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Lavoro e Diritto 6 5

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La previsione di un

La previsione di un rinvio alla formulazione di un futuro atto regolamentare è stato accolta in dottrina come un soluzione “un po' barocca”, in quanto sfugge la ragione per cui, anziché identificare in modo univoco e definitivo a quali “violazioni” faccia riferimento il testo dell'art. 14 in esame, il Legislatore abbia ritenuto di rimandare ad un ulteriore intervento regolamentare: detto rinvio è ritenuto di dubbia opportunità perché il settore in questione è tale da esigere, al contrario, una regolazione chiara e non transitoria. 309 Se non altro, però, il Legislatore del 2009 soddisfa l'esigenza di dare un contenuto certo ed univoco tanto alla nozione di “gravità” quanto a quella di “reiterazione” e colma le lacune normative esistenti al riguardo, prevedendo che sono gravi quelle violazioni che integrano le ipotesi contemplate dall'Allegato I 310 citato e che “Si ha reiterazione quando, nei cinque anni successivi alla commissione di una violazione oggetto di prescrizione dell'organo di vigilanza ottemperata dal contravventore 311 o di una violazione accertata con sentenza definitiva, lo stesso soggetto commette più violazioni della stessa indole”. Anche in ordine alla formulazione del concetto di “reiterazione”, il Legislatore del 2009 codifica l'interpretazione che di esso la prassi amministrativa aveva a suo tempo dato 312 . in Igiene e Sicurezza del Lavoro n. 2/2010, 59, constata che resta, in ogni caso, ferma l'adozione degli altri strumenti cautelari previsti dalla legislazione prevenzionistica e dalla procedura penale, come, ad esempio, il divieto d'uso o il sequestro di beni e attrezzature di lavoro; in ogni caso, afferma testualmente l'A.: “Anche qui si potrebbe disquisire lungamente su lacune e sul rispetto di profili di ragionevolezza”. 309 Di tale avviso, E. Gragnoli, La protezione della salute e della sicurezza e le disposizioni di contrasto al lavoro irregolare (art. 14, D. Lgs. 9.4.2008, n. 81...cit., 226. In tal senso anche F. Bacchini, Cosa cambia realmente in materia di sicurezza sul lavoro. Guida alle modifiche dell'originario “Testo Unico sulla Sicurezza”...cit, 37, che definisce tale individuazione “ancora (illogicamente) temporanea”. 310 La definizione nell'Allegato I delle gravi violazioni della disciplina antinfortunistica sottraggono all'organo di vigilanza il giudizio sulla gravità dell'illecito, rimesso in via diretta ed esclusiva, alla fonte legale, così risolvendo le questioni interpretative sorte in sede di applicazione dell'art. 5 L. n. 123/2007, in merito alla definizione dei criteri su cui fondare la valutazione di gravità dell'infrazione; così osserva M. Lanotte, Il sistema istituzionale, la vigilanza e i suoi attori in L. Galantino (a cura di) Il Testo Unico in materia di salute e sicurezza sul lavoro il d.lg. n. 81/2008 e il d. lg. n. 106/2009 ... cit., 217. 311 Attenta dottrina richiama l'attenzione sulla volontà del Legislatore di tenere, comunque, in debita considerazione i precedenti del datore di lavoro ai fini dell'adozione del provvedimento di sospensione, quand'anche la prescrizione impartita venga correttamente e puntualmente ottemperata, con conseguente estinzione del reato. Tale dottrina rammenta che in un recente passato in tema di Durc per la fruizione dei benefici normativi e contributivi e sempre con riguardo a gravi violazioni in materia di salute e sicurezza, l'art. 9, co. 2, D.L. 24 ottobre 1997, più favorevolmente rispetto alla disciplina in esame prevedeva come il trasgressore che estinguesse il reato mediante procedura di prescrizione obbligatoria o mediante oblazione veniva “riabilitato”, così da riacquistare immediatamente la possibilità di ottenere il Durc, cfr. V. Lippolis e G. Anastasio, Sospensione dell'attività d'impresa...cit., 15. 312 Infatti, prima del correttivo del 2009, la determinazione del concetto di “reiterazione” è avvenuta ad opera della prassi amministrativa che l'ha interpretata nei termini descritti nel Capitolo 131 131

Inoltre, il Legislatore del 2009, chiarisce altresì la portata della locuzione “stessa indole”, stabilendo, direttamente nel testo dell'art. 14 cit., che si considerano della “stessa indole” le violazioni della medesima disposizione e quelle di disposizioni diverse individuate nell'Allegato I, in attesa dell'adozione del sopra citato decreto. Tutto ciò significa che il personale ispettivo dovrà aver cura di accertare che il datore di lavoro abbia eventualmente commesso più violazioni “della stessa Secondo, §4.2.. Sul punto, la dottrina, nel descrivere le novità recate dal correttivo del 2009, non ha mancato di sottolineare come, già la circolare n. 10797 del 2007, al fine di chiarire la portata del duplice requisito della reiterazione e della gravità della violazione, avesse opportunamente suggerito il ricorso in via analogica, anche senza nominarla esplicitamente, alla nozione di recidiva reiterata infra-quinquennale, di cui all'art. 99 c.p., così F. Bacchini, Cosa cambia realmente in materia di sicurezza sul lavoro. Guida alle modifiche dell'originario “Testo Unico sulla Sicurezza”...cit, 37. Peraltro, l'A. vede nella “reiterazione quale presupposto del provvedimento” uno degli elementi che induce a propendere per la natura sanzionatoria di tipo amministrativo del procedimento di sospensione (e, quindi, anche del provvedimento stesso). In senso critico, P. Soprani, Indicazioni ministeriali sulla sospensione della attività imprenditoriale in Igiene e Sicurezza del Lavoro ... cit., 58 e 59, il quale, pur riconoscendo che la nozione di “reiterazione” ha sostanzialmente recepito il riferimento compiuto dalla circolare n. 28/2006 all'istituto della “reiterazione amministrativa” di cui all'art. 8 bis della L. n. 689/1981, di generale applicazione agli illeciti amministrativi, ha rilevato alcune questioni problematiche che la nozione di reiterazione “prevenzionistica” così come positivizzata dall'art. 14 del D. Lgs. n. 81/2008 presenterebbe. Innanzitutto, l'A. rammenta che si ha reiterazione “generica”, in caso di più violazioni della medesima disposizione; “specifica”, in caso di violazione di disposizioni diverse. Dopo aver ciò precisato, l'A., osserva che alcune perplessità sono suscitate dall'equiparazione normativa della decorrenza del quinquennio di osservazione ai fini della reiterazione, a due situazioni “temporalmente” diverse (“Si ha reiterazione quando, nei cinque anni successivi alla commissione di una violazione oggetto di prescrizione dell'organo di vigilanza ottemperata dal contravventore o di una violazione accertata con sentenza definitiva, lo stesso soggetto commette più violazioni della stessa indole”): l'ottemperanza alla prescrizione, infatti, si esaurisce in tempi più brevi rispetto a quelli necessari per l'espletamento del contenzioso giurisdizionale. Ciò, per l'A., si tradurrebbe in un incentivo a non ottemperare al provvedimento prescrittivo, con collaterale sacrificio per il sistema prevenzionistico. In secondo luogo, altro profilo problematico viene dall'A. ravvisato nell'omessa disciplina sulle plurime violazioni commesse prima del perfezionarsi della situazione che funge da dies a quo del quinquennio di osservazione. L'A. riferisce essere irragionevole il fatto che le medesime violazioni diano luogo, per numero e tipologia, alla reiterazione, solo qualora esse siano accertate in tempi diversi e non anche quando l'accertamento della loro plurima commissione avvenga con un unico atto (atto di accertamento o sentenza definitiva). In terzo luogo, per l'A. il Legislatore avrebbe dovuto contemplare l'ipotesi delle plurime violazioni riconducibili ad una programmazione unitaria, in quanto manca un meccanismo di correzione innanzi a violazioni che, nonostante siano plurime dal punto di vista giuridico-formale, si sostanziano in un unico episodio di trasgressione, come, ad esempio, in caso di omessa formazione e/o addestramento di un certo numero di lavoratori, ovvero di violazioni c.d. “seriali” (ad esempio, in tema di DPI anti-caduta). In quarto luogo – insiste l'A. - manca un'apposita previsione circa il caso in cui la violazione, oggetto di prescrizione ottemperata, sia poi oggetto, altresì, di una pronuncia assolutoria o di archiviazione da parte dell'Autorità Giudiziaria o, persino, di un successivo annullamento, a seguito dell'esercizio, da parte dell'organo di vigilanza, dei poteri di autotutela; in tal caso, avverte l'A., non si comprende la ragione per cui di tale violazione dovrebbe tenersi conto ai fini della reiterazione. 132 132

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