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Lavoro e Diritto 6 5

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CAPITOLO PRIMO Il lavoro

CAPITOLO PRIMO Il lavoro in Italia: diritto fondamentale o emergenza sociale? SOMMARIO: § 1. Premessa metodologica: l'inevitabile connubio tra diritto e dinamiche storico-sociali SEZIONE PRIMA La concezione del lavoro nella legislazione nazionale, internazionale e comunitaria SOMMARIO: § 1. La nozione di lavoro nell'ordinamento italiano - § 1.1. Nel Regime Fascista - § 1.2. Nella Repubblica democratica - § 1.2.1. Il fondamento della Repubblica ed il principio lavoristico - § 1.2.2. Il principio personalista e il principio solidarista: le due facce del lavoro - § 1.2.3. Le esigenze di effettività - § 1.2.4. Le garanzie di tutela del lavoratore e del datore di lavoro: la diversa copertura costituzionale - § 2. L'Organizzazione Internazionale del Lavoro e l'Italia: il decent work quale obiettivo condiviso - § 2.1. Il favor dell'Italia verso la politica internazionale - § 2.2. Il lavoro e le principali Convenzioni internazionali - § 2.3. L'adeguamento dell'ordinamento interno: i profili di criticità - § 3. La storia dell'Unione Europea e l'affermazione del quality work - § 3.1. La Comunità Economica Europea: in origine era solo mercato comune - § 3.2. L'apertura verso nuove strategie di mercato: le politiche sociali - § 3.3. L'ufficiale proclamazione dei diritti sociali e l'affermazione del lifelong learning per un'occupazione di qualità - § 3.4. L'esigenza di una maggiore cogenza dei diritti sociali - § 3.5. Le conseguenze applicative della “comunitarizzazione” dei diritti sociali - § 3.6. La sensibilità dell'Europa per la salute e la sicurezza dei lavoratori: le principali direttive e la responsabilità civile dello Stato Legislatore. SEZIONE SECONDA Il lavoro nelle dinamiche storico sociali all'alba del nuovo Millennio: l'urgenza di un nuovo quadro normativo SOMMARIO: § 1. Il nuovo Millennio e le nuove esigenze per la sicurezza e la salute dei lavoratori in Italia - § 2. Più certezza giuridica e maggiore snellezza legislativa - § 3. La necessità di garanzie protezionistiche preventive - § 3.1. Prima il D.L. n. 223/2006 e l'ideazione di un nuovo istituto: il provvedimento di sospensione nell'ambito dei cantieri edili - § 3.2. Poi la L. n. 123/2007: il riassetto e la riforma della disciplina - § 3.2.1. L'art. 1, L. n. 123/2007: i compiti del Legislatore delegato - § 3.2.2. Le scelte punitive e la tecnica legislativa nel T.U. sulla Sicurezza: buona 11 11

volontà, ma ancora indeterminatezza - § 3.2.3. L'ascesa della prevenzione e la ricaduta nell'incertezza - § 3.2.4. L'art. 5, L. n. 123/2007: la sospensione per tutti, ma con ombre applicative - § 3.2.5. L'art. 9, L. n. 123/2007: la responsabilità dell'Ente per omicidio colposo o lesioni gravi o gravissime commesse con violazione delle norme sulla tutela della salute e sicurezza sul lavoro, nelle incongruenze del sistema - § 4. Il lavoro? Valore primario, talvolta tradito da tecniche legislative “distratte” § 1. Premessa metodologica: l'inevitabile connubio tra diritto e dinamiche storico-sociali Che il diritto rappresenti la tavola dei valori di una società non solo è un principio sostenuto dagli storici del diritto 1 , ma anche una convinzione che, in un qualsiasi ordinamento democratico, sia esso di ispirazione liberale o sociale 2 , è fortemente radicata ed ampiamente diffusa nel comune sentire. Ne deriva che ogni istituto giuridico nasce dall'esigenza, avvertita in un determinato contesto storico, di garantire tutela ad un bene ritenuto, in quel particolare momento, meritevole di protezione; in ossequio a tale logica, quindi, le garanzie che ciascun sistema di diritto appresta ad un bene sono o, almeno, dovrebbero essere, proporzionate al rilievo che l'ordinamento intende riconoscergli. Le dinamiche giuridiche, infatti, sono da sempre condizionate dal tempo e dall'ambito in cui si attuano: il diritto muta, perché la storia si evolve e la coscienza sociale muta con essa 3 . 1 A. Cavanna, Storia del diritto moderno in Europa, Giuffrè, Milano, 1982, 338 ss. 2 Lo “Stato liberale” e lo “Stato sociale” sono entrambi Stati di diritto, ma hanno tratti ideologici diversi. Lo “Stato liberale” evoca l'idea di Stato cosiddetto “minimo”, limitandosi a garantire le condizioni di pace e di sicurezza entro cui è possibile esercitare l'iniziativa privata in modo libero. Lo “Stato liberale” si dice essere anche “limitato”, in quanto titolare solo delle funzioni necessarie all'adempimento di finalità garantiste (quali la funzione giurisdizionale, la funzione di tutela dell'ordine pubblico, la funzione di difesa militare, di politica estera e di emissione della moneta). Esso non interviene nella sfera economica dei soggetti privati, essendo l'economia affidata all'autodeterminazione privata. Invece, lo “Stato sociale”, pur garantendo l'affermarsi di una libera economia di mercato, fondata sul diritto di proprietà e sulla libertà di impresa, compie in ambito economico pubblici interventi al fine di correggere gli eventuali disequilibri che possono determinarsi in una logica di libero mercato. Ne deriva che tra le funzioni dello Stato sociale si annovera anche quella volta ridurre le diseguaglianze materiali, con politiche di supporto nei riguardi delle classi economicamente più deboli; da qui, la definizione di “Stato sociale”, “Stato del benessere” o di “Welfare State”. Al contrario, nello “Stato liberale” la distribuzione dei benefici e dei sacrifici sociali deve essere determinata dai soli meccanismi di mercato, senza alcuna possibilità di interventi statali di supporto alle fasce deboli (cosiddetto principio di libertà negativa: lo Stato è e resta al di fuori delle scelte individuali), vedi R. Bin – G. Pitruzzella, Diritto Costituzionale, Giappichelli, Torino, 2004, 36 ss. 3 “Se conoscere la storia di ogni disciplina è cosa grandemente giovevole, anche perché impedisce 12 12

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    CAPPARIELLO R., ZIZZA R. Dropping t

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    GALANTINO L. Diritto Comunitario de

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    Le ispezioni amministrative in (a c

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    La sospensione per lavoro nero alla

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    ROMANO I.V., La regolarizzazione de

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    Cass. Civ., Sez. III, 17 maggio 201

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    L’AUTRICE Francesca Narducci, att

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    § 4.2. La “segnalazione” e la

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    § 6.2. Gli ispettori del lavoro qu

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    6 Francesca Narducci, La sospension

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