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Lavoro e Diritto 6 5

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sfruttamento del

sfruttamento del lavoratore che attentino alla sua dignità di uomo 517 . La condotta tipica di tale ipotesi delittuosa si concretizza nello svolgimento di “un'attività organizzata di intermediazione, reclutando manodopera o organizzandone l'attività lavorativa caratterizzata da sfruttamento, mediante violenza, minaccia o intimidazione, approfittando dello stato di bisogno o di necessità dei lavoratori” (art. 603 bis, co.1, c.p.). Al riguardo è stato autorevolmente evidenziato come non sia di immediata comprensione il rapporto che intercorre tra la condotta tipica di intermediazione e l’inciso “reclutando manodopera ovvero organizzandone l’attività lavorativa caratterizzata da sfruttamento” 518 . Benché il testo della norma non contenga alcun rinvio alla definizione di “intermediazione” formulata dall’art. 2, lett. b) del d. lgs. 10 settembre 2003, n. 276 sulla riforma del mercato del lavoro 519 , pare doversi ritenere, in base al tenore letterale della norma, che il Legislatore abbia voluto attribuire rilevanza penale solo a quei comportamenti assunti da chi si interponga tra il lavoratore e l’utilizzatore, escludendo così quei comportamenti di reclutamento ed organizzazione tenuti direttamente dall’utilizzatore, che non si sia avvalso dell'interposizione di altri soggetti. Pertanto, la norma sembra non incriminare quelle condotte di intermediazione che, seppur vietate, non siano perpetrate “senza sfruttamento”; inoltre, attesa la natura sussidiaria del delitto, quest'ultimo potrà perfezionarsi solo nei casi in cui non ricorrano i presupposti previsti per reati di maggiore gravità, in particolare, quello di “riduzione in schiavitù, di cui all'art. 600 c.p. 520 517 Cfr. Relazione n. III/11/2011, 5 settembre 2011, a cura dell'Ufficio del Massimario della Suprema Corte di Cassazione ...cit., 3. 518 Le perplessità sulla formulazione del dato normativo espresse nella Relazione n. III/11/2011, 5 settembre 2011, a cura dell'Ufficio del Massimario della Suprema Corte di Cassazione ...cit., 3 e ss. sono condivise anche da F. Bacchini, Il nuovo reato di cui all'art. 603 bis c.p.: intermediazione illecita con sfruttamento della manodopera ...cit., 654 e ss. 519 L'art. 2, lett. b, D. Lgs. n. 276/2003 definisce “intermediazione”, “l'attività di mediazione tra domanda e offerta di lavoro, anche in relazione all'inserimento lavorativo dei disabili e dei gruppi di lavoratori svantaggiati, comprensiva tra l'altro: della raccolta dei curricula dei potenziali lavoratori; della preselezione e costituzione di relativa banca dati; della promozione e gestione dell'incontro tra domanda e offerta di lavoro; della effettuazione, su richiesta del committente, di tutte le comunicazioni conseguenti alle assunzioni avvenute a seguito della attività di intermediazione; dell'orientamento professionale; della progettazione ed erogazione di attività formative finalizzate all'inserimento lavorativo”. 520 Art. 600 c.p. “Riduzione in schiavitù o mantenimento in schiavitù o in servitù” – “1.Chiunque esercita su una persona poteri corrispondenti a quelli del diritto di proprietà ovvero chiunque riduce o mantiene una persona in uno stato di soggezione continuativa, costringendola a prestazioni lavorative o sessuali ovvero all'accattonaggio o comunque a prestazioni che ne comportino lo sfruttamento, è punito con la reclusione da otto a venti anni. 2. La riduzione o il mantenimento nello stato di soggezione ha luogo quando la condotta è attuata mediante violenza, minaccia, inganno, abuso di autorità o approfittamento di una situazione di inferiorità fisica o psichica o di una situazione di necessità, o mediante la promessa o la dazione di somme di denaro 211 211

Sicché, la novella appare configurare una sorta di reato proprio dell’intermediario della prestazione; ciò significa che la norma considera penalmente rilevante non l'attività di intermediazione semplicemente abusiva (perché svolta senza le necessarie autorizzazioni ex d. lgs. n. 276/2003), ma quell'attività di intermediazione svolta mediante un sistematico e non occasionale sfruttamento della manodopera 521 . Ne deriva che il soggetto attivo del reato potrà essere chiunque eserciti un'attività di intermediazione che non sia soltanto abusiva (perché, ad esempio, sfornita della necessaria autorizzazione o perché priva dei requisiti di iscrizioni all'Albo delle Agenzie per il lavoro), ma anche realizzata con sfruttamento organizzato della manodopera 522 . Tuttavia, già dalle prime battute sul tema, la dottrina non ha mancato di osservare come la scelta operata dal Legislatore del 2011 rischi di non cogliere appieno la fenomenologia criminale che il delitto di “caporalato” si prefigge di perseguire: sul piano pratico, infatti, non sempre il “reclutatore” di manodopera è o di altri vantaggi a chi ha autorità sulla persona. 3. La pena è aumentata da un terzo alla metà se i fatti di cui al primo comma sono commessi in danno di minore degli anni diciotto o sono diretti allo sfruttamento della prostituzione o al fine di sottoporre la persona offesa al prelievo di organi”. Nella Relazione n. III/11/2011, 5 settembre 2011, a cura dell'Ufficio del Massimario della Suprema Corte di Cassazione ...cit., 2, è stato constato come il fenomeno del “caporalato” nella prassi applicativa sia stato, talvolta, affrontato ricorrendo alla contestazione proprio del reato di riduzione in schiavitù (art. 600 cod. pen.); quest'ultimo, però, si è rivelato insufficiente, in quanto trattasi di una particolare figura di reato atta ad intercettare solo quei fatti caratterizzati da un marcato sfruttamento della vittima e, dunque, inidoneo a fronteggiare compiutamente il fenomeno del caporalato. Nella medesima Relazione è stato, inoltre, osservato come non si possa ritenere risolutivo, ancorché per motivi diversi, il tentativo di ricondurre lo stesso fenomeno nell’alveo delle fattispecie di estorsione e di violenza privata: ragion per cui, “Correttamente dunque il legislatore ha riconosciuto l’esistenza di una vera e propria lacuna nel sistema repressivo delle distorsioni del mercato del lavoro, individuando la mancanza di un’incriminazione in grado di intercettare quei comportamenti che non si risolvono nella mera violazione delle regole poste dal d. lgs. n. 276/2003, senza peraltro raggiungere le odiose vette dello sfruttamento estremo presupposto dalla fattispecie di cui all’art. 600 cod. pen.” 521 F. Bacchini, Il nuovo reato di cui all'art. 603 bis c.p.: intermediazione illecita con sfruttamento della manodopera ...cit., 654 osserva, al riguardo, come la fattispecie di reato sia normativamente costruita con una serie predeterminata di vincoli che ne definiscono l'ambito concreto di applicazione: il delitto di intermediazione con sfruttamento potrà configurarsi solo ove ricorrano due elementi oggettivi unitariamente (e non alternativamente) considerati: a) un'attività (anche non di tipo imprenditoriale) che sia effettivamente strutturata ed organizzata per la intermediazione di manodopera; b) le circostanze di un reclutamento di lavoratori, ovvero dell'organizzazione di una specifica attività lavorativa o di una serie di attività lavorative che siano appositamente caratterizzata da sfruttamento, esercitato attraverso violenza, minaccia o intimidazione. 522 Cfr. F. Bacchini, Il nuovo reato di cui all'art. 603 bis c.p.: intermediazione illecita con sfruttamento della manodopera ...cit., 656. In particolare, l'A. rileva che proprio nell'elemento dell'organizzazione, quale presupposto del reato di “caporalato” pare potersi ammettere il concorso tra la fattispecie del 603 bis c.p. e quella prevista dall'art. 416 c.p. e cioè quella dell'associazione a delinquere (anche nell'accezione di tipo mafioso, di cui all'art. 416 bis c.p.) 212 212

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