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Lavoro e Diritto 6 5

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Inoltre, quand'anche il provvedimento di sospensione fosse adottato in un'ipotesi di concorso di persone (art. 5 della L. n. 689/1981) 256 ed il datore di lavoro paghi il quinto delle sanzioni amministrative immediatamente contestate, l'organo accertatore, per l'emanazione del provvedimento di revoca, non può certo pretendere l'avveramento della condizione economica onerosa in questione da parte di ciascun corresponsabile. Ciò non sarebbe possibile non solo perché il pagamento della somma in parola non può essere ingiunta dall'Amministrazione per le ragioni anzidette, quindi, non solo perché il procedimento sanzionatorio disciplinato dalla L. n. 689/1981 non trova attuazione, ma anche perché la “sanzione amministrativa aggiuntiva” è accessoria al provvedimento di sospensione e quest'ultimo si sostanzia in un ordine all'impresa: il soggetto che ne è destinatario, quindi, non è direttamente la persona fisica titolare dell'impresa (e cioè, l'autore materiale delle violazioni che legittimano la sospensione, cosiddetto “trasgressore”), ma l'azienda stessa quale persona giuridica; ne segue che il versamento dell'onere aggiuntivo pertinenza al diritto amministrativo. Gli AA. rilevano, però, che nonostante l'acclarata autonomia dell'illecito amministrativo, resta ferma la necessità di un coordinamento tra il sistema sanzionatorio amministrativo e quello penale, perché anche il sistema sanzionatorio amministrativo si configura come strumento di controllo sociale. Sicché, in quest'ottica di politica legislativa, la sanzione amministrativa dovrebbe essere intesa quale strumento elettivo per finalità di controllo sociale in particolari ambiti, da doversi individuare sia in relazione all'intensità ed al rango degli interessi coinvolti “in assoluto” sia in relazione alla loro inerenza ad interessi più generali dell'Amministrazione. Sempre in un'ottica di politica legislativa, gli AA. osservano come il profilo “amministrativo” di questo sistema sanzionatorio non debba essere sottovalutato: il procedimento sanzionatorio riflette elementi tipici da doversi rinvenire nel fatto che l'azione dell'Amministrazione è volta nei confronti di un soggetto trasgressore; ciò, però, non implica un'estraneità della funzione sanzionatoria rispetto al quadro dell'Amministrazione e dei suoi modelli di attività. Quando la sanzione è posta a tutela di interessi devoluti all'Amministrazione, l'attribuzione a quest'ultima della funzione sanzionatoria può valere come il completamento degli strumenti di cui l'Amministrazione può avvalersi per la tutela di quegli stessi interessi, consentendole la possibilità di realizzare interventi più adeguati e mirati. Del pari, ove la sanzione amministrativa sia posta a garanzia di interessi di ordine diverso (ipotesi frequente nelle depenalizzazioni), l'attribuzione all'Amministrazione della funzione sanzionatoria comporta alla stessa anche la devoluzione della cura dell'interesse protetto dalla norma punitiva: ciò - sottolineano gli AA. - ha un'importanza rilevante se si considera che ben può portare l'Amministrazione ad individuare un nuovo obiettivo e legittima, quindi, la stessa a tutelare e realizzare quell'interesse (individuato) in tutte le forme compatibili con il principio di legalità. 256 A titolo esemplificativo, si pensi all'ipotesi di una società in accomandita semplice (art. 2313 c.c.), con più soci accomandatari, titolari dei medesimi poteri di gestione e di organizzazione. In tal caso, ogni illecito amministrativo è come se fosse stato commesso da ciascun socio accomandatario, quindi il medesimo illecito dovrebbe essere contestato a ciascun trasgressore e cioè ad ogni persona fisica che, nella compagine sociale, riveste la figura di socio accomandatario; gli autori dell'illecito, infatti, sono tutti corresponsabili della violazione amministrativa commessa (art. 5 L. n. 689/1981) e, per ognuno di questi la società è solidalmente obbligata al pagamento della somma da ciascuno dovuta (art. 6 L. n. 689/1981). Con riferimento alla disciplina della sospensione dell'attività di impresa, la “sanzione aggiuntiva” prevista ai fini della revoca non è a carico di ogni trasgressore, ma solo del soggetto sospeso: l'impresa. 103 103

deve considerarsi assolto quando è compiuto da quest'ultima, indipendentemente dalle persone fisiche corresponsabili delle violazioni amministrative che hanno legittimato l'adozione dello stesso. Ciò significa che nel caso di specie non può mai aver luogo il concorso di persone ex art. 5 L. n. 689/1981, con la conseguenza che, a fronte di un'istanza di revoca, l'organo ispettivo deve soddisfare la richiesta se la somma del quinto delle sanzioni amministrative è stata versata dal datore di lavoro, quale persona giuridica, a prescindere dal fatto che, in concreto, il datore di lavoro sia costituito da una pluralità di persone fisiche avendo gli stessi poteri di decisione e di gestione su ogni atto (ordinario e straordinario) dell'amministrazione. In dottrina, non è mancato chi, pur non contestando la natura amministrativa di questa sanzione “aggiuntiva”, ha sollevato perplessità sulla locuzione “sanzione amministrativa aggiuntiva” utilizzata dal Legislatore nella formulazione del dato normativo; secondo tale impostazione dottrinale, infatti, la dizione più consona sarebbe stata quella di “onere pecuniario”, in quanto l'espressione “sanzione amministrativa aggiuntiva” potrebbe dare adito all'applicazione del regime di favore previsto dall'art. 16, comma 1, della Legge 24 novembre 1981, n. 689, in forza del quale il trasgressore viene ammesso a pagare un terzo di un quinto delle sanzioni amministrative complessivamente irrogate 257 . Tale dottrina, dopo aver sottolineato come questa “ricostruzione lasci un po' interdetti se non altro per l'esiguità degli importi che verrebbero a determinarsi”, afferma che

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