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Lavoro e Diritto 6 5

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Con particolare riguardo

Con particolare riguardo alla figura del lavoratore attenta dottrina 166 risalta il dato secondo cui, nella prospettiva del T.U. sulla Sicurezza, nella persona del lavoratore si incentra una duplice posizione: quella (tradizionale) di soggetto passivo della tutela, essendo il lavoratore certamente destinatario degli obblighi di protezione enunciati e quella (innovativa) di soggetto attivo della tutela, essendo normativamente tenuto a contribuire all'adempimento degli obblighi previsti a tutela della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro; ad osservare le disposizioni e le istruzioni impartitegli anche ai fini della protezione collettiva; a segnalare immediatamente deficienze dei mezzi e dei dispositivi, oltre a qualsiasi eventuale condizione di pericolo di cui venga a conoscenza, adoperandosi direttamente, in caso di urgenza, nell'ambito delle proprie competenze e possibilità per eliminare o ridurre situazioni di pericolo grave e incombente informandone il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (art. 20, d. lgs. n. 81/2008). Ciò attiva la responsabilità dell'ente anche nei casi in cui l'incidente occorso ad un lavoratore poteva essere evitato o la sua portata lesiva poteva essere ridotta dall'intervento di un collega, che, pur potendo agire, si sia astenuto dal compiere quanto in suo potere. Tale rilievo dottrinale, che coglie nel T.U. sulla Sicurezza la volontà di attribuire al lavoratore una nuova posizione in un'ottica di responsabilizzazione e di coscienza del rischio, sembra porsi in linea con la politica internazionale dell'OIL, che rende partecipe il lavoratore nell'attività di attuazione delle garanzie di tutela già sul finire degli anni Settanta 167 . Ulteriore profilo di incertezza posto dalla legislazione di riferimento attiene ai criteri di imputazione; infatti, muovendo dal presupposto che, alla stregua dei criteri normativamente previsti il reato deve essere stato commesso nell'interesse o a vantaggio dell'ente (art. 5 d.lgs. n. 231/2001) 168 , sorgono dubbi Spunti critici dal mondo accademico (a cura di) F. Bacchini, in Igiene e Sicurezza del Lavoro, n. 12/2008, 724, nel constatare che il T.U. sulla Sicurezza designa “un modello di organizzazione e gestione funzionale alla prevenzione dei rischi di attentato alla salute e sicurezza dei lavoratori” (art. 30) e che “Compete all'interprete individuarne le affinità e le divergenze con il sistema delineato dal D.Lgs. n. 231/2001, non escludendone la sostituzione”mette in luce un interrogativo di grande rilievo applicativo: “Nell'art. 30 non si menziona l'istituzione dell'organismo interno di controllo sicché è lecita la domanda se tale omissione, più che a dimenticanza del legislatore, non corrisponda a un suo disegno di attribuirne le funzioni al servizio di prevenzione e protezione”. 166 F. Centonze, Profili critici e problematiche applicative dell'imputazione dei reati colposi all'Ente in Relazione cit., 5. 167 Sul punto, si rinvia a quanto esposto sopra al § 2.2. della Sezione Prima 168 F. Vignoli, Societas punire potest: profili critici di un'autonoma responsabilità dell'ente collettivo, in Diritto Penale e Processo, n. 7/2004, 909 constata come l'endiadi “interesse e vantaggio” designano due concetti diversi: la ratio di tale distinzione è da ravvisarsi nell'intento del Legislatore di coprire una gamma più vasta possibile di condotte criminose. L'interesse presuppone una verifica ex ante, al contrario il vantaggio richiede un accertamento ex post; infatti, non ogni condotta interessata può rilevarsi vantaggiosa e, cioè procurare un beneficio all'ente, per il quale era stata preordinata: l'iniziativa compiuta ex ante, nell'interesse della società, può 69 69

circa la compatibilità di questi con un evento colposo, quindi, non voluto. Ad avviso della giurisprudenza prevalente i criteri di imputazione dell'interesse o vantaggio sono compatibili con le fattispecie penali colpose, in quanto l'accertamento dell'interesse o del vantaggio dell'ente deve essere compiuto in relazione non all'evento verificatosi, bensì alla condotta colposa tenuta e, quindi, alla condotta violitiva di quelle regole cautelari che hanno determinato la consumazione dell'evento stesso; in base al “principio di conservazione”, infatti, ogni disposizione di legge va interpretata nel senso in cui abbia una qualche possibilità applicativa piuttosto che in quello in cui non ne abbia alcuna 169 . Senonché, in dottrina non manca chi esprime perplessità su tale interpretazione. “Posto, infatti, che l'art. 5 richiede che ad essere commesso nell'interesse dell'ente o a vantaggio dello stesso sia proprio il reato, e non la mera condotta trasgressiva (…) degli obblighi cautelari, attribuendo rilevanza solo a quest'ultima si rischia di sconfinare dalla mera interpretazione estensiva (la quale deve mantenersi in un'area semantica compatibile con la lettera della norma) a quella analogica. Ciò significa, quindi, che la praticabilità della lettura prospettata rischia di essere condizionata dalla soluzione che si ritenga di dare alla tuttora controversa questione della natura giuridica della responsabilità degli enti” 170 . A riprova di quanto la qualificazione della natura giuridica della responsabilità dell'ente sia dirimente sul punto, deve rilevarsi come, ad avviso della stessa giurisprudenza, sia da ritenere manifestatamente infondata la questione di legittimità costituzionale degli artt. 5 e 25 septies d.lgs. 231/2001, sollevata in relazione alla responsabilità amministrativa degli enti per i reati di rilevarsi svantaggiosa ex post. 169 Tra le tante si segnala Trib. Novara, 1 ottobre 2010, G.u.p. Pezone, con nota di M. Pelazza, Responsabilità amministrativa dell'ente per omicidio colposo del lavoratore commesso con violazione della normativa antinfortunistica in http//www.penalecontemporaneo.it, 21 marzo 2011. 170 Così, testualmente, P. Aldrovandi, La responsabilità amministrativa degli enti ... cit., 503 e 504. Dello stesso avviso è F. Centonze, Profili critici e problematiche applicative dell'imputazione dei reati colposi all'Ente in Relazione cit., 8, il quale, inoltre, rileva che l'impostazione volta a riferire l'interesse alla condotta (come avvenuto nella nota decisione della Corte d'Assise di Torino del 15 aprile 2011, che identificava l'interesse del datore di lavoro nel risparmio di spesa, conseguito per effetto degli inadempimenti antinfortunistici) crea un paradosso: il criterio di imputazione verrebbe caricato sulla condotta, ma l'ente risponderebbe per l'evento, quindi, il rimprovero, sebbene mosso in ordine alla condotta tenuta, la punizione verrebbe inflitta per l'evento realizzatosi. Secondo il Relatore, ciò reca con sé la necessità di un accertamento particolarmente rigoroso sul nesso causale che lega il risparmio di spesa all'evento infortunistico; deve, quindi, essere provato che l'infortunio non si sarebbe verificato, se l'ente avesse osservato la norma cautelare violata. Inoltre, il Relatore constata che il criterio del “risparmio dei costi” antinfortunistici non copre tutto l'ambito possibile dei reati colposi, con la conseguenza di una limitazione dell'applicabilità della fattispecie penale colposa solo a quelle condotte sorrette da una logica di risparmio e profitto. 70 70

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