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Lavoro e Diritto 6 5

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§ 3.1. L'impiego di

§ 3.1. L'impiego di manodopera “al chiaro di luna” Il primo dei presupposti dettati dal Legislatore per l'adozione del provvedimento di sospensione è quello dell' “impiego di personale non risultante dalla documentazione obbligatoria in misura pari o superiore al 20 per cento del totale dei lavoratori presenti sul luogo di lavoro” (art. 14 co.1). La disposizione legislativa fa riferimento ai cosiddetti lavoratori “in nero” che, secondo l'espressione anglosassone moonlighting, lavorano “al chiaro di luna” 294 , anziché alla “luce del sole”. Non vi sono dubbi in ordine al fatto che debbano essere considerati “in nero” quelle posizione lavorative completamente sconosciute alla Pubblica Amministrazione; di conseguenza, sono “in nero” tutti quei lavoratori concretamente impiegati in attività lavorativa senza che la relativa instaurazione del rapporto di lavoro abbia costituito oggetto di preventiva comunicazione al Centro per l'Impiego territorialmente competente 295 o abbia costituito oggetto di 294 G. Giovannelli, MOONLIGHTING Considerazioni sul carattere istituzionale del lavoro nero in Italia e sulla necessità di un movimento democratico abolizionista, Mimesis, Milano, 2006, 50 e 68. L'A. riferisce che secondo il dizionario Collins-Giunti con il termine moonlighting si definisce fare lavoro nero. Si tratta di un comportamento assunto e svolto “al chiaro di luna”, quindi in un contesto certamente oscuro, non conosciuto. L'A. osserva come gli economisti italiani non amino questa espressione e rileva, altresì, come, contrariamente ad altri vocaboli inglesi, questo non sia mai riuscito a conquistarsi un posto nella letteratura economica, politica, sociale del nostro Paese. Secondo l'A. ciò può essere “il segnale di quanto isolati siano gli studi dell'economia sotterranea”, che – sostiene nel prosieguo dell'opera – costituisce un problema non solo di aggiustamento del bilancio, ma un vero e proprio problema di democrazia. Per l'A. è necessario bandire ogni politica di emersione, che creerebbe solo zone franche inutili alla lotta strategica del fenomeno, per perseguire la strada della sanzione; secondo l'A. “L'assenza di sanzioni costituisce indubbio nutrimento alla scelta di rendere istituzionale il lavoro sommerso; lungi dal corrispondere a verità che l'apparato sanzionatorio sia inidoneo al contrasto del fenomeno è un dato invece riconosciuto ed accertato che senza un adeguato sistema di punizioni tutte le imprese si rivolgono al circuito sotterraneo, perchè, semplicemente, costa meno”; per questa ragione propone la formale e solenne abolizione del fenomeno, più specificatamente “La globalizzazione del divieto abolizionista, la cancellazione di qualsiasi legittimazione, l'abolizione di zone franche per il lavoro sommerso. L'abolizione si contrappone (anche dal punto di vista della filosofia del diritto) all'emersione; è una norma di principio, nel contempo precettiva e programmatica, perfetta tuttavia solo se e in quanto accompagnata da coerente apparato di sanzioni”. 295 Sull'obbligo di comunicazione al Centro per l'Impiego si richiama quanto già esposto nel Capitolo Secondo, § 3.1., in particolare nota 213 e § 4, nota 237. Al riguardo, V. Lippolis e G. Anastasio, La sospensione dell'attività d'impresa...cit., 8 e 9, osservano che la “comunicazione telematica preventiva di instaurazione del rapporto di lavoro (la c.d. C.O.T.) è (…) lo strumento principe che oggi consente al personale ispettivo di accertare la corretta e puntuale instaurazione del rapporto di lavoro”. Gli AA. constatano che la Comunicazione obbligatoria telematica preventiva ai servizi per l'impiego, ai sensi dell'art. 9 bis, co. 2, D.L. n. 510/1996 (convertito con modificazioni nella L. n. 608/1996, come sostituito dall'art. 1, co. 1180 della L. n. 296/2006) vige: per il lavoro subordinato; per le collaborazioni coordinate e continuative (con o senza progetto); per i contratti di agenzia e di rappresentanza commerciale (se caratterizzati da prestazione coordinata e continuativa prevalentemente personale); per i contratti di lavoro instaurati dalle società cooperative con i propri soci; per i contratti di associazione ex art. 2549 c.c. (limitatamente a 125 125

preventiva denuncia all'Inail, secondo il disposto dell'art. 23 del D.P.R. n. 1124/1965, così come riformulato dall'art. 39, co. 8, D.L. 112/2008, convertito in L. n. 133/2008 (limitatamente ai soggetti ivi indicati) 296 . In altri termini, sono “in nero” tutti quei soggetti riconducibili all'ampia nozione di “lavoratore” formulata dall'art. 2, co. 1, lett. a, D. Lgs. n. 81/2008 297 , che quelli in cui l'associato apporti prestazioni lavorative); per prestazioni sportive, di cui all'art. 3 della L. n. 91/1981, se svolta in forme di collaborazione coordinata e continuativa nonché le collaborazioni individuate e disciplinate dall'art. 90 della L. n. 289/2002; per le prestazioni rientranti nel settore dello spettacolo (art. 1, L. n. 8/1979) per le quali vige l'obbligo di assicurazione Enpals. Il Dicastero, per quanto concerne i soggetti beneficiari delle iniziative di tirocini formativi di cui all'art. 18 L. n. 196/1997 e per quanto riguarda gli allievi “degli istituti di istruzione e universitari ed i partecipanti ai corsi di formazione professionale (...)”, precisa che, stante in tali casi l'assenza dell'obbligo di invio delle comunicazione al Centro per l'Impiego (cfr. Note del 14 gennaio e 14 febbraio 2007) la corretta instaurazione del rapporto formativo può essere verificata sulla base delle comunicazioni compiute ai sensi dell'art. 5 del D.M. 25 marzo 1998 n. 142 (Regolamento recante norme di attuazione dei principi e dei criteri di cui all'articolo 18 della L. 24 giugno 1997, n. 196, sui tirocini formativi e di orientamento, pubblicato nella Gazz. Uff. 12 maggio 1998, n. 108) secondo cui “I soggetti promotori sono tenuti a trasmettere copia della convenzione e di ciascun progetto formativo e di orientamento alla regione, alla struttura territoriale del Ministero del lavoro e della previdenza sociale competente per territorio in materia di ispezione nonché alle rappresentanze sindacali aziendali ovvero in mancanza, agli organismi locali delle confederazioni sindacali maggiormente rappresentative sul piano nazionale. Inoltre – precisa sempre il Dicastero - rispetto ai tirocinanti degli studi professionali è altresì possibile verificare la preventiva iscrizione all'Albo di riferimento; cfr. Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, Circolare n. 33 del 10 novembre 2009...cit., 5. 296 Ai sensi dell'art. 23 D.P.R. n. 1124/1965 (Testo Unico delle disposizione per l'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali), come riformulato dall'art. 39, co. 8, D.L. n. 112/2008, i datori di lavoro, anche artigiani, che intendono impiegare collaboratori e coadiuvanti delle imprese familiari, coadiuvanti delle imprese commerciali, soci lavoratori di attività commerciale e di imprese in forma societaria sono tenuti, prima dell'inizio del rapporto di lavoro, alla denuncia nominativa all'INAIL, qualora gli stessi rapporti di lavoro non siano oggetto della comunicazione preventiva di cui all'art. 9 bis, co. 2, del D.L. n. 510/1996. Fino a quando non sarà attivato il servizio con cui effettuare la denuncia in oggetto in via telematica, la medesima potrà essere inoltrata a mezzo fax al numero verde 800.657.657 utilizzando l'apposito modello disponibile sul sito www.inail.it. L'obbligo della denuncia nominativa decorre dal 18 agosto 2008 (DM 9 luglio 2008). 297 Nell'impianto del D. Lgs. n. 81/2008 per “lavoratore” si intende “la persona che indipendentemente dalla tipologia contrattuale, svolge un'attività lavorativa nell'ambito dell'organizzazione di un datore di lavoro pubblico o privato, con o senza retribuzione, anche al solo fine di apprendere un mestiere, un'arte o una professione, esclusi gli addetti ai servizi domestici e familiari. Con riferimento a questa disposizione G. Nicolini, Disposizioni generali: nuove definizioni e allargamento del campo di applicazione in Igiene e Sicurezza del Lavoro, n. 5/2008, 243, sottolinea come sia meritevole di particolare attenzione la rilevanza che la norma attribuisce all'inserimento del lavoratore nell'ambito dell'organizzazione datoriale, qualunque sia la tipologia contrattuale convenuta. Il dettato della medesima disposizione prosegue asserendo che “Al lavoratore così definito è equiparato: il socio lavoratore di società cooperativa o di società, anche di fatto, che presta la sua attività per conto delle società e dell'ente stesso; l'associato in partecipazione di cui all'art. 2549, e seguenti del codice civile; il soggetto beneficiario delle iniziative di tirocini formativi e di orientamento di cui all'articolo 18 della legge 24 giugno 1997, n. 196, e di cui aspecifiche disposizioni delle leggi regionali promosse al fine di realizzare 126 126

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