a se stesso.

Comunque sia, Bernard ha avuto il coraggio di danzare come un ballerino

di prima fila... anche se non è mai arrivato a essere il vero protagonista

de “La morte del cigno”.

É diventato piuttosto un toro ribelle nell’arena, un toro che, però, non

si è limitato al ruolo che gli era stato assegnato, cioè fare da bersaglio

alla rabbia degli spettatori, che vanno alla corrida proprio per potersene

liberare. Bernard è stato un toro che ha dato libero corso alla sua rabbia,

perché sapeva che il suo destino era morire per dare modo ad altri di

sentirsi meglio.

Il motorino

Massimiliano De Andreis - Gr. Trsg. Bollate

Tanto carcere, spesso lontano da casa, senza molti colloqui o telefonate,

isolato dal mondo. Questa volta, per la prima volta, io

ho avuto la bella sorpresa di potere avere colloqui con mia sorella

(che è a sua volta in carcere, ma per fortuna nello stesso dove sono

io) e poi è arrivato il Gruppo della Trasgressione. Così per me il solito

estraniarmi da tutto e tutti non funziona più. Con il carcere ho sempre

TESTI_ ON. GUIDO PODESTÀ*

_ Diventare cittadini

insieme

La mia famiglia e io ci siamo

appassionati al lavoro del

Gruppo della Trasgressione.

Seguendone le attività

abbiamo visto che quando in

giovane età si incontrano la

crudeltà e la violenza della

vita spesso si reagisce in

modo altrettanto crudele e

violento attraverso atti di

bullismo. Per questo sono

felice di comunicare che

l’amministrazione della

Provincia di Milano, su mia

proposta, ha creato una

Fondazione che ha lo scopo

di riconoscere, comprendere

e offrire metodi per arginare

il più possibile questo

fenomeno.

Come vivere in un mondo

che sembra dominato dalla

legge del più forte? Forse

dovremmo cominciare

a guardare con rispetto

altri modelli, quelli di

chi predilige l’impegno e

l’ascolto. Credo siano questi

i valori e i riferimenti che

possono permettere ai

giovani di sperare nel futuro

e di avere fiducia nelle

autorità che oggi li guidano

e che un giorno loro stessi

diventeranno.

La speranza è il contro

veleno dell’ansia. Genera

ottimismo. Quando una

porta si chiude, un’altra si

apre. E le porte si aprono più

facilmente se alla speranza

viene affiancato il lavoro,

come ad esempio quello

col quale il Gruppo della

Trasgressione guidato dal

dott. Angelo Aparo è giunto

al convegno su La morte del

cigno, uno studio collettivo

dove l’errore diventa punto

di partenza per rinnovare la

propria lettura delle cose e

rinnovarsi.

*Presidente della Provincia

di Milano

soffocato certe emozioni. Diciamo che, non avendo il coraggio di vivere

i sentimenti che avrei potuto vivere, preferisco stare in galera, così non

ho la possibilità nemmeno di sospettare che esistano. Basti pensare che

fuori, dopo pochi giorni dall’uscita dal carcere, ho l’usanza di preparare

la borsa con i vestiti per un eventuale, anzi sicuro, arresto. In mezzo a

tutto questo la libertà, gioie corte e velocità, ma mi raccomando, lucidità

zero! Per me non esiste la parola domani, ogni giorno è uguale, e sempre

a mille, se no, non vale.

So che quelle sbarre mi proteggono da me stesso, tengono a bada il mio

cuore perché è grazie alle sbarre che ho la possibilità di non sentire. Grazie

alle sbarre posso manovrare con facilità e senza pensieri il timone della

mia vita. Questo è ciò che sono, questa è la parte che ho giocato: ho messo

me stesso innanzi a tutto, sia nel godere che nel soffrire, facendo del

male e dimenticandomi di me stesso. Mi sento come un motorino a cui è

stato fatto male il rodaggio, questa è l’unica attenuante che mi concedo.

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