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Lavoro e Diritto 6 5

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e come tali inevitabili

e come tali inevitabili ed imprevedibili), ai fini del giudizio di responsabilità occorre sempre accertare la colpa del datore di lavoro quale presupposto imprescindibile di ogni addebito 145 . Perciò, se da un lato l'importanza dell'interesse protetto induce a fondare ed esaurire, nella relativa posizione di garanzia, il contenuto dell'obbligo giuridico di impedire l'evento ed ogni accertamento sulla componente colposa, dall'altro è necessario ricostruire “adeguatamente” le fattispecie giuridiche “al riparo dall'enfasi emozionale (…), alla luce, , della scienza del diritto” 146 . 145 In tal senso Cass. Pen. Sez. IV, 21 ottobre 2008 n. 40821; tale decisione è considerata da attenta dottrina come una soluzione equilibrata, espressione della corretta applicazione dei principi generali dell'ordinamento, in tal senso P. Aldrovandi, Il reato omissivo improprio nel art. 15 bis in Igiene e Sicurezza del Lavoro, n. 8/2009, 425 ss. L'A., pur riconoscendo come la ricostruzione della fattispecie omissiva impropria sia largamente affidata all'interprete, considera discutibile una norma, quale quella dettata dall'art. 15 bis, volta a specificare, nella materia della sicurezza del lavoro, le condizioni di operatività della regola di equivalenza tra il “non impedire” l'evento ed il “cagionarlo”; quest'ultima avrebbe dovuto trovare ingresso nella struttura del d. lgs. n. 81/2008, per effetto dell'art. 10 bis del decreto correttivo. Secondo l'A. le ragioni di tale perplessità sono da ravvisarsi, in particolare, nel fatto che se da un lato la giurisprudenza non ha mancato di addossare al datore di lavoro una vera e propria responsabilità oggettiva di posizione, dall'altro “la risposta a tali eccessi rigoristici non può realisticamente essere offerta da semplificanti , volte a tentare un'improbabile limitazione della inevitabile sfera di discrezionalità del Giudice, e verosimilmente destinate a generare dubbi interpretativi e tensioni sistematiche nel corpo dell'impianto penalistico, nonché prevedibili : il tutto a scapito delle esigenze di certezza del sistema repressivo”. Sotto tale profilo, l'A. rileva come soluzioni di equilibrio possono essere date da una corretta applicazione dei principi generali dell'ordinamento, di cui la sentenza indicata ne costituisce valido esempio; sicché, “Eventuali interventi normativi non possono, quindi, che collocarsi nel solco dei principi generali, per richiamare la giurisprudenza – senza volerne limitare il necessario spazio di giudizio – alla necessità di porre l'attenzione, oltre che alla titolarità di una posizione di garanzia (che vale solo a fondare l'obbligo penalmente rilevante nella prospettiva delle fattispecie omissive improprie), alla ricorrenza dei necessari presupposti d'imputazione dell'evento, sia sotto il profilo oggettivo, sia sotto quello della colpevolezza (…).” Dello stesso avviso, A. Lanzi, L'appello degli sulla cosiddetta norma , in Igiene e Sicurezza del Lavoro, n. 8/2009, 431 ss. 146 L'espressione è di F. Bacchini, La querelle sulla responsabilità penale dei vertici aziendali in Igiene e Sicurezza del Lavoro, n. 8/2009, 431. Per esattezza, l'A. utilizza la citata espressione in riferimento alla ricostruzione dell'acceso dibattito dottrinale sviluppatasi attorno all'art. 10 bis del decreto correttivo del T.U. sulla Sicurezza del lavoro, contenente il testo di una nuova norma, l'art. 15 bis, da introdurre nel d. lgs. n. 81/2008. L'attenzione sulla norma – sottolinea l'A. - era stata destata, in particolare, dall'intervento mediatico e dalla mobilitazione sociale avutasi attorno alla drammatica vicenda Thyssen-Krupp. Sulla norma, denominata “salva manager”, la Conferenza delle Regioni ha espresso parere negativo e riprendendo le argomentazioni addotte da molti accademici (cosiddetto, “appello degli ottanta”) l'ha eliminata dallo schema del decreto correttivo. Per le ragioni, sottese a tale appello si segnala, D. Pulitanò, La norma salvamanager e i principi del diritto penale in Igiene e Sicurezza del Lavoro, n. 8/2009, 432 ss. Contra A. Lanzi, L'appello degli sulla cosiddetta norma ... cit., 431 ss, il quale, pur considerando come la giurisprudenza utilizzi, nel diritto penale dell'economia, l'art. 40, cpv., c.p. come una sorta di “grimaldello per (…) affermare responsabilità penali (…) in realtà inquadrabili nel solco di una responsabilità oggettiva, talvolta addirittura sconfinante in una vera e propria 61 61

§ 3.2.4. Art. 5 L. n. 123/2007: sospensione per tutti, ma con ombre applicative La Legge n. 123/2007 reca importanti novità anche per la disciplina dell'istituto della sospensione dell'attività di impresa (edile), di cui all'art. 36 bis L. n. 248/2006. Nel dato inquietante di una diffusa economia sommersa che minacciava sempre più l'equilibrio socio-economico del Paese 147 ed, al contempo, nel dato incoraggiante dell'aumento dell'occupazione e del calo degli infortuni nel settore edile 148 , si colgono le ragioni che hanno motivato il Legislatore del 2007 a modificare la disciplina dell'istituto della sospensione dell'attività di impresa a distanza di un solo anno dalla sua introduzione nell'ordinamento punitivo italiano, estendendone la portata applicativa a tutti i settori merceologici. Ciò in totale coerenza con i principi ed i criteri direttivi enunciati nell'art. 1 e con la finalità “primaria” di innalzare la “qualità” e la “sicurezza del lavoro” anche attraverso una strategia prevenzionistica volta ad indurre le imprese, mediante norme premiali ed incentivanti, a perseguire condotte socialmente responsabili 149 . Senonché, come più diffusamente si dirà nel prossimo capitolo, l'art. 5 della L. n. 123/2007 faceva salvo quanto previsto dall'art. 36 bis l. n. 248/2006, con la conseguenza che, limitatamente al settore edile, potevano essere applicate entrambe le discipline. Ne derivava una grave incertezza normativa circa la disciplina applicabile in caso di revoca del provvedimento stante i diversi presupposti previsti dalle leggi del 2006 e del 2007. Sebbene il Ministero del Lavoro fosse, comunque, tempestivamente intervenuto per fornire chiarimenti agli operatori del diritto e dirimere così ogni dubbio sul punto 150 , si può constatare come, ancora una volta, il Legislatore, pur sorretto e motivato dall'intento di promuovere e perseguire il quality work in armonia con la concezione propria dell'ordinamento comunitario, formuli responsabilità per fatto altrui”, non ha sottoscritto l'appello degli , in quanto una lettura asettica dell'intero art. 15 bis consentirebbe di rilevare come la norma in questione altro non faccia che richiamare e sottolineare regole già esistenti nell'ordinamento penale. 147 Nella Proposta di Legge n. 2636 sulla “Disciplina organica in materia di salute e sicurezza dei lavoratori sui luoghi di lavoro” (rinvenibile in http//legxv.camera.it), presentata alla Camera dei Deputati il 10 maggio 2007, da cui ha preso le mosse l'iter parlamentare che ha portato all'adozione della L. 3 agosto 2007, n. 123, viene riferito che l'Italia e la Grecia sono i Paesi dell'Unione Europea con il più elevato tasso di lavoro nero. 148 Sui dati statistici in edilizia, cfr. L. Veronico, Primi segnali di frenata, ma 2007 positivo per le costruzioni in Dati Inail, Osservatorio statistico, n. 11/2008, 41 e ss., reperibile in http//www.inail.it 149 Tale orientamento è stato espresso nella già citata Proposta di Legge n. 2636 sulla “Disciplina organica in materia di salute e sicurezza dei lavoratori sui luoghi di lavoro”. 150 Cfr. Comunicato stampa del 23 agosto 2007 diffuso dal Sottosegretario del Dicastero Lavoro, Antonio Montagnino in relazione alla Circolare 22 agosto 2007 emanata dallo stesso Ministero. 62 62

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