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Lavoro e Diritto 6 5

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BREVE NOTA DI

BREVE NOTA DI CONCLUSIONE Dal percorso esegetico svolto è emerso come il provvedimento di sospensione dell'attività d'impresa si sostanzi in un istituto “speciale”, che si pregia della capacità di conciliare l'audacia della prevenzione con la fermezza della sanzione. Le particolari dinamiche storico sociali, a cui il Legislatore ha dovuto far fronte all'inizio del Nuovo Millennio, hanno imposto allo Stato di anticipare la soglia del suo intervento alla messa in pericolo del bene tutelato. Si trattava di un compito di non agevole soluzione: individuare un istituto tale che permettesse all'ordinamento italiano di dare effettività a quella nozione di lavoro e di persona del lavoratore sostenuta sia in sede costituzionale che in sede comunitaria ed internazionale. La misura sanzionatoria da sola non bastava, occorreva uno strumento che “congelasse” la situazione di pericolo e che, meglio ancora, fosse strutturato in modo tale da consentire anche la promozione della cultura legale. Ecco che in questo contesto vede la luce il provvedimento di sospensione dell'attività di imprenditoriale, dalla cui adozione deriva il fermo dell'attività lavorativa all'interno dell'unità produttiva, al ricorrere di tassativi presupposti; la sua durata è rimessa al datore di lavoro, dal momento che la revoca dello stesso è subordinata (anche) alla rimozione delle irregolarità che ne hanno determinato l'emanazione. Ciò, a ben riflettere, rappresenta una garanzia di tutela non solo per il lavoro regolare e per la persona del lavoratore, ma anche per tutte quelle imprese che operano nella legalità e che, quindi, sopportano costi di gestione certamente più alti rispetto a coloro i quali operano nel sommerso: un ordinamento civile e democratico non può affatto tollerare che gli equilibri di mercato siano alterati da chi non rispetta le regole, non solo a scapito della sicurezza sul lavoro, ma anche a detrimento di quelle imprese che, invece, le rispettano. La competitività è una posizione che l'imprenditore conquista con il suo lavoro e con la sua abilità di adottare adeguate politiche aziendali e non, certamente, una posizione di vantaggio a cui si addiviene per mezzo di “scorciatoie” non consentite. Senonché, il terreno del diritto punitivo dell'impresa presenta un'esigenza tutta sua: l'intervento afflittivo dell'ordinamento sulle imprese deve essere tale da garantirne la sopravvivenza (così come dovrebbe fare quello fiscale), perché soffocare un'impresa per un carico sanzionatorio (o fiscale) eccessivo, significa sia sottrarre ossigeno e vitalità al benessere del Paese sia gettare nell'incertezza il tessuto sociale. Sotto questo delicato profilo, l'evoluzione normativa dell'istituto, 223 223

soprattutto sul versante della revoca e su quello delle microimprese, è testimone del fatto che il Legislatore ha preso in considerazione questa esigenza. Attraverso l'istituto del provvedimento di sospensione, quindi, l'ordinamento mette nelle mani degli organi di vigilanza competenti uno strumento incisivo capace di dare effettività al precetto normativo violato e, quindi, capace di recuperare quella tutela che la violazione della norma ha negato. Da qui, uno dei tratti di specialità dell'istituto: un provvedimento amministrativo, che diversamente da ogni altro provvedimento dell'Amministrazione Pubblica, non tollera l'applicazione delle regole che governano l'ordinario iter procedimentale. Tuttavia, se da un lato, la natura di questo strumento lo svincola (in parte) dalle norme sul procedimento amministrativo per consentirgli di incrementare l'enforcement della legge, dall'altro il canone della buona amministrazione (art. 97 Cost.) e il diritto di difesa (art. 24 Cost.) non possono mai, in alcuna misura, essere compromessi: da qui l'obbligo per il provvedimento di sospensione – come ribadito dallo stesso Giudice delle Leggi - di recare sempre le ragioni di fatto e di diritto sottese alla sua adozione, così da garantire al suo destinatario la possibilità di avere contezza circa l'operato dell'Amministrazione ed, eventualmente, contestarlo in sede di gravame. In ogni caso, quanto considerato sul T.U.S.L. (D. Lgs. n. 9 aprile 2008, n. 81) e sulla competenza (settoriale) degli organi di controllo (in ordine all'adozione del provvedimento di sospensione) lascia aperte alcune questioni problematiche. Innanzitutto, se - in linea con i criteri guida enunciati dalla legge delega al citato T. U. (L. 3 agosto 2007, n. 123, art. 1) - il Legislatore del 2008, per favorire la regolarizzazione delle violazioni e l'eliminazione del pericolo derivante dalle violazioni commesse, valorizza il sistema premiale contemplato dal decreto legislativo 19 dicembre 1994, n. 758, prevedendo particolari meccanismi di favore, quali quelli contemplati dagli artt. 301 e 302 T.U. Sicurezza, occorre chiedersi se l'applicazione di queste misure al reato di inosservanza del provvedimento di sospensione (per le articolate ragioni emerse nel corso della disamina dell'istituto) non possa affievolire l'efficacia della sospensione. Inoltre, riguardo alla titolarità del potere sospensivo, si è visto come questa sia “frammentata” tra i vari organi di controllo in base alle loro specifiche competenze. Il progetto di un unico organo di controllo in grado di esercitare un'azione ispettiva unitaria su tutti i fronti (rapporto di lavoro, previdenza e assistenza, sicurezza), per quanto possa essere foriero di benefici per la mano pubblica e per le imprese, in realtà, nel contesto in cui versa il nostro Paese, sembra rappresentare solo un pensiero che seppur fondato e condivisibile e, talvolta anche auspicato, non reca con sé alcun segnale di imminente fattibilità. Tuttavia è pur vero che, comunque, la competenza settoriale garantisce (o 224 224