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Lavoro e Diritto 6 5

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occorso al lavoratore,

occorso al lavoratore, poiché non viene meno l'immedesimazione organica presupposta dal legislatore nel delineare la responsabilità da reato per le persone giuridiche 158 . Sicché, il delitto di omicidio volontario a titolo di dolo eventuale diventa rimproverabile al datore di lavoro, il quale, nonostante la consapevolezza circa la situazione di pericolo determinata dalla propria politica aziendale (di risparmio sui costi delle misure di sicurezza), decida, comunque, di persistere, accettando così tutte le possibili conseguenze del caso: tale impostazione è stata adottata dalla Corte d'Assise di Torino nella nota decisione del 15 Aprile 2011 sulla drammatica vicenda ThyssenKrupp 159 . Si tratta di una sentenza destinata, con tutta evidenza, a segnare un passo importante nell'evoluzione pretoria del diritto penale del lavoro, posto che, per la prima volta nella storia dell'ordinamento italiano, è stata ascritta in capo al datore di lavoro l'ipotesi delittuosa di omicidio volontario commesso con dolo eventuale 160 . Inoltre, con specifico riguardo ai soggetti, la disciplina sulla responsabilità degli enti distingue l'ipotesi in cui il reato sia stato commesso da un apicale, dall'ipotesi in cui il reato sia stato compiuto da un subordinato, con le 158 In tal senso M. Bonati, Art. 25 – septies Omicidio colposo o lesioni gravi o gravissime commesse con violazione delle norme sulla tutela della salute e sicurezza sul lavoro ... cit., 411. 159 La sentenza è così massimata: “Risponde di omicidio, commesso con dolo eventuale, l'amministratore delegato (nella specie della “Thyssenkrupp”) che accetti volontariamente il rischio della verificazione di eventi lesivi ai danni di operai come conseguenza della decisione di posticipare investimenti di risorse finalizzate al potenziamento della prevenzione anti-incendio in uno stabilimento in via di chiusura, ma tenuto ancora in attività nonostante lo stato di crescente abbandono e insicurezza, e ciò quale prezzo della preferenza accordata al soddisfacimento dell'interesse imprenditoriale rispetto alla salvaguardia della vita e dell'integrità dei lavoratori” (il testo della sentenza è integralmente reperibile in http//www.penalecontemporaneo.it). S. Zirulia, ThyssenKrupp, fu omicidio volontario: le motivazioni della Corte d'Assise, in http//www.penalecontemporaneo.it, 18 novembre 2011, 2, osserva come nell'illustrazione dei differenti coefficienti psicologici che hanno sorretto le condotte degli imputati (colpa cosciente e dolo eventuale) riecheggi la nota formula di Frank. 160 Secondo G. Fiandaca, Sul dolo eventuale nella giurisprudenza più recente, tra approccio oggettivizzante-probatorio e messaggio generalpreventivo, Osservazioni in margine a Corte d'Assise di Torino, 15 aprile 2011 ... cit., 153 ss, si tratta di una “risposta punitiva assai rigorosa, verosimilmente sorretta da preoccupazioni generalpreventive combinate con istanze retributive di stigmatizzazione simbolica, si colloca peraltro in un contesto più generale di crescente valorizzazione giudiziale della categoria del dolo eventuale proprio allo scopo di lanciare messaggi dissuasivo-responsabilizzanti, come emblematicamente comprova la nuova giurisprudenza in materia di incidenti stradali cagionati da guida particolarmente spericolata”. L'A. evidenzia come la decisione di applicare la categoria del dolo eventuale alla fattispecie concreta di incidenti mortali sul lavoro rappresenti una “scelta qualificatoria inconsueta, la cui adozione già a livello di contestazione dell'accusa non ha invero mancato di suscitare preoccupate riserve critiche, rilevandosi come vi sia il rischio che il carattere pur macroscopico della colpa – in termini di elevata probabilità dell'evento – venga surrettiziamente strumentalizzato in sede giudiziale per giustificare lo svuotamento del contenuto psicologico del dolo eventuale e la sua deriva verso un modello puramente normativo”. 67 67

conseguenze che ne derivano sulla sussistenza o meno della responsabilità stessa in capo all'ente in base a quanto previsto dagli artt. 6 e 7, d. lgs. n. 231/2001. Al riguardo, la dottrina non manca di osservare come non sia sempre agevole individuare la titolarità di posizioni di garanzia: se da un lato il problema non si pone per alcune figure, quali, ad esempio, quelle del datore di lavoro e del dirigente, dall'altro la questione crea rilevanti difficoltà interpretative per altre figure come, ad esempio, quella del responsabile del servizio di prevenzione e protezione (d'ora in poi, RSPP) e quella del lavoratore 161 . In particolare, per quanto concerne la figura del RSPP 162 , la giurisprudenza tende a considerarla garante dell'incolumità del lavoratore, sostenendo che questi risponde per omesso impedimento dell'evento in concorso con il datore di lavoro 163 con conseguente attivazione della responsabilità dell'ente. Contraria impostazione è assunta da chi in dottrina osserva come il RSPP non vanti alcun potere decisionale, essendo chiamato dalla legge non ad assumere decisioni d'impresa, ma a fornire il proprio sapere tecnico al datore di lavoro 164 e da quanti, parimenti, rilevano come sia lo stesso testo normativo a porre dubbi interpretativi circa la sussistenza e consistenza degli obblighi (di controllo) a carico di questi 165 . 161 F. Centonze, Profili critici e problematiche applicative dell'imputazione dei reati colposi all'Ente in Relazione cit., 5. 162 Il RSPP è la “persona in possesso delle capacità e dei requisiti professionali di cui all'art. 32 designata dal datore di lavoro, a cui risponde, per coordinare il servizio di prevenzione e protezione dai rischi” (art. 2, lett. f, d. lgs. n. 81/2008). 163 Si segnala, a titolo esemplificativo, Cass. Pen., Sez. IV, 16 febbraio 2012, n. 6400 in http//olympus.uniurb.it che afferma la responsabilità del datore di lavoro e del RSPP di una S.p.A., per l'infortunio occorso ad un dipendente a causa dell'omesso posizionamento della griglia di protezione di una macchina assemblatrice dei profilati di alluminio. La citata sentenza merita rilievo, in quanto una volta esclusa “l'abnormità del comportamento del lavoratore”, posto che “In caso di infortunio sul lavoro, non è consentito al datore di lavoro invocare a propria discolpa, per farne discendere l'interruzione del nesso causale (articolo 41 c.p., comma 2), la legittima aspettativa della diligenza del lavoratore, allorquando lo stesso datore di lavoro versi in re illecita per non avere, per propria colpa, impedito l'evento lesivo cagionato dallo stesso infortunato, consentendogli di operare sul luogo di lavoro in condizioni di pericolo”, rigetta il motivo di ricorso, in base al quale il RSPP sarebbe investito da una delega implicita: “Ciò in quanto, come è noto, la responsabilità penale "diretta" del datore di lavoro (e soggetti assimilati: dirigente, preposti) per l'inosservanza delle norme dettate in materia di prevenzione degli infortuni sul lavoro non è esclusa ex se per il solo fatto che sia stato designato il RSPP, giacché la "designazione" del RSPP, che il datore di lavoro è tenuto a fare a norma di legge” (cfr., ora, artt. 31 e 32 d. lgs. n. 81/2008), “non equivale a "delega di funzioni" utile ai fini dell'esenzione del datore di lavoro da responsabilità per la violazione della normativa antinfortunistica, perché gli consentirebbe di "trasferire" ad altri - il delegato - la posizione di garanzia che questi ordinariamente assume nei confronti dei lavoratori. Posizione di garanzia che, come è noto, compete al datore di lavoro in quanto ex lege onerato dell'obbligo di prevenire la verificazione di eventi dannosi connessi all'espletamento dell'attività lavorativa”. 164 F. Centonze, Profili critici e problematiche applicative dell'imputazione dei reati colposi all'Ente in Relazione cit., 5. 165 G. Nicolini, Sicurezza del lavoro e responsabilità amministrativa delle persone giuridiche in 68 68

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