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Lavoro e Diritto 6 5

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SEZIONE SECONDA Il lavoro nelle dinamiche storico sociali all'alba del nuovo Millennio: l'urgenza di un nuovo quadro normativo § 1. Il nuovo Millennio e le nuove esigenze per la sicurezza e la salute dei lavoratori in Italia La disamina delle esigenze sociali, che si presentarono con l'arrivo del nuovo Millennio nell'ambito del lavoro in Italia, conduce inevitabilmente a compiere alcune riflessioni importanti sull'andamento legislativo di quegli anni: si precisa, sin da ora, che le considerazioni che si andranno a svolgere non ambiscono ad una trattazione esaustiva circa i profili punitivi della disciplina giuslavoristica e prevenzionistica, avendo il solo scopo di illustrare, seppur sinteticamente, le ragioni storico sociali sottese alla scelta di politica normativa volta ad introdurre, nel sistema sanzionatorio italiano, l'istituto della sospensione dell'attività di impresa. § 2. Più certezza giuridica e maggiore snellezza legislativa La ricostruzione della concezione del lavoro nella legislazione italiana, internazionale e comunitaria è propedeutica all'individuazione della posizione da questi occupata nella scala dei valori dei rispettivi ordinamenti: è emerso che il lavoro, nella sua duplice accezione personalista e solidarista, è un diritto sociale fondamentale che, se espletato in condizioni dignitose ed in costanza di una formazione continua, è in grado di garantire la massima occupazione possibile con livelli produttivi e competitivi qualitativamente elevati. Tale convinzione è sottesa ad un'intensa attività normativa volta a dettare una disciplina sulla sicurezza del lavoro che dovrebbe essere funzionale alla realizzazione del cosiddetto quality work. Proprio l'azione legislativa, svolta nei cinquant'anni di storia che separano il nuovo Millennio dal secondo conflitto mondiale, ha dato luogo ad un quadro normativo nazionale complesso e, soprattutto, di non agevole applicazione: si pensi, in particolare, allo storico d. lgs. n. 626/1994, il quale non aveva integralmente abrogato la disciplina precedente (art. 98) 101 . Restavano, pertanto, in vigore il D.P.R. n. 547/1955 102 , che recava norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro; il D.P.R. n. 164/1956, che dettava norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro nelle costruzioni ed il D.P.R. n. 101 Art. 98, d. lgs. n. 626/1994 “1. Restano in vigore, in quanto non specificatamente modificate dal presente decreto, le disposizioni in materia di prevenzione degli infortuni ed igiene del lavoro.” 102 Reperibile in http//archivio.ambiente.it 45 45

303/1956 103 , che disponeva norme generali per l'igiene del lavoro. Inoltre, a questa molteplicità di atti normativi è andato ad aggiungersi anche il D. Lgs. n. 494/1996 104 , adottato in attuazione della direttiva 92/57/CEE, concernente le prescrizioni minime di sicurezza e di salute da attuare nei cantieri temporanei o mobili. Un sistema di tal sorta non rispondeva a quel canone di certezza che ogni ordinamento democratico deve garantire, posto che l'interprete era tenuto non solo ad individuare la norma da applicare al singolo caso concreto, ma a verificare anche che questa non integrasse uno dei numerosi casi di abrogazione implicita (art. 98 d. lgs. n. 626/1994). § 3. La necessità di garanzie protezionistiche preventive Tuttavia, se l'asserito bisogno di organicità e snellezza normativa poteva essere agevolmente soddisfatto, di più difficile soluzione era la necessità di arrestare la drammatica serie crescente di morti sul lavoro 105 o quantomeno di arginare il tragico fenomeno alle sole ipotesi di assoluta imprevedibilità ed inevitabilità; gli infortuni mortali, infatti, si verificavano con una frequenza tale da determinare il deciso ed unanime intervento di tutte le istituzioni politiche e sociali del Paese 106 . In quel preoccupante contesto di vero e proprio allarme sociale le più alte cariche dello Stato affermarono l'impellente ed improcrastinabile bisogno di intraprendere “un cammino di civiltà” nella convinzione che ciò fosse possibile soltanto mediante l'individuazione di “strumenti idonei a contrastare i nuovi rischi emergenti in un sistema produttivo in continua evoluzione” e capaci di “affermare una cultura della prevenzione” 107 . Se da un lato, infatti, non si potevano lamentare carenze normative, 103 Il D.P.R. n. 164/1956 ed il D.P.R. n. 303/1956 sono entrambi reperibili in http//sicurezzaedile.it 104 Reperibile in http//normattiva.it 105 “Cento morti sul lavoro al mese sono troppi (...). Di lavoro non si deve più morire”: è il drammatico appello che, testualmente, Pietro Mercandalli, Presidente dell'Anmil, rivolge all'allora Ministro del Lavoro, Cesare Damiano, in occasione della 56esima giornata nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro, tenutasi a Bari nell'ottobre del 2006, cfr. Cento morti sul lavoro al mese – Napolitano: “Più prevenzione”, 8 ottobre 2006, in http//www.repubblica.it 106 Il Presidente del Consiglio allora in carica, Romano Prodi, durante la seconda Conferenza Nazionale su Salute e Sicurezza sul lavoro, tenutasi a Napoli il 25 gennaio 2007, ha testualmente dichiarato: “Spezzare la catena di morti deve diventare un obiettivo non transitorio, ma organico e complessivo per il governo, per le istituzioni, le forze sindacali e anche per l'opinione pubblica”, in Napolitano su morti bianche - Prodi “Cifre intollerabili”, 25 gennaio 2007 in http//www.repubblica.it 107 Così, testualmente, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, nel messaggio inviato al Convegno di Bari per la 56esima giornata nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro, vedi Cento morti sul lavoro al mese – Napolitano: “Più prevenzione”, 8 ottobre 2006 … cit.. 46 46

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