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Lavoro e Diritto 6 5

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disposizioni non sempre

disposizioni non sempre in modo chiaro ed univoco e ciò a detrimento non solo del principio di legalità, ma anche delle possibilità di successo delle norme stesse. § 3.2.5. Art. 9 L. n. 123/2007: la responsabilità dell'Ente per omicidio colposo o lesioni gravi o gravissime commesse con violazione delle norme sulla tutela della salute e sicurezza sul lavoro, nelle incongruenze del sistema Ulteriore rilevante novità recata dalla Legge n. 123/2007 (art. 9) è l'ampliamento delle ipotesi di responsabilità delle persone giuridiche per effetto dell'art. 25 septies introdotto nel catalogo dei reati-presupposto di cui al d. lgs. 8 giugno 2001, n. 231. L'inserimento di questa nuova norma nella disciplina della responsabilità delle persone giuridiche consente di contestare all'ente il reato di omicidio colposo (art. 589 c.p.) e quello di lesioni gravi e gravissime (art. 590, co. 3, c.p.) “commessi con violazione delle norme antinfortunistiche e sulla tutela dell'igiene e della salute sul lavoro”: la disposizione, riformulata dal T.U. sulla Sicurezza (art. 300 d. lgs. n. 81/2008) incentra la colpa sulla violazione di norme in materia di “tutela della salute e sicurezza sul lavoro” 151 . Si tratta di un argomento articolato e complesso, la cui appena sufficiente trattazione implicherebbe l'analisi di innumerevoli questioni (ognuna delle quali non solo richiederebbe un accurato approfondimento ed un ampio spazio, ma imporrebbe, altresì, una compiuta trattazione sulle regole che governano la disciplina generale della responsabilità di impresa); senonché, obiettivo, in questa sede, è solo l'individuazione dei principali aspetti critici che affliggono l'operatività della norma e ciò a riprova di un'azione legislativa che, seppur mossa dall'intento 151 P. Aldrovandi, La responsabilità amministrativa degli enti per i reati in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro alla luce del d. lgs. 9 aprile 2008, n. 81 in L'Indice Penale, 2009, n. 2, 495 e 496 compie, al riguardo, una duplice considerazione: innanzitutto, la scomparsa, nella nuova versione della norma, del termine “igiene” non ha alcun rilievo sulla determinazione di responsabilità in capo all'ente, posto che ai fini di tale responsabilità incide solo la violazione di quelle norme cautelari, da cui derivi la morte o la lesione del lavoratore e, quindi, di quelle norme che, anche sotto la vigenza dell'originaria formulazione del dato legislativo, sono funzionali alla tutela e sicurezza; di conseguenza, una colpa specifica, circoscritta alla disciplina in materia di salute e sicurezza sul lavoro, acquista, sotto il profilo pratico, un'ampiezza tale da renderla difficilmente distinguibile dalla colpa generica, posto che l'orientamento giurisprudenziale sviluppatosi in riferimento alle fattispecie di reato di cui agli artt. 589, co. 2 c.p. e 590, co. 3 e 5, c.p., riconduce anche l'art. 2087 c.c. all'ambito della legislazione antinfortunistica, sicché qualsiasi violazione di regole imposte dalle “particolarità del lavoro”, dall' “esperienza” e dalla “tecnica”, anche se non contenute in alcuna disposizione normativa, si trasforma in colpa specifica. Al riguardo, a titolo esemplificativo, l'A. cita Cass. Pen. sez. IV, 4 luglio 2006, n. 32286, ad avviso della quale “per l'addebito di colpa specifica, è sufficiente che l'evento dannoso si sia verificato a causa della violazione del disposto dell'art. 2087 c.c.”. L'A. non manca di considerare che ciò “ben si inserisce nel quadro generale offerto dal diritto penale del lavoro, ove spesso le prescrizioni cautelari presentano un'inusuale ampiezza semantica”. 63 63

di tutelare beni giuridici di notevole pregnanza, tende ad un'ambigua formulazione del precetto normativo che, troppo spesso, dà adito a dubbi interpretativi e distorsioni di sistema che stridono con le esigenze di certezza 152 . Innanzitutto, questione problematica di gran rilievo è quella che attiene al tema dei reati colposi nel quadro della disciplina della responsabilità delle persone giuridiche 153 . Posto che il monopolio della prevenzione negli ambienti di lavoro è in mano all'organizzazione, è ragionevole ritenere che gli ordinamenti giuridici evoluti formulino giudizi di responsabilità a carico di quegli enti che abbiano commesso reati colposi per mezzo dei propri dipendenti o apicali: si pone, quindi, il problema di individuare modalità consone alla realizzazione di un sistema ove le esigenze della politica preventiva dell'impresa si concilino con le scelte sanzionatorie dell'ordinamento 154 . Ciò detto va, innanzitutto, osservato che, sebbene la legge delega 29 settembre 2000, n. 300 avesse previsto tra i reati presupposto proprio quello di omicidio colposo e quello di lesioni colpose commesse in violazione della disciplina antinfortunistica, il Legislatore delegato, in sede di attuazione della delega (con il d. lgs. n. 231/2001), omette di contemplare tali ipotesi delittuose nel relativo catalogo: a tale omissione ha rimediato l'art. 9 della L. n. 123/2007 che, come innanzi indicato, introduce l'art. 25 septies nella struttura del d. lgs. n. 231/2001, poi sostituito dall'art. 300 del T.U. sulla Sicurezza (che null'altro modifica nel settore della responsabilità degli enti). In particolare, proprio l'art. 300 del T.U. sulla Sicurezza del Lavoro tradisce l'attesa di tutti coloro i quali ritenevano che in materia antinfortunistica la responsabilità dell'ente dovesse sussistere non solo per i reati colposi di evento (omicidio colposo o lesioni gravi o gravissime) ma anche per le fattispecie di pericolo, quali quelle previste a presidio della pubblica incolumità e cioè quelle fattispecie relative alla rimozione dolosa od omissione dolosa di cautele contro 152 Il tema dei Profili critici e problematiche applicative dell'imputazione dei reati colposi all'Ente è stato diffusamente trattato da F. Centonze, durante il convegno La responsabilità delle persone giuridiche con riferimento ai reati ambientali e in materia di sicurezza sul lavoro, organizzato da Camera Penale di Milano, 11 settembre 2012, in Relazione illustrativa (a cura di) V. Recaneschi, C. Pugnoli, F. Narducci, F. Mazzacuva, F. Francica, reperibile in htpp//www.camerapenalemilano.it. Il Relatore muove il suo intervento dalla considerazione, secondo cui l'esigenza di certezza nella disciplina del diritto punitivo di impresa è ancora più pressante, stante il suo stretto legame, non solo con ragioni di giustizia in senso stretto, ma anche con ragioni di sviluppo economico. 153 Per un'illustrazione dettagliata ed, al contempo, schematica della materia cfr. P. Veneziani, D. Lgs. 231 e reati colposi nel settore del lavoro e dell'ambiente, giornata del diritto penale dell'economia dedicata a Le scelte del legislatore, le ragioni dell'economia, i tempi del processo, Lecco, 20 e 21 maggio 2011 in http//www.tribunale.lecco.it 154 Così rileva, F. Centonze, Profili critici e problematiche applicative dell'imputazione dei reati colposi all'Ente in Relazione... cit., 3. 64 64

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