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Lavoro e Diritto 6 5

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§ 3.2.1. L' art.1 L. n.

§ 3.2.1. L' art.1 L. n. 123/2007: i compiti del Legislatore delegato Con l'art. 1, Legge 3 agosto 2007, n. 123, il Governo fu delegato ad adottare, entro nove mesi dall'entrata in vigore della legge delega, uno o più decreti legislativi sia per riordinare le disposizioni vigenti sia per riformare la normativa in materia in base alle linee guida enunciate nel medesimo articolo 1. Sicché, proprio in attuazione di quest'ultimo venne adottato il D. Lgs. 9 aprile 2008, n. 81, con cui il Legislatore delegato riconduce (o, almeno, avrebbe dovuto ricondurre) la disciplina sulla sicurezza del lavoro entro i canoni della certezza giuridica, essendo tenuto, per effetto della legge delega, al riordino ed al coordinamento delle disposizioni vigenti in un unico testo normativo in ossequio al dettato della legislazione comunitaria e delle convenzioni internazionali vigenti in materia secondo quanto previsto dall'art. 117 Cost. (art. 1, co.2, lett. a, L. n. 123/2007; art. 1, co.1, d.lgs. n. 81/2008). Senonché, la semplificazione della disciplina non è l'unica ambizione della legge delega, in quanto assegna al legislatore delegato anche compiti di più difficile attuazione quale la previsione di un sistema che: 1. divulghi la cultura della salute e della sicurezza in ogni ambito e valorizzi lo strumento della prevenzione (art. 1, co. 2, lett. g, h, i, l, m, n, o e p, n. 1, L. n. 123/2007); 2. estenda l'applicazione della normativa a tutti i settori di attività nonché a tutte le tipologie di rischio, considerando le peculiarità e, quindi, la particolare pericolosità degli stessi (compresi quelli presenti nella pubblica amministrazione) e ne estenda, altresì, la sua applicazione a tutti i lavoratori a prescindere dalla natura giuridica del contratto (art. 1, co.2, lett. b e c); 3. riformuli e razionalizzi l'apparato sanzionatorio, amministrativo e penale, per la violazione delle norme in materia di salute e sicurezza sul lavoro, tenendo conto della responsabilità e delle funzioni svolte da ciascun soggetto obbligato. Con particolare riguardo a quest'ultimo obiettivo, la legge delega indirizza ulteriormente l'attività legislativa, precisando che la ridefinizione dell'apparato sanzionatorio debba avvenire attraverso (art. 1, lett. f): 1. la modulazione delle sanzioni in funzione del rischio e l'impiego di strumenti che favoriscano tanto la regolarizzazione delle situazioni illecite accertate quanto l'eliminazione del pericolo da parte dei soggetti destinatari dei provvedimenti amministrativi, valorizzando il sistema di cui al d. lgs. n. 758/1994 (art. 1, lett. f, n. 1); 2. la determinazione delle sanzioni penali dell'arresto e dell'ammenda, previste solo nei casi in cui le infrazioni ledano interessi generali 49 49

dell'ordinamento, individuati in base ai criteri ispiratori degli artt. 34 e 35 L. n. 689/1981 110 , da comminare in via esclusiva o alternativa, con previsione della pena dell'ammenda fino a euro ventimila per le infrazioni formali, della pena dell'arresto fino a tre anni per le infrazioni di particolare gravità, della pena dell'arresto fino a tre anni ovvero dell'ammenda fino a euro centomila negli altri casi (art. 1, lett. f, n. 2); 3. la previsione della sanzione amministrativa consistente nel pagamento di una somma di denaro fino ad euro centomila per le infrazioni non punite con sanzione penale (art. 1, lett. f, n. 3). § 3.2.2. Le scelte punitive e la tecnica legislativa nel T.U. sulla Sicurezza: buona volontà, ma ancora indeterminatezza Innanzitutto, è indubbio lo sforzo legislativo profuso per garantire protezione a soggetti ed ambiti prima esclusi dall'applicazione della disciplina sulla sicurezza: con il D. Lgs. n. 81/2008, infatti, viene riformulata in senso ampio la nozione di lavoratore, con conseguente estensione dell'ambito di operatività della stessa disciplina 111 ; inoltre, viene dettata una normativa sugli appalti che, da un lato, rafforza l'efficacia della responsabilità solidale tra appaltante ed appaltatore e, dall'altro, inasprisce le sanzioni per la violazione delle norme antinfortunistiche. Tuttavia, il Legislatore delegato rischia di vanificare o, quantomeno, ridurre l'effettività della tutela prevista, in quanto ridisegna l'apparato sanzionatorio, utilizzando una tecnica che, di certo, non mette agevolmente in correlazione il precetto da osservare e la pena a cui la violazione dello stesso espone. Prima di soffermarci sulla tecnica di redazione impiegata dal Legislatore del 2008, occorre osservare che la scelta tra l'incriminazione penale o la repressione amministrativa nell'ordinamento giuridico nazionale è guidata dai principi enunciati ed esplicati dalla Circolare della Presidenza del Consiglio dei Ministri 19 dicembre 1983, vera e propria “pietra d'angolo” del diritto punitivo in Italia, in quanto detta, giust'appunto, i “Criteri orientativi per la scelta tra sanzioni 110 L'art. 34 L. n. 689/1981 elenca i casi di esclusione della depenalizzazione; l'art. 35 L. n. 689/1981 prevede la depenalizzazione delle violazioni in materia di previdenza e assistenza obbligatorie punite con la sola ammenda. 111 Infatti, mentre l'art. 2, lett. a, d.lgs. n. 626/1994 vede nella figura del “lavoratore” soltanto la “persona che presta il proprio lavoro alle dipendenze di un datore di lavoro, esclusi gli addetti ai servizi domestici e familiari, con rapporto di lavoro subordinato anche speciale (...)”; l'art. 2, lett. a, d.lgs. n. 81/2008 supera questa visione ristretta e considera “lavoratore” ogni “persona che, indipendentemente dalla tipologia contrattuale, svolge un'attività lavorativa nell'ambito dell'organizzazione di un datore di lavoro pubblico o privato, con o senza retribuzione, anche al solo fine di apprendere un mestiere, un'arte o una professione, esclusi gli addetti ai servizi domestici e familiari (…).” 50 50

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