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Lavoro e Diritto 6 5

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possibili secondo il sapere scientifico e tecnologico 132 . Anche se trascorso più di mezzo secolo dall'entrata in vigore del Codice Civile, l'ordinamento (già con il d. lgs. n. 626/1994) ribadisce l'opportunità di un'attività ricognitiva continua sulle fonti di pericolo presenti in ogni luogo di lavoro: sulla parte datoriale grava il dovere di stimare il rischio in modo corretto ed aggiornato 133 , così da calcolare il coefficiente di probabilità dei metodi produttivi impiegati di degenerare in danno 134 . Merita particolare rilievo il dato secondo cui il Legislatore delegato, nell'annoverare l'eliminazione dei rischi tra le misure generali di tutela asserisce che, allorquando questa non sia possibile, è dovere del datore di lavoro ridurli al minimo “in relazione alle conoscenze acquisite in base al progresso tecnico” (art. 132 A. Di Amato, Diritto penale dell'impresa … cit., 591 e 592. L'A. rileva come la giurisprudenza costituzionale (Corte Cost. n. 312/1996) e quella di legittimità (Cass. Pen., 29 aprile 1994) abbiano costantemente ritenuto la disposizione contenuta nell'art. 2087 c.c. espressione del principio in base al quale l'obbligo di sicurezza, a carico del datore di lavoro, debba considerarsi adempiuto se le misure di sicurezza adottate siano conformi all'arte del possibile, con la conseguenza che gli accertamenti su eventuali responsabilità devono essere condotti con riferimento alle tecnologie di prevenzione più avanzate (Cass. n. 3048/1997). In tal senso anche Morrone, Diritto penale del lavoro ... cit., 77 e 78 ritiene che “L'articolo citato si configura come una norma-cerniera di carattere generale, la cui forza espansiva la rende strumento di chiusura del sistema prevenzionistico. (…). Più precisamente, l'art. 2087 contiene una norma prevenzionistica di carattere sussidiario, che se, da un lato, fa riferimento alle misure individuate e prescritte dalle norme del sistema antinfortunistico, dall'altro comprende tutte quelle altre misure che sono necessarie alla tutela dell'integrità fisica del lavoratore, alla stregua di elementi desunti sulla base di parametri tecnici, in relazione all'evoluzione tecnologica degli impianti e delle apparecchiature che dovrebbero essere in dotazione all'impresa, sulla natura del lavoro che si svolge, sulle norme di comune esperienza ed avuto riguardo ai rischi insiti nell'ambiente di lavoro”. 133 Come ribadito dalla giurisprudenza di legittimità nella nota sentenza Thyssen-Krupp, Cass. Pen., sez. IV, 10 dicembre 2008, n. 4123 (reperibile in http//www.cortedicassazione.it), quello della valutazione di tutti i rischi per la salute e sicurezza è un obbligo non delegabile anche se l'evento si è verificato in uno stabilimento industriale di grandi dimensioni, stante la riconducibilità dell'evento lesivo a carenze strutturali e, quindi, a scelte generali di politica aziendale; in particolare, “Tra gli obblighi del datore di lavoro non delegabili, nemmeno nell'ambito di imprese di notevoli dimensioni, rientrano: a) la valutazione di tutti i rischi per la salute e la sicurezza, necessaria per la redazione del documento previsto dall'art. 28 del d. lgs. 81/08, che contiene non soltanto l'analisi valutativa dei rischi, ma anche l'indicazione delle misure di prevenzione e protezione attuate; b) la designazione del responsabile del servizio di prevenzione e protezione dei rischi (Rspp). 134 Sul punto, v. A. Alessandri, Diritto penale e attività economiche ... cit., 81. L'A. precisa che i “modi produttivi” impiegati dal datore di lavoro devono essere intesi in senso ampio e ciò in modo tale da ricomprendere sostanze utilizzate, modalità di impiego, manovre, ritmi, tipologie di comportamenti ed ambienti di lavoro. In tal senso v. anche A. Morrone, Diritto penale del lavoro ... cit., 78, secondo cui la stessa nozione di lavoro è da intendersi in senso ampio, posto che l'ambiente di lavoro non è solo il contesto materiale di svolgimento della prestazione lavorativa, e cioè i locali ove viene eseguita l'attività ed i macchinari impiegati, come tradizionalmente si riteneva, ma anche l'insieme delle condizioni di svolgimento della prestazione e dell'organizzazione del lavoro; sicché concorrono nella definizione di ambiente di lavoro anche i carichi di lavoro, i ritmi lavorativi, ecc.. 57 57

15, 1°co., lett. c, d. lgs. n. 81/2008). Ne deriva il formale riconoscimento del cosiddetto “rischio consentito”; sicché, l'evento dannoso prodottosi, nonostante l'ossequio scrupoloso di tutte le misure possibili e conoscibili alla stregua delle più attuali conoscenze scientifiche 135 , esclude ogni profilo di colpa in capo al datore di lavoro 136 e, quindi, nessun addebito di responsabilità penale gli potrà essere contestato: il diritto penale è, infatti, diritto del fatto colpevole 137 . Tale profilo solleva preoccupazioni in dottrina, in quanto crea le condizioni per far ritenere che un incidente sul lavoro, verificatosi in costanza di una violazione di obblighi preventivo-cautelari, sia eziologicamente connesso all'omissione del datore di lavoro con conseguente asserzione di responsabilità in capo a quest'ultimo 138 . Ciò si pone in antitesi ai principi di legalità ed uguaglianza su cui si fonda ogni Stato di diritto: se la sola presenza di un'omissione fosse elemento sufficiente per imputare l'evento all'inosservanza della prescrizione e, quindi, alla colpa 139 del 135 C. Padovani, Le lesioni colpose ... cit., 109, constata come il T.U. sulla Sicurezza dia centralità al sapere scientifico, quale “motore della prevenzione primaria” e come in ciò sia ravvisabile l'impostazione già offerta dalla Direttiva CE n. 391/1989, che prescrive “l'obbligo di analisi del lavoro ai fini della prevenzione primaria, generale, programmata e integrata nella progettazione dei luoghi di lavoro”, fondata su criteri oggettivi e sulla valutazione dei rischi inerenti allo specifico ambito lavorativo. 136 Al riguardo, vedi A. Di Amato, Diritto penale dell'impresa ... cit., 593. 137 A. Alessandri, Diritto penale e attività economiche ... cit., 82, se da un lato, esclude che l'adempimento del precetto cautelare specifico non sia di per sé sufficiente ad impedire un rimprovero per colpa generica, nei casi in cui il datore di lavoro avesse avuto la possibilità di rappresentarsi l'insufficienza delle cautele nel contesto operativo particolare; dall'altro, i principi sottesi al “diritto penale del fatto colpevole”, escludono che si possa esigere che l'imprenditore “trasformi la sua attività in una perpetua indagine sulla sufficienza delle regole cautelari esistenti, in una ricerca di quanto il legislatore o le altre agenzie possono aver trascurato o non ancora pienamente accertato.” Sulla necessaria riconoscibilità di un rischio specifico ai fini di un fondato giudizio di colpevolezza cfr. anche G. Marinucci e E. Dolcini, Manuale di Diritto Penale ... cit., 277, che, al riguardo, citano come il Tribunale di Venezia (sentenza 22 ottobre 2001), nel noto caso degli stabilimenti petrolchimici di Porto Marghera, abbia correttamente negato la sussistenza della colpa (in ordine all'evento di lesione personale), sulla base del fatto che, all'epoca dell'impiego delle sostanze incriminate (CVM) non erano note le loro attitudini a provocare l'angiosarcoma epatico. Per contro, gli A. rilevano come, a torto, la Corte d'Appello (sentenza 15 dicembre 2004) abbia, invece, ritenuto sussistere l'elemento della colpa sulla base della sola conoscibilità, a quel momento, dell'evento astratto: “idoneità a provocare malattie al fegato” (malattie di varia natura e gravità, tra cui si ignorava che potessero annoverarsi anche i tumori). 138 In tal senso v. A. Di Amato, Diritto penale dell'impresa ... cit., 600 e A. Alessandri, Diritto penale e attività economiche ... cit., 78 ss. Quest'ultimo A. evidenzia come il principio di precauzione costituisca “un prodotto della cultura del rischio” legittimo solo ove impiegato nelle politiche di prevenzione, “ma da respingere (…) quando accampa titoli per legittimare una sua capacità di influire sulla natura degli obblighi di diligenza e quindi sul contenuto oggettivo della colpa”. 139 La colpevolezza è elemento imprescindibile della responsabilità penale; in particolare la colpa, secondo il dettato di cui all'art. 43 c.p., consta di un elemento negativo e di un elemento positivo: il primo, è dato dall'involontaria realizzazione del fatto (al contrario, il dolo esige la previsione e 58 58

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