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Lavoro e Diritto 6 5

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infortuni sul lavoro

infortuni sul lavoro (art. 437 c.p., eventualmente, anche nell'ipotesi aggravata prevista dal 2° comma, se dal fatto deriva un disastro o un infortunio) o quella inerente all'omissione colposa di cautele o difese contro disastri o infortuni sul lavoro (art. 451 c.p.) 155 . Nonostante la diffusione di tali reati di pericolo il Legislatore del 2008 ha ritenuto di non inserirli nel catalogo dei reati-presupposto della responsabilità dell'ente; ciò è ancora più grave se si considerano le grandi difficoltà probatorie circa il nesso causale tra la condotta negligente e l'evento constatate dalle stesse Procure della Repubblica 156 . Va altresì considerato che esulano dal catalogo dei reati-presupposto non solo le anzidette ipotesi di reato di pericolo, ma anche quelle fattispecie delittuose, in cui, il verificarsi dell'evento sia conseguenza riconducibile alla volontà (anche indiretta) del soggetto e cioè a quelle condotte (attive o omissive) sorrette da dolo eventuale ovvero dalla forma più lieve della rappresentazione e volizione dell'evento 157 . 155 Cfr. M. Bonati, Art. 25 – septies Omicidio colposo o lesioni gravi o gravissime commesse con violazione delle norme sulla tutela della salute e sicurezza sul lavoro in Enti e responsabilità da reato, in (a cura di) A. Cadoppi, G. Garuti, P. Veneziani, Milano, 2010, 410 e 411. Riguardo all'impasse creato dalle difficoltà probatorie sull'eziologia dei fenomeni da giudicare in particolari ambiti connotati da incertezze scientifiche, L. Siracusa, Nesso di causalità ed esposizione a “sostanze tossiche” (processi Montefibre 2011) in La Rivista Nel Diritto, n. 5/2012, 757 ss, constata come una delle soluzioni prospettate dalla giurisprudenza sia stata offerta dal Tribunale Torino, nel caso Eternit (13 febbraio 2012): i giudici di primo grado hanno accolto la tesi prospettata dalla pubblica accusa, abbandonando l'arduo percorso del delitto colposo di evento e condannando i dirigenti dell'azienda, da cui era partita la dispersione di fibre di amianto nell'ambiente di lavoro e nel territorio circostante per disastro doloso innominato, aggravato dalla verificazione del disastro. L'A. insiste nell'affermare che le impossibilità di addivenire alla prova del nesso causale (come nelle ipotesi di mesotelioma pleurico) non deve far propendere per un congedo dallo strumento penale nell'ambito della tutela dei lavoratori esposti a sostanze nocive, in quanto tale drastica soluzione prenderebbe le mosse da un'erronea premessa e cioè dall'ingiustificata generalizzazione di problemi che attengono solo a fenomeni specifici e non l'intero diritto penale dell'evento. 156 F. Centonze, Profili critici e problematiche applicative dell'imputazione dei reati colposi all'Ente in Relazione cit., 4, sottolinea come sia da chiedersi se l'esclusione dei reati di pericolo dal catalogo dei reati-presupposto di cui al d. lgs. n. 231/2001 sia una scelta meditata dal Legislatore o sia, più semplicemente il risultato di una dimenticanza. In ogni caso, secondo il Relatore il provvedimento normativo in questione resta un provvedimento “amputato”. 157 “Il dolo eventuale (o indiretto...) indica l'atteggiamento psicologico di chi si rappresenta la (concreta) possibilità della realizzazione del fatto di reato e ne accetta il rischio: agendo senza avere superato lo stato di dubbio circa il (concretamente) possibile verificarsi del fatto di reato, quindi nonostante la sua rappresentazione, il soggetto anche qui vuole il fatto medesimo. Si tratta di un dolo indiretto (come anche viene denominato), di intensità minore rispetto al dolo diretto (o intenzionale), ma dalla storia risalente e tuttora accolto, pur con vivaci acute controversie circa la delimitazione della colpa cosciente, in tutti i maggiori sistemi penali contemporanei. (…) la colpa cosciente è invece rappresentazione della (astratta, o meglio, ) possibilità della realizzazione del fatto, ma accompagnata dalla sicura fiducia che in concreto non si realizzerà (quindi, non volizione del fatto stesso)”, così, testualmente, M. Romano, Commentario 65 65

Attenta dottrina rileva come il Legislatore non abbia potuto non pensare a figure delittuose sorrette da elementi psicologici quale quella del dolo eventuale: l'introduzione di una responsabilità dell'ente per omicidio e lesioni personali colpose ancorata a criteri di imputazione quali l'interesse e il vantaggio dell'ente (art. 5) non esclude che la violazione di norme antinfortunistiche, sorretta da fini utilitaristici (ad esempio, risparmio sui costi di attuazione), sia perpetrata con una condotta della cui antidoverosità l'agente ne abbia piena coscienza; in particolare, ciò non segna alcuna frattura tra la persona fisica e quella giuridica in caso di responsabilità, a titolo doloso, dei soggetti apicali per l'evento infortunistico 66 sistematico del codice penale ... cit., 410 e 413. Sotto il profilo probatorio, però, il rischio è quello di sostituire dati concreti con dati ipotetici che possano falsare il giudizio; da qui, l'esigenza di accertare l'elemento psicologico del dolo eventuale con metodi che scongiurino una simile possibilità. Per L. Eusebi, Il dolo nel diritto penale, in Studium juris, 2000, 1077, se si muove dal presupposto che il dolo eventuale è “un elemento di consenso dell'agente al verificarsi dell'evento non voluto” (da qui il ricorso della giurisprudenza al criterio dell'accettazione del rischio), l'accertamento del dolo eventuale implica un'argomentazione di tipo ipotetico che non può prescindere dalla verifica dell'effettiva condizione mentale dell'agente; costituisce, al riguardo, unico criterio di prova non arbitrario la cosiddetta (prima) formula di Frank, alla stregua della quale sussiste il dolo eventuale ove si constati che il soggetto avrebbe agito ugualmente, se avesse saputo con certezza, prima di agire, che la sua condotta avrebbe prodotto l'evento. “La formula suddetta – in quanto coglie una realtà psicologica sostanziale (che vi sia diversità tra l'essere disposti a correre un rischio è l'essere disposti a tollerare il verificarsi di un evento si evince dalla esperienza personale di ciascuno: spesso decidiamo di esporci a pericoli, laddove ci asterremmo dalla condotta se fossimo sicuri di subire una lesione) – definisce in modo molto più sicuro (…) il confine che s'intenda tracciare mediante la categoria del dolo eventuale rispetto alla colpa cosciente, risultando in grado di escludere senza incertezze l'imputazione del dolo in molti casi che, altrimenti, restano in balìa della più assoluta discrezionalità”. Contra G. Fiandaca, Sul dolo eventuale nella giurisprudenza più recente, tra approccio oggettivizzante-probatorio e messaggio generalpreventivo, Osservazioni in margine a Corte d'Assise di Torino, 15 aprile 2011 (dep. 14 novembre 2011), Pres. Iannibelli, Est. Dezani, imp. Espenhahn e altri, in Diritto Penale Contemporaneo, n. 1/2012, 152 ss, il quale, esprime, in primo luogo, forti perplessità sull'applicazione della formula di Frank, non escludendo che, talvolta, possa apparire utilizzata dalla giurisprudenza come “brillante espediente retorico”, come nel caso su cui si sono pronunciate le Sez. Un. 26 novembre 2009, in tema di ricettazione, che “si astengono dal chiarire come vada operativamente utilizzata la formula di Frank da parte del giudice di merito, e come l'impiego della formula si combini con il complementare accertamento di circostanze oggettive idonee a rivelare in modo inequivoco la presenza di una volontà di agire ad ogni costo”. In secondo luogo, l'A. critica duramente la figura del dolo eventuale, con particolare riguardo alla decisione della Corte d'Assise di Torino sul drammatico incidente avvenuto presso gli stabilimenti torinesi della Thyssenkrupp nel dicembre 2007, ritenendo che tale coefficiente psicologico “continua ad apparire un concetto ibrido e sfuggente (…). Non sorprende, pertanto, che la diversità dei punti di vista e dei criteri via via prospettati dalla dottrina per tentare di coglierne la ricercata essenza finiscano, non di rado, col rispecchiare differenze più di ordine semantico o retorico che di natura sostanziale. E ciò non è certo tranquillizzante, specie nel passaggio dalla elaborazione dottrinale alla implementazione processuale dello sfuggente discrimine tra responsabilità dolosa e responsabilità colposa”; per l'A., infatti, le indagini condotte sulla personalità dell'imputato avrebbero dovuto far propendere per la tesi della colpa con previsione. “E ciò senza che si sia quasi mai in grado, in sede processuale, di compiere valutazioni psicologiche di personalità sottratte all'incombere di ragionevoli dubbi”. 66

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