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Lavoro e Diritto 6 5

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dall'altro si avvertiva

dall'altro si avvertiva la necessità di mutare l'indirizzo dell'azione politicolegislativa: non più interventi solo punitivi, ma, soprattutto, cautelari e preventivi; era, quindi, fondamentale anticipare la soglia della tutela. L'intervento del potere legislativo non si fece attendere. § 3.1. Prima il D.L. n. 223/2006 e l'ideazione di un nuovo istituto: il provvedimento di sospensione nell'ambito dei cantieri edili L'impellente urgenza di un intervento istituzionale sulla tragica catena di morti bianche, con cui l'Italia accolse il nuovo Millennio, emerse durante l'audizione del Ministro del lavoro e della previdenza sociale allora in carica, on. Cesare Damiano, tenutasi il 27 giugno ed il 12 luglio 2006 presso l'XI Commissione permanente (della XV Legislatura), che, all'unanimità, caldeggiò l'adozione di immediate misure volte a garantire maggiore sicurezza sui luoghi di lavoro. E' pacifico che ogni attività lavorativa, soprattutto in certi settori merceologici, come quello edile o chimico, si sostanzi in attività rischiose da cui possono scaturire effetti pericolosi per i lavoratori e, talvolta, anche per la stessa collettività. Tuttavia, se un margine di rischio come probabilità di accadimento dell'evento infortunistico è certamente connesso ad ogni attività lavorativa, devono, in ogni caso, essere scongiurati quegli effetti negativi che, in base ad una mera valutazione probabilistica, si possono attendere da una determinata situazione; perciò, la probabilità che il pericolo, quale possibile effetto di un'attività rischiosa, si attui, può essere misurata secondo una valutazione che tenga conto delle esperienze scientifiche e statistiche in ordine alla frequenza con cui un certo evento accade in un determinato contesto (cosiddetta “probabilità frequentista”) 108 . Muovendo da tale presupposto, si trattava di individuare tutte quelle fattispecie in cui il “rischio consentito”, circa il verificarsi di un infortunio, si trasformasse in un “pericolo certo” o , quantomeno, “altamente probabile”. Queste fattispecie furono sussunte dal potere legislativo in due ipotesi: quella del lavoro sommerso e quella del lavoro svolto oltre la misura oraria consentita (al ricorrere di taluni presupposti su cui si dirà). E' pacifico, infatti, che il lavoro prestato “in nero” nega ogni garanzie di tutela e, quindi, esclude anche la formazione e l'informazione sui rischi professionali, aumentando in tal modo la soglia di probabilità dell'evento infortunistico; del pari, il superamento dei limiti, che regolano i tempi di lavoro, abbassa il livello di attenzione con conseguente incremento della possibilità di incidenti. 108 Sul punto vedi, A. Alessandri, Diritto penale e attività economiche ... cit., 74 e 75 . 47 47

Doveva, quindi, individuarsi uno strumento che, innanzi a dette ipotesi, riconoscesse all'organo di controllo, in sede di verifica, il potere di “congelarle” in via preventivo-cautelare fino alla loro completa regolarizzazione così da ricondurre l'alta probabilità dell'evento lesivo entro il margine del rischio imprevedibile ed inevitabile (e, quindi, consentito). Fu così che l'XI Commissione permanente valutò positivamente 109 le misure urgenti per il contrasto del lavoro nero e per la promozione della sicurezza nei luoghi di lavoro previste con l'art. 36 bis D.L. 4 luglio 2006, n. 223, convertito in L. 4 agosto 2006, n. 248, secondo cui a fronte della verifica dell'impiego di personale “in nero” (in misura pari o superiore al 20 per cento del totale dei lavoratori regolarmente occupati) o di reiterate violazioni della disciplina in materia di superamento dei tempi di lavoro, gli organi competenti provvedono alla sospensione dell'attività lavorativa, la cui ripresa è subordinata, rispettivamente, alla regolarizzazione delle posizioni lavorative o al ripristino delle regolari condizioni di lavoro. L'istituto ha una portata innovativa dirompente, incidendo, in senso restrittivo, sull'esercizio dell'attività di impresa; sicché, attesa l'adozione di un testo unico in materia di sicurezza e salute dei lavoratori, il Legislatore, ha ritenuto, per intuibili ragioni di opportunità, di limitarne (almeno inizialmente), l'operatività al solo settore edile che, più di ogni altro, costituiva (e costituisce) un settore ad alto rischio. § 3.2. Poi la L. n. 123/2007: il riassetto e la riforma della disciplina La necessità di un intervento normativo che riordinasse e riformulasse la disciplina della salute e della sicurezza dei lavoratori emergeva già nel testo dell'art. 36 bis D.L. 4 luglio 2006, n. 223, convertito in L. 4 agosto 2006, n. 248; quest'ultimo, infatti, dettava “misure urgenti per il contrasto del lavoro nero e per la promozione della sicurezza nei luoghi di lavoro” in attesa dell'adozione di un testo unico in materia di sicurezza e salute dei lavoratori. Il Legislatore cercò di non tardare a soddisfare tale esigenza di organicità e, in alcuni casi, di riformulazione della disciplina protezionistica del lavoro: a circa un anno dal noto decreto Bersani (D.L. n. 223/2006), infatti, emanò la Legge 3 agosto 2007, n. 123, con cui prevedeva alcune importanti misure in tema di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro e con cui dettava una delega al Governo per il riassetto e la riforma della normativa in materia. Attesa la portata di detta Legge, è possibile comprendere come gli effetti di questa abbiano segnato la storia del diritto punitivo di impresa in Italia. 109 Parere della XI Commissione permanente, scheda lavori preparatori – Atto parlamentare n. 1475, reperibile in http//legXV.camera.it 48 48

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