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Lavoro e Diritto 6 5

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della legislazione

della legislazione sociale: in qualità di ufficiali di polizia giudiziaria gli ispettori del lavoro ed i funzionari ispettivi delle Asl, seppur nei limiti del servizio cui sono destinati e secondo le rispettive attribuzioni (art. 57 u.c. c.p.p.) 460 , sono legittimati ad esperire tutte quelle attività che rientrano nelle funzioni tipiche della polizia giudiziaria 461 ; quindi, prendono notizia dei reati, impediscono che vengano portati a conseguenze ulteriori, ne ricercano gli autori, compiono gli atti necessari ad assicurare le fonti di prova e raccolgono tutto ciò che possa servire per l'applicazione della legge penale, oltre a svolgere ogni indagine ed attività disposta o delegata ( art. 55 c.p.p.) 462 . Secondo il dettato della Carta Costituzionale, della polizia giudiziaria ne dispone direttamente l'Autorità giudiziaria (art. 109 Cost.) 463 . 460 Sulla scorta del fatto che l'ambito operativo degli ispettori del lavoro e dei funzionari dell'Asl è circoscritto all'ambito delle loro attribuzioni secondo il dettato dell'art. 57, u.c., c.p.p., sono detti Ufficiali di Polizia Giudiziaria “Speciali”. 461 L. D'Ambrosio, Pratica di Polizia Giudiziaria, Cedam, Torino, 2012, 113 precisa che con il termine “polizia” (dal greco Polis = stato città e politeia = ordinamento della città) si intende l'attività che lo Stato svolge per assicurare le condizioni di un'ordinata convivenza sociale. In particolare l'A. specifica che l'attività di polizia si qualifica come attività di “polizia amministrativa” quando è diretta a prevenire, quindi evitare, il compimento di illeciti: nel suo ambito si colloca il settore della polizia di sicurezza, diretto a prevenire gli illeciti che creano maggiore allarme sociale. Invece, l'attività di polizia si qualifica come “attività di polizia giudiziaria” quando è diretta a reprimere violazioni di norme penali già commesse. In via di approssimazione – afferma, quindi, l'A.- può ritenersi che “l'attività di p.g. è una sorta di progressione dell'attività di polizia amministrativa e, in specie, dell'attività di polizia di sicurezza. Essa interviene, infatti, solo quando si è verificata una violazione della legge penale ( = un fattoreato) che l'attività di prevenzione della polizia amministrativa non è riuscita ad evitare. Può anche aggiungersi che, nella gran parte dei casi l'attività di p.g. è una sorta di progressione dell'attività di polizia amministrativa: nel senso che la notizia dela commissione di un reato emerge solitamente nell'ambito delle attività di osservazione, informazione e vigilanza compiute durante i servizi di prevenzione e di sicurezza”. 462 Sul punto si richiama l'attenzione sul fatto che il T.U. Sicurezza, in riferimento alle misure generali di tutela circa la gestione della prevenzione nei luoghi di lavoro, prevede anche l' “allontanamento del lavoratore dall'esposizione al rischio per motivi sanitari inerenti la sua persona” (art. 15, co. 1, lett. m): si tratta di un potere di cui l'ispettore del lavoro può disporre proprio per effetto dell'art. 55 c.p.p., in quanto ufficiali di polizia giudiziaria. Cfr. Capitolo Terzo, § 3.1.1. ove è stato messo in luce come questa fattispecie possa sopperire alla non sospensione delle micro-imprese. 463 Il disegno di legge costituzionale n. 4275 del 7 aprile 2011 (Riforma del Titolo IV della Parte II della Costituzione reperibile in http//www.camera.it), presentato dal Presidente del Consiglio dei Ministri e dal Ministro della Giustizia della XVI Legislatura, contiene, all'art. 10, una modifica dell'art. 109 della Costituzione, per effetto della quale, il testo della norma verrebbe così riformulato: “Il giudice e il pubblico ministero dispongono della polizia giudiziaria secondo le modalità stabilite dalla legge”. Autorevole dottrina rileva il carattere radicale di una siffatta modifica: “L'innovazione che si vorrebbe apportare con il nuovo articolo 109 Cost. si manifesta nel sostanziale svuotamento della norma costituzionale, poiché l'effettiva disponibilità della polizia giudiziaria passerebbe dall'essere sancita in termini netti e perentori (), a quanto disposto dalla legge ordinaria, con un mandato in bianco al legislatore (appunto) ordinario, che potrebbe a suo piacimento prima introdurre e poi modificare la disciplina”, così, A. Alessandri, I nuovi rapporti tra pubblico ministero e polizia giudiziaria in Diritto Penale 189 189

Attenta dottrina 464 rileva, però, come la “doppia veste” dell'organo di controllo non debba indurre a ritenere che l'attività investigativa degli ispettori del lavoro possa essere svolta contemporaneamente (ed indifferentemente) quale attività di vigilanza amministrativa e quale attività di indagine penale; non a caso la citata pronuncia della Consulta n. 10 del 1971 chiarisce che “non esiste una libertà dell'ispettore di esercitare promiscuamente funzioni di vigilanza amministrativa e di polizia giudiziaria”, sottolineando, in tal modo, una necessaria ed opportuna separazione tra l'ambito di operatività di indagine amministrativa dall'ambito di operatività penale, dal momento che l'attività di polizia giudiziaria è strumentale alla sola indagine penale. Peraltro, la diversità dei contesti operativi implica un differente approccio dell'organo di controllo al soggetto che subisce l'azione ispettiva, con la conseguenza che, solamente ove l'indagine svolta dal personale ispettivo attenga a violazioni di rilievo penale, scattano a favore dell'ispezionato tutte le garanzie previste dalla legislazione processul-penalistica. Sotto il profilo strettamente pratico si tratta, quindi, di capire quando l'attività ispettiva di carattere amministrativo si trasformi in attività di polizia giudiziaria con tutte le conseguenze che tale trasformazione comporta. La dottrina 465 conviene che per discernere le due tipologie di attività viene in soccorso il Legislatore del 1989, il quale, con la formulazione dell'art. 220 disp. coord. att. c.p.p., ha disposto che laddove, nel corso di attività ispettive o di vigilanza previste da leggi o decreti, emergano indizi di reato, gli atti necessari per assicurare le fonti di prova e raccogliere tutto ciò che possa servire ai fini dell'applicazione della legge penale devono essere compiuti in ossequio alle disposizioni del codice di rito penale. In linea con tale previsione, il Legislatore del 1989, con l'art. 63 c.p.p., ha disposto, altresì, che la polizia giudiziaria, ove, nell'ascoltare una persona non sottoposta ad indagini, ravvisi indizi di reato a suo carico, è tenuta ad osservare le norme poste dall'ordinamento a garanzia dell'indagato; la polizia giudiziaria, in tal caso, dovrà interrompere l'esame, con l'avvertimento che, a seguito delle dichiarazioni rese, potranno essere svolte indagini e, conseguentemente, dovrà invitare la persona ascoltata a nominare un difensore di fiducia. Risponde, inoltre, alla medesima ratio garantista, la regola secondo cui le precedenti dichiarazioni, eventualmente acquisite, non possono essere utilizzate Contemporaneo, 2011, 45. 464 Cfr. P. Rausei, Illeciti penali e poteri speciali in Diritto & Pratica del Lavoro, n.11/2009, 674. 465 Al riguardo, vedi S. Margiotta, Le ispezioni amministrative in (a cura di) G. Santoro Passarelli, Diritto e Processo del Lavoro e della Previdenza Sociale. Il lavoro privato e pubblico, Ipsoa, Milano, 2009, 1516 e 1517 e P. Rausei, Illeciti penali e poteri speciali in Diritto & Pratica del Lavoro, n.11/2009, 674. In particolare, quest'ultimo A. individua nell'art. 220 delle disp. di attuaz. e coordinam. al c.p.p. la regola (che definisce “aurea”) in forza della quale viene ad essere tutelato sia il soggetto che subisce l'indagine sia il funzionario ispettivo che procede. 190 190