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Lavoro e Diritto 6 5

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particolarmente odiosi

particolarmente odiosi quanto complessi, perché influenzati da una ampia serie di fattori economici, sociali e culturali e perché caratterizzati da un'accentuata variabilità sul territorio”. Nell'illustrare le risultanze dell'indagine espletata, la medesima Commissione constata, innanzitutto, come reazioni efficaci a questo tipo di fenomeni debbano essere necessariamente costituite da “sinergici interventi normativi, educativi e culturali” 281 ; inoltre, ad avviso della stessa, il lavoro può in età non lavorativa; 3) l'aver commesso il fatto esponendo i lavoratori intermediati a situazioni di grave pericolo, avuto riguardo alle caratteristiche delle prestazioni da svolgere e delle condizioni di lavoro”. Al riguardo, F. Bacchini, Il nuovo reato di cui all'art. 603 bis c.p.: intermediazione illecita con sfruttamento della manodopera in L'Indice Penale, n. 2/2011, 645 ss., rileva come il Legislatore, collocando detta norma nel Titolo XII del Libro II del codice penale (relativo ai “Delitti contro la persona”, nella Sezione I, rubricata “Dei delitti contro la personalità individuale”, del Capo III, intitolato “Dei delitti contro la libertà individuale”), riconosca valore assoluto, in un'ottica costituzionale, alla tutela della persona del lavoratore ed alla salvaguardia della sua libertà. 281 Così, la XI Commissione Lavoro della Camera dei Deputati nell'indagine conoscitiva su Taluni fenomeni distorsivi del mercato del lavoro...cit., 1. Essa sottolinea anche quanto sia importante, per un'efficace lotta al sommerso, la collaborazione non solo tra il personale ispettivo in forza presso vari organi di vigilanza, ma anche tra questi e le forze dell'ordine territorialmente competenti. Proprio nell'ottica della cooperazione tra Autorità il 29 settembre 2010 il Ministro del Lavoro ed il Ministro della Difesa hanno siglato la “Convenzione per la cooperazione fra Comandi Provinciali dell'Arma dei Carabinieri e Direzioni Provinciali del Lavoro nel contrasto ai fenomeni di criminalità connessi allo sfruttamento del lavoro, all'occupazione illegale di lavoratori e al rispetto delle condizioni di sicurezza nei luoghi di lavoro”, rinvenibile in http//www.adapt.it. Quest'ultima ha la finalità di estendere in maniera capillare le azioni di contrasto al lavoro sommerso su tutto il territorio nazionale e ciò è possibile solo attraverso un rapporto di stretta collaborazione tra le varie Autorità, ognuna delle quali reca il proprio contributo in termini di competenze, poteri e strumenti operativi. Al riguardo il Ministro del Lavoro, nella sua nota a commento di detta Convenzione ha sottolineato come sia importante, nella lotta al lavoro illegale, la conoscenza che l'Arma ha del territorio su cui si va ad intervenire. Bisogna, comunque, considerare come l'Arma dei Carabinieri sia da tempo coinvolta nella tutela del lavoro: il 1° ottobre 1997, in ottemperanza al D.M. 31 luglio 1997, derivato dall'art. 9 bis, co. 14, del D.L. 1° ottobre 1996 n. 510, convertito dalla L. 28 novembre 1996 n. 608, il Comando Generale dell'Arma dei Carabinieri ha istituito il Comando Carabinieri Ispettorato del Lavoro, rispetto al quale i cosiddetti “Nuclei Carabinieri Ispettorato del Lavoro” (N.I.L.), ad esso preesistenti, sono stati collocati in posizione gerarchicamente subordinata. Per effetto del D.M. 2 marzo 2006, il Comando Carabinieri Ispettorato del Lavoro ha assunto la denominazione di “Comando Carabinieri per la Tutela del Lavoro”. Sul punto, per un'esame dettagliato dell'argomento e per il percorso normativo che, sin dal R.D. 13 maggio 1937 n. 804 ha coinvolto i militari dell'Arma nella tutela del lavoro, cfr. A. Del Torto, Carabinieri e Dpl a tutela del lavoro in Diritto & Pratica del Lavoro n. 43/2010, 2503 ss. Nella medesima prospettiva di collaborazione il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ed il Comando Generale della Guardia di Finanza il 26 ottobre 2010 hanno stipulato una “Convenzione per la cooperazione fra comandi provinciali della Guardia di Finanza e Direzioni Provinciali del Lavoro nel contrasto ai fenomeni di criminalità connessi allo sfruttamento del lavoro e all'occupazione illegale di lavoratori”, reperibile in http//www.adapt.it. Inoltre, sempre per le medesime finalità, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, nello stesso anno, ha concluso con l'INPS, l'INAIL e l'Agenzia delle Entrate un Protocollo di intesa per lo scambio di dati ed informazioni in materia di attività ispettiva, 4 agosto 2010, reperibile in http//www.lavoro.gov.it 119 119

essere concretamente “liberato” dall'illegalità solo se si potenzia, anche sotto il profilo qualitativo, l'attività di vigilanza orientandola verso obiettivi primari e cioè verso l'accertamento di quelle violazioni connotate da un maggiore tasso di gravità, atteso che, sovente, tali violazioni danno adito a situazioni tali da rappresentare un pericolo immanente ed imminente per l'incolumità della persona. L'organizzazione di un'azione ispettiva 282 mirata ed efficace, che non si perda in inutili divagazioni formalistiche, è ancora più necessaria se si considera che l'economia italiana, rispetto a quella degli altri Paesi industrializzati, è profondamente incisa dal “sommerso”. Un'indagine empirica condotta dai ricercatori della Banca d'Italia mostra, infatti, come il nostro Paese si distingua proprio per le ampie opportunità di lavoro nel settore informale e per il basso livello medio di istruzione; al riguardo, l'analisi rileva come sia quest'ultimo ad aumentare in misura apprezzabile la probabilità di svolgere un lavoro irregolare 283 . In questo quadro, non certo incoraggiante per l'assetto economico del Paese e per il dovere della Repubblica di tutelare il lavoro e, quindi, la salute dei lavoratori, è fondamentale mirare gli interventi dello Stato ad obiettivi precisi, 282 F. Di Bono, Ispezione del lavoro: un approccio integrato per promuovere il lavoro dignitoso e garantire la salute e sicurezza in Working Paper Adapt, 23 settembre 2010, n. 113, 1, reperibile in http//www.adapt.it, (richiamando il documento dell'ILO, A Fair Globalization: Creating Opportunities for All, Report of the World Commission on the Social Dimension of Globalization, Geneve, 2004) rileva come l'istituzione internazionale individui nell'ispezione del lavoro lo strumento principale per affermare il decent work e garantire la salute e sicurezza sul lavoro. L'A. sottolinea come l'ILO abbia “una nuova concezione dell'attività di vigilanza basata su un approccio integrato all'ispezione in una visione multidisciplinare. In quest'ottica, l'ispezione del lavoro rappresenta l'unico strumento in grado di garantire l'applicazione delle norme in materia di lavoro, prestando attenzione sia agli aspetti legati alla regolarità del rapporto di lavoro che alle questioni concernenti la salute e sicurezza”. L'esercizio unitario dell'azione ispettiva – constata l'A. - consentirebbe all'impresa di ricevere una sola ispezione avente ad oggetto tutti gli aspetti inerenti alla prestazione del lavoro. Ciò eviterebbe il succedersi di accertamenti da parte dei diversi organi ispettivi, nei riguardi del medesimo datore di lavoro, ciascuno per la propria competenza. Questo modus operandi rafforzerebbe l'azione ispettiva in termini di efficacia e credibilità. Su questo tema, l'A. riscontra una serie di difficoltà dell'ordinamento italiano ad applicare i principi sostenuti a livello internazionale, “in particolare a causa della presenza di un sistema del lavoro complesso in cui operano diversi organi di vigilanza”. 283 Rita Cappariello e Roberta Zizza, Dropping the books and working off the books (Istruzione ed Economia Sommersa), Tema di discussione n. 702, gennaio 2009 in Working Papers reperibili in http//www.bancaditalia.it. La questione affrontata dai ricercatori della Banca d'Italia si sostanzia nell'esaminare la relazione che intercorre tra i bassi livelli di istruzione e il lavoro sommerso; in particolare, l'indagine empirica, muovendo dal presupposto che l'economia italiana, rispetto a quella degli altri paesi industrializzati, soffre un “sommerso” maggiore, vuole accertare se sia la bassa scolarità a determinare condizioni di irregolarità o se, al contrario, sia la diffusa possibilità di trovare un'occupazione “informale” a condizionare l'abbandono scolastico. L'indagine ha portato il dibattito scientifico a constatare come sia il basso livello di istruzione ad aumentare la probabilità di trovare un'occupazione irregolare e non la concreta possibilità di trovare un impiego “in nero” ad influenzare la scelta di abbandonare gli studi. 120 120