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Lavoro e Diritto 6 5

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In ogni caso, i primi

In ogni caso, i primi commentatori 531 rilevano come questi indici costituiscano il più intimo collegamento della fattispecie tipizzata con l’oggetto giuridico del reato, con la precisazione che quello da ultimo illustrato, unitamente a quello previsto dall'art. 603 bis, co. 2, n. 2 rivelano, in modo particolare, la potenziale fragilità dell’autonomia della nuova incriminazione in relazione a quella relativa alla riduzione o al mantenimento in schiavitù, di cui all’art. 600 c.p., rispetto alla quale, è destinata a soccombere, in forza della clausola di riserva contenuta nel testo della norma (“Salvo che il fatto costituisca più grave reato”), che attribuisce natura sussidiaria al reato di cui all'art. 603 bis c.p. 532 . Ciò detto sugli indici sintomatici dello “sfruttamento” che, in qualche misura, hanno ad oggetto la sicurezza sul lavoro e la persona del lavoratore, occorre passare all'esame delle tre circostanze aggravanti ad effetto speciale (che determinano l’aumento da un terzo alla metà delle pene edittali) contemplate dalla norma che incrimina il “caporalato”: la prima, riguarda il caso in cui il numero dei lavoratori reclutati sia superiore a tre; la seconda, fa riferimento al caso in cui anche uno solo di essi sia un minore in età non lavorativa; la terza, ed ultima, prevede l'ipotesi in cui vi sia esposizione dei lavoratori «intermediati» a situazioni di grave pericolo, avuto riguardo alle caratteristiche delle prestazioni da svolgere e delle condizioni di lavoro. Sebbene tutte e tre siano state investite da severe critiche da parte dei primi commentatori 533 , preme, in questa sede, soffermarsi solo sulla terza. Riguardo a quest'ultima è stato autorevolmente affermato che 534 . In altri termini, la norma “non misura la gravità del pericolo lasciando, 531 Esso consiste nella “sistematica violazione della normativa relativa all'orario di lavoro, al riposo settimanale, all'aspettativa obbligatoria, alle ferie” 532 In tal senso, Relazione n. III/11/2011, 5 settembre 2011, a cura dell'Ufficio del Massimario della Suprema Corte di Cassazione ...cit., 5 e R. Bricchetti, L. Pistorelli, Caporalato: per il nuovo reato pene fino a 8 anni in Guida al Diritto, 3 settembre 2011, n. 35, 52. 533 Cfr. Relazione n. III/11/2011, 5 settembre 2011, a cura dell'Ufficio del Massimario della Suprema Corte di Cassazione ...cit., 5, ove riguardo alla prima condizione viene rilevato come il meccanismo edittale di moltiplicazione della pena pecuniaria già consideri l’ipotesi dell’intermediazione di una pluralità di lavoratori; riguardo alla seconda, la particolare natura dei fatti che integrano il reato di “caporalato” e il bene giuridico tutelato fanno ritenere anacronistico limitarne la portata ai minori in età non lavorativa e non già ai minori tout court. 534 Così si legge nella Relazione n. III/11/2011, 5 settembre 2011, a cura dell'Ufficio del Massimario della Suprema Corte di Cassazione ...cit., 6 215 215

pertanto, tale aggravante eccessivamente indeterminata” 535 . Quanto detto finora costituisce la premessa essenziale da cui poter muovere alcune considerazioni su ciò che l'introduzione del reato di “caporalato” può rappresentare nella materia del diritto alla salute ed alla sicurezza nei luoghi di lavoro. Ora, si è visto che l'istituto della sospensione dell'attività di impresa consente alla mano pubblica di intervenire in quelle situazioni normativamente individuate che facciano presumere un pericolo per i lavoratori. Si è altresì visto come l'introduzione di tale strumento nell'ordinamento punitivo dell'impresa segni una tappa fondamentale nella storia della legislazione sulla tutela del lavoro in sicurezza e, quindi, sulla tutela della persona che lavora. La formulazione della nuova fattispecie criminosa, nonostante i profili di criticità che questa può presentare, offre lo spunto per affermare come la sicurezza e l'igiene del lavoro continui a rappresentare per il Legislatore un tema importante, nella convinzione che la tutela del lavoro sia indispensabile anche, se non soprattutto, per la tutela della persona in tutte le sue espressioni (salute, dignità, libertà di autodeterminazione...). Tuttavia, nonostante il sospetto che detta attenzione sia, talvolta, un po' “costretta dagli eventi”, il Legislatore ha, comunque, dimostrato come questo sia un obiettivo verso cui indirizzare la politica legislativa del Paese. Ciò pare potersi dedurre non solo nel riferimento che il Legislatore fa alla normativa antinfortunistica ed alla persona del lavoratore nel testo dell'art. 603 bis c.p., ma anche nel fatto che, in relazione a detti beni, il Legislatore non prevede elementi che possano restringerne l'ambito di tutela: più specificatamente, l'indice sintomatico relativo alla violazione della legislazione prevenzionistica quale indice di “sfruttamento” della manodopera reclutata ed impiegata non esige la “sistematicità” delle violazioni, cioè non esige la reiterazione della condotta vietata. Inoltre, pur essendo condivisibili le perplessità riguardo alla previsione, secondo cui le violazioni debbano essere tali da esporre la persona del lavoratore a pericolo (posto che ratio di ogni norma antinfortunistica è quella di evitare che il lavoratore venga esposto a pericolo), pare potersi ritenere che la precisazione compiuta dal Legislatore si riduca ad una mera ridondante ripetizione degli effetti conseguenti alla violazione della legislazione prevenzionistica. Parimenti significativo sembra essere anche il fatto che il Legislatore si preoccupi di considerare come circostanza aggravante (speciale) l'aver commesso il reato esponendo i lavoratori intermediati a situazioni di grave pericolo, avuto riguardo alle caratteristiche delle prestazioni da svolgere e delle condizioni di 535 Testualmente, F. Bacchini, Il nuovo reato di cui all'art. 603 bis c.p.: intermediazione illecita con sfruttamento della manodopera ...cit., 657. 216 216

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