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Lavoro e Diritto 6 5

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CAPITOLO SECONDO Le tappe evolutive della disciplina sulla sospensione dell'attività d'impresa e le principali questioni applicative SOMMARIO: § 1. Premessa: la necessità “antropologica” della sanzione anche nel diritto del lavoro - § 1.2. Il doveroso contemperamento tra l'esigenza punitiva e la garanzia di sopravvivenza delle imprese - § 2. Gli effetti (prima) cautelari e (poi) sanzionatori racchiusi in un unico istituto: il provvedimento di sospensione dell'attività d'impresa - § 3. L'art. 36 bis, L. n. 248/2006: il provvedimento di sospensione “sceglie” gli edili - § 3.1. La revoca del provvedimento di sospensione: un premio per il “recupero” del decent work, ma a fronte di una prova che, talvolta, diviene ostacolo - § 3.2. La revoca del provvedimento di sospensione e gli atti di ritiro: due diverse reazioni dell'Amministrazione - § 3.3. L'omessa previsione normativa della tutela impugnatoria in sede amministrativa: nessuna lacuna di tutela - § 3.4. Il reato di inosservanza dei provvedimenti legalmente dati dall'Autorità (art. 650 c.p.) a presidio della sospensione - § 4. L'art. 5, L. n. 123/2007: come innova un istituto già nuovo - § 4.1. L'ambito applicativo dell'ordine di sospensione: oltre i confini di ogni “preferenza” - § 4.2. L'ampliamento dei presupposti di adozione e l'obbligo al dialogo interistituzionale - § 4.3. Il Legislatore “aggiusta il tiro” in materia di revoca, alla ricerca di un equilibrio tra repressione e sopravvivenza delle imprese - § 4.4. La “sanzione aggiuntiva” è “sanzione amministrativa” o “onere economico accessorio”? Un falso problema - § 4.5. La “nuova” sospensione fa salva la “precedente”: come la prassi amministrativa rimedia al “paradosso” legislativo - § 5. Dopo il “frenetico” biennio 2008 - 2009, la quiete “apparente” della disciplina sulla sospensione imprenditoriale § 1. Premessa: la necessità “antropologica” della sanzione anche nel diritto del lavoro Per tradizione si è soliti cogliere nella sanzione solo il profilo strettamente afflittivo, ma la pena, se da un lato è senz'altro foriera di sofferenza dall'altro è anche espressione della capacità del sistema di “riconoscere un atto umano per ciò che effettivamente è, per la sua portata anti-coesistenziale. La punizione è un posterius (…), che non può trovare spazio se non preceduta da questo fondamentale atto di riconoscimento” 184 . 184 F. D'Agostino, Sanzione (teoria generale) in Enciclopedia del Diritto, Volume XVL, Giuffrè, Milano, 1989, 307 e 308. 75 75

Ogni risposta punitiva dell'ordinamento, quindi, si sostanzia in una reazione a ciò che l'ordinamento stesso avverte come antigiuridico alla stregua dei valori su cui si fonda; la sanzione, dunque, si eleva a baluardo delle regole che disciplinano la civile convivenza. Secondo il prestigioso pensiero di Norberto Bobbio, un sistema potrebbe rinunciare alla sanzione solo ove sussista la piena ed assoluta certezza circa l'osservanza scrupolosa della norma da parte di ogni consociato; e ciò – secondo il filosofo della politica - è possibile solo in due casi limite: “in un sistema normativo per esseri perfettamente razionali” oppure in “un ordinamento anche non razionale per esseri completamente automatizzati” 185 . E' evidente come tali circostanze si sostanzino in ipotesi di impossibile realizzazione; tant'è che attenta dottrina ravvisa nella posizione di Bobbio proprio l'intuizione di Aristotele, “secondo cui il diritto è una dimensione propria di quell'essere intermedio , né angelo, né bestia, che è l'uomo: proprio perché non è ragione pura o libertà assoluta, proprio perché non è totale assenza di ragione e di libertà, l'uomo percepisce se stesso come libertà finita, percepisce cioè la normatività (che è ignota agli dei così come agli animali), la doverosità, che della normatività è il correlato, e la sanzione come la conseguenza del suo consapevole e libero disattendere tale doverosità. (…) Solo dove non vi sia esercizio di libertà (...), solo dove non vi sia l'esperienza della doverosità (…) diventa impossibile pensare alla sanzione” 186 . Anche la dinamica dei rapporti di lavoro non può certo sottrarsi alla dialettica che lega le azioni umane alle regole giuridiche. § 1.2. Il doveroso contemperamento tra l'esigenza punitiva e la garanzia di sopravvivenza delle imprese Muovendo dal generico presupposto secondo cui ogni azione non può prescindere dai precetti normativi che la governano, deve osservarsi come, con particolare riguardo ai rapporti di lavoro, le ricostruzioni storiche delle economie di mercato abbiano, da sempre, messo in evidenza il ruolo dominante della cosiddetta “classe borghese” in grado di intraprendere e gestire in forma di impresa ogni attività produttiva e di scambio; a fronte delle iniziative e delle decisioni adottate da quest'ultima, infatti, si trovano a dipendere coloro i quali dispongono soltanto delle energie lavorative: “Ne derivano condizioni e possibilità di sfruttamento dell'opera dei lavoratori, che generano, come l'esperienza storica si affretta a dimostrare, conseguenze gravi ed intollerabili: l'erogazione di retribuzioni inadeguate (...), l'imposizione di pesanti orari di lavoro, la mancanza o insufficienza di condizioni di sicurezza e di igiene nei luoghi di lavoro (...), di modo 185 N. Bobbio, Sanzione in Novissimo Digesto, Volume XVI, Utet, Torino, 1969, 530. 186 F. D'Agostino, Sanzione (teoria generale) in Enciclopedia del Diritto ... cit., 305. 76 76

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