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Lavoro e Diritto 6 5

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che i datori-imprenditori possano risparmiare sulle spese per l'utilizzazione del lavoro, che, a differenza di quelle necessarie per l'iniziativa e la gestione delle attività imprenditoriali, risultano comprimibili per la scarsa capacità dei lavoratori, pressati dal bisogno, di opporre una valida resistenza a difesa dei propri interessi” 187 . Da qui, il compito del Legislatore di formulare regole e sanzioni capaci di apprestare alla parte “debole” quelle garanzie di tutela che riconducano ad equilibrio il rapporto giuridico intercorrente con la parte “forte”. Ciò conduce inevitabilmente l'azione legislativa sul delicato terreno della libertà di impresa (art. 41, co. 1, Cost.), che, per quanto rappresenti uno spazio imprescindibile per l'affermazione dell'economia privata e, quindi, per l'affermazione di un mercato produttivo e competitivo, non può mai ledere la sicurezza, la libertà e la dignità umana (art. 41, co. 2, Cost.). Proprio il riconoscimento in sede costituzionale di tali limiti, quali interessi strettamente connessi alla persona umana, è da intendersi come base per individuare una serie di beni giuridici meritevoli di protezione 188 anche con la più drastica delle sanzioni (quella penale): nessuna libertà può confliggere con tali interessi presenti tanto all'interno quanto all'esterno dell'impresa; infatti, i moderni assetti imprenditoriali espongono a rischi sia beni collocati entro i confini di questa, come, ad esempio, i lavoratori, sia beni situati oltre il suo ambito di operatività, come, ad esempio, l'ambiente 189 . Senonché, fermi restando gli inderogabili limiti all'esercizio dell'iniziativa economica privata, nella materia giuslavoristica come, più genericamente, nel diritto punitivo dell'economia, la politica sanzionatoria presenta delle esigenze proprie: ogni reazione punitiva dell'ordinamento deve essere tale da garantire la sopravvivenza dell'azienda e ciò impone al Legislatore il difficile compito di calibrare la funzione deterrente ed afflittiva della sanzione con il bisogno (anche del tessuto sociale) di evitare che, il peso della pena inflitta, faccia uscire dal 187 R. Scognamiglio, Intorno alla storicità del diritto del lavoro, in Rivista Italiana di Diritto del Lavoro, n. 4/2006, 378 e 379. 188 Sulla ricostruzione delle diverse concezioni di bene giuridico che si sono via via susseguite nel tempo, si segnala M. Romano, Commentario sistematico del codice penale ... cit., 278 ss. L'A. ricostruisce la nozione di bene giuridico muovendo dalle storiche contrapposte concezioni “liberale“ e “metodologica”: l'impostazione “liberale” vede nel bene giuridico il valore o bene della vita degli uomini; quella “metodologica” (tipica dei regimi individualisti e totalitaristi, come quello nazionalsocialista), vede nel bene giuridico la ratio della norma. Sicché, alla stregua della concezione “liberale”, il bene preesiste all'intervento legislativo e ne condiziona lo sviluppo; secondo la concezione “metodologica” il bene giuridico, potendo assolvere solo alla funzione interpretativa (o sistematica o classificatoria), non può esistere al di fuori di essa, con la conseguenza che, il bene giuridico così inteso, non può assurgere a limite del potere punitivo dello Stato volto, non tanto a reprimere condotte lesive di un bene, quanto a sanzionare la violazione di un obbligo imposto dalla legge dello Stato. 189 C. Pedrazzi, A. Alessandri, L. Foffani, S. Seminara, G. Spagnolo, Manuale di diritto penale dell'impresa, Mondruzzi Editore, Bologna, 2000, 20 ss. 77 77

mercato una possibile risorsa; ragion per cui, è preferibile perseguire le condotte illecite con mezzi che conciliano la forza repressiva della sanzione con gli effetti incentivanti delle misure premiali 190 . § 2. Gli effetti (prima) cautelari e (poi) sanzionatori racchiusi in un unico istituto: il provvedimento di sospensione dell'attività d'impresa Considerato che l'iniziativa economica privata non può tradursi in azioni indiscriminate e considerato, altresì, che la normativa in vigore all'inizio del nuovo Millennio si è rivelata inidonea a scongiurare il fenomeno delle morti sul lavoro, il quale, abbiamo visto 191 , assumere dimensioni tali da destare un vero e proprio allarme sociale, il sistema normativo ha optato per l'adozione di un istituto “rivoluzionario”: il provvedimento di sospensione dell'attività di impresa. Sulla base del convincimento che è molto più efficace, in termini di garanzia di tutela, di costo sociale e, persino, di conseguenze a carico delle stesse imprese, anticipare l'intervento dell'ordinamento alla concreta possibilità che il bene primario venga leso, il Legislatore ha, appositamente, previsto uno strumento volto a fermare l'attività imprenditoriale ogniqualvolta ricorrano veri e propri “campanelli d'allarme”, dalla cui integrale rimozione dipenderà la possibilità di riprendere i lavori. Ne deriva, quindi, che, se da un lato la sospensione dell'attività imprenditoriale è principalmente pensata per scongiurare gravi fenomeni infortunistici, dall'altro va inevitabilmente ad incidere tanto sulla sfera economica dell'impresa quanto sulla sua stessa immagine; sicché, l'istituto, pur avendo finalità principalmente cautelari, spiega, altresì, evidenti effetti sanzionatori. Ora, in linea con le premesse metodologiche all'inizio prefissate, è opportuno cercare di ricostruire il percorso evolutivo dell'istituto muovendo dal suo ingresso nell'ordinamento, allo scopo di cogliere tutti quegli aspetti che agevoleranno la disamina della relativa disciplina vigente e la comprensione della sua effettiva portata. § 3. L'art. 36 bis L. n. 248/2006: il provvedimento di sospensione “sceglie” gli edili Si è visto 192 come l'allarme sociale e la preoccupazione istituzionale, 190 E. Pugliese (con la collaborazione di) F. Dolente, G. Orientale Caputo, F. Pirone, E. Rebeggiani, M. Vitiello, Rapporto su “lavoro nero” svolto per l'indagine istituzionale Il lavoro che cambia, promossa da Camera dei Deputati, dal Senato e dal Cnel, 2009, rinvenibile in http//www.portalecnel.it sottolinea come l'azione di lotta al “sommerso” condotta dallo Stato si sforzi di trovare un punto di equilibrio tra repressione e sopravvivenza delle aziende. 191 Cfr. Capitolo Primo, Sezione Seconda, §1 e § 3.1. 192 Cfr. Capitolo Primo, Sezione Seconda, § 1 e § 3.1. 78 78

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