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Lavoro e Diritto 6 5

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camminare”, anche se

camminare”, anche se con il meritato fardello della sanzione aggiuntiva; l'ordinamento, infatti, non solo ha la responsabilità di renderle consapevoli del fatto che il loro operato ha messo in pericolo beni di rilievo primario, ma ha, altresì, il dovere di escludere un inaccettabile paradosso e cioè che i costi (del lavoro) sopportati da quelle imprese che operano nella legalità possano andare a detrimento di coloro i quali rispettano le leggi: è, ovvio, infatti che queste imprese devono “fare i conti” con delle spese che chi opera nel sommerso non sostiene. Con l'introduzione della “sanzione amministrativa aggiuntiva”, quindi, il Legislatore prende una netta posizione: ai fini della revoca, non è affatto necessaria l'immediata estinzione della posizione debitoria in cui versa il soggetto sospeso. Alla luce di ciò, anche la prassi amministrativa mette in discussione l'impostazione precedentemente sostenuta, riconoscendo che, una volta corrisposta la sanzione amministrativa aggiuntiva, non ha alcun rilievo, ai fini della revoca, l'immediato pagamento delle restanti sanzioni, le quali seguiranno l'ordinario iter procedimentale 252 . Inoltre, la stessa prassi amministrativa, con l'entrata in vigore dell'art. 5 L. n. 123/2007, muta anche il proprio orientamento sulle condizioni previste per la revoca della sospensione disposta per reiterate violazioni della disciplina sui tempi di lavoro. Come già osservato, il Dicastero, muovendo dal presupposto che la portata commissiva delle condotte illecite impedissero il recupero della normativa violata, sosteneva che “il ripristino delle regolari condizioni di lavoro” potesse unicamente aversi con il pagamento delle relative sanzioni 253. Senonché, in occasione della novella del 2007 il Ministero del Lavoro, considerando che la disciplina sui tempi di lavoro detta regole a presidio dell'integrità psico-fisica dei lavoratori, giunge ad affermare che la regolarizzazione (e, quindi “il ripristino delle regolari condizioni di lavoro”) presuppone “la fruizione di eventuali riposi compensativi o, almeno, nei casi in cui non sia immediatamente possibile tale fruizione, la programmazione degli stessi entro un arco temporale congruo; detta programmazione dovrà essere trasmessa unitamente all'istanza di revoca del provvedimento di sospensione alla Direzione provinciale del lavoro competente” 254 . 252 In tal senso, Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale, Lettera Circolare n. 10797 del 22 agosto 2007 … cit., 6. Peraltro, il Dicastero non manca di precisare che l'importo della “sanzione amministrativa aggiuntiva” deve essere quantificato soltanto in base alle sanzioni immediatamente accertate, escludendo, implicitamente, così, dalla base di calcolo della “sanzione aggiuntiva” tutte quelle sanzioni relative a violazioni accertate nel corso del procedimento ispettivo e non in fase di primo accesso. 253 Vedi sopra, § 3.1., in particolare nota 210, del presente Capitolo. 254 Così, Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale, Lettera Circolare n. 10797 del 22 agosto 2007...cit., 5 e 6. 101 101

Il Legislatore del 2007, quindi, mostra particolare sensibilità verso le esigenze sottese alla disciplina della sospensione dell'attività di impresa ed, a riprova di ciò, non esita nel “perfezionarne” le regole, cercando di rimediare, ove possibile, a quelle “imperfezioni” che solo la pratica può rilevare. § 4.4. La “sanzione aggiuntiva” è “sanzione amministrativa” o “onere economico accessorio”? Un falso problema Si è detto come la novella del 2007 ridisegni la disciplina della revoca del provvedimento di sospensione, prevedendo, quale condizione imprescindibile per il rilascio della stessa, “il pagamento di una sanzione amministrativa aggiuntiva rispetto” alle altre sanzioni (penali, civili ed amministrative vigenti) “pari ad un quinto delle sanzioni amministrative complessivamente irrogate” (art. 5, co. 2, lett. c e co. 3, L. n. 123/2007). L'avveramento di detta condizione, quindi, è rimessa alla volontà del datore di lavoro; sicché, l'eventuale mancata riscossione da parte dell'Erario (della “sanzione aggiuntiva”) non determinerà alcun inadempimento fiscale a carico di questi, producendo, come unica conseguenza, l'impossibilità per l'organo accertatore di disporre la revoca del provvedimento di sospensione che continuerà a produrre i suoi effetti interdittivi. L'Amministrazione, quindi, riguardo alle ipotesi di omesso versamento, non potrà emettere alcun ordine di ingiunzione: rispetto a questa fattispecie, dunque, non può trovare applicazione il procedimento sanzionatorio disciplinato dalla Legge n. 689 del 24 novembre 1981 255 . 255 La Legge n. 689/198 reca “Modifiche al sistema penale”. Con essa il Legislatore ha depenalizzato le figure di reato, per le quali era prevista la sola pena pecuniaria della multa o dell'ammenda, introducendo un insieme di nuovi principi destinati a regolare, in modo organico e generale, sia sul piano sostanziale che su quello processuale, la materia dell'illecito cosiddetto “depenalizzato”. Ne è seguita la nascita di un nuovo sistema di illecito (quello amministrativo), del tutto autonomo rispetto al sistema penale ed a quello civile. Questo nuovo sistema deve surrogare lo strumento penale nella repressione delle “microlesioni” dei beni giuridici e deve, inoltre, garantire una ragionevole tutela al cittadino: così, G. Fiandaca, E. Musco, Diritto Penale – Parte Generale, Zanichelli Editore, Bologna, 1997, 806 ss.. In tal senso cfr. anche C.E. Paliero e A. Travi, Sanzioni amministrative in Enciclopedia del Diritto, Volume XVL, Giuffrè, Milano, 1989, 412 ss.. Gli AA. evidenziano come la L. n. 689/1981 abbia tipizzato un modello generale di illecito amministrativo e di sanzione amministrativa, superando, così, quella situazione di frammentarietà che in passato ne ha caratterizzato l'assetto e la disciplina. Questo modello, quindi, acquista una “dignità di categoria” che gli consente di porsi sullo stesso piano delle altre due figure di illecito più consolidate: il reato ed il torto civile. Nella L. n. 689/1981 il modello sanzionatorio amministrativo è finalisticamente orientato alla prevenzione generale e speciale, quindi, è volto a scoraggiare comportamenti lesivi o pericolosi per gli interessi generali. Perciò, dal punto di vista teleologico, l'illecito amministrativo è perfettamente omogeneo all'illecito penale, mentre si distingue nettamente da quello civile, stante la finalità riparatoria (non preventiva e non sanzionatoria) di quest'ultimo. Dall'autonomia dell'illecito amministrativo consegue la sua 102 102

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