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Lavoro e Diritto 6 5

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omicidio e lesioni

omicidio e lesioni personali colpose conseguenti a violazioni di norme antinfortunistiche con riferimento agli artt. 24, co.1, Cost. e 25, co. 2, Cost.: per il giudice, infatti, è errata l'individuazione del parametro di legittimità costituzionale di cui all'art. 25, co. 2, Cost., in quanto è da escludersi che la responsabilità delineata nel d. lgs. n. 231/2001 sia da ricondursi al paradigma della responsabilità penale, dovendo, invece, qualificarsi come “amministrativa”, così da individuare il paradigma costituzionale di riferimento nel combinato disposto degli artt. 23 Cost. e 41, co. 3, Cost, che, come noto, contemplano una riserva di legge dai contenuti molto meno stringenti rispetto a quella prevista dall'art. 25, co. 2, Cost. 171 . In ogni caso, in attesa di un intervento legislativo sul punto che ponga fine a quest'ampia discussione 172 , resta fermo il fatto che la riferibilità dei criteri di imputazione alla condotta, anziché all'evento sia l'unica soluzione interpretativa idonea ad evitare la disapplicazione dell'art. 25 septies 173 . Però, in un ordinamento democratico ispirato ai principi di legalità e certezza normativa non deve, di certo, essere l'interprete a porre rimedi alle “storture” del sistema; era, infatti, sufficiente che il Legislatore si limitasse a seguire i dettami della Commissione Greco e modificasse il testo dell'art. 5 d. lgs. n. 231/2001 174 . 171 Trib. Milano, Ufficio GIP, (ord.), 8 marzo 2012, Giud. Salemme in http//www.penalecontemporaneo.it, 27 marzo 2012. Si evidenzia come anche in questa ordinanza viene asserita la compatibilità dei reati colposi con la disciplina dettata dal d. lgs. n. 231/2001. 172 La Commissione presieduta dal Procuratore della Repubblica, Francesco Greco, insediata presso il Ministero della Giustizia dal 23 maggio 2007 al 31 dicembre 2007 (dati reperibili in http//www.giustizia.it), aveva proposto una modifica normativa, alla stregua della quale l'interesse andava riferito alla condotta, con la conseguenza che da “soggettivo” (la persona fisica deve aver agito nell'interesse dell'ente) l'interessa diventa “oggettivo” (è sufficiente accertare che la persona fisica abbia agito per conto dell'ente di appartenenza), cfr. F. Centonze, Profili critici e problematiche applicative dell'imputazione dei reati colposi all'Ente in Relazione cit., 7; in particolare, nella Relazione di accompagnamento alla proposta di modifica elaborata dalla Commissione Greco si afferma che: “L'introduzione fra i reati presupposto di reati colposi di evento, come quelli di omicidio e lesioni colpose in materia di tutela sul luogo di lavoro, ha implicato la modifica del criterio di imputazione oggettiva stabilito in via originaria dall'art. 5, d.lg. n. 231/2001, criterio che, all'evidenza era stato elaborato sullo sfondo esclusivo di reati dolosi. Il non discutibile rilievo che nei reati colposi l'evento è necessariamente “non voluto” importa la non coerenza della formula che vede l'interesse o il vantaggio dell'ente elementi qualificanti “la commissione del reato” pacifico essendo che i reati di omicidio e lesioni colpose si compiano con il verificarsi dell'evento costitutivo del reato stesso (appunto la morte o le lesioni). In relazione alla “criminalità del profitto” (che fonda la scelta di estendere a queste fattispecie la responsabilità diretta dell'ente), la caratterizzazione significativa sembra invece agevolmente predicabile rispetto alle condotte che casualmente determinano, l'evento di reato”, così come testualmente riportato da M. Bonati, Art. 25 – septies Omicidio colposo o lesioni gravi o gravissime commesse con violazione delle norme sulla tutela della salute e sicurezza sul lavoro in Enti e responsabilità da reato .... cit., 424, nota 72. 173 In tal senso, M. Bonati, Art. 25 – septies Omicidio colposo o lesioni gravi o gravissime commesse con violazione delle norme sulla tutela della salute e sicurezza sul lavoro in Enti e responsabilità da reato ... cit., 424. 174 In tal senso, F. Centonze, Profili critici e problematiche applicative dell'imputazione dei reati 71 71

Altre perplessità non mancano di essere sollevate sotto il profilo del collegamento della responsabilità del datore di lavoro a quella dell'ente; al riguardo, è pacifico che l'ente non risponde se prova che l'organo dirigente ha adottato ed efficacemente attuato (prima della commissione del fatto) modelli di organizzazione e di gestione idonei a prevenire reati della specie di quello verificatosi (art. 6, co.1, lett. a, d.lgs. n. 231/2001). Dunque, le esigenze di prevenzione, espresse dalla disciplina sulla responsabilità delle persone giuridiche, richiamano quelle stesse esigenze di prevenzione sottese alla disciplina della sicurezza del lavoro: in entrambi gli ambiti, il problema si incentra sulla valutazione e prevenzione del rischio di reato 175 . Non a caso, infatti, il modello di organizzazione e gestione previsto dal Testo Unico sulla Sicurezza ha efficacia esimente della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche (art. 30 d. lgs. n. 81/2008): il fine delle procedure previste dal d. lgs. n. 81/2008 è quello di assicurare il massimo livello possibile di sicurezza nei luoghi di lavoro, mentre lo scopo dei modelli di organizzazione di cui al d.lgs. n. 231/2001 delineerebbe una sorta di cautela di secondo grado, poiché, in ordine alla responsabilità dell'ente, per le ipotesi di reato enunciate dall'art. 25 septies, tali modelli devono essere idonei a prevenire reati inerenti alla violazione della legislazione antinfortunistica 176 . Ne deriva che, sotto tale profilo, il modello di gestione delineato in materia di sicurezza del lavoro dovrebbe essere considerato come un “segmento” o “specificazione” del modello più generale previsto in tema di responsabilità delle persone giuridiche. Ciò, peraltro, sarebbe sorretto da una duplice ragione: una propriamente letterale, in quanto l'art. 30 T.U. d.lgs. n. 81/2008 fa espresso riferimento al d.lgs. n. 231/2001; l'altra di carattere funzionale, posto che nessun ente redige due modelli (uno in ossequio alla disciplina antinfortunistica e l'altro in ossequio a quella sulla responsabilità delle persone giuridiche), ma un unico modello con cui assolvere ad entrambi gli obblighi di legge 177 . colposi all'Ente in Relazione cit., 8. 175 D. Pulitanò, Diritto Penale – Parte Generale, Giappichelli Editore, Torino, 2005, 741, osserva che, mentre nella materia della sicurezza del lavoro, le misure di risk magement vantano un riferimento normativo (anche se in norme più o meno precise) nella legislazione speciale, nell'ambito della responsabilità degli enti manca l'apparato codificato delle regole cautelari da osservare. Sicché

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