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Lavoro e Diritto 6 5

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introduce nell'ordinamento penale una nuova figura criminosa specificatamente orientata alla repressione di quel fenomeno “particolarmente odioso e complesso” 513 , quale è il “caporalato”. Quest'ultimo si concretizza nello sfruttamento della manovalanza con metodi illegali; il cospicuo giro d'affari ad esso connesso spiega il suo frequente collegamento ad organizzazioni criminali anche di stampo mafioso: la sua introduzione nell'impianto normativo vigente sembri voler colmare un’apparente lacuna nel sistema di tutele, offerto dalla legislazione penale, verso forme di sfruttamento del lavoro consolidate e diffuse, soprattutto in determinati settori produttivi come quelli dell’edilizia e dell’agro-industria 514 . La figura di reato, a tal fine introdotta nella struttura del codice penale, è quella di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro (art. 603 bis c.p.) 515 , secondo cui “1.Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque svolga un'attività organizzata di intermediazione, reclutando manodopera o organizzandone l'attività lavorativa caratterizzata da sfruttamento, mediante violenza, minaccia, o intimidazione, approfittando dello stato di bisogno o di necessità dei lavoratori, è punito con la reclusione da cinque a otto anni e con la multa da 1.000 a 2.000 euro per ciascun lavoratore reclutato. 2. Ai fini del primo comma, costituisce indice di sfruttamento la sussistenza di una o più delle seguenti circostanze: 1) la sistematica retribuzione dei lavoratori in modo palesemente difforme dai contratti collettivi nazionali o comunque sproporzionato rispetto alla quantità e qualità del lavoro prestato; 2) la sistematica violazione della normativa relativa all'orario di lavoro, al riposo settimanale, all'aspettativa obbligatoria, alle ferie; 3) la sussistenza di violazioni della normativa di sicurezza e igiene nei luoghi di lavoro, tale da esporre il lavoratore a pericolo per la salute, la sicurezza o l'incolumità personale; 4) la sottoposizione del lavoratore a condizioni 513 Cfr. le risultanze dell'indagine conoscitiva della XI Commissione Lavoro della Camera dei Deputati su Taluni fenomeni distorsivi del mercato del lavoro: lavoro nero, caporalato e sfruttamento della manodopera straniera del 24 aprile 2010 … cit., 1. 514 Così si osserva nella Relazione n. III/11/2011, 5 settembre 2011, a cura dell'Ufficio del Massimario della Suprema Corte di Cassazione, 1 e 2, reperibile in http//www.cortedicassazione.it. In detta Relazione viene sottolineato come siano stimati in 550 mila i lavoratori stranieri che in Italia cadono nelle morse del caporalato su un totale di 800 mila lavoratori in nero. 515 Come evidenzia attenta dottrina, questa nuova figura di reato non abroga e neppure sostituisce sia le contravvenzioni di cui agli artt. 18 e 28 D. Lgs. n. 276/2003 sia la normativa occupazionale di rilievo penale avente ad oggetto lavoratori stranieri privi di permesso di soggiorno o con permesso scaduto, non rinnovato, revocato o annullato, di cui all'art. 22, co. 12, D. Lgs. n. 286/1998, eventualmente in concorso con il reato di favoreggiamento di immigrazione clandestina: questi reati esprimono un diverso oggetto giuridico rispetto a quello di cui all'art. 603 bis c.p. ed in alcuni casi anche una diversa natura giuridica (contravvenzione e non delitto), conseguentemente, non essendo caratterizzati da specialità non si assorbono, ma concorrono tra loro: così, F. Bacchini, Il nuovo reato di cui all'art. 603 bis c.p.: intermediazione illecita con sfruttamento della manodopera ...cit., 646 e ss.. 209 209

di lavoro, metodi di sorveglianza, o a situazioni alloggiative particolarmente degradanti. Costituiscono aggravante specifica e comportano l'aumento della pena da un terzo alla metà: 1) il fatto che il numero di lavoratori reclutati sia superiore a tre; 2) il fatto che uno o più dei soggetti reclutati siano minori in età non lavorativa; 3) l'aver commesso il fatto esponendo i lavoratori intermediati a situazioni di grave pericolo, avuto riguardo alle caratteristiche delle prestazioni da svolgere e delle condizioni di lavoro”. Ora, lungi dall'esaminare questa articolata figura di reato, che, attesa la sua complessità, richiederebbe un autonomo spazio di approfondimento (che, peraltro, ci porterebbe troppo lontano dalla disciplina del provvedimento di sospensione), occorre, comunque, metterne in luce i caratteri salienti, così da poter constatare come l'attenzione che il Legislatore riserva al settore della sicurezza sul lavoro ed alla persona del lavoratore non sia una scelta settoriale, dettata dalla contingenza del momento, ma sia, al contrario, una vera e propria scelta di campo e come tale diretta ad intervenire su più fronti. § 6.1. La tutela della persona del lavoratore attraverso la tutela del lavoro in sicurezza: una scelta legislativa di campo e non di settore La storia, almeno a partire dal nuovo Millennio, insegna come l'attività legislativa, in tema di sicurezza e igiene del lavoro, si sia dovuta “svegliare” rispetto ad una realtà sociale che le stava “sfuggendo di mano”. Ciò è avvenuto sia con riguardo all'introduzione dell'istituto della sospensione dell'attività d'impresa sia con riguardo alla nuova fattispecie di reato di cui al 603 bis c.p.: in entrambi i casi, per la particolarità del bene giuridico da tutelare, il Legislatore ha dovuto pensare ad una disciplina connotata da aspetti “peculiari”, in riferimento ai quali, se si è già detto sulla sospensione dell'attività d'impresa, ci si accinge a riferire, seppur per soli cenni, sul reato di nuovo conio. Innanzitutto, si rammenta come attenta dottrina non abbia mancato di osservare che la Collocazione topografica della norma nella struttura del codice penale (Titolo XII del Libro II, relativo ai “Delitti contro la persona”, nella Sezione I, rubricata “Dei delitti contro la personalità individuale”, del Capo III, intitolato “Dei delitti contro la libertà individuale”) riflette la valenza che l'ordinamento costituzionale attribuisce alla tutela della persona del lavoratore ed alla salvaguardia della sua libertà 516 . Bene giuridico protetto, dunque, è, specificatamente, lo status libertatis della persona umana: la collocazione del nuovo delitto manifesta l’intenzione del Legislatore di punire (ai sensi dell’art. 603 bis c. p.) solo quelle condotte di 516 Vedi Capitolo Terzo, nota 2. 210 210