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Lavoro e Diritto 6 5

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§ 3.2. L'apertura verso

§ 3.2. L'apertura verso nuove strategie di mercato: le politiche sociali Nel corso degli anni Settanta si incomincia a prendere coscienza del fatto che la presenza, all'interno del mercato comune, di sistemi giuslavoristici profondamente diversi avrebbe potuto rappresentare una minaccia per il mercato, potendo dar luogo a fenomeni distorsivi della concorrenza; invece, regole comuni avrebbero, per contro, consentito all'Europa di essere più forte ovvero più competitiva a livello internazionale. Di conseguenza, nel 1974 la CEE approva un programma che prevede azioni strategiche per realizzare un'occupazione piena e qualitativamente migliore, per garantire un livello più alto delle condizioni di vita e di lavoro e per consentire, altresì, un maggiore dialogo sociale; prese avvio, quindi, una notevole produzione di direttive in materia, che, però, si arrestò negli anni immediatamente a venire a causa della crisi economica, la quale, ostacolò sino ad impedire l'ambizioso obiettivo, originariamente prefissato: la creazione della comunità economica entro la fine del 1969. In ogni caso, l'intento di aumentare le possibilità di occupazione in ambito europeo e quello di migliorare il tenore di vita dei lavoratori non furono mai trascurati dalla CEE, che, a tal fine, istituì il Fondo Sociale Europeo (d'ora in poi FSE, art. 146 TCE) 81 Il 1° luglio 1987 entra in vigore l'Atto Unico europeo, che modifica il TCE, impegnando, dal 1°gennaio 1993, gli Stati membri a realizzare le cosiddette “quattro libertà” e cioè la libertà di circolazione delle merci, delle persone, dei servizi e dei capitali. Con particolare riguardo alla materia della sicurezza e salute dei lavoratori, tale Atto reca una novità di gran rilievo: il Consiglio, su proposta della Commissione, in cooperazione col Parlamento europeo e previa consultazione del Comitato Economico e sociale, può deliberare non più all'unanimità, ma a maggioranza qualificata (art. 118, ora 137); di conseguenza, “ciascun paese ha un peso rapportato alla sua popolazione. In tal modo si evita che il mercato unico apra la porta ad una concorrenza sleale basata sullo sfruttamento dei lavoratori” 82 : ne è seguita l'emanazione di importanti direttive, su cui avanti si dirà più diffusamente. Va, quindi, man mano, affermandosi una politica comunitaria attenta non 81 82 L'art. 146 TCE precisa che obiettivo del FSE è quello “di promuovere all'interno della Comunità le possibilità di occupazione e la mobilità geografica e professionale dei lavoratori, nonché di facilitare l'adeguamento alle trasformazioni industriali e ai cambiamenti dei sistemi di produzione, in particolare attraverso la formazione e la riconversione professionale”. Resta fermo il dato di fatto che in origine lo scopo sotteso ai processi di comunitarizzazione era fondamentalmente economico e le disposizioni che potevano attenere all'ambito sociale, erano, comunque, strategiche e, perciò strumentali al perseguimento del primario obiettivo: il mercato unico. Così, L. Galantino, Diritto Comunitario del Lavoro … cit., 55 e 56. 35 35

solo ad aspetti economico monetari ma anche sociali. § 3.3. L'ufficiale proclamazione dei diritti sociali e l'affermazione del lifelong learning per un'occupazione di qualità In linea con l'idea secondo cui l'armonizzazione e lo sviluppo dei mercati non possa prescindere dall'affermazione dei diritti sociali, il 9 dicembre 1989, a Strasburgo, fu siglata la Carta comunitaria dei diritti sociali dei lavoratori, ove, per la prima volta, si asserì, nei considerando del documento, che nella costruzione del mercato unico europeo gli aspetti sociali hanno analogo rilievo a quelli economici. Sono stati, così, proclamati una serie di diritti sociali, tra cui il diritto al miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro, con particolare riferimento al ravvicinamento delle condizioni in tema di durata e di distribuzione del tempo di lavoro, il diritto alla formazione professionale continua e permanente in qualsiasi Stato membro ed il diritto dei lavoratori alla tutela della loro salute nell'ambiente di lavoro. Risultati rilevanti, però, furono raggiunti solo nell'ambito della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, posto che, solo in questo ambito era consentito deliberare a maggioranza; negli altri settori, infatti, era richiesta l'unanimità che mai veniva conseguita stante la politica neoliberista della Gran Bretagna. Il 7 febbraio 1992 fu siglato, a Maastricht, il Trattato sull'Unione europea (d'ora in poi, TUE), entrato in vigore il 1°novembre 1993, per effetto del quale venne istituita l'Unione Europea e prefissati i suoi obiettivi: sul cosiddetto “primo pilastro” dell'Unione, poggiava l'obiettivo di creare uno spazio senza frontiere interne ove poter rafforzare la coesione economica e sociale degli Stati membri ed instaurare anche un'unione monetaria; sul “secondo pilastro”, verteva l'obiettivo di realizzare una politica estera di sicurezza comune (cosiddetta, PESC); sul “terzo pilastro”, infine, si reggeva l'obiettivo di attivare una profonda collaborazione tra Stati membri nel settore della giustizia e degli affari interni 83 . Inoltre, per effetto del Trattato di Maastricht, venne annoverato tra i compiti che il TCE conferiva alla Comunità anche quello di promuovere un elevato livello di occupazione e protezione sociale (art. 2 TUE). Cinque anni più tardi, il 2 ottobre 1997 fu sottoscritto il Trattato di Amsterdam, entrato in vigore il 1°maggio 1999; era composto dal TCE, che individuava gli ambiti di intervento comunitario ed il TUE, che disciplinava le materie di cooperazione intergovernativa tra gli Stati dell'Unione, con atti e procedure differenti da quelle inizialmente previste per l'integrazione comunitaria. In particolare, il Trattato di Amsterdam riscrive il Titolo XI (ex Titolo VIII) 83 Il terzo pilastro venne poi limitato dal Trattato di Maastricht alla cooperazione politica e giudiziaria in materia penale. 36 36

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