Views
1 year ago

Lavoro e Diritto 6 5

dHTbNFb

Ne segue che il

Ne segue che il personale ispettivo in forza alle Direzioni Territoriali e Regionali del Lavoro 320 , quali articolazioni periferiche del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, è titolare del potere di interdire l'attività di impresa oltre che per lavoro “nero” anche per gravi e reiterate violazioni in materia di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro; in quest'ultimo caso, però, detto potere deve essere esercitato secondo le competenze a questi normativamente attribuite in tema di vigilanza. Gli ispettori del Dicastero, dunque, possono sospendere per violazioni della disciplina antinfortunistica solo negli ambiti individuati già dal D.P.C.M. n. 412/1997 321 , le cui previsioni il Legislatore riporta nel corpo normativo del Testo Unico sulla Sicurezza all'art. 13, co. 2, ai sensi del quale “Ferme restando le competenze in materia di vigilanza attribuite dalla legislazione vigente al personale ispettivo del Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali ivi compresa quella in materia di salute e sicurezza dei lavoratori di cui all'art. 35 della legge 26 aprile 1974, n. 191 322 , lo stesso personale può esercitare l'attività di vigilanza sull'applicazione della legislazione in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro nelle seguenti attività, informandone preventivamente il servizio di prevenzione e sicurezza dell'Azienda sanitaria locale competente per territorio: a) attività nel settore delle costruzioni edili o di genio civile e più in particolare lavori di costruzione, manutenzione, riparazione, demolizione, conservazione e risanamento di opere fisse, permanenti o temporanee, in muratura e in cemento armato, opere stradali, ferroviarie, idrauliche, scavi, montaggio e smontaggio di elementi prefabbricati; lavori in sotterraneo e gallerie, anche comportanti l'impiego di esplosivi; b) lavori mediante cassoni in aria compressa e lavori subacquei; c) ulteriori attività lavorative comportanti rischi particolarmente elevati, individuate con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su 320 Per effetto del D.P.R. 7 aprile 2011, Regolamento recante la riorganizzazione del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, pubblicato nella G. U. n. 197 del 25 agosto 2011, le Direzioni Provinciali del Lavoro (DPL) mutano la loro denominazione in Direzioni Territoriali del Lavoro (DTL). Si ricordi che le Direzioni Regionali del Lavoro (DRL) e le DPL furono introdotte con Decreto Ministeriale 7 novembre 1996, n. 687, mediante il quale sono stati unificati, in un solo organismo istituito a livello regionale ed a livello provinciale, gli Ispettorati del Lavoro e gli Uffici del lavoro e della massima occupazione. 321 Sul contenuto di detto decreto e sulla norma alla stregua della quale questo è stato emanato, si rimanda al Capitolo Secondo, nota 249. 322 Questa specificazione (“ivi compresa quella in materia di salute e sicurezza dei lavoratori di cui all'art. 35 della legge 26 aprile 1974, n. 191”) è stata inserita dal correttivo del 2009 (art. 10, co.1, lett. b, del D. Lgs. n. 106/2009). L'art. 35 cit. prevede che la vigilanza sull'applicazione delle presenti norme dettate dalla L. n. 191/1974 in materia di Prevenzione degli infortuni sul lavoro nei servizi e negli impianti gestiti dalla Azienda autonoma delle Ferrovie dello Stato è affidata congiuntamente all'Azienda autonoma delle Ferrovie dello Stato e agli ispettorati del lavoro. Con decreto del Ministro per i Trasporti e l'Aviazione Civile, di concerto con il Ministro del Lavoro e della Previdenza Sociale, saranno stabilite norme intese a coordinare l'azione degli organi ispettivi della Azienda autonoma delle Ferrovie dello Stato e degli ispettorati del lavoro. 135 135

proposta dei Ministri del lavoro (...) 323 in relazione ai quali il personale ispettivo dello stesso Ministero svolge attività di vigilanza sull'applicazione della legislazione in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, informandone preventivamente il servizio di prevenzione e sicurezza dell'Azienda sanitaria locale competente per territorio”. Sicché, il potere di sospensione per violazioni della disciplina prevenzionistica spetta in via generale agli organi di vigilanza delle Aziende Sanitarie Locali nel cui territorio opera l'impresa (art. 13, commi 1 e 2), salvo nei settori in cui la vigilanza è esplicata anche dalle Direzioni Territoriali del Lavoro, su cui, quindi, verterà una competenza concorrente. Tuttavia, l'esercizio del potere di sospensione in capo alle Aziende sanitarie locali deve, comunque, attenersi alle limitazioni, ratione materiae, previste dal citato art. 13, che, in relazione a specifici settori, attribuisce ad altre autorità la competenza a vigilare sulla salute e sicurezza del lavoro: come nel caso delle Autorità marittime in ambito portuale e a bordo di navi; degli uffici di sanità aerea 323 Riguardo a tale disposizione, P. Rausei, Il nuovo sistema istituzionale della sicurezza sul lavoro in Igiene e Sicurezza del Lavoro n. 5/2008, 252, avanza perplessità e dubbi di legittimità costituzionale, ritenendo che “Indice evidente di scarso coraggio (e forse di placida inerzia) è l'art. 13 del T.U. in esame, laddove nel dare attuazione al criterio di delega di cui all'art. 1, comma 2, lett q della legge n. 123/2007, il legislatore non ha proceduto alla voluta né al riordino del . La norma annotata, infatti, si limita a trascrivere i contenuti dell'art. 23 del D. Lgs. n. 626/1994, nel testo novellato dall'art. 10 del D.Lgs. n. 242/1996, peraltro con un forte sospetto di incostituzionalità per eccesso di delega, in quanto il legislatore delegante imponeva la razionalizzazione e il riordino della vigilanza nel rispetto dei principi di cui all'art. 19 del D.Lgs. 19 dicembre 1994 n. 758, e dell'art. 23, comma 4, del D.Lgs. n. 626/1994, combinato disposto normativo che esclude ogni residua competenza in materia di sicurezza sul lavoro degli ispettori del lavoro, la cui potestà ispettiva e sanzionatoria era salvaguardata, nel quadro previgente, dal comma 2 dell'art. 23, come attuato dal D.P.C.M. 14 ottobre 1997, n. 412. Contra P. Pascucci, L'interpello, la vigilanza e la sospensione dell'attività imprenditoriale in L. Zoppoli, P. Pascucci e G. Natullo (a cura di) Le nuove regole per la salute e la sicurezza dei lavoratori...cit., 211 e 212, secondo cui il legislatore delegato ha correttamente rispettato il principio dell'art. 19 D.Lgs. n. 758/1994 consistente nella salvezza delle “diverse competenze previste da altre norme”, confermando nell'art. 13, co. 2, lett. a) e b), D. Lgs. n. 81/2008, la competenza concorrente del personale ispettivo del Ministero del lavoro per le stesse ipotesi già indicate nel D.P.C.M. n. 412/1997. L'A., peraltro, ritiene che l'art. 13 d.lgs. n. 81/2008 non deve essere inteso come una riproposizione del combinato disposto dell'art. 23, co. 2, d.lgs. n. 626/1994 e del D.P.C.M. n. 412/1997, in quanto prevede la possibilità di ulteriori competenze per il personale ispettivo del Ministero del Lavoro (art. 13, comma 2, lett. c). Anche tale operazione – riferisce l'A. - è avvenuta in ossequio al principio enunciato dall'art. 19 citato, consistente nella salvezza delle “diverse competenze previste da altre norme”, tra cui l'art. 23, co. 2, D. Lgs. n. 626/1994. Ad avviso dell'A. Quest'ultima norma vantava una portata programmatica che ben avrebbe potuto trovare ulteriore attuazione rispetto a quella intervenuta con il D.P.C.M. n. 412/1997, essendo sempre possibile modificare o integrare successivamente detto D.P.C.M. (ovviamente tramite un atto di uguale natura e per mezzo della stessa procedura) in presenza di altre attività comportanti rischi particolarmente elevati; l'art. 13, co. 2, lett. c), D. Lgs. n. 81/2008, altro non fa che riprodurre il dinamismo dell'art. 23, co. 2, D. Lgs. n. 626/1994. 136 136