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Lavoro e Diritto 6 5

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corrispondente alla

corrispondente alla metà del massimo, soltanto nell'ipotesi in cui non permangano conseguenze dannose o pericolose 119 . Sicché, la materia del diritto penale del lavoro già disciplinata dal codice penale 120 e dalla legislazione speciale 121 , con l'attuazione della Legge delega n. 123/2007, si arricchisce di una serie numerosa di incriminazioni di natura contravvenzionale contenute nel Testo Unico sulla Sicurezza. Si tratta di una molteplicità di disposizioni da cui scaturiscono innumerevoli obblighi preventivo-cautelari in ambito antinfortunistico 122 ; se da un lato è impossibile (oltre non necessario ai fini della presente trattazione) elencarle tutte 123 , dall'altro è dato ravvisarne una caratteristica comune: ogni norma enuncia uno o più precetti da osservare senza prevedere nella medesima disposizione la rispettiva pena, stante la collocazione, al termine di ogni Titolo, di una o più norme che si limitano all'enunciazione della sanzione abbinandola al precetto dettato nella norma violata e richiamata mediante la sola indicazione numerica del relativo articolo. La tecnica utilizzata, quindi, è quella definita “per clausole sanzionatorie 119 Circolare Presidenza Consiglio Ministri 19 dicembre 1983 … cit., 21, nota 2. 120 Le ipotesi di reato contemplate dal codice penale a tutela della salute e dell'incolumità pubblica sono: rimozione o omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro (art. 437 c.p.); omissione colposa di cautele o difese contro disastri o infortuni sul lavoro (art. 451 c.p.); omicidio e lesioni colpose con violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro (artt. 589 e 590 c.p.); riduzione o mantenimento in schiavitù o in servitù con costrizione a prestazioni lavorative (art. 600 c.p.); tratta di persone (art. 601 c.p.); acquisto e alienazione di schiavi (art. 602 c.p.); intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro (art. 603 bis, c.p.); associazione a delinquere per i delitti di cui agli artt. 600, 601, 602 c.p. ed art. 12, co. 3 bis d.lgs. n. 286/1998 (art. 416, co. 6, c.p.); mobbing (artt. 572, 610 e 612 bis c.p.). 121 I reati previsti dalla legislazione speciale del lavoro sono assai numerosi e volendo sommariamente segnalare le fattispecie di reato per ambiti applicativi è possibile così sintetizzarli: reati per somministrazione illecita e fraudolenta di lavoro (artt. 18 e 28 d.lgs. n. 276/2003); reati in materia previdenziale (frode previdenziale, art. 37 L. n. 689/1981; omesso versamento delle ritenute previdenziali ed assistenziali sulle retribuzioni dei lavoratori dipendenti, art. 2 L. n. 638/1983; abusiva attività di forma pensionistica, art. 19 bis d. lgs. n. 252/2005; false informazioni alla Covip, art. 19 ter d. lgs. n. 252/2005); reati in materia di rapporto di lavoro (mancata ottemperanza all'ordine giudiziale di cessazione della condotta antisindacale, art. 28 St. Lav. ed art. 650 c.p.; violazione della libertà e della dignità del lavoratore, art. 38 St. Lav.; indagini sulle opinioni dei lavoratori e trattamenti discriminatori, art. 10 e 18 d. lgs. n. 276/2003; impiego di lavoratori stranieri privi di permesso di soggiorno, art. 22, co. 12, d.lgs. n. 286/1998). 122 R. Bricchetti e L. Pistorelli, Sanzioni penali e amministrative in un sistema punitivo in Inserto a Guida al Diritto n. 21 - 24 maggio 2008, 3, affermano che il D. Lgs. n. 81/2008 riproduce un imponente sistema punitivo, articolato in sanzioni penali e amministrative; il D. Lgs. n. 81/2008, infatti, riserva ampio spazio ai contenuti repressivi in gran parte mutuati proprio da quei testi legislativi che è chiamato a sostituire con la sua entrata in vigore. 123 Per un'illustrazione sistematica ed organica dei precetti e delle relative sanzioni, cfr. P. Rausei, Reati e illeciti amministrativi nel T.U. Sicurezza , Parte I, Inserto di diritto & pratica del lavoro n. 36/2009; Reati e illeciti amministrativi nel nuovo T.U. Sicurezza , Parte II, Inserto di diritto & pratica del lavoro n. 37/2009; Reati e illeciti amministrativi nel nuovo T.U. Sicurezza , Parte III, Inserto di diritto e pratica del lavoro n. 38/2009. 53 53

finali”, in virtù della quale la condotta tipica cui è ricollegata la sanzione non forma direttamente oggetto di descrizione nel testo della singola fattispecie (penale o amministrativa che sia), ma viene individuata mediante il rinvio ad altre disposizioni. A ciò, secondo attenta dottrina 124 , deve aggiungersi anche che le disposizioni in tal modo richiamate, non solo non enunciano con precisione le condotte doverose, ma, spesso, contengono un ulteriore rinvio a norme contenute o negli allegati o in altre fonti normative, dando luogo così ad un fenomeno di rinvio a catena (cosiddetta “norma -matrioska”) che accentua lo “scollamento” tra precetto e sanzione, costringendo l'interprete alla defatigante ricerca del precetto e della sanzione, nel difficile tentativo di ricostruire l'intera fattispecie incriminatrice. Questa modalità di redazione del dato normativo, infatti, disattende i cosiddetti canoni modali di previsione dell'illecito punitivo 125 ispirati al principio di tassatività e determinatezza quale corollario del più ampio principio di legalità (artt. 25, 2°, Cost., 7 CEDU e 6, co. 2, TUE). Il noto principio di determinatezza vincola tanto il giudice, a cui vieta l'applicazione analogica del precetto penale, quanto il Legislatore, a cui impone tecniche di redazione accurate 126 . 124 Così D. Guidi, Regime sanzionatorio e cause di estinzione degli illeciti sulla sicurezza del lavoro in F. Giunta e D. Micheletti (a cura di) Il nuovo diritto penale della sicurezza nei luoghi di lavoro, Giuffrè, Milano, 2010, 936. 125 Enunciati dalle citate Circolari del 1983 e del 1986 rispettivamente al paragrafo 4 e nella Parte II. 126 F. C. Palazzo, Legge Penale, in Digesto – Discipline Penalistiche, VII, Utet, Torino, 1993, 355 constata come il principio di determinatezza operi su un duplice piano: quello della formulazione legislativa e quello dell'interpretazione ed applicazione della legge. Anche G. Marinucci e E. Dolcini, Manuale di Diritto Penale – Parte Generale, Giuffrè Editore, Milano, 2006, 42 ss., sostengono che tale principio abbia come destinatario non solo il Legislatore, ma anche il Giudice. Più precisamente, gli AA. ritengono che il principio de quo evochi un triplice significato: di “precisione”, vincolando il Legislatore ad una descrizione puntuale di ciò che è reato, affinché sia scongiurato il rischio di arbitrio giudiziario; di “tassatività”, vietando al giudice di applicare la norma incriminatrice al di fuori dei casi ad essa riconducibili (divieto di applicazioni analogiche della norma); di “determinatezza”, vietando al Legislatore di attribuire rilievo penale a fatti empiricamente indimostrabili in sede processuale, sulla base del presupposto che, può essere reato, solo il fatto accertabile. Osservano gli AA. che la stessa Corte Costituzionale (sent. 13 febbraio 1995 n. 34) ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 7 bis co. 1 D.L. n. 416/1989, convertito nella L. n. 39/1990, che puniva lo straniero destinatario di un provvedimento di espulsione “che non si adopera per ottenere dalla competente autorità diplomatica o consolare il rilascio del documento di viaggio occorrente”, alla stregua della considerazione secondo cui, la mancanza di precisi parametri oggettivi di riferimento, impedisce di stabilire con precisione quando l'inerzia del soggetto raggiunga la soglia del penalmente apprezzabile. Inoltre, sulla portata del principio è intervenuto ancora una volta il Giudice delle Leggi (sent. Corte Cost. 4 aprile 2011, n 115, reperibile in http// www.cortecost.org), che, seppur in ambito amministrativistico (art. 54, co. 4, d.lgs. n. 267/2000), ha affermato che ogni disposizione di legge deve essere formulata in ossequio a detto principio così da consentire non solo l'esatta individuazione del potere assegnato all'Amministrazione, ma anche il suo contenuto e le relative 54 54