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Lavoro e Diritto 6 5

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apertura al dialogo tra istituzioni 333 : solo in un clima siffatto l'intervento prevenzionistico dell'ordinamento attraverso il provvedimento di sospensione può raggiungere il suo massimo grado di estensione. § 4.2. La “segnalazione” e la sospensione successiva alla regolarizzazione: un eccesso punitivo? Taluni in dottrina 334 ritengono che, anche con riguardo al provvedimento di sospensione emanato su segnalazione di Pubbliche Amministrazioni, non debba essere considerato solo l'aspetto cautelare, ma anche quello sanzionatorio; ciò reca con sé la necessità di distinguere fra la sospensione per violazioni in materia di sicurezza e la sospensione per lavoro irregolare: mentre nel primo caso la sospensione potrà aver luogo solo ove i presupposti sussistano all'atto dell'intervento ispettivo, in cantiere o nell'impresa, degli ispettori del lavoro o dei funzionari dell'Azienda Sanitaria Locale, nel secondo caso (ovviamente alla stregua di un accertamento compiuto da un organismo non legittimato all'emanazione dell'ordine di sospensione in occasione del quale si sia constatata l'occupazione di manodopera “in nero” in misura pari o superiore alla percentuale-soglia normativamente individuata) la sospensione potrà essere adottata anche qualora, all'atto della segnalazione, il soggetto ispezionato abbia proceduto a regolarizzare i lavoratori illegalmente occupati. Secondo tale impostazione dottrinale, la norma deve essere intesa come 333 Proprio in questa prospettiva la Direzione generale rischi dell'Inail ha emanato la Nota 10134 del 18 novembre 2009 in newsletter lavoro n. 389 del 19 novembre 2009 reperibile in http//www.dplmodena.it, con cui l'Istituto sollecita il proprio personale ispettivo a verificare la sussistenza dei presupposti per l'adozione del provvedimento di sospensione ed a trasmettere il verbale di accesso o a mezzo di posta elettronica o a mezzo fax alla competente Direzione Territoriale del Lavoro. 334 P. Pennesi e P. Rausei, La sospensione dell'attività imprenditoriale in M. Tiraboschi e L. Fantini (a cura di) Il Testo Unico della salute e sicurezza sul lavoro dopo il correttivo (D. Lgs. n. 106/2009)...cit, 1030 e 1031; P. Rausei, L'inottemperanza al provvedimento di sospensione dell'attività imprenditoriale, in F. Giunta e D. Micheletti (a cura di), Il nuovo diritto penale della sicurezza nei luoghi di lavoro, Giuffrè, Milano, 2010, 356. Contra P. Pascucci, L'interpello, la vigilanza e la sospensione dell'attività imprenditoriale in L. Zoppoli, P. Pascucci e G. Natullo (a cura di) Le nuove regole per la salute e la sicurezza dei lavoratori...cit., 232, e V. Lippolis e G. Anastasio, La sospensione dell'attività d'impresa...cit., 19, Secondo cui, qualora il datore di lavoro regolarizzi i lavoratori prima dell'adozione della sospensione, come nei casi di sospensione adottata su segnalazione di altre pubbliche amministrazioni, l'organo di vigilanza provvederà ad annullare il provvedimento in sede di autotutela. Di quest'ultimo avviso è anche il Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, Circolare n. 33 del 10 novembre 2009...cit., 9, il quale espressamente precisa che . 141 141

asserzione di una conseguente doverosità a sospendere anche a fronte di una successiva regolarizzazione dei lavoratori trovati “in nero” in occasione dell'accesso ispettivo compiuto da qualsiasi organismo di vigilanza. Una siffatta lettura è, per i suoi fautori, l'unica che possa dirsi costituzionalmente orientata; infatti, se, a contrario, si sostenesse la non adottabilità del provvedimento a fronte dell'avvenuta regolarizzazione, è come se si rimettesse l'operatività dell'istituto ad un fattore casuale che comporterebbe l'adozione del provvedimento, se l'accesso fosse compiuto dai soggetti competenti alla sua emanazione e la mancata formulazione dello stesso, se l'accertamento fosse espletato da soggetti non titolari del potere interdittivo. Al riguardo, chi in dottrina sostiene ciò sottolinea come detta impostazione, se da un lato sembri essere non pienamente coerente alla luce dei principi generali che governano l'atto amministrativo ed, in particolare, alla luce del principio secondo cui, al momento dell'adozione del provvedimento devono sussistere i presupposti e gli elementi che lo fondano, dall'altro, però, evidenzia come una diversa soluzione comporti problemi più gravi anche sul piano delle garanzie costituzionali; infatti, i principi di ragionevolezza, di non discriminazione e di parità di trattamento verrebbero compromessi ove l'adozione del provvedimento di sospensione venisse rimessa ad un dato puramente casuale ovvero alla diversa identità istituzionale dell'organo di vigilanza che accede presso il luogo di lavoro. Ora, sebbene le motivazioni sottese ad un'impostazione di tal sorta rispondano rigorosamente ad esigenze di giustizia sostanziale, è parimenti vero, però, che la postuma adozione dell'ordine di sospensione, a fronte dell'avvenuta regolarizzazione, si tradurrebbe in una esclusiva azione sanzionatoria avverso il datore di lavoro, in quanto non sussisterebbero più quelle esigenze prevenzionistiche che giustificano e, quindi, esigono l'intervento cautelare dell'ordine di sospendere l'attività. L'ordine di sospensione, quindi, verrebbe svilito proprio di quella finalità di prevenzione che ne ha determinato la ragion d'essere e si trasformerebbe in una misura puramente sanzionatoria che andrebbe ad aggiungersi a quelle legislativamente previste per il fenomeno del moonlighting. § 4.3. La “segnalazione” quale obbligo del coordinatore per l'esecuzione dei lavori nei cantieri temporanei o mobili Il Legislatore del 2008 nel dettare la disciplina del provvedimento interdittivo dell'attività imprenditoriale fa espressamente salve le attribuzioni del coordinatore per l'esecuzione dei lavori di cui all'art. 92, comma 1, lettera e). Tale norma annovera tra gli obblighi del coordinatore per l'esecuzione dei lavori nei cantieri temporanei o mobili quello di segnalare al committente o al 142 142