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Lavoro e Diritto 6 5

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di fornitura di opere,

di fornitura di opere, beni o servizi riguardanti la pubblica amministrazione, e relativi subcontratti. La condanna per i delitti di cui al primo comma importa altresì l’esclusione per un periodo di due anni da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi da parte dello Stato o di altri enti pubblici, nonché dell’Unione europea, relativi al settore di attività in cui ha avuto luogo lo sfruttamento. L’esclusione di cui al secondo comma è aumentata a cinque anni quando il fatto è commesso da soggetto al quale sia stata applicata la recidiva ai sensi dell’articolo 99, secondo comma, numeri 1) e 3)”. Detta disposizione prospetta, così, un altro elemento a supporto del fatto che l'azione legislativa, in materia, sia dettata da una consapevole scelta di sistema: si tratta, in particolare dell'interdizione alla contrattazione con la Pubblica Amministrazione: anche nella sospensione dell'attività di impresa, si è visto 539 come l'Amministrazione “ripudi” in un possibile rapporto contrattuale chi si sia avvalso di manodopera in nero o chi abbia commesso gravi e reiterate violazioni della legislazione prevenzionistica. Peraltro, l'uniformità dell'azione legislativa che in questa sede pare emergere, troverebbe conferma, altresì, anche nella linea di continuità, in precedenza rilevata 540 , tra la previsione dell'interdizione alla contrattazione pubblica ed alla partecipazione di gare pubbliche previste in tema di sospensione e l'art. 38 del Codice dei contratti pubblici (D.Lgs. 12 aprile 2006, n. 163); quest'ultima norma prevede l'esclusione dalla partecipazione alle procedure di affidamento delle concessioni e degli appalti di lavori, forniture e servizi nonché l'esclusione dall'affidamento di subappalti per quei soggetti che hanno commesso violazioni, definitivamente accertate, di norme previdenziali e assistenziali, di norme in materia di sicurezza e, più genericamente, di ogni altro obbligo derivante dai rapporti di lavoro (art. 38, co. 1, lett. e) o nei cui confronti è stato applicato il provvedimento di sospensione dell'attività d'impresa (art. 38, co. 1, lett. m). L'identità di ratio va ravvisata nell'intento del Legislatore di evitare che risorse pubbliche possano in qualche modo implementare fenomeni distorsivi del mercato e, quindi, favorire così quelle imprese che, per ridurre i costi di produzione, violano le regole previdenziali e/o protezionistiche. Sulla scorta di quanto sinora constatato, quindi, sembra potersi ritenere che se da un lato il provvedimento amministrativo di sospensione così come pensato dal Legislatore pare rappresentare lo strumento più duttile per realizzare esigenze di carattere cautelare, la formulazione del reato di “caporalato” nei termini descritti (a prescindere dai suoi profili di criticità e a prescindere dalla sua fragile autonomia rispetto al più grave delitto di riduzione o mantenimento in schiavitù di cui all'art. 600 c.p.), sembra rispondere all'esigenza di non imbrigliare 539 Sull'argomento si richiama quanto si è riferito nel Capitolo Terzo, § 10. 540 Cfr. Capitolo Terzo, § 10, nota 132. 219 219

il dato normativo in rigidi schemi. Questi ultimi non avrebbero tanto soddisfatto le ragioni che il principio di determinatezza è tenuto a soddisfare (calcolabilità della condotta e parità di trattamento), ma avrebbero rischiato di imbalsamare la norma. In ogni caso, un ruolo fondamentale rispetto alla possibile incriminazione della condotta di caporalato è quello degli ufficiali di polizia giudiziaria in particolare degli ispettori del lavoro: dall'operato di questi, infatti, dipende l'acquisizione di ogni elemento utile al giudice per l'esercizio dell'azione penale. § 6.2. Gli ispettori del lavoro quali ufficiali di polizia giudiziaria: il filo diretto tra la situazione di fatto e l'esercizio dell'azione penale Principio di cui occorre avere piena consapevolezza è quello secondo cui risultanze ispettive, supportate da un impianto probatorio sufficientemente adeguato, formulate a seguito di un accertamento condotto in scrupoloso ossequio alle norme che governano il procedimento ispettivo, sono determinanti per la contestazione delle relative responsabilità (penali e/o amministrative che siano) all'autore delle condotte illecite. Infatti, pur non potendo soffermarci sul tema della procedimentalizzazione dell'azione ispettiva, occorre, comunque, sottolineare, in questa sede, un aspetto di gran rilievo. Innanzitutto, è bene precisare che l'avvio del procedimento ispettivo si ha con la notifica del Verbale di primo accesso (art. 13 D. Lgs. n. 124/2004, come modificato dall'art. 33, L. n. 183/2010, cosiddetto “Collegato Lavoro”) 541 , il cui 541 Art.33 Accesso ispettivo, potere di diffida e verbalizzazione unica L. n. 183/2010 1. L'articolo 13 del decreto legislativo 23 aprile 2004, n. 124, e' sostituito dal seguente: «Art. 13. - (Accesso ispettivo, potere di diffida e verbalizzazione unica). - 1. Il personale ispettivo accede presso i luoghi di lavoro nei modi e nei tempi consentiti dalla legge. Alla conclusione delle attività di verifica compiute nel corso del primo accesso ispettivo, viene rilasciato al datore di lavoro o alla persona presente all'ispezione, con l'obbligo alla tempestiva consegna al datore di lavoro, il verbale di primo accesso ispettivo contenente: a) l'identificazione dei lavoratori trovati intenti al lavoro e la descrizione delle modalità del loro impiego; b) la specificazione delle attività compiute dal personale ispettivo; c) le eventuali dichiarazioni rese dal datore di lavoro o da chi lo assiste, o dalla persona presente all'ispezione; d) ogni richiesta, anche documentale, utile al proseguimento dell'istruttoria finalizzata all'accertamento degli illeciti, fermo restando quanto previsto dall'articolo 4, settimo comma, della legge 22 luglio 1961, n. 628. 2. In caso di constatata inosservanza delle norme di legge o del contratto collettivo in materia di lavoro e legislazione sociale e qualora il personale ispettivo rilevi inadempimenti dai quali derivino sanzioni amministrative, questi provvede a diffidare il trasgressore e l'eventuale obbligato in solido, ai sensi dell'articolo 6 della legge 24 novembre 1981, n. 689, alla regolarizzazione delle inosservanze comunque materialmente sanabili, entro il termine di trenta giorni dalla data di notificazione del verbale di cui al comma 4. 3. In caso di ottemperanza alla diffida, il trasgressore o l'eventuale obbligato in solido e' ammesso al pagamento di una somma pari all'importo della sanzione nella misura del minimo previsto dalla legge ovvero nella misura pari ad un quarto della sanzione stabilita in misura fissa, entro il termine di quindici giorni dalla scadenza del termine di cui al comma 2. Il pagamento dell'importo della predetta somma estingue il procedimento 220 220

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