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Lavoro e Diritto 6 5

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caso di sospensione per

caso di sospensione per violazioni prevenzionistiche (2.500 euro). Tale distinzione ricalca la considerazione del Legislatore circa il grado diverso di gravità di cui le situazioni illegittime sottese al provvedimento di sospensione sono portatrici. Ciò soddisfa l'esigenza di proporzione tra la condotta illecita del soggetto sospeso e la reazione punitiva dello Stato per l'ordine violato, con la conseguenza che la “somma aggiuntiva” prevista a fronte del provvedimento di revoca sembrerebbe acquisire una portata sanzionatoria. Tuttavia, è altresì vero che la somma normativamente prevista per ottenere la revoca è sempre uguale nel suo ammontare, nel senso che a nulla rileva il numero dei lavoratori in nero occupati o le tipologie di violazioni prevenzionistiche commesse. Il Legislatore del 2009, infatti, non parla di “sanzione aggiuntiva”, continuando, invece, a mantenere la definizione di “somma aggiuntiva”: il correttivo, quindi, mostra di condividere le critiche 417 sollevate dal mondo scientifico alla locuzione “sanzione aggiuntiva” precedentemente impiegata (dal Legislatore del 2007). Questa scelta legislativa è stata accolta con particolare favore proprio da quanti in dottrina avevano, a suo tempo, avanzato perplessità sul profilo sanzionatorio di detta somma: taluni, infatti, non mancano di constatare che “la legge n. 123 del 2007 chiamava assurdamente ” quello che è più consono denominare “ in misura fissa”, quale “corrispettivo di carattere latamente sanzionatorio per l'ottenimento della revoca del provvedimento” 418 ; ad avviso di talaltri essa è “una forma di dimostrazione di volontà collaborativa”, attesa la sua “natura sanzionatoria quanto meno dubbia” 419 ; altri ancora manifestano apprezzamento per questa scelta legislativa asserendo che con essa il legislatore del 2008 ha escluso l'eventuale applicazione del meccanismo di riduzione previsto dall'art. 16 L. n. 689/1981 420 , di cui si è già detto 421 . In ogni caso, in dottrina non manca chi, riferendosi alla somma aggiuntiva 417 418 419 420 421 Per le quali si rinvia a quanto esposto nel Capitolo Secondo, § 4.4. Così, P. Pennesi e P. Rausei, La sospensione dell'attività imprenditoriale in M. Tiraboschi e L. Fantini (a cura di) Il Testo Unico della salute e sicurezza sul lavoro dopo il correttivo (D. Lgs. n. 106/2009)...cit., 1033. Testualmente, E. Gragnoli, La protezione della salute e della sicurezza e le disposizioni di contrasto al lavoro irregolare (art. 14, D. Lgs. 9.4.2008, n. 81 … cit., 229. In tal senso, P. Pascucci, P. Pascucci, L'interpello, la vigilanza e la sospensione dell'attività imprenditoriale in L. Zoppoli, P. Pascucci e G. Natullo (a cura di) Le nuove regole per la salute e la sicurezza dei lavoratori … cit., 233. Per tale criterio di calcolo e per le questioni inerenti alla sua (in)applicabilità alla “somma aggiuntiva” prevista per il conseguimento della revoca si rinvia sempre a quanto esposto al nel Capitolo Secondo, § 4.4. 173 173

parli espressamente di “importi sanzionatori” 422 . Al di là del nomen juris, resta il dato di fatto che il quantum da versare ai fini del conseguimento della revoca va ad aggiungersi alle sanzioni penali, civili ed amministrative vigenti, di cui è fatta salva l'applicazione (art. 14, co. 6, T.U. Sicurezza): ciò connota la “somma aggiuntiva” di una portata afflittiva, i cui effetti non possono non aggravare le conseguenze sanzionatorie ascrivibile alle violazioni commesse che hanno dato adito alla sospensione dell'attività di impresa. In particolare, tra le sanzioni amministrative a cui si aggiunge la cosiddetta “somma aggiuntiva” si è visto esservi la cosiddetta maxisanzione per lavoro nero 423 , la cui disciplina è stata riscritta dall'art. 4 della Legge 4 novembre 2010 n. 183 (cosiddetto “Collegato Lavoro”) 424 . In questa sede, pur non potendo illustrare la portata profondamente innovativa che la citata novella opera sulla maxisanzione, si deve, comunque, osservare, che per effetto di questa (novella) muta l'ambito di applicazione dell'istituto 425 : l'adozione della maxisanzione viene normativamente limitata alle sole fattispecie di lavoro subordinato. Ciò induce a chiedersi se la restrizione dell'ambito applicativo della maxisanzione per lavoro nero possa in qualche modo limitare l'operatività del 422 423 Cfr. V. Lippolis e G. Anastasio, La sospensione dell'attività d'impresa...cit., 19. Al riguardo, si rinvia al Capitolo Secondo, § 3.1. 424 Il Legislatore del 2010 muta le misure per il contrasto al lavoro nero dettate dall'art. 3, 3° comma del D.L. 12/2002, convertito nella Legge n. 73/2002, così come modificato dall'art. 36 bis D.L. n. 223/2006 convertito in Legge n. 248/2006, che, a suo tempo, ne ha inasprito contenuto e portata. Per effetto dell'art. 4 del Collegato Lavoro, infatti, le disposizioni previste dai commi 3, 4 e 5 del già citato art. 3, attualmente recitano: “3. Ferma restando l'applicazione delle sanzioni già previste dalla normativa in vigore, in caso di impiego di lavoratori subordinati senza preventiva comunicazione di instaurazione del rapporto di lavoro da parte del datore di lavoro privato, con la sola esclusione del datore di lavoro domestico, si applica altresì la sanzione amministrativa da euro 1.500 a euro 12.000 per ciascun lavoratore irregolare, maggiorata di euro 150 per ciascuna giornata di lavoro effettivo. L'importo della sanzione è da euro 1.000 a euro 8.000 per ciascun lavoratore irregolare, maggiorato di euro 30 per ciascuna giornata di lavoro irregolare, nel caso in cui il lavoratore risulti regolarmente occupato per un periodo lavorativo successivo. L'importo delle sanzioni civili connesse all'evasione dei contributi e dei premi riferiti a ciascun lavoratore irregolare di cui ai periodi precedenti è aumentato del 50 per cento. 4. Le sanzioni di cui al comma 3 non trovano applicazione qualora, dagli adempimenti di carattere contributivo precedentemente assolti, si evidenzi comunque la volontà di non occultare il rapporto, anche se trattasi di differente qualificazione. 5. All'irrogazione delle sanzioni amministrative di cui al comma 3 provvedono gli organi di vigilanza che effettuano accertamenti in materia di lavoro, fisco e previdenza. Autorità competente a ricevere il rapporto ai sensi dell'art. 17 della legge 24 novembre 1981, n. 689, è la Direzione provinciale del lavoro territorialmente competente”. 425 174 Per una disamina della nuova disciplina si segnala A. Milo, Con il Collegato Lavoro, “maxisanzione” più mirata contro il sommerso in La Circolare di Lavoro e Previdenza n. 42 del 1 novembre 2010, 9 e ss; V. Lippolis, Lavoro, maxisanzione a dieta in ItaliaOggi7 del 22 novembre 2010, 14 e ss.; in particolare sull'applicazione del vecchio regime anche dopo l'entrata in vigore della nuova normativa, si segnala V. Pascazio, Maxisanzione contro il lavoro sommerso e problemi di regime di diritto intertemporale applicabile in Il lavoro nella giurisprudenza, n. 9/2010, 895 e ss. 174

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