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Lavoro e Diritto 6 5

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Con particolare riguardo

Con particolare riguardo al contenuto del modello “idoneo” 178 , l'art. 30 d. lgs. n. 81/2008 contiene un elenco che detta una serie così ampia di adempimenti da comprendere tutti i possibili obblighi antinfortunistici: tale elenco, quindi, di fatto si sostanzia in un'enunciazione di obblighi “pleonastica” 179 e “pedante” 180 . Sensibile dottrina rileva come il peso di modelli organizzativi particolarmente complessi sia avvertito maggiormente dalle piccole-medie imprese, in quanto il datore di lavoro viene punito due volte: come persona fisica e come ente 181 . Da quanto sinora asserito, seppur in termini necessariamente succinti e, quindi senza alcuna pretesa di esaustività, si evince come, anche nella materia della responsabilità degli enti, la tutela dell'integrità fisica del lavoratore rischi di essere compromessa da una legislazione che, benché mossa da intenti meritevoli e condivisibili, è formulata in termini tali da costringere l'interprete ad interventi correttivi che, anziché essere espressione di un'attività ermeneutica volta ad applicare la norma al caso concreto, diventa, troppo spesso, l'unico mezzo per adeguare il dettato della legge alle logiche che regolano il sistema, pena la sua 178 “Non è razionale (…) far dipendere la responsabilità dell'ente dalle imperfezioni del modello organizzativo-gestionale, se tali imperfezioni non hanno prestato alcun contributo al reato. L'ente viene così a rispondere del fatto altrui”, S. Vinciguerra, La struttura dell'illecito in (a cura di) S. Vinciguerra, M. Ceresa-Gastaldo, A. Rossi, La responsabilità dell'ente per il reato commesso nel suo interesse (D. Lgs. n. 231/2001), in (raccolti da) S. Vinciguerra, Casi, Fonti e Studi per il Diritto Penale, Serie III, Volume XXVI, Cedam, Padova, 2004, 25 e 26. 179 P. Aldrovandi, La responsabilità amministrativa degli enti... cit., 513 ss. L'A., in ordine al contenuto dei modelli, che necessariamente devono conformarsi alle caratteristiche proprie di ciascun ente, constata che la possibilità di redigere gli stessi secondo le Linee guida indicate dall'art. 30, co. 5, T.U. d. lgs. n. 81/2008 potrebbe tradursi nella prassi giurisprudenziale in un “parametro automatico” di valutazione sulla loro idoneità. Contra M. Bonati, op. cit., 430, secondo cui

inapplicabilità. § 4. Il lavoro? Valore primario, talvolta tradito da tecniche legislative “distratte” Il fitto seppur sintetico percorso argomentativo fin qui svolto porta all'inesorabile conclusione che il bene giuridico del lavoro e, di riflesso, quello della tutela della persona del lavoratore ha un rilievo certamente primario nella tavola dei valori dell'ordinamento italiano, la cui protezione, però, troppo spesso, è affievolita da tecniche legislative “distratte”. A pensare che l'esigenza di un sistema giuridico ispirato all' “armonia architettonica”, alla “ricerca della semplicità figurativa delle coordinazioni e delle classificazioni”, che vanti “il gusto del disegno complessivo senza contraddizioni”, era già avvertita dai giureconsulti umanisti, nei quali era forte la consapevolezza che tale disegno potesse nascere “come libero prodotto dello spirito umano e non essere necessariamente un orizzonte autoritativamente precostituito” 182 . Vien da sé, quindi, il dubbio che il Legislatore si affatichi nella redazione di norme che mal si conciliano con l'interezza del sistema, forse perché non sempre ha completa consapevolezza delle “pietre d'angolo” dell'apparato giuridico in cui opera: sembra, quasi, muoversi non secondo una prospettiva di sistema, ma su istanza di impulsi contingenti. La recente storia della materia antinfortunistica è l'insindacabile dimostrazione di come gli interventi normativi, seppur attesi ed auspicati, siano spesso fonti di sfiancanti polemiche che obbligano l'interprete a “raddrizzare” le “storture” di una legge che, anziché regolare il caos, lo alimenta. Ciò reca con sé inaccettabili conseguenze sul piano della democraticità dell'ordinamento, specie se punitivo; eppure già nel 1890 era matura l'idea che tutte “Le leggi devono essere scritte in modo che anche gli uomini di scarsa cultura possano intenderne il significato; e ciò deve dirsi specialmente di un codice penale, il quale concerne un grandissimo numero di cittadini anche nelle classi popolari, ai quali deve essere dato modo di sapere, senza bisogno di interpreti, ciò che dal codice è vietato” 183 . 182 A. Cavanna, Storia del diritto moderno in Europa ... cit., 188. 183 Così dichiarava il Ministro Guardasigilli Zanardelli nella Relazione al Re per la presentazione del Codice del 1889 (entrato in vigore nel 1890), rinvenibile in http//www.sba.unifi.it 74 74