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Lavoro e Diritto 6 5

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materia di igiene,

materia di igiene, salute e sicurezza sul lavoro previste dal T.U. Sicurezza nonché da altre disposizioni aventi forza di legge, per le quali sia contemplata la pena alternativa dell'arresto o dell'ammenda ovvero la pena della sola ammenda. In ordine all'ambito operativo di detto meccanismo incentivante alla regolarizzazione occorre considerare, innanzitutto che in origine, la procedura premiale prevista dal D. Lgs. n. 758/1994 aveva ad oggetto solo un numero chiuso di contravvenzioni in materia di sicurezza ed igiene sul lavoro; cioè quelle punite con pena alternativa dell'arresto e dell'ammenda, contemplate nell'Allegato I al D. Lgs. n. 758/1994 (art. 19, co. 1, lett. a). Senonché, a seguito dell'entrata in vigore dell'art. 301 T.U. Sicurezza, la disposizione che prevedeva tale limite è da ritenersi abrogata (ai sensi dell'art. 304, co. 1, lett. d, T.U. Sicurezza) in quanto incompatibile con il dettato dell'art. 301; sicché, la procedura estintiva di cui al D. Lgs. n. 758/1994 viene così estesa a tutte le contravvenzioni in materia di sicurezza, igiene e salute sul lavoro punite con pena alternativa 494 . 494 disposizione è da ricercarsi nel fatto che l'ottemperanza alla prescrizione nei termini prescritti, comporta l'ammissione del contravventore, in sede amministrativa, direttamente da parte dell'organo di vigilanza, al pagamento di una sanzione pecuniaria pari ad un quarto dell'ammenda prevista per la violazione commessa (art. 21 D.Lgs. 758/1994). Il versamento di detta sanzione nei termini di legge estingue il reato (art. 24 D. Lgs. 758/1994). Nel caso in cui il contravventore non ottemperi alla prescrizione impartitagli, il procedimento penale riprende il suo corso (artt. 21, co. 3 e co. 2, D. Lgs. n. 758/1994) e gli organi di vigilanza possono adottare ulteriori atti necessari alla tutela del bene compromesso dalla violazione di legge. Peraltro, per espresso volere normativo la sospensione del procedimento non preclude la richiesta di archiviazione, non impedisce l'assunzione delle prove con incidente probatorio così come non impedisce gli atti urgenti di indagine preliminare e il sequestro preventivo, di cui all'art. 321 c.p.p. (art. 23, co. 3, D. Lgs. 758/94). Emerge, quindi, con tutta evidenza lo scopo premiale sotteso a tale procedura, volta ad incentivare la sollecita regolarizzazione delle violazioni contravvenzionali; inoltre dalla descrizione di detta procedura, spicca, altresì, la sua ampia funzione deflattiva, in quanto consente di evitare il congestionamento dell'attività giudiziaria per quei casi che lo stesso Legislatore ha ritenuto poter essere di rapida soluzione. Ne deriva che la risposta sanzionatoria dell'ordinamento a questo tipo di violazioni normative non sia solo punitiva: lo scopo primario sotteso alla procedura prevista dal D. Lgs. n. 758/1994 è quello di garantire la rapida regolarizzazione di quelle inosservanze che lo stesso Legislatore ha ritenuto pregiudizievoli per la salute dei lavoratori e la sicurezza sui luoghi di lavoro. Al riguardo l'ordinamento non può non riservare un diverso trattamento a chi si adopera per rimediare alle proprie inosservanze rispetto a chi, invece, persevera nelle irregolarità commesse; un trattamento analogo, infatti, darebbe luogo ad una sperequazione tale da determinare un disincentivo a sanare la violazione commessa. In tal senso, F. Bacchini e F. Narducci, Il sindaco può sospendere l'attività di impresa per motivi di sicurezza sul lavoro? In Igiene e Sicurezza del Lavoro, n. 7/2010, 414-415. Cfr. P. Aldrovandi, Le misure premiali introdotte nel sistema sanzionatorio penale in Igiene e Sicurezza del Lavoro...cit., 339. Nello stesso senso V. Valentini, La del diritto penale della sicurezza sul lavoro: due pseudo-riforme in F. Basenghi, L. E. Golzio, A. Zini (a cura di), La prevenzione dei rischi e la tutela della salute in azienda. Il testo Unico e il decreto correttivo n. 106/2009 … cit., 281. Secondo D. Guidi, Regime sanzionatorio e cause di estinzione degli illeciti sulla sicurezza del lavoro in F. Giunta e D. Micheletti (a cura di) Il nuovo diritto penale della sicurezza nei luoghi di lavoro … cit., 945

Del resto, a ben riflettere, questa “apertura” del Legislatore può ritenersi in un certo senso “annunciata”, in quanto si pone in linea con una politica normativa già da tempo avviata; infatti, come rilevato dalla dottrina più accreditata, già alla fine degli anni Novanta, l'originaria scelta legislativa di “blindare” l'accesso alla fattispecie premiale subisce una brusca inversione di tendenza: da un lato, infatti, con l. n. 25/1999 (cosiddetta L. Comunitaria 1988) il meccanismo previsto dagli artt. 19 e ss. del D. Lgs. n. 758/1994 viene esteso a tutte le violazioni delle norme che recepiscono disposizioni comunitarie in materia di salute e sicurezza anche se non comprese nell'Allegato I; dall'altro, la Corte Costituzionale con la Sentenza n. 212 del 3 giugno 1999 estende, ulteriormente, la fattispecie alle contravvenzioni (anche successive al 1994) concernenti “le stesse materie” regolate dai testi legislativi indicati nell'Allegato medesimo 495 . L'art. 301, così come inizialmente formulato, dava luogo a quello che autorevole dottrina ha definito “uno dei più macroscopici errori sistematici commessi dal legislatore del 2008” 496 . Dalla portata letterale della norma, infatti, era pacifica l'inapplicabilità del meccanismo premiale ivi previsto alle contravvenzioni punite con la sola pena dell'ammenda 497 . Ciò determinava un evidente paradosso: a fronte di una condotta illecita integrante una fattispecie penale punita con la pena dell'arresto o dell'ammenda, trovava applicazione l'istituto della prescrizione; invece, a fronte di una condotta integrante una fattispecie penale punita con la sola pena dell'ammenda, la legislatore del 2008, tuttavia, non è scevra da implicazioni negative ed anzi ha suscitato perplessità sotto il profilo della perdita di efficacia dissuasiva della minaccia di pena. La garanzia di un drastico ridimensionamento dell'entità della sanzione (che si riduce in definitiva alla sola pena pecuniaria sensibilmente ridotta rispetto a quella edittale) in caso di adempimento della prescrizione impartita dall'autorità competente rischia infatti di indebolire la tenuta generalpreventiva del sistema, nel senso che il potenziale contravventore è ab initio consapevole di poter facilmente neutralizzare in concreto – attraverso una condotta ripristinatoria consistente nell'eliminazione delle conseguenze del reato – la severità della pena astrattamente minacciata dal legislatore. Un altro inconveniente di carattere sistematico, per fortuna oggi eliminato dall'intervento correttivo operato con il già menzionato d.lgs. n. 106/2009, derivava dall'iniziale estensione del meccanismo delineato dagli artt. 20 e ss. del d. lgs. n. 758/1994 alla sole “contravvenzioni … per le quali sia prevista la pena alternativa dell'arresto o dell'ammenda” (di cui a breve si riferirà). 495 Così, N. Mazzacuva e E. Amati, Il diritto penale del lavoro in F. Carinci (diretto da) Commentario Diritto del Lavoro … cit., 424. 496 Testualmente, D. Guidi, Regime sanzionatorio e cause di estinzione degli illeciti sulla sicurezza del lavoro in F. Giunta e D. Micheletti (a cura di) Il nuovo diritto penale della sicurezza nei luoghi di lavoro … cit., 944. 497 L'art. 301 T.U. Sicurezza ante correttivo 2009 così recitava “1. Alle contravvenzioni in materia di igiene, salute e sicurezza sul lavoro previste dal presente decreto nonché da altre disposizioni aventi forza di legge, per le quali sia prevista la pena alternativa dell'arresto o dell'ammenda, si applicano le disposizioni in materia di prescrizione ed estinzione del reato di cui agli articoli 20, e seguenti, del decreto legislativo 19 dicembre 1994, n. 758”. 202 202

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