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Lavoro e Diritto 6 5

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Provvedimento di sospensione ex art. 36 bis D.L. n. 223/2006 AMBITO APPLICATIVO Ambito dei cantieri edili (imprese che svolgono le attività descritte dall'allegato I del D.Lgs. n. 494/1996) TITOLARE DEL POTERE DI SOSPENSIONE Solo personale ispettivo Ministero del Lavoro PRESUPPOSTI PER L'ADOZIONE DEL PROVVEDIMENTO Per utilizzo lavoratori “in nero” e violazione della normativa sui tempi di lavoro Provvedimento di sospensione ex art. 5 L. n. 123/2007 Ogni altro ambito Personale ispettivo Ministero del Lavoro e AA.SS.LL. Per utilizzo lavoratori “in nero”, violazione della normativa sui tempi di lavoro e per gravi e reiterate violazioni in materia di sicurezza e salute del lavoro § 4.3. Il Legislatore “aggiusta il tiro” in materia di revoca, alla ricerca di un equilibrio tra repressione e sopravvivenza delle imprese Alla luce delle considerazioni svolte sull'istituto della revoca nell'ambito della disciplina di cui all'art. 36 bis, L. n. 248/2006, particolarmente rilevanti appaiono le novità recate dall'intervento normativo del 2007. Innanzitutto, il Legislatore ribadisce che è condizione, perché possa essere revocata la sospensione, la regolarizzazione dei lavoratori non risultanti dalla documentazione obbligatoria (in caso di sospensione adottata per lavoro “nero”) ed il ripristino delle regolari condizioni di lavoro (nelle ipotesi di reiterate violazioni della disciplina sui dei tempi di lavoro); quest'ultima condizione è posta dal Legislatore anche a base della revoca di quegli ordini di sospensione impartiti alla stregua del “nuovo” presupposto delle gravi e reiterate violazioni in materia prevenzionistica ( art. 5, comma 2, lett. a e b, L. n. 123/2007). Ciò previsto, il Legislatore introduce, quale ulteriore condizione per il conseguimento dell'atto di revoca, il pagamento di una sanzione (amministrativa) pari ad un quinto delle sanzioni amministrative complessivamente irrogate: l'importo sanzionatorio, così determinato, va ad aggiungersi a quello dovuto a titolo delle ulteriori sanzioni penali, civili ed amministrative vigenti; da qui il nome Formazione & Sicurezza in P. Pennesi (a cura di), Collana Quaderni di Lavoro, Ugo Quintily, Roma, 2008, 13. L'opera è reperibile anche in http// www.italialavoro.it 99 99

di “sanzione amministrativa aggiuntiva” (art. 5, co. 3 e co. 4, L. n. 123/2007) 248 . Una previsione di tal sorta non può non essere accolta con favore se si considerano le già descritte conseguenze (potenzialmente) devastanti che la pretesa, al pagamento integrale, in unica soluzione, di tutte le sanzioni dovute all'Erario e di tutti i contributi spettanti agli Enti previdenziali ed assicurativi, può produrre sulle sorti dell'impresa e, quindi, di riflesso, anche sul “diritto al lavoro” di ogni cittadino (art. 4 Cost.); quest'ultimo, infatti, è costituzionalmente legittimato ad esigere politiche istituzionali che garantiscano la massima occupazione possibile (cosiddetto “contenuto positivo del diritto”) 249 . Tale considerazione, peraltro, acquista maggior rilievo se si riflette sul fatto che, la descritta pretesa al pagamento in un'unica soluzione, veniva avanzata in una difficile realtà economico-industriale, che, già negli anni 2005 e 2006, subiva, giust'appunto, un'allarmante battuta d'arresto 250 . Se da un lato è inconfutabile il dato normativo secondo cui la “sanzione amministrativa” (prevista ai fini della revoca) “si aggiunge” alle altre vigenti 251 , dall'altro, è altrettanto incontrovertibile il dato, secondo cui la lettera della legge non costringe al pagamento immediato di tutto ciò che il soggetto sospeso deve allo Stato: in tal senso, la sanzione aggiuntiva assume le vesti – per usare un'espressione atecnica, ma efficace – di un “peso” imposto all'impresa perché questa maturi il convincimento che non conviene “risparmiare” e, quindi, indirettamente lucrare, sulla salute e sulla sicurezza dei lavoratori. L'opzione della novella del 2007, avendo espressamente disposto che il pagamento della “sanzione aggiuntiva” ammonta ad un quinto delle sanzioni amministrative irrogate, chiaramente supera la posizione precedentemente sostenuta dalla prassi amministrativa: sotto tale profilo sembra potersi ritenere che l'intervento riformatore si sostanzi in una sorta di compromesso tra il rischio di far “cadere” le imprese, obbligandole a corrispondere tutto e subito per poter ottenere la revoca della sospensione, e la possibilità, invece, di farle “continuare a 248 Il Legislatore non trascura di pensare alla destinazione della “sanzione amministrativa aggiuntiva”, statuendo che questa vada ad integrare “la dotazione del Fondo per l'occupazione di cui all'art. 1, comma 7, del decreto-legge 20 maggio 1993, n. 148, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio 1993, n. 236, ed è destinato al finanziamento degli interventi di contrasto al lavoro sommerso ed irregolari individuati con decreto del Ministero del lavoro e della previdenza sociale di cui all'articolo 1, comma 1156, lettera g), della legge 27 dicembre 2006, n. 296” (art. 5, co.4, L. n. 123/2007) 249 Riguardo ai profili di “effettività” del diritto del lavoro, si richiama quanto detto al Capitolo Primo, Sezione Prima, § 1.2.3.: cfr., in particolare, nota 36. 250 Vedi sopra, § 3.1. del presente Capitolo. 251 In dottrina la “sanzione aggiuntiva” introdotta dal Legislatore del 2007 non ha mancato di destare perplessità in chi ritiene che essa costituisca “una vera e propria che va ad aggiungersi a tutte le altre sanzioni (amministrative, civili e penali) previste dalla vigente normativa in materia di lavoro. Di fatto essa rappresenta una sorta di a carico del trasgressore, al cui pagamento viene subordinata la revoca del provvedimento di sospensione adottato”, V. Lippolis, Lavoro in nero? Giù la saracinesca in ItaliaOggi7, 20 agosto 2007, 4. 100 100

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