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Lavoro e Diritto 6 5

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limitatamente all'ipotesi di violazione delle norme relative alla prevenzione degli infortuni sul lavoro). Ora, occorre considerare che l'inosservanza al provvedimento di sospensione adottato per gravi e reiterate violazioni prevenzionistiche è sanzionato con la pena dell'arresto (art. 14, co. 10, D. Lgs. n. 81/2008); sicché sarebbe tecnicamente praticabile la “procedura agevolativa contemplata dall'art. 302 del T.U. sicurezza” 485 . Ciò significa, che il datore di lavoro inottemperante all'ordine di sospensione formulato per gravi e reiterate violazioni in materia di sicurezza è passibile, nella peggiore delle ipotesi, di arresto fino a sei mesi, oppure, ove abbia provveduto ad eliminare le fonti di rischio e le conseguenza dannose del reato, potrebbe ottenere una condanna più favorevole, alla stregua della quale sarebbe tenuto soltanto al pagamento di una somma di denaro pari a duecentocinquanta euro (o frazione di duecentocinquanta euro), per ciascun giorno di pena detentiva (somma che complessivamente considerata non può mai essere inferiore a duemila euro); peraltro, se dal passaggio in giudicato della sentenza con cui è stata compiuta detta sostituzione (di pena) decorrono tre anni senza che il contravventore abbia più commesso reati contemplati dalla legislazione antinfortunistica, questi vedrà estinguersi il reato. Certamente, trattasi di una procedura che esula totalmente dalla sfera di competenza del Funzionario ispettivo, essendo completamente rimessa alla competenza dell'Autorità Giudiziaria: al Funzionario ispettivo, in quanto ufficiale di polizia giudiziaria, spetta l'obbligo di riferire, senza ritardo, la notizia di reato al magistrato del pubblico ministero ex art. 347 c.p.p.. Alla luce della descritta disciplina pare potersi affermare che la sua applicazione sembra coerente con i criteri direttivi enunciati nella legge delega n. 123/2007 486 : infatti, la ratio di detta procedura è da ravvisarsi nell'intento del sulla disciplina della circolazione stradale o di quelle per la prevenzione sugli infortuni sul lavoro la pena è della reclusione da due a sette anni. 484 Art. 590 c.p. Lesioni personali colpose – 1. Chiunque cagiona ad altri per colpa una lesione personale è punito con la reclusione fino a tre mesi o con la multa fino a trecentonove euro. 2. Se la lesione è grave, la pena della reclusione da uno a sei mesi o della multa da euro centoventitre a seicentodiciannove euro; se è gravissima, della reclusione da tre mesi a due anni o della multa da trecentonove euro a milleduecentotrentanove. 3. Se i fatti di cui al secondo comma sono commessi con violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale o di quelle per la prevenzione degli infortuni sul lavoro la pena per le lesioni gravi è della reclusione da tre mesi a un anno o della multa da cinquecento euro a duemila euro e la pena per le lesioni gravissime è della reclusione da uno a tre anni. 485 Di tale avviso, la prassi ministeriale cfr. Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, Circolare n. 33 del 10 novembre 2009...cit., 11 e la dottrina pressochè unanime, cfr. per tutti P. Pennesi e P. Rausei, La sospensione dell'attività imprenditoriale in M. Tiraboschi e L. Fantini (a cura di) Il Testo Unico della salute e sicurezza sul lavoro dopo il correttivo (D. Lgs. n. 106/2009)...cit., 1035. 486 Così, P. Rausei, L'inottemperanza al provvedimento di sospensione dell'attività imprenditoriale, in 197 197

Legislatore di incentivare e, quindi, premiare “l'avvenuta regolarizzazione delle situazioni pericolose in fase dibattimentale su richiesta dell'imputato al giudice, con esclusione dei casi più gravi che impediscono l'eliminazione o la rimozione delle cause lesive o pericolose del reato” 487 . Senonché, in dottrina non è mancato chi ha sollevato condivisibili e fondate perplessità in ordine all'applicazione del meccanismo di cui all'art. 302 T.U. Sicurezza all'istituto della sospensione dell'attività di impresa: tali incertezze derivano dal fatto che è la stessa disciplina della sospensione dell'attività imprenditoriale a contemplare uno specifico meccanismo “premiale”, quale è F. Giunta e D. Micheletti (a cura di), Il nuovo diritto penale della sicurezza nei luoghi di lavoro...cit., 362. L'A., peraltro, con riferimento all'art. 135 c.p. e richiamando Cass. Pen., Sez. Un. 22 novembre 1995, n. 11397, osserva che, trattandosi di una vera e propria pena, seppur ragguagliata, la disposizione di cui all'art. 302 deve essere intesa come norma di natura sostanziale e non processuale, con la conseguenza che il reo beneficerà della norma più favorevole sopravvenuta al fatto commesso (art. 2, co. 4, c.p.). Ora, essendo pacifico che il testo dell'art. 302, come riscritto dall'art. 144, co. 1, d. lgs. n. 106/ 2009, è più favorevole all'imputato, il nuovo art. 302 spiegherà effetti anche rispetto reati compiuti anteriormente all'entrata in vigore del D. Lgs. n. 106/2009. Infatti, prima del correttivo del 2009, l'art. 302 prevedeva che “1. Per le contravvenzioni previste dal presente decreto e punite con la sola pena dell'arresto il giudice applica, in luogo dell'arresto, la pena dell'ammenda in misura comunque non inferiore a 8.000 euro e non superiore a 24.000 euro, se entro la conclusione del giudizio di primo grado, risultano eliminate tutte le irregolarità, le fonti di rischio e le eventuali conseguenze dannose del reato. 2. La sostituzione di cui al comma 1 non è in ogni caso consentita: a) quando la violazione abbia avuto un contributo causale nel verificarsi di un infortunio sul lavoro; b) quando il fatto è stato commesso da soggetto che abbia già riportato condanna definitiva per la violazione di norme relative alla prevenzione degli infortuni sul lavoro, ovvero per i reati di cui agli articoli 589 e 590 del codice penale, limitatamente all'ipotesi di violazione delle norme relative alla prevenzione degli infortuni sul lavoro. 3. Nell'ipotesi prevista al comma 1, il reato si estingue decorsi tre anni dal passaggio in giudicato della sentenza che l'imputato abbia commesso ulteriori reati in materia di salute e sicurezza sul lavoro, ovvero quelli di cui agli articoli 589 e 590 del codice penale, limitatamente all'ipotesi di violazione delle norme relative alla prevenzione degli infortuni sul lavoro. In questo caso si estingue ogni effetto penale della condanna”. Per un approfondimento sulla disciplina di detta norma prima della novella del 2009, si segnala R. Rausei, Il sistema sanzionatorio nel Testo Unico in Igiene e Sicurezza del Lavoro, n. 5/2008, 295 e ss. Per un raffronto tra la disciplina previgente e quella attuale si segnala F. Bacchini, Disposizioni penali e di procedura penale nel T.U.: le novità del decreto correttivo in Igiene e Sicurezza del Lavoro n. 10/2009, 545 e ss. L'A. nella disamina dei due precetti normativi sottolinea proprio come sia da doversi rimarcare la minore gravità della nuova formulazione rispetto alla precedente. Di tale avviso anche V. Valentini, La del diritto penale della sicurezza sul lavoro: due pseudo-riforme in F. Basenghi, L. E. Golzio, A. Zini (a cura di), La prevenzione dei rischi e la tutela della salute in azienda. Il testo Unico e il decreto correttivo n. 106/2009, Ipsoa, Milano, 2009, 285 e 286. 487 Così, G. Benedetti, Sicurezza dei lavoratori e misure contro il lavoro sommerso in Igiene e Sicurezza del Lavoro, n. 6/2011, 320. Anche R. Bricchetti e L. Pistorelli, La sospensione non preclude l'archiviazione … cit., XIV osservano che nell'art. 302 (e nella circostanza attenuante di cui all'art. 303, successivamente abrogata dall'art. 145, co. 1, D. Lgs. n. 106/2009) si può cogliere la volontà del legislatore di offrire un'attenuazione delle conseguenze sanzionatorie degli illeciti in materia di sicurezza per promuovere comportamenti virtuosi post delictum tesi a realizzare la messa a norma dell'ambiente di lavoro. 198 198