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Lavoro e Diritto 6 5

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CAPITOLO TERZO L'art. 14

CAPITOLO TERZO L'art. 14 D. Lgs. n. 81/2008, come modificato dal correttivo del 2009 (D.Lgs. n. 106/2009): il punto di approdo dell'azione sinergica tra la potestà legislativa e la prassi amministrativa SOMMARIO: § 1. Premessa: i metodi di intervento per un'azione punitiva (e cautelare) efficace - § 2. La pacifica convivenza della finalità sanzionatoria con quella cautelare, di tipo prevenzionistico - § 3. Le fattispecie che legittimano l'ordine di sospensione: i presupposti applicativi - § 3.1. L'impiego di manodopera “al chiaro di luna” - § 3.1.1. Il binomio repressione e sopravvivenza delle imprese alla base del favor per la micro-imprenditoria - § 3.2. Le violazioni della disciplina protezionistica: i requisiti della gravità e della reiterazione “nel bene e nel male”- § 4. I detentori del potere interdittivo tra “i dubbi che vanno e le perplessità che restano” - § 4.1. La sospensione anche su “segnalazione”: un bisogno della finalità cautelare ed un invito alla solerzia delle Pubbliche Amministrazioni - § 4.2. La “segnalazione” e la sospensione successiva alla regolarizzazione: un eccesso punitivo? - § 4.3. La “segnalazione” quale obbligo del coordinatore per l'esecuzione dei lavori nei cantieri temporanei o mobili - § 5. Il terreno di elezione del provvedimento di sospensione - § 5.1. Sotto il profilo soggettivo: l'imprenditoria, l'unica “classe” a cui guarda la sospensione? - § 5.2. Sotto il profilo oggettivo: l'unità di impresa, lo spazio in cui opera l'ordine interdittivo - § 6. La decorrenza degli effetti sospensivi: il ragionevole contemperamento tra le esigenze di tutela e di opportunità - § 7. L'ordine di sospensione: atto dovuto o provvedimento discrezionale? - § 7.1. La pacifica impostazione della prassi amministrativa e dell'unanime dottrina: è atto discrezionale - § 7.2. La posizione solo “formalmente” contraria della giustizia amministrativa - § 8. Il divieto di sospensione nella micro-imprenditoria: il passaggio dall'eccesso di potere alla violazione di legge e il rilievo del difetto assoluto di attribuzione - § 9. Le comprensibili “stranezze” di un provvedimento amministrativo “speciale” - § 9.1. La trasparenza dell'azione amministrativa: il valore primario dell'Amministrazione autorevole e non autoritaria - § - 9.2. La sentenza della Corte Costituzionale n. 310 del 5 novembre 2010: l'inevitabile “richiamo” del Giudice delle Leggi ad un Legislatore troppo “impulsivo” - § 10. L'incidenza della sospensione sull'autonomia contrattuale delle imprese: la (possibile) sanzione accessoria e la sua “pressione” alla regolarizzazione - 11. Le sorti del provvedimento di sospensione - § 11.1. Il provvedimento di revoca: l'atto dovuto per chi rimedia al “malfatto” - §11.1.1. La revoca della sospensione adottata dagli organi di vigilanza ministeriali - § 11.1.1.a) I soggetti legittimati all'adozione - § 11.1.1.b) La “somma aggiuntiva”quale condizione pecuniaria: importo e nomen juris - § 11.1.1.c) La regolarizzazione delle violazioni accertate - §11.1.2. La revoca della sospensione 117 117

adottata dagli organi di vigilanza delle Aziende sanitarie locali - § 11.2. Lo jus poenitendi dell'Amministrazione e il conseguente atto di ritiro - § 11.3. I rimedi impugnatori - § 11.3.1 I ricorsi amministrativi: la conferma della natura sanzionatoria di tipo amministrativo del provvedimento di sospensione - § 11.3.2. I ricorsi giurisdizionali: una garanzia costituzionale - § 12. La disciplina della sospensione dell'attività di impresa: il risultato di un percorso “consapevole” § 1. Premessa: le “strategie” di intervento per un'azione punitiva (e cautelare) efficace A seguito di un'indagine conoscitiva, condotta dalla XI Commissione Lavoro della Camera dei Deputati, su alcuni fenomeni distorsivi del mercato del lavoro, è emerso come, in Italia, l'ambito dei rapporti di lavoro integralmente non dichiarati abbia notevoli dimensioni 279 ; in particolare, in questo vasto contesto il caporalato 280 e lo sfruttamento di manodopera straniera rappresentano “fenomeni 279 L'indagine conoscitiva della XI Commissione Lavoro della Camera dei Deputati su Taluni fenomeni distorsivi del mercato del lavoro: lavoro nero, caporalato e sfruttamento della manodopera straniera del 24 aprile 2010, 1, reperibile in http//www.lavoro.gov.it, rileva come nel 2009 l'ISTAT abbia stimato in “circa 2 milioni e 966 mila le unità di lavoro non regolare, occupate in prevalenza come dipendenti (2 milioni e 326 mila rispetto alle 640 mila non dipendenti). Nello stesso periodo, il tasso di irregolarità, calcolato come incidenza delle unità di lavoro non regolari sul totale delle unità di lavoro, pari al 12,2%, registra una diminuzione di 1,6 punti percentuali rispetto al 2001 (dove venivano calcolate circa 3 milioni e 280 mila unità non regolari), con un lieve aumento rispetto al 2008 (11,9%). Delle 2.966mila unità di lavoro irregolari occupate sul territorio nazionale, stimate dall’ISTAT nel 2009, gli irregolari residenti (italiani e stranieri) rappresentano la componente più rilevante pari a 1.652mila unità mentre gli stranieri clandestini ne rappresentano solo una quota marginale stimata in circa 377mila unità (il 12.7%)”. 280 Nello sforzo di perseguire e reprimere il lavoro illegale si colloca il D.L. 13 agosto 2011, n. 138, convertito in Legge 14 settembre 2011, n. 148, con cui il Legislatore ha introdotto nel codice penale una nuova figura di reato: l' “intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro” (art. 603 bis c.p.), secondo cui “1.Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque svolga un'attività organizzata di intermediazione, reclutando manodopera o organizzandone l'attività lavorativa caratterizzata da sfruttamento, mediante violenza, minaccia, o intimidazione, approfittando dello stato di bisogno o di necessità dei lavoratori, è punito con la reclusione da cinque a otto anni e con la multa da 1.000 a 2.000 euro per ciascun lavoratore reclutato. 2. Ai fini del primo comma, costituisce indice di sfruttamento la sussistenza di una o più delle seguenti circostanze: 1) la sistematica retribuzione dei lavoratori in modo palesemente difforme dai contratti collettivi nazionali o comunque sproporzionato rispetto alla quantità e qualità del lavoro prestato; 2) la sistematica violazione della normativa relativa all'orario di lavoro, al riposo settimanale, all'aspettativa obbligatoria, alle ferie; 3) la sussistenza di violazioni della normativa di sicurezza e igiene nei luoghi di lavoro, tale da esporre il lavoratore a pericolo per la salute, la sicurezza o l'incolumità personale; 4) la sottoposizione del lavoratore a condizioni di lavoro, metodi di sorveglianza, o a situazioni alloggiative particolarmente degradanti. Costituiscono aggravante specifica e comportano l'aumento della pena da un terzo alla metà: 1) il fatto che il numero di lavoratori reclutati sia superiore a tre; 2) il fatto che uno o più dei soggetti reclutati siano minori 118 118

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