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Lavoro e Diritto 6 5

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Ragion per cui, gli storici del diritto stimolano ogni giurista ad applicare la norma in vigore in modo non meccanico, ma consapevole; ciò reca con sé l'esigenza di cogliere la ratio del dato legislativo vigente nel contesto in cui è stato formulato, così da poter individuare sia le finalità sottese alla sua adozione sia l'indirizzo evolutivo che con quel dato l'organizzazione sociale intende perseguire 4 . L'analisi scientifica di ogni istituto, quindi, deve muovere da un duplice interrogativo: quale bene è oggetto di tutela e quale rilevanza giuridica questi vanta. La risposta a tale quesito, infatti, sembra poter soddisfare quelle esigenze di approfondimento che distinguono il “tecnico del diritto” dal giurista: il primo, anche se un buon conoscitore delle strutture positive dell'ordinamento, è mero applicatore del diritto; il secondo, invece, interpreta ed applica la norma con coscienza critica, la quale, nel rispetto del principio di legalità 5 , gli consente di perseguire una giustizia non solo formale, ma anche sostanziale. Il rigore del metodo scientifico impone, dunque, di indagare sempre le ragioni sottese ad ogni istituto giuridico, così da comprenderne appieno funzioni e 4 5 di cadere negli errori passati, si può senza esitazione affermare che conoscere la storia del diritto, cioè delle istituzioni giuridiche e politiche, e delle sociali in genere, è cosa non soltanto utile ma necessaria, perché nulla si può di esse intendere, spiegare e migliorare, se non sono noti i modi e le cause onde ebbero origine i singoli istituti e i principi che li regolano. Il diritto, secondo l'espressione del Vico, è un'idea umana, un'idea storica, cioè un'idea necessariamente relativa e diversa nello spazio e nel tempo, proporzionata alle condizioni particolari che determinano tutta la vita di un popolo, al grado della sua mentalità, alla forma della sua organizzazione economica. Quindi anche le leggi che regolano la vita giuridica di un popolo non sono l'invenzione arbitraria di uno o più individui, di una generazione o di un'epoca storica, né il loro contenuto è formato da formole logiche, ma sono il prodotto della costituzione economica e sociale, il frutto dell'evoluzione di concetti, usi e consuetudini preesistenti”, così, testualmente, G. Salvioli, Manuale di storia del diritto italiano, Unione Tipografica Editrice, Torino, 1903, 1. Secondo A. Cavanna, Storia del diritto moderno in Europa ... cit., 8 e 9 “Chi conoscesse unicamente i razionali meccanismi di funzionamento pratico e le strutture astratte del diritto positivo sarebbe certo, per la forma mentis coerente che gliene deriverebbe e l'allenamento casistico, un buon tecnico, un buon meccanico del sistema normativo in vigore (…). Sarebbe però un giurista decapitato: una molla fra tante nel grande meccanismo del sistema giuridico, strumento del diritto, non consapevole utilizzatore del diritto come strumento. Gli mancherebbe infatti ciò che il possesso della dimensione storica del diritto consente al giurista, cioè la sensibilità alle trasformazioni dell'ordine giuridico, la percezione della sua evoluzione vitale: il diritto è storia in quanto si muove e cresce nella storia (…). La conoscenza storica del diritto, intesa come apprensione del dato vigente in collegamento con la realtà dinamica che l'ha prodotto, permette così, pragmaticamente, l'individuazione delle tendenze avvenire nella stessa organizzazione sociale cui il dato appartiene e l'individuazione altresì degli strumenti per una riconduzione controllata di quelle tendenze all'ambito del diritto.” Il principio di legalità affonda le proprie radici nello Stato di diritto e cioè in quegli ordinamenti, la cui struttura si basa e si sviluppa su alcuni pilastri fondamentali, quali la separazione dei poteri ed il principio di uguaglianza; esso dispone che l'esercizio di qualsiasi potere pubblico è legittimo solo se trova fondamento in una previa norma attributiva della competenza, così da garantirne un uso regolato e controllabile, cfr. R. Bin – G. Pitruzzella, Diritto Costituzionale ... cit., 304. 13 13

finalità 6 . Ne deriva che, anche per la sospensione dell'attività di impresa - istituto sull'analisi della cui disciplina si incentrerà il presente lavoro - occorre accertare i motivi per i quali scatta la sospensione dell'attività lavorativa al verificarsi di tassative fattispecie. Tale indagine presuppone un esame, seppur breve, della nozione di lavoro e delle sue implicazioni sociali nell'attuale contesto giuridico, in quanto dal modo di concepire il lavoro è dato cogliere il rilievo che l'ordinamento intende attribuire sia al lavoro stesso sia alla persona del lavoratore. SEZIONE PRIMA La concezione del lavoro nella legislazione nazionale, internazionale e comunitaria § 1. La nozione di lavoro nell'ordinamento italiano La portata della concezione del lavoro in Italia può essere appresa solo a seguito di una disamina storica, sebbene necessariamente sintetica, che deve prendere le mosse da un'imprescindibile considerazione: la civiltà contemporanea supera la concezione di lavoro tipica delle civiltà precapitalistiche; il lavoro, infatti, è avvertito non più come solo mezzo per soddisfare il sostentamento quotidiano, ma come fonte ed indice di progresso nella consapevolezza che il lavoro consente di consumare ed il consumo è la crescita del popolo che produce 7 . § 1.1. Il lavoro nel Regime Fascista In Italia, in particolare, negli anni immediatamente successivi al primo conflitto mondiale, con l'avvento del Regime Fascista, il lavoro assume la veste giuridica del dovere sociale; infatti, proprio ai principi enunciati durante lo storico 6 Per G. Salvioli, Manuale di storia del diritto italiano ... cit., 2, “Al giurista la storia del diritto dà il senso vero delle istituzioni civili del suo tempo, perché il presente (…) si collega al passato per vincoli tali che non si potrebbero rompere senza renderlo un enimma. Solo la storia facilita la retta interpretazione della legge, spiegando le cause che la originarono, le necessità cui soddisfece, le intenzioni del legislatore, le trasformazioni subite nel corso dei tempi; solo essa indica le leggi che presiedono allo sviluppo generale del diritto (…), e la connessione tra il diritto e le condizioni sociali ed economiche, ed offre insegnamenti per la riforma e il miglioramento della legislazione. (…) Siccome la scienza del diritto (…) è una scienza induttiva basata sopra generalizzazioni dell'esperienza precedente, così non col ragionamento puro, ma colla storia delle legislazioni passate e confrontate alle presenti, potrà il giurista spiegare, ridurre a sistema e riformare il diritto vigente”. 7 Vedi, A. Tilgher, Storia del concetto di lavoro, Massimiliano Boni Editore, Bologna, 1983, 120. 14 14

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    Finito di stampare nel mese di DICE

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