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Lavoro e Diritto 6 5

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§ 5.2. Sotto il profilo

§ 5.2. Sotto il profilo oggettivo: l'unità di impresa, lo spazio in cui opera l'ordine interdittivo La locuzione “in relazione alla parte dell'attività imprenditoriale interessata dalle violazioni” introdotta dal correttivo del 2009 ha definito un'annosa questione applicativa dai contorni indefiniti e preoccupanti. Le previgenti disposizioni parlavano genericamente di “sospensione dei lavori nell'ambito dei cantieri edili” (art. 36 bis, L. n. 248/2006) e di “sospensione di un'attività imprenditoriale” (art. 5, L. n. 123/2007 e art. 14, D. Lgs. n. 81/2008, anche dopo la novella del D.L. n. 112/2008, conv. con modificaz. in L. 133/2008), facendo così intendere che gli effetti sospensivi del provvedimento interdittivo investissero l'intera attività di impresa, sebbene le violazioni (a fondamento della sua adozione) fossero state rilevate in un'unità organizzativa, in un reparto o in una filiale di essa 347 . Insomma, la questione che affliggeva gli organi di controllo (ed anche i datori di lavoro) si sostanziava nella possibilità che il provvedimento potesse determinare l'arresto della complessiva attività lavorativa, anziché il fermo della sola attività interessata dalle inadempienze rilevate. Al riguardo, calzante è l'esempio dell'impresa edile che opera contemporaneamente in più cantieri: l'ordine di sospensione adottato in un cantiere assume un peso diverso a seconda che paralizzi l'attività dell'impresa in corso d'opera all'interno del cantiere ove è avvenuto l'accesso, o che, al contrario, blocchi l'attività dell'impresa in tutti i cantieri ove essa opera. Muovendo dal presupposto secondo cui il provvedimento di sospensione è animato da una spiccata finalità cautelare, non può non concludersi che detta finalità trovi soddisfazione solo in relazione a quella parte di attività ove sussista la condizione “di pericolo” normativamente prevista per la sua adozione: l'estensione degli effetti sospensivi del provvedimento anche a quella parte di impresa non interessata dalle inadempienze rilevate non andrebbe a garantire alcuna esigenza prevenzionistica per la salute e sicurezza dei lavoratori, andando, per contro, unicamente a punire (molto pesantemente) il datore di lavoro. Sicché, se si optasse per la sospensione dell'intera attività di impresa l'istituto perderebbe la sua ragion d'essere primaria (quella cautelare), per esplicare unicamente la sola funzione sanzionatoria. Peraltro, optare per l'interpretazione contraria, significherebbe disattendere i principi di proporzione delle sanzioni e di ragionevolezza della legge 348 . 347 Sul punto F. Bacchini, Cosa cambia realmente in materia di sicurezza sul lavoro...cit., 32, constata che il ricorso da parte del Legislatore all'aggettivo indeterminativo “una” (“possono adottare provvedimenti di sospensione di un'attività imprenditoriale”), se letto in modo superficiale e in un'ottica punitiva, avrebbe potuto indurre a ritenere che l'intera attività dell'azienda dovesse subire la sanzione della sospensione. 348 Così evidenzia F. Bacchini, Cosa cambia realmente in materia di sicurezza sul lavoro...cit., 32. 147 147

Anche su questa problematica, ancora una volta, l'intervento della prassi amministrativa è stato determinante: sin dall'ingresso dell'istituto nell'ordinamento giuslavoristico il Dicastero si è orientato a ritenere che la produzione degli effetti interdittivi del provvedimento debba essere circoscritta all'interno della singola unità produttiva ove siano state riscontrate le relative irregolarità 349 . Il Legislatore del 2009, preso coscienza dell'opportunità di una presa di posizione sul punto, ha introdotto nel testo dell'art. 14 cit., la precisazione in forza della quale il provvedimento di sospensione può essere adottato “in relazione alla parte dell'attività imprenditoriale interessata dalle violazioni”, codificando, così, l'impostazione ministeriale. Alla luce della novella del 2009, quindi, l'efficacia del provvedimento deve ritenersi circoscritta alla singola unità produttiva, rispetto alla quale sono stati verificati i presupposti per la sua adozione e, con particolare riferimento all'edilizia, all'attività svolta dall'impresa nel singolo cantiere 350 . § 6. La decorrenza degli effetti sospensivi: il ragionevole contemperamento tra le esigenze di tutela e di opportunità In ordine alla decorrenza degli effetti interdittivi del provvedimento, nulla disponendo la legge sul punto (fino al correttivo del 2009), la prassi amministrativa ha cercato, sin da quando l'istituto ha fatto il suo ingresso nell'ordinamento, di fornire chiarimenti al riguardo, prendendo le mosse da una ragionevole considerazione: il provvedimento di sospensione mira a scongiurare i rischi di pericolo connessi alle situazioni normativamente previste, dal momento che l'adozione del provvedimento comporta la cessazione (immediata) delle attività svolte, riducendo così il possibile accadimento di fenomeni infortunistici al cosiddetto “rischio consentito”. Conseguentemente, non può a priori escludersi che la repentina interruzione dell'attività svolta dall'impresa ispezionata possa, a sua volta, determinare situazioni di pericolo per l'incolumità dei lavoratori delle altre imprese e di soggetti terzi; si pensi, ad esempio, alle ipotesi in cui si proceda a fermare i lavori di scavo in presenza di una falda d'acqua o di più scavi aperti in strade di grande traffico oppure al caso in cui si blocchi la demolizione di un edificio, il stato di avanzamento del quale abbia già pregiudicato la stabilità della 349 Sulle indicazioni fornite in sede ministeriale si rinvia a quanto detto nel Capitolo Secondo, alla nota 206 ed al § 4.1. 350 Vedi, Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, Circolare n. 33 del 10 novembre 2009 … cit., 7. 148 148